I 20 brand più preziosi al mondo

Sono 20, sono potenti. Sono imperi costruiti su basi solide, comunicazioni strategiche dall’impatto notevole. Sono valutati su due piani: la forza finanziaria e il legame con i consumatori, i più forti infatti creano dei mondi nei quali una volta entrati non si può più uscire; fanno parte della nostra vita, ci rappresentano e allo stesso tempo rassicurano.

Sono i 20 brand più preziosi al mondo. Scopriamoli uno ad uno grazie alla classifica stilata da Millward Brown, Business Insider e Forbes.

20. MasterCard

Brand Value: $27.8 billion – Percent Change v. 2012: 34%

In un periodo di importante crescita della tecnologia mobile, grazie ai molti consumatori che si affidano allo shopping online, le marche come Mastercard e Visa raccolgono i frutti dei metodi di pagamento online.

19. SAP

Brand Value: $34.36 billion – Percent Change v. 2012: 34%

Il marchio tedesco riflette la trama precedente legata alle esigenze dello shopping mobile: SAP fornisce il miglior servizio di “Data Solutions” di cui le imprese hanno bisogno.

18. Walmart

Brand Value: $36.2 billion – Percent Change v. 2012:5%

You can’t buy milk online  è il motto della multinazionale americana, proprietaria dell’omonima catena di negozi al dettaglio Walmart, fondata da Sam Walton nel 1962. È il più grande rivenditore al dettaglio nel mondo, capace di una fedele cerchia di consumatori in costante crescita, anche a livello internazionale.

17. Vodafone

Brand Value: $39.7 – Percent Change v. 2012: -8%

La causa del recente calo dell’ 8% può essere attribuito a O2 e Orange che stanno ottenendo molto successo. Ma, a quasi 40 miliardi di dollari, Vodafone è ancora uno dei più grandi operatori di telefonia mobile nel Regno Unito.

16. ICBC

Brand Value: $41.1 billion – Percent Change v. 2012: -1%

Mentre gli americani potrebbero non aver mai sentito parlare della Banca industriale e commerciale della Cina, in altri paesi il logo è onnipresente. ICBC è la prima delle due marche cinesi nella top 20, un numero che è in gran parte dovuto ai paesi in crescita della classe media.

15. UPS

Brand Value: $42.7 billion – Percent Change v. 2012: 15%

Sempre a causa della fortissima tendenza dei consumatori di acquistare on-line, si ha la necessità di ricevere i prodotti comprati agli indirizzi personali, è in questa fase che entra in gioco UPS.

14. Amazon

Brand Value: $45.7 billion – Percent Change v. 2012: 34%

Un nuovo Business per Amazon: vendere i propri utenti!

There’s no stopping amazon as they go international
E’ quasi impossibile per i negozi di mattoni competere con la vasta scelta di Amazon, i prezzi bassi, e la padronanza del mercato mobile – che facilmente permette ai consumatori di acquistare qualsiasi cosa, da qualsiasi posto del mondo. Le recenti acquisizioni di Audible.com e Goodreads mostrano anche la determinazione della società di dominare tutti gli aspetti del consumo di e-book e di condivisione.

13. Wells Fargo

Brand Value: $47.7 billion – Percent Change v. 2012: 20%

Nata in California è una delle poche banche rimasta indenne alla crisi finanziaria, perciò ricca di affliliati, e ha anche iniziato un significativo rebranding in previsione della grande espansione.

12. Verizon

Brand Value: $53 billion – Percent Change v. 2012: 8%

Verizon ha ricevuto una forte spinta dopo che Apple ha aperto i suoi servizi a vettori diversi da AT & T. Mentre la rivalità tra i due si scalda, si prevede che la concorrenza sarà il gioco sul quale faranno leva entrambi i marchi.

11. GE

Brand Value: $55.3 billion – Percent Change v. 2012: 21%

Uno dei marchi di consumo e industriali più rispettati al mondo, General Electric ha recentemente investito per far sapere che produce di tutto: dai motori di aerei a turbine eoliche ed attrezzature mediche. In termini di B2B, GE è uno dei marchi più proliferi, usato persino come case history in molti studi scolastici.

10. China Mobile

Brand Value: $55.4 billion – Percent Change v. 2012: 18%

China Mobile è il più grande operatore di telefonia mobile e di marca in Cina, quindi è un gioco da ragazzi che si tratta di uno dei marchi più prestigiosi al mondo. Lo sapete che ci sono più abbonati alla telefonia mobile in Cina che negli Stati Uniti?

9. Visa

Brand Value: $56 billion – Percent Change v. 2012: 46%

Un modo sicuro per rafforzare la sua presenza a livello mondiale è di sponsorizzare le Olimpiadi. Ma non è l’unica cosa che ha aumentato il valore del marchio Visa così drasticamente. Considerato uno dei nomi più fidati nel pagamenti non in contanti, Visa ha guadagnato fiducia nel mondo degli acquisti online e pagamenti mobili per un servizio efficace e impeccabile.

8. Marlboro

Brand Value: $69.4 billion – Percent Change v. 2012: -6%

Marlboro è un classico nella top ten, il che sta a dimostrare che anche se il fumo è “limitato” in molti stati, questo vincolo non ha cambiato le abitudini. Circa il 25% della popolazione mondiale ha il vizio del fumo, una spesa che supera quella legata al consumo quotidiano di bottiglie di acqua. L’azienda ha costantemente investito nel marchio fin dal suo inizio, il cowboy robusto s’impone con un aspetto molto forte e coerente a livello globale.

