Online ads: come catturare l'attenzione del pubblico [INFOGRAFICA]

Online ads: come catturare l'attenzione del pubblico [INFOGRAFICA]

Analisi di mercato, copywriting creativo e accattivante, profilazione attenta e precisa. Sono tante le attività che precedono il rilascio di uno spot. Tuttavia, come sottolinea la ricerca di YuMe in collaborazione con IPG Media Lab, queste attività potrebbero di fatto rivelarsi inutili se non in grado di catturare l’attenzione degli spettatori.

Obiettivo dello studio era capire quando i diversi pubblici sono maggiormente attenti e ricettivi alla pubblicità video.

La tesi di YuMe è semplice: piuttosto che investire tempo e denaro nel recupero dello spettatore disattento, gli inserzionisti dovrebbero cercare di catturare l’attenzione, subito e bene, nei primi secondi dello spot.

Lo studio ruota attorno a due metriche:

  • receptivity, la disponibilità passiva a ricevere messaggi da un brand prima di vederne uno spot;
  • attentiveness, il comportamento attivo del guardare uno spot.

Ecco dunque le tesi dello studio di YuMe:

  1. Più alta è la ricettività, più alti saranno l’attenzione dello spettatore e l’impatto sugli obiettivi di business del brand;
  2. In un ambiente domestico gli spettatori sono meno ricettivi.
  3. Più lo schermo è piccolo, maggiore è l’attenzione che l’utente deve riporre.
  4. Spettatori felici ed emozionati interagiranno con il video con molta più probabilità.
  5. Le persone sono molto più recettive al mattino.

Di seguito l’infografica che riassume i risultati della ricerca.

Online ads: come catturare l'attenzione del pubblico [INFOGRAFICA]

<p>Fonte: http://www.yume.com/PursuitofAttention/</p>

Il trailer di Homeland che fa vibrare lo smartphone [VIDEO]

Il trailer di Homeland che fa vibrare lo smartphone [VIDEO]

Questa sera in America debutterà la quarta stagione di Homeland, la serie televisiva di Showtime di grande successo, una delle più amate degli ultimi anni tra quelle del genere thriller/drammatico/suspance. Per promuovere la nuova stagione Showtime ha deciso di puntare tutto sull’emozione, creando un trailer che fa vibrare lo smartphone mentre lo si guarda.

Il video sfrutta le tecnologie tattili (chiamate “haptic technologies”) che utilizzano i componenti interni dello smartphone per inviare vibrazioni mentre un filmato è in esecuzione.

Esplosioni, schianti, colpi di scena: non solo lo spettatore ha potuto vederli, ma anche sentirli grazie alle 60 vibrazioni inserite nel filmato.

Tutti coloro che nelle settimane passate si sono collegati all’app di Showtime da un telefono Android hanno potuto quindi fare esperienza di questo emozionante trailer per la quarta stagione di Homeland.

Kjell Nordström: l'intelligenza collettiva favorisce un movimento "funky" dell'impresa [INTERVISTA]

Abbiamo introdotto pochi giorni fa la prima intervista, in anteprima, sulla nuova edizione del Forum delle Eccellenze, a Milano il 29 e il 30 novembre, grazie alla voce di Mauro Berruto sul tema del cambiamento per guidare se stessi e una squadra verso risultati d’eccellenza.

Continua il discorso Kjell Nordström, considerato uno dei maggiori pensatori internazionali, descritto come “geniale, visionario e destabilizzante”, e co-autore del libro Funky Business, anch’esso diventato materia di grande influenza in ambito business e management, in particolare nel settore delle strategie aziendali e sui temi della globalizzazione.

Con il suo intervento, Nordström intende lanciare un messaggio principale: “Essere normali non paga”. Egli ritiene infatti che sia possibile innovare creando valore sociale e culturale, in particolar modo se si è una impresa digitale. Affinchè questo avvenga, però, è importante riconoscere anche il potere che ha in questo senso una buona leadership, capace di favorire un movimento “funky” dell’azienda, individuando sette specifiche caratteristiche.
Ecco come ha risposto ad alcune domande che abbiamo voluto fargli per un primo approccio a questi temi.

Come avviene un cambiamento?

