MailUp Facebook App: aumenta gli iscritti, profila gli utenti e migliora il tuo email marketing

Soddisfare un bisogno di informazione specifico è la chiave del successo di ogni strategia di email marketing. Profilare gli utenti è il primo passo necessario per sviluppare strategie vincenti di email marketing. Tramite la profilazione infatti, è possibile inviare newsletter e DEM sempre in linea con gli interessi espressi dagli utenti.

È noto che più alto è il livello di profilazione ottenuto, migliore è il risultato strategico della comunicazione. Rispetto alle App simili presenti sul mercato, la MailUp Facebook App permette un livello di personalizzazione molto più elevato. È possibile profilare gli utenti secondo gruppi nascosti, classificazioni non evidenti ai visitatori perché non rilevanti per loro, ma decisive per le attività interne dell’azienda.

MailUp Facebook App

Oltre alla possibilità di avere pieno controllo sugli aspetti visivi del modulo per renderlo quanto più allineato alla propria brand identity (il cliente può scegliere l’immagine di intestazione e di sfondo), è possibile decidere quali e quanti campi inserire e in quale posizione, personalizzando tutti i testi, anche i messaggi di errore, in 5 lingue. La medesima disponibilità linguistica è presente per la lingua di creazione del modulo.

Chi si iscrive da Facebook al servizio di newsletter o di promozione commerciale sarà automaticamente inserito nelle liste di riferimento già create e presenti nell’account MailUp in uso.

Ogni iscrizione è a norma di legge e avviene tramite il meccanismo di double opt-it. In ogni modulo è possibile riportare un link al documento di privacy e inserire la casella da spuntare per acconsentire al trattamento dei dati.

Come funziona e dove si trova?

Tramite Facebook Connect i gestori di pagine possono creare il modulo di iscrizione personalizzato e far sì che i dati raccolti siano sincronizzati tramite API. Nel Manuale MailUp è disponibile un’accurata guida alla creazione del modulo.

Gratuita, libera e raggiungibile dall’ambiente Facebook. Chi vuole provare gratuitamente sia MailUp sia la App, può attivare una prova gratuita per 30 giorni.

Quali vantaggi?

1. Configurazione facile e veloce, senza bisogno di codice
2. Disponibile in 5 lingue
3. Anteprima già disponibile in fase di creazione
4. Scelta dei campi dall’account MailUp
5. Scelta di 5 diverse tipologie di campi
6. Possibilità di modificare l’ordine di presentazione dei campi
7. Raccolta dati in gruppi
8. Profilazione automatica in gruppi nascosti, con un clic
9.Gestione privacy a norma di legge con double opt-in
10. Con un solo account MailUp è possibile creare moduli per ogni pagina Facebook (ideale per le agenzie)

Che aspetti? Inizia la tua prova gratuita per 30 giorni e sveglia un po’ il tuo email marketing!

Durex scopre la rivoluzionaria tecnologia mobile per l'intimità [VIDEO]

durex

Quando si guarda una pubblicità sono due le cose che attraggono l’attenzione dello spettatore: il prodotto/servizio di cui si sta parlando, e il modo in cui lo si fa. Esistono certamente prodotti più semplici di altri per chi ha il compito di promuoverli, ma un conto è fare bene una cosa, e un altro è farlo anche in maniera simpatica e brillante. E Durex, lo sappiamo, in questo continua a fare scuola.

L’ultima campagna ne è un esempio, oltremodo significativo anche perché il prodotto di fatto non vi appare. #Connect è uno spot istituzionale mascherato da spot promozionale per una nuova tecnologia che promette di migliorare l’intimità di coppia.

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I creatori della campagna hanno scelto la struttura dell’intervista/documentario per creare fin da subito un efficace effetto di aderenza alla realtà e contestualizzare il tema trattato: le difficoltà che l’uso smodato della tecnologia può creare nei legami affettivi e nella comunicazione sentimentale.

Le coppie protagoniste sono scelte accuratamente affinché il pubblico vi si possa riconoscere: coppie di differente età, razza, lingua e cultura, coppie eterosessuali ed omosessuali. Coppie accomunate da uno dei problemi più discussi dei giorni nostri: il bisogno di essere sempre connessi.

