Da User a People Experience, la rivoluzione è in atto [INTERVISTA]

maria giudice
Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Nunzia Falco Simeone, managing editor Ninja Marketing.

Nel mondo della comunicazione, oggi, abbiamo bisogno di un cambiamento radicale, di una rivoluzione.  of InteractioBisogna ricordarsi che gli utenti non sono un’entità astratta, ma persone. Questo è fondamentale per creare contenuti e piattaforme adatte alle nuove necessità e capaci di cambiare il mondo.

Durante l’evento Frontiers of Interaction, la nostra managing editor Nunzia Falco Simeone ha avuto l’opportunità di incontrare Maria Giudice, Experience Designer di Autodesk, e di porle per noi qualche domanda sulle sue idee riguardo la leadership.

20151112_212229

1) Nel tuo ultimo libro, identifichi un nuovo tipo di persona: dal CEO al DEO. Quali sono le caratteristiche di questo nuovo leader?

Nel mio libro parlo di come il vecchio modello dirigenziale sia legato a una logica che si può definire “comanda e controlla”: io sono il capo e ti dico cosa fare. Una persona ordina cosa fare alle persone più giovani e a chi si trova ai livelli inferiori nella gerarchia rispetto a lui.

Nel mondo di oggi, però, tutto è fatto di collaborazioni e accordi. Il mondo è davvero interconnesso e quindi servono altre qualità per essere un buon leader. Bisogna pensare in un ottica molto più vicina a quella del caos del web, rispetto a quella tradizionale del “si o no”. Il mondo è molto più complesso di così.

20151112_213643

La prima importante qualità di un leader è quella di essere orientato verso le persone. Le aziende dovrebbero esistere per aiutare concretamente il mondo a essere un posto migliore per le persone che lo abitano. Quindi, in questo contesto diventa molto importante essere empatici, essere sicuri di intraprendere azioni che abbiano un impatto positivo sulle vite degli altri.
Non si tratta di avere a cuore solo i propri clienti, ma vuol dire prendersi cura anche delle persone che lavorano. Se si è interessati ai dipendenti loro saranno fedeli e lavoreranno con maggiore impegno.
Non ha senso solo a livello umano, ma anche in termini di business. Mettere le persone al centro è probabilmente la prima e fondamentale qualità di un buon leader.

Un’altra qualità è non avere paura di assumersi rischi. Il vecchio modo di pensare era molto orientato al come posso muovermi dal punto A al punto B con il minor rischio possibile, ma nel mondo di oggi bisogna mettersi alla prova, e non avere paura di fallire. Bisogna solo stare attenti a non sbagliare in maniera così grave da essere fuori dai giochi, ma fallire in maniera intelligente e riprovare.

Un’altra dote importante è essere pronti a ricevere consigli. Le decisioni hanno anche un impatto sugli altri e bisogna pensare in maniera molto più ampia. Quando si prende una decisione si deve tener conto di quali saranno le implicazioni: non si possono prendere decisioni da soli.

Il nuovo leader deve vivere in un mondo di creatività e analitycs. Il modello tradizionale di leader è molto focalizzato sui numeri e sulle metriche per prendere decisioni, mentre i nuovi leader devono avere sentimenti, devono comprendere che non ogni decisione è così assoluta. Bisogna usare questa combinazione di creatività e analisi per prendere decisioni. Trovare la giusta via di mezzo.

20151112_212728

E, infine, non si può concludere mai nulla se non si è quel tipo di persona che fa di tutto per completare il lavoro a qualunque costo (N.d.A. Maria usa la frase “get the s**t done”). Questa è la cosa più importante. Si può continuare a provare e cambiare, ma alla fine della giornata si deve sempre consegnare qualcosa. Quindi, bisogna avere il coraggio di portare a termine il lavoro e non arrendersi mai.

2) Quali sono i trend attuali nella user experience design e quale sarà la prossima “next big thing” di questo settore?

Prima di tutto, odio l’utilizzo della parola user, perché noi non facciamo design per gli utenti: noi facciamo design per le persone. Dovrebbe essere People Experience e non User Experience, iniziamo da questo, iniziamo una rivoluzione in questo momento e chiamiamola PX.

Ho provato a utilizzare la parola User Experience, ma è davvero superata. Fin dall’inizio della mia carriera ho sempre cercato di fare design usando il giudizio delle persone come parametro. Anche prima dell’arrivo di internet, facevo la Print Designer e il mio primissimo capo  ha instillato in me l’idea che il nostro lavoro consiste nell’aiutare le persone a capire e dare un senso al mondo. Da questa esperienza è nata la mia idea di pensare ai bisogni delle persone attraverso il design, questo per me non è mai cambiato. Il modo in cui consegniamo contenuto, informazioni e utilizziamo diversi mezzi deve tener conto delle specificità del mezzo.

Da User Experience a People Experience, la rivoluzione è in atto [INTERVISTA]

Penso che quello che sta davvero iniziando a cambiare è il fatto che la tecnologia sta diventando così smart che  riesce ad anticipare ora, attraverso data e algoritmi, ciò di cui la gente avrà bisogno poi.
Ad esempio WordPress è un open up software. È un po’ come se ci venisse servito un pranzo sempre alla stessa ora: “Posso prendere il dessert per primo, o posso mangiare gli antipasti o posso andare direttamente al primo”. Ma il modo in cui il software si andrà evolvendo nell’Internet of Things sarà qualcosa di molto più intelligente, sarà: “Io so esattamente cosa hai bisogno di fare, ti dirò e ti offrirò quello che deve essere il tuo prossimo step“.

Potremo usare interfacce più adattabili per anticipare i bisogni e sarà molto eccitante. Questo è il motivo per cui i data sono così importanti e di valore: perché renderanno la vita più semplice, perché la tecnologia continuerà a migliorare per noi.

3) Secondo la tua esperienza, è il contenuto che modifica l’interfaccia o viceversa? In altre parole, viene prima il contenuto o l’interfaccia?

Screen-Shuser_experience_a_people_experience_la_rivoluzione_è_ in_atto

La cosa più importante è ciò di cui la gente ha bisogno e che desidera. Si inizia da queste domande: Come posso rendere la tua vita migliore? Quale tipo di tecnologia può provvedere ai tuoi bisogni? E come posso rendere l’esperienza così piacevole da farti chiamare “WordPress il tuo dio”? Come posso dare inizio al passaggio dal “darti qualcosa che funziona” al “darti qualcosa che tu ami”?

Prima c’erano telefoni giganti, con un’antenna grandissima ed erano così divertenti. Invece, quando è uscito il primo iPhone la gente se ne è innamorata.
Questo ha segnato il passaggio tra desiderare qualcosa che funziona al momento in cui c’è  e qualcosa che la gente ama e desidera assolutamente.
Ecco il mio lavoro: creare qualcosa di cui non solo hai bisogno o desiderio, ma di cui amerai l’esperienza.

Imgur: un mondo di immagini per i tuoi social network

Imgur immagini e GIF per ogni necessità_1

Chi vive di web e di social network, vive di immagini.

Lo sappiamo molto bene.

LEGGI ANCHE: Visual storytelling: quando l’immagine vale più di mille parole

Ogni giorno è una ricerca continua su Google Immagini di tutto quel materiale che serve a chi deve creare contenuti per lavoro (cercando di evitare quelle senza permessi di utilizzo).

E subito dopo ci buttiamo su Pinterest, Flickr, FreeImages, GettyImages e molti altri.

Ma nell’ultimo periodo sono GIF e Meme i veri protagonisti del tempo libero online.

Ecco perché vi segnaliamo con piacere un sito che potrà aiutarvi a trovare quello che cercate (e suggerirvi tantissime altre idee)!

Parliamo di imgur, servizio di hosting immagini, che si presenta al pubblico come “The most awesome images on the Internet“.

Nato come sito per caricare foto e ottenerne il link diretto anche senza essere registrati (come fa Minus), nell’ultimo periodo ha cambiato di molto i propri obiettivi, cercando di imporsi come diretto concorrente di Instagram inserendo la possibilità di caricare proprie foto, commentarle e seguire le bacheche di altri utenti.