Sono arte, poesia e cultura in generale, che ci mantengono adatti per il cambiamento. La nostra capacità di cambiare è il regalo più grande datoci dall’evoluzione. Ci ha più e più volte salvato dalla catastrofe.

Perché essere normali non paga?

Per costruire veri e propri monopoli temporanei bisogna avere innovazioni. La chiave per qualsiasi tipo di differenziazione è la Creazione.

Cos’è un’azienda funky e da chi dovrebbe essere guidata?

È una learning organization, nella quale il leader dovrebbe investire nel trasferimento di conoscenze all’interno di essa, abbattendo gli steccati che dividono un settore aziendale dall’altro. Viaggi, incontri, investimenti in IT, insomma: costa.
Chi la dirige deve amare la globalizzazione e le innovazioni.

Quali sono le sette caratteristiche dell’azienda funky e come si usano?

Funky Inc. è più piccola: c’è più creatività nei piccoli team.
Funky Inc. è un’azienda appiattita, orizzontale.
Funky Inc. è temporanea: si lavora per gruppi e a progetti.
Funky Inc. è un’organizzazione replicabile.
Funky Inc. è circolare: sono in grado di auto organizzarsi, una volta che sono soggette a feedback di 360 gradi.
Funky Inc. è aperta: ha capacità di fare networking. Non è più possibile tenere tutte le conoscenze all’interno dell’azienda.
Funky Inc. prende le misure: il controllo c’è e ci sarà sempre, solo che è più indiretto, sarà possibile servirsi dell’ Information Technology.
Si usano mescolandole con le emozioni e i suoi due strumenti più potenti: etica ed estetica.

All’aumentare della conoscenza collettiva aumenta la stupidità soggettiva?

Non necessariamente, l’unica cosa che in pratica si può fare è “una moltitudine di controlli”.
Abbiamo accesso a più informazioni e più conoscenza che mai. Le nostre macchine e gli strumenti di ricerca ci promettono di produrre più domani, rispetto ad oggi. Tuttavia, la qualità delle informazioni e conoscenza, può, in molti casi, non essere garantita. Questo è un problema enorme. Bisogna controllare e ricontrollare con altre persone, per sapere se una certa fonte sia affidabile.

I viaggi d'affari 2.0 sono il nuovo business

Stando ad alcuni dati recenti, emerge che il mercato dei viaggi di lavoro sia un fermento in continuo movimento in tutto il mondo che si sta espandendo sempre di più. Per esempio, The Global Business Travel Association (GBTA) ha pubblicato la classifica dei dieci paesi che più spendono alla voce business travel.
Sul podio, insieme agli Usa che registrano 265 miliardi di dollari, troviamo la Cina a quota 202 miliardi e, al terzo posto, il Giappone con un totale di 66 miliardi nell’anno 2012. L’Italia resta stabile al settimo posto con una spesa di poco superiore ai 33 miliardi di dollari, alle spalle di Germania, Regno Unito e Francia.

Business travel: una soluzione inaspettata contro lo stress lavorativo

Le grandi imprese si ritengono spesso soddisfatte dalle opportunità offerte dal business travel, non solo per le soluzioni in termini di affari aziendali, ma anche per quanto riguarda gli aspetti positivi sugli impiegati, che lo considerano come un’opportunità per fare una vacanza-lavoro e quindi per eliminare lo stress quotidiano: il dato è evidenziato da una ricerca dell’American Express su un campione di 1550 business traveller provenienti da Stati Uniti, Regno Unito e Australia. In essa emerge come per il 66% dei viaggiatori il soggiorno in un’altra città o Stato rappresenta anche l’occasione per staccare la spina e godersi una breve vacanza personale. Queste brevi escursioni lontano da casa, dunque, riescono ad ottimizzare al massimo i contributi lavorativi degli impiegati, aspetto importante a cui le aziende devono dare conto.

Peccato per qualche spesa di troppo

Non è tutto oro quel che luccica. Un neo di questa tendenza sembra essere quello delle troppe spese e della mancanza di un’adeguata organizzazione aziendale. È per questi problemi che viene in aiuto la tecnologia: come evidenziato dalla ricerca effettuata dalla SDA Bocconi, infatti, nel nostro paese la compilazione manuale per i rimborsi è, spesso, fonte di errori e perdite di tempo tanto che l’aziende tende a dedicare più energie e attenzione a quest’ultima rispetto all’organizzazione vera e propria del viaggio.

