Super Bowl: i brand che hanno vinto [INFOGRAFICA]

Sul campo di gioco hanno vinto i Seattle Seahawks assicurandosi così la gloria, ma quanti fan hanno davvero conquistato i brand che sono scesi in campo durante questo ultimo Super Bowl?

Budweiser ha stracciato tutte le altre marche per quanto riguarda il gradimento degli spot e la condivisione sui social media dei contenuti trasmessi durante il match.

Raggiungendo una media di 47 TPM (tweets per minute) Budweiser ha riscosso un enorme consenso grazie principalmente allo spot ‘Puppy Love’ che è diventato virale già prima della messa in onda.

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Ma non è tutto oro ciò che luccica, un recente sondaggio ha portato a galla che il chiacchierato spot sopra non ha portato i consumatori a consumare più buds, anzi molti degli intervistati hanno dichiarato di aver avuto meno voglia di scolarsene una nei giorni successivi al grande match di quanta ne avessero prima di aver visto lo spot.

Le grandi aziende sono sempre alla ricerca di fan e follower e diventare fan di un marchio è molto più rilevante che il semplice condividere le pubblicità che ci sono piaciute sui social media. Non esiste una formula sicura per poter determinare a priori in termini quantificabili il successo di una pubblicità sulle varie piattaforme e purtroppo un like non è per sempre.

Nonostante ciò uno degli indicatori più significativi per le aziende è la presa visione da parte utente di volersi affiliare al brand tramite le varie pagine ufficiali presenti sulla rete.
Detto questo, dopo un evento come il Super Bowl diamo un’ occhiata alle statistiche per valutare chi ha svolto il lavoro migliore.

Al fine di quantificare il grado di successo delle pubblicità, ListenFirst ha effettuato questo studio per Ad Age monitorando dal calcio di inizio del Super Bowl fino allo scorso martedì l’andamento delle pagine Facebook, i follower di Instagram e Twitter e infine gli iscritti al canale YouTube dei vari brand che hanno trasmesso i propri spot durante il match.

Il Co-fondatore e Co-direttore di ListenFirst Jason Klain ha dichiarato

Quando al mattino si fanno i conti per ricapitolare la situazione è facile confondersi e rimanere incastrati nelle proprie idee su quale spot sia andato meglio e quale sia andato peggio basandosi sulle proprie impressioni. Noi crediamo in una visione  a lungo termine che guarda alla crescita dei brand e delle social community. Dopotutto non sono solamente effimeri momenti di interazione con i fan attraverso video o tweet ma riguarda l’acquisizione di fan e di come i brand parlino e intrattengano relazioni a lungo termine con loro.

I risultati parlano chiaro: i vincitori del Super Bowl sono stati Budweiser, Coca-Cola, Chervolet ed Ensurance.

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Abbiamo già parlato di Budweiser e del suo indicusso successo. Coca-Cola dal canto suo ha dimostrato di saper raccogliere fan e follower a destra e a manca, ottenendo un ottimo +0.20%, considerando l’insieme di tutte le piattaforme social.

Il risultato sembra bassino di primo acchito ma deve essere visto sotto la luce del già gigantesco bacino di utenti che segue il brand. Avendo già milioni di fan è difficile riuscere ad incrementare di molto la percentuale degli stessi, tuttavia un notevole aumento dello 0.17% è stato riscontrato sulla pagina di Facebook.

Chevrolet è la compagnia che ha ottenuto le percentuali maggiori su tutte e quattro le piattaforme con un’impennata piuttosto rilevante. Per quanto riguarda Facebook l’azienda automobilistica statunitense si classifica prima in termini percentuali chiudendo con un rispettabilissimo +2.17%.

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Ensurance ha letteralmente sbancato su Twitter grazie ad una campagna molto semplice, ma anche estremamente efficace. La compagnia assicurativa Americana ha infatti offerto la possibilità di vincere 1.5 milioni di dollari, cifra equivalente al denaro risparmiato con la posticipazione della messa in onda dello spot a partita conclusa.

Per poter vincere le regole erano semplici: twittare “#Esurance30” per poter partecipare alla vincita della cospicua sommetta.

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Cina, un mercato fashion da 19 miliardi di dollari

Mentre le donne hanno da sempre dominato lo shopping di lusso a livello mondiale, solo ora si stanno mettendo al passo con gli uomini in Cina. Qui, storicamente, era il sesso forte ad avere maggiore potere d’acquisto, ma ora aziende come Chanel, LVMH, Louis Vuitton, Valentino, Dolce & Gabbana stanno intensificando la loro presenza, per soddisfare la domanda di un nuovo genere di “fashion addicted” nel Paese, dedicando più spazio proprio all’abbigliamento femminile.

