Il carattere dell’Unicum non è né Street né Art

Unicum

Questa settimana cambiamo decisamente settore e proviamo a gustare il sapore deciso e speziato di un famosissimo amaro ungherese. Cosa succede quando il noto liquore Unicum incontra, in qualche modo, la street art?

Il nome dello storico liquore, creato nel 1790 dal dottor József Zwack, medico alla corte di Giuseppe II imperatore d’Asburgo e re d’Ungheria, nasce da una frase del sovrano dopo il suo primo assaggio: “Dasistein Unicum!” esordì.

Unicum street art

Oggi accade che i discendenti del dr. Zwack, nello specifico di Isabella Zwack, rappresentante della sesta generazione, decidano di guardare ai giovani, alle novità nel campo delle arti visive e in particolare alla Street Art per la nuova veste grafica del liquore ungherese. In occasione della special edition 2015, infatti, l’amaro Unicum lancia il contest Carattere Unicum Tour.

carattere unicum tour

Il progetto itinerante dell’azienda di famiglia, che coinvolge giovani artisti e street artist per la realizzazione della nuova etichetta, tra febbraio e marzo fa tappa a Milano, Napoli, Roma e Firenze. Il tour di Unicum, accolto in quattro locali delle diverse città, realizza quindi una serie di appuntamenti aperti a tutti.

In queste serate all’insegna della creatività, ognuno degli artisti ha la possibilità di presentare i propri lavori attraverso esibizioni live di Street Art. Durante le serate non manca l’occasione di gustare, comodamente seduti a cena, l’Unicum e l’Unicum barricato prugna, nuova specialità della casa di Budapest.

unicum concorso

Una volta che gli artisti avranno presentato i propri lavori, i disegni saranno pubblicati sul sito ufficiale e successivamente votati dal web. L’idea grafica maggiormente votata sarà infine la vincitrice dell’edizione speciale 2015 di Unicum.

Da un punto di vista squisitamente estetico, la nota positiva è che questo “concorso” (anche se non riusciamo a reperire convincenti specifiche regolamentari, stilistiche, valutative e progettuali) va di pari passo con la tradizione familiare, imprenditoriale e promozionale del liquore.

unicum

Infatti, anche in altre occasioni l’azienda ha guardato con curiosità ed interesse alla realizzazione del logo, e le tracce di questa stretta relazione sono custodite nel Museo Nazionale di Budapest con alcuni affascinanti esemplari di manifesti pubblicitari di inizio Novecento.

unicum

Visto che il contest Carattere Unicum Tour è dichiaratamente incentrato soprattutto sulla Street Art, ci siamo chiesti come mai manchino riferimenti artistico-culturali alla Street art, in grado di inquadrare al meglio la scelta di marketing, di agevolare la comprensione della scelta anche ad un pubblico non del tutto competente e, in primo luogo, di restituire dignità alla stessa street art, che molte volte pare saccheggiata suo malgrado nell’estetica, nei protagonisti e nelle suggestioni che, al di là di tutto, pare sia ancora e sempre capace di rendere.

Pur pensando alla non facile manovra di incrocio tra target, eppure incuriositi dalle motivazioni che spingono il marketing e l’ art director, non poche volte, ad un trattamento davvero curioso della street art, avremmo forse voluto che il Carattere Unicum Tour manifestasse molto più di un vestimento street per presentare, in verità con sobria eleganza e mondanità, un nuovo prodotto. In attesa che il popolo della rete dichiari il vincitore, a proposito di manifesti ci viene da pensare che, ad ogni modo, semmai un vero street artista dovesse vincere il concorso, non sappiamo giudicato da chi nel suo essere tale, potrebbe avere un giorno la sua opera presso il Museo Nazionale di Budapest e, se davvero rappresentante della street art come potremmo sperare, il suo caso sarebbe Unicum.

Mad Men: le pubblicità più belle firmate da Don Draper

Mad Men

Per sette anni lo abbiamo visto incantare CEO e marketing manager negli uffici della Sterling Cooper sulla Madison Avenue. Ci siamo innamorati ascoltandolo parlare,  con una Lucky Strike in una mano e un Old fashioned nell’altra, di pubblicità, donne e mass media.

Dopo così tanto tempo quasi ci sembra che sia stato un vero creativo di quegli anni, alla stregua di Leo Burnett e David Ogilvy. E in effetti Don Draper ne ha firmate di pubblicità memorabili.

