Colori vistosi, pattern geometrici e forme astratte: gli elementi principali e coloratissimi della nuova capsule collection lanciata dal marchio spagnolo Tiwel sono stati ideati dall’esuberante street artist Marest.
Antonyo Marest è nato ad Alicante, nel sud della Spagna. Già noto come assistente del famoso Okuda, Marest è riuscito a costruirsi una carriera artistica indipendente, lasciandosi ispirare liberamente dai colori del mediterraneo (virando di continuo modelli e texture in una profondissima tonalità blu mare) e dal post-graffitismo. Dopo numerosi viaggi la sua produzione è stata fortemente influenzata dalla cultura grafica sia dell’America sia dell’Europa centrale, incrociando, oltre alla pittura e alla scultura, anche l’arte della fotografia. Quest’ultima è diventata fondamentale per la creazione di un campionario di immagini che permette all’artista di studiare, ovunque nel mondo, tutte le suggestioni locali creando un collegamento tra tradizione, modernità e il suo segno urbano distintivo. Uno degli ultimi grandi interventi firmati da Marest ha visto, infatti, la collaborazione di circa dieci artisti originari di Rabat, città in cui l’artista ha riqualificato il più grande skate park presente in Africa in occasione della terza edizione del festival “Rue jidar-Toiles”.
L’anima dei suoi lavori si rifà alla lotta e alla comunione di stili, movimenti e tendenze nel campo dell’arte contemporanea. Per questo le suggestioni figurative dello spagnolo Joan Mirò e del collettivo italiano “Gruppo Memphis” fondato da Ettore Sottsass, sono evidenti anche nelle illustrazioni realizzate per Tiwal. Qui le dimensioni e le proporzioni si ribaltano completamente ma il risultato è una collezione d’abbigliamento sgargiante e divertente, in linea con la personalità dell’artista, che comprende felpe, jacket e soprattutto camicie streetwear leggere e dal gusto mediterraneo.
Un chiaro riferimento ai vivaci colori della strada e ad uno stile di vita urbano è confermato dal supporto che Montana Colors ha favorito per la produzione di tutti i capi di abbigliamento inclusi nell’edizione limitata. La collezione primavera-estate 2017 include, inoltre, anche la partecipazione creativa dell’illustratrice Alba Blázquez.
Tiwel è un brand d’abbigliamento giovane, finalizzato alla realizzazione di un prodotto senza tempo ottenuto con tecniche di produzione innovative e con la tradizionale attenzione al dettaglio. L’utilità, la funzionalità e la naturalezza dei tessuti sono una parte centrale della produzione aziendale che si propone, tra l’altro, come un veicolo di promozione per artisti contemporanei.
Streetness non poteva esimersi dal raccontare gli esiti di questa fresca partnership: il marchio spagnolo Tiwel conta dunque sul talento di un connazionale per valorizzare i proprio capi, puntando su una operazione libera e creativa, tra arte e marketing, e attenzionando una fetta di pubblico giovane ed indipendente.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/ALQUIMIA-700x483.jpg483700StreetnessStreetness2017-06-03 11:00:222017-06-01 10:44:42Il mediterraneo nella street art di Marest per Tiwel
Accenture ha appena inaugurato il suo nuovo Customer Innovation Network nel cuore di Milano. Si tratta del più grande hub dell’azienda per il retail, la moda e i beni di consumo.
Situato nel cuore del quartiere storico di Porta Nuova, diventato simbolo della capacità di innovazione della città, l’ACIN (Accenture Customer Innovation Network) milanese va a integrare la rete globale affiancandosi ai poli di Bangalore, Chicago, Manila e Singapore.
Nel nuovo ACIN di Milano sarà possibile immaginare, esplorare, scoprire e sviluppare la frontiera dei nuovi servizi digitali, un luogo in cui risolvere le grandi sfide che attendono le aziende: dall’utilizzo dei social media alla nuova ondata di applicazioni nel campo dell’intelligenza artificiale.
Open Innovation per i settori moda, retail e beni di consumo
L’Open Innovation è la filosofia su cui si basa il centro. Forte dell’esperienza di Accenture nei settori moda, retail e beni di consumo, l’ACIN permette ai propri clienti di accedere a un ecosistema di innovazione che riunisce startup, esperti di settore, università e partner tecnologici.
Le aziende vivranno un innovation journey, un percorso di innovazione in cui ripensare gli attuali modelli di business e l’esperienza del consumatore, sviluppando una roadmap concreta e sostenibile. Mentre l’ACIN aiuterà le organizzazioni a lanciare prodotti e servizi disruptive sul mercato in modo più rapido rispetto al passato.
“L’ACIN di Milano è in grado di supportare le organizzazioni che cercano di guadagnare competitività, mettendole in connessione con il più ampio ecosistema digitale, aiutandole a creare nuove opportunità di business in un’epoca in cui l’innovazione è un elemento critico per la crescita dell’intero Paese. La rinomata conoscenza italiana dei settori moda e alimentare rende Milano lo scenario perfetto per guidare i nostri clienti a una migliore comprensione dei trend emergenti e dei consumatori, nonché per assicurare che idee originali si traducano in soluzioni innovative in grado di alimentare le performance aziendali”.
Angelo D’Imporzano, Senior Managing Director di Accenture, Responsabile Consumer Goods & Retail per Europa e America Latina
Accenture conta già 12.000 professionisti in Italia dove, oltre ad ACIN, ha stabilito altri importanti Centri di Innovazione e di Delivery, come il Liquid Studio di Milano, il Digital Acceleration Center e il Centro di Eccellenza in ambito Life Science, entrambi a Roma, o ancora l’Automotive Industry Solution Center di Torino e i Technology Delivery Center di Napoli e Cagliari. L’apertura del primo centro di innovazione dedicato ai settori della moda e del lusso in Italia risale al 2006: da allora il polo ha visto un investimento continuo in nuove competenze, risorse e persone.
“Accenture dedica all’Italia investimenti costanti, a riprova del nostro impegno verso l’economia italiana che crede nell’innovazione”, ha dichiarato Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture
Tra le Case History presentate durante l’inaugurazione, due in particolare hanno colpito la nostra attenzione. Ve le racconatiamo.
Accenture Interactive e Larusminani, la Boutique digitale
Accenture Interactive ha realizzato l’experience commerce per Larusmiani, il brand più storico di via Montenapoleone, cuore pulsante del quadrilatero della moda milanese. Il concetto cardine della eBoutique è l’estensione del customer journey della Boutique nel mondo digitale del luxury.
Tra le innovazioni presenti nella soluzione realizzata, il Video Commerce consente di vivere l’Heritage del Brand ed interagire in tempo reale con il dettaglio dei prodotti ed acquistarli, la eConcierge consente di accedere ad un mondo di servizi esclusivi Larusmiani come poter vivere l’emozione di essere accompagnati nello shopping da un auto da collezione con chauffeur, la rifinitura sartoriale su misura, il Gentlemen’s Barber Shop o il servizio di cura del prodotto.
L’esperienza creata con la eBoutique Larusmiani risponde alla necessità di creare una continuità di relazione tra il brand e il cliente: una customer experience estesa, oggi elemento essenziale per avere successo nel mercato globale della moda e del lusso.
Coop Italia e il Supermercato del Futuro
Accenture e Coop Italia hanno lavorato insieme per rivoluzionare la customer experience della vendita alimentare al dettaglio e aprire le porte del primo Supermercato del Futuro. Il negozio, inaugurato a Milano a dicembre 2016, consente al consumatore l’accesso a informazioni dettagliate sui prodotti, in cui l’atmosfera tipica del mercato rionale è abbinata a soluzioni digitali che migliorano l’orientamento all’interno del punto vendita.
Collaborando con Avanade, una joint venture tra Accenture e Microsoft, Coop ha implementato l’infrastruttura IT e sviluppato i touchpoint del punto vendita.
Il risultato è una soluzione modulare e flessibile basata su una piattaforma cloud Microsoft Azure, facilmente scalabile e replicabile in un ampio numero di negozi.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/ACIN_Plaza.jpg10001500Company NewsCompany News2017-06-03 10:30:462017-06-02 10:40:40A Milano il più grande hub di Accenture dedicato a retail, moda e beni di consumo
Quella del copywriter è una figura centrale del marketing moderno. Si tratta del professionista che si occupa del copywriting, ossia colui che scrive i testi e li rende adatti al web, per dirlo con parole semplici.
