Social media, i migliori amici del tuo business

 

Se credete che sia Blackberry il presente del business vi sbagliate di grosso. Sincronizzate gli orologi e tornate nel 2015, il business ormai è social.

Le relazioni di lavoro non avvengono più come un tempo attraverso lunghi viaggi lavorativi, noiose mail e incessanti chiamate via Bluetooth. Oggi le connessioni in ambito lavorativo sono del tutto cambiate e le riunioni non sono più come abbiamo sempre immaginato. I rapporti personali hanno sempre avuto un ruolo importante nella costruzione dei business e attraverso i social, adesso, hanno messo la quinta: non è un caso che nel mondo digitale, i social media possano accelerare il processo di costruzione di relazioni lavorative. Piattaforme social come Facebook e LinkedIn negli ultimi dieci anni hanno migliorato il modo di comunicare con i potenziali partner commerciali. In questo modo hanno generato connessioni più rapide, divenendo il mezzo principale di ricerca clienti e partner per lo scambio di relazioni lavorative e commerciali.

 

Una grande azienda sa sempre quali società contattare per avviare una collaborazione o una particolare iniziativa. Una volta fatto questo passo, tradizionalmente si partiva con le classiche mail lunghe e noiose per tentare un primo approccio conoscitivo. Siamo seri, nel 2015 quanta attenzione viene dedicata alle fredde mail lavorative? Poca o non abbastanza, non importa; il dato relativo è che ormai sempre più spesso i social network sono in grado di migliorare questo metodo di connessione. Grazie ai social media siamo in grado di trovare esattamente l’impresa da contattare, stabilire se ci sono connessioni reciproche, capire il background societario e vedere cosa fanno i relativi protagonisti.
Detto in questo modo sembra una roba da niente, ma non è proprio così. Qualche consiglio può sempre tornare utile: ecco dei pratici suggerimenti per usare al meglio i social network in ambito business.

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Pensate ai social media come a una lente d’ingrandimento

Le piattaforme social offrono la possibilità di vedere ciò che i potenziali partner, concorrenti e clienti stanno facendo in prima persona. I social si rivelano un modo concreto per vedere in che modo le aziende lavorano e possono illuminarci sui possibili modi di lavorare insieme, o allo stesso tempo farci capire perché non farlo. Anche i potenziali partner sfruttano i social media proprio come una lente d’ingrandimento per capire nel dettaglio le vostre mosse. Assicuratevi di posizionare al meglio la vostra azienda sui social. Condividete perciò contenuti che siano in grado di stimolare serie riflessioni e non esitate a mostrare i vostri traguardi e successi.

Ogni social ha il suo target

Ogni social network è differente. Le persone cambiano il modo di comportarsi in base al canale di riferimento. Per le aziende è indubbiamente importante estendersi su molte piattaforme di social media, ma allo stesso tempo è essenziale adattarsi al diverso tipo di target, offrendo contenuti di qualità per ogni tipo di canale.
La flessibilità è importante, non esiste un metodo universale di gestione dei social: ogni social network deve essere sfruttato in maniera differente sia per la diversa tipologia dei clienti, sia per le caratteristiche del social.

Le relazioni sono essenziali

Social media, i migliori amici del tuo business

Se cercate di connettervi con un rappresentante societario, controllate sempre per vedere se qualcuno nella vostra azienda ha un rapporto prestabilito con quella persona. Avere un collegamento in comune può essere molto utile per intavolare una trattativa lavorativa con un’altra società nello sviluppo di piano di business.

I social media sono importanti ma non sono tutto

I social non sono ovviamente l’unica chiave per il successo, ma rappresentano delle ottime risorse da aggiungere alle pratiche tradizionali di lavoro. Ad esempio, tutti abbiamo inevitabilmente inviato un’e-mail o messaggio vocale a un’altra società senza avere risposta; ma non per questo bisogna smettere di farlo.
È opportuno continuare sulla “classica” via lavorativa e nel frattempo seguire, separatamente, tramite LinkedIn o altre strade digitali, nuove opportunità di rapporti con i potenziali partner.

Che sia su internet o meno, l’elemento fondamentale di sviluppo del business sarà sempre quello di instaurare relazioni forti e durature con i propri partner. Il saper fare lavoro e comunicare con le altre aziende non si misura solamente su come utilizziamo i nostri social ma anche su come sfruttiamo ogni tipo di canale.

Conquista la tua tribù con il Tribal Marketing. L'esperienza in-house di Jeep

Mirko Pallera Corso Tribal Marketing Jeep

Secondo Bernard Cova, con il tribal marketing non si intende creare un vincolo personale con il consumatore, piuttosto, si cerca di  “mantenere il legame fra i clienti stessi, aiutandoli a condividere le loro passioni grazie […] a un prodotto o un servizio che abbia valore di legame”.

Ora, pensa a un lovemark come quello di Jeep e alla sconfinata galassia di microcosmi, i Jeep club, sorti grazie agli entusiasti e agli appassionati del brand. Non a caso ho parlato di microcosmo, o meglio, di neo-tribù, ossia “ insieme di individui non necessariamente omogenei fra loro” accomunato da “un’identica soggettività, affettività o etica, capaci di svolgere azioni microsociali”, proprio per definire i confini netti di una comunità. Ora, se un brand ha a che fare con una moltitudine di tribù, diverse per ragioni culturali, geografiche e linguistiche, che cosa deve fare per affermarsi e diventare la voce guida di tutte queste comunità? L’ho chiesto a Luna Bondesan, del marketing team di Jeep.

