Startup in Italia, capitali e formazione per finanziare l'eccellenza

Il primo passo è il capitale. Senza un adeguato finanziamento nessuna azienda, per quanto innovativa, può sviluppare progetti o ambire ad a guadagnare fette di mercato già sfruttate da competitors affermati. A maggior ragione una startup, che fondamentalmente basa le sue visioni di crescita iniziale sul contributo di incubatori e business angel, ha necessariamente bisogno di una iniezione di moneta liquida per trasformare l’idea  geniale in un concreto business.

Da idea geniale a startup vincente

La percezione diffusa è che, grazie a internet, qualsiasi “buona idea” adeguatamente supportata dagli investitori, possa trasformarsi da progetto a realtà di successo, tendenzialmente a livello globale. Questa visione di un nuovo mondo lavorativo in cui ognuno è artefice del proprio successo grazie all’idea giusta al momento giusto, dipende certamente anche dalla crisi che investe il mercato del lavoro attuale, creando tanta confusione su quali siano le reali possibilità di sviluppo di un progetto e, in molti casi, false aspettative in chi idea e propone.

 

 

I traguardi da raggiungere non sono un rapido successo economico e una grande popolarità a discapito di competenze e preparazione, già sminuite dall’effetto Zuckerberg, ma è necessario tendere alla creazione di un sistema sostenibile che produca nuove possibilità di lavoro innovando e proponendo modelli di riferimento totalmente nuovi, in linea con lo sviluppo delle tecnologie disponibili.

La startup è una nuova impresa o una affermazione dell’effetto Zuckerberg?

Come in qualsiasi tipo di mercato, non tutte le idee sono vincenti. Il peggior risultato di una non chiarissima comprensione dell’utilità del finanziamento esterno, è quello di “parcheggiare” i centinaia di giovani che riempiono gli incubatori in attesa di una sperata affermazione globale a livello economico.

Il cambio di prospettiva è puramente concettuale: la parolina magica “startup” non è altro che un modo diverso, più web-friendly di chiamare una nuova impresa o, per estensione, una azione di imprenditoria giovanile. E allora tutta una serie di parametri essenziali al funzionamento basico di una azienda, a qualsiasi livello, non viene affatto considerata: una startup (o nuova impresa, meglio) ha esattamente le stesse problematiche e necessità di qualunque altro intento commerciale: rapporti con i clienti e i fornitori, investimenti necessari, tasse ed esigenza di accesso a un credito veloce.

Il nuovo e il vecchio della new economy

Assistiamo invece ad un fenomeno simile alla crisi della new economy durante i primi anni del 2000, quando le quotazioni delle startup della Silicon Valley aumentarono in maniera incontrollabile, purché fossero legate al mondo di internet  e delle nuove tecnologie. Lo scoppio di questa “bolla speculativa” nell’era delle aziende “dot.com” innescò la caduta delle quotazioni a seguito di un crollo dell’indice Nasdaq, che contribuì a rendere il mercato decisamente più realistico e lontano dall’isola felice del web.

Anche oggi, aziende che non producono utili e, a volte, non hanno nemmeno un fatturato, vengono valutate miliardi di dollari, e fanno da traino a tutta una serie di imprenditori improvvisati che vedono in questo modello di sviluppo una sorta di soluzione alla disoccupazione giovanile. Far funzionare una azienda, che sia innovativa o meno, richiede molte competenze specifiche e generiche, una accurata disposizione delle risorse, una corretta visione del mercato e un’ottima capacità di gestione aziendale. Che queste vengano acquisite con l’esperienza, con lo studio o siano piuttosto frutto di un talento innato poco importa, sono necessarie quanto, se non oltre, una grossa infusione di capitali.

 

 

Sembra che il mercato vero di riferimento siano proprio le startup e gli startuppers. Eventi, incontri, tavole rotonde e dibattiti e ancora professori, corsi a pagamento, docenti influenti e titolati che predicano questo modello di new economy (ogni volta è nuova) contribuiscono a rendere il panorama complessivo un calderone in cui confluiscono tante ottime idee, messe in ombra da una serie infinita di progetti clonati e fotocopie di strumenti già da tempo operativi ma sconosciuti al grande pubblico.

La dura legge delle startup

Non si può poi dimenticare l’intricato sistema legislativo e burocratico con il quale lo startupper italiano deve confrontarsi. Diventato il miraggio di uno sviluppo felice che trasformerà tutti in imprenditori di successo, il tema delle imprese innovative viene inquadrato e regolato in ambito legale, sminuendo, di fatto, la velocità e plasticità dei suoi processi in un paese in cui gli aspiranti imprenditori sono davvero tanti. Alle altre competenze va aggiunta quindi una buona base di conoscenze giuridiche. Tutto ciò nella speranza di presentare un buon elevator pitch al finanziatore di turno, presentazione davvero brevissima in una penisola che non abbonda certo di grattacieli.

L’unica alternativa allo scoppio della “bolla startup” è la valorizzazione delle eccellenze, in primo luogo in ambito formativo, creando utenti super qualificati e poi privilegiando le idee e le soluzioni che si reggono su una forte base strutturale con grandi prospettive di innovazione.

Lucca Comics and Games 2013: il festival cult per gli amanti dei fumetti [NINJA REPORT]

Lucca comics and games 2013

Record di presenze registrate quest’anno (si tratta di un numero che tocca le 200.000 unità) per il festival internazionale del fumetto, del cinema d’animazione, dell’illustrazione e del gioco Lucca Comics and Games 2013 , che si è svolto dal 31 ottobre al 3 novembre a Lucca. Una folla di appassionati, curiosi – e immancabili cosplayers – che ha letteralmente invaso la cittadina toscana riversandosi nel centro storico con grande entusiasmo. Perché l’evento è soprattutto una grande festa.

Lucca comics and games 2013

Il tema di quest’anno era “Una questione di stile”, quindi apriamo la nostra gallery con la mostra “Dress Code”, protagoniste le donne più affascinanti del fumetto: Wonder Woman (Diana Prince), la Donna Invisibile (Susan Storm), Catwoman (Selina Kyle), Valentina (Valentina Rosselli), Eva Kant, Satanik (Marny Bannister), Fujiko Mine (da Lupin III):

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

Le mostre nello splendido Palazzo Ducale ci hanno portato nel mondo dei fumetti con Women’s Power – Terry Moore e le sue donne invincibili

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

Hermann, un Maestro dal Belgio

Lucca comics and games 2013

Sulle tracce di Guy Delisle

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

E poi in mondi artificiali, in una sorprendente esposizione dedicata ai games, con le visioni di Stephan Martinière: l’immaginazione senza confini

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

e infine all’illustrazione con gli splendidi lavori di Beatrice Alemagna:

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

La mostra mercato distribuita tra più padiglioni, la sezione Lucca Junior, l’area Games e il Japan Palace sono state le mete agognate dei tantissimi visitatori (praticamente costanti i momenti di massima capienza di tutti i luoghi) insieme alle varie location dedicate ai Movies, visto che ricordiamo il festival ha ospitato le anteprime di Thor: The Dark World e Machete Kills, insieme alle clip in esclusiva di Frozen e Capitan Harlock 3D e molto altro ancora cinema d’animazione.

