Hairdressr, la startup che entra nei saloni di bellezza

Hairdressr è la sfida di Enzo Li Volti, Alessandro Bruzzi, Luca Tironi e Luca Mattivi che in sei mesi hanno dato vita ad un network esclusivo di top hairstylist, proponendo di portare nuova linfa al settore dei saloni di bellezza; a sostenerli anche Club Italia Investimenti 2 che su loro ha scommesso 50.000€.

In attesa che i loro servizi vengano lanciati ufficialmente a Milano l’11 Novembre, ed a Roma il 30 Novembre, scopriamo con i fondatori e con i saloni cos’é Hairdressr e come si propone di creare innovazione in tale mercato.

1. Come avete trasformato l’odierna difficoltà dei saloni in opportunità?

Team: “Abbiamo ascoltato i clienti e creato un prodotto tutto nuovo per i saloni, utilizzabile senza la necessità di un computer, internet e senza conoscenze tecniche. Abbiamo superato qualsiasi software tradizionale di gestione (in gran parte americani) per ripensare ad una esperienza utente tutta focalizzata a ridurre le opzioni in nome di una sempre maggiore facilità di utilizzo. La nostra attenzione per la semplicità è frutto di una ricerca finalizzata a consentire ai saloni di potersi concentrare sulle funzioni davvero importanti, eliminando il superfluo. La nostra filosofia permette così di fornire un servizio che organizzi il lavoro dei saloni in  modo evoluto ed intelligente per valutare, in tempo reale, quale tipo di accoglienza cliente sia necessaria: Hairdressr consente l’ordine e la precisione dell’agenda digitale insieme alla flessibilità di gestione delle prenotazioni tradizionali, tutto in tempo reale per aumentare così produttività e qualità del servizio al cliente.”

2. Come funziona la piattaforma Hairdressr?

Team: “Hairdressr è un servizio chiavi in mano per i saloni di alta qualità: il software è stato realizzato per sfruttare al meglio le potenzialità dell’hardware su cui viene installato che è  parte integrante del servizio offerto. I tablet forniti coniugano l’esperienza touch, la connettività a internet 24/7 e una portabilità che sono i punti di forza del pacchetto all inclusive. Per il cliente, Hairdressr rappresenta un servizio unico nel suo genere. Al centro è posto  il network accreditato di parrucchieri di qualità a disposizione dei clienti che dispongno di un servizio di prenotazione online personalizzabile per i servizi e il proprio personale di fiducia.”

3. Come vi siete mossi nell’instaurare il dialogo con i saloni?

Team: “Per avviare il dialogo con i saloni il processo è iniziato attraverso l’incontro con i grandi stylists: Compagnia della Bellezza, Toni&Guy, Rolando Elisei, Aldo Coppola e altri. In tale modo è stato possibile sfruttare la leva della scalabilità del network per arrivare in modo capillare e sponsorizzato a tutte le realtà di alta qualità dislocate sul territorio italiano. Grazie al prestigio dato dall’ingresso in Hairdressr dei migliori saloni, ad esempio Luca Picchio a Roma o i Didier di Compagnia della Bellezza, le richieste di entrare nel network esclusivo sono cresciute oltre ogni aspettativa al punto da dover stabilire una lista d’attesa per assicurare la massima qualità del servizio ai partner accreditati.”

4. I saloni erano già “online”?

Team: “Oltre il 90% dei saloni era offline: il mercato è molto complesso e tipicamente old economy. Ad oggi il settore non è riuscito a muoversi in modo omogeneo verso una transizione efficace al digitale. Il nostro lavoro è reso più impegnativo dall’essere un first mover che non si presenta solo come un fornitore di software ma come una nuova filosofia organizzativa in cui una piattaforma di servizi integrati è la chiave di volta per accompagnare i saloni a cogliere i vantaggi competitivi del mondo internet.”

5. È stato necessario un lavoro di formazione sui punti vendita?

Team: “Non è stato necessario un lavoro di formazione sui punti vendita, grazie ad un studio mirato dell’interfaccia e dell’usabilità: abbiamo affiancato i migliori professionisti, cogliendone le migliori best practice e trasferendole su Hairdressr. Il design si caratterizza non solo per una ricercata bellezza e pulizia visiva ma esprime una concezione di funzionamento unica nel suo panorama.”

6. Da qui a un anno, fin dove volete arrivare?

Team: “Abbiamo l’obiettivo di coprire 1.200 saloni di alta fascia in Italia, diventando il punto di riferimento online e ponte di collegamento tra il mondo tradizionale e una esclusiva vetrina digitale in cui, grazie a Hairdresser, trovano espressione quei valori di bellezza e unicità che i migliori saloni sanno interpretare.”

7. Perché entrare a far parte del network di Hairdressr?

Lucio Gervasi, direttore generale Compagnia della Bellezza: “Hairdressr lavora all’interno di un campo attualmente inesplorato e dalle altissime potenzialità: quello della prenotazione online. Grazie a questa piattaforma è possibile attirare clienti nuove nel salone, utilizzando i feedback positivi della cliente e qualificando il lavoro dei veri professionisti.”

Sergio e Federica, Milano (gruppo Compagnia della bellezza): “Oggi è importante entrare a far parte del network di Hairdressr perché ci permette di essere più forti.”