L’anno scorso Jeep ha seguito il corso in-house in Tribal Marketing di Ninja Academy con il professore Bernard Cova. Da che cosa è nata questa esigenza?

Ci siamo interessati al corso in Tribal Marketing, perché avevamo una necessità: rendere il nostro brand il punto di riferimento per tutti i Jeep Club non ufficiali sparsi per il mondo. Jeep è un marchio molto amato sia dagli owner che dagli entusiasti e proprio grazie a loro sono sorti diversi realtà e gruppi accomunati dalla stessa passione per il mondo Jeep. Ci siamo trovati di fronte a uno scenario variegato, una tribù appunto, con cui dovevamo giocoforza dialogare. La vera esigenza in realtà è stata quella di coordinarci internamente per comunicare in maniera uniforme con tutti gli appassionati di questa grande community. Ma come? Per questo abbiamo scelto Ninja Academy, affinché ci guidasse in un progetto chiamato JOG (Jeep Owners Group).

jeep tribal marketing ninja academy

 

Il successo non sta nell’idea, ma nella sua realizzazione. Come vi ha aiutato Ninja Academy a implementare il progetto Jeep Owner Group?

Ci sono brand che fanno davvero innamorare le persone e Jeep è uno di questi. I docenti del corso in Tribal Marketing ci hanno aiutato innanzitutto a trasmetterci il senso di consapevolezza nei confronti di una così nutrita tribù, che doveva essere coccolata e seguita. Quando si instaura un rapporto con una community che ha un senso di appartenenza così forte ed è accomunata da simboli valoriali così radicati, dobbiamo considerare la delicatezza dell’operazione e trovare canali di comunicazione che possano aprirci al dialogo con essa per poter alimentare le discussioni generate attorno al brand. Noi, dovevamo capire quali canali adottare.

tribal marketing ninja academy jeep

Il corso si articolava in due moduli: tribal marketing e il modulo in marketing non-convenzionale. Raccontaci quali lezioni vi sono rimaste impresse e perché

La parte preliminare sul tribal marketing spiegata da Bernard Cova è stata sicuramente quella che personalmente ho più apprezzato. Devo dire però che il modulo sul marketing non convenzionale è stato illuminante. Sarà stato per la presentazione delle case history o per l’approccio molto pratico e interattivo, ma il corso in sé ci ha permesso di allargare i nostri orizzonti e considerare il nostro lavoro da una prospettiva diversa. I video con gli esempi pratici ad esempio, si sono dimostrati davvero utili e ci hanno ispirato alla realizzazione del nostro progetto.

Tutto quello che un Brand Manager deve sapere sui Social Media

Il mondo dei Social Media si sta implementando ed evolvendo così esponenzialmente che spesso risulta difficile poter tenere il passo con loro. Alla stessa velocità ed intensità aumenta il loro potere nel mondo della comunicazione; si fa quindi necessario per ogni buon Brand Manager conoscerne ogni retroscena per tenere il passo con il futuro.

Oltre l’aspetto emozionale dobbiamo anche basare le nostre strategie su statistiche in modo da plasmare ad arte il nostro ruolo sui social.

Sapevate già che il venerdì è il giorno più divertente su Pinterest? O che i brand hanno al massimo un’ora di tempo per poter rispondere ai followers su Twitter? O che, sempre il social dei cinguettii, ha ben sei reti di comunicazione distinte?

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Ecco 10 nozioni sorprendenti da conoscere per utilizzare al meglio i Social Media

1. I tuoi più grandi sostenitori hanno il minor numero di followers

La stragrande maggioranza delle interazione sulle pagine relative alle vostre aziende o brand, non arrivano dai grandi Social Player. Dopo un monitoraggio di due anni su un campione di oltre 1 miliardo di menzioni social, il Social Monitoring Website Mention ha scoperto che il 91% di esse provengono da profili con meno di 500 seguaci.

Non bisogna tralasciare quindi l’interazione con il vostro più grande bacino d’utenza. Cercate di essere presenti e dare risposte veloci e piacevoli a tutti i vostri utenti.

2. Twitter ha sei reti di comunicazioni distinte

Le conversazioni su Twitter creano networks con contorni identificabili; queste strutture di conversazioni sono diverse a seconda dell’oggetto del discorso e delle persone che guidano la conversazione. Sono osservabili sei strutture diverse: Polarized Crowds, Tight Crowds, Brand Clusters, Community Clusters, Broadcast Network, Support Networks. Queste strutture si creano in base a come i partecipanti alla discussione scelgano di rispondere e a chi e – la struttura della conversazione – racconta sempre  la natura della stessa.

Analizzate quindi qual è il vostro posizionamento per constatare quale vi si addica, altrimenti, cambiate strategia.

 

3. Hai un’ora per rispondere ai tweet

Secondo una recente indagine di Lithyum Technologies i vostri utenti si aspettano molto da voi.  Il 53% degli utenti che decide di twittare ad un brand si aspetta una risposta entro un’ora. La percentuale sale di oltre venti punti percentuali se il tweet è stato fatto per un reclamo.

