Da MTV a Second Life e ritorno!

Di Ivonne Citarella – Sociologa e Second Lifer

Molti sanno, ma molti altri no, che Second Life, negli anni del suo boom mediatico, è stato il luogo scelto da Irene Grandi per realizzare il video della canzone Bruci la città, forse una delle prime esperienze italiane (se non l’unica) inworld in ambito musicale.

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Oggi, invece, sono venuta a conoscenza di una bellissima storia vissuta in ambito virtuale da due avatar Denise Beck e dal suo compagno Lordsimon87 Beck nella quale complice – oltre all’amore tra i due e la loro passione per la musica – ha fatto da guida lo spirito di condivisione, che come vi ho sempre riferito, pervade Second Life.

Chi segue la mia rubrica qui su Ninja Marketing sa bene quanto io abbia sempre messo in evidenza le potenzialità di Second Life in ambito creativo, uno strumento davvero unico che permette di amplificare l’estro e la genialità personale.

Metti allora un video che passa su MTV, Rain, in cui la protagonista, la cantautrice Denise, nella cornice di una città come New York, grondante di anime in corsa nella quotidianità della vita, si aggira vestita da volpe e lì, mentre percorre una delle Avenue più note, incontra un misterioso personaggio senza volto che come lei riesce ad andare oltre le affannose corse, a fermarsi e a dedicarle un galante baciamano, mentre il magico Ticche ticche tacche tacche delle gocce di pioggia e di felicità, leitmotiv del brano,  accompagna l’amore fra i due.

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Ed ecco che a Denise Beck e Lordsimon 87 Beck viene  l’idea: perché non riprodurre  i personaggi di quella canzone d’amore e assumerne le fattezze? In Second Life si può e così, come ci racconta, Denise Beck si sono messi all’opera:

RAIN.. ci ha preso subito e così anche  il video. Mi sono entusiasmata subito e insieme a Lord abbiamo deciso di ricreare i personaggi per vivere la stessa esperienza del video inworld.

Una mia carissima amica, Gattalia Rossini, mi ha insegnato i primi rudimenti per creare i primi vestiti e, anche se non ho studiato come modellista in Real Life, sono riuscita ad aprire un negozio di abbigliamento in Second Life nel quale vendo i vestiti da me ideati.

Il tutto è stato possibile  grazie anche alla mia voglia di giocare con i colori e l’uso di qualche programma di fotoritocco. Ho così cominciato a cercare  i template adatti per la riproduzione del vestito del personaggio di Denise. All’inizio lo avevo realizzato di colore arancio ma, sembrava, come si dice nel gergo di SL, troppo “niubbesco” ma in mio aiuto è arrivata Gattalia che è riuscita a trovare il cappuccio con la cui texture abbiamo realizzato il vestito che  è venuto molto bene. Poi ho cercato un paio di stivali dello stesso colore su Marketplace, una vetrina di Second Life dove si possono trovare in vendita moltissimi oggetti.

Per il vestito del personaggio maschile del video abbiamo trovato un template di una felpa a manica lunga e un cappuccio che inizialmente era da donna ma che poi abbiamo modificato. Le scarpe nere  e i pantaloni li avevo già nell’inventario. Più difficile, invece, è stato realizzare  la maschera a specchio: ci siamo riusciti incastrando due palline, una sopra l’altra e anche in questo caso il risultato è stato soddisfacente.”

Ed ecco il risultato! Che ne dite? Non è semplicemente fantastico?

Musica, inventiva, gioco, esperienza e amore coniugati in un mix unico.

Non mi resta che ringraziare per aver reso possibile la stesura di quest’articolo tutte le creatività intervenute: quella artistica di Denise Galdo, giovane cantautrice italiana capace di stupirci con ogni suo brano, quella di Denise Beck e Lordsimon 87 Beck per aver reso ancora una volta Second Life più ricco con questo esperimento e la disponibilità creativa di professionisti come Gattalia Rossini che condividono con gli altri residenti la loro lunga esperienza inworld.

A voi tutti grazie!

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Henable Ztl: l'app che agevola le persone con disabilità al volante [INTERVISTA]

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“I problemi che una persona diversamente abile deve affrontare durante la sua vita possono essere risolti solo da chi vive la stessa condizione, eppure non sempre questo avviene; è dunque necessario migliorare quello che non è percepibile da una persona comune.”

Questo pensiero di Ferdinando Acerbi, ex campione olimpionico di equitazione, racchiude il senso della sua ultima creazione: Henable Ztl, un’App Android ed iOS realizzata in collaborazione con H-Farm che in pochi passi permette alle persone munite di tesserino disabili di accedere alle Ztl di quasi tutta Italia (al momento 180 grandi comuni della penisola, in continua espansione). Ho avuto l’occasione di incontrare Ferdinando alla tappa napoletana dell’Henable Road Tour, insieme alla sua crew: Valeria, che si occupa della comunicazione, ed Ernesto, tester ed esperto in barriere architettoniche.

