The Lovie Awards: ecco i vincitori della quarta edizione

Finalmente, dopo tanta attesa, il grande giorno è arrivato ed ai Lovie Awards sono stati annunciati i nomi dei vincitori, dei “grandi” della creatività sul web in Europa.

Giunto alla sua quarta edizione, Lovie Awards continua a celebrare le storie ed i trend più innovativi d’Europa. I premi riflettono l’enorme crescita di Internet come strumento lavorativo e quotidiano. Quest’anno la mission è stata quella di onorare l’eccellenza europea, aumentando la gamma di categorie in siti web, pubblicità online, Internet Video, Mobile & App, social.

I vincitori sono stati giudicati dall’ International Academy of Digital Arts and Sciences (IADAS), un corpo di esperti web, figure aziendali, luminari, celebrità creative e altri professionisti di internet. Il giudizio si è basato su alcuni criteri principali, tra cui contenuto, visual design, funzionalità ed interattività.

Ecco una selezione dei progetti premiati con l’Oro:

Best Practices: The Colors of Motion

Sicuramente innovativo, il sito progettato e sviluppato da Charlie Clark Design, che esplora l’uso dei colori nei film, in maniera interattiva.

Best User Experience: The Universal Typeface

Unificare la scrittura del mondo in un carattere universale? Chi lo avrebbe mai detto! Con questa app di MediaMonks chiunque può partecipare, dando il proprio contributo, all’esperimento.

Public Service & Activism: The Most Shocking Second A Day Video

Non poteva, certamente, mancare un riconoscimento per Unit9 in partnership con Save the Children UK.  E’ stato creato un breve film avvincente, volto a contribuire ed aumentare il sostegno alle vittime della guerra in Siria. Il video si conclude con una frase, davvero, toccante: “Solo perché non sta accadendo qui, non significa che non sta accadendo”.

Online Advertising: Samsung Companion Stories

Samsung rilascia una serie di cortometraggi online ideati da JAM per promuovere i propri prodotti.

I cortometraggi ritraggono il dispositivo come un connettore nella vita delle persone, evidenziando come lo smartphone sia, giorno dopo giorno, parte integrante della nostra vita.

Experimental & Innovation: BUS SHELTER

Questa volta l’esperienza con il brand si fa alla fermata dell’autobus. E’ questo il messaggio lanciato da Pepsi e AMVBBDO. Ve ne abbiamo parlato qui.

Le categorie ed i progetti vincitori sono davvero molti, come i riconoscimenti speciali. Tutto ciò rappresenta la passione evocata da Internet e dalle nuove tecnologie. Nessun altro mezzo ha, sicuramente, creato tanto entusiasmo.

The Lovie Awards è un festival di “emozioni innovative e tecnologiche”, dove il messaggio fondamentale è quello che ogni anno si può fare meglio ed ogni giorno è un passo in più verso il futuro.

Fiat Chrysler Automobiles, retroscena e previsioni dell'IPO

 

L’IPO di Fiat Chrysler segna una svolta in due storie economiche nazionali: quella italiana, che ha per più di un secolo legato ai destini dell’industria di casa Agnelli le scelte economiche del paese, e quella americana.

Con il collocamento iniziale al Nyse si dovrebbe essere aperta per la FCA una nuova prospettiva, di tipo globale. Non a caso, anche la data del 13 ottobre era altamente simbolica. Si tratta, infatti, del giorno in cui in America si celebra il Columbus day, quasi a voler auspicare che l’unione di due destini, quello italiano e quello americano, possano dare vita ad una nuova forza economica, pari a quella degli States a livello mondiale.

Fiat Chrysler, dalla crisi alla fusione

La quotazione è stata il punto di arrivo di una fusione nata, in realtà, da due crisi, quella della Chrysler e quella della Fiat, da cui si spera possa partire un rilancio che prevede, per cominciare, un piano industriale da 48 miliardi di dollari in cinque anni, che dovrebbe portare la FCA a diventare la settima società del settore automobilistico per dimensioni sui mercati finanziari internazionali.

