Elvis, Apple e sushi nei migliori annunci stampa della settinana

Ben ritrovati cari guerrieri nella più classica delle rubrica ninja: i migliori annunci stampa della settimana! Abbiamo da mostrarvi delle creatività davvero gustose. Buon appetito!

Shopping Itaguaçu: Sushi/Hamburger/Cupcake

Bella iniziativa di questo centro commerciale brasiliano che ci invita a donare gli abiti che non indossiamo più: Non lasciare che i tuoi abiti si trasformino in cibo per le tarme! Donali! 

Solida e appetitosa la rappresentazione grafica.

Advertising Agency: BZZ Propaganda, Florianópolis, Brazil
Creative Director / Art Director: Leandro Tuxo
Copywriters: Katiany Pinho, Paula Ende
Photographer: Michel Teo Sin
Post Production: DPI Soluções

Collingwood Elvis Festival: Guitar/Hound dog/Heartbreak Hotel

L’hairstyle più famoso riproposto nel battipenna di questa bellissima chitarra. Ritagli di vecchi vinili di canzoni celeberrime.

Si, stiamo parlando del Re! Elvis Presley, “The Pelvis” e del più importante festival al mondo che celebra la leggenda del Rock and roll.

Advertising Agency: Zulu Alpha Kilo, Toronto, Canada
Creative Director: Zak Mroueh
Art Directors: Allan Mah, Grant Cleland
Copywriter: Nick Asik, George Ault
Photographer: Jamie Morren

Volkswagen Golf: Change the subject


Otto parole come gli 8 goal segnati durante la partita shock Brasile – Germania nella fase finale dei recenti campionati del mondo di calcio 2014.

Ok, meglio cambiare argomento (non parliamo più di calcio), ma di Golf.

Un messaggio diretto a tutti i brasiliani sconsolati e un gioco di parole che facendo sorridere introduce il prodotto. Intelligente la scelta dei colori della bandiera brasiliana (verde, giallo, e anche blu del logo Volkswagen) che rafforza il concept di questa brillante instant adv!

Advertising Agency: 11:21, Rio de Janeiro, Brazil
Creatvie Director / Copywriter: Gustavo Bastos
Art Director: Caró Lago
Account Manager: Diego Crisóstomo
Media Director: Bianca Brandão

Ford Explorer: Dot

C’è un bel giochino nascosto dietro questa campagna stampa per Ford che promuove la funzione Park assist del nuovo suv Explorer.
Fissate il puntino sulla destra per trenta secondi e provate a “parcheggiare” l’auto fra le due di destra.

Io non ci sono riuscito, ma sono sicuro che a voi andrà meglio!

Advertising Agency: BBR Saatchi & Saatchi, Israel
Executive Creative Director: Nadav Pressman
Creative Director: Eran Nir
Art Director: Oren Amiran
Copywriters: Idan Levy, Sharon Refael
Illustrator: Ido Hirshberg

Sharpie: Apple/Rolling Stones/Playboy


Tutti i progetti migliori iniziano con uno Sharpie (Pennarello colorato).

Divertentissime le note a margine!

Advertising School: Miami Ad School, San Francisco, USA
Art Director: Belén M. Marquez
Copywriter: Chamsseddine Abdelhafidh

Una community fatta di persone reali: Google+ cambia rotta

Google Plus

Una community di persone reali, identificabili, facilmente rintracciabili. Era questa l’idea che aveva fatto nascere Google+, il social network con cui mamma Google sperava di raggiungere, e battere, Facebook.

Recentemente, invece, Google plus ha deciso di cambiare rotta. Come ha scritto sul suo profilo ufficiale, il social layer (così viene definito da The Guardian in quest’articolo)  ha aperto i battenti a profili con nickname e pseudonimi, rinunciando alle restrizioni o ai rigidi controlli di verifica che fino ad oggi erano stati applicati per controllare l’effettiva identità di una persona. Le policy fino ad oggi utilizzate, si legge, hanno infatti escluso numerose persone che volevano far parte della community senza usare i loro nomi reali.

Certo le novità non mancano mai (vi abbiamo parlato di recente dell’introduzione delle Google Stories, lo strumento ideale per creare i vostri album delle vacanze digitali), ma questo appare davvero come l’ennesimo, e forse disperato, tentativo di rianimare una piattaforma che non è mai riuscita ad ingranare davvero la marcia, tanto da far pensare più volte a una possibile chiusura.

Un cambio improvviso e decisamente inaspettato, che ha ovviamente allarmato buona parte del web circa i fake che cominceranno a occupare Google+ e, di conseguenza, anche YouTube. Ovviamente non è mancata la risposta del team del social delle cerchie, che ha rassicurato gli utenti affermando che la squadra anti – troll di Google non abbasserà certo la guardia.

Voi che ne pensate, mossa saggia o paura di un social – un altro – infestato da troll?

La tecnologia può sostituire l’amore? [VIRAL VIDEO]

“The power of love” è la campagna della tailandese tdac che ci invita a riflettere su una questione molto importante e attuale: la tecnologia può sostituire l’amore?

