Spotify: giorni contati per la musica in streaming?

La musica in streaming ha rivoluzionato il mercato musicale, e Spotify è stato uno degli emblemi di questa rivoluzione.
Sembra, però, che il futuro dell’applicazione sia tutt’altro che roseo. Si parla infatti di perdite finanziarie significative, di artisti che lasciano la piattaforma e Apple che trama per accaparrarsi un posto nel settore.

Innanzitutto, Spotify, come riportato dal Wall Street Journal, chiuderà l’anno in perdita.
Benché il fatturato sia cresciuto del 45%, il servizio di streaming ha registrato perdite d’esercizio per 165 milioni di euro, un incremento di oltre l’80% rispetto ai 90 milioni del 2013.
Questo andamento negativo è dovuto principalmente all’espansione internazionale (Canada e Brasile tra i paesi raggiunti) e ai costi di sviluppo della piattaforma.
Inoltre i costi delle royalty e le spese di distribuzione sono aumentati allo stesso ritmo delle entrate, salendo a 882 milioni di euro alla fine del 2014, rispetto ai 603 milioni dell’anno precedente. In aggiunta a questi numeri, Spotify ha precisato che non intende fermare i suoi investimenti ed è intenzionata a sviluppare nuovi prodotti.

Oltre a questi dati non proprio incoraggianti, nel 2015 i contratti di licenza con Universal e Sony arriveranno alla scadenza, e soprattutto la prima sta spingendo affinché venga ridotta l’offerta di streaming gratuito.

E anche gli artisti, per primi, sono sempre più contrari a Spotify: Taylor Swift aveva ritirato la sua intera discografia, spingendo i propri fan ad acquistare la sua musica da iTunes.
I detentori dei diritti, infatti, si direbbero stanchi dei servizi di ascolto gratuito, poiché il compenso tramite pubblicità risulterebbe troppo esiguo, mentre un abbonamento mensile garantirebbe maggiori entrate sia per l’artista sia per la casa discografica stessa.

Altre grane arrivano dall’aumento dei prezzi per l’abbonamento a Spotify Premium sui dispositivi Apple.
Per gli acquisti di app, l’azienda della mela trattiene il 30%, e questo ha portato ad alzare l’ammontare da 9,99 a 12,99 euro al mese.

Apple, nel frattempo, sta spingendo sempre più per il rilancio di Beats (previsto per il 9 giugno), che oltre a costare di meno, potrebbe annientare a poco a poco lo streaming gratuito, a fronte di un aumento della qualità audio o della discografia disponibile (quello che ha già pensato Jay-Z con Tidal, del resto).

Sembra quindi che Spotify, e le ore passate ad ascoltare musica gratuita, abbiano i giorni contati.
L’unico barlume di speranza arriva dalla notizia dal Wall Street Journal, che preannuncia l’ingresso di Spotify nel servizio di video-business, già a partire da fine mese, settore nel quale però avrebbe comunque YouTube e Facebook come diretti concorrenti.

Dite che Spotify ce la farà? O siete già pronti ad appendere le cuffie al chiodo?

Il CEO di Huffington Post commenta in esclusiva su Ninja Marketing l'acquisizione di Verizon [BREAKING NEWS]

Verizon

In seguito all’annuncio di Verizon che acquisirà AOL per 4,4 miliardi dollari, Adele Savarese ha colto la prima dichiarazione del CEO di The Huffington Post, Jimmy Maymann.

It’s very exciting. As you know, everything is moving mobile and video. HuffPo is very strong in the video space, the audience is moving into mobile as well, Verizon is one of the biggest mobile carriers in the world, so, from my prospective, it’s a very exciting news today.

È molto entusiasmante. Tutto va verso il mobile e il video e credo che l’Huffington Post vada molte forte nel settore dei video, l’audience si sta spostando sul mobile e Verizon è uno dei più grandi operatori di telefonia mobile al mondo. Quindi, dal mio punto di vista, si tratta di una notizia entusiasmante.

L’acquisizione di AOL da parte di Verizon per 4,4 miliardi di dollari

Verizon acquisirà AOL per 4,4 miliardi dollari, o $ 50 per azione. Si tratta del 17% in più rispetto al prezzo di chiusura di AOL di ieri (42,59 dollari).

“La visione di Verizon è fornire ai clienti un’esperienza digitale premium basata su una piattaforma di rete multiscreen globale”, ha dichiarato il CEO di Verizon Lowell McAdam. “Questa acquisizione supporta la nostra strategia di fornire una connessione cross-screen per i consumatori e gli inserzionisti, per fornire un’esperienza premium”.