4. I marketers affermano che le parole trionfano sulle immagini

Non tutti i social fondano la loro fortuna sulle immagini, specialmente perchè utilizzati in prevalenza dal mobile dove è più difficile vederle e coglierne ogni sfumatura. Un copy accattivante è invece sempre un ottimo lasciapassare soprattutto se a disposizione hai “solo”140 caratteri.

Questa affermazione è supportata dall’indagine annuale di Social Media Examiners da dove è emerso chiaramente che un claim scritto è la forma più importante di social content (58%). I contenuti visivi sono arrivati solo secondi e con un ampio margine (19%).

5. La notte è il momento migliore per i retweet

Secondo una ricerca condotta da TrackMaven, il picco massimo dei retweet si ha dalle 22 alle 23. Se volete che il vostro tweet venga condiviso al massimo, cinguettate a tarda sera!

6. Venerdì è il giorno migliore per aumentare il proprio engagement su Facebook

Il Social Intelligence Report di Adobe, analizzando i dati degli ultimi due anni, ha decretato che il venerdì è di gran lunga il giorno in cui si ricevono più commenti, like e condivisioni di qualsiasi altro giorno della settimana.

Assicuratevi che la vostra posting schedule includa l’invio di almeno un post il venerdì. Considerate anche di concentrare nel fine settimana i vostri post migliori o che desideriate abbiano maggior risonanza.

7. Le foto veicolano il maggiorr engagement su Facebook

Social Bakers dichiara che ben l’87% delle interazioni di una pagina Facebook si hanno quando l’oggetto è un post fotografico. Tutti gli altri tipi di contenuti riceve invece più del 4% di interazioni.

Il consiglio più ovvio è quello quindi di postare il maggior numero di foto. Scegli foto a supporto del tuo post o che includano un visual storytelling.

 

8. Facebook, Pinterest e Twitter sono i social con maggior traffico

Shareaholic, sito di social sharing, ha rivelato un interessante spaccato sul modo in cui i social media veicolino il traffico sui siti web: i social che veicolano il maggior traffico (in termini di quantità) sono Facebook, Twitter e Pinterest. YouTube, Google+ e Linkedin si classificano come primi tre social per tempo trascorso su di essi, frequenza di rimbalzo e pegine per visita.

 

 

9. Puntare a 28, 118 o 385 interazioni per post (dipende dal numero totale di fans)

Social Bakers ha analizzato più di 40.000 pagine Facebook di tutte le dimensioni per poter calcolare l’engagement medio, ed è risultato che: pagine da 1 a 9.999 fan 28 interazioni per post, pagine da 10.000 a 99.999 fan 118 interazioni per post, da 100.000 a 499.999 fan 385 interazioni per post.

Con interazioni si intendono il totale dei commenti, delle condivisioni e dei likes. Oltre ai dati di cui sopra, Social Bakers ha anche sottolineato che le interazioni su un particolare post sono direttamente proporzionate alla sua portata. Più engagement avrà un post, più la gente lo vedrà.

10. Su Pinterest c’è un giorno adatto a qualsiasi cosa

Il blog di Pinterest ha recente rivelato quali siano gli argomenti che riscuotono il maggior engagement ogni giorno della settimana; una tabella di marcia da seguire per avere il maggior riscontro possibile. Prendete carta e penna e segnate!

Lunedì: fitness

Martedì: Hi-tec

Mercoledì: citazioni

Giovedì: fashion

Venerdì: humor

Sabato: viaggi

Domenica: food craft

Create una Pinterest Board che tocchi ciascuno di questi sette temi e costruite un programma di condivisioni specifiche nella vostra pianificazione.

Marketing: i trend del 2015

L’unica costante è il cambiamento” dice Philip Kotler, fondatore del marketing riguardo la sua scienza. Per questo, c’è assoluto bisogno per i marketer di anticipare cambiamenti e trend del mondo intorno per essere sempre competitivi, stare al passo e produrre novità.

Internet ha drasticamente cambiato il modo in cui le informazioni vengono condivise, le persone si connettono sempre più velocemente, sempre più spesso sono consapevoli di ciò che cercano e gli input ricevuti si moltiplicano. È normale dunque che con il cambiamento di internet cambiano le abitudini dei consumatori e deve cambiare il modo in cui imprese e brand si relazionano ad essi.

In quest’ottica, cosa possiamo aspettarci dal 2015? Quali sono i trend da tenere d’occhio in questo nuovo anno?

1. Video adv

La video strategy è una fondamentale forma di new digital marketing, intesa come forma di comunicazione, ironica, virale, utilizzata per veicolare contenuti unconventional, che non si riescono a esprimere negli spot da 30″. Già nel 2014 abbiamo avuto modo di vedere la rapida crescita di questo strumento, perché è sicuramente ciò che più di ogni altra cosa consente di fare branding ed in quest’ottica il video seeding è uno strategico per ogni ottima video strategy.

