The Last Wish, lanciata dall'associazione Luca Coscioni, ideata da Ninja LAB e realizzata da Mikamai, per sensibilizzare su temi importanti e attuali come quello del testamento biologico e dell’identità digitale post mortem ai tempi di Internet.

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Mai più senza! Quando il personal branding prosegue nell'aldilà [FACEBOOK APP]

Un po’  di tempo fa nell’articolo La morte al tempo di Facebook vi avevo spiegato cosa può succedere al vostro profilo dopo la morte. E’ per questo che sono lieta di presentarvi un’applicazione di Facebook, The Last Wish (l’ultimo desiderio), con la quale il controllo passa direttamente nelle vostre mani.

Facebook infatti non ha ancora risolto definitivamente il problema degli account di persone decedute e pur offrendo la possibilità di segnalare la morte di un amico o di un parente compilando un form, la soluzione non è ancora pratica nè conosciuta al grande pubblico.

L’applicazione è stata lancianta dall’associazione Luca Coscioni, ideata da Ninja LAB e realizzata da Mikamai, per sensibilizzare sull’importanza del testamento biologico che garantisce la propria volontà in materia di trattamento medico.
Tema controverso quello del testamento biologico, vale a dire quel documento scritto che serve a garantire il rispetto della propria volontà in materia di trattamento medico anche quando non si e’ in grado di comunicarla. Nonostante la legge italiana non abbia ancora sancito la validità giuridica del testamento biologico, da oggi è possibile far valere la propria volontà – anche se solo “simbolicamente” – grazie a questa applicazione.

Come funziona

1. Accedi all’app

2. Compila i campi richiesti oppure salta a “non vuoi compilare il testamento ora?! clicca qui!”

Una volta che avrai dato il consenso, apparirà questa schermata:

Grazie a questa app potrai nominare due “esecutori testamentari” che, in caso di decesso, possono attivare una procedura di pubblicazione di un messaggio scelto preventivamente dall’utente. In questo modo è possibile per l’utente avere il controllo sull’ultimo messaggio pubblicato sulla propria bacheca di Facebook. Il servizio permette anche di inviare dei messaggi privati ai propri amici di Facebook, un ultimo augurio lasciato ai propri cari.

Alla fine della schermata, l’utente è invitato a visitare il sito dell’associazione Luca Coscioni per firmare e depositare il proprio testamento biologico in forma cartacea.

L’applicazione, presentata in maniera ironica come l’ultimo grido in fatto di “Personal Branding” e “Social Media Marketing” per la persona, vuole in realtà sensibilizzare su temi importanti e attuali come quello del testamento biologico e dell’identità digitale post mortem ai tempi di Internet.

Il testamento biologico? Da oggi si può fare su Facebook. Che ne pensate?

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Comics del 150°anniversario dell'Unità d'Italia: un Risorgimento fatto a strisce

Quest’anno si celebra il 150°anniversario dell’Unità d’Italia . Volete entrare nella Storia da punti di vista inediti? Sono molti i titoli a fumetti, tra uscite seriali e volumi, pronti ad aprirvi delle prospettive originali sull’Italia del Risorgimento.

Sul Topolino della Disney la pubblicazione della prima delle due mini-saghe previste a tema “risorgimentale“. In tutte le edicole, a partire dal numero 2883, “Topolino e l’Italia ri-unita” di Marco Bosco, (testi), e Paolo Mottura (disegni). Protagonisti Topolino e Pippo che si “calano” attraverso un viaggio nella macchina del tempo, in momenti chiave vissuti dall’Italia in via di unificazione.

Sempre in tutte le edicole, in  allegato con Il Giornalino i due volumi “150° Storie d’Italia a fumetti, sei storie per un progetto che coinvolge grandi firme del fumetto italiano: Sergio Toppi, Francesco Artibani, Carlo Ambrosini, Ivo Milazzo, Pasquale Frisenda, Marco Nizzoli, Corrado Mastantuono e Giorgio Cavazzano. In queste vicende protagonisti non gli eroi i cui nomi sono consegnati alla Storia ma una serie di punti di vista di gente comune, uomini e donne semplici alle prese con la quotidianità complessa di un Paese in fermento.

Passando agli albi in libreria e fumetteria Tuono pettinato dà la parola direttamente a Giuseppe Garibaldi nel suo “Garibaldi. Resoconto veritiero delle sue valorose imprese, ad uso delle giovini menti” pubblicato da Edizioni Lizard. In chiave umoristica graffiante e disincantata, ci restituisce un Garibaldi insieme candido e dissacrato, in una reinterpretazione surreale del genere storico-biografico.


Michele Petrucci
invece racconta la storia amara de “Il brigante Grossi e la sua miserevole banda. Una cronaca disegnata”, edito da Tunuè . Narra dal punto di vista di un fuorilegge tra gli anni 1861-1862, in pieno movimento oppositivo a quel sistema che dagli entusiasmi e dai sogni di rinascita aveva portato all’unione la “neonata” Italia.

