Si, No, Mio Dio No! Lo Stile Maschile Secondo Jessica Saia

Cosa Fare e cosa Non Fare per quel che riguarda l’abbigliamento maschile?

A rispondere a queste domande ci ha pensato Jessica Saia che, dal suo blog, The Bold Italic, ha pensato di spiegare a grandi linee agli uomini cosa sarebbe meglio evitare per quel che riguarda le scelte di stile.

Lo ha fatto creando delle immagini che elenchino cosa fare (do), cosa non fare (don’t) e cosa evitare ad ogni costo (please don’t).

1: T-Shirt. Questo capo è preferibile se a girocollo, semplice, senza ostentazioni.

Da evitare lo scollo a V, che faccia vedere il pelo, o peggio, i segni della ricrescita post ceretta.

Rientra nei please don’t lo scollo talmente profondo da mostrare anch’esso il pelo, ma del pube.

2: Il Sandalo: Da molti e da molte considerato un indumento eros-repellente il sandalo ha comunque una sua dignità e, se portato con stile, non solo è più che accettabile, ma addirittura bello da vedere.

Risulta quindi un do se indossato come detto poc’anzi, diventa un don’t se accompagnato dal calzino bianco che ricorda il teutonico-in-vacanza-style.

3: Gli Occhiali da Sole. Accettabili, secondo la blogger, gli occhiali che abbiano la forma e le tinte dei classici intramontabili, indossabili con un vestito, per un aperitivo all’aperto o per una gita in moto sulle colline: questi sono do.

Decisamente don’t quegli occhiali che andrebbero bene solo per una discesa su una pista nera, troppo tecnici, troppo impossibili da abbinare se non sotto ad un casco da mountain bike o da sci. Aggiungiamo noi un don’t anche per gli occhiali a visiera o, peggio ancora, quelli con stanghette fisse, si vedano i modelli Dior e John Richmond di qualche anno fa.

E’ un please don’t per gli occhiali indossati al contrario perché, a meno che non siate nella campagna indiana, non avete bisogno di simulare gli occhi sulla nuca per scoraggiare gli agguati da dietro di tigri o giaguari.

4: Pantaloni. Sono un do i pantaloni corti, anche molto, tagliati. Piacciono.

Sono un don’t i pantaloni che non sono né lunghi e neppure corti. Questo modello staziona in un limbo per quel che riguarda la loro definizione, ma sono ben posizionati in quanto a gradevolezza alla vista. Orribili.

Please don’t sono i pantaloni tagliati al contrario, ovvero in cui la parte residua è quella che copre la tibia. Insomma, anche per Jessica Saia va bene essere hipster, ma a tutto c’è un limite.

5: L’orologio. Accessorio senza età l’orologio da polso può donare molto a chi lo indossa, ma può anche togliere altrettanto. E’ quindi un do l’orologio classico, quello che segna le ore con eleganza e sobrietà.

E’ un don’t l’orologio che necessita un microscopio gemmologico per leggerne l’ora. Poco pratico, poco apprezzabile, poco virile.

E’ un please don’t l’orologio imponente. Quello che segna l’umidità, l’altitudine, i fusi orari di 13 nazioni diverse, il battito cardiaco, la pressione sanguigna, il livello di elettricità presente nell’atmosfera, la direzione del vento, dotato di rilevatore geiger, metal detector, connessione ad internet, disco rigido da 64 terabyte, lanciarazzi e pulsante per lo sgancio della bomba atomica. Insomma gli orologi esagerati, se desiderate essere simpatici agli occhi di Jessica Saia, sarebbe meglio evitarli.

6: La camicia. Spesso nei dress-code di vari eventi e locali è espressamente richiesta la camicia. Il disguido maggiore è che questa richiesta non intente qualsiasi camicia. The Bold Italic considera do la camicia classica, normale, tinta unita, con i bottoni dall’inizio alla fine ed un colletto accettabile per dimensioni e colore.

Sono un don’t tutte quelle camicie che presentano dragoni disegnati di fronte e magari ali da angelo sulla schiena. Consideriamo don’t anche quei colletti talmente larghi e rigidi che, se esposti a venti con velocità maggiore ai 35 km/h, trasformano la camicia e chi la indossa in un aliante.

Sono please don’t, per finire, le camicie talmente corte da far vedere l’elastico dello slip griffato e un lembo di pelle. Aggiungiamo anche in questa categoria le camicie strette a risaltare il pettorale, ma i cui bottoni sono talmente tesi da risultare più instabili del plutonio.

Jessica Saia, con ironia, ha voluto dare dei consigli agli uomini in merito al dilemma di come vestirsi oggi. Dato che a giudicare i maschietti è, solitamente, il gusto femminile, sarebbe meglio prendere questi consigli sia con l’ironia con cui sono stati dati, che con la serietà che ha spinto la blogger di The Bold Italic a darli.

La casa dei social network: spazi autentici o non luoghi digitali?

