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Social Media Marketing generazionale: questione di stereotipi?

Millennials, Generazione Z e Babyboomers: il Social Media Marketing generazionale è davvero solo un universo pieno di cliché?

Chiara Morini

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    Vi sveliamo un segreto: i Millennials non esistono! E nemmeno la Generation Z o i cosiddetti Babyboomers. O meglio, esistono ma sono un trend (a volte molto riduttivo) adottato negli ultimi tempi per più facilmente catalogare i consumatori.

    Generazioni che consumano, dunque, e soprattutto generazioni che imparano a consumare attraverso i più moderni mezzi che l’evoluzione tecnologica mette loro a disposizione. Stiamo parlando di social media ovviamente, e di come da meri mezzi di comunicazione si siano velocemente evoluti in sviluppatissimi strumenti di marketing.

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    Ma questi strumenti di Social Media Marketing vanno utilizzati con le pinze: la prima variabile è sicuramente il tipo di piattaforma, seguita dall’uso che se ne vuole fare e infine dall’età e dal carattere del fruitore. L’età non è quindi un dato trascurabile e osservando le abitudini social delle tre macro-generazioni scopriamo che in realtà pur non essendo raggruppamenti sempre e solo stereotipati forniscono comunque delle valide linee guida per i marketers.

    Millennials: consumatori consapevoli e difficili

    I Millennials rappresentano senza dubbio il target più interessante da studiare: un calderone ampio contenente persone nate “offline” e giovani abituati già da piccoli al telefonino. Circa il 41% della tanto discussa Generazione Y utilizza Facebook tutti i giorni e di questi ben l’88% lo sfrutta come fonte primaria di notizie.

    Inoltre 5 Millennials su 6 preferiscono passare per i social media per contattare un’azienda ma molti di loro sono poco disposti a perdere tempo guardando annunci pubblicitari che possono “skippare”. Gran parte di questa enorme generazione non è online solo per divertimento ma spesso per cercare risposte. La lotta alle fake news o la sempre più millimetrica precisione degli strumenti di ricerca sono solo alcune delle spiegazioni che portano a descrivere una società pragmatica e sempre più attenta alla sostanza che alla forma.

    Perciò per utilizzare al meglio il social media marketing con i Millennials bisognerebbe focalizzare l’attenzione su contenuti tangibili e provati: si tratta di una generazione attenta alle recensioni che non acquista a caso, che risponde bene a contenuti credibili e rilevanti meglio ancora se accompagnati da una ventata di unicità.

    Generazione Z: quando l’influencer regna sovrano

    È tempo per i marketers d’iniziare a prestare molta attenzione alla nuova gioventù: la Generazione Z. Ribadiamo il concetto sacrosanto che gettare in un unico contenitore giovani dai 16 ai 20 anni sparsi in tutto il mondo crea sicuramente delle generalizzazioni fuorvianti. Ma a una cosa va dato credito: i sedicenni (e gli appena ventenni) del 2017 hanno abitudini decisamente diverse da quelli di dieci anni fa.

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    Quello a cui bisogna prestare molta attenzione se si vuole vendere a questa fetta di consumatori è che mentre i Millennials hanno visto arrivare Facebook, la Generazione Z ci è quasi nata dentro e sguazzava sin dalla culla in un ambiente ultra tecnologico con informazioni che viaggiano alla velocità della luce.

    A differenza dei compagni già cresciuti, la Generazione Z ha un’altissima ricettività verso gli influencer, meglio se non VIP ma persone di vita reale secondo il 63%. Preferiscono contenuti brevi ma efficaci, visivamente piacevoli e con la possibilità di interagire. Senza nemmeno ribadirlo, adorano Snapchat e tutto ciò che ruota intorno a una Story, sono più attivi il giovedì e il venerdì e controllano i feed dei loro profili social al mattino appena svegli.

    LEGGI ANCHE: Quanti anni hanno gli utenti di Snapchat?

    Babyboomers: la grande sfida del Social Media Marketing generazionale

    La madre di tutte le generazioni, quella dei Babyboomers, è senza dubbio la più grande sfida per il Social Media Marketing. La generazione nata prima degli anni ’60 non ha però fatto troppa fatica a raggiungere le abitudini dei più giovani. Ben il 54% possiede uno smartphone e quasi tutti (precisamente il 91%) ha accesso almeno a una piattaforma social (l’84% preferisce Facebook).

    Parliamo di una generazione relativamente poco connessa, molto selettiva nei contenuti e meno avvezza a nuove e esperienze tecnologiche. Come attirarli all’acquisto? Probabilmente offrendo più informazioni e contenuti esaustivi, perché per fortuna parliamo di una fascia d’età abituata a contenuti analogici e molto più aperta alla lettura.

    Ma prima di spammare i Babyboomers con campagne di Social Media Marketing moleste c’è una cosa da ricordare: per loro i social sono spesso un mezzo per comunicare con amici specialmente se distanti più che un mercato, per questo ci vorrà più di un semplice post per interagire con loro e ottenerne la fiducia.

    Soprattutto c’è una verità da tenere a mente e non riguarda solo i più grandi: parlare alle generazioni non è facile perché nonostante le molteplici similitudini riscontrabili in un grande gruppo come ad esempio i Millennials, non sarà possibile arrivare a un trentenne con gli stessi mezzi con cui si attira l’attenzione di un ventenne.

    Parlare alle generazioni significa anche parlare a una massa composta da individui. Individui che vogliono sentirsi unici, perché di fatto lo sono, ma che spesso se lo dimenticano.

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    Chiara Morini

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    Mangiatrice compulsiva di serie tv e graphic novel, (soprav)vive a Roma ma intraprende frequenti voli pindarici intorno al mondo. Ha iniziato come soffiatrice di cartucce del ... continua

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