Come si pronunciano i nomi delle più famose agenzie creative? [VIDEO]

Affidarsi ad un’agenzia creativa per comunicare il proprio brand, l’ultimo prodotto che si vuole lanciare sul mercato, per ridisegnare la propria immagine, è una mossa senz’altro acuta. Ma cosa succede se lo studio al quale avete scelto di affidarsi ha un nome impronunciabile, di quelli riassunti in poco empatiche sigle, che al telefono si trasformano in imbarazzanti inceppamenti linguistici? A toglierci dai guai ci pensano i creatori di Agency Pronunciation!

Con questo video ci viene fornita una sintetica quanto funzionale guida alla pronuncia di alcune tra le più famose agenzie del mondo, come la Y&R, o la BBH.

Arrivati alla fine del video vi siete domandati per quale motivo sia compresa anche l’agenzia Forsman & Bodenfors (l’unica, a dire il vero, che sia possibile pronunciare!)? Quesito lecito, e infatti c’è chi ha ipotizzato che l’intera operazione sia frutto di un’iniziativa di marketing dell’agenzia nordeuropea.

5 motivi per restare (felicemente) su Facebook

Happy FB

Ed eccoci alla terza puntata del nostro giro sui social network. Ricordiamo che nella prima parte abbiamo spiegato perché molti amici andrebbero scremati dalla nostra cerchia di amicizie su Facebook (parte 1|parte 2), nella seconda perché noi stessi dovremmo cancellare il nostro account con l’anno nuovo; qui spiegheremo, invece, perché restare. Come, cioè, far diventare virtuosa la nostra permanenza su Facebook. Con qualche consiglio.

Innanzitutto, però, devo mantenere una promessa, ossia spiegare il significato di questa sezione. L’avevamo chiamata “The dark side of Inspiration Point”, con un nome volutamente oscuro. Inspiration Point, qualcuno di voi l’ha colto, è il parco nel quale si rintanano le coppie di giovani di Happy Days per giurarsi eterno amore e… altro. La parte più oscura perché sprovvista di illuminazione (serie 7, puntata 16) si chiama “The Alamo” e il significato del nome è facile da intuire: come a Fort Alamo ci si prepara, come dire, all’assalto finale!

Intitolando questa sezione quindi alla parte più scura del parco abbiamo voluto evocare non solo i rischi dell’uso di Internet e dei social network, ma anche le grandi opportunità loro connesse. Rischi e opportunità che derivano da una consapevolezza di quanto si sta utilizzando.

Ecco, ora, perché restare!

1) Perché ci mantiene in contatto

Inutile dirlo, forse: i social network ci mantengono a stretto contatto con persone che normalmente, anche per motivi economici – economia di tempo e di pecunia -, non sentiremmo. Immaginate di inviare un mms per ogni status, ogni tweet, ogni aggiornamento Tumblr a ognuno dei vostri contatti: temo che il CEO della vostra compagnia telefonica di riferimento vi chiamerebbe personalmente per ringraziarvi.

Non solo: l’mms ha un carattere personale, mentre status, tweet e aggiornamenti sono messaggi collettivi. Non richiedono quindi che un piccolo sforzo per tenersi in contatto con tante persone.

Suggerimento: capiamo la natura del canale.

Nessuno dei social network è un megafono, perché quando parlate al megafono schiacciate un tasto e chiunque, anche chi non dovesse o volesse sentire, sente… Quindi l’uso corretto deriva da una corretta comprensione.

  • Su Facebook schiacciate il tasto e sentono le persone che voi avete autorizzato a sentire, indipendentemente dal fatto che lo vogliano o meno.
  • Su Google+ schiacciate il tasto e sentono le persone che voi avete autorizzato a sentire, eventualmente differenziate per cerchie.
  • Su Twitter schiacciate il tasto e sentono le persone che vi vogliono sentire.
  • Su Tumblr schiacciate il tasto e sentono le persone che vi vogliono sentire oltreché le persone interessate a quel messaggio, indipendentemente dall’emittente.

2) Perché ci suggerisce contatti

Una volta esistevano le inserzioni sulle riviste e si diventava amici di penna. Chi non ricorda le avventure di Charlie Brown con i suoi fogli imbrattati d’inchiostro e di messaggi confusi?

Solo che le inserzioni erano indipendenti dai nostri già-amici e si legavano, magari, al contesto della rivista stessa: su Be bop a lula sapevi di trovare una certa audience, su Il Mucchio un’altra, su Il corrierino dei piccoli un’altra ancora. E richiedevano tempo: tempo per andare a comprare la carta da lettere giusta, tempo per scrivere la lettera, tempo per comprare il francobollo e spedire, tempo per attendere, tempo per ricevere un’eventuale risposta. E via così.