Componente fondante di ogni agenzia, progetto pubblicitario o informativo che sia, in principio il copywriter si occupava principalmente della creazione di tutte le parole della pubblicità (testi per annunci stampa, affissioni, radio, slogan per la TV, etc.), cioè del copywriting appunto.
Con questo post vogliamo offrirti una piccola guida per scoprire in dieci punti tutto quello che è necessario sapere su questo ruolo.
Partiamo quindi dal principio e scopriamo nel dettaglio qual è il lavoro del copywriter.
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Cos’è il copywriting: definizione
Il copywriting è l’arte di scrivere contenuti persuasivi e orientati alla conversione, che richiede tecniche diverse in base al mezzo di comunicazione adottato.
Il termine copywriter, come abbiamo già accennato, nasce storicamente nel XIX secolo, nell’ambito delle redazioni giornalistiche, per indicare chi si occupava prevalentemente di redigere annunci.
Con la diffusione dei mass media su larga scala, il copywriter si è poi specializzato come vero e proprio pubblicitario, lavorando in agenzie di pubblicità o di comunicazione o come freelance, spesso in coppia con l’art director, ossia con chi cura la parte grafica delle pubblicità.
Oggi, con il digital marketing, le attività di copywriting sono passate a coprire sempre di più i tanti aspetti testuali dei contenuti online: dall’advertising sui social media, agli articoli per i blog aziendali ottimizzati in ottica SEO, il copywriting è un aspetto essenziale della comunicazione su Internet.
Non si tratta solo di saper scrivere correttamente nella lingua specifica di riferimento e di consegnare testi grammaticalmente corretti, un copywriter è in grado di comunicare il messaggio del brand attraverso le parole, utilizzando specifiche tecniche di scrittura per il web.
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Tecniche di copywriting: come si diventa copywriter
Quali sono le più efficaci tecniche di copywriting e le migliori tecniche di scrittura per il web?
Partiamo da una considerazione: il compito principale del copy è quello di scrivere annunci in grado di catturare l’attenzione del target di riferimento.
Trattandosi di un lavoro basato sulla creatività, è difficile stabilire delle norme precise per orientare il lavoro. Possiamo però delineare delle linee guida:
innanzitutto è necessario identificare il target che si vuole raggiungere, perché il messaggio è efficace solo se adotta un linguaggio adatto al pubblico di riferimento. Più il pubblico è specifico, più è facile cogliere nel segno;
poiché l’obiettivo finale di una attività di copywriting è vendere, il prodotto deve occupare una posizione centrale rispetto all’idea creativa. Per questo è importante seguire il principio dellaUnique Selling Proposition (USP), ossia della formulazione di una sola idea creativa, che dovrà mettere in luce la caratteristica ritenuta più importante in sede di ideazione della strategia, seguendo le indicazioni di un brief;
infine, si devono evitare le contraddizioni: è essenziale che immagine e testo dicano cose diverse, per non sovrapporsi, ma complementari, per completare l’una il messaggio dell’altra. Una struttura formale ben impostata rende l’annuncio più facile da decodificare e permette di entrare più rapidamente in sintonia con il target di riferimento.
Una volta stabiliti questi concetti di base sul copywriting, vediamo insieme alcune semplici tecniche per la creazione di contenuti, soprattutto sul web.
La prima tecnica di copywriting consiste nella ripetizione del titolo: quando scrivi un copy dovrai ripetere nel testo le stesse parole utilizzate nel titolo ma combinate in modo differente o arricchite con l’aggiunta di ulteriori informazioni per rafforzare il messaggio. Anche in ambito di Search Engine Optimization questa tecnica si rivela molto utile per comunicare informazioni importanti ai robot dei motori di ricerca.
La seconda tecnica è quella della concretezza: l’obiettivo in questo caso è quello di attirare il lettore/utente focalizzandosi su un problema o su un interesse dell’utente stesso. Introdurre dati concreti e misurabili e informazioni nuove rispetto a quelle offerte dai concorrenti, rende il copy davvero attrattivo per il pubblico di riferimento.
La tecnica del problema consiste invece nel porre una domanda comune, a cui molti utenti cercano risposta, per farli sentire coinvolti nella discussione. Attenzione però, perché la domanda dovrà essere una domanda vera e non una domanda retorica, di cui tutti conoscono già la risposta. Il rischio altrimenti è quello di vanificare gli sforzi.
Penultima tecnica, è quella del contrasto o dell’alternativa: a fronte della domanda che abbiamo posto con la tecnica del problema, possiamo anche offrire una risposta concreta o una alternativa a una risposta già nota, proponendoci come esperti del settore. In questo caso è importante mettere in luce tutte le caratteristiche del prodotto/servizio che offriamo che possono aiutare l’audience di riferimento a risolvere il proprio problema.
L’ultima tecnica è quella della chiamata all’azione: molto utile soprattutto in chiusura di un testola call-to-action incentiva l’utente a cliccare su un annuncio o comunque a interagire con il marchio. Gli utenti sapranno così cosa fare per ottenere le informazioni di cui hanno bisogno e saranno guidati in questa scoperta.
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Cosa si intende per copywriting persuasivo o scrittura persuasiva
Spesso chi scrive contenuti online, lo fa per spingere i lettori a compiere un’azione (call-to-action): iscriversi alla newsletter, lasciare un contatto, acquistare un prodotto o un servizio.
Per farlo ci sono delle precise regole che prendono il nome di persuasive copywriting, in italiano scrittura persuasiva.
Il copywriting persuasivo parte da un’analisi delle caratteristiche del prodotto, anche rispetto ai concorrenti, e usa le parole giuste per convincere il pubblico della bontà della sua scelta.
Il copywriting persuasivo parte dai bisogni degli utenti, quelli che muovono ogni nostra azione. Il testo deve entrare nello specifico, descrivendo e raccontando ogni dettaglio: più si è esaurienti e più si ha la possibilità di convincere chi legge.
Le persone devono essere in grado di toccare il prodotto attraverso le parole, proprio come se lo stessero vedendo dal vivo. La scrittura persuasiva, infatti, tocca le emozioni.
La maggior parte delle volte le persone comprano d’impulso, seguendo il flusso delle loro emozioni. Un bravo copywriter sa come toccare le corde giuste per riuscire a colpire nel segno. Per questo è necessario conoscere le regole del copywriting persuasivo.
Per suscitare emozioni racconta anziché descrivere: quando si scrive per convincere qualcuno a comprare qualcosa o a compiere un’azione, è buona regola girare il testo in positivo. Elimina i “non” e i “no” dalle frasi.
Le persone leggono l’inizio e la fine, ma quello che c’è nel mezzo di solito lo saltano: i lettori sono distratti e su internet vanno di fretta così prestano attenzione alle frasi iniziali, poi scorrono il testo velocemente e leggono la conclusione. Alla luce di questo dato, le informazioni più rilevanti del testo vanno inserite proprio in queste sezioni.
Senza invito all’azione non c’è copywriting persuasivo: difficilmente qualcuno compierà una determinata azione di sua spontanea iniziativa. Le persone sono pigre di natura e devi guidarle tu attraverso l’acquisto. Una buona call-to-action è diretta, breve e imprime un carattere d’urgenza in chi legge.
Un ultimo ruolo importante nella scrittura persuasiva è quello del testimonial: i feedback positivi delle persone che hanno già acquistato un prodotto o servizio sono importantissimi, soprattutto su internet dove le cose non si possono vedere dal vero e non si possono toccare. Il passaparola resta una delle migliori pubblicità di sempre e i consumatori tendono a fidarsi dei giudizi di altri consumatori più di quanto si fidano di te come azienda.
Ultima regola per un copywriting persuasivo, ricordare sempre che un buon testo mette al centro le persone che lo leggono: da qui parte per svilupparsi. Chi sono i lettori? È necessario parlare con il loro linguaggio.
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Esempi di copywriting
Il copywriting, quindi, ci permette di avere testi creativi e persuasivi, che accompagnino diversi tipi di pubblicazioni: dal post blog all’annuncio pubblicitario, dal tweet alla scheda di prodotto per un eCommerce, gli esempi di copywriting sono ovunque.