Come albi speciali infine ha fatto la sua comparsa anche un particolare Martin Mystère , Sergio Bonelli Editore,  intitolato “Il Naviglio Battagliero”. Storia in 8 tavole ambientata nel 1848 a Milano, sui Navigli apputo, ispirato ad un episodio di cronaca dell’epoca. Autori Alfredo Castelli e Alfredo Orlandi, e distribuita gratuitamente dall’Associazione amici dei Navigli.

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Sai proteggere la tua privacy online? tre passi per iniziare [PRIVACY]

Di Un ragazzo chiamato Bi - Fonte Flickr - Licenza CC -by-saAnnoso problema, quello della tutela della nostra riservatezza online, meglio conosciuta come privacy – concetto proprio del mondo anglosassone. Il popolo di internet si divide equamente tra i sostenitori della necessità di porre della barriere alla nostra vita digitale, e coloro che, invece, sull’onda emotiva del ‘non ho nulla da nascondere‘, lasciano tranquillamente in rete qualsiasi traccia del proprio passaggio digitale.
A scanso di equivoci, preferisco confessarvi da subito che non sono una grande sostenitrice di nessuna delle due correnti di pensiero. L’utilizzo della rete comporta la conoscenza e l’uso di strumenti notevolmente differenti da quelli della vita analogica e, soprattutto, dalla enorme potenzialità diffusiva.
Semplificando, si dice che immettere qualcosa in rete equivale ad averla persa per sempre. Un po’ drastico, ma con un fondo di verità: è necessario sapere quali dati immettere in Rete, evitando di fornirne di non strettamente necessari, e soprattutto, come. Fondamentalmente, vale sempre e comunque la stessa regola di accortezza: mai mettere in Rete qualcosa che non si divulgherebbe con la stessa facilità al vicino di casa. Un modo come un altro per sottolineare che il problema dell’utilizzo della rete non è relativo a ciò che ciascuno di noi può o vuole rivelare di se stesso e della propria vita, ma l’uso che altri possono fare delle informazioni cosi raccolte. E, soprattutto, le tracce che inconsapevolmente lasciamo, e che possono venire utilizzate per mancanza di trasparenza e di accordi chiari con l’utente della rete.

E’ praticamente impossibile riassumere in poche righe quello che potrebbe essere oggetto di un trattato, per cui mi riprometto di ritornare nelle prossime settimane sull’argomento.

Voglio, però, partire da tre indicazioni preliminari, tre piccoli passi per affrontare con maggiore sicurezza la navigazione online:

1. La sicurezza parte dal proprio pc.
La tutela della privacy, prima che dalla Rete, parte da casa nostra o dal nostro ufficio, dall’utilizzo di computer sicuri e aggiornati, primo vero strumento per difendere la nostra sicurezza online.
Qualche esempio:
Usate ancora IE6?
Impostate correttamente il firewall, o autorizzate il traffico di rete?
Aggiornate costantemente l’antivirus e il SO?
E, soprattutto, prima di affrontare una sessione di navigazione, avete cura di impostare le opzioni di privacy presenti in tutti i browser?

2. Navigazione anonima? perchè no!
Nella navigazione web alcuni dati personali vengono utilizzati per migliorare ‘l’esperienza online’ (cito testualmente). In altre parole, i siti tengono traccia – tramite i cookies di cui abbiamo parlato in precedenti occasioni – della nostra navigazione, e delle attività effettuate online, utilizzando i dati personali da noi (spesso) inconsapevolmente forniti.
Si può evitare di fornire tali dati utilizzando la modalità di navigazione anonima messa a disposizione dai diversi browser:
Firefox dalla versione 3.5;
IE dalla release 8 – InPrivate browsing;
Google Chrome – navigazione in incognito (a proposito, qualcuno ha capito il riferimento agli ‘agenti segreti’ tra i soggetti di cui diffidare?);
Safari – navigazione privata;
Opera – private browsing – dalla release 10.50.

E’ una alternativa più che utile nel caso non si utilizzi il proprio computer, ma una postazione multiutente o un pc non personale. Evita che il browser – e il pc – memorizzino i dati di navigazione comunemente raccolti – durata della sessione, siti visitati, link attivati, etc.. Attivando tale opzione, solo il proprio ISP potrà tenere traccia della navigazione dell’utente.
Attivando tali modalità, non verranno registrate le pagine visitate, i moduli e le barre di ricerca, le password inserite, l’elenco dei download affettuati, i cookies – tranne nel caso si sia spuntata la voce relativa ad un singolo sito – il contenuto della cache.

Un suggerimento ulteriore: spesso si trascura di impostare le opzione di privacy e di condivisione relative a flash player. Chi non l’ha mai fatto o non sa di che parlo, troverà molto interessante questo link e tutti i link ad esso collegati presenti nella pagina.

