Notegraphy, l'app che dà colore e stile al tuo status!

Notegraphy, l'Instagram delle parole

Vuoi dare una forma diversa alle tue parole? Vi abbiamo parlato tempo fa di Wordeo, l’app che crea video dai vostri messaggi ma se questo non vi fosse bastato, oggi vi parliamo di  Notegraphy.

Notegraphy permette di dar vita alle parole con un sistema veloce per creare grafiche di contenuto testale e condividerle con i propri contatti.

Sappiamo bene come sulle piattaforme social ci si trovi sommersi da comunicazioni di ogni tipo, come la nostra attenzione sia costretta a selezionare solo alcuni dei molti contenuti presenti.

Altrettanto bene capiamo come il colore, la dimensione e la novità siano fattori determinanti nell’indirizzare i nostri comportamenti. Da non dimenticare anche il fatto che abbiamo sempre meno tempo sia per creare che condividere contenuti ma anche per consultare quelli degli altri. Ecco perché Notegraphy è un’app molto interessante dal punto di vista social e non solo.

Pochi secondi e tre semplici passaggi

Pochi secondi e tre semplici passaggi.

Pochi secondi e tre semplici passaggi.

All’apertura dell’app ci viene subito chiesto di inserire un testo; il passaggio successivo è scegliere tra i 32 layout presenti (ognuno con alcune varianti di colore), salvare e condividere la nota.

Abbiamo la possibilità di definire un titolo, visualizzato su Notegraphy, un messaggio da associare alla condivisione e anche inserire dei tagDall’app possiamo gestire la galleria, le note, esplorare le altre creazioni, controllare le eventuali notifiche, conoscere gli artisti che hanno contribuito ai template e definire alcune semplici impostazioni.

Ecco un esempio fatto da me 😉

Disponibile sia in versione desktop, dal sito dell’app, sia in versione mobile per ora esclusivamente per device iOS su App Store. Presto sarà però presente anche sul Play Store di Android: dal sito si può già fare richiesta via email per ricevere notizia dell’update.

L’Instagram delle parole

Similmente ad Instagram, permette di creare immagini di forma quadrata (612x612px), di condividerle sulle principali piattaforme (Facebook, Twitter, Instagram, Tumblr, ecc) ma anche di creare un profilo personale nel qualche conservare tutte le nostre creazioni.

Dal proprio smartphone o computer sarà quindi poi possibile esplorare le note degli altri utenti, commentare ed esprimere un proprio Grazie per a cui far seguire un sorriso, un’ispirazione, una risata, una storia, un flash, un aiuto oppure un’emozioneMolto interessante questa versione del Mi Piace” in salsa Notegraphy. Presente anche la sezione Favorite notes e People you follow.

Illustratori, artisti e designer per i layout

Illustratori, artisti e designer per i layout

Illustratori, artisti e designer per i layout

Possiamo contare sull’aiuto di una ventina di giovani e affermati designer. Ognuno di loro si è dedicato allo sviluppo di uno stile e di un font. Di ogni nota, infatti, la prima lettera della prima parola diventa in automatico l’elemento grafico dominante dell’immagine. Ogni layout ha tre diverse varianti di colore per personalizzare ulteriormente il risultato finale.

Implicazioni di un’idea semplice, quasi banale

L’idea alla base del sistema può sembrare molto semplice, forse anche banale, ma vediamo quali conseguenze può avere il suo utilizzo, anche in campo business:

diversifico la mia comunicazione rispetto alla massa;

– attribuisco forza e credibilità al messaggio, attraverso layout professionali;

– favorisco la condivisione e la viralità del contenuto.

Con Notegraphy realizzo, direttamente dal mio telefono, in maniera rapida, ciò che in altro modo dovrei realizzare con programmi di foto editing.

Se raggiungerà la popolarità e la diffusione di Instagram proprio non lo si può prevedere. Fatto sta però che le idee semplici sono spesso le più efficaci. Se aggiungiamo poi la rapidità e la qualità dei template proposti (sperando sempre che il loro numero possa crescere), dobbiamo tenere d’occhio questa app.

Ci rivediamo tra almeno dodici mesi, per capire se la parola Notegraphy possa essere scolpita a titolo definitivo nell’olimpo delle app mobile preferite.

Se volete scaricare l’app potete farlo cliccando sull’immagine qui sotto:

6 esempi di content marketing con Vine

Vine

Si può dire che Vine sia stata una delle grandi rivelazioni del 2013.

Questa piccola grande idea di Twitter ha dato vita ad un mondo di opportunità che, se negli USA stanno già diventando concrete, nel nostro paese faticano ancora ad imporsi.

Alla base di Vine c’è un concetto semplicissimo: in 6 secondi va comunicato un messaggio in forma di video a chi ci segue, facilmente condivisibile anche sugli altri social network.

Era inevitabile che un format così particolare e potenzialmente coinvolgente avrebbe presto fatto la sua comparsa nel variegato mondo del social media marketing. Oggi, grazie al blog di Kissmetrics, vi proponiamo 6 casi concreti di applicazione di Vine al content marketing.

Sono esempi semplici, esattamente come la natura del social, ma che potreste sicuramente applicare anche nella vostra azienda. Oltre a proporre uno strumento di dialogo innovativo con i vostri clienti e con un messaggio diverso, sarà un esercizio di comunicazione fantastico che vi “obbligherà” a tirare fuori il meglio dalla vostra creatività.

1. ASOS: Unboxing

ASOS è uno dei principali siti di moda on-line in Europa.

L’unboxing, diventato famoso soprattutto grazie a YouTube nel comparto tecnologico, è stato in questo caso rivisitato e trasformato in un momento di totale coinvolgimento dell’utente con molteplici vantaggi:

l’utilizzo di una piattaforma innovativa come Vine, in linea con l’immagine dell’azienda;

il coinvolgimento dell’utente, che si sente partecipe di un processo di acquisto che va oltre l’atto del pagamento e del ricevimento della merce;

la creazione di una vetrina per i propri prodotti venduti e mostrati.

