Scopriamo Internet.org: tutti hanno il diritto di essere connessi

Scopriamo Internet.org: perché tutti hanno il diritto di essere connessi

Scopriamo Internet.org: tutti hanno il diritto di essere connessi

Photo Credits: Jim Wilson/The New York Times

Oggi, nel 2013, l’uso di Internet è parte integrante della quotidianità di ognuno di noi.

E’ diventato non solo uno strumento di comunicazione, di abbattimento delle distanze fisiche e temporali, di avvicinamento di culture ma una risorsa che permette di conoscere, accedere ad ogni informazione, dando all’utente la possibilità di essere aggiornato in tempo reale.

Sempre di più ormai, vediamo come il mondo e la nostra cultura si stiano evolvendo in stretto contatto con il mondo 2.0: Internet, i Social Network divengono quindi simboli consapevoli e visibili di una rivoluzione culturale e umana, che si manifesta nelle forme più svariate.

Storico esempio è ciò che è successo in Tunisia e in Egitto nel 2011, divenuto simbolo e possibilità di protesta ed emancipazione. Un Paese che si ribella usando la rete come luogo di visibilità delle relazioni sociali e delle vite, di denuncia contro un governo proibizionista e antiliberale. Rete quindi come specchio di visibilità di una solidarietà sociale, resa attiva in varie parti del mondo.

Oggi però questa risorsa rimane ancora inaccessibile a 2/3 della popolazione mondiale. Come fare quindi per rendere Internet uno strumento raggiungibile da tutti?

Ci pensa come Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, che annuncia la nascita di Internet.org, una partnership globale di leader del settore tecnologico, organizzazioni no profit, comunità locali ed esperti tutti uniti per un’importante causa: rendere Internet di tutti.

Accessibilità, efficienza, modelli di business: questi le tre aree principali in cui i partner di Internet.org vogliono esplorare e rivoluzionare.

«Tutti connessi, ovunque» è lo slogan della campagna, perché «nessuno dovrebbe essere messo in condizioni di scegliere tra accesso a Internet o cibo e medicine; si uniranno le forze per sviluppare soluzioni tecnologiche utili a diminuire il costo del trasferimento dei dati a livello globale e rendere Internet accessibile alle comunità dove ancora non lo è», ha dichiarato Zuckerberg.

Tre sono, in sintesi, i principali obiettivi dei fondatori del progetto che annovera tra questi anche Ericsson, Qualcomm, MediaTek e Opera. Il primo è la realizzazione di strumenti più economici per l’accesso al web, tra cui gli smartphone; il secondo l’efficienza nella trasmissione dei dati; il terzo lo sviluppo di nuovi modelli economici che consentano alle aziende di offrire Internet a costi ridotti nei paesi interessati al progetto.

Il futuro è «l’economia della conoscenza», dichiara Zuckerberg, e sempre «più persone dovrebbero essere in grado di relazionarsi grazie al web». Proprio per questo «tutti hanno il diritto di essere connessi, la stessa possibilità di condividere le proprie opinioni e di esprimersi liberamente».

La domanda un po’ polemica a questo punto nasce spontanea: lodevole iniziativa umanitaria, o grande business?

Il Content Marketing della Gelatina: 6 Cose da Sapere

Foto di Peter Cooper

Digital Marketing significa sempre più Content Marketing. Storytelling, Viral Marketing e Social Media presuppongono tutti una Content Strategy che produca contenuti da diffondere. Di seguito sei lezioni che ho appreso sbagliando e che tu puoi usare per avere successo.

Sono un appassionato di Storia. Per lo stesso motivo per cui tu probabilmente sei un appassionato utente di Facebook: adoro guardare dentro le vite degli altri. Ma quando da questo piacere traiamo insegnamenti, ecco che non si chiama più Passione e diventa Analisi. Cosa può insegnarti un evento accaduto nel 1845 che possa avere valore oggi, nel 2013, all’interno della tua Content Strategy? La risposta è nelle righe che seguono.

Peter Cooper inventa la Gelatina moderna. E non se ne fa nulla.

Ma non possiamo fargliene una colpa. Insomma era già l’uomo più ricco di New York, aveva inventato la prima locomotiva a vapore americana e sarebbe presto stato impegnato a cercare di diventare Presidente degli Stati Uniti d’America. Fu così che la sua invenzione attese circa quarant’anni e finì nelle mani di Pearle Bixby Wait, un carpentiere della provincia con esperienza nel campo della produzione in casa di sciroppi. È lui a rilevare la formula e creare la Jell-O il moderno dolce in scatola a base di gelatina. Siamo nel 1897, il povero Wait ci prova e ci riprova ma la Jell-O non sembra interessare al mercato. Così nel 1899 deve essergli sembrato un buon affare vendere tutto (brand e formula) per $450 a Orator Woodward.