3. La prima sicurezza sei tu!
Ancora prima dell’hardware e del software, il primo imprescindibile livello di sicurezza è la consapevolezza dell’utente. La divulgazione di determinate informazioni potrebbe essere quantomeno non opportuno. In questo caso, i primi interessati sono i minori, che hanno spesso un utilizzo molto ‘disinvolto’ di chat e bacheche, tramite l’accettazione delle impostazioni di di default stabilite da siti e programmi.
Come sappiamo, non basta stabilire un limite minimo di età per l’utilizzo di un servizio: facebook (e tutta internet) sono piene di minori (sovra)esposti, spesso anche per volontà degli stessi genitori, che non esitano a pubblicare foto e notizie che li riguardano.

Un po’ di attenzione in più su questo non guasterebbe: la Polizia Postale sottolinea che nell’anno appena trascorso 6 minori su 10 sono stati contattati da sconosciuti online, e che oltre 3 minori su 10 hanno accettato di incontrare persone che non conoscevano, senza poter accertare con sicurezza la loro identità. Cifre su cui riflettere.
Nelle prossime settimane approfondiremo sicuramente la gestione della privacy in relazione ai social network.
Intanto, cominciamo da questi primi passi.

La festa della donna 2.0.1.1!

Simone de Beauvoir disse: “Non si nasce donne: si diventa!” e quale migliore occasione se non l’8 marzo per ricordarsi dell’importanza di essere donna oggi?
La Giornata Internazionale della Donna è stata istituita per ricordare tutte le conquiste sociali e politiche che il genere femminile è riuscito a conquistarsi con gli anni attraverso lotte e proteste che hanno portato a quel lontano 8 marzo 1911, giorno in cui è stata ufficialmente riconosciuta questa festa interamente dedicata al gentil sesso.
Le mimose sono senza ombra di dubbio il regalo più inflazionato in questa occasione ma noi Ninja quest’anno vogliamo venire in soccorso di tutte quelle femminucce che vorrebbero abbandonare la tradizione (la mimosa è comunque sempre gradita) e ricevere un regalo nuovo, allineandosi un po’ con il nuovo secolo. Ma allora, perché non donare a tutte le donne qualcosa che le aiuti nel difficile compito di essere donna?

Per le fashion addicted
Siete tra quelle che non possono proprio fare a meno di conoscere le ultime tendenze in fatto di moda? Dovete sempre essere informate di quale capo farà faville prossimamente o su quale è lo stilista più gettonato?
Per conoscere tutto questo basta veramente poco. Grazie a Glamour Personal Shopping nulla sfuggirà al vostro controllo. Potrete condividere con le vostre amiche tutte le foto e i video delle ultime sfilate; le scarpe che non dovranno mancare ai vostri piedi; l’acconciatura che non vi farà passare mai inosservate. Il tutto a costo zero!

Per quelle costantemente in lotta con la bilancia
Siete tra quelle che ogni volta che si guardano allo specchio trovano quel grammo di ciccia sui fianchi che proprio non vi piace? Pensate che senza quei 10 kg riuscireste ad accalappiare quel gran bel ragazzo del barista che ogni mattina vi serve il caffè ammiccando?
Niente paura, Lose It viene in vostro soccorso! Grazie a questa simpaticissima app potete facilmente impostare il tetto massimo di calorie giornaliere concesse, il cibo in e quello out, oltre agli esercizi utili per rimettervi velocemente in forma. Al contrario del dietologo tutto questo è a costo zero, unica pecca: dovete conoscere la lingua inglese!

Per tutte le Carrie Bradshaw
Il vostro armadio sputa in continuazione scarpe di ogni genere e forma? Non riuscite mai a resistere all’impulso di provare quei sandaletti in vetrina che farebbero risaltare ancora di più la vostra pedicure? Se avete risposto si ad almeno una di queste domande allora iShoes fa proprio per voi! Potrete visualizzare sul vostro iPhone tutte le ultime novità in fatto di scarpe, leggendo tutte le info utili a valutare un “eventuale” acquisto. Se poi preferite le borse c’è anche iBags!

Per le viaggiatrici incallite
Ormai per voi prendere l’aereo è come bere un bicchiere d’acqua ma, nonostante l’abitudine, vi dimenticate puntualmente qualcosa a casa oppure non riuscite mai a chiudere la valigia? Evidentemente non avete ancora provato Check Again, l’applicazione che vi viene in aiuto consentendovi di preparare una lista di tutto ciò che dovrete portare in viaggio, tenendo in memoria tutte le vostre precedenti valigie associandole alla meta. Per una donna super organizzata!

