4 aziende che hanno aumentato la loro Brand Awareness grazie a sticker e packaging

4 aziende che hanno aumentato la loro Brand Awareness grazie a sticker e packaging

Decine o in alcuni casi centinaia. Sono le comunicazioni commerciali ricevute ogni giorno da ogni singola persona, via email, SMS o sui social. Cosa contribuisce a rendere efficaci tutte queste comunicazioni? La capacità del brand di rendersi riconoscibile e memorabile, naturalmente.

Ma come diventare speciali quindi, ti chiederai? Attraverso un packaging particolare e dei gadget che tutti ameranno, come gli sticker realizzati da Sticker Mule.

Grazie all’esempio di quattro aziende, vogliamo mostrarti come questi brand sono riusciti ad emergere dalla sempre crescente offerta del web, coinvolgendo i clienti con tecniche di marketing non convenzionale.

1. Lauren James, sticker per aumentare le vendite di un eCommerce

4 aziende che hanno aumentato la loro Brand Awareness grazie a sticker e packaging

Lauren James è un eCommerce di abbigliamento, fondato nel 2013 da Lauren e da suo marito Lance Stokes.

Lauren e Lance hanno deciso di lanciare una piccola linea di abbigliamento da donna, indirizzato a ragazze tra i 18 e i 35 anni, che ha avuto subito successo ed è andata subito esaurito. Il segreto del successo era nascosto nel design mozzafiato e artistico delle loro magliette, ma non solo, dato che Lauren ha deciso di inviare uno sticker sagomato con ogni ordine.

Grazie agli adesivi i clienti potevano portare con loro il marchio Lauren James ogni giorno e non solo quando indossavano le t-shirt. Attaccati su quaderni, pc o sull’automobile, gli adesivi consentivano al marchio di rendersi visibile tra le persone.

I risultati di questo word-of-mouth sono stati misurabili tanto quanto una campagna pubblicitaria tradizionale: la ricerca organica per Lauren James si è triplicata e le vendite sono aumentate.

Raggiungendo contemporaneamente un altro obiettivo: la fidelizzazione dei clienti, che insieme al prodotto ricevevano un gradito regalo.

Gli adesivi sono stati utilizzati anche in fase di lancio del blog come richiamo e come reward per stimolare gli utenti nell’iscrizione alla newsletter.

Infine, ricevendo gli sticker, i clienti erano felici di condividere foto sui social, amplificando l’effetto di passaparola.

Il valore aggiunto: sticker inviati gratuitamente all’interno degli ordini di un marchio possono aumentare la brand awareness, aiutare nell’attività di lancio di un blog e contribuire a far aumentare gli iscritti alla mailing list di una newsletter.

2.  Green Dream Clothing Co., dal messaggio al prodotto

4 aziende che hanno aumentato la loro Brand Awareness grazie a sticker e packaging

Green Dream Clothing Co. è un lifestyle brand che promette di piantare un albero per ogni capo di abbigliamento venduto.

L’azienda, che sogna di creare un futuro più green, colmando il divario tra lo stile di vita della città e quello della campagna, ha deciso di offrire un bonus aggiuntivo a chi decide di impegnarsi per una causa importante come quella dell’ambiente.

Green Dream ha utilizzato gli adesivi per la distribuzione, promuovendo il brand all’interno dei campus universitari e regalando agli studenti sticker più inspiring con frasi come “Plant Trees”“Good Vibes Only” o “Dream Louder”.

Ma al di là del semplice marketing e del passaparola, gli adesivi sono diventati un elemento importante del messaggio green del brand: in linea con la mission e per amplificare l’esperienza del cliente, le vecchie scatole vengono riutilizzate dando loro un nuovo look grazie ad adesivi fustellati applicati sulla parte esterna.

Anche la carta velina che racchiude gli abiti di Green Dream è fissata con un adesivo e gli sticker sono spesso riutilizzati dai clienti per portare il loro messaggio ambientalista nel mondo.

Il valore aggiunto: gli sticker sono diventati talmente importanti per il marchio da essere acquistabili anche separatamente dai capi di di abbigliamento, trasformandosi in un prodotto vero e proprio all’interno dell’offerta online.

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3. Radio Roasters, sticker per coinvolgere la community

4 aziende che hanno aumentato la loro Brand Awareness grazie a sticker e packaging

Radio Roasters è una piccola torrefazione di Atlanta, che vende caffè sia online che in-store. Gli adesivi sono stati utilizzati sia nelle spedizioni dei prodotti ordinati online che per la vendita in negozio.

Radio Roasters ha infatti creato una serie di adesivi che raffigurano i diversi metodi di preparazione del caffè, per “educare” i clienti e catturare la loro attenzione, concentrandosi sull’esperienza del “fare il caffè” e non solo sul prodotto finale da degustare.

Gli sticker, che si fondono perfettamente con il design del brand, hanno consentito al marchio di coinvolgere attivamente i clienti e la community degli amanti del caffè. Un semplice adesivo è diventato un efficace strumento per informare ed educare sulle tecniche di preparazione del caffè.

Quello che ne è nato è stata una efficace campagna wom, che ha esaltato il prodotto attraverso il design e la condivisione sia sui social che sugli oggetti di uso quotidiano dei clienti.

Il valore aggiunto: le foto di sticker applicati su laptop, agende e automobili riscuotono grande successo su Instagram, intercettando target e community molto definite grazie all’uso degli hashtag che accompagnano l’immagine.

4. No Treble, un giveaway da urlo

4 aziende che hanno aumentato la loro Brand Awareness grazie a sticker e packaging

Corey Brown, il fondatore di No Treble, ha intravisto la sua occasione di costruire un business dietro una delle sue più grandi passioni: gli strumenti musicali.