Il lancio della campagna è stato associato all’hashtag #ASOSUnbox con l’invito ai Viners di creare il proprio filmato e caricarlo on-line, mettendoli così al centro dell’attenzione.

Cosa insegna alla vostra azienda?

Che è sempre possibile trasformare un atto banale (come l’apertura di una scatola) in un processo emozionale, che coinvolga l’utente. I social network in generale, e Vine nello specifico, ci agevolano in questo compito e ci consentono di creare interazione continua e mai scontata.

2. Airbnb: la storia di un viaggio

Vine obbliga alla rapidità. Il format è limitato a 6 secondi, che ripercorrono un po’ la logica dei 140 caratteri di Twitter. Ma quello che è un limite a volte può trasformarsi in una grande opportunità: è l’esempio di Airbnb, un portale on-line in cui pubblicare, scoprire e prenotare alloggi ed itinerari di viaggio.

L’azienda ha invitato i propri clienti a mostrare un piccolo pezzo del loro viaggio su Vine, presentando la campagna tramite i suoi canali social. Il risultato è strabiliante:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=laCLVzWpS0I’]

Cosa insegna alla vostra azienda?

Vine non dev’essere concepito come un’esperienza vissuta dal singolo utente, ma come una possibile esperienza collettiva. Unire clip differenti è possibile con le tante soluzioni presenti on-line.

Incoraggiate l’interazione degli utenti promettendo omaggi o buoni sconto: le storie che racconteranno saranno le vostre migliori recensioni.

3. Rhein-Zeitung: com’è fatto?

Viviamo in un mondo che viaggia alla velocità della luce e in cui le informazioni si scambiano altrettanto rapidamente. L’informazione on-line sta quindi diventando la vera padrona, ma c’è chi non molla e continua a combattere con impegno e dedizione.

E’ il caso di Rhein-Zeitung, un giornale tedesco attivissimo sui social che ha lanciato una bellissima iniziativa su Vine mostrandoci la nascita di un’edizione del giornale:

 

Cosa insegna alla vostra azienda?

Attraverso l’animazione stop-motion di Vine è possibile includere in un clip di 6 secondi il lavoro di molte ore, esattamente come fatto da Rhein-Zeitung.

A volte, infatti, non sono importanti i dettagli per mostrare al consumatore il lato più umano del prodotto, bensì far comprendere come con il duro lavoro e l’impegno possa nascere un prodotto straordinario. Provate!

4. Lowe’s: le mini-guide

Gli articoli “how-to” sono fantastici: spiegano come raggiungere piccoli e grandi traguardi in modo semplice e pratico. L’idea di piccoli “how-to” di 6 secondi in Vine è venuta a Lowe’s, un e-commerce di articoli per la casa.

L’hashtag di riferimento è #fixinsix, proprio ad evocare la capacità di risolvere un problema o dare un consiglio pratico nei 6 secondi messi a disposizione dal social.

 

Cosa insegna alla vostra azienda?

Dare al cliente risposte utili è un obiettivo che qualsiasi azienda dovrebbe perseguire. L’utilità di un customer care efficiente è altissima, e Vine si presta bene a questa esigenza.

Provate a dare rapide soluzioni ai problemi di ogni giorno (in linea, ovviamente, con i prodotti che offrite) attraverso un Tweet e poi mostrate effettivamente come fare utilizzando Vine. Con un piccolo budget potreste produrre piccole chicche per le quali i vostri clienti vi ringrazieranno.

5. Honda: risposte in tempo reale

La sensazione di piacere che si prova, in quanto cliente, nel sapere che l’azienda con cui stai dialogando è presente e si fa sentire è impagabile. E Honda lo sa.

Ha sfruttato quest’emozione la scorsa estate, per promuovere un periodo particolarmente conveniente per acquistare le loro auto. E per farlo si sono rivolti ai loro affezionati utenti su Twitter.

Attorno all’hashtag #wantnewcar gli utenti hanno spiegato i motivi per i quali avrebbero voluto cambiare auto o i principali problemi di quella attuale. I tweet più belli hanno ricevuto una speciale risposta (ovviamente sotto forma di Vine) direttamente da Honda ed elaborata in tempo reale.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=NOjRsrTd0DI’]

Cosa insegna alla vostra azienda?

Incoraggiate i clienti a rivelarvi che tipo di bisogno potete soddisfare. Non è forse quello per cui lavorate ogni giorno? 🙂

6. Oreo: trip&tricks per i vostri spuntini

La campagna #SnackHacks di Oreo è stata stupefacente: divertente, geniale, utile. Vedere per credere:

Cosa insegna alla vostra azienda?

Il vostro prodotto è unico, ma quali sono i tanti modi con cui può essere usato?

Proponete agli utenti soluzioni diverse e divertenti per utilizzare ciò che offrite e magari riuscirete ad aumentare il valore che i clienti percepiscono dello stesso. E se proprio gli utilizzi sono al limite dell’improbabile, avrete almeno strappato una risata ai vostri clienti.

E voi cosa ne pensate di Vine come strumento di content marketing? Moda passeggera o nuova frontiera? Ditecelo nei commenti!

Google vende Motorola a Lenovo ma conserva i brevetti

Lenovo ha pagato a Google 2,91 miliardi di dollari aggiudicandosi Motorola Mobility, acquistata dal colosso americano di Mountain View per 12,5 miliardi nel 2011.

Google riceverà dunque 660 milioni di dollari in contanti, 750 milioni di dollari in titoli Lenovo e 1,5 miliardi di dollari dopo tre anni dalla chiusura dell’operazione.