Durex propone quindi la sua soluzione a questo grande problema moderno, una tecnologia innovativa che promette di riportare l’armonia e la passione in camera da letto. Avete qualche idea di quale sia? Guardate il video per scoprirlo 😉

Credits:

Advertising Agency: Havas WW London
Agency Creative Director: Mark Fairbanks
Copywriter: Andy Mcananey
Art Director: Christian Sewell
Planning Director: Yelena Gaufman
Planner: Gemma Hamilton
Business Director: Julian Ashley
Account Director: Ainhoa Wadsworth
Agency Producer: Katie Wood
Media Company: Aegis
Production Company: Clearstory
Director: Russell Barnes and Molly Milton
Editor: Richard Trier & Steve Blackwell
Post prod Producer: Colin Oaten
Post-production: The Mill
Audio post-production: Dave Robinson & Tom Lane, Angell Sound Studios

I consigli dai migliori esperti grazie all'app Audvisor

Immagina di poter assistere a mini lezioni private con alcuni dei più grandi esperti del mondo. Immagina di poter ascoltare alcuni dei migliori e più efficaci consigli di più di 100 esperti in dozzine di tematiche. Immagina che uno di questi esperti possa essere Seth Godin, guru del marketing autore e blogger.

Adesso prendi il tuo smartphone e semplicemente scarica l’app Audvisor.

Un’app dalle potenzialità incredibili che ha incamerato ben 1.4 milioni di dollari nella raccolta fondi da investitori finanziari incluso Shirish Sathaye, membro del team Formation 8.

Assolutamente innovativa e semplice nel suo funzionamento, viene definita da Jason Womack, uno dei contribuenti dei consigli per l’app, il vaso di Pandora per le riflessioni sulla leadership.

Navigando all’interno dell’app, potrete selezionare il vostro interesse tra una lista di temi prescelti, dall’innovazione alla massimizzazione delle vendite, passando per la crescita di un business, capitalizzando sui social media e molto altro. Una volta stabilito il tema, avrete a disposizione l’ascolto di decine di consigli riguardanti quell’argomento, direttamente registrati dai più svariati professionisti del settore. Dando un colpetto a destra sullo schermo potrete saltare i consigli che non vi interessano e dando un colpo a sinistra potrete recuperare la registrazione che avete per sbaglio saltato. Colpendo centralmente la registrazione invece potrete visualizzare una breve bio dell’autore del contributo.

Pillole in un concentrato di 3 minuti, il tempo esatto per poterne godere ed essere completamente recettivi. Infatti, come afferma Michael Martin co-fondatore dell’app, 3 minuti sarebbero il tempo ideale entro il quale un ascoltatore mantiene viva l’attenzione. Prolungandosi, aumenterebbero anche le probabilità di disattenzione e il rischio di incorrere nell’istinto della mente a vagare. Piccole clip di pochi minuti saranno il vostro nuovo e decisamente utile passatempo per i pochi e brevi momenti di pausa che vi ritaglierete dal lavoro e continuerete a lavorare, oops, sì ma questa volta su voi stessi.

L’app è stata pensata e strutturata sulla presenza di un gran numero di contributi con tematiche professionali, quella sorta di consigli che si trovano sui manuali di business, ma non se ne esclude l’apertura a tanti altri tipi di argomenti. Ogni piccolo consiglio è il frutto di un’intervista di circa un’ora e mezza in compagnia dell’esperto in questione, per poi frazionare la conversazione in piccoli estratti selezionati su un argomento specifico.

Ma non è finita qui; potrete condividere queste perle fulminee di contenuti preziosi con i vostri amici all’interno dei vostri social network, tramite i bottoni di condivisione. Martin e Setty, ideatori dell’app, vorrebbero lanciarne una che abbia la possibilità di registrare direttamente da parte degli esperti i propri personali contributi, monitorando inoltre l’andamento dei propri contenuti tramite l’app.

