Scopriamo TwistBook, l'E-Reader che sembra un libro

Scopriamo TwistBook, l'E-Reader che sembra un libro

TwistBook, l'eReader che sembra un libro

TwistBook è un E-Reader pensato per chi vuole ritrovare nel dispositivo di lettura elettronico la forma-libro. Ideato dal designer Fabrice Dubuy, TwistBook è costituito da due schermi eInk uniti da una rilegatura flessibile che permette di “chiuderlo” e di riporlo comodamente in borsa.

Inoltre, fatto non secondario, le cover interne ed esterne del dispositivo possono essere personalizzate dall’utente. In attesa di valutare l’esperienza di lettura su questo nuovo E-Reader, possiamo apprezzare l’idea.

Scopriamo TwistBook, l'E-Reader che sembra un libro

Chissà che TwistBook, con il suo aspetto così simile a un libro, non rappresenti un buon viatico per convincere anche gli inguaribili romantici innamorati del cartaceo. Mi rivolgo proprio a voi, amanti della carta: pensateci, potreste avere un’intera libreria in borsa e allo stesso tempo non rinunciare alla sensazione di avere un libro in mano. Non male, vero?

Attendiamo le vostre impressioni. Forza con i commenti!

9 preziosi consigli per fare marketing low cost o gratis


Avrete sicuramente notato in televisione il prolificare di spot riguardanti quelle che tutti credevano fossero poco più che startup agli esordi ma che a quanto pare riescono a permettersi passaggi anche abbastanza frequenti sul piccolo schermo.

Fenomeni come quello di Candy Crush Saga o Trivago sono casi isolati, per molti è impensabile l’idea di spendere così tanto per promuoversi. A loro sono dedicati questi 9 consigli su come fare marketing low cost, basati sulle esperienze di altrettanti giovani e promettenti imprenditori appartenenti allo Young Entrepreneur Council.

1 ) Puntare sui contenuti

I potenziali clienti possono trovarci grazie ai motori di ricerca, ma in assenza di buoni contenuti è difficile creare un interesse tale da fidelizzzare il cliente.

Secondo Bhavin Parikh CEO di Magoosh Test Prep una caratteristica fondamentale dei contenuti è che sono “sempreverdi”, un articolo può generare traffico anche a distanza di anni.

2 ) Networking

“Il networking è considerato a volte inutile, ma la rete mi ha dato il successo che ho oggi.”

Darrah Brustein fondatrice di Finance Whiz Kids invece, ci consiglia di puntare molto sul Networking. Eventi e conferenze , l’utilizzo LinkedIn per fare rete o riprendere il contatto con vecchi amici e colleghi, possono rivelarsi ottime occasioni per trovare nuovi clienti e stringere alleanze strategiche di business.

3 ) Biglietti da visita

I biglietti da visita sono spesso trascurati, soprattutto nel mondo tecnologico in cui molti stanno spingendo per passare al digitale. Ma il buon vecchio bigliettino ha sempre il suo fascino, e non solo.
Il CEO di Sparkhouse, Torrey Tayenak ha detto che grazie ai biglietti da visita ha ottenuto più risultati, la sua unica raccomandazione è quella di non pensare solo al risparmio.

4 ) Social Media

“La tecnica di marketing più efficace che ho usato è social media” , Kyle Clayton , fondatore di Jackrabbit Janitorial . Quindi via libera a Facebook, Twitter , LinkedIn: l’interazione con i clienti, la possibilità di fornire informazioni sulla propria azienda, non necessariamente focalizzandosi sulla vendita, permettono di trasmettere la vostra passione al cliente, che in caso di bisogno si rivolgerà a voi.

5 ) Inserire la propria mission nelle mail

Jordan Fliegel, fondatore e CEO di CoachUp, Inc ha fatto in modo che ogni mail spedita per conto della sua azienda contenga la mission aziendale all’interno della firma, un piccolo accorgimento che non costa nulla ma aiuta a dare visibilità al marchio.

6 ) “Chiamate a freddo”

“Ogni volta che mi viene chiesto come dare la spinta iniziale, torno sempre al mio testato e affermato metodo: prendere il telefono e chiamare le persone. Se si dispone di un grande prodotto, si deve prendere il telefono e chiamare tutti provando a venderlo. Dopo aver venduto abbastanza prodotto, si richiama per vedere come va e se hanno degli amici interessati.”