Il mondo dei social network, si sa, riserva sempre un sacco di sorprese e storie interessanti: quella che vi raccontiamo oggi, in particolare, può dare il là a una serie di riflessioni interessanti. Ma andiamo con ordine.

Una decina di giorni fa ha destato scalpore il caso scoppiato intorno all’account di Twitter @NatSecWonk, una delle tante Gole Profonde che ha agito negli ultimi decenni nell’ambito alle attività della Casa Bianca.

I fatti: un funzionario del governo federale americano, Jofi Joseph, nel febbraio del 2011 apre un profilo sul sito di microblogging più famoso del mondo da dove comincia a raccontare retroscena scottanti e commenti pungenti direttamente dalla sede presidenziale americana. Via via che i mesi passano, i tweet di @NatSecWonk si fanno sempre più scottanti, toccando argomenti inerenti alla sicurezza nazionale e facendo uscire dalle mure della Casa Bianca anche informazioni coperte da segreto.

Con il passare del tempo, Jofi ha pubblicato post sempre più scottanti, tanto da attirare l’attenzione della stessa Casa Bianca, che ha scoperto l’identità dell’anonimo gestore e obbligando Joseph a dimettersi.

Particolare non di poco rilievo, come racconta anche LaStampa.it, che Jofi era uno dei più brillanti giovani politici democratici USA, impegnato nel negoziato per il controllo del programma iraniano e, secondo alcune voci ben informate, pronto per approdare al Pentagono.

Cosa ha portato un politico rampante e rispettato, nel pieno della sua carriera politica a rischiare così tanto? Voglia d’informare o faciloneria dettata dal “lasciarsi prendere” dal gioco?

I social network diventano la nostra dimensione?

Prendiamo spunto da questa storia per avviare un’analisi più approfondita, che intreccerà caratteristiche dei network digitali più in voga alla predisposizione dell’utente all’utilizzarli: questo perché il caso di @NatSecWonk non è e sicuramente non sarà l’ultimo di una lunga serie dove l’identità fittizia prende il sopravvento sulla realtà “oggettiva”, andando ad assumere un ruolo principale nella quotidianità tanto da indirizzarla e influenzarla.
Il primo assunto che ci sembra interessante è appunto il riferimento all’identità: quando si “vive” un social network, ogni utente “respira” in quell’ambiente. Ne assimila quindi le strutture e la caratteristiche, modellando il suo linguaggio e i suoi tempi sulle caratteristiche che il social network offre.

Su Twitter, per dire, l’interazione dev’essere continua, smart, veloce, per portare un utente ad acquisire audience sufficiente per diventare opinion leader. Su Facebook, è il meccanismo di condivisione contenuto a prevalere rispetto al dialogo: più propongo post ingaggianti e coinvolgenti, più il buzz premia il mio account avvalorando la mia presenza.

Cosa ha reso l’attività di Jofi Joseph da virtuosa a viziosa e dannosa? Il “voler strafare”: a forza di acquisire consenso, @NatSecWonk doveva diventare sempre più influente, originale, unico nel suo essere produttore di contenuti. Il progetto, per il contenuto e per la sua natura, probabilmente sarebbe potuto essere ugualmente efficace  su altri social network, è vero: ma la natura virale di Twitter è unica nel suo genere.

Il pericolo di subire conseguenze nell’essere @NatSecWonk non ha spaventato Jofi Joseph, che assumendosi le sue responsabilità ha manifestato alla fine della vicenda la consapevolezza di aver esagerato, ma senza che il tutto gli fosse chiaro in essere.

Twitter era diventato un luogo tutto suo: come fosse casa sua. Uno spazio senza limiti, dove agire senza particolari restrizioni perché percepito come realtà famigliare e da abitare con regole che, tutto sommato, si possono sviluppare secondo una percezione totalmente soggettiva.

E allora: è così? I social network sono non-luoghi dove l’utente arriva, si stabilisce e detta le regole piegando – o meglio, performando – le strutture precostituite al suo volere? Sono veramente casa nostra, uno spazio che scegliamo di condividere con amici e followers e che si performa al nostro volere? E ancora: che costo si è pronti a pagare per creare spazi d’aggregazione sui social network dove la libertà d’espressione indirizzi la produzione di contenuti?

Saranno questa serie di domande il punto di partenza per una riflessione che ci porterà a sviscerare il panorama di Facebook, Twitter, Pinterest, YouTube e altri, dipingendo un ritratto preciso: quella che non esiteremo a definire, appunto, la casa dei social network.

Riprendendo la definizione sopra riportata, un non luogo apparentemente senza regole se non quelle relative alla funzionalità, che l’utente colonizza con i propri contenuti e che possono diventare la linea guida di una nuova costruzione d’identità.

Un fenomeno non nuovo, ma che può aiutare se, ad esempio, tendiamo a ipotizzare presenze di natura diversa da quella personale (e i brand sono un esempio che rientra nella categoria) e vogliamo capire quale sia il modo migliore per cominciare un nuovo processo di colonizzazione, con obiettivi precisi e legati alla dimensione del business.

