Vespalogy, 70 anni sulle due ruote più amate [VIDEO]

Il primo modello è stato prodotto nel 1943, il brevetto arrivò tre anni dopo. Negli anni, il suo design e il suo marchio sono diventati tra i più famosi al mondo, arrivati perfino nelle esposizioni di musei come il MOMA di New York e motore, è proprio il caso di dirlo, di numerosissimi club di estimatori in tutta Italia e nel mondo. Stiamo parlando di Vespa, la storica due ruota di casa Piaggio.

L’agenzia creativa parigina Nomoon ha deciso di dedicare un’animazione retrospettiva alla celebre Vespa. Dal 1943 al 2014, tutti i modelli che hanno reso grande l’azienda sono riproposti in questa simaptica antologia intitolata “Vespalogy“.

4 modi per sfruttare al meglio i social game su Facebook

Siamo abituati alla continua evoluzione del mondo del marketing e i continui spunti che offre. Nuovi metodi per raggiungere il cliente sono ormai necessari e all’ordine del giorno. Sempre nuove parole si aggiungono a questo particolare vocabolario e una di quelle che sta sempre più facendo tendenza è “gamification“.

Questo trend, che ha creato un business milionario, è diventato sempre più importante per i marketers che, attraverso un particolare utilizzo di giochi, si avvicinano ai consumatori.
Diamo un’occhiata ai 4 metodi migliori per sfruttare i social game su Facebook:

Annunci nelle App

Gli annunci pubblicitari ci raggiungo ormai ovunque e sono arrivati anche nei nostri giochi e nelle nostre app. Uno studio condotto Saatchi & Saatchi e Ipsos OTX Mediac ha rivelato che due giocatori social su cinque preferiscono ricevere informazioni sui nuovi prodotti attraverso questo tipo di comunicazione.

Gamification

Diversi brand hanno iniziato ad aggiungere giochi per promuovere prodotti. Ma non solo i brand stanno prendendo queste particolari iniziative. Rihanna ad esempio ha usato un gioco sul proprio sito attraverso il quale gli utenti avevano la possibilità di sbloccare dei contenuti esclusivi legati all’ultimo album della pop-star.

Carità e responsabilità sociale d’impresa

Il social gaming non è solo un modello di business intelligente. È anche un modo utile per raccogliere fondi per beneficenzaGiochi come FarmVille, ad esempio, sono partnership con enti di beneficenza e non-profit. Zynga,  FarmVille , CityVille e altri social game, hanno recentemente collaborato con Pizza Hut per combattere la fame nel mondo. I social gamer possono acquistare specifici oggetti di gioco per soli 5 ​​€. Questi proventi sono destinati al programma alimentare mondiale . Questi oggetti di gioco, quindi non aiutano solo l’avanzamento dell’utente nel gioco, ma hanno una vera e propria finalità sociale.

Costruire comunità

Gli utenti, attraverso il gioco,  vogliono vivere un’esperienza gratificante. Offrendo questo al cliente, i brand riescono a costruire la fedeltà di marca e allo stesso tempo creare una comunità digitale. Questi giochi, anche se spesso non molto profittevoli, sono molto utili per tenere impegnato l’utente e quindi farlo stare a stretto contatto, e per lungo tempo, con il proprio brand.

E voi cosa ne pensate dei social game? Quali avete provato e che effetto hanno avuto su di voi?

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Anche questa settimana ho selezionato per voi le più interessanti illustrazioni e i più bei fumetti della settimana, trovati a spasso per la rete, in libreria, in fumetteria o nelle mostre in giro per l’Italia e il mondo! Curiosi di saperne di più? Saziate subito la vostra fame d’ispirazione!

Buon appetito, pardon, buona visione!

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Gipi

Gipi, che al momento è preso dalla lavorazione del suo prossimo graphic novel dal titolo provvisorio “Una Storia“, per Coconino Press, ha pubblicato questa settimana sul suo blog questa splendida illustrazione estiva. Mentre aspettiamo di vedere nuove anteprime del nuovo volume tra i post del suo profilo Facebook, non è passato inosservato un video divertente a proposito (solo trenta secondi!).

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Terry Moore

C’è grande attesa per il ritorno in Italia di “Strangers in Paradise“, la serie cult di Terry Moore, in una “perfect edition” per l’anniversario dei vent’anni dalla nascita. Il primo volume (di sei) in uscita a settembre, in libreria e fumetteria per Bao Publishing.

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Akab

Anticipazione della prossima pubblicazione di AKAb questa affascinante copertina del suo lavoro, in uscita a ottobre 2013 per Logos Edizioni, dal titolo “Monarch“. Scrive l’autore: «Monarch è un libro doppio. palindromo. con due versi di lettura. due punti di vista opposti e complementari. 30 metodi per diventare schiavi. 30 metodi per tornare liberi».

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Rafael Grampà

Bellissimo uno degli ultimi sketch del fumettista brasiliano Rafael Grampà – autore tra gli altri per la Vertigo, la Dark Horse e la Marvel – dal grande talento visionario e deciso ci regala un’istantanea di “making of”, che illustra il passaggio dal disegno a matita alla china.

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Adrian Tomine

Questa è una delle più recenti stampe di Adrian Tomine (ispirata al film di Wes AndersonMoon Rise Kingdom“), che ha appena pubblicato con la casa editrice canadese Drawn & Quarterly il nuovo volumeOptic Nerve #13

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Ana Galvan

Ana Galvan è una fumettista spagnola, questa settimana ha postato sulla sua pagina Facebook questa anticipazione del suo prossimo lavoro, un’amore fantascientifico squisitamente vintage!

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Simone Angelini

Vi presento questa bella illustrazione estiva di Simone Angelini grazie ai commenti ricevuti alla top 10 della scorsa settimana. Simone è anche il disegnatore del fumetto “Storie brevi e senza pietà“, sceneggiato da Matteo Taddei e pubblicate da Bel-Ami Edizioni

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Sarah Mazzetti

Novità dal gruppo Teiera Autoproduzioni! Lei è Booty Wandy, personaggio disegnato da Sarah Mazzetti che anticipa che Sulla pagina Facebook il nuovo progetto ancora “top secret”!

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Gio Pastori

Originale lo stile di Giò Pastori, che lavora con bellissime carte di qualità, tanta creatività e la tecnica del paper-cutting.

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Mabel Morri Self Comics

C’è un progetto che ha compiuto da poco 10 anni, si chiama Self Comics, etichette di fumetto indipendente. E ogni settimana mette a disposizione gratuitamente un fumetto in pdf da leggere, scaricare e stampare. Quello di questa settimana è “Fin qui tutto bene” di Mabel Morri.

Nel salutarvi, vi ringrazio per la vostra partecipazione e il vostro interesse, siete tantissimi! Questo mese di agosto ci vede in ninja-relax ma vi dò appuntamento per una puntata speciale di questa rubrica, un post “sotto l’ombrellone” con tutti i miei consigli “da spiaggia” e le più succose anticipazioni per l’autunno. In attesa di tornare ogni settimana con voi a settembre!

Inoltre, vi ricordo come sempre che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio! Grazie mille a tutti!!!
Buone vacanze!
Odri

Personal Branding: come scoprire e sviluppare il vostro marchio

Ognuno di noi è un marchio e il personal branding è il processo mediante il quale commercializziamo noi stessi agli altri. Possiamo perciò sfruttare le stesse strategie che utilizzate da personaggi famosi o marchi e costruire una brand equity, proprio come loro.

Il vantaggio notevole tra oggi e una decina di anni fa è la nascita di tecnologie social che hanno reso un marchio non solo più personale, ma a portata di mano. La differenza è l’esposizione veritiera: non c’è più nascondiglio – le opinioni degli altri sono visibili a tutti online – quindi trasparenza e autenticità sono il mezzo per sopravvivere e prosperare in questo nuovo regno digitale.

I social media hanno livellato il terreno di gioco e ci permettono di raggiungere risultati incredibili sfruttandone il potenziale.

Vi proponiamo il processo per lavorare al proprio personal branding, sviluppato da Dan Schawbel (autore di Me 2.0: costruire un marchio potente per raggiungere il successo professionale e proprietario del premiato Personal Branding Blog) per aiutarvi ad ottenere il vostro successo personale!

#1 Scoprire il marchio

L’errore più grande che potete fare è creare il vostro brand solo per farlo, e senza perdere tempo per capire come agire nei vostri interessi. La chiave del successo, e non è una rivelazione rivoluzionaria, è seguire la vostra passione.

Si tratta di capire che cosa volete fare per il resto della vostra vita, definire degli obiettivi, una mission: scoprire e dichiarare il proprio marchio equivale alla creazione di un piano di sviluppo.

Per sapere se avete scoperto il vostro marchio, è necessario fare questa equazione:
La vostra auto-impressione = come le persone vi percepiscono.

Inoltre è preferibile scegliere un’area nella quale è possibile essere il migliore a livello di dominio: dove non ci sono molti concorrenti e, più letteralmente, dove è possibile aggiudicarsi online un giusto dominio.

Ora è il momento di creare il vostro marchio.

#2. Creare il marchio

Ora che sapete cosa volete fare e avete creato una nicchia, almeno nella vostra mente, è il momento di farlo su carta e online. Il Personal Branding Toolkit è l’insieme dei materiali da utilizzare per evidenziare e condividere il vostro brand consentendo alle persone di capirlo. I materiali principali da realizzare sono:

1. Biglietto da visita: tutti dovrebbero avere il proprio biglietto da visita, deve contenere l’immagine del marchio personale, le informazioni di contatto e il logo aziendale (sul web businesscard2.com e mydropcard.com sono un’importante supporto per creare facilmente i vostri business card).

2. Curriculum, lettera di presentazione e referenze: sono documenti necessari per cercare lavoro o per offrire le vostre prestazioni. Assicuratevi di fornire tutte le informazioni necessarie all’interlocutore al quale vi rivolgete. Prendete il vostro ultimo curriculum on-line e aggiungete tutti i link social, vi renderete facilmente reperibili, promuoverete il brand nel mondo e lo renderete condivisibile.

3. Portfolio: un portfolio su CD, web o stampato è un ottimo modo per mostrare il lavoro fatto, figdig.com e carbonmade.com sono interessanti reti sociali per le persone che vogliono mostrare le loro abilità creative al mondo.

4. Blog / Sito web: è necessario ottenere un sito web che si allinea con il vostro nome – “yourname.com”. Sarebbe meglio creare anche un blog che ha un assetto più forte del sito statico perché più linkato dai motori di ricerca, adattato nelle interfacce per le diverse aree di interesse e facilmente aggiornabile.

5. Profilo LinkedIn: il profilo LinkedIn è una combinazione professionale di curriculum, lettera di presentazione, portfolio, riferimenti e una base di dati in movimento e di vita sulla rete.

6. Profilo Facebook: oltre 160 milioni di persone hanno il profilo su Facebook, ma quasi nessuno di loro ha comunicato  se stesso correttamente su questo mezzo. Assicuratevi di includere una foto profilo in cui siete solo voi, senza gesti osceni o bottiglie di vodka . Inoltre, compilate la vostra esperienza di lavoro e il profilo personale, nelle opzioni della privacy disabilitate la possibilità di taggarvi in foto e video, create voi la vostra immagine e mantenetela fedele senza intromissioni esterne.

7. Profilo Twitter: il proprio profilo di Twitter dovrebbe avere un avatar comune alla foto usata su Facebook e nel profilo di LinkedIn. È necessario utilizzare un fondo distinto, compilare il profilo e includere i link agli altri profili social (Facebook, LinkedIn, Tumblr, Blog …). Twitterbacks.com, sviluppato dal magnate di internet Jim Kukral, dispone di modelli che si possono utilizzare per realizzare il vostro sfondo personale, permette anche di promuovere il profilo una volta creato.

8. Video curriculum: è un video personale utile per parlare di sé – o del proprio marchio – in poco tempo (circa 1 minuto). Una volta realizzato e caricato su piattaforme come YouTube o Vimeo si può inoltrare facilmente ottenendo una rapida e immediata visualizzazione dei contenuti.

9. Guardaroba: Lo stile personale è estremamente importante per emergere. Scegliete i vestiti che più vi rappresentano, perché saranno visibili attraverso le foto  on-line, rappresentativi quanto l’incontro con le persone avviene dal vivo.

10. Indirizzo e-mail: L’indirizzo di posta elettronica è una parte importante del vostro toolkit. La maggior parte delle persone utilizzano e-mail su tutte le reti e, quando ci si connette con qualcuno su un social network, l’utente viene informato tramite “posta online”. L’indirizzo e-mail rappresenta una grande opportunità per la vostra marca, è consigliabile utilizzare “nome.cognome@gmail.com”. Gmail, a causa dell’accettazione di Google e da GTalk, consente di stringere relazioni più strette con gli altri.

E ora?

Dopo aver speso il tempo necessario su queste parti fondamentali del vostro toolkit per personal branding, è il momento di mostrarvi al mondo! Non fatevi ingannare dal mito che una volta fatto vi cercheranno, dovrete comunicare agli altri tutto quello che avete creato. Bisogna perciò commercializzarsi e promuoversi mantenendo interattive tutte queste realtà social.

Scopriamo perciò i consigli di Dan Schawbel su come commercializzare il marchio nella vostra nicchia, e come si dovrebbe monitorare e aggiornare il vostro profilo nel percorso di crescita.

#3 Comunicare il marchio

Questa è la parte più eccitante e stimolante del processo. Dopo aver capito ciò che volete fare e aver creato contenuti intorno a questo bisogna sfoderare le abilità di PR e iniziare a promuovere i materiali; prima di impazzire con l’auto-promozione, tenete conto che le persone di maggior successo sono quelle in grado di promuovere il lavoro degli altri. Ecco alcune tattiche collaudate per diventare un buon PR:

Evangelizzare: quello che gli altri dicono della vostra marca (soprattutto se sono persone rispettate e ben note) è più incisivo di quello che dite voi. Ciò significa che dovreste trovare persone che contribuiranno a promuovervi, una base di fan per il vostro marchio può aiutarvi a ottenere un passaparola al minor costo possibile, ma richiede del tempo. Ci sono persone là fuori che sono già interessate a quel che avete da dire, ma l’obiettivo è arrivare a chi ancora non vi conosce. Avviando un Ning Network, si ha l’infrastruttura per supportare il proprio seguito e quindi comunicare gli aggiornamenti.

Pitch media: si possono impostare gli avvisi di Google inserendo dei termini chiave e ricevendo una email ogni volta che queste key compaiono nel web . Vi consigliamo di visitare Alltop.com per cercare i migliori blog e i siti web più importanti nel vostro settore, e non trascurate il NYTimes.com nelle sue molte sezioni.

SEO: Questa gestione è estremamente importante, richiede tempo, pazienza e determinazione. Aiuta anche ad avere supporter che creano spontaneamente una rete intorno al vostro sito web. I giornalisti, organizzatori di conferenze e clienti sono costantemente attivi sui motori di ricerca per trovare fonti, storie interessanti e soluzioni ai loro problemi, se siete in cima ai link, sarà più facile che gli altri vi contattino.

Partecipare agli eventi: Uscite in luoghi e con persone che gravitano intorno ai vostri interessi (del settore), in questi eventi è facile fare networking. Ricordate che le persone non vi conoscono davvero, perciò raccontate cosa fate sempre dopo aver chiesto loro cosa fanno. Può essere utile creare qualche video live, utilizzando Qik, o registrare video interviste durante gli eventi in modo da creare e fornire contenuti speciali e inediti.

Parlare agli eventi: Attirare l’attenzione è un sistema vincente per acquisire i fan, parlare di fronte ad altre persone è utile per alimentare la vostra percezione di leader ed esperti (evitando flop che dimostrino il contrario).