Perché i video? A differenza della singola immagine, i video sono perfetti per mostrare come funziona un prodotto od un servizio. Già con Vine si è assistito alla rapida crescita degli instant video ma questo trend crescerà fortemente nel 2015 quando tanti brand su questa scia si doteranno delle piattaforme necessarie per la veicolazione efficiente di questo tipo di contenuto.

2. Le PMI adotteranno finalmente e correttamente il SMM

Sono proprio le PMI, a poter trovare nel Social Media Marketing uno strumento valido e a buon mercato per raggiungere la propria target audience, aumentare la propria visibilità e guadagnare clienti mediante la propagazione virale dei pareri positivi attorno ai loro prodotti, ma soprattutto targetizzare e localizzare il proprio pubblico.

E tutte queste opportunità fanno si che il Social Media Marketing non resti ad appannaggio solo dei grandi brand ma possa essere sfruttato anche dalle piccole e medie imprese. L’attività sui Social Media sarà un’attività di Content Marketing: tesa, quindi, a creare e condividere contenuti che risultino utili al pubblico di riferimento. Ciò che è sempre più importante è la crescita della propria audience e l’aumento del livello d’interazione dei contenuti. Linkedin ha rilasciato una interessante ricerca, Priming the Economic Engine, che si è occupata di analizzare il rapporto delle PMI con i social per capire se questa relazione genera dei margini di successo in termini di crescita e ritorni. Negli USA, l’81% delle aziende, infatti, già utilizza una strategia social mentre solo il 9% non la usa ma ha l’obiettivo di farlo. Si deduce che l’utilizzo dei social media è in crescita come la spesa destinata ad esso anche nelle aziende europee ed italiane.

3. Il Social CRM sarà essenziale

In alcuni settori come le Telecomunicazioni, il sevizio clienti via Twitter e Facebook è già molto attivo ed in fase avanzata. Stessa cosa si può dire di alcune banche e società di trasporti pubblici (vedi Atac, ATM, Trenitalia). Non è così per tutte le imprese ma è certo che i risultati che sta dando in termini di soddisfazione del cliente sono molto alti e fanno immaginare che il Social CRM nel 2015 sarà la regola, non l’eccezione.

Il motivo per il quale il social CRM funziona ed è apprezzato dagli utenti è presto detto: è rapido, costa poco ma soprattutto coinvolge gli utenti. Grazie a questo strumento inoltre è possibile realizzare azioni di comunicazione multicanale, misurare il ROI e rilevare ambasciatori o diffamatori del brand.

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4. Marketing sempre più localizzato grazie alle GPS app

L’ampia diffusione del mobile, cioè della navigazione da smartphone e tablet fa si che con l’utilizzo delle GPS app si riescano sempre di più ad avere dati sulla posizione geografica degli utenti e dunque a fornire sempre di più un’offerta correlata anche alla loro localizzazione.

“promozioni e notifiche Geo-mirate saranno aggiunte al marketing mix poichè le aziende iniziano a vedere il vantaggio del targeting dei clienti basato sulla posizione fisica di negozi, ristoranti ed eventi” – dice Chatterjee. “Le reti di social media saranno il principale canale di real-time location based marketing, fornendo piattaforme pubblicitarie chiave sia per aziende che per clienti”.

Già con iBeacons di Apple o dispositivi Bluetooth simili, i rivenditori sono in grado di inviare segnali agli smartphone dei clienti che hanno scaricato l’applicazione necessaria ma in futuro, il segnale mostrerà se un cliente è nel reparto di elettronica, consentendo ai rivenditori di inviare messaggi specifici al dispositivo mobile del cliente, come ad esempio sconti e comparazione di prodotti.

5. Pagamenti mobile e Apple Pay

A causa della diffusione in rapida crescita di smartphone e tablet, è necessario che le aziende creino contenuti che accessibili agli utenti mobili. Secondo Forbes, l’87% delle vendite di dispositivi entro il 2017 saranno tablet e smartphone.

Che si tratti di creare una versione alternativa mobile di un sito web o utilizzando sito web responsive, è importante fornire un’esperienza positiva per gli utenti che stanno navigando attraverso un dispositivo mobile. Anche le transazioni monetarie saranno fatte sempre con maggiore velocità e mentre si sta facendo altro. Secondo un recente rapporto di comScore, la spesa on-line retail è cresciuto del 14% lo scorso anno, il che significa che ora che 1/3 di tutti gli acquisti online sono realizzati con i dispositivi mobili. Con l’introduzione di Apple Pay, questi numeri andranno ad aumentare, ed i marketers devono agire in fretta accanto alla nuova iniziativa di Apple. Tutto quello che bisogna fare è semplicemente posizionare il telefono su una macchina chiamata Near Field Communication (NFC) che si trova presso il registro, e poi si trasferirà le informazioni di pagamento in modalità wireless e quasi istantaneamente.

6. Wearable e Internet of Things

Colmare il divario tra l’esperienza online e offline sarà un grande passo, non solo per il marketing online, ma per Internet in generale. Una delle prime possibili applicazioni tecnologiche destinate ad unire online e offline sono le tecnologie di micro-localizzazione, come iBeacon di Apple. Ma non è tutto. Il wearable, cioè la tecnologia indossabile diventerà molto più popolare. L’Internet delle cose creerà un nuovo tipo di ambiente ed i marketer dovranno tenere il passo con il suo rapido sviluppo, al fine di rimanere in contatto con le mutevoli esigenze dei consumatori. Città intelligenti, sensori ad alta sensibilità, geolocalizzazioni automatiche: il 2014 è stato l’anno in cui abbiamo iniziato a parlare di tutto ciò, il 2015 è l’anno in cui lo vedremo.