Tecnologia nel business travel: arrivano i rinforzi

Ma una volta incontrato il problema, la tecnologia è stata in grado di garantire una gestione più economica ed efficiente dei viaggi di lavoro.
A tale riguardo appare di grande interesse il lavoro svolto dal gruppo Edenred che ha appena lanciato sul mercato francese il progetto Ticket Travel Pro®: il servizio proposto in Francia promette di semplificare la vita di dirigenti e dipendenti nella gestione del budget destinato ai viaggi. Questa promessa si concretizza nella realizzazione di una Business MasterCard nominativa, valida tre anni e protetta con un codice PIN, che permette ai dipendenti di pagare le spese relative alle trasferte professionali, vale a dire: trasporti, ristorazione, benzina e alberghi.

Questo tipo d’innovazione tecnologica sembra alleggerire le spese sui viaggi lavorativi e non solo. È in grado di togliere stress superfluo, causato dalle lente e macchinose compilazioni manuali dei rimborsi concernenti i lunghi viaggi lavorativi dettati dalle società.
Conoscete un tipo di servizio simile anche in Italia?

FIWARE Accelerator, 80 milioni per promuovere la digital economy

 

Il 17 settembre 2014 la Commissione Europea ha lanciato il FIWARE Accelerator Programme stanziando 80 milioni di euro per tutte le PMI, start-up e imprenditori web Ue che intendono lanciare un progetto innovativo avvalendosi delle tecnologie FIWARE, una versione “open”  delle piattaforme Internet esistenti, grazie alle API standard aperte che rendono più semplice sviluppare applicazioni compatibili. Piattaforma che negli ultimi tre anni ha ricevuto un investimento complessivo di circa 400 milioni di euro, permettendole uno sviluppo molto rapido.

Sul comunicato ufficiale Ue sono chiare le condizioni per partecipare al programma: “avere una buona idea per un nuovo servizio online e mettere insieme un team; consultare l’universo FIWARE online e scegliere tra i 16 progetti di accelerazione quelli più utili per il proprio progetto; infine, mettere online una proposta”.

 

Il progetto Fiware Accelerator

Inserito in un più ampio programma europeo, il Future Internet Public-Private Partnership, il progetto FIWARE Accelerator interesserà diversi settori. Infatti, tra i cosiddetti Fiware Accelerators, sono stati identificati i seguenti: agroalimentare, e-health, energia e ambiente, trasporti, media e contenuti, sociale e apprendimento, smart cities, stampa 3D, tecnologie pulite e tanti altri. FIWARE Accelerator selezionerà e affiancherà i team e le idee più interessanti dal punto di vista commerciale per svilupparle forte dell’onda di digitalizzazione che ha ormai investito diversi settori, trasformandoli completamente.

Aziende operanti nei settori dell’energia, della salute, della logistica, agricoltura e industrie creative sono state oggetto di analisi accurate per testare FIWARE in diverse soluzioni e contesti di vita quotidiana. L’opportunità di utilizzare questa tecnologia è ora aperta alle PMI, start-up e agli imprenditori web.

Anche Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione Europea,  ha sottolineato l’importanza di questo strumento di sostegno delle PMI e degli imprenditori che utilizzano le nuove tecnologie FIWARE, per sviluppare servizi internet sempre più competitivi sul mercato attuale.

 

 

L’iniziativa è aperta a chiunque abbia una idea innovativa ma anche sostenibile e voglia concretizzarla. Le PMI e startup selezionate potranno ricevere un finanziamento tra i 50.000 ed i 150.000 euro oltre a ricevere assistenza tecnica e consulenza per lo sviluppo di applicazioni tramite la piattaforma offerta da Fiware.

L’obiettivo è quello riuscire a lanciare almeno 300 startup di successo, mettendo in moto un acceleratore europeo che possa combattere la crisi protagonista di questi anni, tornando concretamente a dar fiducia alle idee delle persone e sostenendole dal punto di vista economico quanto da quello dell’affiancamento del team e dello sviluppo commerciale dell’idea.

