Candidati e video streaming: amore a prima visualizzazione #NinjaUSA2016

Candidati e dirette streaming, un amore a prima visualizzazione #NinjaUSA2016

I candidati politici sono innamorati delle piattaforme di video streaming. O meglio: gli spin doctors dei candidati politici sono innamorati delle piattaforme di video streaming. Cosa c’è di meglio di una TV portatile che riesce a raggiungere contemporaneamente centinaia di migliaia di utenti, gratuitamente e con una totale disitermediazione? Cari ninja, questa però non è una novità. Infatti già nel 2007 alcune piattaforme storiche di video streaming, come UStream, la compianta Justin.tv (diventata Twitch.tv nel 2014), e il sempreverde YouTube offrivano le funzionalità principali di video streaming, con due differenze rispetto ad oggi: il numero di utenti connessi e la velocità di banda.

Oggi?

Dopo un breve periodo di battaglia tra Periscope e Meerkat, oggi il primo vanta circa dieci milioni di utenti, contro i due milioni del secondo. Mentre Periscope viene preferito dalle fasce di età comprese tra i 16 e i 25 anni, e tra i 55 e i 64 anni, Meerkat è utilizzato da un pubblico più eterogeneo, compreso tra i 25 e i 54 anni. Come ogni social network, anche le due piattaforme di streaming sono ampiamente usate negli Stati Uniti, con i candidati repubblicani e democratici che si sfidano da lontano a colpi di visualizzazione. Il repubblicano Rand Paul ha recentemente ribattezzato Periscope “Pauliscope”, ma probabilmente su questo fronte, ad oggi, Hillary Clinton si afferma come la regina indiscussa del live stream, con un costante uso di Periscope e Snapchat, dove ha chiesto la riserva di una lista di più di 50 nomi-utente possibili.

Candidati e dirette streaming, un amore a prima visualizzazione #NinjaUSA2016

Perché i video?

La politica è un settore in rapida evoluzione: come sui social network, la velocità è un fattore da tenere in alta considerazione. Lo streaming video è quindi uno strumento congeniale alla politica, permettendo una trasmissione del messaggio immediata, e disintermediata da logiche redazionali.
La penetrazione dei video on-line in campo politico è in aumento. Il Pew Internet Research Center e l’American Life Project hanno pubblicato un rapporto sui video politici nella campagna elettorale per le presidenziali USA 2012. Si legge nel rapporto che il 66% degli elettori aveva seguito la campagna attraverso video su Internet.

LEGGI ANCHE: 5 tool di citizen journalism per avvicinarsi agli election days #NinjaUSA2016.

Non solo Periscope, Snapchat e Meerkat

Non esistono solo l’app di Twitter, o quella del suricato: c’è DaCast, ad esempio, una web app in grado di farci monetizzare con le visualizzazioni dei video, e perfettamente embeddabile con ogni social network. Poi come non citare la grande novità di Facebook Mention, Live? Laura Bononcini, Head of Policy di Facebook Italia, sottolinea come la funzionalità, nel nostro Paese, sia disponibile soltanto per le persone fisiche e solo con una attivazione manuale da parte del team italiano di Facebook (quindi no, non serve inoltrare l’application per la richiesta del verified badge, né tantomeno quella per utilizzare Mentions).

Candidati e dirette streaming, un amore a prima visualizzazione #NinjaUSA2016
L’America è una cosa, l’Italia un’altra: siete curiosi di vedere come i candidati USA utilizzeranno il video streaming nei prossimi mesi? Saranno all’altezza dei ninja? Lo scopriremo nelle prossime puntate di #NinjaUSA2016.

Social Media Marketing: cosa devi sapere per migliorare la tua presenza social? [FREE MASTERCLASS]

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Social Media come Facebook, Twitter, Youtube e Instagram (e non solo) si sono trasformati in strumenti efficaci per promuovere un’identità personale o di marca e per creare un’interazione diretta con il pubblico. La loro portata è tale per cui sono in molti a lanciarsi nell’attività di Social Media Marketing, ma pochi a riuscirci veramente.

I risultati dimostrano come nel mondo digitale non ci sia spazio per l’improvvisazione! Tutto deve essere sottoposto ad un processo di analisi, pianificazione e monitoraggio continuo.

Che tu sia alla prima esperienza o un’azienda già avviata, cosa devi sapere per rinnovare il tuo Social Media Marketing e per mantenere salda la tua vision di lungo periodo?

