Kill a friend: la social fiction interattiva

Inscenare il rapimento di un amico, ingaggiare un killer e impegnarsi a salvarlo, o lasciarlo nelle grinfie dei criminali, il tutto in 180 secondi e rigorosamente via Internet è l’esperienza di Kill a Friend, la prima fiction on-line, interattiva e personalizzata.

Kill a Friend è la trasposizione web di una fortunata serie tv del canale francese “13eme rue” dedicata a crime e polizieschi. Anche tu vuoi sbarazzarti di qualcuno, almeno virtualmente? “Le nostre gang sono a tua disposizione” recita il claim, quasi come se fosse un invito.

Pochi click per scegliere il malcapitato di turno e la squadra di assassini dare il via al gioco godendosi l’avventura proprio come nei migliori serial polizieschi. Il primo passo è affidarsi alle tre gang selezionando Ladies of Blond, esperta di lotta con armi ninja e contro la sperimentazione medica sugli animali;  Black Bravta, mafia russa impegnata nel traffico di armi e specializzata in sequestri di persona o Inacio e la madre Pilar Ramirez Suarónv, truffatori da generazioni e senza scrupoli.

Una volta ingaggiati i sicari bisogna effettuare l’upload della foto dell’amico, magari scegliendo quello più antipatico, e fornire il suo indirizzo email,  selezionare occhi, naso e bocca per procedere con il morphing che garantisce un risultato davvero realistico, grazie al motore 3D sviluppato ad-hoc dal team. Il sito web genera un video che ha per protagonista il vostro amico e propone una breve investigazione: se il contatto selezionato arriva alla soluzione del caso il “mandante” riceverà un’email in cui si comunica l’arresto, altrimenti un Telegiornale darà la macabra notizia dell’omicidio.

La resa grafica e la capacità di coinvolgere l’utente sono uno dei punti di forza che ha permesso, alla versione francese (jetueunami.com), di arrivare a 22 milioni di contatti in soli 6 mesi con un budget quasi pari a zero. Kill a Friend, in realtà, è stata un abile operazione di marketing effettuata da Euro RSCG, già “creatrice” di alcune innovative campagne per Evian e Canal +, per “ringiovanire” il target del canale tv costituito in prevalenza da 50enni e anche questo obiettivo è stato raggiunto in breve tempo (in sei mesi l’audience di “13éme rue” ha registrato +25% nella fascia 25-30 anni). La particolare ambientazione delle scene girate in Romania dalla Dak-Tirak, il realismo delle stesse, anche se i realizzatori affermano che sono state sottoposte all’ editing in modo tale da non farle sembrare vere,  e la possibilità di personalizzazione e interazione ha innescato però un forte effetto viral mascherando anche la vera natura del progetto.

Big Bubble Bags Ninja Edition: le borse ecogeek per tutti i fashion geek

Venerdì 10 e Sabato 11 Giugno in occasione del Fashion Camp 2011 (Ex-Ansaldo, Via Tortona 54) Ninja Marketing ha presentato le Big Bubble Bags Ninja Edition – la linea di borse ecogeek.

Utilizzare un materiale di recupero industriale per realizzare prodotti innovativi: è questa l’intuizione da cui sono nate le Big Bubble Bags.

Si tratta di borse realizzate in Laplam, un materiale fatto in plastica e aria, pensate per veri ecogeek. 😎

Le borse infatti, disponibili in diverse misure e colorazioni, possono essere dotate di pannelli solari in grado di ricaricare i propri device grazie all’energia solare.

Testimonial: @cristinasimone e @silvia_carbone

Inutile dirvi che al Fashion Camp abbiamo fatto un figurone con i nostri fashion gadget! Infatti in collaborazione con Spazio36 abbiamo realizzato uno stand dove geek, curiosi e fashion blogger hanno potuto provare la nostra linea di borse ecogeek e, udite udite, farsi fotografare con questi accessori, che sono già diventati oggetti cult per tutte (e tutti!) le fashion victim presenti al Fashion Camp!

Quelle che abbiamo presentato al Fashion Camp sono alcuni dei prototipi a cui i nostri ingegneri stanno lavorando, ma presto questi gadget tecnologici potranno essere acquistati direttamente su Ninja Marketing!

