3 consigli per un brainstorming efficace

Brainstorming: “tempesta di cervelli”. Spiegato in questo modo potrebbe non avere alcun significato, ma in realtà è una delle tecniche più utilizzate nel mondo del marketing e del business in generale.

Il Brainstorming è un metodo decisionale, che ha iniziato a diffondersi nel 1953 in seguito alla pubblicazione del libro di Alex Faickney Osborn Applied Imagination; nel saggio viene illustrato come la creatività sia un fattore determinante in ogni campo e di come possa essere utilizzata anche all’interno del problem solving.

Spesso la creatività viene associata all’arte e a tutte quelle professioni e attività per cui è una condizione necessaria l’originalità. In realtà la creatività altro non è che vedere una soluzione ad un problema da un’altra prospettiva, oppure avere un’idea che si distingua da quelle più tradizionali.

LEGGI ANCHE: Raccontare grandi storie unendo dati e creatività

All’interno di un’attività di brainstorming viene spesso chiesto ai partecipanti di sforzarsi ad essere creativi, partendo dal presupposto che nessuna idea è sbagliata ma, anzi, che anche la soluzione più impensata potrebbe essere la vera svolta.

Ci sono diversi errori che si possono incontrare quando si organizza un brainstorming: ecco quindi tre consigli per cercare (e trovare) le idee migliori.

Creatività: tre consigli per un brainstorming efficace

Brainstorming: qualità o quantità?

Sembrerebbe quasi un paradosso, ma il vero obiettivo di un brainstorming è quello di raccogliere quante più idee possibili dalle persone che ci circondano.

La quantità aiuta prima di tutto a valutare la soluzione ottimale, insegnandoci allo stesso tempo il modo di ragionare dei collaboratori; ogni idea creativa può, infatti, aiutarci a capire meglio i colleghi, scoprendo talenti rimasti nascosti.

Più pensieri si riescono a generare durante questi incontri, più soluzioni avremo nel futuro, dal momento che uno spunto può magari non essere ottimale in quel frangente, ma potrebbe essere il pensiero migliore per far nascere un nuovo progetto.

Creatività: tre consigli per un brainstorming efficace

Prendersi il proprio tempo

Durante un brainstorming, accade spesso che, sia per troppa fretta sia per paura di non arrivare ad una conclusione, ci si focalizzi sulle prime tre buone idee e si inizi a lavorare in modo più approfondito attorno ad esse.

In realtà il brainstorming è anche un’attività di team building e un modo per dare un piccolo spazio a tutti per esprimersi.

Il metodo migliore è quello dunque di non esprimersi solo su pochi punti di vista, ma piuttosto chiedere, senza forzare, ad ogni membro di condividere la propria soluzione, così che ognuno sia partecipe del progetto e non solo chi è stato più coraggioso.

Creatività: tre consigli per un brainstorming efficace

Scrivere le proprie idee

Scrivere. Scrivere. Scrivere. Disegnare, Creare.

Ogni volta che penso alla parola brainstorming mi viene in mente l’interpretazione di John Nash, da parte di Russel Crowe in A Beautiful Mind. Lo straordinario matematico che scrivendo le sue formule ed idee ha ottenuto il premio nobel per l’Economia.

All’interno di un brainstorming, foglio bianco e penne diverse sono la chiave per arrivare all’idea perfetta; si possono costruire mappe concettuali, create con il pensiero e il contributo di ognuno.

Durante un brainstorming non esiste giusto o sbagliato ed un’idea non scritta – magari proprio l’idea giusta – rischia di perdersi.

Come organizzare un brainstorming che funzioni?

Un ottimo metodo per permettere a tutto il team di esprimersi è quello di passare dal brainstorming al cosiddetto write-storming.

Si tratta cioè di mettere tutto il gruppo nella posizione di poter scrivere le proprie idee senza lasciarsi condizionare dalle prime idee che vengono esposte. Come fare? Semplicemente scrivendo, anziché esprimere tutte le idee subito a voce.

Quando la partecipazione di tutta la squadra avviene nel modo giusto può produrre grandi risultati.

A tutti i membri del gruppo di write-storming va consegnato un foglio e una penna e su questo ognuno avrà il tempo di scrivere le proprie riflessioni, prima di condividerle con il resto del gruppo.

Leigh Thompson, nel suo libro Creative Conspiracy, ad esempio, traccia una tecnica molto precisa.

  • Le sessioni di write-storming sono brevi, da 5-10 minuti.
  • In ogni sessione, i membri del team lavorano in silenzio per generare molte idee da soli.
  • Ogni idea dovrebbe essere scritta su una singola scheda a mano nel modo più chiaro possibile.
  • Una volta terminato le schede vengono raccolte, mescolate, ridistribuite e lette ad alta voce per discuterle.
  • È importante che le idee rimangano anonime affinché la squadra possa concentrarsi sul lavoro e non sull’ego o sulla considerazione della singola persona.
  • Il passo successivo è quello di classificare tutte le schede e di elaborare le idee che hanno il maggior potenziale. Il metodo migliore è selezionare alcune idee più semplici e chiare e altre invece più audaci e impegnative.

7 segreti per massimizzare la tua creatività al mattino

La fantasia è la risorsa più preziosa per un ninja.