Google conserva i brevetti

Ad una visione superficiale sembra che Google abbia svenduto la divisione smartphone, ma il discorso va approfondito: Lenovo è ad oggi il più grande produttore di computer al mondo e annovera tra le sue risorse un grande manager italiano come Gianfranco Lanci, nominato recentemente Chief Operating Officer.

Ma da quando Motorola è entrata in Google la discesa è stata continua: a fronte dell’intenzione di farla tornare ai vertici del settore smartphone , l’ultimo trimestre ha registrato perdite per 248 milioni di dollari, facendo precipitare la quota di mercato dal 2,3% all’1% .

La differenza di prezzo tra l’acquisto di appena due anni prima e la vendita al colosso cinese è giustificata dall’enorme mole di brevetti che non sono stati ceduti con l’operazione: circa 15mila sul totale di 17mila, il vero patrimonio di Motorola, azienda leader nella storia della telefonia e delle radio-comunicazioni made in Usa. Questo materiale prezioso ha permesso a Google di stringere un’alleanza con Samsung  che prevede la condivisione dei brevetti per i prossimi anni.

 

L’espansione di Lenovo sul mercato globale con Motorola

L’interesse principale del colosso cinese era infatti mettere le mani sui modelli di smartphone Moto X e Moto G, sulla serie Droi Ultra e sui brevetti, circa duemila, del settore mobile, puntando a diventare un forte competitor a livello globale del settore. Senza tralasciare il forte impatto di un marchio storico come Motorola nel mercato nord-americano, che permetterà a Lenovo di aggiudicarsi una quota stimata intorno al 5%, e in America latina, con la precisa intenzione di puntare anche all’aumento della presenza in Europa.

E grazie all’acquisto dei server IBM e dei processori Motorola, forte della base ampia sul mercato dei computer, Lenovo si presenta come l’unica azienda al mondo in grado di fornire hardware tecnologico a 360 gradi:  tablet e smartphone, personal computers e cloud. Un vantaggio sui concorrenti davvero non trascurabile, almeno fin quando il mercato non verrà totalmente rivoluzionato dai dispositivi tecnologici indossabili.

 

Strategia di acquisizione, da IBM a Motorola Mobility

Un altro grosso affare, quindi, per la società asiatica dopo l’accordo raggiunto per rilevare una divisione di IBM per 2,3 miliardi di dollari, considerato che, in riferimento alla piattaforma Android, motorola si classifica al terzo posto tra i brand leader di questo mercato. Una mossa ben studiata, basata anche sul vantaggio di approfittare di manodopera e materie prime a costo ridottissimo, che sembra arrivare al momento giusto, considerata il tracollo di Blackberry e la leggera flessione di Apple.

A questo proposito Yang Yanquing, Ceo del colosso cinese, ha escluso un ridimensionamento dell’organico di Motorola Mobility, circa 3500 dipendenti, già snellito dopo l’acquisto di Google nel 2011.

The Wolf of Wall Street: 5 lezioni di marketing da Jordan Belfort

***Attenzione questo articolo contiene spoiler sulla trama del film The Wolf of Wall Street***

Tutti l’hanno visto, tutti ne parlano e tutti reclamano a gran voce un Oscar per mr Di Caprio. The Wolf of Wall Street, ultima fatica di Martin Scorsese arrivata nelle sale italiane la settimana scorsa, racconta la storia di Jordan Belfort, l’agente di borsa di Brooklyn che nel 1990 ha guadagnato centinaia di milioni di dollari in pochissimo tempo grazie a metodi al limite della legalità.

Che si possa o meno approvare lo stile di vita del protagonista fatto di eccessi, droghe e sesso a volontà, è difficile non ammirare il suo spirito imprenditoriale e i suoi metodi poco ortodossi, ma senza dubbio efficienti.

Mettendo da parte tutte le scelte che hanno portato Jordan ad avere qualche guaio con la giustizia, restano delle interessanti lezioni di marketing e di imprenditoria da seguire.

Disclaimer: Ingannare è una cosa, saper vendere la cosa giusta alla persona giusta al momento giusto è talento.

Vendimi questa penna

Uno dei modi con cui Jordan testa la bravura di un venditore è chiedergli di vendergli la sua stessa penna. Inutile provare a convincerlo che quella penna è più bella o più speciale delle altre. Il modo migliore per vendergli quella penna è fare in modo che ne abbia bisogno.

“Mi faresti un favore, scrivi il tuo nome su quel tovagliolo? Non ho la penna… Eccola, basta che domandi no?!” è la tattica utilizzata da Brad, il migliore spacciatore della zona.

Questa scena illustra un selling point: se la necessità è riconosciuta, semplicemente non importa quanto sia fantastico il prodotto o servizio, l’importante è individuare un bisogno urgente e soddisfarlo. Nel caso di Belfort, il bisogno dei suoi potenziali clienti è quello di fare soldi in maniera semplice e veloce e la risposta è a portata di telefono.

Non riagganciare finché il cliente muore o compra

Questo è il motto. Per Belfort, “no” semplicemente non è un’opzione. La chiave per per un pitch perfetto sta nella sicurezza in sé stessi: se non riesci a vendere prima te stesso, non riuscirai a vendere il prodotto.

Secondo Belfort ci sono tre obiettivi che si devono raggiungere nei primi quattro secondi o chiudere l’accordo sarà molto più difficile. Il cliente deve sapere che:

  1. Sei entusiasta e credi al 100% nel tuo prodotto.
  2. Sai di cosa stai parlando.
  3. Meriti il suo rispetto.

Ovvero devi porti come una persona che può aiutarlo ad ottenere ciò che vuole.