La casa dei social network diventa quindi una sorta di rubrica: a ogni social network assoceremo una stanza, che diventerà metafora di un’analisi per capire in che modo ci muoviamo, letteralmente, nella dimensione web. Ogni post spiegherà perché abbiamo provato a definire un profilo preciso, così da ottenere un quadro che possa aprire una serie di interpretazioni: ciò che si può fare e in che modo ottimizzarne le peculiarità, perché per quanto simile all’altro ogni social network offre delle possibilità differenti.

Seguiteci nelle prossime settimane: ad accompagnarvi in questo viaggio ci sarà, oltre a chi vi scrive, Emanuela Goldoni aka Kora-Bakeri.

Siete pronti a entrare insieme a noi in nuova dimora digitale?

Heineken Next Gallery, il sottomarino sulla Senna diventa una mostra

Per festeggiare i 140 anni del marchio, Heineken ha realizzato un museo galleggiante temporaneo a Parigi, sulle acque della Senna: la Next Gallery.

Una tradizionale peniche francese è stata trasformata in un sottomarino galleggiante anziché subacqueo.Un’ambientazione con un gioco di luci retro-futurista allestito in puro stile Heineken e sistemi di illuminazione al neon in cui il verde è stato rigorosamente protagonista.

Una vera e propria mostra galleggiante, durata solo una settimana, con un intento a metà tra l’edutainment e la customer experience: gli avventori del locale, oltre a gustare la più famosa birra del mondo e a divertirsi con del sano clubbing, hanno potuto esplorare l’interno della barca scoprendo con la mostra le origini e i 140 anni di storia del brand.

Skype: la tecnologia punta ancora tutto sulle emozioni [VIDEO]

Skype: la tecnologia punta ancora tutto sulle emozioni [VIDEO]

Centinaia di milioni di utenti attivi mensilmente, in ufficio, a casa, in viaggio. Prima di FaceTime, di Google Hangouts, c’era Skype, che è ancora il servizio di riferimento per la maggioranza dell’utenza. Negli ultimi giorni Skype ha rilasciato l’ultimo video della serie “Family Portrait“, testimonianze di persone le cui esistenze sono state fortemente segnate da questa tecnologia.

Skype ha un forte posizionamento sul mercato dovuto in particolare all’innovazione che ha introdotto nel campo delle telecomunicazioni, anche se tecnologicamente ha alcuni limiti rispetto a servizi simili. Ma il suo business core, cioè la possibilità di connettere facilmente persone sparse per il mondo, è rimasto coerente nel tempo e ha permesso al servizio di rimanere tra i più amati. Per questo Skype punta sempre, nella sua comunicazione, sullo storytelling.

Storie di persone che entrano in contatto su Skype. Storie che, come nel caso di questo video, nascono su Skype: Sarah e Paige sono due adolescenti che condividono un handicap, che costituisce anche il motivo grazie al quale si sono conosciute online all’età di otto anne, quande le rispettive madri cercavano in rete qualcuno che avesse in comune la loro stessa situazione.

Skype: la tecnologia punta ancora tutto sulle emozioni [VIDEO]

Skype: la tecnologia punta ancora tutto sulle emozioni [VIDEO]

Da allora, le due ragazze non si sono mai lasciate. Nonostante non si siano mai incontrate, Sarah e Paige condividono tutto, grazie ad una tecnologia che riesce a colmare i chilometri che le dividono. Il video racconta quindi in prima persona la storia delle due, un racconto iper-simbolico sulla capacità di connessione resa possibile da Skype.

Voi cosa ne pensate di questa formula di comunicazione? La trovate efficace, coinvolgente, o non vi piace l’idea che storie tanto potenti vengano utilizzati a fini di marketing?

Blogger Mafia: smascherato il clan dei fashion blogger

Fuse

I social network, armi vincenti poiché strumenti cristallini capaci di dimostrare la veritiera affezione dei seguaci, sono stati colpiti dall’impatto di organizzazioni “mafiose”: la Blogger Mafia.

Difatti qualche giorno fa alcuni fashion blogger sono stati incolpati di aver creato gruppi segreti su Facebook, attivi nella missione di aumentare di credibilità e, di conseguenza, profitti. L’accusa è che, grazie ad accordi prestabiliti e monitoraggio degli spam reciproci, il gruppo garantisce uno scambio di attenzioni procurando visibilità e notorietà a post, gruppi e fanpage che altrimenti sarebbero condizionati dal parere democratico degli utenti.

Tutto ciò è rimasto ignoto fino a qualche giorno fa, quando una giovane ex-blogger iscritta al gruppo Blogger and The City si è ‘pentita’ e sul blog truffafashionblogger, aperto appositamente, ha mostrato le testimonianze dell’imbroglio, correlate da nomi, cognomi e link dei ‘colpevoli’.

