Tutti in posa per il video clip dei C-mon and Kypski [VIRAL VIDEO]

Musica e tecnologia: per il video del singolo “More or Less” la band americana C-Mon and Kypski ha chiesto ai propri fan di mettersi in posa davanti alla webcam, immortalare il momento e diventare parte del video-clip della canzone.

Il progetto si chiama One frame of fame e non è un mero esperimento sociale: dietro questa operazione di coinvolgimento dei fan e di crowd sourcing c’è in realtà un progetto tecnologico ben preciso: sviluppare un algoritmo che permetta ai computer di riconoscere le pose degli individui, ignorando tutto quello che sta intorno, abbigliamento, ambiente etc.
La tecnologia da sviluppare è la stessa da Microsoft Kinect per la consolle XBox360: persone diverse che simulano la stessa posizione davanti alla webcam, per costruire degli efficienti occhi al computer.
Trovato qui

15+ esempi di product video per startup di successo

Il video-teaser stile spy movie di MacHeist: http://macheist.com/theheist

Si dice che il video sia il medium più promettente per il futuro del web, il supporto più potente di cui oggi si possa disporre per veicolare informazioni di ogni tipo: dalla pubblicità all’e-learning, dagli screencasts alla video-chat, il video online porta su internet tutta la massiccia portata comunicativa dell’immagine in movimento.

La dieta quotidiana di qualsiasi internet user si sta integrando sempre più con dosi ingenti di video di ogni genere, e in questo senso si stanno già affacciando le prime forme di ibridazione PC-TV (Youtube XL, con l’interfaccia dedicata ai pannelli LCD di grandi dimensioni, o Vimeo Couch Mode, per una visione in modalità “lean back) ed i primi servizi di video-curation (recente l’uscita di Plizy).

Ma se il video online è formidabile per l’intrattenimento e lo svago, lo è altrettanto per istruire lo spettatore circa le funzionalità di un prodotto o un servizio; esiste infatti una folta popolazione di “product videos” che fanno esattamente questo: raccontano un prodotto e lo illustrano al suo potenziale consumatore.
In particolare, la comunità startup ha scelto il product video come strumento d’elezione per informare, coinvolgere e in ultima analisi convincere all’acquisto/adozione il proprio pubblico. Esistono infatti centinaia di filmati realizzati a questo scopo, e praticamente ognuno dei grandi nomi del panorama di settore ne sfoggia almeno uno.
Gli stili e le tecniche di realizzazione sono le più varie: dal minimalismo handmade stile Commoncraft, alla motion graphics, passando dalla proiezione sul mondo reale di interfacce web usata fra gli altri da AirBnb.

Non aggiungiamo altro e vi lasciamo in compagnia di 15+ product videos di startup più o meno conosciute.
Lasciatevi ispirare 🙂

Groupon Now

Square

Flipboard

Things

Dropbox

Path

Chrome OS

Flavors.me

Box.net

Frid.ge

Silk

Evernote

AirBnb

Yobongo

Google +1

Flow by Metalab

Everyday app

Special: macHeist, video in MP4 qui

Come riconoscere una foto modificata [HOW TO]

Che vi piaccia o no, oggi la foto-manipolazione è diventata più facile e i risultati sono migliori di quanto lo siano mai stati. Di solito, le alterazioni vengono fatte a fin di bene – per togliere gli occhi rossi o sistemare il bilanciamento del bianco, ad esempio – ma altre volte le modifiche possono metterci in difficoltà. Quando allora incontriamo una foto modificata, come riuscire a riconoscerla ?

Un po’ di storia

Le immagini ritoccate ci hanno accompagnati sin dalla comparsa delle prime macchine fotografiche. Un esempio famoso sono le Fatine di Cottingley del 1917, che hanno ingannato addirittura Sir Arthur Conan Doyle, l’autore di Sherlock Holmes.

Ovviamente, con la tecnica raggiunta ai giorni nostri, le foto sono tutte da ridere, ma all’epoca ci ha creduto tanta gente. Considerate però che a quei tempi rimuovere delle parti dalla foto o aggiungere elementi che non c’erano non doveva essere tanto facile, e quindi la maggior parte delle “falsificazioni” avveniva su foto a soggetto fisso (guardate un po’ la fotografia del Mostro di Lochness).

