Social media e food delivery: il cibo si ordina su Facebook

In un paese dove il cibo è una religione, negli ultimi anni anche in Italia abbiamo assistito ad un vero e proprio boom del food delivery. Dal junk food ai menù stellati, ormai soprattutto nelle grandi città ma non solo, è possibile ordinare comodamente da una tastiera o da uno smartphone i piatti che più si desiderano e gustarli direttamente a casa.

Da Foodora a Foodinho, fino ad arrivare a Deliveroo e Just Eat, secondo una ricerca pubblicata da Tech Crunch, l’indotto del mercato del food delivery si aggirerebbe attorno ai 70 miliardi di dollari, di cui circa 9 generati direttamente dalle piattaforme online.

Un settore in rapida espansione che ha i suoi punti di forza nella velocità di consegna, solitamente entro i 30 minuti, nella facilità di pagamento, che avviene online attraverso carta di credito e paypal, e nella geolocalizzazione, che permette agli utenti di verificare le migliori proposte food della zona e di controllare in tempo reale la consegna dell’ordine.

Food delivery, social media e chatbot

In questi ultimi mesi il food delivery, pare aver iniziato un cambiamento inesorabile, che passa attraverso i social media.

Con l’introduzione e l’evoluzione dei chatbot, software in grado di simulare una conversazione intelligente con gli esseri umani e l’annuncio di Order to Food di Facebook, che dà la possibilità di ordinare cibo take away direttamente dalla piattaforma, il settore ha iniziato un inesorabile cambiamento.

Già dallo scorso anno negli Stati Uniti diverse catene di food hanno iniziato ad introdurre la possibilità di ordinare attraverso i chatbot Facebook. Non più semplici risposte automatiche, ma applicazioni intelligenti capaci di rispondere a conversazioni articolate e ordini ben precisi.

Pizza Hut, Domino’s Pizza e Burger King, hanno già da più di un anno integrato nelle loro pagine Facebook chatbot in grado di conversare, proporre i piatti del menù ed organizzare la spedizione e il pagamento senza abbandonare Facebook Messenger.

Food delivery e chatbot

Un servizio che và ben oltre i classici food delivery, in cui il processo di ordine, pagamento e consegna, inizia e termina su Facebook, senza la necessità di utilizzare app esterne o web site. Chatbot che sono perfettamente integrati con piattaforme di eCommerce già esistenti e che consentono di memorizzare gli ordini preferiti in modo da rendere il processo d’acquisto sempre più immediato e veloce.

Alfonsino: dalla chat di Facebook a casa tua

Anche in Italia abbiamo il primo caso di food delivery attraverso Facebook Messenger.

Alfonsino è la prima startup italiana che permette di ordinare attraverso un assistente virtuale personale e veloce il cibo da tantissimi ristoranti e non solo, della città di Caserta, attraverso due chiacchiere su Facebook.

Non ha bisogno di app e non richiede di effettuare ordini sul web site, permettendo di avere un servizio ancora più veloce e istantaneo.

Food Chatbot

Una startup nata e cresciuta nel cuore di Caserta, che ha sfruttato appieno tutte le possibilità offerte da Facebook dopo l’apertura all’utilizzo di chatbot nel servizio di messaggistica.

L’obiettivo dei suoi fondatori è quello di diffondersi nelle small cities, considerate come veri e propri motori di crescita economici e finanziari e perfetti per offrire un servizio di alta qualità.

Il bot di Alfonsino è accessibile direttamente dalla pagina Facebook  dalla sezione “invia un messaggio”. Una volta iniziata la conversazione, Alfonsino offre una vastissima gamma di categorie di cibo e di locali differenti: dai gelati, alla pasta, per arrivare a pizza, dolci, toast e alla spesa a domicilio selezionando i prodotti disponibili nella dispensa.

Per ogni ristorante o locale da cui approvvigionarsi Alfonsino dà l’opportunità di consultare gli orari di apertura, vedere il menù completo e iniziare ad ordinare. Non ci sono limiti di ordine ed è possibile ordinare anche solo un piatto di pasta, una pizza o un panino.

Chatbot food delivery Facebook

Semplicità, velocità e immediata gratificazione sono i suoi punti di forza a cui si aggiungono una accurata selezione all’ingresso delle attività ristorative che fanno parte del network e una scrupolosa politica verso il pagamento dei driver, vero motore del funzionamento di Alfonsino.

In un mercato saturo e in continua evoluzione, la rivoluzione è appena iniziata. Chi riuscirà a cogliere tutte le nuove opportunità?

Trasformative Appetite, la pasta del MIT cambia forma in pentola

Il Mit Media Lab, insieme al gruppo Tangible Media, ha sviluppato il progetto Transformative Appetite, mettendo a punto una serie di cibi che cambiano forma quando vengono a contatto con l’acqua al momento della cottura.

Trasformative Appetite, la pasta del MIT cambia forma in pentola

Per fare questo hanno creato delle pellicole bidimensionali partendo da materiali commestibili – amidi, proteine e cellulosa – e hanno fatto in modo che queste potessero assumere forme tridimensionali definite dal team di progettazione una volta a contatto con l’acqua bollente. La trasformazione, in particolare, consiste in una piegatura da 2D a 3D e avviene attraverso un avvolgimento indotto dall’idratazione, una auto-frammentazione indotta dalla temperatura.

Tranformative Appetite, la pasta del MIT che cambia forma in pentola

Tra i tanti prototipi studiati c’è anche un particolare tipo di pasta che, prima della cottura, ha la forma di un’ostia, e che poi in pentola può assumere forme differenti.

Per i più scettici, la squadra di progettazione ha anche fatto un test, cucinando pietanze a partire dalla pasta-che-cambia-forma. L’obiettivo, spiega il team, era “dimostrare un’esperienza di pasto futurista attraverso un design interattivo basato sui materiali.”

Tranformative Appetite, la pasta del MIT che cambia forma in pentola

Un altro vantaggio è che questo tipo di pasta permette un notevole risparmio sia in termini di stoccaggio che di trasporto, reso più efficiente proprio dalla forma.

Il giudizio del mondo scientifico è positivo, come afferma il sito Zme Science che giudica il progetto della pasta che cambia forma da 2D a 3D “esteticamente interessante, ma anche estremamente pratico”.