In Cina le donne sono sempre più indipendenti, più ricche, e così comprano per loro stesse

“È un riequilibrio del consumo tra donne e uomini”, spiega Mario Ortelli, analista di Sanford C. Bernstein a Londra . “Le donne sono sempre più indipendenti, più ricche, e così comprano per loro stesse”.
Gli uomini rappresentavano il 90% degli acquisti di fascia alta in Cina nel 1995, ma a distanza di appena una generazione, oggi sono le donne a costituire circa la metà di questo mercato, seppure siano ancora in ritardo rispetto alla media globale dei mercati maturi, dove i consumatori di sesso femminile rappresentano circa i due terzi.
Bain & Co., società di consulenza strategica con sede negli States, stima che il mercato del lusso in Cina sia arrivato a valere 116 miliardi di yuan, cioè 19 miliardi dollari, solo nello scorso anno.

E un gruppo sempre crescente di “fashion addicted” in Cina continuerà ad alimentare la tendenza dell’abbigliamento femminile. Nel prossimo futuro i consumatori del fashion di lusso nel paese del Sol Levante saranno per lo più donne, professioniste con reddito medio nelle grandi città come Shanghai, Pechino e Guangzhou e faranno acquisti per se stesse, perché saranno esperte di fashion e tendenze.
Secondo Bruno Lannes, partner a Shangai di Bain, “Le fashion addicted sono ben informate e cercano di distinguersi dalla folla”. Anche per questo scelgono soprattutto borse e accessori, per avere esattamente quel particolare che le distingua.

Dopo che il presidente Xi-Jinping ha iniziato una campagna per contenere la spesa in beni di lusso, ottenere permessi per l’apertura in Cina è diventato più difficile e dunque dopo aver superato la crescita nel resto del mondo per anni, il ritmo di crescita lo scorso anno è stato più lento. Inoltre sono sempre di più i cinesi che acquistano direttamente all’estero, dove i prezzi sono più bassi. Insomma uno scambio un po’ impari, dato che l’Europa importa, invece, dalla Cina enormi quantità di prodotti estremamente economici e di discutibile qualità.

Sebbene in Cina sia diminuita la spesa per prodotti costosi da uomo, come gli orologi tanto in voga come regali per gli uomini d’affari, nel frattempo la domanda di abbigliamento da donna, cosmetici e profumi è aumentato del 10%, registrando una delle crescite più rapide nella categoria dei beni di lusso.
“Nessuno si aspettava eventuali modifiche alla politica del governo”, ha spiegato Lannes. “Ecco perché questo è l’inizio di una nuova era, e tutti i maggiori brand devono ristabilire il loro business”.

Alla conquista della Cina anche Vuitton e Chanel

Rivenditori come Louis Vuitton e Chanel, ad esempio hanno dato più spazio nei negozi in Cina all’abbigliamento di moda, mentre Hugo Boss, Coach Inc. e Tod’s stanno già ampliando le loro collezioni di abbigliamento donna.
Resta il fatto che, anche se i cinesi sono grandi acquirenti del lusso in qualsiasi posto del mondo si trovino, arrivando a costituire il 29% degli acquisti di fascia alta, le vendite nel Paese sono rallentate e più dei due terzi dei cinesi acquista questi prodotti direttamente all’estero, con un risparmio fino al 30-40% acquistando dall’Europa.
Per questo puntare sulla moda femminile potrebbe aiutare i marchi del fashion a contrastare la tendenza all’acquisto oltreoceano. Secondo Ortelli “Si può rimandare l’acquisto di un orologio o gioiello, ma se hai una cena importante oggi, non vai a Hong Kong per acquistare un vestito”.

Anche se l’abbigliamento prêt- à-porter ha i suoi inconvenienti, come margini di profitto più bassi rispetto a quelli per la pelletteria, la diversificazione può essere la chiave per guidare le vendite, pur essendo meno positiva in termini di margini e ritorno sugli investimenti.
Insomma, anche lo sviluppo della classe media in Cina porta con sé nuove possibilità nel mercato soprattutto per nuovi brand italiani a prezzi contenuti. Sembrerebbe esserci spazio proprio per quelle piccole medie imprese del settore moda che sono da sempre orgoglio nazionale per il Bel Paese e che ora potrebbero seguire la strada aperta delle case di moda più affermate.