Spesso la scintilla creativa arriva quando meno ce lo aspettiamo: nel cuore della notte, durante una pausa pranzo, nel pieno di una riunione operativa in ufficio.

Ci sono delle volte in cui, invece, la nostra inventiva non vuole proprio saperne di mettersi in moto.

Come fare per stimolare la creatività e far viaggiare la mente? Per rispondere a questa domanda, possiamo servirci di diverse ricerche su cervello e corpo umano, condotte con l’obiettivo di individuare le cose che possiamo fare per incentivare la nostra indole creativa.

Andiamo subito al sodo: ecco le sette best practices per massimizzare la tua produttività sin dal mattino.

1. Svegliati presto

Chi dorme non piglia pesci. Un motto intramontabile ed estremamente calzante quando si parla di produttività al mattino.

Secondo una ricerca pubblicata sull’americano Journal of Neurophysiology, i livelli di concentrazione più alti sono raggiungibili nella prima parte della giornata, perché il sonno favorisce l’ottimizzazione delle funzioni celebrali.

Non puoi pensare di lavorare nel modo giusto se quando ti alzi dal letto sei già stanco. La creatività richiede lucidità e prontezza di spirito, perciò armati di sveglia e limita le notti brave al weekend.

Stabilisci il giusto numero di ore da dedicare al sonno ed impegnati per migliorare la qualità del tuo riposo. Siamo sicuri che il tuo estro ne gioverà.

2. Dedicati all’attività fisica

Secondo il neuroscienziato David Strayer, escursioni e attività sportive sono i migliori catalizzatori per il pensiero creativo.

Bastano 30 minuti di corsa, canottaggio o esercizi aerobici per mettere in moto le tue prestazioni intellettuali di punta.

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Se ambisci a qualcosa di più soft, la Stanford University ha recentemente scoperto, in una ricerca, che 10-15 minuti di camminata veloce possono far impennare la tua creatività. Questo perché la capacità di coordinamento necessaria per camminare occupa la regione del cervello responsabile del pensiero lineare, liberando così la tua fantasia.

D’altronde, lo dicevano anche i latini: mens sana in corpore sano 😉

3. Aspetta un’ora prima di prendere il (primo) caffè

Questa è tosta da superare, lo sappiamo.

L’abitudine di prendere il caffè appena alzati può fare da freno per la nostra creatività. Il nostro corpo, appena ci svegliamo, produce il più alto picco di cortisolo. Farlo abituare alla “spinta” del caffè non è una buona soluzione, perché inibisce il beneficio naturale che potremmo trarre dai nostri ormoni di prima mattina.

Aspetta un’ora prima di prendere il tuo primo caffè: in questo modo, potrai godere della produzione naturale di cortisolo e della piccola scarica energetica data dall’ingestione di caffeina.

4. Metti i tuoi pensieri nero su bianco

Carta e penna possono essere i migliori alleati per la tua creatività.

La mattina, appena ti svegli, fissa su un block notes i tuoi pensieri. Ciò che scrivi non deve necessariamente avere un ordine: spesso il tratto dell’inchiostro e l’odore della carta favoriscono naturalmente il flusso creativo.

Alcuni studi hanno anche dimostrato che dedicare qualche minuto alla scrittura favorisce lo sviluppo delle capacità mnemoniche e delle attitudini cognitive.

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5. Medita

Iniziare la giornata con 15-20 minuti di meditazione fa bene alla tua produttività.

Questa tecnica è stata dimostrata anche dalla Walt Disney Company, che ha introdotto la meditazione sul posto di lavoro. I dipendenti, dopo la sessione, erano più concentrati e predisposti a trovare soluzioni creative.

Young girl is meditating on the beach

La meditazione aiuta a trovare soluzioni in apparenza complesse da trovare, stimolando le nostre abilità di problem solving e le nostre intuizioni.

Ottima tecnica anche per diminuire lo stress, imparare a controllare le emozioni e aumentare i livelli di attenzione.

6. Ascolta 10 minuti di musica

La musica è una grande risorsa per stimolare la tua vena creativa.

Aumento della concentrazione e della curiosità sono due degli effetti benefici che la musica apporterebbe al nostro cervello.

La musica classica può rappresentare un importante valore aggiunto per la tua produttività. Secondo il libro di Don Campbell L’effetto Mozart, l’ascolto del celebre compositore austriaco favorirebbe la concentrazione e aumenterebbe creatività e altre funzioni cognitive.

7. Elimina le fonti di distrazione

Per essere produttivo, devi eliminare qualsiasi fonte di distrazione.

Messaggiare su WhatsApp con gli amici e pubblicare status su Facebook possono interrompere il flusso di idee e inibire la tua capacità creativa.

La soluzione, in questo caso, potrebbe essere quella di darti degli obiettivi. Dedica la mattina allo sviluppo dei tuoi progetti e non cadere nella tentazione di sbirciare le chat ogni cinque minuti.

Se rimani concentrato e raggiungerai gli obiettivi che ti sei prefissato, un po’ di tempo per lo svago nel pomeriggio sarà più che meritato 🙂

Ora puoi invitare i tuoi amici alle dirette su Facebook Live

Quante volte ci siamo abituati a creare su Messenger o su WhatsApp gruppi di chat per parlare con più amici contemporaneamente? Un’abitudine che nelle dirette streaming, almeno su Facebook, non era possibile replicare.

