È la Canada Startup Scene il luogo di nuovo fermento imprenditoriale

E-commerce, applicazioni, giochi e software a profusione. Siamo parlando della tanto agognata Silicon Valley? No questa volta è il Canada a fare da protagonista nell’industria delle nuove tecnologie. Infatti il freddo paese della “Maple-Leaf” negli ultimi tre anni ha fatto importanti investimenti in questo settore: parliamo di una cifra intorno a un miliardo di dollari.
Due piattaforme spiccano su tutte: Hootsuite a Vancouver e Wattpad in quel di Toronto.

Startup: Hootsuite e i Social Media

Hootsuite è ormai leader nel campo dei social media. La giovane impresa, attraverso una “Social Media Management Dashboard”, si presenta come una piattaforma che permette agli utenti di condividere, attraverso un semplice click, i propri contenuti su tutto il pianeta social network. L’impresa è canadese con sede a Vancouver ed è ormai nota in tutto il mondo. La società in questione ha speso una cifra stimata di 60 milioni di dollari per ottenere il massimo dalla propria leadership nel campo dei social media.

Startup: WattPad una realtà in forte espansione

“Quando ho fondato la mia prima società più di dieci anni fa, la raccolta di fondi non era per niente semplice, ma negli ultimi anni abbiamo visto nascere nuove e interessanti società di venture”. Queste le parole di Allen Lau, Ceo di Wattpad. L’applicazione permette di avere accesso a un’inesauribile libreria virtuale e non solo; è anche in grado di dare la possibilità a ogni persona di produrre e mettere in distribuzione il proprio libro. Quest’anno l’impresa ha assicurato 46 milioni di dollari nel finanziamento per sviluppare la propria comunità di narratori.

Investimenti e formazione: come bloccare la fuga dei talenti

“Dopo i tragici eventi che hanno coinvolto numerosi paesi nel 2001, anche il Canada è stato colpito in modo particolarmente duro, perché l’ecosistema “venture capital” era ancora in una fase embrionale”. Oggi però John Ruffalo, amministratore delegato di Omers Ventures ( l’azienda che investe in Wattpad, Desire2Learn, Hootsuite, Shopify, e altre start-up canadesi ) ci racconta di come, nel corso degli anni sia cambiata la situazione e di come oggi i giovani ingegneri invece di fuggire a Silicon Valley “scelgono di restare perché sono nate alcune grandi aziende”.
Basta pensare che, come ci suggeriscono i dati pitchbook, nel solo anno 2014 la tecnologia dell’informazione, in Canada, ha investito circa 452,000,000 dollari in ottantatré start-up.
Dunque il grande successo nel campo della tecnologia in Canada è da ricondurre sicuramente agli ingenti investimenti nel settore ma non solo. Anche il boom d’iscrizioni ai programmi di ingegneria, presso le università di Waterloo e di Toronto, ha gettato le basi per la formazione di nuove e future risorse talentuose. Tutto ciò condito anche dal contributo delle scuole che hanno reso più facile la ricerca di nuovi talenti da parte delle start-up.
Boris Wertz, socio fondatore alla versione One Ventures, ha spiegato che “molti responsabili delle risorse umane stanno monitorando Waterloo” in quanto vi è un “grande mix di talento e spirito imprenditoriale “.

Startup: anche il governo canadese ci mette lo zampino

Non è un segreto che, grandi incentivi governativi, tra cui ricerca e sviluppo crediti d’imposta, abbiano contribuito a lanciare un grande numero di start-up nel mercato internazionale.

“È possibile ottenere sovvenzioni abbastanza consistenti da parte del governo”. Queste sono le parole di Ethan Song, CEO di Frank e Oak: negozio di abbigliamento on line. L’assistenza economica favorisce la costruzione di una startup “più efficiente nei costi in Canada”. E la politica d’immigrazione canadese rende spesso più facile importare i migliori ingegneri del mondo. Per questo motivo, le aziende tecnologiche più grandi, tra cui: Facebook, Amazon e Twitter, stanno espandendo la loro presenza al di la della nazione.
Tutto questo dimostra come il Canada stia vivendo un momento notevolmente florido nel campo della tecnologia. I motivi principali sono riconducibili ai grandi investimenti, alla formazione ma soprattutto allo sviluppo di una politica d’immigrazione mirata a migliorare il settore della tecnologia, laddove essa era carente. È stata proprio questa decisione politica a chiudere il cerchio.
Che sia questo l’esempio più interessante, per arginare la tanto temuta fuga di cervelli? Noi non possiamo dare una risposta certa; ma una cosa è sicura: questa soluzione in Canada sembra essere molto efficace. Ci piace pensare con fermezza che la soluzione migliore per sfruttare al massimo il talento italiano sia l’investimento forte e continuo sulla formazione: è proprio la cultura, la prima chiave in grado di aprire le porte per un futuro roseo e ricco di soddisfazioni per il nostro business.

Capotte, polvere e auto: i migliori annunci stampa della settimana

Ormai lo sapete: non c’è lunedì senza la rubrica dei migliori annunci stampa pubblicati questa settimana dalle più interessanti agenzie e studi di comunicazione. Abbiamo selezionato per voi la top 5 degli ultimi 7 giorni:

Chery QQ: Smile

Questo ultimo modello della Chery ha un cofano decisamente simpatico. Il suo sorriso ti fa recuperare lo stress e la noia che si possono accumulare utilizzando un mezzo pubblico quotidianamente.  Mai più treno, taxi e tram!