Lucca comics and games 2013

Lucca Comics and Games 2013 ha assicurato, come ogni anno, anche un programma veramente folto di eventi presentazioni, showcase, session di dediche e altro ancora a tutti gli amanti del fumetto. Qualche istantanea che siamo riusciti a catturare tra i padiglioni:

Zerocalcare allo stand Bao

Lucca comics and games 2013

The Walking Dead allo stand Saldapress con tanto di “zombie in gabbia”

Lucca comics and games 2013

Gipi allo stand Coconino Press

Lucca comics and games 2013

Tuono Pettinato e Maicol&Mirco allo stand Grrrzetic

Lucca comics and games 2013

Mammaiuto, nella Self Area (fumetto autoprodotto indipendente)

Lucca comics and games 2013

Infine la presentazione di Orfani nuova serie a colori pubblicata da Sergio Bonelli Editore

Lucca comics and games 2013

Ogni anno il festival assegna dei premi prestigiosi. Ricordiamo tra i nomi di quest’anno: Miglior Autore Unico a Rutu Modan, Miglior Fumetto Seriale a “Saga” di Brian K. Vaughan e Fiona Staples e premio Self Area a Mammaiuto. Trovate l’elenco di tutti i vincitori sul sito del festival.

Ma non è Lucca senza cosplayers! Una pratica che attinge a tutto l’immaginario: manga, fumetti, cartoons, film e telefilm! Riuscite a indovinare chi sono i personaggi delle prossime foto?

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

Lucca comics and games 2013

E con questo bacio, vi saluto anch’io!

Prima però vi ricordo che la scorsa settimana anche la Top 10 illustrazioni e fumetti è stata dedicata interamente al festival, la trovate qui: Top 10 fumetti e illustrazioni: speciale Lucca Comics and Games 2013

Inoltre per alcuni degli scatti in questo servizio devo ringraziare due fotografi d’eccezione e miei compagni di viaggio: grazie moltissime a Valentina Volpi e Luigi Tranchina!

Twitter si rinnova, in arrivo i tweet illustrati

Ormai se ne sono accorti tutti: sul web vincono le immagini. Basti pensare all’enorme successo di Pinterest, o alla timeline di Facebook. Persino Twitter, il social network testuale per eccellenza, ha dovuto rassegnarsi: anche l’occhio vuole la sua parte.

Forse avrete notato che già con l’ultimo update la piattaforma di micro-blogging ha introdotto i visual tweet, che mostrano un’anteprima delle immagini e dei Vine direttamente dal feed.

Ma questi non sono gli unici cambiamenti in programma, qualche settimana fa, infatti, Twitter ha annunciato il rilascio di un’applicazione per tablet che permette di creare tweet illustrati.

a nuova funzionalità è attualmente attiva solo sul Samsung Galaxy Note 10.1 – 2014, ma sarà presto estesa a tutti i tablet con sistema operativo Android. Nell’attesa, lo staff di Twitter ha postato sul blog un saggio delle sue potenzialità.

 

Anche Samsung non è stata da meno, e ha dato prova della sua creatività inviando tweet illustrati ai propri follower.

Un po’ Facebook e un po’ Snapchat, insomma. Ma i dati parlano chiaro; le immagini, su Twitter come altrove, generano un engagement maggiore e hanno molte più probabilità di essere retwittate o aggiunte ai preferiti. E con le anteprime in evidenza e i disegni, saranno ancora più coinvolgenti… a discapito dei testi. In un feed pieno di immagini colorate, chi vorrà più leggere i tweet di solo testo?

Twitter è stato spesso elogiato per la sua sobrietà e il suo minimalismo, che lo rendono particolarmente adatto alle comunicazioni rapide in tempo reale. Non è che, per star dietro alle ultime tendenze, ha finito per perdere la sua identità? Saranno gli utenti a deciderlo. Magari cambierà il modo di twittare, o forse sta già cambiando. Voi che ne pensate?

cover la lockscreen che mostra le app quando ne hai bisogno

Cover, la lockscreen Android che mostra le app quando ne hai bisogno

cover la lockscreen che mostra le app quando ne hai bisogno

Gli smartphone di oggi sanno tutto o quasi di noi, dove siamo , dove stiamo andando , con chi siamo e cosa ci piace fare. Come poter utilizzare al meglio queste informazioni per poterci al meglio agevolare nella nostra vita di ogni giorno?  Bene, per venire in contro a questo problema oggi vi proponiamo un rimedio.

Per tutti i felici possessori di Android è stata sviluppata Cover, applicazione che sostituisce la lookscreen, cioè  la schermata di sblocco, del tuo Android con qualcosa di molto più pratico e innovativo: infatti Cover ti segnale le applicazioni più utili e produttive quando sei a lavoro,  le tue applicazioni preferite e “chill out” quando sei a casa , le tue applicazioni di guida quando sei in macchina.

In pratica, ti suggerisce sul tuo blocca schermo solo le app che ti servono veramente in quel particolare momento!

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Cover, solo per Android!

Cover è orgogliosamente Android e sfrutta tutti i super poteri di Android: sostituzione del lockscreen, quando si utilizzano altre applicazioni; il monitoraggio dei sensori per determinare quali applicazioni aprire e anche la possibilità di modificare le impostazioni della suoneria al volo.

Cover con il suo lockscreen ultra-intelligente ci propone in base alla nostra posizione diverse applicazioni alle quali è possibile giungere semplicemente con una slide. In poche parole Cover ci propone delle applicazioni nella schermata di blocco schermo le quali saranno sostituite da altre a seconda del luogo in cui ci troviamo, come lavoro, casa, fuori ed altro. Ma non solo!

Dopo anni e anni di società di smartphone e sviluppatori di app che avevano sfruttano tutte queste informazioni a loro vantaggio, stiamo finalmente cominciando a vedere una ondata di applicazioni che di fatto rendono bene su quelle promesse e ci aiutano davvero a migliorare la noste abitudini quotidiane utilizzando tutte queste informazioni a riguardo.

Cover impara le tue abitudini

Cover stabilisce un geo-recinto intorno a questi luoghi e ogni volta che ci ritorneremo, nella parte sinistra del nostro lockscreen ci mostrerà una colonna con sei delle nostre applicazioni che si adattano meglio a questa situazione.