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I social media trend da conoscere per il 2016 

Giovedì 22 ottobre dalle 13 alle 14 Luca La Mesa e Simone Tornabene docenti del Corso Online in Social Media Marketing & Community Management, ci faranno da cicerone in questo percorso digitale, che si rivolge ai professionisti del marketing, ad aziende, agenzie e freelance che vogliono realizzare soluzioni concrete e stimoli innovativi attraverso i Social Media.

Parleremo delle tendenze che animeranno i social network e di come abbinare i trend a nuove opportunità di mercato per la tua azienda. Impareremo a come evolvere il modo di comunicare sui canali e ad esplorare con più familiarità nuove piattaforme, linguaggi e strumenti del Social Media Marketing.

Partecipa alla Free Masterclass del Corso Online in Social Media Marketing & Community Management

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L’appuntamento è online ed è gratuito. Che cosa stai aspettando? Iscriviti subito, i posti sono limitati!

Qualora fossi impossibilitato a seguire i web-live, potrai ritrovare video e slide a distanza di un paio di giorni dalla diretta sulla piattaforma e-learning. Sarà possibile consultarli online senza alcun limite di tempo.

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Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
I social media trend da conoscere per il 2016
Luca La Mesa e Simone Tornabene
Giovedì 22 Ottobre 2015, dalle ore 13 alle 14

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E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

Comunicazione: 5 risposte dal guru dell'ipnosi conversazionale [INTERVISTA]

jeffrey zeig

Jeffrey Zeig è uno psicoterapeuta, allievo di Milton Erickson (praticamente colui che ha inventato l’ipnosi terapeutica) ed è il più importante ipnoterapeuta vivente.

Formatore internazionale d’ipnosi e psicoterapia, Jeffrey Zeig è autore e co-autore di oltre 20 libri tradotti in 12 lingue straniere e conduce workshop internazionali in più di 40 Paesi.
Potrete seguirlo e apprendere come migliorare la vostra comunicazione al prossimo Forum delle Eccellenze.

1. Quali sono gli elementi chiave di una comunicazione efficace?

Ci sono 5 elementi che costituiscono i punti di scelta per comunicare con un impatto emozionale e sono: obiettivi, confezionamento, personalizzazione, processo e posizione del comunicatore. Li tratterò specificatamente durante il Forum delle Eccellenze 2015, il 21-22 Novembre a Milano.

2. Qual è l’eredità di Erickson per il marketing? Cosa possiamo trarre dal suo approccio?

Milton Erickson poteva insegnare a chiunque come gioire della vita, come essere un comunicatore migliore, come essere un leader migliore per sè e per gli altri.
Ho trascorso gli ultimi anni della sua vita insieme a lui e mi stupii di come nonostante tutti i problemi e tutte le limitazioni fisiche di cui soffrisse, riuscisse a ridere tutto il tempo essendo così sorprendentemente a suo agio e avendo una umiltà unica.

(Nel video potete vedere il padre dell’ipnosi a lavoro con dei pazienti)

3. Qual è l’emozione più importante che dobbiamo evocare nell’altro per vendere?

Dipende dalla tipologia di persona che ci troviamo di fronte. La tecnica della personalizzazione ci dice che dovremmo ad esempio adottare un approccio scientifico se ci stiamo rivolgendo ad un soggetto analitico, mentre una tattica diversa è necessaria se ci stiamo rivolgendo ad una persona artistica.

4. Quali sono le parole più importanti per convincere qualcuno?

I buoni comunicatori, che vogliono avere un impatto emotivo, costruiscono il loro messaggio su un processo tripartito. Il processo tripartito si scandisce in tre fasi: andare, suggerire, e motivare.
Ad esempio in questo caso:
1) “Stai leggendo questo articolo.”
2) “Puoi comprendere le idee.”
3) “Puoi realizzare i concetti.”
4) “E puoi usare queste comprensioni con l’intento di rafforzare la tua comunicazione attraverso l’impatto emotivo.”
5) “Perché vuoi essere più efficace, o no?”
In questo esempio le tre “dichiarazioni motivanti” (1, 2, e 3) conducono all’obiettivo direttivo (4), il quale è posto tra le dichiarazioni regolari e il fondamento motivante (5).

5. Il suo approccio può essere applicato anche a Internet e ai social media? Come?

L’ipnosi conversazionale permette di venire in contatto con il subconscio del paziente o, in questo caso, dell’utente. Si può utilizzare anche nel linugaggio dei media, anche se mancando l’interazione fisica e la parte auditiva della terapia, può essere molto meno efficace.