Corey ha voluto coniugare la sua esperienza con il web e la sua passione per il basso, creando un progetto parallelo che coinvolgesse la community di appassionati. Non trovando siti web dedicati alle ultime notizie sul mondo dei bassisti ha dato vita a No Treble, un “one-stop shop” per gli appassionati di basso.

Aggiornando quotidianamente i contenuti del suo sito e creando sticker, Corey ha dato vita ad un business di successo.

Per far crescere il suo pubblico, infatti, ha pubblicato un annuncio su No Treble, invitando tutti i lettori a inviare una mail in cambio di un adesivo, come giveaway. Centinaia di email sono arrivate al sito e gli sticker hanno cominciato a diventare virali, grazie alle foto postate dagli utenti. Finché gli adesivi stessi sono diventati il prodotto preferito dai bassisti, ovunque su bassi e amplificatori, per identificare l’appartenenza a una community.

La crescita nella vendita di sticker ha portato con sé anche la vendita di un’altra serie di prodotti, come t-shirt e libri, dedicati ai membri di No Treble.

Il valore aggiunto: uno sticker è un segno distintivo, che qualifica chi lo utilizza come membro di una community. Rende riconoscibili e diventa molto ambito.

5 esempi di Facebook Chatbot per una strategia di engagement vincente

Per mantenere attiva l’attenzione degli utenti connessi via mobile, i brand hanno iniziato a dare vita a campagne digitali attraverso Facebook Messenger. Infatti, sulla piattaforma sono stati introdotti dei chatbot che le aziende stanno utilizzando come strumento di customer care, ma anche per aumentare l’interazione e le relazioni one-to-one con i clienti.

Molte società pensano che questa novità non le riguardi. Certo, se sei un business B2C con un budget illimitato o un brand con un numero impressionante di follower sembra più facile seguire questo trend. Tuttavia, queste cinque aziende sono la prova che i chatbot sui social media sono un’opzione adatta a tutti. Prima inizi, maggiori sono i vantaggi.

Kayak

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L’anno scorso Kayak ha lanciato il suo chatbot per ovviare ai problemi di ricerca e trovare le migliori opzioni di viaggio. Adesso i clienti possono fare richieste come: “Ho bisogno di un volo da Miami a Chicago” e il chatbot inizierà a fare domande circa il quando si vuole partire, verso che ora, qual è la compagnia aerea preferita, e altre ancora.

In questo modo il software restringe il campo di ricerca sui voli possibili e mostra all’utente le migliori opzioni. Inoltre, utilizzando Messenger al posto del sito di Kayak, lo storico della conversazione e l’itinerario sono immediatamente consultabili.

Gli sviluppatori stanno lavorando per estendere l’utilizzo dei chatbot che non devono più essere solo dei servizi di prenotazione. Dopo aver finalizzato l’acquisto, per esempio, il chatbot invierà le informazioni di viaggio al tuo calendario, aggiornandolo, e segnalerà il meteo previsto e dove si trova il tuo gate. Quindi l’interazione con Kayak non si esaurisce con l’acquisto, ma continua anche dopo, instaurando così un processo che consente di aumentare l’engagement e la fiducia.

Bank of America

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Si tratta di una delle prime organizzazioni cha ha espresso interesse per i chatbot sin da quando il tool era stato annunciato da Facebook. Gli istituti finanziari moderni sanno che i loro clienti non vogliono più andare fino alla banca per riempire moduli, quindi molte banche stanno iniziando a offrire attività di customer services attraverso i social media.

I clienti della Bank of America ricevono importanti alert in tempo reale, ma la piattaforma verrà ampliata per permettere anche altri servizi. La banca ha annunciato, inoltre, la volontà di interagire con i clienti utilizzando metodi che loro stessi scelgono.

Considerando che, in media, gli utenti di Facebook controllano il loro account 14 volte al giorno e serve meno di un minuto per trovare la pagina della Bank of America e mandarle un messaggio, i vantaggi sono enormi. Infatti, questo sistema è funzionale a portare la banca dove si trovano già i suoi clienti, evitando di passare per il suo sito web che allunga inutilmente il percorso.

HealthTap

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Se pensavi che le banche americane dovessero sottostare a troppe regole per offrire un customer service via Facebook, sarai impressionato da come sta usando questo strumento il settore medico.

In America siti come HealthTap hanno lanciato chatbot su Messenger per aiutare le persone a valutare i loro bisogni dal punto di vista medico e consultare quindi il dottore adeguato. Attraverso i chatbot i clienti possono imparare a comprendere quello che potrebbe essere il loro problema di salute sulla base dei sintomi riscontrati, ma anche trovare il dottore più vicino a dove vivono per prenotare un appuntamento. Una possibilità che viene offerta ai clienti di HealthTap è anche quella di consultare direttamente un dottore online per risolvere subito il problema attraverso la piattaforma. Quando hai trovato il dottore giusto, puoi anche fornire le generalità della tua assicurazione per aprire la pratica.
Mentre la chatbot di HealthTap aiuta i clienti a determinare la gravità del loro problema e a identificare le potenziali soluzioni, l’app diventa un punto di riferimento per i medici. Partecipando alle consultazioni via chatbot e raccomandando ai pazienti che è sempre meglio sostenere una visita di persona, i dottori valorizzano le loro conoscenze e riescono ad acquisire nuovi pazienti.

Trulia

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In agosto Trulia ha lanciato la sua chatbot via Messenger per aiutare i clienti a trovare case da affittare. Attualmente funziona così: i clienti comunicano al bot dove vogliono vivere e che cifra hanno intenzione di spendere e il sistema trova le dieci migliori opzioni in quell’area. Anche se, per il momento, il tool è attrezzato per aiutare solo chi è in cerca di un affitto, altre società immobiliari stanno iniziando a investire per aumentare le opzioni possibili e offrire altri prodotti.