Cosa ci siamo inventati? Un gruppo segreto su Facebook dal nome Blogger and The City. Anche io ci facevo parte, ma non essendo servile ai loro comandi…mi hanno bannato.

Scopo del gruppo? Molto semplice scambio di Mi Piace e commenti tra gli appartenenti al gruppo.
Ogni volta che ognuno dei blogger pubblica un post gli altri devono cliccare Mi Piace e lasciare un commento. Occorre farlo anche in un determinato tempo altrimenti si rischia penalizzazione da parte degli amministratori (leggete i discorsi per capire). Ma vi posso garantire che a nessuno interessa il post di un altro…anzi!

Risultato? Agli occhi dei brand, così come dei poveri uffici stampa, sembriamo seguitissimi e commentatissimi…mentre la realtà è altra. UNA REALTà TRISTISSIMA. Un inutile e misero scambio nonché una vera e propria truffa. Si truffa…perché i brand e gli uffici stampa pagano per averci e per affidarci la comunicazione.

Si tratta, quindi, di una vera e propria ‘organizzazione che, in orari precisi e con doveri di partecipazione ben definiti, ha come unico scopo commentare, cliccare e condividere reciprocamente contenuti, al di là di un vero coinvolgimento e interesse.

Nella confessione della ‘pentita’ emergono anche i nomi di addetti ai lavori riconosciuti, persone sulle quali note aziende della moda italiana investono grandi somme.

L’accusa si accentua quando la blogger invita gli uffici stampa a fare attenzione poiché investono grandi somme su PR 2.0, certi di affidare il loro lavoro in mani sicure e interessate mentre rischiano di essere in balia di blogger che si affidano al gioco forza per far emergere i contenuti e risaltare il proprio livello professionale.

Scandalo o no, tattica o strategia, qualcosa di vero ci sarà se  l’articolo è sparito nel giro di poche ore, ma nel web non si può non lasciare traccia…

La domanda che ci poniamo è quindi questa: quanto ci si può fidare della reputazione di qualcuno sul web? quanti fan di una pagina sono davvero fan? E quindi, come si può stabilire un metro di giudizio sul successo su un blog, una fanpage o un qualsiasi account social?

Dopo la riflessione sui finti follower, arriva un’altra ‘accusa’ che mette in discussione la credibilità sui social network. Quale sarà il prossimo scandalo?

Smileball, il flipper che si gioca usando il sorriso [VIDEO]

Smileball: un sorriso non costa nulla e fa bene alla salute! È questo il leit motiv della campagna ideata a Zurigo.

L’obiettivo principale è promuovere alcuni comportamenti e stili di vita che favoriscono il nostro benessere. Sorridere, si sa, fa bene alla nostra salute e il suo essere contagioso fa star bene anche agli altri.

Ecco cosa si sono inventati i creativi dell’Advertising Agency Webguerrillas: il primo flipper che è controllato dal sorriso. È possibile giocare anche online con il mitico gioco tanto in voga negli anni Ottanta e Novanta entrando sul sito dedicato e in questo modo ci si può esercitare a sorridere di più.

Può essere considerata come un’ottima soluzione per tenere sotto controllo la rabbia e preservando la nostra salute, oltre che rendere migliori le giornate di chi ci sta accanto.

La campagna è stata ideata per KPT, una compagnia di assicurazioni sanitarie svizzera, che ha pensato di parlare di benessere e wellness con un tono unconventional: un modo semplice e giocoso, invitandoci a sorridere di più per stare meglio.

Oltre a scoprire come è stato realizzato questo straordinario e unico flipper, le reazioni di chi ha potuto sperimentare personalmente questo gioco, contagiando i passanti!

Sorridere non ci costa niente e fa anche bene alla salute!

Cosa fare se un vostro account social subisce un attacco hacker

Con tutti gli account social che abbiamo, può capitarci di cadere vittime di qualche attacco hacker. Spesso non si sanno riconoscere questi attacchi o non si sa come reagire perciò, traendo spunto da un articolo di The Next Web, vogliamo darvi qualche indicazione in caso uno devi vostri account venga compromesso.

Come riconoscere un account sotto attacco

A volte è davvero difficile riconoscere se un account sia stato attaccato; l’hacker potrebbe star effettuando piccolissime modifiche o inviando qualche messaggio qua e là. Ecco alcuni segni che vi aiuteranno ad individuare un attacco:

  • “Mi piace”, richieste d’amicizia o follow non fatti da voi;
  • Messaggi privati inviati ai vostri amici contenenti link maligni (è difficile far caso a questi a meno che qualcuno non ve lo faccia notare);
  • Mail dal social network che avverte di azioni come il cambio dell’indirizzo di posta;
  • Acquisti effettuati nelle applicazioni del social network;
  • Aggiornamenti di stato/tweet non inviati da voi;
  • Cambiamenti alle informazioni o alle foto profilo.

A chi fornite la vostra password?

Generalmente non dovreste mai inserire la vostra password in nessun altro sito web tranne quello per cui è stata pensata. Le applicazioni che si connettono a Facebook o Twitter non dovrebbero mai chiedere la password, ma loggarsi attraverso il social network.