Tech Advertising: gli scenari innovativi aperti da Kino-mo e Microsoft

La tecnologia è alla base della nostra vita quotidiana e questa affermazione non è mai stata vera quanto nel periodo storico in cui ci troviamo; basti pensare ai più svariati ambiti di applicazione, dalla guida autonoma alla cosiddetta Industria 4.0 per arrivare ad un settore che ne è direttamente influenzato ma forse a volte non direttamente collegato: il marketing e l’advertising.

Oggi come oggi siamo abituati a pensare al marketing in senso digitale (social network, Web, etc.) ma non dimentichiamoci di quello che è il marketing “offline” che per forza di cose  è direttamente ed inesorabilmente collegato. Non faremo differenza tra marketing B2B o B2C, ma parleremo dello scopo principale, e cioè creare nel consumatore la voglia e la curiosità dello scoprire un prodotto e quindi il contesto in cui poterlo utilizzare.

Il Futuro del Marketing: la Tecnologia.

Il futuro del marketing è esperienziale (avete letto il pezzo “Retail e Digital Marketing, la coppia vincente nel mondo dello shopping”?): chiunque di noi faticherebbe a trovare la necessità di possedere un determinato oggetto (pensiamo a un paio di sneakers, o ad uno smartphone) senza poter immaginare il contesto di utilizzo. Se pensiamo all’advertising attuale, la maggior parte dei contenuti contestualizza un determinato prodotto in una situazione nella quale questo è fruibile o collocabile.

Come può quindi la tecnologia andare incontro agli esperti del settore? Lo scopriremo tra poco, ma tranquilli, non parleremo (ancora) di IoT 🙂

Il consumatore vuole percepire il prodotto nel modo maggiormente diretto possibile e vuole interpretarlo velocemente e direttamente, senza dover immaginare determinate caratteristiche: piuttosto vuole vederle. Ovviamente il modo migliore è “toccarlo con mano” ma non sempre questo è possibile. Attraverso la tecnologia, tuttavia, è possibile catturare l’attenzione del cliente.

Ma come?

Due scenari di Tech Advertising: Kino-mo vs Microsoft

A questo quesito hanno risposto due realtà completamente differenti: Kino-mo con Hypervision e Microsoft con le già conosciutissime HoloLens. Entrambe queste tecnologie, in modo molto diverso e con target estremamente differenti, puntano a un unico risultato: invogliare il consumatore a scoprire un prodotto rendendolo fruibile a livello visivo. Il prodotto può essere di qualsiasi tipologia e natura, il punto è che il consumatore lo viene a conoscere direttamente attraverso un’esperienza 3D (nel caso Hypervision non un vero e proprio ologramma ma una rappresentazione visiva 3D).

La tecnologia Kino-mo Hypervision è stata presentata al CES 2017 raccogliendo enormi consensi, sia in patria (la società ha sede a Londra) che all’estero, dove ad esempio in America è distribuita da Americhip.

Questa tecnologia consente di visualizzare prodotti 3D di piccole dimensioni attraverso una visualizzazione Full HD. Gli scopi sono i più disparati e vanno dalla comunicazione visiva ad alto impatto (si pensi a prodotti di lusso o comunque indossabili) per arrivare alle comunicazioni commerciali nei retail. Le applicazioni sono praticamente infinite, l’unico limite è l’immaginazione (stranamente, uno dei primi Brand ad utilizzare questa tecnologia è Aston Martin…). Questo tipo di comunicazione sicuramente efficace è già di per sé una attrazione, quindi potrebbe consentire di pubblicizzare anche prodotti con basso tasso di distribuzione, grazie solo alla tecnologia utilizzata per promuoverli.

FuturoMarketing_3

Microsoft ha invece lanciato ormai da qualche tempo le HoloLens, un prodotto indossabile differente alla precedente tecnologia, che consente di visualizzare ed interagire con Ologrammi 3D che possono essere sovrapposti a contesti reali (si pensi ad un’auto, un edificio, etc.).

Tale tecnologia è sicuramente disruptive in quanto consente all’utilizzatore di interagire con l’ologramma e permetterà alle azienda e/o alle varie organizzazioni di creare esperienze utente fino ad ora inimmaginabili. Pensiamo ad esempio all’ambito culturale per i musei, all’ambito turistico (pensate di immergervi nella spiaggia tropicale appena prenotata per le tanto attese ferie), a quello automotive (chi di noi non vorrebbe vedere in 3D gli optional dell’auto appena acquistata nel caso in cui in concessionaria non fosse disponibile…), oppure, e sono solo esempi ma potremmo dilungarci per ore, nell’ambito architetturale.

Tutte queste realtà potranno quindi ripensare le proprie strategie non solo di marketing (vedi R&D) grazie all’utilizzo di questa tecnologia.

Abbiamo visto due tecnologie differenti ma con un unico scopo: cambiare le nostre abitudini nel percepire il marketing ed i prodotti/servizi. E voi Ninja? Cosa ne pensate?

Coca cola utilizza Facebook Canvas per la sua advertising campaign

Facebook advertising: tutte le novità da conoscere su Canvas

I formati pubblicitari di Facebook continuano ad evolversi offrendoci un’esperienza sempre più intuitiva su mobile, sviluppando nuovi formati per promuovere i nostri prodotti e servizi e del business che rappresentiamo.

La settimana scorsa, Facebook ha annunciato di portare l’esperienza a tutto schermo di Canvas al formato Collection (la pubblicità in formato raccolta), combinando i due advertising format. In più, il gigante social ha introdotto tre nuovi template per Canvas a seconda dei propri obiettivi di business.

L’esperienza a tutto schermo di Canvas ora disponibile per il formato raccolta

Facebook Canvas – lanciato all’inizio dello scorso anno sulla falsariga dell’esperienza fornita dalle stories –  permette agli advertiser di creare un’esperienza unica su mobile, in modo molto semplice e dinamico.