 


Se l’obiettivo del piano industriale è in particolare quello di rafforzare i marchi di prestigio della società, come Maserati, Jeep e Alfa Romeo, puntando soprattutto ai più appetibili mercati asiatici, dal punto di vista finanziario la quotazione a Wall Street dovrebbe portare a nuove fusioni e produrre profitti per 5,5 miliardi di dollari, secondo le previsioni del direttore finanziario Richard Palmer.

L’epocale evento finanziario sembra non aver avuto un’eco mediatica pari alla portata dell’avvenimento, probabilmente perché tecnicamente si è trattato di uno spostamento dei preesistenti titoli Fiat sul listino americano. Una conversione azionaria e dunque non un vero e proprio IPO.
Le vere star del debutto a Wall Street sembrano essere state, invece, le Ferrari e le Maserati posteggiate fuori dalla Stock Exchange di New York. Una vera e propria vetrina della migliore produzione automobilistica ormai italo-americana.

 

 

Fiat Chrysler al debutto in borsa

Il risultato della prima giornata non è stato certamente esaltante: al debutto il titolo Fca è stato quotato a 9,19 dollari, in rialzo del 5,6%, per poi scendere attorno a 9,07 dollari e infine passare in terreno negativo a 8,86 dollari, con un calo finale dello -0,89% e un risultato di 8,92 dollari ad azione.

Di questo “trasloco azionario” in Italia resta soprattutto un’immagine, quella del Lingotto con la bandiera con il nuovo logo del gruppo FCA e senza la storica targa Fiat, dato che la nuova sede del gruppo è in Olanda, mentre la residenza fiscale è a Londra.

Eyes of Hitchcock: da Psycho a Vertigo gli occhi dell'horror [VIDEO]

Dopo il film dedicato alla sua vita, rendere tributo al genio di Hitchcock non è cosa facile. Il regista Kogonada ci riesce alla grande con il video Eyes of Hitchcock dove al centro dell’attenzione ci sono gli sguardi di panico e paura dei protagonisti dei film del grande regista.

Alfred Hitchcock è senza dubbio uno dei più importanti registi al mondo. Con ben 54 film realizzati a cavallo tra il 1925 e il 1976, Hitchcock ha emozionato e terrorizzato milioni di spettatori incollati al grande schermo. Da Psycho a Vertigo riviviamo, in questo video, le scene più belle dei suoi capolavori attraverso gli occhi spaventati, esterrefatti e scioccati dei protagonisti.

Un grande lavoro di ricerca e montaggio quello di Kogonada che mixa insieme i frame degli sguardi più emozionanti con una melodia creata ad hoc prendendo ispirazione dai film del regista: “Anything can happen, and usually does… On the Orient Express” di Rob Cawley.

Eyes of Hitchcock è un video che piace e sorprende anche chi non conosce le opere del regista (ammesso che esista) o chi non ama il genere thriller. La soluzione semplice e allo stesso tempo complessa ed elaborata del video ci fa concentrare totalmente sullo sguardo degli attore portandoci in un vortice di suspense, paura e tensione.

Con 3,582 like e 258K visualizzazioni, il video ha trovato il consenso del pubblico di Vimeo che si è divertito a trovare tutti i film citati. Io li ho riconosciuti quasi tutti… voi?

CrowdImpact, il training gratuito per la microimpresa

Gli italiani sono popolo di creativi, questo vale anche per il settore imprenditoriale, dove però sembra che ormai siano premiati e sostenuti solo progetti “ipermegatecnologici” e innovativi.

Ovviamente non è così, ci sarà sempre bisogno di gestori di bar, pasticceri, cuochi, pizzaioli, sarti, parrucchieri e così via, ed esistono tante iniziative che si pongono l’obiettivo di aiutare coloro che vogliono cimentarsi in attività tradizionali, che sono ancora il cuore della nostra economia.