Ora è tutto molto più liquido e semplice – occhio: non ho detto migliore, solo più semplice e liquido.

Il contesto si avvicina molto più al party, dove si ha modo di conoscere persone solo perché amiche di persone. E senza essere presentati, in virtù della [amicizia] di cui parlavamo nello scorso articolo. Così possiamo allargare la nostra schiera di contatti. E questo, come suggerisce Fortunata Piselli in Reti. L’analisi di network nelle scienze sociali (Donzelli 2001), incrementa le nostre possibilità di trovare lavoro, ulteriori contatti, informazioni, conoscenza, amici, amori: insomma, crea opportunità.

Suggerimento: il contatto è come una monetina.

Fate come si faceva una volta col denaro: mettetelo sotto i denti per sentire se di valore o meno. Presentatevi alla persona prima di aggiungere il contatto stesso. Le darete valore e vi darete valore.

3) Perché ci permette contatti altrimenti impossibili

Recentemente ho messo in piedi un’antologia gratuita in ebook, la Nottola XMas Gift, contattando nove autori, un illustratore, un’attrice. Io ho fatto da decimo autore e curatore. In 20 giorni ho unito gli scrittori, collazionato le collaborazioni, li ho sentiti più volte, mi sono informato sull’andamento dei lavori, ho inviato loro l’opera, mi son fatto dare ulteriori informazioni e le autorizzazioni del caso. Il tutto tramite Facebook. Ed è una delle cose mirabili che si possono fare coi social network.

D’accordo, molti di loro già li conoscevo; ma alcuni li conoscevo proprio perché li avevo contattati via Facebook.

Suggerimento: il fatto che una persona sia lontana, o un’autorità nel proprio settore, ha un significato.

Quel significato va valorizzato. Quindi se rifiuta il contatto va ringraziata, perché probabilmente ha ricevuto in giornata dodici domande uguali alla vostra; se lo accetta va ringraziata, perché probabilmente ha ricevuto in giornata dodici domande uguali alla vostra, e la vostra – per qualche motivo – ha apprezzato e autorizzato.

4) Perché tiene un’agenda eventi

Diversi giornali online hanno provato a tenere un’agenda eventi, ma niente: nulla funziona meglio del passaparola. E tra [amici] il passaparola diventa furente.

Perché ognuno tende a dare visibilità a ciò che fa, e quindi restare in contatto con l’agenda del proprio teatro, sapere cosa c’è al cinema, non dimenticare l’ordine del GAS, essere in tempo con la presentazione del libro dell’amico son tutte cose che diventano organizzate e con un recall automatico – assieme agli auguri da fare all’amico di turno. Roba di lusso, soprattutto per chi è in confusione come il sottoscritto…

Suggerimento: questa è una delle funzioni più controverse di FB, come dicevo al punto 7 dei motivi per cui essere cancellati dagli amici di Facebook.

Perché sarete invitati a eventi interessanti come all’incontro del circolo di collezionisti di francobolli di Roccacannuccia. Prendetevi quindi due minuti al giorno per vagliare gli eventi, ricontrollarli, cancellare gli inviti che non vi interessano – e eventualmente impedire a qualche sistematico spammer di inviarne di nuovi. Vi darà il bene di questa funzione, limitandone al massimo i danni. 

5) Perché è un fenomenale veicolo di marketing

Guerrilla marketing. Viral marketing. Ideavirus. Sono tutti termini che io detesto dal profondo del cuore (come non mi piacciono gli U2:  ma questo è un altro discorso). (Però gli U2 da quanti anni non mettono su un disco decente? Parliamone). (Che diamine).

Dicevamo. Li detesto dal profondo del cuore, perché 99 volte su 100 chi ne parla (anche in libri specialistici) non sa cosa siano, né li sa davvero promuovere. Un esempiuccio? Prendete un testo di marketing su Internet di, chessò, dieci anni fa. Cinque, anche. Guardate i case studies di aziende di successo. Nove volte su dieci, a meno che non si parli di Yahoo! o Amazon (una si sta rinnovando ora tramite una dirigente scippata a Google, l’altro sta avendo qualche piccolo problema di immagine), quelle aziende sono fallite.

Detto questo, promuovere la propria attività sui social network si può. E non si dovranno pagare tasse per le insegne, tasse per occupazione di suolo pubblico, eventuali multe, spese tipografiche per la vetrina…

Suggerimento: la pagina FB (o Twitter, o Tumblr) della vostra attività è una pagina social che richiede una complessità d’uso crescente in virtù della consapevolezza del mezzo che si usa.