Advertising Agency: La Agencia Braga, Buenos Aires, Argentina
Creative Director: Bruno Gerondiprovare
Creatives: Horacio Ledesma, Carlos Fortunato, Victor Kesselmann

Jaguar 2014 F-Type: Flag

Sempre auto, ma ci trasferiamo in Canada dove i creativi di Young&Rubicam Toronto hanno sfornato questo annuncio stampa che concilia il classico ambiente canadese e lo stile britannico di Jaguar.

Advertising Agency: Y&R, Toronto, Canada
Creative Directors: Israel Diaz, Lisa Mok, Matt Fraracci
Art Director: Allen Kwong
Copywriter: Abeer Verma
Retoucher: Pierre Bourjo

Exsens: Bottoms up

Centro massaggi e cocktail bar insieme? Si può fare. Brindiamo!

Advertising Agency: SwimmingPool, Nantes, France
Art Directors: Maxime Dutertre, Erwan le Mevel
Copywriters: Maxime Dutertre, Julien Riou
Illustrator: Olivier Ritz

Arzum: Card/Coin

Una pubblicità decisamente disgustosa per promuovere l’aspirapolvere che scova angoli dimenticati della tua casa, mai raggiunti prima!

Advertising Agency: BBDO Group, Istanbul, Turkey
Art Directors: Kerem Altuntaş, Arda Albayraktar
Copywriters: Derya Banişta, Çağrı Oral
Illustrator / Photographer: P Blok
Agency Producer: Melis Bircan
Strategy Team: Onur Erdoğan, Emir Demirtaş
Account Director: Itır Karabulut

Mercedes-Benz E-Class Cabriolet: Survive

Come sopravvivere ai ribaltamenti dell’auto cabrio? Con la protezione antiribaltamento integrata nella nuova Classe E cabriolet. Yeah!

Advertising Agency: Jung Von Matt, Vienna, Austria
Creative Directors: Thomas Niederdorfer, Volkmar Weiß
Art Director: Volkmar Weiß
Copywriter: Christian Suntinger
Graphic Designer: Katharina Kolar

Amazon apre il suo primo store fisico a New York


Amazon possiede centinaia di container, chilometri di magazzini, ma non ha mai avuto un vero e proprio negozio fisico destinato alla vendita al dettaglio.

Stando alle voci americane però, il colosso della vendita online, avrebbe iniziato la ricerca del posto ideale per aprire il suo primo store fisico già da qualche anno, prendendo in considerazione soprattutto la città di Seattle (sede dell’azienda), ma nessun progetto è mai andato a buon fine, almeno fino ad ora.

Questa volta infatti, l’idea è andata in porto: Amazon aprirà uno store nel centro di New York, sulla trentaquattresima Street di fronte all’ Empire State Building, appena in tempo per lo shopping natalizio.

Il nuovo negozio funzionerà come un piccolo magazzino, con un inventario limitato per le consegne in giornata solo a New York e dove i clienti potranno effettuare i loro ordini per poi ritirarli qualche minuto dopo. A dire il vero, sarà solo un’estensione di quello che Amazon già fa nei suoi spazi fisici.

Lo store sarà del tutto sperimentale, ma se dovesse avere successo, Amazon potrebbe aprirne altri in diverse città, impostati sul modello newyorkese.

Anche altre catene di vendita al dettaglio solo online, come Microsoft e il brand di bellezza Birchbox, hanno recentemente annunciato l’intenzione di aprire punti vendita materiali.

I motivi della scelta di aprire un negozio fisico, vanno ricercati nell’importanza che ancora oggi hanno i rapporti umani. Nonostante il processo di digitalizzazione che ci investe sempre più, Amazon cerca il contatto con il cliente, un punto d’incontro non solo virtuale ma anche reale. Inoltre, aprendo un negozio nel centro di New York che funge da grande vetrina, ha la possibilità di mettere in mostra la sua linea hardware, (che ora include e-reader, tablet, Fire TV e Fire Phone), e far parlare di sé in uno dei momenti dell’anno più importanti per lo shopping, ovvero il periodo natalizio.

Dove Legacy: la bellezza è una questione di "eredità" [VIDEO]

Dove Legacy: la bellezza è una questione di "eredità" [VIDEO]

Dove si è sempre fatta promotrice del discorso sull’autostima femminile e la bellezza naturale. Nei video più recenti ha spostato il fuoco della sua comunicazione sull’importanza dell’educazione all’autostima, rendendo protagonista in particolare il tema del rapporto madre-figlia nella percezione del proprio corpo.

Legacy” è l’ultimo di questi spot, ideato da Ogilvy. A cinque donne viene chiesto di mettere nero su bianco ciò che amano e ciò che odiano del proprio fisico, e altrettanto faranno poi le figlie.

Nel finale, scopriamo assieme alle protagoniste che difetti e pregi percepiti dalle più giovani sono stati in qualche modo ereditati dalle madri.

City By Subway, la metro digitale per scoprire e vivere le capitali [INTERVISTA]

City By Subway, la metro digitale per scoprire e vivere le capitali

City by Subway è un progetto di Max Borsani, una piattaforma di urban video storytelling che vuole raccontare e valorizzare le città attraverso le sue eccellenze culturali, artistiche, artigianali, gastronomiche…

Non è una semplice guida turistica, ma una piattaforma dove condividere immagini, video, storie.