Imgur immagini e GIF per ogni necessità_2

 

Imgur è stato fondato da Alan Schaaf nel 2009 e comprato da Facebook nel 2012. Allora perché ve ne parliamo ora?

Perché è notizia di settimana scorsa che imgur attira sul sito ogni giorno oltre 120 milioni di persone, che qui rimangono per oltre 3 ore.

Numeri eccezionali che stanno a indicare una vera e propria dipendenza da parte degli utenti!

Il motivo di questo successo è sicuramente dovuto al motore di ricerca che sta dietro a imgur che è in grado di suggerire immagini simili a quella appena selezionate ed è in grado di capire i nostri gusti in base alle preferenze che esprimiamo.

Ma il vero punto di forza è la possibilità di creare GIF e Meme con estrema semplicità: basta caricare video e immagini e, modificarle direttamente da sito e poi condividerle sui nostri social (e sperare che diventino virali).

Ci siamo divertiti facendo questa…

Imgur immagini e GIF per ogni necessità_3.png

 

Imgur è anche disponibile come applicazione mobile per mondo Android e Apple.

Aggiungete imgur tra i vostri preferiti e da oggi la ricerca e la creazione di immagini sarà molto più semplice!

Combatti ogni giorno con le armi del digitale? Ecco il tuo Manifesto

Il Manifesto dei Digital Warriors

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Il Clan.

Sabato 28 novembre, dalle 9.30 alle 13.00, il clan di Ninja Marketing e i Guerrieri di Ninja Academy si riuniranno al Copernico Milano con i principali esponenti della digital industry italiana per una mattinata di formazione e networking. L’evento“Digital Warriors. Tecniche di combattimento pacifiche per Ninja del Marketing” è stato pensato proprio per raccogliere tutti i Guerrieri Digitali che affrontano le sfide di ogni giorno con le armi della creatività e dell’innovazione.

Iscriviti qui all’evento gratuito “Digital Warriors”

Segui l’evento anche su Facebook per avere update e contenuti extra!

Questo Manifesto è dedicato a tutti i #DigitalWarriors! Tu lo sei?

Ogni giorno il Digital Warrior si sveglia e sa che dovrà leggere, inviare e postare più velocemente della batteria che si scarica.

Il manifesto dei Digital Warriors

Ha l’innovazione nel DNA e vede nel digitale una via fondamentale per migliorare il mondo.

Il manifesto dei Digital Warriors

Crede che ogni sfida sia un’opportunità per imparare e sa riconoscere un potenziale epic fail a 1000 retweet di distanza.

Il manifesto dei Digital Warriors

Cammina con smartphone in tasca, sorride dell’eterna sfida tra Android ed iOS. Non dimentica mai matita e taccuino per annotare sogni e idee.

Il manifesto dei Digital Warriors

Tra le app sul suo smartphone non mancano Evernote, Slack e Drive, perché il Digital Warrior sa sfruttare i momenti giusti per essere produttivo e collaborare.

Il manifesto dei Digital Warriors

I suoi progetti si ingrandiscono giorno dopo giorno, ecco perché crescono ospitati sul cloud.

Il manifesto del Digital Warriors

Scala la SERP di Google con la stessa tenacia di chi ha come obiettivo la vetta all’Himalaya.

Il manifesto dei Digital Warriors

I Social Network sono la sua finestra sul mondo: uno spazio privilegiato all’incrocio tra tecnologia, umanità e mercati da cui dominare il cambiamento che avanza.

Il manifesto dei Digital Warriors

Non perde mai di vista i suoi impegni e non ha bisogno che qualcuno glieli rammenti. Se ne ricorda da solo, grazie a Wunderlist e Any Do.

Donna con pc e agenda

Sa bene che analogico e digitale non sono due mondi separati, ma diverse opzioni di interpretare la vita.

Il manifesto dei Digital Warriors

Abbraccia le proprie passioni e le vive pubblicamente, condividendo su Instagram una foto della sua bici o quella della lasagna appena sfornata.

Il manifesto dei Digital Warriors

Nessuna notizia gli sfugge e sa identificare una bufala dal titolo. Prima di condividere informazioni, chiede a Google.

Il Digital Warrior conta sulle proprie forze, ma sa anche incanalare l’energia positiva della sua community.

Il manifesto dei Digital warriorsCostanza e coerenza sul lavoro, spirito creativo e problem solving non sono semplici etichette di presentazione, ma una vera e propria filosofia.

Il Manifesto dei Digital Warriors

Per credere nella propria strategia, non ha bisogno di dimostrare che quella del competitor è sbagliata.

Players Shaking Hands

Comprende che se commette degli errori è perché ha ancora qualcosa da apprendere: il suo potenziale sarà sempre infinito.

Il manifesto dei Digital Warriors

Ogni Digital Warrior ha avuto paura, scommesso su una cosa sbagliata, detto “sì” quando avrebbe voluto dire “no”. Per questo può definirsi un Digital Warrior: perché ha vissuto queste esperienze senza mai perdere la forza di volontà di essere sempre migliore.

Keep calm and Reshoring: il business della moda torna in Italia [INTERVISTA]

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

Si chiama reshoring il fenomeno del rientro della produzione delle aziende italiane dall’estero. Dopo anni in cui si è spesso sentito parlare del suo opposto, l’offshoring, oggi la tendenza inversa trova solide basi per realizzarsi portando effetti positivi sull’economia italiana, sia in termini occupazionali che economici.

Se aziende come Ferragamo, Tod’s, Prada, Furla e Piquadro hanno riportato alcune produzioni in patria, per assicurare un rientro più sicuro anche per le PMI, Sistema Moda Italia (SMI)PwC Advisory hanno avviato un progetto, “Reshoring” appunto, per creare le condizioni necessarie al rientro delle produzioni e all’aumento della produttività in due aree pilota: Puglia e Veneto. Con l’obiettivo di promuovere interventi di assistenza alle imprese, riqualificazione e formazione attraverso un’Accademia, ma anche di raccolta delle adesioni delle Imprese che intendono fare reshoring, SMI ha creato nuovi contatti con le imprese manifatturiere e monitora lo stato del progetto per estenderlo ad altre regioni.

A questa misura si aggiunge una soluzione avanzata di supply chain, a cura di Unicredit, dedicata alle aziende del settore tessile moda, con lo scopo di migliorare l’accesso al credito e rendere le aziende del settore più efficienti e competitive sul mercato.

Per conoscere numeri, modalità e sviluppi futuri di questo progetto pilota, in occasione della tavola rotonda sul credito alla filiera della moda italiana, abbiamo rivolto alcune domande a Claudio Marenzi, Presidente di Sistema Moda Italia e Amministratore Delegato di Herno, l’azienda di famiglia riportata al successo grazie ad un innovativo modello di produzione diffuso sul territorio.

Quali sono i numeri delle aziende italiane della moda che hanno delocalizzato la produzione?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

Per dare un’idea di come si sta evolvendo la dinamica produttiva estera rispetto a quella italiana, è possibile osservare l’andamento della concentrazione produttiva italiana sul totale. Il secondo Osservatorio PwC sul Reshoring ha coinvolto i responsabili di 57 imprese del settore suddivisi tra imprese committenti proprietarie di un marchio e imprese della filiera produttiva, per capire meglio cosa è avvenuto nel periodo 2008-2014.

Le aziende del campione che producono meno del 25% in Italia sul totale della produzione si è quasi raddoppiata nel periodo considerato, passando da quasi il 30% nel 2004 a più del 50% nel 2014. All’opposto, le aziende del campione che producono più del 75% in Italia si sono dimezzate dal 44% del 2004 al 22% del 2014.

La delocalizzazione ha indebolito la filiera riducendo di conseguenza la capacità di fare investimenti in innovazione, formazione e aumento della produttività, riducendo la capacità dell’intero settore che basa comunque il proprio modello sulle competenze della filiera e distrettuale interna.