L’app è gratuita ed è scaricabile per iOS e Android, con la possibilità di ascoltare fino a 1000 registrazioni, e se invece volete disporre della versione pro che vi darà la possibilità di un completo accesso alla libreria di Audvisor, la compagnia vi accrediterà un piccolo costo. Ci sono nell’aria voci di collaborazione tra l’app e gli altri business, per poter in tal modo sviluppare e portar avanti una via di apprendimento aziendale. Questi sono gli approcci che considero ben studiati e strutturati, collegamenti che hanno un preciso intento di apprendimento e ricchi di spunti di riflessione.

 

Discover: il nuovo servizio per le breaking news su Snapchat

Parliamo spesso dei vari social network, anche per il ruolo che hanno progressivamente ricoperto nei confronti dei media tradizionali, ma una piattaforma viene sempre sottovalutata: Snapchat.

Anche se a primo approccio può non sembrare così, le app di messaggistica sono un mercato in forte crescita: Snapchat in un anno ha raddoppiato il numero di utenti e triplicato il tempo da loro passato sulla piattaforma (fino a quota 17 milioni di minuti).
Questo ha destato l’attenzione di molti, e ha portato all’implementazione di una nuova feature: Discover.

Si tratta di un servizio che permette a grossi gruppi editoriali come Cnn, Yahoo! News, Daily Mail e National Geographic, di fornire agli utenti delle breaking news evanescenti (ogni 24 ore viene svolto un refresh completo delle notizie). Ovviamente il target obiettivo è il pubblico giovane, tra cui i famigerati millennials, di cui si hanno dati vaghi rispetto ad altre fasce demografiche.
Gli articoli presenti su Discover saranno degli assaggi, dei mordi e fuggi, con formati accattivanti e della durata di pochi secondi in caso di contenuti video, per poi scomparire senza lasciare traccia, nel migliore spirito dell’app.

I contenuti sono prodotti espressamente per l’applicazione, un trend già perseguito da BuzzFeed o The Wall Street Journal, che hanno già intrapreso la strada di distribuzione di contenuti via messaggistica istantanea (così come La Repubblica, che invia una newsfeed giornaliera su Whatsapp).
Secondo il sito CNet, Snapchat riuscirà con Discover ad aumentare gli incassi, inserendo mini-spot prima dei contenuti (sembra che l’azienda abbia già contattato diversi inserzionisti).

Inoltre, Snapchat ha dichiarato nell’annuncio rilasciato sul blog, che questa feature sarà completamente diversa dalle newsfeed dei social media tradizionali.

I social media ci dicono cosa leggere, in base a quello che è più recente o più popolare. Noi invece ci affidiamo ad editor e artisti, non a click e condivisioni.

Sembra quindi che si assisterà all’ennesimo cambiamento di formato e fruizione delle notizie.
Secondo voi i social media seppelliranno definitivamente i mezzi di informazione classici? Trovate diverso l’approccio di Discover?

Apple sta sviluppando una propria versione dei Google Glass?

Tempo di grandi novità ed indiscrezioni in casa Apple. Dal lancio ormai prossimo del watch ai tanti rumors riguardanti una possibile Apple car, i tecnici di Cupertino continuano ad esplorare nuovi orizzonti per il futuro.

È di pochi giorni fa l’indiscrezione sulla possibile realizzazione di una propria versione dei Google Glass, prodotto che nonostante il flop iniziale molti considerano ancora come ricco di opportunità per il prossimo futuro. Secondo Gene Munster, analista di Piper Jeffrey, Apple sta da tempo lavorando con un piccolo team sulle possibilità offerte dalla realtà aumentata, ed in particolare su sistemi che permettano di “legare” informazioni digitali al mondo “fisico”. Una tecnologia ancora poco diffusa ed utilizzata ma capace di interagire in modo netto sulla vita quotidiana dell’utente.

Una notizia che seppur non direttamente collegata ai Glass, non può non far pensare ad una versione made in Cupertino degli stessi. I Google Glass rappresentano infatti il prodotto che più si avvicina a questa idea di realtà aumentata e tanto basta per creare aspettative e interesse a riguardo. Il background Apple sarebbe poi per molti esperti perfetto per ovviare ai tanti problemi che hanno portato alla chiusura, forse solo momentanea, del progetto Glass da parte di Google. Su tutte l’estrema attenzione al design e la desiderabilità del prodotto, marchi di fabbrica della mela morsicata, che diventano elementi fondamentali per dar vita ad un prodotto che ben si leghi con il mondo fashion e possa essere indossato senza problemi.