Prima di chiudere una vendita, il cliente deve:

  1. Amare il tuo prodotto.
  2. Fidarsi di te e sapete che tieni a lui.
  3. Rispettare la tua azienda.

Se non riesci a realizzare questi obiettivi il cliente non comprerà.

Crea una cultura aziendale e un forte senso di appartenenza

popsugar.com

Non c’è mai stato alcun dubbio che chiunque avrebbe potuto fare un sacco di soldi lavorando per la Stratton Oakmont.
L’idea alla base dell’azienda è che non importa in quale famiglia tu sia nato o quale scuola tu abbia frequentato, quando arrivi e entri nella sala del consiglio per la prima volta, la tua vita ricomincia da zero. Nel momento in cui cammini attraverso la porta e giuri fedeltà all’azienda, diventi parte di una famiglia.

Una famiglia costituita da un gruppo di sfigati che con le giuste direttive e le adeguate ricompense, non hanno nulla da invidiare ai broker della city.

Racconta una storia

Dietro ogni grande brand c’è sempre una grande storia: la formula segreta della felicità di Coca Cola, l’inarrestabile atleta che lo fa e basta di Nike, il visionario che pensa oltre gli schemi di Apple. È così che Jordan riesce a vendere azioni di poco valore di una piccola ditta di due fratelli o l’IPO dell’allora emergente Steve Madden.

E Jordan è il migliore nel raccontare storie, compresa la sua. Dan Alonso, un ex procuratore federale che ha gestito il caso di Belfort, fu così impressionato dalla sua capacità retorica che, dopo che Belfort uscì di prigione, lo invitò a tenere un discorso nell’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan. Ricordiamo che oggi Jordan Belfort è un motivational speaker di successo.

Non arrenderti mai. Sii un lupo.

Cominciare il primo giorno da agente di borsa nel giorno più cupo di Wall Street dopo la crisi del ’29, non è facile da superare. Il trucco sta nel non farsi buttare giù ed avere la forza di cogliere qualsiasi opportunità si presenti, compreso un call center che vende penny stock.

Ecco perché è importante non solo avere degli obiettivi, ma una visione completa, chiara e convincente per il futuro. Vedere le cose come sono e non peggio di quello che sono, perché è questo il tipo di atteggiamento che ti frena ad andare avanti.

Scopriamo i 7 migliori Easter Egg di Google

Scopriamo i 7 migliori Easter Egg di Google

Scopriamo i 7 migliori Easter Egg di Google

Siete intrappolati in casa in una grigia giornata invernale? Finite le vite a Candy Crush e non sapete che altro fare? Per qualche minuto di svago, provate a cercare i migliori Easter Egg di Google sparsi qua e là per la rete.

Tutti sappiamo quanto quel team di sviluppatori possa essere geniale e divertente allo stesso tempo ed è per questo che tutti i geek devono mettersi all’ascolto.

1) Atari breakout

Nostalgici degli antichi arcade games? Andate su Google Immagini, scrivete nel campo di ricerca “Atari breakout” e premete Invio per fare un tuffo nel 1976. Potrete giocare una partita al famosissimo gioco dei mattoncini da abbattere, utilizzando il mouse come controller.

2) Google nel 1998

Vi ricordate quel tempo in cui i dati viaggiavano sui modem a 56 kb? Se volete rinfrescarvi la memoria, digitate su Google “Google in 1998” per visualizzare all’istante la grafica del più noto motore di ricerca com’era ben 16 anni fa.

3) Google Terminal

A proposito di Internet del passato, ricordate il caratteristico suono che facevano i modem per stabilire la connessione? Ecco, se volete rivivere quei lunghissimi momenti di attesa cercate “google terminal” e cliccate su “Mi sento fortunato”. L’intera grafica del motore di ricerca farà un viaggio indietro nel tempo, mantenendo inalterate le sue funzioni. Vale la pena farci un salto.

4) Legoman

Poteva forse mancare un Easter Egg dedicato agli appassionati dei Lego? Ovviamente no: se cercate su Google Maps “Legoland in California” e attivate Street View, il simpatico omino arancione che ci porta per le strade del pianeta, si trasforma magicamente in un Legoman, con tanto di caschetto bianco e manine col buco. Se invece preferite visitare il Kennedy Space Center, sappiate che la vostra guida sarà un astronauta con tuta spaziale.

5) Google, fai la ruota!

Volete vedere la vostra SERP fare una capriola a 360°? Allora chiedete a Google di farlo: digitando “do a barrel roll” sul form di ricerca, Google farà per voi un’acrobazia mozzafiato.

6) Epic Box

Una chicca davvero “epica”, ma non voglio rovinarvi la sorpresa: cercate “epic box” su Google e cliccate su Mi sento fortunato. Attivate l’audio e buona visione!

7) Zerg Rush

Digitate “Zerg Rush” e i risultati della vostra ricerca subiranno un attacco travolgente. Good Game!

Bonus

Se questa selezione non vi è bastata, ecco altri tre piccoli suggerimenti:

– digitate Google al contrario nel campo di ricerca. Prometto, niente messaggi subliminali!

– andate su Youtube e fate partire un video: nei primi secondi di caricamento, mantenete premuta la freccia (verso destra o sinistra) sulla vostra tastiera e come per magia vedrete comparire il serpente per giocare a Snake (come ai bei tempi sui Nokia indistruttibili). Il giochetto funziona per i video riprodotti normalmente in flash player;

– per i fanatici della chitarra c’è Google Guitar, ex Doodle che vi permette di suonare la chitarra, “pizzicare” le corde, registrare le vostre performance e riascoltarle. Ideato per celebrare il 96esimo compleanno di Les Paul, questo doodle è un po’ datato ma è sempre divertente.

Tommy Hilfiger e la moda digital-democratica

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È iniziata ieri la fashion week di New York, uno dei più grandi eventi dedicati alla moda e alla presentazione delle collezioni di stilisti provenienti da tutto il mondo.