Bene, a quanto pare, grazie a un upgrade di queste ore sarà possibile svolgere delle dirette video in partnership con un amico o un’amica su Facebook Live, che da strumento individuale diventa partecipativo. A dare la notizia è stato ieri sera il magazine The Verge, che parla di una funzionalità già a disposizione degli utenti Mac: la feature, al momento, sembra infatti essere operativa solo su iOS, mentre è incerto l’arrivo anche su Android.

Un live streaming condiviso dovrebbe apparire – d’ora in avanti – così:

Inoltre, la funzionalità sembra essere replicabile anche in IM: mossa che di fatto annulla il “monopolio” delle conference call e degli hangout di Google e di Skype.

Facebook insomma scala le posizioni sulla classifica dell’impiego dei video, e si porta ormai a ridosso della leadership incontrastata. Se qualcuno avesse avuto dubbi che il linguaggio video fosse la modalità principe per comunicare, si dovrà ricredere: il futuro, su Facebook Live ma non solo, sarà sempre più in live streaming.

NetFit, le innovative Puma che hanno conquistato Bolt

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Sembrano delle classiche scarpe da corsa con una rete sulla tomaia che però le distingue dagli altri modelli e le decora, rendendole un accessorio stravagante. Il realtà le NetFit sono una rivoluzione tecnologica senza precedenti, un modello innovativo di running che permette di personalizzare la ‘calzata’ ottenendo massimo confort e prestazioni eccezionali, il top per un’atleta.

La rete che riveste la tomaia delle scarpe non ha nessuno scopo decorativo ma è l’essenza dell’ultimo modello nato in casa Puma: realizzata con una fibra leggerissima, permette di giocare con le stringhe attraverso le maglie che la compongono così da personalizzare l’allacciatura della scarpa. Le modalità standard da cui partire sono cinque: calzata con pianta larga, calzata con pianta stretta, calzata standard, stabilità, sostegno del tallone, ma ogni atleta può sperimentare l’organizzazione dei lacci in modo da individuare quale si adatta meglio al piede e al tipo di allenamento.

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Le NetFit hanno conquistato anche l’uomo più veloce del mondo, Usain Bolt, che in accordo con Puma sta indossando le innovative scarpe per prepararsi ai mondiali di atletica che si terranno quest’estate a Londra. Ha dichiarato lo stesso Bolt:

“Mi alleno sempre in maniera diversa, a volte punto sulla potenza, altre sulla velocità e l’agilità, quindi è importante avere una scarpa flessibile per il giusto esercizio fisico.”

Ed è proprio la flessibilità che rende uniche le Net Fit. Per esempio, il runner con il piede a pianta stretta può optare per l’allacciatura Narrow Foot, cioè far partire i lacci alla base della tomaia e stringere la scarpa in maniera tale da ridurre al minimo gli spazi vuoti nella calzatura, con un’aderenza perfetta al piede.

La novità di Puma è stata appena lanciata sul mercato a partire da €140, ma si prevede che la stessa tecnologia NetFit sarà usata anche per altri accessori.

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Keesy, il nuovo servizio smart e mobile di home sharing

Tra le tendenze che stanno cambiando il mondo del turismo ci sono tutte le novità che stanno rivoluzionando il settore dell’home sharing. Eppure questo mercato in Italia  sembra essere ancora indietro rispetto ai più tradizionali servizi di ospitalità alberghiera: in particolare i problemi più ingombranti sono la burocrazia che spesso mette in difficoltà i proprietari e la sicurezza che mette in ansia gli ospiti.

A Firenze, a due passi dalla Stazione Santa Maria Novella, da ieri si trova il primo Keesy Point, che è stato presentato al pubblico e alla stampa dal CEO e Fondatore Patrizio Donnini e da Anna Paola Concia, Assessore alle Relazioni Internazionali e Cooperazione Turismo, Fiere e Congressi, Marketing territoriale Attrazione di Investimenti del Comune di Firenze.

My time, your time è il claim e l’obiettivo di Keesy: ottimizzare i tempi e i costi per chi sceglie l’home sharing, rendendo più facile e veloce l’arrivo e la partenza dei turisti nelle principali città italiane. 

Keesy: home sharing a portata di app

Keesy è una startup 100% italiana, che offre il primo servizio al mondo di check-in e check-out completamente automatizzato per chi fa home sharing. Imprevisti o ritardi nell’accoglienza non saranno più un problema.

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Patrizio Donnini, Ceo di Keesy

I Keesy Point, localizzati in punti strategici di arrivo come stazioni e aeroporti, saranno aperti 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, per garantire la massima libertà ad Host e Guest. Il servizio non si occupa solo del passaggio delle chiavi, ma gestisce in sicurezza anche tutti gli adempimenti burocratici più “noiosi” e impegnativi, dalla raccolta dei documenti degli ospiti con il rilascio della relativa ricevuta, alla riscossione della tassa di soggiorno con la possibilità di inviarlo direttamente al proprio comune, rendendo il tutto automatico e gestibile anche a distanza, direttamente da cellulare, tablet o PC.