Tra queste vogliamo segnalarvi CrowdImpact, progetto promosso da Microprogress per permettere agli aspiranti imprenditori di testare e allenare la loro capacità imprenditoriale.

CrowdImpact: la palestra intensiva per l’avvio d’impresa

CrowdImpact è pensato per tutti coloro che hanno un sogno da realizzare ma non hanno ne il coraggio ne l’esperienza necessari per riuscire a farlo uscire dal cassetto. Grazie a questa iniziativa artigiani, hobbisti ed in generale chi vuole avviare una piccola impresa, potranno testare, analizzare e collaudare la loro idea prima di proporla sul mercato.

Il percorso si svolge in due fasi,

1. Web training: nella prima fase i 30 aspiranti imprenditori selezionati potranno accumulare punti risolvendo missioni e problemi che verranno via via presentati sottoposti. Coloro che otterranno i punteggi più alti saranno invitati a presentare la loro idea di fronte ad una platea di esperti del settore dell’imprenditoria e potenziali finanziatori (istituti bancari ed enti mi microcredito).

2. Consulenza offline: la seconda fase prevede, per i 3 migliori finalisti, la possibilità di essere seguiti con una consulenza personalizzata offline di circa una settimana. La consulenza sarà mirata al perfezionamento del business plan e della presentazione da sottoporre agli investitori.

Calendario

Lunedì 3 Novembre: primo workshop tematico (business modelling);

Domenica 16 Novembre: secondo workshop tematico (business planning);

Martedì 2 Dicembre: evento finale, presentazione dei finalisti e proclamazione dei vincitori;

Mercoledì 3 Dicembre: Inizio della seconda fase;

Sabato 20 Dicembre: fine della seconda fase .

Come applicare?

Per candidarsi è necessario inviare il modulo che trovate sul sito di Microprogress Onlus e inviarlo insieme al CV a francalbina.pellegrino@microprogress.org.

La scadenza per l’invio delle candidature è il 23 Ottobre 2014.

IAG incrementa le collaborazioni con acceleratori, incubatori e centri di ricerca e sviluppo

Il famoso detto “chi ha il pane non ha i denti” sembrerebbe riassumere esattamente la situazione delle startup italiane. In effetti molto spesso quelle startup che meriterebbero di essere finanziate non hanno né la fortuna né i mezzi finanziari di altre che al contrario il patrimonio lo hanno in casa o per meglio dire in banca, senza che però siano dotate di una grande idea.

Dal 2007 Italian Angels for the Growth mettono a disposizione la loro conoscenza per cercare di placare questa andatura, aiutando quei progetti che meritano e sostenendoli nella loro crescita.

Italian Angels for the Growth (IAG) è il maggior gruop in Italia. Nato appunto nel 2007 dalla volontà di nove angeli fondatori conta ad oggi più di centoventi soci rappresentando una delle più solide realtà dell’angels investing europeo. I soci IAG hanno contribuito alla nascita e alla crescita di ventotto imprese innovative che si occupano della ricerca e dello sviluppo tecnologico attraverso il vero spirito imprenditoriale italiano.

Incrementare le collaborazioni per favorire la crescita delle imprese italiane

Grazie a Massimo Vanzi, socio di IAG e ideatore del progetto, nei primi di ottobre è stata avviata una implementazione delle collaborazioni. Incubatori, acceleratori e centri di ricerca e sviluppo saranno utilizzati per selezionare le startup italiane ad alto potenziale di crescita sostenendole nello sviluppo.

Insieme a queste collaborazioni i soci IAG mettono a disposizione le proprie expertise professionali a beneficio degli imprenditori il cui progetto di startup è stato prima selezionato dagli stessi collaboratori. Il contributo dei business angel di IAG a beneficio degli imprenditori risiede nella consulenza per lo sviluppo del business, nel contatto diretto con altri investitori internazionali e con il mentoring.