Viviamo in un’epoca dove, grazie alla tecnologia, tutto diventa sempre più digitale: si spediscono sempre meno cartoline, non si sviluppano quasi più i rullini e si leggono sempre più e-book. Sembrerebbe quasi che la tecnologia sia in grado di sostituire ogni cosa. Anche i sentimenti.

La compagnia telefonica tailandese tdac prende una posizione sull’argomento con il video “The power of love”.

Protagonista del video un neo papà un po’ imbranato alle prese con il pianto di un bambino che non si ferma davanti a niente: inutile fargli vedere i cartoni animati sullo smartphone o la videochiamata della mamma al supermercato. Il bambino non riesce a calmarsi finché il papà non lo prende in braccio.

Il messaggio finale del video, la tecnologia non sostituirà mai l’amore, è il fulcro della campagna: per tdac la tecnologia mobile è così avanzata che dà l’impressione di poter sostituire tutto. Ma non è così. L’unica cosa che l’uomo brama veramente è la cosa che la tecnologia non potrà mai sostituire: l’amore.

Il video ha superato quota 11 milioni di visualizzazioni con oltre 15.000 mi piace contro solo 770 non mi piace su Youtube.

Il segreto di questa viralità? Sicuramente il video stressa una tensione sociale molto forte e calda (sentimento vs tecnologia, uomo vs macchina) e lo fa con un video divertente e vicino alla realtà. Fotografia impeccabile, colori pastello e un’ottima scelta del cast completa il tutto confezionando un video davvero piacevole ed emozionante.

Nel complesso, “The power of love” è un video che convince il pubblico di Youtube e, devo ammetterlo, riesce a strappare una lacrimuccia sul finale. Se è vero che c’è un’app per ogni cosa è pur vero che la tecnologia non può sostituire i sentimenti umani. Almeno per ora!

La street art in movimento: succede con Havaianas

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale

(di Francesca Cartolano)

Chi non conosce le Havaianas?

Un marchio universale e trasversale, che viene scelto tanto dalle celebrities quanto da milioni di amanti delle flip flop in tutto il mondo.
Un must have del summer look. Tutti indossano Havaianas perché nessuno potrebbe rinunciare all’estate.
Vivace, irriverente, originale: è uno dei più conosciuti brand brasiliani nel mondo.
E il Brasile- lo stiamo scoprendo- legalizzando la street art dal 2009, ha fatto delle sue città esempi unici di creatività urbana, rendendo il suo popolo affezionato ed appassionato al fenomeno: non è difficile trovare mastodontiche opere di street art sui velivoli delle compagnie aeree, tanto quanto…impresse sulle infradito più diffuse del Paese.

“L’infradito, è come un numero primo. Non è cambiato nel corso della storia, dagli egiziani ai giapponesi fino a noi ha mantenuto lo stesso shape. Quello che cambia e segue i trend di stagione sono le stampe, i colori, i materiali, cercando di soddisfare i gusti di un pubblico trasversale”, afferma Carla Schmitzberg, Sandal Division Director del brand.

Così, per rimanere al passo con i tempi, l’equazione è stata semplice: Havaianas ha deciso di calcare il mood della street art.
Ha deciso di portare l’arte in movimento, per (ben) 3 collezioni diverse e affidandosi a street artisti, tutti brasiliani, tutti brillanti.

Finok, Chivitz e Minhau per le Havaianas Graffiti; Speto, Highgraff e Zezao per le Havaianas Na Rua: grandi bagagli artistici che ben si adattano alla vivacità e all’informalità del brand.
Dulcis in fundo, le Havaianas Art, nate dal brio artistico di Mulheres Barbadas (Henrique Lima e Julio Zukerman), i quali non solo hanno segnato il “tag” sulle calzature, ma hanno sottolineato la partnership con il marchio con una grande performance live a San Paolo.

L’esibizione ha catturato non solo l’attenzione dei presenti ma è stata trasmessa in streaming confermando che Havaianas è un brand tanto amato (anche) perché social minded!
La street art è divenuta il mediatore simbolico per il rinomato marchio, che ha stabilito un contatto con il suo pubblico giovane, urbano, amante dei tatuaggi e dello skate, con il rap nelle cuffie e la testa, sognante, tra le nuvole.
Mancava solo un ingrediente al mix: le art-shoes.
Havaianas, sapientemente, le ha procurate a tutti!

Gear VR, Samsung e Oculus fanno virtualizzare lo smartphone

Gear VR, Samsung e Oculus fanno virtualizzare lo smartphone

Per ora ancora nulla di ufficiale, ma a quanto pare Samsung stà lavorando, assieme a Oculus, allo sviluppo di un nuovo dispositivo per la realtà virtuale.

Per ora chiamati Samsung Gear VR, questi occhiali sarebbero un’estensione dei nostri smartphone. A Samsung pare tocchi lo sviluppo dell’hardware mentre ad Oculus la parte software.

Aumentare l’immersitivà dello smartphone

Un slot, forse un attacco USB 3.0, permetterebbe di agganciare il proprio telefono e, grazie al Gear VR, potremmo aumentare il livello di percezione di realtà data dai nostri contenuti e sfruttare tutte le potenzialità dei vari sensori presenti sullo smartphone, dal giroscopio all’accelerometro.