Creare il vostro evento: Per diventare un oratore è necessario creare il proprio evento o una serie di eventi dove esporsi. Quando si esegue questa operazione si è percepiti come leader, the-go-to-person. Provate a usare siti per coinvolgere la gente e convincerla a registrarsi al vostro evento o a creare un blog apposito per comunicare con i partecipanti coinvolti, prima, durante e dopo.

Scrivere commenti sui blog: tutti i blogger amano i commenti. Commentando sui blog di settore, in modo costante e interessato, permetterete alla gente di notarvi e di riconoscere il vostro avatar e il vostro marchio.

Scrivere articoli: La scrittura è una grande tattica di marketing. A seconda della vostra esprienza e della forza del vostro marchio, è possibile scrivere per riviste, fonti online o blog. Contribuendo a queste fonti, ritroverete il vostro nome/marchio in nuovi post e un collegamento al vostro sito web.

Il processo di comunicazione non finisce mai, a meno che non si voglia smettere di crescere, uscire dal mercato o spostare il proprio marchio. È qui che entra in gioco la manutenzione della marca.

#4 Mantenere il marchio

Ci sono due parti fondamentali della manutenzione di una marca: le pulizie di primavera online e l’ascolto attento.

Le pulizie di primavera online: in proporzione alla crescita del vostro marchio è necessario assicurarsi che tutte le attività online collegate a questo crescano rispettivamente. È fondamentale aggiornare costantemente il proprio profilo LinkedIn con gli ultimi contatti, informazioni, esperienze e attività. Anche il curriculum fisico deve essere aggiornato, insieme al curriculum video e al resto dei materiali (toolkit). È un compito impegnativo, ma il ragionamento è semplice: la prima impressione è quella che conta, sul web poi è la porta d’ingresso al vostro marchio, se una di queste fonti non è attuale si rischia di perdere l’occasione.

Ascolto attento: La gente parlerà di voi in diversi “luoghi”, come ad esempio Twitter, blog, social network e altro ancora. È necessario tenere traccia di quello che dicono, in modo da poter rispondere di conseguenza. Ci sono molti strumenti che possono aiutarvi a monitorare le opinioni, come Twitter search, Google Alert e altri. Ascoltando le opinioni del vostro settore sarete in grado di reagire e ri-posizionarvi.

Tutto parte da voi! Le persone che possono aiutarvi a realizzare i vostri sogni sono a portata di mano, sta a voi capire cosa fare e circondarvi di coloro che possono aiutarvi nella conquista personale. Ricordatevi che in questo momento gli strumenti social si pongono come un elemento di differenziazione, ma presto saranno così standard che funzioneranno da qualificatore: approfittatene prima che sia troppo tardi!

Buona fortuna per il vostro viaggio di personal branding!

La nuova business competition per startup promossa da Registro.it

8 idee di startup in ricerca del capitale per avviare l’impresa e complete di business plan, e 8 idee in bozza, possibili startup del futuro. Requisiti fondamentali: originalità, creazione di valore aggiunto e spendibilità sul mercato.

.ItCup Registro è la business competition riservata a progetti di startup nel settore ICT promossa da Registro .it, l’anagrafe dei domini italiani, in collaborazione con il Polo Tecnologico di Navacchio.

Possono partecipare sia idee in possesso del business plan che idee in bozza. Le prime potranno usufruire di un percorso di coaching personalizzato per la revisione del progetto e la preparazione del pitch: una “palestra” necessaria per prepararsi all’.itCup Day, l’evento che si svolgerà sabato 12 ottobre a Pisa, nel corso dell’Internet Festival 2013.

Le 8 idee in bozza invece avranno l’opportunità di presentare un videopitch di 3 minuti alla platea dell’evento. Durante l’.itCup Day i
progetti selezionati verranno sottoposti dai creatori a una platea di investitori italiani di alto profilo.
Tra i partecipanti IAG, Innogest, 360 capital Partner, M31, Nanabianca, VarGroup, United Ventures, Club Italia Investimenti, Fondo Atlante Venture Seed, IBAN-Neomedia srl, Key Capital.

Tre premi in palio per i partecipanti:

1_  un biglietto aereo per San Francisco e la partecipazione a tre settimane alla prestigiosa Startup School di Mind The Bridge, per entrare in contatto con i protagonisti dell’innovazione della Silicon Valley. Il premio è offerto dalla Fondazione Denoth (dedicata alla figura di Franco Denoth, scienziato a lungo direttore del Registro .it)

2_ un anno di incubazione presso il Polo Tecnologico di Navacchio, con la possibilità di fruire di tutti i servizi offerti alle startup

3_ un kit di comunicazione offerto da iDNA, agenzia specializzata in nuovi media (Logo, brand stationery e Welcome Page animata HTML5).

La deadline di presentazione delle idee è fissata per il 7 settembre 2013. Per informazioni visitare il  sito www.itcupregistro.it.

Helpouts: Google introduce gli hangout dedicati all'e-commerce

Dopo aver conquistato il mondo con il suo motore di ricerca, Google ha iniziato ad assumere un po’ il ruolo di Doraemon tirando fuori dalla tasca una moltitudine di servizi e prodotti utili a soddisfare le più svariate necessità. Per completare il tutto Google+, il social network proprietario, vi ha affiancato Hangouts; piattaforma che offre la possibilità di aprire conversazioni video in streaming in maniera immediata e versatile.