Al momento dell’installazione le applicazioni di default che ci appaiono sono principalmente le applicazioni come Google Drive, Dropbox  e LinkedIn nel campo lavorativo, o Netflix , Kindle , e Facebook in casa . Con il tempo però, Cover impara le tue abitudini e si personalizza per mostrare le vostre applicazioni preferite per queste occasioni .

Quando si è fuori da queste geo-recinzioni, Cover ti mostra le applicazioni on-the-go come Twitter e Facebook. Collegando al proprio dispositivo un paio di cuffie  le app per la musica appariranno magicamente sul nostro lockscreen, e quando Cover rileva l’attività dell’accellerometro (ovvero quando siamo in macchina ) ci porterà in primo piano Waze e Google street.

Le applicazioni giuste al momento giusto

Todd Jackson, CEO di Cover, in un’intervista con TechCrunch, ha affermato che l’obiettivo di Cover è presentarci “ le applicazioni giuste al momento giusto”.

Jackson ha inoltre precisato che Cover non vuole sostituire le schermate home degli utenti, dal momento che  la maggioranza degli utenti Android è attaccata al layout e ai widget che ha scelto. Cover vede la schermata di blocco come una nuova frontiera, qualcosa che può essere migliorato senza interrompere l’esperienza al quale gli utenti sono abituati .

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Presto su Google PlayStore

Cover, che sarà disponibile su Google Play Store a breve, è stato testato su diversi smartphone Android e le prestazioni sono risultate impressionanti: lo scorrimento è molto sensibile, immediato e liscio, l’app è veloce , reattiva e non usa un sacco di risorse, anche con la sua caratteristica di app-switching.

“Non è stato facile ottimizzare l’applicazione per le prestazioni”, osserva Jackson e afferma che il team ha utilizzato la loro esperienza nei gaming app per rendere Cover così sensibile. L’applicazione è stata costruita da zero in soli sette mesi.

IInutile chiedersi se ci sarà la possibilità di vedere Cover anche su i nostri iPad e iPhone: Todd  Jackson sottolinea come un’app come Cover semplicemente non sarebbe possibile su iOS .

“C’è l’opportunità di brillare su Android , mentre altri sviluppatori si concentrano su iOS “, afferma il CEO,  “il nostro obiettivo è quello di costruire il miglior team per Android “.   

Cover e i contextual data

Sostanzialmente gli obiettivi principali che si prefigge Cover per Android sono 4:

  • avere sempre a portata di mano la giusta applicazione nel momento giusto
  • cambiare automaticamente le app quando viene inserito un accessorio
  • possibilità di utilizzare più applicazioni nello stesso momento senza dover uscire ogni volta
  • impostazioni intelligenti per personalizzare la fruizione dei contenuti

Lavorare con dei  “Contextual data”  è l’area di maggiore interesse per sviluppatori di software e App oggigiorno. I nostri smartphone hanno tutte le risorse e i dati necessari e  facendoli lavorare insieme sarà tutta un’altra storia, come afferma Jackson.

Cover è un app interessante e davvero rivoluzionaria  anche se ha ancora bisogno di miglioramenti. Intanto segnatevi un promemoria per questa app per poterla testare appena sarà online sullo store!

Pomì e la campagna "solo pomodori padani"

A distanza di un mese dall’affaire che ha coinvolto Guido Barilla si apre un nuovo caso sulla gestione ed i malfunzionamenti riguardo l’utilizzo dei social a causa della campagna della Pomì dal titolo “Solo pomodori della Pianura Padana”.

L’iniziativa, posta in essere sulla home page dell’azienda e sui social network, ha nel giro di pochissimo fatto infuriare il web e non solo, scatenando vibranti proteste, proposte di boicottaggio ed azioni legali. In redazione ci eravamo occupati delle dichiarazioni di Barilla e relative campagne di risposta grazie al prezioso lavoro del nostro Francesco.

Nel suo post aveva improntato la sua analisi sulle dinamiche di posizionamento (o mal posizionamento) di un brand e sulle occasioni che un epic fail può offrire per il rilancio di un’azienda. In questo caso, invece, vorremmo proporvi un’analisi di fondo sulla sottile, ma non per questo meno pericolosa, linea di continuità che attraversa i due casi in oggetto, ed offrire uno spunto d’analisi nuovo sul perché certe volte, le aziende rischino di bruciare consenso invece di alimentarlo.

Pomì e la genealogia del pomodoro

Iniziamo con la proposizione dell’immagine simbolo che molti di voi avranno già visto in rete, la fonte primaria delle polemiche:

La foto postata fa da apripista per l’iniziativa denominata pomìtrace, raggiungibile attraverso il sito web della società, attraverso la quale i consumatori possono risalire alla coltivazione di provenienza del prodotto acquistato verificandone l’idoneità .

Da più parti la campagna viene letta attraverso le lenti della discriminazione , noi invece vogliamo offrirvi l’opportunità di incanalare il dibattito sotto una luce diversa, che poggi più su punti di forza e debolezza di una pubblicità, sulle cause che hanno portato allo scontro e dove, se possibile, Pomì avrebbe dovuto e dovrebbe correggere il tiro per indirizzare la campagna sui giusti binari.

Perchè Pomì ci dice da dove vengono i suoi pomodori? E perché proprio ora?

L’azienda in questo senso ha mostrato, legittimamente, di aver intercettato quel sentimento crescente nell’opinione pubblica sulla verifica dei processi e delle istanze che sono alla base dei prodotti alimentari di largo consumo del nostro Paese. La ragione è altrettanto nota: si va affermando infatti, in virtù di numerose inchieste ed indagini, la vicenda dello scandalo socio-ambientale nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Quella vasta porzione di territorio tra la provincia di Napoli e Caserta una volta conosciuta come Campania Felix ed ora balzata all’interesse nazionale per l’aumento esponenziale della diffusione di patologie mortali per gli abitanti della zona dovuto dall’inquinamento criminale avvenuto in quegli stessi territori, un tempo cuore dell’agricoltura italiana.

Questa vera e propria mattanza consumata sulla vita dei campani non è più ascrivibile solo a coloro i quali abitano quelle zone, in quanto si è reso palese attraverso numerose testimonianze come le coltivazioni incriminate siano utilizzate nella grande distribuzione, nazionale ed internazionale. I prodotti al veleno della Terra dei fuochi arrivano sulla tavola di ciascuno di noi, coi medesimi rischi, le stesse paure, le identiche possibilità di danni a breve medio e lungo termine sulla nostra salute e su quella dei nostri cari.

Non v’è dubbio che in un clima di confusione e sostanziale incertezza, un’azienda che voglia tutelare la bontà dei propri prodotti si senta in dovere di agire in tal senso, eppure quali errori sono stati commessi, se ve ne sono, che hanno portato ad una sollevazione così forte ?