Una sfida senza dubbio complessa che significherebbe in termini pratici, secondo Munster, non meno di 10 anni di lavori. Apple ci ha però abituato bene in questi anni, accettando prove spesso limite, prove che hanno poi dato vita a prodotti unici. Un esempio su tutti è lo smart watch che Apple ha totalmente rivoluzionato in termini di design ed utilizzo con il suo watch. Una “vittoria” che, come per lo watch, sarebbe oltre che commerciale anche e soprattutto d’immagine e reputation, riuscendo là dove i maggiori competitor hanno fallito

Non ci è ancora dato sapere se questi studi sulla realtà aumentata daranno vita ai Glass o semplicemente saranno riutilizzati su nuove versioni di prodotti già esistenti, ma è indubbio che sul tema ci sia interesse. Curiosi?!? State tranquilli, in caso di novità vi terremo aggiornati.

Meerkat, la live streaming app che spaventa Twitter

Meerkat, la live streaming app che spaventa Twitter

Che testa è quella che spunta dal mondo delle app? Pare quella di un suricata… o Meerkat!

Questi mammiferi della prateria, comunitari e sempre vigili, non a caso hanno ispirato il nome di un’app che sta facendo molto chiacchierare, anzi, cinguettare di sè.

Cosa fa Meerkat?

Una cosa, e la fa bene. Meerkat è un’app che permette di condividere video in streaming, rigorosamente su Twitter. Per andare on air basta avviare l’app e iniziare a registrare: un link verrà automaticamente postato su Twitter, permettendo ai follower di seguire lo streaming live.

Twitter è il punto di uscita unico e privilegiato della trasmissione: questo si manifesta sin dalla registrazione a Meerkat, che avviene attraverso le credenziali del medesimo social network. Durante lo stream, tutti coloro che stanno assistendo potranno lasciare dei feedback live e i commenti arriveranno direttamente all’autore del video, permettendogli di rispondere in diretta.

Al momento è disponibile solo per gli utenti Apple.

Meerkat, la live streaming app che spaventa Twitter

Le regole di Meerkat

L’essenzialissimo e giallissimo sito dedicato alla app contiene poche informazioni, ma esaustive: sulla sinistra, sotto al link per comprare la maglietta con il simpatico suricata, è possibile reperire le Regole di Meerkat.

Il concetto che spicca su tutti è uno: l’immediatezza. I video in straming su Twitter grazie a Meerkat sono rigorosamente live, per cui è possibile guardarli e retwittarli, ma non salvarli per visualizzazioni future.

Meerkat, la live streaming app che spaventa Twitter

La magia di Meerkat

Meerkat, insomma, non è un nuovo spazio sociale, ma un’effimera fetta di contenuti della grande torta che è Twitter. È un dolce destinato a finire presto, preparato in poco tempo dagli streamer e consumato altrettanto velocemente.

Proprio questa immediatezza e la facilità d’uso hanno permesso all’app di arrivare a 150.000 utilizzatori nel giro di due settimane dal lancio, avvenuto lo scorso 27 febbraio e consacrato dalla partecipazione al festival musicale e cinematografico South by Southwest in Texas del CEO Ben Rubin; lui stesso ha confessato il suo stupore per l’attenzione suscitati e i buzz generati dal rilascio della sua app (per non parlare del successo della mascotte!).

“Some magic happened”.

Meerkat for business

Ma cos’è che rende Meerkat così appetibile per il business? La possibilità di programmare gli stream, postando dei post su Twitter per fornire ai follower ora e data di inizio dello stream… magari attizzando l’attenzione con succose anticipazioni.

Sta ai brand e alle personalità sfruttare al meglio questi contenuti video. Basta lasciar vagare l’immaginazione per vedere le infinite potenzialità: trasmissioni live dalle prime file di concerti ed eventi sportivi, succose anteprime e retroscena di eventi e fiere, conferenze in live stream direttamente dai cellulari degli speaker, trasmissioni in diretta dalle più svariate destinazioni turistiche,… e chi più ne ha, più ne trasmetta!

LEGGI ANCHE: Twitter e i video nativi: cosa sta cambiando nel video marketing?