Coca cola utilizza Facebook Canvas per la sua advertising campaign

La pubblicità in formato raccolta, lanciata lo scorso marzo, è stata creata invece per ispirare i consumatori creando un’esperienza paragonabile al window-shopping. Questo formato permette ai brand di combinare un contenuto video o fotografico con quattro prodotti consigliati, e agli utenti di accedere velocemente al catalogo senza aspettare che il sito esterno si carichi, rischiando quindi che l’utente abbandoni il percorso a metà strada.

Esempio di come Adidas utilizza Facebook advertising nel formato raccolta

Fonte: Facebook

Ora Facebook ci offre un’esperienza superiore e ancora più intuitiva combinando i suoi due più recenti formati, Canvas e Collection, proponendo l’esperienza a tutto schermo di Canvas anche per il formato Raccolta, creando così un’esperienza con obiettivo non solo il mobile-shopping, ma anche awarness e customer acquisition, come si vede nel video qui di seguito.

https://vimeo.com/220649949

 

Facebook Canvas: 3 nuovi template

Facebook Canvas è stato creato con un advertising focus su branding e awareness, ma l’uso di questo formato da parte degli advertiser è risultato più orientato alla acquisizione di clienti e website conversion. Per questo, Facebook ha annunciato la scorsa settimana anche l’introduzione di tre nuovi template per Canvas, legati ognuno a diversi obiettivi di business: acquisisizione di nuovi clienti, vendita di prodotti e presentazione del proprio business.

Nuovi template di Facebook Canvas

I nuovi template sono pensati per rendere ancora più semplice l’esperienza di advertising su mobile, sia per gli advertiser che per gli utenti, e sono disponibili in Facebook Ads manager e Power Editor.

Acquisisci nuovi clienti

Con questo template puoi semplicemente trasportare le tue storie dal tuo sito su Canvas in modo molto semplice. Basta solo trascinare i contenuti e aggiungere i link al sito: in questa maniera, puoi creare campagne di alta qualità in modo molto semplice. Inoltre, risparmierai agli utenti i lunghi tempi di attesa di caricamento delle pagine, aumentanto la possibilità di convertire.

https://vimeo.com/220650141

Vendi i tuoi prodotti

Questo template aiuta a scoprire e acquistare prodotti e servizi in un una maniera ancora più stimolante dal punto di vista visivo. Aggiungi ai tuoi template il catalogo (se ne possiedi uno), in caso contrario puoi utilizzare il template e aggiungere i tuoi prodotti anche in modalità manuale.

https://vimeo.com/220650567

Metti in mostra il tuo business

Questo ultimo template predilige la brand awareness, combinando il potere dei video con la semplicità del drag-and-drop. Con questo template, puoi utilizzare contenuti già in tuo possesso per creare formati di advertising ancora più dinamici.

https://vimeo.com/220650695

E tu hai già iniziato ad utilizzare Facebook Canvas per promuovere il tuo business? Scrivicelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

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SEO e SEM: come possono migliorare il tuo business

Da diversi anni a questa parte, gli imprenditori al passo con i tempi si sono trovati davanti al difficile compito di introdurre nel proprio marketing mix (e nel proprio budget) diverse attività legate al mondo digitale. La presenza sul web ha rosicato negli anni sempre più investimenti diventando oggi un’importante voce nel bilancio di molte aziende.

Probabilmente, una delle prime esigenze dell’imprenditore che deve affermare la presenza della propria azienda sul web è quella di farsi trovare nei meandri della rete, dove non basta un bel sito. Ecco allora spuntare nelle ricerche due termini sconosciuti ai non addetti ai lavori: SEO e SEM.
Per anticiparvi brevemente quello che seguirà, vi basti sapere che attraverso queste due tecniche (Search Engine Optimization e Search Engine Marketing), si ha la possibilità di dare visibilità al proprio sito sul web, così da portare traffico organico, cioè naturale e “gratuito” nel primo caso oppure traffico a pagamento nel secondo.

Vediamo allora meglio in cosa differiscono queste tecniche e quali scegliere per la tua strategia!

Search Engine Optimization (SEO)

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La tecnica SEO permette ai vostri contenuti di comparire nelle prime posizioni nei risultati di ricerca, dando maggiore visibilità al brand,  aumentando la possibilità che gli utenti atterrino sul vostro sito in seguito ad una ricerca. A decidere se il vostro contenuto è utile alla ricerca dell’utente è il motore di ricerca che, grazie ad un sofisticato algoritmo che si aggiorna periodicamente, assegna più o meno valore alla pagina web.

Per far sì che i contenuti del vostro sito web migliorino nei risultati di ricerca, la SEO interviene su due macro livelli: On-Page SEO e Off-Page SEO, ovvero migliorando i contenuti e la reputazione degli stessi. Vediamo qualche linea guida:

OnPage SEO

  • Scrivere contenuti realmente interessanti, strutturati in modo corretto utilizzando i titoli e inserendo le keyword senza eccedere;
  • ottimizzare i meta dati, le immagini con gli attributi “ALT” e meta description;
  • struttare in modo corretto anche le Url del sito, creando uno schema organizzato e funzionale;
  • ricordare di non appesantire troppo le pagine web, la velocità di caricamento incide;
  • offrire sempre la possibilità di condividere i tuoi contenuti sui social.

OffPage SEO

  • Più i contenuti saranno originali e interessanti, più saranno alte le possibilità che altri siti inseriscano link alla vostra pagina (backlink) aumentando così la reputazione del sito (attività di link building);
  • aumentare il traffico proveniente dalle condivisioni social

Questi sono solo alcuni consigli che troverete utili per realizzare contenuti ottimizzati per le ricerche, ma ricordate che in un progetto SEO, la qualità e la capacità di rispondere all’esigenze dell’utente vengono sempre prima di tutto.

Search Engine Marketing (SEM)

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Passiamo dall’ottimizzazione dei contenuti per le ricerche all’acquisto di traffico da ricerca! Infatti ad oggi il termine SEM viene utilizzato per indicare le tecniche che mirano a portare traffico attraverso l’acquisto di parole chiavi di ricerca. La SEM ci permette di definire un target di potenziali acquirenti, definendo un copy e una serie di parole chiavi di interesse per questi ultimi facendo comparire loro le nostre adv. Le pubblicità create verranno visualizzate al di sopra dei risultati organici generati, dando la possibilità alla nostra attività di incrementare la visibilità sul web in maniera immediata.