Negli Stati Uniti la seconda parte dell’ultima stagione di Mad Men sta per cominciare, e ci sembra giusto onorare queste serie che abbiamo tanto amato con una carrellata del portfolio dell’agenzia di cui mr Draper è  Creative Director.

Kodak

kodak

Samsonite

sterling cooper

Glo Coat

storytelling

Lucky Strike

mad men lucky strike

Hilton Hotels

LEGGI ANCHE: 10 pubblicità in cui visual e copy spaccano

Life

Jantzen

Belle Jolie

LEGGI ANCHE: Ecco perché devi assumere un copywriter

Mohawk Airlines

American Airlines

american airlines

Popsicle

sterling cooper draper pryce

Playtex

Hawaii

Vuoi conoscere un “vero” mad man?

Don Draper è un personaggio di finzione, ma di creativi come lui ce ne sono eccome! Ne è un esempio Bruno Bertelli, Executive Creative Director di Publicis italiana, uno dei creativi italiani più premiati al mondo. Il 10 e l’11 aprile a Milano puoi conoscerlo e imparare da lui i segreti di web copywriting e visual storytelling: iscriviti al Digital Content Lab targato Ninja Academy.

Spotonway, l'app che fidelizza i tuoi clienti

Fidelizzare i tuoi clienti non è mai stato così semplice. Con Spotonway crei il tuo personale programma fedeltà e trasformi un normale cliente in un “super cliente”, un cliente fedele.

Il metodo è chiaro: il cliente spende, accumula punti, ritira i premi. Un sistema a ricompensa che gratifica chi compra con un risparmio indiretto.

Ho fatto qualche domanda a Paky Michele Russo, founder e CEO di Spotonway.

Dato per scontato che conquistare un nuovo cliente risulta più dispendioso che coccolare le persone che già comprano i nostri servizi, l’obiettivo di Spotonway, “luci sulla strada”, è migliorare la loro customer experience.
L’entusiasmo nelle sue risposte mi semplicemente conquistato e ho richiesto una prova gratuita sul sito. Ora luci su Paky! 

Primo posto con Wind Business Factor, l’ingresso nel programma di accelerazione LUISS Enlabs e infine un finanziamento micro-seed da parte di LVenture Group. Quella di Spotonway è una storia ordinaria di una startup in Italia?

Un esordio niente male, considerando che al primo finanziamento micro-seed da parte di LVenture Group ricevuto a gennaio 2014, ne sono seguiti altri due: uno ad agosto 2014 di € 165.000,00 e l’ultimo, ricevuto da pochi giorni, di € 500.000,00.
La nostra più che una storia ordinaria, la definirei storia straordinaria! Con tanta perseveranza, impegno e lavoro, siamo riusciti in un anno a raggiungere grandi traguardi, ad avere la fiducia e l’attenzione degli investitori, degli esercenti e degli utenti. Una forte spinta che motiva quotidianamente il nostro team, composto da 12 persone, e che ci invoglia a migliorare il nostro modello di business, crescere ed espanderci. Presto, dopo Roma, arriveremo a Milano!

Spotonway applica un modello tipico della grande distribuzione ai piccoli esercenti. Come fa un piccolo commerciante a massimizzare il ROI con una raccolta punti?

Il nostro obiettivo è proprio quello di dare la possibilità concreta ai piccoli esercenti di adottare un modello tipico della grande distribuzione.

Spotonway, infatti, letteralmente significa “luci sulla strada” e i nostri riflettori sono tutti puntati su ristoranti, parrucchieri e tutte le piccole e medie attività che la GDO sta pian piano mettendo in ombra, ma che costituiscono ancora il cuore pulsante dell’economia del nostro Paese.

Il Programma Fedeltà Spotonway consente a un piccolo commerciante di fidelizzare i suoi clienti con efficacia ottenendo un reale ritorno dell’investimento, soprattutto nel medio e lungo periodo. I clienti possessori della Card, se invogliati e allettati da premi e regali, sono portati a tornare più spesso nella stessa attività e quindi a spendere di più.

Fidelizzare è importante perché i costi per l’acquisizione di nuovi clienti sono quasi sempre superiori a quelli sostenuti per il mantenimento di quelli vecchi: insomma, tenersi un vecchio cliente costa meno che doverne rincorrere uno nuovo. E il Programma Fedeltà Spotonway è uno strumento semplice, veloce e accessibile a tutti avendo un costo sostenibile per ogni piccolo e medio esercente.