La fotocamera potrebbe diventare il nostro occhio sulla realtà. Una fascia elastica permetterà di mantenere ben saldo sulla testa i nostri Gear VR e dei soffici cuscinetti aumenteranno il confort complessivo.

Aumentare l’immersitivà dello smartphone

Aumentare l’immersitivà dello smartphone

Due fori laterali possono servire ad evitare malesseri o nausee causate dalla realtà virtuale: questo era uno dei maggiori problemi su cui la Oculus ha dovuto lavorare per rendere piacevole l’esperienza dei suoi dispositivi.

Come è solito non mancheranno applicazioni dedicate, per sfruttare la massimo le potenzialità del mezzo.

Quando li potremo vedere?

SamMobile, uno dei siti più informati su casa Samsung, fa sapere che saranno presentati al prossimo IFA di settembre che si svolgerà, come da consuetudine, a Berlino, in abbinato alla presentazione della quarta versione del Note.

La grande potenza di calcolo del nuovo device Samsung potrebbe essere sfruttata a pieno dagli impegnativi software necessari a farli funzionare.

Le immagini presenti in questo articolo sono solo possibili forme del device: nessuna immagine ufficiale è stata rilasciata da Samsung.

Quando li potremo vedere?

Quando li potremo vedere?

Anche il prezzo è ovviamente avvolto dal mistero ma il fatto che per funzionare abbiano bisogno di un collegamento con lo smartphone, potrebbe significare un prezzo di produzione, e quindi di vendita, più contenuto rispetto a dispositivi simili.

Tutti sulla realtà virtuale

Samsung non è sicuramente la prima azienda che tenta la strada della realtà virtuale. Prima di lei Sony, Google e Oculus (da poco acquistata da Facebook) hanno lavorato nella stessa direzione.

I Project Morpheus di Sony sono dedicati al gaming, in abbinato all’ultima serie Playstation. Due schermi ad alta definizione, uno per occhio, servono a creare un mondo in tre dimensioni, aumentando l’immersività dell’esperienza. Sensori permetterebbero di spostarsi e esplorare attorno a se un mondo virtuale creato dalla console. Ancora nessuna data di rilascio ufficiale.

Gli Oculus Rift, ormai diventati famosi anche grazie al recente acquisto da parte della società di Mark Zuckemberg, sono, a dire di molti, il progetto più concreto e più funzionale. Risolti i molti problemi legati alla sensazione di nausea creata dalla visione virtuale della realtà, hanno bassi tempi di latenza e un ampio campo di visuale.

Partiti come startup finanziata su KickStarter, sono diventati in poco tempo il punto di riferimento di questo mercato in via di definizione.

Dotati di uno schermo di 7” in alta definizione hanno una visione di 90 gradi in orizzontale e di 110 in diagonale.

Google Cardboard - Tutti sulla realtà virtuale

Google Cardboard - Tutti sulla realtà virtuale

I Google Cardboard sono forse il progetto più folkloristico. Non tanto per il loro uso o per le funzionalità, ma quanto per i materiali, le forme e le modalità di realizzazione. Tutto in modo completamente gratuito, questa volta, o comunque ad un prezzo molto limitato.

Basta scaricare un’app, seguire le semplici istruzioni, munirsi di alcuni materiali di semplice reperimento (cartone, forbici e colla) e di tanta pazienza e manualità. In alternativa è in vendita a pochi dollari un kit completo già pretagliato. Sono scaricabili anche i pdf da stampare con linee già tracciate.

Qualche taglio e piega accurata ed ecco realizzati gli occhiali per la realtà virtuale, su cui posizionare il nostro smartphone. Esperienza d’uso, per quello che costa, da sperimentare.

Alcuni video, presenti sulla stessa app, permettono di provare immediatamente il risultato finale.

I Google Cardboard sono forse il progetto più folkloristico.

I Google Cardboard sono forse il progetto più folkloristico.

La realtà virtuale oltre al gaming

Attenderemo fino a settembre per avere prova diretta dei Gear VR. Samsung ci ha abituato alla presentazione di dispositivi wearable sempre nuovi. Di questo dobbiamo dare atto. Quello di voler andare sempre oltre e cercare di presentare prodotti sempre nuovi in tempi brevi. Forse così facendo, vengono accelerate anche le uscite dei dispositivi dei diretti concorrenti.

Se Oculus e Sony sono device dedicati principalmente al gaming, i Gear VR sembra vogliano diventare strumenti di vita quotidiana, i cui sviluppi sono solo immaginabili.

Kit SDK daranno agli sviluppatori più creativi un nuovo mezzo per creare nuove app che sfruttino a pieno questa innovazione. Restiamo ad aspettare, ma con molta voglia di vedere, non solo virtualmente, questi Samsung Gear VR.

World Cup: una ricerca su brand, passione e sport

Donna che bacia il suo compagno

konradbak/fotolia.com

Il World Cup 2014, conclusosi ormai da una settimana, i tifosi Italiani non se lo scorderanno così facilmente. E’ troppo grande il dolore legato alla delusione della sconfitta. Eppure il legame inscindibile tra tutti i supporter e le loro rispettive nazioni è saldato, come in tutte le storie d’amore, dalla passione.

