Twitter e la streaming TV: come vincere focalizzandosi sui mercati di nicchia

 

Il fatto che Twitter abbia focalizzato la propria attenzione sui contenuti video sembra esser stato mal interpretato da molti, considerando come i risultati che sarebbero potuti esser conseguiti non fossero certi, vista la concorrenza.

Eppure, questa strada potrebbe essere una grande occasione (forse decisiva) per ottenere miglioramenti consistenti rispetto all’attuale situazione, che vede il social network dei 140 caratteri in una sostanziale condizione di stallo: crescita bassa della base utenti, situazione stazionaria rispetto agli investimenti degli inserzionisti, difficoltà a trovare nuove funzionalità che potessero arricchire e migliorare ulteriormente la user experience.

Per potenziare quindi la sua offerta video, questa settimana, Twitter ha annunciato un nuovo accordo con Bloomberg: il network s’impegnerà a trasmettere contenuti attraverso la piattaforma social 24 ore su 24. È il primo grande accordo chiuso da Twitter, da quando il social network aveva annunciato l’intenzione di fornire contenuti in live streaming.

Twitter 1“Quest’anno, nel nostro secondo trimestre dal lancio di video in diretta su Twitter – hanno precisato i vertici di Twitter – abbiamo consegnato oltre 800 ore di contenuti video in streaming in oltre 450 eventi, guidando un pubblico di 45 milioni di spettatori unici e questo pubblico è globale, mobile e influente. Inoltre, il 55% dei nostri utenti in diretta registrati è sotto i 25 anni”.

Dati niente male, ok. Ma quanto sarà difficile portare a termine il percorso intrapreso e quali saranno i prossimi passi?

L’accordo con NFL e la concorrenza con la TV

Twitter aveva chiuso lo scorso anno un accordo per trasmettere i giochi di NFL il giovedì notte.

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I risultati erano stati a prima vista notevoli: oltre 2,7 milioni di fruitori per partita condivisa in streaming. Eppure, non si tratta di una cifra strabiliante. Sì, perché le partite di NFL in TV, generalmente, coinvolgono circa 16,5 milioni di spettatori.

Molti analisti hanno interpretato questo risultato come un vero e proprio fallimento, considerando che l’obiettivo che ci si era posti era di aumentare la base utenti, sfruttando l’elevato tasso d’engagement dell’evento sportivo, e considerando che, in seguito, Twitter abbia perso i diritti per trasmettere i match della NFL.

È da segnalare però un aspetto: il nuovo titolare è diventato Amazon, che ha pagato 50 milioni di dollari per ottenerli. Tanto per fare un confronto: Twitter pagò 10 milioni di dollari praticamente per lo stesso accordo. Dunque, “perdere” non è proprio la parola giusta, in questo caso. A questo punto rimane da chiedersi: chi pagherebbe così tanto senza avere la certezza di ottenere risultati davvero significativi?

Ma non è tutto: l’accordo con NFL ha fornito molti altri vantaggi a Twitter, anche se diversi da quelli che si potrebbe immaginare.

Twitter potrebbe non aver incrementato il numero di nuovi utenti ma, in realtà, ha ottenuto qualcosa di altrettanto efficace: sono state messe in evidenza le sue potenzialità come piattaforma per trasmettere contenuti in live streaming.

Un trend che ha trovato conferma durante i dibattiti politici statunitensi: mentre il numero di spettatori televisivi è rimasto stabile per ben tre dibattiti, il numero di quelli online ha continuato a crescere – certo, non fino a fare concorrenza al pubblico televisivo! – mantenendo costante l’aumento degli accessi.

Ma non è tutto. La possibilità di seguire i dibattiti fra Hillary Clinton e Donald Trump anche online ha rafforzato anche il fenomeno del “second-screening”, portato in auge proprio da Twitter.

Dall’ampia portata al mercato di nicchia

Una volta che Twitter ha smesso di trasmettere le partite della NFL, ha iniziato a trasmettere in streaming altri eventi, di nicchia.

Nel mese di marzo, ad esempio, ha annunciato un nuovo accordo per la trasmissione della National Lacrosse League (NLL), uno sport che è chiaramente molto meno seguito del football.

Certamente, questo non permetterà di attirare l’attenzione di milioni di spettatori ogni settimana, ma creerà una maggior fidelizzazione con un pubblico appassionato e di nicchia che potrebbe renderlo un vero e proprio punto di riferimento nell’ambito del lacrosse.

Ma quello del lacrosse non è l’unico target di nicchia che Twitter vuole raggiungere. Recentemente sono stati trasmessi gli Halo World Championships ed altri eventi sportivi simili.

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Sì, si tratta di eventi di portata molto meno ampia rispetto all’NFL: ma un settore più piccolo può certamente essere terreno più fertile per Twitter, rispetto alle grandi industry del mondo dello sport.

Mercati specifici ed offerte più focalizzate

In un articolo del Wall Street Journal proprio sul nuovo accordo Twitter – Bloomberg, il CEO di Bloomberg, Justin Smith, ha osservato che:

“L’attenzione sarà focalizzata sulle notizie più importanti per un pubblico che cerca notizie di più alto livello in tutto il mondo, permettendoci però di focalizzarci su pubblici più specifici”.

In effetti, l’elemento distintivo di tutto diventa proprio per Bloomberg la possibilità di distribuire contenuti con più efficacia, lavorando anche – attraverso un lavoro più capillare da parte di un team di editor – alla valorizzazione dei mai abbastanza valorizzati user generated content.

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Questo perché nella sua programmazione, rivolta a un pubblico generalista, Bloomberg può costruire percorsi di senso dedicati, come fosse una sorta di “sotto-canale tematico”: razionalizzare e posizionare – attraverso le possibilità di profilazione che Twitter offre – su target specifici i propri contenuti, forti anche della propria natura di broadcast 24h/24 presente su più mercati, potrebbe essere la scelta giusta per valorizzare ancor di più la propria offerta, migliorando come indicato l’interazione con gli spettatori, che – attraverso Twitter – sarebbero spinti a sviluppare e condividere contenuti generati dal basso.

Insomma: l’accordo che Twitter ha stipulato sembra la prima milestone di un percorso che vedrà questa piattaforma intrecciarsi sempre più con altri media, rafforzando le possibilità in ambito crossmediale che da sempre lo rendono unico. Partendo da mondi più piccoli, certamente i risultati potrebbero essere più semplici da conseguire…o almeno così si spera.

Certamente, la battaglia per il live streaming si sta spostando sulla capacità di distribuire contenuti, proprietari e non. I social network non stanno a guardare, ma Twitter – anche questa volta – sembra averci visto meglio prima degli altri.

Ecco perché il potere non fermerà mai il digitale: la video intervista a Chris Anderson

Ho incontrato per la prima volta Chris Anderson a Capri, qualche anno fa, in occasione di un evento dedicato al trend watching. Erano i tempi della “lunga coda”: il suo testo era diventato la base teorica e concettuale di molte pratiche del digital marketing. Il concetto era illuminante e preannunciava la nascita di un’era di infinite possibilità per tutti.

Nel mondo digitale c’è un mercato per qualsiasi cosa, non solo per pochi prodotti che vendono a molte persone. E il mercato generato dalle moltitudini di generi, prodotti, anche molto di nicchia è grande quanto quello generato dai prodotti best seller.