7. Contenuti, contenuti, contenuti

Uno dei principali modi in cui le aziende guadagnando la fiducia dei consumatori è da sempre la creazione di contenuti di valore attraverso una varietà di canali. Si tratta in genere le informazioni rilevanti industria che permette di comprendere o di intrattenere il pubblico. La popolarità di strategie di marketing dei contenuti continuerà senza sosta nel prossimo anno, il che significa che i marketer abbandoneranno le tradizionali tattiche di marketing digitale a favore della creazione di contenuti più pertinenti e stimolanti.

Invece di basarsi su soluzioni prestabilite, le aziende presteranno maggiore attenzione alla customer experience e il contenuto curato in maniera orientata al cliente più enfatico. In questo modo un’azienda può costruire costantemente il rapporto con il suo pubblico e sviluppare un seguito fedelizzato. Secondo il Content Marketing Institute, le strategie di marketing migliori contenuti B2B sono i social media, articoli sul sito web di un’azienda, eNewsletters, casi di studio, video e articoli su altri siti web.

8. Marketing VS Branding

Grazie all’importanza sempre maggiore della reputazione del marchio, l’importanza del brand a dispetto del maketing cresce sempre più. Ma cos’è branding? Cos’è marketing? Il marketing promuove attivamente un prodotto o servizio. Spinge fuori un messaggio per ottenere risultati di vendita: “compra il nostro prodotto, perché è meglio di loro”. Questo non è il branding. Branding precede ed è alla base di ogni sforzo di marketing. Branding non è spingere, ma tirare.

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Branding è l’espressione della verità essenziale o il valore di una organizzazione, prodotto, o servizio. È la comunicazione di caratteristiche, valori e attributi che chiarisce cos’è questo particolare marchio. Ma le aziende ormai hanno bisogno di strategie non ti tattiche, di visioni a lungo termine e così il valore del marchio aiuterà incoraggiare qualcuno a comprare prodotti, e supporta direttamente qualsiasi vendita o attività di marketing.

9. La personalizzazione e le targeted ads

Le Ads personalizzate provengono da una tecnica piuttosto recente. Funzionano utilizzando i cookie del browser per tenere traccia dei siti che gli utenti visitano. Una volta che lasciano un certo sito, i prodotti o servizi che hanno visto saranno mostrate nuovamente in forma di pubblicità su altri siti web. È abbastanza ovvio il motivo per cui questa tecnica può essere così efficace. Questa tecnica serve anche a mantenere il servizio, il prodotto o il marchio nella mente del consumatore. Studi psicologici hanno dimostrato che l’esposizione a semplice i marchi ei loghi crea familiarità, che costruisce la fiducia e rende i consumatori più propensi a fare un acquisto. Anche se non c’è acquisto immediato, potrà davvero ripagare nel lungo periodo. Grazie al successo avuto nel 2014, c’è una buona probabilità che diventerà più mainstream nel 2015.

Solo 9? Se ne conosci qualcuno che non abbiamo inserito, segnalacelo qui!

Vuoi aumentare le vendite? Allora smetti di usare queste 5 frasi

Vi sarà capitato di leggere delle newsletter con evidenti punti critici, spesso arricchite da messaggi di marketing senza senso, capaci solo di allontanare il possibile cliente. Molti di questi contenuti spesso esplodono in frasi che creano confusione o che focalizzano l’attenzione su aspetti poco interessanti, perdendo così di appeal e automaticamente diminuendo la forza di vendita.

Siete pronti? Iniziamo!

1. “Il nostro prodotto è stato progettato / realizzato / concepito per …”

La potenza dello storytelling è ormai coscienza comune; raccontare l’origine di un brand crea automaticamente un heritage (valore) e un’affezione, soprattutto se fonte di ricordi comuni a chi legge. Ma occhio a non esagerare,  i clienti – soprattutto negli ultimi anni- sono interessati alla progettazione, ai processi o qualsiasi altra cosa che è parte della vostra organizzazione, ma in fase di vendita è importante spiegare loro e sottolineare “cosa il prodotto è stato progettato a fare”.

Meglio puntare su ciò che effettivamente fa, piuttosto che su cosa -o come- è stato progettato.

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2. “Il nostro prodotto abilita / potenzia / consente agli utenti di …”

Questo fraseggio presuppone che i clienti hanno desiderato qualcosa e che voi l’avete reso possibile. Sbagliato! I clienti non pensano in questo modo; essi sono concentrati sui propri obiettivi e desideri, in cui il vostro prodotto potrebbe – o non può – svolgere un ruolo. Vogliono sapere che cosa significa per loro comprare il vostro prodotto, come riuscirà a rendere la loro vita più facile o… più felice!
Meglio utilizzare: “Con il nostro prodotto, è possibile …”

3. “Il nostro prodotto ha queste caratteristiche / funzioni …”

I chilometrici elenchi corpo 6 che mettono in primo piano le caratteristiche e funzioni del prodotto confondono i clienti perché noiosi come tutte le liste, dove non si spunta ciò che manca in credenza ma si cerca qualcosa che soddisfi le proprie esigenze. Ad ogni modo è inequivocabile che i dati tecnici (composizioni, funzioni, capacità, compatibilità…) e tutto ciò che ne garantisce utilizzo e funzionamento sono aspetti pratici fondamentali da indicare ma meglio lasciarli alla mercè di chi è prettamente interessato, senza metterli in “vetrina”.
Meglio ricorrere a escamotage più moderni, come infografiche capaci di trasformare persino un dato tecnico in qualcosa di “accattivante”.

