Milano Design Week 2015: i 10 appuntamenti da non perdere

Il Salone Internazionale del Mobile (14 – 19 aprile, Rho Fiera Milano), croce e delizia degli architetti e degli appassionati di design di tutto il mondo si appresta ad aprire i battenti. In occasione della design week milanese sono previsti oltre 1.200 eventi Fuorisalone: mostre, installazioni, eventi  e feste che la prossima settimana animeranno la città.

Molti gli eventi degni di nota, ecco 10 chicche che secondo noi non potete proprio perdervi!

1.Ikea Temporary – Via Vigevano 18

In occasione della Milano Design Week ed in vista di EXPO, Ikea inaugura il suo temporary showroom nella zona dei Navigli, nel nuovo quartiere compreso tra la nuova Darsena e via Tortona.
Aperto dal 10 di aprile fino al 30 settembre, lo spazio ospiterà un bistrot fondato sulle proposte di Ikea food che celebrerà la cultura del cibo e le nuove tendenze della ristorazione dal Nord Europa.

2. A Matter of Perception – Palazzo Litta, Corso Magenta 24

All’interno del Palazzo, Mosca Partner e DAMN hanno invitato architetti, designers e alcune aziende selezionate a creare un filo conduttore per esprimere l’origine delle cose e come i materiali possono influenzare e definire un progetto o un’idea. Michele De Lucchi e Andrea Branzi, Marcio Kogan, Emmanuel Babled, Mario Trimarchi, Ben Storm, Jasper Mson, Studio Irvine con Matteo Brioni sono solo alcuni dei nomi eccellenti coinvolti in questo progetto.

3.Good Design, The Natural Circle – Cascina Cuccagna, Via Cuccagna 2/4

Un percorso emozionale organizzato da Best Up e Consorzio Cantiere Cuccagna, con l’art direction di Officina Temporanea attraverso progetti e presenze poetiche che si ispirano al mondo della natura e suggeriscono una visione attuale della sostenibilità, raccontandone la complessità, l’armonia e la leggerezza.

4. Du ut Design – Via San Vittore 49

Una collettiva di designer che darà vita a una serie di performance multidisciplinari in collaborazione con Womade Factory. Due i focus della mostra: gli smart object connessi ed il cibo, grande protagonista dell’evento.

5. Eat Urban Street Food Festival – Via San Vittore 49

Il giardino interno di Via San Vittore 49 ospiterà un grande ristorante all’aperto con una selezione dei migliori food truck provenienti da tutta Italia

6 . Donne illuminate – Via dell’Orso 16

In mostra ritratti luminosi che nascono da 6 dipinti del pittore veneto settecentesco Pietro Rotari che ritraggono giovani donne vissute nel ‘700. Donne italiane, francesi, russe e zingare diverse per censo e per area geografica per le quali si è provato a immaginare uno storytelling che potesse sottrarle all’anonimato per farle sentire più vicine.

7. Souvenir di Milano, Piazza Affari

Ancora una volta Seletti trasformerà Piazza Affari in un luminoso e caotico luna park all’ombra dell’opera di Cattelan con l’evento Souvenir di Milano.

8. The Garden of Wonders. A journey trough scents – Via Brera 28

Il profumo protagonista all’Orto Botanico di Brera: Ferruccio Laviani progetta gli spazi di una mostra collettiva, un museo diffuso nel quale otto designer – Piero Lissoni, Jaime Hayon, Nendo, Jean Marie Massaud, Front, Tord Boontje, Fernando e Humberto Campana – interpreteranno la storia e le caratteristiche si otto case profumiere oggi non più esistenti.

9. Project EGG – Via Privata Giovanni Ventura 15

Un’incredibile struttura progettata da Michiel Van der Kley, realizzata con 4760 pietre uscite da una stampante 3D

10. Green Island – Stazione Garibaldi, Piazza Freud 1

Alveari urbani in mostra a Milano, allestita intorno ad un’installazione che simula un prato, con progetti esposti dentro vasi di piante fitodepuratrici capaci di coniugare architettura, design e ecosostenibilità.

 

 

Lane Bryant vs Victoria's Secret: non siamo tutte angeli

Quante di voi non hanno mai provato un pizzico d’invidia davanti alle immagini delle modelle di Victoria’s Secret.

E quante di noi, una volta oltreoceano, non si sono chiuse nei camerini per sentirsi “un angelo” per qualche minuto?