Le startup più promettenti in seguito ad una prima fase di screening saranno selezionate ad una successiva con il fine di un’ eventuale conferimento di capitali da parte dei soci IAG. Qual’è l’obiettivo? Favorire lo sviluppo di un ecosistema startup anche in Italia e offrire un’occasione di crescita agli imprenditori mettendoli in collegamento con il network internazionale di imprenditori.

Le attuali collaborazioni di IAG

Come dicevamo all’inizio del post sono più di venti le realtà con cui IAG ha ad oggi avviato delle collaborazioni. Tra le più significative il private venture incubator H-Farm della provincia di Treviso associato all’Università Cà Foscari di Venezia perché classificato nella lista dei primi dieci dell’UBI index degli Univesity Associated Business Incubators 2014. Pépinières d’Entreprises della regione Valle D’Aosta con un portfolio di cinquantatré startup avviate fino ad oggi e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, tra i più grandi centri di ricerca in Europa.

IAG collabora inoltre con altri incubatori, acceleratori e centri di ricerca. Tra questi possiamo ricordare La Fondazione la Fornace dell’innovazione di Asolo specializzata nel settore terziario avanzato, con la quale hanno concluso lo scorso mese un primo accordo di collaborazione. Luiss Enlabs, la fabbrica delle startup controllata da LVenture Group in partnership con l’Università LUISS e l’acceleratore d’impresa del Politecnico di Milano che dal 2000 ad oggi ha incubato sessantaquattro aziende.

Troppo spesso, giovani e non, dopo aver ideato qualcosa che ritengono essere geniale si domandano: e adesso…dove prendiamo i capitali per svilupparlo? La domanda ha trovato la sua risposta: serietà, creatività e duro lavoro sono le armi vincenti per essere considerati da gruppi come IAG che possono aiutarci nella realizzazione e nello sviluppo del nostro business.

Sparked, l'interazione tra uomo e droni di Cirque du Soleil [VIDEO]

Sparked, l'interazione tra uomo e droni di Cirque du Soleil [VIDEO]

Il richiamo a Fantasia 2000 della Disney è davvero molto forte nel video promo di Cirque du Soleil, intitolato SPARKED, un racconto magico di oggetti che prendono vita proprio come nel cartone che guardavamo affascinati da bambini.

Il video si apre con un artigiano/elettricista intento a riparare una spina elettrica di una lampadina che, una volta inserita nella presa genera un black out. Dal buio della sala, in una misteriosissima atmosfera cominciano ad accendersi delle bajour che iniziano a volteggiare nella stanza a ritmo di musica, muovendosi in sincro e danzando, orchestrate dal giovane protagonista.

Eth Zurich e Verity Studios realizzano un corto molto interessante, molto bravi soprattutto a raccontare il binomio tra tecnologia e magia; il video si apre infatti con una citazione dell’autore di fantascienza Arthur C. Clarke: “Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic“. Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indinstinguibile dalla magia.

I magici lampadari volanti sono infatti 10 droni quadcopters, velivoli radiocomandati comunemente utilizzati per riprese panoramiche, che volteggiano in una orchestrale danza sulle note di The Broom, traccia firmata appunto dal Cirque du Soleil.

Produzione impeccabile per Eth Zurich che riesce a comunicare l’idea di magia utilizzando la tecnologia, con uno stile armonico senza tralasciare la componente artistica, tutte caratteristiche che si incontrano quando si è spettatori del magico, misterioso e a tratti stupefacente mondo del Cirque du Soleil.

Banca Mediolanum presenta Centodieci: il magazine digitale del cambiamento

Da un’idea di Mediolanum Corporate University (MCU) nasce Centodieci, la piattaforma digitale che veicola “contenuti sani, buoni, belli e silenziosi”. In questi termini Oscar di Montigny, Direttore Marketing di Banca Mediolanum e Amministratore Delegato dell’ente di formazione del gruppo bancario ha presentato il web magazine alla conferenza stampa tenutasi ieri a Milano.