 “Giornata importante per me e per Keesy. Oggi nasce una startup 100% italiana e fiorentina. L’idea è nata solo 7 mesi fa e già solo questo è un grande traguardo per una startup che in così pochi mesi è passata da una semplice idea alla concretezza del primo Keesy Point. Il nostro obiettivo è quello di facilitare e velocizzare le operazioni di check-in e check-out, ottimizzare i rapporti, anche quelli burocratici, tra Host e Guest, il tutto in un luogo sicuro, pratico e aperto 365 giorni l’anno, 24 ore su 24” ha dichiarato Patrizio Donnini durante l’evento di lancio del Keesy Point.

L’app di Keesy, disponibile per dispositivi Android e Apple, permette anche di mettere in contatto Host e Guest con una chat personalizzata che faciliterà le comunicazioni e le possibilità di incontrarsi, rendendo il tutto meno codificato e più piacevole, facendo conoscere la città ancora prima del soggiorno.

Un’interessante novità tutta italiana che potrebbe essere una grande opportunità per il mondo del turismo e dell’home sharing, rendendo più smart, flessibile e sicura la burocrazia del check-in e del check-out.

Il primo Keesy Point a Firenze

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Keesy Point a Firenze

Keesy Point è il luogo dell’accoglienza 2.0 per gli ospiti in arrivo o in partenza: la chiave dell’alloggio prenotato è custodita all’interno di un Key Box, che solamente Host e Guest possono aprire, grazie al codice unico e segreto, generato automaticamente dall’applicazione. All’interno di ogni Keesy Point, l’ospite entra in un ambiente sicuro, videosorvegliato giorno e notte, in cui ha a disposizione molti altri servizi: il deposito bagagli (attivo da 24 ore prima a 24 ore dopo il soggiorno), il collegamento Wi-Fi gratuito, una colonnina ricarica-cellulare e assistenza da remoto per gestire ogni imprevisto.

 “Keesy è un servizio che inserisce il mondo dell’home sharing all’interno delle regole facilitando e controllando tutti i passaggi burocratici e rendendo automatico il pagamento della Tassa di Soggiorno, che spesso è il passaggio che manca quando si parla di Home Sharing. Io, da assessore del turismo, non posso essere che contenta per questa opportunità e anche perché Firenze farà da apripista, possiamo dire a livello mondiale, per questa novità che cambierà molto il mondo del turismo!” ha commentato Anna Paola Concia, Assessore al Turismo del Comune di Firenze

L’obiettivo per il 2017 di Keesy è aprire i suoi Point anche nelle altre grandi città: Roma, Milano e Venezia e diventare un punto di riferimento per il turismo 2.0, strizzando l’occhio a possibili partnership con i big player del settore come AirBnb e Booking.

Come nasce Keesy

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Keesy nasce da un’intuizione del fondatore, Patrizio Donnini, che data la sua esperienza come host , è ben cosciente dei problemi che possono nascere nell’ospitare turisti provenienti da tutto il mondo. Oltre all’intuizione, Donnini in fase di lancio si è rivolto a GFK Eurisko per un’indagine che ha individuato le esigenze degli italiani che viaggiano e i reali servizi di cui vorrebbero usufruire per vivere un’esperienza di soggiorno ideale.

La ricerca, che ha coinvolto oltre 1.000 italiani tra i 18 e i 69 anni che negli ultimi 12 mesi hanno intrapreso un viaggio o fatto un weekend fuori casa con almeno un pernottamento, rivela che i principali vantaggi offerti da Keesy non si limitano all’effettivo risparmio in termini di tempo. Secondo GFK Eurisko con Keesy circa la metà degli italiani (il 45%) aumenterebbe l’utilizzo delle formule di soggiorno extra-alberghiere.

Stando ai dati, nello specifico, Keesy raccoglie l’entusiasmo di sette italiani su dieci (il 70%): già uno su dieci (il 14%) è certo di volerlo usare, uno su due (il 54%) si dichiara ben disposto a provare questo nuovo servizio. La neonata startup fiorentina fa proprio leva sul fattore essenziale per chi viaggia e per chi affitta: la libertà di gestire il proprio tempo.

Infatti, la nascita di un servizio automatizzato di check-in e di check-out, sempre attivo e multilingue, viene valutato una novità importante per il 60% degli intervistati, andando a coprire le lacune di altri servizi di soggiorno presenti ad oggi sul mercato. In media ben due italiani su cinque (il 37,8% sul totale degli intervistati) chiedono di fare check-in fuori dalla fascia oraria standard 13 h – 20 h. Inoltre, il 73% degli italiani ritiene un servizio di grande valore aggiunto per la propria esperienza di soggiorno la possibilità di lasciare il proprio bagaglio in un luogo sicuro per un tempo ulteriore rispetto all’orario di check-out.

Come funziona il servizio

L’app di Keesy è totalmente gratuita per il lato Guest, mentre lato Host Keesy è un servizio conveniente e utilizzabile in due modalità (con una prova gratuita per gli Host più scettici):

  • Keesy Check: utilizzo occasionale da parte dell’Host a un costo di 9,90€ (iva compresa) per ogni check richiesto. Il servizio è tutto compreso (invio documenti, pagamento tassa di soggiorno, consegna chiavi), quindi per check-in e check-out il costo sarà di 19,80€.
  • Keesy Abbonamento – il costo per il servizio tutto compreso di Keesy Point per i Property Manager o chi affitta tutto l’anno, è di 12 mesi a 99€/mese, potendo utilizzare la key-box personale fino a 12 volte al giorno.