Per rendere più sicura la connessione di applicazioni di terze parti, Facebook e Twitter fanno uso di pulsanti di login automatico, in modo che non dobbiate inserire nessuno dei vostri dati.

Gli attacchi di phishing sono un altro tipo di inganno che aiuta l’hacker a scoprire i dati personali degli utenti. Questi sono imitazioni delle pagine di login dei siti social più famosi e cercano di farvi inserire le vostre credenziali per appropriarsene.

In queste pagine c’è sempre qualche dettaglio che fa storcere il naso, ma a parte questo esistono metodi precisi per assicurarsi dell’identità del sito. Nella barra degli indirizzi dei browser, accanto all’URL, comparirà un lucchetto e cliccandovi potrete sapere se siete su una pagina verificata e chi è l’ente che ne garantisce l’identità.

Spesso si finisce su queste imitazioni delle pagine d’accesso cliccando su link ricevuti da account hackerati. Il nostro consiglio è quello di dubitare sempre dei messaggi che non vi convincono – “Hey, ho perso 200 chili in 4 minuti! Vieni a vedere come!”– o che contengono link particolari (soprattutto quelli abbreviati che mascherano la loro vera natura) e di chiedere all’utente se è stato lui a scrivervi.

Applicazioni autenticate

A volte si forniscono i propri dati ad applicazioni di terze parti, come strumenti utili alla gestione dei nostri account (per esempio per programmare i tweet), ma può capitare che vengano attaccati i server dello strumento e, di conseguenza, che molti suoi utenti cadano vittime dell’attacco.

Non c’è un modo per difendervi direttamente da questa eventualità, ma se scoprite che c’è stato un attacco, correte a cambiare la password. Spesso è lo stesso fornitore del servizio che vi contatta e ve lo consiglia. Comunque è buona consuetudine che al momento dell’autenticazione conosciate l’applicazione e che siate sicuri che questa sia certificata.

Cosa fare se il proprio account è stato compromesso

Ci sono alcuni semplici passi da seguire in questo caso:

  1. Cambiate immediatamente la password dell’account attaccato e quella della vostra e-mail (spesso gli hacker riescono a cambiare le password dei social attraverso il form automatico di reset della password);
  2. Controllate le applicazioni che hanno accesso ai vostri account ed eliminate quelle che non conoscete. Se continuate a notare comportamenti strani nel vostro account, revocate tutti i permessi;
  3. Assicuratevi che non sia stato cambiato l’indirizzo mail associato all’account (viene sempre mandata una mail quando questo avviene cosicché, se non siete stati voi, potrete ripristinare quella originale);
  4. Effettuate una scansione dei virus sul vostro pc. A volte sono questi ad inviare messaggi di spam contenenti link strani a tutti i vostri contatti;
  5. Contattate le persone alle quali sono stati inviati messaggi dal vostro account compromesso e avvertite che non siete stati voi e di non cliccare sui link.

Se è troppo tardi e avete perso il controllo del vostro account provate a resettare la password cliccando su “Password dimenticata” nella pagina del login o provate a contattare direttamente il supporto del social network in questione.

Altri consigli

Il primo consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di usare una password diversa per ogni account. In questo modo non sarà possibile andare a colpire altri account di vostro possesso, in caso che ne venga violato uno.

Un altro è quello di usare il “Login a due passi”, uno strumento di sicurezza offerto da molti social network. Questo fa sì che, dopo aver effettuato il login, vi venga chiesto anche un codice inviato al vostro numero di telefono. In questo modo è praticamente impossibile che qualcuno riesca a compromettere il vostro account. Potete attivare questo strumento nelle impostazioni di sicurezza.

Altri strumenti permettono di controllare le sessioni attive e i login dei vostri account. Facebook per esempio permette di controllare tutti i dispositivi sui quali c’è una sessione attiva e le relative posizioni da cui è partita la richiesta, anche in riferimento a sessioni passate.

Se notate sessioni da zone in cui è impossibile che siate stati voi a loggarvi, terminate le sessioni e cambiate la password in modo che non possa più succedere.

In fondo è facile proteggere i vostri account: basta prendere alcune semplici precauzioni e, in caso di attacco, risolvere il tutto con piccoli accorgimenti.

Realtà aumentata e Streetwear: il marchio Gold vince agli Auggie Awards

Realtà aumentata e Streetwear: il marchio Gold vince agli Auggie Awards

Realtà aumentata e Streetwear: il marchio Gold vince agli Auggie Awards

La campagna di marketing ideata da Omar Rashid (direttore della casa di streetwear Gold di Firenze) e Giovanni Landi (developer di applicazioni in AR) ha strabiliato la giuria degli Auggie Awards e si è aggiudicata il primo premio per il 2013.