Be Ninja, Be Fashion! 😉

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Addio Guitar Hero, arriva Guitar Baby [VIRAL VIDEO]

Ecco come unire due delle grandi tipologie di video virali della storia delle Rete, e farne un successo. Bambini e Guitar Hero, chi di noi non ci si è imbattuto almeno un paio di volte?
Ovviamente il video è un fake, ma non è semplicemente opera di qualche simpatico smanettone: si tratta del promo del nuovo videogioco della Ubisoft, Rocksmith, che si prepara a dar battaglia al più famoso Guitar Hero, grazie al vantaggio di poter essere giocato usando una qualunque vera chitarra!

Ubisoft, creando un video dove il marchio appare solo per pochi secondi, ma dal contenuto così altamente virale, è riuscita a promuovere più che efficacemente il suo nuovo prodotto. Più di un milione di contatti di pochi giorni ne sono la testimonianza!

Gotta Share! La condivisione in musica![VIRAL VIDEO]

Questo video è dedicato al popolo dei condivisori.
Ci troviamo alla GEL conference di New York (la nota Good Experience Live Conference, dove si ritrovano i top creative e i leader del settore). John Reynolds sta per cominciare il suo speech per presentare il suo Twirlr, quando viene interrotto da uno degli spettatori che si rifiuta di spegnere il proprio Smartphone. Il motivo? Non può stare senza condividere informazioni.

E’ così che comincia lo Spontaneous Musical “Gotta Share!” prodotto da Improve Everywhere che ha divertito il pubblico della GEL Conference. Tra i Tweet della mattina, la condivisione su Facebook dei propri status, la geolocalizzazione su Foursquare, i video su Vimeo e l’immancabile frecciatina a MySpace la giornata di questi ragazzi viene letteralmente snocciolata in chiave social network.

Il tutto con una nota di ilarità che non guasta mai!Un Musical talmente coinvolgente da contagiare anche lo speaker John Reynolds (chiaramente d’accordo con gli interpreti).
Potremmo sopravvivere senza condividere????

Mobile Marketing: cosa ne pensa il consumatore [INFOGRAFICA]

Si fa un grande discutere intorno al Mobile Marketing, in particolare sul suo futuro. Noi di Ninja Marketing è da tempo che sosteniamo la crescita di questo mercato e la definizione di nuovi orizzonti per tutti i soggetti, pubblici e privati, che si affacciano nel mondo del Mobile. Ma i trends del Mobile Marketing sono davvero chiari e prevedibili? Chi possiede uno smartphone o un tablet cosa preferisce nel mondo delle offerte via mobile?

La YouGov US Opinion Center ha svolto per la compagnia di mobile marketing Upstream una ricerca su 2000 utenti nel Regno Unito sull’opinione e le preferenze dei consumatori rispetto ai formats più usati nel Mobile Marketing. L’Inghilterra è un mercato utile per gli Stati Uniti perché  si parla comunque di popolazione di lingua inglese e perché secondo le più recenti analisi, è in cima alla curva di adozione della tecnologia mobile in Europa.

Qui vi proponiamo un’infografica riassuntiva di questa ricerca. L’analisi è utile a comprendere anche i trends del nostro Paese perché nell’adozione della tecnologia mobile l’Italia è al terzo posto, dopo Spagna e appunto il Regno Unito: questo può indicare un mercato simile e probabilmente un grado di consapevolezza e gradimento dei consumatori non molto distante. Ovviamente consideriamo comunque un fattore importante di differenza, quale appunto è la lingua, che può influenzare molto l’approccio all’uso della tecnologia mobile.

Quello che emerge dalla ricerca è in sintesi:

  • il parere degli utenti  su ciò che trovano fastidioso e ciò che è accettabile nel settore del mobile marketing è ancora molto contrastante: se il 65% è disponibile a ricevere offerte via mobile, in particolare su aggiornamenti e notizie dai propri operatori e dai marchi di telefonia, l’83% degli utenti accetta che queste offerte gli siano inviate solo due volte al mese e il 72% cambierebbe addirittura provider se ricevesse offerte pubblicitarie da parte di terzi;
  • le aziende non sono ancora in grado di definire quale approccio funziona meglio su cellulare: nonostante l’evoluzione dei canali di advertising grazie al successo delle apps e all’utilizzo crescente di internet mobile, il 75% preferisce ancora il tradizionale sms.