Il Content Marketing fa diventare ricco Woodward

Woodward commercializza Jell-O, ma non riesce a renderlo profittevole. È già un imprenditore di successo e l’acquisto di Jell-O gli permette di proteggere il suo altro prodotto di punta: Grain-O la cui tutela del nome lo spinse appunto ad acquistare Jell-O. Jell-O andava così male che nel 1904 Woodward propose al suo direttore di fabbrica di comprare tutto per $35. Inutile: è un prodotto vecchio di oltre 55 anni, accolto tiepidamente dal mercato. Ma Woodward non demorde e nel 1902 investe nella diffusione di campioni di prodotto e nella distribuzione gratuita di un libro di ricette a base di Jell-O. È una delle prime case history di Content Marketing della storia. Risultato? In quegli anni vengono distribuiti milioni di libri di ricette e la Jell-O diventa il dessert più noto e comprato d’America. Già nel 1902 Jell-O significa per Woodward $ 250.000 di incassi.

6 Lezioni per il vostro Content Marketing

  • Lezione numero 1: La risposta del mercato è importante. Ma sei sicuro che stai ponendo la domanda corretta? Il tuo prodotto può essere accolto in modo tiepido. Questo vuol dire che il mercato non lo richiede. Ma i mercati non sono entità date, bensì storiche: nascono e muoiono. La loro vita è strutturata attorno ai bisogni degli individui. Questi bisogni possono essere espressi dando vita a dinamiche pull, oppure possono essere creati, dando vita a dinamiche push. Queste ultime sono tipiche dei prodotti innovativi: come nel caso dell’iPhone di Apple, il prodotto non segue un bisogno espresso. Se non trovi un mercato puoi sempre crearlo. E lo crei attraverso la creazione del bisogno: l’azione di Content Marketing aiuta a strutturare i bisogni. Nessuno voleva Jell-O prima che Woodward gli spiegasse cos’era attraverso un libro di ricette e gliene facesse venire bisogno.
  • Lezione numero 2: La forza del Content Marketing è l’anticipo dell’Esperienza: non mi fido di ciò che non conosco. È inutile: siamo sul pianeta da 200.000 anni ma continuiamo a ragionare secondo gli istinti di sopravvivenza della savana. Persino nel consumo è così: preferiamo la certezza dell’abitudine. Proviamo cose nuove quando queste sono certe (perché suggerite/utilizzate da chi ci fidiamo) oppure perché la prova non è onerosa. Lo scopo del Content Marketing è proprio questo: anticipare l’esperienza. Le casalinghe americane non volevano comprare un prodotto sullo scaffale. Ma quando si sono ritrovate tra le mani l’azione di Content Marketing dell’azienda (il ricettario) hanno avuto il bisogno di realizzare il dessert per i propri cari. Quindi sono andati a comprare gli ingredienti. L’azienda ha creato mercato partendo non dal prodotto (Jell-O) ma dal concetto noto di Dessert. Al Content Marketing il compito di veicolare il messaggio che Jell-O sarebbe stato il miglior dessert. Gli amici di HubSpot sono molto bravi in questo: guardate come stimolano i bisogni con il loro Content Marketing.
  • Lezione numero 3: Se lo dice l’esperto, è vero: le casalinghe statunitensi nel 1900 non sono le casalinghe del 2013, non sei d’accordo? Verrebbe da dire che il trucchetto di Woodward non sia poi così utile, in un mondo come il nostro dove grazie ad Internet possiamo immediatamente accedere a tutte le informazioni su un prodotto. Ebbene, ti invito a ricrederti. Se come me sei un utente abituale della rete, riceverai circa 200 email al giorno. La maggior parte non la apri neppure: è pubblicità. Eppure è molto probabile che quella stessa pubblicità in una bella busta nella tua casella di posta (fisica) tu la apra. Perché lì in un giorno né ricevi al massimo 3. Ciò in obbedienza alla legge universale dell’attenzione. Troppa informazione equivale a zero informazione, perché la nostra capacità di elaborarla è limitata. Non deve sorprenderti quindi che anche le casalinghe tecnologiche del 2013 siano sensibili al Content Marketing ben fatto. In particolare quello che coinvolge l’esperto: nonostante abbiamo online tutte le informazioni su tutto, non abbiamo il tempo e la capacità di valutarle. Per cui continuiamo ad affidarci al parere dell’esperto. Ancora oggi il contenuto dell’esperto vince. Come nel 1900 quando l’esperto dei dessert di gelatina insegnò alle casalinghe come essere l’invidia delle amiche e la gioia dei familiari con le ricette create apposta di Jell-O.
  • Lezione numero 4: Se lo fanno tutti, lo faccio anch’io: non è solo l’esperto a farmi venire voglia di fare qualcosa. Ma anche chi mi circonda. Anche questo è un meccanismo da savana, sono d’accordo. Ma in tutta onestà neppure io e te ne siamo immuni. La genialità di Woodward fu nel distribuire i ricettari porta a porta. Ciò ebbe tra i vantaggi anche quello di coprire omogeneamente il territorio: se io ho ricevuto il ricettario, anche la mia vicina lo avrà ricevuto. Ecco creato un argomento di conversazione! L’azione di Content Marketing su Jell-O è stata anche un’azione di Buzz Marketing! In cui il buzz seeding è stato fatto proprio attraverso il ricettario.
  • Lezione numero 5: il Content Marketing non è Informazione. È Arte: quotidianamente mi capita di imbattermi in almeno due fraintendimenti sul Content Marketing. Il primo è che il Content Marketing sia informazione. Questo poteva essere vero forse nel 1900, quando un libro di ricette era un’informazione di estremo valore. Oggi siamo in un’epoca definita Information(al) Age, proprio perché di informazioni ne abbiamo tante, troppe. Quindi in obbedienza al principio di scarsità una cosa abbondante ha poco valore. E se il vostro Content Marketing ha poco valore si avvicina allo Spam: invio di contenuti non richiesti. Come fare dunque a mantenere alta l’attenzione sul vostro Content Marketing? Semplice: rendetelo bello, non solo utile. Le confezioni e i ricettari di Jell-O erano illustrati dai migliori illustratori del tempo. Il motivo per cui facciamo la fila per vedere un’anfora di 2.500 anni fa in un museo, mentre non degniamo di uno sguardo l’ultratecnologico e funzionale decanter del vino sulla vostra tavola è proprio questo: l’arte. La bellezza dell’arte è un vantaggio competitivo che difficilmente vi potranno rubare.
  • Lezione numero 6: la forza del Regalo non è il Gratis, ma l’Amore: il secondo fraintendimento comune in cui mi imbatto spesso riguarda il regalare qualcosa. Molte aziende intraprendono questa strada: 3×2, omaggio, prova gratuita. Personalmente non faccio più neppure caso alle offerte del supermercato. Il fraintendimento di molte operazioni (fallite) di Content Marketing sta proprio nel pensare che basti dare qualcosa gratuitamente per raggiungere l’obiettivo. Il Gratis è una leva fortissima, è vero. Ma rischia di essere addirittura controproducente. “Gratuito” diventa spesso “di poco valore” nella mente dei consumatori. Il Content Marketing che funziona non distribuisce cose gratuitamente. Le regala. Dove sta la differenza? Nell’amore. Un regalo è un atto d’amore che si misura nella cura con cui selezioni il regalo stesso per il suo destinatario. Vuol dire “Ti conosco. So di cosa puoi aver bisogno e ho fatto questo per te”. Dare gratuitamente qualcosa vuol dire “Prendi. Se la vuoi è tua. Altrimenti la prenderà qualcun altro, è uguale”. Il ricettario di Jell-O non è finito nelle mani di chiunque. È stato pensato per le casalinghe e consegnato porta per porta direttamente nelle loro mani. Non era gratis. Era un regalo.