LEGGI ANCHE:  Tailoritaly, la filiera italiana della moda in un capo prêt-à-porter

La Cina, seppur in calo, si conferma essere il paese di destinazione principale delle produzioni delle imprese italiane del settore. Turchia e Paesi del Nord Africa stanno crescendo grazie alla miglior collocazione geografica rispetto all’Italia che consente tempi di approvvigionamento più rapidi. L’Indocina ha costi salariali molto bassi e per questo motivo ha attratto parte delle produzioni in rientro dalla Cina, generando però alcune perplessità rispetto le condizioni del lavoro in questi Paesi, che sono molto spesso lontane dagli standard occidentali e in misura sempre maggiore collidono con le aspettative del pubblico dei consumatori, che dimostra una più alta sensibilità e consapevolezza su questo tema.

Se le aziende made in Italy spostano le produzioni fuori dall’Italia, cosa le differenzia ancora dai concorrenti stranieri?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

La delocalizzazione delle aziende avviene sempre per una questione di costi di produzione e manodopera. Quello che differenzia le aziende italiane dalle concorrenti stranieri è la qualità dei materiali utilizzati, unitamente al know how che viene comunque mantenuto e trasferito anche ai siti di produzione esteri. Inoltre, i fattori che contraddistinguono la qualità dei prodotti italiani sono anche l’innovazione e i continui investimenti dedicati all’R&D che fanno delle aziende italiane in molti dei casi i primi first mover sul mercato.

Ci sono aziende italiane che hanno già optato per il reshoring? Cosa ci hanno guadagnato?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

Il reshoring è un fenomeno che sta iniziando a prendere piede grazie al contesto economico italiano e internazionale favorevole. L’indebolimento dell’Euro verso Dollaro, l’aumento del costo del lavoro nel Far East, gli incentivi all’innovazione in Italia (Credito d’Imposta/Patent Box), e le piattaforme finanziare che agevolano l’accesso al credito come l’ultima lanciata da SMI e Unicredit, sono tutti fattori che possono influenzare positivamente e favorire il rientro della produzione delle aziende italiane dall’estero.

Il secondo Osservatorio PwC sul Reshoring mostra che, in presenza di condizioni abilitanti, l’89% del campione sarebbe disponibile a fare rientrare le produzioni in Italia. In particolare, il 34% delle aziende intervistate sostiene che stanno seriamente considerato il reshoring in Italia, il 23% sta già effettuando il rientro e l’8% ha già concluso il processo.

I vantaggi che le aziende ne ricavano sono certamente un miglior approccio “time to market” che consente una maggiore flessibilità e un più accurato controllo della filiera. Non da ultimo sono da considerare gli effetti positivi che si potrebbero attendere in termini occupazionali sul territorio e per l’Italia in generale.

Presidente di Sistema Moda Italia, ha anche rilanciato l’azienda di famiglia. Perché ha scelto di investire con questa nuova formula di produzione proprio in Sicilia?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

L’hub siciliano è un progetto fortemente voluto per le caratteristiche innovative sia del sito di produzione che per l’impatto occupazionale che questo progetto avrà in Sicilia.

Sarà costituito da una rete di nove laboratori lungo la fascia che va da Capo d’Orlando a Randazzo dove, già da tempo, è in corso una collaborazione con alcune aziende locali che forniscono a Herno più della metà della produzione.

Ed è proprio sul successo di questa cooperazione, che ho deciso di investire nella realizzazione dell’hub costituendo una società a maggioranza Herno. Giocherà comunque una parte importante Filippo Miracula, imprenditore messinese che sarà responsabile della gestione dei nove laboratori siciliani. L’hub darà lavoro a 100 persone direttamente e a 450 con l’indotto.

LEGGI ANCHE: Eccellenze del made in Italy: le scarpe DIS [INTERVISTA]

Nel progetto Reshoring per il rilancio della filiera del tessile italiana ci sono il Veneto e la Puglia. In che modo avete selezionato le regioni di interesse?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

La regione Puglia è la prima regione meridionale nel tessile abbigliamento, sia per numero di imprese attive che per numero di addetti (secondo i dati riportati nella Smart Specialisation Strategy, aggiornati al 2012, il settore del tessile-abbigliamento-calzaturiero è rappresentato da 5.200 imprese attive e impiega circa 47.000 addetti).

Nei quattro poli distrettuali, Calzature del Nord Barese, Abbigliamento del Barese, Calzetteria e Abbigliamento del Salento, Calzature di Casarano, esistono vere e proprie realtà di eccellenza artigianali.

Dal 2008, tuttavia, sia per effetto della congiuntura economica negativa che per la delocalizzazione delle attività produttive, il Distretto Moda della Puglia ha subito un forte indebolimento. L’intenzione è quella di contribuire al rientro delle produzioni nella Regione. La capacità produttiva attualmente è sottoutilizzata e la disoccupazione si registra intorno al 21,5 %, e al 58,1% per quanto riguarda quella giovanile.

Con interventi di formazione e riqualificazione del personale e un costante sostegno a investimenti in materia di Ricerca e Sviluppo cerchiamo di dare un risvolto concreto alla ripresa del territorio coinvolgendo diverse aziende pugliesi capofila e il loro network di subfornitura.

Per quanto riguarda il distretto della filiera del Veneto esso è stato scelto per la numerosa presenza di aziende sia a valle che a monte del settore. La filera è composta da aziende di produzione abbigliamento, produzione tessile, aziende contoterzi, fornitori di macchinari e materiali, fornitori di servizi, grossisti e distributori di prodotto, fornitori di servizi immateriali. Le imprese attive al 2012 erano 4.144, con circa 35.547 addetti.

Rafforzare questo distretto è importante per dare l’esempio di un sistema dell’industria del tessile che ha un alto potenziale di crescita e sviluppo. Anche in questo caso sono state già coinvolte aziende venete capofila che collaboreranno insieme ai laboratori minori.

Keep calm and Reshoring: il business della moda torna in Italia

 

Si chiama reshoring il fenomeno del rientro della produzione delle aziende italiane dall’estero. Dopo anni in cui si è spesso sentito parlare del suo opposto, l’offshoring, oggi la tendenza inversa trova solide basi per realizzarsi portando effetti positivi sull’economia italiana, sia in termini occupazionali che economici.

Se aziende come Ferragamo, Tod’s, Prada, Furla e Piquadro hanno riportato alcune produzioni in patria, per assicurare un rientro più sicuro anche per le PMI, Sistema Moda Italia (SMI)PwC Advisory hanno avviato un progetto, “Reshoring” appunto, per creare le condizioni necessarie al rientro delle produzioni e all’aumento della produttività in due aree pilota: Puglia e Veneto. Con l’obiettivo di promuovere interventi di assistenza alle imprese, riqualificazione e formazione attraverso un’Accademia, ma anche di raccolta delle adesioni delle Imprese che intendono fare reshoring, SMI ha creato nuovi contatti con le imprese manifatturiere e monitora lo stato del progetto per estenderlo ad altre regioni.

A questa misura si aggiunge una soluzione avanzata di supply chain, a cura di Unicredit, dedicata alle aziende del settore tessile moda, con lo scopo di migliorare l’accesso al credito e rendere le aziende del settore più efficienti e competitive sul mercato.

Per conoscere numeri, modalità e sviluppi futuri di questo progetto pilota, in occasione della tavola rotonda sul credito alla filiera della moda italiana, abbiamo rivolto alcune domande a Claudio Marenzi, Presidente di Sistema Moda Italia e Amministratore Delegato di Herno, l’azienda di famiglia riportata al successo grazie ad un innovativo modello di produzione diffuso sul territorio.

Quali sono i numeri delle aziende italiane della moda che hanno delocalizzato la produzione?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

Per dare un’idea di come si sta evolvendo la dinamica produttiva estera rispetto a quella italiana, è possibile osservare l’andamento della concentrazione produttiva italiana sul totale. Il secondo Osservatorio PwC sul Reshoring ha coinvolto i responsabili di 57 imprese del settore suddivisi tra imprese committenti proprietarie di un marchio e imprese della filiera produttiva, per capire meglio cosa è avvenuto nel periodo 2008-2014.