Liam Martin, co-fondatore di Staff.com

7 ) Sfruttare gli influencer

Piuttosto che tentare di stabilire una connessione generale con centinaia o migliaia di persone, è più rapido ed economico cercare di connettersi con le persone chiave che hanno influenza nel settore che ci interessa, gli influencer.

Jared Christopherson, CIO di Yellowhammer

8 ) Blog degli ospiti

Elizabeth Saunders, Founder & CEO at Real Life E ha scoperto che il ricorso al guest post può portare notevoli vantaggi: il blog guadagna con interventi di ottima qualità e l’azienda ottiene visibilità. Secondo ELizabeth, questo è il miglior mezzo per raccogliere iscrizioni alla newsletter, per vendere libri e trovare nuovi clienti.

 

 

9 ) Email marketing

Le persone leggono le loro mail. Per questo la prima cosa che Brett Farmiloe (Digital Marketing Auditor presso Markitor un’agenzia specializzata in marketing digitale) consiglia è quella di impostare una strategia di email marketing. Molte aziende offrono gratis piani che permettono di inviare fino a 12.000 mail al mese.

Nike ricama un intero gigantesco billboard [VIDEO]

Nike ricama un intero gigantesco billboard

Nike ha recentemente lanciato sul mercato il suo ultimo modello di scarpe da running, le Nike Free Flyknit, il cui punto di forza sarebbe quello di presentarsi come una vera seconda pelle grazie alla sua struttura lavorata a maglia. Per rendere ancora più efficace e chiaro l’innovativo processo di produzione, Nike ha deciso di ricamare un intero billboard e realizzare, sotto gli occhi dei passanti, una delle sue scarpe in versione gigantografica.

“Live Knitting” è stato realizzato in collaborazione con Wieden+Kennedy in una delle vie più trafficate di Shanghai.

Usando strisce adesive verde fosforescente, tre operai hanno letteralmente cucito la scarpa addosso al piede stampato sul billboard. L’originale ambient è poi diventato anche un timelapse video, che potete trovare di seguito.

Amstel, il distributore ti dà una birra in cambio di…niente [VIDEO]

Amstel, il distributore ti dà una birra in cambio di...niente [VIDEO]

Negli ultimi anni di iniziative di ambient marketing che utilizzano distributori automatici ne abbiamo visto tantissime: c’era il distributore di Coca Cola che donava bibite in omaggio per un abbraccio, quello di Pepsi che faceva lo stesso per un “Mi Piace”, la vending machine di Douwe Egberts che ti offriva un caffè vedendoti sbadigliare. E ora c’è il distributore di Amstel, che ti regala una birra, se non fai proprio nulla.

Il concetto è semplice: il regalo che il brand di birra vuole fare ai consumatori è una pausa dal tran tran quotidiano, quel break che associamo al piacere di berci una birra fresca con gli amici. Ecco perché il distributore “Amstel Pause” non ti chiede altro che rimanere fermo davanti a lui per 3 minuti.

7 storie di branding da New York

New York New York. La città che non dorme mai. The Big Apple, I love NY. La città più comunicativa al mondo racchiude brand poco conosciuti, originali, divertenti, pionieri. Brand, servizi ed esperienze che raccontano mercati e desideri a volte a noi vicini, a volte a noi lontani. Questi brand li ho provati sulla mia pelle.

Baked by Melissa – 784 Lexington Avenue & 61st Street

In Italia oggi è cupcake mania. Peccato che, un po’ come il bullismo che ci sembra nato ieri su Youtube, le cupcake esistano nel resto del mondo da più di 25 anni. Melissa Ben-Ishay, dopo aver abbandonato una carriera in pubblicità, ha pensato di introdurre un’innovazione: facciamo cupcake più piccole. A forma di un boccone perfetto. E aggiungiamoci il mio nome, quanto basta per dare quel tocco di umanità in un mercato saturo ed impersonale. Lei è under 30, inizia nel 2009 e oggi esistono 9 punti vendita in città – uno più popolare dell’altro.