La metafora della metro fa da filo conduttore all’intero progetto, sia per quanto riguarda l’interfaccia che per la modalità di navigazione. Ogni linea un colore, ogni colore un tema.

Abbiamo intervistato l’ideatore proprio per farci raccontare come è nata City By Subway.

Ciao Max. Raccontaci come è nata l’idea di City By Subway.

L’idea è partita dal desiderio di valorizzare la mia città, Milano, e dal bisogno di crearmi una continuità lavorativa (realizzo video); lo stimolo in più è stato l’Expo anche se il progetto va oltre l’evento.
Dal marzo 2010 ho analizzato il materiale turistico su Milano. Pochissimi video e moltissime foto sparpagliate sul web, molti libri o elenchi di locali/alberghi. Le App iniziavano a moltiplicarsi offrendo diversi servizi rivolti soprattutto a chi è già in città e in cerca di eventi. Inoltre ho notato una certa dispersione di energie e di progetti che avrebbe senso aggregare ed indirizzare, anche per aiutare l’utente ad orientarsi in base agli interessi.

Raccontare la città attraverso brevi video (trailer) mi sembrava una strada interessante e stimolante per coinvolgere chi deve decidere in che città andare, oltre che per far scoprire i luoghi, le attività e l’anima di una città.

Mi sono chiesto: come catalogare/organizzare i video e la navigazione dei contenuti? E così l’idea della metropolitana, delle linee, delle stazioni.

City By Subway è un social network che parte dai luoghi e li racconta attraverso brevi video suddivisi in percorsi tematici (arte, storia, fashion, design, etc.) e attraverso chi conosce e vive i luoghi. Diversi punti di vista per scoprire una città. Raccontare le storie dietro ai luoghi e far si che chi è di passaggio possa lasciare le proprie emozioni agganciate ad un luogo, un monumento, una zona, una galleria d’arte, un pub. Un po’ come il lucchetto ad un ponte. Oppure raccontare storie che intrecciano trama a luoghi e fanno viaggiare anche con la fantasia.

City By Subway, la metro digitale per scoprire e vivere le capitali [INTERVISTA]

Perché hai scelto di dare enfasi proprio al formato video?

Ho un background in comunicazione e marketing ma da più di 10 anni ho deciso di focalizzare la mia professione nella realizzazione di contenuti video (concept, scrittura, regia, riprese e montaggio) per passione e perché pensavo che il video sarebbe diventata una forma di comunicazione sempre più utilizzata.
Per raccontare una città e i suoi luoghi credo che il video sia la forma più adatta in quanto mostra, trasmette emozioni e coinvolge. Il format trailer, che privilegia l’aspetto emozionale più che documentaristico, lo trovo in linea con le esigenze di oggi che privilegiano un utilizzo random e rapido dei contenuti, in particolare video. Bisogna catturare l’attenzione, emozionare e stimolare l’approfondimento di un argomento. In ogni stazione, oltre al video trailer, ci sono contenuti di approfondimento e link a siti esterni che vanno nel dettaglio.

City By Subway, la metro digitale per scoprire e vivere le capitali [INTERVISTA]

A chi si rivolge il progetto? Chi vi può partecipare e in che forma?

Il progetto è articolato ed è rivolto a diverse tipologie di persone. In senso lato i beneficiari assoluti saranno gli utenti/turisti/cittadini che potranno usufruire gratuitamente di una piattaforma per scoprire le città, organizzare il proprio viaggio (creandosi la propria linea) e condividere l’esperienza legata ai luoghi caricando foto, video o racconti nelle social stories di ogni stazione.

Dal punto di vista culturale i beneficiari saranno tutte le istituzioni/attività culturali che parteciperanno all’iniziativa per promuovere e far scoprire la propria attività all’interno di un percorso tematico (ad esempio arte, teatri, etc.).

Dal punto di vista lavorativo i beneficiari saranno videomaker, case di produzione o editori che entreranno a far parte del network dei Publisher e contribuiranno alla realizzazione delle linee editoriali e dei video.

Dal punto di vista commerciale gli sponsor e gli inserzionisti che potranno ottenere visibilità su una piattaforma che promuove la qualità editoriale e di contenuto all’interno di un contesto preciso (tematica della linea e luogo della stazione).

La struttura di City by Subway è composta da un sistema gerarchico di Publisher (editori) i quali hanno responsabilità e benefici sul contenuto editoriale (prevalentemente video).

Per partecipare al progetto in qualità di Publisher è necessario prendere una “tratta” della metropolitana e costruire le stazioni, il contenuto, in modo da valorizzarle. Più la stazione è interessante e ha contenuti di qualità, più utenti si soffermano e più acquista valore commerciale diventando appetibile per gli sponsor.

Il ritorno economico deriva dalle entrate pubblicitarie degli spazi sponsorizzabili (line e station channel) e dalla produzione di contenuti per gli sponsor. Un Publisher potrebbe essere un’attività culturale (museo, teatro, etc.) che decide di avere la sua stazione oppure un videomaker, un editore, un’agenzia di pubblicità, una casa di produzione, un imprenditore che decide di creare la stazione “Castello Sforzesco”, “Quartiere Isola”, etc. o gestire un’intera linea. Ma anche Tour Operator, infatti City by Subway non è in concorrenza ai player turistici ma piuttosto un potenziale supporto alle loro attività.