Centodieci per coltivare la community anche a distanza

Il “modo di fare marketing è cambiato”, sottolinea Oscar di Montigny, di ritorno tra l’altro, dal World Marketing Summit di Tokyo, in cui ha partecipato in qualità di speaker (presente come unico portavoce di nazionalità italiana). Non si tratta più di promuovere il brand alimentando una comunicazione autoreferenziale, ma di incentivare le relazioni e le occasioni che le creano attraverso i contenuti. Ma dove si stringono le relazioni? Agli eventi catalizzatori di interesse sociale.

Non a caso, il direttore marketing ha ricordato, tra i tanti incontri organizzati dalla Mediolanum Corporate University, quelli in cui sono stati protagonisti la ballerina Simona Atzori, Hunter Doherty altresì noto come Patch Adams e la nipote del Mahatma, Tara Gandhi.

Occorre dare continuità  a questo tipo di iniziative sia prima che dopo. Proprio grazie al canale digitale i contenuti generati durante gli eventi diventano così patrimonio valoriale di un’intera società. E proprio dalla straordinaria saggezza di Tara Gandhi deriva un suggerimento che Oscar di Montigny si è sentito di dare ai presenti: non è importante la velocità ma la direzione che prendi!

Banca Mediolanum presenta Centodieci

Il brand è il contenuto

Quella della divulgazione di contenuti e della condivisione di esperienze e valori è la direzione presa da Banca Mediolanum. Si tratta di “una scelta lungimirante”, afferma Oscar di Montigny, che aggiunge: “Questo è il futuro del marketing: spostare il confronto sul territorio di valori e riuscire a veicolarli in contesti reali”. E quali sono i valori per Oscar di Montigny? “Amore, silenzio e bellezza salveranno il mondo”, scrive proprio questo messaggio, il Direttore Marketing di Banca Mediolanum, che richiama alla mente il più recente Kotler.

A te che cosa ispira?

Io ho risposto così!

Ricerca, applica, studia, vinci!

Il brand di domani? Meno prodotto, più valore

In un futuro, che non è nemmeno troppo lontano “i prospect e i clienti vorranno dai brand esperienze“, afferma Oscar di Montigny. La percezione di un marchio quindi si allontana sempre più dal prodotto che offre, anzi, ne è quasi svincolata, e si avvicina, per contro, all’universo di contenuti di cui si fa portavoce. Per Banca Mediolanum ispirazione, formazione, tecnologia, innovazione e creatività sono i cardini del miglioramento continuo, che non a caso stanno alla base del magazine online Centodieci.

Uno sguardo agli autori

La verticalità di questa piattaforma editoriale richiede la partecipazione di profili eterogenei. Sono più di una ventina infatti gli autori che scriveranno per Centodieci. Tra questi, lo stesso presidente di Banca Mediolanum, Ennio Doris contribuisce e la sua presenza testimonia non solo la sua lungimiranza e la fiducia nei confronti del canale, ma è anche la dimostrazione che il mezzo digitale non è e non deve  né un limite e nemmeno un freno.

Professionisti del mondo digitale, accademici, formatori, filosofi, ricercatori, manager e imprenditori. Uomini e donne. Giovani e meno giovani. Questa è la composizione del ventaglio di autori di Centodieci che ha più pubblici: professionisti, manager, studenti e imprenditori accomunati da un preciso desiderio: quello di innovarsi.

5 consigli per imparare a parlare sui social network

C’è qualcosa che dovete prendere in considerazione quando decidete di lanciare la vostra azienda sui social. Qualcosa che viene prima ancora dei contenuti sensazionali, delle grafiche e dei tempi di risposta brevi. Qualcosa di fondamentale, che costituirà il vero valore aggiunto delle vostre pagine e dei vostri account.

Si tratta della vostra voce, e dell’intonazione che usate con gli utenti che vi seguono. Oggi vogliamo aiutarvi a trovare la voce adatta alla vostra azienda/attività ed offrirvi alcuni esempi di come questi consigli possono essere applicati.