Manipolazione digitale

Con l’avvento di software appositi come Photoshop e con le macchine fotografiche che diventavano sempre più affidabili anche per l’utilizzo quotidiano, si è diffusa la pratica di modificare le foto in digitale; allo stesso tempo o proprio in risposta a questa tendenza si è sviluppato il campo dei digital forensics, professionisti che si impegnano a svelare le mistificazioni e le immagini false. E’ importante ricordare comunque che la maggior parte dei ritocchi viene eseguita semplicemente per ragioni estetiche. Quanto sono fastidiosi gli occhi rossi? Ci sono dei software che li rimuovono automaticamente, così come macchine fotografiche che fanno lo stesso oltre a mettere a fuoco i volti inquadrati al momento dello scatto.

Simulare la bravura del fotografo

Esiste anche l’abilità di modificare il bilanciamento del bianco di una foto, o di sistemare luminosità e contrasto per creare un’immagine più bella da vedere. Non si tratta di una falsificazione vera e propria (più che altro della bravura del fotografo), ma è una pratica molto diffusa. Prima dell’era digitale i fotografi facevano già queste cose direttamente nella camera oscura.

Un’altra pratica diffusa è quella di ritagliare l’immagine in modo da rimuovere eventuali imperfezioni oppure oggetti presenti nelle zone dei bordi, che potrebbero distrarre dal soggetto principale. In questo modo chi vede la fotografia concentra l’attenzione su quello che il fotografo ha voluto esprimere invece di indugiare su dettagli meno rilevanti.

Il timbro clone

Finora le modifiche che ho elencato sono quasi tutte a fin di bene, ed eccone un’altra: usare il timbro clone per rimuovere quei fastidiosi tralicci dell’alta tensione da un paesaggio meraviglioso, ad esempio. Chi non l’ha fatto almeno una volta? Se il timbro è stato usato nel modo giusto, è difficile scoprire il “misfatto” (a meno che ovviamente non si conosca la veduta originale o si abbiano altre foto per confrontare), ed è difficile da individuare senza software appositi.

Luce e prospettiva

Mentre noi umani, secondo una ricerca del Dartmouth College (nel New Hampshire, in USA), siamo molto bravi a riconoscere i volti e determinare direzione e velocità del movimento, non andiamo molto d’accordo con ombre e prospettiva. E questo non va bene, in quanto il primo passo per vedere se una foto è stata modificata o meno è proprio guardare le ombre, le luci e la prospettiva.

Prendete ad esempio la foto del turista accidentale dell’11 settembre, che ha fatto il giro del mondo: dopo aver superato l’inquietudine iniziale data dal vedere un aereo che sembra schiantarsi in un grattacielo, vi accorgerete che ci sono varie incongruenze nelle ombre. Sia l’aereo che l’uomo sono in prospettiva frontale, ma l’uomo ha delle ombre molto forti sul viso (tanto che quasi non si vede la parte destra); l’aeroplano invece sembra catturato in foto direttamente dall’alto, e visto che vola presumibilmente non c’è nulla che potrebbe fare ombra.

C’è una semplice tecnica per scorgere le incongruenze delle ombre. Visto che la luce viaggia in linea retta, basterebbe unire un punto dove un oggetto è illuminato e lo stesso punto sulla sua ombra, per poi estendere la linea verso la fonte della luce. Tutte le linee dovrebbero incontrarsi in un punto, o essere tutte parallele se si tratta di luce solare. Allo stesso modo, tutti i riflessi dovrebbero essere perpendicolari alla luce e puntare verso la stessa direzione. Guardate di nuovo la foto, scoprite qualcosa che non va adesso?

Ripetizioni nelle immagini

Cercate anche dei pezzettini duplicati nelle immagini: un esempio clamoroso è stato questa foto di Adnan Hajj del fumo sopra Beirut dopo un bombardamento Israeliano. Il fumo di due colonne diverse è chiaramente stato duplicato, probabilmente con il timbro clone (strumento di Photoshop, NDR). Ed è un ritocco fatto così male che si capisce subito quanto sia un falso, ma alla Reuters la foto fu passata senza problemi al mondo intero.