Per le future mamme
Nove mesi sono lunghi e allora perché non allietarli tenendo traccia di tutto ciò che accade durante questo lungo periodo? iGravidanza si rivolge a tutte coloro che si trovano in dolce attesa e che vogliono avere a portata di mano l’organizzazione della propria gestazione: libro dei nomi, calendario degli appuntamenti, assistente. Con questa app potete fare sogni tranquilli (salvo eventuali calci del futuro nascituro). Se invece il bimbo è già nato vi viene in aiuto Baby 2.0, un ottimo aiuto per tutte le neomamme!

Per le pettegole
Non riuscite proprio a fare a meno di conoscere se tizio ha lasciato caio e si è messo con sempronio? Acquistate in edicola tutte le possibili riviste di gossip che il mercato editoriale offre? Frequentate settimanalmente la parrucchiera ma solo per sapere tutti i pettegolezzi degli ultimi giorni?
Cosmopolitan e Novella 2000 sono pronte a sfamare ogni vostra curiosità in qualsiasi momento della giornata!

Per le eterne romanticone
Finalmente il vostro principe azzurro ha chiesto la vostra mano? E’ ora di preparare un matrimonio in pompa magna, con almeno un migliaio di invitati, con i cavalli bianchi e la carrozza fatta di zucca, con le scarpette di cristallo, con almeno una ventina di damigelle in rosa confetto! Non c’è nessuno che vi aiuta in questo arduo compito? Ci pensa iWedding Deluxe a fornirvi tutta l’assistenza di cui avete bisogno!

Se non vi ritrovate tra questi gruppi di donna suggeriteci voi qualche applicazioni “da donna” che non deve assolutamente mancare sul nostro iPhone…nel frattempo vi mandiamo virtualmente un bellissimo e profumato mazzo di mimose! Buona festa della donna a tutte!

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Marketing e Religione: Santa Spot, promuovere una Santa, si può!

A chi sostiene che religione e creatività non possano andare a braccetto, ecco la risposta dell’Istituto delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia. In occasione del bicentenario dalla nascita di Santa Giuseppa Rossello, la loro fondatrice, propongono una sfida ai “creativi di tutto il globo”: pubblicizzare non un prodotto, ma una SANTA.

Madre Giuseppa Rossello nasce in provincia di Savona nel 1811, è una donna “moderna, innovativa ed anticonformista”; viene proclamata Santa nel 1949, riconoscendo così la sua incessante attività  di assistenza ai bisognosi e integrazione sociale attraverso la creazione di istituti per l’educazione e la salute. Una “Santa di strada” forte e determinata ma ingiustamente ancora sconosciuta, per promuovere la quale si vorrebbe una pubblicità dal taglio insolito e non necessariamente religioso.

L’iniziativa, ideata da Alessandra Bergero (direttrice tra l’altro di Italian Riviera-Alpi del mare Film Commission), nasce da una constatazione: la Santa e la sua vita sarebbero ottimi soggetti per un’opera cinematografica o letteraria. Un semplice documentario -l’idea originaria- per quanto ben fatto non sarebbe bastato a mettere davvero in risalto la modernità della sua figura, tale da poter colpire anche chi non condivide l’ispirazione religiosa della Santa e le sue consorelle.

Da qui il progetto per far conoscere a tutti Madre Giuseppa, trasformandola come merita in una “celebrity” da cui trarre in futuro spunto per un film o una fiction televisiva. Come potete vedere, le energiche consorelle si stanno impegnando in prima persona per portare avanti questo progetto, nel quale credono fortemente.

L’innovativo concorso è stato denominato Santa Spot ed è aperto a tutti;  per questo sono state istituite tre categorie, AUDIO-VISIVO, COMUNICAZIONE E DESIGN, MUSICA. E’ presente anche una specifica sezione per i giornalisti.  Qui troverete tutte le informazioni.

Le iscrizioni scadono il 30 aprile, e si possono fare gratuitamente online sul sito www.santaspot.it . Siete pronti a raccogliere la sfida?

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Twitter evolution: lo stato della Twittersfera [STATS]

E’ stato pubblicato di recente il report con i dati della Twittersfera aggiornati al Febbraio 2011. Obiettivo di questa ricerca era capire come oggi Twitter viene usato rispetto ad un anno fa. Quello che emerge nel quadro d’insieme è l’aumentata consapevolezza da parte degli users delle potenzialità di questo strumento e, ovviamente, la sua maggior diffusione.

I primi dati numerici di grande impatto parlano di 200 milioni di account registrati a gennaio 2011 e di 100 milioni di tweets al giorno.  Il 78% degli utenti accede alla piattaforma tramite il sito twitter.com, ma molti utenti accedono al proprio account attraverso più di una applicazione.

Twitter, inoltre, è tradotto in 7 lingue: inglese, francese, tedesco, italiano, giapponese, coreano e spagnolo. Il 14 febbraio, però, è stato lanciato il Twitter Translation Centre per  poter avere , attraverso il crowdsourcing, traduzioni in altre lingue come indonesiano, russo e turco.