Tweet Awards 2013: ecco i finalisti. Votate!

Ci risiamo. Anche quest’anno è arrivato il tanto atteso momento dei Tweet Awards. Per chi non se lo ricordasse

I TweetAwards sono il più grande evento italiano dedicato agli amanti di Twitter e si pongono l’obiettivo di portare nel reale ciò che si è creato nel virtuale; una manifestazione annuale che premia, in maniera scherzosa e ironica, i personaggi italiani più amati dalla community nazionale di Twitter.

Quest’anno i Tweet Awards #TA13 si terranno a Rimini il 21 settembre dalle ore 19 alle 21.30 e anche quest’anno noi ninja saremo media partner dell’evento 😉

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Dopo un’accesa sessione di nomination siamo arrivati alla fase finale con la lista dei finalisti dei #TA13:

Twittero dell’anno 2013
lddio
matteograndi
david_isayblog

Miglior Uomo su Twitter
il_brillante
Luca_Preziosi
Azael

Miglior Donna su Twitter
Itscetty
Sissetta80
LiaCeli

Twittero Rivelazione 2013
cappellanomatto
VujaBoskov
labbufala

Twittero più simpatico 2013
ZziaGenio78
LucaVettraino
tristeMietitore

Miglior Azienda su Twitter 2013
Tre_it
Deezer
Vodafoneit

Miglior Fake/Parodia 2013
Casalegglo
PuffoBrontolone
SoLeoDiCaprio

Miglior Celebrità su Twitter
Fiorello
Justine_Mattera
StanzaSelvaggia

Miglior Giornalista su Twitter
andreavianel
AndreaScanzi
BeppeSevergnini

Miglior account a tema: CUCINA
GialloZafferano
Lagonzi
Cuoriforchetta

Miglior account a tema: BEAUTY/FASHION
StellaStrala
ClioMakeUp
Spora

Miglior account a tema: SPORT
SkySport
SporeSat
ValeYellow46

Miglior account a tema: POLITICA
Civati
NomFup
MatteoRenzi

Miglior account collettivo
Indivanados
LOLingtonPost
Spinozait

Account più innovativo 2013
InMontefalco
ChiamarsiBomber
Emergenza24

Per votare i vostri preferiti avete tempo fino al 11 settembre. Ecco il link per farlo: http://www.tweetawards.it/votazioni/

Se volete anche partecipare iscrivetevi qui, prima che sia sold out 😉 Vi aspettiamo!