Il grado di familiarità con le nuove tecnologie mobile e dunque il grado di fiducia rispetto al mobile marketing sono destinati a crescere nel tempo con l’aumento della penetrazione nel mercato del settore di smartphones e tablets. L’analista della Forrester Research Thomas Husson ha definito il 2011 l’anno degli utenti “stupidi” di smartphones, a differenza dei primi users dei devices di ultima generazione. Eppure anche gli utilizzatori più inesperti col tempo imparano e c’è da scommettere che i consumatori di domani saranno più consapevoli del proprio acquisto.

Insomma il mobile marketing è una sfida ancora tutta aperta!

Clouds 365. Il progetto di un artista tra le nuvole [SPECIALE WEBBY AWARDS]

Selezionato per il secondo anno consecutivo tra i siti candidati ai Webby Awards per la categoria Personal blog/Website, Clouds 365 Project è l’esperimento foto-video del multimedia artist Kelly DeLay.

Nato nel luglio 2009, il progetto si sostanzia nella raccolta di immagini o video che hanno come unico soggetto le nuvole. Ogni giorno per 365 giorni, Kelly ha scrutato il cielo fotografando o filmando esclusivamente le nubi: quelle fosche e cupe cariche di pioggia, quelle infuocate che appaiono al tramonto all’orizzonte, quelle bianche che velano appena il cielo al mattino. Il risultato è una collezione di scatti profondamente suggestiva che rappresenta l’intento dell’artista di realizzare “something creative every day (…) not intended to be separated from my everyday life” e incarna i valori, personali e artistici, che ispirano DeLay: Art, Learning, Determination, Process, Pattern & Obsession.

Il successo dell’iniziativa ha fatto sì che non si mettesse la parola fine all’esperimento, la cui durata prevista era di un solo anno (da qui il nome Clouds 365), ma che questo proseguisse ancora per altri 365 giorni. E’ nato così Clouds 365 Project – Year 2, che ricalca concettualmente, oltre che graficamente e strutturalmente, il progetto iniziale. Gli scatti si possono sfogliare scegliendo i mesi dell’anno o l’ora del giorno in cui sono stati immortalati, mentre una sezione a parte è dedicata ai video (meno numerosi). A partire da marzo 2010, una community affianca il sito web e raduna le istantanee di cloud photographer da tutto il mondo. In un solo anno, la community ha raccolto:

  • 35311 immagini;
  • 6911 utenti registrati da 55 nazioni diverse (ognuno di loro ha postato almeno una foto);
  • 19355 commenti;
  • Oltre 1000000 di visualizzazioni.

Anche la Facebook community è molto numerosa, arrivando a riunire oltre 100000 membri.

Uno shop che offre stampe in edizione limitata, wallpaper per iPad e custodie per iPhone e iTouch, insieme al Donation/Pledge Program, supportano finanziariamente l’esperimento, e i proventi sono anche devoluti a favore delle associazioni a scopo benefico Smile Train e Donors Choose.

Clouds 365 non è riuscito ad aggiudicarsi il Webby Award per la sua categoria (vinto invece da What I Made), ma resta certamente vivida l’emozione che queste immagini sono capaci di suscitare, insieme all’ispirazione che il progetto è riuscito a trasmettere a migliaia di cloud lover.

Un web magazine che parla per immagini: Nu®ant

Come ben sapete esistono siti che parlano quasi di tutto. Eppure da poco è nato un sito molto particolare, che non “parla” – o per lo meno “parla” poco – ma riesce a dire molte cose. Il suo nome? Nu®ant. Nurant è un nuovo webzine che si pone l’obiettivo di ospitare i lavori di illustratori, street artist e graphic designer sia italiani che internazionali. Un’idea nata proprio da chi di arte ne fa e se ne intende: due grafici e illustratori, Sergio Caruso e Nicola Iannibello. Milanesi d’adozione, i due hanno pensato di dare vita a un magazine che dia spazio alle creazioni più interessanti dei migliori talenti della scena. Un luogo virtuale in cui condividere liberamente piccoli capolavori creati appositamente per la rivista, o pescati dal portfolio costruito negli anni dai vari artisti.