Davanti ai grandi dello sviluppo e della ricerca in ambito di App e innovazione, si sono piazzati proprio loro due, dando lustro e visibilità a questo marchio di moda italiano. È bastato, se così si può dire, dare vita al logo della Gold, creandone una App e sparpagliando per i luoghi più underground di Firenze un semplice sticker.

Essere premiati, poi da Will Wright, inventore di Sim City e dei Sims è stato ancor più emozionante per Giovanni ed Omar e l’idea che Gold AR fosse il più “renegade” dei concorrenti è ancor più sbalorditivo ed entusiasmante (basti pensare che i loro diretti avversari erano Pepsi e Ikea!).

Alla base di tutto c’è l’attivita di guerrilla marketing: l’applicazione, sviluppata da Giovanni Landi, consentiva di inquadrare con lo smartphone gli speciali adesivi piazzati in giro per Firenze ed accedere così alla realtà aumentata e ad un gioco che permetteva di sbloccare gli sconti nei negozi Gold.

L’applicazione è stata presentata nella sua forma completa in occasione della 84° edizione di Pitti Immagine Uomo.

Ma qual è il prossimo asso nella manica di Giovanni e Omar? Magari dare nuova vita a questi sticker e ideare nuove App giocabili che trasportino gli user in una nuova dimensione, sbloccando sempre più livelli per ottenere promozioni e gadget legati al marchio che sta facendo impazzire writers, skaters e parkouristi di tutto il mondo!

Intanto godiamoci il video della premiazione e l’espressione ancora attonita di Giovanni sul palco degli Auggie Awards! Complimenti ragazzi!

The New York Subway Signs Experiment: bando alla noia in metro [VIDEO]

The New York Subway Signs Experiment: bando alla noia in metro [VIDEO]

Si dice che le idee più brillanti e creative nascano mentre stiamo pensando a tutt’altro e stiamo compiendo azioni automatiche e routinarie. Più o meno quello che è successo con “The New York Subway Signs Experiment“, anche se l’elemento fantasioso è stato gentilmente offerto da menti altrui 🙂 Stiamo parlando di conducenti potenzialmente annoiatissimi e giovani creativi che vogliono invece rendere più divertente la giornata lavorativa dei primi.

Chi tra voi Ninja è stato nella Grande Mela forse avrà notato quelle barre bianche e nere che si trovano in ogni fermata della metro. Sapete che funzione hanno? Non appena il treno si ferma in stazione, tutti i conducenti devono puntare il dito verso quelle barre, per dimostrare che la loro soglia di attenzione è ancora alta. Eh sì, è un lavoro terribilmente tedioso, ma che richiede tanta diligenza!

Per portare un pò di brio nelle giornate di questi lavoratori, Rose Sacktor e Yosef Lerner, due studenti della Miami AD School, hanno pensato di aggiungere qualche nuovo cartello. Una segnaletica decisamente più ironica, fatta di “Punta il dito qui se sei terribilmente sexy“, “se non stai indossando i pantaloni” oppure “se hai mai visto un passeggero nudo“.

The New York Subway Signs Experiment: bando alla noia in metro [VIDEO]

The New York Subway Signs Experiment: bando alla noia in metro [VIDEO]

The New York Subway Signs Experiment: bando alla noia in metro [VIDEO]

The New York Subway Signs Experiment: bando alla noia in metro [VIDEO]

Ecco qui il video:

LIA Awards 2013, ecco i vincitori dell'advertising creativo

I London International Awards, noti anche come LIA Awards, nascono nel 1985 con l’intento di premiare i migliori prodotti creativi delle principali agenzie del mondo. Rappresentano l’occasione ideale per socializzare con colleghi e personaggi del mondo dell’advertising in modo tale da mettere a confronto le strategie creative più interessanti.

La Cerimonia di Premiazione si è tenuta il 4 novembre a Las Vegas. I vincitori sono tantissimi così come le categorie: Billboard, Design, Digital, Integration, Music – Video, Non-traditional, Package Design, Poster, Print, Radio, The NEW, Tv/Cinema/Online Film, Tv/Cinema/Online Film – Music & Sound, Tv/Cinema/Online Film – Production. Senza considerare i Grand LIA e gli Awards of the Year.

Uno dei progetti più interessanti riguarda le Creative Conversations, un programma lanciato nel 2012 da LIA e che si rivolge ai giovani creativi. Gli Awards si propongono di riconoscere le idee migliori e innovative per ampliare il settore ed offrire nuovi suggerimenti per ruoli professionali per le agenzie creative. Non vi è alcun limite alla creatività. La giuria è composta da più di 100 esperti delle agenzie creative, aziende di comunicazione e tecnologia.

Vi presentiamo alcuni dei più interessanti geni creativi di questa edizione che hanno ricevuto i GOLDEN AWARDS.

Billboard

I vincitori della Categoria Billboard sono: Ogilvy Paris per la campagna di IBM “Smart Cities”; Mayo Draftfcb per The University of Engineering and Technology con la campagna “Potable Water Generator” e DDB New York per il NYC Ballet con la campagna “Les Ballets de Faile – Art Series”.

