AUGURI PER UN FELICE 2006

Oltre un miliardo di persone condannate alla poverta’ estrema.

104 milioni di bambini non possono andare a scuola.

860 milioni di adulti non sanno ne’ leggere ne’ scrivere.

La fame e’ una realta’ quotidiana per 852 milioni di persone.

1.400 milioni di persone non hanno un lavoro dignitoso.

Altrettante non hanno accesso all’acqua potabile.

L’Aids ha gia’ contagiato 40 milioni di persone.

Ma non temete:Dixan continua a lavare sempre più bianco,

La famiglia Mulino Bianco pare goda di buona salute malgrado la scoperta di un figlio gay

e Ronald Mc Donald ha smesso di girare film horror…

BUON 2006!
AUGURI

NinjaMarketing FORMAZIONE va in TOUR!

Exploited NinjaNon tutti possono permettersi di frequentare un Master post-universitario, o per i costi o perchè già stanno lavorando, e dato che le richieste che ci arrivano sono moltissime, stiamo pensando di organizzare nei prossimi mesi dei seminari di aggiornamento sul marketing non-convenzionale organizzati direttamente da noi di NinjaMarketing. Che ne pensate?

Il Clan di NinjaMarketing sarà quindi presto in giro per l’Italia per diffondere la via del marketing non-convenzionale. I seminari di aggiornamento saranno aperti a tutti e il costo sarà accessibile. Si svolgeranno in una giornata, pensiamo di sabato, per permettere anche a chi lavora di partecipare.

Rilasceremo una dispensa del corso e un attestato di partecipazione.

Gli argomenti affrontati saranno i “classici” del marketing non-convenzionale, vale a dire:

• Viral Marketing
• Guerrilla Marketing
• Word-of-Mouth Marketing
• Ambient Marketing
• Experiential Marketing
• Marketing Tribale/Mediterraneo
• Product Placement
• Branded Entertainment

Il seminario di aggiornamento si svolgerà con l’ausilio di supporti multimediali di altissimo livello e case history internazionali aggiornatissime.

Chi è interessato a partecipare ci scriva al più presto in modo da pianificare dove, come e quando.

Mandate una mail a info@ninjamarketing.it e diteci:

– in quale città volete una tappa del Tour
– gli argomenti a cui siete maggiormente interessati
– se siete studenti o professionisti

Intanto noi iniziamo a informarci per l’impianto e il furgone…

MyAir? Una brutta esperienza del volare low cost

MyAir - Una brutta esperienza del volare low cost

Per un po’ ho pensato a che taglio dare a questo breve articolo sull’esperienza di malservizio che io e altri 100 e passeggeri diretti a Napoli hanno dovuto subire ieri all’aereoporto di Orio al Serio a causa dell’inefficienza (o vogliamo chiamarla menefreghismo?) della compagnia low cost MyAir.

Oltre ad essere un’ottima case history da cui trarre alcune interessanti riflessioni di marketing, la mia tessera da giornalista ed il comune senso civico mi spingono a dedicare un’ora del mio tempo a spiegarvi quanto accaduto.

Avendo lavorato nel campo delle compagnie low cost sono consapevole che le compagnie “senza fronzoli” possano risultare carenti sotto il profilo del servizio e che a volte possano essere in ritardo.

E’ per questo motivo che in un mercato più maturo come quello inglese, i leader Ryanair e easyJet combattono a suon di altisonanti dichiarazioni su chi colleziona meno ritardi in un certo periodo.

Conosco un po’ il modello di business di queste compagnie e mi sono abituato al fatto che possano essere in ritardo. Devo però dire che da quando volo MyAir, mi sono preparato – così come altri passeggeri con cui ho fatto amicizia -, ad un ritardo di almeno 1 ora e mezza sui voli del pomeriggio.

Ma sai, conviene così tanto che sei disposto a sopportare…

Poi scatta un’emergenza: la neve. E qui si rivelano tutte le pecche di una compagnia che ieri ha dimostrato di fregarsene dei propri clienti e di non preoccuparsi del cattivo passaparola che deriverà da una gestione della crisi non pessima, inesistente. Ma non voglio essere in malafede, forse erano solo disorganizzati.

Il volo sarebbe dovuto partire alle 14,30. Poi un primo ritardo, normale: c’era la neve ed era impossibile decollare. Peccato che dopo circa 5 o 6 ore (e molti voli internazionali cancellati) alcuni aerei hanno iniziato a decollare. Perchè il nostro no?

Alle 20,30, dopo innumerevoli cambiamenti sull’ora della partenza, il volo è stato spostato alle 22 e poi definitivamente rimandato alle 7 del giorno dopo. Dato che per le condizioni atmosferiche era evidentemente impossibile decollare (ma prima bisognava far arrivare il veivolo da Malpensa), perchè non cancellarlo a metà pomeriggio dando alle persone la possibilità di rimediare con altri mezzi o di organizzarsi per la notte?