Per capire meglio cosa intendiamo, abbiamo selezionato tre esempi particolarmente riusciti, che applicano il copywriting a diversi tipi di testo.
1. UrbanDaddy
UrbanDaddy invia frequentemente email ai suoi clienti, registrando elevati tassi di apertura, grazie ad un ingrediente segreto: il divertimento, fin dall’oggetto della mail. In questo caso “FUN”, appunto.
L’azienda evita lunghi preamboli al messaggio, così che i lettori non avvertano la sensazione di star perdendo tempo nel leggere quella mail. Il tono di voce è un misto tra il classico slogan promozionale e l’ironia, per sottolineare l’aspetto divertente del prodotto.
La società conosce il suo pubblico e sa di poter scherzare per catturare l’attenzione.
2. Trello
Certamente conoscerai Trello, un tool molto utile per il management di progetti in team e per la gestione quotidiana dei task. Forse però non ti sei mai fermato a considerare il copywriting del suo sito.
La descrizione del prodotto chiara e scritta con uno stile molto semplice. Tutte le caratteristiche sono elencate in un’unica frase che rassicura l’utente.
Anche le immagini sono integrate con un copy esplicativo che permette di avere subito chiare tutte le funzionalità e le modalità di utilizzo del tool.
3. VISA
Nonostante sia una delle carte di credito più usate nel mondo, Visa ha individuato una distanza emotiva tra il brand e i clienti.
Così ha deciso di creare la campagna GoInSix: una serie di contenuti interattivi per motivare le persone a mangiare, fare shopping o viaggiare, usando video di sei secondi, vignette da sei immagini o semplicemente sei parole.
La campagna ha funzionato su tutti i canali social, anche grazie a un copy particolarmente riuscito, basato su una formula molto familiare per i clienti: la to-do list, ripensata in chiave emozionale.
Come si diventa copywriter?
Forse all’inizio di questo articolo avrai pensato che quello del copywriter è un mestiere che può fare chiunque: “Basta saper scrivere in italiano!”. Ma siamo certi che continuando a leggere ti sarai reso conto di quante competenze e conoscenze c’è bisogno.
La strada per diventare giudice, notaio o insegnante è sempre molto chiara: una laurea, un po’ (un bel po’) di anni di tirocinio, un esame di Stato o un’abilitazione e se superi tutto questo percorso, sei dentro! Ovviamente stiamo semplificando, ma solo per spiegare che per diventare copywriter spesso il percorso non è così lineare e definito.
Ci sono infinite strade attraverso cui crearsi una professionalità che va oltre il saper scrivere bene, anche se le basi sono uguali per tutti.
Innanzitutto la formazione. Una laurea in materie umanistiche o almeno una formazione in questo ambito ti renderà certamente la vita più semplice, ma non puoi pensare di essere già un professionista dopo aver pubblicato qualche dozzina di articoli su un blog.
Anche senza seguire corsi di scrittura o master, puoi partire dal materiale che trovi in rete per capire come scrivere contenuti di qualità. Iscriviti a gruppi LinkedIn e Facebook sull’argomento per trovare opinioni, suggerimenti e approfondimenti, e poi leggi, leggi tanto, leggi qualsiasi cosa, soprattutto la pubblicità.
Un altro utile suggerimento è quello di iniziare a specializzarti da subito su pochi argomenti, da approfondire e studiare a fondo, sulla base di quelle che sono le tue passioni, ma seguendo sempre filoni legati al business, per i quali possano esserci aziende interessate ad averti come produttore dei loro contenuti.
Avere un tuo blog non è essenziale, ma è certamente un ottimo esercizio, soprattutto per allenare la costanza nella scrittura. Non sempre scriverai di ciò che ti piace o quando ti va. Trattandosi di un lavoro dovrai essere in grado di sviluppare quelle tecniche che ti consentano di farlo davvero per lavoro.
Utilizza Google Analytics e Google Search Console, accompagnati da altri SEO tool, per perfezionare questo aspetto nei tuoi articoli.
In fase di formazione, accetta anche qualche collaborazione gratuita se chi te la propone può offrirti un benefit in cambio, come un corso di formazione o semplicemente l’opportunità di menzionare la collaborazione così importante nel tuo CV.
Segui corsi, anche online, come quelli di Ninja Academy, per specializzarti su temi specifici e acquisire nuove competenze su Digital Marketing, strategie SEO e Social Media Marketing. Avrai nell’arco molte frecce in più rispetto alla concorrenza, potendo imparare dai migliori professionisti del settore.
Diventare copywriter dipende molto dalla tua capacità di sperimentare e di cercare strade diverse per la tua formazione, ma non dovrebbero mancarti anche alcuni requisiti fondamentali:
conoscere in modo approfondito la lingua con cui scriverai i testi: un errore grammaticale per un copywriter è inaccettabile;
scrivere deve piacerti: non pensare di diventare copywriter solo per lavorare da casa o perché immagini che sia un lavoro facile;
avere creatività: il copywriter non è uno scrittore, ma la sua abilità nell’uso della parola deve avvicinarsi a quello di un artista e lo stesso vale per la sua capacità di utilizzare figure retoriche e giri di parole.;
sapersi adattare: come in tutti i lavori da freelance, i clienti saranno sempre diversi e starà a te conciliare le loro richieste con la tua professionalità, proponendo il giusto tone of voice e pensando al target corretto;
non smettere mai di studiare: anche la scrittura come il web e i social è in continua evoluzione e anche l’attualità può condizionare i tuoi testi, per questo, ancora una volta, leggi, leggi tantissimo e resta aggiornato;
essere pazienti: come dicevamo non tutti i clienti sono uguali e non a tutti andrà sempre bene il tuo lavoro. L’importante è capire gli obiettivi e cercare di raggiungerli insieme. Variando il lavoro finché non sarà perfetto.
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Opportunità di lavoro per copywriter
Assumere un copywriter è un’ottima idea per qualsiasi tipo di business, dalle startup alle grandi aziende fino alle piccole e medie imprese.
Tutti, infatti, meritano contenuti di qualità.
Content is King è diventato negli ultimi anni una specie di mantra, e per questo il copywriter sta diventando una delle figure più ricercate nella nuova economia basata sulle interazioni social.
Gli ingredienti per guadagnarsi un posto di preferenza tra le braccia dei recruiter saranno naturalmente competenze trasversali, in grado di spaziare dalla scelta e creazione dell’aspetto visuale della comunicazione, fino all’ottimizzazione SEO dei contenuti prodotti. Bando all’improvvisazione, poi, perché se anche ai migliori capita di sbagliare, la precisione per un copywriter dovrà essere uno dei regi principali durante i colloqui di lavoro.
Chi non ricorda l’incredibile errore nei manifesti pubblicitari di EXPO2015?
Per le aziende, insomma, assumere un copywriter sta diventando sempre più essenziale, a prescindere dalle dimensioni, perché sapere dire le cose giuste nel modo giusto conferisce serietà e professionalità al brand e offre nuove opportunità di contatto con i potenziali clienti.
Le offerte di lavoro non mancano.
Basta fare una banale ricerca su Google per verificare quanti annunci sia possibile incontrare in tutta Italia, e in particolare a Milano, dove sono spesso le agenzie di comunicazione e internalizzare questa professionalità.
A seconda dell’esperienza e delle competenze acquisite un copywriter può arrivare a guadagnare fino a 2.000-2.500 euro al mese.
Tutto, come al solito, dipende però dalle aziende con cui si collabora, dai progetti sui quali si è impegnati e dal proprio livello di professionalità.
Copywriter freelance o in azienda?
Diverse le opzioni per i copywriter e gli aspiranti tali: dal lavoro come freelance, ottimo soprattutto agli inizi per fare la classica gavetta, a quello in azienda come risorsa interna, fino al lavoro in agenzia.
Generalmente si tratta di una professione in cui la partita iva è molto apprezzata dalle aziende: trattandosi di un lavoro spesso sviluppato su progetti e non su una collaborazione giorno per giorno – a meno che non parliamo di web agency o media agency – i dirigenti preferiscono avvalersi di collaboratori esterni, che siano in grado di gestire e portare a termine il singolo obiettivo di volta in volta.
