Biocarburanti: il nuovo latifondo tra un piatto di pasta ed un pieno di benzina

British Petroleum e Royal Dutch Shell, due tra i più importanti produttori mondiali di combustibili, hanno annunciato la sospensione di importanti investimenti per la ricerca e sviluppo di biocarburanti da materiali cellulosici e da rifiuti. Il motivo? Costano troppo e non saranno economicamente sostenibili prima di 10-15 anni.

Come reagite alla notizia? Stupore? Delusione? Soddisfazione?


Cosa sono

I biocarburanti sono carburanti liquidi ricavati da materie prime organiche, tipicamente miscelati in basse percentuali al carburante tradizionale.

Si ottengono da una moltitudine di piante e colture, con molte applicazioni ancora a livello di laboratorio, e prevalentemente da mais, colza, palma da olio e canna da zucchero.

Si ritengono in grado di abbattere le emissioni di Co2 dei trasporti anche del 30% rispetto all’utilizzo di carburanti fossili e sono considerati “rinnovabili”, dal momento che la materia prima da cui vengono ricavati può essere riprodotta nel tempo senza limitazioni.

Tutto bene finora?

La spinta ai biocarburanti

L’Unione Europea ha stabilito l’obiettivo di sostituire circa il 6% dei carburanti fossili da trasporto con i biocarburanti.

Alle rese agricole attuali, considerando le quantità di risorse vegetali necessarie alla produzione, l’Europa dovrebbe destinare circa il 20-25% dei propri terreni agricoli a piantagioni dedicate a biocarburanti.

Se si dovesse scegliere di coprire più del 30% del fabbisogno europeo di combustibili con biocarburanti, si dovrebbe allora aprire a massicce importazioni da paesi remoti con ampi terreni, ad esempio il Brasile (e provate ad indovinare quali terreni verranno utilizzati per piantare canne e palme da olio a quelle latitudini…).

I sussidi alla produzione giocano un ruolo fondamentale. Non sono solo alti, ma sono anche più alti di quelli per la produzione delle equivalenti colture per uso alimentare.

Se per produrre mais per alimenti prendo 1 unità di incentivo, per lo stesso mais a scopo combustibile ne prendo 1,5. Questo schema appare immotivato dal momento che anche senza sussidi sarebbe comunque più economico coltivare mais per biocarburante e non per uso alimentare.

Ambiente ed inquinamento

Ma è vero che con i biocarburanti si inquina di meno? Al momento dell’utilizzo dell’automobile la risposta è affermativa. Resta però da analizzare l’impatto del processo industriale sottostante (ad esempio per raccogliere il prodotto agricolo, per trasformarlo chimicamente e per distribuirlo).

Inoltre non è necessario un dottorato in ecologia per capire che, se per coltivare la rachitica palma da olio vengono distrutti ettari di densa e rigogliosa foresta pluviale (come avviene nel Borneo ed in Brasile), ci saranno meno foreste in grado di assorbire Co2. E’ quindi possibile che l’impatto netto sia comunque sfavorevole.

I nuovi latifondi

La produzione di biocarburanti è caratterizzata e limitata dall’enorme estensione di terreno richiesta per la produzione delle colture,  terreno che verrà quindi sottratto ad usi alimentari.

In molte parti del mondo, migliaia di ettari di terreno hanno cambiato volto. Quelli che una volta erano paesaggi naturali variegati, con foreste e quant’altro, oggi sono distese sconfinate di palme nane allineate oltre la linea dell’orizzonte.

Si ritiene che questo processo, poco regolamentato nei paesi emergenti, sia una delle principali cause della riduzione della biodiversità mondiale. La palma da olio da sola è ritenuta responsabile della distruzione di circa 3 milioni di ettari di foresta pluviale nel Borneo.
Questi nuovi latifondi, oltre ad alterare la naturalità dei luoghi, stanno anche creando una forte distorsione al mercato delle derrate prime alimentari. Dall’aumento del prezzo dei biocombustibili (per eccesso di domanda) deriva un rincaro di quello dei cereali a scopo alimentare (per un calo dell’offerta – sempre meno terreni e piante sono destinati al consumo alimentare a vantaggio della produzione di combustibili).