Ed è stata proprio la più travolgente e inspiegabile delle emozioni a essere stata oggetto di una curiosa ricerca di marketing che si intitola ‘The power of passion’, condotta dalla Futures Sport + Entertainment, divisione della IPG Mediabrands.

Prima di introdurti però ai risultati di questa ricerca, vorrei soffermarmi brevemente sull’idea che sta alla base dell’indagine: il legame tra brand affinity e FIFA World Cup.

Creare brand affinity attraverso FIFA World Cup

I mondiali, così come le Olimpiadi, rappresentano un momento storico di intensa carica emotiva per i tifosi dell’ultimo minuto e per quelli che a differenza dei primi, lo sono per davvero. Sia gli uni che gli altri si identificano non solo con i colori della propria squadra del cuore ma fanno propri anche tutti i simboli, brand compresi, che gravitano attorno alla nazione che supportano.

Quando si salda emotivamente e irrazionalmente quindi, il legame tra un marchio e i consumatori allora si sta costruendo una brand affinity, che differisce dal concetto di brand loyalty.

Coppia di innamorati

Kudryashka /fotolia.com

Brand loyalty vs. Brand affinity

Per usare una metafora “amorosa”, la brand loyalty è la stessa situazione affettiva che si manifesta tra marito e moglie in una condizione ottimale: ci si sceglie quotidianamente sulla base dell’abitudine che si è consolidata col tempo. Fine del romanticismo.

Ciò che invece accade quando siamo di fronte a un caso di brand affinity afferisce all’ambito delle pulsioni irrazionali. Torniamo alla nostra metafora “amorosa”. Ad esempio, prendiamo due pendolari quasi sconosciuti, che ogni giorno si incontrano sullo stesso treno per recarsi al lavoro. All’improvviso, inspiegabilmente la passione li travolge e si scambiano un bacio inatteso. Tradotto in termini economici, quel bacio inatteso è l’acquisto inaspettato  che si giustifica grazie al forte impatto emotivo che quel brand ha sul consumatore.

Che cosa è successo quindi durante il Fifa World Cup 2014?

I 12 comportamenti del tifoso

La IPG Mediabrands ha individuato 12 driver della passione, che identificano a loro volta i tifosi sulla base dell’appartenenza alle seguenti sfere: “social” (attività sociali, in compagnia di altri), “media” (attività sui media), “personal” (coinvolgimento personale) e “participation” (partecipazione attiva):

  • Nostalgia: l’amore per gli anni del calcio d’oro.
  • Talk & socializing: l’evento sportivo come pretesto per stare in compagnia
  • Player affinity: riconoscersi nel giocatore
  • Love of the game: passione per lo sport
  • Active participation: chi pratica attivamente uno sport
  • Player excitement: incitare il giocare
  • Sense of belonging: senso di appartenenza
  • Gloating: letteralmente “gioire per le disgrazie altrui”
  • Team devotion: devozione alla squadra
  • All consuming: seguire tutte le partite possibili
  • Personal indulgence: appagamento personale
  • TV Preference: guardare gli sport da casa

E i tifosi del World Cup?

Nel World Cup sono 4 i comportamenti emersi tra le tifoserie:

  1. Team Devotion;
  2. All consuming;
  3. Talk&Socializing;
  4. Gloating.

Ecco qui qualche dato riferito ai fan inglesi:

Team Devotion: un 45% ha dichiarato che l’amore per la nazionale è andato crescendo durante le partite.

All consuming: un 57% degli inglesi ha divorato tutti i match che poteva guardare.

Talk&Socializing: un 72% ha usato come pretesto i mondiali per trascorrere del tempo in compagnia con i propri amici.

Più interessante è il dato riferito al “gloating”: un 70% ha affermato che sperava che la Germania perdesse.

tifosi tedeschi ai mondiali 2014

mangostock/fotolia.com

Passionate Fans are more engaged

Neanche a dirlo, dall’indagine risulta che i tifosi più appassionati sono anche quelli più emotivamente coinvolti e probabilmente più propensi al consumo.

Ecco qui i numeri:

  • un 76% degli adulti intervistati ha dichiarato di essersi servito di un second screen (come ad esempio tablet per produrre contenuti in tempo reale e tv) durante la visione delle partite;
  • 1500% di conversazioni attorno al brand Budweiser durante i Giochi Olimpici
  • 3 volte in più la probabilità che i tifosi acquistino un prodotto sponsor dei giochi olimpici. Di solito lo comunicano attraverso Twitter.
  • Brand come Subway e Beats di Dre hanno fatto leva su un giocatore come Daniel Sturridge  come testimonial delle loro campagne.
  • Un 70% degli intervistati ha ammesso di apprezzare i messaggi pubblicitari che avessero come contenuto temi legati al Fifa World Cup. Di questi, un 66% ha condiviso i contenuti delle campagne.
  • Inoltre, sembra che a giovare dell’onda emotiva scatenata dai Mondiali siano stati proprio gli sponsor ufficiali del FIFA World Cup: Coca Cola ha totalizzato 172.2K interazioni su FB. Adidas si aggiudica la vittoria su Instagram con quasi 94.K interazioni e 18.3M visualizzazioni su Youtube, come riporta AdAge.