Luca Picchio, Roma (gruppo Compagnia della bellezza): “Siamo sempre all‘avanguardia e cerchiamo sempre soluzioni che possano migliorare il nostro lavoro, sia a livello qualitativo nei capelli, sia nell’organizzazione… idee che possano aiutare noi da questa parte della barricata, ma anche e soprattutto le clienti. In questa ricerca ci siamo per fortuna “imbattuti” in hairdressr, grazie alla nosta casa-madre compagnia della bellezza che come sempre ha prevenuto un nostro bisogno. Abbiamo studiato e provato questo semplice ma organizzatissimo programma e ce ne siamo subito innamorati… per la complessità di informazioni che gestisce, la velocità dell’aggiornamento in tempo reale, la semplicità d’uso sia per noi che per le utenti finali.”

8. In che misura ritenete che Hairdressr influirà sul vostro giro d’affari?

Lucio Gervasi: “Nei prossimi 5 anni riteniamo che il 50% delle prenotazioni dei saloni di parrucchiere avverrà attraverso il canale web. Riteniamo che la gestione delle prenotazioni e la presenza qualificata su internet siano cruciali per il successo del salone di parrucchiere 2.0.”

Sergio e Federica: “Hairdressr influirà sul nostro giro d’affari in modo positivo, in particolare ci permetterà di essere più organizzati e avremo più informazioni utili delle clienti.”

Luca Picchio: “Sicuramente riusciremo ad organizzare meglio e più velocemente il lavoro, le clienti potranno prendersi da sole gli appuntamenti e questo consentirà una maggiore libertà e presenza in salone degli addetti ai lavori…questo a cascata migliorerà la qualità del lavoro…e si sà che qualità porta quantità!”

9. Come Hairdressr cambia il vostro modo di fare comunicazione?

Lucio Gervasi: “Sicuramente avremo una maggiore attenzione al canale web. Quindi aumenteremo gli investimenti su questo canale per attrarre clienti e fidelizzare le clienti attuali.”

Sergio e Federica: “Hairdressr è sinonimo di essere in rete con semplicità e essere più contattati !!! Una cosa fantastica e innovativa!”

Luca Picchio: “Sicuramente anche se non ne è la ragione principale di scelta, ci inorgoglisce molto essere sempre all’avanguardia in ogni campo. E poi si sà che da anni il web è il metodo di comunicazione più veloce dinamico sicuro e moltiplicativo…lo abbiamo testato da molto essendo anche e sempre alla ricerca di nuove soluzioni di marketing. Siamo sicuri che faremo un ottimo lavoro insieme e che cresceremo ulteriormente entrambi!!!”

SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

La visione di Castaway ci aveva trascinato in un mondo di solitudine e sofferenza, poi i più recenti reality “Survivor” e “L’isola dei famosi” ci hanno dimostrato la potenza di questo format televisivo, riscuotendo sin da subito grande successo e popolarità. La scorsa estate Samsung ha rivoluzionato il concetto di reality e sopravvivenza lanciando SOS Island, un nuovo reality dai contenuti innovativi e “intelligenti”.

L’avventura ha avuto inizio a fine settembre. Otto giovani concorrenti vivranno per due settimane su un’isola deserta dei Caraibi ripresi in live streaming. La novità in assoluto è che, a differenza dei precedenti format che riprendevano passivamente i naufraghi senza interazioni, i ragazzi dovranno documentare la loro esperienza in prima persona attraverso YouTube, Twitter e Instagram utilizzando le tecnologie Samsung GALAXY S4 Zoom e GALAXY NX Camera e dimostrando abilità fotografiche e di ripresa video!

SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

“SOS Island” va in onda su YouTube e Facebook dallo scorso 30 settembre fino al 31 novembre 2013. Il pubblico può votare via Twitter, Facebook e Instagram. Il vincitore finale, colui o colei che riceverà più voti, sarà incoronato “The Smartest” e vincerà la propria isola privata, un pacchetto del valore di $ 100.000 dollari.

“È un progetto ambizioso, che non sarà sicuramente dimenticato. La gente ha bisogno di nuove esperienze di intrattenimento, e questo reality arrivando nel regno dei social media ha creato un evento senza precedenti. Abbiamo raggiunto un punto di svolta.” Craig Borders, produttore e regista.

Tra gli otto concorrenti c’è anche l’italiana Veronica Benini in arte Spora, ex architetto, autrice di due pubblicazioni, “Tacco12” e “Guida bionda per influencer“, e titolare unica di StilettoAcademy.com.

SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

Credits: Marco Rossi

La StilettoAcademy “è una vera e propria scuola in cui le donne imparano ad apprezzare la loro femminilità e l’arte della camminata perfetta sui tacchi, con tanto di corsi, workshop ed eventi legati al mondo dei tacchi alti e della femminilità”.

Sul suo blog potete leggere la sua personalissima storia che l’ha portata a diventare Spora, a fondare Stiletto Academy, e poi partecipare a SOS Island. Noi Ninja abbiamo scambiato quattro chiacchere con lei proprio a riguardo della sua avventura. Prendetevi qualche minuto e leggete tutta l’intervista, ne vale la pena!

Ciao Veronica. Sei la fondatrice di StilettoAcademy, un progetto iperfemminile nato per insegnare alle donne i trucchi e i segreti della camminata perfetta. Cosa ti ha portata a candidarti per il progetto di Samsung SOS Island?

Stiletto Academy non è più un progetto ma una ex startup che è diventata un’agenzia di portamento affermata e addirittura il mio lavoro a tempo pieno da più di un anno. È spesso difficile far capire alle persone che sì, è il mio lavoro e che sì, mi ci guadagno da vivere. Nata da un post sul mio blog poco più di tre anni fa, non mi sarei mai aspettata che i tacchi diventassero la mia vera passione e il mio lavoro, dato che costruivo grattacieli. Ma la vita non è mai come te l’aspetti, ed è quello il bello. La candidatura sull’isola rispecchia molto la mia personalità: amo le sfide. È vero che i tacchi sono la mia seconda pelle, ma sono anche una viaggiatrice solitaria e parto spesso all’avventura.

Mi piace quest’intervista perché più che di me, parleremo delle strategie marketing che ci sono dietro ai blogger, e io non esito mai a parlarne con entusiasmo e trasparenza. I motivi per i quali mi sono candidata, quindi, sono tre. In primis essere selezionati in un casting internazionale è un’ottima prova di self branding e comunicazione, i partecipanti erano 11500 per 16 posti. La cosa più importante era capire il vero obiettivo, ossia che non era un reality “standard” di sopravvivenza bensì una campagna adv e che cercavano influencer, non esperti di sopravvivenza né tantomeno dei “civili” come definisco chi non va oltre Facebook. Una volta capito l’obiettivo, ho costruito una presentazione che rendesse il mio personaggio adatto al programma. I tacchi sono antagonisti dell’isola deserta, ma appunto per quello il personaggio si cala in una sfida ben riconoscibile.

Il secondo motivo era il partecipare ad un reality per capire come funzionano dall’interno. Sto cominciando a fare TV ed è un mondo che mi incuriosisce molto. Inutile dire che le cose più preziose che io abbia imparato durante questa esperienza siano state quelle offline, sia per la strategia marketing dietro a un progetto così innovativo, e anche per come funziona una produzione con un budget così alto (che ho stimato personalmente a 2,5M$). Poi ovviamente sono state preziose le interazioni e conoscenze con altri influencer molto grossi, e anche il cliente, ossia Samsung in persona, e la casa di produzione. Andare oltre la sfera italiana, quando si lavora in rete e si parlano 4 lingue, mi viene naturale: la rete non ha nazionalità a parte la lingua. Parlo correntemente inglese, spagnolo, francese e italiano, ma a volte è un problema, e vedremo il perché.

Il terzo motivo è strategico: sto per lanciare Stiletto Academy negli Stati Uniti e partecipare ad una campagna US mi fa curriculum e ho avuto la prima porta aperta negli ambienti che mi interessano.

In cosa ritieni che questo progetto si discosti dai tradizionali reality televisivi? E come descriversti il rapporto tra televisione e YouTube?

SOS Island è innovativo in due cose. Intanto stiamo parlando di una produzine titanica per il lancio di due devices Samsung, non di un vero reality con degli sponsor. Parliamo di un reality per uno sponsor, e unico, costruito su misura. La cosa più geniale è stata appunto scegliere degli influencer internazionali e trasmettere in live su YouTube: siamo oltre la televisione, siamo laddove sono tutti: in rete. È questo il futuro della televisione, anche sul Grande Fratello stanno facendo casting di blogger. La rete detta legge alla televisione, ormai, è palese. Come racconto nel mio ebook “Guida bionda per influenceri blogger hanno qualcosa che gli attori e i brand non hanno: personalità, verità, punto di vista. Tutti fattori preziosi per veicolare l’esperienza di un prodotto piuttosto che il prodotto stesso in una pagina di giornale con un claim. Siamo stanchi degli slogan.

Le produzioni televisive sono sponsorizzate da marchi, e i marchi sono sempre più veicolati da personalità e testimonial, campagne virali e SMM. La dinamica del ribaltamento di leadership fra rete e TV mi sembra cristallina e molto logica: parte dalle dinamiche che stanno cambiando il modo di fare pubblicità, ed essendo la pubblicità a finanziare la TV, la TV cambia. Questo ribaltamento si legge anche nell’editoria e in moltissimi altri ambiti. Potremmo discutere animatamente di morale, di etica, di cultura o di un annunciato impoverimento, ma mi sembra riduttivo e non vedo la tragicità che molti vedono, anzi: l’avvento delle personalità forti nella pubblicità e quindi in TV darà più qualità, e succederà qualcosa di molto bello solo se le produzioni sapranno essere innovative e abbastanza intelligenti da cambiare registro e reinventare una TV al passo coi tempi per permettere a queste personalità forti di trascinare le masse in un intrattenimento di qualità maggiore perché veritiero. E se il product placement è al centro economico di moltissime produzioni televisive, dovremmo affrontarlo con intelligenza e furbizia. Citare il Gattopardo sarebbe banale, ma dannatamente appropriato.

SOS Island, il “Survivor” digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

Lavoro e vita privata: che ruolo attribuisci ai social media in queste due sfere?

Caschi male, io non riesco a discernere come vorrei i due mondi. Il mio smartphone è una parte intima della mia persona, ma anche il mio ufficio: dentro ci sono le mail lavorative, le presentazioni su Issuu, i vari account social della Stiletto Academy. Ma anche Whatsapp e le mie foto personali, le telefonate della mia famiglia e persino l’app che mi fa “poppare” un remind per dirmi che tra tre giorni mi arriva il ciclo. Pensate al momento in cui state scrivendo una mail di lavoro importantissima e subentra il messaggio Whatsapp di un flirt: i due mondi collidono e devono coesistere, ribaltando le nostre priorità in una frazione di secondo e catapultandoci da un mondo a un altro.

Il fatto che sui social si sviluppino sia il nostro lavoro che molte parti della nostra vita privata, rendono il device il vero colpevole del nostro smarrimento. Ritengo che ci voglia una forte disciplina interna per discernere registro e canale all’interno dello stesso smartphone. Marco Massarotto, in Mobile Marketing, descrive molto bene il rapporto intimo che abbiamo costruito con lo smartphone e che comincia ad essere sfruttato nel marketing mobile, anche se siamo a mio avviso agli albori di una rivoluzione che andrà molto, molto più lontano. Odio ripetermi, ma a mio avviso è un campo minato e un gran pericolo per le nuove generazioni che conoscono solo la vita dopo gli smartphone. Ma riassumendo brevemente un concetto di Marco Zamperini diciamo che c’è speranza e bisogna far tesoro dei suoi insegnamenti: “Dobbiamo insegnare la rete ai bambini senza porre limiti o incutere timore, accompagnandoli“.

L’esperienza sull’isola ha cambiato qualcosa in te e nel tuo rapporto con il web? E con gli utenti, i tuoi follower?

È cambiato molto, e non in meglio sull’immediato. È stato un investimento a lungo termine e non per la mia posizione nella rete italiana. In Italia nessuno si sarebbe aspettato una cosa dal genere ed è stato troppo: troppo come successo per una che non è famosa come molti altri, troppo come portata all’internazionale, troppo come discostamento dal mio personaggio sui tacchi. Lo sanno tutti che viaggio da sola ed ho un canale YouTube dove mi filmo con un fish eye, ma sopravvivere su un’isola deserta viola troppe regole del mio personaggio, annientandolo. Ero cosciente del rischio e sull’isola ho indossato delle sneakers con la sagoma dei tacchi stampata sopra, ma non è stato abbastanza. I tacchi per il mio personaggio sono tutto, e ne ho avuto la prova.

SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

Anche se in termini di reputazione è stato molto positivo, a livello di consensi sul momento si è verificato un totale flop perché non sono un personaggio amato per definizione: “Sono figa, non posso essere anche simpatica” è la mia bio su Twitter da anni. Ho una personalità forte e sono una discreta “big mouth”, quindi risulta molto difficile ottenere appoggio e supporto piuttosto che invidia da parte della mia audience. In molti hanno commentato dicendo che ero lì per spararmi le pose e basta. Appena ho visto come peggiorava la situazione ho coinvolto @Iddio per fare un livetwitting negativo nei miei confronti per scatenare gli haters e gli ironici, ma non ha funzionato anche se lui si è divertito moltissimo ed è stato molto carino a darmi una mano. Per avere un appoggio consistente avrei dovuto suscitare ancora più odio, ma l’ho capito troppo tardi. Anche se per il mio personaggio l’odio sarebbe la strada più semplice da percorrere, è un registro che non mi piace dato che il mio lavoro è trasmettere e condividere tacchi e femminilità gratis: sono una che si dà alla rete, non una che toglie. Sviluppare l’odio è in netto contrasto con il mio lavoro, che suscita affetto per chi viene ai miei eventi. Sono davvero in difficoltà su questo aspetto e ci sto lavorando con Luigi Centenaro, consulente in self branding.

E poi come accennavo prima: le lingue sono un’arma a doppio filo. Il fatto che parlassimo solo in inglese non ha aiutato per niente la mia posizione: la maggior parte della mia audience non capisce l’inglese parlato di fretta e non può seguire, sentendosi esclusa. Andare a toccare le corde dell’ignoranza in una lingua che tutti dicono saper parlare non è una mossa molto astuta. Il cliente questo lo ha capito, cosa che ha reso la mia eliminazione più comprensibile, ma non è stato l’unico motivo.

In linea generale questa esperienza mi ha aiutato a dissociarmi dal personaggio della Spora sul blog e ad apparire come Veronica Benini. Più facile a dirsi che a farsi, la gente si lamenta, molti fan si sentono traditi, e io non ci capisco più niente. Quando la tua faccia e il tuo nome e cognome sono di dominio pubblico, arriva il momento di mollare l’avatar biondo e diventare te stessa. Una te stessa che conserva una vita privata, ma comunque una te stessa che ha anche una vita pubblica molto esposta e che devi gestire nei minimi dettagli. È un lavoro a tempo pieno e non è per niente scontato.

Ringraziamo Veronica per questa intervista!

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia [GADGET OF THE WEEK]

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

La bella stagione è ormai finita. L’inverno incombe, con l’autunno che ha regalato giornate uggiose e piovose. Ma… guerrieri, non fatevi prendere dallo sconforto! Anche se il sole scarseggia, la vostra quotidianità può assumere contorni positivi affrontandola con i giusti gadget anche sotto la pioggia.

I Ninja, infatti, hanno scovato per voi (su Odde.com e in giro per il web), questi originalissimi ombrelli che non possono assolutamente mancare in casa o in ufficio se volete affrontare l’inverno da veri e propri combattenti!!!

Googles

Detective e curiosi potranno avere la situazione sempre sotto controllo con “Googles”. Il prodotto, progettato da 25 Togo Studio, si può acquistare qui DesignBoom.com (56 dollari).

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

Full Body Umbrella

Se volete evitare in senso assoluto la pioggia potete optare per “Full Body Umbrella”: l’ombrello protegge gran parte del corpo e vi garantisce l’asciutto al 100%. Il gadget è stato visto a Tokyo… se trovate dove acquistarlo online fatecelo sapere. 😉

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

Dualbrella

Ammettiamolo: un ombrello copre a malapena una persona, se si è in due ci si bagna o si apre una mini competizione tra coloro che condividono lo spazio per evitare l’acqua. Ecco, con “Dualbrella” questa lotta avrà fine. L’accessorio è progettato per difendere due persone e potrà essere vostro a $19.99.

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

Water Gun

L’ombrello “Water Gun“, progettato da Alexy Woolley Design, è un gadget per giocare e scherzare tra amici. L’accessorio raccoglie tramite il manico l’acqua piovana e la trasforma in una munizione della pistola giocattolo che fa da impugnatura. Al momento però è impossibile da trovare online (il sito del designer è offline e siamo riusciti a trovare un link ma solo per acquisti in stock).

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

Senz Umbrella

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

Per fronteggiare anche le piogge più forti (o se magari vivete a Trieste) vi consigliamo di scegliere “Senz Umbrella”, conosciuto come “The Storm”. Questo gadget ha un design aerodinamico in grado di proteggervi dalle peggiori tempeste. Guardate infatti a cosa è in grado di resistere…

Eco-brolly

Se invece vi sentite eco-friendly potreste optare per l’ombrello che non è un ombrello! Vi presentiamo “Eco-brolly”: l’accessorio consiste unicamente nello scheletro dell”ombrello perché la superficie destinata alla protezione dalla pioggia potete sceglierla a vostro piacimento e montarla voi all’occorrenza. Il concept è stato progettato da Shiu Yuk Yuen.

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

Pet Umbrella

Con un acquisto di soli 19 dollari su Amazon potete invece rendere più facili le passeggiate dei vostri animali domestici con il “Pet umbrella“.
Il prodotto è praticamente un guinzaglio che si attacca facilmente e rapidamente al collare del cane, protegge e mantiene asciutto il simpatico amico a quattro zampe sotto la pioggia, la neve e il nevischio. Inoltre la copertura è in plastica trasparente per darvi la possibilità di tenere sempre sott’occhio il vostro fedele amico.

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

Led Star Umbrella

Se invece volete dare un pizzico di romanticismo o anche di allegria a una malinconica giornata piovosa dovreste scegliere “Led Star Umbrella”. Sarete protetti dall’acqua con una cappottina scintillante e luminosa grazie ai piccoli led – interni ed esterni – che caratterizzano l’ombrello. Il gadget è disponibile con le luci intermittenti a due velocità, di colore bianco o con i colori dell’arcobaleno. Per acquistarlo potete andare su Getdigital.eu (35 euro circa).

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

Brolly

Infine per gli hi-tech addicted consigliamo “Brolly”. L’ombrello è dotato di una pratica impugnatura che permette di avere le dita della mano libere e poter così smanettare con lo smartphone anche se il meteo è sfavorevole. Questa comodità potrà essere vostra a soli 19,95 dollari ordinandola direttamente dal sito dell’azienda che la produce.

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

Allora, avete scelto il vostro ninja-ombrello? Noi siamo molto indecisi, ma forse avremmo optato per…

9 ombrelli per essere creativi anche sotto la pioggia

…il gadget che ogni urban ninja dovrebbe avere: che ne dite di questo?

Volete sapere dove lo abbiamo scovato?! Eh, questo non possiamo dirvelo, è un ninja segreto!!! 😉

Ryanair: con prezzi così bassi "shut the f*ck up"

With prices this low, shut the f*ck up“, che tradotto letteralmente significa: “con dei prezzi così bassi chiudete quella c***o di bocca”. Questa è la proposta di campagna integrata con cui Hugo Gstrein ha vinto gli ultimi Clio Award, il premio internazionale per la pubblicità, sezione studenti.

Austriaco di nascita, studente alla Miami Ad School di Berlino ed attualmente in stage come creativo presso l’agenzia McCann di Londra, il buon Hugo deve essere, proprio come molti di noi, un assiduo frequentatore di Ryanair, e non ci sorprenderemmo se questa idea gli fosse venuta tra una interminabile fila per l’imbarco e l’altra.

Partendo da una introduzione un tantino sarcastica sui i viaggiatori Ryanair che protestano continuamente per la qualità dei servizi, Hugo vuole suggerire alla compagnia aerea Irlandese, un modo nuovo e più diretto per gestire le lamentele degli utenti.

La poltrona è troppo stretta… I posti non sono numerati… Non ti offrono neanche un bicchiere d’acqua… Insomma, molti criticano Ryanair per la qualità dei servizi, altri per la poca chiarezza con cui vengono comunicati i costi aggiuntivi in cui si casca troppo facilmente. Ma come è possibile aspettarsi un servizio alla Emirates per un biglietto pagato 16 euro?

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=uaikxQCBZYA’]

Continua dunque la lotta eterna tra una buona parte dei consumatori e la compagnia aerea che, come molte altre aziende, cerca sì di far risparmiare, ma anche di guadagnare lì dove possibile. Anche vendendo un tramezzino a 6 euro.

www.designmadeingermany.de

www.designmadeingermany.de

www.designmadeingermany.de

Che dire, la campagna dimostra molto coraggio e soprattutto efficacia nel trasformare una criticità come l’alto numero di reclami, in una opportunità per comunicare i punti di forza dell’azienda e disincentivare i clienti più rompiscatole.

Sulla rete ci si domanda se Ryanair adotterà mai questa campagna. Michael O’Leary probabilmente avrà apprezzato, ma sul vederla on-air un giorno, beh, non ci giureremmo!

Se foste voi i Manager di Ryanair, puntereste su questa campagna?

Come creare post perfetti sui diversi social network – 2.0 [INFOGRAFICA]

Qualche tempo fa abbiamo tradotto per voi un’utile infografica di MyCleverAgency dedicata alla creazione di post da cucire perfettamente addosso a ciascun social network.

Abbiamo scoperto che l’hanno aggiornata, dandoci nuovi consigli dedicati a Instagram e Vine. Ci siamo sbrigati a tradurre anche questi e vi consigliamo anche di dare un ripasso a quelli originali.

Resto al Sud, il successo della community del Meridione

Avrete sicuramente già sentito parlare di Resto al Sud, il progetto editoriale che in pochi mesi si è guadagnato un posto di tutto rispetto nel panorama italiano dell’editoria online. Basti pensare che in meno di due mesi dalla partenza, la pagina Facebook ha già raggiunto più di settemila fan.

Il progetto targato CN Media nasce con l’obiettivo di valorizzare il Sud, denunciandone anche i problemi per guardare al futuro. Il Sud fatto di idee, talenti, meraviglie, popoli e culture.

A Resto al Sud, che ha come partner Tiscali Italia, ha aderito uno staff di giornalisti che conta oggi circa 100 blogger esperti di politica, economia, sociale, ambiente, cultura e nuove tecnologie.

Gli ideatori del progetto sono Giuseppe Caporale, firma di Repubblica, e il giornalista esperto di innovazione Roberto Zarriello i quali descrivono Resto al Sud come “un portale che nasce per valorizzare le identità di una terra straordinaria, pronta per il salto di qualità”.

Marco Agosti, direttore del portale Tiscali.it, commenta la recente partnership tra il progetto e Tiscali: “Un portale la cui filosofia di ricerca, redazione e diffusione di news e contenuti è perfettamente in linea con le nostre strategie e senza dubbio saranno un ulteriore supporto per fornire agli utenti di tiscali.it un servizio di informazione ancora più ricco e apprezzabile.”

“Arriva un momento nella vita in cui prendi decisioni importanti, e fai scelte che segneranno il tuo futuro per sempre – si legge nel manifesto di Resto al Sud – Abbiamo maturato questa consapevolezza: vogliamo restare e combattere. Combattere per non lasciare questa terra alle mafie, all’abbandono, all’ignoranza che soffoca bellezza e benessere”.

Un portale di giornalisti e blogger, insomma, che vuole “prendersi cura di questa terra”, con un occhio attento e professionale, dunque, sulla Puglia, la Calabria, la Basilicata, la Sicilia, la Sardegna, la Campania, il Molise, l’Abruzzo. Senza dimenticare tutti i Sud del mondo.

Resto al Sud si propone come una ‘community del Meridione‘ che crea valore e diffonde valori. Una comunità che alimenta sogni e speranze partendo dalle parole chiave legalità e Innovazione.

“Ecco perché – conclude Zarriello – crediamo che i social media abbiano un ruolo chiave nel nostro progetto nella sensibilizzazione e divulgazione di messaggi che parlano di Sud e in genere di cambiamento e di crescita per un’Italia diversa.”

Aperitivo con le startup al Pitch & Drink

 

Hai una startup? Partecipa al prossimo Pitch & Drink e potrai presentare la tua business idea davanti ad un pubblico di startupper e imprenditori!

Aperitivi Pitch & Drink dalla Lombardia al Lazio

Partito dalla Brianza a giugno di quest’anno, Pitch & Drink è un aperitivo dedicato alle startup e per la prima volta si terrà Roma il prossimo 18 novembre.

Immagina di avere una idea e, mentre ne parli con gli amici gustando l’ aperitivo,  i ragazzi del tavolo accanto, incuriositi, si presentano per scambiare contatti. Ecco un assaggio di quello che accade in una tipica serata Pitch & Drink, carica di energia, idee e voglia di provarci davvero, mettendosi in gioco davanti a persone attente e competenti.

Durante le serate di Pitch & Drink, le startup candidate presentano la propria idea, ottenendo visibilità e feedback dal pubblico presente composto anche da imprenditori e potenziali investitori.

 

 

Il format è semplice:  il classico elevator pitch con 3 minuti di presentazione e altri 10 minuti dedicati al Q&A, per soddisfare l’interesse suscitato tra i presenti.  Non c’è una gara e non c’è nessun vincitore: il valore del Pitch & Drink è costituito da startupper e  imprenditori, che fanno network senza nessun obbligo, maturando contatti per trasformare una idea progettuale in una realtà concreta e di successo.

Come si partecipa al Pitch & Drink?

Per partecipare ad una di queste serate in cui si fa startup col drink in una mano e l’ipad nell’altra, è sufficiente registrarsi sul sito. Non c’è un vero e proprio processo di selezione delle idee partecipanti, come in tutti i bar, chi prima arriva prende i posti migliori. Il costo del biglietto è democratico, si aggira tra i 7 e i 9 euro, alla portata di qualunque startupper logorato dalla ricerca di capitali iniziali.

 

 

Chi partecipa a Pitch & Drink ha un solo obbligo: parlare con il maggior numero di persone possibile e tornare a casa con almeno 10 biglietti da visita!” Questa è l’unico requisito che gli organizzatori richiedono per la partecipazione.

Fantabasket e ombrelli riciclati “da stuzzicare”

Alle precedenti edizioni hanno già partecipato startup innovative come Volumeet – una new fan experience, Dunkest – portale di fantabasket, Takeoff – piattaforma italiana di crowdfunding, Ginkgo – ombrelli ecologici e riciclati, e l’elenco è davvero lungo, a dimostrazione del fatto che un evento startup può avere successo anche in contesti più vicini a quelle che sono le reali necessità soprattutto degli aspiranti imprenditori, senza il fasto o l’ufficialità di location più blasonate.

 

 

Pitch & Drink non ti promette di tornare a casa con un investimento nel tuo progetto, ma le possibilità potenzialmente ci sono. La partecipazione aperta al pubblico consente una importante indagine di interesse su un campione di persone, tra le quali potrebbe “aggirarsi” anche il business angel interessato proprio alla tua idea.

6 modi per migliorare la vostra pagina per Facebook Graph Search [HOW TO]

Mr Zuckerberg ha fatto un altro passo avanti alla conquista del web. Ha ampliato la possibilità di ricerca di Facebook Graph Search (avevamo scritto del suo lancio a gennaio). Ora, per gli iscritti di lingua inglese è possibile spulciare anche fra aggiornamenti di stato, post e commenti.

Questa novità apre nuove strade (avevamo raccolto le riflessioni di due esperti sulle sue applicazioni). Vie percorribili soprattutto da chi vuole lanciare una nuova campagna adv o la propria attività su Facebook e vuole farsi trovare prima dei concorrenti.

In Italia bisognerà aspettare ancora un po’, al momento è possibile solo iscriversi ad una lista d’attesa per poter curiosare fra commenti vecchi di anni.

Nel frattempo prepariamoci! Ecco qualche consiglio da Andrea Vahl su SocialMediaExaminer. 6 modi per ottimizzare la vostra pagina Facebook e renderla immediatamente ricercabile dal motore di ricerca del più popolare fra i social media.

1. Scegliere la categoria corretta

Attualmente le categorie a cui una pagina può appartenere sono limitate. Luoghi, musica, libri e film sono fra quelle che maggiormente beneficiano della classificazione attuale. È importante che la vostra pagina sia inserita in una di queste categorie fra le più importanti.

Se la vostra azienda non rientra esattamente in nessuna di queste cercate la vostra risposta completando con le possibilità offerte dalle sotto-categorie (vedi #2).

 

2. Completare la sezione ‘informazioni’ in modo dettagliato

È importante inserire nella sezione dedicata alle informazioni della vostra pagina quanti più possibili tag, in particolar modo se la vostra attività e/o prodotto non corrisponde ad una precisa categoria. Usate la possibilità data dalle sotto-categorie: un ristorante, per esempio, potrà inserire la maggior parte di tipi di cibo che serve; una testata web, gli argomenti che tratta.

Le pagine di Facebook sono indicizzate su Google, solo così potrete essere trovati prima. Utilizzare parole chiave non significa inserire nella sezione ‘about’ una serie infinita di tag, ma assicuratevi che i termini importanti per la vostra attività appaiano, descrivete il vostro prodotto così come lo cerchereste su Google.

3. Incentivare i check-in.

Questo vale per chi abbia uno spazio visitabile fisicamente dagli utenti (negozio, ufficio, ristorante ecc…). È importante incoraggiare i check-in, in questo modo la vostra pagina apparirà molto più frequentemente nei risultati di ricerca.

Più alto è il numero di persone che si registrano, più i loro amici vedranno quel luogo (il vostro) nei risultati della loro ricerca. Così otterrete i vantaggi del social proof (il meccanismo di riprova sociale).

4. Rivendicare la vostra posizione

Ognuno può creare dal proprio smartphone un nuovo luogo e dargli un nome. Per questo è importante segnalare come proprio un luogo, che si tratti di ufficio, hotel, ristorante, studio. Se non lo rivendicate, non otterrete i benefici dei check-in.

È possibile rivendicare il proprio luogo tramite richiesta a FB.

5. Tag e foto

Incoraggiate i follower a taggarsi nelle foto del vostro ristorante (e viceversa) e invitate quelli che non lo sono ancora a farlo tramite la pubblicazione di fotografie di eventi pubblici realizzati o futuri. Facebook Graph Search permette alle persone di trovare le foto degli amici anche all’interno dello loro pagine preferite. Pubblicate quante più foto e video possibile.

6. Impostare il nome utente della vostra pagina

Scegliere il nome utente della pagina rispetto a quello assegnato da Facebook è uno dei passi base nella creazione di una pagina Facebook. È importante, anche qui, scegliere al meglio le parole da utilizzare. Se possibile – e attinente all’attività – inserite il nome della città nella quale si svolge l’attività.

Ora la vostra pagina è pronta per essere trovata!

Facebook Graph Search è uno strumento interessante per marketer, per startupper e per chiunque abbia una pagina Facebook. Uno strumento in evoluzione. Staremo a vedere cosa succederà quando sarà completo anche in Italia.

Potenzialmente è il luogo nel quale sperimentare nuove forme di advertising e di raccolta dati e misurazione delle azioni del pubblico. Infatti tutto ciò che è stato reso pubblico sarà così reperibile.

Vi lasciamo con un regalo: una infografica dell’agenzia USA Right On  – No Bull Marketing, che riassume gli step più importanti per l’ottimizzazione della vostra pagina per Facebook Graph Search.

The 9 Step Cheat Sheet for Facebook Graph Search Optimization

Infographic by Right On No Bull Marketing

Ninja Digital Factory: disponibili nuovi posti!

Siamo lieti di annunciarvi che sono disponibili nuovi posti per l’iscrizione alla Ninja Digital Factory, il percorso premium del Ninja Master Online 100% Learning by doing. I posti sono limitati, pertanto se intenzionati a partecipare, vi consigliamo di iscrivervi il prima possibile.