Su FaceBook un aggiornamento di status ogni due giorni basta, su Twitter non è sufficiente un tweet al giorno; su Tumblr è richiesta una navigazione che presuppone che si passi almeno mezz’ora al giorno sul pezzo. Quindi fate affidamento a un’agenzia per le vostre pagine.

Mi incuriosisce sempre il fatto che le attività siano disposte a pagare 200 € per il pieghevole della sagra del merluzzo impanato e non spendano 500 € per una propria vetrina su FB. Magari con commercio elettronico integrato. Solo che, come dire, siamo in tempi di crisi.

E in tempo di crisi preferite spendere 200 € per un pezzo di carta che troverete per terra o 500 € per qualcosa che la gente – se gestito bene – verrà a cercare? Io non avrei dubbi. Ma a me, del resto, non piacciono nemmeno gli U2…

Temple Run 2 sbarca su iTunes [BREAKING NEWS]

Dopo averci divertito con la sua prima avventura ed essere sbarcato anche sulla piattaforma android, l’esploratore più famoso di iTunes ritorna sull’App store per nuove interminabili fughe. Touch Gameplay ci presenta Temple Run 2 in un video HD di ben 13 minuti.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Vu3paDJJLEw’]

In Temple Run 2 avete rubato il talismano dall’ennesimo tempio, scatenando l’ira di un enorme mostro. A differenza del precedente capitolo, il nuovo tempio è più complesso: sarà infatti possibile arrampicarsi sulle funi, scappare a bordo di un carrello da minatore, camminare in bilico su immense muraglie sospese nel cielo, evitare i nuovi ostacoli che ci si parano davanti.

   

Questa volta il nostro esploratore non sarà solo: egli sarà infatti accompagnato da 6 fidi compagni; ogni personaggio ha delle abilità personalizzate, che possono essere potenziate grazie alle monete raccolte durante la fuga.

Siete ansiosi di provare il nuovo titolo della Imangi Studios? Temple Run 2, dal peso di circa 48 mb, è disponibile sia per iPad che per iPhone, ed è scaricabile gratuitamente su iTunes. Clicca sull’icona dell’app per andare direttamente al download! E non dimenticare di scriverci quanto a lungo sei riuscito a scappare dalle grinfie del mostro 🙂

Disegnare grattacieli in punta di penna

Ci vuole un tocco unico per trasformare un disegno in un grande tela un po’ postmoderna che racchiude un mondo dentro di sé.

Lo straordinario progetto grafico dell’artista britannico Mark Lascelles Thornton si chiama “The Happiness Machine” : una sorta di originale “affresco” interamente realizzato a mano con una Rotring, una penna tecnica di culto per tutti gli appassionati di arte o disegno architettonico.

Una grande tela composta da 4 pannelli in cui svettano, rigorosamente disegnati in bianco e nero, i grattacieli più alti e famosi del mondo, presenti uno accanto all’altro nello stesso scenario.

Un unico panorama in cui da sinistra verso destra appaiono i più importanti skyscrapers mondiali, in un ordine di apparizione “di latitudine”, da ovest verso est: prima gli Stati Uniti, poi la Gran Bretagna, poi l’Asia.

Mark L. Thornton ha ricostruito una città “ideale”, un dream team dell’architettura moderna in cui il 30 St Mary Axe di Londra di trova poco distante all’Empire State Building, il Taipei 101 di Taiwan a pochi isolati dalle Petronas Towers di Kuala Lumpur, il Chrysler Building vicino al Two International Finance Centre di Hong Kong, la Jin Mao Tower di Shanghai nei pressi del londinese The Shard, il One World Trade Center guarda negli occhi la Shanghai World Financial Center Tower.

Un tratto fine, preciso, sicuro e geometrico: un rigore e una pulizia che si mescolano perfettamente alla creatività dell’idea e all’originalità dell’approccio. All’interno del disegno spiccano alcune zone colorate in un rosso vivido: un’idea dell’artista che si è ispirato ai colori utilizzati nelle chart di Wall Street.

Un ottimo esempio di come il design e l’architettura possano far viaggiare, ma soprattutto immaginare.