A ogni nazione il suo

L’avresti mai detto? All’Italia spetta il primato di nazione più patriottica. I Paesi Bassi invece sono quelli che apprezzano maggiormente il calcio di rigore. Lo stato che predilige i giochi d’apertura? La Serbia. E indovina? Chi sta incollato alla TV per godersi la finale dei mondiali? La Germania.

Il match più desiderato

Un faccia a faccia Brasile – Argentina. Questo si aspettavano i telespettatori. E pensa, secondo i dati dell’indagine di Mediabrands se a disputare la finale si fossero trovati i due stati sud americani, più di 8 miliardi di persone avrebbero seguito la partita. Al contrario, se si fossero trovati uno contro l’altro Germania e Paesi Bassi l’audience non avrebbe superato i 7 miliardi!

E tu da quali driver ti fai guidare?

Un anello "3D printed" per gli ipovedenti: ecco FingerReader

Un anello "3D printed" per la lettura agli ipovedenti: ecco FingerReader

Che la tecnologia della stampa in 3D stesse facendo passi da gigante lo avevamo colto da un pezzo e ve ne avevamo già parlato, ma l’arrivo di FingerReader ci fornisce l’ennesima conferma. L’ultimo gadget che nasce nei laboratori del MIT dà la possibilità di leggere un testo, dal libro tradizionale fino all’e-book, a coloro che non possono farlo perché magari ipovedenti o con problemi legati alla vista.

Non ci credete? Ecco il video di presentazione del prodotto recentemente proposto da Mashable.

FingerReader è un anello 3d printed dotato di una piccola telecamera che analizza e legge le parole ad alta voce in tempo reale mentre il dito dell’utente indica il testo. Si tratta di “uno strumento sia per le persone non vedenti che necessitano di un ausilio all’accesso di testi stampati sia di un aiuto concreto per le traduzioni”, si legge sul sito web del prodotto.

Esistono altri dispositivi di riconoscimento ottico dei caratteri testuali come Text Detective e Text Say ma FingerReader si distingue perché pratico e semplice da usare. Secondo lo sviluppatore Roy Shilkrot “è l’unico prodotto indossabile nel suo genere che consente agli utenti non vedenti e ipovedenti di leggere grazie al gesto naturale di tracciare la riga con un dito agevolando il lavoro del gadget”.

Un anello "3D printed" per la lettura agli ipovedenti: ecco FingerReader

Il gadget riesce a leggere più parole e intere righe di testo anche se non può sostituire il Braille ovvero il sistema d’interpretazione tattile del testo che gli ipovedenti solitamente usano. Potete però immaginare quanto questo prodotto potrebbe facilitare la vita delle persone con problemi alla vista.

Dal libro al menu del ristorante fino all’ebook o ai biglietti da visita, una volta che FingerReader è collegato a un computer portatile o allo smartphone permette agli utenti di leggere qualsiasi cosa che abbia un carattere più grande di 12 punti; inoltre, quando l’utilizzatore allontana il dito dalla linea di testo FingerReader emette una vibrazione per avvisarlo.

Il dispositivo, in lavorazione dal 2011, è attualmente solo un prototipo ma i ricercatori vorrebbero trovare degli investitori e produrre un FingerReader da commercializzare, a prezzi accessibili, per il pubblico. L’anello, va precisato, non mira a sostituire il Braille ovvero il sistema d’interpretazione tattile del testo che gli ipovedenti solitamente usano.

Il successo sarebbe garantito considerando che “quasi il 3% della popolazione è non vedente e in futuro vorremo renderlo fruibile anche ad anziani, bambini, studenti di lingue e turisti” dichiarano dal MIT.

E voi che ne pensate?

Fare branding con Vine e Instagram: l'esperienza di Foscarini [INTERVISTA]

Fare branding con Vine e Instragram: l'esperienza di Foscarini [INTERVISTA]

La sezione Media di Ninja Marketing ogni settimana vi propone il meglio dei video in circolazione su YouTube e Vimeo. Filmati di 1 o più minuti che riescono ad emozionare gli spettatori e, condivisione dopo condivisione, arrivano a toccare numeri che li promuovono a “virali”.

Ma stiamo parlando di una piccola, piccolissima percentuale dei video che ogni giorno vengono diffusi in rete nella speranza di “bucare lo schermo” e arrivare sulle bacheche social degli utenti. Perché riuscire a catturare l’attenzione di chi naviga è sempre più difficile, così come lo è riuscire ad emozionare senza abusare di retorica pubblicitaria.

Ecco perché fare branding con piattaforme come Vine e Instagram è, e sempre più sarà, una sfida. Ne abbiamo parlato con Simone Ardoino, responsabile digital di Foscarini, brand italiano di design lightning che recentemente ha diffuso una campagna realizzata interamente su Vine e Instagram in collaborazione con la conosciutissima e molto apprezzata videomaker Meagan Cignoli.