Prevedete integrazione con altre piattaforme?

Il progetto è collaborativo e aggregativo e per questo aperto all’integrazione di altre piattaforme e app che possono dare un valore aggiunto all’esperienza dell’utente. L’integrazione potrebbe avvenire in diversi modi.
A livello editoriale per esempio InnovActionCult ha creato un’App specializzata in percorsi per famiglie prendendo in gestione e sviluppando la linea arancione “Kids” che è focalizzata sulle cose da fare in città con i propri figli. Oppure con la collaborazione di media partner per l’integrazione dei contenuti nella parte social stories, ad esempio con gli Instagramers.

In City by Subway le stazioni forniscono i trailer mentre l’app già sviluppata fornisce gli approfondimenti o le visite guidate in città nel caso ci sia quel servizio. Un’altra possibilità è l’integrazione di App che forniscono tools come per l’acquisto di biglietti, il booking on line, la stampa di cartoline, la vendita di gadgets, offerte speciali da compagnie aeree, etc.. Per questo c’è la sezione Market della piattaforma. Ma un passo alla volta…
La piattaforma è collaborativa e molto flessibile e si presta a diverse soluzioni e integrazioni. Ora siamo focalizzati sulla creazione del network di Publisher e sulla realizzazione dei contenuti in particolare per Milano (il progetto ha il patrocinio dal Comune di Milano).

Grazie a Max per l’intervista! Voi, avete già fatto un giro sulla metro di City By Subway? 🙂

"Ti connetto i nonni", una webserie per tutte le età

"Ti connetto i nonni", una webserie per tutte le età

Molti tra voi si troveranno spesso a spiegare ai nonni cos’é Internet, come funziona, perché ci piace tanto. È probabile che il più delle volte i vostri sforzi siano vani, almeno fino a che non usate la formula magica in grado di accendere il loro interesse: Internet serve a connettersi con gli altri, con chi è lontano, come i nostri cari che se ne sono andati all’estero. Questo è ciò che ha fatto Marco Diotallevi con la sua iniziativa “Ti connetto i nonni“.

Ricongiungere nonni e nipoti lontani attraverso la tecnologia. È questo l’obiettivo di “Ti connetto i nonni” la prima webserie di Plural, agenzia di comunicazione fondata da Marco.

“Mia nonna ha 90 anni e suo figlio si è trasferito all’estero. Per i due non era facile vedersi, così ho deciso di aiutarli spiegando a mia nonna come connettersi. Il risultato è stato così divertente ed emozionante che oggi mi propongo per aiutare anche altri nonni”.

Il video girato da Marco e nonna Lilla è diventato il teaser della webserie. L’ideatore invita tutti i giovani a raccontare le loro storie personali e quelle dei loro nonni che si approcciano alla tecnologia per rimettersi in contatto coi propri cari.

Le storie più interessanti daranno vita alle puntate della webserie in onda nei prossimi mesi e avranno come obiettivo, oltre che raccontare un fenomeno sociale come la fuga dei ragazzi dall’Italia vista dal punto di vista delle passate generazioni, anche quello di realizzare dei veri e propri video-tutorial dove mostrare ai nonni come dei loro coetanei siano riusciti, una volta tanto, ad ottenere un risultato pratico grazie alla tecnologia.

Perché usare proprio la formula della webserie? L’abbiamo chiesto allo stesso Marco Diotallevi.

“Uno dei trend che vedo è che è molto importante la serialità. Oggi tutti i brand chiedono di essere seguiti: ma con quale modalità? Dal mio punto di vista, le serie. E il web offre questa possibilità: il video marketing aiuta, soprattutto gli ultimi trend che vedono il passaggio dal singolo pezzo virale a logiche più verso la fidelizzazione. In questo trend spero che Plural possa dire la sua: da tempo volevamo fare una web series e abbiamo svelto il tema della connessione dei nonni per vari motivi: contiene i sotto-temi del divertimento personale, della connessione tra nonni, ma include anche il punto di vista aziendale. Vorremmo diventare una piccola agenzia focalizzata sull’ideazione di format virali, non solo di semplici virali. Format che possano focalizzare persone intorno a conversazioni, brandizzate o meno. La mia idea è che il trend del video marketing risponde alla volontà delle persone di fruire di storie. I brand oggi possono diventare broadcaster di queste storie, oppure possono essere semplici sponsor. Questa doppia possibilità non inficia sulla bellezza delle storie.”

Ecco dunque a voi Marco e Nonna Lilla nel teaser di “Ti connetto i nonni” 😉

Complimenti a Marco Diotallevi per questa bella iniziativa!

App of the Week: Timeful ti aiuta a gestire il tuo tempo

Procrastinare, rimandare, ritardare: alzi la mano chi almeno una volta al giorno non tralascia qualcosa che ha in programma di fare perché non riesce a gestire bene il proprio tempo. A volte si tratta di impegni, piccoli o grandi, altre volte si tratta di attività che desideriamo fare ma che non riusciamo mai a portare a termine o addirittura ad iniziare.