4. “Sentitevi liberi / Non esitate a chiamare …”

Questa frase trasforma un azione che il cliente potrebbe desiderare in qualcosa che il cliente ha paura di fare. Ma ciò che è peggio, è che suona un pò retrò, ricorda difatti le pubblicità radio o TV degli anni ’50. È quasi come dire: “Ma aspettate, c’è di più!”
Meglio omettere questa linea del tutto; mettere il recapito telefonico sotto la firma, se i clienti vogliono chiamare lo faranno.

5. “Non vedo l’ora di ri-sentirvi …”

Questa frase è confidenziale e  presuntuosa. Al di là di questo, garantisce un margine di riuscita perché pochi clienti si preoccupano delle vostre emozioni o delle vostre aspettative, e questi pochi possono acquistare perché imbarazzati dalla situazione ma poi scappare (per sempre) reduci di un cattiva compravendita. Allora perché non “fidelizzarli”?
Meglio: “Se questo ti interessa, posso …”

Project Ara, lo smartphone modulare pronto al primo lancio

Avrete sicuramente già sentito parlare di Project Ara, l’ambizioso progetto preso in carico da Google per realizzare il primo smartphone completamente assemblabile. Non si parla solo di cover o colori particolari, l’intento è quello di vendere svariati moduli hardware, intercambiabili tra di loro, che qualsiasi persona potrà comprare e assemblare in meno di cinque minuti.

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Si parte dall’endoscheletro: una base con tutti i vari slot che permetterà l’inserimento dei moduli come se fossero delle schede usb. Una vera rivoluzione per il mondo degli smartphone abituato ai telefoni preconfezionati che abbiamo visto finora.

Un po’ come si faceva e si fa tutt’ora con i pc desktop, spesso realizzati comprando i vari componenti hardware uno alla volta e poi assemblando il tutto, risparmiando sul processo di montaggio hardware e software.

Questo permetterà la sostituzione di eventuali moduli rotti, senza dover smontare lo smartphone, oppure l’utilizzo di più moduli, come due batterie o due fotocamere insieme sullo stesso dispositivo.

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Un percorso ed un’invenzione che ricorda il metodo Ikea: vengono forniti i vari moduli ed una base, sarà il consumatore a doversi costruire fisicamente il proprio smartphone, come se avesse dei lego ma scegliendo le varie funzioni in base ai propri costi ed alle sue esigenze.

Non sappiamo ancora quanto sarà fattibile a livello di conoscenza tecnica, se Google riuscirà a semplificare il tutto, proponendo qualche assemblaggio “standard”, o rendendo il processo di composizione abbastanza user-friendly ed accessibile anche ai meno informati.

Per questo, prima del lancio internazionale vero e proprio, Project Ara passerà dai laboratori Motorola alle strade di Porto Rico a febbraio 2015. L’isola è stata scelta da Google per l’alta percentuale (77%) di accessi ad internet tramite smartphone. Chi fosse interessato potrà configurare il proprio telefono all’interno di punti vendita mobili ed acquistarlo successivamente, ma verrà reso disponibile anche sullo store ufficiale.

Così il colosso di Mountain View potrà iniziare a testare tutti i vari bug ed errori di produzione, passando (come potete vedere nella roadmap sopra) dalla prima beta del suo Project Ara (Spiral2) alla versione Spiral3 che sarà quella definitiva per il lancio su scala mondiale.

Riuscirà a competere con i vari smartphone preconfezionati e standard?

The Notebook: Thai Life Insurance insegna, gli altri seguono [VIDEO]

the notebook

Viene quasi da pensare che gli spot emozionali di compagnie assicurative saranno uno dei trend del 2015: in pochi giorni vi abbiamo parlato del nuovo video di Thai Life Insurance e dell’iniziativa dell’inglese Beagle Street. In scia arriva ora “The Notebook” della sudafricana Dialdirect.

Al centro della narrazione, ancora una volta, una vicenda famigliare il cui conflitto interiore è comune a molte altre: una madre che tra tante difficoltà e impegni cresce, presumibilmente sola, due figli. La donna si trova a dover affrontare il limite con il quale ognuno di noi, soprattutto se genitore, deve fare i conti: la mancanza di tempo da dedicare ai nostri cari.

L’intera narrazione è costruita attorno a questo problema: come vedrete l’adorabile primogenito sbrigherà all’insaputa della madre tutte le commissioni di casa per poterle regalare la cosa per lei più preziosa.

the notebook dialdirect

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Dialdirect punta su una storia coinvolgente per comunicare quello che pare essere il tratto distintivo del suo posizionamento, tanto da essere la promessa principale della sua mission: sul sito leggiamo infatti “Il nostro impegno nel rendere facile il mondo delle assicurazioni, ci permette di lasciare ai nostri clienti più tempo da spendere nelle cose che davvero amano fare“.