Le aziende del campione che producono meno del 25% in Italia sul totale della produzione si è quasi raddoppiata nel periodo considerato, passando da quasi il 30% nel 2004 a più del 50% nel 2014. All’opposto, le aziende del campione che producono più del 75% in Italia si sono dimezzate dal 44% del 2004 al 22% del 2014.

La delocalizzazione ha indebolito la filiera riducendo di conseguenza la capacità di fare investimenti in innovazione, formazione e aumento della produttività, riducendo la capacità dell’intero settore che basa comunque il proprio modello sulle competenze della filiera e distrettuale interna.

LEGGI ANCHE:  Tailoritaly, la filiera italiana della moda in un capo prêt-à-porter

La Cina, seppur in calo, si conferma essere il paese di destinazione principale delle produzioni delle imprese italiane del settore. Turchia e Paesi del Nord Africa stanno crescendo grazie alla miglior collocazione geografica rispetto all’Italia che consente tempi di approvvigionamento più rapidi. L’Indocina ha costi salariali molto bassi e per questo motivo ha attratto parte delle produzioni in rientro dalla Cina, generando però alcune perplessità rispetto le condizioni del lavoro in questi Paesi, che sono molto spesso lontane dagli standard occidentali e in misura sempre maggiore collidono con le aspettative del pubblico dei consumatori, che dimostra una più alta sensibilità e consapevolezza su questo tema.

Se le aziende made in Italy spostano le produzioni fuori dall’Italia, cosa le differenzia ancora dai concorrenti stranieri?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

La delocalizzazione delle aziende avviene sempre per una questione di costi di produzione e manodopera. Quello che differenzia le aziende italiane dalle concorrenti stranieri è la qualità dei materiali utilizzati, unitamente al know how che viene comunque mantenuto e trasferito anche ai siti di produzione esteri. Inoltre, i fattori che contraddistinguono la qualità dei prodotti italiani sono anche l’innovazione e i continui investimenti dedicati all’R&D che fanno delle aziende italiane in molti dei casi i primi first mover sul mercato.

Ci sono aziende italiane che hanno già optato per il reshoring? Cosa ci hanno guadagnato?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

Il reshoring è un fenomeno che sta iniziando a prendere piede grazie al contesto economico italiano e internazionale favorevole. L’indebolimento dell’Euro verso Dollaro, l’aumento del costo del lavoro nel Far East, gli incentivi all’innovazione in Italia (Credito d’Imposta/Patent Box), e le piattaforme finanziare che agevolano l’accesso al credito come l’ultima lanciata da SMI e Unicredit, sono tutti fattori che possono influenzare positivamente e favorire il rientro della produzione delle aziende italiane dall’estero.

Il secondo Osservatorio PwC sul Reshoring mostra che, in presenza di condizioni abilitanti, l’89% del campione sarebbe disponibile a fare rientrare le produzioni in Italia. In particolare, il 34% delle aziende intervistate sostiene che stanno seriamente considerato il reshoring in Italia, il 23% sta già effettuando il rientro e l’8% ha già concluso il processo.

I vantaggi che le aziende ne ricavano sono certamente un miglior approccio “time to market” che consente una maggiore flessibilità e un più accurato controllo della filiera. Non da ultimo sono da considerare gli effetti positivi che si potrebbero attendere in termini occupazionali sul territorio e per l’Italia in generale.

Presidente di Sistema Moda Italia, ha anche rilanciato l’azienda di famiglia. Perché ha scelto di investire con questa nuova formula di produzione proprio in Sicilia?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

L’hub siciliano è un progetto fortemente voluto per le caratteristiche innovative sia del sito di produzione che per l’impatto occupazionale che questo progetto avrà in Sicilia.

Sarà costituito da una rete di nove laboratori lungo la fascia che va da Capo d’Orlando a Randazzo dove, già da tempo, è in corso una collaborazione con alcune aziende locali che forniscono a Herno più della metà della produzione.

Ed è proprio sul successo di questa cooperazione, che ho deciso di investire nella realizzazione dell’hub costituendo una società a maggioranza Herno. Giocherà comunque una parte importante Filippo Miracula, imprenditore messinese che sarà responsabile della gestione dei nove laboratori siciliani. L’hub darà lavoro a 100 persone direttamente e a 450 con l’indotto.

LEGGI ANCHE: Eccellenze del made in Italy: le scarpe DIS [INTERVISTA]

Nel progetto Reshoring per il rilancio della filiera del tessile italiana ci sono il Veneto e la Puglia. In che modo avete selezionato le regioni di interesse?

Keep calm and Reshoring il business del tessile torna in Italia

La regione Puglia è la prima regione meridionale nel tessile abbigliamento, sia per numero di imprese attive che per numero di addetti (secondo i dati riportati nella Smart Specialisation Strategy, aggiornati al 2012, il settore del tessile-abbigliamento-calzaturiero è rappresentato da 5.200 imprese attive e impiega circa 47.000 addetti).

Nei quattro poli distrettuali, Calzature del Nord Barese, Abbigliamento del Barese, Calzetteria e Abbigliamento del Salento, Calzature di Casarano, esistono vere e proprie realtà di eccellenza artigianali.

Dal 2008, tuttavia, sia per effetto della congiuntura economica negativa che per la delocalizzazione delle attività produttive, il Distretto Moda della Puglia ha subito un forte indebolimento. L’intenzione è quella di contribuire al rientro delle produzioni nella Regione. La capacità produttiva attualmente è sottoutilizzata e la disoccupazione si registra intorno al 21,5 %, e al 58,1% per quanto riguarda quella giovanile.

Con interventi di formazione e riqualificazione del personale e un costante sostegno a investimenti in materia di Ricerca e Sviluppo cerchiamo di dare un risvolto concreto alla ripresa del territorio coinvolgendo diverse aziende pugliesi capofila e il loro network di subfornitura.

Per quanto riguarda il distretto della filiera del Veneto esso è stato scelto per la numerosa presenza di aziende sia a valle che a monte del settore. La filera è composta da aziende di produzione abbigliamento, produzione tessile, aziende contoterzi, fornitori di macchinari e materiali, fornitori di servizi, grossisti e distributori di prodotto, fornitori di servizi immateriali. Le imprese attive al 2012 erano 4.144, con circa 35.547 addetti.

Rafforzare questo distretto è importante per dare l’esempio di un sistema dell’industria del tessile che ha un alto potenziale di crescita e sviluppo. Anche in questo caso sono state già coinvolte aziende venete capofila che collaboreranno insieme ai laboratori minori.

Master in Social Media Marketing + Social Media Factory: aperte le iscrizioni

Master in Social Media Marketing Social Factory aperte le iscrizioni alla 4 edizione

Se i mercati sono conversazioni, il luogo privilegiato dove queste conversazioni avvengono sono proprio i Social Network. In tutte le realtà aziendali e di agenzia sono quindi oggi indispensabili specialisti con conoscenze aggiornate e approfondite sui singoli strumenti, e soprattutto è necessaria una visione strategica ed integrata sul Social Media Marketing.

Master Online in Social Media Marketing [Marzo 2016 – Luglio 2016]

Il Master Online di Ninja Academy si rivolge ai professionisti del marketing, ad aziende, agenzie e freelance che desiderano sviluppare soluzioni concrete e stimoli innovativi attraverso i Social Network. In particolare il Master Online in Social Media Marketing si qualifica come un master non universitario di 60 ore che comprende 4 Aree Didattiche, 17 Corsi Intensivi e 20 Ore di Question Time.

Quest’anno il Master si arricchisce di importanti novità: il Syllabus Didattico progettato con un Advisory Council di professionisti e il servizio di Job Placement. L’Advisory Council, il comitato scientifico, è composto da professionisti di Facebook, Google, Microsoft, Teads, Telecom, Tiscali, Rocket Fuel; mentre per tutti gli iscritti al Master viene attivato il Job Placement, pensato per massimizzare le tue opportunità di carriera e di incontro con le aziende del digital marketing.