Dell’accordo fanno parte anche i siti The Huffington Post, TechCrunch, e Engadget.

“Le visioni di Verizon e AOL sono condivise […] siamo entusiasti di lavorare con il team di Verizon per creare la prossima generazione di media attraverso mobile e video”, ha dichiarato il CEO di AOL Tim Armstrong.

Secondo Verizon questa acquisizione potrà dare maggiore spazio di azione alle ambizioni della società sul 4G wireless video, aprendo una porta ancora inesplorata anche sulle possibilità dell’Internet of Things.

Stando all’accordo Tim Armstrong dovrebbe continuare a dirigere AOL e questa acquisizione si configura come una possibile rivoluzione nei media su mobile e attraverso i video.

Già nei mesi scorsi Verizon aveva dichiarato di voler seguire una strategia che puntasse proprio sui dispositivi mobili e sul video, con un mix di contenuti a pagamento, tentando di replicare il modello più classico della televisione. L’acquisizione di AOL per Verizon significa accaparrarsi la tecnologia avanzata di AOL anche per la vendita della pubblicità.

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Fabio Casciabanca ed Adele Savarese.

Come creare un pitch perfetto a prova di investitore? [INTERVISTA]

corso startup management

In attesa di incontrarla al Corso Online in Startup Management e allo Startup Pitch Lab, Adele Savarese ci svela qualche piccolo trucco per preparare al meglio il pitch per un investitore. Come ci racconta, la prima impressione è decisamente determinante, quindi vediamo di non iniziare subito con il piede sbagliato!

Adele è oggi editor-in-chief di Ninja Marketing ma vanta un passato ricco di esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione, di vita in Paesi diversi, nonché uno sguardo aperto verso il mondo e il futuro. Durante il master ci racconterà le sue esperienze e condividerà con noi quello che ha imparato. Intanto un piccolo assaggio di quello ci regalerà.

Come trasmetterai la tua esperienza ai partecipanti del Lab?

Proverò a trasmettere l’importanza del branding e del posizionamento della propria startup: non si ha una seconda occasione per fare una buona prima impressione! Il mio obiettivo sarà quello di insegnare a comunicare un valore chiaro e distintivo sin dalle prime slide, in maniera tale da catturare l’audience e non annoiarla mai.

La mia attività di fine tuning si concentrerà su elementi quali loghi, naming, impatto visivo del pitch deck, comunicazione non verbale… ma anche sulla strategia go-to-market, sulla campagna marketing e di disseminazione sul mercato. Sarà doveroso poi passare in rassegna i migliori elevator pitch di startup reali, per comprendere i fattori imprescindibili di successo.

Ogni elevator pitch è uno storytelling ed è fondamentale sviluppare buone capacità narrative: parlare a metà tra “recitazione” e spontaneità richiede molta pratica!

elevator pitch

Allo Startup Pitch Lab insegnerai il metodo “Pitch Anything”. Vuol dire che dopo la tua lezione saremo in grado di vendere ghiaccio agli eschimesi?

Meglio, sarai in grado di parlare agli eschimesi come un eschimese 🙂

Il mio intervento attinge agli insegnamenti di Oren Klaff, uno dei più abili “pitcher” e fundraiser del mondo. Affronteremo l’importanza del controllo sui frame conversazionali, la psicologia della persuasione ed il principio della rarità di risorse, la creazione di “intrigo”, la gestione ottimale dei tempi – soprattutto per quanto riguarda la chiusura di un elevator pitch.

Gli eschimesi hanno molte parole diverse per esprimere il concetto di neve, perché è qualcosa che conoscono molto bene: ad ogni sfumatura di bianco corrisponde un termine diverso. Allo stesso modo, angel investor e VC conoscono molto bene il mercato nel quale le startup vogliono cimentarsi: una minima sbavatura del pitch ed hai perso interesse e curiosità del tuo interlocutore per sempre!

pitch startup

Le occasioni per un vero e proprio colloquio con un investitore sono sempre più rare e spesso bisogna ritagliarsi qualche minuto agli eventi, magari durante un cocktail party o in ascensore. Qual è il tuo consiglio per catturare l’attenzione e convincere il nostro interlocutore a dedicarci più tempo?

Ne ho molti di consigli anche perché sono stata fortunata a riceverne io parecchi. Ne sintetizzo qualcuno qui in attesa di condividerli dal vivo al Lab.

Sempre sempre sempre avere una demo del prodotto/sito/app a portata di mano – è la cosa più utile e concreta per coinvolgere chi ti sta da avanti e contagiarlo di entusiasmo: me l’ha insegnato il co-founder di Square Jim McKelvey proprio ad un cocktail party.
Eppure, dovrai comunque tenerti pronto ad improvvisare su due piedi un pitch senza slide né demo: non sai mai da dove può sbucarti di fronte Mike Butcher e l’occasione non può andare sprecata!