Alcuni esempi di attività SEM? Lo strumento più utilizzato ad oggi per fare SEM è sicuramente Google Adwords, che gestisce la quasi totalità delle ricerche effettuate in rete. Per avviare la nostra attività di pubblicitaria abbiamo però bisogno di effettuare diversi step:

  • creare una nuova campagna con un audience specifico (ad esempio la località geografica in cui vogliamo mostrate le nostre ads)
  • creare un gruppo di parole chiave in target
  • scrivere dei copy accattivanti per il nostro annuncio usando le keywords individuate
  • decidere un budget per la campagna
  • monitorare la campagna, utilizzando gli insights.

Indubbiamente queste sono solo alcune indicazioni generali di partenza ma possono darvi un’idea di come ragionare su questi strumenti.

Cosa scegliere per il vostro business? SEO o SEM?

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Partendo dal presupposto che l’uno non esclude l’altro, possiamo distinguere questi due tipi di investimenti a seconda della tempistica del nostro progetto. Infatti, intraprendere un percorso SEO significa avere risultati non immediati ma più duraturi e stabili nel lungo periodo, permettendo ai vostri contenuti di rimanere in cima ai risultati di ricerca per molto tempo (si spera).

Diversamente un investimento in SEM, se ben fatto, vi permette di comparire immediatamente nelle prime pagine dei motori, possibilità molto interessante se state lanciando un nuovo prodotto (o una nuova attività) e volete immediatamente renderla nota ai più. Chiaramente, essendo uno strumento a pagamento, una volta terminato il budget, tornerete ad avere la visibilità organica che avevate in precedenza.

Ricordate che in una buona strategia digitale, spesso questi due tipi di investimento coesistono: l’interesse di un’impresa è quella di posizionare il proprio brand o prodotto nel lungo periodo, ma senza rinunciare alla visibilità iniziale.

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PlayStation sponsor del London Pride 2017

PlayStation veste i simboli del brand con i colori dell’arcobaleno in occasione del “Month Pride” : è infatti ufficialmente lo sponsor del London Pride 2017, una delle manifestazioni più attese dell’anno volte a sostenere la community LGBT.

L’annuncio ufficiale arriva dal canale Twitter di Playstation UK: attraverso  una Gif accompagnata dall’hashtag #ForALLthePlayers: il brand giapponese comunica la sua volontà di sostenere l’evento, che lo scorso anno ha registrato la presenza di oltre 40.000 persone.

#ForALLthePlayers

La scelta dell’hashtag da parte di PlayStation  non è stata del tutto casuale, fa chiaramente riferimento a quello che è il classico motto della divisione gaming di Sony. Le strade della capitale londinese si tingeranno dei colori dell’arcobaleno per due settimane dal 24 giugno all’8 luglio, giorno conclusivo in cui si terrà la parata annuale. PlayStation scenderà in campo insieme a grandi brand quali Coca Cola, Tesco, Starbucks, per difendere i diritti della comunità LGBT. Il social media manger di Playstation, Eric Whelan  attraverso il suo profilo  Twitter ha svelato ulteriori informazioni sulla decisione intrapresa da Sony:

Il Pride 2017 è il luogo giusto per dimostrare l’inclusività di PlayStation.

L’annuncio nonostante abbia riscosso grande successo e approvazione da parte dei fan del brand, non si è di certo sottratto, seppure in quantità minore, ad alcune critiche, alle quali Whelan ha risposto nel seguente modo:

Sono sparito ultimamente, ma al mio rientro ho trovato un’incredibile reazione alla nostra notizia di #ForALLthePlayers, purtroppo non solo positiva. Non abbiamo intrapreso questa decisione per specifici scopi aziendali. #ForALLthePlayers è un progetto che ci sta molto a cuore, al quale stanno lavorando insieme da otto mesi l’intero team britannico e il gruppo LGBT di PlayStation Europe.

 

Nonostante le critiche, è importante ricordare che gli eventi Pride spesso richiedono il supporto di grandi sponsor per garantire la loro realizzazione. In assenza di sponsor si presentano situazioni come quella del London World Pride 2012 che fu ridotto drasticamente, complice anche il fatto che nello stesso anno si tennero nella capitale britannica anche le Olimpiadi.

L’opinione pubblica sui social media è comunque entusiasta della presenza di Sony all’evento: in molti sperano nella presenza all’evento delle consolle PS4 e dei giochi LGBT come Read Only Memories, mentre altri sperano che Sony rilasci addirittura una versione Pride del suo celebre device, per celebrare la sponsorship. Inoltre molti giocatori incrociano le dita nella speranza di avere più giochi con personaggi LGBTQ.

PlayStation intanto ha pensato proprio a tutto e a tutti: chi non sarà presente al London Pride, potrà seguire l’evento attraverso il canale YouTube PlayStation Access sul quale verranno pubblicati contenuti video che saranno realizzati nel corso della manifestazione.

Instagram e influencer: arriva la feature che tutti stavano aspettando

Instagram annuncia un nuovo tool e più insight per i creatori di contenuti (influencer, editori) e per le aziende.

Nelle prossime settimane infatti, gli utenti inizieranno a visualizzare una tag Paid Partnership with nei post e nelle Storie che i creatori di contenuti hanno realizzato in collaborazione con un’azienda.

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Il nuovo tool garantirà una maggiore trasparenza per la community di Instagram, e permetterà ai creatori di contenuti di taggare con facilità le aziende con le quali stanno collaborando.

Quando verrà utilizzato questo tag, inoltre, le aziende avranno accesso a una serie di insight riguardanti l’engagement creato da quel determinato post.

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Le relazioni che le persone stringono su Instagram sono il motore della community e le collaborazioni tra creatori di contenuti e le aziende sono ormai parte integrante dell’esperienza. Per questo l’azienda desidera impegnarsi per garantire sempre maggiore trasparenza sulla piattaforma.

L’attivazione di questa funzionalità, che segue una strategia simile in roll out da settimane su Facebook, va a colmare positivamente un vuoto che si era creato negli ultimi anni.

È fondamentale sia per informare gli utenti sulle reali strategie commerciali o non di un post, sia i partner che fino ad oggi non avevano accesso diretto alle statistiche.