Inoltre, per sfruttare al massimo le conoscenze acquisite nel Master, è possibile arricchire i propri studi attraverso un Percorso Premium, 100% learning by doing: la Social Media Factory.

Che cos’è la Social Media Factory?

La Social Media Factory è un percorso premium opzionale che quest’anno approda in due città: Milano e Roma (POSTI LIMITATI). Il percorso premium permetterà ai partecipanti di mettere immediatamente in pratica tutte le attività e gli strumenti analizzati durante il Master Online in una formula didattica learning by doing.

La Social Media Factory consta di 3 sessioni di incontro dal vivo che si terranno presso TIM#WCAP di Milano e Roma, oltre che a distanza grazie alle tecnologie digitali di project management (Skype, Hangout, etc.). Ogni corsista infatti sarà inserito all’interno di un team di lavoro, seguirà le lezioni online come gli altri partecipanti del Master, e in più dovrà organizzare il proprio percorso operativo insieme agli altri membri del team sotto la guida del tutor di riferimento.

Le sessioni di studio si muoveranno in parallelo alle sessioni operative, che andranno a costituire un unico project work multidisciplinare. I gruppi si cimenteranno con 10 brief di Social Media Marketing: ogni livello dovrà essere superato per “sbloccare” l’accesso a quello successivo. I brief sono calati su un’azienda reale e sui suoi obiettivi di progettazione, sviluppo e misurazione di Social Media Management.

5 cose che imparerai a fare seguendo il Master Online:

1. Sfruttare i linguaggi, i contenuti e le peculiarità di ogni singola piattaforma sociale
2. Costruire e coinvolgere comunità di persone interessate ai tuoi prodotti
3. Presidiare in maniera pionieristica i social network più innovativi
4. Impostare e pianificare una social media strategy efficace
5. Misurare il ROI e i KPI delle tue attività sui social media

Quali sono gli argomenti del master e i rispettivi docenti?

UNIT 1: Le Strategie

  • Social Media Strategy con SIMONE TORNABENE
  • Social Media Monitoring, ROI & Analytics con EMANUELA ZACCONE
  • Organizzazione, Strumenti & Policy con FILIPPO GIOTTO
  • SEO per Social Media con LUCA DE BERARDINIS

UNIT 2: Contenuti & Campagne

  • Social Media Management con FILIPPO GIOTTO
  • Content Strategy con SIMONE TORNABENE
  • Social Media Advertising & Performance Marketing con LORENZO VISCANTI
  • Integrated Social Media Planning con MARCO MAGNAGHI

UNIT 3: Le piattaforme

  • Facebook con LUCA LA MESA
  • Twitter & Vine con FRANCESCA CASADEI
  • LinkedIn con LEONARDO BELLINI
  • Google+ con CLAUDIO GAGLIARDINI
  • YouTube con EDOARDO SCOGNAMIGLIO
  • Instagram con ORAZIO SPOTO
  • Pinterest con DOMENICO ARMATORE
  • Snapchat & WhatsApp con TOMMASO SORCHIOTTI

UNIT 4: Le frontiere

  • Social Media Trend con VINCENZO COSENZA

Quanto dura il master?

INIZIO = 15 Marzo 2016 • FINE: 11 Luglio 2016

Le lezioni del Master consistono in 2 Live Webinar di 2 ore ciascuno tenuti settimanalmente dalle ore 18 alle ore 20. Il partecipante potrà seguire il Master direttamente da casa propria, accedendo dal web ad un’aula virtuale e interagendo dal vivo con la classe e con i docenti.

Per chi trovasse difficile partecipare ai live webinar nel giorno e all’orario prestabilito, Ninja Academy offre la possibilità di seguire ciascuna lezione anche On Demand accedendo ai video delle lezioni registrate e ai materiali didattici disponibili nella piattaforma di e-learning.

Leggi l’opinione di chi ha seguito le precedenti edizioni del Master:

Quali sono qui i vantaggi di seguire il Master Online di Ninja Academy?

✔ Segui i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Question Time per chiarire i tuoi dubbi ed interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on demand
✔ Test e Certificato di partecipazione
✔ Job Placement e Career Consultant a tua disposizione
✔ Project work multidisciplinare (Social Media Factory)

Quanto costa il Ninja Master in Social Media Marketing?

Master Online in Social Media Marketing
Early Booking fino al 15 febbraio: 999€
Prezzo pieno dal 16 febbraio 2016: 1199€

Social Media Factory (Milano o Roma) + Master Online in Social Media Marketing
Early Booking fino al 15 febbraio: 1449€
Prezzo pieno dal 16 febbraio 2016: 1599€

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Vi aspettiamo con connessione, microfono e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare! ?

Knowledge for change.
BE NINJA.

Master in Social Media Marketing + Social Media Factory: aperte le iscrizioni alla 4° edizione

Master in Social Media Marketing Social Factory aperte le iscrizioni alla 4 edizione

Se i mercati sono conversazioni, il luogo privilegiato dove queste conversazioni avvengono sono proprio i Social Network. In tutte le realtà aziendali e di agenzia sono quindi oggi indispensabili specialisti con conoscenze aggiornate e approfondite sui singoli strumenti, e soprattutto è necessaria una visione strategica ed integrata sul Social Media Marketing.

Master Online in Social Media Marketing [Marzo 2016 – Luglio 2016]

Il Master Online di Ninja Academy si rivolge ai professionisti del marketing, ad aziende, agenzie e freelance che desiderano sviluppare soluzioni concrete e stimoli innovativi attraverso i Social Network. In particolare il Master Online in Social Media Marketing si qualifica come un master non universitario di 60 ore che comprende 4 Aree Didattiche, 17 Corsi Intensivi e 20 Ore di Question Time.

Quest’anno il Master si arricchisce di importanti novità: il Syllabus Didattico progettato con un Advisory Council di professionisti e il servizio di Job Placement. L’Advisory Council, il comitato scientifico, è composto da professionisti di Facebook, Google, Microsoft, Teads, Telecom, Tiscali, Rocket Fuel; mentre per tutti gli iscritti al Master viene attivato il Job Placement, pensato per massimizzare le tue opportunità di carriera e di incontro con le aziende del digital marketing.

Inoltre, per sfruttare al massimo le conoscenze acquisite nel Master, è possibile arricchire i propri studi attraverso un Percorso Premium, 100% learning by doing: la Social Media Factory.

Che cos’è la Social Media Factory?

La Social Media Factory è un percorso premium opzionale che quest’anno approda in due città: Milano e Roma (POSTI LIMITATI). Il percorso premium permetterà ai partecipanti di mettere immediatamente in pratica tutte le attività e gli strumenti analizzati durante il Master Online in una formula didattica learning by doing.

La Social Media Factory consta di 3 sessioni di incontro dal vivo che si terranno presso TIM#WCAP di Milano e Roma, oltre che a distanza grazie alle tecnologie digitali di project management (Skype, Hangout, etc.). Ogni corsista infatti sarà inserito all’interno di un team di lavoro, seguirà le lezioni online come gli altri partecipanti del Master, e in più dovrà organizzare il proprio percorso operativo insieme agli altri membri del team sotto la guida del tutor di riferimento.

Le sessioni di studio si muoveranno in parallelo alle sessioni operative, che andranno a costituire un unico project work multidisciplinare. I gruppi si cimenteranno con 10 brief di Social Media Marketing: ogni livello dovrà essere superato per “sbloccare” l’accesso a quello successivo. I brief sono calati su un’azienda reale e sui suoi obiettivi di progettazione, sviluppo e misurazione di Social Media Management.

5 cose che imparerai a fare seguendo il Master Online:

1. Sfruttare i linguaggi, i contenuti e le peculiarità di ogni singola piattaforma sociale
2. Costruire e coinvolgere comunità di persone interessate ai tuoi prodotti
3. Presidiare in maniera pionieristica i social network più innovativi
4. Impostare e pianificare una social media strategy efficace
5. Misurare il ROI e i KPI delle tue attività sui social media

Quali sono gli argomenti del master e i rispettivi docenti?