L’elevator pitch richiede una semplicità ed efficacia di comunicazione pazzesca: l’investor è tua nonna ed è pure sorda, parola di Anne-Marie Russo di MailUp. 

Infine, bisogna sempre dimostrare la passione nel voler cambiare il mondo per il meglio grazie alla propria startup: molti investor amano trovare quella stessa scintila che avevano loro quando hanno iniziato a lavorare.

Oltre al business model è importante mostrare quella forza di volontà che ti fa sempre rialzare, come mi ha raccontato il co-founder di Skype Morten Lund.

Avrai assistito a centinaia di pitch: qual è l’errore che vedi fare più spesso dagli startupper alla ricerca di investimenti?

Sapevi che è sbagliatissimo concludere un pitch con “Se avete domande…”? Credo che gli errori maggiori risiedano nella poca pratica di presentazione in pubblico, il che spesso si traduce nell’impressione di assistere a pitch improvvisati, poco curati.

Incredibile a dirsi, ho visto pitch con refusi e slide sformattate, pitch che durano 30 minuti o che si concludono troppo presto, presentazioni senza roadmap o con team di 30 persone su una sola slide!

TEDxMatera: il 16 maggio ospiti internazionali affronteranno il tema Feed Your Mind [EVENTO]

Nell’anno dell’Expo non si poteva scegliere un concept più pertinente. “Nutri la tua Mente” è, infatti, il tema su cui si confronteranno gli speaker della seconda edizione del TEDxMatera. Il 16 maggio 2015 ospiti nazionali ed internazionali si affiancheranno ad eccellenze locali, per avviare un confronto di idee in pieno stile TEDx.

Lo scopo di quest’anno è quello di  dare il giusto nutrimento anche alla mente. Lo si fa incontrando persone capaci di spostare i propri limiti ed il proprio orizzonte; parlando di nuove generazioni; coltivando valori profondi e scoprendoli amplificati quando siamo lontani dalle nostre radici. Si nutre la mente studiando le forme di vita, perché anche da lì possiamo attingere per avviare una attività produttiva e sperimentando formule innovative nella vita di tutti i giorni.

Si alterneranno sul palco:
Carla Delfino, Imprenditrice,  Vincitrice del Premio Cartier CWIA 2014;
Laura Ivers, Community Associate with the CoderDojo Foundation;
Giuseppe Amato, Ufficiale dell’Esercito Italiano;
Daniele Nardi, Alpinista impegnato nel battere il record assoluto del Nanga Parbat  in Inverno;
Fedele Congedo, Architetto, progettista e facilitatore di processi decisionali inclusivi;
Daniele Lombardo, CEO & founder Behaviour Labs – Robotics Life – Social and Personal Robotics;
– David Avino, Amministratore delegato di Argotec settore Aerospaziale e della Difesa;
– Benedetta Arese Lucini General Manager at Uber, Inc;
– Signe Lønholdt, Senior Community Editor at The LEGO Group;
Alessandra Mazzocchi, Feng Shui consultant;
– Francesco Abbondanza, Chef delle Star.

Mariapia Ebreo, Curator del TEDxMatera, commenta:

La lista delle Idee da condividere sul palco del TEDxMatera è varia e articolata e risponde all’esigenza di avviare un piano di confronto aperto, su temi che hanno anche toccato la città molto da vicino, piuttosto che stimolare la comunità rispetto alle opportunità offerte da splendide vittorie, ma anche da grandi sconfitte

Cos’è il TEDx?

Con l’intento di diffondere “idee di valore”,  TED ha creato un progetto chiamato TEDx. TEDx è un programma di eventi organizzati autonomamente a livello locale, che consentono di condividere l’esperienza del TED.

Cos’è il TEDxMatera

Il TEDxMatera è, quindi, un evento no profit organizzato su licenza rilasciata da TED al TEDxMatera® Curator. Il TEDxMatera® prevede dei TEDTalks, sia in video che con la presenza di speaker sul palco, alternati in modo da stimolare confronti e connection con i partecipanti. Gli interventi del TEDxMatera® (in cartella stampa i profili dei relatori confermati) saranno accessibili on line e in forma di podcast sul sito Tedx.com. Gli interventi più significativi a livello mondiale sono periodicamente pubblicati sul sito TED.com, dove la maggior parte dei video sono visionati in media 100.000 volte, ma ci sono casi con più di un milione di visualizzazioni.