Un tempo era il sito vetrina, oggi per ogni attività è utile rendersi disponibile anche attraverso app dedicate. In che modo cambia Spotonway grazie alle app iOS e Android?

Il Programma Fedeltà Spotonway si pone come uno strumento innovativo, tecnologico e digitale. Puntiamo sulle nuove tecnologie e le app danno la possibilità ai piccoli e medi esercenti di creare un legame digitale con la propria clientela che duri nel tempo. Permettiamo a tutti i nostri affiliati di essere sempre a portata di smartphone dei loro clienti e di essere trovati facilmente anche da nuovi tramite il sistema di geolocalizzazione.

Al tempo stesso vogliamo migliorare la customer experience, far sentire i clienti parte di una community, dedicare loro trattamenti speciali e indirizzarli nelle loro attività di shopping in modo immediato e digitale, questo il nostro obiettivo.
Con l’app Spotonway, infatti, vogliamo offrire sempre più servizi ai nostri utenti e ai nostri affiliati, ampliare e facilitare le modalità di comunicazione e interazione che ci consentono di soddisfare le richieste e quindi le esigenze degli utenti finali.

In che modo Spotonway rende efficace l’email marketing?

Rendiamo le nostre email marketing uno strumento efficace che consente ad ogni esercente di rimanere in contatto costante con i suoi clienti, di riattivare la relazione con un cliente che non torna da molto tempo e di premiare i clienti più fedeli.

Tutto ciò è possibile grazie al nostro pannello di controllo in dotazione ad ogni nostro affiliato. Con questo tool i nostri partner conoscono il comportamento della propria clientela, la frequenza di acquisto, le preferenze e hanno accesso a informazioni demografiche che permettono di lanciare campagne di email marketing altamente profilate, personalizzate e targettizzate. In questo modo ogni esercente crea un rapporto intimo e privilegiato con i suoi clienti.

Rispetto ad altri strumenti che favoriscono l’incontro tra consumatore ed esercente grazie a sconti e coupon, qual è il vantaggio di Spotonway?

Crediamo che una piattaforma di marketing non debba solo generare nuovi clienti, attratti dalla super offerta occasionale, ma debba farli ritornare.

Uno dei vantaggi di Spotonway è la semplicità e l’immediatezza con cui è possibile rafforzare la “relationship tra customer e merchant”, creare un rapporto intimo e soprattutto duraturo tra esercente e consumatore.

I siti e tutti gli strumenti di sconti e coupon sono complementari al nostro business; i primi puntato all’acquisition, mentre noi alla retention e il nostro segmento di utenza non coincide con quello dei siti di couponing. I nostri utenti, infatti, all’offerta scontatissima, preferiscono la qualità e un rapporto diretto con l’esercente stesso, vogliono vivere attivamente l’experience in store divertendosi, ricevendo premi e fidelizzandosi, sentendosi coccolati.

 

Le app per non farsi trovare impreparati nella vita di tutti i giorni

Certezze in diminuzione e tempo sempre più scarso, la vita di tutti i giorni non ci permette di essere sempre al top e di errori spesso se ne compiono: perché abbiamo la testa tra le nuvole, per la mancanza di tempo o perché siamo inconsapevoli di alcune cose, lacune che a volte non colmiamo perché travolti dallo scorrere degli eventi.

Se quanto detto vi rappresenta in particolar modo non preoccupatevi, nulla è irrimediabile e con un dispositivo mobile e le app giuste c’è rimedio anche per i più distratti! Oggi vi mostriamo con queste 5 app come in realtà esista una soluzione a portata di smartphone per ogni imprevisto. Due di queste app sono disponibili solo all’estero, ma non vi preoccupate: vi segnaliamo anche delle app con cui potete avere funzioni simili e che potete scaricare dagli app store italiani 😉

Dark Sky, pioverà?!


Nubi sospette, tempo molto incerto e una domanda che ritorna:”Pioverà?!”, vale la pena uscire con un ombrello o no?…Che scarpe mi metto? Prendo l’impermeabile o forse è esagerato? Tutta una serie di decisioni che prendiamo, assecondando quella nuvoletta minacciosa che poi si rivelerà del tutto innocua.

Evidentemente un cruccio comune al quale però oggi volendo si può porre rimedio grazie a Dark Sky, l’app meteo minuto per minuto. Ho un appuntamento e devo uscire, in caso di maltempo tutto diventa più complicato, traffico e mezzi pubblici affollati aumentano il livello di difficoltà dell’impresa, che noia! Ma immaginate se si potesse essere più organizzati sapendo con esattezza l’orario di inizio delle precipitazioni…Una svolta!