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Mirko Pallera, CEO di Ninja Marketing, con Chris Anderson a San Francisco

Poi è arrivato Free, a concettualizzare la tendenza di ogni prodotto digitale a diventare gratuito e a ipotizzare nuovi modelli di business. E ancora Makers, ovvero l’arrivo nella realtà delle possibilità di produzione e distribuzione offerte dalla pervasività delle tecnologie e dall’open source.

Chris Anderson è un “ribelle gentiluomo”, mi piace immaginarlo così. Lui si definisce invece un osservatore, in quel ruolo di scrittore di best seller che ha messo a segno tre pietre miliari della economia digitale.

Oggi è invece prima di tutto un “doer”, ovvero un imprenditore che ha fondato prima una comunità dedicata all’autocostruzione di droni, e poi sulla base di quella community ha costituito insieme ad un ventenne messicano un’azienda, la 3D Robotics, che si propone di rivoluzionare il mercato aerospaziale.

Come Chris ha raccontato nel suo intervento organizzato da Enel, #EnelFocusOn, mentre il settore tradizionalmente (Airbus, Boing, Lockeed) offriva prodotti solo a prezzi e caratteristiche da industria, con prezzi dal milione di dollari in su, la 3D Robotics, partendo da una grande comunità di appassionati è andata ad offrire ad un mercato di massa prodotti meno tecnologici ma decisamente più abbordabili.

Oggi è la più grande azienda che costruisce droni negli Stati Uniti ed è nata quasi per caso dai giochi che Chris faceva con i suoi figli.

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Osservatore in una posizione decisamente privilegiata – dato che vive e lavora a San Francisco ed è stato dal 2001 al 2012 direttore dell’edizione americana di Wired – Chris si è dedicato allo studio e alla divulgazione dei cambiamenti economico sociali che impattano sui consumi e sui mercati e che innestano le radici nella rivoluzione industriale avviata dalla nascita di Internet.

I suoi tre trattati economici “The Long Tail”, “Free” e “Makers” sono best seller internazionali apprezzati dai professionisti di tutto il mondo.

Le teorie contenute in essi rappresentano le fondamenta culturali dei movimenti economici e sociali che ritroviamo nei modelli di business e nel marketing digitale di aziende come Amazon, eBay, Uber, in manifestazioni e in luoghi di sperimentazione tecnologica come la Maker Faire e i Fablab.

L’applicazione dei principi della nuova economia alla sua azienda sta portando ad una grande cambiamento nell’industria che produce veicoli volanti.

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Guarda la video intervista esclusiva

In occasione del suo talk tenuto al coworking Galvanize di San Francisco, che potete vedere qui (ve lo consiglio perché è illuminante), in veste di direttore responsabile di Ninja Marketing ho avuto il piacere, di intervistarlo e di affrontare anche temi personali con lui.

The Long Tail, Free, Makers. Sei un autore di best seller. Qual è il segreto per diventare un autore di best seller?

Il segreto è lo stesso di quando si prepara uno speech. Se hai un’idea che cattura davvero la tua attenzione, la tua testa, vedrai ossessivamente esempi di quell’idea ovunque. E l’idea comincerà ad amplificarsi e alla fine verrà fuori attraverso un libro.

Una buona idea è una buona ragione per scrivere un libro.

Una cattiva idea per scrivere, invece, è quella di voler scrivere un best seller.

Quindi il segreto è questo: avere una grande idea. Le idee vengono prima di tutto e infatti, se avrai due idee scriverai due libri, se ne avrai una ne scriverai uno…

Come scegli il focus dei tuoi libri?

Ho scritto solo tre libri finora, ma potrei scriverne anche un altro, vedremo.

I miei tre libri sono sostanzialmente lo stesso libro, ma declinato in tre forme differenti. The Long Tail è basato su una grande idea che dà vita agli altri due. […] Si tratta in pratica dello stessa idea: il primo libro è l’intuizione, l’idea in sé, il secondo è l’aspetto economico dell’idea e il terzo è l’idea applicata al mondo degli oggetti fisici.

Oggi sei un imprenditore. Cosa preferisci: essere uno scrittore o un CEO?

Non direi che la scelta sia tra essere uno scrittore o un imprenditore. Piuttosto preferisco pensare alla domanda così “ti piace di più essere un osservatore o un attuatore?”.

Io preferisco fare le cose. C’è un grande valore nell’essere un osservatore, puoi essere testimone della storia, spiegarla e diffonderla ma mi sono sempre sentito sempre come se mi mancasse qualcosa, come se mi trovassi al di fuori della storia. Perciò credo di preferire il ruolo di parte attiva rispetto a quello di spettatore.

Il digitale è stato considerato una panacea. Oggi, invece, è visto più come un mostro che può trasformarsi in incubo, come nella serie Black Mirror. Pensi che ci sarà qualche mostro nel futuro?

Penso che il digitale non sia né una panacea né un mostro. Si tratta solo di cambiamento. E il cambiamento ha sempre un sopra e un sotto, due facce della medaglia. Ogni cambiamento, ogni relazione, ogni evento possiede le sue conseguenze positive e negative. Perfino le cose negative nascondo delle opportunità. Quella digitale è una trasformazione potente e ha un ampio raggio di aspetti positivi e negativi. Ma penso che quelli positivi sono più di quelli negativi.

Da “fallo da solo” a “facciamolo insieme”, ma quando il sistema, il potere fermerà la trasformazione… In Italia ad esempio abbiamo molti problemi con UBER…

Mai, non accadrà mai. Finora gli Stati hanno avuto più o meno potere, ma per quanto tempo pensa che potranno bloccare UBER o le altre compagnie come UBER? Gli Stati, i governi perdono potere ogni giorno, la tecnologia li aggira ogni giorno.

Il dato di fatto è che gli Stati stanno perdendo potere.

Geek Dad, mi piacerebbe se potessi dare qualche consiglio ai genitori. Cosa dovrebbero far studiare ai loro figli o cosa dovrebbero fare per farli interessare alla tecnologia?

Non chiedetelo a me, perché ho totalmente fallito in questo! Ogni volta che ho provato a farli interessare alla tecnologia, lo hanno rifiutato. Sicuramente perché io ci ho provato in maniera troppo dura. Comunque con qualcuno dei miei figli ho avuto piccoli successi. Una delle cose che facevamo insieme era realizzare un progetto ogni week-end. Realizzavamo progetti artistici. Potevano essere biglietti per San Valentino o un braccialetto per un’amica. Qualche volta questi progetti includevano la tecnologia, qualche volta prvedevano forbici e colla. Ma ogni fine settimana avevamo un progetto diverso. Ogni progetto includeva comunque l’inventiva. Mia figlia di 9 anni, ad esempio, ha inventato un “reggi-mento”.

Non si tratta della tecnologia in sè, possono essere anche colla e palle da tennis. Penso che una delle cose che i genitori possono fare se sono interessati alla tecnologia, sia quella di essere normali. Se realizzi progetti, i ragazzi ti vedono. […]

Sergio Spaccavento: “Diventate maestri dei meccanismi, per poterli distruggere e crearne di nuovi”

Se amate la pubblicità, lavorate nel Digital Marketing e apprezzate sempre un copy ben scritto, non potete non conoscere questo nome: Sergio Spaccavento.