Oggi, però, sempre più aziende riescono a cogliere le grandissime opportunità del digital e proprio per questo avere un copywriter in azienda significa avere a disposizione una figura dedicata alla produzione di tutti i testi aziendali, dai copy per i canali social ai testi per i materiali stampa, fino ai contenuti per il blog aziendale.
La soluzione freelance resta comunque la più flessibile, in grado di garantire organizzazione autonoma di tempi e modalità di lavoro, a patto di avere una solida base organizzativa personale. Come per ogni freelance, il tempo è denaro!
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SEO copywriting: dare visibilità a contenuti ben scritti
Se il copywriting è l’arte di scrivere contenuti persuasivi e orientati alla conversione, il SEO copywriting è l’arte di combinare questi contenuti con l’ottimizzazione per i motori di ricerca.
Come non considerare oggi le enormi possibilità offerte da Internet per ogni azienda? Impossibile. E qual è il modo migliore per farsi trovare dai potenziali clienti su Google? Naturalmente scrivere contenuti rilevanti – interessanti e utili, capaci di rispondere alle ricerche degli utenti – e ottimizzati in ottica SEO.
Un copywriter oggi non può prescindere dall’utilizzo corretto dei meta data e dalla compilazione coerente dei contenuti per puntare alla migliore indicizzazione.
Conoscere la struttura di un articolo online, saper utilizzare correttamente h1, h2, meta description e keyword è essenziale in ogni copywriting per il web.
I contenuti rappresentano ormai circa il 50-60% di ciò che permette di raggiungere i migliori posizionamenti sui motori di ricerca e se avere capacità di buona scrittura è già un’abilità, essere anche in grado di implementare una scrittura ottimizzata per la SEO è un doppio vantaggio.
In breve, ti elencheremo le caratteristiche essenziali da tenere presenti per produrre contenuti in ottica SEO, ma potrai approfondire l’argomento anche in questo post di Argoserv sulla SEO copywriting.
Usa il tag h1 per il titolo e i tag h2, h3 e così via per i titoli dei paragrafi e dei sottoparagrafi;
utilizza la keyword in modo naturale nel testo e utilizzane le varianti (singolare e plurale, sinonimi, contrari…);
usa grassetto, corsivo e sottolineato in modo coerente;
usa i meta tag;
utilizza gli elenchi puntati e numerati;
rinomina i file e le immagini utilizzando le keyword nel titolo, compila il campo del testo alternativo;
utilizza link interni e link esterni utili, coerenti e rilevanti;
inserisci i link su anchor text rilevanti;
fai attenzione alla proporzione tra testo e codice (non sempre un testo da 300 parole è sufficiente a bilanciare questo rapporto).
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Libri sul copywriting
Una volta compreso il compito del copywriter, scoperte le tecniche di scrittura persuasiva, appreso il SEO copywriting e capite le opportunità di lavorare come copywriter, se hai ancora bisogno di ispirazione, di fonti che ti indichino le skill da possedere e come sfruttarle, ti suggeriamo una serie di libri sul copywriting che potranno esserti utili.
Sul mestiere dello scrittore e sullo stile È uno dei saggi del filosofo Arthur Schopenhauer: 156 pagine nelle quali Schopenhauer ci mette in guardia sui malcostumi di coloro i quali si occupano di scrittura. Racconta vizi sempre più diffusi che alimentano un uso sbagliato e nocivo della comunicazione e ci istruisce con argomentazioni garbate ma allo stesso tempo pungenti e metodiche.
Il mestiere del copy. Manuale di scrittura creativa Questo testo è un po’ da considerarsi la pietra miliare sulla quale costruire la figura del copy. Scritto nel 2005 da uno dei più grandi copy italiani, Michelangelo Coviello, dispensa consigli utilissimi su come curare ed allenare lo strumento principale di ogni buona campagna pubblicitaria: l’italiano.
Content Evolution – La nuova era del Marketing digitale Dai colleghi Ninja Francesco Gavatorta ed Alberto Maestri, questo libro focalizza la sua attenzione sulla nuova frontiera del marketing moderno, il content marketing. Un buon copy produce contenuti, testi che abbiano un appeal se usati con destrezza, efficaci se concepiti per il giusto fine e la canalizzazione nei mezzi più adeguati.
Neuromarketing – Attività celebrale e comportamenti d’acquisto Scritto da Martin Lindstrom e tradotto in italiano da V.B Sala, questo testo ci spiega che essere un buon copywriter significa poter produrre un testo accattivante, ma per farlo bisogna comprendere i meccanismi che innescano lo stato di interesse delle persone e nel concreto, capire cosa acquistano e perché lo fanno. L’indagine durata oltre tre anni su 2000 persone da tutto il mondo svela tutti questi piccoli segreti che sono alla base del successo di intere campagne pubblicitarie, spot, slogan simbolici etc. etc.
A lezione dai Mad Men Capire il marketing moderno, anticipare le evoluzioni future, inserirsi in un contesto lavorativo altamente competitivo, tutte cose che richiedono una profonda conoscenza del passato, della storia della pubblicità dagli albori ai giorni nostri. La nostra Adele Savarese ed Emma Gabriele prendono spunto dalla serie di successo Mad Men per accompagnarci in un excursus alle radici dell’advertising attraverso le storie di Don Draper e soci.
Copywriter 101 Ebook scritto dagli autori del blog internazionale Copyblogger, è una vera e propria lezione di copywriting in dieci passi. Un testo veloce di apprendimento, intuitivo, schematico e molto avvincente che ci illustra non solo il corretto modo di svolgere la professione ma tenta di inculcarci quegli elementi volti al marketing non convenzionale moderno.
Create! Progettare idee Contagiose (e rendere il mondo migliore) Un posto speciale lo occupa il sensei Mirko Pallera con il suo testo a cura di Sperling & Kupfer. Non si tratta solo di una formula per fare del marketing virale non convenzionale, si tratta di capire alle radici cosa vuol dire l’essenza di Ninja Marketing.
Formazione: un corso di copywriting per apprendere le nozioni di base
Ora che sai proprio tutto del copywriting e del mestiere di copywriter, forse ti starai domandando quale sia la strada migliore per cominciare. Il suggerimento è quello di partire da un buon corso di formazione, per apprendere le nozioni di base nei diversi ambiti che il copywriting abbraccia.
Ascoltare l’esperienza dei professionisti del settore, conoscere gli strumenti del mestiere per preparare la tua “cassetta degli attrezzi”, leggere casi di studio e imparare dagli esempi è senza dubbio il primo passo mentre inizi a lanciarti nelle tue sperimentazioni personali, per esercitarti nella creazione costante di testi coinvolgenti e persuasivi.
Ninja Academy, ad esempio, ti propone una serie di corsi online che possono fornirti eccellenti fondamenta per la costruzione del tuo futuro professionale.
Infine, per raggiungere un livello di preparazione avanzato, potrai seguire l’Executive Master in Web Content Marketing, per scoprire come progettare contenuti di successo per i canali digital e social.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/Depositphotos_74411323_s-20151.jpg333500Fabio CasciabancaFabio Casciabanca2017-06-02 10:19:392023-05-17 12:55:38Copywriting: il lavoro del copywriter. Cos'è, come e dove si impara
Cosa potremmo fare concretamente per aiutare tutte quelle persone che giungono in Europa, dopo 1000 difficoltà, con la speranza di ottenne una nuova vita? Una nuova occasione? Forse ci siamo posti tutti questa domanda e sono certo che molti non hanno trovato una giusta risposta. Molti ma non tutti.
Shelley Taylor un esperto di tecnologia che aiutò innumerevoli aziende oggi divenute leader nel settore ha offerto una valida risposta, che negli anni oltre a rivoluzionare il sistema umanitario internazionale, ha donato una speranza reale a tutti coloro che sbarcano nel vecchio continente per un’ultima possibilità.
Ciò che ha fatto Taylor è molto semplice, ma come spesso accade sono le cose più semplici a soddisfare le esigenze di un momento, a risolvere ciò che tutti definiremmo come irrisolvibile. La risposta di questo ‘veterano della Silicon Valley’ si concretizzata nell’ideazione di un’app pensata appositamente per i rifugiati.