Le società immobiliari sono un’industria di relazione, dove i clienti e gli agenti formano un legame alla ricerca di una delle transazioni economicamente più rilevanti: quella necessaria per comprare una casa. I chatbot non possono rimpiazzare la relazione che si instaura tra il cliente e l’agente, ma possono avere comunque di grande rilevanza. Tuttavia, anche se il mercato immobiliare è un tipo di business basato sulla relazione umana, molti clienti sono abbastanza aperti all’idea di parlare con un robot. Secondo Business Insider, il 63% delle persone che sono state interpellate dal sondaggio considera parlare online con un robot un’opzione interessante, nonostante il 79% sostenga che, in caso di problemi, una persona dovrebbe subentrare nella conversazione. In definitiva, il bot della società immobiliare potrebbe aiutare i clienti a ridurre le loro opzioni, in modo da rendere più efficiente e produttivo il tempo che il potenziale acquirente passerà con l’agente immobiliare.

Burberry

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I retailer cercano costantemente di migliorare il loro eCommerce per far sì che trovare vestiti nella taglia adeguata sia più facile per i clienti. Oltre a eventuali recensioni negative, il marchio rischia anche di doversi accollare il costo della restituzione della merce se il prodotto non ha la vestibilità sperata.

Queste premesse hanno portato marchi come Burberry a utilizzare chatbot per fornire un servizio di customer care e consigli sui prodotti. Si tratta del “conversational commerce“, un tema di cui si è già tanto discusso nel corso del 2016: in pratica, se Kayak diventa la tua agenzia di viaggi, Burberry si trasforma nel tuo personal stopper.

LEGGI ANCHE: Arriva il NinjaBot, il chatbot per restare sempre aggiornati con Ninja Marketing

I marchi sanno comunicando con i clienti per suggerire prodotti che siano in linea con il loro stile e le loro necessità, di modo da aumentare il tasso di conversione. Al posto di puntare sulle classiche campagne pubblicitarie, la direzione che sta prendendo il mercato è quella dell’iper-personalizzazione. A novembre 2016 si stima ci fossero più di 34.000 chatbot su Facebook appositamente pensate per aiutare gli utilizzatori nei loro acquisti, e il numero è in sicuro divenire.

Stai usando o pensi che utilizzerai i chatbot di Facebook per il tuo customer service? Raccontacelo sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn.

Come leggere correttamente le metriche dei video social

Ve lo ripetiamo allo sfinimento: i video sono i re dei contenuti social. Quelli più apprezzati, efficaci e spesso, creativi. È il sogno di ogni ninja realizzare un video che diventi virale, un piccolo cult in grado di divertire e, perché no, informare un gran pubblico.

E sono moltissimi i social network che fanno dei video il loro piatto forte. Al di là della celebre piattaforma YouTube, anche Facebook e Instagram puntano moltissimo su filmati più o meno lunghi: il secondo ha persino “preso in prestito” l’idea delle storie di Snapchat, costruite da tanti piccoli video e immagini uniti da un’unica idea creativa.

Ma ogni buon ninja sa che è importante anche misurare l’efficacia di quanto ha creato. E qui le cose possono farsi un po’ confuse. Ogni piattaforma infatti gestisce i video in modo diverso e analizza le “metriche” in maniera differente. Una visualizzazione su YouTube non ha lo stesso valore di una su Facebook, a prescindere dal fatto che, probabilmente, abbiano la stessa nomenclatura negli analytics. Vediamo insieme allora di evidenziare e scoprire le differenze tra i diversi canali.

Facebook

Re incontrastati della newsfeed di Facebook, specialmente nella versione live, i video sono il contenuto su cui Mr Zuckerberg vuole puntare sempre più. Gli Insight sono in grado di fornirci numerose metriche utili di cui, però, è doveroso fare delle precisazioni. Facebook conta infatti una visualizzazione dopo appena 3 secondi, un po’ pochini visto che molti di questi partono in autoplay mentre si scorre il newsfeed. Sia che consideriate quello visibile al pubblico che quello osservabile nella dashboard privata, il concetto di “view” è il medesimo. Altre utili metriche messe a disposizione dei video sono, tra le altre, gli spettatori unici, la media del tempo di visualizzazione per utente (utile per capire meglio quante sono le visualizzazioni reali!) e i soliti dati di reach ed engagement.

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Instagram

L’altro figlio prediletto di Zuckerberg “conta” le visualizzazioni in maniera del tutto analoga. Anche Instagram infatti aumenta il numero delle “view” appena 3 secondi dopo il play; anzi, dopo l’autoplay, visto che condivide con Facebook anche questa medesima caratteristica. Il dato però è relativo alle sole visite su app mobile, quindi al netto delle visualizzazioni su desktop o via embed. Discorso leggermente diverso per le Instagram Stories e per le Instagram Live, per le quali basta il semplice atto di apertura per far scattare il contatore delle visualizzazioni. Insomma, anche per Instagram il nostro consiglio è quello di non fermarsi al semplice dato delle visualizzazioni, ma scavare un po’ più a fondo per scoprire quali sono quelle che davvero attestano la bontà dei vostri contenuti.

Snapchat

Il social del fantasmino conta le visualizzazioni delle sue storie proprio come fa Instagram: alla semplice apertura. Tale numero però non è visibile al pubblico, ma solo al proprietario del contenuto. Va inoltre considerato che Snapchat non ospita nativamente una dashboard per le analytics ma, per fortuna, esistono dei tool di terze parti come Snaplytics che sono in grado di dare una mano. E se proprio volete fare tutto in casa, basta armarsi di pazienza e sommare, su un foglio di carta o Excel, i dati visibili per ogni singolo video.

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Twitter

Anche la piattaforma dell’uccellino azzurro sembra gradire molto i video. I filmati infatti vengono ritwittati ben sei volte più delle fotografie e tre volte più delle GIF animate. Come per Facebook, su Twitter una visualizzazione è contata dopo appena tre secondi, di cui magari qualcuno scorre da sé a causa dell’autoplay.