State attenti perché è facile farsi ingannare, ma è altrettanto facile osservare meglio due o tre elementi dell’insieme e scoprire gli “imbrogli”.

Freelance: 5 online community su misura

Le prospettive di guadagni extra e la flessibilità dell’organizzazione del lavoro spingono molti professionisti a lavorare come freelance. Essere un libero professionista e gestire molteplici clienti non è però sempre facile, mentre può rivelarsi molto utile condividere risorse, best practice o anche opportunità di lavoro con una community online.

Ecco cinque siti dedicati a chi opera come freelance che possono offrire un valido supporto a chiunque opti per svolgere questo particolare tipo di attività.

1. Elance: Elance offre ai freelance la possibilità di compilare il proprio profilo, di candidarsi per i progetti proposti dalle aziende presenti sul sito e di svolgere la loro attività nell’area di lavoro cloud-based. La community prevede diverse modalità di partecipazione, che vanno da un livello base gratuito a una sottoscrizione di 40$ mensili che, tra gli altri vantaggi, offre la possibilità di sottoporre il proprio portfolio a un numero più elevato di aziende, una più ampia “zona di lavoro” virtuale e permette l’accesso a un numero illimitato di utenti.
Le aziende possono assumere i freelance e coordinare il progetto direttamente nell’area di lavoro cloud-based, mentre le procedure di pagamento e fatturazione sono gestite da Elance.

2. oDesk: simile a Elance nel fornire un database consultabile dalle aziende in cerca di professionisti, non prevede il pagamento di una tariffa al momento dell’iscrizione alla community ma trattiene il 10% di tutti i pagamenti effettuati sulla piattaforma.
Applicazioni e strumenti Excel, Java, WordPress e Ruby on Rails (insieme a tanti altri) permettono ai freelance di testare online le proprie skill e capacità prima di proporsi a un particolare cliente.

3. Sologig: Sologig funziona in maniera leggermente più tradizionale. I freelance possono registrarsi gratis alla community e iscriversi alla newsletter dedicata alle opportunità di lavoro, oltre a cercare le posizioni aperte direttamente sul sito. Possono inoltre inserire il loro curriculum, le cui parole chiave vengono utilizzate per cercare corrispondenze con i profili cercati dalle aziende.
Se per i freelance il servizio è gratuito, non lo è per le aziende (tra le quali ci sono anche Ernst & Young, Lockheed Martin e Medix IT Staffing Solutions), che pagano una tariffa per inserire le loro proposte di lavoro e consultare il database di Sologig.

4. Hour.ly: nato nel 2010, Hour.ly ha subito vinto il People’s Choice Award allo Startup Showcase della O’Reilly Media.
Si tratta di una vera e propria social networking community in cui i freelance (gratuitamente), possono creare il proprio profilo completo di informazioni di contatto, foto e caratteristiche professionali. Ci si può proporre per un lavoro con un semplice click, mentre Hour.ly confronta i profili dei freelance con le opportunità di lavoro pubblicate dalle aziende (che utilizzano il servizio ugualmente in maniera gratuita) in base a location, modalità di retribuzione, esperienze professionali e disponibilità. I colloqui di lavoro possono svolgersi utilizzando il servizio di video chat di Hour.ly.

5. Freelance Switch: in questa community i freelance non solo forniscono informazioni riguardo le proprie esperienze professionali, ma pubblicano anche resoconti sul “freelancer lifestyle”. Stabilire un compenso, avere a che fare con i clienti, ottenere referenze sono i temi trattati da un gran numero di articoli presenti sul sito, insieme ai podcast dedicati alle negoziazioni contrattuali e al personal branding.
L’accesso alla piattaforma è gratuito, ma non la candidatura alle offerte di lavoro, per la quale è previsto il pagamento di una sottoscrizione che parte dai 7$ al mese. Tra le aziende che (gratuitamente) pubblicano offerte di lavoro ci sono anche Sony, Nokia e Adobe.

E voi, avete mai provato ad utilizzare una di queste piattaforme? Cosa ne pensate?

The Insiders, un'agenzia per il passaparola in Italia


Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo. Ma niente sostituisce lo sguardo dell’essere umano.
A sentire queste parole, si direbbe che anche Paulo Coelho sia un fervente sostenitore del word of mouth!