Avete perso le chiavi della stanza? Se soggiornate al Marriott, ci pensa l'Apple Watch!

Già dal momento del suo annuncio, Apple Watch ha scatenato in rete moltissimi commenti, sia positivi che negativi: in Italia non è ancora disponibile negli Apple Store, mentre all’estero è oggetto di molte reviews da parte dei vari siti specializzati, con toni spesso molto positivi che ne esaltano il design e l’innovatività, o molto negativi, non comprendendo fino in fondo la reale utilità del device.

Quello che però mette tutti d’accordo è il fatto che il primo vero “nuovo” prodotto dell’era Cook non può non lasciare spazio, specialmente nel mondo del marketing, ad innovazioni e idee nuove, sfruttando l’ecosistema di app iOS e applicando il concetto di “Internet of Things” allo smartwatch di Cupertino.

LEGGI ANCHE: 3 consigli indispensabili per integrare l’Internet of Things nella Content Strategy aziendale

Uno dei primi settori ad accorgersi delle sue potenzialità è stato quello turistico, forte di previsioni riportanti oltre 1 miliardo di persone pronte a viaggiare nel 2015 a fronte di un possibile traguardo di 2 miliardi di possessori di smartphone entro il 2016, insieme alla certezza della crescita esponenziale del mondo dei wearable devices.

All’interno di questo panorama, si distingue la proposta digital di Marriott, uno dei colossi nel settore dell’alloggio turistico nonché tra i primi ad introdurre Apple Pay negli hotel: Marriott ha infatti presentato una nuova app dedicata ad Apple Watch, pensata e disegnata come un tuttofare sempre a disposizione dei viaggiatori.

Come funziona la nuova app dedicata ad Apple Watch del Marriott?

Gli iscritti al programma Marriott Rewards, che permette fra i vari benefici di ottenere il WiFi gratis in camera in più di 3800 hotels sparsi in 60 paesi, potranno infatti prenotare e controllare in dettaglio il proprio soggiorno, effettuare comodamente il mobile check-in e check-out, ricevere una notifica per sapere quando la camera è pronta e ottenere informazioni GPS su come raggiungere l’hotel: tutto questo direttamente al proprio polso, utilizzando lo smartwatch!

Guardando poi all’immediato futuro, Marriott sta già testando un’innovazione non da poco: immaginate di vedere risolto uno dei più ricorrenti problemi degli ospiti di un hotel… la chiave della stanza. Spesso persa o dimenticata, potrà essere inclusa nel proprio orologio, dimenticando di averla con sé e permettendo di aprire la porta semplicemente avvicinando il polso alla serratura!

Questa app dedicata ad Apple Watch è parte di una strategia digital più complessa, come dichiarato dal senior vice president di Marriott George Corbin: l’obiettivo è infatti quello di creare un’esperienza di viaggio basata sull’ambito mobile e disegnata intorno all’ospite, in maniera personalizzata.

E che cosa può rappresentare meglio questo concetto se non un device immediato, utilizzabile da un pubblico molto vasto, come lo smartwatch?

L’idea di Marriott è infatti quella di includere tutte le informazioni sul soggiorno nel proprio smartwatch, permettendo di pagare in modo contactless sempre con il proprio device,  ma anche consentendo di effettuare richieste per i servizi prima e durante il soggiorno (chiedendo ad esempio consigli sulla spiaggia o sulla passeggiata perfetta, come utilizzare il Wi-Fi o guardare film e serie TV on demand).

Questa strategia può rappresentare, nella vision della compagnia, il futuro del settore turistico. Settore che nel frattempo considera i wearable devices come parte fondamentale delle proprie strategie, con le grandi agenzie turistiche e le compagnie aeree che si stanno affrettando a proporre soluzioni dedicate ad Apple Watch.

Come risultato immediato, Marriott ha nel frattempo aumentato del 50% le visite al proprio sito web mobile, invogliando il 75% dei propri ospiti di utilizzare servizi digital dedicati durante la propria vacanza.

E voi Ninja, avete potuto provare direttamente questa esperienza? E soprattutto, ritenete questa idea, applicata ad Apple Watch, vincente nel mondo del marketing turistico? Fatecelo sapere, come sempre, nei commenti!

Aston Martin racconta le sue previsioni su tecnologia e automotive [INTERVISTA]

Se c’è un settore in pieno fermento è quello dell’automotive. Tra auto ibride, auto connesse e auto che si guidano da sole non vediamo l’ora di scoprire cosa ci riserva il futuro. Facciamo il punto della situazione con Simon Sproule, Global Marketing Communication Director di Aston Martin, che abbiamo incontrato al Festival of Media Global a Roma.