Analogamente a Snapchat, solo l’autore originale del tweet può vedere quante volte il suo video è stato visualizzato, magari utilizzando l’apposita dashboard attualmente in beta. Per poter discernere meglio le visualizzazioni casuali da quelle più “complete”, Twitter offre un’utilissima metrica che conteggia il “completion rate”, ovvero il rapporto tra visualizzazioni totali e quelle dei soli utenti che hanno visto tutto il video nella sua interezza. Un’ottima cosa, specialmente se avete previsto una Call To Action al termine del vostro filmato.

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YouTube

Nonostante non sia propriamente un social network, YouTube resta uno dei luoghi principali per diffondere un contenuto video, con oltre 400 ore di filmati caricati sulla piattaforma ogni minuto. YouTube offre probabilmente le metriche più “oneste” per stabilire la quantità di visualizzazioni reali, genuine. Il tutto è legato a un algoritmo che, considerando diverse variabili, identifica quanti sono gli utenti davvero interessati che hanno percepito il tuo messaggio. Banalizzando, una view su YouTube è un’unica visualizzazione iniziata dall’utente di una determinata (ma segreta!) percentuale del tuo filmato.

Dalla sezione analytics dello YouTube Creator Studios puoi accedere a molti dati, anche ben dettagliati. Tra i più interessanti per misurare l’efficacia, quello dedicato alla retention della tua audience, quello dedicato alle piattaforme in cui il tuo video viene condiviso e quello che compara le visualizzazioni nel tempo. Perché, specialmente su YouTube, un buon video è in grado di generare risultati interessanti anche molto dopo la sua pubblicazione.

Insomma, cari ninja, speriamo di avervi dato un’utile infarinatura sulle metriche dei video per le diverse piattaforme social. È importante infatti saper leggere correttamente i dati, per evitare conclusioni errate che, nel peggiore dei casi, potrebbero portare a una pianificazione delle attività e delle creatività sbagliate. Ricordatevi sempre: un ninja ben informato è un ninja più letale!

Pinterest lancia gli annunci di ricerca

Nelle ultime settimane Pinterest ha annunciato una novità lanciando sulla sua piattaforma la nuova funzione degli annunci di ricerca, che consentono alle aziende di pubblicare banner utilizzando delle parole chiave, e che saranno visualizzati appena un utente inserisce una domanda nella ricerca.

Dal momento che Pinterest ha una forte identità visiva, tale innovazione punta tutto sul visual, prediligendo un’immagine accattivante e usando meno testo rispetto ai tradizionali metodi di pubblicità, come ad esempio Google AdWords. 

“Siamo eccitati all’idea di presentare gli annunci di ricerca su Pinterest: un nuovo modo di collegarsi con la gente che cerca i vostri prodotti e servizi”- ha dichiarato il responsabile delle vendite globali John Kaplan in un post ufficiale su Pinterest.

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Come funzionano gli annunci di ricerca?

Una volta creata la vostra pagina aziendale su Pinterest, potrete decidere come la vostra azienda investirà in questo nuovo formato, il cui funzionamento è uguale a quello di tutte le campagne di PPC (Pay per click). In questo modo gli inserzionisti avranno tre opzioni a loro disposizione: pagare per le impression, per i clic sui pin o per l’engagement.

Finora si potevano utilizzare solamente i pin sponsorizzati, che però erano visibili soltanto accanto alle ricerche pertinenti. Con l’ultimo aggiornamento, invece, gli annunci compariranno appena qualcuno scrive qualcosa nella ricerca.

Non finisce qui, perché Pinterest ha introdotto anche i gruppi di annunci, che contiene uno o più annunci associati a un insieme di parole chiave e che funzionano come quelli presenti sui motori di ricerca, quali Google e Bing.

I brand potranno assegnare budget e specifiche di targettizzazione a un gruppo di campagne, potranno testare le performance degli annunci su differenti obiettivi di campagna, allineare i propri budget su specifici segmenti di audience ed erogare le campagne su più piattaforme.

Guarda il video creato da Pinterest per mostrare come funzioneranno gli annunci all’interno della sua piattaforma:

Un’occasione vantaggiosa per le piccole aziende

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C’è un vantaggio nel fare pubblicità con questo metodo: una ricerca del gruppo ha indicato infatti che il “97% delle domande nella ricerca di Pinterest non citano una marca specifica”, il che vuol dire che gli utenti sono ben propensi cercare e trovare nuove marche da esplorare e, perché no, da acquistare.

Gli utenti di Pinterest inoltre cominciano con mesi di anticipo la ricerca dell’acquisto, perciò la pubblicità può raggiungere il picco prima dei cosiddetti periodi di punta (come le feste, l’estate, l’inizio della scuola), contribuendo a influenzare le loro decisioni d’acquisto. Oltre ad essere visibile nelle ricerche pertinenti, questa novità include l’ottimizzazione delle opzioni di targeting e reporting, il che consente ai brand di targettizzare con più successo il loro pubblico attraverso annunci che rispecchino ciò di cui hanno bisogno e che desiderano.

Altro vantaggio offerto da questo formato è la possibilità per le piccole imprese di fare concorrenza ai colossi della pubblicità, che sono i più prominenti su Facebook e lentamente s’insinuano su Instagram e Snapchat.

Dunque un ottimo strumento competitivo che permette alle piccole aziende di avere un ritorno in investimento e un aumento della brand awareness.

La partnership con Kenshoo

Per ora, il servizio sarà a disposizione soltanto per alcuni inserzionisti scelti tramite la piattaforma di Kenshoo, ma ci si aspetta un cambiamento nei prossimi mesi, quando il servizio si allargherà ai fornitori di terzi parti. 