Il dramma dei rifugiati nelle principali ricerche su Google dei Siriani

Il dramma dei rifugiati nelle principali ricerche su Google dei Siriani

[Armend Nimani/AFP/Getty Images, da www.aljazeera.com]

“Durante un’incursione dell’esercito hanno bruciato il mio negozio e la mia casa. In quel momento sono fuggito in Giordania: o muori o scappi via”: l’analisi sviluppata da Al Jazeera pare confermare esattamente quanto sostenuto da Abd el Rahman, 50 anni, in una intervista a Famiglia Cristiana.

I Siriani su Google cercano risposte a bisogni immediati, urgenti.  Questo video, realizzato dalla principale emittente satellitare araba, vi darà sicuramente modo di riflettere.

Le principali ricerche di chi resta

C’è chi ha deciso di rimanere nel proprio Paese e deve combattere con la sopravvivenza propria e del prossimo, non sempre avendo il tempo o la necessità di poter contare su “the closest hospitals” (l’ospedale più vicino) o “The Red Cross Syria”; che si tratti di ustioni (“how to treat burns at home”) o rianimazione (“how to perform mouth to mouth resuscitation”), anche le operazioni di primo soccorso rientrano in questa speciale classifica.

  • The closest hospitals (L’ospedale più vicino)
  • The Red Cross Syria (Croce Rossa in Siria)
  • How to treat burns at home (Come trattare le ustioni a casa)
  • How to perform mouth to mouth resuscitation (Come rianimare qualcuno con la respirazione bocca a bocca)

Le principali ricerche di chi parte

C’è poi chi, dal proprio Paese, cerca di andarsene: la Germania è la destinazione più gettonata (“immigration to germany” e “asylum to germany” sono le due ricerche più digitate in assoluto), ma arrivarci non è semplice. Il mare (“sea separating turkey and greece”) pare essere la prima alternativa ma non l’unica, come dimostra il largo utilizzo della ricerca “distance on foot between Macedonia and Serbia”.

  • Immigration to Germany (Immigrare in Germania)
  • Asylum in Germany (Asilo in Germania)
  • Sea separating Turkey and Greece (Mare che separa Grecia e Turchia)
  • Distance on foot between Macedonia and Serbia (Distanza a piedi tra Macedonia e Serbia)
  • Distance between Turkey and Greece/Edirne and Izmir/Izmir and Istanbul
  • Greece map, Map of Germany (Mappa della Grecia/Germania)
  • Maps of Europe in Arabic (Mappe dell’Europa in Arabo)

Alla ricerca di notizie dall’Europa

La presenza in questa anomala classifica di termini quali “News of Hungary” e “Hungary Syrian refugees” dimostra infine che c’è anche chi è alla ricerca di informazioni su quanto succede nei luoghi di scontro per riuscire ad intercettare informazioni sui propri familiari o per farsi un’idea più precisa di ciò che sta per affrontare nel viaggio che lo attende.

Le ricerche di tendenza nel 2014

Crimea, Medio Oriente, Nigeria: come sostiene Google, il nostro bisogno di informarci e dare una collocazione agli eventi si è riflesso nelle ricerche. Ad esempio, le ricerche di “mappa Nigeria” sono più che raddoppiate in seguito alle azioni di Boko Haram. Quando la situazione in Ucraina è esplosa, le ricerche per “dov’è la Crimea” si sono moltiplicate per 8, mentre le ricerche globali per “cessate il fuoco” sono raddoppiate rispetto allo scorso anno.

A questo link trovate una breve overview inerente le principali ricerche nel 2014 relative ai conflitti (a livello mondiale).

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“Oltre 4 milioni di rifugiati (fonte: UNHCR, 9 Luglio 2015)

(…) Il numero di rifugiati in fuga dal conflitto in Siria nei paesi limitrofi ha superato i quattro milioni. La crisi siriana si conferma così la più grande crisi di rifugiati del mondo provenienti da un singolo paese e sotto il mandato dell’UNHCR per quasi un quarto di secolo. (…)

Tragicamente, senza una conclusione in vista per la guerra di Siria, ormai nel suo quinto anno, la crisi si sta intensificando e il numero di rifugiati è in aumento. Il “traguardo” dei quattro milioni arriva appena 10 mesi dopo il raggiungimento dei 3 milioni di rifugiati. Al ritmo attuale, l’UNHCR si aspetta che i rifugiati raggiungano la cifra di 4,27 milioni entro la fine del 2015 (…).”

Come fare un video profilo Facebook [HOW TO]

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Facebook permette da poco di impostare, al posto dell’immagine del profilo, un video di 7 secondi. Questo video però può essere creato e caricato solo dal vostro smartphone.