Il mondo dell’automotive è pieno di innovazioni tecnologiche. Connected car e driverless car: su quale scommetti?

Su tutte. In particolare sono tre le tecnologie che stanno cambiando la industry. Le auto a combustibile alternativo (auto elettriche, ibride), le connected car (streaming service, connessione con l’ambiente e il contesto) e la autonomy (driving assistance). Non importa quale sia più importante dell’altra, ma il fatto che si stiano sviluppando insieme.

Aston Martin si sta concentrando sulle prime due tecnologie, la autonomy è meno interessante per noi perché se compri un’auto sportiva è perché vuoi guidarla 🙂 Comunque, ci sono elementi della tecnologia autonomy che potrebbero essere rilevanti, quindi tutte e tre le tecnologie sono interessanti.

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Come la sharing economy e aziende come Tesla – per cui tu hai lavorato – e Uber hanno cambiato il posizionamento di valori come quello del lusso?

Credo che questi due concetti si stiano fondendo. Alcuni dei Premium Brand (Mercedes, BMW, Audi) stanno cercando un posto nella sharing economy con auto che usi quando vuoi e che condividi con altri. I Luxury Brand (Testa, Bentley, Aston Martin, Ferrari), invece, sanno che i propri clienti tendono a voler tenere l’auto. Fa parte di una collezione, la tengono nel garage ed è molto importante e personale. Non puoi comprare un’Aston Martin e condividerla.

L’impatto della sharing economy nel luxury sono sicuro che arriverà. Puoi noleggiare un’auto di lusso, ma credo sia presto per parlare di una vera e propria condivisione.

Quali innovazioni tecnologiche vuoi vedere dal settore automobilistico a quello nautico? Ad esempio per l’AM37?

Il design è quello più ovvio. È interessante il modo in cui abbiamo prestato attenzione al design dell’AM37 e le partnership che abbia instaurato per farlo. C’è del potenziale tra l’interior design e il settore nautico.

Le persone che possiedono luxury car possiedono anche barche, quindi si tratta di un contesto molto interessante per il nostro mercato.

Da una laurea in geografia al mondo automotive: qual è il miglior consiglio di carriera che hai ricevuto nella tua vita?

Fai quello che ami. È semplice, se ti piace ciò che fai è più facile alzarsi dal letto il lunedì mattina. Sono stato molto fortunato ad essere entrato in un’industry che amo e sono anche interessato in media, comunicazione e business quindi ho trovato il posto giusto. Così il lunedì mattina non mi è difficile alzarmi.

Come pensate di comunicare l’innovazione nel lancio dell’Aston Martin DBX? Serve alla tata di James Bond quando va a prendere i ragazzi dall’allenamento di calcio? 😀

Credo che la DBX sia interessante per noi perché copre un nuovo segmento di mercato e rappresenta un’interessante opportunità di crescita per Aston Martin globalmente, in particolare negli Stati Uniti. Dovremo introdurre il brand Aston Martin a chi non ha mai pensato a noi per comprare un’auto perché non è mai stato interessato alle auto di lusso.

Non solo Peggy: le famose adv create dalle vere Mad Women

Per i fan di Mad Men la piccola e temeraria Peggy Olson (Elisabeth Moss) appare come una sorta di Giovanna d’Arco dell’advertising: sottostimata, sminuita ed unica donna che tenta la scalata al successo nel mondo dell’advertising. Gli uomini di Madison Avenue sono sicuramente stati gli autori di alcune delle più famose adv della “Mad Men Era” ma, nella realtà, Peggy non sarebbe stata sola come il suo personaggio.

ecco come erano le vere marketing ladies di Madison Avenue

Molte adv create da queste suffragette del marketing erano dedicate a saponi e prodotti di bellezza femminile, ma alcune di loro hanno firmato la comunicazione per automobili, superstore e compagnie aeree nazionali. 

LEGGI ANCHE: 5 casi in cui l’uso del testimonial ha fatto discutere

Ecco 10 famose adv firmate da donne:

1. Shirley Polykoff di Foote, Cone & Belding per Miss Clairol, 1959

“Does she… or doesn’t she?” chiedeva uno deli slogan più familiari e pruriginosi di quegli anni. In realtà il copy – anzi La copy – vuole lanciare una tinta fai da te, un argomento davvero tabù alla fine degli anni ’50. La tinta era un prodotto appannaggio esclusivo delle dive di Hollywood e delle prostitute. Con questa adv Miss Clairol ha incrementato le sue vendite del 413% in soli 6 anni.