Ma ormai Twitter è diventato sempre più un luogo dove condividere qualunque cosa stiamo facendo in quel momento. Sempre più diffuso è il fenomeno di guardare la tv twittando (che in Italia ha raggiunto l’apice con il fenomeno di Sanremo “visto” da Twitter), ma anche guardare e commentare lo sport non è meno importante. E durante il superbowl di un mese fa intorno alle 22 sono stati mandati 4064 tweets al secondo…superati solo dai 6939 tweets al secondo mandati allo scoccare della mezzanotte del primo gennaio 2011 in Giappone! Sempre dal Giappone proviene il maggior  numero di visite uniche , mentre la città da cui si twitta di più in assoluto è Londra.

Tra i trend di Twitter, oltre al commentare programmi televisivi ed eventi sportivi, c’è sicuramente l’entertainment. Non a caso, infatti, l’account più seguito in assoluto è quello di Lady Gaga con 8,5 milioni di followers!

Andando ad analizzare le diverse categorie in cui viene suddiviso Twitter, vediamo come il 40% dei tweets contenga hashtag, il 28% parli di global entertainment e il 10% di sport.

Nella macro categoria dell’entertainment scopriamo che il 47% degli users parla di musica, il 30% di televisione e il 22% di film.

In ogni caso l’incremento dell’uso degli hashtag indica una migliore comprensione di come la piattaforma di Twitter può lavorare al servizio delle conversazioni tra utenti. Particolare attenzione, poi, va attribuita al mobile. Il 46% degli utenti attivi, infatti, accede a Twitter tramite mobile e ben il 16%  di tutti i nuovi utenti accede per la prima volta al servizio proprio da mobile.

[BREAKING NEWS] RisorgItalia.it: cercasi patrioti digitali per nuovo Risorgimento

L’Italia non è solo una Nazione: l’Italia siamo Noi”. Questo è il concept di RisorgItalia.it (n.b.: nel momento in cui scrivo non è ancora attivo), un portale aperto a tutta la web community in cui poter condividere riflessioni, storie e dediche per i 150 anni di Storia italiana. Il 17 marzo 2011 l’Italia spegne 150 candeline e tutti dovremmo pensare a festeggiarla, separandoci da questioni politiche o di immagine. C’è chi però ha ben pensato di organizzare una festa, che assume i contorni di un’iniziativa popolare: l’8 marzo sarà infatti online RisorgItalia.it, un progetto nato dai social media non solo per celebrare l’Unità, ma anche per riscoprire il patrimonio culturale e l’amore verso la nazione.

La fan page dedicata a questo sito-evento (RisorgItalia e i Patrioti digitali) sta già raccogliendo centinaia di adesioni su Facebook, attraverso il quale è anche possibile inserire un badge personalizzato a supporto dell’iniziativa (http://to.ly/9HNX). Già attivo il canale Twitter: http://twitter.com/RisorgItalia.

Nato da un’idea di Massimo Melica e condiviso dal principio con professionisti della comunicazione e delle nuove tecnologie, www.risorgitalia.it poggia sulla volontà di creare un nuovo Risorgimento condiviso: quello delle coscienze, della cultura e degli ideali. Previa autenticazione via e-mail o tramite accesso dai principali social network, chiunque potrà pubblicare sulla piattaforma il proprio pensiero, nel momento in cui la fiducia nell’Italia e nelle Istituzioni ha raggiunto il minimo storico tra gli italiani.

Scevro di contenuti politici o commerciali, il sito si prefigge l’obiettivo di coinvolgere tutti, in modo che il Paese nel quale viviamo possa davvero fregiarsi dell’aggettivo “Bel”. “RisorgItalia è un crescendo di emozioni, incalzante e forte come deve essere una Nazione che si rialza”, ha commentato Massimo Melica, aprifila del progetto, aggiungendo che “l’idea di RisorgItalia appartiene a tutti Noi, e in quel Noi nessuno è escluso”.

Forse è giusto fermarsi a riflettere, anche solo inviando un messaggio su una bacheca. Magari non è niente… ma anche l’Italia ha iniziato a essere unita davanti a un tavolino, tra le chiacchiere di persone che oggi chiamiamo patrioti. E tu? Ti senti anche te un patriota digitale?

Volete i raggi del sole sul vostro comodino? Ecco la sveglia Bodyclock!

Cari ninja, alzi la mano chi di voi non desidererebbe svegliarsi dolcemente al mattino, coi raggi di sole che gli accarezzano il viso e una dolce melodia.

E invece eccoci ogni mattina a litigare con la sveglia o con l’odiosissima suoneria del cellulare che – dalle tenebre della nostra stanza prima dell’alba – ci annuncia con l’inesorabile (e insopportabile!) beep beep che è arrivato il momento di destarci. Roba ormai vecchia!!