“Già abbiamo cominciato a verificare queste nuove caratteristiche con parecchi partner, compreso Barilla, eBay, Garnier, Target, Home Depot e Walgreens. Nei prossimi mesi continueremo ad aggiungere più affare-lavoro con Kenshoo e direttamente con i nostri partner”, dichiara Jon Kaplan, responsabile delle vendite globali Pinterest.

Dunque, se la vostra piccola impresa ha un budget  da investire in marketing e pubblicità, questo potrebbe essere un investimento molto proficuo. Con oltre 2 miliardi di ricerche mensili e con più di 150 milioni di utenti attivi mensili, Pinterest è uno spazio ottimale per raggiungere la vostra audience con un elevato tasso di ritorno.

E voi avete mai provato ad utilizzare questo tipo di annunci su Pinterest? Raccontatecelo sulla pagina Facebook o nel nostro gruppo LinkedIn di Ninja Marketing!

5 innovazioni tecnologiche in soccorso delle persone senza fissa dimora

 

La sera ti capita di vederli dormire all’addiaccio, nei pressi di una stazione o sotto a dei portici. Di giorno ti capita di passarci accanto e, preso dal tran tran quotidiano, di ignorali. Eppure i senza fissa dimora sono Persone, bisognose, che per qualche strana combinazione si trovano senza una casa. Basterebbe poco per cambiare la loro vita. Molte associazioni no profit già ci provano ma se alcune invenzioni fossero più diffuse si potrebbe rivoluzionare la quotidianità di chi non ha un tetto. Caro Ninja, se pensi che la lotta alla povertà sia un problema troppo grande ti racconto di 5 piccole e grandi innovazioni, presentate da Mashable, che invece possono fare la differenza.

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1. Il sacco a pelo multifunzione

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Un giaccone che all’occorrenza si trasforma in un sacco a pelo e una volta raccolto diventa una borsa monospalla: Empowerment Coat è realizzato con un materiale resistente all’acqua e isolante donato, tra le tante aziende, anche da General Motors. Viene distribuito dall’associazione no profit Empowerment Plan ai senza fissa dimora degli Usa, per donarne uno bastano $ 100.

2. La doccia mobile

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Si chiama Lava Mae ed è un autobus dotato di box doccia per garantire la pulizia quotidiana a chi non ha una casa. L’invenzione è nata dall’organizzazione no profit e ha come scopo dare una dignità ai senza fissa dimora. Il particolare autobus al momento gira per le vie delle città di Los Angeles e San Francisco garantendo la pulizia a più di 2,400 persone.

3. La tenda reversibile

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Se montata da un lato aiuta a ripararsi dal freddo mentre dall’altro isola dal caldo: è la tenda reversibile WeatherHYDE realizzata dall’organizzazione billionBricks che nel sud dell’Asia si occupa delle comunità senza tetto. Il gadget, essendo semplice da montare, è un utile strumento per salvare la vita dei bambini, dare privacy alle famiglie e consentirgli di adattarsi agli ambienti urbani. A novembre 2016 una campagna Kickstarter ha raccolto più di $ 145.000 per fornire 500 tende a famiglie in difficoltà.

4. Le donazioni via contactless

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Ad Amsterdam presto sarà possibile aiutare i senza fissa dimora semplicemente passando la carta di credito sulla tasca del giaccone che indossano. Helping Hert jacket è il prototipo di un dispositivo che permette di donare €1 mettendo in contatto la carta con la tasca della giacca che custodisce il sistema contactless. Tutto il denaro va automaticamente a un ricovero per senza tetto, per garantire agli ospiti cibo e coperte o anche l’organizzazione di corsi di formazione professionale.

5. L’app che ti ricorda di aiutare

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GiveSafe è un’applicazione che funziona grazie a un dispositivo bluetooth indossato dai senza fissa dimora e distribuito loro dall’associazione no profit a Seattle. Ogni volta che si passa vicino a una persona bisognosa l’app manda una notifica per raccontare la sua storia e dare la possibilità al passante di poter fare una piccola donazione. I senza dimora possono utilizzare le donazioni presso negozi convenzionati per comprare vestiti o anche biglietti per i mezzi pubblici. L’obiettivo è “rimuovere l’attrito e le barriere per donare”. Attualmente GiveSafe è in sperimentazione su iPhone e Android.

Che ne pensi? Spero che, finito di leggere il post, da grande Guerriero e grazie alla tecnologia proverai a fare qualcosa per migliorare la vita di chi non ha molti mezzi per combattere ogni giorno.

#beNinja

Burger King festeggia San Valentino con un adult meal

In occasione di San Valentino Burger King Israele fa parlare di sé con un happy meal per adulti, rigorosamente per due, con tanto di panini, doppia porzione di patatine, birre e un romantico gioco per adulti incluso.

La richiesta arriva direttamente dai consumatori, stanchi che il divertimento fosse riservato solo ai più piccoli, ed è stata raccolta dalla nota catena di fast food che ha commissionato lo sviluppo del concept all’agenzia Leo Burnet Israele.

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Sono tre i misteriosi giochi inclusi nel menù per adulti, non ancora resi noti ufficialmente ma solo suggeriti dal video diffuso in rete, una mascherina rosa, un massaggiatore per la testa e uno spolverino. I gadget saranno disponibili solamente oggi in occasione della festa degli innamorati e con un orario ben definito: a partire dalle 18:00 fino a fine giornata, esclusivamente solo in Israele.

Burger King aveva già sperimentato qualche settimana fa la formula dell’adult meal in Brasile, in una particolare versione dedicata agli over 70, realizzata dall’agenzia David in collaborazione con NGO Projeto Velho Amigo per promuovere l’inclusione delle persone anziane nella società.

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Chime è la risposta di Amazon a Skype

Amazon ha annunciato oggi il lancio di Amazon Chime, un nuovo servizio che le aziende possono utilizzare per le videoconferenze e la messaggistica istantanea.