Aperte le iscrizioni del Corso Online in Marketing Low Cost per PMI & Startup

In questi anni il mercato si é dimostrato una sfida continua, soprattutto per le piccole-medie imprese e le avventure imprenditoriali più giovani. Eppure, analisti e specialisti ci ripetono che proprio nei momenti di crisi, crescono nuove opportunità per chi sa cavalcare le difficoltà accogliendo il cambiamento.

La filosofia del Marketing Low Cost parte da qui: insegnare a non ridurre i prezzi a fronte di una diminuzione della qualità. Invece di tagliare i costi, diventa prioritario ripensare le azioni quotidiane, allocando in maniera ottimale tutte le risorse disponibili.

Corso Online in Marketing Low Cost per PMI & Startup

Il Ninja Corso Online in Marketing Low Cost per PMI & Startup adotta un modello di business all’avanguardia capace di unire efficienza e grande appeal commerciale con bassi costi di gestione, marketing e comunicazione.

Durante le lezioni verranno fornite competenze, idee e strumenti operativi a basso costo (anche non convenzionali) per promuovere i propri prodotti o servizi: dalla costruzione di un marketing database low cost al ciclo semplificato di fatture e ordini elettronici, dalle soluzioni per la gestione clienti e la mappatura del mercato ad applicazioni mobile business oriented. Da sistemi innovativi di etichettatura e packaging, al sito e-commerce connesso ai principali social media, fino a strategie di co-marketing utili ad abbattere le spese di stampa e distribuzione, arrivando alla definizione di un vero e proprio “kit di comunicazione low cost”.

L’intero percorso verrà supportato dalla presentazione di casi di studio aziendali, nazionali e internazionali.

MARKETING LOW COST PER PMI & STARTUP [online, ottobre 2013]

DESTINATARI
Il Ninja Corso Online in Marketing Low Cost per PMI & Startup si rivolge a tutti i professionisti di piccole e medie imprese, neo-imprenditori e startupper, freelance, responsabili commerciali e vendite, marketer e comunicatori alla ricerca di strumenti immediati, concreti e intuitivi per abbattere costi, evitare sprechi e ottimizzare il proprio ritorno sugli investimenti.

Inoltre, il percorso é adatto a studenti e neolaureati di tutte e facoltà che desiderano avvicinarsi al marketing, seppur con budget limitati.

PROGRAMMA

  • “Del marketing non si butta via nulla”: recuperare e riutilizzare tutto quello che è già presente in azienda
  • Ridurre i costi migliorando la tecnologia, il sistema informativo la comunicazione aziendale
  • I 9 elementi del modello di business low cost
  • Modelli di analisi interna delle competenze e risorse
  • Software, database e sistemi di comunicazione low cost
  • La creazione di un piano di innovazione aziendale
  • Closing rate, conversion rate e ciclo delle vendite
  • Low Cost non vuol dire Low Price: strategie di pricing
  • Il “Kit di Comunicazione Low Cost”
  • E-commerce & Social Media Marketing low cost
  • E-mail marketing e applicazioni low cost
  • Relazioni con i clienti: dal CRM al crowdsourcing
  • Quando il low cost diventa non-convenzionale

Ninja Master | Alessandro Martemucci

Consulente e responsabile marketing e sviluppo web business per Pmi, enti e associazioni. Autore di “Marketing Low Cost“, edito da Hoepli e Ideatore di marketinglowcost.it, dove vige una sola regola: “del marketing non si butta via niente”. Formatore e speaker professionista, coordinatore regionale della delegazione Basilicata dell’AISM Associazione Italiana Marketing.

VANTAGGI DEL CORSO ONLINE

✔ Puoi seguire i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
✔ Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
✔ Question Time in diretta per esporre dubbi e domande e interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Attestato di partecipazione

SCONTO EARLY BOOKING

Entro il 30 settembre: 199 €
Dopo il 30 settembre: 249 €

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA.

App gratuite: come si guadagna con l'advertising?

L’advertising nel mondo mobile può assumere numerose forme, ma sono pochi i criteri fondamentali che regolano l’acquisto e la vendita di spazi pubblicitari sulle app. Per chi vuole promuovere la propria app, gli annunci su altre app non sono soltanto un canale per la promozione in sé, ma possono trasformarsi in download e dunque direttamente in guadagni.

I due criteri più importanti (gli stessi di internet, d’altronde) sono le visualizzazioni e i clic: si paga o si è pagati, in base al numero di volte in cui un banner è visto o in cui viene cliccato.

Negli ultimi anni si è affermato, poi, esclusivamente per il mobile, un terzo criterio, quello dell’acquisto di installazioni: chi acquista l’ads decide di pagare solo per quegli utenti che, una volta cliccato sul banner, installano effettivamente l’applicazione sponsorizzata.

Come funziona?

Vediamo più nello specifico come funziona questo mondo.

Chi decide di pubblicizzare la propria app ha tre modi per farlo: pagando per numero di visualizzazioni (in genere si stabilisce un prezzo ogni 1.000 visualizzazioni), per clic o per installazioni.

E’ importante sottolineare che, indipendentemente dalla scelta che si fa, è sempre l’acquirente a stabilire il prezzo che è disposto a pagare per lo spazio pubblicitario. Il prezzo determinerà il livello di visibilità dell’annuncio e quindi di efficacia della campagna di advertising.

Se il prezzo offerto è alto, il messaggio pubblicitario verrà visualizzato spesso in un breve lasso di tempo; se invece è basso, inferiore all’offerta media del mercato, si corre il rischio che l’annuncio venga visualizzato con una bassa frequenza, poiché le piattaforme di advertising danno la precedenza a chi ha offerto di più.

Le piattaforme del mobile advertising

L’acquisto e la vendita di ads in genere avviene attraverso piattaforme che fungono da intermediari, le più grosse a livello mondiale sono ovviamente quelle due due più grandi competitor nel mondo degli app market: AdMob di Google e iAd di Apple (solo per iPhone). E’ interessante sbirciare tra i casi di successo di AdMob, dove è possibile leggere di aziende sviluppatrici di applicazioni che come Backflip Studios hanno guadagnato 100mila $ al mese in entrate grazie alla pubblicazione di annunci.

Esistono comunque molte altre piattaforme del genere, citiamo qui le più famose: MdotM, InMoby, RevMob, AppCircle, Millennial Media e TapJoy.

Il rapporto con queste società non è esclusivo per chi possiede un banner all’interno della propria applicazione. E’ infatti possibile vendere lo spazio pubblicitario di un singolo banner a più di un intermediario contemporaneamente, così da assicurarsi una maggiore continuità nell’occupazione di questo spazio.

Quanto si guadagna con l’advertising?

Ma ancora, dov’è il guadagno per le app gratuite che hanno come modello di business l’advertising?

E’ chiaro a questo punto che sono tre i fattori che determinano un profitto per queste applicazioni:

– il numero di visualizzazioni/clic;

-il prezzo di vendita degli annunci;

– la continuità con cui essi appaiono.

Non è altrettanto chiaro né prevedibile quale sia l’entità del guadagno. Esperienze dirette in campagne di mobile advertising e dati raccolti attraverso ricerche in rete indicano che mediamente un singolo banner all’interno di un’app con 10.000 visualizzazioni al giorno, produce quotidianamente un profitto tra i 25 e i 32 dollari, che si traduce in un guadagno mensile tra i 750 e i circa 1000 dollari.

E allora, per chi volesse sviluppare un’app gratuita, il cui guadagno si basi sull’advertising, è bene comunque sapere che il primo obiettivo da raggiungere è un alto traffico quotidiano di utenti. Come raggiungere un alto traffico di utenti? Questo ve lo diciamo nel prossimo appuntamento con gli approfondimenti su come guadagnare grazie ad un’app gratuita, seguiteci 😉

Storytelling: i passi fondamentali che (forse) ancora non conosci

Quante volte abbiamo sentito la frase “tutti hanno una storia da raccontare“? Tantissime, forse. A tutti piacciono le storie, anche – e soprattutto, sembrerebbe – agli utenti. L’ultima a lasciarsi conquistare dalla voglia di raccontare è Enel, con il suo progetto #GUERRIERI.

Lo storytelling, ovvero la metodologia basata sulle regole della narrazione, sta diventando uno strumento molto diffuso tra gli addetti ai lavori che vogliono trovare nuovi modi di comunicare con gli utenti. Vediamo i passi fondamentali che (forse) ancora non conosci.

Brainstorming

Riunisci i tuoi creativi, prepara una bella caraffa di caffè, qualche spuntino e fate il punto della situazione. Definire gli obiettivi, cosa si vuole comunicare, il messaggio e la storia che si vuole raccontare. Farsi ispirare dalla vita di tutti i giorni, lasciarsi influenzare da case study di successo e lasciare che il confronto abbia luogo sono le condizioni ideali, le idee verranno da sole.

L’importante poi è fissarle su carta, blocco note o come si vuole così da essere pronti per la fase successiva.

Pianificazione

Anche l’emozione ha bisogno di regole. Sembra un tantino esagerata a leggerla tutta d’un fiato, ma in realtà è vero: la pianificazione nello storytelling è fondamentale. Una volta raccolte le idee è necessario organizzarle e mettere a frutto la risultante della fase creativa.

