Cambia i tuoi piani e parti con Heineken

Cambiereste i vostri piani di viaggio solo perché ve lo chiede Heineken? Alcuni viaggiatori sì!
È successo al Terminal 8 dell’aeroporto JFK, dove ad alcuni viaggiatori è stato chiesto di cambiare la destinazione prevista e salire a bordo di un aereo verso un luogo sconosciuto.

Dopo aver premuto il pulsante della ‘Departure Roulette’, una donna dal Wisconsin si è trovata a Faro, in Portogallo, piuttosto che a New York. E un uomo ha rinunciato ad un viaggio pianificato di sei settimane a Vienna per visitare Cipro. Coloro che hanno partecipato al gioco hanno ricevuto nuove carte d’imbarco, due notti in hotel e 2000 $ per le spese.

L’idea è parte del lancio statunitense di ‘Dropped’, la campagna ideata da Wieden + Kennedy Amsterdam, che ha inviato quattro uomini in destinazioni remote in tutto il mondo, e ha chiesto loro di filmare la loro esperienza e le sfide che hanno affrontato durante il viaggio. L’idea è quella di dimostrare che un viaggio leggendario non viene dalla pianificazione, ma nasce dalla spontaneità.
Gli episodi della web series Dropped saranno pubblicati su Heineken.com e YouTube dal 22 luglio.

L’altro tassello che completa la campagna è lo spot TV The Voyage, tra i premiati al Cannes Lions di quest’anno.

I consumatori del nuovo millennio vogliono sfide, vogliono essere esploratori,” Belen Pamukoff, brand director del brand di birra olandese, ha dichiarato al New York Times. “Un viaggio leggendario non può essere pianificato. Dovrebbe nascere da esperienze casuali in cui l’improvvisazione è l’unica strada da seguire.”

“Questa estate, in vari  modi emozionanti, Heineken sta dimostrando la teoria che ogni uomo ha un viaggiatore leggendario dentro di sé e spinge gli uomini di tutto il mondo a mollare tutto e scoprire un ambiente diverso da qualsiasi cosa che abbia mai visto”, ha aggiunto Pamukoff.

CREDITS:

Agency: Wieden + Kennedy New York
Client: Heineken
Executive Creative Director: Scott Vitrone
Executive Creative Director: Ian Reichenthal
Executive Creative Director: Mark Bernath
Executive Creative Director: Eric Quennoy
Copywriter: Will Binder
Art Director: Jared White
Interactive Producer: Victoria Krueger
Broadcast Producer: Nick Setounski
Social Strategist: Jessica Abercrombie
Project Manager: Rayna Lucier
Sr. Community Manager: Mike Vitiello
Director of Interactive Production: Brandon Kaplan
Head of Content Production: Lora Schulson
Production Company: Legs
Director: Dan Levin
Postproduction: Legs
Postproduction: BrehmLabs
Information Display Fabricator: Solari Corp
Design & Build: The Guild

Total come Coca Cola: lo spot si fa con le telecamere di sicurezza [VIDEO]

Vi ricordate del video di Coca Cola, “Security Cameras“? In pochi giorni divenne un virale, poiché mostrava reali azioni di gentilezza da parte di persone comuni verso sconosciuti, casualmente riprese. Total prova a ricreare tale empatia con il suo ultimo spot.

Ad essere registrati questa volta sono i goffi balletti, i piccoli furti di carta, qualche gesto poco elegante dei clienti che, approfittando dei prezzi ribassati del self-service, fanno rifornimento da soli alla propria auto, credendo quindi di essere lontani dagli occhi di tutti.

Queste divertenti immagini sono state un ottimo spunto per l’agenzia BBDO France e Total per creare un promo dalla head diretta ed efficace: “With prices this low, you don’t expect personal service as well“.

Un piccolo dubbio sulla genuinità delle registrazioni c’è, ma sembra che questi video intercettino sempre più l’interesse di brand e agenzie.

Credits

Agency: CLM BBDO, France
Executive Creative Director: Matthieu Elkaim
Creative Directors: Benjamin Marchal, Olivier Lefebvre
Creatives: Julien Perrard, Nicolas Hurez
Accounts: Marie-Pierre Benitah, Séverine Autret, Sarah de Vilmorin, Clémence Michaud
Executive Producer: Jacques Fouché
Production House: Les Télécréateurs
Head of planning: Guillaume Martin
Director: Rudi Rosenberg

Lovie Awards 2013, gli italiani premiati e la nuova call to action

Lovie Awards 2013, gli italiani premiati e la nuova call to action

Lovie Awards 2013: Internet non è mai stato così bello!