2. Mary Wells, dell’omonima agenzia Wells Rich Greene, per “I’m Cheryl, Fly Me” del 1971

Una delle adv più sessiste di tutti i tempi e – di conseguenza – di maggior successo. Correva l’anno 1971, il femminismo diventava sempre più una realtà, i diritti per le donne venivano finalmente concessi… e la National Airlines invitava a volare “sulle” sue avvenenti hostess.

3. Helen Lansdowne Resor nel 1910 sdoganò l’uso del sex appeal nelle adv per “Woodbury Facial Soap

Nel 1917, quando Mata Hari veniva arrestata per spionaggio, la prima guerra mondiale volgeva al termine e i primi Pulitzer venivano assegnati, il mondo dell’advertising scoprì e mangiò la manna: il sesso cominciava a vendere. Parafrasando Carrie Bradshaw “gli uomini avranno anche scoperto il fuoco, ma la donna ha imparato a giocarci”, fu infatti la signora Lansdowne Resor a creare il primo copy con riferimenti sessuali. “Woodbury Facial soap … for a skin you love to toch”.

4. Il Resor’s Women’s Editorial Board nel 1916 per la campagna  Cold Cream di Pond per primo introdusse testimonianze di cultura americana

5. Jane Maas è stata un’importante copywriter da Ogilvy negli anni ’60. Negli anni ’70 ha creato il famosissimo slogan “I Love NY” da Wells Rich Greene

Jane Maas è da annoverare tra le madri fondatrici dell’advertising moderno. Il logo “I Love NY”, commissionato dal Department of Commerce di New York per promuovere il turismo nella città statunitense, è tra i più noti simboli della città e dello stato americano riprodotto su migliaia di poster e gadget negli ultimi 40 anni.

Jane Maas ha creato uno dei loghi più iconici della storia: I Love NY

6. Jane Trahey nel 1968 crea “What becomes a Legend most” adv per il visone Blackglama

“what becomes a Legend most” (rigorosamente con la L maiuscola) è una dell più famose campagne pubblicitarie del XX secolo, partorita dal genio di Jane Trahey per le pellicce Balckglama. Per i primi anni Richard Avedon – che già era uno dei fotografi di moda più ricercati della big apple – contribuì al successo di questa adv. La campagna prevedeva un essenziale ed elegante annuncio in black & white con le più grandi celebrities dell’epoca ritratte mentre indossano i visoni Blackglama. Tra i volti ritratti vere e proprie leggende come Bette Davis, Lauren Bacall, Judy Garland e Barbara Streisand.

7. Paula Green nel 1962 crea “We try harder”, il brillante copy per la campagna Avis

8. Phyllis Robinson nel 1949 per il panificio Levy’s

Parafrasando Phillis “non devi essere ebrea per creare un’adv che verrà ricordata per più di mezzo secolo” e che è stata esposta perfino all’Oakland Museum of California. Il Levy’s in questione non è l’iconico jeans made in U.S. (che oltretutto si scrive Levi’s) ma un famoso panificio di Brooklyn.

9. Fay Weldon per Egg Marketing Board UK

Prima di diventare una famosa scrittrice, Fay Weldon si guadagnava da vivere come copywriter. Negli anni ’50 creò “Go to work on an egg” per l’ehh marketing board britannico il copy di una colossale campagna pubblicitaria per invogliare gli inglese a consumare uova nella prima colazione.

10. The Fabolous Fitz, al secolo Bernice Fitz-Gibbon, fu responsabile di numerose adv di vendita al dettaglio negli anni ’60 come questa per gli store Macy’s

Quanto conta la reputazione del tuo hotel? Risponde Customer Alliance

Quanto conta la tua reputazione online? Customer Alliance risponde

Tutto quello di cui il tuo hotel ha bisogno per la reputazione online

Quanto pensi sia importante la reputazione online per un hotel? Secondo Tripadvisor il 93% dei consumatori considera fondamentali le recensioni online quando è alla ricerca di un hotel, mentre il 53% non prenota senza aver prima consultato le recensioni degli ospiti passati.

I contenuti generati dagli utenti, come le recensioni online, rappresentano un fattore decisionale importante. Per costruire e mantenere una buona reputazione sul web è indispensabile prendersene cura.

Chi può aiutarci in tutto questo? Esperti del settore ma soprattutto software appositi, che permettono di gestire attivamente ed in modo strategico la reputazione del tuo hotel.

Review Analytics: la soluzione per gestire le recensioni online a 360°

review analytics

Le 4 funzioni chiave di Review Analytics

Se si parla di Brand Reputation, il software Review Analytics di Customer Alliance offre tutto quello di cui un hotel ha bisogno. Si può definire un “channel manager” delle recensioni online.
Come funziona? Grazie ad un innovativo sistema di emailing automatico, pochi giorni dopo il checkout gli ospiti ricevono un’email che li invita a lasciare una recensione sul soggiorno.