In questo contesto si inserisce anche la sfilata di Tommy Hilfiger, che, in programma per il 10 febbraio, mira a sottolineare il DNA accessibile e democratico del brand attraverso un interessante e corposo piano di digital activation. Scopriamolo insieme!

SOCIAL CONCIERGE 2.0

C’era un tempo in cui, agli eventi come alle sfilate, erano distribuite delle massicce, e spesso scomode da portare in giro, cartelle stampa ricche di immagini, comunicati e quanto di più disparato potesse essere utile a giornalisti e stakeholder invitati.

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Oggi Tommy Hilfiger rielabora il concetto di materiale stampa condividendolo globalmente con qualsiasi interessato attraverso il servizio di “Social Concierge 2.0”. Chiedendo il materiale via e-mail, Twitter ( @socialconcierge) e Facebook, infatti, media, fashion influencer, consumatori e appassionati potranno richiedere in tempo reale immagini, informazioni dal backstage e interviste in pillole agli addetti ai lavori.

Un team dedicato sia sul posto che online sarà pronto a soddisfare in pochi minuti tutte le richieste, restando disponibile, anche post sfilata, per offrire immagini e news esclusive che ruotano intorno al marchio.

INSTAMEET

Che Instagram abbia assunto un ruolo chiave nelle strategie digital lo ripetiamo da mesi, ed è un pensiero condiviso anche da Tommy Hilfiger, che per questa stagione ha deciso di realizzare un reportage accessibile a tutti attraverso 20 instagrammer che parteciperanno alla prima sfilata Instameet mai organizzata.

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Gli interessati a partecipare, infatti, dopo essersi registrati a un evento su EventBrite, avranno la possibilità di essere scelti per presenziare alla sfilata insieme a due importanti rappresentanti della comunità Instagram di NYC (Brian DiFeo – @bridif e Anthony Danielle – @takinyerphoto).

Durante l’evento, i 20 instagrammer avranno modo di catturare i momenti della sfilata postandoli sui propri profili personali con gli hashtag #tommyfall14 e #nyfwinstameet. I più belli, verranno proiettati live durante l’evento in una “live digital conversation” che farà da sfondo all’intera sfilata.

Anche questa operazione, decisamente innovativa per un brand legato al mondo del fashion, sottolinea la volontà del brand di rendere la sfilata un momento dedicato a tutti, e non solo riservata agli addetti ai lavori.

LIVE STREAM

Come già avvenuto nella precedente stagione, anche questa volta la sfilata sarà trasmessa in live stream sulle piattaforme digitali di Tommy.com, Youtube, e sui principali fashion magazine online.

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Assistere alla diretta dell’evento da qualsiasi parte del mondo permetterà a tutti gli interessati di partecipare attivamente commentando sui social media con le loro prime e reali impressioni, per condividere così centinaia di punti di vista sull’evento a livello internazionale.

RUNWAY NEWSROOM

Infine, Tommy Hilfiger ha deciso di migliorare un servizio già offerto nella scorsa stagione, ovvero la “Runway Newsroom”: un accesso in tempo reale a tutte le informazioni sulle collezioni, dalle immagini della sfilata alla descrizione delle tendenze, dalle dichiarazioni di Tommy Hilfiger alle soundtrack list. I materiali, costantemente aggiornati, saranno disponibili sul portale.

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Un piano digital davvero ben strutturato e ricco di iniziative che, siamo certi, riuscirà a rispondere all’attuale bisogno di una moda più democratica e, soprattutto, più vicina al consumatore finale.

Con queste iniziative Tommy Hilfiger porta avanti un progetto di modernizzazione delle sfilate avviato già da qualche anno grazie alla condivisione delle passerelle in live stream e che, siamo certi, porterà in pochi anni alla vendita degli abiti durante la sfilata stessa, sviluppando le attività di social commerce già testate nelle scorse stagioni da alcuni brand.

Le app risparmio: gestisci le spese da smartphone!

I nostri amati smartphone non solo ci aiutano a rimanere sempre connessi, ad essere più produttivi, aiutarci a semplificare molte delle nostre attività quotidiane, ma oggi possono anche farci risparmiare denaro. Come? Grazie alle sempre più numerose app che invadono i digital store, tra le tante sicuramente le più in voga sono quelle che aiutano a confrontare i prezzi delle offerte di tantissimi shop online, molte altre dedicate alla ricerca di voli aerei più economici e diverse app per risparmiare sui carburanti e rivelare le migliori offerte.

In questo articolo abbiamo deciso di segnalarvi tutte le principali applicazioni per smartphone gratis, che dovreste avere nel vostro smartphone se avete in progetto di fare qualche grosso acquisto

Risparmio Super

Gratis su iTunes

Questa app vi offre la possibilità di comparare i volantini delle offerte di ben 49 catene di negozi di alimentari e di elettrodomestici: circa 10 mila punti vendita sparsi per l’Italia. Se altrimenti foste alla ricerca di un determinato prodotto allora potrete comparare i prezzi tra tutti i supermercati, ipermercati, discount e superstore, arrivando ad individuare il punto vendita in cui questo costa meno.

Potrete quindi confrontare i prezzi di un determinato alimento o elettrodomestico, macchine fotografiche, tv, cellulari, frigoriferi, lavastoviglie in vendita da Mediaworld, Trony, Unieuro e scoprire se costa meno comprarli online o nel negozio vicino casa vostra.   Potrete anche stilare una classifica in base alla vostra posizione georgrafica, visionare i volantini di tutte le catene di negozi, comporre una lista della spesa in modo che RisparmioSuper possa inviare dei messaggi periodici riguardanti proprio i prodotti che avete scelto, così da monitorare costantemente la situazione e scegliere dove prendere un prodotto piuttosto che un altro.