Si avvicina una delle date più importanti nel panorama digitale europeo: i Lovie Awards 2013!

All’interno del Festival “Internet Week Europe” (quarta edizione), che si svolgerà a Londra dall’11 al 15 novembre, avranno luogo le premiazioni dei Lovie Awards, giunti quest’anno alla terza edizione. Cosa sono i Lovie Awards? Sono il riconoscimento che l’International Academy of Digital Arts and Sciences (IADAS) assegna alla creatività ed alle eccellenze di Internet e non solo. Partecipa iscrivendoti ai Lovie’s, la scadenza è stata posticipata al 2 agosto!

Lovie Awards 2013: Internet non è mai stato così bello!

Infatti le categorie che verranno premiate riguardano:

Websites
Online Advertising
Internet Video
Mobile & Apps
Social

The mission of the Lovie Awards is to recognise the unique and resonant nature of the European internet community – from Europe’s top web and creative networks and content publishers to cultural and political organisations and bedroom bloggers“.

E noi italiani? Abbiamo ricevuto qualche riconoscimento nelle edizioni passate?

Certo che sì! 🙂

Ecco alcuni dei premi ricevuti nel 2012:

Category: Personal Websites – Winner: Vlog.it

Lovie Awards 2013, gli italiani premiati e la nuova call to action

Category: Lifestyle – Winner: Yoox

Lovie Awards 2013, gli italiani premiati e la nuova call to action

Category: Integrated Mobile Experience: Tablet – Winner: iPasta HD

Lovie Awards 2013, gli italiani premiati e la nuova call to action

Category: Integrated Mobile Experience – Winner: Glamour Personal Shopper

Lovie Awards 2013, gli italiani premiati e la nuova call to action

Category: Lifestyle: Tablet – Winner: Le basi della Cucina Italiana

Lovie Awards 2013, gli italiani premiati e la nuova call to action

Per scoprire tutti  i vincitori basta andare al link dedicato: http://winnersgallery.lovieawards.eu/

Un’ultima curiosita: sapete perché si chiamano Lovies?

I Lovie sono così denominati in onore di Ada Lovelace, che rappresenta un’eccezionale conquista nella tecnologia informatica. Ada Lovelace è considerata la prima programmatrice ed è un simbolo permanente dell’innovazione europea e dell’ingegno creativo.

L’appuntamento è fissato dall’11 al 15 novembre: non perdete l’occasione di gustarvi il meglio del Web europeo!

Pepsi like machine: il distributore che regala lattine in cambio di un "Mi piace"

L’agenzia di marketing e comunicazione TBWA Belgium ha avuto un’idea molto originale per il suo cliente Pepsi: un distributore che offre una lattina in cambio di un Like su Facebook.

Grazie a questa idea il produttore della bevanda gassata genera un engagement che va ben oltre il semplice regalare lattine durante particolari eventi. Grazie al Like su Facebook potrà aumentare la propria visibilità sulla piattaforma sociale e misurare precisamente l’apprezzamento delle diverse varianti della bevanda.

La strategia è stata provata per la prima volta ad un concerto di Beyoncé e, a quanto pare, è stata molto apprezzata!

E voi, lo dareste un like a Pepsi per avere una lattina gratis?

4 consigli per una strategia marketing su Facebook

Facebook Fanpage marketing

Promuovi la tua attività su Facebook con una precisa strategia? Funziona? Se non hai una strategia precisa con degli obiettivi misurabili, non puoi valutare il ritorno del tuo investimento di tempo e risorse sui social media.

La tua attività di marketing su Facebook non deve procedere a vista, ma deve essere inquadrata all’interno di una più ampia strategia per il raggiungimento degli obiettivi.

Andrea Vahl, community manager di Social Media Examiner e coautrice del volume “Facebook Marketing All-in-One for Dummies”, ha dato una serie di dritte per impostare un’efficace strategia di marketing su Facebook.