Per accedere ai servizi di Keesy come Host è sufficiente scaricare l’app o registrarsi sul sito e, scegliendo tra Keesy Check giornaliero o abbonamento, prenotare le date ci check-in e check-out del proprio ospite.

A questo punto, il Guest riceve via sms o e-mail un codice unico e segreto per accedere al Keesy Point, dove troverà la chiave del proprio alloggio e potrà gestire il servizio in completa autonomia grazie all’app.  Tutta la burocrazia è dunque automatizzata: l’ospite invia prima del check-in il suo documento d’identità o lo scansiona direttamente al Keesy Point; Keesy provvede automaticamente all’invio dei documenti in questura per la registrazione necessaria.

I pagamenti, inclusi quelli della tassa di soggiorno o di altri servizi, avvengono tramite Pos direttamente nel Keesy Point.

A giugno Keesy aprirà un suo point nella città di Roma, per poi arrivare nei mesi successivi anche a Milano e Venezia: in tempo per l’estate e per l’arrivo dei turisti!

La Svezia mette l'intero Paese su Airbnb

La Svezia mette l’intero Paese su Airbnb

Quanti luoghi meravigliosi possiede ogni Paese nel mondo? Come fare a farli conoscere tutti ai turisti che viaggiano accompagnati dalle nuove piattaforme digitali? Semplicemente facendosi trovare esattamente su quelle piattaforme. È proprio quello che ha fatto la Svezia, mettendo l’intero Paese su Airbnb.

“La Svezia non ha una torre Eiffel. Non ci sono cascate del Niagara o Big Ben. Non c’è neanche una piccola Sfinge. La Svezia però ha qualcosa di diverso: la libertà di girovagare. Questo è il nostro monumento”.

Con queste parole, in un video che accompagna il progetto Visit Sweden, la Svezia spiega la scelta di mettere a disposizione di ogni turista le bellezze naturalistiche del proprio Paese.

Il video è una presentazione degli sconfinanti spazi svedesi in pieno stile Airbnb: ci sono aree relax, piscine, soffitti illuminati in modo unico!

Credits:

Agency: Forsman & Bodenfors
Client: Visit Sweden
Title: “Sweden on Airbnb”

Sweden on Airbnb, conoscere la Svezia prima di prenotare un alloggio

Aprendo le schede delle bellezze naturalistiche, per ognuna è disponibile una breve descrizione, una serie di suggestive foto, le recensioni degli altri utenti e le recommendation. L’host, naturalmente, è la Svezia e i vicini tutti i Paesi nordici, mentre una serie di suggerimenti a fondo pagina permettono di pensare alla prenotazione di una camera.

Quale modo migliore per raccontare l’irresistibile esperienza della Svezia per invogliare i turisti, già abituati ai nuovi strumenti di prenotazione di alloggi, alternativi ai classici hotel, a visitare il Paese?

“Con le sue quasi 173 mila miglia quadrate, la Svezia è un po’ più grande di un appartamento medio o di una casa di montagna”, apre il video.

Ma la vera innovazione non conosce confini fisici o virtuali e l’ente del turismo svedese ha capito bene come dimostrarlo.

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La campagna di di Forsman & Bodenfors

La brillante campagna è opera di Forsman & Bodenfors, l’agenzia di Göteborg, creatrice della campagna di Volvo Epic Split, acquisita da MDC Partners lo scorso anno.

Ma la campagna non avrebbe davvero senso senza il copy “libertà di girovagare”, legato a quel concetto di Allemansrätt, che si traduce approssimativamente in “diritto all’accesso al pubblico” e che è una parte molto importante della cultura e della Costituzione svedese: residenti e visitatori possono accedere a qualsiasi terra entro una certa distanza dalle abitazioni.

“Questo diritto permette al popolo svedese di sperimentare la natura e di godere della bellissima fauna selvatica svedese”, ha dichiarato Jenny Kaiser, responsabile di Visit Sweden U.S.

“In Svezia, abbiamo tutto, dalle montagne altissime alle fitte foreste, dai bellissimi arcipelaghi ai prati tranquilli. Adesso, insieme a Airbnb, invitiamo tutti a venire in Svezia e a condividere la nostra meravigliosa natura grazie alla libertà di vagare”.

La campagna Sweden on Airbnb non è il primo sforzo creativo per promuovere il turismo svedese negli ultimi anni. The Swedish Number, che sceglie un ambassador svedese per rispondere a ogni chiamata, promuoveva l’Associazione svedese del Turismo e ha vinto lo scorso anno il Grand Prix Lion a Cannes.

Instagram: da oggi puoi scoprire nuove Storie con hashtag e luogo

Instagram ha annunciato due nuovi modi per scoprire il mondo che ci circonda attraverso il social utilizzato da oltre 100 milioni di persone quotidianamente.

Tramite la tab Esplora sarà infatti possibile visualizzare le storie con hashtag e luogo. In questo modo sarà più facile scoprire cosa accade intorno a noi e vedere le Storie legate ai nostri interessi.