Ma il problema non è solo questo.

– Dov’era un responsabile dell’azienda quando una signora col bimbo di pochi mesi piangeva perchè non sapeva come dar da mangiare alla figlia? Alla fine ci ha pensato la polizia.
– O quando una signora anziana con tutta la famiglia chiedeva dove poter andare a dormire dato che l’ultimo slittamento è stato comunicato in serata e bisognava presentarsi alle 6 del giorno dopo per il check in?
-Dov’era MyAir? E’ una società reale o solo virtuale? Rispondeva dal call centre, a pagamento.

Le stesse hostess dell’aeroporto di Orio – arrivate in serata quando la situazione era drammatica, e che a quel punto si sono fatte in quattro per metterci una pezza – non riuscivano ad avere notizie sul volo. Tutto questo mentre la sicurezza dell’aeroporto era impegnata a sedare diversi accenni di rivolta dei passeggeri stremati che CHIEDEVANO DI PARLARE CON UN RESPONSABILE DELL’AZIENDA.

L’aereo parte o non parte? Non si sa. I bagagli, che facciamo, li riprendiamo? Non si sa? Dove andiamo a dormire se non siamo di Milano? Non si sa. Ci rimborsano il biglietto? Boh. Nessuna comunicazione.

Ok, MyAir non ha un ufficio a Orio al Serio.

-Ma dato che ha iniziato a nevicare la mattina presto, non era possibile prevedere l’emergenza?
-Quanto avrebbe speso MyAir per mandare un responsabile sul luogo a gestire l’emergenza e a spiegare cosa stava succedendo. La gente avrebbe capito e accettato il fatto che i ritardi dipendevano dalla neve, cosa evidente. I passeggeri/clienti avrebbero solo voluto qualcuno a cui chiedere INFORMAZIONI, qualcuno che dimostrasse attenzione per le loro necessità (una signora si è messa a urlare: “Non siamo delle bestie!”).

Quanto sarebbe costato far servire del te caldo alle persone? Bhè ma qui forse chiedo troppo… Ma il ritorno positivo di un piccolo gesto di attenzione di questo tipo quale sarebbe stato?

Quanto avrebbe speso l’azienda per pagare un albergo a chi ne aveva estremo bisogno?

Credo che i danni all’immagine e al business di MyAir saranno decisamente superiori a questi costi.

Ora gli mando una mail per chiedere il rimborso del biglietto, come spiega il codice europeo per la difesa dei diritti dei passeggeri affisso negli aereoporti e vediamo che rispondono. Vi tengo informati… Intanto sono curioso di scoprire se il dipartimento marketing si renderà mai conto che la conversazione su internet è iniziata…

Concludo segnalandovi un post di Seth Godin sui due “ovvi segreti” per gestire bene un servizio:

– Assumersi la responsabilità
– Avere cura dei dettagli

Buona serata.

Emanuel Rosen e lo scetticismo sul word of mouth marketing

Di seguito vi allego l’articolo “Ancora scettici sul word of mouth marketing?” pubblicato sul sito Fluido.com che contiene una traduzione dell’interessante intervista su podcast fatta da Justin Kirby ad Emanuel Rosen.

Buona lettura!

ANCORA SCETTICI SUL WORD OF MOUTH MARKETING?
(Articolo di Fluido)

Ho appena finito di ascoltare l’intervista su podcast che Justin Kirby fa a Emanuel Rosen autore del famoso libro “The anatomy of buzz” e la consiglio caldamente a tutti gli addetti ai lavori (rosen li chiama: marketers).
Rosen afferma infatti che coloro che sono ancora scettici circa l’utilizzo di tecniche di marketing alternative dovrebbero cercare di capire quale strumento è più utile alla loro attività spendendo un pò del loro tempo, sia online che offline, con i propri clienti. Testerebbero così di persona che questi parlano tra loro dei prodotti e dei servizi e condividono informazioni sul brand.

Sulla crescita dell’interesse degli advertisers verso il WOM e su quanto la tecnologia li influenza, Rosen esprime 4 riflessioni:
1) i consumatori faticano ad ascoltare le aziende, data l’enorme quantità di informazioni;
2) i consumatori non si fidano più della pubblicità;
3) i consumatori sono più connessi di una volta, grazie alle nuove tecnologie di broadcast delle informazioni. Non solo comunicano più facilmente ma spendono anche più tempo a relazionarsi tra loro;
4) la tecnologia contribuisce a rendere più visibile alle aziende il buzz che si forma intorno ad un brand (vedi blogpulse).