Tra le opzioni c’è infatti la possibilità di caricare un video salvato o di registrarlo, come vedete.

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Ma il video profilo Facebook deve essere stato creato direttamente nel vostro smartphone o essere elencato tra quelli nel rullino del vostro dispositivo.

Per chi desiderasse fare un video un pochino più elaborato, per divertimento o, perché no, per dare un tocco più professionale alle immagini, la soluzione è modificare il video sul vostro dispositivo o su desktop.

 

Come creare e manipolare il video

Il video del profilo facebook ha una dimensione di 640×640 pixel.
Questo particolare è importante da tenere a mente se desiderate aggiungere scritte o elementi che devono essere visualizzati in una particolare posizione del video senza essere sacrificati dal autocrop di Facebook.

Per manipolare il video o crearlo sono tante le applicazioni utilizzabili: ognuno può scegliere la sua preferita.

Utili e facili da usare sono anche alcune applicazioni web come Animoto e Moovly.

In entrambi i casi, con un account gratuito è possibile creare video molto efficaci e carini. Sia uno che l’altro sito però aggiungono un watermark e pochi secondi alla fine del video. Dovrete usare quindi un editor per riportare il video ai 7 secondi permessi da Facebook.

Se avete un account Youtube, il loro editor video è semplice da usare e vi permette anche di aggiungere una musica di sottofondo.

Una volta creato e salvato su desktop, non vi resterà da fare altro che trasferirlo sul vostro tablet o smartphone.

Trasferire il video

Facebook però non permette di caricare un video del profilo direttamente da web. Occorre quindi trasferirlo sul vostro dispositivo mobile e caricarlo da lì.

A chi possiede uno smartphone con sistema operativo Android basterà creare o modificare il video sul desktop, collegare il telefono e trasferirlo nella cartella immagini o in una sua sottocartella. Da lì potrà essere caricato nella app di Facebook come video del profilo.

Chi invece possiede un iPhone o un iPad, deve seguire una procedura leggermente diversa.

Il sistema operativo iOS non permette di trasferire immagini o video dal desktop nella cartella del rullino fotografico del vostro dispositivo Apple. E quella è l’unica posizione che la app Facebook permette di scegliere.

A questo punto non resta che ricorrere ad un piccolo trucco. Ce ne saranno probabilmente altri, ma questo ha il vantaggio di essere diretto e semplice da eseguire anche senza particolari competenze tecniche.

Una volta che sul desktop avrete elaborato il video, fate così:

  1. Aprite il browser (sì, avete letto bene!)
  2. Aprite la pagina di Whatsapp.com
  3. Se siete già utenti della versione web andate al punto 5
  4. Aprite Whatsapp anche nel vostro iPhone e fate lo scan del QR code. In questo modo avrete accesso ad una versione web sincronizzata con la app.
  5. Dalla pagina di whatsapp web caricate il file come allegato di un messaggio. Scegliete come destinatario un amico compiacente, avvertitelo prima che può ignorare il messaggio.
  6. Dalla app whatsapp sul telefonino aprite la chat relativa al precedente invio e salvate il video.
  7. Ora il video è tra quelli che la app Facebook permette di selezionare come video del profilo!

 

Ora non vi resta che dare sfogo alla vostra fantasia e creatività: in 7 secondi si possono raccontare tante cose!

 

idOO e DKB, il dialogo con il brand continua dopo l'acquisto [INTERVISTA]

idOO e DKB, il dialogo con il brand continua dopo l'acquisto

In un mercato in cui il virtuale gioca un ruolo sempre più preponderante, ci pensa idOO a ricordare alle aziende che il canale di comunicazione privilegiato con il cliente è il prodotto.

Questo è un caso in cui le tecnologie più innovative non soppiantano l’esperienza in-store, ma al contrario la valorizzano. I tag di idOO, inseriti nei prodotti, consentono ai clienti di verificarne immediatamente l’autenticità via smartphone, ricevendo una scheda informativa ed eventuali istruzioni d’uso dell’oggetto in questione.

Una particolare tecnologia, che rientra nel campo dell’Internet of Things, che consente ai consumatori di continuare il dialogo con il brand dopo l’acquisto, in un reciproco scambio di informazioni: statistiche e domande mirate da una parte, promozioni e aggiornamenti tarati sulle abitudini di acquisto dall’altra.