Guardate il video e fateci sapere cosa ne pensate di un approccio così “soft” per un prodotto/servizio tanto complicato!

Credits:

Advertising Agency: Joe Public, Johannesburg, South Africa
Chief Creative Officer: Pepe Marais
Executive Creative Director: Leon Jacobs
Creative Group Head: Martin Schlumpf
Copywriter: Annette de Klerk
Agency Producer: Ananda Swanepoel
Production Company: Velocity Films
Director: Greg Gray
Producer: Helena Woodfine

Content calendar: anche un blog ha i suoi buoni propositi

 

blogging

Avete come buon proposito il lancio di un prodotto di successo sul mercato? Oppure siete stanchi delle solite campagne pubblicitarie a più personalità? La risposta alle vostre esigenze è immediata: creare un blog aziendale.

Il blog è uno strumento molto inflazionato, questo è vero: se si naviga in rete se ne trovano per ogni argomento, al punto da pensare che sia solo una moda passeggera. Pensiero scorretto; esistono numerosi benefici derivanti da questo metodo di comunicazione, basterà solo osservare alcune semplici regole.


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Ad oggi il vantaggio massimo che questo strumento può rappresentare per un’impresa è quello di creare una storia; una strategia di storytelling è fondamentale, dal momento che raccontare è il metodo migliore per far vivere un’esperienza.

Tuttavia l’apertura di un blog non è sufficiente; è necessario, infatti, strutturare la propria comunicazione. Come fissiamo appuntamenti in agenda, così dobbiamo organizzare il nostro diario aziendale: creando un content calendar.

Un Content Calendar perché

Organizzare i contenuti ci permette di studiare un metodo di comunicazione efficace; si strutturano gli argomenti in modo strategico, tenendo conto del periodo, degli eventi, dei prodotti. L’obiettivo chiave del nostro piano è racchiuso in un’unica azione: esserci.

B2B e/o B2C

L’errore commesso da diverse imprese è quello di affidare il lancio dei loro prodotti, soprattutto business to business, solo a strumenti classici come le promozioni, puntando più sul prezzo e sacrificando l’appeal. Non importa infatti se il lancio riguarderà una linea di abbigliamento o una nuova colla; il content marketing, strutturato, può darci risultati inaspettati.

Un esempio virtuoso nel mercato business to business è il blog di L’Oreal Professionel. Questo caso rappresenta una strategia content calendar virtuosa: i post sono pubblicati in momenti precisi dell’anno, come la settimana della moda uomo, trattando, in secondo luogo, argomenti etereogenei e differenti tra loro.

Content Calendar: istruzioni per l’uso

Ora è il momento di prendere carta e penna: come creare concretamente un calendario? Si ha bisogno solo di un foglio di lavoro. Un metodo semplice, come costruire uno schema, si rivela spesso più efficace e chiaro per fissare un traguardo da raggiungere.

Le voci, cui è necessario prestare attenzione, sono le seguenti:

#1 Data: altrimenti che content calendar sarebbe?
#2 Categoria: prodotto, evento, esperienza: di cosa vorremmo parlare oggi?
#3 Titolo: per avere chiaro quali argomenti sono stati trattati e quali sono da trattare
#4 Target: a chi scegliamo di raccontare?
#5 Social Network: Facebook, Twitter, Tumblr, dove ci troverà il nostro consumatore?
#6 Obiettivo: quale risultato si desidera misurare o raggiungere?

Un calendario per misurare

Comunicare non basta, se si lancia un prodotto sul mercato il fine di ogni impresa è analizzare i dati di vendita. La funzione obiettivo, all’interno del content calendar, permette di osservare in modo diretto se il target prefissato è stato raggiunto.

Un calendario è come una piccola lista dei to-do: fissa un traguardo, dal numero di visualizzazioni per un post con focus sul brand, al ricordarci di osservare i dati di conversion per il lancio di un prodotto, per capire se la nostra strategia può essere vincente.

Comunicare non è sinonimo solo creare ma, spesso, anche di saper organizzare.

Il concetto di Thin-ternet e le sfide dell'advertising del futuro

Stiamo entrando in nuova era di Internet: stiamo infatti per passare da Internet al Thin-ternet. È questa la tesi sostenuta da Tom Goodwin sul magazine online di Advertising Age, rivista culto per professionisti e amanti del mondo pubblicitario.

Secondo Goodwin, stiamo per conoscere una fase evoluta del web, che da spazio profondo – inteso come vasto mare in cui “navigare” – sta mutando in un ambiente più sottile, che ci circonda e ci offre informazioni su misura delle nostre necessità. Un thin-ternet, appunto: una versione più raffinata e personalizzata rispetto alla versione che abbiamo conosciuto finora. Una visione con cui la comunicazione pubblicitaria e il marketing dovranno fare i conti.