Cosa ti serve per iniziare

Prima di avventurarti su Facebook, dovresti aver pronte queste cose:

– un buon sito web: il tuo sito è l’hub del tuo business. Dovrebbe essere professionale e mostrare cosa hai da offrire ai clienti;

– un business model e un business plan chiaro: come farai utili? Sembra ovvio saperlo, e invece molti imprenditori non hanno né un solido business plan, né hanno idea della struttura complessiva dei costi e quindi di quanto possono spendere per il marketing;

– un servizio di email marketing: la maggior parte delle attività ha ancora bisogno di un servizio di email marketing. L’email non è affatto morta ed è ancora il modo migliore per rimanere in contatto con i clienti abituali e con quelli potenziali. Si chiama direct marketing non a caso. Ci sono molti provider tra cui scegliere a seconda delle esigenze e soprattutto del budget: Constant Contact, AWeber, iContact, Infusionsoft, MailChimp, Office Autopilot;

– una Facebook Page ottimizzata

Ecco allora le cose da fare per mettere a punto una strategia di marketing infallibile su Facebook.

#1 Imposta gli obiettivi

Ogni strategia nasce in funzione degli obiettivi. Cosa vuoi dalla tua pagina Facebook? Vendere, ovviamente. Ma ci sono tutta una serie di percorsi secondari da non sottovalutare che possono portare alla vendita. Per esempio:

– aumentare l’esposizione e la brand awareness: questo parametro potrebbe essere difficile da misurare, ma potrebbe essere misurato attraverso i nuovi like alla pagina. Fissa una soglia precisa e raggiungibile a questo obiettivo (per es. raggiungere 500 nuovi target like in tre mesi)

– creare una comunità fidelizzata: questo obiettivo può essere misurato attraverso le metriche di Facebook che misurano l’engagement come il ”numero di persone che sta parlando di questo argomento “. Le persone con cui devi fare affari vogliono conoscerti e soprattutto devono fidarsi di te. La creazione di una comunità fidelizzata ti aiuta a creare questo legame.

– accreditarsi come fonte autorevole: Facebook è il posto perfetto per mostrare che hai una conoscenza approfondita di qualche materia e aggiungere personalità a quello che fai.

– raccogliere lead: usare Facebook come strumento per raccogliere lead è una grande risultato. Lo puoi fare attraverso post o email, puoi anche regalare un prodotto omaggio, fare un webinar gratuito al termine del quale offrire qualcosa, oppure puoi organizzare un contest per assegnare il prodotto al vincitore.

– vendere: vendere direttamente attraverso Facebook è una bella sfida. Non postare messaggi di vendita troppo spesso (massimo il 10-20% dei tuoi post). La cosa che devi fare assolutamente è tracciare le tue vendite. Assicurati di avere un link tracciato quando posti il tuo messaggio di vendita. In alternativa, puoi impostare il tracciamento della conversione in Google Analytics. Se hai comprato pubblicità su Facebook, assicurati di stare tracciando le conversioni.

Qualunque obiettivo tu voglia raggiungere, ricordati di tradurlo in qualcosa di misurabile e che abbia una deadline.

#2 Research

La tua attività di analisi e ricerca su Facebook deve riguardare tre cose:

– identifica il tuo target e guarda dove trascorre il suo tempo. È possibile guardare i dati demografici di qualsiasi pagina Facebook cliccando sulla tab dei like

– cerca i tuoi concorrenti e scopri cosa sta funzionando della loro strategia: la ricerca di altre pagine su Facebook è po’ più difficile con il nuovo Facebook Graph Search. Meglio usare Google.

– usa le tecniche più recenti: assicurati di essere a conoscenza delle ultime novità di Facebook. Stai sempre al passo dei cambiamenti apportati dal social network.

#3 Progetta l’esperienza su Facebook

Ora che hai stabilito i tuoi obiettivi, lavora a ritroso per capire come raggiungerli. Vuoi ottenere 500 nuovi fan entro 3 mesi? Assicurati di avere i contenuti o il budget sufficiente a raggiungere questo obiettivo.

– imposta un calendario editoriale: avere un piano editoriale di cosa posterai ogni settimana ti aiuterà la tua attività perché potrai programmare alcuni post, cercare buoni contenuti ed essere regolare nella tua attività.