MyBest

Gratis su iTunes  e Android

MyBest.it è il sito che ti aiuta a scegliere le migliori tariffe presenti sul mercato tra i fornitori di Adsl, Elettricità, Gas, Pay Tv e Telefonia Mobile attraverso la comparazione delle migliori tariffe presenti.

Si ha la possibilità di scegliere in pochi istanti i servizi migliori per le proprie esigenze al costo più basso e con la possibilità di ricevere gratis il supporto di un operatore in qualsiasi fase della navigazione. Inoltre, con il nuovo sistema di scansione della bolletta, potrete inviare la vostra bolletta ed essere richiamati gratuitamente, da un operatore che vi darà tutte le informazioni su come potrete risparmiare.

XTribe

Gratis su iTunes  

E’ una Applicazione gratuita per Iphone (e a breve anche per Android): si tratta di una piattaforma geolocalizzata di social e-commerce in cui gli utenti possono vendere, barattare o noleggiare prodotti e piccoli servizi, eliminando commissioni e costi di intermediazione. Se si fosse interessati a qualcosa, si può contattare in chat il venditore e fissare un appuntamento di persona per concludere l’affare. Il venditore, dall’altra parte, deve solo caricare foto e prezzo della sua merce e aspettare di essere contattato, acquistando quindi una visibilità nei confronti di migliaia di utenti e un potenziale di vendita con zero investimenti.
Xtribe è un ponte istantaneo tra virtuale e reale, utilizza la tecnologia per mettere in relazione nella realtà persone con il fine di vendere, acquistare, barattare oggetti e servizi.
Xtribe è Social perché il punto cardine del progetto è quello di incontrare le persone, di ritornare per strada, di parlare, chiacchierare e non rimanere seduti, dietro il solito schermo del pc.

 SkyScanner

Gratis su iTunes e Android

Una delle più efficaci app al mondo per la ricerca di voli. Mette a confronto in brevissimo tempo le tariffe di oltre mille compagnie aeree e di milioni di tratte. Con una copertura di più di 1000 linee aeree in tutto il mondo – sia low cost che di linea – potrete  trovare il volo perfetto per voi al prezzo più basso. Poi potrete acquistare il biglietto direttamente dal sito della linea aerea o dell’agenzia di viaggio – il tutto in pochi tocchi.

 Ecco qui tutte le caratteristiche:

– Ricerca per “Ovunque” – vuoi andare via, ma non sai dove? Lasciati ispirare.
– Filtra i risultati per prezzo, compagnia aerea, orari di decollo e atterraggio.
– Grafico: visualizza i prezzi in una settimana o in un mese
– Fai girare il mappamondo! Trova nuove destinazioni in base al prezzo, in partenza dal tuo aeroporto – Controlla quanto puoi risparmiare se parti da un aeroporto nelle vicinanze!
– Visualizzazione a Schede: per comparare facilmente

Prezzi Benzina

Gratis su iTunes  e Android

Tra le app più diffuse per risparmiare sui carburanti, PrezziBenzina consente di trovare i distributori più economici e più vicini al luogo da cui si fa la ricerca o lungo il percorso che si intende fare. PrezziBenzina è un progetto collaborativo basato sulle segnalazioni dei consumatori. L’applicazione nasce dalla collaborazione tra Federconsumatori, Adusbef, Adiconsum e PrezziBenzina.it. Si possono aggiornare i prezzi del carburante di ogni singola stazione di servizio e inviare le foto dei distributori e dei pannelli con i prezzi. Il servizio offre inoltre la possibilità di effettuare il login anche tramite Facebook, il salvataggio dei distributori preferiti nell’account PrezziBenzina.it, la condivisione dei prezzi su Facebook e altre maggiori informazioni per ogni distributore, orari e possibilità di valutazione

Idealo

Gratis su iTunes 

Con l’app di idealo puoi confrontare i prezzi delle offerte di tantissimi shop online e trovare i prodotti più convenienti grazie ai suggerimenti automatici ed agli utili filtri di ricerca. Oltre alle tradizionali opzioni di ricerca, la app dispone di una funzione per leggere i codici a barre dei prodotti direttamente in negozio. Per ogni prodotto scansionato vengono immediatamente visualizzate le offerte più vantaggiose, complete di dettagliate schede informative. Sarà quindi possibile sapere subito se un determinato prodotto visto in negozio sia più o meno economico se acquistato online.

Elenco di caratteristiche e funzioni:
– ricerca dei prodotto tramite testo o scansione del codice a barre
– molteplici modalità di ricerca
– memorizzazione dei prodotti preferiti e relative modalità di consegna
– funzione ‘prezzo ideale’
– accesso agli ultimi risultati di ricerca e scansioni di codici a barre
– invio dei risultati di ricerca tramite e-mail a familiari ed amici.

Carpooling

Gratis su iTunes  e Android

L’app di Carpooling.it mette in contatto automobilisti che hanno dei posti liberi in auto con persone che desiderano percorrere la stessa tratta. L’app è gratuita e si appoggia a BlaBlaCar, il più grande network europeo di ride sharing con una rete di oltre 4 milioni di utenti registrati. Il vantaggio dell’app è la possibilità di ricevere notifiche istantanee che informano sulla disponibilità di posti o di passeggeri in cerca di passaggio e consente di pagare online la propria quota del viaggio

Questa versione dell’app implementa alcune funzioni già disponibili sul sito, come per esempio il calcolatore della quota di condivisione spese, e ottimizza la visualizzazione dei punti di ritrovo e dei profili degli utenti viaggiatori, adesso visibili direttamente nella pagina delle singole offerte e richieste di passaggio. Inoltre attraverso l’applicazione, per una maggiore comodità e sicurezza, è possibile eseguire il pagamento della quota di condivisione spesa anche online via Paypal.
L’app di Carpooling.it può essere scaricata gratuitamente dall’iTunes App Store, categoria Viaggi.
E voi quale di queste app utilizzate o preferite per risparmiare parte del vostro budget destinato agli acquisti?

Joan Cornellà e il suo cinismo virale

Joan Cornellà e il suo cinismo virale_1

E’ da qualche tempo un fenomeno virale l’arte dello spagnolo Joan Cornellà. Nato a Barcellona nel 1981, l’illustratore e fumettista si contraddistingue per uno stile splatter, cinico, privo di qualsiasi lieto fine e particolarmente provocatorio.

Autore di opere come Abulio (ed. Glenat), Fracasa Mejor e poi Mox Nox (Bang ediciones), Cornellà ha iniziato a lavorare come illustratore della sezione “attualità” della rivista El Jueves.

Affinando pian piano il suo stile, pulendolo e svuotandolo di ombreggiature e dettagli e arrivando infine a togliere ai suoi personaggi il dono della parola, è giunto a sviluppare lo stile che caratterizza la sua ultima opera, Mox Nox appunto, le cui illustrazioni spopolano su Facebook.

La morte, onnipresente nei suoi disegni, i colori brillanti e gli sguardi fissi dei suoi personaggi che tolgono loro umanità, e quindi impediscono al lettore di provare compassione, determinano un caratteristico stile immediato e pungente che dona a queste vignette immediato social-appeal.

Le sue vignette si possono descrivere quasi come uno storyboard, di una breve vicenda che, però, non si chiude mai con un lieto fine e che, nonostante questo, fa ridere.

Cosa determina però la loro viralità?

Partiamo prima di tutto dalla piattaforma nel quale questo fenomeno si è diffuso: Facebook.

Il social network ha visto, negli ultimi anni, un progressivo mutamento della forma dei propri contenuti. Se in origine si delineava come una piattaforma con la quale “vetrinizzare” la propria quotidianità oggi è forse più giusto parlare di pubblicizzazione della stessa.

Come ogni pubblicità che si rispetti il messaggio deve essere chiaro, conciso con una facile prima lettura, ma dal significato pluri-interpretabile.

Joan Cornellà e il suo cinismo virale

I post degli utenti, come gli i payoff pubblicitari, si chiudono spesso in poche righe e l’introduzione degli hashtag e degli emoticon, a riassumere lo stato d’animo, ha reso sempre più facile essere brevi e concisi risultando comunque chiari.

Le illustrazioni dell’artista catalano si inseriscono alla perfezione all’interno di questo nuovo stile di scrittura social (anche su Twitter). Il cinismo infatti spopola sui social network, senza risparmiare nessuno, risultando così uno degli atteggiamenti più “condivisi”.

Brevi, provocatorie, dal tratto lineare e molto colorate, queste vignette si stanno diffondendo, condivise sia tramite il profilo e blog dell’artista, ma anche diffuse da pagine che fanno della satira e della provocazione il loro tratto distintivo.

La facilità nella loro prima lettura, che fa soffermare sui tratti più splatter (sangue, secrezioni, etc…), si accompagna ad una seconda, o anche terza, lettura da parte degli utenti.

Il paragone con la pubblicità viene suggerito dalle stesse parole dell’artista in un’intervista recentemente rilasciata:

Col fatto che sono mute, le mie vignette hanno una lettura più rapida, istantanea quasi quanto uno spot pubblicitario. Ma la gente solitamente non interpreta subito le mie vignette ed allora torna a guardarle. Molta gente mi dice addirittura che le osserva in un modo ipnotico, ride pur non capendone bene il senso. Altri vedono significati nascosti dei quali nemmeno io sono cosciente.”

Il successo di Cornellà sta forse proprio nell’ultima frase, il suo talento si esprime perfettamente in linea con lo stile necessario per essere notati oggi. Le sue opere sono quindi perfette per il qui e ora 2.0, fanno ridere e soprattutto fanno pensare, attività che oggi sembra essere sempre più delegata ad altri device, in favore della rapidità e dell’immediatezza.

Noi vi consigliamo di seguirlo e di farvi provocare!

Oltre il Super Bowl: la protesta dei Nativi Americani è virale [VIDEO]

Oltre il Super Bowl: la protesta dei Nativi Americani è virale

Il Super Bowl è appena passato: grazie all’evento sportivo (e mediatico) più seguito dell’anno e non solo negli States, il football americano è stato sulla bocca di tutti nelle scorse settimane. Media e account social di mezzo mondo puntavano gli occhi sul MetLife Stadium, e c’è chi ha saputo sfruttare questa trepidante attenzione per incanalarne un po’ su un tema che da anni cammina parallelo al mondo dell’NFL: la controversia riguardante il nome dei Washington Redskins.

Da anni, numerose associazioni di Indiani Americani portano avanti contro la squadra una precisa protesta, che ha coinvolto anche il governo e di recente lo stesso presidente Obama, riguardante il nome e il logo del team dell’NFL: redskins, questa è l’osservazione dei contestatori, è un appellativo discriminante nei confronti dei tanti gruppi di nativi americani sparsi negli USA, che ne chiedono appunto la trasformazione.

Tralasciando la questione nei suoi particolari (vi rimandiamo alla pagina dedicata su Wikipedia, in inglese), vogliamo concentrarci sulla strategia comunicativa adottata dall’NCAI, a capo della protesta dei Nativi Americani, per portare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla campagna #ChangeTheMascot, sfruttando il buzz che si stava generando, nelle settimane scorse, attorno al BigGame.