Buona lettura!

Per un brand scegliere di parlare di sé limitandosi ai pochi secondi di Instagram e Vine è una scelta non banale. Cosa vi ha spinto a scegliere questo mezzo?

Riuscire a trasferire la tua identità attraverso un video breve è sicuramente una scelta ambiziosa. Foscarini ha sempre dimostrato di possedere un DNA molto particolare, è un’azienda orientata all’esplorazione, alla continua ricerca di prodotti, materiali e tecnologie innovative, di linguaggi comunicativi sempre nuovi. Nel corso degli ultimi anni le nostre campagne di promozione su web sono state abbastanza tradizionali, ma oggi il contesto è cambiato e ci sono dei fattori che vanno considerati.

Ad esempio, i dati di conversione della pubblicità online “tradizionale”, in generale più bassi di quanto abbiamo realizzato con questa nuova campagna. O il parametro attenzione/tempo sempre più basso, per cui è sempre più difficile riuscire a coinvolgere, stupire e fare interagire le persone con un brand. O anche semplicemente il fatto che un’immagine/un contenuto video vengono processati dal nostro cervello 60.000 mila volte più velocemente rispetto ad un contenuto testuale.

Ciò che funziona realmente oggi è il “non convenzionale”, ciò che sorprende. Fare marketing oggi significa sopratutto testare e sperimentare delle nuove soluzioni per aumentare l’interazione e la condivisione da parte degli utenti e stimolando nuove conversazioni tra brand e consumatori.

Oltre a questo, i dati di settore ci confortano nella nostra scelta. Leggendo alcune fonti su Mashable e Wired, scopriamo che:

  • nel corso del 2013 Vine è cresciuto del 403%, diventado l’app a crescita più rapida dell’anno;
  • il numero degli utenti attivi su Instagram negli ultimi 6 mesi è cresciuto del 25%;
  • oggi solo il 4% dei contenuti condivisi dai brand su Instagram è in formato video;
  • i video su Instagram registrano il 200% di interazioni in più rispetto alle foto;
  • entro il 2017 il 66% del traffico Internet sarà costituito da video.

Scegliere nuove piattaforme significa anche migrare verso nuovi linguaggi: e infatti qui vediamo script essenziali, paratesto ridotto a qualche hashtag, nessuna call to action. Come si è configurata la vostra comunicazione di prodotto in questa campagna?

Less is more. La campagna in termini di utilizzo di hashtag/script/call to action è un riflesso del concetto di “minimalismo” espresso dai video in cui abbiamo cercato di emozionare l’utente attraverso l’utilizzo di suggestioni che andassero ben oltre il prodotto.
Pubblicare una fotografia o un video su Instagram significa comunicare attraverso emozioni visive, dove la personalità delle lampade diventa l’attore principale.

Secondo voi un contenuto di questo genere sarebbe replicabile in piattaforme “long form” come Youtube?

No, perché YT ha delle logiche abbastanza diverse rispetto a quelle di Instagram e di Vine (che servono per rappresentare in modo istantaneo in nostri “life moments”). YT è un canale più enciclopedico, un melting pot di contenuti brand e UGC fruibili da tutti ma dove a volte è più difficile orientarsi.

La user experience su YT è abbastanza diversa. In Foscarini utilizziamo il canale YT come repository di molti contenuti brand (video stories di prodotto con durata maggiore di 5 minuti) che poi replichiamo all’interno del nostro sito corporate attraverso embed, al fine di aumentare il numero di views e di conseguenza la popularity.

Ringraziamo Simone Ardoino per l’intervista!

Il futuro è ad un soffio con il touchless di Snapback [INTERVISTA]

 

Snapback lo aveva già previsto Zemeckis nel secondo capito lo della saga Ritorno al Futuro. “Si devono usare le mani? Allora è un gioco da bambini!

Già, perché anche toccare diventa obsoleto quando puoi utilizzare le funzioni principali del tuo smartphone senza impiastricciare lo schermo con le dita, risparmiando sulla batteria. Ma Automotive, Gaming, Medicina sono solo alcune delle possibili strade di sviluppo della futuristica Snapback.

 

Ho avuto il piacere di fare qualche domanda a Gerardo Gorga, cofounder di Snapback:

1. Il video di presentazione di Snapback e delle sue funzioni è abbastanza eloquente. Spiegaci qualcosa che ancora non sappiamo!

Sicuramente dal video emerge come le nostre soluzioni non richiedano scomode periferiche aggiuntive o hardware costoso, ma che tutto è realizzabile con quello che è già presente sui comuni device. Inoltre, tra i fattori più interessanti della nostra tecnologia c’è senza dubbio l’efficienza energetica. Le nostre soluzioni garantiscono un risparmio della batteria che può arrivare al 35%.

 

 

La nostra tecnologia va oltre gli smartphone e i tablet, stiamo già lavorando su un’interazione touchless and sightless basata sui wearables (smartwatch, smartband e simili). L’obiettivo è quello di rendere l’interazione con la tecnologia sempre più naturale, per questo ci prepariamo a declinare la nostra visione dell’interazione anche all’interno dell’Internet of Things.