1) Dalla discriminazione sessuale a quella territoriale, quando il sugo non dovrebbe sposarsi con la pasta

Guido Barilla, nella sua intervista per il programma La Zanzara, si era espresso con leggerezza rispetto alla promozione di un’immagine aziendale votata alla famiglia tradizionale, sottolineando come una coppia omosex non avrebbe mai preso parte ai suoi spot e che se questo fosse stato motivo di scandalo per gli utenti, questi avrebbero potuto optare per altri pastifici.

In questo caso con Pomì si sposta il piano della discriminazione su quello territoriale. In una ricerca di auto-legittimazione delle proprie coltivazioni, strizzando l’occhio alla green economy del “km 0”, offre plasticamente l’immagine di un’azienda che si struttura nella sola pianura padana, prendendo le distanze, metaforicamente e fisicamente dalle zone oggetto d’indagine.

In linea di principio non vi sarebbe nulla di male, offrire un percorso di checking delle proprie coltivazioni è un segnale di trasparenza che la società sente il bisogno di offrire a tutela della propria immagine, delle coltivazioni dalle quali provengono le materie prime, e dell’intero processo di lavorazione ed inscatolamento.

Eppure il messaggio dominante che passa è una discriminazione tra un territorio, quello della pianura padana, presentato da Pomì come sinonimo di qualità e correttezza, contrapponendolo ed isolandolo come qualcosa di diametralmente opposto alla terra dei fuochi.
Ci domandiamo quindi se tutto ciò fosse necessario. Se la campagna fosse stata denominata “solo pomodori a chilometri zero” avrebbe avuto lo stesso indirizzo e significato ( controlliamo la bontà di tutti i nostri pomodori ) ma avrebbe disinnescato ogni rapporto di causa effetto tra prodotto e territorio.

L’antagonismo tra Nord e Sud, le cause dell’inquinamento delle terre e delle falde acquifere in Campania sono argomento davvero spinoso, una maggiore cautela da parte dell’azienda avrebbe suggerito una proposizione meno marcata, in questo modo si è offerto il destro, volontariamente o no non sta a noi deciderlo, alle polemiche.

In sintesi nonostante l’idea di fondo sia che Pomì non ne voglia fare una questione di territorio e campanilismo, finisce ex post per cadere in questo equivoco, sarebbe stato necessario un controllo maggiore dei fattori di rischio in questo senso ed il polverone non si sarebbe alzato.

2) Tempi e modi, il confine sottile tra opportunità e sciacallaggio

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Proviamo a prescindere dagli inevitabili risvolti politici e sociali della campagna, nonostante questa componente sia di notevole impatto nell’opinione pubblica, come leggere con occhio aziendale questo smarcarsi?

Pomì dalla sua nutriva l’esigenza di tranquillizzare il proprio target, di mostrarsi come un’azienda senza macchia in un clima di crescente sospetto per l’industria alimentare. Se nei modi abbiamo visto come si sia lasciato spazio ad interpretazioni malevole, dal punto dei vista dell’opportunità possiamo essere sicuri sulla tempistica di programmazione ?

Sempre muovendoci in parallelo con l’affaire Barilla, riscontrammo come le società concorrenti avessero colto la palla al balzo per riposizionarsi in maniera antitetica rispetto al pastificio. Tutta una serie di post e banner ci erano suonati più come un’operazione ad hoc al fine di rubare fette di mercato piuttosto che il frutto di un percorso inclusivo ed aperto alle diversità, lasciando alla Barilla la rigidità di vedute.

In questo senso la campagna Pomì può essere vista allo stesso modo. Il momento scelto viene visto più in connessione diretta col dramma vissuto in Campania rispetto ad un percorso volto alla sensibilizzazione sull’impatto ambientale nel mercato dei prodotti alimentari.

3) I pomodori sono come fiocchi di neve, ognuno così unico

Terzo aspetto di questa campagna che pone una riflessione. Pomì promuove un’iniziativa del genere per una ricerca di trasparenza, ma concentrare l’attenzione sul territorio di produzione come esclusivo fattore di garanzia può generare un sentimento di indignazione per tutti coloro i quali operano in altre zone del paese con i medesimi standard, che siano della terra dei fuochi così come di altri luoghi di coltivazione.

Rispondere alle paure dei consumatori è sinonimo di sensibilità rispetto alle tematiche di attualità, ma alla velocità di reazione si deve abbinare anche la responsabilità sui contenuti, senza alcuna superficialità nei meccanismi di creazione di una campagna pubblicitaria.

Ego vs Alter, l’identità per contrapposizione

Alla luce di quanto visto sin ora, tracciamo un profilo comune, se possibile, che attraversa questa campagna tale da renderla agli occhi di molti inopportuna tanto quanto le affermazioni di Guido Barilla di un mese fa.

La linea rossa che congiunge i due eventi può essere ricercata in un’identità di prodotto che punta sulla contrapposizione più che sull’affermazione. Assicurarsi fette di mercato crescente in un mercato dalla grande concorrenza impone dinamiche di posizionamento forti, che delineino l’unicità di ciò che abbiamo da offrire rispetto agli altri. Ma ciò va fatto secondo regole di inclusione e positività, di apertura e di moderazione.

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La pubblicità comparativa esalta i punti forti del nostro brand,ci pone al di sopra dei nostri concorrenti senza che questi vengano dipinti come delegittimati o inaffidabili. L’attenzione su di sé non può e non deve togliere spazio alla correttezza, reale e percepita, dei contenuti mostrati. In questo senso Pomì sente di aver compiuto il suo dovere?
Anche volendo esimerci da considerazioni di eticità ed umanità che hanno fatto da filo conduttore della nostra analisi e volessimo cinicamente osservare il comportamento di Pomì in termini di strategia di marketing, una campagna “solo pomodori della pianura padana” aveva in sé gli elementi che avrebbero portato un danno di immagine così grande, con un costo, morale e finanziario, cui far fronte per un riscatto aziendale.

Da più angoli si guarda questa operazione più ci offre delle criticità che andrebbero discusse ed analizzate, più la osserviamo più i rischi di uscirne danneggiati si fanno largo rispetto ad i benefici. Pomì nelle sue intenzioni voleva salvaguardare i suoi prodotti e la correttezza con cui vengono trattati ma sembra abbia reagito di pancia, così come Barilla di pancia rispose alle provocazioni di Cruciani. Non ci stancheremo mai di sottolineare come una comunicazione di successo passi per iniziative ragionate, fatte usufruendo di competenze e professionalità che vadano di pari passo con un approccio umanista, sostenibile e responsabile, promuovendo campagne che tengano conto dell’impatto che hanno sul piano economico ma con un occhio sul piano sociale. L’utilizzo dei social è un po’ come muoversi come un elefante in una cristalleria, basta poco, anche solo una distrazione per trovarsi in difficoltà e a dover rispondere di accuse per le quali a volte non si è neanche direttamente responsabili.