 

Retail con esperienze, emozioni e occasioni per socializzare

Il consumatore emergente in Cina, a differenza di quello italiano o francese, pone maggiore attenzione alle valenze estetiche e di status symbol dei brand, perché è proprio questo a identificarlo come come classe sociale di appartenenza, esattamente con lo stesso meccanismo che si è verificato all’apertura di negozi mono brand del settore lusso. Ma un altro evidente vantaggio nel mercato cinese è dato dall’assenza di competitor locali, sia nel top di gamma che nelle fasce intermedie.
Ciò che bisognerebbe davvero fare nel retail sarebbe investire in tecnologia, in modo che il negozio non sia più un semplice luogo di vendita ma diventi il posto in cui provare esperienze, emozioni e occasioni di socializzazione, ad esempio attraverso l’uso di cabine multisensoriali e magic mirror.

Apple e Burberry: l’iPhone 5s arriva sulle passerelle

Pochi giorni fa Apple ha rilasciato un nuovo spot promozionale su Youtube per l’iPhone 5S dal titolo On the Runaway. Il protagonista? Naturalmente la straordinaria nitidezza e qualità dell’immagine della fotocamera iSight. La location? La sfilata della collezione Primavera/Estate 2014 di Burberry tenutasi a settembre dello scorso anno in occasione della London Fashion Week.

Apple presenta così le immagini della sfilata Burberry con gli esclusivi backstage mixando sapientemente Marketing, Advertising e Fashion.

La strategia e la collaborazione tra Apple e Burberry si è dimostrata senza dubbio vincente. Dal sito dell’azienda dell’intramontabile icona Steve Jobs si legge:

“Come Apple, Burberry punta all’eccellenza nel design e nella qualità dei prodotti. E sfruttando le caratteristiche innovative della fotocamera iSight, ha realizzato un progetto coraggioso, creativo e perfettamente in linea con la nostra passione condivisa per la tecnologia: fotografare la sfilata Burberry con un iPhone 5s. I look in passerella, i dettagli dei prodotti, le immagini rubate al trucco e nel backstage: sono scatti che lasciano senza fiato”.

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Per il reportage dettagliato dell’evento potete sfogliare la gallery.

Tecnologia, innovazione, moda e web sono diventati i veri punti di riferimento per il Fashion Marketing. Secondo un’indagine condotta dall’agenzia di ricerca Human Highway in collaborazione con il Consorzio Netcomm ha attestato che gli e-shopper hanno raggiunto quota 13,2 milioni a fine 2013, e di questi ben 9 milioni sono e-fashion shopper ovvero acquistano prevalentemente abbigliamento, accessori e servizi fashion oriented. Il rapido successo di un brand come Zalando, forse, ne è la più recente riconferma.

Da un lato abbiamo Apple, interessato a dimostrare la qualità fotografica del suo nuovo prodotto, l’iPhone 5S; dall’altro, abbiamo un marchio sofisticato come Burberry che negli ultimi anni ha intrapreso una strategia ben precisa di digitalizzazione e Web Marketing.

Oggi Burberry è il leading luxury brand su Facebook (con 16 milioni di fans) e su Twitter (con 2 milioni di followers). Questo è merito del lavoro di Angela Ahrendts, la più importante professionista nello sviluppo di strategie di digital marketing applicate al settore Fashion. Circa un mese dopo l’evento ritratto nello spot, Angela Ahrendts è stata ingaggiata da Apple lasciando il suo ruolo di CEO in Burberry.

Il mondo della moda e del lusso diventeranno sempre più Social e Digital. Così gli esperti di Marketing non potranno fare a meno di implementare strategie mirate di digital marketing per i propri brand. Apple ha, infatti, acquisito anche altri volti noti del mondo della moda per i suoi Reparti, come Paul Deneve da YSL e Jay Blahnik da Nike.

Si pensa che queste assunzioni siano legate al lancio di nuovi device come l’iWatch e i glass che devono farsi strada nel mondo della moda in una ‘veste’ totalmente nuova. Così è iniziato il cammino di Burberry verso la celebrità digitale.

Cosa ha fatto Angela Ahrendts ed il suo team con Burberry e la collaborazione con Apple è un ottimo case study per comprendere come ogni azienda possa coinvolgere il proprio pubblico ed aumentare le proprie vendite nel mondo Digital.

Ninja social oroscopo dal 13 al 19 febbraio

In questa settimana di San Valentino (ancoooora??? ma basta!!!) Venere bacerà appassionatamente i segni di terra: il Toro si metterà ai fornelli, la Vergine uscirà qualche minuto prima dall’ufficio per correre dall’amante ed il Capricorno troverà non uno ma decine di e-commerce nei quali scialacquare in romantici regalini (non solo per sé).