Dopo le aspre critiche per la campagna di comunicazione, The Perfect Body, non c’è pace per il brand americano: Lane Bryant, una note marca di abbigliamento per taglie forti, conosciuta a livello internazionale, ha lanciato la sfida agli angeli di Victoria con #imnoangel.

LEGGI ANCHE: The perfect body: Victoria’s Secret alla ricerca della perfezione

Una campagna dai contenuti dirompenti, che punta sulla bellezza moderna e sulla rivincita delle modelle curvy, il target è la nuova vera innovazione della comunicazione nel mondo dell’abbigliamento, intimo e non, femminile.

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L’hashtag #imnoangel è stata lanciato con un video, che evidenzia, già dalla sua struttura comunicativa, come queste giovani donne puntino su un nuovo punto di forza. Che non è la bellezza mozzafiato ma la semplicità e la sicurezza in se stesse.

“The Lane Bryant #IMNOANGEL initiative celebrates women of all shapes and sizes by redefining society’s traditional notion of sexy with a powerful core message: ALL women are sexy”

Il successo di Lane Bryant è dovuto soprattutto alla potenza comunicativa che ha ancora il tema della femminilità. Il brand invita infatti a postare un selfie su Instagram, scrivendo con un rossetto su uno specchio l’hashtag per mostrare al mondo la bellezza reale e autentica e innescare una “rivoluzione curvy”.

Chi, infatti, dopo essersi provata un capo di Victoria’s Secret, non si è sentita insicura di fronte alle immagini di modelle statuarie? Lane Bryant ha puntato proprio su questo momento di debolezza, per convincere ogni donna che non è la taglia a renderla unica.

Osserviamo ora la campagna da un punto di vista marketing: gli elementi per il successo ci sono tutti. I contenuti fanno leva su un’emozione condivisa, l’insicurezza riguardante la bellezza, sviluppano l’idea attraverso uno strumento virabile, il video, lanciando una campagna di comunicazione su Instagram, social media con i più elevati tassi di crescita.

Lane Bryant rafforza inoltre l’immagine del brand, come autentico ed eversivo nei confronti degli stereotipi femminili. Il passo ulteriore sarebbe dunque quello di reclutare nuovi target.
In questo caso questo obiettivo è ancora da sviluppare, dal momento che è affermato che la bellezza sia una tema molto a cuore delle donne, ma non tutte cambieranno idea nei confronti degli “angeli” accettando i propri difetti.

Victoria’s Secret, dal suo lato, ha continuato con la sua strategia, rafforzando sempre di più il concetto di bellezza irraggiungibile. Forse è proprio questo che porta successo al marchio.

La parola “Angel” fa capire alle consumatrici come la bellezza promessa dal brand sia quasi irraggiungibile. E forse Victoria’s Secret ha trovato la chiave del suo successo nei suoi angeli.

Lane Bryant ha fatto un passo in avanti: ha rischiato, risvegliando le donne e i loro valori. La migliore strategia di marketing sarebbe quello di continuare su questa strada, diventando il brand punta delle donne curvy, ma soprattutto, delle donne reali e autentiche nella loro semplicità.

LinkedIn rileva Lynda.com, società specializzata nella formazione online

LinkedIn, il social network business oriented, ha deciso di ampliare la portata delle sue attività in materia di formazione on-line e ha accettato di pagare 1.500 milioni (1.389 milioni di euro) per la piattaforma di e-learning lynda.com.

Come si legge in una nota di Jeff Weiner, CEO di LinkedIn, la transazione dovrebbe essere chiusa nel secondo trimestre 2015. LinkedIn paghera’ il 52% del totale in contante e il restante 48% in azioni.

”La missione di LinkedIn e quella di Lynda.com sono simili. Tutte e due le società puntano ad aiutare i professionisti a essere migliori nelle loro attività. La vasta libreria di video di lynda.com aiuterà le persone a sviluppare le capacità necessarie per accelerare la carriera professionale. Quando sarà integrata con le centinaia di milioni di utenti e di posizioni lavorative di Linkedin, lynda.com cambierà il modo in cui persone e opportunità vengono in contatto”.

Che cos’è Lynda.com?

Lynda.com, con sede a Carpinteria in California, offre corsi di programmazione, progettazione grafica, web design, fotografia, animazione, audio e video, produzione, fornendo una formazione tecnologica e creativa ad un vasto target (privati,  aziende, scuole e pubblica amministrazione) per l’accesso al mondo digitale.