Suona strano vero? Un’app per aiutare i migranti appena sbarcati in Europa. L’idea nasce dopo aver interrogato le più grandi agenzie umanitarie del pianeta che dopo aver presentato questa nuovo progetto si sono mostrate entusiaste e compiacenti dell’intera iniziativa. Così nasce Refugee Aid, l’app che ad oggi è ampiamente utilizzata da migranti e dai servizi umanitari di tutto il mondo.
Refugee Aid App: le caratteristiche principali del progetto
Refugee Aid App si tratta di una vera e propria guida che offre ai migranti ed a tutti gli addetti ai lavori, una mappa di tutti i servizi realizzati dalle numerose associazioni umanitarie attive sul territorio europeo. Servizi che potrebbero salvare vite umane ed ‘allietare’ le sofferenze di migliaia di persone.
Una struttura molto semplice dell’applicazione unita ad un’user experience altrettanto intuiva, consente da un lato un’utilizzo immediato e chiaro di tutti i servizi proposti dall’applicazione e nello stesso tempo consente alle organizzazioni di soccorso di potersi coordinare e tenere traccia dei servizi che in tempo reale vengono offerti ad migranti e rifugiati.
Ma oltre ad un palese miglioramento nell’organizzazione dell’intera macchina umanitaria, Refugee Aid App pone un cambiamento significativo nella rapporto che sin ora è corso tra il migrante e le associazioni. L’applicazione pone le basi per una relazione basata sulla fiducia e non più sulla diffidenza e sulla paura, due elementi che determinavano notevolmente la percezione degli aiuti da parte dei flussi migratori che giungevano in Europa provati da torture e malvagità.
Il progetto di questa rivoluzionaria applicazione è stato lanciato ufficialmente nel 2016 in Italia e nel Regno Unito e ad oggi i paesi che hanno accolto l’iniziativa sono ben 14 tra i quali Francia, Grecia, Turchia, Malta, Germania e sempre più paese sembrano appoggiare l’iniziativa. In più proprio in questi mesi lo stesso Shelley Taylor sta pensato di integrare nell’applicazione un ‘passaporto medico’. Si tratta di poter creare un personale liberato sanitario digitale evitando la perdita di importanti documenti durante il tragitto e gli spostamenti dei flussi migratori.
L’inizio di un aiuto concreto
Shelley Taylor ha dichiarato, subito dopo il lancio ufficiale di RefAid App che il progetto è stato sviluppato in un weekend. Incredibile vero? Sono bastati due o al massimo tre giorni per rivoluzionare l’intera organizzazione delle associazioni umanitarie internazionali. Un progetto che ha palesato da un lato l’arretratezza di un sistema inadatto e dall’altro l’esigenza delle organizzazioni di soccorso di cominciare e coordinarsi per offrire un aiuto notevolmente più utile e concreto a miglia di persone che fuggono da guerre e malvagità.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/refugee-app.jpg293600Luca CannarozzoLuca Cannarozzo2017-06-01 18:09:102017-06-01 18:09:10Refugee Aid App: nuove speranze all’interno di un’app
Ieri pomeriggio a Milano, in occasione del suo primo viaggio ufficiale in Italia, il co-fondatore e CTO di Instagram Mike Krieger ha annunciato il lancio dell’iniziativa #GenInstaTakeover.
#GenInstaTakeover è un’iniziativa di Instagram che vuole accendere i riflettori sui membri più giovani, interessanti e positivi della community, che in Italia ha recentemente raggiunto 14 milioni di utenti attivi ogni mese.
Mike Krieger ha commentato: “Spesso i più giovani vengono criticati per le loro abitudini online, ma su Instagram li abbiamo visti utilizzare i social media in tanti modi positivi. Ad esempio esponendosi su cause che contano per loro, avviando un proprio business, dando supporto ai loro coetanei in difficoltà. I social media sono diventati uno spazio importante per i teenager per comunicare ed esprimere se stessi.”
Tra i giovani instagramer coinvolti nell’iniziativa troviamo: il calciatore freestyler @davfastfoot, i giovani fotografi @imedoardomei, @photographyanais e@giovanni_genzini e la yogi @micoldelloro. #GenInstaTakeover unirà giovani instagrammer italiani con brand, ONG, media, dando loro accesso e controllo degli account Instagram dei partner, così da offrire il loro punto di vista unico sul mondo.
Tra i primi partner ad aderire all’iniziativa vi sono il Ministero della Cultura e del Turismo, AC Milan, Mediaset, Inter FC, Telefono Azzurro, e Fonzies.
I take over degli account di questi partner avverranno nel corso delle prossime settimane, e sarà possibile seguirli tramite l’hashtag #GenInstaTakeover.
Mike Krieger ha anche annunciato che la community di Instagram in Italia ha raggiunto 14 milioni di persone.
Nel mondo, sono oltre 700 milioni gli utenti attivi mensilmente su Instagram, l’80% dei quali vive al di fuori degli Stati Uniti. La community di Instagram dimostra un fortissimo engagement, e sono 400 milioni le persone che si connettono alla piattaforma ogni giorno.
L’annuncio di 14 milioni di utenti italiani sulla piattaforma rappresenta un’ulteriore opportunità per i molti inserzionisti di Instagram nel nostro Paese. Dal lancio dell’adv su Instagram in Italia a settembre 2015, infatti, un numero sempre maggiore di brand ha utilizzato la piattaforma per condividere le proprie campagne creative, tra cui Audi Italia, Carrera, Chupa Chups, Ford Italia, illycaffè, Mercedes-Benz Italia, Samsung Italia, Toyota Italia, Warner Bros. Entertainment Italia e Yoox.com.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/Image-uploaded-from-iOS-7.jpg6091500Company NewsCompany News2017-06-01 17:42:532017-06-04 09:38:55Instagram lancia #GenInstaTakeover, per unire giovani instagramer con brand, media e istituzioni
Il tema della bellezza è un argomento di cui si parla da sempre: tra amici, in famiglia, il confronto è dettato dalla voglia di ricevere un consiglio, un’opinione. Oggi l’argomento bellezza vede allargarsi i suoi confini: grazie allo smartphone è possibile esprimersi e confrontarsi con un pubblico sempre più vasto.
Una volta il processo d’acquisto dei servizi e dei prodotti del mondo beauty era molto più lineare, ora con l’intrecciarsi del mondo offline con quello online, diventa più complesso e individuale.
In Germania, Francia, Regno Unito ed Emirati Arabi, negli ultimi 12 mesi le conversazioni intorno al tema bellezza, fatte da donne su Facebook e su Instagram sono decisamente aumentate. Basti pensare che l’utilizzo del termine “beauty” su Facebook ha avuto un incremento del 18%, così come le conversazioni riguardanti il make up sono cresciute del 20%.
Un post condiviso da Kylie (@kyliejenner) in data:
Per comprendere meglio il settore bellezza in relazione al comportamento e alle conversazioni degli utenti sui social, vediamo un’analisi dettagliata condotta da GfK e resa nota da Facebook IQ. La ricerca è stata effettuata analizzando i dati Facebook e Instagram di 3.648 beauty shoppers francesi, tedesche, inglesi e arabe. I social network rappresentano una grande opportunità per i brand che operano nel settore beauty, creano un punto di contatto diretto con gli utenti, e offrono diverse opportunità di coinvolgimento in tutto il percorso d’acquisto, inoltre se saputi sfruttare possono influenzare le scelte, diventando una fonte d’ispirazione per i potenziali clienti. Nel viaggio che il consumatore compie prima di effettuare un acquisto, i canali offline come i negozi fisici, ricoprono di certo un ruolo importante, ma non bisogna considerare da meno Facebook e Instagram. Più di tre quarti degli utenti presi in esame, hanno ammesso di essere stati tentati e incuriositi da un prodotto che non avevano intenzione di comprare.
Gli acquisti dei prodotti di bellezza diventano mobile
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Attraverso lo smartphone i consumatori dei prodotti di bellezza possono accedere ad un mondo di informazioni su misura, il tutto in modo semplice e veloce. I dati parlano chiaro: sei su dieci acquirenti intervistati concordano di non poter vivere senza il loro smartphone, e il 45% sostiene che il proprio dispositivo mobile che sia uno smartphone o un tablet sta rapidamente diventando il loro principale strumento d’ acquisto, percentuale ancora più elevata per Millennials che è pari al 55%.