2. La libreria software di Snapback è in parte aperta. Perché?

La nostra libreria sarà free per gli sviluppatori. La rivoluzione touchless passa per loro. Siamo sicuri che la creatività dei developers è, e sarà, fondamentale.

Per costruire app basate su interfacce touchless e sightless che permettano agli utenti finali una UX più immersiva, coinvolgente e divertente, gli sviluppatori hanno bisogno di tempo, conoscenze specifiche e soprattutto di superare il problema della frammentazione dei device.

La grande diversità di modelli di dispositivi si rispecchia inevitabilmente anche in una grande differenza a livello di sensoristica. Proprio per questo prevediamo che la nostra libreria sarà in parte aperta, per avere così massima compatibilità con hardware esistente e futuro.

Ancora prima di lanciare il nostro SDK abbiamo già ricevuto tantissime mail di sviluppatori che hanno sottoscritto il nostro early adopter program. Siamo sicuri che questa comunità di developers continuerà a crescere e che grazie alle loro applicazioni, il touchless sarà il nuovo modo di interagire.

 

 

3. In cosa è stato fondamentale il supporto di Luiss Enlabs e LVenture Group?

Snapback ha ricevuto un finanziamento da LVenture Group, ed è facile immaginare quanto sia prezioso per una startup poter contare su un finanziamento che permetta di rendere l’idea un progetto più che concreto. Abbiamo preso parte anche al programma di accelerazione di Luiss Enlabs. Oltre allo spazio di coworking, il supporto del team di Luiss Enlabs è stato fondamentale per consigli, networking, accesso agli investitori. Insomma in entrambi i casi il supporto è stato concreto e più che utile.

4. Snapback non è solo un selfie quando schiocco le dita. Le applicazioni possibili sono (per il momento) solo da immaginare. Potete anticiparci cosa bolle in pentola?

Andando oltre le tantissime occasioni di utilizzo che si presentano ogni giorno nella vita di ognuno di noi, le possibilità di utilizzo della nostra tecnologia in contesti più strutturati sono diverse e una più interessante dell’altra.

Automotive, Gaming, Medicina sono solo alcuni dei contesti possibili. Uno dei settori più importanti è sicuramente la disabilità. Ad esempio, uno dei nostri use case è pensato per i non vedenti. Proprio attraverso lo snap delle dita è possibile attivare una suoneria che permette di individuare dove si trova il telefono.

 

 

Cosa bolle in pentola? Qualcosa di davvero molto buono. Gli ingredienti ci sono tutti, team, competenze, tecnologia. Immaginate cosa sarebbe possibile fare se con dei semplici gesti si potesse interagire con tutta la tecnologia che ci circonda, come se avessimo una bacchetta magica.

A breve rilasceremo il nostro SDK e con una comunità di sviluppatori iper creativi già pronti a realizzare app c’è da aspettarsi un moltiplicarsi di possibili contesti d’uso e applicazione.
Gerardo Gorga

 

Grazie a Gerardo, aspettando lo skateboard volante, godiamoci un po’ di futuro con Snapback!

Groupon lancia il nuovo sito per rinfrescare il comparto daily deals [INTERVISTA]

In questi giorni Groupon rinnova il suo look – sia sul web che su app mobile. Si sa che dietro i restyling ci sono sempre delle prese strategiche di coscienza, in grado di influenzare l’operato quotidiano ma anche a lungo termine di un’azienda. La personalizzazione della ricerca è ora una priorità e lo sottolinea il CEO Eric Lefkosky – subentrato alla fuoriuscita del controverso past CEO Andrew Mason.

Ecco quindi che il sito si arricchisce di una nuova barra di ricerca, tab dedicate alle categorie di consumo ed al nearby, pagine tematiche e filtri di ricerca. In fondo Groupon è un “bimbo” del settore, ha solo 6 anni, ma il rischio di diventare “obesi” e rallentare c’è e nessuno ne è immune (vedi Facebook fatigue). Abbiamo incontrato ed intervistato Giuliomario Limongelli, International Vice President Sud Europa di Groupon.

Le diverse acquisizioni – Gnome, Ideeli, Ticket Monster in Corea e Blink in Spagna – raccontano un trend. Dove sta andando Groupon?

La prima missione di Groupon è il mondo dei servizi locali, quindi lavorare con commercianti che hanno un’insegna e una saracinesca. Di conseguenza se tu guardi queste acquisizioni ed il lancio di Gnome tutto va in questa direzione: offrire non solo un servizio di couponing puro ma creare un’esperienza di merchant engagement a 360° con piattaforme di prenotazione e di pagamento, dando loro la possibilità di gestire al meglio il loro business rispetto a quello che facevano prima. Soprattutto per alcuni mercati che possiamo considerare “non ancora evoluti” – come quello italiano – a livello di cultura digitale – è ovvio che la direzione è anche di tipo educativo. A prescindere dalle acquisizioni lo sviluppo dei prodotti viene dunque fatto per semplificare la vita al merchant e per spingerlo ad utilizzare internet ed il digitale.

E su questo il vostro reparto assistenza svolge un lavoro di training importante.