È uno dei creativi italiani più apprezzati al mondo, oggi direttore creativo esecutivo di Conversion Agency. Ha lavorato in agenzie internazionali e italiane – tra cui BCube, come art director e copywriter su tutti i media: dall’ATL al social. È anche autore di programmi televisivi e radiofonici come Mario di MTV, Lo ZOO di 105 e co-sceneggiatore di Italiano Medio. Nel 2015 ha vinto gli MTV Awards, è stato nominato ai nastri d’argento, è stato giurato in diversi Festival di Pubblicità internazionale tra cui Cannes Lions e PIAF, e il suo intervento sull’umorismo nell’advertising dell’ultima edizione di Cannes Lions è stato tra quelli più seguiti.

È docente del Digital Creativity Update, un corso di aggiornamento professionale di 3 ore di didattica online On Demand per aggiornare le competenze strategiche e tenere il passo sulle tecniche di marketing e comunicazione più recenti. Abbiamo approfittato per fargli qualche domanda sulla creatività ,l’umorismo in pubblicità e su Conversion, l’agenzia da lui fondata insieme ad altri due soci.

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TV, radio, cinema, pubblicità tradizionale e digitale, hai messo alla prova la tua creatività in più forme e più mezzi. Puoi dare un consiglio ai giovani creativi in ascolto?

Ai giovani che ci stanno leggendo consiglio fortemente di farsi un’analisi di coscienza: questo è un lavoro che fortunatamente (o sfortunatamente) è legato assolutamente alla passione; è proprio quella virtù che ci salva nelle notti insonni e che ci fa godere di quello che creiamo, perché solo così ci sentiamo davvero vivi.

Andate quindi nei posti dove potete imparare, le agenzie sono fatte da persone e scegliete soprattutto da chi volete rubare al di là delle grosse sigle. Emulate, prima di creare, diventate maestri dei meccanismi, per poterli distruggere e crearne di nuovi. Non lavorate mai per voi stessi, e nemmeno per il cliente: lavorate per il brand. Non osate per il gusto di osare, ma osate solo quando c’è la ragione e la scienza. Ma soprattutto non pensate solo all’Italia, perché avete il mondo da vivere.

Sergio Spaccavento: "Diventate maestri dei meccanismi, per poterli distruggere e crearne di nuovi"

Ironia, parodia, sarcasmo: le armi della satira sono potentissime. Garantiscono sempre una risata?

Se si conosce il target, la provenienza geografica, il sesso, l’età, il background culturale, la maturità, il contesto e il grado di istruzione, beh, è una scienza e come tale deve funzionare. Il contenuto ovviamente deve essere buono, ovvero deve rispettare una delle chiavi comiche più calzante per l’occasione. Sappiate che in realtà al mondo non esiste nessuno privo di senso dell’humor, è solo che persone diverse ridono per cose diverse.

Come viene utilizzato l’umorismo in pubblicità? E quali obiettivi di comunicazione consente di raggiungere?

Viene utilizzato in ogni modo, appunto perché le sue sfumature e i suoi toni di voce sono innumerevoli e adattabili per media, target e brand. I comunicatori scelgono di utilizzare l’umorismo per tanti motivi. Prima di tutto, per attrarre l’attenzione: si sa che la gente preferisce una storiella simpatica a una comunicazione istituzionale o meramente informativa.

L’utilizzo dell’umorismo aiuta la comprensione del claim. Infatti se hai seguito la barzelletta, e se il brand è stato l’eroe della storia, avrai sicuramente prestato più attenzione e sarai pronto a capire il claim per capire la storia. Inoltre, l’umorismo influenza le scelte, perché davanti a uno scaffale di bottiglie d’acqua che si disperano per differenziarsi nonostante siano tutte solo h2o, allora è lì che magari sceglieremo quella bottiglia del brand che ci sta più simpatico, anche se costa un euro in più.

Con l’umorismo si aumenta il ricordo. Scommetto che tu conosci almeno una barzelletta, e lo sai perché? Da piccoli scopriamo subito che il compagno che fa ridere è un bambino amato da tutti, e noi, in quanto animali sociali, desideriamo essere accettati perché è un bisogno quasi primario di sopravvivenza. E quindi tenderemo a memorizzare maggiormente una storia ridicola per poterla usare, nel caso, al momento giusto o per gioirne personalmente, perché ridere produce endorfine.

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Conversion è la prima agenzia omnichannel engagement italiana: ci spieghi cosa significa?

Oggigiorno noi tutti viviamo nel mondo del qui e ora. Tutti siamo costantemente connessi per comunicare, viaggiare, fotografare, trasmettere, leggere, e addirittura parcheggiare. La cultura della fruizione on demand di contenuti e servizi si è sempre più radicata nelle nostre abitudini. Tra le persone e i brand si sono creati, così, moltissimi percorsi, e sempre più personalizzati.

Conversion elabora e costruisce questi percorsi: trasforma le connessioni in interazioni e poi in esperienze e, soprattutto, in acquisti; integra i processi nell’esperienza quotidiana delle persone, soddisfacendo e anticipando i loro bisogni. Un approccio omnichannel che tende a generare valore tanto per i brand quanto per i consumatori finali. Un posizionamento di agenzia che prima di noi era ignoto in Italia.

Quali tra le campagne che hanno definito la storia dell’advertising tradizionale ti piacerebbe declinare in digitale?

Prenderei il primo spot della Apple intitolato “1984”, girato da Ridley Scott, e lo renderei personalizzabile. Ognuno potrà scegliere cosa distruggere con il suo martello: lo smartphone, la tv digitale o la propria suocera. Tutto questo per scrivere un personalissimo manifesto originale disatteso poi dal nostro reale comportamento offline.

Nel corso Digital Creativity Update ci presenti alcune campagne digital, non quelle che sono state sotto i riflettori o oggetto di riconoscimenti, ma quelle che secondo te rappresentano i diversi volti della comunicazione di oggi. Quale credi sia il trucco per fare breccia nel cuore dei consumatori oggi?

Emozionarli con semplicità e non tradirli mai. Alle favole non ci si crede più, le emozioni immediate e l’utilità invece convincono e persistono. Bisogna accompagnare i consumatori con intelligenza in ogni fase con l’unico obiettivo di convertirli e di renderli fedeli. L’empatia ha sostituito l’autenticità, perché se esisteranno software e robot sempre più simili all’uomo e “autentici”, non verrà mai creato nulla che potrà essere empatico quanto un essere umano. L’empatia è l’unico vero sentimento umano.

Ecommerce trend 2017

Quali saranno i trend dell’eCommerce per il 2017? Risponde Pietro Bonomo

Il mondo del digital è in continua evoluzione e ogni giorno le novità possono diventare l’arma segreta del nostro business, come nuova opportunità di crescita. Omnichannel è la parola chiave di questa trasformazione, accompagnata da una visione olistica della vendita online, per creare “un intero universo intorno al prodotto“.

Come settare al meglio il nostro eCommerce, quindi, per essere pronti al cambiamento? Quale approccio adottare e quali trend seguire nel 2017?

Abbiamo chiesto alcuni consigli a Pietro Bonomo, docente del Corso eCommerce Update! di Ninja Academy (approfitta dello sconto Early Booking entro l’11 maggio: € 49 invece di € 99 ⏰ ).

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Una domanda senza troppi giri di parole: quali saranno i nuovi trend per quanto riguarda l’eCommerce in questo 2017?

Il 2017 è l’anno in cui si passa definitivamente dal concetto di multichannel a omichannel, multidevice, crossdevice…

Multi, cross, omni sono parole che fanno pensare che avessi ragione 15 anni fa quando dissi che l’eCommerce è un business che può avere successo solo se approcciato con una visione olistica. Molti mi hanno dato dell’hippy, ma che ci vuoi fare.