Gli spot in tv? Seccanti. La pubblicità su internet? Solo spam. L’azienda belga The Insiders ha deciso che i tradizionali media hanno troppi difetti e li lascia perdere per puntare su qualcosa di più semplice: il passaparola.

Tra le cose che maggiormente influenzano l’acquisto ci sono i consigli dei nostri conoscenti. Per questo la potenza del passaparola non è da sottovalutare. Ok, so di non aver detto una geniale novità. Buzz e leader d’opinione sono pane quotidiano per tutti i ninja. Però l’agenzia di Anversa è riuscita a sviluppare l’idea in modo piuttosto interessante.

La filosofia

The Insiders sfrutta le logiche dei social network: aggrega intorno a sè gli utenti desiderosi di diventare ambasciatori di una marca e li spinge a condividere la propria epserienza. Il web 2.0, per definizione, è interattivo. Dunque, è proprio questa caratteristica che fa crescere The Insiders e permette al passaparola di diffondersi.

“Ai nostri ambasciatori proponiamo di provare dei prodotti, generalmente senza richiederne la restituzione, e di tenerci aggiornati sulla prova mediante la compilazione di un certo numero di report”, le parole di Umberto Luciani, Country Sales & Marketing Manager di The Insiders, ci spiegano in sintesi il vero ruolo dell’ambasciatore: “Quello che l’utilizzatore finale deve fare è ciò che si è sempre fatto negli anni: parlarne con gli amici“.

Come funziona

Gli iscritti potranno postare all’interno del sito foto, commenti e contenuti vari sulla propria esperienza, ma soprattutto dovranno diffondere le loro opinioni, coinvolgendo ovviamente il proprio network offline e online.

Case study

Se guardiamo i risultati, con una campagna di 8 settimane, l’azienda Herta ha raggiunto 200mila consumatori, sfruttando il passaparola di 1000 ambasciatori.
E in Italia? Per adesso, l’obiettivo di The Insiders è raggiungere quota 50mila iscritti. E quando ci riuscirà…non potremo fidarci più di nessuno!

Un sì in musica per dire no al nucleare [REFERENDUM]

Cos’è un “si”? Può essere una piccola nota musicale, un suono delicato prodotto da uno strumento o da una voce umana; e può essere una piccola parola attraverso la quale comunichiamo il nostro assenso nei confronti di qualcosa.
In questo video, è entrambe le cose: una nota che diventa simbolo e veicolo di un’affermazione importante, di un messaggio non trascurabile, di una scelta chiara. Una parola che non vuole perdersi nella confusione di suoni, rumori e cacofonie.

Diverse personalità di spicco, ad oggi, si sono esposte in merito al referendum del 12 e 13 giugno, invitando la popolazione italiana a votare SI per fermare il nucleare nel nostro Paese. In questo caso, diversi artisti hanno collaborato con Legambiente e usato la loro arte per schierarsi con chi non vuole che la salute, nostra e dei nostri cari, venga messa in pericolo da una tecnologia rischiosa e difficile da controllare.

Il progetto ha anche una fan page su Facebook: qui potete caricare il vostro “SI musicale” e invitare i vostri amici a fare altrettanto, per diffondere il messaggio attraverso uno tra i linguaggi più efficaci, la musica appunto.
Fatto questo…non resta che andare a votare!

Quali sono i confini della libertà economica? Questo il tema del Festival dell'Economia 2011 [EVENTO]


A conclusione di un mese ricco di eventi, arriva il Festival dell’Economia, che con il suo programma distribuito su più giorni e in diverse città è pronto a regalarci momenti di grande esercizio intellettuale.

Prima a Trento

La kermesse si aprirà nel pomeriggio di giovedì 26 maggio a Trento con la lectio sul tema “I confini della libertà economica“, tenuta dal premio Nobel Amartya Sen al Teatro Sociale di Trento.