Dark Sky permette di fare proprio questo con affermazioni del tipo “Una leggera pioggia inizierà tra 22 minuti”. Un’app meteo dalla precisione sorprendente che ha trovato nell’esattezza il suo punto di forza, facendola differenziare dal vasto panorama delle app simili e già enormemente diffuse. D’accordo sulla sua utilità?

Disponibile a 3,99 euro solo in US Store per Iphone e Ipad. Per l’Italia vi consigliamo tre app Meteo davvero valide: la famosa IlMeteo, Yahoo Weather per il design davvero molto bello e WeatherPro se proprio volete sapere tutto sul meteo e in qualsiasi città del mondo vi troviate!

Key me, impossibile restare fuori


Perdere le chiavi di casa, situazione scomoda e noiosa nella quale non vorremmo mai trovarci, purtroppo però a volte capita e non possiamo farci niente, quello che resta da fare è risolvere la questione.

Per chi diventa protagonista di disavventure del genere arriva l’app Key Me pensata per azzerare totalmente il problema: basta fare una foto alla propria chiave attraverso la app che ne garantisce la sicurezza e, in caso di smarrimento, da quella si può ricavare una copia reale recandosi presso i negozi specializzati o da un normale fabbro consultando le istruzioni fornite dalla stessa app.

Dal momento che diventa digitale è possibile personalizzarla e condividerla con chi si ritiene più opportuno via email.
Presto sarà disponibile per Android, lo è già gratuitamente per iOS ma non per l’Italia.

E per chi non perde solo le chiavi di casa…

In sostituzione di KeyMe vi segnaliamo Tile, di cui vi abbiamo parlato in un articolo di già due anni fa: Tile è il minigadget della forma e della grandezza di una tesserina da “attaccare” all’oggetto che temete di perdere (le chiavi di casa, il portafogli, la valigia…) e che grazie ad un’app è rintracciabile via bluetooth 4.0.

Yoga Studio, per non rinunciare alla lezione


Relax e costanza spesso vengono meno quando si è travolti dagli eventi e dalle migliaia di cose da fare. Se siete appassionati di yoga o vorreste esserlo ma non avete tempo per iniziare a seguire un corso, con l’app Yoga Studio potreste provare quest’esperienza in versione mobile, ovunque voi siate.

A vostro servizio troverete delle lezioni di Yoga in formati video HD e con diversi livelli di difficoltà, dal beginner all’advanced passando perl’intemediate. Le lezioni hanno una durata di 15, 30 o 60 minuti e potete scegliere quella che preferite, sempre accompagnati dalla voce del maestro che vi guiderà nella corretta assunzione delle pose, in totale 280 e interamente raccolte in una libreria alla quale attingere per rivederle anche tramite dei “Pose Blocks” cioè delle brevi sequenze dalle quali imparare semplicemente e velocemente.

Lo Yoga sempre a portata di mano, anche senza una connessione ad internet poiché è compresa la possibilità di download dei contenuti con dimensioni 10 volte inferiori rispetto ai normali video HD di cui usufruire dall’interno della app, così da non occupare troppo spazio. Inoltre, proprio per non avere scuse e tralasciare l’esercizio, si può programmare l’appuntamento, individuando già quale lezione si vorrà fare, sul calendario interno alla app.

La grafica è minimal così da rendere la fruizione davvero focalizzata sull’esercizio e facilitare l’apprendimento “a distanza” limitando ogni forma di distrazione.
Disponibile per iOS a 3,99 euro.

Think Dirty, contro le sostanze tossiche


L’acquisto di prodotti per la cura del corpo riguarda un po’ tutti, sia l’universo maschile che femminile. E’ vero però che non tutti siamo esperti conoscitori di sostanze in essi contenuti e quindi, anche se l’informazione su di essi in nome di un sano utilizzo, di denuncia di sostanze tossiche in essi contenute e di prevenzione di effetti collaterali è sempre più diffusa, molto spesso un po’ per la fretta o perché non ricordiamo i loro nomi, l’interazione con le confezioni è del tutto passiva, ci lasciamo convincere più dalla marca che dal reale contenuto.

Think Dirty nasce proprio per questo, per aiutare i consumatore ad identificare i potenziali rischi associati ai prodotti per il corpo, per evitare di affidarsi totalmente a ciò che ci viene raccontato, per fare in modo di essere attivi e lasciarsi coinvolgere solo se siamo stati noi deciderlo.