La Bilancia ha già iniziato da qualche giorno a riesumare striminziti completini intimi, sotto lo sguardo divertito di un Gemelli o severo di un Ariete.

Se state con un Cancro, aspettatevi milioni di messaggini già dalla mezzanotte del 13… ma nemmeno una telefonata!

Se invece avete dimenticato il regalo per la vostra dolce metà affidatevi al buongusto di un Sagittario… o ai fantastiosi escamotage di un Pesci.

C’è poi chi di San Valentino proprio se ne frega: così uno Scorpione potrebbe passare il 14 a tirar su di morale il Leone affranto e sconsolato, sempre che non si intrometta tra i due un Acquario a dare lezioni di marketing e comunicazione…

Gli auguri di San Valentino dei personaggi storici

Cosa cerchi in un partner? Un buon senso dell’umorismo? Un’inspiegabile ossessione per scrittori, filosofi o dittatori di fama mondiale e giochi di parole meravigliosamente brillanti?
Se avete risposto “sì” a tutte queste domande, e soprattutto se non avete mentito all’ultima domanda Ben Kling ha i migliori biglietti di auguri di San Valentino per voi.

 

 

 

Ben Kling, talentuoso illustratore di 21 anni, scrittore e comico di Boston, ha creato una serie spettacolare di biglietti alternativi per voi, per impressionare la vostra dolce metà il 14 febbraio. Ad esempio, ispirato da illustri personaggi politici di tutto il mondo, Kling ci mostra Hitler che chiede alla persona amata ad essere “Mein”, Leon Trotsky “pensa che sei hotsky “, mentre Mao vuole che tu sia il presidente del suo cuore .

 

 

 

 

Ma non è tutto, infatti Kling ha anche progettato biglietti di San Valentino ispirati ai personaggi storici, televisivi, comici e teatrali e molto altro ancora. Ogni accoppiata personaggio-frase riesce a superare quella precedente. È possibile controllare tutti i suoi progetti nel suo sito web qui, ma affrettatevi, perché rimane poco tempo prima di San Valentino.

 

 

 

 

Italiani, popolo dal cuore mobile: vogliono più LTE e più Wi-Fi

Italiani, popolo dal cuore mobile: vogliono più LTE e più Wi-Fi

Italiani, popolo dal cuore mobile: vogliono più LTE e più Wi-Fi

Non è sicuramente una novità quella disegnata della ricerca Connected Life market watch su mobile e Wi-Fi di Cisco. Ogni italiano, dotato di connessione broadband (almeno ADSL) possiede una media di 3,3 dispositivi mobili, oltre l’80% possiede un computer portatile, il 73,5% utilizza uno smartphone e il 35,6% possiede un tablet.

Presentata da Cisco a inizio febbraio, la ricerca si basa su un campione di 620 utenti finali, residenti sia in aree urbane che non urbane, di diverse età ed estrazione sociale. L’obiettivo è quello di capire quali siano le nostre abitudini, anche in relazione al continuo sviluppo tecnologico e alle nuove reti mobili ad alta velocità.

Iperconnessi e senza fili

Siamo iperconnessi e il Wi-Fi è ancora una delle risorse preferite per il collegamento alla rete. L’80% dei nostri dispositivi è dotato di connessione Wi-Fi. Se ci limitiamo agli smartphone la percentuale sale al 90%. Dati facilmente prevedibili vista l’offerta di prodotti presente sul mercato.

Stupisce invece la quantità di italiani che naviga sulla rete solo con una connessione domestica: oltre la metà degli intervistati utilizza lo smartphone a casa propria, sotto copertura Wi-Fi, così come il 74% dei possessori di tablet.

Nati come strumenti di mobilità, sono quindi molto utilizzati anche in ambito domestico. Sempre più persone scelgono una sorta di nomadismo, usando i propri dispositivi mobili in posizioni fisse ove sia disponibile una connessione Wi-Fi.

Alla ricerca di punti di accesso pubblico alla rete

Alla ricerca di punti di accesso pubblico alla rete

Alla ricerca di punti di accesso pubblico alla rete

E quando siamo all’aperto? In quel caso si va alla ricerca di fonti pubbliche di connessione. Oltre il 90% è anche disponibile ad attendere per accedere gratuitamente a servizi di connessione Wi-Fi pubblica.