E Twitter non sta a… guardare

Indubbiamente i video sono uno dei digital trend del 2015, e Meerkat è partito con il piede giusto per cavalcare l’onda di questa tendenza business e marketing.

Anche troppo.

Così almeno deve pensarla Twitter, che ha tagliato la possibilità, per gli utenti Meerkat, di importare automaticamente i follower nell’account dell’app. Lo stream resta inalterato, ma la distribuzione ne risulta inficiata.

Il tentativo dell'”uccellino” di volare lontano dal “suricata” si spiega con l’acquisizione di Periscope da parte di Twitter, avvenuto già da tempo, ma ufficialmente annunciato solo dopo l’enorme successo di Meerkat. Cos’è Periscope? Nulla più che un’altra live streaming video app su cui il social network aveva già investito e con la quale vuole evidentemente garantirsi un ruolo di primo piano nella nascita dell’era del mobile live streaming.

Questa mossa, tuttavia, non fa altro che confermare che Meerkat ha tutte le potenzialità per andare oltre il boom iniziale, dimostrandosi ben più longeva dei contenuti effimeri che veicola.

Meerkat, la live streaming app che spaventa Twitter

Procter & Gamble si affida al digital nella costruzione dei brand

procter & gamble digital

Procter & Gamble spende 8,6 miliardi di dollari per pubblicizzare i suoi 300 brand e lo fa anche investendo nella tecnologia digitale. The times they are a-changin’ di Dylan staranno fischiettando già da un po’ nel quartier generale: perché molte cose sono cambiate e molte stanno cambiando, e il colosso americano intende ricordare al mondo che è ancora una grande scuola di marketing.

Procter & Gamble: sulla scia di “Like a Girl”

Come riportato da Forbes, due settimane fa, ad Hollywood, in Florida, l’ANA (Association of National Advertisers) ha tenuto la sua annuale Media Leadership Conference e il discorso di apertura è stato pronunciato da Marc Pritchard, Global Brand Officer di P&G. Pritchard ha inaugurato il suo intervento mostrando il video promozionale “Like A Girl”, realizzato per il marchio Always, un video diventato subito virale, con milioni e milioni di visualizzazioni su YouTube.

LEGGI ANCHE: LikeAGirl: la campagna di Always contro gli stereotipi [Viral Video]

La campagna “Like A Girl” poneva l’accento sull’autenticità, perché un’azienda quando fa il suo ingresso nel mondo digitale e dei social media – assicura il manager di Procter & Gamble – deve sapere che il consumatore può avvertire subito la mancanza di genuinità. Onde evitare tale pericolo, occorre tenere vivi il bisogno di un profondo consumer insight e la necessità di un’idea potente di brand che sia in grado di coinvolgere emotivamente i consumatori. Branding e storytelling sono sempre di più i cardini su cui ruota il marketing: la multinazionale statunitense questo lo sa benissimo.

Il nuovo modo di fare business di Procter & Gamble

Nel mondo, la metà del tempo passato ad usare media, viene trascorso su tecnologie digitali (e circa un terzo di tale tempo scorre su mobile): non passerà molto prima che tutti i media saranno realizzati in digitale. Perciò, P&G sta facendo adesso quello che ha sempre fatto, e cioè usare il medium creativo prodotto dalla tecnologia emergente e trasformarlo in un’arte per la costruzione dei suoi brand. Quando era solo la televisione a suggerirci immagini, suoni e movimenti, la TV commerciale fu perfezionata in maniera tale da raccontare ministorie sui marchi.

procter & gamble digital story

Proprio ora, l’uso della tecnologia digitale a fini creativi si trova ad un punto di flesso. Secondo Pritchard questi che stiamo vivendo sono momenti tra i più decisivi dell’intera storia della réclame: abbiamo l’opportunità di sfruttare il potenziale di un medium che è parte fondamentale delle nostre esistenze come mai nessun altro prima, arrivando alle persone in più modi di quanti potevamo una volta sognare e facendo dei brand una presenza costante della vita di ogni giorno.