I costi del servizio partono da $25 al mese, come riportato sul sito web e con l’abbonamento gli iscritti possono accedere a:

  • corsi formativi tenuti da esperti in varie lingue (inglese, tedesco, francese, spagnolo e giapponese);
  • avere playlist personalizzate;
  • circa 3.436 video dedicati ai corsi;
  • un accesso illimitato per imparare ciò che si vuole, quando si vuole attingendo dalla biblioteca fornita.

New skills. Improved skills. Now.

La vision di LinkedIn e quella di Lynda.com si sposano perfettamente e puntano ad ampliare gli orizzonti di business, accrescendo le capacità necessarie per accelerare la carriera professionale.

“Questo è un momento storico in cui le persone possono imparare sempre e ovunque e senza confini. Noi crediamo nella visone e gestione del il futuro di LinkedIn, e sentiamo di aver trovato la misura culturale perfetta per la nostra missione”, ha scritto Lynda Weinman sul suo profilo LinkedIn.

In attesa di scoprire se realmente Lynda.com cambierà il modo con cui ci si connette con le opportunità, cari Ninjetti, potete testare gratuitamente la piattaforma per 10 giorni.

YouTube: in arrivo una versione a pagamento senza pubblicità

youtube a pagamento

YouTube ha annunciato ai suoi Partner una indiscrezione che sul web correva da qualche mese: a breve verrà lanciata una versione ad-free e premium del servizio video di proprietà di Google.

Questa scelta amplia i margini di monetizzazione di YouTube che, oltre al tradizionale sistema di advertising a pagamento, offrirà quindi agli utenti la possibilità di pagare un abbonamento mensile per poter fruire dei servizi della piattaforma senza essere interrotti da contenuti promozionali.

Anche nel caso del nuovo modello di abbonamento, sempre a quanto risulta dalla comunicazione inviata da Mountain View ai Partner, YouTube pagherà ai Creator il 55% dei ricavati. Nel caso in cui un contenuto preveda una doppia monetizzazione (advertising tradizionale + abbonamento) verrà riconosciuto il pagamento più alto tra i due.

LEGGI ANCHE: YouTube: i video che vedremo nel 2015

Non sono state invece ancora rilasciate informazioni relative alla data di rilascio del nuovo servizio né al prezzo di quest’ultimo.

Sebbene non sia scontato che un utente decida di pagare per un servizio che ha fatto dell’accessibilità e la facile reperibilità dei contenuti il suo punto forte, il servizio in abbonamento di YouTube va verso una ben precisa e logica direzione: da una parte l’adeguamento del servizio a YouTube Music Key, servizio premium per lo streaming musicale, dall’altra una mossa commerciale per contrastare il successo di piattaforme di online video come Netflix, Hulu e la più recente Vessel.

Su TechCrunch potete leggere l’intero contenuto della comunicazione ufficiale di YouTube inviata ai Partner.

Gli errori che affondano le tue campagne online e che non sai di commettere [VIDEO]

errori campagne online

Chi si occupa di pubblicità e comunicazione, soprattutto nelle piccole e medie imprese, sa quanto è difficile ottenere un budget per le campagne online. Il manager di turno crede più alle scie chimiche che all’online advertising e farebbe volentieri a meno di spendere soldi per Google Adwords e, figuriamoci, su Facebook.

Quindi, se hai lottato per ottenere il tuo tesoretto, sai che dovrai farlo fruttare bene. Ma come sempre nelle tue campagne online i risultati di reach non sono quelli che ti aspettavi. Non ha ragione il tuo capo, né è colpa di Zuckerberg (il capro espiatorio per eccellenza di chi si occupa di online advertising): forse è solo colpa di qualche piccolo errore che non sai di commettere.

Per prendere coscienza di ciò che insidia il tuo tanto agognato budget puoi ascoltare i consigli dei maestri della Ninja Academy.

In un seminario gratuito i docenti Gianpaolo Lorusso, Matteo Polli e Luca La Mesa ci hanno presentato il Corso Online in Performance Marketing della Ninja Academy e ci hanno illustrato come il performance marketing può migliorare il ROI della tua azienda.

Se ti sei perso la lezione gratuita, puoi tranquillamente rivedere il video del webinar con i consigli degli esperti dell’Academy.