Molti ristoranti, negozi, caffè o biblioteche offrono la possibilità di connettersi. Il 68% delle persone apprezza molto il servizio offerto. Il 45% utilizza hotspot almeno settimanalmente e, nel 40% dei casi, in sessioni anche più lunghe di 30 minuti.

Serve un Wi-Fi più veloce e più diffuso

Maggiore copertura, accesso automatico e maggiore velocità. In sintesi questi sono i desideri degli intervistati. La metà vorrebbe connessioni pubbliche più sicure, che coprano zone più ampie e siano più diffusi anche in aree ora non coperte, in particolare su treni, nei parchi, nelle sale d’attesa degli ospedali, in spiaggia o sui mezzi pubblici.

Delle connessioni presenti apprezzano l’accesso automatico alla rete ma vorrebbero maggiore velocità di trasmissione dei dati.

Sono anche disposti a concedere, rimanendone però sempre in controllo, informazioni su alcuni dei propri dati personali ma in cambio pretendono informazioni personalizzate e sapere chi e per cosa utilizzerà quei dati.

Wi-fi e LTE: evoluzione o complementarietà

Wi-fi e LTE: evoluzione o complementarietà

Wi-fi e LTE: evoluzione o complementarietà

Perchè scegliere se possiamo avere un servizio completo che integri, in maniera complementare e sinergica, Wi-Fi e LTE? Sulle reti mobili stiamo assistendo ad una migrazione verso la nuova tecnologia che, dandoci alte velocità di banda, sembrerebbe voler archiviare definitivamente l’utilizzo di connessioni Wi-Fi sui dispositivi mobili. Ora come ora stiamo assistendo invece ad un doppio incremento: LTE +37% e Wi-Fi +17%. Due velocità di diffusione diverse che potremo analizzare meglio tra qualche tempo.

Se da una parte la differenza sembra dimostrare come la diffusione della prima tecnologia sia di gran lunga maggiore, tanto da, in un prossimo futuro, soppiantare il concorrente, non possiamo però dimenticare come il Wi-Fi sia già ora molto diffuso e una percentuale di incremento a due cifre sia comunque un valore di tutto rispetto.

“La nostra ricerca mostra che il rapporto tra LTE e Wi-Fi è molto più complesso di questa visione dicotomica. Le due tecnologie in realtà sembrano essere complementari e sinergiche,” dichiara Gaetano Pellegrino, senior manager Cisco Consulting Services. “Ma un dato ancor più interessante è che se restringiamo il campione agli utenti che sono migrati verso LTE allora registriamo un incremento del 37% sull’utilizzo di Internet e dati in mobilità e parallelamente un incremento del 17% sull’uso del Wi-Fi. Si tratta quindi di una win-win strategy, anche se c’è ancora molto da fare per il Wi-Fi pubblico con particolare riferimento alla copertura e alla qualità.”

L’Internet of everything e le esperienze di consumo

Avere una connessione ad internet sicura, veloce e dovunque non può che portare a sviluppi anche dal punto di vista commerciale e dell’esperienza di consumo. Localizzazione e personalizzazione dell’offerta commerciale sono solo un inizio. Il 60% del campione gradisce esperienze di acquisto al dettaglio che gli offrano informazioni sui prodotti e sui negozi, offerte e buoni sconto. Durante i viaggi vorrebbero assistenza e informazioni per evitare le file. E, nei luoghi pubblici, informazioni sul traffico, sui parcheggi e le offerte disponibili.

L'Internet of everything e le esperienze di consumo

L'Internet of everything e le esperienze di consumo

Possiamo definirla mobilità pervasiva, quella che sembra descrivere la ricerca Cisco per l’Italia. Che fossimo un popolo appassionato di smartphone e mobilità già si sapeva ma ora stiamo imparando anche ad utilizzarli per fare le cose. E non solo quando siamo in giro: la casa sta diventando un luogo sempre più connesso, interattivo e personalizzato.

Wi-fi e LTE, con la sempre maggiore diffusione e il sempre maggiore utilizzo, sono entrambi solo dei mezzi per creare nuove opportunità di business e nuove esperienze d’uso per i clienti.

La storia di Instagram dalla sua nascita ad oggi [INFOGRAFICA]

Ci capita spesso di essere indecisi tra un filtro Brannan e un Sutro. Ormai, quando vogliamo condividere una foto con i nostri amici e col mondo, usiamo sempre più Instagram.

Come ogni social network, alla sua nascita, non godeva di tutte le caratteristiche che oggi lo contraddistinguono e ha compiuto un percorso di crescita anche dettato dalle necessità e dai gusti degli utenti.