Descrivere dettagliatamente tutti i passaggi dell’evoluzione della storia che si è scelto di raccontare, i personaggi e le loro caratterizzazioni e, soprattutto, i tempi con cui questa si svolgerà e i mezzi coinvolti sarà utile per seguire tutto il lavoro.

Condivisione

Se non viene condivisa con gli utenti la storia resta fine a sé stessa e nessuno la conoscerà (ovviamente!). Facendo leva sullo step precedente – una buona pianificazione, – raccontare alle persone rispettando tempi e modi sarà facile ed il successo è assicurato.

La chiave per ottenere una storia virale e che faccia presa sulle persone è la costanza, l’intenzione di divertire e di appassionare chi la segue ma, sopratutto, emozionare.

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Ecco perché casi come Real Beauty Sketches di Dove hanno ottenuto milioni di visualizzazioni.

Misurazione

A questo punto il ciclo della narrazione sembra conclusosi. Invece no! E’ arrivato il momento di misurare, cioè capire quanto, effettivamente, la storia ha coinvolto gli utenti e fatto presa sul pubblico che l’ha seguita.

Il flusso creato dallo storytelling, comunque, va seguito dalla prima all’ultima fase, monitorando e classificando ogni azione in modo da rendere più semplice l’analisi e la fase di report.

Perché non abbiamo parlato di funzioni di Propp, eroi ed altro? Vogliamo approfondire il tema, ovvio. Alla prossima! 🙂

National Geographic: camere robot per filmati naturalistici da 30 e lode

National Geographic: camere robot per filmati naturalistici da 30 e lode

National Geographic: camere robot per filmati naturalistici da 30 e lode

Belli i documentari del National Geographic, vero? Col tempo, gli amanti dei documentari naturalistici hanno saputo apprezzare la qualità dei servizi, la profondità con cui sono affrontate le tematiche e, non ultimo, le eccellenti riprese, spesso una spanna sopra la concorrenza.
Negli ultimi anni l’evoluzione della tecnologia ha permesso all’istituto di Washington di utilizzare camere-robot ad altezza animale per produrre filmati ancora più ravvicinati, quindi più intensi ed emozionanti.

“Gli animali odiano essere guardati dall’alto verso il basso” dice Michael Nichols, fotografo che ha passato anni a studiare i leoni in Tanzania. “Non sopportavo di fotografarli così, mi faceva star male. Così abbiamo usato un robot a livello del terreno, un mini tank controllato a distanza”.

Il drone di cui parla è stato creato dalla SuperDroid Robots, con sede in Carolina, specializzata nella creazione di robot per il disinnesco delle bombe. Contemporaneamente, il drone MikroKopter, costruito in Germania, scattava foto dal cielo, per avere un quadro completo della scena senza l’utilizzo di elicotteri; intanto Nichols con un collaboratore stazionavano in una Land Rover nelle vicinanze.

Non sono mancati i tentativi infruttuosi e i fallimenti – come aver scambiato una pila di rocce per un branco di zebre -, ma alla fine i risultati sono stati incoraggianti. I leoni sono apparsi dapprima un po’ spaventati, poi divertiti, infine, dopo pochi altri esperimenti, tranquilli tanto da dormire insieme ai droni. In ogni caso, il robot non è mai stato percepito come una reale minaccia.

I droni, inoltre, abbassano sensibilmente il rischio di infortuni per fotografi e cameramen: nel caso di un attacco, un conto è perdere un attrezzo meccanico, un altro è perdere la gamba…

Insomma, i robot hanno permesso di ottenere informazioni preziose senza mettere a repentaglio la sicurezza umana e senza disturbare eccessivamente gli animali. Come dice giustamente Kathy Moran, photo editor dell’istituto: “Il nostro obiettivo era sfatare i miti a proposito dei leoni, mostrare come i leoni vivono e cosa significa per la gente vivere con i leoni”.

#nofilterjustrayban: la campagna Ray-Ban che unisce ambient e social media

Per il lancio della nuova linea di occhiali da sole con lenti colorate polarizzate il celebre brand Ray-Ban si è affidato all’agenzia DDB Brussels che ha ideato una campagna pubblicitaria che unisce il mondo online e quello offline.

Per farlo si è deciso di utilizzare in maniera nuova la tecnica del tryvertising – evoluzione del tradizionale sampling – non semplicemente offrendo ai clienti la possibilità di avere il prodotto in omaggio ma entrando nel loro spazio quotidiano, comunicativo e sensoriale.

Come? “Riprogettando” i tram delle principali città del Belgio e in particolare decorandone i tradizionali vetri-finestra, di solito trasparenti o fumé, con repliche reali dei nuovi colori Ray-Ban. I mezzi di trasporto sono dunque diventati i “Ray-Ban Test-Drive Trams” che hanno permesso ai viaggiatori di guardare la città da un nuovo e coloratissimo punto di vista.