Proprio a partire da Hangouts è nato il nuovo progetto segreto, al quale si è dedicato un piccolo team negli ultimi mesi, di cui c’è stato il leak proprio in questi giorni in cui la fase di test si è diffusa al resto dei dipendenti.

La nuova applicazione di Hangouts è dedicata all’e-commerce, ma a differenza di eBay o Amazon, non vengono venduti tanto prodotti fisici, quanto supporto e servizi dedicati agli utenti.

La nuova piattaforma si chiama Helpouts e permetterà ai rivenditori di offrire una moltitudine di servizi ai consumatori – dai consigli per il business ai trucchetti in cucina. Non solo, potranno offrire il proprio aiuto anche privati che intendono condividere le proprie competenze.

Il principio è molto semplice: si apre un Hangout – pubblico o privato – al quale si può accedere gratuitamente o a pagamento. Qui si potranno seguire lezioni su determinati argomenti o ricevere supporto per eventuali problemi. 

Sarà disponibile un range di categorie che varieranno tra computer, educazione, cibo, salute, hobby o riparazioni.

E’ facile immaginare di poter dare lezioni di cucina o di lingua usando Hangouts; ecco, Helpouts sarà la piattaforma dedicata precisamente a questi scopi. Infatti si potrà stabilire un prezzo orario per la fruizione delle “lezioni” e scegliere uno slot di tempo per poterle seguire. In questo modo si potranno implementare altri servizi proprietari che renderanno tutto il più agevole. Da Wallet per i pagamenti a Calendar per lo scheduling.

Google sta già chiedendo a grosse catene di collaborare per iniziare ad offrire servizio ai clienti attraverso questo preciso mezzo. Al momento, nel mercato americano, troviamo One Medical Group, Sears, Weight Watchers e Alliance Frances.

Una catena di elettrodomestici potrà offrire al cliente supporto per il setup di un prodotto appena acquistato presso un punto vendita, o aiutarlo nei momenti di difficoltà, senza che egli debba spostarsi di casa: basterà mostrargli cosa fare su uno dei pezzi in magazzino. Una sorta di FAQ dedicato, preciso ed in tempo reale.

La vera utilità di Hangouts infatti è questa: la possibilità di abbattere le barriere della distanza.

Pensiamo alle possibilità per uno studente: gli annunci delle ripetizioni troveranno una diffusione molto maggiore rispetto a quelli nella biblioteca cittadina o nella bacheche di scuole e università locali. Con Helpouts le lezioni si possono dare a distanza. Si potrebbero prendere lezioni di giapponese direttamente da un abitante di Tokyo che ha vissuto molti anni in Italia (accordandosi per il fuso orario, chiaramente ;-)).

Chissà se quest’applicazione dell’amato Hangouts avrà successo o finirà in un flop come altri esperimenti di Big G.
Lo scopriremo con la sua release al pubblico, forse nel quarto trimestre del 2013.

Google Chromecast e i nuovi sviluppi della TV connessa

Google Chromecast e i nuovi sviluppi della TV connessa

Google Chromecast e i nuovi sviluppi della TV connessa

Durante la sua ultima conferenza Google ha annunciato, insieme ad Android 4.3 e al nuovo Nexus 7, un prodotto inaspettato, dotato di una combinazione di caratteristiche sorprendenti nella sua apparente semplicità: Google Chromecast.

Cos’è Chromecast?

Chromecast è un dispositivo che, collegandosi alla porta HDMI del televisore e sfruttando la connessione wifi, consente di effettuare lo streaming video e audio dai dispositivi portatili, quali Smartphone e Tablet (anche iOS) o Notebook, per la visione dei contenuti multimediali “sul grande schermo”.

Un prodotto quindi che rilancia le ambizioni di Google nell’ambito dell’intrattenimento domestico, dopo l’oggettivo insuccesso di vendite di Google TV.

Google Chromecast e i nuovi sviluppi della TV connessa

Photo Credits @mashable.com

C’è un particolare però che ha destato subito grandissimo interesse: il suo prezzo estremamente competitivo. Negli Stati Uniti infatti (al momento non è disponibile in Italia) il suo costo è di 35$. Molto meno di una Apple TV (che costa 99$) in una frazione di spazio occupato, essendo grande come una chiavetta USB.

Il risultato è stato un Sold-Out quasi immediato, che ha addirittura costretto Google ad interrompere quasi subito il regalo di tre mesi di abbonamento a Netflix (del valore di 24$) incluso nel prezzo, per eccesso di domanda da parte degli utenti.

Numerose prove e recensioni sul Web, tra cui l’immancabile smontaggio da parte di iFixit (che ha dimostrato come il prodotto sia davvero molto semplice a livello hardware), hanno evidenziato la presenza di una versione semplificata di Android installata (e non di Chrome OS, come si era pensato in un primo momento), lasciando intravedere quindi la possibilità, in futuro, di vedere applicazioni Android “girare” sul televisore tramite Chromecast.