Wearesocialmedia ha creato un’infografica che ripercorre le principali fasi dell’evoluzione del social network fotografico più famoso al mondo e noi abbiamo avuto il piacere di tradurla per voi!

Social Enterprise: consigli per lavorare in modalità social

Ciao guerrieri,

Oggi la Ninja Academy inaugura una nuova rubrica che vi porterà alla scoperta dei docenti del prossimo Ninja Master Online in Social Media Marketing & Community Management, il primo master di specializzazione che affronta ogni singolo Social Media approfondendo gli aspetti distintivi di ognuno, con i migliori esperti per le diverse piattaforme.

Apriamo con Stefano Besana, blogger di Social Learning e docente del modulo in Social Enterprise, e scopriamo nel dettaglio il suo modulo:

  • Cosa significa lavorare “in modalità social”
  • Smartwork e social organization
  • Gestire ambienti di lavoro delocalizzati
  • Piattaforme e Tool con i quali avviare un’Enterprise 2.0: da Yammer a Basecamp, da Jive a Telligent
  • Best practice e best case


Prima di leggere la sua intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è valido entro il 4 marzo(oltre agli ulteriori sconti e bonus, se avete già frequentato uno o più corsi Ninja Academy).

Ciao Stefano. Potresti darci una definizione di Social Enterprise?

Possiamo considerare una Social Enterprise un’organizzazione che ha compreso appieno le lezioni derivanti dai social media e dai cambiamenti che la trasformazione digitale ha portato nelle nostre imprese e nel nostro mercato.

Un’organizzazione che – quindi – è in grado di lavorare senza distinzioni tra interno ed esterno e coinvolgendo tutto l’ecosistema aziendale (partner, stakeholder, clienti, dipendenti…) all’interno di una catena estesa di valore. In sostanza si tratta di lavorare in modo migliore mettendo al centro di tutti i processi le persone, le loro esigenze e le loro idee.

Un’impresa di questo tipo non solo è maggiormente efficace, resiliente e in grado di rispondere in modo più veloce alle sollecitazioni e alle sfide poste dal mercato, ma è anche un posto migliore in cui lavorare.

“Lavorare in modalità social”: cosa si intende?

Può significare molte cose a seconda di come viene declinato questo concetto. Come dicevo prima, se pensiamo ad un approccio Digital End-To-End siamo consapevoli di come lavorare solamente sull’esterno dell’organizzazione (esempio: social media marketing) o solo sull’interno (Enterprise 2.0), ossia un approccio oggi insufficiente.

La sfida che ci attende è quella di connettere questi due mondi apparentemente antitetici. In una recente ricerca sul tema “Social Collaboration” che ho avuto il piacere di realizzare assieme ad Emanuele Quintarelli  e di seguire di persona, emergono in maniera approfondita alcuni di questi concetti e alcune di queste modalità di lavoro.

Per rispondere alla tua domanda potrei usare la definizione – per l’appunto – di Social Collaboration, che afferma di come si tratti di “un insieme di strategie, processi, comportamenti e piattaforme digitali che consentono a gruppi di persone in azienda di connettersi, interagire, condividere informazioni e lavorare verso un comune obiettivo di business“.

E’ possibile gestire luoghi di lavoro delocalizzati con l’aiuto dei social?

E’ possibile, ma questo è solo uno degli innumerevoli aspetti che l’introduzione di tecnologie collaborative può portare all’interno dell’organizzazione. Delocalizzazione del lavoro, efficienza dei processi, maggiore efficacia di alcune iniziative…

All’interno dell’analisi dedicata alla Social Collaboration – a cui facevo riferimento – abbiamo provato a mappare un po’ di questi temi, cercando di identificare il fenomeno nel suo complesso. Emergono alcuni aspetti interessanti che penso valga la pena condividere.

In primo luogo, la collaborazione e l’introduzione delle tecnologie social all’interno delle aziende non sono una moda passeggera. In Italia è oltre il 75% delle organizzazioni a considerarla di valore strategico nei prossimi 3 anni, e collaborare genera un valore tangibile e concreto per l’impresa.

Un impiego mirato delle piattaforme social aumenta, infatti, l’efficienza dell’impresa (nel 43% dei casi esaminati), facilita il riuso della conoscenza (40%), migliora il coordinamento dei progetti (30%) e consente di rimanere costantemente aggiornati su quanto prodotto dai colleghi (30%).

Sono solo alcuni degli aspetti che maggiormente impattano sulle nostre modalità di lavoro, ma è chiaro che i benefici possono essere molti ed estesi per tutti.