Rivolto a utenti business e disponibile per Windows, Mac, Android e iOS, Chime consente di tenere videochat con un massimo di 16 persone sul desktop o 8 persone su dispositivi mobili; i partecipanti possono anche condividere i loro schermi e file, registrare le riunioni (voce e video file condivisi sono inclusi) e persino  avviare una chiamata con una linea telefonica standard.

Chime si affianca Amazon Web Services, i servizi di cloud computing offerti sulla piattaforma on demand di Amazon. Come si legge dal sito ufficiale, Chime  si definisce un “nuovo servizio di comunicazione unificata che trasmette i meeting senza frustrazione e con una qualità video e audio eccezionale”.

Chime rappresenta una sfida per i servizi enterprise-oriented come Cisco WebEx e GoToMeeting di LogMeIn, eppure sembra essere un concorrente diretto di Skype for Business di Microsoft o Hangouts di Google. Infine anche le aziende più piccole come Blue Jeans, Dialpad e Slack possono sentirsi minacciati dall’arrivo di Chime.

Chime è competitivo fin dal prezzo: $ 2.50 per utente al mese per il piano di abbonamento Plus, mentre il piano Pro, che permette incontri con un massimo di 100 persone, costa $ 15 per utente al mese e offre anche un servizio VoIP senza limiti. Un plugin per Outlook è disponibile per i livelli Pro e Plus e per quello gratuito.

Per partecipare a una chiamata, gli utenti di Chime non dovranno digitare un codice PIN: eppure Amazon può garantire la sicurezza del proprio servizio grazie alla crittografia a 256-bit che viene utilizzato già sugli altri Amazon Web Services. Chime vanta anche la tecnologia a banda larga e la cancellazione di rumore per l’audio in chiaro.

Chime è un altro esempio di come i servizi di cloud computing di Amazon si siano evoluti in un Software as a Service (SaaS), in contrapposizione alla loro origine in cui erano principalmente di tipo Infrastructure as a Service (IaaS).

La versione gratuita di Chime è già disponibile a questo indirizzo.

Amore, tradimenti, sesso e social network: come cambiano le relazioni online

Noi ninja siamo romanticoni, oltre che guerrieri della comunicazione, e capire come funzionino gli amori attraverso i social network è pane per i nostri denti. Abbiamo esplorato altre volte questo mondo, ma oggi proviamo a osare.

LEGGI ANCHE: Amore 2.0: le pene d’amore ai tempi dei social media [INTERVISTA]

Abbiamo chiesto a diversi lettori, amici di Ninja Marketing, innamorati cronici, di raccontarci le loro storie di amori nati, cresciuti, cambiati sui social network. Il ritratto che ne esce fuori è abbastanza interessante, soprattutto se consideriamo certi atteggiamenti siano sempre più normali.

Molte relazioni nascono online, relazioni impossibili, relazioni a distanza, relazioni genuine, malsane, relazioni tra chat e foto profilo. Tipo quella di I.: “Sette anni fa ho inviato una richiesta d’amicizia a questo tipo con questa foto profilo super intrigante da copertina della Harmony – per chi non fosse cresciuto nei magnifici anni ’90 sono dei libricini con storie d’amore che vanno dall’iper-romantico al leggermente erotico, altro che 50 sfumature. Barba, occhialino in celluloide e uno sbuffo di fumo che lo avvolgeva. Da lì la nostra amicizia virtuale è durata solo 4 ore, perché il suo innato senso pratico che avrei imparato a conoscere così bene, ha fatto sì che mi chiedesse subito di uscire. E io, invece di chiamare la polizia, sono uscita col matto di Facebook.

Senza Facebook probabilmente non ci saremmo mai incontrati, perché siamo entrambi errabondi e pur essendo della stessa città d’origine, le nostre vite per molti anni erano state una sorta di Sliding Doors: appena arrivavo a una festa mi dicevano che tale D. se ne era appena andato via con una tipa. Io tornavo dalla Spagna e lui partiva per la Germania: eravamo rette parallele.”

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Anche per E. i social sono stati un modo di aprirsi e raccontarsi con maggiore facilità, lei che è un’insicura cronica: “La chat di Facebook è stato proprio il mezzo con cui ho approcciato il mio primo ed unico ex fidanzato, chiedendogli un non del tutto disinteressato consiglio sulla lettura di fumetti giappo. La chat mi ha spesso permesso di parlare in modo trasparente senza vergognarmene e di parlare come a voce oggettivamente non riesco, in quanto sono soggetta a vuoti di memoria e “impappinamenti”.”.

Per S. invece i social sono stata una rovina, che hanno reso i rapporti lontani e vuoti: “… Alcuni mi hanno invitata ad uscire ma se mi vedono quasi non mi salutano! Insomma, ho la sensazione che qua so tutti forti e coraggiosi, si descrivono come persone straordinarie ma poi nella realtà sono l’opposto.”.  Vorrebbe un uomo che le scrive e poi le parla. Che la corteggi su Facebook, ma che poi la prenda per strada e la baci con trasporto. I social possono omettere particolari: “Online possono sorgere le affinità ma i difetti non li noti subito, sono nascosti. Ti scrivi con un ragazzo che ascolta sempre Gaber e poi scopri che in stanza ha un busto di Mussolini.”.

ph. Surat Lozowick

ph. Surat Lozowick

I social network sono effettivamente un modo anche per nascondersi: “Io vengo contattata molto spesso da persone impegnate che “lanciano il sasso e nascondono la mano”. Nel senso che a loro piace questo scambio di battute o di doppi sensi o di lasciamo intendere. Poi tu donna ti scocci di cincinschiare e dici “allora, ci vediamo? Usciamo?” – subito aggiunge – Lo so che sono fidanzati, ma se non si fanno il problema loro non vedo perché dovrei farmelo io. – poi riprende  il discorso – E loro fanno le candy candy della situazione. Accampano scuse. O peggio ancora, quando ti incontrano fanno finta di non vederti o ti parlano come una conoscente. Poi torni a casa e trovi un loro messaggio alle 4 di mattina.“.