Proprio in questo momento, mentre tento di scrivere questo articolo, ho già perso parte del mio tempo per leggere un’email che potevo tralasciare, ho risposto ad un sms, ho fatto un caffè, ho acceso Spotify… Ovviamente riuscirò a concludere questo articolo (la prova è il fatto che voi lo stiate leggendo) ma per farlo ho rimandato per la terza volta in una settimana di andare in palestra per iscrivermi.

Ieri, in un’altra delle mie sessioni di navigazione a tempo perso sull’App Store ho scoperto quest’app, Timeful che promette di farmi diventare finalmente una brava manager del mio tempo!

Timeful rivoluziona il tuo modo di gestire il tempo

Timeful è infatti una nuova applicazione iOS progettata per aiutare gli utenti a gestire la loro vita: combina le funzioni di un’app calendario con quelle di un to-do list e aggiunge a queste gli “habits”, le buone abitudini in sostanza, che l’utente vuole sviluppare. Timeful mira a fornire un’esperienza personalizzata che incoraggia le persone a impegnarsi in varie attività e a portarle tutte a termine: era proprio quello che cercavo!

 

Timeful non è dunque la classica app calendar, o almeno così promette: dietro alla sua realizzazione c’è un team di ricerca davvero singolare. Ne fa parte tale Dan Ariely, professore alla Duke University di Psicologia e Comportamento economico, autore di “Prevedibilmente irrazionale”.

Secondo Ariely in sostanza tutti noi procrastiniamo le cose, tante volte e tutti i giorni: siamo praticamente tutti in grado di comprendere quali sono le cose che dovremmo fare e quando, però di fronte a una miriade di grandi e piccoli compiti uniti alla difficoltà di stimare quanto tempo potremmo impiegare per completare qualcosa, spesso ci rivolgiamo al compito più facile e a portata di mano: ad esempio aggiornare lo stato di Facebook, come sto facendo io in questo momento…

Come funziona l’algoritmo di Timeful

Bene, non mi resta che provare quest’app, proprio in questo momento che sto scrivendo!

L’applicazione mi chiede di sincronizzarsi con tutte le applicazioni di calendario che sono sul mio iPhone, rendendo così più facile avere tutte le mie informazioni in un unico luogo.

Subito dopo mi suggerisce di aggiungere una lista di cose che vorrei mi aiutasse a fare tra “Chiamare mio papà”, “Rispondere alle email”, “Lavare i panni”, “Prendere appuntamento dal dottore” e qualche altra. Ora mi chiede anche di scegliere tra alcuni “habits”, cioè buone abitudini, come “Bere acqua” e “Leggere”.

Ora che ho fatto le mie scelte, Timeful mi suggerisce come sistemare questi impegni con quelli già programmati dal mio calendario.

Secondo i creatori di Timeful, l’app utilizza come algoritmo quello che loro chiamano un’“intenzione genoma” per riconoscere meglio le vostre intenzioni. In questo modo, l’applicazione può prevedere quando si hanno più probabilità di fare un compito: in sostanza se l’app vi sa al lavoro alle 10 non vi suggerirà di fare la lavatrice alle 10,30, ma piuttosto la sera, quando sarete a casa.

La cosa più interessante di Timeful è che quest’app è riuscita a calcolare quando potrei avere tempo per leggere: non credevo di aver più tempo per farlo davvero! Insomma questa applicazione mi sta dicendo che potrei ancora aver del tempo per pensare a me stessa e al mio benessere: eccellente!

Vi lascio il tempo di provare questa applicazione che al momento è disponibile solo per iOS: io proverò la prossima settimana a iscrivermi in palestra, se ce la faccio Timeful diventerà ufficialmente la mia app del 2014 😉 !

 

Tripadvisor rivela come gli utenti scelgono i ristoranti

Tripadvisor rivela come gli utenti scelgono i ristoranti

Cosa valorizzano gli internauti quando cercano un ristorante? Ognuno di noi ha una risposta, ed è probabile che non risultino poi così dissimili.
Tuttavia, per avere dati certi, è meglio dare un’occhiata ai risultati ottenuti da Tripadvisor, che ha condotto uno studio interno nel corso dell’ultima estate, analizzando i dati provenienti da un campione internazionale di ristoranti di 25 città diverse, tra cui le italiane Venezia, Roma, Milano e Firenze.

Fotografie

Il risultato più interessante riguarda le fotografie, che si confermano essere un potente innesco per l’engagement nelle pagine-vetrine che Tripadvisor offre alle strutture di ristorazione, incoraggiando i click e la ricerca di ulteriori informazioni su piatti, prezzi, storia e reputazione del locale, e altro ancora.

Il Gufo stesso incoraggia i gestori a pubblicare gallerie esaustive, che coprano i vari aspetti già citati. Foto professionali dunque, ma non troppo: uno studio di Alphalia, condotto nel 2010, rivela come i clienti apprezzino un bello scatto, ma non se questo falsifica il prodotto, presentandolo, letteralmente, sotto un luce troppo bella.
A bilanciare questa pratica intervengono i clienti stessi, che difficilmente si fanno sfuggire l’occasione di scattare un selfie al ristorante o fare una bella foto al cibo prima di mangiarlo: per quanto i filtri possano falsare il risultato, quest’ultimo sarà giudicato sicuramente più attendibile dagli utenti, perché proviene da un proprio pari, veicolando il valore di un passaparola.