Prezzo: 3$ la confezione da 3.

Sleep No More – McKittrick Hotel, 530 West 27th Street

Un’opera teatrale, immersiva ed esperienziale unica al mondo. Ingegnata dalla compagnia inglese Punchdrunk, quest’esperienza è un gioiello sconosciuto ai più – eppure è sold out ogni sera dal 2011. Gli spettatori sono mascherati alla veneziana, liberi di esplorare 5 piani fatti da oltre 100 stanze. Ma devono farlo in totale silenzio. Ospedali, cimiteri, sale da ballo, camere da letto, antri delle streghe, foreste, ristoranti, manicomi, negozi di caramelle, bar clandestini, sartorie.

Impossibile non perdersi nel dettaglio scenografico: se amate l’idea di trovarvi dentro un film di Lynch, un noir anni 30, in Eyes Wide Shut con al contempo le colonne sonore dei film di Hitchcock, Sleep No More fa per voi. Gli unici a non girare, correre e camminare mascherati sono gli attori, che in 3 ore di esperienza rappresenteranno sotto i vostri occhi scene da Macbeth e da Rebecca la prima moglie. Incuriositi? Sleep No More merita un post ad hoc, presto sulle pagine Ninja.

Prezzo: 80$ 

The Shark Speedboat Tour – Pier 17, South Street Sea Port

Se siete già stati a New York, non vorrete fare le solite cose da turisti. Chi ha tempo per passare 3 ore su un battello della Circle Line? NY Water Taxi ha ideato un servizio tanto veloce quanto divertente, che in 20 minuti andata e ritorno vi consente di fare un saluto ai piedi della Statua della Libertà. Pensato proprio per quel segmento di turisti blasé che però si sente in colpa se “vado a New York e non la vedo neanche la statua?”

Una volta a bordo del motoscafo a forma di squalo kitsch, preparatevi per un giro di sbattimento sulle onde ed una dose di informazioni turistiche consegnate a voi in modalità fast food. Lo speaker vi reciterà i discorsi di rito sulla skyline, sul ponte di Brooklyn, su Ellis Island, sulle relazioni internazionali USA-Francia, costringendovi a girarvi a destra ed a sinistra con la stessa velocità di uno spettatore di Wimbledon. Ad ogni pausa, lo speaker non esiterà a visitare il ponte della nave con pistole ad acqua sempre più giganti e ridicole. Niente da fare, chiunque voi siate e dovunque vi siate seduti, rimetterete piede a terra da fradici. Ma con una foto di libertà in più.

Prezzo: 24$

Henri Bendel – 712 5th Avenue

Henri Bendel è stato il primo rivenditore ad esportare i vestiti Chanel negli Stati Uniti. Oggi, il suo flagship store non può che campeggiare sulla Quinta strada. Ma non si vendono vestiti, solo accessori. Sciarpe, costumi, borse con le tradizionali strisce bianche e marroni, collane, cerchietti a 300$. Il mio consiglio: se siete copywriter in crisi perché avete perso le parole, fatevi un giro nel settore cosmetica al piano terra. Lasciatevi “aggredire” da tutti i venditori, lasciate che provino i prodotti sulla vostra pelle – ma nel frattempo ascoltate quel che hanno da dire, come lo dicono e fatene tesoro ispiratore. Una lezione di soft selling e marketing a costo zero.

Renaissance Faire – Sterling Forest, Tuxedo Park, NY

 

Il popolo americano, si sa, non brilla sulla storia. Non ne hanno molta, forse è per questo che compensano in patriottismo. Eppure, ogni estate, nel bel mezzo della foresta di Sterling nei dintorni di New York viene organizzata la cosiddetta Renaissance Faire. Un enorme villaggio medievale (che per gli americani è la stessa cosa del Rinascimento, fate un po’ voi) con laghi, ponti, osterie, negozi, cartomanti, scacchi viventi. Coscia di tacchino come spuntino, tornei di lancia e spada, tiro con l’arco e tiro del pomodoro allo scemo del villaggio. Insomma, un parco a tema in cui la cartapesta ricrea lo stile di vita di principi, cortigiane, fate, elfi, Lannister, guerrieri e Baggins.