Per promuovere Henable, Ferdinando ha deciso di intraprendere un’avventura totalmente sostenibile: attraversare l’Italia a bordo di una bellissima Renault Fluence ZE nera e verde totalmente elettrica, dal 15 Luglio al 2 Agosto, per testare l’App, diffondere l’innovazione tra persone in sintonia con la mentalità di Henable e dimostrare come le nuove tecnologie siano “abilitanti”. Dopo aver sostato a Napoli nei giorni scorsi, attualmente girano per le strade di Roma, per poi arrivare il 27 Luglio a Perugia ed il 29 a Mandola ed il 31 a Rimini, per terminare il tour con due tappe a Cesena e Bologna.

Scopriamone di più sul funzionamento e sulla filosofia di Henable Ztl direttamente dalle parole di Federico:

Buongiorno Ferdinando! Ci spieghi come funziona Henable?

Il funzionamento è molto semplice: dopo un primo log nel quale inserire le informazioni richieste dalle Pubbliche Amministrazioni (Carta di Identità, Pass stradale per disabili e relativo numero, dati anagrafici e mail), H-enable Ztl memorizzerà i dati per tutti i futuri accrediti presso le Ztl dei comuni italiani. E’ necessario fare questa operazione una volta sola: per tutti gli accessi successivi, i dati resteranno memorizzati. Nella seconda schermata c’è la possibilità di modificare il numero del pass ed il numero di targa del veicolo sul quale ci si sta muovendo. Infine, basta selezionare il comune di interesse per inviare in automatico tutti i dati agli indirizzi e-mail delle PA di riferimento, evitando l’invio di raccomandate, la raccolta di documenti e guadagnando tempo. Sul nostro sito abbiamo un’infografica che spiega il funzionamento dell’App in modo completo. [clicca sull’immagine per ingrandirla]

Cosa ne pensi dell’integrazione tra mobile ed automotive?

Credo che sia un punto a cui si dovrà sicuramente arrivare. Se vogliamo partire dalla nicchia a cui mi riferisco c’è una grossissima necessità di razionalizzare dei sistemi di pagamento; la via più corta sarebbe quella di creare delle applicazioni che ti permettono dall’interno della tua auto di gestire, ad esempio, cose come l’ordine all’autogrill.

Non solo per il diversamente abile, ma anche per l’anziano o la mamma incinta con due bambini che va in giro, poter effettuare l’ordine dall’auto, prenotare il tavolo o poter trovare il bagno pronto per cambiare il bambino è una grande cosa. Sono operazioni che sembra nascano da una necessità ristretta, ma che però sarebbero utili ad una marea di persone. Inoltre c’è già una grossa integrazione tra automobili e mobile, perché ormai il navigatore ce l’abbiamo tutti nel mobile. Secondo me è un fattore imprescindibile.

Parlando di Henable Ztl, abbiamo visto che l’App va a sostituire un passaggio che deve effettuare il cittadino da parte delle pubbliche amministrazioni. C’è stata una reazione da parte delle PA, e se si, quale?

A dir la verità, non sostituiamo quello che deve fare il cittadino, ma lo facilitiamo: evitiamo al cittadino di andare a cercare comune per comune gli indirizzi di riferimento e spedire i suoi documenti: li inseriamo in un database direttamente fruibile, la mail è già compilata, e l’utente in due secondi invia la mail. Questa cosa non ha cambiato la user experience dei comuni: in realtà Henable Ztl offre ad un comune un servizio che per loro è gratuito e che possono mettersi come fiore all’occhiello. Di contro, chiedo solo alle PA di diffondere il servizio presso le associazioni di riferimento nel loro territorio.

Stai percorrendo un’avventura che va oltre l’App: un viaggio sostenibile con un’automobile elettrica che prevede le tappe principali di tutta Italia. Quale è stata la risposta delle persone che hai incontrato durante questo viaggio?

Devo dire che c’è stata una risposta assolutamente entusiasta e proiettata a fornire il servizio: per farti un esempio, a causa della limitata autonomia delle batterie dell’auto ho dovuto pianificare il viaggio anche in funzione di questo, ed è stato molto avvincente. Mi sono fermato in qualsiasi posto, dal Bed and Breakfast all’Hotel Boscolo che tra l’altro ci sponsorizza. Quando vado via, io mappo i posti ospitali come centri di ricarica: hanno fatto ricaricare le batterie a me, e domani lo faranno fare ad un’altro utente. Non è solo opera mia, a volte i gestori me lo chiedono esplicitamente se possono entrare nel database, perché in realtà è una cosa bella che non hanno mai visto e sono contenti del servizio che possono dare!