All’interno dei tram coinvolti nella campagna alcuni tradizionali annunci invitavano poi i viaggiatori a scattare foto e condividerle online senza filtri con l’hashtag  #nofilterjustrayban(clicca qui per vedere tutte le interazioni in tempo reale).

Ninja della comunicazione all’ascolto, cosa ne pensate di questa campagna?

 

Credits:
Agency: DDB Brussels
Client: Ray-Ban Belgium (Luxottica Group)
Marketing Manager: Dagmar Sleuwaegen
Agency: DDB Brussels
Creative Director: Peter Ampe
Creation: Gertjan De Smet, Anthony Lamont
Account Manager: Gertjan De Smet
Strategic planner: Maarten Van Daele
Head of Digital: Geert Desager
Online producer: Simon De Pauw, Sevenedge
Experience Architect: Maarten Breda
Graphic Designer: Arnaud Hemroulle
Production company: Lijncom, JCDecaux, Clear Channel
Photographer: Mary-Ann Koninckx, Yannick Tielemans
Media: website, transit, social media

Presentarsi in modo vincente, i consigli per fare colpo

Qualunque sia il tipo di evento al quale devi intervenire, una conferenza, un evento di networking, un meeting di lavoro, ricorda che i primi secondi sono essenziali per presentare se stessi, catturare l’attenzione e rendere interessante il messaggio che vuoi comunicare.

Per questo è necessario dedicare una particolare cura all’introduzione dell’argomento.
Molti imprenditori puntano tutto su un orecchiabileelevator pitch che, nel tentativo di risultare interessante, può non trasmettere con forza il messaggio che si vuole comunicare.

E’ quindi assolutamente necessario riuscire ad ottenere una ottima prima impressione in grado di colpire l’ascoltatore, senza però sembrare “finto”, con uno slogan costruito e artefatto.

Il consiglio è quindi abbandonare la costruzione e la strategia dell’elevator pitch per comunicare meglio avvalendosi degli strumenti di base e dei principi fondamentali della comunicazione. L’elevator pitch non è mai stato, probabilmente, il modo migliore per iniziare una esposizione.
Ecco alcuni consigli per calamitare l’attenzione già dall’introduzione.

1) Rilassati e focalizza gli obiettivi

Non c’è nulla di sbagliato nel cercare di impressionare il pubblico, in modo da conquistare nuove partnership e nuovi clienti, ma è importante usare le giuste strategie con tranquillità. Se giri per la stanza lasciando cadere biglietti da visita, difficilmente otterrai un grande impatto. E’ decisamente più importante concentrarsi sulle relazioni da costruire, su rapporti che possano essere produttivi e finalizzati alla vendita. Inutile, dunque, sparare nel mucchio sperando di pescare qualcosa.
Suggerimento: Cerca di procurati in anticipo una lista degli invitati all’evento a cui devi partecipare. In questo modo sarà semplice organizzare i propri sforzi e le strategie adatte in relazione alle persone che si desidera incontrare e coinvolgere.

2) Parlare di meno, ascoltare di più

A volte, quando si inizia un discorso per presentare se stessi, si può essere un po’ nervosi, incespicando con le parole, balbettando.

In questo modo si trasmette una sensazione di incertezza e insicurezza che non agevola affatto la presentazione del proprio “personal branding”.
Punta sulla semplicità: è decisamente meglio che siano altri a porre delle domande a cui possiamo rispondere in maniera diretta, senza confusioni e incertezze. Devi valorizzare i fatti: “lavoro nel settore immobiliare” – “sono un web designer” – “mi occupo di digital marketing”.

Suggerimento: prenditi una pausa e aspetta che siano altri a farti delle domande alle quali dare giuste e concrete risposte. E’ una conversazione, non un monologo!

3) Stimola curiosità in chi ti ascolta

Mentre si è concentrati sulla esposizione di un progetto, si corre il rischio di dimenticare che non siamo gli unici operatori in quel mercato. Assolutamente necessario è essere pronti a rispondere alle domande che seguono la nostra esposizione, circa le nostre competenze o la nostra attività. Il tuo modo di comunicare deve stimolare questa interazione stuzzicando la curiosità di chi ti ascolta.

Suggerimento: Fornisci i giusti input iniziali al tuo pubblico, frammenti di informazione chi spingano a saperne di più su chi sei, quello che fai e in che modo lo fai.

Per ottenere questo risultato, devi essere agevolmente in grado di rispondere a queste domande:

Quale effettivo vantaggio fornisci ai tuoi clienti?

In che modo incide il tuo operato sul prodotto o settore di cui ti occupi?

Cosa cambia nell’azienda che si è affidata ai tuoi servizi e prodotti?