7. Microsoft

Brand Value: $69.8 billion – Percent Change v. 2012: -9%

Come un marchio di 70 miliardi dollari, Microsoft è in gran forma anche a dispetto di una diminuzione del valore del 9%. Ha la reputazione di uno dei marchi più forti in tecnologia del settore. La fortuna della società è in gran parte legata al business dei PC, ma è sta emergendo anche sulla scena mobile.

La società ha attraversato un importante rebranding nell’estate del 2012 per imporsi in modo rilevante, stiamo a vedere i risultati.

6. AT&T

Brand Value: $75.5 billion – Percent Change v. 2012: 10%

AT&T è un’altra azienda che guadagna valore grazie al crescente consumo di prodotti di telefonia mobile. Per tanto tempo, il fornitore del servizio ha avuto un accordo in esclusiva con iPhone. Ma ciò che è veramente interessante è che anche quando Apple ha aperto l’iPhone ad altri fornitori il valore di AT&T non è diminuito.

5. Coca-Cola

Brand Value: $78.4 – Percent Change v. 2012: 6%

“What’s consistently impressive about Coca-Cola is its ability to innovate.”

Quest’anno la Coca-Cola ha rilasciato una serie di macchine che permettono ai consumatori e rivenditori di mescolare i sapori di sciroppo per fare il proprio gusto Coca-Cola.

L’azienda è costantemente aggiornata a livello di immagine, attenta alle tendenze di mercato e stabile su un linguaggio semplice e internazionale.


4. McDonald’s

Brand Value: $90.3 billion – Percent Change v. 2012: -5%

Una chiave vincente di McDonald’s è stata la capacità di ascoltare i sentimenti dei consumatori e di adattarsi, in principio con l’esigenza del low cost poi con le crescenti esigenze salutari: menù molto più sani ricchi di frutta, farina d’avena, pollo e persino edizioni speciali in collaborazione con nomi rilevanti nelle cucine internazionali. Recentemente ha anche guadagnando una roccaforte nello spazio del caffè, un interessante tentativo da osservare, soprattutto in Italia.

3. IBM

Brand Value: $112.5 billion – Percent Change v. 2012: -3%

Il 3% di valore perso non è una cifra incisiva, IBM è particolarmente rispettato in ambito B2B grazie alla “Smarter Planet” (Ogilvy), campagna in cui la società ha spiegato i suoi piani per aiutare i clienti a innovare e rendere il mondo un posto migliore, inducendo i consumatori a credere nel marchio.

2. Google

Brand Value: $113.7 billion – Percent Change v. 2012: 5%

17 contenuti che faranno felice Google

Google ha colpito e affondato diffondendosi trai consumatori come una società basata non solo sulla ricerca: con Maps, Gmail, Play e altri servizi si è integrato nella vita di tutti noi.

È il sito più visitato al mondo, talmente popolare che in inglese è nato il verbo transitivo to google con il significato di fare una ricerca sul web.

La società sta facendo parlare molto di sé in seguito alla presentazione dei Google Glass. Sarà interessante vedere come ciò contribuirà al valore, già rilevante, del marchio.

1. Apple

Brand Value: $185 billion – Percent Change v. 2012: 1%

Millward Brown, Business InsiderForbes hanno analizzato il fenomeno della società che si classifica in pole position tra le marche più potenti al mondo tenendo conto della combinazione tra il valore finanziario e l’attaccamento emotivo che i clienti hanno nei confronti dell’azienda.

A dispetto del muro creatosi per le capacità di leadership di Tim Cook, Apple continua ad essere un marchio forte agli occhi dei consumatori. Conosciuta in tutto il mondo dai primi anni ottanta grazie alla vasta gamma di computer Macintosh, attualmente il suo nome è associato anche al lettore di musica digitale iPod, al negozio di musica online iTunes Store, all’iPhone, smartphone basato sul sistema operativo iOS, e al tablet iPad.

L’azienda ha rivoluzionato radicalmente il linguaggio tecnologico dei computer, ha semplificato (a suo modo) i prodotti riducendo il distacco con l’utente, offre servizi a 360° con un’immagine incisiva a tal punto da definire stili e tendenze e diventare un vero status symbol, unico nel suo genere.

Hai bevuto? Ecco la sbarra che non ti farà uscire dal parcheggio [VIDEO]

Le campagne che annualmente vengono promosse per prevenire le stragi sulle strade sono decine e decine. Ma per impedire che in tanti si mettano alla guida dopo aver bevuto non si fai mai abbastanza. Ecco l’interrogativo che si è posta l’associazione belga Responsible Young Drivers: come fermare letteralmente le persone che si mettono al volante ubriache?

La risposta: impedendo ai clienti di una nota discoteca belga di uscire dal parcheggio utilizzando una speciale sbarra che, collegata ad un etilometro, non si apre quando intercetta livelli di alcool superiori a quelli consentiti dalla legge.

Cosa ne pensate? Credete che questi approcci possano essere più efficaci di quanto non lo siano le tante campagne sociali su web, tv e stampa?

Al CEF 2013, Rossano Ercolini illustra il progetto 'Rifiuti Zero'

Il Campania ECO Festival, giunto alla sua terza edizione, è uno degli appuntamenti più interessanti per quanto riguarda le tematiche ambientali.

In previsione dell’evento, il 31 Maggio alle 19 ci sarà un incontro con un ospite d’eccezione. Si tratta di Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe, fondatore del movimento Rifiuti Zero e vincitore del Goldman Environmental Prize 2013, il Nobel alternativo per l’ambiente.