Le tre ere di Internet e il primo passo verso la quarta era

Goodwin distingue tre principali ere nella storia di Internet:

– L’era dei portali, quando Yahoo e AOL erano i punti di riferimento e il web era nella sua fase 1.0. Il portale era lo spazio in cui fare tutto, perché completo: in sostanza, si riproponeva il modello del magazine cartaceo, autosufficiente e completo;

– La prima era di Google, quando gli utenti hanno preso il controllo e i portali sono stati sostituiti dai motori di ricerca. È quella che Goodwin chiama “web profondo”, in cui i contenuti che cerchiamo “emergono”, grazie ad algoritmi complessi, dal mare magnum del web;

– L’era attuale, un mix di tre dinamiche diverse: la “classica” ricerca delle informazioni che desideriamo, i social media e infine le app, nuove e vecchie allo stesso tempo, micro-portali ritagliati su misura dell’utente e delle sue necessità.

Nella quarta era in cui stiamo per ritrovarci avranno sempre più spazio le app, l’Internet of Things si diffonderà nelle nostre città e il web diventerà tanto raffinato e pervasivo da darci l’informazione necessaria al momento giusto, basandosi sulla conoscenza approfondita dei nostri comportamenti e desideri (con tutto ciò che questo comporta, nel bene e nel male). “C’è forse un meccanismo migliore per l’advertising?” si chiede Goodwin.

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Thin-ternet: una sfida per l’advertising

Con il Thin-ternet l’esperienza di “navigare” in “acque profonde” viene sostituita da un’esperienza in un ambiente più piccolo, poco profondo, cucito sulle nostre esigenze, in cui tutte la chiave di volta è la personalizzazioneInternet diventa thin,  sottile, raffinato e ubiquo: pensiamo all’Internet of Things, che collegherà alla rete tutto ciò che ci circonda, pensiamo ai Google Glass e agli Smartwatch, pensiamo a Siri, ad Amazon Echo e a tutte le altre versioni degli assistenti vocali.
Un paio di esempi? Lo smartphone ci avvisa che il treno è in ritardo e ci propone, in alternativa, una prenotazione con Uber.
Oppure, lo smartwatch ci avvisa che un amico è nelle vicinanze e ci invita a cogliere l’occasione per usare quel coupon che il pub della via accanto ci ha regalato.

In questo contesto, l’advertising e il commercio sono da re-immaginare : avremo nuove categorie di prodotto da vendere, nuove possibilità di proporre contenuti personalizzati, nuovi spazi e nuovi modi per trovare clienti e fidelizzarli, nuovi comportamenti da analizzare per offrire un servizio sempre più specifico e preciso, oltrepassando persino il concetto di nicchia.

Internet cambia, e lo fa in fretta: presto diventerà onnipresente,sottofondo costante e silenzioso delle nostre vite, iper-personalizzato, non più deep ma thin: a questo cambiamento corrisponderanno sfide, opportunità e minacce per chi si occupa di pubblicità e marketing.

Daily Duty: i più grandi leader del mondo ritratti alla toilette [INTERVISTA]

Siamo così abituati a sentire risuonare i loro nomi nei dibattiti politici che forse ce lo siamo dimenticati, ma si, anche i più grandi leader del mondo in fondo sono esseri umani. A ricordarcelo è Cristina Guggeri, in arte Krydy, un’artista italiana che ha realizzato Daily Duty, una serie di immagini che umanizza i più grandi della terra immortalandoli – ovviamente grazie alla tecnica del fotomontaggio – seduti sul loro trono più intimo: il wc.

Moltissime le personalità ritratte nel progetto fotografico-artistico di Krydy realizzato in collaborazione con Areashoot World: da Barack Obama a Papa Francesco, ma anche Silvio Berlusconi, la Regina d’Inghilterra, Putin e molti altri ancora.

Incuriositi dal suo lavoro, abbiamo deciso di intervistare Cristina.

Ci racconti qualcosa del progetto Daily Duty?

Ebbene si, la facciamo tutti alla stessa maniera. Siamo seduti nei nostri “troni”, in silenzio, soltanto con noi stessi. La mia scelta di cogliere le personalità pubbliche nel loro dovere quotidiano, non è soltanto l’esternazione di un’idea condivisa da tutti, ma sottintende un altro tipo di messaggio: i potenti, essendo personalità di pubblico rilievo, non dovrebbero eseguire soltanto il loro dovere fisiologico, ma dovrebbero realizzare quello che le persone comuni (le che hanno elette) si aspettano da essi.
I loro Daily Duty.

Quale messaggio vuoi trasmettere con queste immagini?

Il messaggio è molto semplice: i potenti fanno i loro bisogni quotidiani come tutte le persone comuni. La gente però si aspetta da loro qualcosa di più dei compiti quotidiani per cui son saliti nel “trono”.

Come hai scelto i soggetti?

Sono stati scelti soprattutto in base alla loro rilevanza a livello mondiale.

In questi giorni è più forte che mai il dibattito intorno alla satira. Cosa ne pensi?

La satira è importante per poter permettere alla gente di leggere tra le righe quello che dicono i grandi che governano il pianeta. Abolirla significherebbe ritornare indietro nel tempo dove in differenti epoche storiche il proibizionismo in tutte le sue sfaccettature imperava sovrano. Vogliamo ritornare ad un nuovo e più sottile proibizionismo?