Belieber e Directioner: le nuove tribù digitali nate su Twitter


È di qualche settimana fa la notizia di una giovane bolognese di 17 anni che, dopo aver vinto un biglietto per assistere a un concerto dei One Direction, è stata insultata direttamente, e non, su Twitter. Alcuni organi di stampa hanno parlato della cosa, ponendo l’accento su come Twitter abbia coagulato e accentuato il risentimento degli altri fan verso la fortunata ragazza, la quale ha lamentato la paura che, dagli insulti e le minacce, si passasse alle vie di fatto.

La presenza su Twitter dei One Direction o di Justin Bieber è abbastanza noto, per chi bazzica i 140 caratteri. Di hashtag che entrano nei trending topic e che richiamino a uno dei due ne escono a ciclo continuo, e fondamentalmente è anche grazie al legame che lega i due gruppi di fan a questo social network, se si sono formate vere e proprie “tribù” universalmente riconosciute, quella dei Belieber e dei Directioner.

Un vero e proprio fenomeno, considerando che i membri di questi gruppi, il più delle volte, sono in età scolare e hanno sfruttato un social network tutto sommato “maturo” come Twitter per riversare una vera e propria richiesta di socialità (passateci la definizione) un po’ come poteva avvenire nei vecchi (ahimè) forum tematici molto in voga agli albori del web 2.0.

La differenza con i forum di allora è che partendo da un’area semantica precisa, l’incontro con altri soggetti (quindi socializzare) avveniva in un ambiente protetto da un login che autorizzava l’accesso a uno spazio chiuso, in cui era facile identificare un troll in azione e che era moderato, quindi vincolato a regimi di gestione anche dei rapporti interpersonali (pensate a quante volte un moderatore vi ha rimproverato in un forum della vostra squadra del cuore perché continuavate a discutere di politica con un altro utente, e le regole dello spazio non lo permettevano).

Nel caso delle tue tribù legate a Justin Bieber e One Direction, questo è avvenuto su Twitter, di fronte a tutto il mondo e con tutto il mondo: per la prima volta, e solo qui (su Facebook le forme di socializzazione acquistano dinamiche diverse, per ovvie ragioni) tutti i fan di un gruppo musicale possono incontrarsi e parlare, tutti insieme.

Chi vi scrive trova molto curioso che la stessa cosa non sia avvenuta per altri artisti del panorama, ma c’è da sottolineare un dato: la giovane età del target di riferimento di Justin Bieber e One Direction. Giovani adolescenti che, dotati di smartphone, acquisiscono con facilità gli automatismi per imparare a utilizzare uno strumento, focalizzandolo sulle proprie passioni: questo, va da sè, comporta dei rischi, come l’incontrare adulti con cattive intenzioni (il fenomeno del Sexting rientra in questa categoria) o come accaduto alla 17enne di Bologna e non solo, purtroppo, fenomi di cyberbullismo provocati dall’avventatezza di alcuni nell’elargire commenti fastidiosi e provocazioni difficili da accettare in un’età delicata come l’adolescenza.

Abbiamo fatto un piccolo esperimento, cercando di avere qualche commento sull’episodio con cui abbiamo cominciato il post direttamente da chi fa parte di questi due gruppi: il risultato, con i limiti di spazio e tempo che Twitter fisiologicamente ha, sono interessanti.

Ecco uno storify di una piccola intervista collettiva fatta con tre utenti giovani e, per certi versi, archetipici.

Da ciò che si può leggere dai tre profili, i Directioner non sono ragazzi tanto diversi da quelli della generazione precedente. Appassionati, avventati talvolta, ma anche in grado di esser gentili, sicuramente curiosi di conoscere coetanei con la stessa passione, con un forte senso d’appartenenza con chi è affine. Un dato che salta subito all’occhio è la loro ampia rete sociale: numeri di follower interessanti, considerando che già nei nome utente e nelle bio le personalità emergono con particolare precisione, tanto da caratterizzarli fin da una prima lettura di profilo.

Colpisce come attraverso Twitter il legame sociale che si costruisce si sposti a favore di una dimensione offline più reale, il che non vincola alla Rete una propria rete di contatti: un’accusa che i nativi digitali, in questi anni, si son sentiti fare sempre molto spesso. Ci conosciamo su Twitter ma spostiamo il centro del rapporto nella realtà non mediata (“andiamo a vedere il concerto insieme”) segno di una consapevolezza, per lo meno abbozzata, di come il social network sia un mezzo e non l’ambiente dove rimanere.

Spiccano, inoltre, forme di personalità alquanto pronunciate, il rigetto dell’etichetta buttata addosso (“Credo che sia solo pregiudizio che a volte viene causato da alcune fan sono troppo, come dire, bimbeminchia?”) a favore di una voglia di apparire nella sincerità delle proprie passioni, più che parte di un’isteria collettiva.