La Lumie ha appena lanciato la sua novità più strepitosa: la bodyclock elite 300, un vero e proprio trattamento fototerapico che darà a tutti la possibilità di assecondare i propri ritmi circadiani di sonno-veglia, per dei risvegli più sereni e un surplus di benessere per corpo e mente! La nuova sveglia biologica combina la possibilità di avere contemporaneamente sul comodino una luce che simula i raggi solari, un orologio digitale e un lettore mp3 con altoparlanti che può essere collegato all’ipod per offrirci tutto il relax della nostra musica preferita.

Il nuovo dispositivo – sviluppato nei laboratori di Cambridge dopo 19 anni di ricerca sugli effetti benefici della fototerapia – può imitare i raggi del sole all’alba o al tramonto per ridurre il sofferto divario tra l’orologio biologico del nostro corpo e i ritmi imposti dallo stile di vita e dalle esigenze lavorative.


Questo nuovo dispositivo si rivela particolarmente utile a chi – per ragioni di studio o di lavoro – si trova a doversi alzare spesso dal letto in orari antelucani, a tirare fino a notte fonda o a dover compiere frequenti viaggi aerei intercontinentali, con una inevitabile compromissione del ritmo sonno-veglia e l’insorgenza di piccoli disturbi come cattivo umore, stanchezza e acne da stress.

Disponibile al momento solo online e dal sito della casa madre al prezzo di 150 sterline (circa 176 euro), è la novità non solo dei nostri “sogni” ma anche dei nostri “risvegli”!

Don't make me steal: un manifesto per combattere la pirateria

La lotta alla pirateria è possibile, basta venirsi incontro

La lotta alla pirateria è sempre all’ordine del giorno, tra limitazioni di banda alle piattaforme p2p e procedimenti giudiziari infiniti contro i creatori di siti come The Pirate Bay. Voglio segnalarvi l’iniziativa di venti ragazzi, provenienti da vari paesi del mondo, che si sono trovati insieme in occasione di un workshop sull’argomento alla Lift Conference del 2011, il 3 febbraio.

Tutti avevano delle cose in comune: la passione per i film/telefilm e la difficoltà di procurarseli in maniera legale. Non sempre si può un attimo andare in videoteca, e non sempre si trovano i contenuti desiderati sulle piattaforme come iTunes o NetFlix (anche perchè, molto spesso, queste ultime offrono contenuti con l’audio doppiato, e per gli amanti di alcuni generi, me compreso, questo rappresenta una cosa orrenda). Inoltre, diciamocelo, i prezzi non sono esattamente bassissimi… e allora il passo è breve: Torrent, sottotitoli e dopo un po’ di tempo è come essere al cinema.

I venti non hanno fatto altro che una semplice riflessione su questi problemi, e sono giunti ad una soluzione, che a me sembra molto ragionevole: è giusto pagare per avere dei contenuti, ma è anche giusto che ci siano dei vantaggi per chi acquista legalmente se si vuole combattere veramente la pirateria. Ed allora hanno elaborato tutti insieme una serie di linee guida da seguire rivolte ai fornitori dei suddetti contenuti, dal titolo Don’t make me steal, che significa appunto Non fatemi rubare.

Le linee guida del Manifesto

La premessa è molto eloquente:

“PROMETTO di non scaricare mai illegalmente un film se ci fosse un’alternativa legale che seguisse le linee guida di questa pagina”.

Riassumendo, i prezzi dovrebbero essere più accessibili e proporzionati in base a quelli degli spettacoli al cinema, una volta acquistato un contenuto esso dovrebbe essere utilizzabile in tutte le lingue e fruibile con tutti i tipi di dispositivi multimediali (computer, televisore, tablet o smartphone), le date di uscita dovrebbero essere conformi a quelle delle sale cinematografiche (quanto è frustrante aspettare mesi e mesi perchè un titolo esca in dvd?), infine il tutto dovrebbe essere DRM-Free, cioè privo di Digital Rights Management.

Il Manifesto è disponibile nella versione italiana (curata da me tra l’altro) a questo indirizzo, e si può firmare direttamente dalla poltrona (finora lo hanno fatto circa 11.000 persone). Se pagassero tutti, potremmo pagare tutti molto meno e, diciamolo, forse saremmo anche felici di pagare.

Che dite, non potrebbe essere una riforma inserita nell’Agenda Digitale di un paese civile? E allora, firmate anche voi!

Il fenomeno StartupWikli. Scopriamolo con il fondatore Marco Magnocavallo [INTERVISTA]

Il fenomeno StartupWikli. Scopriamolo con il fondatore Marco MagnocavalloOggi abbiamo con noi un ospite di eccezione: Marco Magnocavallo, fondatore di Blogo.it, il popolare network di blog da poco acquisito dalla media company europea Populis.