A fare da apripista, tanto nelle bianche distese di neve quanto nell’hi-tech, è DKB. Il famoso brand di abbigliamento sportivo e per lo sci nasce per mettere a disposizione di ogni sciatore le tecnologie più evolute in fatto di abbigliamento tecnico e ha trovato in idOO un partner ideale per garantire ancora una volta ai propri clienti la massima prestazione sportiva, praticità e comfort.

L’applicazione sarà poi ulteriormente sviluppata per offrire numerosi servizi accessori basati sulle esigenze degli utenti: in una sola App gli sciatori potranno avere notizie sui comprensori sciistici, sul tempo, sugli impianti, sulle scuole e addirittura prenotare le proprie lezioni con i maestri di sci.

Per conoscere meglio le basi da cui è nata questa partnership, abbiamo rivolto qualche domanda a Gianni Frosoni, direttore operativo e socio fondatore di idOO.

LEGGI ANCHE: idOO, il nuovo modo di comunicare tra imprese e consumatori 

Clienti che si aggirano per i negozi, smartphone alla mano, cercando conferme e rassicurazioni: una realtà che idOO ha saputo capitalizzare. Cosa ha acceso la lampadina?

idOO e DKB: l'autenticità dell'esperienza passa per il prodotto

In realtà, più che da un interruttore, la lampadina è stata accesa da una serie di ingranaggi che sono stati attivati dal concetto di identità dei prodotti.

Una volta accesa è stata alimentata dai consumatori e dai brand, dall’osservazione dei loro comportamenti, dai numerosi colloqui che abbiamo avuto e continuiamo ad avere così come dagli input ricevuti.

L’imprenditoria italiana è in grado di recepire i vantaggi del prodotto come mezzo di comunicazione? Il gap con l’estero è marcato?

idOO e DKB: l'autenticità dell'esperienza passa per il prodotto

Sì, gli imprenditori italiani comprendono perfettamente il valore delle nostra proposta. Sanno che le abitudini dei consumatori sono cambiate e che di conseguenza è necessario raccontare e comunicare in modo nuovo ed efficace la qualità dei propri prodotti per dare valore al brand.

La differenza con le aziende internazionali è che questa consapevolezza in Italia appartiene all’imprenditore o ai vertici dell’azienda mentre all’estero è diffusa a tutti i livelli.

Sicurezza, informazioni, post vendita: quale servizio attira di più i vostri clienti?

Ancora una volta l’elemento centrale della nostra piattaforma è l’identità dei singoli prodotti ed è questo il perno su cui ruotano i servizi erogati.

Quindi, indipendentemente dal compelling event che fa scattare nei nostri interlocutori l’interesse per uno dei servizi, tutti finiscono per rivestire un ruolo fondamentale nella definizione dei contenuti da veicolare ai consumatori.

Nanotecnologie e polimeri per adattare le etichette digitali a tutti i prodotti: la sfida più difficile oggi?

idOO e DKB: l'autenticità dell'esperienza passa per il prodotto

Noi crediamo che la tecnologia passiva a radio frequenza avrà un grosso sviluppo anche grazie ai pagamenti elettronici contact-less e ci riserverà molte sorprese positive nel prossimo futuro.

Si arricchirà di sensori ambientali che consentiranno di migliorare l’esperienza di acquisito e l’uso e il consumo dei prodotti, nonché della possibilità di interagire con più device.

Però guardiamo con molta attenzione anche alle nuove tecnologie ed è per questo che siamo molto vicini al mondo delle Università e della ricerca, con cui interagiamo costantemente.

idOO è “for (inter)active use only”: come è nato l’accordo con DKB?

idOO e DKB, il dialogo con il brand continua dopo l'acquisto

DKB è un’azienda innovativa e costantemente alla ricerca di nuovi materiali e tecnologie che possano migliorare i propri prodotti e la performance sportiva di chi li indossa. Era quindi naturale che si creasse un rapporto di collaborazione fra chi ha molto da raccontare sui propri prodotti e chi può farlo in maniera innovativa.

Ma questo ha rappresentato solo l’inizio di un rapporto che si è sviluppato e ha portato DKB a immaginare e progettare una serie di servizi che, attraverso la piattaforma idOO, cambieranno il modo con cui gli appassionati vivono la neve, coinvolgendoli in esperienze innovative di tipo contestuale.

In chiusura, un consiglio per i giovani: cosa cercano le realtà aziendali affermate in startup come idOO?

Cercano idee innovative che li aiutino a differenziarsi, a crescere e a incrementare la propria leadership ma allo stesso tempo cercano un partner affidabile che dimostri di poterli accompagnare lungo questo cammino di innovazione con metodo, competenza e affidabilità.