Selfie e bava di lumaca protagonisti delle conversazioni social
Esplorando le conversazioni legate al tema bellezza su Facebook, si è notato un cambio di atteggiamento delle persone nei confronti dell’argomento. Ad esempio da novembre 2015 a novembre 2016, le menzioni relative alla bellezza e ai prodotti naturali sono aumentate del 38%, sempre nello stesso periodo le conversazioni legate ai prodotti “a base di bava di lumaca” (già, informatevi: esistono e sono molto di moda!) sono cresciute del 53%. Su Instagram, vediamo che il nostro amore per la fotocamera non sta svanendo: i selfie mantengono la loro popolarità in modo particolare tra i giovani che risultano essere molto attivi sulla piattaforma.
Il digitale può trasformare i clienti in acquirenti
Le persone che parlano di bellezza online dove effettuano poi gli acquisti? Lo studio di GfK mostra che il 68% delle persone acquista in negozio, mentre il mondo online resta una valida fonte d’ispirazione e di ricerca di informazioni sul prodotto. Il 72% dei clienti che hanno acquistato prodotti di bellezza sono stati influenzati dal canale digitale. Un altro dato importate riguarda l’età d’acquisto, dal sondaggio è emerso che i giovani sono più tendenti all’acquisto di prodotti di bellezza rispetto agli anziani, dai 18 ai 24 anni acquistano in media 12 prodotti in tre mesi, a differenza dei nove prodotti comprati trimestralmente dagli over 55.
Le donne appartenenti alle generazione dei millenial utilizzano molto Instagram quando sono alla ricerca d’ispirazione, nello specifico il 37% al di sotto dei 34 anni afferma di utilizzare il social dedicato alla fotografia quando è alla ricerca di un make up da imitare o per restare aggiornato sulle ultime tendenze, a differenza del 25% delle donne di età superiore ai 35 anni. Anche i video di bellezza hanno una presa maggiore sui giovani, il 24% delle persone tra i 18 e i 34 guarda i video per lasciarsi ispirare, rispetto al 16% di quelli di età compresa tra i 35 e i 64 anni.
Un post condiviso da Sephora Italia (@sephoraitalia) in data:
Il mobile ha dato vita ad un modo completamente nuovo di esprimersi, è un mezzo che ci offre un nuovo linguaggio fatto di emojis, foto, video, storie, gif, selfie, adesivi e altro ancora. Le aziende devono dunque pensare mobile first e studiare una strategia adeguata per distinguersi e coinvolgere gli utenti. Considerando che tre quarti delle persone intervistate ha ammesso di essere stata tentata da un prodotto visto online che non avevano nessuna intenzione di comprare, ispirare e attrarre deve essere una delle priorità per le aziende beauty.
Inoltre per essere competitivi i brand devono capire ed essere presenti con contenuti originali li dove i consumatori stanno spendendo il loro tempo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/Depositphotos_150017608_m-2015.jpg6771000Alessandra GallucciAlessandra Gallucci2017-06-01 17:38:192017-06-01 17:38:19Selfie e bava di lumaca: i trend social del mondo Beauty
Il Growth Hacking è una disciplina che si pone come obiettivo quello di far crescere il business nel tempo mantenendo un ROI positivo.
Per implementare questo processo di crescita e migliorare le prestazioni dei nostri investimenti online è necessario mappare in modo preliminare lo stato dell’azienda, o dello specifico prodotto, determinare quali sono gli obiettivi e sviluppare una strategia di marketing.
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https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/Depositphotos_125349340_s-2015.jpg351500Roberta LeoneRoberta Leone2017-06-01 17:30:472017-06-08 10:32:31Growth Marketing e Performance ROI: come mantenere una crescita positiva e sostenibile per il tuo business
Turismo esperienziale e marketing turistico sono ormai argomenti conosciuti e largamente dibattuti. I meccanismi di valorizzazione di un territorio e delle sue bellezze artistiche e culturali hanno seguito ultimamente un percorso di crescita, tale da rientrare ormai a pieno titolo nelle logiche del marketing e della comunicazione digitale.
Solo fino a pochi anni fa, però, non era così. Chi ha un po’ di confidenza con le dinamiche del web e dei processi digitali sa che lo sviluppo del settore viaggia a velocità pazzesche rispetto ai ritmi di qualunque altra area. Il settore turistico tra l’altro, solo recentemente ha innovato i suoi linguaggi. Facciamo quindi un piccolo salto nel passato, per raccontarvi una bella storia di successo.
Dalla social innovation al digital storytelling
Nel 2012 il MIUR pubblica il bando “Smart City and communities – Social Innovation”, un progetto che, con sguardo rivolto al futuro, punta alla creazione di “città intelligenti”. Tra i vari ambiti di intervento, c’è la ricerca di soluzioni innovative per la fruizione dei percorsi turistici e culturali. Insieme a Viralbeat, una cordata di altri partner, come Fondazione Ahref, che si sarebbe occupata del Netizenlab (un laboratorio di citizenJournalism), la cooperativa “La Paranza”, che ancora oggi gestisce le Catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso, cimiteri sotterranei di epoca paleocristiana, tra i luoghi più suggestivi della città di Napoli, che aveva ben più di noi il polso del contesto sociale.
Nasce così una sfida ambiziosa: Sanità A.ppI.L., un progetto sperimentale che avrà come ambito di intervento, il quartiere Sanità di Napoli.
La Sanità è una delle zone più “difficili” del capoluogo partenopeo, nonostante le sue strade siano custodi di un patrimonio archeologico e monumentale che ha pochi eguali. L’obiettivo è generare un percorso di rebranding del quartiere e delle sue bellezze artistiche: un circuito virtuoso che innestando meccanismi di innovazione sociale, attraverso le potenzialità offerte dai canali digitali, si trasformi in volano di sviluppo socio-economico sul territorio.
Sul web prende vita così il “Progetto Rione”, in cui Viralbeat si è occupata della social media strategy, delle digital PR, dell’analisi netnografica della reputation del Rione Sanità, e del Termometro delle Emozioni, un tool di monitoring delle opinioni degli utenti su Twitter, che tenga traccia del suo sentiment in tempo reale.
In questo ambizioso progetto di social innovation, si può ben capire l’importanza assunta dalla comunicazione, che inevitabilmente ha dovuto avvalersi di un approccio diverso, focalizzato sulla dimensione online, per garantire una forte eco mediale. Avevamo la necessità di offrire un’immagine nuova del quartiere, che scavalcasse il racconto stereotipato dei media classici.
Nasce così da Viralbeat l’idea di creare un Blogger Tour, all’interno delle Catacombe di San Gennaro e di coinvolgere diversi influencer del mondo Travel, Lifestyle, Cultura, Informazione/Eventi Napoli, per far vivere loro un’esperienza unica, coinvolgendo blogger provenienti da tutta Italia.
L’occasione fu l’anteprima assoluta allo spettacolo multimediale “Le luci di dentro”, ambientato proprio nelle Catacombe di San Gennaro.
#LeLuciDiDentro: il Rione Sanità diventa Smart
#LeLuciDiDentro è stato uno dei momenti più riusciti del progetto Rione. Il meccanismo esperienziale di un evento è sempre molto utile in una strategia di diffusione e branding: favorisce lo sviluppo di racconti, secondo gli schemi narrativi propri del singolo interprete, che si caricano più facilmente di significati personali aiutando la memorabilità e la riconoscibilità verso i pubblici di riferimento.
Agli influencer fu così comunicata la mission del progetto e i dettagli delle azioni di riqualificazione messi in campo. L’evento fu la miccia per generare passaparola online su questi temi importanti, quanto poco discussi. Alcuni numeri: oltre 400 contenuti ottenuti mediante le attività di social media management e Digital Pr, per un totale di oltre 8.000 interazioni sui canali social e sui post blog.
Dopo l’anteprima, sold out dopo sold out, l’evento fu riproposto per ben 60 appuntamenti con 120 turni di visita e oltre 4.000 visitatori.
L’integrazione tra la dimensione off line e quella online oggi è diventata un modello di valorizzazione di un brand (e nel nostro caso di un territorio).