Un nuovo approccio al business per Procter & Gamble quindi. La possibilità di incrementare il valore commerciale è rilevante: fornitura pressoché illimitata; più precisione nel targeting; modalità automatizzate d’acquisto, di vendita e di distribuzione; comunicazione ispirata dall’utente; produzione a più basso costo; amplificazione degli earned media – tutto questo conduce ad un ROI molto più elevato. Insomma, il digital spicca sia per maggiore efficienza che per maggiore efficacia di fronte a qualsiasi altro medium con cui i pubblicitari abbiano avuto a che fare in passato.

procte & gamble customer experience

Ma siamo solo ai titoli di testa, perché il sistema mediatico digitale è un’imponente opera in fieri. Ci muoviamo in un mondo in continuo divenire, in cui non è sempre semplice districarsi da trame spesso complesse. Pritchard confessa che, malgrado gli ostinati sforzi e le continue sfide accettate, non si potranno mai dominare completamente tutte queste tecnologie. Perciò è importante semplificare, strappare fuori il cuore di mistero del “mondo nuovo”, dire alla gente che si sta guardando al di là dell’ossessione tecnologica e che si sta spostando l’attenzione verso ciò che conta davvero: la customer experience.

In pensione con stile, dimissioni via Google+ per Patrick Pichette

Patrick Pichette di Google ci insegna che ci sono lettere d’amore, lettere di perdono, lettere di licenziamento e lettere che sono tutte e tre le cose insieme.

Niente a che fare con la lettera apparsa sul Corriere per il tradimento del povero Enzo (tuoexmarito) con conseguente risposta da parte della moglie fedifraga,  e annuncio bufala da parte di Real Time, ma di un’altra lettera, o meglio, di un post su Google+ da parte di Patrick Pichette CFO di Google.

La scelta di Patrick Pichette CFO di Google

Annunciare le dimissioni da Chief Financial Officer di Google tramite un post su Google + per rispondere alla domanda che la moglie gli aveva posto in vetta al Kilimangiaro.

Una domanda semplice semplice, che tradotta suonerebbe in italiano suonerebbe come un “se non ora quando?”, per rispondere all’ennesima richiesta di trascorre più tempo insieme dopo 25 anni di matrimonio.

Dimissioni 2.0. ad ognuno il suo social

Quando una persona  decide di andarsene da un’azienda, e lo deve comunicare al proprio datore di lavoro, o socio, non è mai una scelta semplice, e trovare le parole per esprimerlo nemmeno.

Per chi come Patrick o  Marina Shifrin nel suo famoso video “I quit” sceglie di rendere pubblica la propria decisione, si entra addirittura nel merito di quale social utilizzare.

LEGGI ANCHE: Il tuo 2014 (e tutto il resto della tua vita) secondo Google

I contenuti dell’annuncio

Tornando a Patrick, non c’è solo il testo dell’annuncio, ci sono le immagini di quel successo sportivo, e quel cartello “made it finally” che ribadisce cosa sono in grado di fare lui e Tamar (la moglie),  e cosa saranno in grado di fare nei prossimi anni, grazie alla scelta di Patrick e all’opportunità di viaggiare in giro per il mondo.

Scrittura digitale è anche questo, saper trasmettere le proprie emozioni, inviare un messaggio chiaro, in un perfetto equilibrio tra l’amore per la moglie e la responsabilità verso i propri colleghi.

Un racconto emozionante di una vita che cambia, il classico mollo tutto di una persona che ama il suo lavoro, ma che si è reso conto, che forse ama più se stesso e la persona che ha scelto per la vita, e che per 25 anni non ha goduto della sua compagnia di stacanovista.

Digital content Lab

Bruno Bertelli, il pubblicitario più premiato nel mondo con un palmares che vanta 30 Leoni a Festival Internazionale di Cannes, di cui ben 6 d’oro, oltre a molti altri premi nazionali ed internazionali sarà il docente del Digital Content Lab.

Non vi insegnerà come licenziarsi da Google via social network, ma  come meglio affrontare temi di scrittura creativa, digital story telling, visual content, anche tramite esercitazioni individuali e di gruppo, con simulazioni e project work.