Al momento pensi che la tecnologia avvantaggi o ostacoli la vita dei diversamente abili?

Indubbiamente, la tecnologia agevola la vita dei diversamente abili. Io uso il mio telefonino come il mio bastone: senza il mio telefonino non potrei sopravvivere, ma come tutti in realtà, non solo per i diversamente abili! Abbiamo tutti il telefonino a portata di mano 365 giorni all’anno per 24 ore. Spero che si possano razionalizzare moltissimi dei servizi che ci sono per crearne alcuni più mirati.

E’ quello che sto cercando di fare: c’è una forte esigenza da parte di tutti, ma soprattutto delle persone con difficoltà, di avere delle comunicazioni verticali dalla pubblica amministrazione ai cittadini. I dati ed i database ci sono, basterebbe razionalizzare la marea di dati che circolano anche con una logica bottom-up.

Perché se io ad esempio voglio girare Milano e sono disabile, vorrei riuscire a sapere se possono caricarmi sull’autobus piuttosto che in metropolitana, con il montacarichi o meno. Io non chiedo all’amministrazione di investire per mettere servizi per ogni disabilità dappertutto, ma chiedo: fateci fare un’applicazione che mi dice: sei disabile? il treno lo prendi all’ora X dal posto Z, la metropolitana e l’autobus alla stessa maniera. Almeno io so cosa devo fare quando esco, e non mi lamento più! tutto lì.

Un’ultima domanda: abbiamo parlato delle tecnologie attuali. Qual è il tuo sogno o almeno come vorresti vedere queste tecnologie fra 5 anni, anche in visione delle persone che più ne trarrebbero vantaggio?

Io spero e credo credo che queste tecnologie possano avere successo solo se sono proposte dalla base, perché è la base che ha conoscenza dell’esigenza e di chi ce l’ha. Per cui spero di riuscire a razionalizzare gli investimenti e gli interventi in maniera che si possano creare sinergie che portino miglioramenti ai prodotti finali.

Secondo me la percezione del mondo delle start-up è un po’ sbagliata in questo momento, nel senso che manca nella persona comune, che non ha i bisogni specifici dei diversamente abili e non ne fa parte, la percezione che questi possano essere davvero dei servizi. Sembrano tutti dei giochi: in realtà ci sono tanti servizi che si possono creare da questi giochi, ed io spero di poterli realizzare, un giorno, anche grazie ad una rete o ad un sistema di crowdfunding con persone che vivono il problema.

Ferdinando, l’intervista è terminata. Ci ha fatto molto piacere averti qui con noi!

Vi ringrazio. Sono molto contento di avervi incontrato e di incontrare amici che non vedo quasi mai in una città così bella come Napoli! Grazie mille!

Henable Ztl è l’app che agevolala guida o il trasporto privato dei diversamente abili, ed è disponibile dia per Android che per iOS, in abbonamento a € 3,59 all’anno. Clicca sui banner per visitare l’ap su iTunes o su Google Play.

iOS

 

 

 

 

 

 

Android

Addio Sergio Tacchini. Ma altre dieci aziende italiane del lusso ti hanno già preceduto

È solo delle ultime ore la notizia che un altro simbolo del made in Italy, la griffe Sergio Tacchini, ha definitivamente spostato all’estero, ovvero in Cina, l’intera produzione dopo le varie acquisizioni di gruppi cinesi nel corso degli anni. In questo modo di italiano resterà soltanto il marchio e pare che, dopo il rilevamento dell’azienda da parte delle holding orientali, chiusi i punti vendita in Italia, al momento resteranno soltanto cassaintegrati e un presidio del reparto commerciale della vecchia azienda novarese.

Appena qualche settimana fa vi avevamo parlato proprio di questo trend, preoccupante o meno, analizzando le acquisizioni di imprese agroalimentari italiane da parte di gruppi stranieri con capacità finanziarie impensabili per il nostro paese.
Questo shopping sfrenato dall’estero non coinvolge solo i marchi dell’agroalimentare, ma riguarda anche vere e proprie istituzioni del lusso nazionale.

Acquisizioni, un trend preoccupante

Dietro queste operazioni troviamo spesso in cabina di regia due tra le più grandi holding del lusso mondiale, la LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy) e la Kering (ex PPR), che condividono oltre alla provenienza francese, la strana assonanza finale tra i nomi dei loro amministratori delegati, Arnault e Pinault.

Il gruppo di Arnault è considerat0 da molti la principale multinazionale del lusso mentre la holding di Pinault si è lentamente diversificata anche su Sport e Lifestyle. Entrambe sembrano però aver trovato in Italia il terreno di conquista ideale per ampliare il loro portafoglio del lusso.