L’iniziativa nasce da Lily Tse Founder and CEO della società, che afferma “There are hormone disruptor chemicals in many products that have been possibly linked to breast cancer. I was shocked the cosmetics industry was not regulated like the food and drug sectors. And like most women, my lipgloss and shampoo are products I would never think to describe as “toxic” or could contain cancer-causing chemicals” e prosegue “Finding safer alternatives for myself was a huge challenge[…]With my background in design and marketing, I wanted to develop and create something not only for myself but for others as well, and that’s how Think Dirty® was founded.”

Attraverso la scansione del codice a barre l’app restituisce un punteggio indicativo della “pericolosità del prodotto” in termini di “Cancerogenicità, tossicità, allerginicità e immunotossicità”. Le valutazioni sono determinate sulla base di dati pubblicamente disponibili rilasciati da agenzie non-profit e governative in Nord America per quanto riguarda la salute e la sicurezza dei singoli componenti presenti nei prodotti per la cura personale. Che ne pensate? La ritenete utile?
Disponibile gratuitamente per Iphone, Ipod Touch e Ipad.

UN Women lancia una campagna per il Mother's Day nel mondo arabo

UN Women Mother's day

In gran parte del mondo arabo è un vero e proprio tabù pronunciare in pubblico il nome della propria madre, indicata con perifrasi del tipo “la madre del suo primogenito”. Proprio per opporsi a tale costume, in occasione del Mother’s Day l’UN Women – l’agenzia delle Nazioni Unite per la parità di genere e i diritti delle donne – in collaborazione con la compagnia pubblicitaria Impact BBDO Dubai ha lanciato la campagna “Give mom back her name”. 

UN Women Mother's Day

Il Mother’s Day in Egitto e in alcune nazioni del Medio Oriente si festeggia il 21 marzo, data dal forte contenuto simbolico: sta ad indicare una rinascita, un risveglio, un nuovo inizio. È la primavera (che è donna: ricordate Botticelli?), è la terra che si ricopre di fiori: è la vita che rivendica tutta la sua potenza. Apparentemente, uno splendido omaggio. Eppure, proprio in quegli stessi paesi, la figura della madre spesso non gode del rispetto e della considerazione che dovrebbero esserle dovute. Il che suona parecchio contraddittorio.

LEGGI ANCHE:  HeForShe, quando a voler la parità dei sessi sono gli uomini

Sfatare un vecchio tabù

La nobile iniziativa di UN Women è stata promossa con un video su YouTube e, su Twitter, proponendo agli utenti di usare come foto profilo il nome della loro madre e di scriverlo in un tweet con l’hashtag #MyMothersNameIs.

Può essere una forma di riservatezza questa di nascondere il nome proprio della propria madre, e certo è un fatto culturale. Tuttavia, una società che tenda ad includere invece che ad escludere e un mondo più equo e coeso non possono prescindere da un cambiamento di mentalità. La politica può fare il suo ma, come cantava Battiato negli anni ‘80, “l’evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero”. Qui sta il nodo.

Rania di Giordania per UN Women Mother's day

Una regina d’eccezione

Su questo scenario conservatore si staglia la personalità elegante e affascinante di Rania di Giordania. Nei giorni scorsi la regina ha invitato a pranzo alcune anziane ospiti di una casa di riposo di Amman, esaudendo il loro desiderio di uscire per una giornata e onorandole con un banchetto e con la sua presenza.

Prima che madri, tali donne sono persone: di qui la bellezza e l’importanza di quel gesto, tanto più perché in controtendenza con quanto detto finora su altre realtà limitrofe. La regina ha poi postato sul suo profilo Instagram una foto che la ritrae con sua madre, con la seguente didascalia: “A mother can take the place of anyone, but no one can take her place”.

Nel nome della madre

Il ruolo fondamentale, insostituibile, della donna e della madre risale alla notte dei tempi: già in età preistorica, con le statuette note come “Veneri paleolitiche”, si rendeva grazie all’eterno femminino, fonte di felicità e di fertilità (tutt’e tre le parole presentano la medesima radice).

Del resto, non era forse “mamma” la prima parola che pronunciammo infanti? Non era forse il suo il grembo che ci custodì prima di vedere la luce? Perché mai dovremmo vergognarci di chiamarla col suo nome proprio? Soprattutto se, come assicurava Lacan, “l’amore è sempre amore per il nome”: per quel nome, caratterizzante quella precisa persona, con quelle determinate peculiarità. Senza nome saremmo numeri, in un universo privo di colori, indistinto.