I biocarburanti stanno insomma creando un’insana competizione tra cibo e combustibili. Un pieno di un SUV a benzina con bioetanolo richiede tanto mais da sfamare un essere umano per un intero anno.

Uno sguardo al futuro

Sono allo studio alcune tecniche di produzione di biocarburanti volte ad evitare il conflitto “territoriale” e preservare la destinazione alimentare dei terreni agricoli. Stiamo parlando dei cosiddetti “biocarburanti di seconda generazione”, ottenuti da materiale lignocellulosico oppure dalle alghe.

Queste ultime sono infatti una fonte ecologica di biocarburanti molto più sostenibile perché coltivate in mare. Fino ad oggi l’ostacolo era rappresentato dalla fermentazione particolarmente complessa, problema apparentemente superato dalla scoperta di una compagnia californiana che ha creato in laboratorio un batterio geneticamente modificato in grado produrre un chilo di etanolo ogni tre chili di alghe essiccate.

I biocarburanti rappresentano certamente una grande opportunità, ma devono essere regolamentati e non spinti verso una competizione suicida con la produzione alimentare. Sarebbe assolutamente folle causare inaccettabili danni alla biodiversità e all’ambiente ed affamare il mondo allo scopo di combattere il cambiamento climatico.

Ma per voi, un sabato sera, è più importante mangiare un piatto di pasta oppure uscire con l’auto?

I brand festeggiano la nascita del Royal Baby

Il Regno Unito si è letteralmente fermato. Da Vauxhall si osservava il London Eye colorato a festa, mentre in Canary Wharf e Wapping si lavorava incessantemente per riportare la notizia ai quattro angoli della terra.

Il Royal Baby è nato ed è maschio. I sudditi di Her Majesty hanno così modo di refrigerare le loro menti e superare un’estate che da quelle parti non era così calda dal 1976. L’anno scorso le Olimpiadi, quest’anno il piccolo principe di Cambridge. Sia benedetto.

Dovranno cambiare l’inno al maschile e meno musicale “King” per tre generazioni di monarchi. Poverini. Questa era stata la prima cosa che ho pensato. La seconda è stata osservare come aziende britanniche e di tutto il mondo hanno provato ad intercettare la notizia e riportare contenuti sui social media che creassero engagement.

Newsjacking

La prima considerazione da dover fare è che il cosiddetto newsjacking dovrebbe essere compiuto quando la breaking news è appena stata “sfornata” e non è ancora nella fase di picco. Da quel momento in poi, così come viene presentato nel grafico, l’interesse del pubblico scema e il content perde efficacia.

Questo è il motivo principale per il quale le aziende non sono riuscite a creare contenuti virali per l’occasione. Fatta eccezione per qualcuno, banalità a iosa.

Magnum

Starbucks

Coca-Cola

La stessa Coca-Cola poteva fare di meglio. D’accordo insistere sulla, a mio avviso, geniale democratizzazione del sacro logo. Tuttavia un po’ più di creatività sarebbe stata ben accetta.

Oreo

Oreo, laureata all’Università del Super Bowl in newsjacking, pubblica istantaneamente questa immagine che su Twitter ha superato i 700 retweet. Il pay-off “Long Live The Creme” che richiama un verso dell’inno britannico è assai catchy.

P&G

P&G la fa grossa e con Charmin, il suo brand leader nella carta igienica, compie un’opera di lesa maestà giocando con una toilette/trono d’oro ed il Royal Baby. A noi fa tanto ridere. Per molti utenti (non solo inglesi) la loro è una “repulsive ad strategy”.


La stessa azienda riesce, invece, a veicolare un bel messaggio con un altro dei suoi brand. Pampers lancia un video ancor prima della nascita del pargolo di Buckingham Palace in cui dichiara che qualsiasi bimbo nato nel mondo è un principe o una principessa. L’operazione si conclude con un invito a condividere su Facebook foto di tutti i Royal Baby del mondo.

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Carling

Carling gioca in casa poiché è una delle birre più bevute dagli inglesi. Il video creato per l’occasione è divertente e riesce ad incollare la tipica ironia anglosassone alla marca. Un bottino di 150mila views in meno di 24 ore consacra la loro mossa.