Grazie al web dopo anni di cronache nere, il Rione Sanità muove i suoi primi passi come driver turistico, facendo finalmente scoprire al grande pubblico una realtà ben più affascinante.
La reputazione di una destinazione turistica o di un territorio è fondamentale per la scelta di un viaggiatore che sta per scegliere la sua meta. In un mercato turistico dove le persone utilizzano sempre più internet per raccogliere quante più informazioni possibili, la reputazione ovviamente diventa fondamentale. Basti pensare che un turista legge una media di 6-7 recensioni prima di prenotare, spendendo mediamente 30 minuti, anche se il 10% arriva anche a più di un’ora (Tnooz, 2015).
A che punto siamo?
A distanza di circa 5 anni si sono realizzati gli obiettivi sul territorio partenopeo? A giudicare dall’attenzione mediatica ricevuta e dalla nuova vita del quartiere, sembra che la semina iniziata anni fa abbia dato buoni frutti. Basti pensare ad eventi importanti, come il Festival Sky Arte, laddove l’emittente satellitare ha scelto di avere uno dei suoi palchi principali proprio nel Rione Sanità.
Abbiamo colto l’occasione per chiederlo a Vincenzo Porzio, coordinatore della cooperativa “La Paranza”, che continua a promuovere iniziative all’interno delle Catacombe di Napoli, che quest’anno hanno registrato un boom di visite con oltre 100mila ingressi e si sono anche aggiudicati l’ambito “Premio nazionale Riccardo Francovich”: il riconoscimento, istituito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) viene conferito a chi rappresenta un caso di best practices di allestimento museografico e attività didattico-comunicative, oltre che di qualità scientifica ed efficacia della comunicazione verso un pubblico di non specialisti.
Il “Premio nazionale Riccardo Francovich 2017”: un grande riconoscimento ottenuto anche grazie a tantissimi voti online. Le Catacombe di San Gennaro sono ormai una realtà affermata anche sul web. Spiegaci meglio com’è andata.
Il premio Francovich è stato un riconoscimento molto prestigioso per le Catacombe di Napoli. Il premio è stato istituito nel 2013 dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI), conferito a chi rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti. A partire dallo scorso anno, alla votazione dei soci della SAMI, si è aggiunto anche il voto pubblico dei non soci, attraverso il Web, in modo da allargare il più possibile la partecipazione e mobilitare, in tal modo anche sensibilizzandoli, i cittadini italiani e in particolare le comunità locali più direttamente coinvolte. La nostra azione per l’aggiudicazione del premio è stata mirata sui social media e su quelli tradizionali, facendo un lavoro di promozione del Premio e quindi promuovendo la nostra candidatura. In questo siamo stati molto agevolati dal gran numero di follower e amici che ci seguono. Inoltre, il passaparola e l’invito fatto agli amici veicolato attraverso messaggi mediante WhatsApp, ci ha sicuramente permesso di diffondere rapidamente e in modo efficace la nostra candidatura.»
Da sempre siete impegnati sul territorio napoletano con l’obiettivo di riqualificarlo. Raccontaci la storia delle Catacombe e del Rione Sanità, e come nasce la collaborazione tra il sito archeologico e la Cooperativa La Paranza.
«In realtà non è una collaborazione. La Paranza nasce nel 2006 da un gruppetto di giovani del Rione, che dopo un percorso di volontariato mirato alla promozione delle catacombe di San Gaudioso e della Basilica di Santa Maria della Sanità, prende coscienza dell’enorme potenzialità inespressa del quartiere e decide di costituirsi in cooperativa. Grazie ad un lavoro costante, all’incoraggiamento e al sostegno di don Antonio Loffredo, parroco del Rione, ma soprattutto all’amore che nutriamo per il nostro quartiere, nel 2008 vinciamo il primo bando storico-artistico di Fondazione CON IL SUD che ci permise di iniziare anche la gestione delle catacombe di San Gennaro. Quindi, la cooperativa nasce dal Rione, da giovani del Rione e per migliorare il Rione, è stato un processo partito dal basso».
Avete capito da subito che la comunicazione sui social media poteva essere uno strumento molto importante nelle vostre attività. Il marketing digitale è diventata una leva importante per la promozione turistica del sito delle Catacombe e dell’intero quartiere Sanità. Come avete acquisito questa consapevolezza? Da quale esigenza siete partiti? È stato difficile far digerire a istituzioni come la Curia o gli operatori turistici tradizionali il vostro nuovo approccio alla comunicazione?
«Il web è una miniera inesauribile e gli strumenti che offre sono molteplici. Naturalmente ci siamo guardati attorno e abbiamo deciso di puntare sui social media come strumento principale della nostra promozione. A orientare le nostre scelte comunicative sono state anche le analisi sul target di turisti che visitano le catacombe. All’arrivo in biglietteria, infatti, somministriamo un breve questionario ai visitatori per studiare i flussi turistici che arrivano da noi. Cerchiamo di non lasciare nulla al caso e di andare a cercare i prossimi potenziali turisti direttamente utilizzando gli strumenti che ci offre il web. Di pari passo abbiamo anche deciso di puntare su strumenti più tradizionali come attività di ufficio stampa o promozione cartacea. Facebook e soprattutto gli eventi creati con la nostra pagina ufficiale, sono una fetta importante della strategia di promozione degli eventi “straordinari” che programmiamo durante l’anno come ad esempio le AperiVisite».
Quali risultati avete ottenuto?
«Il nostro sito internet è sempre stato un punto di riferimento per i nostri visitatori. Un cambio di passo c’è stato sicuramente quando abbiamo deciso di effettuare un restyling completo. Chiediamo ai nostri visitatori di lasciare una recensione nelle varie community e sui social network che si occupano di viaggi e itinerari turistici e religiosi. Quello che fa la differenza, nel nostro caso, è l’enorme passione che mettiamo nel nostro lavoro, più che un passaggio di informazioni da noi al visitatore è il tentativo di condividere certe esperienze e certe emozioni che solo chi vive quotidianamente certi luoghi può trasmettere. Inoltre il restyling del sito, ci ha immediatamente permesso di raddoppiare il numero dei partecipanti al percorso ‘Il Miglio Sacro’. I numeri di questo approccio innovativo parlano chiaro nel 2006 le Catacombe di San Gennaro davano lavoro a 5 persone e facevano 5.160 ingressi all’anno. I dati dell’anno scorso parlano di 21 occupati e oltre 80.000 ingressi».
Una delle iniziative più riuscite di quel progetto è l’evento “Le Luci di Dentro”, che con un approccio innovativo e una strategia di comunicazione tutta digital, trasforma un sito archeologico in una suggestiva location per eventi, aprendo la strada a un format che ha poi negli ultimi tempi avuto tantissimo successo, come soluzione di marketing turistico. Quali risultati avete avuto?
«Il progetto è stato parte di un processo di valorizzazione delle risorse storico-artistiche del Rione Sanità avviato nel 2006. Prima di lanciare “Le Luci di Dentro” avevamo già sperimentato la formula dell’evento serale straordinario con diversi format. Tutti gli eventi serali che abbiamo programmato sono stati un successo confermando che questa tipologia di prodotto culturale doveva essere stabilmente presente nella nostra offerta. Così abbiamo colto l’occasione del progetto Sanità A.ppI.L. per creare un nuovo prodotto di visita/fruizione innovativo delle Catacombe di San Gennaro basato su un percorso esperienziale. Il tutto si è concretizzato nel percorso multimediale con tecnologia mapping denominato ‘Le Luci di Dentro’».
Un evento interessante, una strategia di comunicazione, ideata da Viralbeat con live posting e live twitting sui social media, un blogger tour di due giorni che dopo le Catacombe, si allarga all’intero quartiere Sanità. Quanto è stato utile avere un’eco mediatica così rilevante?
«L’attività del blog tour è stata l’azione che ha dato un riscontro immediato, favorendo la conoscenza dell’evento ai target specifici. Inoltre, avendo lasciato una traccia indelebile nel web, ancora oggi ci dà riscontri positivi e aiuta il nostro posizionamento. L’attività di live posting e live twitting per Viralbeat è stata straordinaria e ordinaria amministrazione che ha favorito il passaparola, che per noi resta sempre il principale strumento di promozione delle nostre attività».