IBM e Ogilvy 

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Advertising Agency: Ogilvy Paris, Paris
Chief Creative Officer: Chris Garbutt
Executive Creative Director: Susan Westre
Creative Director: Ginevra Capece
Copywriters: Lauren Elkins, Andrew Mellen
Art Directors: Daniel Diego Lincoln, Chris Rowson
Photographer: Bruno Bicalho Carvalhaes

Le idee semplici possono cambiare il mondo. La vita nelle città può diventare migliore. IBM è stata veramente “smart”.

UTEC e l’acqua potabile

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UTEC, L’Università di Ingegneria e Tecnologia, crede che il mondo possa essere cambiato attraverso l’ingegneria. Tutto inizia a Lima in cui nasce il primo Billboard al mondo capace di produrre acqua potabile.

Client Account Director: Jessica Ruas
Agency Account Director: Ines Lertora
Agency: Mayo Draftfcb, Lima
Chief Creative Officer: Humberto Polar
Creative Directors: Alejandro Aponte, Juan Donalisio
Copywriter: Alejandro Aponte
Art Director: Juan Donalisio

Design

I vincitori per la Categoria Design sono: Serviceplan di Monaco per Auchan con “The selfscan report”; The Mill di Londra per YDA con “YDA Title Sequence”;  Hakuhodo Inc. di Tokyo per ad:tech tokyo 2012 con la “Magnetic World Campaign”, “Magnetic World 2″, ” Magnetic World 3″; McCann Melbourne per Metro Trains con “Dumb Ways To Die”; Leo Burnett Toronto per Rooster Post Production con “Calendar of Large Cocks”; Ogilvy & Mather Colombia per Coca-Cola con “Real Ice Cold Coca-Cola”; Leo Burnett Tailor Made di São Paulo per Hemoba con “My Blood is Red and Black” e per FIAT con la campagna “F”, “N”, ” R”, ” L”, ” Z”.

Coca Cola

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Agency: Ogilvy & Mather Colombia , Bogotá
Global Chief Creative Officer: Thai Khai Meng
Chief Creative Officer: John Raul Forero
Executive Creative Directors: Juan Pablo Alvarez, Mauricio Guerrero
Creative Directors: Ivan Rivera, Camilo Ruano
Copywriters: Ivan Rivera, John Raul Forero
Art Directors: Camilo Ruano, Mario Virgüez, Fernando Parra, Manuel Alvarez
Photographer: Dario Mora

FIAT

lia_awards_ninja

Agency: Leo Burnett Tailor Made, São Paulo
Chief Creative Officer: Marcelo Reis
Executive Creative Director: Guilherme Jahara
Copywriters: Marcelo Henriques, Paulo Henrique Gomes
Art Director: Tiago Valadão
Illustrator: Tiago Valadão

Digital

I vincitori per la Categoria Digital sono: McCann Melbourne per Metro Trains; Anomaly di Toronto per Budweiser con “Budweiser Red Lights“; DDB DM9JaymeSyfu/Digit di Makati City per Smart Public Affairs con “TXTBKS”; Draftfcb New Zealand di Auckland per SPCA – Pet Adoption con “Driving Dogs“; Åkestam Holst di Stoccolma per Swebus con “The Train Switch”.

Swebus

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Agency Account Director: Magnus Hamberg
Planner: Patrik Karlsson
Agency: Åkestam Holst
Creative Director: Andreas Ullenius
Copywriter: Adam Reuterskiöld
Art Director: Fredrik Josefsson
Production Manager: Bella Lagerquist
Graphic Designers: Olov Öqvist, Jens Broman
Digital Production Company: State Interactive
Interactive Producer: Johan Eklund

Integration

Per la categoria Integration vincono McCann Melbourne per Metro Trains con “Dumb Ways to Die” e l’agenzia Ogilvy Brasil di Sao Paulo trionfa con ben due campagne, una per Dove con “Real Beauty Sketches” e per Sport Club Recife con “Immortal Fans”.

Dove

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Agency: Ogilvy Brasil, Sao Paulo
Chief Creative Officer: Anselmo Ramos
Executive Creative Directors: Roberto Fernandez, Paco Conde
Copywriter: Hugo Veiga
Art Director: Diego Machado
Executive Agency Producer: Fabiano Beraldo
Agency Producers: Veronica Beach, Renata Neumann, Libby Fine, Wagner Gomes
Creative Technologist: Juscelino Vieira
Photographer: Ed David
Illustrator: Gil Zamora

Music – Video

I vincitori per la Categoria Music Video sono: Great Guns di Londra per Neft Vodka con il provocatorio video “Bad Motherfucker”; Gent and Son di Santa Monica per Joel Compass con “Back To Me”; Smith and Jones Films di Londra per Lullaby con “Start Again” e Gent and Son di Santa Monica per Laura Welsh con “Cold Front”.