Spero che per una volta siano altre piattaforme a prendere spunto da queste novità per adattarle anche loro andando a ristabilire uno standard universale in tema di “branded content” – Luca La Mesa, Top Teacher Ninja Academy

SEO on-page: il vademecum per ottimizzare al meglio una pagina web

Disclaimer: l’articolo che stai per leggere deriva dal potere della rete. L’idea di scrivere questo pezzo, infatti, è nata dopo una chiacchierata con il SEO Jedi, Benedetto Motisi. Io, gli raccontavo che stavo organizzando un corso sulla SEO e lui, di tutta risposta, mi manda un pdf con una scaletta di cose da fare per ottimizzare una pagina web. EUREKA! Ho preso la palla al balzo e il resto è storia. Ti auguro una buona lettura 🙂

Per essere un bravo SEO devi coniugare conoscenze tecniche a un approccio più umanistico e sociologico. Per comprendere il motore di ricerca, infatti, bisogna per prima cosa comprendere l’uomo. Ma questo non è un articolo di sociologia. Piuttosto, come avrai già intuito dal titolo, si tratta di una mini guida sulla SEO onpage.

Perché se è vero – come scritto poc’anzi – che la SEO è roba da matematici e smanettoni, è possibile ottenere risultati egregi, in termini di posizionamento, seguendo alcune semplici linee guida. Le best practices, appunto.

Ti ricordo, inoltre, che per ottimizzazione on-page ci si riferisce a modifiche e accorgimenti, ben visibili sulla pagina web. Si va dal title alla URL, passando per description e contenuto. Insomma, c’è molta carne al fuoco, non ti resta che leggere.

SEO on-page in 8 step

Prima di fiondarti tra meta tag e link, però, devi ricordarti che, per migliorare la visibilità tramite la Search organica (o Google, se preferisci), devi trattare ogni singolo contenuto come se dovesse rispondere a un bisogno specifico.

Sai perché? Semplice. Ogni tuo contenuto, ogni pagina web pubblicata nel tuo sito, deve rispondere a una query; a una ricerca; a una domanda. Ok, magari non tutte le pagine. Ma è comunque un mantra che devi seguire per avere una visione d’insieme corretta. Ma soprattutto, per diventare un punto di riferimento sulle tematiche che intendi affrontare.

Di seguito, 8 step per redigere i contenuti delle tue pagine web, in modo da costruirti la visibilità e la credibilità che cerchi (e meriti).

#1 Ottimizza l’URL

L’URL (o indirizzo web) è il primo elemento che il motore di ricerca utilizza per classificare (indicizzare) e poi valutare (posizionare) la pagina.

L’ideale è un URL che contenga la keyword di riferimento, evitando le stopwords:

  • Una buona URL: ninjamarketing.it/data-di-pubblicazione/glossario-seo-blogger
  • Una cattiva URL: ninjamarketing.it/data-di-pubblicazione/glossario-seo-per-aspiranti-blogger

#2 Ottimizza il Title

Qualcuno un tempo asseriva che “La SEO è al 50% nel Title”.

Ora, sarcasmo a parte, c’è un fondo di verità: il title è determinante per lottimizzazione della pagina.

Lo schema classico da rispettare, per non lasciare alcun dubbio interpretativo a Google, è il seguente: “Keyword | Brand”. E deve essere rispettato per ogni pagina.

Ecco un esempio pratico: SEO on-page: le best practices | Ninja Marketing

#3 Ottimizza i meta

I meta sono fra i primi dati analizzati dallo spider di Google: per lottimizzazione delle pagine, di solito, si valutanometa description” e “meta keyword”.

3.1 Meta Description

Hai presente lo snippet visibile sulla pagina dei risultati di Google? Ecco, sotto il titolo e l’url c’è la description.

Di norma, non deve superare i 140 caratteri e deve essere scritta pensandola come a un copy fulminante per rispondere all’esigenza dell’utente e attrarre il click.

Ecco una buona description: “La SEO passa dall’ottimizzazione on-page e da quella off-page. In questo articolo, trovi 8 step da seguire, per una SEO on-page con i fiocchi.” – Spiega di cosa tratta l’articolo, e dà subito precise indicazioni: il post si sviluppa in 8 punti.

3.2 Meta Keyword

A onor del vero, la meta keyword non viene più calcolata da Google per il posizionamento. Lo ha dichiarato, nel 2009, lo stesso Matt Cutts.

Per questa ragione, ti suggerisco di ignorare questo meta. Sempre.

#4 Ottimizza il corpus del contenuto

Ottimizzare una pagina web significa ottimizzarne il contenuto. Che sia il tuo prossimo blog post o una delle schede prodotto del tuo e-commerce, cambia davvero poco.

Ora, quello che interessa a te è migliorarne il corpus, la struttura. Per fortuna, ci sono 5 accortezze da seguire, se vuoi rendere un testo SEO friendly.

4.1 Essere congruenti

Non esiste una regola ben precisa che può dirti quante parole devi usare all’interno di un testo ottimizzato. Di sicuro, però, un contenuto di 80 parole difficilmente risponderà alle esigenze di un utente. E questo sai in cosa si traduce? In un pessimo posizionamento.

Devi essere esauriente, ma al tempo stesso leggero: il lettore del Web è veloce e non ha la pazienza di leggere un trattato.

La congruenza potrebbe stare fra le 600 e le 800 parole. Per gli articoli di approfondimento, vista la loro natura, non scendere sotto le 2.000 parole.

Ma ripeto, questa non è una legge universale.

4.2 Suddividere in paragrafi

Per non affaticare il lettore che interagisce da dispositivi retroilluminati, una buona pratica è quella di staccare il testo ogni
3-4 righe in un paragrafo.

Questa buona abitudine ha tre risvolti positivi: rende il testo più leggibile, scorrevole e SEO friendly.

4.3 Utilizzare gli heading tag

Gli heading tag non sono altro che i titoli di paragrafo (o intestazioni, se preferisci). E puoi gestirli, facilmente, tramite il pannello avanzato della scrittura del tuo CRM.

Gli header vanno da <h1></h1> a <h6></h6>, ma per la SEO solitamente si valutano fino a <h3></h3>.