Se poi ritieni che seguire il corso per imparare ad ottimizzare le tue campagne online possa essere un buon investimento, puoi dare un’occhiata al programma del Corso Online in Performance Marketing ed iscriverti approfittando dello sconto early booking entro il 21 aprile.

Vantaggi del Corso Online

✔ Puoi seguire i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
✔ Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
✔ Question Time in diretta per esporre dubbi e domande e interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Attestato di partecipazione

iscriviti al corso in video marketing

Prezzo early booking: 299€ se ti iscrivi entro il 21 aprile 2015
Prezzo pieno: 375€ se ti iscrivi dopo il 21 aprile 2015

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA.

Ti senti bella o nella media? Te lo chiede Dove [VIDEO]

dove choose beautiful

Dove è tornato e lo ha fatto in grande, con un’iniziativa internazionale dalla quale è nato un video che vale già più di 3 milioni di visualizzazioni raccolti in soli in soli 3 giorni dalla pubblicazione. “Choose Beautiful | Women all over the world make a choice” è un titolo dall’ambizione documentaristica che fa da copertina ad una delle campagne Dove che già sembra essere tra le più riuscite.

Choose Beautiful è forse meno emozionante e toccante di precedenti advertisement del brand di proprietà di Unilever, ma la sua forza deriva dalla capacità di proporre una situazione empirica e pratica nella quale tutte le spettatrici possono facilmente calarsi e immaginarsi: una scelta tra bellezza e normalità, tra autostima e mantenimento di un basso profilo, tra sentirsi belle oppure nella media. La “scelta narrativa” a cui sono chiamate le protagoniste consiste quindi nel far loro decidere quale porta di ingresso utilizzare tra quella che porta il nome “Beautiful” e quella chiamata invece “Average“.

LEGGI ANCHE: Notte degli Oscar: Twitter e Dove lanciano SpeakBeautiful

Ambientata in quattro diverse città attorno al mondo (San Francisco, Shanghai, Delhi, Londra e San Paolo), la campagna di Dove stimola più che in altre occasioni la riflessione personale delle spettatrici che vengono portate a calarsi nella situazione e domandarsi quale porta sceglierebbero di attraversare se anche loro vi si trovassero di fronte.

dove campagna per la bellezza autentica

dove real beauty

E non devono nemmeno prendere un aereo e volare verso una di queste città, perché alla fine del video attraverso due annotazioni ogni utente può scegliere tra “Beautiful” e “Average”, per poi atterrare su un blog di Tumblr dal quale è possibile scaricare una interessante guida dal titolo “Mindful Me” e un kit per la meditazione.

dove video

Dove fa un ulteriore passo in avanti nel consolidamento della sua brand equity e nella costruzione di una credibilità come soggetto influente nel discorso sull’emancipazione femminile dagli stereotipi di genere, costruendo un progetto di content marketing ampio e strutturato e non banale.

Cosa ne pensate di #ChooseBeautiful?

Cosa sono le Web Analytics, e come utilizzarle per ottimizzare il vostro business digitale?

Ormai, non parliamo più di una novità: le nostre azioni online sono perfettamente tracciabili, e generano una grande mole di dati che devono essere trasformati in informazioni utili ai processi di decision making.

Da un lato, tali osservazioni diventano ancora più valide nell’attuale contesto dominato dai Big Data; d’altra parte, diverse ricerche (per esempio “The Analytics Mandate – 2014 Data & Analytics Global Executive Study and Research Project”, progettata da MIT e SAS) sottolineano come l’utilizzo efficace ed efficiente delle analitiche diventi fonte di vantaggio competitivo solo in un primo momento di early adoption, prima che i concorrenti inizino a prestare la stessa attenzione verso dati e statistiche.

Ecco che allora la conoscenza degli approcci, degli obiettivi e degli strumenti di web analytics diventa fondamentale al fine di ottimizzare il business, online come offline. In questo articolo facciamo un po’ di chiarezza sul mondo delle analitiche digitali: siete pronti a fare i primi passi per diventare Web Analyst di successo?

LEGGI ANCHE: Analytics Of Things: l’evoluzione del Data Management nella vision di Deloitte

Cosa sono le web analytics, e perché sono indispensabili per ottimizzare i processi aziendali e organizzativi?