Qual è la tua mission? Che messaggio vuoi comunicare attraverso il tuo lavoro?

Questo modo di dialogare è decisamente più colloquiale rispetto al tradizionale e striminzito elevator pitch. Inoltre ha il vantaggio indiscutibile di trasmettere alcune informazioni importanti sulla tua attività, cioè:

Quello che fai

Chi sono i tuoi clienti

Quali risultati possono raggiungere i tuoi clienti grazie al tuo lavoro

Quando ci si sente sicuri dell’efficacia della propria presentazione personale, è più facile concentrarsi sulla costruzione di rapporti e partnership in totale tranquillità.

 

Dall’articolo di  DENISE MOONEY

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Personal Branding: raccontarsi online, i consigli di Luigi Centenaro

Come vi ho già anticipato nel post introduttivo, a settembre Ninja Academy vi porterà alla scoperta del Personal Branding & Public Speaking, attraverso un percorso formativo di due giorni per imparare a comunicare voi stessi, la vostra azienda ed il vostro brand nei contesti live e sulle piattaforme social.  Il tutto corredato dai piacevoli “effetti collaterali” propri dei corsi in aula: la possibilità di interagire face-to-face con il docente e con gli altri partecipanti, la convialità dei momenti di break, e, una bella novità, la vista mozzafiato su Milano che godrete dalla nostra nuova sede, all’undicesimo piano di Blend Tower (a due passi dalla Stazione Centrale). Quindi, save the date and don’t miss it: vi aspettiamo il 26 e 27 settembre.

Attraverso le due giornate full immersion del Corso in Aula in Personal Branding & Public Speaking, insieme ai nostri docenti Luigi Centenaro [Personal Branding Strategist e fondatore di personalbranding.it]ed Alberto Castelvecchi [linguista, editore e già Public Speaking Trainer presso LUISS Business School], capiremo come realizzare il brand personale sulle piattaforme web, e come esprimerlo al meglio dal vivo negli eventi live. 

Per capire più a fondo come implementare una brillante strategia di personal branding, mi sono confrontata con Luigi Centenaro, docente della prima giornata di corso. Lascio a voi il piacere di leggere la nostra intervista, ricordandovi che lo sconto EARLY BOOKING è valido fino a Lunedì 16 settembre. 😉

Ciao Luigi! I nostri Ninja sono curiosi di scoprire le tematiche che presenterai nella tua lezione di Personal Branding: cosa dovranno aspettarsi?

Il mio desiderio è riuscire ad avviare in loro un processo di cambiamento, che li porti ad ottenere sia dei risultati concreti, sia nuove convinzioni e nozioni innovative. In termini pratici, presenterò vari argomenti, dai modi efficaci per differenziarsi, al descriversi bene e scegliere le tattiche giuste per rendersi visibili.

Potresti darci qualche chicca sulle case study che analizzerai?

Case history ne vedremo parecchie. Alcuni nuovi e alcuni che avete già curato sul blog di Ninja Marketing: su tutti io offrirò il mio punto di vista personale. Ma il case study principale, il vero protagonista del corso è ciascuno studente! Perché il personal branding nell’era di internet riguarda l’autenticità e io credo fermamente nel seguente concetto: “quello che ti rende unico è il segreto del tuo successo”.

“Tu sei quello che Google dice di te”. Quant’è vera questa affermazione nel contesto del web 2.0?

Per qualsiasi professionista, impiegato o manager è fondamentale avere una pagina su Google con dei risultati rilevanti, ma non sempre è possibile. Mi riferisco, banalmente, ai casi di omonimia. Pensa ad un povero Giuseppe Rossi che non fa il calciatore. Anzi, pensa ad un giovane emergente Giuseppe Rossi che fa proprio il calciatore!

Tempo fa dicevo spesso: “Sei bravo solo se lo dice Google”, ma la vera novità degli ultimi mesi è che ormai “Sei bravo solo se lo dice Google+”. Parleremo, infatti, anche della nuova tendenza per cui ciascuno di noi è il vero protagonista del marketing del futuro e delle relative opportunità che ciò offre per proporsi sul mercato.

Come integrare il personal branding online ai contesti offline?

Un Brand va coltivato e fatto conoscere e molte aziende lo sanno bene. Ma la visibilità è importante anche per le persone. Internet offre grandi opportunità per ottenerla, ma non sempre c’è il il tempo per farlo. Una soluzione può essere quella di integrare sempre di più i momenti della propria vita professionale (e non solo) facendoli vivere anche online, con i social media. Del resto, è molto più facile esprimere un gusto e una personalità pubblicando le proprie foto su Intagram che nel proprio album privato.

Credi sia ancora necessario avere un curriculum vitae tradizionale?

È necessario quando te lo chiedono. Di solito, però, la sua utilità termina qui. A meno che non lavori nelle risorse umane… 😉

 

ENTRO IL 16 SETTEMBRE

Knowledge for Change.
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