Prima di tutto:

1 – Qual è la differenza tra voce e tono?

I due termini possono essere spesso confusi perché sono in stretto contatto, ma la differenza è sostanziale.

  • Voce: è la personalità del vostro brand descritta con un aggettivo, la sua essenza
  • Tono: è una conseguenza della voce. Una voce assume un tono particolare in base all’audience, alla situazione, al canale (toni diversi per social diversi)

In sostanza, il vostro brand ha una voce e ci sono più toni che insieme caratterizzano quella voce. Un po’ come voi, che avete una personalità ben definita, ma che vi ponete diversamente a seconda che siate in una riunione di lavoro formale, o che stiate parlando con un amico. Ma ricordate, in entrambe le situazioni siete sempre voi!

2 – Perché la voce e il tono sono importanti?

Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, una voce definita sarà il valore aggiunto della vostra presenza sui social. Questo perché sarà proprio questa a comunicare la vostra umanità, che distrarrà gli utenti dall’idea di star comunicando con un brand e attraverso uno schermo.

Una voce facilita la costruzione di un rapporto umano, e comunica che prima di tutto siete lì per offrire qualcosa ai vostri clienti, e non perché volete qualcosa da loro (anche se, sia chiaro, voi vi inoltrate nel mare magnum dei social con un obiettivo, e quello non va perso di vista).

3 – Come trovare la vostra voce

Fate finta di essere in mezzo ad una folla e di aver perso un amico. La prima cosa che farete per ritrovarlo sarà chiamarlo a gran voce. Grazie alla vostra voce, che per lui spicca tra la folla, sarete subito riconosciuti. Questo è ciò a cui dovete puntare costruendo la vostra voce per i social: venire riconosciuti. Di voci ce ne sono tante, ma voi dovrete avere la vostra.

Come fare? Cercate gli aggettivi che descrivono al meglio il vostro brand e troverete la vostra voce.

Dopodiché iniziate a svilupparla esaminando le tre C di una voce:

  • Cultura: “Cosa rappresenta la nostra azienda? Cosa la rende diversa dalle altri che cercano lo stesso pubblico?” Le vostre qualità uniche sono ciò che vi rende speciali, e queste devono essere i pilastri dello sviluppo della vostra voce.
  • Community: ascoltate come parla la community a cui vi rivolgete; questo vi renderà più semplice parlare con loro. Potete prendere in prestito elementi del loro linguaggio per cadere in piedi.
  • Conversazione: autenticità e personalità sono fondamentali qui. Rendendovi conto di ciò che avete da offrire, vi verrà più semplice immaginare qual è la voce adatta per farlo.

Vi lasciamo con due esempi che vi dimostrano come pochi aggettivi si traducano in voci ben definite:

Adidas è sano e motivante.

Tiffany & Co. è elegante, raffinato e classico.

4 – Diversi toni

Come abbiamo detto poco fa, noi tutti ci approcciamo diversamente ad una riunione di lavoro o ad un incontro con amici. Questo si comunica attraverso il vestiario, ma anche, e soprattutto, attraverso il nostro modo di porci e di parlare. Nell’ambito dei social questo varia anche a seconda dei diversi canali di cui fate uso: Facebook è un ambiente molto informale, mentre LinkedIn è decisamente più professionale.

Per rendere questo processo un po’ più semplice vi offriamo uno schema ed un esempio di come potreste compilarlo.

Tipo di contenuto: cosa state scrivendo?
Lettore: a chi vi rivolgete in questo scenario?
Sentimenti del lettore: quali sono i sentimenti del lettore quando sono in questo scenario?
Il tuo tono dovrebbe essere: usate degli aggettivi che descrivano il vostro tono in questo scenario
Scrivi cosi: fate un breve esempio di come dovrebbe essere un post
Consigli: le migliori pratiche per scrivere in questo scenario

Ecco come potreste riempirlo:

Tipo di contenuto: tweet
Lettore: potenziali clienti, professionisti del marketing
Sentimenti del lettore: voglia di trovare contenuti interessanti e informazioni riguardanti il settore
Il tuo tono dovrebbe essere: utile, informativo, chiaro, cordiale
Scrivi cosi: “Lo sapevi che il giorno lavorativo di 8 ore è stato inventato per far lavorare meno? Vi raccontiamo la storia qui”
Consigli: Usate molte domande. Non suonate autoritari. Invitate gli altri a scoprire ed imparare.