Quel che mi ha più stupito è la quantità di persone travestite per l’occasione. Esiste una nicchia di mercato, quella dei rennies, interessati a tutto ciò che è medievale, fiabesco, fantasy. Mi chiedo che tipo di mercato turistico potremmo creare noi, in Italia, con un festival del genere. Noi che il medioevo l’abbiamo creato e vissuto sul nostro suolo. Cosa abbiamo di simile? Monteriggioni Medievale?

Prezzo: 18$ 

Uno de Cincuenta – 135 Prince Street

Ok, non è un brand newyorchese ma spagnolo. Che è presente anche in Italia ma senza avere un’alta awareness, nonostante il posizionamento unico, esclusivo ed originale. Uno de Cincuenta disegna bellissimi gioielli, ma ogni pezzo viene prodotto solo in 50 esemplari. Il negozio nel cuore di SoHo merita una visita.

Ellen’s Stardust Diner – 1650 Broadway

A prima vista sembra il tipico diner americano anni 50. Il problema però è che i camerieri non sono veri camerieri, ma aspiranti stelle dei musical di Broadway. Son bravi a prendere la tua ordinazione, ma subito dopo uno di loro prende anche il microfono ed improvvisa un musical davanti ai tuoi occhi. Una voce più bella dell’altra. Te lo dicono, che non hanno la minima intenzione di restare a lavorare per Ellen.

Vengono da ogni angolo degli Stati Uniti per inseguire un sogno. Se decidi di lasciare una mancia, sappi che verrà equamente divisa tra tutti i camerieri-cantanti per pagarsi i provini e le lezioni di canto. E quando il sogno si avvicina te lo dicono: “Questa settimana abbiamo perso Ryan e Lewis, ora nel cast di Jersey Boys. Ed Emily, in Cinderella“. Entertainment & cause related marketing perfettamente fusi, come fossero chocolate chips & cookies.

vrAse: la realtà virtuale direttamente sul tuo smartphone!

Avrete di recente sentito parlare di Oculus Rift, il visore per la realtà virtuale che ha sbancato su Kickstart e per cui molte case sviluppatrici di software si stanno mettendo in coda.

La realtà virtuale è indubbiamente un trend del momento e a confermarlo, oltre a Oculus Rift, sono anche i rumors che affermano che Sony renderà presto pubblica la sua arma segreta in Realtà Virtuale sull’imminente Play Station 4.

In questa tendenza si inserisce nel mercato anche vrAse, tramite una recente campagna su Kickstarter. Un’idea esuberante quanto divertente, che permette di provare la tecnologia del futuro ad un prezzo entry level. Basta avere un buon smartphone.

Il video vi chiarirà come funziona:

Due lenti proiettano un filmato 3d a canali separati (SBS), ritrasformandolo. Per app e giochi verrà fornita una sdk ai developer per poterli permettere di sviluppare la stessa tecnologia per giochi e app.
Ma la cosa più interessante è che vrAse permette anche applicazioni di Augmented Reality: google glasses formato VR.

Siamo entrati in contatto con Miguel Schiaffino, CEO di vrAse per fargli alcune domande.

Come è nata l’idea di vrAse?

vrAse è nato cercando una strada per eliminare i limiti imposti dalla dimensione degli schermi degli smartphone.

Come funziona?

Basta lanciare i film, le app o i giochi sul proprio smartphone e inserirlo dentro vrAse. E’ la più grande rivoluzione che gli smartphone abbiano mai visto: un case molto speciale consente di utilizzarli in un modo completamente nuovo.

Gli smartphone attuali permettono di guardare film e giocare a games ovunque, attraverso un dispositivo portatile. Il grande problema è rappresentato dal piccolo schermo e dal fatto che le nostre mani sono generalmente occupate a tenere ed utilizzare questo device, questo limita molto l’esperienza dell’utente.

Abbiamo creato vrAse per risolvere questo problema. Il principio da cui siamo partiti è semplice ma estremamente potente: mettere un paio di lenti dallo speciale design davanti al tuo smartphone e ideare una case specifico per contenere entrambi.

In quali situazioni della vita reale può essere usato vrAse?