Cosa si intende per Enterprise 2.0? Quali sono gli strumenti di supporto che il web fornisce a questo approccio?

Enterprise 2.0 è un termine coniato da Andrew McAfee ormai qualche anno fa per intendere quanto abbiamo detto fino ad ora. Potremmo sommariamente considerarlo come l‘introduzione delle tecnologie e dei principi mutuati dal web 2.0 e dai social media all’interno delle aziende.

Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata moltissima e, mentre sull’esterno nei processi di marketing e di customer care di servizio al cliente la sensibilità è molto alta (ormai quasi tutti sanno che i social media sono uno dei canali dell’ecosistema digitale da usare e nessuno si chiede più se sia il caso o meno di farlo), sui processi interni la strada da fare è ancora molto lunga e – per certi versi – complessa.

La ragione, secondo me, è da ricercare su due differenti livelli. Da un lato sulla minore sollecitazione da parte di agenti esogeni all’impresa: su funzioni che vengono toccate dal mercato esterno e dai consumatori (marketing) il cambiamento è avvenuto più in fretta rispetto a funzioni “interne” (e.g. HR); in secondo luogo non dobbiamo dimenticarci che molti dei processi interni sono assai delicati e intervenire è spesso più difficile.

Le sperimentazioni in questo senso sono molto meno presenti. La sfida che ci aspetta è quella di realizzare, quindi, un’organizzazione connessa, reattiva, adattabile, a “geometria variabile”, molto più simile ad un organismo vivente che ad una macchina.

Sono convinto che chi saprà andare in questa direzione, sarà anche in grado di realizzare il futuro che desidera.

 

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Solo fino al 4 marzo, affrettati i posti sono limitati!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
Be Ninja!

5 consigli +1 per festeggiare San Valentino sulle vostre pagine social

PJ MCQUADE

San Valentino è alle porte e avete tutto quello che vi serve per sfruttare  un’occasione ghiotta per promuovere i vostri prodotti anche se non vendete fiori o cioccolatini 😀

Le feste sono un’ottima occasione per coinvolgere gli utenti – ricordiamo, ad esempio, gli ultimi post sul natale e halloween – e anche San Valentino non è da meno. Questa volta vi suggeriamo una serie di attività di social media marketing e non solo. Abbiamo scovato qualche app che in un’occasione come il V-Day può divertire e tornarvi utile. Prendendo spunto da Mashable, inoltre, vi regaliamo anche una serie di card per San Valentino per very geek.

1. Profili vestiti a tema

Cominciate con il vestire a festa tutti i vostri account social: la copertina di Facebook e il profilo di Twitter in primis.

Creare una board apposita su Pinterest e Tumblr. Ecco alcuni titoli, ad esempio: love board, il perfetto giorno di San Valentino, il dolce di San Valentino, il miglior/peggior regalo ricevuto (questo può essere a rischio a seconda di quali sono i vostri prodotti) ecc…

Puoi naturalmente suggerire lo stesso tema su Vine e Instagram. Ricordate di usare gli hashtag e i link accorciati di bit.ly per tracciare le reazioni dei vostri follower.


2. Contest

Se avete lanciato una gara al miglior video o alla migliore immagine, non dimenticate di postare i migliori sui vostri canali social o su uno spazio dedicato del vostro sito aziendale. Chiedete alle persone di votare e annunciate il vincitore sul vostro, dovreste accumulare audience.

3. Hashtag

Il piu classico dei modi per coinvolgere le persone é l’hashtag #SanValentino, oppure #ioamo+brand. Usatelo per tutti i social, ma aggiungete il nome del vostro brand. Su Instagram chiedete di postare il dolce più buono, su Twitter quale tweet o profilo è amato di più quel giorno e così via.

Potete utilizzare l’hashtag anche come codice promozionale per l’acquisto di un vostro prodotto.

4. Microsito

Lanciate una landing page, un microsito per il V-Day. Puo essere un modo per pubblicizzare un’idea a tema senza modificare il sito istituzionale.

In questo modo sarete liberi di rompere gli schemi rispetto al sito web, che comunque rimane il vostro spazio di rappresentanza web.

5. Biglietti di auguri

Create dei biglietti di auguri da inviare attraverso i social network, ovviamente non dimenticare di inserire il vostro logo!

+1. App

Se ancora non siete sazi, su Mashable una serie di App a tema cuoricini. Ne abbiamo scelte 3:

Couple: un social network per due; uno strumento free che permette di diffondere foto, creare calendari condivisi… sempre e solo in due!