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Aggiornando l’app alla versione 10.22,  da oggi in poi vedrai nella sezione Esplora una nuova storia nella parte superiore della tab, contenente storie pubblicate da diversi account, tutte condivise nel luogo in cui ti trovi. Puoi anche cercare un qualsiasi altro luogo del mondo, e potrai vedere le storie correlate nella pagina dedicata a quel luogo, sopra i post più popolari.

Inoltre, Instagram sta cominciando ad introdurre le storie con hashtag (disponibili nelle prossime settimane) per aiutarti a trovare ancora più storie relative ai tuoi interessi. Quando cerchi un hashtag, potrai vedere una storia sopra i post più popolari nella pagina relativa ai risultati per tale hashtag.

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Come collegare la propria Storia?

Affinché la tua storia venga mostrata tra quelle con hashtag o luogo, non devi fare altro che aggiungervi un adesivo relativo a un luogo o un hashtag.

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Puoi impedire che la tua storia venga mostrata tra queste toccando la X nella lista degli spettatori della storia.
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Le storie con hashtag e luogo ti permettono di condividere le tue esperienze in tempo reale con la comunità, dalla scoperta di nuovi angoli della tua città alle tue passioni.

Per maggiori informazioni, visita il Centro assistenza di Instagram.

Le storie con luogo su Esplora saranno disponibili per iOS e Android a partire dalla versione 10.22 di Instagram, scaricabile dall’App Store di Apple e da Google Play. Le storie con hashtag saranno disponibili a partire dalle prossime settimane.

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Instagram: come interagiscono gli utenti con le loro passioni?

Il segreto per una strategia social corretta è, come abbiamo detto più volte, conoscere la nostra audience: cosa è rilevante per loro? Quali social media usano? E come? Cosa pubblicano? E soprattutto, come interagiscono con la nostra categoria di prodotto?

Vediamo insieme come gli utenti esplorano e interagiscono con le loro passioni su Instagram, analizzando una serie di podcast pubblicati da Facebook dedicati a quattro categorie: auto, cosmetica, sport e viaggi.

Need for speed per gli appassionati di Auto

Chi sono gli appassionati di auto? I dati che emergono dalla ricerca di Facebook, identificano gli appassionati del settore automobilistico come utenti di sesso maschile dell’età media di 26 anni.

La componente visiva è molto forte in questo gruppo. Gli appassionati di auto si rivolgono ad Instagram per trovare immagini di auto di alta qualità e con un’alta componente estetica, da macchine vintage agli ultimi modelli. L’uso di hashtag come #carporn e #supercar sottolinea la forte presenza della componente attrattiva.

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Un’altra ragione per cui i fan delle auto si rivolgono ad Instagram, è per valutare le performance di un determinato modello ed avere un’idea di com’è la guida dell’auto, una sorta di test-drive non su strada. Un elemento molto importante da tenere a mente per i marketer è l’utilizzo dei video per animare la macchina e soddisfare il bisogno di velocità degli appassionati. L’83% di questo gruppo utilizza Instagram per guardare video di auto almeno una volta al giorno.

Appassionati auto Instagram behavior

I fan in questione inoltre si rivolgono ad Instagram per ricevere consigli dalla community prima di effettuare un acquisto, è importante quindi essere rilevanti all’interno di essa per essere raccomandati dagli utenti.

Un ulteriore elemento da tenere in considerazione nella propria strategy è che tra le varie passioni e hobby, i fan delle auto risultano essere anche appassionati di sport.

How to: il tutorial spopola tra i beauty-addict

Chi sono gli appassionati di cosmetica? In questo gruppo come possiamo prevedere, al contrario del gruppo precedente, emerge l’audience femminile con un’età media di 27 anni.

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9 account su 10 seguiti dalla beauty-audience, sono account di cosmetica. Anche in questo caso gli utenti utilizzano Instagram per scopi differenti: dagli hashtag utilizzati e gli account seguiti emerge un focus sui tutorial ed sulle nuove tendenze.

Appassionati beauty instagram hashtag

Ci sono diversi canali che i consumatori prendono in considerazione prima di procedere all’acquisto di uno prodotto di cosmetica ed i social media occupano un posto d’eccellenza. Infatti, il 65% degli appassionati di beauty sceglie Instagram per tenersi aggiornato sugli ultimi trend dal mondo della bellezza. Il 60% lo preferisce rispetto ai media tradizionali come le riviste quando è alla ricerca di un nuovo marchio, ed il 55% utilizza il canale per leggere recensioni sui prodotti.

Appassionati beauty Instagram behaviour

L’uso di video è importante per dare vita al proprio brand, quindi format ideali sono i tutorial o storie che vedano come protagonista il vostro prodotto. Instagram stories è invece indicato per mettere in scena un “dietro le quinte”.  Un brand del settore che sta lavorando al proposito molto bene è per esempio Dior make-up.

 

Su Instagram è molto forte il Trend-spotting, cioè la scoperta di nuove tendenze. Per questo il vostro brand deve sempre emergere nelle conversazioni che danno vita agli ultimissimi trend: ricercate i contenuti condivisi dagli utenti e gli hashtag utilizzati per capire meglio il comportamento della vostra audience. Una volta individuati, inseriteli all’interno del vostro messaggio.