Fino a pochi anni fa si poteva pensare di raggiungere il cliente attraverso tre canali: la ricerca, i social, il passaparola. Oggi non si può più pensare di limitarsi al concetto di pubblicità, click, landing page, acquisto. Oppure pensare di avere un negozio e farne una copia online. O addirittura pensare di avere un negozio offline e non avere una presenza online. La questione è diventata mostruosamente complicata. L’offline e l’online si sono praticamente fusi.

Non si parla più di realtà virtuale come una roba da fantascienza, Internet of Things e intelligenza artificiale sembrano parole che potresti leggere in un libro di Asimov, invece sono strumenti già utilizzati ogni giorno anche dalla Signora Matilde del piano di sopra o dalla zia Pina.

Diciamo che il trend dell’eCommerce per il 2017 è la morte dell’eCommerce tradizionale e la nascita dell’ecommerce olistico. Finalmente abbiamo gli strumenti per creare un universo intorno al nostro prodotto, dove la community deve poter interagire con tutti gli aspetti del prodotto. Da come usarlo, agli utilizzi inaspettati segnalati dagli altri fruitori, l’assistenza, etc.

Quali saranno i trend dell'eCommerce per il 2017? Risponde Pietro Bonomo

Credits: Depositphotos 125285772

Qual è il tuo segreto per scovare i trend e rimanere sempre sul pezzo?

Ho un duplice approccio. Cerco di capire come poter fare una cosa nuova da una cosa vecchia e cerco di essere il più stupido della stanza.

Cerco di trovare ispirazione negli argomenti più disparati ed apparentemente non correlati. Ho imparato a strutturare un funnel di marketing studiando la user experience, ho imparato a creare un modello per calcolare un budget chiacchierando con un fisico matematico ed un attuario.

Alzi la mano chi diavolo sa cos’è un attuario! Ho scoperto che, dati determinati parametri, all’interno di un range di budget investito si ha una probabilità di rischio accettabile. Più in alto e più in basso di quel range il rischio aumenta. Dopo che si sono presentati e presentata la loro specialità ho dovuto dire che io ero quello simpatico del gruppo…

Non essendo io un teorico ma un imprenditore da una parte e un consulente dall’altra, devo mettere in pratica tutte queste nozioni e quindi devo anche apprendere la tecnica.

Questo mi porta a seguire un filo conduttore che mi fa scoprire blogger brillanti super-specializzati e collaborare con menti geniali. Il mio team è composto da israeliani, italiani, americani, rumeni, tedeschi cerco di circondarmi di persone che abbiano una voce fuori dal coro, che siano in grado di vedere la propria specialità da un’altra angolazione e che siano in grado di innovarla.

Ad esempio, abbiamo cancellato in azienda il termine User Experience Design per la lasciare spazio a Behavioural Design. Ne conoscevi l’esistenza? Ecco che ti ho dato una parola chiave su cui iniziare le tue ricerche. Si aprirà un mondo.

È possibile riuscire a “vendere il ghiaccio agli eschimesi” attraverso una piattaforma di eCommerce?

Sicuramente sì. Devi trovare un eschimese accaldato in vacanza a Bali, che ha già sperimentato il fallimento di importare ghiaccio dall’Alaska. L’unico parametro da considerare è se ci sono abbastanza eschimesi in vacanza ai tropici.

Con questo voglio dire che non c’è nulla che non si può vendere online. Ovviamente se sarai in grado di venderlo alla persona giusta, al momento giusto e nel modo giusto. La mappa della tua Eldorado è il modello di business.

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Credits: Depositphotos 149169124

Parliamo dei Chatbot: riusciranno a cambiare le regole del gioco?

Ciao sono PietroBot, non serve Pietro per darti questa risposta. Sì, sì, sì.

I chatbot saranno un game changer, ma in particolar modo i chatbot di Messenger. Le persone odiano uscire da Facebook per molti motivi. Velocità, solitamente i siti sono molto più lenti di Facebook. Esperienza utente, non sai mai in quale browser si aprirà il sito e come reagirà il layout responsive. Oggi Facebook con Instant Article e Messenger offre la possibilità d’integrare il tuo eCommerce all’interno del social più usato al mondo.

Ma attenzione, questo non significa che non dovrai avere un sito…

Poi c’è da considerare una cosa. I Bot sono più efficienti in determinate mansioni e saranno proporzionalmente intelligenti a quanto è intelligente l’umano che li progetta.

Quali sono le novità rilevanti di Google, Instagram, Facebook per l’eCommerce?

Non posso rispondere a questa domanda. Mentre io rispondo, tu rileggi l’intervista, scegli le foto e pubblichi, sarà tutto cambiato e noi faremo la figura dei cioccolatai.

?  Guarda su Facebook Come vincere le onde della concorrenza?, l’intervento di Pietro Bonomo al PrestaShop Day Milano 2016.

Come scrivere un report sull’attività social

Social media manager del futuro: non allarmarti. Ci sono i Ninja qui con te. Se è la tua prima volta che ti cimenti nella scrittura di un report, ecco qualche consiglio utile per non sbagliare.

Premettiamo che non è un metodo universale e che ci sono tante sfumature di report. Dal modello semplice a quello più articolato e complesso, dalla semplice scrittura in un documento pdf ad un report animato su Prezi.

Poco importa, col tempo magari affronteremo tutti i passaggi, ora ecco una guida base per te.

Da dove iniziare

Nel migliore dei modi: apri un foglio qualsiasi sul tuo pc. Semplice no?

Ora, per darti un tono, caro il nostro reporter, ti consigliamo di stare molto attento ai dettagli: piccole attenzioni che dimostreranno però cura del tuo lavoro. Ricorda sempre di dare un titolo esatto al tuo report. Potresti chiamarlo “Report Ninja Marketing 2017” o “Report 2017: e qui scrivere il sottotitolo”, insomma, immagina di essere un laureando e che tu ti stia approcciando con la tesi.

Close up of a social media results report

Questo servirà per dare un focus esatto al tuo lavoro e per concentrare l’attenzione di chi ti legge, poco importa se si tratti del direttore o del semplice impiegato. Ricorda che spesso i report vengono discussi nel corso di riunioni, ma successivamente ci potrà essere la necessità di stampare in formato cartaceo il tuo lavoro: per questo motivo, non dimenticare di dare una numerazione alle tue pagine e di optare per il foglio/slide pre-impostato con nome/logo/titolo ad ogni pagina.

Questi semplici passaggi daranno un ordine esatto e una certa organicità a quello che poi andrai ad esporre.

E poi?

Scegliamo oggi di scrivere questo “How to” – cassetta degli attrezzi – perché spesso ci è stato chiesto cosa fosse giusto scrivere e cosa non, sebbene a volte ci siano dati poco rassicuranti da riportare nel proprio report.

Dunque, se stai leggendo questo articolo, probabilmente sei alle prime armi, il consiglio che vogliamo darti in questo momento è di essere sempre onesto: con il web non si può bluffare. Potrai comprare i like che vuoi (ma poi, perché?) ma tutto torna. Hai avuto poche visite su Google +? Va bene, va bene comunque.

Torniamo a noi: per essere sicuri che nulla possa sfuggire, presenta subito i tuoi punti chiave. Illustra al tuo capo i dati attuali e le performance del tuo sito o dei tuoi canali. Questo torna utile per capire come nel tempo si è evoluto il tuo lavoro e qual è lo stato dell’arte.

