Sergio Spaccavento: segreti di un copywriter, art director e autore radiotv [INTERVISTA]

Aspettando il PIAF 2014, uno dei giurati ci parla di advertising, miti e talento.

Avete mai ascoltato una puntata de Lo zoo di 105? O riso guardando uno dei tanti episodi della serie Mai dire…? Avete visto anche Mario, con protagonista Maccio Capatonda, su MTV?

Bene, sappiate che dietro questi show c’è la penna di Sergio Spaccavento, che oltre ad essere un autore radiotelevisivo di successo, è soprattutto Executive Creative Director di BCube Milano.

Un creativo, quindi, e chi meglio di lui poteva far parte della giuria del PIAF 2014, il Festival Internazionale della Pubblicità che si tiene ogni anno a Praga?

Sergio Spaccavento,  che tu sia copywriter, art director o entrambi, quali sono i pro e i contro del fare un mestiere creativo, in Italia, oggi?

Tutti i pro di fare un mestiere che risponde alle tue attitudini, che ti appassiona, che ti gratifica, e tutti i contro dovuti al rovescio della medaglia con le delusioni che ne possono derivare. Non ne farei una questione territoriale, quanto alla dimensione temporale, oggi si fa più fatica di 20 anni fa a fare questo mestiere, e se da una lato scoraggia, dall’altro offre sempre un’opportunità, nuove strade, belle sfide.

Nella tua bio ti definisci “mitomane”: qual è il tuo mito preferito?

Mi invaghisco spesso e volentieri di personaggi che sono stati precursori in qualsiasi ambito dalla tecnologia al pugilato, e di gente che ha avuto una vita straordinaria grazie al proprio coraggio. Ma i miti a cui costantemente mi ispiro sono i miei genitori. Mio padre mi ha insegnato il senso della comicità, strettamente collegata con l’intelligenza, mentre mia madre mi ha tramandato il senso del dovere e l’onestà intellettuale.

Advertising, radio e tv sono i campi in cui esprimi la tua creatività. Qual è il progetto che porterai sempre nel cuore?

Beh lo spot dell’ottica Bergomi, di molti anni fa, dove fui art director e copywriter e con il quale riuscii a esprimere un’ottima qualità comica. Era il primo lavoro che mi rappresentava in pieno, dando forma anche a un mio stile che non ho mai smesso di perseguire sconfinando in altri lavori autoriali.

Tra portfolio, personalità e potenzialità, da cosa si riconosce il talento di un giovane creativo?

Dalla conoscenza dei basilari, dalla voglia di fare e dalla determinazione. Se non hai queste due ultime cose prima o poi sprecherai il tuo talento e ovviamente senza una base non puoi costruire in altezza niente di solido e duraturo.

Che lavoro faresti, se non fossi un mad man?

Spero di non scoprirlo mai.

Cosa ti aspetti dalla tua esperienza di giurato al PIAF?

Birra, facili costumi, una condanna per terrorismo internazionale e nient’altro. Anzi anche un confronto con altri giurati internazionali di grandissimo spessore, non c’è occasione migliore per discutere di creatività e tendenze innovative. Le giurie sono i momenti migliori per aggiornarsi e concentrarsi su una materia così mutevole come la comunicazione pubblicitaria.