Web Analytics: cos’è? Riprendendo le parole dirette della Digital Analytics Association, definiamo le web analytics come:

“La misurazione, la raccolta, l’analisi ed il reporting di dati provenienti dalla rete, con lo scopo di comprendere e ottimizzare i comportamenti online.”

Da questa prima definizione è possibile distinguere le principali differenze fra 3 etichette – misura, metrica e KPI – utilizzate spesso come intercambiabili quando si parla di (web) analytics, ma che in realtà nascondono alcune eterogeneità di fondo. Per farlo, prendiamo spunto dalla classificazione e dagli esempi riportati nell’articolo “What is a KPI, Metric or Measure?”:

  • Misura: una convenzione, uno standard che permette di definire linguaggio comune. Un esempio: la velocità espressa in Km/h.
  • Metrica: molto simile alla misura, “cala” maggiormente la definizione sopracitata su un discorso pratico e hic et nunc. Un esempio: il limite di velocità fissato a 50 Km/h.
  • Key Performance Indicator (KPI): metrica di performance rilevante per un’industry, un’attività, un settore, diventando poi comparabile nel tempo anche in funzione degli obiettivi pre-fissati. Un esempio: stiamo guidando ai 60 Km/h, ovvero 10 Km/h in più rispetto al limite fissato dalla legge.

A livello pratico, relativamente al livello di complessità dei calcoli ed alla conoscenza diffusa degli approcci, delle metodologie e degli strumenti all’interno delle organizzazioni, è possibile individuare tre principali layer:

  • Analytically Challenged: si tratta di attori (manager, aziende, etc.) che in generale “soffrono” il mondo delle analitiche. Si affidano maggiormente alle sensazioni di pancia, all’esperienza personale/professionale, ai percorsi storici. Nel momento in cui si approcciano ai numeri hanno difficoltà a individuare cosa misurare e in che modo, orientandosi principalmente alla riduzione dei costi di misurazione e di gestione dell’intero processo.
  • Analytical Pratitioners: si stanno impegnando a fondo per diventare esperti in data analysis. Concentrano sforzi e attenzioni sui dati adeguati, nella volontà finale di diventare entità data-driven.
  • Analytical Innovators: danno un grande valore ai dati ed alle misurazioni online e offline, e le attività sono spinte/stimolate con un approccio top-down. Manager e dirigenti sono infatti i primi attori coinvolti e consapevoli, e lavorano nell’obiettivo di diffondere una cultura analitica d’eccellenza.

Dagli obiettivi alle analitiche: il modello SMART

Naturalmente, le analitiche online e offline non hanno senso se non utilizzate per misurare in modo periodico l’andamento di azioni, dinamiche e comportamenti in funzione di specifici obiettivi.

La questione diventa allora quella di definire ex-ante i giusti obiettivi (di business, di vendite, di engagement, etc.), il cui raggiungimento potrà essere monitorato/certificato dalle stesse web analytics.

A proposito, un modello interessante è quello definito come SMART, il quale sostiene che i goal debbano avere almeno 5 caratteristiche di fondo: specificità, misurabilità, raggiungibilità, rilevanza, limitazione nel tempo. L’immagine sotto descrive più nello specifico ciascuna dimensione.

Tale modello è perfettamente applicabile a qualsiasi progetto digitale, diventando il driver per l’avvio della configurazione e gestione delle analitiche web.

2 strumenti irrinunciabili di web analytics: Google Analytics vs Adobe Analytics

Una volta chiarita la natura delle web analytics e avere differenziato le principali tipologie in funzione degli impatti digitali e di business, passiamo brevemente in rassegna 2 tool che non possono mancare nel toolkit del Web Analyst di successo, spartendosi le quote di utilizzo e mercato: Google Analytics, Adobe Analytics (Site Catalyst). Per una comparazione aggiornata al 2014 ma schematica e più complessiva, leggete l’articolo “Google Analytics vs Adobe Site Catalyst – A Quick Comparison”.

Google Analytics

“Google Analytics non solo ti permette di misurare vendite e conversioni, ma ti offre anche dati aggiornati su come i visitatori utilizzano il tuo sito, come sono arrivati ​​sul tuo sito e che cosa puoi fare per incentivarli a tornare.”

Uno dei tool standard di settore, Google Analytics è largamente utilizzato da manager, analisti, consulenti, utenti per monitorare le performance dei propri progetti digitali, indipendentemente da tipologia e dimensioni del business. Come riportato dalle ultime statistiche di W3 Techs e anche grazie alla versione free del prodotto, ad oggi è il servizio di web analytics più utilizzato.