5 – Essere consistenti

Una volta accumulate tutte queste informazioni e dopo aver identificato la vostra voce e scelto i diversi toni da usare, impegnatevi per essere consistenti.

Un modo per farlo è mettendo per iscritto delle linee guida che siano da mantra per voi e per chiunque faccia la vostre veci. Spesso ci sono più persone che si occupano dei vostri account, perciò è bene ricordare a tutti come rapportarsi con i clienti, come scrivere i post e come affrontare situazioni particolari: basta una cliente arrabbiato e un po’ irritante per uscire dal personaggio e sbagliare tono. Mettendo per iscritto come comportarsi anche in queste situazioni gli errori si ridurranno al minimo.

E voi? Come parlate sui social network?

Google: quando la ricerca invade la realtà

Quante volte, non sapendo una risposta ad una domanda, abbiamo pensato: “Cerchiamo su Google”? Proprio da questa domanda parte la nuova campagna ambient ideata dall’agenzia 72andSunny per il lancio di Google App, disponibile per iOS e Android.

Sono state posizionate diverse installazioni outdoor, a New York, in luoghi non necessariamente famosi, ricreando la stessa situazione che ognuno di noi si trova ad affrontare, anche nella quotidianità, utilizzando il motore di ricerca.

L’idea alla base di questa campagna è uno dei punti cardine del successo di Google: la curiosità. Una ricerca ruota attorno ad essa, al desiderio di scoprire informazioni approfondite su un luogo, una costruzione, o anche semplicemente una nuova parola. L’obiettivo è stato quello di dare nuova luce non solo ad alcuni luoghi di New York, ma anche ad oggetti comuni, come una palla da bowling, oppure una tazzina da caffè, stimolando le persone a ricercare storie comprendendo allo stesso tempo l’utilità di Google che arricchisce il nostro bagaglio di conoscenze.

Voi appassionati di skateboard, non vi siete mai chiesti che forma avesse la prima tavola inventata? Scoprirlo potrebbe rivelarvi nuove tecniche per migliorare le prestazioni e  le vostre acrobazie!

Mentre sorseggiavate, un cappuccino in un bar, non vi siete invece mai chiesti chi possa averlo inventato? Google conoscerà sicuramente la risposta!

Google sceglie l’ambient Marketing proporre una app sul mercato per sottolineare una caratteristica determinante del suo servizio: la necessità.

#1 L’idea diventa realtà

Il concept dell’iniziativa ruota intorno alle domande che le persone si fanno e il motivo per cui utilizzerebbero l’app: per trovare delle risposte. Di sicuro, per un prodotto di mass market, cercare una caratteristica esclusiva del proprio prodotto, è un obiettivo più semplice da raggiungere. Spesso si può però commettere l’errore di non trovare l’elemento “core”, attraverso il quale i consumatori riconoscerebbero e posizionerebbero in modo corretto il prodotto sul mercato.

L’ambient Marketing può trasformare le idee in realtà attraverso un elemento facilmente riproducibile, in modo creativo ed intuitivo. Questa tecnica di comunicazione è, infatti, prettamente visiva: il prodotto, il brand o il riposizionamento che viene proposto deve essere riconoscibile in modo immediato.

#2 Ad ognuno il suo Ambient

Dopo aver identificato il target, Google ha inserito le proprie installazioni nei luoghi di maggior affluenza dei propri consumatori. Punta, infatti, alla totalità delle persone, riconoscendo che ognuno ha bisogno di compiere delle ricerche e tutti, in fondo, siamo inguaribili curiosi da stuzzicare.