I motori di ricerca non comprano prodotti, le persone sì

corso seo

Il titolo di questo articolo è tratto da un post di circa 3 anni fa scritto da Ben Potter (noto digital marketer inglese) e pubblicato sul magazine Econsultancy. Il titolo di quell’articolo  è “SEO: Search Experience Optimisation“. Ho deciso di intitolare il mio articolo con quella frase proprio perché sintetizza perfettamente ciò che penso relativamente alla SEO.

In Italia siamo abituati a pensare alla SEO come a quell’insieme di tecniche e tattiche finalizzate a rendere il nostro sito (più) visibile sui motori di ricerca. Per anni i SEO strategist di mezzo mondo si sono cimentati nel trovare i migliori escamotage per “ingannare” Google facendogli credere che le proprie pagine fossero le migliori in assoluto. Il giochetto ha funzionato fino a quando Google è diventato quello che conosciamo oggi, cioè un sistema in grado di simulare il ragionamento e il modo di agire di un essere umano.

Questo ci porta a comprendere il motivo per cui la SEO dovrebbe essere pensata come Search Experience Optimization, ovvero come ottimizzazione dell’esperienza di ricerca. La SEO di oggi non deve più (solo) concentrarsi sulle linee guida di Google ma deve diventare utente-centrica, cioè individuare e rispondere alle reali esigenze delle persone. Vediamo insieme come.

Ottimizza l’esperienza di ricerca delle persone

L’obiettivo principale di Google (dopo quello di fare profitti) è quello di “regalare” la migliore esperienza di ricerca ai suoi utenti. Per raggiungere questo obiettivo deve fare di tutto per restituire i risultati migliori possibili per le ricerche svolte sul suo motore. Come?

  • individuando l’intento della ricerca dell’utente;
  • dando risultati pertinenti e rilevanti rispetto alla parole cercate.

Capire le intenzioni di ricerca di una persona non è così semplice. Se cerco la parola “calcio” su Google, quest’ultimo mi fa vedere nella prima pagina solo risultati che hanno a che fare con lo sport. Perché? Perché sa perfettamente che il 99% delle persone che cercano quella chiave, vogliono avere notizie sulla squadra di calcio del cuore, sulle ultime notizie del campionato di serie A e su tutto ciò che ruota attorno al mondo del calcio giocato e non.

Tutti quelli che invece sono alla ricerca di informazioni relative all’elemento chimico “calcio” dovranno specificarlo nel box di ricerca con una query più precisa e specifica come “calcio elemento” (o simili). Google nel corso degli anni ha studiato il comportamento di noi utenti e ha capito cosa vogliamo nella stragrande maggioranza delle query di ricerca e ci dà esattamente ciò che ci aspettiamo di trovare! O quasi…

definizione di seo su google

Dare risultati pertinenti e rilevanti significa far sì che le persone trovino le fonti più autorevoli relativamente all’argomento cercato. Se sto cercando una ricetta, nella maggior parte dei casi Google mi farà vedere un sito (o un blog) di ricette perché è più autorevole/attendibile di un sito che mi dà le stesse informazioni ma che normalmente si occupa di tutt’altro.

Tutto ciò fa sì che le persone arrivino sui siti giusti nel momento giusto. Ma l'”esperienza di ricerca” non si ferma qui, anzi… se l’utente ha trovato ciò che si aspettava di trovare, dipende molto da come è fatta la cosiddetta pagina di atterraggio, ovvero al pagina che Google reputa migliore per rispondere alle necessità di chi cerca. Da qui in poi entra in gioco il SEO Copywriting.

SEO e SEM motori di ricerca non comprano prodotti, le persone sì

Dai la giusta forma ai tuoi testi

La SEO Copywriting è quella parte della SEO che si occupa di studiare il modo in cui le persone interagiscono con le pagine web e per far sì che questa interazione sia ottimale. Partiamo dall’assunto che le persone leggono online in maniera molto diversa da come fanno sui libri o sulle riviste cartacee. Appena arriviamo su una pagina web, involontariamente facciamo una specie di scansione della pagina cercando di capire:

a) se siamo arrivati nel posto giusto;

b) se c’è una parte della pagina che ci interessa più di altre.

In pochi istanti siamo in grado di capire se la pagina risponde alle nostre esigenze a cominciare dal titolo e dall’immagine rappresentativa. Successivamente andiamo alla disperata ricerca di un “punto di aggancio” o di un “punto di partenza” per la nostra lettura. Non sto leggendo un romanzo… per cui la lettura non deve essere necessariamente sequenziale o seriale, ma può procedere secondo un percorso logico che decido io. Ma tutto ciò è possibile solo se il testo è strutturato in paragrafi e se ogni paragrafo ha un titolo che mi aiuta a capire cosa mi conviene leggere e cosa invece è opportuno saltare o ignorare.