Sfruttando l’attuale immobilismo politico ed economico del nostro paese e le situazioni favorevoli alle acquisizioni, che si vengono a creare in occasione dei passaggi generazionali nelle aziende del lusso, i due giganti francesi sembrano non volersi fermare e puntano ad altre grandi realtà dell’alta moda italiana.

LVMH

Andando in ordine cronologico l’ultimo colpo portato a termine da Arnault in Italia riguarda la concessione dell’affitto del Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, detto il Colosseo Quadrato, simbolo dell’architettura razionalista, con un canone mensile di circa 240mila euro. La costruzione, resa celebre da numerosi apparizioni cinematografiche e dallo spot The Mission della Nike, diventerà il nuovo quartier generale Fendi, maison italiana in mano alla holding francese.

Il controllo del lusso italiano da parte della LVMH non passa solo per Fendi, è infatti recente l’acquisizione dell’80% delle quote, della celebre icona del cashmere Loro Piana per 2 miliardi di euro. Tornando indietro nel tempo spiccano le acquisizioni della celebre gioielleria Bulgari, della casa di moda Emilio Pucci e del marchio Acqua di Parma che una cordata di imprenditori italiani non era riuscito a valorizzare. Imprenditori italiano che sono poi gli stessi che siedono nei CdA delle due holding e che hanno le capacità e le conoscenze giuste per portare a termine contrattazioni che non richiedono solo enormi capacità finanziarie.

Kering

La Kering segue da vicino le mosse del suo concorrente principale e con una grande maison come Gucci in portafoglio, ha recapitato offerte sui tavoli di Versace e Krizia. Per quanto riguarda il calzaturiero, la holding di Pinault è presente in Italia con il marchio Sergio Rossi. Il presidio del lusso è completato da un tris di celebri marchi nostrani, Bottega Veneta, Brioni e Pomellato.

Le operazioni di acquisizione da parte di grandi gruppi stranieri che si stanno verificando negli ultimi anni nel nostro Paese sembrano essere il triste epilogo di una classe imprenditoriale che ha perso la fiducia nel sistema Italia e che di fronte a scelte prese in ritardo o a problematiche come il ricambio generazionale e la pessima congiuntura economica attuale, preferiscono vendere al miglior offerente piuttosto che trovare il coraggio di investire in quell’italian style che ci invidiano da ogni parte del mondo.

L'arte contemporanea digitale è anche social: scopriamo Crowdraw

L'arte contemporanea digitale è anche social: scopriamo Crowdraw

L'arte contemporanea digitale è anche social: scopriamo Crowdraw

Qualche settimana fa vi abbiamo introdotto (e spero incuriosito) nel mondo dell’arte contemporanea digitale.

Oggi proseguiamo il cammino, facendo un salto ai giorni nostri: possiamo ormai affermare che il computer inizia ad essere roba “vecchia”, da quando gli smanettoni della tecnologia ci hanno donato i fantastici gingilli chiamati “smartphone”.

Questi ci permettono di avere tutte le funzionalità di un pc sempre con noi, in ogni momento della giornata! Per ogni vostra esigenza ora c’è un’app e anche il mondo dell’arte digitale si è adeguato a questa nuova tendenza e questa nuova forma di mercato.

L'arte contemporanea digitale è anche social: scopriamo Crowdraw

Nel 2012 il collettivo di creativi coreani Everyware ha lanciato sul mercato la prima app per realizzare con il proprio smartphone un’opera d’arte. Crowdraw (questo il nome dell’app) permette a chiunque e comodamente da casa propria di contribuire alla realizzazione di un’opera d’arte: il mondo del digitale incontra il mondo dei social network!

Nello specifico si tratta di un’opera realizzata con un “paintball”, una macchina spara colore per intenderci.
La chiamano Arte digitale partecipata! Una volta scaricata l’applicazione, basta acquistare un proiettile di colore e sparare dal proprio screen verso una tela, ma l’aspetto eccezionale non è questo, udite udite!

L'arte contemporanea digitale è anche social: scopriamo Crowdraw

Il paintball virtuale è collegato a quello reale: un server registra la nostra azione e muove un robot che spara realmente proiettili di colore, quindi ogni qual volta voi “spariate” un colpo, questo magicamente sarà realmente riprodotto in un luogo reale su un muro reale. Ognuno, dichiara il collettivo coreano, potrà vedere l’opera “in progress” perché la gallery sarà trasmessa in streaming.

Durante questo processo, i partecipanti diventano non solo partecipanti/realizzatori del progetto, ma anche sponsor, tramite l’acquisto del proiettile di colore.

Quindi se vi sentite un po’ artisti, ma anche no… adesso anche voi potrete realizzare un opera d’arte contemporanea comodamente da casa vostra. Provateci e fateci sapere com’è andata!

App of the Week: Pizza Suggestions, scegli la pizza che fa per te!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Questa settimana un’app culinaria davvero simpatica ed originale! Si chiama Pizza Suggestions, per non sbagliare mai con gli ingredienti della tua pizza!