Oltre il Super Bowl: la protesta dei Nativi Americani è virale

Oltre il Super Bowl: la protesta dei Nativi Americani è virale

Oltre il Super Bowl: la protesta dei Nativi Americani è virale

Oltre il Super Bowl: la protesta dei Nativi Americani è virale

Proud To Be“, questo il nome del video realizzato in occasione del Super Bowl, e presentato appunto come “il commercial del #BigGame che l’NFL non manderà mai in onda”. Lo stesso giorno è stato pubblicato anche il tanto chiaccherato spot di Sodastream che, escluso dalla trasmissione durante l’evento, ha di fatto dato un piccolo aiuto anche al video della NCAI, creando un piccolo filone degli “esclusi”.

Nei termini del marketing, diremmo che ciò che viene chiesto ai Redskins sia una forte operazione di rebranding: un processo non facile per qualsiasi brand, figuriamoci se di natura esogena, come in questo caso. A complicare il quadro, la natura del brand: un team di uno degli sport più amati negli States, un marchio sinonimo di fede, tifo, passione cieca nella propria squadra. Una brand equity difficile da attaccare, ben salda nella percezione dei fan.

E, a giudicare dal video, i creativi di “Proud To Be” non hanno sottovalutato questo aspetto: utilizzando un copy magnetico, dal ritmo coinvolgente e persistente, e immagini empatiche, unite a toni mai esagerati, il video parla dei Nativi Americani senza sferzare attacchi diretti. Addirittura l’ultima immagine, un close up sul casco dei Redskins, è muta, e sostituisce con le immagini le parole che lo speaker non vuole pronunciare.

Se stessimo parlando di aziende in senso stretto, diremmo che quella dei Nativi Americani ha confezionato lo spot perfetto, in cui parla di sè apertamente senza attaccare i competitor, arrivando al cuore della questione e di chi non sa ancora cosa comprare. L’obiettivo è certo qui ben più alto (senza giudizi di merito) ma a noi, da Ninja che parlano di spot e pubblicità, questo video è piaciuto per questi motivi.

Guardatelo, e fateci sapere che ne pensate!

Se cercare lavoro diventa una Mission Impossible

Perché è così difficile trovare lavoro

Se cercare lavoro diventa una Mission Impossible

Studio ergo lavoro, una conclusiva smentita in un paese in cui la disoccupazione giovanile ha superato il 40%, con ben 2 milioni e mezzo di giovani under 30 che non studiano né lavorano. Attribuire la colpa alla crisi economica è probabilmente troppo superficiale, per questo la società di consulenza McKinsey & Company ha dedicato al tema uno studio approfondito, la ricerca “Studio ergo Lavoro. Come facilitare la transizione scuola-lavoro per ridurre in modo strutturale la disoccupazione giovanile in Italia”.

La disoccupazione giovanile ha origini strutturali

Dall’analisi condotta sul lavoro giovanile (giovani tra i 15 e i 29 ani) in Italia, emerge come quello dell’occupazione sia un problema fortemente radicato nel paese, al punto che la componente strutturale rappresenta il 40% del tasso di disoccupazione giovanile complessivo. Lo studio, che fotografa un’Italia strutturalmente incapace di garantire un futuro professionale ai propri giovani, identifica tre ostacoli principali nel passaggio dallo studio al lavoro.

Sbilanciamento tra domanda di lavoro e scelte formative

Innanzitutto lo sbilanciamento quantitativo tra domanda delle imprese e formazione dei giovani. Si pensi che nel 2012 le aziende italiane hanno riscontrato grandi difficoltà nel reperimento di 65.000 professionisti specializzati in diversi settori. Ciò è in parte attribuibile al fatto che solo per 3 studenti su 10 lo sbocco occupazionale costituisce il driver di scelta primario del percorso di studi da intraprendere.

Se cercare lavoro diventa una Mission Impossible

I giovani italiani sono “immaturi” per il mondo del lavoro

Un secondo ostacolo strutturale identificato da McKinsey consiste nell’assenza delle competenze necessarie per entrare nel mondo del lavoro. Oltre alla carenza di esperienza pratica, le aziende italiane criticano lacune nelle lingue straniere e nella matematica di base, ma anche la scarsità di autonomia ed etica: tali carenze impattano negativamente sul rapporto di lavoro per oltre il 47% dei giovani. Ma se da un lato le aziende giudicano 4 candidati su 10 ancora “immaturi” per il mondo del lavoro, dall’altro la scuola italiana sostiene che oltre il 70% dei giovani è pronto per intraprendere un percorso professionale. Questa differenza di percezione senza dubbio non giova al miglioramento dei percorsi formativi e alla creazione di strumenti di supporto adeguati.

Ai canali di ricerca istituzionali si preferiscono amici e parenti

Un’ulteriore problema strutturale, particolarmente radicato in Italia, riguarda i canali per la ricerca di lavoro. Se in Germania l’80% dei processi di selezione passa attraverso i centri dell’impiego statali, in Italia la percentuale dei giovani che trova lavoro con il supporto degli uffici di collocamento è di appena l’1%. Per sopperire a tale carenza, l’80% di loro si rivolge a parenti e amici considerando il loro aiuto più efficace degli strumenti istituzionali.

Se cercare lavoro diventa una Mission Impossible

Il piano di intervento McKinsey

Dopo aver fotografato la situazione del lavoro giovanile in Italia, McKinsey mette a punto un piano di intervento per agire sulle problematiche strutturali individuate, sia a livello nazionale  per mezzo di iniziative legislative e programmi di sensibilizzazione e comunicazione efficaci, sia a livello locale, per mezzo di strumenti di supporto concreti.
La programmazione pluriennale proposta da McKinsey agisce su diverse aree e suggerisce azioni concrete, come ad esempio la creazione di un’offerta formativa che risponda alle esigenze professionali del paese, la messa a punto di servizi di orientamento adeguati, il miglioramento dei canali di collocamento, un’effettiva collaborazione tra il mondo della formazione e quello del lavoro.

Credits: scuolacallan.com