Neft Vodka

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Production Company: Great Guns, London
Director: Ilya Naishuller
Executive Producers: Ekaterina Kononenko, Ilya Naishuller
Producer: Igor Polishuk
Director of Photography: Sergey Valyaev
Editor: Ilya Naishuller
Sound Designers: Rostislav Kaptur, Dmitry Evgrafov
Music Performed By: Biting Elbows

Non – Traditional

I  vincitori della Categoria Non Traditional sono tantissimi, tra essi possiamo citare:  Leo Burnett di Sydney per Coca-Cola con “Small World Machines”; Cheil Worldwide di Seoul per Samsung Life Insurance con “Bridge of Life”; Ogilvy Beijing per PETA con “Fur Hurts”; DDB New YorK per Water is Life con “Hashtag Killer” e Publicis Italy di Milano per Heineken con “The Candidate”.

Heineken – The Candidate

Imperdibile.

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Agency: Publicis Italy , Milan
Creative Directors: Bruno Bertelli, Cristiana Boccassini
Copywriter: Michele Picci
Art Director: Marco Viganò
Executive Agency Producer: Mariella Maiorano
Graphic Designer: Santi Urso
Production Company: State 31
Executive Producer: Rogier Sol
Producer: Sara Nix

Package Design

Il vincitore della categoria Package Design è: Ogilvy Paris per Coca-Cola con “The Sharing Can”

Coca Cola – The Sharing Can

Poster

La medaglia d’oro per la Categoria Poster va a AMVBBDO London per il Museo dell’Infanzia.

Corporate Name of Client: V&A Museum of Childhood
Executive Creative Director: Paul Brazier
Copywriter: Mark Fairbanks
Art Director: Thiago de Moraes
Art Buyer: Kirstie JohnstoneE
Illustrators: Lesley Barnes, LouLou & Tummie, Till Haffenbrack

Print

I vincitori della Categoria Print sono: Ogilvy Brasil per Dove con “Florence”, “Kela”, ” Melinda”, ” Jenise”,” Lani”; Publicis Singapore per Crisis Relief con “War”, “Earthquake”, ” Flood”; Y&R Dubai per Harvey Nichols Dubai con “Maximum Impact”.

Harvey Nichols Dubai

Agency: Y&R Dubai , Dubai
Chief Creative Officer: Shahir Zag
Creative Directors: Shahir Zag, Kalpesh Patankar
Copywriter: Shahir Zag
Art Director: Kalpesh Patankar
Agency Producer: Amin Soltani
Photographers: Surachai Puthikulangkura, Kitidej Rattanasuvansri
Illustration Company: Illusion , Bangkok
Illustrators: Surachai Puthikulangkura, Supachai U-Rairat
Photography Studio: Illusion
Illusion Producers: Somsak Pairew, Anotai Panmongkol

Radio

Tra i vincitori della Categoria Radio ricordiamo:  Kolle Rebbe di Amburgo per Deutsche Lufthansa Intercontinental Flights con “The Poetry Of The USA” e “The Poetry Of Asia”; Ogilvy & Mather di Londra per Dove Brand con “Big Smacking Kiss” e DDB Canada per il Toronto Jewish Film Festival con “Clogged”.

The NEW

I vincitori della Categoria The New sono: JWT Cairo per Vodafone con “Fakka”; Forsman & Bodenfors per E.ON con “Sweden’s Largest Energy Saving Experiment” e AgenciaClick Isobar di São Paulo per SKY Brasil con “SKY REC”.

Vodafone

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Agency: JWT, Cairo
Chief Creative Officer: Ramsey Naja
Associate Creative Directors: Sameh George, Youssef Gadallah
Production Company: ASAP , Cairo
Director: Mariam Abu Ouf
Producer: Khaled Zaki
Art Directors: Baher Raouf, Rami El Kerdani

TV/Cinema/Online Film

“Whatever’s Comfortable~ Beach”

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Agency: Wieden+Kennedy New York , New York
Executive Creative Directors: Scott Vitrone, Ian Reichenthal
Creative Directors: Scott Vitrone, Ian Reichenthal
Copywriter: Nick Kaplan
Art Director: Jeff Dryer

TV/Cinema/Online Film
Music & Sound

Nike – Parallel Journeys

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Agency: JWT , Bangalore
Executive Creative Director: Senthil Kumar
Copywriter: Senthil Kumar
Agency Producers: Anupama Ahluwalia, Parimala George
Production Company: Ramesh Deo Production , Mumbai

TV/Cinema/Online Film
Production|Post Production

Toccante e fortissimo uno dei vincitori di questa Categoria. Si tratta di “98% Human” per Peta opera dell’agenzia creativa BBDO di New York.

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Agency: BBDO New York
Chief Creative Officer: David Lubars
Executive Creative Director: Toygar Bazarkaya
Associate Creative Directors: Daniel Aykurt, Alessandro Fruscella
Copywriter: Alessandro Fruscella
Art Director: Daniel Aykurt
Executive Agency Producer: Brian Mitchell
VFX Company: The Mill