UNIT 1: Le Strategie

  • Social Media Strategy con SIMONE TORNABENE
  • Social Media Monitoring, ROI & Analytics con EMANUELA ZACCONE
  • Organizzazione, Strumenti & Policy con FILIPPO GIOTTO
  • SEO per Social Media con LUCA DE BERARDINIS

UNIT 2: Contenuti & Campagne

  • Social Media Management con FILIPPO GIOTTO
  • Content Strategy con SIMONE TORNABENE
  • Social Media Advertising & Performance Marketing con LORENZO VISCANTI
  • Integrated Social Media Planning con MARCO MAGNAGHI

UNIT 3: Le piattaforme

  • Facebook con LUCA LA MESA
  • Twitter & Vine con FRANCESCA CASADEI
  • LinkedIn con LEONARDO BELLINI
  • Google+ con CLAUDIO GAGLIARDINI
  • YouTube con EDOARDO SCOGNAMIGLIO
  • Instagram con ORAZIO SPOTO
  • Pinterest con DOMENICO ARMATORE
  • Snapchat & WhatsApp con TOMMASO SORCHIOTTI

UNIT 4: Le frontiere

  • Social Media Trend con VINCENZO COSENZA

Quanto dura il master?

INIZIO = 15 Marzo 2016 • FINE: 11 Luglio 2016

Le lezioni del Master consistono in 2 Live Webinar di 2 ore ciascuno tenuti settimanalmente dalle ore 18 alle ore 20. Il partecipante potrà seguire il Master direttamente da casa propria, accedendo dal web ad un’aula virtuale e interagendo dal vivo con la classe e con i docenti.

Per chi trovasse difficile partecipare ai live webinar nel giorno e all’orario prestabilito, Ninja Academy offre la possibilità di seguire ciascuna lezione anche On Demand accedendo ai video delle lezioni registrate e ai materiali didattici disponibili nella piattaforma di e-learning.

Leggi l’opinione di chi ha seguito le precedenti edizioni del Master:

Quali sono qui i vantaggi di seguire il Master Online di Ninja Academy?

✔ Segui i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Question Time per chiarire i tuoi dubbi ed interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on demand
✔ Test e Certificato di partecipazione
✔ Job Placement e Career Consultant a tua disposizione
✔ Project work multidisciplinare (Social Media Factory)

Quanto costa il Ninja Master in Social Media Marketing?

Master Online in Social Media Marketing
Super Early Booking fino all’11 gennaio: 799€
Early Booking fino al 15 febbraio: 999€
Prezzo pieno dal 16 febbraio 2016: 1199€

Social Media Factory (Milano o Roma) + Master Online in Social Media Marketing
Super Early Booking fino all’11 gennaio: 1249€
Early Booking fino al 15 febbraio: 1449€
Prezzo pieno dal 16 febbraio 2016: 1599€

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Vi aspettiamo con connessione, microfono e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare! ?

Knowledge for change.
BE NINJA.

Benvenuti a Mèriens, la città scientifica galleggiante di Jacques Rougerie

Jacques-Rougerie-Manta-Ray-Floating-City

Ecco a voi Mèriens

La sua apertura alare è di 500 metri e dalla testa alla coda ne misura 900. No, non si tratta di un mostro marino né di una forma animale aliena. Nonostante la somiglianza a una manta gigante, Mèriens è semplicemente una città: la più grande città fluttuante mai progettata, per l’esattezza.

Arch2O-JacquesRougerie-CityOfMeriens-04

Il progetto

Il padre di Mèriens si chiama Jacques Rougerie (nella foto qui sotto), architetto visionario, francese, amante del mare e già noto per i suoi progetti dallo stampo nettamente futuristico. Il suo scopo è quello di realizzare una vera e propria università sul mare, pronta ad ospitare fino a 12.000 abitanti, tra tecnici, scienziati, ricercatori, professori e studenti. Sarà una Università Oceanografica Internazionale, dedicata allo studio e l’analisi delle biodiversità marine.

La struttura

Tante le aree immaginate per comporre lo spazio vivibile della struttura: aule, laboratori, spazi abitativi ma anche zone dedicate allo sport, alla salute e al tempo libero. Non è un caso, infatti, che Mèriens sia già stata adottata come grande fonte di ispirazione dai grandi costruttori di navi da crociera per le flotte del futuro.

Struttura Mèriens

Ecologically correct

Rougerie ha dichiarato che la caratteristica principale della città di Mèriens sarà la completa ecosostenibilità. La struttura è stata infatti pensata per essere completamente autosufficiente nella produzione delle risorse necessarie al suo sostentamento, grazie all’istallazione di speciali tecnologie in grado di ricavare energia dal vento e dall’acqua del mare. Anche la produzione di rifiuti dovrà essere completamente destinata al riciclo, senza alcuna esclusione.  Inoltre, Mèriens avrà al suo interno uno spazio dedicato alla rimessa di imbarcazioni speciali adibite alla ricerca oceanografica. Tra queste, non mancherà SeaOrbiter, un vascello marino futuristico disegnato dallo stesso Rougerie, al momento in costruzione, destinato ad essere la prima nave verticale del mondo a solcare gli oceani.

SeaOrbiter

Un sogno high-tech

Quando si tratta di convogliare le migliori tecnologie in un unico grande progetto e puntare dritti al futuro, le nostre antenne non possono che drizzarsi. I progetti di Rougerie sono ancora sulla carta, ma noi ci auguriamo che possano presto diventare realtà. Per chiudere, ecco il video dell’intervento a TEDx Cannes, “Humanity and life underwater”, in cui l’architetto francese ci illustra il suo special dream.

Tony Buzan: il cervello diventerà il segreto del vostro successo [INTERVISTA]

L’ottava edizione del Forum delle Eccellenze (a Milano il 21 e 22 Novembre 2015, organizzazato da Performance Strategies), l’evento formativo di riferimento per chi il mondo del business, è ormai alle porte. Sarà una kermesse all’insegna del cambiamento e della rivoluzione, capace di coinvolgere speaker e professionisti di scala globale.

In quanto Media Partner dell’iniziativa, noi Ninja abbiamo avuto il piacere di intervistare Tony Buzan, studioso e scrittore di caratura internazionale sui temi dell’apprendimento e della memorizzazione efficace. Ne abbiamo approfittato per farci svelare qualche segreto sulla materia grigia, con risposte davvero interessanti.

Curiosi di scoprire come migliorare le vostre performance, sul lavoro e nel tempo libero?

Parlaci di te. Cosa ti ha guidato ai temi del mind mapping? Chi ti ha inspirato?

Quando ero studente universitario soffrivo molto a causa della grande quantità di informazioni. I miei appunti in bianco e nero, scritti abitualmente e in modo ordinato sulle diverse righe durante le lezioni stavano diventando monotoni, e l’intero processo per memorizzarli era demotivante e noioso.
Decisi di consultare la biblioteca universitaria, chiedendo dove fosse la sezione dedicata al funzionamento del cervello. Il bibliotecario mi mandò nella sezione di medicina! Dissi che non volevo un libro sulle malattie del cervello, ma su come utilizzarlo al meglio. Un libro di questo tipo non esisteva. Ogni apparecchio elettronico o pezzo meccanico viene fornito insieme al suo manuale di istruzioni. Al contrario il cervello umano, l’organismo più complesso nell’universo finora conosciuto, non aveva un manuale di questo tipo. Decisi allora di scriverlo io, dando vita alle mappe mentali. Più analizzavo e più capivo che le biblioteche per studenti delle nostre migliori università erano diventate giganteschi dormitori per cervelli stanchi, esausti, assonnati.

Hai applicato su te stesso le tecniche della mappatura mentale, della lettura veloce e del potenziamento della memoria?