Content marketing: consigli per un piano editoriale di successo

content marketing piano editoriale

Quando si parla di content marketing a tutti viene subito in mente la scrittura di post, la ricerca di fonti e immagini, insomma il divertimento del processo creativo. A nessuno vengono mai in mente calendari, orari e attente pianificazioni: eppure qualsiasi strategia vincente di content marketing ha alle spalle un piano editoriale di successo.

Forse non tutti sanno che non esiste un solo tipo di piano editoriale, ma addirittura tre, come riportato da CoSchedule. Li analizzeremo per definire le best practice di ciascuno, creando le basi di un solido content marketing.

Calendario generale

Per avere sempre chiari i focus e gli argomenti importanti per il proprio pubblico. Bisogna sempre avere uno scopo, e un calendario generale permette di definire, anche se vagamente, il tipo e il numero di contenuti da pubblicare per perseguirlo.
Il calendario generale andrebbe rivisto in media ogni cinque mesi, per misurarne gli effetti e pianificare nuovi contenuti in base alla reazione dei lettori.
Per tutte le fasi del piano editoriale, immedesimarsi nell’utente è una buona mossa, ma nello stabilire il calendario generale è particolarmente importante capire perché il proprio target sarebbe disposto a condividere i contenuti che proponete:

    • Desiderio di condividere contenuti di valore: l’headline e le call-to-action saranno vitali nella scelta di qualsiasi contenuto, quindi pensatele per tempo.
    • Voglia di definire se stessi: è importante pensare in anticipo non solo al proprio target generale, ma anche alle diverse tipologie che lo compongono. Bisognerà quindi tener conto in via anticipata dei possibili contenuti da creare.
    • Sentirsi coinvolti: nella stesura iniziale di un piano editoriale sarà necessario anche definire le politiche riguardanti la gestione di feedback: se e quando rispondere ai commenti, come fare moderazione, come analizzare le risposte.

Calendario dei contenuti

In base agli argomenti decisi si può decidere che strategia portare avanti: post sui blog, e-book, video, webinair, eventi e così via. Si può poi dunque scegliere una data specifica. Questo processo può essere svolto almeno due volte dentro uno stesso periodo di definizione del calendario generale (quindi al massimo ogni tre mesi).

Per quanto riguarda la parte più creativa a cui facevamo riferimento all’inizio del post, dei buoni suggerimenti per rendere un contenuto più condivisibile li dà Socialmouths.
Se definendo il calendario generale avevamo chiarito l’importanza di avere uno scopo e perseguirlo, bisogna anche puntualizzare che spingere il brand è legittimo, ma esagerare è controproducente e porta ad una comunicazione unidirezionale.
Da un punto di vista tecnico, invece, è interessante vedere come per i post sui blog (spesso ridotti all’osso per motivi di SEO), la dimensione conti: post più lunghi danno modo di inserire keyword più lunghe, e di valorizzare le immagini che riescono ad incrementare l’engagement.

Calendario di distribuzione

Quest’ultimo è il calendario di riferimento per ogni social media manager che si rispetti. È la parte che concerne la definizione di date e orari precisi per messaggi sui social media, email e newsletter.
Inoltre se esistono social diversi significa doverli usare in modi diversi: ogni contenuto dà il meglio di sé sulla piattaforma più adatta. Sia come tipologia di contenuto che come momento di pubblicazione.
Inoltre, benché vada bene postare più volte lo stesso contenuto, soprattutto se ha avuto successo, non bisognerebbe usare sempre le stesse parole. Bisognerebbe cambiare parole, citazioni, idee chiave.

Immagine: CoSchedule

Immagine: CoSchedule

 E voi? Adottate un piano editoriale, o la vostra strategia di content marketing è basata esclusivamente sul real time marketing?

Le armi di istruzione di massa di 7UP [VIDEO]

 7up armi di istruzione di massa

Se provate a pensare ad un carrarmato, difficilmente proverete emozioni positive. A meno che il carrarrmato in questione non sia quello dell’artista argentino Raul Lemesoff e l’arma non diventi, per una volta, uno strumento di istruzione di massa che attraversa le vie della città regalando libri ai passanti.