Pensieri illuminati

Raffinato intellettuale di origie indiana, Sen sostiene che “a volte le regole aumentano la libertà invece di restringerla, ma occorre prima mettersi d’accordo sul significato di libertà”. La libertà è la virtù più importante per l’uomo e va sempre preservata.
Chiediamoci quali sono i fattori che causano una limitazione di libertà. Uno di questi è la disoccupazione. La domanda che occorre farsi è, secondo Amarya Sen, che cosa dobbiamo fare, a livello economico, per ampliare la libertà di tutti, degli individui, della collettività, delle aziende?

L’ingresso è, come per tutti gli appuntamenti del Festival, libero e gratuito. Alle 16, un’ora e mezza prima dell’incontro, saranno in distribuzione presso la cassa i biglietti dei 650 posti del Teatro trentino. Un maxi schermo collocato in piazza Duomo proietterà la diretta in tempo reale. Sul sito www.festivaleconomia.it sarà possibile seguire lo streaming web.

Poi a Napoli

In streaming sarà possibile assistere anche agli incontri che cominceranno due giorni dopo, sabato 28 maggio, a Napoli a partire dalle 15 nelle Catacombe di san Gennaro – Rione Sanità. L’anteprima sarà dedicata al sommerso e all’economia da svelare.

L’ultimo incontro della scorsa edizione si era concluso con una riflessione di Roberto Saviano che esortava a informarsi e informare riguardo alle proporzioni dell’economia sommersa, ai punti di contatto fra economia legale e illegale. In continuità con il Festival dell’anno scorso, si punta ad indagare l’economia informale, il sommerso, la cultura del lavoro senza cultura della legalità. Una cultura che non può generare futuro. Il luogo scelto è, già di per sé, metafora di un mondo di grande importanza ma sotterraneo.

Sarà proprio questo appuntamento del Festival a tenere a battesimo la partnership tra la Fondazione Ahref e Altratv, network che aggrega 530 micro web tv dell’intero territorio nazionale e che ha già trasmesso eventi in diretta streaming di assoluta rilevanza.
Altratv.tv rilancerà il segnale in diretta “a rete unificata” sulle micro web italiane e sui media iperlocali.

Uno di quattro

Ad aprire la giornata napoletana (ore 10) sarà “una bella storia di emancipazione e di riscatto che ha consentito di creare decine di posti di lavoro ‘veri’ e il recupero di alcuni tra i più affascinanti tesori artistici della città di Napoli”: protagonisti i ragazzi del rione Sanità che con l’aiuto di don Antonio Loffredo camminano, ora, verso un vero futuro.
Relatori saranno Alex Giordano, Luca dello Iacovo (Social media researcher per la Fondazione Ahref, giornalista e blogger), Don Loffredo e un ragazzo dell’officina dei talenti, Giovanni Alluci.

Due di quattro

Seguirà un incontro intitolato “L’estorsione nell’area di Napoli e Caserta” con Giacomo Di Gennaro, professore di sociologia presso l’Università di Napoli “Federico II, Franco Roberti, capo della Procura di Salerno, e Alessandro Pansa, prefetto di Napoli, già capo della Polizia e direttore della Criminalpol.

Tre di quattro

Nel pomeriggio, alle 15, “Il ciclo della contraffazione e la cultura del lavoro” con Umberto Sirico, è il colonnello chiamato al comando del Servizio centrale di investigazione criminalità organizzata della Guardia di Finanza – Scico, Luciano Brancaccio, sociologo ricercatore presso l’Università “Federico II” di Napoli, e Vincenzo Moretti, sociologo e presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

Quattro di quattro

L’ultimo incontro dell’anteprima partenopea è in programma alle 16.30. Magda Bianco, economista, svolge la sua professione presso la Banca d’Italia occupandosi di Diritto dell’Economia, Luca Meldolesi, ordinario di Politica Economica all’Università degli Studi “Federico II”, e Ivan Lo Bello, leader di Confindustria Sicilia, propongono una riflessione e un confronto su “Gli effetti dell’economia informale e illegale sullo sviluppo“.

Come per ogni appuntamento del Festival, l’ingresso è libero e gratuito.

Di nuovo Trento

Il Festival tornerà poi a Trento dal 2 al 5 giugno e sul sito www.festivaleconomia.it

Arsenali Digitali: la guida per PMI. Parola di Daniele Giudici [INTERVISTA]

Arsenali Digitali per imprenditori coraggiosi, ovvero il Social Web, i New Media e l’Unconventional marketing per la Piccola e Media Impresa è decisamente un libro che in molti dovrebbero leggere.