Fingle: un’app per iPad, un Twister con le dita; un giochino per entrare in confidenza con qualcun altro 😉

Cattivello é, invece, Date Escape. Vi permette di fingere una chiamata o un sms in caso di appuntamento al buoi disastroso.

Perchè non proporre alcune di queste app ai vostri follower e magari lanciare qualche contest?

Infine, se proprio non avete idee originali, restano sempre le care e vecchie card 😀 Date un’occhiata a queste bellissime card di San Valentino ispirate a Guerre Stellari e al Signore degli anelli ideate dall’artista PJ McQuade.

Buon San Valentino!

Reporter, l'app per monitorare la propria vita

Quanti caffè bevete in media al giorno? Con quali amici uscite più spesso? Ok, domande facili a cui probabilmente sapreste rispondere… Ma se vi chiedo quale bibita preferite bere quando siete in compagnia del vostro gatto”, sapreste rispondermi?

Una domanda banale in fondo, che ha a che fare con la vostra vita di tutti i giorni ma a cui Nicholas Felton ha saputo rispondere solo dopo aver utilizzato l’app Reporter:  vi starete chiedendo chi è Nicholas Felton e per quale motivo le sue abitudini devono interessarci in questo articolo. Felton è il designer che ha inventato la Timeline di Facebook: sì, quel cambiamento radicale del vostro diario a cui ormai vi siete abituati e che i primi tempi non sopportavate!

Nicholas Felton è un designer specializzato in infografiche e proprio la sua passione per grafici, linee e statistiche l’ha portato a realizzare l’app Reporter insieme ad un team di sviluppatori composto da Drew Breunig e l’agenzia Friends of the Web.

Reporter: l’app che tiene traccia delle tue attività

Il nostro Felton è un maniaco appassionato di grafici e dati a tal punto che realizza annualmente report sulla sua vita, raccolte in infografiche come quella che vedete qui sotto e che racconta le attività del designer del 2012 ( dalle persone con cui ha parlato di più ai film visti durnate l’anno). Potete trovare i suoi “report annuali” sul sito Feltron.com.

E’ in questa sua passione che va ricercata la motivazione di un’app come Reporter che in pratica permette di visualizzare le proprie attività quotidiane con schemi e grafici di facile comprensione.

L’app durante la giornata periodicamente pone domande molto semplici all’utente: se ha bevuto caffè, chi ha sentito al telefono, cosa sta guardando; ma è possibile programmare qualsiasi domanda che si desidera porsi, scegliendo di impostare una varietà di risposte facili, tra cui scelta multipla ad esempio o il classico sì/no.

Grafica snella e rilevamenti intelligenti

Se il rispondere a domande periodicamente può sembrarvi alquanto noioso, vi diciamo subito che l’app è pensata per un’user experience veloce: grafica snella, quasi spartana, e personalizzabile per colore, sono le caratteristiche più evidenti dell’app, ma c’è di più.

Sfruttando i sensori del vostro device, l’app Reporter monitora automaticamente i dati come la posizione GPS ad esempio o addirittura i livelli di i livelli di rumore ambientale dal microfono.

Inoltre l’app apprende velocemente le parole e i nomi che utilizzate più frequentemente e rispetto le vostre abitudini, aiutandovi a compilare velocemente le risposte mentre digitate. Tutte queste caratteristiche si combinano per creare un’esperienza estremamente pratica. Infatti visualizzerete subito i vostri insight che potrete esportare al momento su Dropbox.

Scoprirete dalle vostre abitudini come a volte un fatto che ritenete casuale, come il telefonare sempre a quel particolare amico mentre camminate per strada verso casa, possa in realtà nascondere qualche correlazione interessante. Abitudini quotidiane che possono nascondere motivi più profondi e interessanti e la cui conoscenza potrebbe anche migliorare la vostra vita, chissà…

Veniamo infine al prezzo: l’app costa 3,59 €; non commentiamo sul suo costo né ci poniamo domande sul perché, riportiamo solo quello che Nicholas Felton ha detto a proposito in un’intervista a Fastcodesign.com “Questo è un prodotto che voglio vedere nel mondo. Non ho idea se la gente pagherà per questo. Non ho idea se la gente lo vuole”. Insomma, se non si pone lui la domanda, perché dovremmo farlo noi!

A proposito di domande e risposte, tornando all’inizio del nostro articolo: Felton beve di solito birra quando è compagnia del suo gatto (secondo l’intervista citata sopra, appunto). E voi?

L’app la trovate cliccando sull’immagine qui sotto: