Andrea Stroppa: investire in Twitter advertising? Inutile, a causa dei fake [INTERVISTA]

Follower fake su Twitter: una pratica molto diffusa, che rischia di rendere assolutamente inefficace la presenza aziendale sul social

Non è mai stato semplice parlare di Twitter: se da un lato esso è sicuramente uno dei social network più interessanti in circolazione, d’altra parte le sue caratteristiche lo rendono più difficile da utilizzare e comprendere alla maggior parte delle persone, per non parlare della difficile questione degli utenti fake.

Nello specifico, proprio quest’ultimo topic ci sembra un buon modo per iniziare l’anno in sezione: avevamo già fatto qualche prima riflessione dopo l’uscita dello studio di Marco Camisani Calzolari, ma la pubblicazione del bellissimo report di Andrea Stroppa per l’Huffington Post che spiega tanto sulla questione, non poteva lasciarci indifferenti.

Ecco allora che abbiamo deciso proprio di intervistare Andrea, per chiedergli alcune cose in aggiunta ed esplorare maggiormente questo mondo meno bello, ma per alcuni davvero profittevole.

Ciao Andrea, e grazie per l’intervista. Iniziamo con una domanda semplice ma importante: perché si acquistano follower fake?

Buongiorno e ciao a tutti! In generale l’acquisto avviene per ‘sembrare più grandi’ agli occhi degli altri e, per quanto riguarda le agenzie, per mostrare alle aziende e ai brand che la presenza su Twitter è strategica.

In un punto del tuo articolo dici che l’adv su Twitter – visti i numeri ‘gonfiati’ dei follower – è inutile: ragionando per eccesso che senso ha allora aprire lo stesso account?

L’apertura di un account da parte di aziende e marche è ormai diventata una necessità, una cosa che fanno tutti anche solo per il semplice fatto di mostrarsi più vicini agli utenti. E’ bello mostrare di comunicare apertamente con gli utenti, non metterei in discussione il ruolo degli account.

Quello che invece criticherei sono sia gli obiettivi per cui si apre una presenza corporate su Twitter sia le metriche utilizzate per misurare la sua efficacia. Visto l’elevato numero di fake sul social network non penso sia più di valore parlare di RT, citazioni, risposte, e a livello di obiettivi uno strumento come Twitter dovrebbe servire esclusivamente per entrare in contatto e portare l’utente verso altri spazi, magari offline.

Sempre nel tuo articolo sostieni che Twitter non ha motivo per ‘dare la caccia’ ai finti follower, perché contribuiscono alla creazione di massa critica.

Esatto, e l’idea va letta anche in ottica di una futura quotazione di Twitter in Borsa. Non penso che la dirigenza del social network abbia alcun interesse di cancellare i propri account fake, che è comunque una pratica diffusissima e alla luce del sole. Nelle mie ricerche ho parlato con molti strategist e giornalisti anche statunitensi, che mi hanno fatto esempi incredibili a riguardo. Anche molti magazine online tra i più diffusi hanno una base follower acquistata e che compie azioni automatiche ogni volta che un contenuto viene pubblicato.

D’altra parte, se anche volesse farlo Twitter avrebbe grandi difficoltà a individuare esattamente quali utenti sono finti e quali veri ma inattivi. Se i software per generare e gestire fake vengono impostati bene, non si riesce a distinguere. Unica cosa che Twitter potrebbe fare è vedere da che IP si connettono, ma nel report mostro anche come questa operazione sia aggirabile e aggirata dai provider di tali servizi.

Parliamo invece dell’altra grande piattaforma, Facebook. Hai qualche dato a riguardo?

Anche su Facebook c’è un bel mercato, con la differenza che mentre su Twitter la vendita del servizio è palese e rivolta a chiunque – attraverso questi tweet di account che ti propongono direttamente le offerte – su Facebook il discorso è più orientato verso i brand e le fanpage. Inoltre, su Facebook c’è un problema di privacy: basta settare le proprie informazioni come private e diventa pressoché impossibile capire se si tratta di un utente vero o un bot.

Su Twitter invece, come dicevo, c’è un grande misto: stavo proprio studiando i follower dei profili di alcuni politici, e notavo come sia quasi impossibile alcune volte dire con sicurezza se si tratta di un soggetto reale o meno. Un problema in questo caso diventa allora la strumentalizzazione del tema.

Lasciamoci con una guida rapida per allargare la propria base follower in poche, semplici mosse…

Per prima cosa serve il software: ho oscurato i nomi per varie ragioni, ma si trovano abbastanza facilmente. Per superare il captcha esiste un tool apposito, e il passo successivo è l’acquisto delle mail. A quel punto occorre creare delle cartelle per fare i follower: per esempio distinti tra maschi e femmine. Per esempio dunque ne creiamo due, e dentro quella dedicata alle femmine si inseriscono foto femminili – anche scaricate dal web. Il passo successivo consiste nella creazione di diversi file txt per le biografie e gli altri dati. Poi carichiamo il materiale nel software. Andiamo nella parte dedicata al tweet management e creiamo alcuni tweet, oppure li prendiamo ‘pre-costruiti’ da altri account. Una volta fatto partire il programma, farà tutto da solo. Gli utenti creati si andranno a infilare in un database ad hoc, composto solo da bot.

Strumenti potentissimi, dunque.

Pensiamo a cosa possono fare a livello di alterazione di trending topic, top tweet, etc. C’è un mondo ancora da scoprire, e non solo dedicato a Twitter. I professionisti che li sviluppano ci sanno fare, sono molto skillati e sanno benissimo quali sono le reali necessità di chi opera con e sui social media.

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