Intendiamoci: non è questo un tentativo di santificare i fan di Justin Bieber e dei One Direction. Il loro noise sulla Timeline di tutti, in primis il rilascio di hashtag invasivi che bloccano trend potenzialmente interessanti, continuano ad essere fastidiosi per chi non fa parte del movimento. È però opportuno notare come dietro questa patina apparente di nullafacenza ci sia in realtà un mondo che sta crescendo, figlio dei nuovi linguaggi che proprio questi adolescenti stanno imparando come adoperare a loro uso e consumo.

Ci auguriamo che, con il passare del tempo, anche certi approcci aggressivi che l’esser parte della Tribù (quindi del gruppo, che isola chi non riconosce più come proprio simile) instilla possano quietarsi a favore di una forma di relazione più sana, che metta al centro gli approcci più positivi che anche i nostri intervistati hanno saputo mettere in mostra.

Twitter è un mezzo potente, così come i social network: e parafrasando un noto supereroe “A grandi poteri, corrispondono grandi responsabilità”. Speriamo che i primi a rendersene conto siano proprio BelieberDirectioner.

Che ne pensate, amici lettori?

PS: grazie a @sweatpeachrd, @heystrongvato e @itsvickysss per averci dato il loro parere!

Garage Photo Award: il concorso fotografico che premia il tuo talento

Nasce da un’idea dell’Associazione culturale Il Dagherrotipo e si prefigge di valorizzare la fotografia in tutti i suoi aspetti: stiamo parlando del Garage Photo Award, il concorso fotografico che premia la tua creatività, qualunque sia il tuo mezzo di espressione.

Il contest, infatti, è indirizzato a due categorie: Master, per coloro che decidono di esprimersi tramite i mezzi di produzione tradizionali (reflex analogiche o digitali e fotocamere compatte), e Mobile, per chi invece supporta il proprio talento con i nuovi dispositivi (smartphone e tablet).

Come un vero e proprio garage, spesso teatro di creazioni e artefatti, il concorso chiede ai suoi partecipanti di testare la propria creatività, ponendosi inoltre l’obiettivo dell’esplorazione dei diversi percorsi del panorama fotografico attuale e dei suoi linguaggi peculiari.

Il termine ultimo per l’iscrizione al Garage Photo Award è il 30 marzo 2013 e i vincitori, uno per ogni categoria, saranno selezionati da un’esperta giuria, di cui farà parte anche il nostro Mirko Pallera!
Inoltre, un terzo premio sarà assegnato dal fotografo Steed Gamero a un partecipante della categoria Master che non abbia più di trent’anni.

Cosa aspetti? Se la fotografia è la tua grande passione, sfida il tuo talento e iscriviti al concorso seguendo le modalità che trovi nel bando: parte della quota sarà devoluta all’Unicef!

Benessere e digitale, la nuova frontiera della salute

Benessere e digitale, la nuova frontiera della salute

Benessere e digitale, la nuova frontiera della salute

Credits: Design Pics/97787839/Thinkstock

Benessere e digitale: questa accoppiata sembra essere il trend dell’anno a venire, soprattutto se si guarda al Consumer Electronics Show che, come sempre, si dimostra una delle fiere più frizzanti e innovative in ambito tecnologico.

Il mondo sta cambiando sotto i nostri piedi e il digitale pare indispensabile in ogni cosa, anche in ambito salute e benessere che da subito si sono mostrate come aree sensibili alla app-fication. Se prima, però, l’offerta si limitava alle classiche app sullo star bene, ora ci dobbiamo preparare all’invasione dei sentori che terranno traccia di dati bio-metrici e delle nostre abitudini.

Smart Activity Tracker di Withings è sicuramente uno dei sensori che si è fatto notare maggiormente. Questo piccolo apparecchietto di solo 8 grammi è un’evoluzione del contapassi in grado di registrare non solo lo spazio percorso, ma anche calorie bruciate e qualità del sonno.

Molto simili sono anche il braccialetto Fitbit Flex e il sistema Fitbug che permette ai “boss” di tenere sotto controllo lo stato di salute dei propri dipendenti, invogliandoli ad una maggiore attività fisica. Spree, invece, si propone come una sorta di incrocio tra fitness, digitale e fashion. Costruita come una sorta di bandana, è in grado di calcolare temperatura corporea, battiti cardiaci e contare i passi. Il target è sicuramente femminile.

Se poi siete interessati ad un controllo completo della vostra attività fisica vi conviene optare per Basis fitness watch,un orologio che oltre alle precedenti feature integra un check sulla qualità del sonno e dell’attività muscolare.