– imposta un calendario delle attività: l’altra cosa da fare è pianificare le tue attività in modo da non essere risucchiato dal buco nero dei video sui gattini. Puoi programmare le tue attività quotidianamente, settimanalmente o mensilmente usando un semplice foglio Excel.

Prenditi anche un po’ di tempo per tracciare la tua attività a lungo termine e fare una stima dei risultati. Così saprai cosa devi aggiustare nella tua strategia.

#4 Misura i tuoi progressi

Prenditi del tempo per misurare i tuoi progressi così da sapere se la tua strategia sta funzionando. Studia come funziona Facebook Insights così da sapere quali tipi di post creano interazione.

Puoi ordinare i tuoi post a seconda del tasso di interazione registrato (like, commenti, condivisioni e click sul link). Prenditi un paio di pause durante l’anno per rivalutare il tutto e aggiustare il tuo piano secondo le necessità.

E poi datti una pacca sulla spalla per aver seguito un piano marketing a lungo termine.

Estate, tempo di sagre. E di concorrenza sleale

Qualche giorno fa ho appreso che dalla mia terra, la Basilicata, è partita un’iniziativa dei Confesercenti per contrastare la moltiplicazione di sagre estive che, anno dopo anno, stanno aumentando a dismisura la concorrenza sleale nei confronti di tutte le imprese che operano sullo stesso territorio.

Di questa situazione rischiosa per le imprese se ne parlava già da qualche anno in tutto il Paese: in Toscana, avevano addirittura steso il Manifesto della Sagra Autentica, si calcola poi che solo Pisa l’anno scorso ha subito un danno alla ristorazione di ben 4 milioni di euro e nella provincia di Parma, invece, dove in appena 23 comuni solo l’anno scorso sono state realizzate ben 500 sagre, le associazioni di categoria avevano additato questa situazione come “anarchia festaiola” da fermare al più presto e, in luoghi come Alba Adriatica, intanto sono nati dei comitati di ristoratori anti-sagre.

Insomma, ormai il caso si è fatto nazionale, e mentre Confcommercio ha proposto un albo e un regolamento di disciplina del settore, in Basilicata è partita un’interessante strategia di contrattacco sul campo, basata essenzialmente sull’informazione al consumatore, condensata in un “menù anti-sagre”.

Quando l’ho scoperto mi è piaciuto molto e sono pronta a scommettere che, se questo tavolo di lavoro potesse (o volesse, visto che “potere è volere”!) allargarsi a tutte le associazioni di categoria, alle reti di impresa e alla istituzioni rappresentanti i territori italiani, potrebbe nascere un nuovo modello di regolamentazione delle sagre di stampo nazionale, capace sia di far conoscere i prodotti tipici e fare turismo sia di non danneggiare produttori e imprenditori che oggi vivono nella situazione di concorrenza sleale.

Italia + Agosto = abbuffata di sagre

Per focalizzare velocemente la motivazione della reazione della Confesercenti, ho voluto mettere in equazione due parole chiave, “Italia” e “Agosto”, per farvi vedere in che modo da noi oggi venga declinata la promozione turistica, ovvero attraverso una vera e propria abbuffata di sagre, che paradossalmente ha finito col non rappresentare il territorio né valorizzare la produzione dei prodotti tipici locali e le specialità certificate.

Basta pensare che è impossibile censire con esattezza il numero di sagre organizzate all’estate 2013 in Italia, in quanto pare ne esitano ormai a migliaia e che ogni anno si moltiplichino sempre di più. Solo nel mese di agosto, solo in Basilicata, da cui è appunto partito questo movimento, oggi si contano almeno 160 sagre con un volume di affari stimato intorno ad 1 milione di euro. Valore che non viene in alcun modo gravato da spese o tassazioni e, anzi, è coperto da una normativa che ripara efficacemente le vendite durante le sagre dai controlli fiscali.

In tempo di crisi, poi, anche per lo Stato questa situazione è inammissibile, non a caso proprio nelle ultime ore è arrivata una provocazione da Luigi Casero, vice ministro dell’Economia e Finanze, che all’aumento dell’Iva propone di recuperare 5 miliardi di euro tassando le sagre.