Social Media Marketing: 3 consigli per un Social Commerce di successo [INTERVISTA]

Il 12 e 13 Dicembre ci sarà a Milano il Corso intensivo della Ninja Academy in Social Media Marketing & e-Commerce Strategy. Nella prima giornata Gianluca Diegoli – docente del modulo in Social Media Marketing per l’e-Commerce, illustrerà ai partecipanti le tecniche e gli strumenti di ultima generazione con i quali portare ai clienti la migliore esperienza possibile sul vostro negozio in rete, trasformando il passaparola in incremento esponenziale delle vendite. 

In particolare:
✔ Quali Modelli di Business funzionano oggi per l’e-Commerce?
✔ Come coniugare l’e-Commerce ai Social Media?
✔ Cosa significa e dove si sviluppa il Social Shopping?
✔ Come offrire un’esperienza di Customer Care sana, sincera ed efficace?
✔ Quali contenuti offrire, come interagire, e cosa rispondere a domande e critiche?
✔ Come integrare online e offline in modo efficace?

Per l’occasione, ho avuto il piacere di confrontarmi direttamente con Gianluca Diegoli: ecco cosa mi hanno raccontato..

Prima di leggere la sua intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è valido entro il 25 novembre (oltre alle ulteriori scontistiche e ai bonus Ninja se avete già frequentato uno o più corsi Academy). I posti sono limitati.

Ciao Gianluca, puoi spiegare ai nostri lettori cosa si intende per Social e-Commerce Strategy?

È il mix di social media e ecommerce, che non significa solo vendere nei social media, anzi. Significa utilizzare i social media per creare reputazione e fiducia negli acquirenti, farli rimanere in contatto nel tempo, quindi aumentando il ritorno dell’investimento iniziale, e utilizzare le forme di rafforzamento sociale per incentivare altri ad acquistare, mossi dall’esempio dei propri amici e contatti.

Cosa si intende invece per Social CRM?

Nessun brand o store, volente o nolente può esimersi dal fare customer care attraverso i social media. Anche se non hai un account Twitter, le persone chiederanno aiuto o si lamenteranno pubblicamente. Ti conviene prepararti in anticipo. Anche perché un social cliente soddisfatto lo dirà agli altri online.

Ci daresti 3 consigli per un Social Commerce di successo?

Far partecipare i clienti, portarli nella cabina di pilotaggio. Incentivare la condivisione. Creare dei testimonial volontari.

Una risposta che avresti voluto dare ad una domanda che però non ti ho fatto.

D: Si vende sui social media? R: No, non tanto, “sui” social media. Attraverso i social media molto di più.

SCONTO EARLY BOOKING FINO AL 25 NOVEMBRE!
POSTI LIMITATI.

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA!  😉

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Creare una social media strategy di successo: 8 errori da evitare

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Avete una azienda o state per iniziare un nuovo business e volete cogliere le opportunità che la rete vi offre, prime tra tutti le attività sui social network? Ottimo, ma attenti: una strategia errata o una non–strategia potrebbe portare a non raggiungere i risultati sperati o, addirittura, potrebbe causare danni di reputazione e immagine, come i tanti casi di #fail di cui abbiamo sentito parlare nel corso degli anni.

Ma allora cosa fare, anzi, cosa NON fare prima di decidere di approdare sui social network?

Ecco una breve guida che riassume gli 8 principali errori da evitare in una social media strategy:

1. Non avere una strategia 

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Spesso le aziende sentono l’effettivo bisogno di espandere la propria identità anche sui social media, ma lo fanno senza un reale piano di sviluppo strategico.

Non aver impostato obiettivi, budget, risorse e contenuti, però, precluderà la possibilità di misurare criticità e risultati, con la conseguente difficoltà nel migliorarsi in corso d’opera.

Vendereste mai i vostri prodotti senza prima aver scelto una confezione adeguata o un prezzo?

2. Non avere una persona competente dedicata

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No, impostare e gestire una strategia social non significa passare tutto il tempo su Facebook a chattare con gli amici o a condividere foto!

È per questo motivo che il cugino con 3.000 amici o lo stagista ventenne possono non essere le persone più qualificate per lavorare sulla reputazione del vostro brand online (l’eccezione che conferma la regola esiste, ma siatene certi!) .

Oltre ad un responsabile che gestisca i social network, non dimenticatevi di cercare di formare tutti i vostri dipendenti: potrebbe essere utile, se non necessario, per concordare con loro una corretta e condivisa social media policy aziendale!

3. Avere profili incompleti o, peggio, usare i propri profili personali

Sì, c’è differenza tra pagina e profilo e no, non potete aspettarvi che un cliente decida di diventare vostro amico per restare aggiornato sulle novità della vostra azienda. Sarebbe come pretendere di andare a cena con il giornalista per conoscere le notizie del giorno.

D’altro canto, presentarsi con profili aziendali incompleti, trascurati e non aggiornati, potrà avere un impatto negativo sulla percezione del brand da parte dei vostri consumatori.

Compilate sempre tutti i campi richiesti, inclusa la foto profilo, prestate attenzione ai dettagli che offre Facebook per migliorare la tua pagina e cerca di aggiornare costantemente tutti i social in cui siete presenti.

4. Non impostare un budget dedicato 

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È vero, aprire una pagina o un profilo sui principali social media è gratuito. Ma gestirli, pianificare contenuti e strategia, promuovere la vostra attività online ha un costo di persone, tempo e denaro.

È per questo che è assolutamente errato non prevedere un budget dedicato alle attività sui social: valutate bene quali e quante risorse, economiche e non, avete a disposizione prima di decidere di concentrare i vostri sforzi su internet.

5. Essere presenti ovunque, solo per il gusto di esserci

“Basta esserci” non basta più. Tralasciando i giochi di parole, non è necessario aprire i canali social aziendali su ogni portale web esistente. Piuttosto è importante capire dove si muove il proprio target, su quali piattaforme è presente e attivo, e cosa condivide su di essi.

La presenza su più canali, inoltre, porta a un dispendio di energie notevole e spesso causa la cattiva gestione di tutti i social per mancanza di tempo. Meglio allora concentrare le proprie forze su uno – due account studiati ad hoc per la propria clientela: a crescere ed espandersi (anche online!) c’è sempre tempo.

6. Non curare i propri contenuti e parlare solo di sè 

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Una volta che avete aperto i vostri canali social è importante, come abbiamo già detto, saperli mantenere e aggiornare costantemente. Questo, però, non vi autorizza a postare tutto ciò che vi passa per la mente!