Non si tratta di manualistica o dell’ennesimo riassunto sullo stato delle cose, ma di un valido supporto che può costituire una preziosa risorsa per gli imprenditori che si affacciano (finalmente) sul Web e ne vogliono conoscere strumenti e potenzialità.

Il testo offre una panoramica completa sul Web e sui possibili spazi di attività, oltre che sulle strategie di marketing che in questo universo e grazie ad esso hanno trovato sviluppo.
Una serie di studi di caso, infatti, contestualizzano quanto esposto nel libro dando un’idea chiara ed immediata delle possibilità offerte dal mercato e da una partecipazione attiva al Web.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere sul libro con il suo autore, Daniele Giudici (che peraltro vedete nella foto sotto), che nel 2009, insieme a Cristina Usai, ha fondato l’agenzia CDCM Pro, specializzata sul Web ma con la peculiarità d’offrire una “filiera unica di produzione”, con realizzazione di servizi di alta qualità di audio, video, web, grafica e consulenza.

Insomma, dove altro poteva nascere l’idea per un libro come questo?!?

Com’è nata l’idea di Arsenali Digitali?

L’idea alla base di Arsenali Digitali è nata da una necessità che sentivo, sempre più presente, relazionandomi quotidianamente al nostro cliente “tipo”: la Piccola-Media impresa. Fino a qualche anno fa le PMI potevano raramente permettersi di avvicinarsi ad un’agenzia pubblicitaria o di comunicazione per due motivi fondamentali: i budget elevati, necessari per poter affrontare i costi di agenzia e di una campagna pubblicitaria su mezzi tradizionali (stampa, radio o tv), e spesso le problematiche relative alla difficoltà di comunicazione generate da terminologie tecniche di marketing e pubblicitarie, non sempre comprese appieno dalla piccola imprenditoria.

Con l’avvento di un web sempre più performante, sociale ed attivo (quello che venne definito web 2.0), mi resi subito conto che si profilava una nuova strada molto interessante e percorribile per le PMI a costi contenuti e con strumenti innovativi. Inutile dire che dentro la mia testa, da sempre poco convenzionale e molto creativa, iniziarono ad innescarsi i meccanismi che portarono alla nascita di CREATIVI DIGITALI, un nuovo modello di agenzia creativa basata sull’utilizzo e la sperimentazione di nuove tecnologie e nuovi canali comunicativi per abbattere i costi e poter offrire dei servizi pubblicitari di qualità a prezzi accessibili alle PMI, che reputo siano tutt’oggi la spina dorsale dell’economia del nostro paese.

Unico tasto dolente di tutta questa storia? Queste grandi evoluzioni nel campo dei nuovi media e della comunicazione non sono facili da comprendere per chi non è “del settore”. Ho letto molti libri sul tema dei social, del web 2.0, dell’unconventional marketing, ma tranne in rari casi erano tutti scritti da addetti al settore per addetti al settore. Così sempre più mi convinsi che per rendere comprensibili questi temi, bisognava sforzarsi nell’esporli in un modo accessibile anche a chi non mastica molto di web, nuove tecnologie e marketing… et voilà!

Quanto credi che la piccola e media impresa sia aperta ai Social?

Se me lo avessi chiesto un anno fa, ti avrei risposto sicuramente “poco”. Oggi la situazione non si è di certo ribaltata, ma vedo sempre più frequentemente la voglia di provarci. La concomitanza della crisi con questo cambiamento nelle metriche di conversazione online, infatti, sta spingendo molte aziende verso questi trend di comunicazione. Il vero scoglio da superare, a mio avviso, è quello della fiducia: se un’azienda vuole entrare in questo tipo di flusso deve crederci realmente, con convinzione e accettando di mettersi in gioco. Molte delle aziende che “ci provano” giusto per provarci sono a mio avviso destinate a non avere grandi riscontri.

Puoi citarci dei casi di successo che, secondo te, andrebbero seguiti?