Alla voce dedicata su Wikipedia, ne sono descritte molto bene le principali funzionalità:

“Sul sito è possibile monitorare i visitatori provenienti da tutte le fonti, siano essi motori di ricerca, siti referer o campagne a pagamento, il Display Advertising, le reti di Pay per click e l’email marketing, ma anche i collegamenti all’interno dei documenti PDF. Integrato con AdWords, gli utenti possono analizzare le campagne online, monitorando la qualità delle pagina di destinazione e le conversioni (obiettivi). Gli obiettivi possono includere le vendite, la lead generation, la visualizzazione di una specifica pagina o il download di un particolare file e possono anche essere monetizzati. Utilizzando Google Analytics, il marketing è in grado di determinare quale sia il rendimento degli annunci, fornendo le informazioni per ottimizzare le campagne o abbattere i costi.”

Adobe Analytics (Site Catalyst)

Tool interno alla suite Adobe dedicata al Digital Marketing, Adobe Analytics è il tool di actionable real-time intelligence che permette ai Marketers di monitorare le statistiche e le metriche di successo del posizionamento online.

A pagamento, più complesso (e più potente) di Google Analytics, lo strumento è adottato dagli headquarters internazionali delle principali aziende globali.

Risulta particolarmente adatto al tracciamento dei dati di eCommerce, nonché quando esiste la necessità di svolgere analisi più approfondite.

Conclusioni: le web analytics come alleato essenziale nella strategia digitale

In questo articolo abbiamo trattato diversi temi legati all’argomento delle web analytics, sottolineandone la rilevanza non solo per ottimizzare i progetti e le strategie digitali, ma anche per incrementare la competitività di business aziendale più complessiva.

E voi, Ninja, siete pronti per diventare dei veri esperti di analitiche digitali?

Nel caso, non perdete il corso online di Performance Marketing e Web Analytics firmato Ninja Academy: 15 ore di formazione in compagnia dei migliori professionisti italiani del settore. Vi basterà avere con voi un pc e tanta voglia di imparare: approfittate dell’early booking e iscrivetevi subito! #NinjaPerformance

Biskrem, il primo biscotto protagonista di un adventure game su Instagram

Cosa succederebbe se il vostro biscotto preferito non fosse mai esistito? O se addirittura vi fosse stato portato via? Cosa sareste disposti a fare per averlo di nuovo?

Questo è quello che ha pensato di fare l’agenzia creativa Arno Brasco di Istanbul, per la notissima e iconica marca di biscotti turca Biskrem. La strategia attuata dall’agenzia si serve della popolarità con cui viene attualmente utilizzato il social network Instagram.

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I creativi dell’agenzia hanno ben pensato di creare un gioco di avventura interattivo che sostituisca l’utente Instagram all’inventore dei famosi biscotti, con l’obiettivo ultimo di, una volta superati tutti gli ostacoli relativi ad ogni step del gioco, creare il biscotto Biskrem.

Un salto indietro nel tempo al momento precedente la creazione del biscotto; il 1991 diventa nel gioco l’anno per salvare il futuro del biscotto Biskrem. Un gioco diverso e appassionante, a detta dei commenti degli utenti; sei steps durante i quali l’utente dovrà padroneggiare le dinamiche di Instagram e Biskrem chiaramente, con il risultato finale di riportare tra le persone il famoso e amato biscotto.

Pronti a giocare?

Durante il gioco, l’utente sarà chiamato a rispondere a domande difficili, a scoprire dove si trovino i biscotti, a scovare stanze segrete e svelare passwords. Una volta ottenute tutte le risposte, l’utente dovrà inserirle nella barra di ricerca e se tali risposte saranno corrette accederà automaticamente allo step successivo.

Ma se la volete sapere tutta, nel caso non si siano trovate le risposte giuste, avrete la possibilità di utilizzare il jolly @bibiskremversem, account creato come slogan per “What if I give a Biskrem?”, che troverete nei commenti alle foto e vi permetterà di accedere al livello successivo.

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Utilizzando tutte le caratteristiche di Instagram, incluse le mappe, l’opzione di tag, la barra di ricerca, le foto, i video e l’opzione per l’invio di messaggi privati, il gioco si struttura in 70 diverse visualizzazioni personalizzate, con la possibilità di definire una delle 17 conclusioni possibili al gioco.