Puoi guardarci film in 3d, giocare ai videogiochi e app in realtà aumentata. Puoi anche fare streaming di contenuti di altri devices (ad esempio Nvida Shield)

Cosa rende unico vrAse rispetto ai suoi competitor?

Le aziende produttrici di hardware non possono competere con le aziende produttrici di smartphone! Saranno sempre un passo indietro. Per questo è impossibile creare device che permettano di fare quello che fa vrAse: rispetto ad altri prodotti simili, sfrutta il potere computazionale e la sensoristica degli smartphone per riprodurre film, giochi e applicazioni in realtà aumentata.

Una cosa è avere una idea cool, e una cosa completamente differente è conoscere il modo per creare un business di successo su questa idea. Non voglio dire che gli altri prodotti non funzionino o non siano innovativi, dico che vrAse può contare su una base di centinaia di milioni di utenti – quella degli smartphone – e su potenzialità tecnologiche – la virtual reality associata ad augmented reality – in un unico device, che ti permette un utilizzo senza mani.

E’ un prodotto abbordabile a livello di prezzo, totalmente modulare e con un design accattivante.

Perché avete scelto il crowdfounding come forma di finanziamento?

Per far conoscere il prodotto e testare la reazione del pubblico e degli utenti.

Prossimo step?

Essere finanziati!

TechCrunch Italy: il programma e le startup semifinaliste


Nel 2012 Roma ha ospitato la prima edizione italiana degli eventi di TechCrunch, la “Bibbia” dell’informazione tecnologica online a livello mondiale. Dopo i risultati dello scorso anno (1.000 partecipanti, 47 startup selezionate, 53 speaker d’eccezione …) quest’anno l’evento torna il 26 e il 27 settembre, sempre organizzato da Populis e TechCrunch.


Partecipando all’evento (i biglietti sono in vendita su Eventbrite) sarà possibile accedere alla Startup Alley, un’esposizione delle migliori aziende innovative del Paese e partecipare a un fitto calendario di incontri.



Il programma dell’evento è stato annunciato questa settimana, assieme alle 34 startup semifinaliste, vediamoli assieme.

Il programma di TechCrunch Italy 2013

TechCrunch Italy 2013 è dedicato ai temi di maggiore attualità della scena digitale, tra cui Internet of Things, (RE) Design della realtà in tutti i suoi aspetti, contaminazioni web – TV – Cinema, crowdfunding, web e politica.

Il programma prevede due intense giornate in cui si alterneranno nelle sale del MAXXI di Roma, panel, dibattiti, incontro one-to-one, workshop, pitch e keynote di personaggi italiani ed internazionali.

Nella prima giornata, il 26 settembre, sarà presente Francesco Caio, Mr. Agenda Digitale, che parlerà dell’ecosistema delle startup italiano. Il pomeriggio sarà aperto dal keynote dell’investitore israeliano Yossi Vardi, seguito da Renato Soru, co-founder di Tiscali, che presenterà la storia dell’azienda con il keynote: “The Tiscali story: pioneering a sector in Italy”.

Il 27 settembre sarà la volta del keynote di John Underkoffler, founder di Oblong e ideatore dell’interfaccia del film Minority Report, che parlerà del futuro delle interfacce. Interverranno quindi Martin Varsavsky, Founder del Global WiFi Network FON, Giorgio Brenna, Chairman e CEO Italy di Leo Burnett, e molti altri.

Per tutti i dettagli consultate il programma.

Le 24 startup finaliste

Tra le circa 200 candidature pervenute, sono state selezionate 34 finaliste che si contendono i 50.000 euro di premio (di cui 10k in denaro e 40k in visibilità).

Ecco le startup selezionate:

Nei prossimi giorni saranno annunciati gli 8 finalisti. Stay tuned!

Nike Concept Store a Shanghai: nuova vita ai rifiuti

 

Il nuovo Concept Store Nike a Shanghai va ad aggiungersi alla lunga lista di iniziative volte alla sensibilizzazione nei confronti delle tematiche ecologiche.

Costituito interamente di materiale di scarto, questo store sembra un inno alla seconda vita di quello che viene chiamato “spazzatura”, progettato e realizzato da Miniwiz Sustainable Energy Development LTD.