Pensateci: state parlando a nome di un brand e vi state rivolgendo alla collettività, non state giocando con la vostra bacheca privata in una ristretta cerchia di amici. Evitate quindi di condividere contenuti poco in linea con i valori aziendali, di postare idee politiche o preferenze calcistiche se non coerenti con l’azienda che rappresentate.

D’altro canto, cercate anche di non parlare esclusivamente dei prodotti che vendete: troppa pubblicità annoia!

7. Non personalizzare i propri contenuti 

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Non solo curare i contenuti, ma anche personalizzarli. Questo significa che se decidete di essere presenti su più di una piattaforma, personalizzate il vostro messaggio secondo il portale utilizzato.

Se Twitter permette testi da massimo 140 caratteri, evitate di pubblicare in automatico il vostro aggiornamento su Facebook da 200 caratteri: ai twitteri uscirà un messaggio tagliato, decisamente poco invitante.

Ugualmente, pubblicare la stessa foto su ogni canale potrebbe sì catturare l’attenzione di più utenti e diversificati, ma i fan che vi seguono su più di un social avranno l’impressione di una azienda monotona e con pochi contenuti da condividere! Esiste un post perfetto per ogni social!

8. Non ascoltare il proprio target

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Se decidete di fare il grande passo e aprire i vostri primi account social aziendali, ricordate: l’ascolto del proprio target è fondamentale!

Non siamo più nell’era della comunicazione a una via, dello spot in tv o della pagina pubblicitaria: nel 2013 il cliente domanda, propone, critica, e pretende una risposta. Sembrano consigli banali, eppure ancora oggi le più grandi aziende mondiali continuano a proporci epic fail sui social media.

Siate quindi propositivi verso il vostro target, rispondete ad ogni richiesta e lamentela. Chiudere la bacheca ai propri fan è una azione sconsigliata e, soprattutto, decisamente anti social(e).

Quali sono altri errori da evitare? Vi aspettiamo nei commenti!

Codemotion arriva a Milano: iscrivetevi alla conferenza con lo sconto riservato ai ninja

Codemotion arriva a Milano: iscrivetevi alla conferenza con lo sconto riservato ai ninja [EVENTO]

Codemotion arriva a Milano: iscrivetevi alla conferenza con lo sconto riservato ai ninja

Dopo Berlino e Madrid, Codemotion torna in Italia con la sua prima edizione milanese. Programmatori di tutti i linguaggi e le tecnologie si daranno appuntamento il 29 e 30 novembre a Milano per partecipare ai workshop, ai talk e ai laboratori che animeranno le due giornate.

L’Università degli Studi di Milano, che ospiterà l’evento, sarà teatro di due giornate sugli argomenti più caldi del panorama tecnologico mondiale. Il programma dell’evento è arricchito dalla partecipazione anche di speaker e guru internazionali, esperti nelle proprie discipline, che parleranno di Big Data, sviluppo Web e Mobile, del mondo dei Makers e dello sconfinato universo dello sviluppo software.

Biglietti in early booking

Ai ninja è riservato un codice sconto per la conferenza del 30 novembre: basta iscriversi tramite questo link! Cosa aspettate?

Ecco i temi da non perdere al Codemotion Milano:

Big Data

L’aumento esponenziale dei dati prodotti negli ultimi anni non accenna ad arrestarsi. L’analisi e la gestione di questa enorme mole di informazioni ha richiesto la nascita di nuovi strumenti. Per questo i Big Data sono oggi oggetto di studio delle aziende e una grande opportunità per i developers.

Sviluppo Web

Utilizzare al massimo della loro potenza Javascript e Html5 è una delle priorità di ogni sviluppatore. Sarà possibile scoprirlo con molti talk e workshop che affronteranno le novità delle Web Application. Infatti uno dei protagonisti sarà proprio AngularJS, il nuovo superveloce framework open source.

Codemotion arriva a Milano: iscrivetevi alla conferenza con lo sconto riservato ai ninja

Sviluppo Mobile

Saper sviluppare un’App per ogni tipo di dispositivo è diventato un obiettivo imprescindibile per ogni programmatore, ma anche creare un’applicazione mobile di qualità e scegliere le giuste piattaforme sono questioni cruciali. Si affronterà l’universo del mobile nei suoi diversi aspetti: il responsive design, lo sviluppo del codice nativo e la pubblicazione sulle varie piattaforme.

Maker

Codemotion sa perfettamente che maker è la parola d’ordine dell’Internet delle cose. Per questo sarà possibile per tutti gli appassionati esprimere la propria creatività grazie a ospiti che illustreranno come dar vita agli oggetti grazie a Arduino e Raspberry Pi, OpenPicus e BLE.

Enterprise

Anche il tema della sicurezza, delle piattaforme Cloud, della complessità dei framework per le Web Rich Application e il nuovo approccio della “Api Economy” animeranno l’evento. Un’attenzione particolare verrà messa nelle funzionalità avanzate dei linguaggi di programmazione per le applicazioni backend.

Ma non è finita qui. Il Codemotion è l’occasione giusta per le Startup che hanno necessità di assumere sviluppatori. Verrà infatti organizzato Dev4Startup, un evento nell’evento che ha un duplice scopo: da un lato permetterà alle Startup di presentarsi e conoscere professionisti e dell’altro sarà l’occasione per i programmatori di entrare in contatto con il dinamico e coinvolgente mondo delle Startup, delle loro idee ed entusiasmo.

Partner essenziali del Codemotion Milano sono: Startupbusiness e Talent Garden per la realizzazione di Dev4startup, Girl Geek Dinner Milano per il fondamentale supporto media, Coderdojo Milano per organizzare il laboratorio per giovani programmatori all’interno del Codemotion e Appsterdam per la creazione del code contest per gli sviluppatori.

Questo e tanto altro vuol dire Codemotion. Ti aspettiamo il 29 e 30 novembre in Città Studi a Milano.
La prenotazione ai talk, ai workshop e ai laboratori è obbligatoria. Tutte le info su http://milano.codemotionworld.com/

Youtube: 10 funzioni nascoste ma utili

Milioni di persone utilizzano YouTube per cercare e guardare video. Non tutti sanno però, che il social della condivisione video ha alcune funzioni nascoste, molto utili. Gemme, come le definisce Radhika Sanghani su Telegraph.

10 funzioni, trucchetti tutti da scoprire.  Alcuni ci liberano da quei piccoli intoppi che possono capitare quando si usa uno strumento senza conoscerlo in tutti i suoi aspetti. Qualcuno ci svela come velocizzare le azioni che già conoscete e usate, altre saranno una piacevole scoperta. Ecco le 10 ‘gemme’ per voi.

1. Il link del minuto x 

Utilizzate YouTube per il vostro business? Quante volte avete inserito il link di un video sul vostro blog o sito? A volte vi sarete trovati a pensare che varrebbe la pena segnalare quel punto così interessante al minuto X? Ecco la prima delle gemme nascoste.