Il numero pilot della rivista è uscito nel febbraio di quest’anno, e il magazine ha cadenza bimestrale (sono infatti disponibili anche i numeri di aprile e giugno scaricabili gratuitamente dal sito in formato PDF). A ogni uscita è associato un tema, e quello della prima è “La morte ti fa bella”. Non fatevi ingannare dal riferimento cinematografico, il contenuto ha poco a che vedere con l’omonimo film del ‘92 di Robert Zemeckis. Un suggerimento all’occhio che scorre le pagine della rivista, come un paio di occhiali che guidi la lettura, ma senza vincolarla. Anche se di vera lettura non si può parlare, perché se si esclude l’editoriale e il piccolo spazio “autogestito” a disposizione di ogni autore per presentarsi, la parola è lasciata all’immagine. Così chi vuole pubblicare una piccola biografia è libero di farlo, come lo è chi vuole scrivere solo il proprio segno zodiacale, o i suoi ultimi post su Twitter.

Il manifesto di Nu®ant: “Per non saper leggere, né scrivere, Nu®ant nasce. Gesto spontaneo e dichiarazione d’intenti. Un giornale che non si monta la testa, al limite la smonta, la sposta, per cercare nuovi punti di vista, nuove forme di vita. E di morte. Perché di questo si parla nel primo numero. Nu®ant è un tipo di poche parole, di quelli a cui ti affezioni senza sapere il perché. E al suo primo vagito sceglie di pronunciare dei tabù: morte e bellezza. Vicine, unite, annodate. La morte ti fa bella. Come a dire che per capire ed esprimere il bello bisogna essere stati dall’altra parte, al di là. Senza Morte non c’è Bellezza. Forse: è un’ipotesi. Perché Nu®ant non ne sa nulla, ma ti fa vedere le cose. E noi, abituati a fidarci ciecamente dei nostri occhi, e quindi a vivere nell’ossimoro, non potremo certo contraddirlo. Chi può dire di vivere in un mondo bello da morire? Si lotta ogni giorno per allontanare la morte, a suon di preghiere, esperimenti, corna e palpazioni inguinali. Nu®ant prova ad avvicinare il bello, a sedurlo, e se possibile indurlo a farsi vivo.”

Se siete illustratori e graphic designer sia emergenti che professionisti e avete voglia di farvi sentire, di esprimervi liberamente lasciando che sia la vostra creatività a parlare, o semplicemente di avere maggiori informazioni sulla rivista, Nurant ve ne dà la possibilità. Qui sotto trovate i link.

Chi gestisce lo spazio pubblicitario nella realtà aumentata?

A chi appartiene legamente lo spazio virtuale della realtà aumentata?” E‘ la domanda che pone provocatoriamente John Heavens su Mashable.com.

Oggi che sempre più brand si lanciano nel “mondo aumentato” con l’aiuto di smartphone e browser dedicati, come vengono gestiti i diritti d’acquisizione da parte degli inserzionisti?

In inglese il termine intorno a cui ruota l’intera questione è “air rights”. Ed è un concetto che ha storia lunga: l’idea di gestione di uno spazio vuoto era già presente nel diritto medievale romano. Di che si tratta oggi: dello spazio che le concessionarie mettono a disposizione degli inserzionisti sopra a un palazzo, per dire. O attorno ad un albero. Spazi vuoti occupati spesso dai brand con la grande cartellonistica (ogni centimetro sopra Times Square è ad esempio schedato, conteso e pagato profumatamente) o altre strategie ambient. E da domani lo stesso succederà nella realtà aumentata, con la ricchezza di opportunità e le complicazioni che ne deriveranno.

Al momento lo spazio aumentato è essenzialmente libero. Programmi come Tagwhat permettono a tutti di taggare qualunque cosa. E quindi, fatalmente, anche lo stesso pezzetto di realtà aumentata. Lo stesso fiume o lo stesso negozio. 
Ed è qui che entrano in gioco i browser: Junaio e Layar stanno oggi diventando gli equivalenti, nell’augmented reality, di Explorer e Firefox. Sono loro a guidare gli utenti attraverso le meraviglie di questi spazi paralleli ed a dare dunque maggiore visibilità (e contenuti extra) alle app-partner, a discapito di quelle anonime.