Digital Scoreboard 2015 come cresce il digitale in Europa [REPORT]

Indica quindi a chiare lettere i numeri esatti e i canali social in uso. Questa panoramica servirà più a te, caro Ninja, che al tuo capo: è quando si mette tutto nero su bianco che si capisce la strada da intraprendere in futuro.

Non sei solo

Ci sono grandi alleati nella stesura di un report, fondamentali per chi ha a che fare con questa fase.

La maggior parte delle aziende e dei brand in Italia contemplano la presenza su Facebook.

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Abbiamo riportato qui uno screen per renderti la vita più facile: ti sei mai accorto che “entrando” all’interno della pagina che gestisci, in alto, c’è un menù con (nell’ordine, partendo da sinistra): Pagina | Messaggi | Notifiche | Insights | Strumenti di pubblicazione ?

Ecco, cliccando su Insights appare proprio questa schermata dove troverai anche la voce “Esporta dati“. Non è facile o celere capire tutti quei dati che, d’un tratto, invaderanno la tua schermata. Basta solo dedicarsi e lavorarci su: non vi è avvenimento che sia capitato nella tua pagina che non sia riportato in questa macro tabella Excel.

Da qui, estrapola i dati che ritieni più pertinenti ed utili: alcuni sono veramente tanto dettagliati, per questo non escludere, eventualmente, di allegare nel report (dopo un’attenta cernita di fogli, colonne e righe) il tuo foglio da lavoro “così come Facebook lo ha fatto”.

Fondamentali in tal senso sono quindi i Like, le Actions on page, People.

Facebook ads, insights e real time marketing: i segreti di Luca La Mesa

Così come per Facebook, anche Twitter permette un’analisi accurata. Per capire come ci si debba muovere anche su quest’altro social, puoi collegarti su Twitter Analytics o più semplicemente potrai cliccare qui. Anche queste statistiche sono disponibili gratuitamente: nella home si ha già un’idea dell’andamento del canale con una panoramica su tweet, sul top influencer, sui contenuti migliori… Insomma, anche Twitter è dalla tua parte, se non fosse che ti basterà (quasi) riportare i dati.

Il nuovo layout di LinkedIn ti facilita nella visualizzazione dei dati (lo schema è più o meno simile ai colleghi social) mentre per Instagram solouna volta convertito un account in un profilo aziendale su Instagram, potrai accedere ai dati di Insights di Instagram. Essi consentono di scoprire di più sui tuoi follower e sulle persone che interagiscono con la tua azienda su Instagram. Ad esempio, troverai dati di Insights quali genere, fascia di età e luogo. Potrai anche vedere quali post e storie visualizza il tuo pubblico e con quali interagisce di più.” E qui, Facebook Business docet.

LEGGI ANCHE: Il nuovo layout di LinkedIn, un breve tutorial per non perdersi

Quindi?

Una volta riportati dati attuali con quelli da cui hai iniziato, non fermarti e fissa dei nuovi obiettivi. Come sempre, ricorda che gli obiettivi devono essere sempre SMART, quindi anche realistici e misurabili: sulla base di quanto constatato nel corso della tua analisi, con un’accurata analisi SWOT occorre poi indicare i punti di forza, di debolezza, le opportunità e le minacce dell’attività social. Un nuovo competitor sarà sicuramente una minaccia, ma qualcun altro ha già usato una strategia che per te potrebbe essere facilmente applicabile e quindi risultare vincente. Quindi? Studio e benchmarking a iosa e sarai perfetto.

Social Media Monitoring cosa dicono gli utenti del tuo brand

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Sperimenta: salva sempre una copia di quello che scrivi. Non ti piace? Copia il documento e lavora su quello nuovo. Lascia traccia di quello che scrivi e alla fine fai una comparazione del tuo lavoro: il buon senso e la ragionevolezza hanno sempre la meglio.

Per scrivere un ottimo report, ricorda che l’attività di monitoring è fondamentale. Se ancora non hai avuto l’onore, ti consigliamo di sperimentare piattaforme come Buffer, Sprout Social o Hootsuite per rafforzare il tuo rapporto con i vari canali.

Abbiamo solo tre altri consigli da darti, prima di ritornare sull’argomento in un post ‘Advanced’:

  1. Sii il capo di te stesso e poniti sempre queste domanda “Io accetterei un lavoro di questo tipo da un mio dipendente?”.
  2. Non aver paura di sbagliare, non mentire e sii onesto.
  3. I dati non servono a nulla senza le azioni.
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App vs siti da mobile: qual è meglio usare per la tua strategia?

È nato prima l’uovo o la gallina? Meglio un’app o un sito web? Sarà meglio investire tutto in un’app o gli utenti preferisco usare il nostro sito da mobile?

La verità, come spesso accade, sta nel mezzo, ma prima di analizzare i pro e i contro tra app e siti mobile, possiamo dire con assoluta certezza che quando si tratta di acquistare gli utenti preferiscono vivere un’esperienza da mobile escludendo quasi del tutto le attività da desktop, a confermarlo è Criteo attraverso il H1 2016 State of Mobile Commerce Report.

La user experience al primo posto

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Quello che gli utenti preferiscono è una customer journey da mobile immediata, semplice e lineare. Secondo uno studio circa il 30% delle persone che acquista online esige che una pagina venga caricata in un secondo, sono invece il 18% quelli che pretendono che venga caricata all’istante.

Se queste sono le premesse non resta che andare più nel dettaglio ed approfondire le differenze tra app e siti mobile.
App e siti web da mobile possono sembrare molto simili, per individuare quale sia il migliore bisogna tenere in considerazione alcuni fattori come: il target di riferimento, budget e gli obiettivi prefissati.

Entrambi questi strumenti, a mio avviso, devono essere inseriti all’interno di una strategia online, ma utilizzati in modo differente, è così che si riuscirà a raggiungere i clienti nei momenti che per loro sono più adatti.

Sito mobile

Responsive web design on mobile devices phone, laptop and tablet pc

Responsive web design on mobile devices phone, laptop and tablet pc

Quello che contraddistingue un sito web mobile da uno standard è il fatto che il primo sia  responsive ovvero che i contenuti si adattino in automatico a seconda del dispositivo che viene utilizzato.
Alcuni vantaggi:

  • I siti da mobile vengono, a differenza delle applicazioni, utilizzati durante la fase di ricerca e scoperta iniziale,
  • Si usano per navigare, quando non si ha uno scopo preciso, la percezione comune è che i siti contengano più informazioni rispetto alle classiche app, a pensarlo sono circa il 49% delle persone,
  • Raggiunge molti più utenti rispetto ad un’applicazione, ma non è sempre accessibile perché necessita di una connessione ad internet.

App e conversioni

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Le applicazioni prima di essere utilizzate vengono scaricate e installate sul dispositivo mobile, per navigarci all’interno, non sempre è necessario avere una connessione ad internet.
Alcuni vantaggi:

  • Vengono scelte per finalizzare gli acquisti,
  • Le app sono efficaci per coinvolgere e sono molto più interattive rispetto ai siti,
  • Possono raggiungere l’utente in qualsiasi momento attraverso l’invio di alcune notifiche push (a patto che siano poco invasive e poco fastidiose),
  • Aumentano la fidelizzazione con gli utenti.