Innovativo e particolare, invece, il sistema Muse che tiene sotto controllo l’attività cerebrale e la stimola con esercizi ad hoc per ridurre lo stess, evitare sovra-eccitamento e agitazione. Psio e Whee Me rientrano nella stessa categoria: il primo produce effetti rilassanti con la stimolazione visiva, mentre il secondo è un robottino che posto sulla schiena rilasserà mente e corpo.

Cambiano anche le abitudini alimentari e la tecnologia si fa trovare pronta: Lapka è un sensore collegabile al telefonino in grado di darci tutti i dati relativi alla qualità dell’aria, del cibo e dell’ambiente in cui viviamo.

Stesso target anche per Hapifork, la forchetta con un sensore di movimento al suo interno in grado di controllare quanto veloce mangiamo. Mangiare lentamente è fondamentale per digerire bene e dimagrire, con Hapifork sarà possibile tenere sotto controllo le nostre abitudini e adeguarci di conseguenza.

Moleskine sarà la prima Ipo del 2013?

Sì, quella di Moleskine potrebbe essere la prima Ipo del 2013.

La società ha chiuso il 2012 con vendite in crescita del 17% rispetto al 2011, un anno conclusosi con un fatturato di pari a 66,6 milioni di euro, per un utile pari a 15,8 milioni di euro, ed ora la società punterebbe a quotarsi in Borsa nel primo semestre del 2013.

La settimana scorsa, infatti, il giudizio di ammissibilità della Borsa Italiana ha dato l’ok alla quotazione di Moleskine nel Mta, la cui operazione è sponsorizzata da Mediobanca.

Ma nonostante l’ammissibilità valga un anno, pare che i tempi per l’Ipo siano più stretti di quanto si possa immaginare, in quanto nei prossimi mesi potremmo assistere ad una forte volatilità sui mercati per via delle elezioni politiche, tale da giustificare l’esordio in Borsa di Moleskine attraverso operazioni record. Perció Sachs, Ubs e Mediobanca stanno predisponendo velocemente la prima quotazione in Borsa del 2013.

“L’offerta in borsa sarà una vendita ma in buona parte anche una sottoscrizione di nuove azioni -scriveva Milano Finanza a tal proposito- tuttavia le quote esatte da mettere sul mercato sono ancora oggetto di discussione da parte dei fondi azionisti Syntegra Capital (al 67,7%) e Index Ventures (al 15,2%), dell’imprenditore Francesco Franceschi (10,6%) e del management (6,5%), guidato dall’amministratore delegato Arrigo Berni. Nel 2006 Syntegra (era il private equity di Société Générale) aveva acquisito il 75% del capitale di Modo&Modo, l’editore milanese che a partire dal 1988 aveva ripreso a riprodurre i Moleskine dopo che era scomparso l’ultimo produttore di Tours”.

Staremo a vedere come andrà.

Carta, colla, forbici e … social media: con Louis Vuitton torni a giocare alla stilista! [CASE STUDY]

Anche per Louis Vuitton e per gli altri grandi nomi della moda i social media e l’avvento delle nuove tecnologie hanno costituito una rivoluzione a cui non ci si può sottrarre: nuovi modi di comunicare, promuovere, interagire, relazionarsi che permettono a consumatori e consumatrici di tutto il mondo di avvicinarsi e “toccare con un po’ più di mano” un mondo tanto aspirazionale e desiderato come quello della moda.

La maggior parte dei brand di lusso e della moda hanno infatti ormai la loro pagina Facebook, un account Twitter e sicuramente un profilo Pinterest e/o Instagram dove far leva su contenuti visivi di qualità. Niente di nuovo starete pensando! Anzi, quasi superfluo per dei brand che vivono di luce propria come quelli del settore fashion. In realtà non è proprio così!

Questi brand, seppur già conosciuti e ammirati, hanno bisogno di rimanere tali, divenire rispettati e amati, entrare nel cuore del consumatore e andare ad occupare il primo posto nella loro mente, divenire dei veri e propri lovemarks.

Ma cosa li rendi davvero tali? Senza ombra di dubbio la capacità di un brand di “creare e/o farci rivivere un’emozione, di trasformare tale emozione e portarci nei mondi dell’immaginazione” spingendoci a decidere di condividerla. Questo è quello che a nostro parere è stato in grado di realizzare il famoso brand francese Louis Vuitton con la sua recente campagna “Paper Dolls”. Vi ricordate? Ve l’abbiamo presentata proprio qualche giorno fa in “Louis Vuitton: bamboline di carta per la collezione P/E 2013“. Una campagna che ci fa tornare bambine, ma che integra e sfrutta le potenzialità dei social media. Come? Scopriamolo insieme!:-)

Louis Vuitton Paper Dolls cut ots

Stampa, taglia, incolla, crea e condividi!