Come faccio a strutturare una pagina web per catturare l’attenzione degli utenti? Come faccio a guidare l’utente nella lettura della mia pagina? Come faccio ad inchiodarlo sulla mia pagina e a fare in modo che prosegua la lettura delle altre pagine del mio sito? Queste ed altre sono le domande a cui io e Fabio Di Gaetano risponderemo nel Lab in SEO e SEM strategy del prossimo 24 ottobre a Milano. Non mi resta che darti appuntamento per la fine del mese nel capoluogo lombardo e… mi raccomando, non mancare! 😉

Da McDonald's i consumatori sono i veri creativi

da mcDonald's i consumatori sono i veri creativi

Stop facce assonnate nel fast food più famoso al mondo, da oggi se hai una voglia improvvisa di pancakes non devi aspettare fino alla mattina successiva.

McDonald’s ha ascoltato le preghiere di molti suoi fan e scelto di lanciare un nuovo servizio: All day Breakfast.

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In America il menù della colazione americana può essere ordinato solo durante la mattinata; se la sveglia di una persona non è suonata, potrà gustarsi il McMuffin il giorno dopo. Ma da oggi non è più così, il menù della colazione diventa disponibile tutto il giorno.

La particolarità di questa campagna è che l’idea non è nata direttamente dall’ufficio marketing di McDonald’s, ma dai consumatori stessi che, per anni, hanno inviato tweet al profilo del fast food per chiedere che la colazione venisse servita 24 ore su 24.

La campagna è stata sviluppata a 360°, su tutti i media, partendo proprio da Twitter; sono state inviate risposte a tutti gli utenti che, già nel lontano 2008, avevano raccontato a McDonald’s del loro desiderio di colazione ad ogni ora del giorno.

Diversi messaggi sono stati pubblicati direttamente sul profilo del brand, con gif e tweet di personaggi famosi.

Se un messaggio su Twitter prende parola

Da McDonald's i consumatori sono i veri creativi

Il secondo passaggio è stato creare una campagna pubblicitaria nata dalle persone, Leo Burnett ha trovato degli ingredienti molto semplici ma anche innovativi.

Twitter non ha più un ruolo secondario ma principale, diventando addirittura il vero protagonista; dimenticati gli hashtag a fine spot, spesso difficili da ricordare, ora è il momento per Leo Burnett di portarli sul grande schermo, facendoli addirittura recitare.

L’altro elemento principale sono i consumatori; chi non si è mai fermato a pensare a come gli altri leggono i nostri messaggi sui social? Ora finalmente anche loro hanno una voce.

Da McDonald's i consumatori sono i veri creativi

Andando a cercare nei profili social di McDonald’s, sono stati trovati diversi messaggi che esprimevano rabbia, tristezza per non poter gustare la colazione a qualsiasi orario. L’agenzia li ha inseriti nel video e fatti interpretare con poca enfasi per rendere tutto più originale ed ironico.

L’utilizzo degli User Generated Content per creare messaggi e nuove advertising è un metodo innovativo per lanciare un brand; in questo caso pay off, idea creativa e veicolo di comunicazione vengono pensati direttamente dai consumatori. Creando così impression e visualizzazioni spontanee totalmente gratuite.

Il compito di McDonald’s è stato quello di dare voce alle persone, mettendosi sul loro piano e, allo stesso tempo, rendendoli protagonisti.

Da McDonald's i consumatori sono i veri creativi

Quando scriviamo un post ci si aspetta sempre un like o un breve messaggio e McDonald’s con la sua risposta”We hear you. It’s almost time” ha annunciato l’arrivo di All day Breakfast.

Qualcun altro davvero ascolterà e realizzerà i tuoi desideri?

OVS sempre più digital: al via la nuova edizione della Google Glass Treasure Hunt

Photo by OVS

Google Glass Treasure Hunt – Photo by OVS

Una caccia al tesoro in Realtà Aumentata

“Vieni in negozio, indossa i Google Glass e cerca i prodotti fortunati”: questa la sfida proposta ai clienti sulla pagina ufficiale di OVS. La nuova iniziativa di Experience Marketing del noto brand di abbigliamento OVS, dopo aver toccato (lo scorso giugno) alcuni punti vendita di Milano e Firenze, questa volta coinvolgerà 36 centri in tutta Italia, sparsi tra Campania, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto (qui l’elenco degli store aderenti). Per potersi iscrivere, basta inserire i propri dati, scegliere uno store e selezionare una delle date disponibili, tutte tra ottobre e novembre 2015.