Alla fine della campagna, verranno spedite ai giocatori le loro creazioni, i biscotti Biskrem naturalmente! Tutto questo, oltre a divertire molto gli utenti di Instagram, ha portato alla marca un incremento di circa l’850% di followers, 9990 likes e 9658 commenti positivi.

Un altro modo questo per mostrare come non ci sia nessun limite all’utilizzo di Instagram e di altri social network per scopi creativi e pubblicitari. Tutto nasce da una buona idea, che gestita e mediata attraverso il giusto canale può portare grande beneficio all’infinito universo della marca.

 

Guardare il mondo attraverso gli occhi di una Lomo [RECENSIONE]

L’altro giorno è arrivata nel covo Ninja una nuova scintillante e coloratissima Lomo Instant Boston e un’amante della fotografia come me non ha potuto fare a meno di scartarla e provarla subito, nonostante il grigiore milanese.

Per chi non lo sapesse, la Lomo è una macchina fotografica analogica che strizza l’occhio a tutti i nostalgici del rullino. Ad un prezzo relativamente contenuto, ti permette di scattare foto “alla vecchia maniera” e dal sapore vintage.

L’ultima arrivata in casa Lomo è il modello Instant che, come si vince dal nome, riporta in auge il concetto di stampa istantanea reso pop qualche decennio fa dalla Polaroid.

Lomo Instant Boston

La Lomo Instant ti permette di scattare le foto e vederle apparire già stampate direttamente dalla macchina, proprio come una polaroid.

Aprire la confezione è già un’esperienza: il corpo della macchina è grande e colorato ed è corredato dagli obiettivi, dallo Splitzer, un accessorio che ho imparato ad amare molto presto, e dei filtri colorati da applicare al flash. Oltre alle classiche istruzioni, inoltre, la Lomo arriva con tante card ricche di tips&tricks e prove che ti aiutano a fare pratica. La Lomo è sì automatica, ma ti spinge ad essere creativo con la funzione creative mode e con i tanti accessori che bisogna imparare ad utilizzare.

Così, dopo una sosta all’Esselunga per l’acquisto delle pile, io e il mio “consulente” Emanuel Tosi – fotografo di professione – abbiamo deciso di provare la Lomo in piazzale Giulio Cesare, per immortalare la fontana da poco restaurata e la Torre Isozaki che sovrasta la città.

Lo ammetto, i risultati non sono stati proprio dei capolavori, ma era solo il primo rullino!

Una foto pubblicata da iamnunzia (@iamnunzia) in data:

 

Gli obiettivi

La Lente integrata è grandangolare e sembra vada bene praticamente per paesaggi, selfie e ritratti. La Fisheye Lens Attaccabile è un Fisheye a 170° e ti permette di ottenere delle immagini circolari dall’effetto molto cool: perfetta per i selfie di gruppo. La Lente da Ritratto Attaccabile è una 35mm ed è l’ideale per ritratti, panorami e street photography.

Lo Splitzer

 

Quando ho visto questo accessorio ho pensato: cosa sarà mai questo coso? Fortuna che le istruzioni fossero a prova di newbie e ho capito che  serve a scattare più immagini sulla stessa pellicola ottenendo effetti surreali. Ti permette di “affettare” l’immagine a metà, in quarti o in ottavi (basta girare le lamelle di plastica) e scattare più volte.

The Lomography Experience

 

 

Una foto pubblicata da iamnunzia (@iamnunzia) in data:


Lo ammetto, i risultati non sono ancora perfetti, ma credo che sia proprio questo il bello della Lomo: bisogna imparare ad utilizzarla, a capire quale sia obiettivo più adatto, scegliere quale modalità di scatto utilizzare. Anche impostando la modalità automatica c’è spazio per la creatività.

Ve lo dice una che ha provato tutte le app di fotografia esistenti, da Hipstamatic a VSCO Cam: non c’è niente di più bello di quei pochi minuti di curiosità di vedere “come è venuta la foto” per poi vederla uscire già pronta per essere appesa direttamente dalla macchina!

Artemest: quando l'artigianato è lusso, il made in Italy vola online

L’artigianato made in Italy di lusso è uno dei settori che potrebbero potenzialmente spingere alla ripresa dell’economia italiana, lo sanno bene i fondatori di Artemest, il primo sito che punta sugli eccezionali prodotti artigianali made in Italy.