Un’app davvero unica, Pizza Suggestions ti consiglia i gusti della pizza quando sei in pizzeria o quando stai ordinando per telefono e non sai cosa scegliere. L’app è semplice e intuitiva, ma è pensata in maniera intelligente. Infatti, si ricorda i gusti e gli ingredienti che scegli con più frequenza, per andare a colpo sicuro nei momenti di indecisione.

Ma questa caratteristica è utile anche a proporti sempre qualcosa di nuovo. Questo avviene perché Pizza Suggestions combina per te gli ingredienti che più preferisci, arrivando a combinazioni sempre diverse.

Insomma, Pizza Suggestions è veramente in grado di “imparare” cosa più ti piace! Non solo, l’app può anche memorizzare le tue pizze preferite o anche escludere certi ingredienti in caso di allergie o intolleranze particolari.

È importante segnalare che le combinazioni vengono effettuate in base alla tua “quantità di fame”, domanda che ti viene posta all’apertura dell’applicazione. Se la pizza proposta non ti soddisfa o non ti convince, puoi chiedergli un’altra proposta o anche condividerla con gli amici, con il pulsante “No, voglio un’altra combinazione”.

Ogni qual volta scegli una pizza, l’app memorizza le tue scelte e le analizzerà la volta successiva, per arrivare a risultati sempre soddisfacenti.

Con un’interfaccia semplice e gradevole, Pizza Suggestions è disponibile per dispositivi Android, a titolo gratuito su Google Play.

Facebook Marketing Avanzato: scopri il Corso Online con Lorenzo Viscanti! [INTERVISTA]

Impossibile ormai ignorare la centralità di Facebook come strumento di marketing: ogni giorno le persone scoprono al suo interno novità e trend, danno le proprie opinioni su prodotti ed imprese. Avere una forte presenza sul social network di Mark Zuckerberg significa avere accesso al più potente degli strumenti del word-of-mouth marketing: la conversazione tra amici. Così, cari guerrieri, noi di Ninja Academy abbiamo progettato un Corso Online in Facebook Marketing  Avanzato che vi darà una visione completa delle strategie e tecniche per scoprirne tutte le potenzialità ed utilizzarlo in modo performante per comunicare brillantemente la vostra azienda o brand, creando una salda relazione con il vostro target di riferimento.

Attraverso il Corso Online in Facebook Marketing Avanzato firmato Ninja Academy,  insieme al nostro docente Lorenzo Viscanti comprenderemo come progettare e misurare un piano di Social Media Marketing su Facebook impattante, utilizzando metodi efficaci per la pianificazione strategica, per raggiungere il target di riferimento e monitorarne i risultati, attraverso una scelta intelligente degli strumenti di profilazione ed advertising. Come vi abbiamo già illustrato nel post di presentazione, il percorso sarà di 10 ore formative ed inizierà il 16 Settembre (Con Sconto Early Booking entro l’8 settembre).

 

Lorenzo ci ha dato un assaggio delle tematiche che approfondirà durante le 10 ore formative, e qualche consiglio prezioso per iniziare a pensare ad una presenza efficace su Facebook. Di seguito, la nostra intervista. Buona lettura 😉

Ciao Lorenzo! Potresti darci qualche anticipazione riguardo gli argomenti che affronterai durante il corso? Quali competenze acquisiranno i nostri Ninja?

Ciao Federica! Un buon numero di aziende ormai utilizzano i social network come strumento di marketing relazionale per gestire i contatti con i clienti, sia quelli già acquisiti che coloro che potrebbero diventare clienti nel futuro. Anche quest’anno il corso si muove dalle strategie per gestire correttamente la propria presenza su Facebook: come creare i contenuti migliori per aggregare una tribù di consumatori attorno al proprio brand e ai propri prodotti. Come ben sappiamo, la strategia di contenuto è alla base di ogni attività sui social network, e naturalmente è da qui che inizieremo. Scrivere i contenuti migliori per massimizzare l’interazione e generare interesse e attenzione sarà l’obiettivo della prima parte del corso. Non tutti i contenuti sono uguali sul social network, un vero Ninja ha gli strumenti per analizzare quanto viene pubblicato sulla pagina che gestisce e ottimizzare le strategie di contenuto, per aumentare il numero di persone raggiunte e l’interesse generato.

La seconda parte del corso è la novità di quest’anno, e si concentrerà sulle iniziative per la generazione di contatti profilati tramite il social network. Gli strumenti di profilazione consentono di selezionare con grande precisione gli utenti che saranno il ‘bersaglio’ delle iniziative, siano esse di contenuto o di advertising. Alla fine del corso i nostri Ninja sapranno come stabilire degli obiettivi per le iniziative che gestiranno, in termini di persone raggiunte, ma anche di nuovi contatti profilati raggiunti o di vendite, e sapranno come portare avanti campagne che massimizzino questi obiettivi.