In particolare parleremo di StartupWikli, un nuovo progetto editoriale dedicato a chi si interessa di startup, venture capital e innovazione. Vedremo di cosa si tratta, come è nata l’idea e le motivazioni per cui si stia diffondendo molto velocemente tra gli addetti ai lavori e non solo.

La genesi dell’idea e il bisogno che risolve

Come è nata l’idea di Startup Wikli e di cosa si tratta? Perché credi ci sia bisogno di un servizio come questo?

Dopo sei anni di Blogo con cui negli ultimi tempi siamo arrivati a pubblicare circa 500 pezzi al giorno in 40 verticali e 5 paesi ho preso atto di una tendenza nel mondo dell’informazione on-line. Siamo in una situazione di overload informativo per cui quando una persona decide di seguire una specifica nicchia, viene inondato di informazioni provenienti dai social network, dai blog verticali o dai siti di news tradizionali. E’ difficile però avere un filtro su queste informazioni, un filtro fatto da una persona competente che per passione segue già il settore e che quindi può fare un digest, una selezione dei contenuti migliori.

Ciò è unito alla considerazione un po’ in controtendenza (che però ultimamente è sposata da sempre più persone anche all’estero) per cui l’email sia uno strumento sempre più usato. C’è chi dice che l’email sia morta, io dico il contrario! L’email è sempre con noi, anche se tutti i social network stanno portando parte delle mail e delle conversazioni fuori dalla casella di posta. Per esempio su Twitter ho un certo tipo di conversazioni, su Facebook un altro tipo, ma secondo me l’email rimane più pulita, ha meno spam e quindi è il target ideale su cui far arrivare informazioni riguardo una specifica nicchia che mi interessa.

La cosa un po’ difficile da spiegare è che StartupWikli non è una newsletter, o meglio è una newsletter perché veicola news attraverso lo strumento dell’email. D’altro canto siamo abituati a pensare alla newsletter come un oggetto invasivo da cui non si vede l’ora di cancellarsi perché spesso vengono veicolate solo notizie di marketing o prodotti che non interessano alle persone. Startup Wikli è un piccolo giornale specializzato con un pezzo molto commentato e una serie di link che io reputo interessanti che sono meno mainstream rispetto a quello che si trova in giro. Questo è il punto da cui sono partito.

Lo sviluppo del progetto e il fondatore

Chi c’è dietro StartupWikli oltre a te?

Marco MagnocavalloE’ partito da una mia idea e nell’ultimo mese ne ho parlato con molta insistenza con Juliette Bellavita, la mia compagna, la quale è editor e esperta di social media e marketing on-line. Ho seguito diversi suoi consigli e ha fatto un po’ da contraltare alle mie ipotesi iniziali.

In quanto tempo hai realizzato il servizio? Qual è stato il processo di sviluppo di StartupWikli?

Io come background nasco come sviluppatore e una quindicina di anni fa nella mia prima startup, una webagency, sono partito sviluppando. Nel corso degli anni ho dovuto abbandonare questa mia passione per seguire di più la gestione dei progetti e della società. Tre settimane fa quando ho messo a punto l’idea ho pensato che potesse essere bello togliersi la “polvere dalle mani” e rimettersi a programmare, da un lato perché è molto divertente, dall’altro con la vendita di Blogo ho un po’ più tempo disponibile. Perciò mi son buttato a capofitto sullo sviluppo delle caratteristiche principali del sistema: il sistema di referral che mi permette di sapere quali persone hanno invitato quali altre, il sistema di inviti e di share e l’integrazione con Facebook.

Ho messo in piedi tutta la struttura in un paio di sere abbondanti, ma la messa a punto di tutto il meccanismo ha richiesto altre quattro cinque mezze giornate di lavoro. Se avessi lavorato full time avrei realizzato tutto il progetto in quattro/cinque giorni pieni. Tieni conto però che l’infrastruttura è abbastanza semplice, non è un progetto molto tecnologico, è più di contenuto. La parte su cui spendo più tempo è la preparazione dei contenuti che verranno inviati.

Quali sono le fonti a cui attingi per gli articoli e qual è il processo di selezione delle notizie?

Il processo è abbastanza semplice. Seguo il settore delle startup, dei venture capital e dell’imprenditoria sul web da almeno una decina d’anni per passione. Nel mio aggregatore ho già più di un centinaio di fonti che nel corso degli anni ho selezionato. Mano o mano che leggo gli articoli che escono nel corso della settimana, metto da parte ciò che potrebbe interessare non solo me, ma un pubblico un po’ più vasto e mi appunto un commento molto breve.

Verso la fine della settimana emerge da tutti i link, le news e le cose che mi sono segnato, il tema su cui scriverò l’articolo più lungo, ma di solito si tratta del tema più discusso della settimana. Facendo un digest settimanale non posso inserire in StartupWikli notizie scoop e se facessi così arriverei sempre in ritardo. Dunque la cosa importante è il commento, è fare un pezzo che riepiloghi tutto ciò che è successo nel corso della settimana su un argomento specifico. Ovviamente utilizzo come fonte di informazione anche Twitter o le segnalazioni che mi arrivano direttamente. C’è da dire poi che l’Italia è un settore abbastanza piccolo per le startup per cui tante notizie arrivano di prima mano da amici e conoscenti del settore.