Non solo beauty. Gli appassionati del mondo della bellezza hanno ovviamente altre passioni, come moda e luxury, quindi perché non estendere il proprio messaggio collaborando con brand e influencer che appartengono al settore fashion & luxury?

Dietro le quinte dello Sport

La comunità sportiva di Instagram si divide quasi egualmente tra uomini e donne (52% e 48%) con un’età media di 27 anni.

Instagram sport audience

Gli appassionati di sport seguono una gamma diversa di account: canali sportivi, atleti, giocatori, squadre, luoghi dove avvengono incontri sportivi. In particolar modo, seguono i loro atleti preferiti perché interessati alla loro vita personale al di là di quella professionale. Instagram gli permette di avere accesso esclusivo ai “behind the scenes” della loro vita.

Instagram sport behaviour

Un altro dato molto interessante è che gli appassionati di sport come il surf, snowboard e skate, utilizzano la piattaforma per ricevere dritte da altri utenti e scoprire nuovi posti dove praticare lo sport. Infatti una passione che si unisce a quella degli appassionati di sport è il viaggio.

Gli hashtag principali utilizzati dai fan dello sport sono principalmente relativi al fitness. Infatti emerge come molti utenti utilizzino Instagram anche per motivarsi a fare sport. Inoltre, il 50% dell’audience analizzata usa Instagram per fomentarsi prima di un evento sportivo. Quest’ultimo è sicuramente un dato molto importante per i brand sportivi.

Instagram sport hashtag

Si, viaggiare… Anche a casa

L’ultimo della serie di podcast presi in analisi è dedicato al mondo dei viaggi e a come i viaggiatori utilizzano Instagram per pianificare, ispirarsi e condividere le proprie esperienze di viaggio.

I viaggiatori di Instagram si dividono in 60% di sesso femminile e 40% maschile e, a differenza delle altre categorie, si identificano con i millennial un po’ più adulti con un’età media di 29 anni.

Instagram travel audience

I viaggi sono la passione più popolare su questo canale già da molto tempo. L’hashtag #travel è stato utilizzato ad oggi  più di 180 milioni di volte, seguito da altri che si riferiscono alla vacanze verso mete piu distanti o anche locali, come ad esempio l’hashtag #staycation (vacanza sia a casa propria che in un posto vicino).

Instagram travel hashtag

I viaggiatori utilizzano Instagram per condividere le proprie foto (70%), cercare nuove destinazioni (67%), pianificare viaggi e anche scoprire nuovi posti da visitare.
Il 96% di questo gruppo usa Instagram per fantasticare su nuove mete da raggiungere o aumentare l’adrenalina prima di una vacanza (62%).

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Gli utenti si rivolgono ad Instagram per immergersi in culture diverse bramano nuove esperienze e nuove avventure. Utilizzate riferimenti culturali, condividete conoscenze locali e curiosità che arricchiscono gli utenti ed espandono la loro visione.

Connettere a livello locale è un buon modo per farsi scoprire anche da chi cerca nuovi stimoli e nuove avventure non lontano da casa.

I viaggiatori amano ispirarsi prima, durante e dopo il viaggio. Il video è indubbiamente uno strumento efficace di storytelling per connettere il proprio brand al viaggio.

Concludendo, che si tratti di auto, cosmetica, sport o viaggi, ci sono degli elementi chiave che sono applicabili a tutto il canale: accesso all’inaccessibile, ispirazione e partecipazione all’interno di una community che condivide gli stessi interessi, e l’elemento di scoperta e voglia di espandere i propri orizzonti.

Basta Millennials: fate spazio alla Generazione C!

La smania di conquista della Generazione Y, più comunemente conosciuta come Millennials, ha fatto impazzire non solo i marketing manager delle più grandi aziende di tutto il mondo, ma è riuscita a contagiare anche gli head hunter delle PMI di periferia.

Tutti li vogliono, tutti li cercano, tutti li identificano come target di riferimento per la loro comunicazione.

E se vi dicessimo che non è necessario essere nati tra il 1980 e il 2000 per saper utilizzare i social media?

Questa “sensazionale rivelazione” arriva proprio dal grande Ryan Holmes, CEO di Hootsuite, che in un interessante articolo (pubblicato qui) ci invita a riflettere su quanto la categoria dei Millennials sia sopravvalutata – e in un certo senso anche limitante – introducendo il concetto di “Generation C”.

La Generazione C venne definita già nel lontano 2012 da Brian Solis come la generazione dei consumatori sempre connessi, riferendosi a qualsiasi persona senza limiti di età, sesso, etnia, condizione sociale o economica, che “abbraccia la tecnologia, dai social network all’intelligenza artificiale, che conduce una vita influenzata dal digitale”.

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Qual è la caratteristica più importante di questa categoria? Sempre proprio essere la mancanza di caratteristiche socio-demografiche distintive, che permettono agli utenti di rientrare nei classici target predefiniti.

Possiamo quindi dire che la Gen C non è una normale categoria, ma un vero e proprio mindset – uno stile di vita, dove connection, content, community e creation sono le parole chiave. Infatti la Generazione C vive sui media digitali, partecipa in modo attivo alla conversazione online, produce e condivide contenuti, detta i nuovi trend.

