Effects of Calabria: quale ritorno d'investimento per una campagna poco Italian style? [CASE STUDY]

Spopola in questi giorni sui social network la singolare campagna promozionale della azienda produttrice di salumi Dodaro: Effects of Calabria.
L’immagine è abbastanza eloquente e non ha bisogno di particolari approfondimenti: una composizione di discutibile gusto che poco si addice all’eleganza dell’Italian Style tanto apprezzata all’estero.

La vera “notizia” è che l’azienda in questione non esiste più, avendo chiuso i battenti circa un anno fa in seguito alla travolgente crisi dei mercati che ha investito anche il settore del food italiano, fiore all’occhiello delle esportazioni e del made in italy in generale.

Con questa piccola analisi non proponiamo un report economico con dati numerici che mostrano le performance dell’azienda, ma puntiamo a rilevare un percorso fatto di scelte manageriali che dovrebbero farci riflettere.

Cosa significa puntare alla viralità di un contenuto

Lo spot in questione è probabilmente l’estremo tentativo dell’azienda cosentina di puntare i riflettori sui propri prodotti attraverso una scelta comunicativa “piccante” che, richiamando in maniera troppo esplicita la sfera sessuale, svaluta di fatto la qualità della produzione in favore della forza di impatto dell’immagine. La scelta forse consapevolmente sessista, nel contesto social della condivisione di contenuti, puntava alla viralizzazione della campagna, con conseguente ritorno di attenzione sull’azienda e sui relativi prodotti.

L’effetto viral è arrivato però in ritardo, addirittura dopo la chiusura degli stabilimenti: non si può costruire a tavolino un contenuto virale, che assume questa forza quando sono gli utenti a metterlo in sharing con il passaparola, a maggior ragione se il contagio è causato da una critica del pubblico verso una pubblicità di cattivo gusto.

La storia di un’azienda italiana tradizionale senza lieto fine

Dopo 45 anni di produzione l’azienda, che si era fatta promotrice dalla tradizione della realtà contadina calabrese nel mondo,  attraverso oculate scelte aziendali di certificazione ambientale e raggiungendo i mercati orientali, ha interrotto l’attività in Calabria.
In sostanza: una comunicazione che punta a stupire ad ogni costo produce i risultati sperati? O può addirittura essere controproducente?

Analizzando la storia comunicativa della Dodaro dalla fine degli anni ’80 ad oggi, è evidente una progressiva caduta di stile. La prima vera campagna utilizzava un testimonial di eccellenza, il celebre latin lover giramondo Giacomo Casanova, che pare avesse apprezzato in uno dei suoi viaggi le specialità speziate calabresi, definendole sublimi e confermando il luogo comune dell’effetto afrodisiaco del peperoncino. Pur strizzando l’occhio al tema erotico, l’accento era posto sulla bontà dei salumi.

Nel 1990 infatti, l’azienda contava 53 dipendenti, con un fatturato di circa 14 miliardi e consulenze sul sistema di gestione da parte della SDA Bocconi di Milano.
Tra il 1996 e il 1998, divenuta sponsor del Cosenza Basket Club, il messaggio pubblicitario punta sul legame tra lo sport ed una corretta alimentazione.
Nel primi anni Duemila, in linea con le nuove tendenze di marketing, che sempre più spesso utilizzavano la donna e gli ammiccamenti sessuali come veicoli di promozione, anche la linea comunicativa della Dodaro segue il trend: nasce la serie della “buona azione quotidiana”, un invito a dedicarsi ai piaceri della carne.

Effects of Calabria e altre storie

Si può dire che il percorso pubblicitario e aziendale della Dodaro non si sia chiusa in bellezza e la realizzazione della discutibile campagna Effects of Calabria che, pararadossalmente, segna a posteriori la fine di una lunga tradizione familiare, presenta fuori dai confini nazionali un’immagine italiana sessista e volgare.

Il ricordo del classico Italian Style nel mondo, rappresentato da icone come Marcello Mastroianni, Sofia Loren, Gianni Agnelli, ma anche da simboli universali come la Ferrari e la Vespa, se non già sufficientemente segnato dalle vicende personali di alcuni esponenti politici, viene ancora una volta svilito dalla stereotipata immagine dell’italiano macho.

La tendenza è ampiamente seguita: non mancano infatti numerosi esempi di comunicazione eccessivamente ardita, se non esplicitamente volgare, dall’Amaro del Capo col suo slogan “Fatti il capo” alla mozzarella Zappalà, con le  “Scamorze di razza“, senza dimenticare “it’ll blow your mind away” di Burger King.

Ma la lista delle campagne “sconvenienti” e del loro ritorno d’investimento piuttosto dubbio è davvero lunga… Quali vi hanno colpito di più?