Perché sono importanti gli heading tag? Beh, a parte semplificare la lettura, sono stra utili per fare capire al motore di ricerca di cosa tratta la nostra pagina. Ecco perché dovresti inserire la parola chiave della pagina – anche se questo non è così strettamente necessario.

Ad esempio, prova a immaginare di dover scrivere un tutorial su come cambiare la ruota di unauto.

Considerando che tu abbia fatto una keyword research e sappia già quale parola chiave vuoi attaccare, una buona struttura potrebbe essere questa:

• <h1>Come cambiare la ruota di un’auto</h1>

Testo di 3-4 righe.
Testo di 3-4 righe.
Testo di 3-4 righe.

• <h2>Cambiare la ruota di un’auto da soli</h2>

Testo di 3-4 righe.
Testo di 3-4 righe.
Testo di 3-4 righe.

4.4 Utilizzare i marcatori

I marcatori di testo evidenziano le parole rilevanti all’interno del testo. Lato SEO, spesso, queste coincidono con le keywords.

Esistono due tipi di marcatori:

  1. grassetto (<strong> o <b>)
    Es. <strong>cambiare ruota dell’auto</strong> o <b>cambiare ruota dell’auto</b>
  2. corsivo (<em> o <i>)
    Es. <em>cambiare ruota dell’auto</em> o <i>cambiare ruota dell’auto</i>

Il grassetto assume più importanza del corsivo. Fai molta attenzione, però, a non abusarne: meglio utilizzarli con criterio, piuttosto che “grassettare” gran parte delle keywords. Anzi, il mio consiglio è di “evidenziare” non le parole chiave “secche”, ma anche i concetti espressi in quella specifica riga di testo.

Questo è un ottimo modo per guidare il lettore e non fargli perdere i passaggi salienti.

4.5 Essere armonici

L’inserimento della parola chiave nella pagina deve avvenire in maniera naturale: non serve ed è anzi dannoso ripetere la keyword senza costrutto o alcun significato: irrita l’utente e insospettisce il motore di ricerca che sente “puzza di sovraottimizzazione”.

Prova a rileggere il testo e chiediti se suona spontaneo. In caso contrario, correggi: meglio una parola chiave ripetuta 1-2 volte di meno che di più.

Inoltre, ti consiglio di giocare con la tua leyword principale e utilizzare sinonimi e contrari per variare la parola chiave.

#5 Ottimizza i link

All’interno di un contenuto va inserito, sempre, un link a una pagina interna (in gergo, cross-linking). Un po’ come fa Wikipedia, per capirci.

Anche perché i link non vengono usati solo per andare da una pagina all’altra del sito. Spesso, infatti, fungono anche da parole chiave evidenziate dal colore del link stesso. Quindi, occhio a usare “testi àncora” informativi e precisi, ed evita come la peste i soliti “clicca qui”, “clicca lì”, “leggi tutto”, “continua a leggere”.

Ecco un piccolo esempio: <a href=”www.ninjamarketing.it/seo-onpage”>i fattori on page di una pagina web</a>

In questo caso, sto linkando l’articolo che stai leggendo in questo momento a un altro ipotetico pezzo – non ancora scritto. Quello che vedi subito dopo l’url, ossia “i fattori on page di una pagina web” sarà l’anchor text che utilizzerò.

Inoltre, puoi anche prevedere di dare un link a una risorsa esterna di valore, per migliorare l’esperienza dell’utente. In quel caso, il codice è identico. A cambiare è l’indirizzo a cui puntare l’àncora (www.ninjamarketing.it).

Inoltre, è buona norma non eccedere con i link: mentre internamente non ci sono problemi, è meglio concedere un solo link a pagina verso lesterno.

Anche qui, l’importante è la naturalezza e l’armonia.

#6 Inserisci delle immagini (almeno una in apertura)

La presenza di immagini è fondamentale sia per l’utente – nell’ottica di soddisfare la sua richiesta sotto ogni aspetto -, sia per il motore di ricerca che interpreta lato codice la presenza, e quindi la ricchezza di altri contenuti.

Naturalmente, bisogna ottimizzare anche le immagini. Ma di questo, te ne parlo nel punto 7.

#7 Ottimizza i contenuti multimediali

La SEO non si limita al testo. È possibile, infatti, ottimizzare i contenuti multimediali: anche in questo caso, devi rispettare quanto detto finora, e inserire la parola chiave sia come title sia come nome dei singoli file. Senza dimenticare di rispettare il buon senso.

Ad esempio, se devi ottimizzare le immagini contenute all’interno di una galleria di 5-6 immagini, per la parola chiave “catene neve auto”, non rinominerai ogni immagine (nel title e nel filename) con “catene-neve-auto.png”, “catene-neve-auto-2.png” e così via.

Bensì, dovrai variare, arricchendo la tua parola chiave.

Una cosa del genere, insomma: “catene-neve-auto.png”, “mettere-catene-neve-auto.png”, “catene-neve-per-auto-suv.png”

La parola chiave è presente, ma la coda viene allungata, ovvero vengono aggiunti altri termini che pur rispettando la focalizzazione della pagina, la espandono.

#8 Non pensare alla SEO

Il che non significa che devi ignorare quanto detto finora. Significa, piuttosto, scrivere pensando allutente. Sapere ascoltare e interpretare i bisogni, è un binomio fondamentale. Il cosiddetto listening è il miglior consigliere che puoi desiderare. La SEO, viene dopo.

Ma il segreto è – e resterà – solo uno: rispondereecco, utente, il mio contenuto è qui per soddisfare il tuo bisogno”.

Digital Transformation: l’evoluzione delle agenzie di PR

I tempi, si sa, non sono più quelli di una volta. Lo sanno bene tutti i comunicatori e gli esperti del settore: tecnologie, relazioni, processi, trend evolvono tanto, troppo velocemente e per stare al passo occorre essere dei veri e propri ninja.

Ma come si è trasformato il lavoro delle agenzie di PR? Lo abbiamo chiesto, per voi, a Claudio Rascio, professionista del settore da oltre 10 anni, attualmente Head of Social & Digital Transformation di Ketchum.