L’efficacia dell’ambient marketing è misurabile solo se inserita nei luoghi giusti. La campagna di comunicazione di un brand può colpire il target prefissato sia se riesce a catturarlo negli “habitat naturali” sia se riesce ad inserirsi in modo perfetto. Caratteristica imprescindibile di una campagna ambient deve essere, infatti, quella di modificare elementi già presenti in realtà, in modo originale ma senza snaturarne forma o contenuto.

Deve divertire, incuriosire, ma mai confondere.

#3 Social Ambient

Infine, non dobbiamo dimenticarci che una campagna di comunicazione può essere determinante solo se vengono creati dei contenuti social.

All’interno di una strategia ambient marketing, sono due le strade che si possono seguire: creare installazioni outdoor così impattanti da garantire, in modo spontaneo, un flusso di condivisioni, oppure utilizzare strumenti ad alto livello di interattività, come hashtag o QR code, studiando anche una dinamica più attiva e ludica.

La parola d’ordine deve essere condivisione.

Ed ora… guardatevi in giro: potreste trovare Google nei luoghi più inaspettati della vostra città!

Usability #epicfail: 10 cose da evitare in un sito web

Quali sono gli scivoloni gravi e frequenti di (in)usabilità web? Quali “pecche” di design impediscono agli ecommerce di convertire meglio? Quali regole cognitive sono spesso contraddette da un’interfaccia online? Quali accorgimenti di base migliorano la user experience, la piacevolezza nella fruizione di un sito internet e, di conseguenza, il suo marketing digitale?

Chi fa business online deve porre la massima attenzione alla progettazione user-centered per evitare sprechi di budget. Ricordatevi infatti che anche la migliore strategia di comunicazione digitale si trasformerà, purtroppo, in soldi buttati se le pagine web di atterraggio non saranno intuitive e funzionali.

Per questo ecco in vostro supporto il decalogo dei tipici errori/orrori di UX presenti nel sito più brutto del mondo… :

  1. Crisi di identità – il sito trasmette con esitazione, soprattutto ai nuovi visitatori, le informazioni di base quali “Chi siamo” e “Cosa facciamo”.
  2. Homepage non comunicativa – la pagina principale presenta evidenti disequilibri di gerarchie e non spiega subito il suo messaggio principale.
  3. Navigazione labirintica – i menu hanno un’organizzazione contro-intuitiva, sono troppo ampi o profondi e le relative voci dell’alberatura sono denominate in modo criptico.
  4. Ricerca introvabile – il campo di ricerca è nascosto, non si trova in alto e non ha un design riconoscibile.
  5. Scrittura poco web – i contenuti includono termini gergali, sono copiati da altri siti e non rispettano le convenzioni negli stili.
  6. Lettura oscura – i font non hanno dimensioni congrue, gli sfondi contrastano male con il testo e l’impaginazione non fa respirare gli spazi in pagina.
  7. Grafica ruspante – gli schemi di interazione standard sono ignorati, la resa visiva è poco professionale e l’utilizzo del colore non è dosato bene, in particolar modo nei link.
  8. Compiti impossibili – i campi da compilare nei form sono troppi e l’errore viene espresso con un linguaggio non parlante.
  9. Tecnica poco tecnica – il sito non funziona su tutti i principali browser, sui sistemi operativi più diffusi e in ogni dispositivo mobile.
  10. Bad eShopping – la scheda di acquisto (foto, descrizione, prezzo e così via) è complessa, le spese di spedizione non vengono riportate e lo shop non offre la chiusura della transazione in pochi click.

In conclusione, rendiamo tutti il web un posto migliore dove navigare, a partire dal nostro sito, con il “Bignami della Web Usability” 😉

Jacopo Pasquini
Consulente e docente di marketing e comunicazione digitale
www.doctorbrand.it

Simone Giomi
User Experience Designer
www.simonegiomi.com