Campagne mirate per gli italiani all'estero? Con Facebook Expat targeting ora si può

Che Facebook sia diventato un paid media lo si è capito già da tempo, se ne facciano una ragione i gestori di Pagine Fan convinti di poter ancora ottenere risultati degni di nota senza investire un euro in Facebook Ads. Anche se è difficile da digerire, la sponsorizzazione sul social network di Palo Alto funziona, meglio di altre forme di advertising “tradizionali”.

A suo favore gioca l’ottima ed efficace profilazione del target di riferimento, che consente ai social media manager di poter veicolare il giusto messaggio alla giusta audience, semplicemente selezionando interessi, età, comportamenti, informazioni personali, lingua e luogo di residenza.

Proprio in riferimento a queste due ultime opzioni è stata annunciata l’altro ieri nella sezione Facebook For Business l’introduzione di una nuova funzione di targeting: Expat Targeting.

Cos’è?

Milioni di persone vivono fuori dal proprio Paese di origine, e utilizzano Facebook per restare in contatto con amici e familiari sparsi in tutto il mondo. Facebook ha capito che questa esigenza di restare in contatto con le proprie radici non è vissuta solo dagli utenti, ma anche dai brand, dalle aziende, che vogliono mettersi in contatto con chi ha abbandonato il proprio Paese di nascita per trasferirsi altrove.

Con Expat Targeting l’obiettivo è proprio questo, consentire agli editor di Pagine Fan di targetizzare gli ads scegliendo persone che, ad esempio, sono di lingua italiana ma vivono in Canada.

Immaginate un’agenzia di viaggi, una compagnia aerea, una catena di alberghi, attività che vedono in queste persone dei clienti affezionati con i quali interagire.

A differenza di quanto accade solitamente con le novità introdotte da Facebook, che vengono prima diffuse in via sperimentale in alcuni Paesi o in esclusiva per determinati brand scelti, l’Expat Targeting è disponibile in tutto il mondo negli strumenti dedicati agli Ads.

Ancora una volta i vertici di Facebook investono tempo e risorse nel miglioramento dell’esperienza business, implementando un già ottimo strumento di social advertising che si arricchisce ora di una funzione che ha anche un certo sapore nostalgico, oltre che economico e commerciale.

Tutto quello che c'è da sapere sul content marketing [INFOGRAFICA]

Non tutto può essere tenuto sotto controllo e non possiamo di certo ricordarci ogni cosa; tuttavia, un’infografica può rappresentare uno strumento molto utile per verificare se abbiamo rispettato i punti principali relativi ad una determinata materia.

Per tale motivo, tutto quello che c’è da sapere sul content marketing è stato sintentizzato e semplificato in un linguaggio visivo che risulterà impossibile dimenticare.
Rispettando queste linee guida potremo creare ottimi contenuti e raggiungere fini strategici con il minimo sforzo.

Perché serve una strategia di Content Marketing?

Una strategia solida di contenuti aiuta a differenziarci dalla concorrenza. Vi chiederete il perché? La risposta è davvero semplice. Il motivo è, ovviamente, legato all’unicità di ciò che offriamo al nostro pubblico.
Inoltre, un piano serve a presentare un’immagine coerente sui diversi canali social utilizzati.

Importante è non dimenticare questa parolina magica: “coerenza” che deve caratterizzare ogni nostro contenuto; se non rispettiamo tale principio rischiamo di essere contraddittori e poco credibili; e l’utente non gradisce mai messaggi incoerenti e poco sinceri.

Tutto quello che c'è da sapere sui contenuti di marketing [INFOGRAFICA]

Bisogna definire, pianificare e gestire la strategia di content marketing in virtù di un obiettivo specifico. Avere degli obiettivi permette di creare contenuti in linea con il business.

Indispensabile è conoscere i valori dell’azienda ed i propri utenti, poiché la conoscenza esatta permette di scegliere contenuti vantaggiosi per ambedue le parti. La creazione di contenuti è il cuore della strategia. Gli utenti cercano contenuti quando vogliono informazioni o vogliono essere intrattenuti, proprio per questo è necessario catturare la loro attenzione stimolando la leva della curiosità.

Una volta ottenute queste informazioni sarà possibile definire ed eseguire, al meglio, il piano strategico sui contenuti, ottenendo la massima esposizione sui diversi canali.

“Content is king of social marketing!”