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Digital transformation: cos’è cambiato negli ultimi anni e come affrontare questa sfida?

Se parliamo di Digital Transformation si aprono tanti temi che permeano l’identità delle aziende. È sicuramente interessante capire cosa vuol dire oggi occuparsi di digital transformation per una realtà che nasce nel campo delle relazioni pubbliche come Ketchum: nella mia posizione ho il compito di lavorare con tutte le unità organizzative per assicurarmi che i progetti, i processi e gli approcci dell’agenzia abbiano in sé una forte componente digitale. Proprio per questo è essenziale mantenere viva la curiosità verso le novità e le tendenze che possono fare la differenza nel nostro lavoro, oltre ad avere sempre un occhio attento a come evolve lo scenario e cosa fanno i brand.

Un ruolo chiave è rivestito dalla formazione e dalla continua condivisione interna: motiviamo soprattutto i più giovani a condividere le campagne interessanti che notano e premiamo chi si vuole mettere in gioco e mostrare il proprio valore.  Siamo molto fortunati perché l’agenzia ha tanti profili, circa il 50% dell’agenzia, che appartengono alla generazione dei Millennial, quindi spesso vivono in prima persona tanti dei cambiamenti che incidono su come i consumatori si rapportano ai brand e questa è una grande ricchezza come consulenti.

Il mondo digital, e in particolare quello dei social, è in continua evoluzione. Quali sono, secondo te, i trend attuali e cosa reputi ormai arretrato e/o superato?

Il 2017 è un anno particolare: i social stanno evolvendo molto più velocemente rispetto al passato, talvolta finendo  per assomigliarsi gli uni agli altri e snaturando un po’ le caratteristiche che li hanno distinti. Chi lavora in questo ambito ha di fronte a sé ogni giorno una sfida sempre più stimolante.

credits: Deposiphotos #12401011

credits: Deposiphotos #12401011

In merito ai trend ci sono aspetti, anche al di là dei social nel senso più stretto, che ormai non possono essere trascurati: la centralità del mobile e dei contenuti video, lo streaming in diretta, VR e Augmented Reality, chatbot, contenuti temporanei, l’importanza di coinvolgere digital influencer, lo sviluppo di approcci sempre più orientati allo “storyselling” e non più solo allo storytelling … Sono opportunità che offrono un enorme potenziale e coglierle può aiutare a emergere dalla massa.

Ad ogni modo, non sempre è facile distinguere una novità che andrà di moda per poco tempo da ciò che diventerà un trend consolidato: ci sono stati periodi in cui si parlava tantissimo di Google +, altri in cui il real time marketing sembrava la strategia vincente per ogni brand… Meglio non farsi prendere subito dall’entusiasmo e valutare bene costi, possibilità di creare sinergie con asset già disponibili, affinità rispetto al target, possibilità di misurare i risultati e come questi contribuiscano a raggiungere gli obiettivi.

Qual è il fattore maggiormente rilevante dietro ad una campagna social di successo?

La frase “Content is King” rimane sempre valida: la carta vincente è un contenuto originale e di qualità che sia in grado non solo di interessare il target, ma anche di coinvolgerlo e renderlo partecipe della conversazione col brand. Se poi a questo, nei momenti di comunicazione chiave, si aggiunge un’esperienza che diventa anche fisica, l’impatto della campagna non può che rafforzarsi.

L’approccio di Ketchum, come agenzia che nasce nel mondo delle relazioni pubbliche, è quello di ideare campagne PR driven con contenuti e storie che possano andare al di là dei canali social in senso stretto e generare anche notiziabilità sui media tradizionali.

Inoltre, al di là delle campagne, non è da trascurare quanto sia importante che i brand stabiliscano una presenza social che garantisca un livello di social care adeguato. Diverse ricerche negli ultimi anni sono concordi nell’indicare che almeno un consumatore su due preferisce cercare assistenza sui social e il 72% si aspetta che l’azienda risponda entro un’ora: non rispondere al consumatore è un brutto colpo per l’immagine di un brand o un’azienda e rischia addirittura di compromettere l’acquisto di un prodotto.

Parliamo di influencer marketing, croce e delizia dei marketer. Quanto ritieni efficace una strategia di questo tipo?

Gli influencer sono una leva importante all’interno di una strategia integrata più ampia, basti pensare che nel 2016 l’84% delle campagne marketing hanno previsto il loro coinvolgimento.

Quali sono le regole dell'Influencer Marketing in Italia

Rappresentano un elemento da non trascurare soprattutto per due motivi: i consumatori da una parte sono sempre più esposti all’adv online e quindi meno ricettivi a queste campagne più tradizionali, dall’altra tendono a prendere decisioni d’acquisto sulla base di referenze e giudizi trovati sui social network. Questo vale in particolare per i target giovani, molto più sensibili alle opinioni degli influencer.

Anche in questo caso stiamo attraversando un momento di rapido cambiamento che può creare confusione quando si parla di eticità, trasparenza, parametri di selezione, modalità di collaborazione, … sono tutti temi che, come Ketchum, stiamo infatti affrontando all’interno del Comitato Scientifico di Igersitalia per portare un po’ più di chiarezza sul mercato.

C’è una campagna digital su cui avete lavorato di cui ti senti particolarmente fiero? E perché?

Un caso molto interessante è KitchenAid: per il brand ci occupiamo della strategia e dello sviluppo di campagne multicanale a livello EMEA, oltre alla gestione delle attività digitali (sito corporate, CRM e marketing automation, e-commerce, contest online). Sul versante social, in particolare, siamo partiti nel 2013 con l’apertura dei canali in Italia per arrivare oggi a coprire a livello europeo oltre dieci mercati.

La strategia editoriale è in continua evoluzione a seconda dei contenuti che le community apprezzano di più, dei nuovi formati che le varie piattaforme rendono disponibili e delle particolarità dei diversi paesi. Inoltre, ci siamo occupati di formare gli operatori del customer care dell’azienda, in genere abituati a gestire le richieste solo via mail o telefono, per permettere loro di rispondere anche sui canali social in modo risolutivo in meno di un’ora.