Certamente. Una volta che ho realizzato che ci sono strutture e architetture naturali che riflettono i nostri pattern di generazione del pensiero all’interno del nostro cervello, ho trovato la chiave del manuale sul cervello che avevo sempre immaginato e desiderato con grande impazienza. Appena fatta questa scoperta fondamentale relativa al funzionamento del cervello umano, ho individuato strumenti come il mapping mentale, la lettura veloce e i segreti arcani del potenziamento della memoria. Poteri che posso sfruttare nelle mie attività quotidiane e che promuovo a milioni di esseri umani da tutto il mondo desiderosi di comprendere la conoscenza necessaria per potenziare il proprio apparato cognitivo, ‘utilizzando’ le proprie menti nella direzione desiderata.
Insieme, le tecniche che ho scoperto e i principi del mapping mentale, della lettura veloce e della memoria costituiscono i tre pilastri dell’alfabetizzazione mentale, la dottrina che promuovo in tutto il mondo.

Dici spesso: “il vostro cervello è un gigante che dorme”. Cosa intendi?

Se guardiamo la storia dell’uomo, alcuni individui si distinguono. Si tratta di persone apprezzate come geni, una specie di gruppo di ‘giganti’ a parte rispetto ai più comuni mortali. Personaggi come Alessandro Magno, Giulio Cesare, il filosofo Averroè, Aristotele e Avicenna, la Regina Elisabetta I, Shakespeare, Newton, Leonardo da Vinci, Marie Curie, Einstein, solo per citarne alcuni. Possiamo cercare di capire in che modo questo club esclusivo di menti si è generato. Chi li ha eletti. Perché fanno parte del Club, e altri no? Il resto dell’umanità è forse composta da esseri ‘inferiori’, rispetto a questi super-uomini e a queste super-donne? Ho iniziato a cercare chi ha i poteri di decretare chi è intelligente e chi no, e ho capito che chiunque, liberando il reale potenziale del proprio cervello, usando i segreti dell’alfabetizzazione mentale citati sopra, può aspirare a rivitalizzare la propria materia grigia entrando a far parte del ‘Circolo dei Geni’. Non c’è alcun limite automatico o impedimento di accesso. Imparate la tecnica dell’alfabetizzazione mentale, applicatela come ho fatto io e milioni di altre persone, e si aprirà la vostra porta di accesso alla Confraternita del Genio Risvegliato.

Quali sono i fondamenti del mind mapping? quali sono le tecniche adottabili per farlo al meglio?

Il mind mapping rispecchia l’architettura naturale, e riflette quindi le sinapsi intrecciate del cervello. I principi dell’alfabetizzazione mentale su cui ho lavorato da studente richiedono colori, associazioni e diventano driver della creazione e proliferazione di idee. Le mappe mentali soddisfano tutte queste funzioni. Il principio chiave è quello di selezionare un’idea, un concetto o un piano come argomento principale. Potrebbe essere la vostra vacanza, il ricordo di un periodo di ferie passato, o la sua pianificazione futura. Può essere focalizzato sulle vostre possibilità finanziarie, oppure su un tema accademico. Non ci sono limiti né costrizioni di alcun tipo in questa selezione. Ora, prendete un foglio di carta e attrezzatevi con pennarelli e pastelli. Nel centro del foglio, preferibilmente di dimensione A3 (ma può essere di qualsiasi tipologia, anche un ritaglio) disegnate un’immagine colorata del vostro tema. Per esempio, per una vacanza potrebbe essere una piscina, o una palma. Ora tracciate dei rami di colori differenti dall’immagine centrale, in modo da creare un universo di idee e suggestioni.

Quali sono i benefici del mind mapping?

Le regole del mind mapping richiedono solo una parola per ramo, in quanto ciascuno di questi prolifera dall’immagine centrale e genera nuovi rami, sempre più sottili muovendosi dal centro. Troverete che un insieme di pensieri creativi, memorabili e innovativi nasceranno dalla pagina. La stessa pagina diventa un riflesso dei lampi di genio della vostra mente, tradotti in una forma visuale fiorente e opulenta. Il vostro cervello è stimolato, il gigante dormiente si sveglia e i flussi di creatività scorrono davanti a voi come per miracolo. Potrete rinforzare il potere di richiamo delle vostre mappe mentali aggiungendo immagini colorate. La memoria non è arida come un esercizio polveroso, un ricordo dei fatti che desiderate ricordare e utilizzare veritiero ed efficace  dipende dall’utilizzo immaginifico e drammatico di immagini e colori: diventate artisti di voi stessi. Incidete i vostri insight sulla vostra pagina. La mappa mentale registra gli appunti, genera strategie, riflette il funzionamento della vostra mente, vi rende semplice scorgere nuove idee all’orizzonte e farsi tornare in mente le cose.

Cosa è la velocità di lettura? In che modo chiunque può aumentare la propria? Tale velocità ha un impatto nella qualità in cui comprendiamo il significato dei messaggi?

La velocità di lettura è l’abilità di assorbire e comprendere grandi quantità di testo in tempi di reazione maggiori della media dell’uomo, di circa 700 parole al minuto. In effetti, aumentare la velocità di lettura è molto semplice, all’inizio di qualche centinaio, raggiungendo poi il primo migliaio e alla fine multipli di mille, senza sacrificare la comprensione del testo. I tre principi da tenere a mente sono i seguenti. In primis utilizzate un puntatore, per esempio una biro o una matita. Scorrendoli lungo il testo mentre leggete, vi focalizzate su di esso evitando di tornare indietro o di tornare su alcuni passaggi, il veleno della lettura efficace. Secondariamente, dovete capire che lo spettro dell’occhio umano è molto vasto. Se provate, riuscirete a vedere anche al fianco della vostra testa. Una volta che capite questo principio, potrete passare alla terza lezione vitale che è il chunking. Invece di leggere una parola alla volta, prendetene un insieme. Vedrete che questo ha un impatto pazzesco sulla vostra velocità di lettura e sul riassorbimento / sulla comprensione efficace.

La velocità di lettura si applica anche online, ora che molte persone leggono libri su Kindle e che la stessa lettura è passata dal formato stampato ai media online?

Non c’è differenza tra le pagine scritte e quelle stampate. Si applicano esattamente gli stessi principi. Utilizzate un puntatore. Prestate attenzione all’ampiezza dello spettro oculare e assorbite pezzi di frase, invece di singole parole. In effetti, possono esserci vantaggi di velocità a leggere online rispetto che sulla carta stampata. Un plus è che non c’è problema che la pagina si arricci, o il libro sfugga di mano all’improvviso facendovi perdere il punto di lettura. Si può perdere molto tempo leggendo un libro lungo, quando perdi il filo e smetti di leggere perché ti accorgi di avere già letto quel pezzo prima. Un ulteriore vantaggio della lettura online rispetto alla carta stampata è che in molti casi avete la possibilità di modificare le dimensioni di ciò che visualizzate, al fine di rendere più semplice l’assimilazione. Un esempio semplice consiste negli schermi molto piccoli, che possono essere allargati con un semplice tocco per una lettura più scorrevole.

Quali tecniche si possono utilizzare per migliorare la memoria? Si tratta di uno sforzo continuo, o di un impegno focalizzato e fissato in un unico momento?

Qualunque ricerca sulla memoria può aiutare, perché ci permette di comprenderne meglio il funzionamento: per esempio il grafico del ricordo dopo l’apprendimento, conoscendo cosa si intende per effetto primacy e recency e per effetto Von Restorff. Così, è importante capire come il primo e l’ultimo elemento in un processo sequenziale, per esempio in un discorso in pubblico, hanno più probabilità di essere ricordati. Lo stesso vale per uno stimolo che genera un picco di interesse e in modo inatteso, come la citazione del Tyrannosaurus Rex in un semplice libro di dati contabili. Certamente, è meglio prediligere un approccio di revisione continua, sia dei principi che governano la memoria che del soggetto da ricordare. L’esperienza insegna per esempio che gli studenti universitari raggiungono un maggiore successo negli esami quando mappano mentalmente gli argomenti con colori luminosi e facilmente ricordabili, attaccandolie nelle proprie stanze in modo che siano sempre rileggibili e revisionabili.

Cosa dobbiamo aspettarci da te nei prossimi anni?