 Grazie mille, Lorenzo. Puoi spiegarci anche cosa differenzierà questo corso avanzato da quello in Facebook Marketing Base che hai tenuto lo scorso anno e che è ora disponibile in modalità on demand?

Quest’anno il vero cuore del corso sarà la gestione di attività di marketing sul social network. Non solo advertising, ma anche contest e sweepstakes che consentano di raggiungere un pubblico profilato a cui proporre i nostri prodotti e servizi. Il Corso Online in Facebook Marketing Base,  tenuto lo scorso anno e disponibile in modalità on demand, ha come centro la gestione delle attività di contenuto sulle brand pages, ed è più adatto a chi è interessato ad aprire e gestire una nuova presenza sul social network. Anche quest’anno non trascureremo gli aspetti basilari della gestione della presenza sul social network e dei contenuti, ma dopo averli introdotti passeremo a trattare strategie di attività che consentano di ottimizzare i risultati per chi già gestisce con successo un’attività sul social network.

Tre regole d’oro per la gestione efficace di una brand page?

Partiamo dal dimenticarci del numero dei fan e dei like, per concentrarci su tre aspetti che determinano la qualità delle nostre attività su Facebook:

1. Ottimizzare i contenuti per massimizzare l’interazione. Ad esempio, molto spesso vedo pubblicati anche sulle pagine di aziende e prodotti molto noti link che non sono visibili da mobile. Questo non ha alcun senso, ormai Facebook ha più di 220 milioni di utenti che accedono tramite le applicazioni mobili, e queste statistiche sono destinate ad aumentare durante il periodo estivo, quando molti di noi saranno lontani dallo schermo del loro computer. Essere consapevoli dell’importanza del mobile nel gestire la presenza sul social network è un punto di partenza imprescindibile!

2. Personalizzare le pubblicazioni sulla base del pubblico ed usare correttamente gli strumenti di promozione. Una efficace strategia di contenuto per massimizzare l’interazione e l’interesse da parte dei fan richiede di far vedere a ciascuno solo le informazioni più interessanti, in modo da lasciare un’impronta forte e indimenticabile ai clienti, futuri e attuali. Ormai gli utenti sono inondati di contenuti e non bisogna solo che le nostre pubblicazioni siano viste dagli utenti, ma anche che rimangano impresse nella loro mente, perché toccano il tasto giusto. Questo richiede una personalizzazione efficace dei contenuti, usando gli strumenti di profilazione e advertising che Facebook ci mette a disposizione.

3. Stabilire degli obiettivi nella presenza su Facebook che siano collegati all’andamento del business dell’azienda. Non è vero come dicono alcuni che il numero di fan e il numero di like sui contenuti non contano! Non è detto però che si riflettano in più vendite o più contatti da sfruttare per l’azienda. Per questo è importante gestire la propria presenza sul social network andando ad organizzare delle attività che ci permettano di misurare quanto il social network ci consente di migliorare le performance del nostro business. Promozioni, contest e ogni altra attività che consente di aumentare i contatti e le vendite hanno un valore diverso, perché sono indicatori ben comprensibili per chi gestisce un’attività aziendale e giustificano quindi gli investimenti richiesti.

Un errore assolutamente da evitare nell’impostazione di una campagna?

Molto spesso vedo aziende che gestiscono la propria presenza su Facebook e le proprie attività di campagna semplicemente puntando ad aumentare il numero dei contatti. Niente di più sbagliato, il social network è solo parzialmente una questione di quantità, la vera svolta di Facebook sta nel fatto che a differenza dei media di massa, ci consente di raggiungere solo ed esclusivamente le persone che molto probabilmente sono interessate ai nostri prodotti. Usare in maniera efficace il sistema di profilazione è il vero elemento discriminante sul social network.

Ad esempio, quando apriamo un giornale e vediamo una pubblicità di automobili sappiamo che solo una piccolissima percentuale dei lettori starà in quel momento pensando ad acquistare una nuova automobile. Gli altri vedranno il marchio della casa automobilistica, ma buona parte dell’investimento fatto andrà persa.

Gli strumenti di profilazione di Facebook invece ci consentono di capire con grande precisione quali sono gli interessi e le probabili intenzioni di acquisto degli utenti, e quindi ci consentono di stabilire un sistema di metriche misurabili per giustificare i soldi che andiamo a spendere.

Esistono strumenti, come il retargeting che è stato recentemente introdotto anche da Facebook, che ci consentono di capire con una buona precisione chi si sta guardando attorno per comprare una nuova automobile, e quindi possiamo misurare gli investimenti fatti, restringendo il target delle campagne solo a chi effettivamente ha interesse verso i nostri prodotti.