Il numero complessivo di foto e il numero di foto presentate dal management sono dunque gli elementi che generano più impatto e coinvolgimento. Per Tripadvisor i proprietari di ristoranti con foto attraggono il 73% in più degli utenti rispetto ai colleghi con pagine sprovviste di foto. Ristoranti con più di 35 immagini vedono un aumento del 107 per cento del livello di engagement.

Recensioni

A seguire troviamo le recensioni. Prima di tutto, è bene ricordare che non si tratta semplicemente di accumulare pareri positivi, ma di rispondere alle osservazioni dei clienti, instaurando con loro un dialogo, soprattutto in caso di giudizi negativi: argomentare una mancanza, reale o percepita, avvicina il lettore alla struttura, dando l’impressione di un confronto aperto. È fondamentale ricordare che un cliente che recensisce negativamente è un’opportunità da cogliere al volo!!! Attraverso quest’ultimo contatto, è come se dicesse: “Non tornerò più… a meno che non mi convinci“: una seconda possibilità da non buttare via, soprattutto se consente di fare una buona impressione su tutti coloro che stanno visionando la discussione. Per Tripadvisor, i viaggiatori sono il 12% più attivi sulle pagine dei ristoranti che rispondono ai clienti.
L’altro aspetto notevole delle recensioni è che pur giocando un ruolo di fondamentale importanza nel processo di scelta, si piazzano al secondo posto. Il fattore preponderante è dunque visual: una foto può essere un ottimo veicolo emozionale, ma anche razionale, e cogliere l’attenzione di un navigatore in un istante, al contrario di uno scritto che, per rivelare la sua efficacia, deve essere sempre interpretato.

Tripadvisor rivela come gli utenti scelgono i ristoranti

Per… chiudere

Terzo ed ultimo elemento evidenziato dalla ricerca sono gli orari di apertura e di chiusura. Insieme ai prezzi, sono l’informazione più ricercata dagli internauti, che evidentemente vogliono evitare il rischio di incappare in un inaspettato giorno di chiusura o di non riuscire a conciliare la cena con gli impegni della serata. Non è un dato da sottovalutare, anzi, è la tipica informazione data per scontata, ma che risulta fondamentale, soprattutto se il cliente non è un habitué. Per Tripadvisori ristoranti che mostrano i loro orari di apertura sul metamotore sono l’11% più appetibili per i potenziali commensali.

User e Manager generated content concorrono parimenti a condurre il pubblico verso una scelta: l’abilità di un’azienda consiste nel mescolare questi due tipi di contenuto, di modo da fornire un’anticipo forte e convincente dell’esperienza che potrà vivere nel ristorante.
Riuscite a raccontare una bella storia per far alzare le persone dalla scrivania con l’acquolina in bocca?

Come risvegliare il genio di cui siamo dotati per natura: Michael Gelb [INTERVISTA]

Ne stiamo parlando da qualche settimana: lo abbiamo fatto pochi giorni fa con Kjell Nordstrom e, ancor prima, con i coach Mauro Berruto e Tim Gallwey. Si tratta del tema legato per eccellenza all’innovazione, quello del cambiamento, motivo per il quale anche la nuova edizione del Forum delle Eccellenze ospiterà prestigiosi relatori internazionali affinché esprimano punti di vista, metodi e casi pratici per ispirare aziende e professionisti nel lavoro quotidiano di darsi uno scopo più importante rispetto alla mera produzione, come per esempio esprimere la propria crescita personale, canalizzare il proprio carisma, dare forma alla propria creatività e coinvolgere gruppi di altre persone in un processo di rinnovamento economico e sociale.

Aspettando perciò che arrivino i giorni dedicati all’evento, stiamo interpellando ad uno ad uno i sette speaker leader che ascolteremo dal vivo a Milano il 29 e il 30 novembre prossimi, per avere una chiave di lettura sulle idee che porteranno sul palco del Forum.
Con Michael Gelb sentiremo parlare di processi di autoapprendimento capaci di allargare esponenzialmente la nostra propensione al pensiero creativo e riuscire a tracciare, all’interno del caos in cui siamo immersi, un approccio personale all’innovazione, seguendo le orme di geni come Leonardo Da Vinci: ecco come ha risposto alle nostre curiosità in merito.

Cosa significa imparare a pensare come Leonardo Da Vinci e acquisire l’approccio del genio?

Per imparare a giocare a basket si dovrebbe studiare le mosse dei grandi come Michael Jordan o Lebron James. Per imparare a giocare a scacchi si dovrebbero studiare i migliori giocatori come Kasparov o Caruana. Per imparare come essere un inventore si dovrebbero studiare Edison o Marconi. E, per imparare come essere creativi, per usare tutto il tuo talento, allora Leonardo è il modello supremo per te.

Molte persone non si rendono conto che nei taccuini di Leonardo ci sono un sacco di consigli pratici per i suoi studenti, ecco perché in Pensare come Leonardo ho tradotto i consigli di Leonardo in termini contemporanei che siano di facile applicazione per le persone.

Come si sviluppa l’attitudine all’innovazione continua?

L’atteggiamento di continua innovazione inizia con l’applicazione del primo principio per pensare come Leonardo: Curiosità.
Ogni bambino sano è nato con la passione della curiosità, ma spesso la perdono quando vanno a scuola. Le organizzazioni che desiderano promuovere una cultura dell’innovazione deve favorire una rinascita di questo entusiasmo iniziale.