Presso l’Aula Consiliare Casa Comunale di Nocera Inferiore, Ercolini illustrerà il progetto che ha portato negli ultimi anni ben 117 Comuni italiani a chiudere i propri inceneritori e a convertirsi al riciclo dei rifiuti.

Rifiuti Zero è una strategia che si propone di riprogettare la vita ciclica delle risorse in modo tale da riutilizzare tutti i prodotti, facendo tendere la quantità di rifiuti da conferire in discarica allo zero. La caratteristica interessante di questo processo è che si ispira al riutilizzo delle risorse fatto dalla natura.

Rifiuti Zero può rappresentare un’alternativa economica al sistema dei rifiuti tradizionale, al processo di incenerimento e alle discariche.

Dopo l’incontro, il guru dell’ecologia sarà presente dalle 21 presso la Vineria BUIO per la Preview CEF 2013, con la performance live dei “Freak Opera” e la mostra “Materiale di recupero diventa Arte” dell’artista nocerino Basilio De Martino. Nel corso della preview, sarà possibile degustare il “MasterCEF Menù” realizzato dalle mani degli chefs della Vineria BUIO e in collaborazione con Coldiretti Salerno.

Spot School Award: Salerno scopre i giovani talenti della pubblicità italiana

Da 29 al 31 maggio la città di Salerno ospita la dodicesima edizione dello Spot School Award, il concorso di pubblicità italiano più famoso dedicato ai giovani.
Ogni anno creativi, media e soprattutto studenti focalizzano la loro attenzione su questo evento, vetrina ideale per valorizzare i giovani talenti e premiare le migliori campagne sociali.

Il Premio nasce nel 2011 nella sede di Confindustria Salerno, quando Gerardo Sicilia e Alberto De Rogatis presentarono la prima edizione di Spot School Award – Mediterranean Creativity Festival.

Da allora tanta strada è stata percorsa e oggi il festival è testimonianza che dedicare attenzione ai giovani e alle loro idee è uno strumento di crescita per imprese e territori.

Sono stati organizzati eventi ed incontri di alto livello, che vedono protagonisti i big della pubblicità italiana insieme agli studenti di tutta Italia.

Da non perdere il IV Campus Creativo, con gli interventi di famosi art e copy dell’advertising classico e on-line quali Isabella Bernardi, Alex Brunori, Fabio Ciccio Ferri, Massimiliano Maria Longo; la presentazione dei libri “Parola di Art Director” del copywriter Daniele Ravenna e “Quando, quando, quando” di Fabiano Petricone.

Gli appuntamenti più attesi sono i seminari di Aldo Biasi e Lorenzo Marini sull’attuale momento che attraversano pubblicità e creatività in Italia, sul panorama delle imprese e delle agenzie per le quali proprio i giovani rappresentano la vera irrinunciabile risorsa per produrre idee.

La premiazione sarà condotta dalla salernitana Nunzia Schiavone che assegnerà l’ambito Gran Prix Sipra-Comune di Salerno e i premi Today Young Award.
Ai ragazzi più meritevoli saranno offerti stage presso la ABC Aldo Biasi Comunicazione e Unicom.

Le oltre cento campagne sociali del XII Spot School Award sono state ideate per Caritas Italiana sul tema Mercati di guerra e finanza speculativa, per Legambiente sulla promozione del verde urbano e per AriSLA Agenzia di Ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica per sensibilizzare sul fund-raising.
Le organizzazioni potranno utilizzare le campagne per mostre itineranti in tutta Italia.

Qui il programma dell’evento.

Fiat collabora con i supereroi per la sicurezza stradale [VIDEO]

Le cattive abitudini sono dure a morire, soprattutto se le abbiamo acquisite in giovane età. Una delle più rischiose? Non indossare le cinture sicurezze in auto. Se l’istruttore di scuola guida della vostra zona non è uno di quelli che spende tempo a imprimervi nella testa questo passaggio, per l’educazione stradale dei vostri figli siate previdenti e usate l’ultima invezione di Fiat.

La casa automobilistica ha collaborato con Leo Burnett Brazil per una nuova campagna dal nome “Hero Hug“, l’abbraccio di un eroe, che incoraggia la sensibilizzazione dei bambini alla sicurezza stradale e all’utilizzo delle cinture di sicurezza. Alla base dell’iniziativa la volontà di constrastare l’alto tasso di mortalità in Brasile dovuto ai numerosi incidenti.

Ma come riuscire a catturare la fuggevole attenzione dei bambini e insegnare loro l’importanza di questi dispositivi? Semplice, trasformandoli in Batman, Wonder Woman e Flash. O meglio, nelle loro braccia, alla cui forma è ispirato il design della nuova linea di cinture per il brand, a breve in commercio.

Credits:

Advertising Agency: Leo Burnett, São Paulo, Brazil
Chief Creative Officer: Marcelo Reis
Executive Creative Director: Guilherme Jahara
Creative Director: Rodrigo Jatene
Copywriter: Caio Lekecinskas
Art Director: Rafa Oliveira

Google Hangouts contro tutti: ma l'app è pronta per la sfida?


Diciamoci la verità: probabilmente se fosse stato qualcun altro anziché Google a presentarci l’app di Hangouts per dispositivi mobili, sarebbe stato lapidato. La frase è forte e provocatoria, ma vuole esserlo!

Partiamo da una premessa: sono un fan di Google, utilizzo qualsiasi strumento di BigG, Hangouts compreso. Questo però non è sufficiente per distorcere la mia capacità di vedere la realtà dei fatti (per dirla alla Steve Jobs).

Un sistema di messaggistica integrata, multi-piattaforma e multi-device, sempre sincronizzato (notifiche comprese), con possibilità di effettuare conferenze audio e video fra più persone (anche 3G) ha un potenziale di utilizzo e diffusione enorme, quasi totale. Soprattutto se è targato BigG.

Le aspettative, dunque, sono altissime. Anche perché, quello che manca, oramai, ai nuovi sistemi di messaggistica è l’integrazione totale.

iMessage sui dispositivi Apple, perché funziona? Integrazione totale.

Per ora, ad andar più vicino di tutti all’idea di integrazione totale è stata Apple, con iMessage, perfettamente integrato nell’applicazione nativa Messaggi di iOS.

Accorgersi mentre stiamo scrivendo un SMS con il nostro iPhone che il colore del pulsante Invia passa da verde ad azzurro (indicando che anche il beneficiario utilizza iOS e quindi iMessage) è ogni volta una piccola emozione (e soddisfazione economica, vista la gratuità del servizio). La soddisfazione continua quando, aprendo il nostro MacBook magari in ufficio, ritroviamo la conversazione che avevamo iniziato in autobus, sincronizzata e pronta a continuare, come fosse una normale chat. Perfetta integrazione, dunque. O meglio, vista con gli occhi dell’utente finale, quasi perfetta: funziona solo all’interno del “cerchio chiuso” di Apple.

Google ha tutte le carte in regola per segnare un balzo in avanti nella comunicazione istantanea

La nativa integrazione con tutto l’ecosistema Google, garantirebbe ad Hangouts una capacità di diffusione e penetrazione mai vista prima. In poco tempo potrebbe spodestare dal podio delle app di messaggistica più utilizzate le varie concorrenti, offrendo a noi utenti un servizio mai visto prima, finalmente completo ed integrato.

Questo però, la prima versione di Google Hangouts appena rilasciata, non lo permette. Soprattutto perché manca di caratteristiche a cui l’utente oramai è abituato, ad esempio: la possibilità di inviare un contatto tramite la chat, la propria posizione, una nota vocale, etc…

Tra le novità principali dell’applicazione troviamo la possibilità di effettuare video chiamate di gruppo con fino 10 contatti, ma il principale motivo per cui già ora non potrei più farne a meno, è la possibilità di continuare in mobilità le chat (anche video) iniziate su Gmail.

Inoltre, per utilizzare l’app, non basta avere un numero di telefono ma è necessario un account Google, a differenza di altre app come Whatsapp e Viber. Caratteristiche come queste hanno fatto si che quasi la totalità di smartphone le abbia installate.

Attualmente, Google Hangouts è un risposta più a Facebook e Skype che ad app quali Whatsapp. Non riesce, quindi, a mettere l’utente in condizione di poter scegliere di abbandonare le altre applicazioni di messaggistica già utilizzate.

Restiamo in attesa di futuri sviluppi ed aggiornamenti di una delle applicazioni con maggior potenziale di tutti i tempi, per quanto riguarda la messaggistica audio/video/chat. Ovviamente, scaricatela e iniziate a prenderci confidenza: nel prossimo futuro, sono sicuro, ci sarà da divertirsi.

Breve riepilogo: Killer features e limiti dell’attuale versione di Google Hangouts

Killer Features:

  • Video chiamate di gruppo (fino a 10 persone)
  • Notifiche in sincro fra dispositivi
  • Integrazione con G-Mail e Chrome
  • Versione sia per Android che per iOS
  • Possibilità di saltare da un dispositivo all’altro e riprendere l’Hangouts (anche video)

Attuali problemi, limiti, mancanze (lista personale, su iOS)

  • Via 3G le video chiamate non vanno un granché bene (quando vanno)
  • Ci sono bug nelle notifiche su iOS (il badge notifiche)
  • Ci sono bug nell’entrare ed uscire da un Hangouts video (soprattutto in 3G)
  • Serve un account Google mentre per Viber o Whatsapp è sufficiente il numero di cellulare (da considerare per la capacità di diffusione trasversale)
  • Non è integrato nemmeno su Android nell’app nativa messaggi (come iMessage)
  • Problema Privacy: di default la cronologia chat è attiva, si può disattivare per singola Hangouts ma va disattivata ad ogni nuova chat… non si può modificare la scelta di default!
  • Non permette l’invio di contatti, file, note audio, posizione, etc… un must per altre app come Whatsapp

Altro da segnalare, dopo qualche giorno di utilizzo?

In conclusione: Google Hangouts si, ma non da solo, almeno per ora…

Sono sicuro che Google non tarderà a rendere concrete le aspettative di noi utenti, nel frattempo però Whatsapp rimarrà installato nel mio iPhone e non rinuncerò alle chat con iMessage dal mio iPad e a qualche video chiamata con Skype… in attesa che Google metta sul piatto le carte giuste, e chiuda la partita!

(*) Tutti i test alla base di questo articolo sono stati fatti su dispositivi Apple iOS.

Reinventare l'online adv: la SEO per immagini di Volkswagen [VIDEO]

Cosa appare nella vostra mente quando sentite menzionare la parola SEO? Keywords, tag, metatag, link building… Tutto giusto, ma forse non avete ancora pensato ad utilizzare per la vostra strategia dei messaggi visivi creati all’interno dei risultati di ricerca di Google Immagini. Come ha fatto qualche tempo fa Volkswagen.

L’art director Gus ter Beek ha progettato una brillante campagna per il brand tedesco sfruttando il posizionamento di alcune immagini per far apparire qualcosa che non vediamo certo spesso quando facciamo una ricerca online. Quante ore di lavoro ci saranno volute per creare questa SEA (Search Engine Advertising) fare sì che coloro che digitavano “ultimate business car” vedessero quello che é a tutti gli effetti un banner pubblicitario?

Ma non é finita qui. AlmapBBDO ha realizzato per Volkswagen un video che é la miscela perfetta di interattività e coinvolgimento. Per promuovere il suo “side assist”, il sistema di sensori che avvisa il guidatore quando un pericolo fisico é in avvicinamento, l’agenzia ha utilizzato ingegnosamente la tecnologia di YouTube: nello specifico la possibilità di visualizzare l’anteprima dei frame del video é stata sfruttata per inserire una “istantanea fantasma” che l’utente può visualizzare solo passando il suo mouse nel punto indicato dal protagonista del video. Il pericolo che si avvicina è lì, in quel frame, (e nello specifico è un uomo corpulento che sta precipitandoi proprio sopra il nostro simpatico interlocutore) che ce lo preannuncia proprio come farebbe il sistema di sicurezza Volkswagen.

Fiuuu, per un pelo! 😉 Due gran belle idee, no?

12 luoghi comuni sul Content Marketing da smentire!

Questo articolo è una libera traduzione di “12 Common Misconceptions about Content Marketing” di Susanna Gebauer.

Non è semplice parlare di Content Marketing, perché si tratta di un concetto in continua evoluzione.
I marketers dei contenuti devono essere sempre aggiornati sull’argomento e devono costantemente perfezionare le loro tecniche.

Si stanno diffonendo alcune false idee sul concetto di content marketing e noi, sulla base dell’articolo di Susanna Gebauer di Exploreb2b, vogliamo indicarvele, per evitarvi errori.

1) Il content Marketing è un concetto nuovo

Erroneamente si crede che il concetto di Content Marketing sia entrato recentemente a far parte del bagaglio di un marketer. In realtà, è possibile far risalire il concetto di content marketing addirittura ad un periodo antecedente la nascita di internet, intorno al 1900. Come mostrato dall’infografica riportata, è possibile ricondurre il concetto alla Guida Michelin.

Il pericolo, quando si ignora che qualcosa abbia un passato, è di non imparare da esempi di successo di ieri e non riuscire ad avere successo domani.

2) Il Content Marketing è Digital

Come detto precedentemente, il Content Marketing ha una lunga storia alle spalle. Gli uomini d’affari hanno per secoli realizzato contenuti di marketing senza associare ad essi un termine specifico.

Conferenze, seminari, workshop, articoli su riviste di settore, articoli generici, report industriali, articoli per i clienti, riviste speciali, guide e pubblicazioni: il Content Marketing rappresenta l’arte di produrre e promuovere contenuti utili e pertinenti. Pensare di poter ridurre il content marketing all’utilizzo dell’online, limita il raggio d’azione. Infatti, solo perché il internet offre nuovi modi per raggiungere il pubblico, non si possono ignorare gli strumenti tradizionali.

3) Creazione di contenuti è “Content Marketing”

Il Content Marketing non si riduce alla sola creazione di contenuto. Quando si usa questo concetto, si fa piuttosto riferimento alla creazione di una comunicazione e interazione con il pubblico. Bisogna per questo avere chiari il target di riferimento e quali obiettivi si vogliono raggiungere. A seconda della strategia da attuare, sarà necessario un calendario editoriale che includa anche i servizi offerti dalla propria azienda inerenti alla strategia che si vuole adottare.

4) Avere cura dei propri contenuti

Bisogna evitare di ridurre i propri contenuti alla mera condivisione di quelli altrui in quanto non è sufficiente per diventare un leader di pensiero o per emergere come un esperto nel campo del content marketing. Le proprie opinioni, le proprie idee e i propri concetti sono parte della nostra personalità e delle nostre esperienze. Non bisogna rischiare di diventare moltiplicatori delle strategie di contenuti di altre persone.

5) Conta la qualità e non la quantità

7 strategie di content marketing da non perdere

Pensare di fare a gara con chi realizza il numero più alto di contenuti non è la strategia migliore. Bisogna considerare che si può ottenere massima efficacia anche con un “contenuto” nei punti vendita o attraverso i canali giusti. Infatti, tale tipo di strategia permette di ottenere feedback immediati ed evitare di fare spamming.

6) Fare SEO è Content Marketing

Google è un amico dei buoni contenuti ed è un potente strumento per dare al vostro contenuto l’attenzione che merita. Ma la produzione di contenuti per i motori di ricerca non è marketing dei contenuti e l’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca non necessariamente avrà successo nel marketing dei contenuti.

Concentrandosi sulle strategie di contenuti SEO, si lasciano fuori tutte le altre possibilità che il content marketing ci riserva. Produrre contenuti di qualità che piacciano al pubblico, producono backlinks che migliorano le posizioni di ricerca. Google ama i contenuti di qualità.

7) Il Content Marketing è per Google

Se si stanno creando contenuti per Google, si sta facendo SEO, e SEO, come detto precedentemente, non è il marketing dei contenuti. Il  marketing dei contenuti si rivolge alle persone: il target di riferimento scelto. Un contenuto è significativo, interessante, istruttivo e divertente ed è creato per parlare al tuo pubblico e non a Google.

