La migliore pubblicità arriva dalle foto dei clienti condivise sul web

Se avete sempre sognato di fare i modelli ma non siete proprio tipi da passerella o da book fotografici, le ultime tendenze in tema di Visual Marketing potrebbero fare al caso vostro.

La consacrazione di Instagram, Pinterest e altri social di photo sharing infatti, ha attirato l’attenzione di molti brand che utilizzano sempre più questi canali per attività di Marketing mirate, ed ha consentito il proliferarsi di aziende che forniscono  strumenti ad hoc per trarre il massimo vantaggio dall’utilizzo delle immagini.

Tra queste, merita particolare attenzione Curalate, analytics firm di Philadelphia che ha recentemente presentato Fanreel, una nuova piattaforma che permette ai brand di coinvolgere i propri consumatori in maniera decisamente stimolante.

L’idea che ispira Curalate è molto semplice. Ogni immagine caricata da un utente sui social network, se accompagnata da uno specifico hashtag di riferimento, può essere condivisa immediatamente sulle pagine ufficiali della marca.

Sebbene la cosa non rappresenti una novità assoluta nel mondo del social, le funzionalità di Fanreel hanno però svegliato l’interesse dei retailers on-line di moda che stanno cogliendo l’opportunità per sperimentare nuove ed interessanti tecniche di customer engagement.

Dessy.com, DanniJo e molti altri siti di e-commerce infatti hanno già iniziato ad invitare i propri fan a postare sui social network foto in cui sono ritratti con prodotti acquistati sui loro siti.

#DanniJodoesnoir

Urban Outfittersdopo il successo della campagna #UOonyou, entro breve renderà visibili le immagini dei suoi fan direttamente nella galleria dei prodotti, sostituendo gli scatti delle modelle immortalate nelle loro pose plastiche, con foto di persone vere ritratte nella vita reale e nei momenti in cui utilizzano il prodotto.

Dal social network..

..al sito e-commerce (urbanoutfitters.com)

Non solo sconti ed offerte speciali, il vero premio per questi consumatori fedeli è un posto nelle gallery ufficiali del brand!

Si viene ad instaurare così un rapporto speciale, un coinvolgimento profondo che porta il consumatore a diventare parte integrante del marchio e della pubblicità e la cosa, tradotta in soldoni, può significare un vantaggio concreto per il brand che guadagna più accessi al sito, tanta buona viralità ed un aumento delle vendite.

Nessun provino o set fotografico dunque, la vostra sola interazione col brand e un po’ di sana socialità on e off-line, potranno garantirvi, sempre che lo vogliate, una passerella virtuale di tutto rispetto.

Barilla e il boicottaggio social: come rimediare a una comunicazione superficiale?

Il caso delle dichiarazioni di Guido Barilla rilasciate a LaZanzara su Radio24 hanno destato molto scalpore. Su Twitter per tutta la giornata di ieri è impazzato il trending topic #BoicottaBarilla, un modo per protestare contro l’incauta uscita sul tema degli omosessuali.

Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca“.

Mentre gli utenti invocavano l’abbandono in massa del noto brand produttore di pasta, altre aziende si sbizzarrivano a declinare l’epic fail di Barilla, andando a sottolineare la propria vocazione all’apertura verso tutti i soggetti, a dispetto delle proproe tendenze sessuali.


Nel mentre, sempre a mezzo Twitter arrivavano le scuse da parte di Guido Barilla in persona.


Un’azione che voleva mettere un freno alla crescente disapprovazione degli utenti, che però non sembra aver portato gli effetti sperati:

Intendiamoci: l’uscita è stata infelice, a prescindere dal contesto in cui è stata rilasciata. Ma il problema è da considerarsi a monte, e non si può sottovalutare se si costruisce – e si gestisce – una comunicazione come quella sul web dove il buzz diventa volano di trionfi o di pesanti cadute.

In un paese come l’Italia, da sempre legata a una serie di dogmi ideologici, contrapposizioni radicali, tradizionalismi vari, si fa sempre più largo una richiesta da parte dell’audience di brand che sappiano essere coinvolgenti, disposti al dialogo, aperti alle diversità.