Se c’è l’amore online, c’è anche il tradimento. O anche un amore che nasce un po’ storto, con logiche illogiche, trasportato da una foto, un like. Insomma quello che accade da milioni di anni succede anche sui social network: “Conosco questo gran figo lo scorso aprile, io ero ancora fidanzata, ma non sapevo che lo fosse anche lui. Ci aggiungiamo su Facebook e ogni tanto ci scriviamo, ma non succede nulla fino ai primi di luglio quando mi lascio con il mio ragazzo. È nata una storia particolare, un po’ illecita.”.

E. sorride sempre, è una donna energica e non ha dubbi sul fatto che l’era digitale non abbia infondo cambiato le meccaniche dei rapporti. Per me è normale che relazioni di amore e amicizia nascano sui social network. Penso che sono anni che non conosco uno in un locale o altri modi “reali”. Per me la differenza non c’è più.” Ma Facebook non ha il primato degli amori online, YouTube miete molti cuori, complice la presunta vicinanza creata dai video piuttosto che da semplice testo e foto: “Facevamo queste videochiamate infinite notturne. Mi sentivo tutta infatuata, distrattissima e mi sembrava pure strana la circostanza che mi dicevo da sola “se lo racconto nessuno mi prende sul serio”.”.

Amore, tradimento e ovviamente sesso. Perché internet – e i social network – hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere la sessualità.Premessa: io non rispondo mai a sconosciuti – L. è incredibilmente sensuale. I suoi capelli corti e rosa, gli occhi vivaci e tendenti al grigio-verde – lui mi scrive che lo aveva colpito il mio sguardo “dominante”. Mi ha incuriosita al punto che abbiamo avuto una conversazione lunga giorni in cui mi chiedeva di incontrarci una volta alla settimana , in casa sua, e praticare su di lui il trampling. Di calpestarlo, insomma, lasciando a me la scelta delle scarpe con o senza.”. – Siamo curiosi. Com’è andata poi a finire? Cosa è successo? “Ho pochi pregiudizi quindi avrei provato. Ma lui poi è sparito.”.

ph. Skyla Mae

ph. Skyla Mae

Per qualcun altro, invece, il sesso attraverso i social è un’occasione per conoscere meglio sé stessi. “Erano i primi tempi che avevo Internet. La mia schermata di partenza era Tiscali. Un giorno, scendendo con la rotellina del mouse in fondo alla pagina, in un angolo leggo Chat e sotto “STANZE”. Entro così nel mondo delle chat online e trovo una persona in particolare con cui parlo tutti i giorni. Un tizio molto simpatico, educato, gentile, mi chiede come sono vestita, quanti anni ho, cosa faccio, parliamo per ore…poi si scivola in: ma che colore di reggiseno hai? Sei scollata? Ricordo l’emozione fortissima, eccitazione pura mista a vergogna perché stavo facendo “qualcosa che non dovevo fare”. Mi si è aperto un mondo: ho passato quasi un anno fantastico! Alla faccia di chi ci vede solo perversione. Io ho trovato amici oltre alla scoperta del piacere nel vero senso della parola, senza legami, qualcosa che faceva bene esclusivamente al mio corpo. Quel “sogno erotico” non lo dimenticherò mai. Non ero vergine,  ma proprio attraverso una chat e i miei jeans stretti ho avuto il mio primo orgasmo.”.

L’amore è sempre l’amore. Fiorisce ovunque, e i social network consentono di percorrere distanze di chilometri.Lei viveva a Lione col fidanzato e cercava informazioni per tornare a votare Vendola e dall’altra parte trovò un ragazzo di due anni meno di lui che era a curare i rapporti con i votanti di ritorno. E così, dalla vendita di un biglietto di pullman…siamo qui.”.

Siamo qui, a vivere l’amore ai tempi dei social network.

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MSC Crociere presenta il primo catalogo in Tech mixed reality

Realtà virtuale e realtà aumentata sono stati individuati come i trend per il prossimo futuro dai marketer a livello globale. Ma come coniugare concretamente aziende e innovazione?

Un ottimo esempio, il primo al mondo, ci arriva da MSC Crociere: un nuovo catalogo presentato nel corso di un evento dedicato a turismo e innovazione che si è svolto a Milano lo scorso 8 febbraio.

MSC aziende e innovazione

Realtà aumentata e VR per le smart ship di MSC

Il catalogo 2018 e 2019 della compagnia leader in Europa proietta i viaggiatori direttamente nel futuro, grazie a una flotta che comprende quattro nuove navi, le cosiddette smart ship, che saranno dotate del meglio che la tecnologia oggi possa offrire: MSC Meraviglia, la prima delle nuove navi a celebrare il suo battesimo nel giugno 2017, MSC Seaside (dicembre 2017) e MSC Seaview (primavera del 2018), in costruzione presso l’italiana Fincantieri e che fra le principali caratteristiche daranno la possibilità di vivere all’aperto, passeggiando a pochi passi dal mare. A queste va aggiunta MSC Bellissima, gemella di MSC Meraviglia, che toccherà il mare nel 2019.

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Il nuovo catalogo offrirà in mixed reality la possibilità di vivere tour virtuali mozzafiato a bordo delle navi della flotta e di passeggiare nei luoghi in cui arrivano le navi.

Hai mai sognato, ad esempio, di visitare le vie dell’Avana a bordo di una vecchia cabriolet, ancor prima di decidere di prenotare la tua crociera?

Ma la vera novità è che, oltre ai tour virtuali, attraverso la realtà aumentata potrai ammirare da vicino i modellini delle Navi del Futuro in 3D come se sbucassero fuori dalle pagine del catalogo.