Ninja Digital Factory: Una Factory 100% Learning by Doing

Scegliendo di partecipare alla Factory ogni corsista sarà inserito all’interno di un team di lavoro. Seguirà le lezioni online, come tutti gli altri corsisti del Master, in modalità delocalizzata, e in più dovrà organizzare il proprio percorso operativo insieme agli altri membri del team, sotto la guida del coordinatore di riferimento. Le sessioni di studio si muoveranno in parallelo alle sessioni operative, che andranno a costituire un unico project work multidisciplinare, mettendo immediatamente in pratica quanto appena appreso.

Non sono necessarie particolari competenze tecniche o informatiche per mettersi all’opera sulle sessioni operative della Factory. Il percorso premium prevede due sessioni di incontro dal vivo a Milano tra tutti i corsisti della Ninja Digital Factory.

La prima sessione live, sabato 16 novembre 2013 dalle 10 alle 13, coinciderà con l’avvio del master: verrà presentato il progetto nel dettaglio e saranno creati i team di lavoro.

La seconda sessione live, sabato 29 marzo 2014 dalle 10 alle 13, coinciderà con la chiusura del master e vedrà i corsisti “sfidarsi” in un esame finale  che consisterà nella presentazione complessiva e sintetica dei loro progetti, attraverso pitch della durata di 20 minuti l’uno.

Vantaggi del Master Online

  • Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
  • Segui i corsi quando è meglio per te, in diretta oppure On-Demand
  • Un costo decisamente più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
  • Seminari tematici per acquisire competenze specifiche
  • Attestato di partecipazione che certifica la tua frequenza al Master
  • Realizzazione di un project work multidisciplinare, utile anche alla tua azienda o startup (percorso Premium opzionale)

Prezzo, early booking e sconti speciali

Early Booking fino al 29 ottobre 2013: 1590 euro (anzichè 1790 euro)

Non dimenticate gli sconti di gruppo: vige la regola “più siete, meno spendete”. E se avete partecipato ad altri corsi Ninja Academy, verificate direttamente nella vostra area utente gli sconti e bonus guerrieri che avete accumulato!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA! 😉

La Sicilia è turismo. La reputazione online è il segreto

In Sicilia in questi giorni si parla di Turismo 2.0. Si è tenuta infatti a Taormina la nona edizione del workshop WHR Destination – Web Hotel Revenue – per la prima volta in Sicilia ospitato nella singolare location del Castello San Marco. Un evento da “tutto esaurito” rivolto a promuovere un nuovo approccio al revenue e destination management, perché obiettivo del marketing turistico non sia più la singola struttura ricettiva, bensì l’intero territorio inteso come destinazione turistica.

La condivisione non è una scelta, è una strategia” questo il claim del WHR che crede nel confronto quale elemento essenziale per una strategia condivisa. Ad aprire gli incontri è stato il Vice Presidente Nazionale di Federalberghi, Nico Torrisi. Tante le aziende presenti, da Expedia a Travelnostop, fino a TripAdvisor.

Best Available Rate, reputazione online, social media marketing in campo turistico: questi tra gli argomenti che hanno animato il dibattito in una sala gremita. Intenso il confronto tra relatori e platea in occasione del panel di discussione “Spunti e riflessioni su strategie online”: valutare il ruolo giocato oggi dalla web reputation nella determinazione della domanda turistica ed il necessario adeguamento delle politiche di revenue management alla luce delle tendenze del mercato riscontrabili dalle opinioni diffuse in rete; questo l’argomento più caldo della giornata, segno che l’industria turistica siciliana è pronta ad attribuire al marketing digitale un ruolo di punta nelle future strategie di mercato.

Ad oggi si è trascurata la rilevanza della destination reputation, la credibilità di un territorio ricavata dal complesso dei giudizi condivisi dai turisti e che viaggiano sul web prima, durante e dopo la vacanza. È importante ricordare che gli studi sul comportamento d’acquisto del turista evidenziano come la destinazione – città, regione o distretto turistico – abbia un ruolo centrale e primario nella scelta del soggiorno: la scelta della location avviene sempre prima rispetto a quella dei servizi”.

Queste le parole del Prof. Benedetto Puglisi dell’Università degli Studi di Catania. Attenzione sul tema della destination reputation, nuovo ma già al centro di un vivo dibattito volto ad aggiornare le politiche di gestione turistica sulla base dei trend del web. Per l’occasione, è stato presentato il progetto destinationreputation.it. Vincitore del premio Miur Startup, il blog è la vetrina informativa per un progetto più ampio: un aggregatore dei giudizi lasciati in rete dai turisti prima, durante e dopo la vacanza, per attingere alla mole di informazioni che ne scaturisce su qualità di servizi e risorse turistiche delle varie destinazioni da un bacino unico, senza frammentazione di fonti e crossing tra piattaforme web. I dati vengono raccolti ed analizzati mediante tecniche di data integration ed è il team di Evols, società leader nel settore, a portare la firma del progetto.

Spunti interessanti apprezzati dalle strutture alberghiere che confermano il peso che le nuove tecniche di web marketing stanno avendo nella rivoluzione del management turistico. Nell’ottica di un rilancio del turismo siciliano – ma non solo – il web marketing pare essere oggi la carta vincente per uscire dall’empasse. Social media e online reputation sono le nuove leve di marketing anche nel turismo. Adesso servono i professionisti che le sappiano tradurre in strategie.