 Ultima domanda per te: quali sono le metriche per misurare il ROI di un’iniziativa su Facebook?

Come ho detto prima andiamo oltre metriche che siano solo quantitative, come quelle offerte da Facebook in prima istanza. Non ha senso pensare al numero dei fan o al numero dei like, quanto al numero di persone che nel tempo, settimana dopo settimana, vedono i nostri contenuti. Infatti solo una piccolissima parte dei nostri fan continua a vedere i nostri contenuti dopo che è diventato fan. Tenere attivi i fan e quindi collegati al nostro brand e interessati alle nostre attività è la metrica più importante per misurare le attività che facciamo.

Esistono poi una serie di strumenti come il tracciamento del traffico verso il nostro sito web, oppure le promozioni e i contest che permettono a chi imposta una gestione più avanzata di misurare il successo delle attività che sta portando avanti sui social network. Tutte queste tecniche saranno l’oggetto del Corso Online in Facebook Marketing Avanzato di settembre.

Grazie mille Lorenzo, ci vediamo online! 😉

SCONTO EARLY BOOKING 

ENTRO L’8 SETTEMBRE

Knowledge for Change! Be Ninja! 

Royal baby, giocattoli e fumetti: i migliori annunci stampa della settimana appena passata

Torna la Ninjarubrica che raccoglie per voi i migliori annunci stampa presentati la settimana scorsa nelle pubblicazioni di tutto il mondo.

Pronti? Via! 

Duracell: Robot/Doll

Per decenni, un coniglietto di peluches rosa animato ci ha ripetuto che “Duracell, dura di più“. Lo stesso concetto è espresso in questa campagna stampa dove i giocattoli del passato di questi bambini fanno capolino nel loro presente alterando il clima felice e rendendo il mood inquietante.

Molto elegante e sottile l’ironia che pervade tutta la composizione: “certi giocattoli non muoiono mai“, grazie alle batterie Duracell.

dvertising Agency: Grey, Singapore
Chief Creative Officer: Ali Shabaz
Copywriter: Karn Singh
Art Director: Deng Yingzhi
Photographer: Vikram Kushwah
Head of Art: Tan Giap How

Volkswagen City Emergency Brake: Almost


In questa campagna stampa ispirata dalle opere pop art di Roy Lichtenstein, i classici suoni onomatopeici dei fumetti  “Boom! e “Crash!” sono sostituiti dalle parole “Quasi!” e “Vicino!”. Il motivo è presto detto: grazie al sistema city emergency brake riusicerete a fermare la vostra auto Volkswagen prima dell’impatto evitando incidenti e danni alla carrozzeria.

Advertising Agency: Adam&Eve DDB, London, UK
Executive Creative Director: Jeremy Craigen
Copywriters / Art Directors: Aidan Mcclure, Laurent Simon
Illustrator: John Rogers

The Times: Royal Delivery

George, il Royal-batuffolo, è finalmente nato e i grandi brand inglesi e internazionali hanno voluto congratularsi con i genitori del bimbo più atteso degli ultimi anni.

Fra i concept più carini vi proponiamo quello del giornale britannico “The sunday Times” che mette in luce la consegna dell’infante, facendo riferimento al mondo fantastico della fiaba. La cicogna è sostituita da un bellissimo cigno,animale tipico dei parchi reali londinesi.

Advertising Agency: Grey, London, UK
Creative Director: Dave Monk
Executive Creative Director: Nils Leonard
Creatives: Jonathan Rands, Alex Tizard
Photographer: Jenny Van Sommers

Association François-Xavier Bagnoud: Coffee/Concert

La missione dell’organizzazione no profit FXB International è quella di estirpare la miseria e curare malattie del terzo mondo grazie al finanziamento delle famiglie e dei bambini più disagiati.

Questa campagna stampa sensibilizza l’osservatore sulle potenzialità del proprio contributo economico: “una piccola frazione delle tue spese quotidiane può mandare a scuola un bambino e dargli accesso all’acqua.

Advertising Agency: Publicis Conseil, France
Chief Creative Officer: Olivier Altmann
Creative Directors: Gérald Schmite, Nicolas Schmitt
Copywriters: Sergio Alonso, Sebastian Piacentini
Art Directors: Sebastian Piacentini, Sergio Alonso
Photographer: Philippe Martineau

Staedtler: Thousands of stories

L’headline spiega immediatamente questa creatività: 12 colori, migliaia di storie. Tre versioni dello stesso disegno sono centrate verticalmente e orizzontalmente nello spazio della print.

L’uso del colore da un significato completamente diverso allo stesso disegno. Ironici e simpatici il lettering dei fumetti.