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I dati raccolti da ThinkWithGoogle affermano che:

  • il 90% degli utenti C ha creato contenuti per la rete nell’ultimo mese
  • il 59% considera il web la fonte principale di intrattenimento
  • il 55% è connesso con 100+ persone tramite i social media

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Come possono quindi i brand raggiungere la Generation C?

Risposta scontata – ma non banale – abolire completamente i media tradizionali (televisione, stampa, radio) e concentrarsi esclusivamente sulla creazione di contenuti social originali e di qualità: un meme che diventa virale su Twitter, la scelta del giusto influencer, lo stimolo del word-of-mouth su Facebook non tutte tecniche utili per stimolare engagement tra la Gen C.

Ma per riuscire a creare i giusti contenuti è necessario approfondire alcuni aspetti comuni a questo profilo di utenti. Non è facile, data la loro eterogeneità, ma proviamo a trovare 4 tratti che li accomunano.

Amano creare contenuti

Il modo migliore per catturare la loro attenzione è di stimolare la creazione di UGC e utilizzarli nella propria content strategy, per aumentare così il livello di engagement e il numero di condivisioni.

Vogliono appartenere a una community online

Far parte di una community sul web – in particolare sui social media – è di fondamentale importanza per rimanere in contatto con amici, parenti e persone che condividono i loro stessi interessi.

Partecipano attivamente alle conversazioni online

Non importa quale sia il tema trattato, cercano sempre di rimanere informati su qualsiasi argomento (prediligendo quelli sociali, politici e culturali) e non hanno paura del confronto con diverse scuole di pensiero.

Sono maniaci del controllo

I membri della Gen C desiderano mantenere il controllo su tutti gli aspetti della loro vita, anche se prediligono maggiormente gli ambienti creativi e rifiutano di sottoporsi a rigide regole in ambito sociale e soprattutto lavorativo.

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In conclusione, possiamo dedurre che la Generazione C è ovunque: tutti possono appartenere a questo gruppo, perfino gli stessi Millennials, fino alla Generazione X. La Digital Transformation e la rivoluzione culturale che ne consegue hanno influenzato tutti, a prescindere dalle differenze socio-demografiche tradizionali: è proprio per questo che fossilizzarsi sulla conquista dei Millennials può rivelarsi un limite rischioso.

Cosa ne pensate? Vi sentite più Millennials o Generation Cers? Ditecelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.

robot indossabile

Il robot indossabile che aiuta a ripristinare l’equilibrio mentre si cade

Anziani, disabili, persone affette da patologie che non consentono loro di spostarsi in modo agevole o che hanno problemi diversi di mobilità presto potranno contare su un supporto altamente innovativo, un robot indossabile che permette il recupero dell’equilibrio durante uno scivolamento, riducendo di molto il rischio di caduta.

L’esoscheletro robotico “intelligente”, personalizzabile, dinamico e leggero che identifica la perdita di equilibrio facilitando il recupero della stabilità è stato creato e sviluppato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dall’EPFL (Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne) in Svizzera e testato sui pazienti del centro di riabilitazione “Don Carlo Gnocchi” di Firenze. La tecnologia, pensata soprattutto per coadiuvare gli anziani nei loro movimenti quotidiani e descritta sulla rivista scientifica “Scientific Reports”,  potrebbe rappresentare una soluzione a quello che è un problema di grande portata: il 40 per cento delle persone di certa età in Europa ha subito incidenti mortali a causa di perdita dell’equilibrio. E non è tutto: il robot indossabile anti- caduta, infatti, può anche essere utilizzato per aiutare coloro che presentano mobilità ridotta a causa di amputazioni o danni neurologici.

Come funziona il robot indossabile anti-caduta?

L’esoscheletro intelligente – un dispositivo che viene sistemato all’altezza delle anche tramite bretelle in fibra di carbonio – dopo essere stato personalizzato in base all’esigenze di chi lo indossa, in soli 60 secondi individua le particolarità dell’andatura del paziente, lo schema del suo incedere e della sua falcata. Fissato il modello, l’algoritmo identifica gli scostamenti rispetto all’andatura normale cogliendo il principio di una caduta. Quando questa è ormai imminente, i motori esercitano una pressione sulla parte superiore delle gambe ripristinando la stabilità della persona che indossa il robot anti-caduta.

Interessantissime, inoltre, le implicazioni future nelle interazioni sempre più strette tra uomo e robot: “allo stato attuale – sottolinea il ricercatore Vito Monaco – gli esoscheletri robotici sono prevalentemente progettati per assistere le persone nello svolgimento di movimenti volontari. Il nostro studio dimostra che una piattaforma robotica indossabile può interagire in maniera efficace con l’individuo”, aggiungendo, “siamo fiduciosi che nel prossimo futuro, anche applicando i risultati di questo studio, si potranno sviluppare nuove soluzioni per far interagire persone e robot come fossero un unico sistema”

Il robot indossabile, quindi, potrebbe rappresentare il prototipo di una nuova generazione di esoscheletri leggeri in grado di interagire sempre più con l’uomo in vari ambiti, dalla salute alla produzione manifatturiera.

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