Un processo di alfabetizzazione quasi. Ci sono alcuni partner che non hanno nemmeno internet nel punto vendita o non sanno come accendere un computer: è ovvio che dobbiamo assisterli noi. Lato azienda siamo sempre stati molto rigidi e non abbiamo mai accontentato il merchant che si rifiutava di utilizzare gli strumenti offerti. Alle volte, anche forzando la mano, abbiamo sempre fatto in modo che venissero utilizzati perché oggettivamente tali strumenti gli semplificano la vita.

Rispetto agli altri mercati globali, l’Italia come si posiziona in graduatoria?

Ad oggi dopo gli USA è il terzo mercato più importante, dopo UK.

Come descriveresti invece il cliente tipo di Groupon Italia?

Il cliente tipo di Groupon Italia è soprattutto un cliente curioso. Se guardo, al di là dell’immaginario comune, le risposte che forniscono alle nostre survey scopro che vengono sul nostro sito non solamente per risparmiare ma per cercare qualcosa di nuovo: che sia un posto, un ristorante, un trattamento ecc. E’ poi un cliente molto informato, abituato a non prendere fregature e che desidera risparmiare. Non posso nascondere il fatto che comunque vengono sul nostro sito perché abbiamo delle offerte davvero interessanti. Da un punto di vista sociodemografico sono prevalentemente donne tra i 25 e i 45 anni con un reddito medio-alto sotto i 35-38 mila euro all’anno e per la maggior parte laureate: un profilo mediamente alto.

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Personalizzazione, local e search: oltre Groupon quali altre società digital che si trovano all’intersezione tra queste tre realtà ti incuriosiscono?

Mi ha incuriosito un po’ in fase di partenza Foursquare perché a mio parere aveva tutte le carte in regola per entrare in un mercato di possibilità e per fare l’ultimo miglio, quello che noi ancora ad oggi non riusciamo a fare al 100%. Ma oggi Foursquare ha perso un po’ di appeal e non è riuscita a trovare il suo modello di business nonostante i 150 milioni di dollari di finanziamento. Sicuramente rimane un prodotto interessante ma ciò che mi interessa tantissimo in questo momento è cercare di capire come aziende come Blink – che Groupon ha acquistato – possano trovare una loro applicazione nel mercato locale quindi tutto ciò che è possibilità last minute.

Ad oggi tu puoi acquistare un coupon, prenotare e programmare la serata ma in Italia non c’è ancora un modello di acquisto istantaneo “sono in giro, guardo un’offerta interessante e l’acquisto”. Ci sono però tante piccole app interessanti come CheckBonus, un prodotto interessante che occorre seguire per vedere se il mercato lo capirà. Quel mondo della possibilità vissuta tutta tramite mobile a mio parere se trova la strada giusta – e per strada giusta intendo la transazione e non l’advertising model (che non funziona, a meno che tu non sia Facebook) – può diventare un mondo davvero interessante in cui noi di Groupon sicuramente entreremo. Ci siamo già ma occorre perfezionare i prodotti che abbiamo.

Una campanella segnala la conclusione di una trattativa commerciale - stile Wolf of Wall Street!

Ci racconti la tua giornata tipo? Trovi la pausa pranzo su Groupon?

La sveglia è abbastanza presto, per le 7 – 7,30 sono già in piedi e mentre faccio colazione già controllo le mail, le offerte e quant’altro. Il venerdì mattina riesco ad andare anche a correre dopodiché alle 8,30-9 sono in ufficio. Ho un’agenda abbastanza organizzata, passo da una tematica all’altra, la giornata è ricca di riunioni e dove c’è da intervenire intervengo. Curo ancora tantissimo la parte commerciale perché mi piace e seguo le grosse trattative. Esco dagli uffici alle 20 – 20:30 anche se ci sono giorni in cui riesco a staccare e fare altro e poi tieni presente che almeno 3 giorni a settimana sono in giro, fuori sede.

Groupon Community ha raccolto in Italia in 2 anni più di 270.000 euro a favore di associazioni no profit locali.

Come può il comparto delle daily deals mantenere la rilevanza nel tempo?

Ad oggi tra tutti i servizi a disposizione per gli esercizi locali abbiamo preso solo la parte bassa del funnel, quindi daily deal, coupon e sconti. La vera missione è prendere il “traffico sù“. Ci sono player concorrenti come Tripadvisor che sono già a monte, devono costruire la parte a valle; noi dobbiamo fare il processo inverso che a mio parere è più facile perché c’è tanto materiale, c’è tanto lavoro editoriale da fare mentre la parte transazionale è già sviluppata. E’ questa la naturale evoluzione altrimenti il business così com’è non è destinato certo a scomparire ma rimarrà un business autoreferenziale e fine a se stesso.

L’obiettivo è: così come facciamo engagement con i merchant attraverso i nostri strumenti dobbiamo farlo anche con gli utenti a monte attraverso geolocalizzazione, recensioni, contenuto, engagement ed entrando in un’ottica social dando la possibilità di condividere e di fare rating sulle esperienze vissute con Groupon. Questa è la strada, non vedo altre strade per un percorso di successo.