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The Sun

Chi ha indovinato la combinazione della cassaforte è proprio una testata giornalistica. The Sun dimostra tutto il suo british-DNA e cambia per un giorno il suo nome in The Son. A momenti mi veniva quasi voglia di leggere un loro articolo. Ora si aspetta solo che Il Foglio di Giuliano Ferrara cambi nome ne Il Figlio. Win!

P&G vuole convincerci che uno shampoo può migliorare le nostre vite

La nave scuola

Parliamo di un’azienda appartenente a quella ristretta cerchia di organizzazioni leader di mercato in differenti settori merceologici. Procter & Gamble è un nome glorioso per gli addetti ai lavori.

In tutto le Business School del mondo vengono celebrate le gesta di un’azienda che ha messo a punto le strategie più disparate per conquistare quote di mercato. Compreso creare una tipologia di show televisivo quale la soap-opera.

I consumatori ricorderanno con enorme soddisfazione i suoi war horse, sicuramente più del company brand. Dash, Ace, Gillette, Pampers, Duracell, Mastro Lindo, Swiffer e Pantene sono solo alcune delle frecce più appuntite che l’azienda americana può contare nella propria faretra.

Dal brand management alla corporate identity

Di fatto P&G ha scritto la storia del marketing, sperimentando sempre nuove e differenti approcci al mercato. Tuttavia negli ultimi tempi è in atto un cambiamento sotto gli occhi di tutti. La marca ombrello è stata messa al centro della nuova strategia di branding, la quale ha decisamente cambiato focus.

Nei pressi di Cincinnati si è smesso di pensare nel modo che li ha portati a dominare il mercato e si sta privilegiando il rafforzamento della corporate identity, piuttosto che porre l’accento sul collaudato brand management. Da circa 7 anni cercano di dirci che le loro marche e le loro soluzioni migliorano le nostre vite, piuttosto che porre l’accento sul singolo brand. Ora hanno deciso che vogliono anche dimostrarcelo.

Touching Lives, Improving Lives

Con la loro ultima campagna ‘The Everyday Effect’ ribadiscono il concetto che era già stato lanciato durante le Olimpiadi di Londra con il viralissimo video nel quale la multinazionale dell’Ohio si dichiarava orgoglioso sponsor delle mamme. Il company brand si racconta come una guida che ha cura di tutti i suoi figli in modi differenti.

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La voglia è di provare come ogni singola marca dell’azienda abbia un effetto positivo sulla quotidianità delle persone. Il fine ultimo è tanto elementare quanto ambizioso. Il cross-selling.

Costruire un filo sempre più tangibile che lega marche apparentemente diverse come Gillette e Mastro Lindo. E permettere ai consumatori della singola marca di attingere da altri prodotti del ventaglio P&G. Denominatore comune è una sigla che si mette il vestito di housekeeper con lo scopo di trasmettere fiducia al suo pubblico.

La svolta funzionale

Fino a ‘The Everyday Effect’ l’azienda era sempre stata vaga. Come migliora le nostre vite? Stavolta lo spiega in 60 secondi con esempi pratici. Alcuni dei casi presentati mostrano una bambina che grazie ai suoi capelli luminosi si sente più sicura di sé o una mamma che sbriga le faccende domestiche con efficacia e produttività.

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Il passaggio da un livello emozionale ad uno funzionale è rapido ed indolore. Le persone vogliono sapere come i brand influenzano la loro vita ma, allo stesso tempo, chiedono che i loro cuori siano palpeggiati. E’ la giusta combinazione tra benefici di performance e benefici emozionali che porterà Procter & Gamble a vincere, probabilmente, anche questa nuova sfida.

Chissà che non ci sia anche un pizzico di vanità dietro questa scelta. Sono i più bravi ed è forse arrivato il momento che la sigla P&G esca fuori dai libri di management ed entri nelle conversazioni giornaliere dei consumatori.

Herman Miller: 108 anni di design in 108 secondi

Herman Miller, azienda leader nella produzione di arredamento di design per la casa e l’ufficio, vive da sempre proprio di questo: design. E’ attraverso il design che nascono le idee, si affrontano i problemi e si stimolano le persone a compiere grandi cose. All’origine di questo processo, solo una domanda: Perché?