E’ il 20 dicembre 2012 e Louis Vuitton annuncia sulla sua rivista online:

Quest’anno Louis Vuitton ha collaborato con la fashion stylist Kim Hersov per combinare i pezzi “icona” della collezione Ready-to-Wear con quelli della nuova collezione primavera/estate 2013, mostrando come i diversi capi delle due collezioni possono essere mixati per creare nuovi distintivi e creativi look. Per celebrare tale partnership in un modo originale e “giocoso” Louis Vuitton ha presentato quattro look realizzati dalla stylist attraverso delle Paper Dolls che mixano queste due versatile collezioni.

Paper dolls? Sì, avete capito bene. Si tratta di vere e proprie “bamboline di carta” – per l’esattezza 4 diverse silhouette, ciascuna abbinata ad una serie di capi Louis Vuitton – disegnate dall’illustratrice di moda australiana Kerrie Hesse, che fan, utenti e appassionate di moda possono scaricare direttamente dal sito web, stampare, ritagliare, mixare ed abbinare per creare i propri look preferiti.

Paper Dolls mix and match

Ma in un mondo sempre più digital e connesso l’iniziativa non poteva certamente fermarsi qui! La casa di moda francese ha infatti deciso di stimolare e promuovere la viralità dell’iniziativa attraverso i social media, incoraggiando i fan della pagina Facebook ufficiale a “mixare e matchare” i diversi capi delle due collezioni, vestire le Paper dolls e condividere le loro creazioni utilizzando l’hashtag #LVMixMatch!

LV promuove sulla pagina Facebook l'iniziativa Paper Dolls

L’iniziativa ha utilizzato come cassa di risonanza anche il canale YouTube ufficiale di Louis Vuitton dove è stato caricato e condiviso il video in cui la fashion editor e stylist Kim Hersov mostra come “mixare e matchare” i capi delle due collezioni 😉

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=sy1o4yBtc-A’]

Il premio? Diventare protagonista e riconosciute! 🙂 L’azienda di moda francese ha infatti promesso di condividere le creazioni preferite postate con l’hashtag #LVMixMatch sui propri profili Facebook, Twitter, Pinterest e Instagram!

Integrazione tra offline e online ma soprattutto “emozioni”

L’iniziativa del brand francese a noi Ninja è piaciuta per l’aspetto creativo, ma soprattutto perchè sembra mostrare che la casa di moda francese abbia compreso un aspetto più profondo del marketing e della comunicazione: il fatto che i “mercati sono conversazioni” ma anche, e soprattutto,emozioni“. Ha quindi creato una strategia che fa leva su quello che il nostro Mirko Pallera in “Create!Progettare idee contagiose (e rendere il mondo migliore)” ha definito come emotoneossia quel campo di forze emozionali che unisce momentaneamente le persone che condividono un determinato contenuto.

Un emotone è un flusso di emozioni che accomuna un insieme eterogeneo di persone e che si muove in modo asincrono e ubiquo attraverso di loro. Gli emotoni, attivati e alimentati dalle emozioni, sono come delle onde emotive che permettono ai contenuti in Rete di diffondersi grazie alla condivisione spontanea.

Louis Vuitton ha voluto ricreare quella gioia, stupore, passione, divertimento che ogni bambina di “ieri” ha quasi certamente provato attraverso il ricordo di quando da piccole si giocava a fare le stiliste, disegnando e creando modelli per le proprie sfilate di moda. D’altronde chi non ha giocato almeno una volta al famoso “Gira la moda”? 😉

Ecco allora che semplici illustrazioni cartacee e l’azione fisica e creativa di tagliare, incollare, immaginare, realizzare si trasforma in un’azione che – seppur richiede di “sporcarsi le mani” e un po’ più di tempo rispetto a qualche semplice click di mouse e tastiera – è in grado di riportare in vita ricordi ed emozioni che fanno piacere e si ha voglia di condividere.