8 ) Il Content Marketing non è per Google

No, non siamo impazziti e ora capirete il perchè di questo titolo al paragrafo. Anche se il Content Marketing non è SEO e non deve concentrarsi sulla soddisfazione di Google, il SEO può trarre profitto dagli sforzi di content marketing. Anzi bisogna far in modo che Content Marketing e SEO vadano di pari passo.

9) Tutto ciò che è incluso nel calendario editoriale è content

Cosa può essere considerato contenuto e cosa no? Il confine, soprattutto nel social media marketing, è veramente labile e i consigli per definirli al meglio sono:

  • Se cinguettiamo link e immagini, i link e le immagini sono contenuti, mentre i tweet no.
  • Se si posta una dichiarazione, il tweet potrebbe essere considerato il contenuto, a seconda della dichiarazione e e del pubblico a cui ci si rivolge
  • Se si realizza un sito di barzellette e si twittano battute, i tweet sono decisamente content.

10) Pensare di operare in un settore troppo tradizionale per fare Content Marketing

Riportiamo una citazione di Lisa Barone di Overit:

“Lamentarsi del fatto che il proprio settore non sia glamour dice due cose su di voi:

– che non si comprendono pienamente i propri clienti;

– e che si è noiosi.

L’opportunità di creare contenuti di alta qualità c’è, indipendentemente da ciò che oggetto del nostro business: significa che l’argomento del nostro content non deve essere necessariamente concentrato su di esso.

Bisogna trovare argomenti che siano interessanti oppure creare contenuti che ruotino attorno alle discussioni di cui sono appassionati i nostri clienti”.

11) Il Content Marketing è la strategia giusta in ogni circostanza

Il Content Marketing non può diventare il nuovo Santo Graal di cui tutti i marketers sono alla ricerca. Come per qualsiasi strategia di business è necessario valutare se sia davvero il concetto giusto per voi e la vostra situazione. Alla fine si potrebbe arrivare alla conclusione che il content marketing non sia la strategia migliore, più efficiente e più efficace e si dovrebbe piuttosto optare per altro.

La maggior parte delle aziende possono trarre profitto da una strategia di contenuto ben progettato ma bisogna sempre chiedersi se la nostra possa essere la strategia migliore da attuare.

12) Il Content Marketing è una campagna

Joe Pulizzi, nel suo recente articolo sul Content Marketing Institute, ha dichiarato:

”  Il Content marketing non è una campagna – è un approccio, una filosofia e una strategia di business. “

E’ da questa frase che ha preso vita l’articolo di Susanna Gebauer, uno dei fondatori della editoria sociale e del content marketing per la piattaforma exploreB2B, e che noi abbiamo deciso di riportarvi.

Perché si può realizzare un video, un articolo o eBook, ma questo non farà di noi dei marketers di contenuti e non renderà le nostre aziende di successo. Il content marketing è molto più che il contenuto, è la combinazione strategica e ben armonizzata tra produzione, pubblicazione, condivisione.

Comunicare e interagire intorno al contenuto ed essere parte delle discussioni avendo chiaro il proprio obiettivo, questo è Content Marketing!

E voi cosa ne pensate?

Twitter: novità sul fronte advertising

Questa settimana Twitter ha annunciato due elementi che arricchiranno il suo lato advertising: Lead Generation Cards e Tv Targeting per Advertisers.

Le Lead Generation Cards sono tweet sponsorizzati che, una volta espansi, offriranno agli utenti la possibilità di mettersi direttamente in contatto col brand per ricevere offerte mirate ed esclusive e novità.

Il promotore, oltre ad avere a disposizione uno spazio per immagini e video, potrà aggiungere un tasto al fondo della sua Card. Espandendo il tweet, l’utente troverà un form compilato automaticamente contenente l’account Twitter e il suo indirizzo di posta. Cliccando sul tasto, si iscriverà automaticamente (e in modo sicuro) agli aggiornamenti che gli verranno mandati via posta elettronica.

Molti utenti, infatti, dopo aver letto un tweet sponsorizzato e i relativi contenuti multimediali, non hanno più alcun legame con lo sponsor. In questo modo, invece, potranno avere un rapporto diretto e automatico.
Questo aiuterà a creare legami diretti sia con i clienti che già interagivano col brand, sia con quelli potenziali che l’hanno scoperto per caso attraverso il tweet sponsorizzato.

La seconda novità, forse davvero rivoluzionaria e rivolta al completo coinvolgimento degli utenti/clienti/spettatori, è il TV Targeting.

Noi tutti sappiamo che il modo di usufruire dei contenuti televisivi è cambiato. Da attività completamente passiva è diventata un’attività di partecipazione, soprattutto attraverso gli ambienti social. Molte persone si dedicano al livetwitting durante uno show o commentano un film in prima serata. Sulla base di questa tendenza, Twitter, con l’acquisizione di Bluefin Labs, ha deciso di unire l’aspetto pubblicitario televisivo con quello sociale.

Lo spettatore che manda tweet riguardanti un programma in onda troverà automaticamente tweet sponsorizzati dai brand pubblicizzati durante la trasmissione. E in tempo reale.

Attraverso il Targeting degli utenti si potranno integrare le pubblicità televisive con tweet sponsorizzati adeguati. Il tutto, live. Lo spettatore entra così in contatto con una pubblicità dinamica, che lo coinvolge anche sul social network.