Dal punto di vista della funzionalità, Chromecast è per ora utilizzabile nelle app di YouTube e Netflix (oltre a Chrome ovviamente). Facendo un paragone con Airplay ed Apple TV si notano subito delle importanti differenze, sia in ambito strutturale (ovviamente Chromecast è infinitamente meno potente di Apple TV) sia di piattaforme supportate, dato che Airplay è utilizzabile anche con Hulu plus, HBOGo, Spotify, Pandora e Rdio.

Google si è da subito impegnata a rilasciare SDK ed API per gli sviluppatori, sempre in un ottica open-source di sviluppo, per dare nuove potenzialità al suo prodotto.

In definitiva, l’uscita di Chromecast sul mercato ha riacceso improvvisamente i riflettori sul “salotto di casa” ed il suo televisore, un ambiente che, nel corso degli anni, sta suscitando sempre più interesse da parte dei colossi della tecnologia e che non ha ancora conosciuto il suo “prodotto definitivo”.

Google sta dimostrando di crederci, Apple (tramite lo stesso Tim Cook in un’intervista rilasciata a Maggio) ha ammesso di avere una “grande visione” sull’argomento (Steve Jobs, in passato, aveva lanciato la Apple TV definendola un vero e proprio “esperimento”: un esperimento da sei milioni di unità vendute nel 2012!).

E poi ci sono le console, con Sony e Microsoft pronte a lanciare le loro nuove proposte di intrattenimento multimediale domestico alla fine di quest’anno. Un insieme di filosofie che avranno come unico scopo quella di permettere un esperienza multimediale completa da parte dell’utente, fino allo sviluppo di una definitiva “modalità 2.0” di guardare la tv.

Sarà tramite Chromecast e il suo sviluppo?

Digital Magics si quota in borsa, il commento di Enrico Gasperini

Stock Market/iStockphoto

L’economia sta cambiando. Il mondo sta cambiando. Startup, fablab, incubatore sono le parole d’ordine che si sono pian piano imposte negli ultimi anni. E l’Italia, per fortuna, non è rimasta a guardare.

È notizia di questi giorni che l’incubatore di startup digitali Digital Magic è stato ammesso dalla Borsa Italiana alla negoziazione su AIM Italia, il Mercato Alternativo del Capitale dedicato alle piccole e medie imprese tecnologiche italiane ad alto potenziale di crescita. La negoziazione delle azioni ordinarie della società è iniziata ieri, mercoledì 31 luglio.

Digital Magics è una investment company fondata nel 2004 da Enrico Gasperini e dal 2008 opera come incubatore di startup innovative digitali, che propongono contenuti e prodotti ad alto contenuto tecnologico.

Il modello Digital Magics si basa sul Digital Magics LAB, il team che identifica, analizza e lancia le nuove iniziative, fornendo alle startup innovative servizi di mentorship, finanziari, amministrativi, strategici, logistici, tecnologici e di comunicazione e marketing, oltre a un supporto di business management in grado di accelerare il processo
di crescita dell’impresa.

Dalla sua fondazione Digital Magics ha investito circa 10 milioni e creato 35 startup per circa 300 posti di lavoro.

I Soci Fondatori di Digital Magics sono Enrico Gasperini (Presidente), Alberto Fioravanti, Gabriele Ronchini e Gabriele Gresta, affiancati dai Partner: Massimiliano Benci, Luca Fabio Giacometti, Alessandro Malacart, Giandomenico Sica, Edmondo Sparano.

L’operazione di collocamento ha comportato l’emissione di 1.239.247 nuove azioni e l’aumento di capitale complessivo è pari a € 8.585.000. Il primo prezzo di negoziazione è fissato in € 7,50 per azione.

Per l’occasione abbiamo intervistato Enrico Gasperini, fondatore e presidente di Digital Magics, che ci commenta la quotazione in borsa dell’azienda.

Cosa significa per l’economia italiana l’ammissione in Borsa di un venture incubator? Quali le conseguenze per voi?

La quotazione di un venture incubator come Digital Magics in Italia rappresenta un momento importante per la nostra economia digitale. Sono convinto che Borsa Italiana e in particolare l’AIM abbiano le potenzialità e le caratteristiche per ricoprire un ruolo importante nella costruzione del segmento del venture capital in Italia, sostenendo lo sviluppo delle imprese tecnologiche ad alto potenziale di crescita, in collaborazione con tutti gli operatori della filiera – istituzioni, università, incubatori, acceleratori, fondi e società di investimento, operatori industriali – che già operano nel mercato dell’innovazione.

L’ammissione in Borsa di Digital Magics è dunque un’operazione di ecosistema, che mira a rafforzare la nostra posizione di
leadership, creando i presupposti per accelerare le nostre attività di investimento e di sviluppo di startup innovative digitali, grazie alle risorse che abbiamo raccolto e alla fiducia dei nostri investitori. La quotazione all’AIM ci consentirà di ampliare ulteriormente e “industrializzare” il nostro modello di business, contribuendo così alla nascita di molte nuove imprese nel settore internet e digital, che ha conosciuto una crescita senza precedenti e che in Italia crescerà a doppia cifra nei prossimi anni.

 

Che requisiti deve avere una startup per ‘farsi notare’ da Digital Magics e ‘meritare’ il vostro aiuto?

Deve sicuramente avere un’idea “disruptive” e originale alla base, che riesca quindi a creare una nuova nicchia nel mercato digitale italiano. Le startup che finanziamo sono tutte legate al settore internet e propongono contenuti e servizi ad alto valore tecnologico: dall’advertising online, al social commerce, ai servizi business to business.