Advertising Agency: Simple, Santiago, Chile
Executive Creative Director: Tony Sarroca
Creative Directors: Max König, Pablo Urrutia
Copywriter: Francisco González
Art Director / Illustrator: Diego Gómez

Douwe Egberts: a ogni sbadiglio regala un caffè! [VIDEO]

A ognuno di noi è capitato di non riuscire a mantenere gli occhi aperti e di aver bisogno urgentemente di caffeina per donarci un po’ di sprint!

Douwe Egberts, torrefattore leader nel mondo, ha ideato un metodo per regalare il suo caffè a coloro che hanno bisogno di riprendersi da un improvviso attacco di sonno. Come? Installando una vending machine brandizzata che, dopo aver individuato gli assonnati, eroga immediatamente un energetico “coffee on the go”.

La domanda sorge spontanea: “Come fa la macchina a riconoscere i destinatari del caffè?”
Il posto giusto secondo Douwe Egberts per identificare il target è la sala d’attesa degli aeroporti, sia per il jet lag, sia per i ritardi dei voli, le persone sono praticamente obbligate a trascorrere molte ore annoiandosi e, di tanto in tanto, schiacciando un pisolino. Così il distributore automatico è stato installato all’aeroporto di Johnannesburg , Sud Africa, dove sono stati riconosciuti ben 210 sbadigli ed erogati, di conseguenza, 210 caffè.

Sorge quindi la seconda importante domanda: “Come fa la macchina a capire che la persona davanti ha sonno?”

Un speciale software riconosce i movimenti del volto nell’atto dello sbadigliare. In questo modo capisce di avere davanti la persona giusta. Questo è il sistema “Facial Recognition” e l’idea fa parte della campagna promozionale di Duwe Egberts “Bye Bye Red Eye”.

Aspettando il Financial e-Marketing Forum 2013 [EVENTO]

Il 25 e il 26 settembre prossimi si terrà ad Amsterdam la seconda edizione del Financial e-marketing forum.

Che cosa ci aspetta

Con la trasformazione digitale dei canali di comunicazione, l’interazione tra istituti finanziari e clienti ha iniziato a subire notevoli cambiamenti, in particolare il marketing, in quanto scienza umano-centrica, è diventato sempre più e-marketing: si farà il punto su questa evoluzione attraverso più di dieci casi studio provenienti da varie regioni europee, durante una tavola rotonda incentrata sulla customer experience nell’era della multicanalità.

Durante il forum sarà possibile utilizzare un network, sli.do, facendo domande, votando, connettersi con gli altri partecipanti, al fine ultimo di creare immediatamente un ponte tra impresa, clienti e il mondo digitale.

In programma ci sono best practice e-crm, online reputation management, canali di recruitment, future digital trend dal mondo bancario e finanziario.
Torneremo presto a parlarne ancora, intanto se siete interessati a partecipare all’evento iscrivetevi qui.

Omnicom & Publicis: fusione e nascita del supercolosso dell'advertising [BREAKING NEWS]

E’ notizia di pochi minuti fa, annunciata direttamente dalle due società, che l’agenzia francese Publicis e l’americana Omnicom daranno via ad una fusione destinata a rivoluzionare il mondo dell’advertising.

L’accordo è stato comunicato solo in data odierna con una trattativa svoltasi in gran segreto tanto che, sia negli ambienti interni che tra le società concorrenti, in molti avevano manifestato un certo scetticismo rispetto alle indiscrezioni circolate negli ultimi mesi.

La nuova società (che sarà quotata in Borsa sia a Parigi che a New York N.d.R.) sarà una perfetta fusione alla pari nella quale management ed azionisti svolgeranno il medesimo ruolo che hanno sostenuto sino ad oggi. Maurice Levy e John Wren, amministratori delegati delle due holding, saranno i nuovi co-amministratori di questo colosso finanziario il cui capitale si aggirerà attorno ai 30 miliardi di Euro.

Inutile dire come una operazione di questo genere abbia una portata su scala globale, la WPP, che sino ad ora era considerata a ragion veduta la capolista nelle società che si occupano di com. e pubblicità, potrebbe dover fare i conti con questa nuova realtà dal potenziale fatturato di 20 miliardi di euro annui, contro gli 11 messi insieme dalla Wire & Plastic Products nel 2012.

Numeri davvero fuori scala per tutti. Eppure da più parti già si sollevano possibili casi di eccesso di potere di mercato in cui la nuova società Franco-Americana potrebbe incappare di qui a breve, con possibili interventi delle istituzioni di Antitrust a garanzia del libero mercato.

Ma al di là delle questioni prettamente economico-finanziare, ciò che ci preme sottolineare è come, da questo accordo, potrebbero nascere delle conflittualità tra alcuni clienti che sino ad oggi hanno fatto gestire le proprie attività di comunicazione dalle due società sino ad oggi concorrenti: Pepsi e Coca Cola ad esempio, un tempo gestite l’una da Omnicom e l’altra da Publicis!