Un altro contributo innovativo di quel progetto è stato il “Termometro delle Emozioni”, punta d’iceberg di un lavoro più ampio di analisi netnografica sulle conversazioni degli utenti, attraverso il quale si è riusciti a monitorare la percezione del quartiere Sanità nel web. Rispetto ad allora pensi che qualcosa sia cambiato nella percezione generale del tuo territorio? La vetrina del web, e tutti i nuovi strumenti digitali vi sta aiutando in qualche modo?
«Se mi assento per due giorni, al mio ritorno mi ci vuole un giorno per aggiornarmi su tutto quello che è successo, quindi si, tanto sta cambiando e in meglio. Prima se dicevi “Rione Sanità” dicevi “camorra” oggi invece rione Sanità significa anche Bellezza, comunità e voglia di riscatto di un intero territorio. Questo è confermato dai tanti riscontri positivi che riceviamo da ogni parte d’Italia e del mondo, dalla modalità di racconto dei mass-media che finalmente oltre il nero hanno aggiunto anche altri colori alla tavolozza usata per dipingere il rione Sanità. I riconoscimenti ufficiali e l’esponenziale aumento dei visitatori nel quartiere confermano la strada intrapresa. Inoltre l’UNESCO e tanti altri stimati amici e conoscenti ci definiscono una best practices da replicare anche altrove. La capacità di raccontare questo processo di cambiamento attraverso i nuovi strumenti digitali è vitale per il futuro delle nostre attività.»
Strumenti digitali al servizio di progetti innovativi offrono nuove opportunità di crescita e di sviluppo per una città, per il suo mercato turistico e per la reputazione delle destinazioni, dei servizi e dei brand.
Come possono le Digital PR o i social media supportare la comunicazione di una iniziativa e di un evento?
Ve ne parliamo sul nostro blog dove vi sveliamo le best practices che consentono di gestire un evento con i giusti strumenti digitali e come può avvenire l’integrazione della dimensione online e quella offline nella comunicazione e per garantire la viralità di un evento, riportandovi alcune case history di successo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/rione_sanita_viralbeat.jpg7091232Andrea VecchioneAndrea Vecchione2017-06-01 16:23:432017-06-06 17:15:47Progetto Rione: il marketing turistico incontra la social innovation
Qualche anno fa Millionaire l’aveva definito l’anti-Facebook. Oggi, probabilmente, Quora punta a diventare più che altro l’anti-You Tube: la nota piattaforma di domande e risposte user-generated sta infatti pensando all’introduzione del formato video. Un numero limitato di utenti ha iniziato a testare l’upload di video registrati su iOS e Android, e presto la feature sarà disponibile per tutti.
Che cos’è Quora?
Quora è una sorta di enciclopedia digitale, in formato domande e risposte, i cui contenuti sono interamente generati dagli utenti (190 milioni al mese in tutto il mondo, per l’esattezza). Una via di mezzo tra Wikipedia e un social network, un’evoluzione di Yahoo Answers e Google Answers – i servizi analoghi, pionieri del formato domande-risposte sul web – che alla lunga hanno avuto decisamente meno fortuna.
Ma perché ha così successo? Fondato nel 2009 da due ex dipendenti di Facebook (da qui forse l’azzardato paragone?), Quora si caratterizza per la qualità delle risposte e per la possibilità di visionare i profili degli utenti che rispondono, valutarli (con gli upvote/downvote) e commentare le loro risposte.
Nel mare magnum del web – e nella giungla di disinformazione in cui troppo spesso ci imbattiamo – poter beneficiare di risposte autorevoli è ciò che sicuramente fa la differenza. Basti pensare che, tra i “risponditori noti” di Quora, ci sono anche Barack Obama, il fondatore di Wikipedia e il CEO di Google, giusto per rendere l’idea.
Perché i video?
Il 2016 è stato l’anno dei video. Il 2017 è l’anno… dei video ovunque.
Mentre tutti i principali social media stanno convergendo sempre di più verso questo tipo di contenuti multimediali, anche i servizi dedicati tradizionalmente ad altro stanno intraprendendo questa stessa strada. E fanno bene.
Nel caso di Quora, poi, il passaggio risulta particolarmente naturale e sensato: in molti casi, i video si prestano molto meglio delle parole per mostrare come si fa qualcosa. How-to e tutorial sono l’esempio perfetto.
Ed è proprio qui che Quora potrebbe entrare in seria competizione con YouTube, finora la piattaforma privilegiata per questo tipo di contenuti. Ciò che potrebbe garantirle una posizione di vantaggio, nel lungo periodo, è il diverso criterio con cui gli utenti possono accedere ai contenuti che cercano: su YouTube sono le logiche della SEO e della popolarità a dominare, mentre su Quora il discorso è ben differente.
Entrano in gioco algoritmi che tendono a creare il giusto matchfra domanda e risposta sulla base della rilevanza e coerenza tra le due, e tenendo conto anche di chi è la persona migliore per rispondere a una determinata domanda.
Come dichiara Tommy McWilliam, Head of Mobile di Quora:“Proprio come con le risposte testuali, le persone potranno votare i video per indicare quanto sono stati utili per una specifica domanda”.
Finora questa è stata la ricetta fortunata di Quora. Se la promessa sarà mantenuta anche con i video – e per il momento non sembrano esserci ragioni valide per cambiare direzione – ci sono buone probabilità che il nuovo formato dia una notevole impennata alla piattaforma in termini di utenti ed engagement.
Pensando poi ad un’eventuale introduzione di ads post-roll – come prospetta TechCrunch – questa scelta sembra ancora più sensata, visto che potrebbe finalmente rappresentare un modo sicuro per capitalizzare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/Quora_logo.svg_.png5461280Alexia GattolinAlexia Gattolin2017-06-01 14:25:082017-06-01 14:16:17Quora introduce i video. Sarà lotta con YouTube?
Enzo Baldoni era un pubblicitario e giornalista. La sua attività però spaziava da quella di copywriter (lavoro che svolse tra l’altro per brand come McDonald’s, Bic e Gillette), a quella di insegnante presso l’Accademia di Comunicazione di Milano, all’impegno presso l’Art Directors Club Italiano, senza tralasciare anche il volontariato.
Appassionato di fumetti, di cui era traduttore oltre che accanito lettore, la sua seconda passione erano i giovani, a cui ogni venerdì pomeriggio dedicava le sue ore, per rivedere i lavori di tanti aspiranti pubblicitari e consigliarli.
L’ADCI e il Grande Venerdì di Enzo
Ogni anno l’Art Directors Club Italiano, riprende la consuetudine di Enzo Baldoni di ricevere i giovani creativi, per ricordare la figura di questo professionista e grande uomo (rimasto ucciso nel 2004 in Iraq), mantenendo così un legame stretto anche con i giovani pubblicitari.
Il 9 giugno, l’appuntamento con il Grande Venerdì di Enzo sarà a Milano, Bologna, Roma e Napoli, un evento ancora più grande grazie all’aiuto dei Local Ambassador ADCI, che coordineranno l’iniziativa per permettere ai giovani creativi di incontrarei direttori creativi di alcune delle migliori agenzie italiane.
L’obiettivo è come sempre duplice: onorare la memoria di Enzo Baldoni e permettere alle nuove leve di mostrare il portfolio a professionisti di grande esperienza per ricevere consigli preziosi.
Lo spirito è quello del “da cosa nasce cosa”: i direttori creativi sono sempre in cerca di nuovi talenti da aggiungere alla propria squadra e non c’è migliore occasione per mettere in mostra il proprio talento.
Partecipa al Grande Venerdì di Enzo il 9 giugno a Milano, Bologna, Roma e Napoli!
Nei prossimi giorni sarà disponibile la lista di tutti i direttori creativi che parteciperanno al Grande Venerdì di Enzo in ogni città e i dettagli su location e orario.
Ti consigliamo di iniziare a prenotare il tuo biglietto gratuito, però, perché i posti sono limitati.
> Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Milano.
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Iscriviti, affina il tuo portfolio e rendilo a prova di bomba. I direttori creativi italiani saranno a tua disposizione!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/gvde.png5711199Daria D'AcquistoDaria D'Acquisto2017-06-01 13:38:322017-06-04 09:40:02Il Grande Venerdì di Enzo torna il 9 giugno
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