Il meccanismo virale e la promozione del servizio

Startup Wikli sta avendo una diffusione molto veloce a quanto pare. Puoi raccontarmi in che modo hai agito per diffondere il servizio?

Landing Page di StartupWikli
Il meccanismo alla base di StartupWikli è di per sè abbastanza virale perché ogni persona iscritta è spinta a far iscrivere i suoi amici. Le fasi di sviluppo sono state più o meno queste:

  • mentre sviluppavo, appena ho avuto lo scheletro ho lanciato il servizio un po’ in sordina;
  • non appena ho messo in piedi la struttura più o meno definitiva ho comprato qualche decina di euro di annunci su Facebook e su Google e questo mi è servito a far arrivare le prime 500-1000 persone;
  • ciò mi ha permesso di ottimizzare tutti i meccanismi e per fare ciò fatto tanto A/B Testing per capire quli testi mi permettevano di convertire maggiormente, quali bottoni, come poter ottimizzare al massimo il processo. In questa settimana di test ho aumentato del 400% le conversioni delle persone che arrivavano sulla landing page rispetto alla prima bozza che avevo lanciato;
  • appena tutto il processo ottimizzato, ho fatto un post sul gruppo Italian Startup Scene, l’ho segnalata a qualche amico e da lì il meccanismo è partito. Nei primi giorni c’erano decine di share su Facebook, su Twitter, Retweet, si è messo in moto il meccanismo in modo semplice e spontaneo.

Quali strumenti hai utilizzato per l’A/B Testing?

Solitamente utilizzo tre strumenti in particolare: Google Website Optimizer, secondo me abbastanza complesso e poco intuitivo da usare, Visual Website Optimizer, strumento sviluppato da un ragazzo indiano molto simpatico che conosco direttamente e infine un altro, Optimizely (società cresciuta in Ycombinator circa sei mesi fa) che avevo già utilizzato in passato per Blogo. Io avevo a regime una decina di varianti di combinazioni tasti, tutte diverse che continuavano a ruotare. Ogni giorno eliminavo le peggiori e ne inserivo di nuove fino a quando sono arrivato alla combinazione attuale, al momento quella più performante.

Il valore della reputazione per una startup

Quanto credi abbia influito la tua reputazione sul successo dell’iniziativa e in generale che importanza ha per una startup questo fattore?

Sicuramente è d’aiuto, soprattutto in questo caso in cui non ho lanciato una farmacia, ma un’iniziativa legata all’editoria. Il fatto che io abbia fatto Blogo è stato di grande aiuto. La seconda cosa è che il fatto che io sia direttamente un imprenditore nel web con una quindicina d’anni d’esperienza e che faccia ultimamente un po’ di investimenti in startup dà un po’ di credibilità al fatto che io stesso scriva di questo settore.

D’altro canto è vero anche che sono importanti i contatti personali; la gente che mi conosce e che ha fiducia in me ha meno problemi quando chiedo di farmi un piacere come per esempio segnalare ai loro amici una certa cosa.

Secondo te la reputazione e i contatti sono fattori indispensabili quando si avvia una startup?

Non è indispensabile, ma che faciliti molto sì. Basta vedere negli Stati Uniti, Square è nata da uno dei fondatori di Twitter e ha avuto subito una copertura enorme e nessun problema a trovare i primi fondi da venture capital molto conosciuti. Evan Williams, anche lui tra i cofondatori di Twitter, prima aveva fondato Blogger e Odeo, è insomma una persona molto credibile nel settore. D’altro canto però si vedono tutti i giorni startup nuove realizzate da ragazzi in gamba che non hanno mai avuto una loro prima esperienza. E’ un po’ più difficile partire se si ha meno credibilità ma dire che è impossibile è sbagliato.

Il futuro di StartupWikli

Hai idea di quale possa essere il futuro di Startup Wikli?

Ad aprile dovremmo partire con Francia e US, quindi in lingua francese e in lingua inglese con lo stesso identico modello. Nello stesso tempo proveremo altre due/tre nicchie sull’Italia per capire se il progetto abbia avuto un iniziale successo solo perché sulle startup ci sono meno informazioni e quindi la gente è più assatanata di notizie o se il modello può funzionare anche in nicchie diverse.

E cosa mi dici per quanto riguarda il modello di business?

Per ora il modello di business non mi interessa molto. Tieni conto che l’advertising nelle email ha dei CPM molto più alti rispetto al Web e dei tassi di conversione più interessanti e quindi non vedo problemi da quel punto di vista.