Qualche numero?

2.000 bottiglie riciclate per costruire gli oltre 180 metri di cavi elettrici, le pareti ed il soffitto a pannelli sono costituiti da oltre 50.000 tra CD e DVD usati e i pannelli che li compongono sono rinforzati da un materiale interamente organico derivato dal riso: il Rice Husk Sio2. Se poi si considera che questi pannelli sono stati progettati in modo da ottimizzare la diffusione di suono e luce al fine di un minore fabbisogno energetico, abbiamo una discreta panoramica di quanto “Green” miri a farsi considerare Nike.

Ricordandosi poi che nel 2008 l’endorsement della stella NBA Steve Nash ha lanciato il primo modello di scarpa professionale ecologica, interamente composta di materiali di scarto e confezionata in un packaging riciclabile al 100%, si può affermare che non solo lo store, ma anche alcuni prodotti venduti, sono fatti con la spazzatura. Bene, ci vien da dire!

Non resta che chiedersi quale sarà il prossimo passo di un baffo, o swoosh che dir si voglia, sempre più verde.

 

 

 

 

 

The Hunger Games – Catching Fire: 5 cose da sapere su Capitol Couture

In questi giorni a New York e a Los Angeles sono apparsi manifesti dalla elevate dimensioni di Capital Couture. Non si tratta di un nuovo luxury brand, ma della campagna di marketing di Lions Gate Entertainment organizzata per il lancio del secondo film The Hunger Games: Catching Fire.

La compagnia di intrattenimento canadese ha dato il via ad una serie di annunci inusuali rispetto ai soliti trailer. La campagna Capitol Couture vi permette di entrare dalla porta principale nel  mondo dell’immaginaria Panem, città espressione dell’opulenza e dell’ostentazione dell’alta moda, grazie ai più grandi stilisti esistenti al mondo.

Diamole un’occhiata grazie anche all’aiuto di Adam B. Vary ha pubblicato su Buzz Feed un interessante articolo che analizza l’originalità della campagna..

Capital Couture è un progetto lanciato di fatto nel marzo 2012. Ma in occasione dell’uscita del nuovo film prevista per il 22 novembre, il team della Lions Gate ha deciso di potenziare notevolmente l’ampiezza dei contenuti e la complessità della presentazione dei personaggi e del film. La riprogettazione del sito del film è una delle azioni di marketing transmediale più particolari ed elaborate mai realizzate negli ultimi anni per una pellicola cinematografica.

Ormai il sito virale Capitol Couture tratta davvero bene i suoi fan ed è spesso il responsabile del rilascio di nuove foto dedicate al secondo capitolo tratto dal romanzo di Suzanne Collins.

Ma come giudicare le iniziative di marketing transmediale progettate in occasione dell’uscita del film? Ecco cinque cose che dovreste sapere sulla campagna Capitol Couture:

1. È pensata appositamente per i fan, non per i neofiti.

Per capire la vera potenza di questa campagna di marketing dovete essere già immersi nel mondo dei romanzi di Suzanne Collins e affascinati dal mondo di Panem. Steve Coulson, direttore creativo di Campfire, società di marketing che si è occupata della realizzazione di campagne mirate per Game of Thrones e American Horror Story, sostiene che questa tipologia di campagne sono pensate appositamente per aumentare l’eccitazione dei fan accaniti e dare loro qualcosa per tenere sempre vivo il coinvolgimento del film. Infatti, più i fan sono eccitati per l’uscita del film, maggiore è la possibilità che ne parlino con i propri amici e che inneschino un passaparola di grande rilevanza.

2. La campagna oltrepassa volutamente il confine tra finzione e realtà.

Visitate il sito di Capitol Couture. I principali designer e stilisti del mondo della moda vestono i personaggi di Panem come se esistessero veramente. Alexander McQueen veste l’esuberante escort del dodicesimo distretto Effie Trinket (Elizabeth Banks) e molte delle immagini presenti su Capitol Couture sono tratte dalle vere sfilate di moda. Questa azione un po’ provocatoria suggerisce che l’estrema ricchezza e la frivolezza raccontata nei libri della Collins sono molto più vicine al nostro mondo di quanto possiamo pensare.