E’ proprio da questa domanda che nasce WHY, la nuova piattaforma digitale firmata dalla grande azienda che si pone l’obiettivo di analizzare la genesi che si cela dietro ciò che Herman Miller produce. A tale fine, ogni settimana una rosa di artisti delle più svariate discipline è chiamata a dare vita a ognuna di queste storie.

Per celebrare il lancio della piattaforma, Herman Miller ha chiesto al gruppo di animatori Part of Bigger Plan di rispondere, in 108 secondi, alla domanda: Perchè Herman Miller si è confermata leader del design per oltre 108 anni?

Dopo attente ricerche bibliografiche sulla storia dell’azienda, la risposta è giunta sotto le spoglie del video 108 anni in 108 secondi, da cui risulta chiaro come la chiave della prosperità dell’azienda sia il concetto stesso di design, mai inteso solo come prodotto finito ma come pura narrazione, dal concetto primordiale all’utente finale.

Quali sono le differenze tra l'approccio social delle aziende B2B e B2C?

Tutti sappiamo che, per ottenere buoni risultati, all’interno della nostra strategia di marketing non può mancare la componente social. Inutile stare a ricordare tutti i benefici e il valore aggiunto che la giusta gestione dei social, se ben pianificata, può portare all’impresa che decide di implementarla. Ma qual è la differenza nell’utilizzo che ne fanno imprese B2B e B2C?

Le B2B utilizzano meno i social?

Niente di più sbagliato. Le B2B sfruttano da sempre i social per la loro comunicazione, forse anche da più tempo rispetto alle aziende che si rivolgono direttamente ai consumatori.

Le motivazioni che spingono una B2B ad avere una presenza online, oltre al proprio sito, sono molteplici:

  • avere un canale di comunicazione (bidirezionale) diretto e meno istituzionale con i propri clienti;
  • possibilità di riduzione dei costi ed aumento degli introiti: il social sembrerebbe costare meno della classica pubblicità;
  • costruzione di relazioni con i potenziali clienti e non soltanto vendita, vendita, vendita: un cliente che si fida lo dirà sicuramente ad altri addetti ai lavori.

Conoscenza del target

Le imprese B2B conoscono meglio il loro target perché più specializzate. Questo si trasforma in un vantaggio competitivo, rispetto alle B2C, le rende maggiormente consapevoli delle esigenze del proprio pubblico. Non che le aziende che si rivolgono ai consumatori siano meno esperte, ma hanno bisogno di sondare maggiormente il terreno prima di riuscire ad individuare accuratamente il proprio social target.

Scegliere i social (e i contenuti) giusti

LinkedIn, Facebook e Twitter sembrerebbero essere i social preferiti dalle B2B, che utilizzano fino a 5 canali social contro i 4 delle B2C (Facebook, Twitter e Youtube i più usati).

Anche gli scopi sembrano essere differenti: mentre le B2B cercano

  • attenzione
  • tasso di conversione
  • feedback e engagement da/con gli utenti

le B2C si concentrano, invece, a fidelizzare l’utente/consumatore attraverso le leve emozionali e, come qualunque azienda, alla creazione del bisogno del prodotto stesso, cercando di ritagliarsi una nicchia nel sovraffolato scenario competitivo esistente.

Per quanto riguarda la content strategy e le azioni social, le B2B tendono ad utilizzare i social per distribuire i propri contenuti: white paper (documenti ufficiali), report e statistiche agli utenti; quindi informazioni relative all’azienda e al suo andamento. Altro uso è quello di costruire una solida presenza online anche partecipando attivamente a gruppi e discussioni per aumentare la propria rete.

Per le B2C visual is the king: le aziende che si rivolgono direttamente al consumatore, infatti, utilizzano principalmente contenuti visuali per creare conversazione e condivisione (in una parola engagement) e creando un dialogo con il consumatore attraverso quesiti, how to e concorsi.