Google Glass Treasue Hunt by OVS - Photo by OVS

Google Glass Treasue Hunt by OVS – Photo by OVS

Come funziona la Google Glass Treasure Hunt?

Verrà consegnato ad ogni partecipante una OVS Card gratis con 200 punti omaggio, accreditati anche a chi la possiede già. Questo per permettere a chiunque di viversi con calma un’esperienza divertente ed appagante e godersi tutta la tecnologia dei Google Glass. Ad ogni modo, verrà poi stilata una classifica dove si potranno vedere il numero di capi rintracciati e il tempo impiegato.

LEGGI ANCHE: La convergenza tra marketing online, IT e strategie aziendali: l’intervista a Gianluigi Zarantonello

Photo by OVS

Google glass Treasure Hunt – Photo by OVS

Google e OVS

Grazie alla collaborazione con Google, OVS si propone di offrire al cliente un’esperienza multisensoriale sia in-store che online. Nel concept store di Via Dante a Milano, ad esempio, è possibile provare in anteprima tecnologie come il magic fitting room, camerino intelligente che permette di richiedere un personal assistant, ordinare un’altra taglia, guardarsi di schiena nello schermo/specchio e condividere la foto sui propri profili social, oppure interagire con i magic Kiosk, megaschermi touch-screen in-store per navigare e fare shopping on-line, scaricare l’App OVS per il proprio mobile e ricevere notifiche su offerte e novità grazie ai sensori beacon.

Photo by hddsvision.it

Magic Fitting Room – Photo by hddsvision.it

In definitiva, possiamo affermare che OVS sta provando ad integrare nella propria strategia di marketing tutte le migliori tecnologie digitali in circolazione, e noi digital addicted non potevamo che apprezzarlo (e raccontarvelo).

Da carta e penna alle piattaforme digitali: gli strumenti per fare Storytelling [FREE MASTERCLASS]

Da carta e penna alle piattaforme digitali: gli strumenti per fare Storytelling [FREE MASTERCLASS]

“Il marketing non è più rappresentato dalle cose che fai, ma dalle storie che racconti” queste le parole di Seth Godin, difficili da negare e dalle quali iniziare a riflettere per ripensare la propria strategia di narrazione d’impresa, oggi davvero imprenscindibile.

Dopo aver scoperto gli ingredienti del corporate storytelling quello che serve è comprendere quali sono gli strumenti migliori da saper utilizzare per essere un vero Storytelling Specialist.

Gli strumenti degli storytelling specialist

Mercoledì 28 ottobre 2015, sarà l’occasione per scoprire gli strumenti di lavoro adeguati per chi vuole esprimere al meglio la propria identità d’impresa, essere aggiornati sulle ultime novità e conoscere Andrea Bettini, Storytelling Specialist per Storyfactory e docente dello Storytelling Lab in aula a Milano.

Senza ombra di dubbio, carta e penna restano i primi strumenti da utilizzare per far germogliare delle idee, appunti e note scritte qua e là sono la prima bozza di un lungo percorso creativo che si risolverà probabilmente in maniera diversa da come era partito, ma si sa, l’importante è cominciare!

Nel mercato odierno bisogna andare oltre. Alla luce dei molteplici strumenti digitali di cui disponi e in linea con la logica della convergenza, dell’orchestrazione della comunicazione e dell’evoluzione dei linguaggi, le opportunità da cogliere sono moltissime ma diventano tali solo se sai mettere in moto i più adeguati strumenti per massimizzarne l’efficacia.

Raccontarsi e sapersi offrire ad un pubblico in maniera coinvolgente non è di certo facile, conoscere i tool da utilizzare potrebbe essere un altro passo di un percorso vincente e sempre più in discesa.

Partecipa alla Free Masterclass del Corso online in Corporate Storytelling

L’appuntamento è online e gratuito, iscriviti subito! I posti sono limitati.
Qualora fossi impossibilitato a seguire i web-live, potrai ritrovare video e slide a distanza di un paio di giorni dalla diretta sulla piattaforma e-learning. Sarà possibile consultarli online senza alcun limite di tempo.

Ricapitoliamo

FREE MASTERCLASS
Corso online in Corporate Storytelling
Andrea Bettini
Mercoledì 28 ottobre 2015,  dalle ore 17

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E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

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