Queste recensioni sono basate su transazione, dal momento che solo gli ospiti reali vengono invitati ad esprimere un giudizio. In questo modo è possibile collezionare feedback autentici che offrono un’immagine veritiera ed affidabile della struttura.

E non finisce qui. L’albergatore può scegliere su quale portale indirizzare l’ospite a lasciare una recensione: TripAdvisor, Google+, ma anche HolidayCheck per gli ospiti tedeschi, Zoover per gli olandesi, oppure sul proprio sito ufficiale. Infatti, grazie al widget cliccabile è possibile integrare le recensioni sul sito dell’hotel, il quale acquisisce una maggiore visibilità e diventa il canale principale di prenotazione.

Il widget mostra l’Indice di Customer Satisfaction generale sulla base di tutte le recensioni raccolte fornendo un’indicazione immediata e precisa sull’opinione degli ospiti.
Customer Alliance offre un sistema automatico che permette di intercettare le prenotazioni degli ospiti potenziali, fornendo un aiuto determinante nella strategia del marketing online.

Indice di Customer Satisfaction

Il widget integrato sulla homepage di EspressoHotel

LEGGI ANCHE: Come fare Digital Marketing nel settore turistico?

Ne sanno qualcosa: Allegro Italia, Ragosta Collection, Uappala Hotels, DistinctiveOne Ltd ed altri ancora che da tempo si affidano a Customer Alliance.

Che aspetti? Inizia a gestire proattivamente la reputazione online del tuo hotel! Come dice Japoco Arosio, Hotel Manager di Palazzo Montemartini, “con un’ottima reputazione online è possibile aumentare le tariffe dell’hotel ottenendo così un maggiore revenue”

Il certificato di Customer Alliance

Il certificato di Customer Alliance visualizzabile cliccando sul widget

Richiedi una dimostrazione gratis!

Se vuoi saperne di più in tema di reputazione online per hotel, visita il sito di Customer Alliance nella sezione Contenuti. Troverai numerosi whitepaper e case study scaricabili gratuitamente!

Mashable svela ai Ninja il futuro del content marketing [INTERVISTA]

Con 42 milioni di visitatori unici al mese e una social audience composta da oltre 22 milioni utenti, Mashable è senza dubbio una delle media company più potenti al mondo.

In questi giorni siamo a Roma per il Festival of Media Global e qui abbiamo fatto una chiacchierata con Seth Rogin, CRO di Mashable.

Cominciamo con una domanda difficile. Pensa all’anno 2020: come saranno fruiti i contenuti?

La certezza è il mobile. E non dovremo aspettare al 2020, lo è già oggi. Al momento, più del 50% del business, più del 50% dell’audience di Mashable è su mobile e ciò è perfettamente comprensibile. Avremo una nuova generazione che salterà il computer e andrà direttamente verso un device mobile.

Come si è evoluto il concetto di authorship negli ultimi anni?

Io credo, dal punto di vista giornalistico, che i giornalisti debbano essere degli esperti multipiattaforma. Essere un giornalista ora è più impegnativo che mai, si tratta di un ruolo più difficile da definire.

Molti sono interessanti al contenuto, ma sempre meno persone sono interessate a contenuti credibili e di qualità. Io credo che la cosa più difficile per un giornalista in questo momento non sia quale storia raccontare, ma come raccontarla. Nel passato, all’epoca di quotidiani e della radio, era più semplice, perché conoscevi la piattaforma. Ora, se sei un giornalista digitale – e oggi dobbiamo esserlo tutti – la domanda è: lo dico cono un video? lo dico con un audio? Con un’inforgrafica? La sfida è che non bisogna essere solo storyteller, ma conoscere le piattaforme.

A due anni dal lancio, cosa ci ha insegnato Lift + Social di Mashable su brand storytelling e branded content sui siti di informazione?

Lift è un prodotto unico per noi. L’audience di Mashable è un’audience che condivide molto, pensa che chi legge Mashable condivide sui social media il 500% in più di un utente medio.

I brand stanno investendo in contenuti promozionali sperando che essi vengano condivisi sulle piattaforma social. Ma su una piattaforma come Twitter – che io amo, anzi direi che ne sono ossessionato – la metà degli utenti non twitta, lo stesso staff di Twitter lo dice.