Avete notato altre differenze tra i due approcci? Segnalateceli con un commento! 🙂

Guardare la tv senza disturbare: arriva SoftSound® Pillow Speaker

Guardare la tv senza disturbare: arriva SoftSound® Pillow Speaker

Guardare la tv senza disturbare: arriva SoftSound® Pillow Speaker

La convivenza è dura, poi se si aggiungono le liti per la tv e il volume diventa anche peggio. A portare pace e serenità nelle case con più inquilini e coppie arriva SoftSound® Pillow Speaker, il cuscino che permette di vedere la televisione senza disturbare chi ci sta accanto.

Il guanciale hi-tech ha al suo interno due altoparlanti wireless, uno per lato, che ricevono il segnale da un trasmettitore RF collegato alla tv. Una volta acceso il trasformatore e stabilita la connessione tra i due device è fatta: il suono sarà solo per voi.

Guardare la tv senza disturbare: arriva SoftSound® Pillow Speaker

SoftSound® Pillow Speaker è fatto di gommapiuma, con un sistema memory form, sfoderabile e lavabile ha un design ottimale per il sostegno di collo e testa ma anche per un corretto riposo. Acquistandolo riceverete anche un telecomando che, con 4 batterie per 8 ore di utilizzo, consente di attivare, regolare il volume, mettere in pausa o spegnere il cuscino.

Grazie al telecomando si può programmare anche lo “Sleeper time” cioè lo spegnimento automatico dopo 30, 60, 90 o 180 minuti per addormentarsi “cullati” dal suono che più preferite.

Inoltre è possibile collegare SoftSound® Pillow Speaker all’impianto stereo, al lettore musicale e addirittura allo smartphone.

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Il prodotto è in vendita su Brookstone al prezzo di 130 dollari… niente se si pensa alla tranquillità che potremmo guadagnare in casa 😀

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App of the Week: IFTTT, lascia che l'iPhone lavori al posto tuo!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Prima di parlarvi dell’app settimanale vorrei fare gli auguri alla vostra rubrica preferita, App of the Week, che con il post di questa settimana compie il suo primo anno di vita! Grazie per averci seguito con tanto affetto, continuate così!… Buon compleanno App of the Week!

E ora, parliamo dell’app che in tanti stavano aspettando da tempo: IFTTT, già celebre sito che si basa sulla filososia “if this then that”, sbarca su App Store per iPhone!

Da oggi potrai lasciare che l’iPhone compia diverse azione al posto tuo, senza che tu debba fare nulla. Il meccanismo è semplice, identico a quello già presente sul sito web (www.ifttt.com). Innanzitutto bisogna iscriversi gratuitamente (e-mail e password), per poter accedere ai servizi e ai Canali che fanno parte dell’applicazione.

A questo punto potrai scegliere quali connessioni e automatismi attivare, le “Recipes” (in italiano “ricetta”), in base ai Canali disponibili. Le ricette sono composte dagli ingredienti “if this” (il cosiddetto Trigger, l’innesco, la condizione di partenza) e l’Azione “then that” che il dispositivo svolgerà in automatico al presentarsi di quella specifica condizione. Ad esempio, una ricetta può essere “If I’m tagged in a photo on Facebook, then save the photo in Google Drive” (trad. Se sono taggato su Facebook, allora salva quella foto nel mio Google Drive).

Ma le ricette possono contenere tanti altri ingredienti: nel caso del salvataggio di una foto dopo essere stati taggati, ad esempio, potremo dirgli che nome dare alla foto, se salvare l’indirizzo della persona che ti ha taggato, etc.

Le ricette possono essere create ad hoc o si possono sfogliare tra le tante già esistenti. Tra gli oltre 60 Canali disponibili, i più celebri sono Facebook, Gmail, Twitter, Google Drive, Instagram, Dropbox, etc.

IFTTT è disponibile su App Store a titolo gratuito, compatibile con iPhone, iPod e iPad.

FREE WEBINAR: scopri il corso in Facebook Marketing Avanzato, iscriviti alla lezione gratuita!

 “Anche solo nel 2000, avremmo potuto concepire uno scenario in cui cinquecento milioni di persone di tutto il mondo trascorrono in media 42 minuti al giorno chattando, esprimendo preferenze, segnalando la propria presenza e giocando tra loro su un terreno di gioco virtuale chiamato Facebook?” (Don Tapscott, 2012)

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Iscriversi è semplicissimo! Basta seguire QUESTO LINK e registrarsi nell’apposito form. Il giorno in cui si svolgerà il webinar, basterà accedere all’ora prestabilita per godersi la lezione gratuita firmata Ninja Academy.