I promotori potranno tenere d’occhio le statistiche e misurare le effettive interazioni in un dato periodo di tempo. Alcune prove effettuate finora dimostrano che gli utenti si approcciano di più al prodotto appena pubblicizzato se gli vengono proposti anche contenuti su Twitter.

Queste funzioni, per ora, sono disponibili solo negli Stati Uniti. D’altronde nella televisione americana già da tempo si implementano le trasmissioni con hashtag dedicati alla discussione.

46Sports: l'almanacco interattivo degli sport amatoriali [INTERVISTA]

Nel panorama delle startup italiane abbiamo scovato il talento di questo giovane gruppo di ragazzi appassionati di sport con l’idea di cambiare il futuro degli sportivi dilettantistici. Dal loro impegno nasce 46Sports una piattaforma che se sarà in grado di mantenere le promesse, potrà senz’altro rivoluzionare il modo di fare scounting e diventare uno standard di riferimento nei servizi offerti alle società minori.
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Pierluca Martella, mente di 46Sports, che ci ha raccontato quanto è ancora dura essere una startup in Italia, anche se forse abbiamo intrapreso la strada giusta!

In cosa consiste 46Sports?

46Sports è una piattaforma web dedicata al mondo sportivo dilettantistico e giovanile.
Per la prima volta vogliamo portare il concetto di almanacco sportivo sul web ed aprirlo alle serie minori, in modo che anche il piccolo club di periferia ed il ragazzino di 13 anni possano avere uno strumento per raccontare la propria storia sportiva, collezionando tutte le informazioni legate alla propria carriera.

L’idea è creare una comunità dove i giocatori, dirigenti ed allenatori possano interagire online, collezionare figurine digitali e album di squadra, condividere video e foto e tenere traccia di successi e statistiche della propria carriera.
L’obiettivo è profilare i giocatori legati alle federazioni sportive e tener traccia delle prestazioni sin dall’inizio della propria carriera, aggregando e analizzando un enorme quantità di dati statistici.

I dati raccolti vengono forniti successivamente a talent scout ed osservatori per le loro ricerche mirate, attraverso un potente strumento di ricerca.
Vogliamo rendere l’almanacco sportivo intelligente: non più una semplice collezioni di informazioni, ma un vero strumento di analisi statistica e di ricerca dei talenti, sfruttando la potenza delle tecnologie odierne.

In 46Sports stiamo inoltre lavorando per integrare sistemi di match analysis e dispositivi GPS che permettono di tracciare e analizzare le prestazioni atletiche e tecnico-tattiche delle squadre e dei singoli, mettendo a disposizione strumenti altamente professionali al mondo giovanile e dilettantistico, con l’obiettivo e l’auspicio di migliorare il livello della qualità dei giovani atleti.

Come è nata la vostra idea?

L’idea nasce dalle esperienze personali dei suoi founder nel mondo sportivo  e dalla constatazione che l’almanacco sportivo fosse uno strumento ancora legato alla carta e chiuso al mondo professionistico.
Lo sport ha rappresentato una delle nostre più grandi passioni per oltre 25 anni, ma nessuno strumento ci aveva mai permesso di raccogliere in maniera strutturata i dati relativi ai nostri campionati giocati, le nostre figurine in digitale, gli album di squadra (una versione 2.0 degli album Panini), successi e statistiche della nostra carriera.

Nell’era dei social media abbiamo pensato che un’idea come questa potesse essere realmente vincente, facendo leva sull’immensa passione che accomuna gli attori di questo mondo e creando un’applicazione che fosse disegnata esattamente per le loro esigenze.
Per la prima volta, dunque, vogliamo fornire uno strumento agli sportivi legati alle serie minori per raccogliere le informazioni relative alla loro carriera e permettere loro di interagire, commentando risultati e classifiche dei propri  campionati. Nel far questo rendiamo l’almanacco intelligente, in quanto non è più una sola collezione di informazioni, ma i dati statistici vengono poi analizzati da uno strumento interno e messi comodamente a disposizione degli osservatori.

46Sports Teaser (Italian Version) from 46Sports on Vimeo.

Da chi è composto il team di lavoro?

Il team è composto da me, Pierluca Martella, che curo la parte manageriale; da un team di sviluppatori, tra cui Carlo Bergonzini, CTO, che coordina lo sviluppo software; due giovani studenti, Alessio Cavaleri e Sergio Livi sono impegnati nello sviluppo back-end e Michele Cacace gestisce lo sviluppo front-end dell’interfaccia web.
Il team di Business Intelligence, che ha creato il tool di analisi delle statistiche, è composto da Angelo Tornese e Mario Masciulli, esperti del settore, a cui abbiamo affiancato Mattia Modonutti, attuale preparatore atletico della nazionale del Qatar, sport scientist ed esperto di analisi delle performance.
Il Board di Advisor è composto da Andrea Ballarini e Gabriele Bodda, che risiedono in Silicon Valley e Luca Foresti, attuale CEO del Centro Medico S. Agostino di Milano.

Quali sono le difficolta’ che avete incontrato nel lanciare la vostra startup?

Le difficoltà sono state tante e di varia natura. Creare una piattaforma del genere dal nulla e senza risorse economiche significa sacrificare molte notti e weekend per scrivere codice. Inoltre non avendo una base finanziaria su cui appoggiarci molti di noi hanno dovuto districarsi portando avanti anche altri lavori, rinunciando a gran parte della propria vita privata e sociale, lavorando praticamente in tutte le notti, anche se la mattina dopo c’era la sveglia presto per andare a lavoro.