Su come i blogs possono essere utili alle aziende, Rosen dice:
1) le aziende devono monitorare i blogs e analizzare il buzz che si genera intorno ai loro prodotti e servizi, quasi come se i blogs fossero dei grossi focus group, senza generalizzare però, in quanto i bloggers costituiscono solo una parte della clientela;
2) le aziende devono identificare quali bloggers possono rappresentare gli opinion leaders in grado di influenzare la massa. Questi dice rosen, andrebbero trattati alla stregua di giornalisti.

Circa le diverse definizioni di WOM (buzz marketing, viralmarketing, connected marketing) Rosen afferma che è normale che una nuova disciplina abbia tante definizioni diverse, e ci dà la sua:
buzz as “all the person to person communications about a brand” “our objective is to maximize the positive comments that flow among people in the marketplace”.

Dice inoltre che da qui a dieci anni emergerà un’unica definizione di WOM legata a questo concetto chiave: stimolare i consumatori a parlare tra di loro.

Rosen torna poi sull’importanza di individuare e “coltivare” gli opinion leaders che possono influenzare e diffondere opinioni positive sul brand, da non confondere con gli evangelists, ossia coloro che amano il tuo prodotto e servizio.
Non sempre infatti questi ultimi coincidono con gli influencers/opinion leaders (a suo parere i più efficaci).

Insomma buon ascolto!

Farsi respingere una pubblicità è un'arte!

Vi mancava un po’ di sano divertimento, vero? e allora andate sul sito www.bestrejectedadvertising.com e spulciate fra le migliori campagne “respinte” dai media o rimosse per le proteste dei consumatori.

Buona visione!

NinjAuguri!

Vi auguro sogni a non finire e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno.

Vi auguro di amare ciò che si deve amare e di dimenticare ciò che si deve dimenticare.

Vi auguro passioni.

Vi auguro silenzi.

Vi auguro canti di uccelli al risveglio e risate di bambini.

Vi auguro di resistere all’affondamento, all’indifferenza, alle virtù negative della nostra epoca.

Vi auguro soprattutto di essere voi stessi.
(J. Brel)

Kodak fa ass-vertising in Ucraina

Ricordate l’Ass-Vertise?

Ne abbiamo già parlato un po’ di tempo fa: è l’innovativa divisione lanciata da Night Agency, agenzia creativa newyorkese specializzata in guerrilla marketing, la quale, partendo dal presupposto che alcuni target fossero sempre più impermeabili a messaggi pubblicitari tradizionali, s’invento la prima forma di ass-vertising.

Di cosa si tratta?

In poche parole di una rivoluzionaria forma di pubblicità che consiste nel far indossare delle mutandine con sovraimpresso il logo di un’azienda o un breve claim a sensuali modelle, le quali dovranno poi attirare l’attenzione e mostrare il posteriore ‘marcato’ alzando periodicamente la gonna in pubblico.

Bene, dopo il lancio alla Grand Central Station di New York – dove si sponsorizzava un corso di fitness – e numerose presenze in vari Paesi, l’innovativo mezzo di comunicazione arriva anche in Ucraina.

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Puma in-tasca con Icemedia e le Icecards!

Dopo aver annunciato nel mese di marzo di voler ‘conquistare’ il mercato italiano con il suo innovativo ed efficace strumento di marketing virale, è finalmente passata all’azione, ed è partita davvero alla grande…

Di chi sto parlando? Di Icemedia, società che sviluppa soluzioni media e strumenti innovativi di marketing per permettere alle aziende di dialogare one-to-one con i consumatori.

Le Icecards, l’innovativo ed efficace strumento prodotto e sviluppato dalla società olandese, è stato infatti scelto in Italia da Puma Fragranze, brand di proprietà di P&G, e dall’agenzia di relazioni pubbliche Edelman, per promuovere presso il target giovanile le due nuove fragranze Puma white Man e Puma red Woman.

Le Icecards, veri e propri biglietti da visita sponsorizzati, gratuiti per i consumatori e realizzati con il look and feel dell’azienda, sono una soluzione di comunicazione progettata per i giovani, nata dopo aver analizzato e verificato le loro esigenze sempre in mutamento, dettate dal bisogno di identificarsi in gruppi di appartenenza e dal piacere di socializzare con i coetanei.

Gianluca Arnesano, al quale Icemedia ha affidato lo sviluppo del mercato italiano, ci spiega: “Il concept delle icecards incontra il favore dei consumatori e li rende spontanei divulgatori dei valori del brand. Le Icecards sono uno strumento utilizzato con successo dalle maggiori aziende internazionali e apprezzato dai consumatori di tutta Europa che possono così caratterizzare, con ironia e stile, la propria identità”.

Dal loro lancio sono stati infatti distribuiti oltre 35 milioni di cards in numerosi Paesi europei e l’iniziativa si è sviluppata con enorme successo tanto che nel Nord Europa le Icecards sono oramai parte integrante dei piani media delle aziende.