Un altro progetto è il video a 360° realizzato per Baci Perugina: si tratta di un press kit in formato video 360°, un vero e proprio tour virtuale alla scoperta del brand, dei luoghi che lo caratterizzano (Perugia), della sua storia così affascinante, che abbiamo utilizzato per far “far toccare con mano” ai giornalisti stranieri questo brand e tutto il suo heritage, in modo immersivo, emozionale e innovativo. Il video è disponibile anche sul canale YouTube di Baci Perugina che tutti coloro che vogliono vivere l’esperienza.

Come è evoluta la professione del comunicatore negli ultimi 10 anni e quali sono state le principali trasformazioni che hanno coinvolto il mondo delle agenzie?

Oggi bisogna essere in grado di gestire la complessità di progetti che si declinano su più canali, evolvere velocemente in base alle novità, lavorare a un livello sempre più strategico per ideare campagne davvero distintive ed impattanti. Certamente quindi la sfida è più difficile e avvincente, ma credo che proprio questo sia il bello del nostro lavoro in cui è davvero impossibile annoiarsi.

La longa manus di Facebook: le relazioni e amicizie di Mark Zuckerberg

I ricercatori della Share Labs ci hanno aiutato a dare una sbirciatina dietro le quinte di Facebook, per capire meglio il suo funzionamento.

LEGGI ANCHE: Come funziona Facebook? Dietro le quinte del più importante social network

Una diversa ricerca ha esaminato oltre mille profili pubblici di Linkedin e le biografie del management di Facebook. Analizzando il loro background sociale, curriculum di studi, la posizione dentro l’azienda e status sociale hanno creato una mappa che mostra la rete di relazioni che c’è tra Mark Zuckerberg e il resto del mondo che ruota attorno al capitalismo digitale e il mondo politico.

Questa mappa può essere molto utile a capire quali possano essere gli sviluppi futuri, le strategie e obiettivi di Facebook nel prossimo futuro.

L’aristocrazia digitale

I ricercatori evidenziano un forte parallelismo tra ciò che definiscono la nuova aristocrazia digitale e la classe di grandi capitalisti nata a metà del 1800.

Rockefeller arrivò a controllare l’80% del petrolio mondiale, come oggi Google domina il 90% delle ricerche in Europa e il 67%  negli USA, mentre Facebook, sempre negli USA, controlla il 42% del mercato dei social media, secondo l’autorevole Economist.

Questa nuova classe di pionieri ha una forte influenza (non sempre ottenuta in maniera trasparente) nella evoluzione globale da società industriale a società dell’informazione.

Da rivoluzionari del digitale ora si interessano anche di risolvere altri problemi importanti dell’umanità, dall’inquinamento ai viaggi spaziali o la salute.

La rete di Mark Zuckerberg

La mappa che hanno creato i ricercatori della Share Labs ha al centro proprio Mark.

Potete vedere nella figura che i membri del consiglio di amministrazione di Facebook sono indicati nei riquadri con il bordo nero più spesso, mentre i dirigenti di primo e secondo livello sono identificabili dai box con sfondo nero o bianco.

le relazioni di Mark Zuckerberg

Grazie a questa mappa possiamo notare alcune connessioni che fanno riflettere: Mark Andreessen, per esempio, siede nel consiglio di amministrazione di Facebook, ma è anche titolare di una delle più importanti società di venture capital della Silicon valley, la Andreessen Horowitz, che lo collegano ad aziende come Foursquare, Groupon, Skype, Twitter, Ebay, AOL e GitHub.

Sicuramente un influencer con la I maiuscola, al punto che i ricercatori si domandano se le aziende della Silicon valley possano essere viste come un cartello e se il successo che hanno non sia conseguenza dei legami fra personaggi così influenti.

Un altro personaggio interessante è in basso a sinistra del grafico. Peter Thiel è membro del management di Facebook, ma anche uno dei primi investitori di Linkedin, co-fondatore di PayPal e altre aziende di venture capital. Una delle aziende da lui fondate, la Palantir Technologies che si occupa di software analitici, ebbe come clienti accertati nel 2013 enti come la CIA, FBI ed NSA, solo per citare alcuni tra quelli presenti nella lista rivelata da Techcrunch.

La Q-Tel, l’azienda di venture capital della CIA è stata tra i primi finanziatori della Palantir, e non è sorprendente che oggi, pur con qualche perplessità dei suoi colleghi, Thiel sia un consigliere di Donald Trump per ciò che riguarda la tecnologia.

Peter Thiel è uno dei più forti legami di Facebook con il mondo politico e governativo, ma non l’unico.

Erskine Bowles infatti fu anche capo dello staff alla Casa Bianca ed è membro della commissione per le riforme e responsabilità fiscale, una commissione che egli stesso aiutò a costituire nel 2010. Bowles è un legame forte con il Partito Democratico, una connessione importante tra mondo tecnologico, finanziario e politico. Un link che rende, ancora di più, evidente l’intreccio di interessi tra governo e industria.

Il tessuto sociale del web

Raffigurare la struttura dei legami personali e sociali di una azienda come Facebook è importante, secondo i ricercatori, per capire l’impatto dei social network nella nostra vita, nell’economia globale e nei diritti civili.

I forti legami e intrecci tra l’industria dei social e il potere politico non sono parte di un complotto globale di cooperazione tra élite, come alcuni suggeriscono, ma anche e sopratutto  il risultato dei forti legami personali tra persone specifiche. Legami che assicurano la sopravvivenza del sistema, immune ai cambiamenti politici che possano avvenire.

Alcune voci circolano già sulle presunte intenzioni di Mark Zuckerberg di candidarsi come Presidente degli Stati Uniti. Mark per ora smentisce, ma vedremo nel 2020 un manifesto elettorale come questo?

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Conoscere e descrivere questa rete di relazioni, concludono i ricercatori, rende più facile identificare la loro influenza nella società e, per tanto, nelle nostre vite.

I social network e Facebook in particolare hanno avuto indubbiamente un forte impatto nelle vite di ciascuno di noi. Non importa se semplici utenti, professionisti dei social media o Ninja come noi, indubbiamente sono molti gli aspetti positivi. Ma forse, hanno ragione loro della Share Labs, occorre anche vigilare sugli effetti meno positivi. Studiando bene le loro mappe.

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