L’approccio: “sparo a zero, poi non rendo conto” non paga. Ne avevamo già avuto le prove in passato: e dire che – sembra preistoria ma è ormai un caso studio che dovrebbe essere imparato a memoria – fin dal caso di Patrizia Pepe (aprile 2011, ne parlò Simona Melani nel post Patrizia Pepe, quando la brand reputation passa per una foto su Facebook) si era intuito come attaccare e non rispondere al pubblico significhi fare autogoal.

Da sempre su NinjaMarketing.it sottolineamo l’importanza di un utilizzo responsabile dei social network da parte delle aziende, che devono essere prima di tutto aperte a rispondere alle critiche.

“Il popolo della Rete (in questa brutta espressione ormai diffusa a tutti i livelli) non perdona”: un adagio ripetuto, brutto nella forma ma corretto nella sostanza. Proprio ieri rilanciavamo l’idea sul caso “Enel – #Guerrieri” (nel post Enel e il caso #guerrieri: le storie sono armi a doppio taglio?) di una risposta propositiva e disposta al confronto sui punti imputati all’azienda.

Lo stesso, crediamo, dovrebbe fare Barilla. Se raccoglie consenso fra il pubblico l’utilizzo dell’epic fail altrui da parte dei brand competitor – come visto negli esempi precedenti – pensate a quanto potrebbe far colpo sull’audience l’ “apertura dialogica” dell’azienda protagonista dell’episodio incriminato.

Facendo scendere in campo direttamente Guido Barilla, che potrebbe ad esempio non solo pubblicare una serie di scuse sui social network, ma mettersi a disposizione del pubblico, che sarebbe quindi chiamato a mettersi in gioco a sua volta responsabilmente. Scherzando, si potrebbe dire che un hangout pubblico di Guido Barilla su Google Plus, magari nell’ambito di un’iniziativa volta ad affermare il concetto di uguaglianza, avrebbe in questo momento l’effetto di uno spot dove i due CEO di Barilla e De Cecco mangiano la pasta insieme al grido di “A tavola siamo tutti uguali.”.

Io critico un brand, ma se il brand mi apre le porte del dibattito sono chiamato a spiegare le mie ragioni.

Insomma, il caso di #BoicottaBarilla offre una volta in più lo spunto per riflettere sul concetto di strategia e di gestione dell’immagine: a volte, come anche sottolineato per Enel, gestire la reazione del pubblico diventa importante quanto avere un’idea creativa vincente. Stessa cosa se un messaggio raggiunge il destinatario e provocando effetti non attesi.

Questo per la natura stessa dei social network, dove non esiste spazio per sbagliare, e il tempo di reazione è potenzialmente vicino allo zero.

Come al solito, amici lettori, attendiamo il vostro parere!

PS: Si ringrazia per la collaborazione nella stesura dell’articolo l’ottimo Alessio Cannata.

Gli startupper italiani vincono il Web Summit a Dublino

Al Web Summit di Dublino, il 30 ed il 31 ottobre, ci saranno numerose startup italiane che si presenteranno a relatori, giornalisti, investor e talent scout dei colossi della Silicon Valley e del resto del mondo.

Un appuntamento importante, oltre che molto atteso, perché le startup provenienti da 80 paesi potranno confrontarsi con business angel come Accel, Atomico, Google Ventures, Goldman Sachs, tanto che per l’occasione il NASDAQ a Dublino aprirà in contemporanea il mercato delle quotazioni tech.

Curiosi di conoscere gli startupper italiani sulla cresta dell’onda internazionale? Ecco i volti dei finalisti italiani del programma ALPHA:

9.000 corpi sulla spiaggia: l'installazione pacifista di Wardley e Moss

9.000 corpi comparsi sulla spiaggia di Arromanches, in Normandia, sono opera di Jamie Wardley e Andy Moss.

Non stiamo parlando di due pluriomicidi, ma di due artisti che, per celebrare la Giornata della Pace, hanno deciso di creare un’installazione sul “palco” teatro del D-Day, al fine di rendere visibile l’atrocità di quella guerra, la II Guerra Mondiale, e, metonimicamente, di qualsiasi altro conflitto.

Con l’aiuto di una squadra di volontari, semplicemente smuovendo la sabbia compatta e umida, hanno ricreato delle sagome dalle fattezze umane che ricordano dei corpi esanimi riversi sul suolo.

“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Così Ungaretti rendeva a parole la condizione dei soldati, la cui vita poteva cessare, senza far rumore, in ogni istante.