La genialità quindi non è un dono di natura, qualcosa di innato?

È un dono di natura, ma viviamo in condizioni innaturali. Quindi abbiamo bisogno di una formazione specifica per risvegliare e coltivare i nostri doni innati.

Quali sono i sette principi del genio?

I sette principi per pensare come Leonardo sono:

Curiosità: Un approccio insaziabilmente curioso alla vita e la ricerca incessante dell’ apprendimento continuo.
Dimostrazione: Un impegno per testare la conoscenza attraverso l’esperienza, la persistenza e la volontà di imparare dagli errori.
Sensazione: Il continuo affinamento dei sensi, soprattutto la vista, come i mezzi per animare l’esperienza.
Sfumato: Una volontà di abbracciare ambiguità, paradosso e incertezza.
Arte/Scienza: Lo sviluppo dell’equilibrio tra scienza e arte, logica e immaginazione.
Corporalità: La coltivazione della grazia, ambidestro, fitness ed equilibrio.
Connessione: Un riconoscimento e apprezzamento per l’interconnessione di tutte le cose e i fenomeni.

Quale ritiene essere stato il suo più grande risultato?

Il più grande risultato è il successo degli individui e delle organizzazioni che applicano i principi. Ho uno scaffale di libri che mi hanno inviato autori che si sono ispirati e mi hanno preposto di scrivere ciò che hanno imparato da Pensare come Leonardo. E, le aziende mie clienti sviluppano culture più creative che portano ad un maggiore successo aziendale.

Come spiega Liz Faison, direttore presso Merck, “La nostra azienda assunse Michael a causa del suo approccio e del suo programma ispirato all’innovazione, creatività e leadership. Programmammo in un anno tre metodi che cambiarono in modo sostanziale e permanentemente la cultura del nostro settore (300 e più persone); dai dirigenti ai dipendenti del sindacato.
Ci fu un aumento della soddisfazione sul posto di lavoro misurabile e significativa edell’efficacia del team e delle comunicazioni. I programmi di Michael sono per i dirigenti aziendali, per i leader che davvero vogliono aumentare il talento creativo e innovativo nella loro divisione, o migliorare la produttività o la memoria dei dipendenti”.

Mollo tutto e mi do alla beneficenza: la storia di Carolina Gonzalez-Bunster e la Walkabout Foundation

Carolina Gonzalez-Bunster

E’ sempre più frequente trovare storie Ninja: persone di valore che sfidano lo status quo per migliorare il mondo. Che sia con la comunicazione, con la creatività, col marketing o con una startup, il non convenzionale è un mantra che risuona in tanti ambiti di vita. La storia di Carolina è proprio così, ma la sua originalità brilla nella beneficenza – nel social good, diciamo sempre più spesso oggi.

Carolina ha una storia sbalorditiva alle spalle: parla 4 lingue, laureata alla Georgetown University e master alla London School of Economics. A soli 28 anni è ambitissima da Goldman Sachs che la assume come analista finanziaria tra New York e Dubai. Ma a quella vita di innegabili privilegi lei ha rinunciato con passione e determinazione – perché oggi gira tra Sud America, Africa ed Asia per cercare cure alla paralisi e donare sedie a rotelle a chi non può più camminare. Bill Clinton l’ha voluta portare con sé ad Haiti subito dopo il terremoto – dove i bimbi rimasti paralizzati dalle macerie erano costretti a girare su dei carrelli per la spesa.

Qual è stata la scintilla che ha determinato un cambio così radicale di vita? Suo fratello Luis, di 7 anni più grande, una notte si trova in un incidente d’auto e la sua spina dorsale è irrimediabilmente danneggiata: paralisi dalla vita in giù. E così Carolina sperimenta sulla sua pelle il dolore e la difficoltà di trovare all’improvviso migliaia di barriere architettoniche che ostacolano la quotidianità. Ma non la forza di volontà, una forza determinante che avvicina Carolina e Luis sempre di più.

Nel 2009 Carolina fonda la Walkabout foundation, con l’obiettivo di aiutare la ricerca medica sulla paralisi, sensibilizzare l’opinione pubblica e distribuire concretamente le carrozzine nei paesi poveri e disagiati, per ridare il movimento a chiunque incroci con lei il suo “cammino”. Non si può che restare colpiti davanti una tale energia positiva, costruttiva e concreta in grado di ispirare anche gli startupper più tecnocrati e geek. Un’organizzazione benefica, proprio come una startup, ha bisogno di abbinare il fundraising allo spirito di problem solving! Abbiamo intervistato Carolina, una Ninja d’eccezione, sperando che la sua storia possa motivarvi a superare qualsiasi sfida abbiate davanti.

india 2014

Quali progetti sono in cantiere adesso?

Quest’anno è stato l’anno più impegnativo di tutti! Lo scorso settembre ci siamo dati come mission la donazione di un container di sedie a rotelle ogni mese per 12 mesi: oggi stiamo quasi per completare l’obiettivo. In un anno avremo così donato più sedie a rotelli di quante ne abbiamo donate in 4 anni di tempo sin dalla nostra nascita. Stiamo parlando quindi di più di 2,500 sedie a rotelle alle persone bisognose in Argentina, la Repubblica Dominicana, Haiti, Kenya, Uganda, Malawi, Pakistan, India e Tanzania in un solo anno. E la cosa più importante è che ogni sedia è modificata ed adattata individualmente per il destinatario da parte di un membro dello staff Walkabout.