3. I designer: dalla vita reale a Capitol

Tutti i designer che hanno lavorato al progetto sono presentati come cittadini di Capitol, proprio come se il mondo reale fosse diventato tutt’uno con Panem. Lo stilista Daniel Vi Le, a soli 21 anni, è stato ingaggiato per entrare a far parte dello staff del progetto tramite una mail. Egli si ritiene molto soddisfatto dell’iniziativa che vede come una grande opportunità per avere visibilità sui social network.

4. I contenuti di Capitol Couture sono elaborati con il tocco professionale di un buon marketer

I profili dei personaggi di The Hunger Games: Catching Fire sono elaborati dall’occhio critico di un esperto di marketing e non sempre con la supervisione del regista o degli sceneggiatori del film. Senza il diretto coinvolgimento del regista Francis Lawrence e degli sceneggiatori Simon Beaufoy e Michael Arndt , tutti questi dettagli mirano a promuovere il film ruotando intorno ai particolari della storia.

5. La campagna ha l’obiettivo di elevare il marchio Hunger Games

Capitol Couture è molto più che un semplice magazine di moda come Vogue , GQ e Vanity Fair. È una piattaforma tramite la quale la comunicazione elaborata dagli esperti di Marketing riescono a coinvolgere gli utenti del web appassionandoli e incuriosendoli riguardo alla serie Hunger Games.

Cari lettori, diteci la vostra opinione su Capitol Couture!

Perché le persone preparano pessime slide?

Alzi la mano chi non si è mai trovato davanti ad una bruttissima presentazione lavorativa o accademica, con altrettante bruttissime slide! Nonostante ci siano tantissimi manuali, articoli e semplici video YouTube che spiegano le regole basilari per creare delle belle slide, ci sono ancora tantissime persone che continuano ad ignorare tutto ciò per dar vita alle più strane creature che occhio umano abbia mai visto.

Ma perché questo tipo di slide così poco accattivante è così popolare? Vediamo di scoprirlo in 6 punti:

1. Brutte slide corrispondono a meno lavoro

Molto spesso, se ci si trova davanti ad un lavoro scomodo, si cerca di fare solo il minimo indispensabile. Questo si traduce nell’uso indiscriminato dei modelli predefiniti di Power Point.

2. Slide che sembrano documenti vengono ritenute più “professionali” parte 1.

La pratica di riempire le slide con una miriade di numeri e grafici elaborati ed illeggibili è dura a morire. Una delle prime regole di buona creazione di una presentazione è proprio la semplicità. I cosiddetti “muri di parole” non sono solo ipotetici. Trovarsi davanti a slide dense di contenuti grammaticali può essere deleterio per la propria presentazione, l’attenzione umana ha pur i suoi limiti.

3. Spesso non si conoscono alternative

Ci sono veramente tanti siti e applicazioni che possono fare un lavoro migliore di Power Point in meno tempo e con meno fatica. Spesso basta andare semplicemente ad un TEDx, o spulciare i video del sito TED, per vedere delle bellissime slide e prendere spunto.

4. Censura

Spesso le slide vengono controllate dai capi o dagli organizzatori degli eventi a cui lo speaker deve partecipare. Tutto ciò può avere come fine quello di amalgamare le presentazioni tra loro e di spersonalizzandole facendole diventare noiose.

5. Paura di apparire diversi.

Quando bisogna realizzare una presentazione per un grande evento, spesso accade che gli speaker preferiscano omologarsi alle presentazioni degli altri per paura di essere giudicati negativamente per il loro “azzardo”.

6. Slide usate come note personali

Forse la peggiore di tutte. Cosa c’è di peggio del sentire lo speaker che ripete parola per parola quello che ha scritto nelle slide? Noia, fastidio e rabbia si mescolano nella mente del pubblico senza che il diretto interessato se ne renda conto, troppo impegnato a ricordarsi cosa deve dire.

Quali sono le vostre esperienze? Qual è la peggior presentazione a cui avete assistito? Io ho avuto molteplici brutte esperienze all’Università, però grazie ad esse sono riuscita a comprendere che il segreto di un’ottima presentazione sono delle belle slide e passione nel trasmettere le proprie idee 🙂