Vediamo come funziona. Avviate la riproduzione del video che vi interessa, quando arrivate  al minuto X basta semplicemente fare click con il tasto destro sul video e fra le opzioni che appaiono  troverete:

“copia URL in corrispondenza del minuto corrente”

così otterrete il link che vi serve. Inserendolo nella pagina del sito chi clicca vedrà il video partire direttamente dal momento indicato da voi.

Un altro segreto del tasto destro è mostrarvi fra le opzioni:

“statistiche per nerd”

Appaiono alcuni dati utili sul video e le sue visualizzazioni.

2. Play e pausa

Sicuramente vi sarete già trovati nella posizione “scomoda” di dover interrompere la visione di un video improvvisamente… ecco come farlo con un solo gesto. Basta premere la barra spaziatrice sulla tastiera, allo stesso modo potrete riprendere la visione premendola ancora.

Un solo avvertimento: assicuratevi di aver fermato il video con un click, una prima volta, altrimenti la barra spaziatrice avrà il solo effetto di portarvi all’altezza dei commenti più in basso nella pagina.

3. Avanti veloce, indietro

Ecco un’altra funzione rapida che risolve il problema del cercare di trascinare il pallino bianco avanti o indietro col mouse nel punto che state cercando all’interno del video. Potete usare le frecce sulla tastiera per andare avanti o indietro nel corso del video. Potrete farlo mentre visualizzate il video per saltare alcune parti o per tornare indietro ad un preciso punto con più facilità.

Funziona anche se avete messo in pausa il video. Permette una più facile individuazione di un punto cercato rispetto a quella che può offrire il mouse.

4. Guardalo dopo

I più curiosi fra voi già lo sapranno, ma forse qualcuno no. A cosa serve quel piccolo orologio in basso a destra? Ecco svelato il suo uso. Cliccando su di esso il video finirà nel “Watch later channel” in questo modo non sarà più necessario effettuare di nuovo la ricerca per rivederlo.

Anche qui una nota, è necessario essere loggato con un account gmail per poter fare tutto questo.

5. Contenuti correlati

Una volta copiato e incollato l’URL il video è pronto per essere visto.  Come sapete al termine di ogni visualizzazione YouTube propone una serie di video correlati, se preferite che i vostri utenti non siano distratti da altri contenuti vi basterà inserire nella URL del video questo codice:

?rel=0

6. Il video in loop

Se avete voglia rivedere il video del vostro cantante preferito in loop Youtube ha un altra gemma che vi permette di farlo. Ecco come: inserite la parola magica ‘repeater’ nella URL del video che state guardando e copiate e incollatela in una nuova finestra, il vostro video andrà in loop.

7. Filtri

E’ possibile migliorare la ricerca all’interno di YouTube scegliendo fra i filtri proposti. Scegliete fra 3D o HD ad esempio, o fra i video del giorno o della settimana. Così ottimizzerete la vostra ricerca.

8. Cercare nelle altre lingue

Chi vuole essere informato su quello che succede nel mondo e scoprire gli ultimi trend prima di tutti troverà molto utile questo strumento di Youtube, a dire il vero un po’ nascosto. In basso in fondo alla pagina troverete la scelta fra le diverse lingue, così nulla vi sfuggirà.

9. Ridimensionare il video

E’ possibile incorporare il video sul vostro sito cliccando prima su ‘condividi‘ e successivamente su ‘codice da incorporare’; potrete così modificare le dimensioni del video direttamente, inserendo le dimensioni nel codice che dovrete poi copiare e incollare.

È possibile condividere il video su tutti i social e ancora mandarlo via email ad uno o più destinatari.

10. Problemi di connessione

Se vi siete trovati più volte nella situazione di un video che inizia e si interrompe dopo poco per riprendere a scatti probabilmente la vostra connessione è lenta. YouTube offre una possibilità di salvezza: la visione tramite YouTube Feather. Un’opzione beta che elimina alcune caratteristiche e bottoni dal video, in questo modo il video scorrerà senza fatica.

È raggiungibile dall’indirizzo:

http://www.youtube.com/feather_beta

Ecco conclusa la scoperta delle gemme nascoste di YouTube. Quante di queste conoscevate e utilizzavate già? Ne avete altre da suggerire? Scrivete qui nei commenti, aggiorneremo l’elenco.

10 brand che hanno portato la musica nel dna del proprio marketing


La musica è una delle più autentiche forme di comunicazione che è sempre stata in grado di stare al passo con le mode e le nuove tendenze. Per questo riuscire ad integrarla all’interno del marketing di un brand è un lavoro importante che può portare molto prestigio se fatto minuziosamente. Dimenticate jingle e sigle, col passare del tempo i marchi hanno spostato l’attenzione musicale ad un livello molto più profondo.

Ecco dieci esempi che rappresentano appieno il cambiamento dell’integrazione della musica nelle profondità delle radici dell’identità di un brand.

AMERICAN EXPRESS

Nel 2010 American Express ha iniziato un progetto di spettacoli musicali live chiamato Unstaged, durante i quali si esibiscono artisti sia conosciuti che emergenti. Le performance vengono riprese dalle telecamere di registi famosi e messe online grazie alla collaborazione instaurata con VEVO per la visualizzazione in streaming.

Il brand americano ha deciso di investire molta energia in questo progetto e il risultato è stupefacente tanto da produrre sempre il tutto esaurito ai concerti. Il livello degli ospiti e degli artisti presenti (parliamo di Usher, Coldplay, Vampire Weekend, The Killers…) aiuta a riempire i sedili, e nomi importanti come Steve Bushemi e Gary Oldman contribuiscono ad una regia con i fiocchi. Il tocco finale che ha reso lo spettacolo esplosivo è stato l’introduzione di choose your camun sistema di visualizzazione che permette allo spettatore online di vivere il concerto da due punti di vista: il primo quello di uno spettatore presente al concerto e l’altro quello dell’artista che in quel momento si esibisce sul palco.

BURBERRY

Burberry punta invece ai talenti emergenti in Gran Bretagna con la campagna Burberry Acustic. Il brand si è offerto di sponsorizzare i video di artisti sconosciuti chiedendo loro in cambio di indossare nel video i vestiti del brand. Una sorta di product placement, insomma, con cui il brand ha la possibilità di far conoscere le nuove collezioni ad un pubblico giovane e underground e gli artisti quella di potersi far conoscere in grande stile grazie alla qualità dei video e dei registi.

Il Chief Creative Officer Chstopher Bailay lo scorso Febbraio ha voluto rendere la musica ancora più parte del marketing brand unendo le sfilate di moda e performance di musica dal vivo. “Con Burberry Acustic abbiamo voluto portare a contatto le band che amiamo, le band che ci ispirano e le band in cui crediamo” ha dichiarato Bailay all’uscita dell’LP firmato Burberry contenente la raccolta di tutte le canzoni che il brand ha sponsorizzato e pubblicizzato su Itunes e YouTube.