Possiamo considerare il sito web da mobile come il primo touch point quando un utente entra in contatto con un brand. È importante, quindi, fargli vivere un’esperienza positiva in modo che in seguito scarichino la relativa app, riuscendo così ad acquisire dei nuovi clienti. Infatti, le app convertono fino a 3 volte di più rispetto alle altre piattaforme destinate allo shopping online.

Il 30% degli acquisti fatti sul web viene eseguita da mobile, è molto importante quindi che le aziende riescano ad individuare la miglior strategia per riuscire a sfruttare i vantaggi derivanti da questi due canali. Il sito è utile, quindi, per attirare possibili clienti, mentre l’applicazione permette di fidelizzare quelli già acquisiti.

Il consiglio per attuare la vostra strategia? Utilizzarli entrambi!

Instagramer of the Week: intervista a Michele Grimaz

Una volta erano i blogger, adesso sono gli instagrammers le vere star della rete. Geniali, estrosi, provenienti da mondi diversi tra loro ma uniti dalla capacità di entrare nelle vite di centinaia di migliaia di follower che, attraverso la rete, ne seguono la vita quotidiana attraverso gli scatti pubblicati. Intorno a questa figura, così caratteristica del tempo in cui viviamo ma allo stesso tempo ancora poco conosciuta, aleggiano moltissime domande.

Come vive un Instagramers? Che professione svolge con esattezza? Come trascorre le sue giornate?

Queste sono solo alcune delle domande che forse avrete sentito fare e a cui forse anche voi non avete saputo rispondere.

Per questo abbiamo deciso di lanciare una nuova Rubrica, Instagramer of the Week, che ospiterà i racconti delle vite straordinarie di persone ordinarie che hanno successo in rete. Attraverseremo l’Italia per scovare Igers di successo e per raccogliere testimonianze della loro vita quotidiana, dalle loro passioni e per cercare di carpire il segreto del loro successo.

Inauguriamo questo nuovo spazio con un’intervista a Michele Grimaz, giovane friulano appassionato di fotografia, che racconta ai suoi oltre 100,000 follower su Instagram la sua vita e la splendida Regione in cui vive attraverso foto che virano principalmente sui toni del blu.

Igers of the Week: intervista a Michele Grimaz

Ciao Michele, per cominciare, ti racconti con 3 hashtag?

#Blu: Il Blu è sempre stato il mio colore preferito ed ha predominato in tutte le immagini che ho caricato sul mio profilo instagram.

#Fvglive /#IgersFVG: Sono i principali hashtags legati alla mia regione che dalle Alpi al mare vanta innumerevoli paesaggi meravigliosi e spesso sono il soggetto principale delle miei fotografie.

#MigheleIn… : Instagram a mio avviso ha sempre avuto una grande mancanza ossia la possibilità di organizzare le foto per categoria. Io ho provato ad organizzarle con degli hashtags personali, ad esempio i luoghi che mi capita di visitare più spesso: #MigheleInTrieste, #MigheleInZagreb, #MigheleInVenice…

Come organizzi la tua giornata tipo?

Ho la grandissima fortuna di poter decidere come dedicare il mio tempo e al momento ho due occupazioni principali. Il mio profilo instagram, che negli anni si è rivelato in più occasioni un lavoro vero e proprio e un progetto di serigrafia artigianale a Trieste, Dezen Dezen, che da poco è anche un laboratorio fisico in città. Entrambi le attività sono due grandissime passioni che spesso mi portano a viaggiare, studiare, incontrare moltissime persone e confrontarmi con l’esterno. Ogni giornata non è mai uguale alla precedente ma cerco di adattarmi alla mole di lavoro e all’umore litigando sempre e comunque con la sveglia!

Quali sono i tuoi segreti per superare i 100K follower?

Non l’ho capito neanche io, Instagram è cambiato molto negli ultimi mesi e continua ad evolvere, di conseguenza è difficile parlare di strategie. Vivo in una regione bellissima, il Friuli Venezia Giulia che compare nella maggior parte delle mie foto ed ho sempre una grande risposta quando condivido i paesaggi del territorio, non solo dai miei connazionali ma anche dall’estero.

Nelle tue foto c’è spesso la città di Trieste: c’è qualcosa della tua essenza che credi di non essere riuscito ancora a rappresentare?

Trieste è una città particolarissima e ricca di dettagli, storia e angoli nascosti, vivo qui ormai da 3 anni e ancora non ho imparato a gestire tutti questi elementi nella fotografia. Fortunatamente basta girare la testa e ritrovo la linea dell’orizzonte sul mare che rimane sempre il mio background preferito per scattare fotografie.

Quale foto vorresti scattare da qui ai prossimi 5 anni?

Dei soggetti precisi non mi vengono in mente ma vorrei concentrarmi di più sulla tecnica. Mi sono avvicinato cosi tanto alla fotografia grazie alla fotocamera del mio smartphone ma ora sento sempre più l’esigenza di avere maggiore controllo sulla scena che mi trovo davanti. Sicuramente nei prossimi 5 anni la fotografia non sarà solo una passione ma anche una materia da studiare.

 

Segui mighele_ su Instagram!

77agency rivoluzione digitale

Chatbot e intelligenza artificiale, ecco le rivoluzioni digitali del 2017

Gli ultimi trend in campo di marketing e digital confermano ciò che durante lo scorso anno avevamo anticipato: per il digital advertising, ad esempio, i canali principali restano i motori di ricerca, dove il monopolio è in mano a Google, i social network, Facebook e Instagram in primis, e infine le piattaforme di AdExchange, con DSP e SSP che tentano di differenziare il più possibile la loro offerta, ma in realtà propongono funzionalità sempre più simili.

Per conoscere di più su digital, web marketing, eCommerce e integrazione tecnologica, abbiamo rivolto qualche domanda ad Amedeo Guffanti, General Manager di 77Agency, che ci ha spiegato meglio perché, lato consumer, il mobile sia ormai il principale mezzo di comunicazione verso il quale concentrare maggiori volumi di investimento, e in che modo sfruttare chatbot e intelligenza artificiale all’interno di una strategia digitale, che si muova tra online e offline.

77Agency ci ha condotto in un percorso tra tutte le nuove soluzioni di digital marketing, dal punto di vista di un’agenzia che è in grado di sperimentare in prima persona ogni nuovo approccio al digitale, partecipando a campagne su Kickstarter e al contempo aggiudicandosi importanti premi di settore.

77agency rivoluzione digitale

Amedeo Guffanti, General Manager di 77Agency

Qual è la storia di 77Agency e cosa è cambiato in questi 13 anni?

Dal 2003 a oggi la nostra agenzia si è costantemente evoluta, maturando una solida e profonda conoscenza ed expertise nel mondo digitale. Il nostro team, ora costituito da oltre 150 professionisti operanti nelle sedi di Londra, Riga, Francoforte, Amsterdam, Milano e Roma, può offrire strategie e servizi in grado di soddisfare tutte le esigenze di realtà aziendali e istituzionali in tutto il mondo.

Abbiamo raggiunto un elevato livello di specializzazione in tutte le principali aree del digital (SEO, SEM, Social Media management & advertising, Sviluppo e gestione Siti/Ecommerce, Digital PR, Programmatic, progettazione Chatbot) e siamo in grado di sviluppare soluzioni innovative capaci di cogliere sempre le principali opportunità del mercato.

La continua crescita di 77Agency è stata ulteriormente confermata da numerosi premi e riconoscimenti che sono stati attribuiti alla nostra agenzia: nel 2016 la Web Marketing Association ha attestato l’eccellenza da noi raggiunta nello sviluppo di siti internet per prestigiosi clienti, appartenenti soprattutto alle categorie luxury, hotellerie e tecnologia.