Perché i brand investono affinché i loro contenuti promozionali vengano condivisi su una piattaforma su cui la gente non condivide? Io credo che stia per arrivare la nuova generazione della promozione sui social media, da identificare non con le piattaforme social ma con i “trampolini” social. Quali sono gli strumenti che permettono ad un contenuto di decollare?

 

Ora una domanda con due opzioni: puoi spiegare il programmatic buying ad un bambino di 3 anni o in 140 caratteri.

Scelgo i 140 caratteri! Media buying automatizzato ed infuso di dati.

Credi sia la risposta ai sogni più sfrenati di Don Draper?

No, il sogno più sfrenato di Don Draper è il legame umano. Credo che l’errore stia nel pensare che il programmatic elimini il legame umano, in realtà lo amplifica perché prende i dettagli di un pubblico e ti dà più tempo per focalizzarti sul contesto. A mio avviso la lezione del programmatic è: il contesto è più importante che mai! L’audience è più importante che mai! La differenza sta che ora le persone possano passare più tempo sul cuore della campagna, in un modo che non ha precedenti.

Da non perdere a Milano il Pink Hackathon Nuvola Rosa

Il 20 maggio al Polihub vi aspetta un evento in rosa da non perdere, il Pink Hackathon Nuvola Rosa di Microsoft.

Microsoft, all’interno di Nuvola Rosa, organizza in collaborazione con Accenture, Asus e Aviva, con il patrocinio di UN Women e con il supporto di PoliHub e Codemotion, Pink Hackathon, una giornata di sviluppo dedicata alle ragazze che vogliono sviluppare la propria App per Windows 10. Il tema di quest’anno solo le Smart Societies e l’utilizzo sostenibile di risorse come acqua, cibo ed energia per un futuro migliore.

Chi può partecipare ?

Programmatrici, designer o innovatrici, laureate, laureande o studentesse (universitarie o delle scuole superiori) con la passione per la programmazione e la voglia di mettersi in gioco.

Per iscriversi basta seguire le istruzioni disponibili qui. 

Il programma della giornata che si svolgerà in via Giovanni Durando 39 a Milano presso il Polihub ha il seguente programma.

09.00  Registrazioni delle partecipanti

09.30 Introduzione all’Hackathon e alle tecnologie di sviluppo

10.00  Presentazione dei challenge

10.15 Coffee break e formazione gruppi

11.00  Inizia l’Hackathon

17.00  Stop con il codice!

17.00 Ogni team prepara la presentazione del progetto

17.30 Presentazione dei progetti

18.30 Fine Evento.

Se invece vi servono motivazioni aggiuntive per dedicare una giornata a mettersi alla prova, leggete i prossimi due paragrafi, perché il successo delle edizioni precedenti e l’esempio dei co-organizzatori (Codemotion e Polihub) sono una garanzia.

Cosa è successo l’anno scorso

Nel 2015, il 20 maggio si tiene a Milano la terza edizione del Pink Hackathon Nuvola Rosa, organizzato lo scorso anno a Roma, rientrando in un più ampio palinsesesto di eventi e conferenze tenutosi tra il 22 e il 24 di Aprile, supportato tra gli altri dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione del MIUR e delle agenzie delle Nazioni Unite (ITU, UNESCO, UN Women, Unric).

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Il Pink Hackathon Nuvola Rosa 2014 è stato vinto dal gruppo Pink Storm, che ha sviluppato un’app per Windows Phone con l’obiettivo di rispondere a queste domande in modo utile e creativo: Cosa ho nel frigo? Cosa posso cucinare con quello che ho in frigo? Cosa devo comprare prima di tornare a casa?

Gli organizzatori del Pink Hackathon Nuvola Rosa

Oltre a Microsoft, azienda responsabile dell’iniziativa per le pari opportunità femminili Nuvola Rosa, collaborano all’organizzazione del Pink Hackathon,  anche il PoliHUB di Milano e Codemotion.

Il PoliHUB di Milano, incubatore d’impresa del Politecnico,  è oltretutto sede del Pink Hackathon che nelle prime due edizioni si era tenuto rispettivamente a Firenze e a Roma.

Codemotion è una startup romana, fondata da Chiara Russo e Mara Marzocchi, diventata in pochi anni la conferenza tech più amati dagli sviluppatori europei. Non solo conferenze e non solo sviluppatori “adulti”, perchè Codemotion è anche Codemotion Kids per bambini e ragazzi tra i 7 e i 17 anni, ed i corsi del Codemotion Training per l’alta formazione dei professionisti.

Consiglio la visione del video di dicembre 2013 in cui la co-fondatrice di Codemotion, Chiara Russo, racconta durante una conferenza TEDx, come è riuscita a trasformare la sua passione per il mondo digitale in una startup internazionale.