Questa nuova filosofia di comunicazione in Italia è relativamente giovane e ancora poco diffusa nelle pmi, sicuramente all’estero potremmo portare delle case history più efficaci, ma non mi piace farlo perchè troppo distanti dalla nostra realtà, sociale e di mentalità. Voglio invece portarti ad esempio un “tipico caso italiano“: la svolta al non convenzionale della tipica azienda artigianale brianzola (Modà). Grazie alla mentalità aperta del suo amministratore delegato, abbiamo sviluppato una nuova linea di comunicazione abbandonando gradualmente le logiche della comunicazione tradizionale (soprattutto stampa e grandi volumi di materiale cartaceo) per arrivare a strumenti quali social media marketing, sviluppo applicazione iPad/iPhone dedicata, corporate blog con area riservata per la formazione della rete vendita, video inviti per la fiera. In 12 mesi una vera rivoluzione nella comunicazione, costata molto meno rispetto ai budget destinati alla comunicazione tradizionale negli anni precedenti e con nuovi sorprendenti risultati. Se vogliamo citare anche qualcuno che non seguiamo direttamente come agenzia (giusto per essere super partes), potrei citari casi come Berto Salotti o Lago, che stanno andando molto bene utilizzando prevalentemente il web ed il canale social (dentro e fuori dal web).

Quali credi che siano i mezzi più efficaci per una strategia promozionale di successo online?

Non esiste, a mio avviso, una formula magica di successo.
Ogni caso ha le sue peculiarità, ogni azienda le sue eccellenze e la sua nicchia. Come per qualsiasi cosa, non ci si può improvvisare. Bisogna fare un’attenta analisi e da questa stabilire una strategia di comunicazione che può o meno prevedere determinati canali. La comunicazione oggi è come la preparazione di un cocktail: un mix di ingredienti che portino alla soddisfazione. Sicuramente bisogna tenere a mente alcuni punti fondamentali per affrontare la sfida della comunicazione online, ma te li dico nella prossima risposta 🙂

Che consiglio daresti ai piccoli e medi imprenditori che volessero investire sull’online?

Innanzitutto di crederci veramente, qualsiasi agenzia o professionista al quale si relazioneranno avrà assoluto bisogno di confrontarsi quotidianamente con loro e portà fare ben poco senza il loro appoggio. I professionisti trovateli sulla rete, diffidate dalle agenzie che non hanno presenza sul web e pretendono di vendervi i loro servizi basati su internet. Abbiate pazienza e costanza, i risultati si costruiscono con questi due elementi, del resto avete impiegato tempo per costruire la vostra reputazione e stima nell’ambiente lavorativo, cosa vi fa credere che per il web sia diverso? Dietro ai monitor ci sono persone. A questo proposito vorrei lasciare qualche consiglio per meglio affrontare la sfida dell’online (ed ecco il proseguimento della risposta precedente):

1) Essere convinti della bontà del proprio prodotto (se vendi “fumo”, sta alla larga da internet)
2) Pensare sempre ai potenziali clienti ed alla propria azienda come PERSONE, non target o entità senz’anima
3) Saper accettare i propri errori e gestire i momenti di crisi in maniera intelligenti

Gli altri punti li scopri nel libro 🙂

Puoi lasciare una dedica e un saluto per Ninja?

Con molto piacere. Vi ringrazio molto per lo spazio che mi avete dedicato, inutile dire che seguo i Ninja da tempo immemore e che siete stati per me spesso fonte di ispirazione, sicuramente innovativi e non convenzionali… siete un “must have” nei feed rss, insomma!!
Alla prossima ninja apparizione, allora!

Grazie Daniele!
L’appuntamento per la presentazione del libro è per domani sera a Carate Brianza con un – assolutamente unconventional – Wellness Party.
Qui trovate tutte le indicazioni…raccogliete le armi e preparate i vostri arsenali digitali!

Windows Mango: la risposta Microsoft ad Android, RIM e iOS

Il 24 Maggio, al Pirellone di Milano, è stato presentato l’aggiornamento dell’OS Mobile di casa Microsoft: Windows Mango. L’aggiornamento fa parte della strategia aziendale di Microsoft, ancora in atto in questi mesi, che prevede una netta rivoluzione del brand nel campo Mobile: dopo il contratto di collaborazione con Nokia e l’acquisto della piattaforma Skype, Microsoft lancia l’aggiornamento del sistema operativo mobile, la “cerniera” di tutta la strategia. Vediamo insieme il nuovo OS e capiamo le implicazioni di questa novità nel futuro dei mobile device:

Windows Mango: un OS social based

Windows Mango - Sondaggio

Secondo i sondaggi, la conoscenza di Windows Phone da parte degli utenti è dovuta soprattutto a ricerche attive su Blog, social network e domande alle persone vicine (amici e parenti).