Twitter apre gli Analytics a tutti!

Come quasi sempre succede quando Twitter e co. introducono una novità, sono gli utenti statunitensi  i primi a poter usufruire per primi di una nuova funzione, anche se questa volta anche noi europei siamo stati fortunati: infatti, ci è bastato aspettare un mesetto per poter anche noi spulciare tra le prestazioni dei nostri tweet. Da pochi giorni infatti, lo strumento Analytics di Twitter – precedentemente riservato ad advertiser e ad utenti verificati – è disponibile per tutti gli utenti del mondo.

Il pannello di controllo vi permette di sapere quante persone hanno visualizzato un vostro tweet e di scoprirne il grado di interazione, cioè la percentuale di quanti poi lo hanno messo tra i preferiti, vi hanno risposto o l’hanno retwittato.

Una nota negativa, che forse gli sviluppatori di Twitter correggeranno nei prossimi giorni, è  non potete ordinare i tweet in base alle visualizzazioni o all’engagement, ma potete solo scorrere manualmente lungo la vostra cronologia.

Se non la si farà diventare un’ossessione come la conta dei Like su Facebook, potrebbe essere uno strumento molto utile per chi lavora con Twitter e vuole scoprire quali sono i  tweet più popolari fra quelli pubblicati, e magari imparare qualcosa su come ottenere il massimo dalla composizione dei futuri post.

Fateci sapere se inizierete a farne uso!

7 cose da sapere sui Millennial


Come cambierà il mondo? Ma soprattutto, a chi toccherà dar vita al cambiamento? Rispondendo a questa domanda possiamo capire chi sono i protagonisti dei prossimi anni. Una prima risposta la troviamo in un recente articolo di Repubblica.it

“pensano che fare comunità e lanciare start-up creative sia meglio che fare shopping. Dimenticate i baby-boomer: saranno i “millennial“, ovvero i nati tra il 1980 e il 2000, a cambiare il mondo.”

Chi sono i Millennial?

Con il termine Millennial Generation (o anche Next Generation, Reset Generation o Generazione Y) si indicano gli appartenenti alla nuova generazione, cioè i nati tra i primi anni ottanta e l’inizio degli anni duemila. Il termine generazione Y è comparso per la prima volta in un editoriale sulla rivista Ad Age, che descriveva i teenager del momento. Dopodichè, in uno studio sulle generazioni americane, gli autori Howe e Strauss hanno coniato il termine “Millenial” per sottolineare l’appartenenza di questa generazione al nuovo millennio.

E’ interessante capire quali sono le tendenze e gli accadimenti che hanno influenzato questa generazione: come si è formata la loro identità culturale, politica, ideologica. Sicuramente è una generazione cresciuta con il trauma dell’11 settembre e con lo spettro della crisi economica quindi con un forte senso di sfida e di comunità. Sono anche le nuove tecnologie digitali ad aver radicalmente cambiato in poco tempo il loro modo di relazionarsi. Basti pensare che è una generazione passata dalla mancata diffusione di un pc in ogni casa, all’utilizzo smodato degli smartphone e della banda larga, passando per la diffusione dell’adsl, e – all’interno della stessa generazione – la nascita e il tramonto degli sms.

Sono ragazzi confrontatisi con la nascita di fenomeni digitali come Napster, MySpace, Facebook e Twitter, che hanno visto il fenomeno dei flash mob e delle iniziative di massa, l’affermazione di una letteratura popolare anche per ragazzi come Piccoli Brividi o Harry Potter e che non riescono ad immaginare una comunicazione che non sia istantanea. Qui ed ora.

Una ricerca globale

Initiative, un network che fa parte di IPG Mediabrands, ha eseguito una ricerca su questo target di popolazione chiamata “The Reset Generation”. Lo studio esplora come i Millennial vivono la propria vita post recessione, ma soprattutto come si relazionano con i brand e il marketing attraverso le varie regioni del mondo. L’intervista include 10000 ragazzi e ragazze attraverso 19 Paesi del mondo ed è volta a capire come questa generazione assume le decisioni importanti.