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Intelligenza Artificiale e chatbot: quali sono i trend che ogni marketer dovrebbe tener d’occhio?

Di poco più di un anno fa l’annuncio di Mark Zuckerberg del nuovo trend social del momento rappresentato dai chatbot, software di “intelligenza artificiale” che permettono tramite gli strumenti di messaggistica istantanea (es. Messenger) di poter ordinare prodotti o servizi, essere aggiornati dai portali di notizie, gestire le attività di customer care e molto altro.

Questo nuovo strumento ha le potenzialità di rivoluzionare l’uso delle piattaforme ampliando l’impatto che hanno sia sulla vita degli utenti sia sulle capacità delle aziende di poter interagire con i loro clienti o potenziali tali. I chatbot sono software che simulano conversazioni naturali uomo-uomo permettendo all’utente di interagire e trovare risposte alle proprie necessità. Tali strumenti sono capaci di interpretare le domande e approfondire le stesse fornendo scelte multiple all’utente, oltre a raccogliere informazioni, fornire risposte e tramite sistemi di elaborazione del linguaggio naturale e con l’intervento di conversation designer, rendersi sempre più efficaci nel trovare soluzioni immediate alle problematiche/necessità dell’utente.

Nei prossimi anni il ruolo dei chatbot potrà avere un’applicazione in quasi tutti i principali settori rivoluzionando i processi di comunicazione utente-azienda.

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In che modo le tecnologie online possono migliorare le performance del retail off-line?

L’investimento digitale finalizzato alle vendite offline è ancora poco esplorato sebbene si tratti di un’area di mercato in crescita verticale. È ancora solo un’attività marginale rispetto al performance based marketing e all’eCommerce, ma cresce sempre a tassi incredibili che potrebbe portare in quattro anni una nuova crescita triple digit dell’investimento digitale.

Piattaforma che ha saputo anticipare queste tendenze è GotU, nuovo brand sotto al quale abbiamo riunito la nostra offerta tecnologica e l’esperienza nello sviluppo di sistemi di tracking intelligenti oltre che nella costruzione di tecnologie di ottimizzazione integrate con le API di Google, Facebook e decine di altri canali internazionali.

Dalla sua sede di Londra la neonata piattaforma opera già in più di 7 paesi europei, 3 asiatici e ha aperto recentemente una sede a Los Angeles. Di poco tempo fa l’ultimo dei riconoscimenti ottenuti: il prestigioso Stevie Award per la categoria New Marketing

GotU a oggi ha sviluppato migliaia di campagne finalizzate a ottimizzare e massimizzare gli obiettivi di pedonabilità e vendita per grandi retailer e catene da tempo alla ricerca di nuovi strumenti di comunicazione locale, non più legati a soluzioni hardware, ma piuttosto all’utilizzo intelligente dei media dominanti che ormai sono in grado di interagire con consumatori a 5 metri di GPS di distanza.

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Innovazione e creatività sono parole chiave per le strategie social. Come avete costruito il successo della strategia di lancio di AirSelfie, la flying camera tascabile di cui tutti parlano?

In 77Agency ci mettiamo sempre alla prova con nuovi progetti sfidanti per i quali sperimentiamo con successo approcci innovativi e nuove strategie. Tra questi, il lancio globale del progetto AirSelfie, per il quale l’agenzia è partita dallo sviluppo di una campagna Kickstarter e intorno ad essa ha realizzato una strategia integrata (Social, Google & Facebook Adv, SEO, CRM, Press Office) che ha portato in 40 giorni a oltre 500.000 euro di pre-ordini e più di 50 milioni di interazioni social da oltre 40 Paesi.

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Questo successo conferma come 77Agency sia il partner giusto per quelle aziende che cercano innovazione, creatività e un approccio digitale di respiro globale.

Ci sveli in anteprima uno dei progetti in cantiere di 77Agency?

I chatbot e l’intelligenza artificiale saranno i driver della prossima rivoluzione dell’interazione tra brand e consumatore.

77Agency è pronta con tre grandi progetti e ha creato una divisione interna che si è specializzata in quest’area, cercando di immaginare come i brand potranno finalmente creare valore attraverso un CRM con touch point multipli interconnessi e con un’interazione di valore che parta con l’advertising ma prosegua durante e dopo la vendita.

Chatbot, intelligenza artificiale e innovazione continua

La continua sperimentazione, lo sviluppo di soluzioni calibrate sui comportamenti reali degli utenti e mirate alla massimizzazione delle conversioni per i retailer, sono le chiavi sulle quali 77Agency costruisce in modo continuo le proprie soluzioni digital.

Un negozio fisico può essere la base del successo di un eCommerce

Un negozio fisico può essere la base del successo di un eCommerce

Qual è la vera fortuna di vivere in un’epoca digitale? Probabilmente dovremmo cercarla nella possibilità di gestire il tempo come meglio crediamo. Anche sul lavoro. Ma come? Non dovevi parlarmi di eCommerce, ti starai chiedendo.

Ci arriviamo subito, ma prima vorrei condividere con te questa breve riflessione. Quante volte l’idea geniale per un business ti ha colto proprio mentre eri ancora sveglio in piena notte a guardare un film? O magari come una specie di lampo dopo una festa con gli amici?

Se fossi nato vent’anni fa, per realizzare il tuo sogno di business, avresti probabilmente dovuto attendere almeno il mattino dopo per poter avviare le pratiche per l’apertura del tuo negozio. E magari ti saresti scoraggiato già nella prima fase di ricerca del locale giusto per la tua attività.

Il digitale elimina gran parte di questi ostacoli. Potresti pensare di aprire un eCommerce una notte e il giorno dopo essere già online (anche se ti consiglio di valutare bene ogni aspetto, prima di agire in modo così avventato!).

Un negozio fisico può essere la base del successo di un eCommerce

Negozio fisico o eCommerce?

Vent’anni fa, dicevamo avresti dovuto aprire un negozio fisico, oggi puoi pensare ad un eCommerce.

E non sarebbe una cattiva idea, dato che le statistiche mostrano, ad esempio per gli Stati Uniti, che la crescita dello shopping online e le vendite degli e-store registrano ormai numeri incredibili, con una media per cliente di 1.800 dollari all’anno.

La vendita degli eCommerce rappresenta ancora solo l’8% delle vendite totali. C’è ancora molto spazio per la crescita dei negozi digitali, quindi.

Eppure c’è una soluzione che promette di dare risultati ancora di maggior successo, almeno secondo Retail Touch Point, che sostiene che mentre il 94% di tutte le vendite al dettaglio si svolge ancora nei negozi, le vendite eCommerce dovrebbero aumentare annualmente del 17%, raggiungendo i 414 miliardi di dollari entro il 2018.

Se brick-and-mortar (cioè i negozi fisici, quelli fatti di mattoni, appunto) e eCommerce sembrano vivere in una continua lotta per vincere l’attenzione e la spesa dei consumatori, cosa accade quando le due realtà si uniscono?

Semplicemente, si crea una soluzione omnichannel senza soluzione di continuità. Un’esperienza molto gratificante, soprattutto per i Millennial, che nel 72% dei casi ricercano le loro opzioni di vendita online prima di comprare in negozio, oppure effettuano i loro acquisti attraverso più canali.