Un’altra componente fondamentale per entrare nel nostro incubatore è rappresentata dagli imprenditori: il team che compone la nuova impresa. Dal 2008 siamo riusciti a creare un ambiente di lavoro stimolante grazie alle competenze
altamente qualificate dei nostri professionisti e mentori. Il nostro è un lavoro appassionante che parte dai talenti e dalle idee, la selezione dei progetti e soprattutto la scelta dei nostri collaboratori è fondamentale per noi. Partiamo
sempre dai talenti e dalle idee e siamo sempre alla ricerca di nuovi progetti innovativi. Ogni anno ne riceviamo 1000 e ne finanziamo una decina.

<p>Steve Hix/Somos Images/Corbis/Fuse/Thinkstockphotos</p>

Come giudichi lo scenario startup italiano e quali sono le difficoltà di fare startup in Italia?

In Italia siamo ancora agli inizi. Dobbiamo costruire quasi da zero il mercato del venture capital. Siamo da sempre il Paese delle piccole medie imprese: abbiamo talenti, creatività, professionalità e passione. Quello che manca è il sistema. Il 2013
è stato sicuramente l’anno delle startup grazie all’attenzione, per la prima volta, delle istituzioni, alla nascita di tante imprese innovative e di nuovi incubatori, ma non basta. Tutti gli attori della filiera dovrebbero collaborare e creare delle vere e proprie alleanze di sistema, per far sì che l’ecosistema del venture capital e dell’innovazione possa funzionare.

È un modello indispensabile per creare innovazione e nuovi posti di lavoro per il nostro Paese, così come avviene in tutto il mondo. Investire in aziende innovative ad alto potenziale di crescita è il futuro. In USA questo modello virtuoso inizia dalle università e dagli incubatori e finisce con la Borsa: molte sono le startup finanziate, alcune ce la faranno, altre no, e quelle che avranno successo assumeranno i dipendenti delle altre. La Borsa è l’ultimo anello di questo sistema, dobbiamo pensare alla quotazione come una possibilità per crescere.

Per concludere, 3 consigli ai giovani imprenditori.

1. Essere originali e avere un’idea innovativa nel proprio settore di business.
2. Essere umili e tenaci, e credere fortemente nel proprio progetto.
3. Non pretendere di avere competenze a 360°, ma saper scegliere i giusti partner come acceleratori, incubatori, università, che possono sostenere al meglio la neoimpresa e il suo team.

Gli errori online che possono mandare in fumo la tua vendita offline!

In questi ultimi anni, anche in Italia, sono usciti tantissimi libri e corsi (sia online che offline) sulle tecniche di vendita. Alcuni sono buoni, altri meno buoni, altri ancora decisamente scadenti. Ma il punto non è tanto, o solo, questo.  Quasi tutti i materiali formativi per imparare a vendere disponibili in Italia (che siano libri, corsi dal vivo, corsi online o corsi in formato digitale), si concentrano sempre e solo sul processo di vendita vero e proprio.

Tuttavia, manca una parte assolutamente fondamentale che, con la diffusione e l’uso del web presso una fascia sempre più ampia della popolazione italiana, può decretare il successo o il fallimento inesorabile di una vendita prima ancora che abbia luogo il processo di negoziazione vero e proprio tra il venditore e il potenziale cliente.

A cosa mi sto riferendo? Semplice: al prima. Cosa facciamo tutti noi, sempre più spesso, quando qualcuno ci vuole vendere qualcosa o quando noi stessi siamo interessati a comprare una merce/servizio? Semplice: prima di comprare facciamo spessissimo una ricerca su internet che, nel 99% dei casi, significa: fare una ricerca su Google, il motore di ricerca numero uno al mondo.

Facciamo un esempio pratico: mettiamo che il sig. Rossi, agente per conto di un’azienda di climatizzazione, voglia vendere un condizionatore d’aria al sig. Bianchi, proprietario di un grosso e rinomato negozio di abbigliamento. Rossi telefona a Bianchi per fissare un appuntamento e quest’ultimo pare interessato perché, in effetti, aveva intenzione già da un po’ di tempo di cambiare l’obsoleto condizionatore d’aria, che ormai stazionava da più di 15 anni all’interno del negozio.

Alla fatidica domanda di Rossi: “Guardi io sarei libero i giorni x e y all’ora z. Quando è che per lei è più comodo?” Bianchi risponde prendendo tempo: “In questo momento mi è difficile organizzarmi, perché dovrei definire tutta una serie di cose lasciate in sospeso. Guardi la richiamo io al massimo entro due giorni, ci conti pure!”

Che cosa farà Bianchi nel frattempo? Andrà su Google e cercherà informazioni sull’azienda di Rossi. Dopo di che, molto probabilmente, andrà su qualche social network (Facebook in primis!) per vedere se ci sono info anche sul sig. Rossi. A questo punto possono avvenire due cose online:

1) Bianchi trova tutte ottime informazioni sull’azienda del signor Rossi e anche su quest’ultimo…e così decide di fissare l’appuntamento.

2) Bianchi trova informazioni scarse, o addirittura negative, su Rossi e/o la sua azienda…e così decide di non fissare nessun appuntamento.