The Reset Research

La ricerca ha concluso che le aspettative di vita di questa generazione sono continuamente resettate e riprogrammate durante la vita, ma tre sono i tratti assolutamente comuni a tutti gli appartenenti a questo gruppo:
● I millennial si adattano continuamente ai cambiamenti che vedono nel mondo.
Collaborano volentieri con gli altri attraverso la tecnologia.
● Giudicano i brand in primis da quanto essi sono creativi ed innovativi.

Dalla ricerca di Initiative, ecco dunque 7 “killer facts” da sapere assolutamentesu questo consumer group:

1. Difficili da impressionare

Dalla ricerca emerge un tratto abbastanza comune e, forse banale, ma altrettanto importante come dato. Il 30% di questi sono assolutamente scettici circa il modo in cui i brand cercano di impressionarli. Sono ragazzi che hanno abbandonato l’ingenuità, che conoscono i marchi, le aziende e le loro tecniche di vendita. Non hanno più quella disinformazione caratteristica della popolazione degli anni ’80 ma s’informano, viaggiano, leggono. In poche parole: vi conoscono. Per questo, risultano difficili da impressionare, ma è molto più facile, forse, coinvolgerli.

2. Attenti alle finanze

La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 ha portato sulle famiglie un grosso peso economico. Ognuno si è trovato a dover fare i conti con quanto gli era rimasto in tasca e tutti hanno dovuto “tirar la cinghia”. Ne consegue che quasi tutti i componenti di questa generazione pongono attenzione su quanto spendono e su ciò che comprano sia in un’ottica di prezzo del prodotto o servizio, che in un’ottica di bilancio generale. Colpisce notare che solo il 28% dei millenials è uscito dalla crisi finanziaria senza una maggiore attenzione al denaro.

3. I più preoccupati

Sono i più preoccupati di sempre. Non usa mezzi termini il relatore di Initiative per descrivere questo dato. Dal 2010 il livello d’ansia-preoccupazione finanziaria è aumentato del 61%nei soggetti intervistati.

Ma a contornare questa percentuale ci sono questi altri dati: il 55% dei soggetti si dichiara preoccupato di non riuscire a tirare avanti, il 52% sostiene di avere il fondato timore di contrarre debiti. Solo il 20% dice invece di riuscire a conservare una parte dei soldi che guadagna.

4. Iperconnessi

Solo il 16% dice che il proprio smartphone è realmente innovativo. I millennial sono inestricabilmente connessi con le nuove tecnologie. Il 77% di essi possiede uno smartphone e l’84% un proprio laptop. Sono fortemente dipendenti dalla tecnologia ed hanno alte aspettative circa i loro device. Il 44% dichiara di essere assolutamente dipendente dal proprio smartphone mentre il 46% sostiene che non è tranquillo se sa di non poter essere online.

Questo deriva sicuramente dalla facilità di utilizzo dei nuovi prodotti e dall’interconnessione creata tramite i social media, infatti l’esatta maggioranza degli intervistati sostiene di poter essere più vicina alle persone della propria vita se ha una connessione internet tra le mani.

5. Internet è la verità

Il 25% dei “resetters” se deve acquistare un prodotto, è molto più disposto a cercarlo in internet che a chiedere ad amici e parenti. Questo lo si spiega con la forte diffusione delle informazioni che internet ha creato. Il 68% di essi dichiara di aver lasciato recensioni online circa un prodotto o un servizio, incluse informazioni specifiche. Tramite internet si boccia, si approva, si condivide un prodotto. I social media ormai permettono di farlo. Una foto di un prodotto postata su Instagram al momento giusto può farci venire voglia di acquistare un prodotto a centinaia di km di distanza.

6. Regina Creatività

I Millennials sostengono che la creatività è al secondo posto come attributo per giudicare il valore di un brand. Infatti, la top five degli attributi più importanti di un brand per gli intervistati è: Fiducia, Creatività, Intelligenza, Autenticità e Confidenza. Comune è la fiducia, ma particolare è il modo in cui s’intende la creatività che è vista sia come valore estetico di un brand, dunque come riconoscibilità, che come valore emozionale, in grado di suscitare sentimenti e percezioni. Per alcuni di essi “creatività” è anche “coraggio”, cioè la capacità di un brand di assumersi sfide difficili, come quelle ambientali.