Mentre si prepara per il lancio del suo ecommerce, a giugno, Marco Credendino ha risposto a qualche domanda sul valore del lavoro tradizionale degli artigiani in Italia e sulle prospettive di un settore che ha solo bisogno degli strumenti giusti per trionfare nella distribuzione su scala globale.

Come può una piattaforma ecommerce aiutare l’artigianato Made in Italy che vive ancora di grandi tradizioni locali?

L’ecommerce che stiamo lanciando punta proprio a valorizzare le tradizioni e le peculiarità su cui si fonda il Made in Italy con un approccio significativamente diverso dai molti che ci hanno provato.
Il core di tutto il nostro progetto è senza ombra di dubbio la scelta dei fornitori e dei prodotti che vendiamo.

Infatti, grazie all’esperienza ventennale nel lusso della mia socia Ippolita Rostagno e del nostro team siamo stati in grado di selezionare 100 tra i migliori artigiani e artisti italiani al fine di offrire una selezione di circa 2 mila prodotti nelle categorie di Home Decor, Gioelleria e Fine Art.
Inoltre, rivolgendoci ad un pubblico internazionale e colto interessato alle tradizioni e alla storia dei nostri prodotti, abbiamo deciso di lanciare il sito soltanto in lingua inglese con contenuti editoriali, video e una customer experience alla pari di un brand del lusso.

Quanto “vale” l’artigianato di alta gamma italiano all’estero?

L’artigianato attualmente resta uno dei punti di forza del nostro Paese. Artemest ha proprio l’obiettivo di collegare offerta e domanda di prodotti di lusso artigianali. Grazie al lavoro degli ultimi mesi, fin dal giorno del lancio (previsto a giugno) diventeremo il primo marketplace dell’artigianato di alta gamma in termini di assortimento e numero di fornitori.
Portare online artigiani e PMI del settore è tutt’altro che un’impresa semplice, ma considerato che gran parte dei nostri fornitori hanno già tantissimi clienti all’estero, siamo sicuri di poterli aiutare nella distribuzione e nella vendita dei loro prodotti su scala globale.

 

È fondamentale che i nostri artigiani siano focalizzati sul prodotto, mentre noi ci occupiamo di tutto il resto.

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Qualità, stile e design, in che modo l’artigianato di valore contribuisce all’economia e all’occupazione?

Circa 2 mila artigiani, artisti e piccole imprese di natura artigianale italiane sono estremamente in difficoltà nell’affrontare la distribuzione dei loro prodotti su scala globale.

Soltanto le big del design sono in grado di vendere online, gestire la logistica, il customer care e offrire i loro prodotti ad una clientela internazionale.
Unire sotto il cappello di Artemest i migliori artigiani italiani può voler dire riuscire a canalizzare un’alta percentuale del fatturato dei nostri fornitori online e, di conseguenza, fungere da volano per la crescita del settore.
L’obiettivo è creare un modello di business disruptive per il mercato, aiutare i nostri artigiani come Farfetch sta facendo per le boutique fashion e 1stdibs con l’antiquariato.

 

Non solo vendita online, ma anche storie di chi dà vita a questi oggetti, di veri artisti. Che ruolo ha il valore del racconto in un pezzo di artigianato?

Lo storytelling resta fondamentale. I nostri clienti attraverso video, fotografie e contenuti editoriali riscopriranno non solo prodotti d’alta qualità frutto della creatività italiana ma anche storie, tradizioni e racconti alla base della nostra cultura. Oggi sentiamo il bisogno di valorizzare l’artigianato elevandolo in un contesto più moderno.

Dal 14 al 19 aprile un’anteprima del catalogo di Artemest alla Milano Design Week 2015. Quanto è importante questo appuntamento per il settore?

Essere presenti al Salone del Mobile o in uno dei distretti del Fuori Salone è fondamentale per tutti i player del settore. Nella settimana del Design si concentreranno a Milano non solo clienti e curiosi ma soprattutto esperti del settore e stampa internazionale.
Artemest presenterà una preview del suo assortimento in Via San Gregorio 39 presso Leclettico Art Space dal 14 al 19 Aprile.

Sarà possibile scoprire in anteprima il nostro mondo e comprare i prodotti in esposizione con un semplice click, basta iscriversi sul sito per ricevere l’invito all’evento di apertura e scoprire che #YesArtMatters.