“Per evitare di deprimere ulteriormente i consumi come accadrebbe con l’aumento dell’Iva in calendario dal primo luglio – si legge nella nota diramata dalla segreteria romana della Federazione italiana pubblici esercizi, aderente a Confcommercio imprese per l’Italia, e diffusa dalla delegazione salentina – la Fipe suggerisce di reperire le risorse necessarie ad evitarlo rimuovendo le esenzioni fiscali di cui beneficiano sagre, feste di partiti politici, circoli privati, circoli sportivi e quant’altro”.

La strategia “anti-sagre” della Confesercenti: un menù e una Carta dei Valori

Il parere della Confesercenti Basilicata è che

“le troppe sagre che, in tantissimi casi hanno solo come “specchietto per le allodole” un prodotto alimentare e molte volte senza collegamento con la produzione locale (si pensi solo alle sagre-festa della birra, del wurstel, dell’hamburger, ecc.) nuocciono agli esercizi di ristorazione locale perché sono a tutti gli effetti concorrenza sleale”

arrivando a studiare quindi una strategia “anti-sagre” con un menù (molto poco simbolico, trattandosi di un buffet illimitato a cui si può accedere con un prezzo decisamente concorrenziale rispetto a quello delle sagre) e un’iniziativa di comunicazione che intende invitare ad un tavolo di lavoro comune l’Unione provinciale delle Pro Loco, i comuni, la Regione e l’Apt e costituire una Carta dei Valori.

La Carta altro non vuole essere che il decalogo che fissa le caratteristiche da dare alle sagre vere, quella di tradizione, quelle degne di essere appoggiate e differenziate da quelle “commerciali” con il marchio di qualità delle 3S: ovvero “sagre sicure e sostenibili”.

Quindi il movimento anti-sagre non esprime la volontà di scagliarsi indistintamente contro tutte le sagre, bensì ripulirle dalla speculazione in cui si è caduti, a grave danno dell’economia nel suo insieme.

«Il lavoro di classificazione delle sagre deve essere rigoroso» sostiene Prospero Cassino, presidente Confesercenti «e poi va definito il periodo massimo di durata delle manifestazioni. Le amministrazioni comunali, quindi, vanno invitate ad autorizzare, a dare il patrocinio e a sostenere magari con un contributo soltanto quegli eventi certificati 3S, perché anche la Sagra della pizza non si può affidare a chi non è pizzaiolo».

Cosa ve ne pare?

Una soluzione magica per l'obesità? Ecco le pillole di Coca Cola [VIDEO]

Rafael usa la macchina anche per i piccoli spostamenti. Saúl andava a correre, dodici anni fa. Noelia vive al primo piano ma usa sempre l’ascensore. Ecco perché Coca Cola li ha scelti come vittime dell’ultima campagna in stile candid realizzata per promuovere uno stile di vita sano contro l’obesità.

Usciti di casa per recarsi in uno studio medico, i tre hanno incontrato sulla loro strada ogni tipo di ostacolo che li ha costretti a camminare anziché usare scale mobili, autobus, taxi. Da una donna delle pulizie particolarmente intrasigente ad un cane molto vivace, i protagonisti sono arrivati a destinazione piuttosto provati.

Perché organizzare tutto questo? Ai creativi (e agli amici e parenti dei protagonisti, complici nello scherzo) serviva un buon pretesto per mostrate a queste persone, e ai milioni di utenti che condividono il loro stile di vita, qual’è il segreto per combattere l’obesità, ovvero le pillole magiche che un’infermiera offre ai tre protagonisti: correre, fare le scale, lasciare la macchina a casa, cedere il post, giocare, ridere…

Questo spot di Coca Cola segue la campagna “Coming Together” diffusa ad inizio anno per comunicare al pubblico l’impegno che il brand sostiene di mettere nella continua immissione nel mercato di bevande ipocaloriche (180 prodotti di questo tipo tra i 650 appartenenti al portfolio della multinazionale di Atlanta).

Inutile sottolineare che tra i commenti in coda al video molti fanno riferimento alla necessità di eliminare dalla propria alimentazione bevande dolci e gassate, proprio come Coca Cola, al fine di perseguire uno stile di vita più sano. Voi cosa ne pensate? Credete che il brand, comunque uno tra i più amati e diffusi in tutto il mondo, riuscirà a superare efficacemente questo sentiment negativo con campagne di questo tipo?