In sintesi, principalmente rivolte ad un target giovanile, ad elevata socialità, che ama distinguersi e manifestare la propria individualità, le Icecards costituiscono un media ad elevato impatto, uno strumento di marketing virale che trasforma i giovani in Brand Ambassador, cioè veicoli di comunicazione e scambio all’interno del loro gruppo di appartenenza.

Il nuovo media, divertente e distintivo, punta così a infondere nel consumatore una elevata fidelizzalizzazione al brand, che può essere vissuto e associato a esperienze positive.

Emiliana Di Giovanni, responsabile marketing di Puma Fragranze, ne spiega il funzionamento: “E’ semplice: attraverso il sito web dedicato alla community di Puma Fragranze – www.come-closer.it – i giovani possono ordinare le contact card. In pochi passi si personalizzano i biglietti con i propri dati e in meno di due settimane si ricevono gratuitamente a casa propria, pronte per essere scambiate come strumento di socializzazione con altri ragazzi”.

In tal modo questa tattica di marketing virale genera brand awareness e, al contempo, consente all’azienda di raccogliere informazioni utili fino a creare dei veri e propri database dei consumatori con lo scopo finale di stabilire con essi un feedback diretto ed individuale.

Andando sul sito dell’iniziativa è possibile ottenere gratuitamente un’icecard Puma, scegliendola in base al proprio gusto e alla propria personalità, e innescare il meccanismo virale che porta alla diffusione del messaggio…

Cos´è una Icecard......ed il suo funzionamonto virale.

Pensate che il lavoro di Babbo Natale sia così divertente?

Mancano pochi giorni al Natale ed il caro vecchio Babbo Natale, stanco e stressato dal suo lavoro, ha deciso di sovvertire la tradizione: niente più casa al Polo Nord, niente più letterine e regali, e niente più vestito rosso.

Ebbene si, Babbo Natale ha scelto di mollare tutto.
Il motivo? Neanche lui riesce a resistere ai prodotti Kenwood…

Guardate il nuovo esilarante video virale realizzato dall’agenzia creativa milanese Veryweb per Kenwood Italia, anch’esso parte della campagna di marketing non-convenzionale (ricordate il video del becchino innamorato?) attuata nell’ambito di una coraggiosa strategia di riposizionamento del marchio.

Con un Babbo non-convenzionale il Natale non sarà più lo stesso!

Le previsioni di Séguéla per il 2006

Il futuro della pubblicità, spiega Séguéla si declinerà in quattro ‘I’: a partire dall’Immaginazione. “Il XX secolo è stato quello dell’idea illustrata in uno spot o in un poster, un annuncio e il suo riassunto in uno slogan. Il XXI secolo sarà quello dell’Idea capace di declinarsi in una storia. Stiamo per assistere al più grande rivolgimento che abbia conosciuto la creatività.

Ormai, anche se l’idea resta la forza motrice, nell’universo multimediale funziona solo se sviluppa una storia. Così il gioco Nokia, che ogni anno trascina migliaia di adepti a una corsa al tesoro elettronico. O Volvo, che ci invita a giocare ogni anno a fare gli Sherlok Holmes del XXI secolo per risolvere gli enigmi più rocamboleschi.

Questa circolarità dell’idea impone una seconda ‘I’, quella dell’Integrazione sotto una stessa marca, uno stesso management di tutti i mestieri della comunicazione, compreso il media planning. La strategia media deve ritrovare quella dei mezzi e delle marche all’interno delle nostre agenzie. Così la coppia (commerciale/creativa) che ha condotto la pubblicità di ieri dovrà farsi trio (commerciale/creativa/media).

E la strategia dal brief a ciascuna tappa della concezione di una campagna, sarà parte pregnante e non una pietra aggiunta. Quanto alla terza ‘I’ si tratta dell’Istantaneità. Il net sarà domani il primo media del mondo e avrà tra i suoi effetti quello di costringerci a cambiare ritmo.

Dovremmo ripensare la struttura stessa delle nostre agenzie, comprimendo i ritardi e, nello stesso tempo, i costi. La quarta ‘I’ è quella dell’Interattività. Né il Net e la sua fusione, che non è che virtuale, né l’ipersegmentazione dei nostri mestieri e la loro tendenza all’isolazionismo, portano all’unicità dell’immagine delle marche. Questa coerenza che costruisce la buona reputazione e la fama, non la troveremo che in quest’eterna ricerca d’un Valore Immaginario Aggiunto.

Ma tale coesione dovrà trovarsi in parallelo in un Valore Interattivo Aggiunto. Ormai, un messaggio non deve essere ricevuto, ma vissuto”.

(da Today)