Wardley e Moss rendono questo concetto visibile e palpabile. Le sagome, infatti, essendo realizzate semplicemente smuovendo la sabbia, risultano effimere e destinate a scomparire, come la vita e la memoria dei singoli soldati che vogliono ricordare.

C’è da sottolineare che l’intento non è patriottico. I due artisti hanno scelto il D-Day per ricordare le vittime della guerra, qualsiasi essa sia.

Gli artisti: Andy Moss a destra e Jamie Wardley a sinistra

 

 

 

Startup Weekend lancia la tua startup in 54 ore [EVENTO]

Dopo il sensazionale successo dello scorso anno con 4 idee finanziate da investitori istituzionali (Venture Capitalist e Business Angel), torna a Bari, dal 4 al 6 Ottobre 2013, “Startup Weekend”, l’evento-opportunità per mettersi in gioco con le proprie idee.

Se hai un’idea d’impresa e non sai ancora come realizzarla, questo è il laboratorio creativo che ti consentirà di lanciare la tua start up in 54 ore!

In cosa consiste lo Startup Weekend?

Lo Startup Weekend è una grande opportunità per tutti coloro che hanno delle idee e non sanno  come fare per tradurle in realtà; è una rete globale nata nel 2007 a Seattle (USA) che negli ultimi 3 anni è  diventata un’organizzazione che organizza eventi-laboratorio per creare le basi per nuovi progetti  d’impresa.

Lo Startup Weekend è un evento che riunisce sviluppatori, designer, business e marketing  developer, product manager e in generale tutti coloro che hanno voglia di innovare, che lavorano insieme per trasformare un’idea in un prototipo/business concept in sole 54 ore.
L’intento di questo evento è quello di promuovere un prolifico incontro tra coloro che hanno delle idee, delle proposte e delle iniziative con coloro che possono renderle operative e quindi renderle una vera e propria realtà aziendale.

Come Partecipare allo Startup Weekend

Per iscriverti clicca qui ed acquista il biglietto con la  possibilità di usufruire di alcune agevolazioni.
I costi dei biglietti variano a seconda delle categorie: da 39 euro per sviluppatori/designer/non  tecnici e curiosi; il ticket include tutti i pasti (colazione/pranzo/cena) e tutte le bevande dell’intero weekend.

Come raggiungere la manifestazione

Il weekend si svolgerà presso The HUB Bari, al padiglione 129 della Fiera del Levante – Lungomare Starita – 70123 Bari.

E’ facilmente raggiungibile sia con i mezzi pubblici che con quelli privati e dalla S.S. 16 / Tangenziale  di Bari uscita Via Napoli.
Maggiori informazioni sul sito dello Startup Weekend

5 ragioni per cui dovreste attivare una social media customer service

La nostra società oggi si basa su ritmi frenetici, orari di lavoro sempre più lunghi e pochi momenti liberi durante la giornata. Figurarsi se in quei piccoli stralci di libertà qualcuno ha voglia di armarsi di telefono e chiamare la compagnia telefonica, lamentandosi per un disservizio o semplicemente per richiedere un’informazione.

Quei giorni sono finiti. Oggi, grazie ad uno smartphone e ad una connessione dati, basta un secondo per comunicare al mondo intero (o semplicemente alla nostra rete di conoscenze) che quel prodotto è orribile o che quella data azienda è tremenda.

Insomma, le possibilità che qualcuno parli male del vostro brand sono molto maggiori oggi rispetto al passato, oltre ad essere aumentati anche i canali attraverso cui questa pubblicità negativa può essere veicolata.

Appare quindi fondamentale, per un brand che voglia imporsi sul mercato e rendere felici e soddisfatti i suoi clienti, attivare non solo un servizio clienti eccellente, ma anche adeguato ai moderni canali di comunicazione utilizzati dai consumatori stessi.

Ad oggi, grazie ai dati offerti da Simply Measured, solo il 30% dei brand con profili attivi su Twitter hanno attivato un servizio clienti social, con tempi medi di risposta brevi (5 ore) solo nel 10% dei casi.

Attivare un efficiente servizio di social media customer service è fondamentale, e di seguito ci sono le 5 ragioni principali per cui un brand ne ha assoluto bisogno:

Aumenta la soddisfazione dei clienti

Da sempre, mettere il cliente al centro dell’attenzione è considerata una carta assolutamente vincente per un’azienda. Anche sui social media, stabilire un dialogo costante con i propri clienti è fondamentale, soprattutto se questo dialogo porta loro un’utilità immediata e tangibile (la risoluzione di un problema o di un disservizio).

Con questo tipo di comunicazione bidirezionale, i clienti saranno più propensi a condividere con altri la loro esperienza, generando quindi un passaparola positivo per il vostro brand che darà i suoi frutti in termini di fatturato e miglioramento dell’immagine aziendale.

Aumentano i ricavi

Il citato aumento del fatturato non è stato casuale. Quando un cliente è soddisfatto e trova risposta alle sue esigenze da un’efficace social media customer service, è disposto a spendere tra il 20 e il 40% in più rispetto ai clienti delle aziende non attive su quel fronte.

Un’interazione di qualità, infatti, è uno strumento di differenziazione potentissimo per un’azienda orientata al cliente, ed è capace di generare un fortissimo vantaggio competitivo nei confronti dei competitor.

Migliora l’economicità della customer service

Offrire una social media customer service ha un impatto economico positivo sull’intero servizio di assistenza al cliente offerto dall’azienda. La social media customer service, infatti, ha un costo complessivo molto inferiore rispetto al classico servizio telefonico, non solo per il numero di persone addette, ma anche per i costi fissi di struttura che vengono abbattuti (qui l’infografica completa da cui è estratta l’immagine in basso).

Inoltre, anche in termini di efficienza, la social media customer service è in grado di gestire un numero di interazioni molto superiore rispetto all’operatore telefonico (che è limitato ad una sola interazione per volta).

Tenendo conto che ormai la maggior parte dei consumatori è presente sui social media, si potrà facilmente veicolare la maggior parte della customer service aziendale sul piano social con un guadagno immediato in termini economici ma anche d’immagine.

Protegge la brand reputation

Nel recente passato abbiamo avuto modo di verificare che la principale causa di crisi sui social media per un brand sono state generate da esperienze negative riportate dai clienti.

Essere presenti costantemente nelle conversazioni on line legate al brand permetterà un monitoraggio costante di ciò di cui si discute, permettendovi di intervenire in tempo e di “contenere” potenziali disastri che potrebbero compromettere la vostra reputazione.

Crea nuove opportunità di business

A differenza dei canali tradizionali, i social media consentono di creare numerosi contatti con utenti dei quali è semplice conoscere gusti ed esigenze.

Le possibilità di influenzare le decisioni d’acquisto, i bisogni o semplicemente di intercettarne di latenti non ancora soddisfatti, attraverso i social media crescono notevolmente.

Una presenza costante nei dialoghi degli utenti e dei consumatori, attuali o potenziali, consente di evolvere il concetto della classica “attività” sui social media in “proattività”, cioè nell’influenzare le conversazioni o traendo dalle stesse idee che sui canali tradizionali sarebbero potute passare inosservate.

Hubview: il primo osservatorio italiano su Instagram

Instagram come non lo avete mai visto: questa è la promessa di Hubview, il primo osservatorio italiano sui social media meno mainstream, ma in forte crescita, come Instagram.

Hubview seleziona informazioni e contenuti per condividerli, costantemente aggiornati, insieme a statistiche, numeri e notizie rilevanti,  applicazioni commerciali  o App da integrarvi: il criterio di scelta è squisitamente valoriale, per mettere in evidenza persone e brand che si esprimono con più creatività, originalità e senso estetico. Tutto ciò fa di Hubview una fonte di ispirazione per operatori del settore e  brand interessati a rimanere aggiornati  sugli ultimi trend sui social.

“Uno strumento perfezionabile e che evolverà presto con Tumblr, Vine, Eetzy… seguendo le tendenze e i feedback che ci arriveranno dalla rete” assicura Pietro Bonada, Presidente Hub09, storica social agency torinese e da sempre osservatorio di tendenze e tecnologie.

Anche la community Instgramers Italia appoggia e condivide questa idea innovativa, secondo la founder & president Ilaria Barbotti  Instagramers Italia “è un bellissimo progetto nato in Italia che monitora e analizza i topic di Instagram” ed aggiunge che la community è pronta a fornire spunti e consigli inerenti alle dinamiche interne di Instagram.

Dal punto di vista del look & feel, il portale Hubview è caratterizzato da un design minimal e pulito, con una grafica “a blocchi” che si ispira a quella utilizzata da Instagram e Pinterest, per valorizzare ogni singolo elemento e foto, in modo da catalizzare su di essi l’attenzione del visitatore. Un esperienza positiva anche dal punto di vista visivo, insomma.

Non ci resta che attendere i prossimi sviluppi di questo interessante progetto, e se avete ispirazioni, consigli, critiche o suggerimenti, Hubview sarà felice di accoglierli.

Instabank: usa Facebook e Foursquare per saldare i conti con gli amici

La maggior parte delle principali banche hanno già lanciato le proprie applicazioni per smartphone per offrire ai clienti un accesso semplice ai loro conti.
Dalla Russia arriva un servizio che utilizza i dati di Facebook e Foursquare per rendere le transazioni più social e più virali.
Basta scaricare una app per iOS ed il vostro profilo viene associato ad una MasterCard virtuale, che può essere caricata e usata per effettuare transazioni online.
Collegando i loro account di Facebook, gli utenti possono inviare denaro direttamente agli amici, scegliendo destinatario e importo.

Si può anche inviare un messaggio o un immagine insieme al pagamento per far loro sapere in modo originale la causale di questa transazione.
L’applicazione consente inoltre agli utenti di raccogliere le quote da parte degli amici per un regalo comune oppure pagare un conto suddiviso tra tutti i partecipanti.
Tutte le attività finanziarie possono essere visualizzate in forma di infografica per fornire ai clienti statistiche utili sui loro redditi e spese relative, e grazie all’integrazione con Foursquare sarà possibile effettuare pagamenti in modalità wireless presso attività commerciali convenzionate.

Ma qual è il team che c’è dietro Instabank?

Roman Potemkin, Dmitry Feofanov e Valentin Kravtsov si portano in dote una ricca esperienza per un tipo di progetto del genere.
Kravtsov ha lavorato come ingegnere del software di Google e presso Haifa Research Lab di IBM.
Potemkin e Feofanov hanno avuto esperienze di lavoro con banche del calibro di Banca TCS, Home Credit Bank, UniCredit Bank e Nomos Bank.
Instabank ha già chiuso un round di investimenti con Life.SREDA, il fondo di venture capital del Financial Group Life (che rappresenta ben otto banche russe).

Sia chiaro, Instabank non è un sostituto delle banche tradizionali e per conquistare una fetta rilevante del mercato mondiale dovrà superare enormi potenziali problemi legati alla privacy e problemi di sicurezza sia percepita che reale.
Lo shopping online è in piena espansione e gli analisti prevedono che entro il 2016 sul pianeta ci saranno più smartphone che persone, ma queste stesse persone saranno clienti disponibili a fidarsi di un marchio bancario che non fa parte dell’establishment consolidato a cui tutti quanti ci affidiamo tutti i giorni?

Facebook: ecco perché il nostro cervello adora i like

Facebook: ecco perché il nostro cervello adora i like

Facebook: ecco perché il nostro cervello adora i like

Da dove deriva quella piccola scossa che si ha quando qualcuno clicca “Mi piace” sotto la tua fotografia o tesse le tue lodi su Facebook? Ce lo spiega una ricerca condotta da Dar Meshi, ricercatore post doc dell’Università di Berlino. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Frontiers in Human Neuroscience.

Quando riceviamo un like o un commento positivo su Facebook, il centro della ricompensa del cervello si attiva: in questi casi riceve un impulso e rilascia sensazioni di soddisfazione. Questa reazione può rivelare quanto tempo ed energia in media si investono sul noto social network.

I feedback positivi producono sensazioni di benessere

In questo studio sul legame tra social media e la visualizzazione delle attività del cervello, gli scienziati diretti da Dar Meshi, hanno analizzato i cervelli di 31 utenti Facebook monitorati mentre visualizzavano foto di se stessi o di altre persone, che avevano ricevuto commenti positivi. Nello specifico, l’area del cervello denominata “nucleus accumbens“, che dispensa sensazioni di ricompensa derivanti da cibo, sesso, denaro e accettazione sociale, diventava maggiormente attiva in risposta ai complimenti verso se stessi piuttosto che a quelli rivolti ad altre persone. E la sua attivazione era associata a un dispendio di tempo elevato su Facebook.

Facebook: ecco perché il nostro cervello adora i like

Le lusinghe che piacciono al cervello

L’affermazione sociale tende a essere una delle grandi soddisfazioni della vita, sia essa online che offline, per cui non c’è da stupirsi che essere stimati accenda quest’area del cervello. Poche persone sono immuni alle lusinghe, dopo tutto…

Questi risultati ci dicono forse che i “Mi piace” su Facebook creano assuefazione? Gli scienziati sottolineano che tutte le esperienze legate alla dipendenza patologica attivano il nucleus accumbens, ma il solo fatto che questa regione si attivi non è sufficiente a dimostrare un’assuefazione. La ricerca però solleva l’interessante possibilità che le ricompense rilasciate dal cervello possano essere il primo campanello d’allarme verso una forma di dipendenza per alcuni soggetti a rischio.

Facebook: ecco perché il nostro cervello adora i like

A caccia di like!

L’uso di Facebook ha anche un’altra caratteristica in comune con i comportamenti legati alla dipendenza: la ricerca del like e delle sensazioni positive può portare a effettuare azioni ripetitive e compulsive.
Dare la caccia ai commenti si può tradurre in una vera e propria ossessione: sul social network, infatti, ricevere attenzioni, complimenti, likes e LOL, è un evento sporadico.

Un percorso così casuale per ottenere delle sensazioni positive è molto più coinvolgente del ricevere il commento stesso: il cervello adora pregustare le ricompense e se non riesce a trovare una sequenza di azioni da seguire per ottenerle, svilupperà un comportamento ossessivo fino a che non trova il metodo adatto. Se le ricompense sono casuali – come in un gioco d’azzardo – la ricerca può andare avanti freneticamente.

Facebook crea assuefazione?

“La nostra ricerca è solo un piccolo passo nel tentativo di individuare un legame neurobiologico tra dipendenza da social media e attività di compensazione del cervello“, ha dichiarato Meshi. Insomma, che vi sia un potenziale di assuefazione è ancora tutto da dimostrare. E voi, con che frequenza controllate le notifiche su Facebook?

Sbatti l'occhio in prima pagina: con BlinkWashing l'advertising lo comandano le tue palpebre

Quante volte da bambini abbiamo fantasticato sui test biometrici dell’iride, quei sistemi di sicurezza che nei film di fantascienza rendono tutto accessibile con una rapida scansione del nostro occhio?

Oggi non sono poche le tecnologie (anche mobile) che fanno del nostro occhio la password più sicura (scene splatter a parte…), ma ancora non si era visto nulla del genere nel mondo dell’advertising.

Virgin Mobile ha scelto questa tecnologia di eye scanner per la sua nuova campagna BlinkWashing.

Per sponsorizzare i suoi servizi di telefonia mobile, la compagnia americana si è affidata a rehabstudio e Mother New York, agenzia non certo nuova a campagne innovative e sorprendenti.

In una sorta di rivisitazione 2.0 del classico A me gli occhi, il canale YouTube dedicato chiede all’utente di accendere la webcam del suo computer e calibrarla per registrare i movimenti delle palpebre.

Non appena lo scanner avrà registrato i necessari parametri biometrici sarete pronti per assistere allo spot più cyberpunk mai visto finora.

25 video separati ma linkati tra loro vengono scrollati a rotazione al battito delle palpebre dell’utente.

Nei video possiamo assistere alle scene più disparate e surreali, dallo scienziato che addestra un primate a mangiare i pancake alla moglie che seppellisce il marito in giardino, da pinguini e aquile parlanti a strampalati esploratori nella foresta e inquietanti anchorman.

“Quale è il punto? E’ solo una playlist di YouTube con uno strano sistema di skip” verrebbe da dire. Falso. Perché ogni volta che il video cambia, il protagonista riprende a parlare esattamente da dove si era fermato il precedente.

Il messaggio della compagnia telefonica diventa quindi una sorta di catena di Sant’Antonio senza confini spazio-temporali che al solo battito degli occhi cambia interlocutore e location. Blink and you won’t miss it.

Chissà che un domani anche la televisione non adotti questa tecnologia. Lo spot non vi piace? Blink. Il film vi annoia? Blink. Il finale di Breaking Bad non vi è piaciuto? Blink.

Provate a vedere per quanto tempo riuscite a seguire i video prima di sbattere le palpebre. Ma fatte attenzione: questa campagna incubo delle persone afflitte da tic nervosi porta ad elevata dipendenza. Bruce Sterling aveva ragione.

Non crederete ai vostri occhi.