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Be Ninja! 

8 mosse infallibili per promuovere un evento su Facebook

Promuovere evento Facebook

Se ben usato Facebook può essere uno strumento efficacissimo per promuovere un evento e vendere i biglietti. Basta fare le giuste mosse. Steve Toth ne ha scritto su Techwise, blog dedicato al web marketing, elencando una serie di cose da fare assolutamente se devi promuovere un evento su Facebook.

Vediamole insieme.

#1 – Crea una pagina apposta per il tuo evento

Se il tuo evento si svolge più volte all’anno, mantieni online sempre la stessa pagina – beneficerai della indicizzazione passata- e ritocca semplicemente la foto di copertina e l’immagine di profilo per adattarla al nuovo evento. Per fare questo devi usare URL e title generici in cui non sia specificato un determinato anno.

Se invece c’è già una pagina ufficiale del brand, magari con molti fan, crea l’evento direttamente dalla timeline.

#2 – Crea un evento dalla fanpage

È molto facile, basta seguire pochi semplici passaggi. Vai sul menu che vedi in foto e clicca su “evento”. Si aprirà in overlay la scheda dove inserire tutti i dettagli.

Promuovi evento facebook

Fatto questo vedrai l’app degli eventi nel menu in alto alla tua timeline.

Raccomandazione: crea immagini accattivanti per il tuo evento. Assicurati di inserire info indispensabili come luogo e data. Inoltre includi un link per acquistare i biglietti.

#3 – Dai qualcosa in cambio

È una mossa semplice, ma sempre efficace. Carica una foto in cui chiarisci le regole: il like vale 1 punto, il commento 2 punti, la condivisione 5 punti. Chiaramente valgono solo like, commenti e condivisioni espresse pubblicamente, anche perché le interazioni private non si vedono sulla tua pagina.

Dare qualcosa in cambio ai tuoi utenti è il modo più semplice, ma più efficace, per generare il passaparola spontaneo.

#4 – Crea un annuncio con Facebook Ads

Invece di creare un annuncio per la tua pagina o il tuo sito web, prova a creare un annuncio direttamente per il tuo evento. In questo modo sarà tutto più mirato: avrai un CTR più alto – il rapporto tra visualizzazioni e click- e le persone avranno la possibilità di invitare i loro amici all’evento direttamente dall’annuncio.

Altra cosa importante di Facebook Ads è la profilazione del target. Puoi segmentare il tuo target per sesso, età, località: tutto con precisione chirurgica.

#5 – Crea più amministratori

Se attorno al tuo evento sta lavorando un gruppo di persone, nomina ciascuno amministratore della pagina. In questo modo potranno invitare i loro amici all’evento e l’effetto virale sarà moltiplicato.

#6 – Fai vivere la pagina dell’evento

Aggiungi l’indirizzo, informazioni sul tuo evento, le date. Posta link, foto e video. Fai vivere la pagina dell’evento come fosse una normale pagina brand. In questo modo invoglierai le persone a partecipare.

#7 – Crea messaggi differenziati

Con la pagina evento puoi creare messaggi per differenti gruppi di utenti. Mettiamo il caso tu abbia un piccolo gruppo di persone che non ha risposto al tuo invito. Perché non invii loro un messaggio con un coupon sconto o un’offerta che non possono rifiutare?

Ricordati poi di inviare un promemoria pochi giorni prima dell’evento a chi ha confermato di partecipare.

#8 – Divertiti!

Posta un sacco di foto e video in diretta dal tuo evento. Chiedi ai partecipanti di postare a loro volta sulla tua timeline e partecipa alle conversazioni online.

Ci sono tantissime cose che puoi fare per coinvolgere le persone e rendere il tuo evento davvero social. L’unico limite è la creatività.