Cosa può imparare, quindi, un eCommerce da un negozio fisico e viceversa? Quali vantaggi è possibile trarre dall’unione delle due esperienze?

Un negozio fisico può essere la base del successo di un eCommerce (2)

Cosa ti permette di fare l’unione di eCommerce e negozio?

Potresti ad esempio capire in modo più semplice cosa funziona per i tuoi clienti online, quali sono i prodotti più venduti attraverso il magazzino virtuale (che comporta costi di gestione differenti da quelli di un negozio fisico) e poi trasferire queste proposte in store. Campagne di test che possono essere troppo rischiose per una attività commerciale tradizionale, possono essere gestite più facilmente online, per essere trasportate offline solo se funzionano davvero.

L’eCommerce, poi, grazie a strumenti come la SEO, che ti consente di raggiungere potenziali clienti con chiavi di ricerca diversificate, ti consente di diversificare altrettanto facilmente anche la tua offerta online, consentendoti di ampliare il tuo mercato attraverso l’introduzione di prodotti che magari avresti difficoltà a vendere in store.

Sfrutta la tecnica del consiglio del commerciante esperto, che conosce il suo prodotto e trasformala nella sua versione digitale. Ogni cliente ama acquistare in un negozio nel quale un addetto alle vendite o un proprietario siano a disposizione per fornire suggerimenti e consigliare la soluzione migliore per la nostra personale esigenza. Il fattore umano, insomma, è ancora molto importante nell’esperienza di acquisto. Come riprodurlo online? Ad esempio attraverso un video tutorial, nel quale spieghi perché quel prodotto è adatto a ogni singolo cliente, analizzando diversi casi per diversi prodotti.

Ma puoi anche consigliare alle persone che visitano il negozio e si fidano dei tuoi consigli di acquistare direttamente online dal tuo sito web. Realizzare giornate di prova dei prodotti in negozio, può aiutarti a stabilire una relazione quanto mai stretta con i tuoi potenziali clienti, che poi acquisteranno online, forti della fiducia che hanno acquisito. Effettua una dimostrazione anche delle modalità di acquisto dal tuo eCommerce, per rendere ancora più semplice per i tuoi futuri clienti l’approccio alla soddisfazione del loro bisogno.

Ancora, integrare forme di pagamento online e offline, per facilitare la vita ai tuoi clienti è una soluzione che li spingerà ad acquistare più frequentemente. Non si tratta solo di consentire il pagamento in contanti alla consegna, ma anche di adottare soluzioni nuove per la lettura rapida delle carte di credito.

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Un negozio fisico può essere la base del successo di un eCommerce

Le alternative all’apertura di un negozio fisico

Se non credi di poterti permettere subito di affiancare un negozio fisico al tuo eCommerce, sei molto saggio. Probabilmente hai valutato con attenzione i costi, ma vorresti comunque trovare una soluzione alternativa per applicare questi consigli.

Bene, prova a trovare un accordo commerciale con un negozio locale, a cui affidare la vendita del tuo prodotto in cambio di una percentuale sulle vendite o di un piccolo affitto. Anche grandi brand come Mango lo fanno nelle grandi catene di magazzini. Avrai il tuo corner espositivo, ma avrai anche la possibilità di effettuare dimostrazioni in store o di avere una persona di riferimento all’interno del negozio, che promuova anche il tuo eCommerce. Lavorare in sinergia può essere una grande opportunità anche per chi ti ospita, perché quando il brand diventerà riconoscibile grazie al web, il negozio sarà il tuo rivenditore ufficiale e acquisirà nuovi clienti.

Comincia a costruire il tuo sistema di referral personale tra on e offline, massimizzerai la gratificazione per le tue conversioni!

API Marketplace: diamo uno sguardo ai più popolari

Il mercato delle Startup tecnologiche e degli sviluppatori sta subendo una crescita notevole. Poter utilizzare “pezzi di codice” già definiti per ridurre il time-to-market di un servizio, di un Sito, di una APP o di qualsiasi altra attività tecnologica che necessiti di un codice Software (e quindi di sviluppatori) è sempre più importante.

A facilitare la fruizione degli stessi, già da diverso tempo, ci pensano i cosiddetti API Marketplace (dove per API si intende Application Programming Interface): dei veri e propri supermercati dove è possibile entrare in possesso, in alcuni casi in modo addirittura Free, di pezzi di codice da poter utilizzare nelle proprie applicazioni.

Ma vediamo subito insieme 3 degli API Marketplace più popolari ed innovativi!

platfr.io: The Banking API Platform

Scopriamo insieme gli API Marketplace più popolari

platfr.io è probabilmente uno degli ultimi marketplace comparsi nel Web e soprattutto uno dei pochi, se non l’unico, di origine nostrana. Il Marketplace è stato lanciato dal Gruppo Banca Sella che ha sicuramente trovato in questo settore delle interessanti opportunità di business nel lungo periodo.

Il lancio fa sicuramente capo ad una strategia corporate molto ampia e profonda che mira ad investire in settori di mercato in cui le Banche verranno coinvolte indirettamente (ad esempio nei pagamenti in mobilità). Le API presenti nel marketplace interagiscono direttamente con i servizi del Gruppo, facilitando di molto lo sviluppo di applicazioni operanti con questo tipo di servizi. Sicuramente un’iniziativa estremamente interessante realizzata anche per coinvolgere ed attrarre altri istituti di credito.

Scopriamo insieme gli API Marketplace più popolari

Mashape: we Make the API Developers Happy

Mashape ha una mission piuttosto esplicativa: rendere gli sviluppatori di API contenti! E questo, in aggiunta ad una serie di servizi cloud, viene realizzata fornendo al pubblico una piattaforma open-source al cui interno non vi sono solo API.

Scopriamo insieme gli API Marketplace più popolari

Oltre ad API presenti nel Marketplace, è possibile caricarne di proprie attraverso il prodotto principale della piattaforma, Kong.

Scopriamo insieme gli API Marketplace più popolari

Anche Mashape è una realtà nata in Italia (per l’esattezza a Milano nel 2009 con il nome di Mashup) e poi  trasferita in USA, grazie alle menti di tre italiani: Marco Palladino (founder/CTO), Augusto Marietti (Co-Founder/CEO) e Michele Zonca (all’epoca Co-Founder di Mashape ed attualmente CTO di TOK.TV). Mashape ha una Vision importante e sulla quale ha creato il proprio Business Model: costruire la cosiddetta API economy.

Scopriamo insieme gli API Marketplace più popolari

API Platform: The Ultimate PHP framework to build modern Web APIs

API Platform a differenza degli altri due Marketplace, mette a disposizione dell’utente un vero e proprio framework per creare, attraverso alcuni passaggi, la propria web API e renderla disponibile al resto degli utenti.

Scopriamo insieme gli API Marketplace più popolari

API Platform trova sicuramente le proprie radici in quello che è il marketplace opensource più famoso al mondo (GitHub) ma consente sicuramente una serie di personalizzazioni interessanti.
A differenza dei precedenti, API Platform può essere considerato come un marketplace orientato a costruire una piattaforma per lo sviluppo delle API. A mio avviso ha grosse potenzialità, soprattutto per gli sviluppatori più esigenti.

Scopriamo insieme gli API Marketplace più popolari

 

Questi sono solo alcune segnalazioni ma vi sono molti altri marketplace di API degni di nota e che potrebbero fare al caso vostro. All’interno di G2Crowd potete scoprirne diversi. Non vi resta che scegliere e testare! 🙂