Windows Phone - Sondaggio

Chiedendo agli utenti diretti del device Microsoft, si comprendono meglio i desideri e la percezione del prodotto: un mobile device che semplifica la vita, destinato a chi è sempre connesso ed utilizza i profili social. Un’alternativa ai giganti del settore (Android e Apple) proiettata verso il futuro.

Rapidità e completezza con ie9 su Windows Phone

La novità principale riguarda la nuova versione di Internet Explorer, che consentirebbe di vedere le pagine internet “as they are”, e cioè come se fossimo da un pc. Tutti gli elementi integrativi delle pagine internet (come i video in flash) saranno visibili anche sui Windows Phone. Il frame rate (la velocità di aggiornamento dei pixel) supera il precedente Windows Phone, ma anche l’iPhone4, come ci mostra il seguente video.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=a98L6uorAiE&feature=related’]

Windows Mango per il Business

Mango Business

Attraverso l’aggiornamento, Windows vuole rafforzare la sua posizione anche nel segmento Business, dove Rim detiene ancora il primato. Sono state attuate soluzioni per semplificare e velocizzare le funzionalità del device: ad esempio, è stata confermata la modalità per comporre i messaggi di testo attraverso il riconoscimento vocale. Verrà migliorata la funzione Skydrive, per sintonizzare i contenuti Office che, ad esempio, arrivano tramite mail: la gestione dei file di Word, Excel  Powerpoint sarà più efficiente ed intuitiva.

Il futuro di Windows nel Mobile

A poche ore dalla presentazione italiana di Mango, il disegno di Microsoft è più chiaro: Potenziare globalmente l’universo mobile legato a Microsoft per entrare in competizione viva con Android, Apple e Rim.

  • In seguito all’accordo tra Microsoft e Nokia, La piattaforma Mango sarà disponibile su tutti i prossimi cellulari della casa finlandese
  • Con l’acquisto di Skype Microsoft potrà, tra le atre cose, creare un programma ad hoc per il suo mobile OS, dedicando funzioni speciali o esclusive
  • Windows Mango svolge un ruolo centrale per il futuro di Windows, perchè dovrà essere, da una parte, la base degli accordi presi finora e, dall’altra, un importante punto di partenza per fare product placement in un mercato ormai ben sezionato e con forti barriere all’accesso.

Riuscirà Mango a guadagnarsi un posto sul podio dei mobile OS? Staremo a vedere: le novità da scoprire sono ancora tante! Nel frattempo continuate a seguirci per gli aggiornamenti più importanti.

Festa e musica pronte per MTV in Brasile [VIRAL VIDEO]

Per il lancio della programmazione di MTV Brazil, l’emittente TV tutta dedicata alla musica sceglie l’uovo; e lo reinterpreta in maniera originale: una telecamera, un punteruolo appoggiato su un carrello che scorre su rotaia e, appoggiati sopra i binari, tanti palloncini bianchi, simili a uova appunto, che scoppiano appena il punteruolo li tocca. A ricreare l’atmosfera da “pollaio” contribuisce anche la musica che accompagna il video: un’interpretazione tutta coccodè dell’overture del Guglielmo Tell di Rossini.

Ogni palloncino rappresenta uno step nel viaggio attraverso i generi musicali, un excursus interpretato in maniera insolita e anche un po’ trasgressiva, come la tradizione MTV impone. Man mano il punteruolo avanza sui binari, i palloncini scoppiano e ogni scoppio segna il passaggio da un genere musicale all’altro. Si alternano tutti, dall’hard rock al pop, fino al genere emo.
Insomma, MTV è il grande uovo pronto a schiudersi e a regalare ai propri utenti tutta la musica del mondo. Quindi “a festa nao para, a musica nao para” manchiamo solo noi!!!