Cyclemon: dimmi che bici guidi e ti dirò chi sei

Gli oggetti di cui ci circondiamo quotidianamente dicono tantissimo di noi, mezzi di trasporto compresi.
Romain Bourdieux e Thomas Pomarelle, una coppia di designer francesi, hanno esplorato questo tema e realizzato una serie di poster dal titolo Cyclemon, capaci di mettere in relazione diversi modelli di biciclette con i loro utilizzatori tipo.

Quale di queste è la vostra?

Expeditionary marketing: a caccia di nuovi mercati!

Expeditionary marketing, come andare a caccia di nuovi mercati

Expeditionary marketing: a caccia di nuovi mercati!

Negli anni ’90, due professori della Harvard Business School scrivevano un saggio dal titolo Corporate Imagination and Expeditionary Marketing, in cui analizzavano dei casi di successo riguardanti alcune big corporation (Sony, Toshiba, Honda, Xerox ecc.) artefici di un nuovo approccio al marketing, diverso da quello che fino a quel momento si era studiato durante gli MBA o nelle Università.

Il nuovo approccio si chiamava Expeditionary Marketing (traducibile con ‘marketing dell’esploratore‘) e consisteva in continue esplorazioni di nuovi mercati ed innovazioni di prodotto, con l’obiettivo di individuare nuovi bisogni da soddisfare, nuove opportunità di crescita, nuove nicchie da conquistare.

Il concetto alla base di questo approccio è semplice: le imprese statiche sono facilmente attaccabili. Per sopravvivere e svilupparsi, le aziende hanno bisogno di muoversi e trovare continuamente nuovi mercati, dove c’è ancora terreno vergine.

Expeditionary marketing: a caccia di nuovi mercati!

Per descrivere il processo, Prahalad e Hamel paragonano l’expeditionary marketing ad una battuta di caccia con l’arco. L’arciere, per colpire il proprio obiettivo, dovrà mirare nella giusta direzione (ovvero trovare un bene/servizio attrattivo per il cliente) e valutare la distanza corretta (ovvero valutare le barriere all’entrata di un mercato).

Per trovare i bersagli, l’arciere avrà bisogno di esploratori (gli analisti), che dovranno localizzare bersagli da colpire, e di un team di supporto che fornisca loro delle frecce sempre nuove e sempre più performanti (ricerca e sviluppo).

Expeditionary marketing: a caccia di nuovi mercati!

Come si può intuire dal paragone, entrare in un mercato nuovo per un marketing team è paragonabile alla situazione in cui un gruppo di arcieri deve colpire dei bersagli mobili in un territorio che non conosce. Tutto ciò deve avvenire in breve tempo, con il rischio che i bersagli siano colpiti da altri, o che scappino.

Per massimizzare la possibilità di successo, i nostri arcieri-marketer hanno quindi due strade: incrementare le possibilità di colpire ogni volta che scoccano una freccia, oppure condurre il maggior numero di battute possibile.

Expeditionary marketing: a caccia di nuovi mercati!

Il primo approccio equivale a quello del marketing strategico, in cui vengono condotte accurate ricerche e l’azienda scende in campo solo dopo che il team è certo di avere ottime probabilità di colpire il target. Si tratta di un approccio collaudato ed efficace, anche se l’entrata in nuovo mercato (soprattutto in certi settori) presenta sempre più spesso insidie imprevedibili, in grado di rovinare anche il migliore dei piani.

In un mercato globale e turbolento quindi, dove i prodotti hanno cicli di vita sempre più brevi e la concorrenza intersettoriale è padrona, il secondo approccio, che coincide con il concetto di expeditionary marketing, potrebbe essere quello destinato a dare i maggiori frutti.

Expeditionary marketing: a caccia di nuovi mercati!

Il nostro team di arcieri dovrà quindi viaggiare leggero, essere fulmineo nel cogliere qualsiasi opportunità venga offerta dagli esploratori e dovrà avere un team di supporto altrettanto veloce e flessibile. Dovrà essere un team nomade, in grado di effettuare battute di caccia brevi, ritirandosi in caso di insuccesso e facendo tesoro degli errori per la spedizione successiva.

Un ottimo esempio della proficua applicazione dell’expeditionary marketing è Google. Big G ha infatti lanciato negli ultimi anni una lunga serie di prodotti più o meno rivoluzionari, alcuni dei quali sono stati ritirati dal mercato senza alcuna esitazione quando non raccoglievano i favori degli utenti.