Nel frattempo però anche Google si muove. Con Google Goggles la casa di Cupertino propone lo straordinario e definitivo collegamento tra gli smartphone, il mondo lì fuori ed il proprio motore di ricerca. Nello stesso modo in cui ci ha fin qui guidato in rete, Google mira oggi a condurci per mano anche fuori casa. Puntando un qualunque dispositivo su una strada, uno stadio o un piccione sarà possibile avviare istantaneamente una ricerca online sull’oggetto in questione. Le conseguenze, in termini di ulteriori spazi da offrire agli inserzionisti (una versione-visual di AdWords: pensate ad un appassionato che vende piccioni) e di accelerazione nell’acquisizione di informazioni, saranno gigantesche.

Bing gioca invece a cambiare letteralmente il mondo: in fondo chi ha detto che la pubblicità della realtà aumentata debba coincidere con quella del mondo reale?
 Nella sua mappa della realtà aumentata il motore di ricerca targato Microsoft propone all’utente, piuttosto che un’immagina alternativa del mondo vista dall’alto, un’autentica passeggiata attraverso una realtà che assomiglia a quella originale ma in cui le pubblicità sono cambiate, altre, diverse. 

“Bing propone uno sguardo a quella che sarà la pubblicità del futuro – spiega Gabe Greenberg, direttore Social and Emerging Media Microsoft – un’advertising diversa e dinamica che anzichè sovrapporsi pigramente all’esistente sposa in pieno le caratteristiche della nuova realtà aumentata.

La realtà aumentata rappresenta per i brand una nuova grande frontiera, assolutamente promettente in termini di moltiplicazione dei canali e di misurabilità delle performance, ma al contempo piena di insidie. Una su tutte: la privacy. E’ evidente che sarà presto possibile taggare tramite normali dispositivi anche le persone: chiunque incrociandovi in strada potrebbe “aumentarvi” puntandovi addosso semplicemente un iPhone. 
Come la prendereste? E mettiamo che quel giorno state bevendo una Coca: non vi spetterebbe un compenso da testimonial per ogni link procurato? (Per ora scordatevelo).

Life in a day: invia la tua domanda a Kevin Macdonald

Life in a day, il famoso lungometraggio in crowdsourcing prodotto da Ridley Scott e diretto da Kevin Macdonald (di cui hanno già parlato i nostri Zatokih e Simosoke), sbarca nelle sale della Gran Bretagna questa settimana.

Per la prima di oggi Kevin Macdonald invita tutti ad inviargli delle domande:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=hotxdxQDp2g&feature=youtu.be’]

Dopo la prima, il regista e i suoi collaboratori risponderanno alle domande poste dagli utenti, che potranno vedere su Youtube le risposte alla fine di questa settimana.

Le prime domande sono già online, voi volete fare la vostra? Collegatevi a questo sito http://www.google.com/moderator/#16/e=9550e!

Fate in fretta! C’è tempo fino alle 14 di oggi per inviare le domande.

iPod touch e illusioni ottiche [VIRAL VIDEO]

 

Il Web sta impazzendo per lui: Marco Tempest, conosciuto come The Virtual Magician, l’illusionista “multimediale”.
Dopo Simon Pierro , un nuovo mago che, utilizzando la tecnologia Apple, ne sperimenta inedite applicazioni creando incredibili spettacoli .
Il video che vi proponiamo si chiama Deception e il titolo è già tutto un programma.
Solo 3  iPod Touch per raccontare una storia e a realizzare uno show di magia che vi terrà incollati allo schermo a bocca aperta.

Ma anche voi, qualora vogliate nel vostro piccolo sperimentarvi nel ruolo di illusionisti e dare vita a veri e propri spettacoli di magia e stupire i vostri amici, all’interno dell’App Store, il portale che raccoglie applicazione per sistema operativo iOS, potrete trovare un’applicazione chiamata Tricks con cui, tramite il vostro iPhone, realizzare trucchi e giochi di prestigio di ogni tipo.