Lemesoff si è fatto conoscere già qualche anno fa grazie a questa evocativa installazione, un Ford Falcon verde del 1979 protagonista della Guerra sporca argentina e ora trasformato dall’artista in una biblioteca mobile in grado di contenere fino a 900 libri.

LEGGI ANCHE: La mappa di Londra per gli amanti dei libri [INFOGRAFICA]

In occasione dello scorso World Book Day, 7UP ha scelto di collaborare con l’artista per la campagna #‎FeelsGoodToBeYou‬, iniziativa dalla quale è nato anche questo video che documenta le scorribande di Raul per le strade dell’Argentina, intento a distribuire libri con la sua famosa Weapon of Mass Instruction.

Content Marketing all’amatriciana: la ricetta della strategia [PRIMA PARTE]

Questo articolo è stato scritto da Erik Fiorello e Marco Sorrentino, Digital Content Marketers.

E’ vero, non possiamo presentarci sfoggiando la nostra ventennale esperienza nel campo… non ce l’abbiamo.  In questi anni di lavoro nel content strategy abbiamo però sviluppato un nostro metodo, che ci ha aiutato a mettere chiarezza su questo mondo (quantomeno per noi ha funzionato), dividendo tutto in pochi step: strategia, produzione e delivery.

Iniziamo dalle basi: la strategia.

Ricette facili e veloci. Giacca e cravatta. La presentazione ppt.

1. Ricette facili e veloci – Analisi

Ok, forse il passaggio dai food blogger alla strategia di contenuto non è semplicissimo, ma è perfetto per il ragionamento.
Già, perché ormai il food è un vero e proprio colosso sul web e prima di fare nuovi contenuti bisogna capire come muoversi, cosa produrre e in che aree posizionarsi. Per questo bisogna farsi due domande fondamentali: voglio che il mio contenuto sia pull o push? E’ più importante una ricerca o una conversazione?

Dipende dal mercato avete ragione, ma se vogliamo poter definire la corretta strategia abbiamo bisogno di raccogliere dei dati (volume di ricerca e conversazioni) e magari catalogare il tutto per area semantica.

2. Giacca e cravatta – Competitor

Il grosso è fatto, abbiamo i dati. Sappiamo cosa funziona e cosa sta crescendo, sappiamo anche cosa gli utenti amano condividere. Il perchè così tanta gente sia interessata ai cupcake rimarrà sempre un mistero, ma nel frattempo con un po’ di ricerche possiamo capire quanti contenuti sono stati prodotti sull’argomento.

Se poi, con l’aiuto di quelche tool rubato al SEO, incrociamo i dati di volume con il posizionamento all’interno della serp possiamo anche spingerci a valutare quanto traffico possiamo intercettare.
Vale la pena tenere in considerazione quell’area?

3. La ppt – La presentazione

Siamo arrivati alla fase finale. Abbiamo le idee chiare sulle aree potenzialmente più redditizie, ora non resta che mettere insieme gli ingredienti per creare una strategia che abbia una solida base data driven.

Next step? Preparatevi a sporcarvi le mani. Si entra nella fase della produzione.

Se avrete pazienza di aspettare qualche giorno vi racconteremo qualche dettaglio in più! Adesso andiamo farci du’ bucatini (all’amatriciana)

Le campagne più belle del guru creativo Bruno Bertelli

Le più belle campagne del guru creativo Bruno Bertelli

Quando parliamo di comunicazione creativa non possiamo evitare di nominare Bruno Bertelli, CEO & Executive Creative Director di Publicis Italia, uno dei creativi italiani più premiato nel mondo; il suo palmares vanta 30 Leoni al Festival Internazionale di Cannes (ben 6 d’oro), oltre a vari premi nazionali ed internazionali.

Ed oggi abbiamo deciso di vivere questa storia creativa ricordando le campagne che più ci hanno emozionato :

Heineken Auditourum

Questa campagna è una delle idee creative più famose nel nostro Paese, non a caso ha saputo guadagnarsi davvero tanti premi.

La strategia di comunicazione si focalizza su una sorta di evento/scherzo, che sfrutta in maniera intelligente il web.

Attraverso la rete, infatti, quelli che bevono birra, che amano il football o l’Heineken stessa, sono diventati portavoce di tale evento. Ne hanno parlato i giornali, la notizia si è sparsa attraverso Facebook, e si è calcolato che per riuscire a raggiungere una tale copertura attraverso una tradizionale attività pubblicitaria Heineken avrebbe dovuto spendere all’incirca venti milioni di euro.