Expeditionary marketing: a caccia di nuovi mercati!

Ad oggi sono infatti decine i progetti cancellati da Google: tra i più famosi si possono citare “Google Health”, “Google Reader”, “iGoogle”, “Google Buzz”, “Google Labs”. La strategia di Google è quindi quella di esplorare di continuo nuovi mercati, sviluppando velocemente prodotti innovativi e dal ciclo di vita sempre più ridotto.

L’approccio sottolinea lo spirito “da esploratore” dell’azienda, che basa la sua crescita su continue spedizioni in territori sconosciuti, ritirandosi e riallocando le proprie risorse qualora si rivelino infruttuose.

Expeditionary marketing: a caccia di nuovi mercati!

È fondamentale precisare che adottare l’approccio dell’expeditonary marketing non significa improvvisare. Al contrario, l’adozione di questo approccio implica un processo di riorganizzazione dell’intera azienda in una struttura snella, innovativa e proattiva. Sposare questa filosofia implica, in primis, pensare alla propria azienda come ad un portafoglio di risorse e know-how più che un semplice produttore di beni o servizi.

Grande attenzione dovrà poi essere posta alla misurazione dei risultati delle “spedizioni”, il cui impatto dovrà essere monitorato nel tempo, con l’obiettivo di pianificare una ritirata in caso di risultati negativi o un’intensificazione degli sforzi nel caso di risultati positivi. Dalla misurazione dei risultati, inoltre, si potranno trarre importanti lezioni per le campagne successive.

Expeditionary marketing: a caccia di nuovi mercati!

Expeditionary marketing significa, in ultima analisi, ripensare al concetto di fallimento. E’ un processo fatto di tentativi, esperimenti e rischi calcolati. Il fallimento, quindi, è sempre un opzione e non dovrà mai essere punito, ma sempre analizzato, con l’obiettivo di ricavare utili spunti per le “spedizioni” successive.

Royal Baby e social media: i profili da seguire

Sarà un po’ il pigro clima estivo, le città che lentamente si svuotano, le ferie che incombono, gli argomenti interessanti che latitano, ma la nascita del “Royal Baby” sembra invadere ogni campo, compreso quello dei social media.

Mentre Kate è in ospedale e si contano i minuti dalla nascita dell’ultimo discendente al trono d’Inghilterra, tra scommesse di ogni tipo ed un assedio giornalistico senza precedenti per una nascita, ecco qualche dritta sui profili social più in voga al momento su cui seguire in diretta le ultime news.

I canali non ufficiali

Il primo, e più simpatico, profilo da seguire per essere aggiornati sulle novità del parto dell’anno è senza dubbio @RoyalFetus, un profilo Twitter nato nel giorno del matrimonio tra Kate e William ed ora, ovviamente, al massimo della popolarità.

Se non siete grandi fan di Twitter, potete seguire invece le evoluzioni del bebè reale anche su Facebook con il profilo non ufficiale “The British Monarchy Heir“.

I canali ufficiali

Per annunci ufficiali, invece, meglio affidarsi a fonti certe: i profili Twitter della British Monarchy e dell’aggiornatissima Clarence House aggiorneranno in tempo reale i sudditi sulla nascita dell’ultimo principe, pur nel rispetto della tradizione che vuole l’affissione del bando di nascita di fronte Buckingham Palace, ma poiché siamo nel 2013, anche sui principali social media.

Tabloid

In rete c’è di tutto di più: dai canali dedicati della E! Online e della CSB al sito dedicato Royalbabywatch.com, continuamente aggiornati con foto, notizie, indiscrezioni ed aggiornamenti costanti 24/7.

Inoltre, segnaliamo il simpaticissimo Hastheroyalbabybeenbornyet.com, che vi darà una risposta chiara alla domanda più fatta nel Regno Unito negli ultimi giorni 😀

Infine, per avere sott’occhio l’intera collezione di rumors, voci, tweet e aggiornamenti sul Royal Baby potete affidarvi al Live Blog del The Daily, che in ogni momento vi proporrà le voci più influenti, ironiche, ufficiali o ufficiose della rete sul primo figlio del Duca e della Duchessa di Cambridge.