Abbiamo deciso di arricchire il nuovo catalogo con la mixed reality che rende possibile ‘vivere’ l’esperienza di una crociera MSC a 360° ancor prima di partire. Alla realtà immersiva virtuale, già sperimentata l’anno scorso, abbiamo infatti aggiunto la realtà aumentata, che rende ancor più completo e interattivo il nuovo catalogo

Andrea Guanci, Direttore Marketing MSC Crociere

Come coniugare aziende e innovazione con uno strumento tradizionale come il catalogo

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Se il catalogo è ancora per molte aziende uno dei principali elementi di promozione della propria offerta, questo non significa che vada ancora inteso in senso tradizione. La sfida è quella di trasformare un prodotto classico, la cui struttura rimane sostanzialmente invariata, arricchendolo con elementi digitali in grado di far vivere un’esperienza e rimanere impressi nel cuore dei clienti grazie all’emozione evocativa di quel momento.

La sfida è trasformare un prodotto tipicamente tradizionale in uno fortemente innovativo, un prodotto prettamente analogico (cartaceo) in uno digitale, altamente tecnologico.

Le nuove navi di MSC Crociere e il catalogo in mixed reality sono l’esempio di come il connubio tra aziende e innovazione sia già integrabile nella più tradizionale strategia di business.

Navi che prendono forma all’apertura del catalogo, apparendo in 3D grazie alla realtà aumentata, lettori immersi letteralmente negli ambienti grazie alla realtà virtuale, non sono più il futuro, ma concedono ai viaggiatori già un assaggio delle emozioni che vivranno durante la loro vacanza.

Il nuovo futuristico catalogo MSC Crociere è già disponibile presso le agenzie di viaggi insieme agli appositi cardboard da indossare con il proprio smartphone dopo aver scaricato gratuitamente l’app “MSC 360VR” dall’ Apple Store o da Google Play.

Quali sono i social network più usati al mondo? Ecco la mappa di Vincos

I social network sono ormai entrati nel nostro quotidiano. Siamo sempre online e siamo sempre connessi con i nostri amici reali o anche solo virtuali. Se ci capita qualcosa, lo scriviamo su Facebook, facciamo una foto per Instagram o una Story nel caso in cui il fatto si stia sviluppando in quel momento; se vogliamo condividere piccole pillole di saggezza reale o presunta, twittiamo.

Ma come si distribuiscono i social network su una scala di popolarità nel mondo? Ce lo dice Vincos, con la nuova edizione della mappa dei social network, molto utile per farsi un’idea di quali (e quanto) siano i canali più utilizzati.

Facebook ad esempio ha ormai raggiunto ben 1,89 miliardi di utenti mensili ed è (ancora) il social network preferito in 119 dei 149 paesi analizzati e visibili sulla mappa. Come fossimo a Risiko, però, all’aumento degli utenti corrisponde una diminuzione dei territori occupati. È nell’est in particolare che il gigante di Zuckerberg soffre: Odnoklassniki in Russia e Vkontakte in alcune repubbliche baltiche la fanno da padroni. Il motivo è abbastanza oggettivo: la presenza di una barriera linguistica come quella del cirillico, che porta a una maggiore famigliarità dell’audience che abita la gigantesca zona eurasiatica. Non stupisce anche l’assenza di Facebook dagli schermi cinesi, dove il leader è QZone.

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Curiosamente, Linkedin va molto forte in Africa (segno forse che finalmente il Continente Nero si sta giustamente livellando al mondo occidentale?), così come Instagram, che viene segnalato come il social network più usato in Botwana, Mozambico, Namibia, Iran e Indonesia. La motivazione, in questo caso, è presto detta: nei paesi in via di sviluppo (o anche sottosviluppati) l’accessibilità del web è garantita dagli strumenti mobile. Da lì, l’abitudine a utilizzare strumenti e canali essenzialmente mobile, come appunto Instagram.

Curiosità: Twitter prevale in Giappone. È vero che fu nel Paese del Sol Levante che si cominciò a capire la reale portata rivoluzionaria di questo strumento (con il terremoto del 2011, quando la comunicazione in 140 caratteri sostituì nelle ore d’emergenza i canali classici): ma è altresì vero che gli analisti indicano il social network fondato da Jack Dorsey come sempre più in crisi. Fortunatamente, la base utenti nell’est nel mondo non scende: speriamo possa ritornare a salire anche a ovest!

 

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L’analisi di Vincos però non finisce qui, e grazie ai dati di SibilarWeb e Alexa, la mappa dei social network si completa con la proiezione della classifica dei social network più utilizzati per paese, andando cioè a vedere cosa succede dietro i canali che si sono guadagnati la palma di “preferiti”. Questa seconda analisi è stata effettuata solo su 57 paesi, a conferma di quanto sia difficile costruire proiezioni precise a livello mondiale.

In ogni caso: Instagram si colloca al secondo posto in 37 paesi, mentre Twitter si attesa medaglia d’argento in 8. La spiegazione del dato è evidentemente dovuta alla macroscopica crescita della base utenti del primo (600 milioni confermati)  raffrontata alla già citata mancanza cronica di nuovi iscritti per il secondo (fermo al palo: 320 milioni).

C’è infine curiosità per Reddit, il forum 2.0, che fa capolino in Australia, Canada, Danimarca, Norvegia e Nuova Zelanda, sdoganando il modello di comunicazione forse più 2.0 che ci sia: il forum. Attendiamo con ansia di vedere cosa capiterà qui in Italia quando gli utenti del web italico scopriranno la sua bellezza!

Cosa ne pensate amici lettori del lavoro certosino svolto da Vincos? Credete in una rimonta di Twitter o in un sorpasso di Instagram ai danni del fratello maggiore Facebook? Ditecelo sulla nostra fanpage o nel nostro gruppo LinkedIn!