Abbiamo anche finanziato della ricerca all’avanguardia per curare la paralisi, lavorando col laboratorio del dottor Reggie Edgerton di UCLA e la Christopher Reeve Foundation. Siam stati testimoni del fatto che Rob Summers sia stato il primo paralitico a riconquistare il controllo delle proprie funzioni fisiologiche proprio grazie a queste ricerche: questa bellissima vittoria si è ottenuta impiantando in Rob (paralizzato dalla vita in giù a causa di un incidente d’auto) un chip elettrico epidurale nella spina dorsale. Questi miglioramenti nella qualità di vita sono cure di per sé.

Infine, abbiamo un mucchio di eventi in preparazione: a cominciare dalla quinta edizione della marcia lungo gli ultimi 100km del Camino de Santiago a partire dal 2 ottobre: l’invito è aperto a chiunque voglia partecipare!

Tuo fratello Luis è la prima persona nella storia della Spagna ad aver attraversato l’intera nazione con la sola forza delle sue braccia, proprio lungo il Camino de Santiago. Quand’è che hai capito che con la tua forza di volontà potevi cambiare il mondo per il meglio?

Ho sempre creduto al motto “Se vuoi, puoi“. Mi hanno cresciuta con queste parole sin dalla nascita. Quando mio fratello ebbe l’incidente, ho capito che le nostre vite avevano uno scopo più grande e che dovevamo costruire qualcosa di positivo a partire da una situazione tragica. La forza vitale di mio fratello ed il suo spirito tenace mi hanno fatto capire che se applichi la tua mente su qualcosa, tutto è possibile. Per lui il solo vestirsi la mattina è un compito complesso ed arduo: mi ha fatto capire che se hai forza di volontà, coraggio e forza di fare qualcosa, allora puoi assolutamente farla. Quando l’ho visto attraversare l’intera Spagna lungo il Camino ho visto la forza della mente applicata: sì, la mente è il tuo strumento e la tua forza più grande al contempo.

Avete anche percorso la via Francigena. Com’è stata recepita dai media e dai donatori in Italia il lavoro della tua fondazione?

E’ una domanda interessante, perché mio marito è italiano ed è uno dei nostri più grandi supporter! In realtà la fondazione inizia adesso ad essere conosciuta in Italia. Oltre la camminata sulla Via Francigena non abbiamo ancora organizzato eventi o iniziative in Italia. Ciononostante, sono una brand ambassador Tod’s, onorata di poter essere associata ad un brand italiano così iconico – Walkabout e Tod’s lavorano sempre insieme per originare nuove ed intelligenti idee per collaborare. Stay tuned!

In quali modi i social media ti aiutano ad amplificare lo storytelling della fondazione Walkabout? Sono un canale privilegiato per il fund raising rispetto ad altri media?

Credo davvero che oggi i social media siano tutto. Sono il modo più veloce ed efficace di propagare un messaggio per il mondo. Tutti quel che conosco, attraversando le generazioni, è connesso ai social media in qualche modo – entrambi i miei genitori hanno account su Facebook ed Instagram. La bellezza dei social media è proprio quella di permetterci di trasmettere le nostre storie ai donatori. Possiamo caricare foto dal campo, in tempo reale, mentre le persone ricevono per la prima volta una sedia a rotelle. Possiamo condividere video dai nostri viaggi per il mondo e mandare ai donatori tweet, report ed aggiornamenti dai laboratori medici su cui investiamo.

Portare le carrozzine nei paesi sottosviluppati richiede che siano capaci di affrontare terreno accidentato. Come vi ha aiutato in questo la partnership con RoughRider?

Il nostro ethos è donare sedie a rotelle che siano customizzate per ciascun ricevente. Non crediamo nel modello “taglia unica”: le carrozzine sono proprio come degli occhiali da sole – non è che puoi indossarne un paio qualsiasi. Devono adattarsi alla tua fisionomia e lo stesso vale per le carrozzine. Quindi doniamo sedie a rotelle che sono adatte al terreno accidentato dei paesi in via di sviluppo, con delle ruote mountain bike adatte a qualsiasi terreno. Queste sedie si chiamano RoughRiders, ToughRiders e Leveraged Freedom Chairs. Ognuna di esse è costruita e adattata per ciascuno.

A quali progetti futuri stai lavorando?

Direi i “centri sostenibili” che stiamo iniziando ad installare in 3 regioni del mondo: America Latina, Africa e Sudest Asiatico. Questi centri servono a fornire e riparare sedie a rotelle, ma anche alla riabilitazione fisica delle persone e funzionerebbero quindi come nostri hub. Ci permetteranno di donare sedie a rotelle con più frequenza (ogni giorno dell’anno) in quel determinato paese, creando impiego locale e funzionando come centri di comunità per disabili.

Hai lasciato un lavoro stabile e remunerativo in finanza per concentrarti sulla beneficenza. Cosa fa vibrare il tuo cuore?

Mio fratello Luis, e la speranza di vederlo in piedi e camminare di nuovo. E fondamentalmente la possibilità di fare una differenza nel mondo. Anche se è solo una goccia nell’oceano, amo provare a rendere il mondo un posto migliore.