Io ho investito praticamente tutto in circa un anno e mezzo di progetto: ho deciso di lavorarci a tempo pieno e dedicarmi al 100% alla sua realizzazione, il che significa niente stipendio a fine mese. Cosi per quasi 6 mesi ho dormito su un divano a casa di amici perchè non avevo soldi per pagare l’affitto, lavorando dalla mattina alla sera, weekend inclusi.
Oltre a questo, problematiche più istituzionali date dal sistema italiano, non ti permettono di utilizzare forme societarie flessibili e quindi di sfruttare ad esempio il meccanismo delle stock options per allargare il proprio team in cambio di % di equity. In Italia siamo ancora troppo indietro, come ecosistema e come competenze, sia degli investitori che di noi giovani imprenditori, ma la strada intrapresa sembra quella giusta.

Avete ricorso a canali alternativi di finanziamento?

I finanziamenti sono arrivati in corso d’opera: in Emilia Romagna il consorzio Spinner promuove bandi per la creazione d’impresa, selezionando giovani team imprenditoriali ed aiutandoli con finanziamenti a fondo perduto. Così da Settembre 2012 siamo stati in grado di assumere Michele (neolaureato in scienze di internet) ed Alessio (ancora studente in ingegneria informatica) ed allargare il team di sviluppo. Si sono subito integrati alla perfezione nel team, dimostrando di avere tutte le carte in regola per essere dei bravi sviluppatori, tanto che abbiamo deciso di farli diventare co-founder ed integrarli al team.

Ultimamente abbiamo inoltre partecipato ad un nuovo bando della regione, sempre gestito da Spinner, con cui speriamo di avere i fondi per portare a bordo Sergio, altro studente di ingegneria informatica, brillante sviluppatore che sta già collaborando alla realizzazione del progetto.
Oltre a questi fondi, abbiamo organizzato il classico round di Family and Friends (classico per lo meno in Silicon Valley, non so quanto usato qui in Italia), per cui abbiamo convinto un gruppo di amici ristretti, circa 15 soggetti, ad investire nella società: questo ci ha permesso di avere altri fondi per coprire l’acquisto di servizi, spese di ufficio ed altri costi legati alla quotidianità della startup.

A quali eventi/competizioni avete partecipato con la vostra idea?

Con 46Sports abbiamo partecipato alla Startcup Emilia Romagna 2012: siamo arrivati  secondi su quasi 60 startup presentate ed abbiamo ricevuto un premio in denaro di 4.000 euro. Vincendo questa competizione abbiamo di fatto avuto il nullaosta per partecipare al PNI 2012, il Premio Nazionale dell’Innovazione a Bari. Qui abbiamo avuto il grande onore di arrivare tra le 16 finaliste e di presentare il nostro progetto 46Sports al Teatro Petruzzelli, di fronte ad un gran numero di investitori e personaggi del mondo startup italiano.

Ad inizio anno abbiamo anche partecipato alla selezione del NikeAccelerator a Portland, programma di accelerazione e tutoring gestito da TechStars, uno dei migliori al mondo. Purtroppo l’esito è stato negativo, per ora, ma continueremo ad applicare a questi programmi perchè di sicuro portano un enorme valore aggiunto alla startup.

Avete in programma qualche partnership con delle giovani realtà imprenditoriali come la vostra?

Al momento abbiamo creato partnership con altre startup italiane e stiamo lavorando per integrarne i servizi, in modo da rendere 46Sports ancora più completo ed interattivo.

GoalShouter, che permette di tracciare live le statistiche sulle partite e di seguirne la cronaca anche da web in real time. L’app permette di raccogliere un numero di statistiche veramente elevato, il che va ad aumentare il livello di dettaglio di analisi sulle prestazioni sui giocatori.

K-Sport è una società italiana di Mirko Marcolini, che ha creato sistemi di match analysis e dispositivi GPS che permettono di eseguire analisi tecnico-tattiche e atletiche dei giocatori. Al momento ci stiamo concentrando sull’integrazione con i GPS e vorremmo diventare il canale commerciale di K-sport sul mondo dilettantistico. Il prodotto è altamente professionale, è già stato venduto a diverse squadre di serie A e anche a squadre nazionali e permette di tracciare prestazioni atletiche dei giocatori, tra cui distanze percorse, velocità medie e massime, potenza metabolica e costo energetico speso. In questo modo gli utenti 46Sports potranno acquistare il GPS dal sito e poi scaricare le prestazioni atletiche sul proprio profilo.

Spreaker è forse una delle più famose startup italiane: grazie a Spreaker vorremmo dare la possibilità alle società sportive di avere una propria web radio attraverso la quale effettuare le telecronache live delle partite le interviste a caldo a fine gara.

Quanto ha inciso la passione per lo sport nella realizzazione della vostra idea?

Direi in maniera decisiva: il progetto 46Sports nasce dall’esperienza diretta nel mondo sportivo e dalla passione che abbiamo ancora per esso. Questo ci permette di conoscerne le dinamiche dall’interno, sapere quali sono i reali bisogni degli attori di questo mondo, i loro valori, le loro speranze e le loro frustrazioni.
In qualche modo 46Sports rappresenta uno strumento per esprimere ancora la nostra grandissima passione per lo sport, dal momento che tutti noi siamo arrivati alla fine della nostra carriera sportiva e non pratichiamo più sport a livello dilettantistico. Questo progetto ci permette di rimanere ancora a contatto con questo mondo ed il nostro obiettivo è quello di creare uno strumento che possa migliorarlo.