Purtroppo è facile constatare come, sempre più spesso, moltissime vendite non vadano in porto a causa di ciò che accade al punto 2 appena descritto. Tipicamente, il potenziale cliente va sul sito dell’azienda e magari trova una roba a dir poco pietosa: sito in flash pieno di animazioni e musichette, pochissimo contenuto testuale utile, lentezza esasperante nel caricamento delle pagine, usabilità prossima allo zero e, dulcis in fundo, i banner di AdSense che rimandano ai siti dei competitor!!!

Ammetto che ho appena fatto una summa di tutte, o quasi, le cose negative che possono capitare in un sito, tanto da scoraggiare un potenziale cliente. Tuttavia, è facile constatare come, spessissimo, basti soltanto una di queste cose per distruggere tutto.

Ma non finisce qui! Il sig. Bianchi decide di dare una sbirciatina anche su Facebook e trova il profilo del sig. Rossi. La foto in bacheca non fa presagire nulla di buono: il sig. Rossi è a petto nudo con una maschera stile “V For Vendetta”.  Le altre foto lo ritraggono sui divanetti di una discoteca, con uno sguardo non proprio lucido. Invece i post in bacheca riportano contenuti discutibili.

Questi sono i problemi (reali!) che possono mandare in fumo una trattativa di vendita, prima ancora che essa sia  iniziata. Vediamo adesso quali sono le soluzioni e gli “antidoti” indispensabili alla situazione appena descritta.

Per quanto riguarda il sito dell’azienda, è necessario mettersi nella testa del potenziale cliente e chiedersi: “Se io fossi un cliente medio, che cosa vorrei vedere di utile per me all’interno del sito?”

Il cliente vuole musichette e animazioni in flash, che magari rallentano in maniera esasperante il caricamento del sito, rendendolo anche poco usabile? Non credo. Vorrà avere informazioni chiare e semplici su ciò che è di suo interesse. Ovvero, tanto buon copy accompagnato, quando serve, da qualche immagine chiara ed esplicativa.  Inoltre, bisogna assolutamente evitare di inserire tutto ciò che risulta superfluo o che potrebbe, addirittura, rischiare di dirottare il potenziale cliente verso le offerte commerciali dei concorrenti (vedi il discorso dei banner AdSense sopra accennato).

“Ma se la mia azienda non è disposta a investire in un sito che sia un minimo decente?”

Prima di continuare, apro e chiudo una breve ma importante parentesi: tu sei un venditore e non un dipendente, ergo ragiona da imprenditore di te stesso. La tua azienda mandante non è il tuo datore di lavoro, ma soltanto un “datore di magazzino”. Detto questo, tu devi pensare al tuo lavoro di venditore come a una “commerciale unipersonale” e quindi, se l’azienda non è disposta a mettere online un sito che sia un minimo decente, allora dovrai pensarci tu!

…E non per fare un piacere all’azienda: ma per semplificare e agevolare il tuo lavoro di venditore“Signor Bianchi intanto che lei decide il giorno dell’appuntamento, le lascio l’indirizzo del mio sito dove può trovare subito qualche informazione utile.”

Invece, per quanto riguarda il discorso dei social network, le cose migliori da fare sono per fortuna molto più semplici e alla portata di tutti. Prima di tutto, bisogna avere un profilo su tutti i maggiori social network. Non solo su Facebook, ma anche su LinkedIn e Twitter. Perché? Perché se ti cercano su Google con nome + cognome, la prima pagina deve essere “colonizzata” dai contenuti che sono sotto il tuo diretto controllo.

Invece, per quanto riguarda i contenuti, non c’è nulla di complicato: usa tue immagini sobrie e professionali, e lascia al di fuori dei social tutto ciò che potrebbe disturbare i tuoi potenziali clienti o farti ritenere poco professionale e inaffidabile. Non è difficile da fare, basta solo un po’ di sano buon senso.

Volendo concludere: oggi come oggi, per avere successo commerciale, non è più sufficiente saper padroneggiare delle buone tecniche di vendita in quanto, se non viene curata per bene la propria presenza online, il serio rischio che si corre è di vedere vanificata ogni minima possibilità di poter anche solo iniziare la trattativa di vendita con un potenziale cliente.

 

La pubblicità del gelato Magnum è visibile solo se fa caldo

Il mondo dell’advertising sta cambiando sempre più forma e sta ideando nuove strategie e nuovi mezzi per comunicare un messaggio.
L’ultimo esempio viene da Unilever UK che per promuovere la linea Kisses di Magnum ha ideato una campagna con annunci attivabili termicamente!

Come ben sapete a Londra non sempre c’è il tempo adatto per un gelato, così in collaborazione con BrightMove Media, Magnum ha ideato degli annunci che si attivano solo ad una determinata temperatura.

I TaxiCast che promuovono l’edizione limitata Kisses sono stati posizionati su 25 taxi londinesi e il messaggio è visibile solo se ci sono 19 gradi, in caso di giornate nuvolosa, o 16 gradi nelle giornate soleggiate.
Questo nuovo tipo di annunci di BrightMove Media sono costituiti da schermi a LED che si accendono solo se il caldo, l’umidità e la luminosità sono al punto giusto e vengono aggiornati tramite collegamento 3G con contenuti geolocalizzati.

La campagna lanciata all’inizio di questo mese sarà in prova per tre mesi su un determinato numero di taxi, a causa della natura altamente regolamentata del settore dei trasporti della città.