Dacia Sponsor Day

Questa campagna si contraddistingue per il forte legame con il territorio e per la capacità di inserirsi nel contesto economico del Paese.

Dacia, insieme ad Udinese Calcio, dà spazio agli sport ed alle squadre che fanno grandi risultati ma hanno piccole risorse.

Leroy Merlin

Spettacolarizzare il rinnovo del negozio Leroy Merlin Solbiate Arno con un key visual iconico e forte. E’ questa l’idea che ha caratterizzato la campagna, dove i prodotti e i progetti per rinnovare la casa diventano parte integrante dell’idea creativa dando vita a spettacolari fuochi d’artificio.

Il concept innovativo del nuovo negozio è volto, infatti, a valorizzare l’esperienza di acquisto, la relazione e l’approccio personalizzato con il cliente facendolo sentire come a casa propria.

Le più belle campagne del guru creativo Bruno Bertelli

Nokia, stop the violence!

Lo spot è intelligente mostra una serie di “selfies tagliati”.
“Ogni giorno migliaia di persone sono vittime di selfie tagliati. Ferma la violenza”.
Un messaggio ironico che accompagna lo spot pubblicitario del Nokia Lumia 735. Uno smartphone concepito, afferma Microsoft, per porre fine ai “selfiedrama” e dare inizio ad un nuovo capitolo della storia degli autoritratti fotografici, quello degli “allfie” che fermerà la “violenza” del taglio dei componenti di un gruppo in posa di fronte ad una fotocamera.

Nescafé: The Hello Experiment

Ve ne aveva già parlato ,qualche tempo fa, la nostra Ninja Luisk . L’esperimento mostra come abbattere le barriere sociali grazie ad un semplice caffè. Un vero esperimento psico-sociologico raccontato in un video virale per spiegare come entrare in sintonia con l’altro. Protagonista, ovviamente, la Red Mug Nescafé, capace di far nascere un’amicizia o una relazione.

La lista potrebbe continuare all’infinito! Quindi se vuoi conoscere tutti i segreti del genio della creatività non perdere l’occasione di incontrarlo.

La creatività è contagiosa. Trasmettila.

Albert Einstein

Dalla musica agli stand fieristici: la stampa lenticolare H3D System conquista nuovi settori

La stampa lenticolare conquista nuovi settori: prodotti e brand innovativi scelgono metodi di comunicazione che siano a loro volta innovativi e di grande impatto visivo.

Per il lancio del loro ultimo disco, The Endless River, i Pink Floyd hanno inserito all’interno della versione Deluxe dell’album una cartolina con un effetto di animazione lenticolare. Realizzata a partire dal progetto di Martin Klimas, la cartolina rende la versione cofanetto ancora più preziosa e ambita.

Tecnologia capace di realizzare straordinari effetti dinamici d’impatto e di catturare a lungo l’attenzione dell’osservatore, gli effetti lenticolari H3D System permettono di massimizzare l’efficacia dell’immagine pubblicitaria incrementando l’impatto visivo e comunicativo del materiale promozionale distribuito in occasione di eventi e fiere.

A partire da brand affermati come Beck’s,  che ha scelto l’effetto flip – un cambio netto di due o più immagini – per rendere più incisivo il leaflet che riporta le caratteristiche principali dei propri prodotti, a case farmaceutiche che sono ricorse all’effetto multiframe per mettere in evidenza le caratteristiche ed i principi attivi di un nuovo farmaco contro l’asma, sono in molti ad aver trovato nella stampa lenticolare un valido alleato.

Oltre che nella stampa di gadget promozionali e di inserti, la stampa lenticolare H3D System può venire applicata a formati di grandi dimensioni grazie a una particolare tecnica che permette di ricorrere a pannelli modulari per la realizzazione di stand espositivi che catturano lo sguardo sfuggente dell’osservatore e di comunicare in modo efficace il messaggio pubblicitario veicolato.

É il caso ad esempio della promozione di Mirvaso, un farmaco contro l’arrossamento del viso per il quale si è ricorso all’effetto lenticolare flip per il claim “Not all reds are cool” per l’allestimento dello stand fieristico aziendale, oppure di Gilette, che si è affidata alla stampa lenticolare H3D System all’interno delle azioni di promozione per il lancio del nuovo rasoio Flebile per rappresentare con un mini filmato stampato in movimento della testa flessibile del nuovo prodotto.

Un prodotto innovativo sceglie un metodo di comunicazione altrettanto innovativo e di grande impatto visivo!