La mia ultima iniziativa globale consiste nel Butterfly Universal Project, progettato per svelare in forme vivide e colorate a un bacino di utenti globale quali sono le risorse nascoste a cui essi possono avere accesso. Gli studenti che partecipano ai miei incontri pubblici arrivano con la mente limitata da insegnamenti di nessuna ispirazione, rigidi e convenzionali, che li conducono a ragionamenti errati su loro stessi e sulle loro ‘limitazioni’, convinti di essere senza speranza artistica. Facendo leva sul fatto che tutti possono estrarre la più bella e colorata farfalla possibile, appare in loro la realizzazione di potere diventare artisti e scienziati. I bruchi embrionali striscianti dei loro cervelli diventano improvvisamente delle splendide farfalle. Naturalmente si tratta di una metafora, per mostrare come il cervello sia infinitamente capace di raggiungere qualsiasi cosa desideri, riportandoci indietro al punto che citavo prima sul gigante dormiente. La mia missione globale è quella di risvegliare tutti i giganti dormienti del mondo.

Da una prospettiva più generale, quanto ciascun concetto (mappatura mentale, lettura veloce, memoria accelerata, etc.) può essere applicato in ambito lavorativo, all’interno dei posti di lavoro, a beneficio sia del datore di lavoro che del dipendente? Se applicati, possono questi paradigmi migliorare la produttività, il morale dell’azienda e in ultimo l’intera produttività nazionale?

Mi pare molto evidente che l’adozione e la sedimentazione di tutti i principi legati all’alfabetizzazione mentale dovranno portare senza dubbio importanti benefici in ogni dimensione dell’attività umana, sia che si tratti di business, del mondo corporate, degli organi di governo o militari, delle istituzioni formative. Se le persone al potere hanno una chiara comprensione dei concetti della mappatura mentale, della lettura rapida e della memoria, e questi virus mentali e punti di forza sono riflessi e replicati all’interno dei propri gruppi, ottenere benefici importanti e condizioni di vantaggio è inevitabile. Un’integrazione armoniosa e felice tra i virus mentali all’interno delle organizzazioni porterà maggiore efficienza, velocità decisionale e di pianificazione, così come un migliore coordinamento tra tutti gli elementi che rendono possibile il funzionamento di un’organizzazione. Le iniziative e i dettagli saranno ricordati, non sottovalutati o dimenticati, e la community di individui alfabetizzati assicurerà che la testa, le braccia, il corpo e la mente si comprendano tra loro perfettamente, funzionando come una cosa sola.

Grazie a Tony Buzan per i suoi preziosi consigli su come migliorare la nostra memoria e le nostre performance. Ninja, ci vediamo tutti al Forum delle Eccellenze 2015, a Milano il 21 e 22 Novembre? Guardate il sito web dell’iniziativa e leggete altre informazioni importanti sull’evento Facebook creato ad hoc dagli organizzatori!

I 7 peccati capitali da evitare su Facebook

I 7 peccati capitali da evitare su Facebook

Prima di pensare a come ottimizzare la vostra presenza su Facebook, a come convertire le visite in clienti, a come stupire gli utenti con ingegnosi post di instant marketing, è meglio partire dalle basi, e sapere cosa è bene non fare su una pagina Facebook.

Questo post, oltre a ricordare a tutti i social media manager i più grandi errori/orrori da evitare, vuole anche alzare un pochino l’asticella degli improvvisati, ma non tanto per aumentarne le capacità, quanto per far sanguinare meno gli occhi e il cuore ai veri SMM che capitano per caso sulle pagine da loro gestite (o che devono rilevare). Insomma, forse più che un articolo questa è una pubblicità progresso.

Sapete che il totale delle aziende nel mondo con una presenza su Facebook nel corso del 2014 hanno perso ben 4,3 milioni di dollari a causa di errori sul social media? (ricerca condotta da Altimeter). Non prestare attenzione ai dettagli può essere fatale.
Ecco che di seguito trovate i 7 peccati capitali per un Social Media Manager su Facebook: fate un bel post-it per ogni peccato e attaccateli sulla vostra scrivania, tipo Francesco Sole.

LEGGI ANCHE: Social Media Manager: i sei profili che ti capiterà di incontrare

1. Non scrivere come se fossi un robot

Cerca di trasformare ogni commento dei tuoi clienti in una positiva interazione. Copiare e incollare riposte standard, fredde e automatiche potrebbe sì farti risparmiare tempo, ma offrirai una spiacevole esperienza di community. I social media sono ambienti di conversazione e chiacchiera: privare chi segue la tua pagina di reali conversazioni e di autenticità è estremamente dannoso.

I 7 peccati capitali da evitare su Facebook

2. Non eliminare i tuoi post e nemmeno quelli degli utenti

Hai appena fatto un errore? Hai pubblicato qualcosa che non avresti nemmeno dovuto pensare? Bene, pubblica un altro post di scuse, ma evita di cancellare quello contenente l’errore, oppure di editarne mille volte il testo. Non cancellare nemmeno i post dei tuoi fan, che possono trasformarsi in una buona occasione di confronto e per dimostrare l’autenticità delle possibili scelte contestate. In alcuni frangenti di crisi, in particolar modo per le grosse aziende, eliminare i post degli utenti ostili può essere però, sul lungo periodo, la cosa migliore, come fece qualche mese fa Nivea durante il “caso Neve”.

LEGGI ANCHE: Nivea vs Neve e il web si spacca. Chi ci ha guadagnato?

3. Non essere noioso e ripetitivo

Moltissimi utenti tendono a mantenere il “mi piace” ad una pagina ma a smettere di seguire gli aggiornamenti, proprio a causa di post auto celebrativi, noiosi o poco interessanti. Facebook è uno strumento con il quale l’azienda deve impegnarsi nei confronti dei propri clienti, mettendoli al centro della storia, modellando la propria retorica sulle persone che popolano la pagina del social network. Diventa necessario mostrare il “dietro le quinte”, il team di lavoro, i dettagli, quelli che fanno appassionare. Solo in questo modo il livello di engagement rimarrà elevato.

4. Non dimenticare qual è la tua audience

Bisogna porre estrema attenzione alla targetizzazione del pubblico. Ad esempio, se la pagina Facebook si riferisce ad un’azienda che produce articoli per bambini, l’audience sarà verosimilmente quella di adulti da 30-35 anni in sù. Quindi non cercate di porre l’attenzione su quanto siano colorati i giocattoli, piuttosto su quanto siano sicuri e convenienti.

I 7 peccati capitali da evitare su Facebook

5. Non usare hashtag a caso

Ha senso utilizzare gli hashtag su Facebook? Analizzando 200 mila post su Facebook, Social Bakers suggerisce che il numero ottimale di hashtag per ogni post è tra uno e due. Riempire un post di hashtag ha due effetti negativi: il primo è quello di dare l’impressione di ricercare a tutti costi la visibilità, e il secondo è di perdere engagement proprio per il motivo precedente.

6. Usa lo humor solo se ne sei capace

Lo humor e l’instant marketing su Facebook vanno a braccetto. Ma bisogna saperlo fare, altrimenti la brutta figura è dietro l’angolo. Vi eravate persi il post dei Biscotti Gentilini su Marc Marquez? Alcuni hanno gridato al “genio”, in realtà è stato tutto molto triste: la pagina non pubblicava nulla da mesi, poi l’illuminazione e la fretta di postare. Risultato: un’immagine piena di marchi aziendali accostati ai biscotti Gentilini, rischiando così denunce. L’immagine è stata poi rimossa (altro peccato capitale).

I 7 peccati capitali da evitare su Facebook

7. Non cercare scorciatoie

Acquistare “fan” per la pagina? Nemmeno per idea! Taggare pagine a caso nei post? Non serve a nulla. Condividere i post della pagina col proprio profilo e taggare i vostri amici? Basta vi prego: tanto quelli sono like per disperazione, mica per interesse. Infine, stesso discorso, non invitate più i vostri amici a mettere “mi piace” alla vostra pagina. Non invitateli più.

I 7 peccati capitali da evitare su Facebook