7 nuovi prodotti made in Google

Il colosso del web non dorme mai ed è sempre pronto a sfruttare la sua arma migliore: L’innovazione a 360°. Pensavamo che i Google Glass, già divenuti una realtà nel mercato, e l’auto senza conducente fossero le sole direttrici di innovazione, ma non andrà esattamente così. Negli ultimi mesi Google ha lavorato anche su altri prodotti impressionanti che sicuramente stanno rivoluzionando il nostro modo di vivere.
Scopriamo insieme le 7 novità che Google ha aggiunto al suo portafoglio di prodotti.

Motorola X Phone

Google sta arrivando con un nuovo Smartphone, il Motorola X, che permetterà agli utenti di personalizzare l’hardware del dispositivo. I clienti avranno la possibilità di personalizzare il colore e le specifiche hardware come RAM e memoria interna similmente a come altre aziende permettono all’utente di costruire un PC.
Lo stesso Larry Page ha dichiarato che Motorola sta lavorando su dispositivi  “Breakthrough” con materiali resistenti e batterie a lunga durata.

7 nuovi prodotti made in Google

Babel, un servizio di messaggistica di proprietà Google

Google ha l’intensione di unificare Google Voice, Google Talk e Google Messenger sotto un unico marchio, Babel, ora diventato Hangouts. Rappresenta la risposta di un Google alla grande varietà di applicazioni di messaggistica standalone presenti sul mercato, come WhatsApp, iMessage di Apple, BlackBerry Messenger e Facebook Messenger. Le sue capacità multi-piattaforma contribuiscono certamente a rendere l’offerta più attraente per gli utenti attuali.

7 nuovi prodotti made in Google

Lo Smartwatch con sistema operativo Android

Dopo aver messo a segno ottimi colpi con gli smartphone e tablet della gamma Nexus, il gigante della ricerca sta apparentemente lavorando alla realizzazione di uno smartwatch Android. Il gadget indossabile sarà la risposta di Google allo SmartWatch di Apple.

7 nuovi prodotti made in Google

Creare una rete wireless mondiale

La soluzione per fornire al mondo una rete internet senza fili? La risposta sono i palloni areostatici. I palloni antenna sono in fase di sviluppo da parte di Google con il nome di progetto ‘Loon‘, che si propone di diffondere il segnale internet tramite antenne fluttuanti nella stratosfera, ad una altezza doppia rispetto il volo degli aeroplani. I palloni fluttueranno attorno alla terra e avranno la capacità di cambiare direzione alzandosi o abbassandosi di quota, sfruttando i venti per muoversi nella direzione desiderata.

I clienti possono connettersi alla rete palloncino di Google utilizzando una speciale antenna internet attaccata alla loro abitazione. Il segnale rimbalza da palloncino a palloncino, da internet alla terra. Il progetto pilota ‘progetto Loon’ è iniziato il 15 giugno presso il 40 ° parallelo Sud, con il lancio di 30 palloni dall’ “Isola del Sud” in Nuova Zelanda e vede coinvolti un piccolo gruppo di tester.

7 nuovi prodotti made in Google

Una gaming-console by Android

Google sembra voler sfidare i giganti del gaming lavorando ad una consolle da gioco basata sul proprio sistema operativo. Nei prossimi mesi è in arrivo un competitor diretto per Microsoft e Sony.

7 nuovi prodotti made in Google

Produzione di energia dal cielo

Google ha da poco acquistato Makani, una startup del campo dell’energia che, con il supporto del ente per l’energia americano, si occcupa dello sviluppo di aeroplani con turbine per la produzione di elettricità. L’ultimo modello di aereo-turbina prodotto è il called Wing 7, un prototipo lungo circa 7 metri interamente realizzato in fibra di carbonio. Il modello è collegato ad una centrale tramite un cavo e produce energia volando compiendo spirali ad un’altezza che va dai 200 ai 700 metri dal suolo.

7 nuovi prodotti made in Google

Nuovo Android@Home

Google, nonostante non siano di certo temi molto innovativi, entra prepotentemente del mondo della domotica e della home-automization. Google@home consente di governare la casa tramite lo smartphone, trasformando ogni elettrodomestico e apparecchiatura in casa in un potenziale accessorio per il telefono. Il principale punto di forza sarà il controllo vocale.

7 nuovi prodotti made in Google