7. Brand a 360°

Il 14% degli intervistati ritiene che i brand debbano concentrarsi esclusivamente sul prodotto o servizio che commercializzano. Mentre, un dato interessante è che il 58% sostiene che i brand debbano anche assolvere una funzione sociale più ampia come supportare cause ed ideali in linea con la propria mission aziendale.

Questa percentuale è interessante soprattutto in termini di fedeltà al brand poiché il 53% degli intervistati sostiene che, quando un brand si occupa anche di cause sociali o sostiene attivamente delle battaglie come quella ambientalista, animalista o per i diritti civili, essi sono più invogliati a rimanere fedele ad uno specifico brand piuttosto che ad un prodotto.

Adapt. Collaborate. Create.

Perché sono interessanti tutte queste informazioni? A prescindere dal fatto che, ogni ricerca di marketing sul consumer behaviour è essenziale per un’azienda che voglia dialogare con il mercato di potenziali consumatori. C’è da dire che il contenuto di queste informazioni è prezioso poiché ci permette di delineare una prospettiva di chi ci sta intorno, di conoscere il mondo in cui siamo immersi e capire che oltre l’estremo bisogno di connessioni sociali e la forte condivisione delle informazioni, al giorno d’oggi se vuoi stare sul mercato, se intendi parlare con chi ti sta davanti ed avere successo come brand sono tre gli imperativi ai quali devi sottostare: sii versatile, divieni collaborativo, stimola creatività.

The Dancing Traffic Light: il progetto Smart tra gamification e marketing sociale

Dancing Traffic Light

L’attesa al semaforo dei pedoni può essere snervante. A volte, per la fretta o la noia attraversiamo anche quando è rosso, “tanto non passa nessuno”. Male, molto male: scelta rischiosa e tra l’altro contro il codice della strada. E Smart lo sa: per questo ha creato il progetto “The Dancing Traffic Light”, un mix fra gamification, marketing sociale e marketing non convenzionale. Andiamo a vedere il video.

Smart invita i passanti a ballare dentro un’installazione che riproduce i movimenti dei ballerini sul display del semaforo quando è rosso: in questo modo, intrattiene i pedoni nella attesa, di solito stancante, del semaforo verde. Questa scelta può essere vista anche sotto il punto di vista del marketing esperienzale, che vede il brand come fornitore di emozioni, esperienze e coinvolgimento.

I risultati? Beh, quanto minimo sorprendenti: ben l’81% in più dei pedoni si è fermato al semaforo e ha attraversato al momento giusto, cioè quando è scattato il verde. Questa iniziativa fa parte del progetto #WhatAreYouFor, il cui obiettivo è promuovere la sicurezza stradale. Da non sottovalutare il fatto che la campagna funzioni anche grazie al suo aspetto ludico, che permette ai passanti (in futuro clienti?) di divertirsi in prima persona, proprio come ‘vuole’ la gamification.

Smart è riuscita nell’intento di promuovere un’iniziativa che lega le proprie esigenze di marketing, in quanto marchio automobilistico, e quelle di attenzione per le tematiche sociali, che sempre più interessano i brand. Promozioni non convenzionali come queste aiutano a generare brand awareness, fidelizzazione e aiutano a migliorare l’immagine aziendale.

Voi cosa ne pensate? Avete trovato interessante o no questa invenzione di Smart? Ditecelo nei commenti!

Dietro le quinte di una campagna di crowdfunding con Ahmed Barkhia [HANGOUT]

Il crowdfunding è un ecosistema tecnologico ed umano tanto vasto quanto interessante. Da Indiegogo a Kickstarter, lo storytelling dei progetti che prendono il volo grazie all’unione economica della rete passa dal Pebble alle insalate di patate. Ma è nei progetti di social good che il crowdfunding manifesta tutta la sua portata rivoluzionaria. Vi abbiamo raccontato la settimana scorsa la campagna #UnBacinoPerAhmed e ci siamo incuriositi sull’operatività e sulle decisioni che una campagna del genere richiede.