In questo modo si crea – grazie alla diffusione resa possibile dai social media – un insieme nuovo, un gruppo di persone eterogenee che in quel particolare momento, proprio grazie all’emozione condivisa, si sentono in qualche modo simili gli uni agli altri. Basta leggere post e commenti in rete per catturare tale emozione e ricordo:

E’ proprio qui che sta l’efficacia e la viralità del messaggio! Il passo successivo? Favorirne la condivisione e diffusione grazie ai social media e alle loro potenzialità. Come abbiamo visto nel primo punto, la casa di moda francese ha attuato una serie di azioni online:

  • ha creato l’hashtag #LVMixMatch per far conoscere, riconoscere ed aggregare le immagini postate dagli utenti
  • ha utilizzato Facebook per promuovere l’iniziativa con dei post ad hoc così come Twitter
  • ha sfruttato il canale YouTube per condividere un video che promuove e suscita l’interesse facendo leva sulla noterietà della stylist
  • ha invitato i suoi fan a condividere le loro realizzazioni sui profili social da Twitter e Facebook ai visual Pinterest e Instagram
  • utilizzerà i medesimi social come luoghi dove decretare e mostrare le creazioni degli utenti preferite

Facendo leva su internet e i social media, Louis Vuitton ha sfruttato la piena libertà che il mezzo offre nell’espressione di sè e nella condivisione di emozioni, pensieri ed opinioni senza barriere fisiche (temporali e di spazio) e psicologiche!

Successo o insuccesso?

Navigando in rete ci siamo fatti l’idea che l’iniziativa abbia riscosso abbastanza successo nonostante alcune critiche ed opinioni negative. In un post di Luxury Daily, ad esempio, viene sottolineato come tale campagna non sia proprio il modo migliore per promuovere una collezione e raggiungere il giusto target. Ron Kurtz, presidente dell’ American Affluence Research Center, ha commentato:

L’innovazione è sempre buona se fatta in modo pratico, rilevante e se è di buon gusto.

Le sue parole si riferivano molto probabilmente alla poca praticità e al tempo che richiede un’attività di questo tipo (stampare, tagliare, incollare, fotografare, caricare e condividere) annotandolo come punto a sfavore del brand. Nello stesso post, un altro commento molto negativo arriva da Chris Ramey, presidente di Affluent Insights:

L’engagement richiesto in questa promozione rasenta l’arroganza.

Al di là dei gusti e dell’opinione soggettiva, i numeri sembrano però testimoniare il contrario. Una recente analisi di Wave Metrix in merito alle statistiche dell’iniziativa sulla pagina Facebook ha infatti mostrato come i post che parlavano della campagna #LVMixMatch hanno incrementato di un terzo l’interazione generando 14.000 like in più rispetto alla media degli altri post dimostrando come i fan si sono appassionati ed hanno apprezzato l’iniziativa.

L'aumento dei like per i post dell'iniziativa #LVMixMatch

Sicuramente l’iniziativa ha suscitato un certo interesse e curiosità portando gli utenti a scoprire in modo divertente la nuova collezione, generando allo stesso tempo traffico verso il sito e i canali social del brand. Questo significa da un lato interazione e coinvolgimento, dall’altra grande visibilità e awareness! 😉

E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con noi sulla potenzialità dell’iniziativa o la ritenete al “limite dell’arroganza”? Fateci sapere le vostre opinioni 🙂

Facebook Phone? No, Zuckerberg lancia Graph Search [BREAKING NEWS]

L’evento tanto atteso si è concluso da poco. Si è fatto un gran parlare in questi giorni del probabile lancio del Facebook Phone, ma così non è stato. Mark Zuckerberg ha invece annunciato la versione beta del motore di ricerca interno a Facebook Graph Search.

Con la ricerca tra le connessioni di Facebook puoi trovare persone, luoghi e cose ed esplorare Facebook in un modo completamente nuovo.

Con la Graph Search di Facebook si possono cercare e trovare le persone in base a cosa hanno condiviso con noi attraverso le informazioni presenti sul loro profilo. Si possono trovare, ad esempio, foto che avete pubblicato in un determinato periodo di tempo oppure quelle in cui siete stati taggati, i ristoranti di una città in cui sono stati i vostri amici oppure cercare persone che condividono il vostro stesso hobby nella vostra città.

Ovviamente i risultati della ricerca tengono conto della privacy che avete impostato sulle diverse informazioni pubblicate sui vostri profili. Nel dubbio, però, vi invitiamo a ricontrollare le vostre impostazioni sulla privacy 😉

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Per ora è stato lanciato un periodo di test limitato, riservato a coloro che usano il sito in inglese americano, ma ci si può iscrivere ad una lista d’attesa per essere avvisati di quando sarà disponibile la ricerca tra le connessioni di Facebook in italiano.

Cosa ne pensate delle nuove ricerche di Facebook? Vi aspettavate davvero il Facebook phone?