LINCOLN

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Rinnovare l’immagine di un brand è sempre un’impresa ardua e un anno fa il noto brand di automobili Lincoln ha dato inizio ad una trasformazione in grande stile proprio attraverso la musica. Il progetto di rinnovamento segue la tagline “Hello Again”, concetto, questo, che permette di unire sapientemente il vecchio con il nuovo.

Il direttore creativo Chris Milk all’agenzia Hudson Rouge ha scelto come punto di partenza per la campagna Lyncoln Now un live show del cantante Beck, che ha proposto una versione acustica della canzone “Sound and vision” di David Bowie. Lo show è stato ripreso dalla 20th Century Fox in 3D da diverse telecamere, in modo da offrire una visione dello spettacolo interattiva e a 360°. Inoltre il lussuoso marchio ha chiamato la coppia di registi Wrigglers e Robbins per creare il cortometraggio Record, che mostra la reazione di diverse persone riprese dal punto di vista di un disco di vinile in play sul giradischi.

OREO

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Ci sono molti modi per far entrare la musica nel sangue del proprio marketing, uno di questi è crearla. Esattamente come ha fatto Oreo che, per il proprio centenario, ha chiesto al cantante Owl City di creare un inno musicale con tanto di video. Il risultato ottenuto è un filmato divertente che evidenzia tutti i lati dolci del celeberrimo biscotto. Il titolo del brano è Wonderfilled e mostra come i personaggi cattivi delle fiabe e della fantasia possano diventare buoni e socievoli se solo venisse offerto loro un biscotto oreo “perché la crema fa fare cose meravigliose quando è dentro un biscotto a forma di panino” come dice il testo della canzone.

Il successo del primo spot ha portato i creatori a produrne , stavolta con la collaborazione del rapper Chiddy Bang, seguendo comunque lo schema del primo video sia per lo stile che per la fantasia.

REDBULL

Redbull è conosciuta per le svariate strategie non convenzionali e per le campagne pubblicitarie in cui la musica ha sempre un ruolo centrale. Essa accompagna il marchio Redbull fin dalla sua nascita e  fa da sottofondo ad ogni video promozionale e performance sportiva che il marchio mette in opera.

Si può dire che la musica rappresenti uno dei nodi più importanti che definisce l’identità del brand ed è per questo motivo che è stata creata la Redbull Music Academy, che raccoglie musicisti di ogni genere. Per il marchio la musica rappresenta una vera e propria industria tanto da portare nel 2007 alla creazione di un’etichetta musicale indipendente, la Redbull Records, anch’essa nata per promuovere artisti emergenti e per produrre le colonne sonore delle campagne pubblicitarie della bevanda energetica più diffusa al mondo.

CONVERSE

Converse è da lungo tempo una sostenitrice della musica e lo ha dimostrato al mondo quando, a Brooklyn, ha creato uno studio di registrazione completamente gratuito e aperto a tutti gli artisti. Lo studio si chiama Converse Rubber Tracks, e si trova al 130 di Hope street, poeticamente via della speranza, visto che offre ad artisti minori la possibilità di registrare un disco, usare la sala prove a disposizione e di lavorare sulla post produzione, il tutto completamente gratisLo studio di via Hope inoltre offre lo spazio per organizzare concerti live e spettacoli.

Converse ha anche organizzato il tour Converse Rubber Tracks Live in diverse città americane, sempre a sostegno di artisti emergenti e indipendenti che hanno registrato e inciso un disco al Rubber Track studio di Brooklyn.

TACO BELL

Nel 2006 Taco Bell ha dato vita al programma Feed the beat, ideato per sostenere e diffondere la musica di artisti, famosi e non. L’impegno del brand non si limita soltanto ad offrire spazio e visibilità attraverso concerti e video su YouTube, ma Taco Bell si impegna anche a riempire gli stomaci affamati degli artisti che si spostano per i loro tour attraverso gli Stati Uniti.

Taco Bell “porta i fan a conoscere nuovi gruppi musicali e porta i gruppi musicali a conoscere nuovi fan”: questa è la frase che rappresenta il concetto alla base di queste iniziative.
Nel 2013, la società ha rilasciato il rockumentary “Hello Everywhere”, che racconta la storia di due band messe a confronto, i già famosi Passion Pit e gli emergenti Wildcat! Wildcat! Il film è stato girato durante il South by Southwest di quest’anno ed è stato rilasciato il 25 agosto gratis su Vevo.

PHILIPS

La musica è connessa a Philips fin nelle sue radici. Infatti sono innumerevoli i prodotti del marchio che si rifanno al mondo musicale e alla qualità di riproduzione del suono. Con la recente campagna Obsessed With Sound, sviluppata dall’agenzia Tribal DDB di Amsterdam, Philips ha regalato ali spettatori dei Grammy Award un’esperienza interattiva unica, dando loro la possibilità di isolare i singoli suoni dei componenti della Metropole Orchestra.

Il marchio ha inoltre collaborato con l’agenzia londinese Ogilvy per trasformare i tavoli dei pub della città in lettori musicali per la campagna You need to hear this. I fortunati gestori dei bar si sono visti recapitare dei tavoli dipinti a mano con un’entrata per le cuffie. Gli sviluppatori della campagna hanno infine prodotto un videogame musicale, dove le decisioni che vengono prese durante il gioco fanno variare la colonna sonora che accompagna il protagonista nella sua avventura.

STATE FARM

State Farm è una compagnia di assicurazioni americana che ha voluto scrollarsi di dosso l’immagine cupa che solitamente circonda le agenzie di assicurazioni in modo da attrarre un pubblico giovane. L’operazione è stata effettuata in collaborazione con il sito di acquisto e ricerca di biglietti Seat Geek, con il quale raccoglie dati sul panorama musicale.

La compagnia di assicurazioni inoltre sponsorizza concerti live in streaming sul sito Pandora, la serie online di MTV Unplugged e una newsletter su Seatgeek che conta 400.000 iscritti.

UNDER ARMOUR

La nota casa di produzione di accessorsi e abbigliamento sportivo ha incorporato la musica nell’ultima campagna attraverso un contest online tra DJ. Under Armour ha chiesto loro di inviare un remix che incorporasse un brano del cantante Pharrel e l’incredibile discorso motivazionale tenuto da Ray Lewis durante la visita alla squadra di basketball Stanford Cardinals.

La campagna Natural born hitters si è recentemente conclusa assicurando al vincitore, il ventenne Fergus Marting aka FergieM, la colonna sonora per lo spot della compagnia in onda durante il Monday Night Football e una gift bag con migliori prodotti della marca.