Guarda l’hangout con Mirko Pallera per approfondire come creare una campagna di crowdfunding a scopo benefico, scegliere la piattaforma più adeguata, lanciare un progetto correlato di merchandising, coinvolgere la community e contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Non solo: la campagna di Ahmed scade a novembre, termine entro il quale l’operazione cui dovrà sottoporsi non avrà più senso, quindi a queste competenze si affianca la necessità di raggiungere gli obiettivi in tempo.

5 cose da valutare prima di scegliere una piattaforma di crowdfunding secondo Ahmed Barkhia

  • Il modello All or Nothing vs Keep It All
  • La fee spettante alla piattaforma + obblighi fiscali
  • La presenza di un vincolo temporale
  • I metodi di pagamento disponibili
  • Costi e benefici di sviluppare una piattaforma proprietaria

Come possiamo aiutare Ahmed?

L’operazione di Ahmed può essere eseguita in Belgio ma dovrà necessariamente avvenire entro novembre, altrimenti non avrà efficacia. Il costo dell’intervento è di 75.ooo euro: la cifra è alta e il tempo scorre.

Nasce così #UnBacinoPerAhmed , una campagna italiana per dimostrare come il crowdfunding possa essere utilizzato non solo per finanziare progetti tech e nuovi social network, ma soprattutto per migliorare la vita delle persone!

Donare un bacino non è mai stato così semplice! Vai sul sito di Ahmed, dona e diventa anche tu un “lanciatore di bacini”!

Puoi anche comprare una t-shirt – sto parlando proprio con te, hipster dal baffo trendy! – e , mi raccomando, spargi la voce!

Ninja Marketing supporta #UnBacinoPerAhmed:
dona anche tu!

Volvo Trucks stupisce anche il protagonista dello spot

Volvo Trucks, il marchio che in passato ci ha sorpresi su YouTube con uno dei video più cliccati di tutti i tempi, è tornato con un nuovo spot. Questa volta però, al posto di Jean-Claude Van Damme, ha scelto come protagonista un cameriere che non dimostra alcuna abilità straordinaria, ma anzi è completamente ignaro della situazione nella quale è stato immerso.

Volvo Trucks ha dimostrato, anche questa volta, che i video che pubblicizzano i “mezzi pesanti” possono essere leggeri, ricchi di contenuti ironici e divertenti, in grado perciò di attirarre anche i meno interessati al prodotto.

Lo spot The Casino, rilasciato in anteprima il 24 Settembre, è ambientato all’entrata di un casinò di lusso, dove grazie all’ausilio di una telecamera nascosta il protagonista viene ripreso a sua insaputa nel primo giorno di assunzione.
Il ragazzo, riceve gli ospiti ma soprattutto i loro mezzi di trasporto, il galateo lo guida nei gesti e tutto rientra nelle sue mansioni, persino guidare modelli unici di auto sportive dalle caratteristiche formidabili.

A stupire lo spettatore e ovviamente il protagonista, è l’approdo sul red carpet di un mezzo dall’eleganza imponente e dalle forme morbide: l’ultimo modello di Volvo FH (Frontal High), il più potente e qualitativo tra i veicoli industriali nonché l’esponente più grande della famiglia Volvo Trucks.

“Impostare un’annuncio sullo scherzo prende leggermente di più di quando una cosa piace e basta”, commenta il regista Henry-Alex Rubin.

Lo spot oltre che essere una sorpresa per il protagonista lancia un messaggio pubblicitario promuovendo la nuova tecnologia I-Shift: un pacchetto software che memorizza informazioni sui percorsi eseguiti permettendo le volte successive una marcia prestabilita, garantendo perciò un’avanzata più economica e sicura.
“Anziché un nuovo test live, abbiamo presentato una sorta di “candid camera” in versione moderna, in cui i vantaggi della nuova trasmissione verranno illustrati in un modo insolito. Qualcuno sarà molto sorpreso…”
commenta Per Nilsson.

È abbastanza improbabile che questa clip diventi un colosso virale sulla scala di “Epic Split,” anche se risulta che i diversi video pubblicitari di Volvo Trucks hanno meritato, fino ad oggi, 130 premi a livello mondiale provocando così un seguito inaspettato anche online.

E voi cosa ne pensate di questo modo di fare pubblicità?