Rehub, la community di ricercatori accademici e centri di ricerca

La voglia di creare uno strumento che abbatta le barriere esistenti tra mondo della ricerca e società. Ecco cosa accomuna i tre soci che hanno creato Rehub: Marco Meola (CEO e Team Leader), Fabio Cecaro (CTO e cloud architect) e Rosario Savarese (COO e project manager).

Il loro obiettivo è creare uno strumento che aiuti i ricercatori a comunicare con altri ricercatori in maniera diretta e non filtrata da comitati scientifici.

Ma facciamoci meglio raccontare da Marco come è nata e come si è evoluta la loro idea, arrivata in finale al contest di NinjaMarketing #battle12.

Un’idea in linea con i principi dell’open science, ovvero il movimento che promuove la diffusione dei dati e dei risultati della ricerca scientifica nella società, sia tra professionisti che verso i cittadini.

Come è nata la vostra idea?

L’idea nasce dopo la fine del mio dottorato di ricerca nel 2007. Ho continuato ad occuparmi di processi di innovazione collaborando con la Scuola di Dottorato di Architettura, ma mi sono accorto che mancava uno strumento che mi consentisse di presentare la mia ricerca al di fuori dei canali scientifici accademici. Oggi lo sviluppo di Internet consente di realizzare un progetto come Rehub seguendo le pratiche e i principi dell’Open Science.

In cosa consiste Rehub?

Rehub è una community rivolta ai ricercatori accademici dei centri di ricerca pubblici e privati e di imprese nonchè ai dottori di ricerca e ai dottorandi a cui vuole offrire gli strumenti per comunicare le proprie ricerche e aumentare la propria visibilità. Rehub non è un giornale scientifico e non si occuperà di peer review e di Impact factor.


Quali sono le prospettive / difficoltà in Italia per una strartup nel vostro settore?

Come tutte le startup in Italia, la difficoltà maggiore è trovare finanziamenti che ti consentano di abbreviare i tempi di sviluppo e di allargare il team. Nel nostro caso questo pesa ancora di più essendo il nostro mercato internazionale, perché la ricerca per definizione (così come Internet) non ha confini. Quindi anche programmare una marketing strategy senza fondi è complicato.


Paghiamo anche la scarsa attenzione che in Italia viene data ai temi della ricerca; temi come l’open science e la citizen science che nel resto del mondo stanno cambiando dalle fondamenta il mondo della ricerca sono praticamente assenti dal dibattito pubblico nazionale.

Ma tutte queste difficoltà ci stanno motivando ancora di più ad andare avanti per dimostrare che anche dall’Italia può nascere un progetto che può cambiare lo status quo.

Dove vi vedete tra 1 anno?

Tra un anno saremo in pieno sviluppo, con una community sempre più ampia e attiva di ricercatori che avranno avuto modo di apprezzare e valutare il vantaggio che Rehub può portare al loro lavoro e alla loro carriera.

Speriamo di avere la possibilità di espanderci all’estero, in particolare in quei paesi (Brasile, India, Russia, Corea, Canada, Australia ecc.) che stanno investendo risorse sempre maggiori sulla ricerca perché hanno capito che la crisi si sconfigge con il sapere e l’innovazione, a differenza dell’Italia.

Internet consente, con le giuste risorse a disposizione di raggiungere questi mercati. Noi ci proponiamo di farlo rimanendo come base operativa in Italia. Speriamo di avere la possibilità di tenere fede al nostro impegno.



Se siete interessati al tema della scienza aperta non potete perdere “World Wide Rome – Open Science – Io sono la mente”, un evento dedicato al premio Nobel Rita Levi Montalcini nel giorno dell’anniversario della sua nascita il 22 Aprile che si terrà a Roma ma sarà anche trasmesso in streaming.

L’evento, in cui Marco Meola sarà relatore, celebra la scienza aperta, pubblica e collettiva, quella che – attraverso il web – sta cambiando il mondo mettendo a disposizione di tutta la comunità scientifica i risultati della ricerca accelerandone i progressi.

Salone del Mobile e Fuorisalone: un reportage dal design

Ebbene sì, anche i guerrieri più incorruttibili cedono di fronte al fascino del design, specialmente quando l’expo è tutta made in Italy.

La mia spedizione più recente è stata proprio al Salone del Mobile, con una breve esplorazione anche al Fuorisalone.

Un percorso in cui il designer torinese Federico Vota mi ha fatto da Cicerone. Tuttavia, essendo un percorso ninja, abbiamo scelto di visitare ciò che di nuovo o meno convenzionale il Salone ci poteva proporre.

Cosa ci è piaciuto al Salone

Euroluce

La novità del Salone 2013 è stata la biennale Euroluce, il “salone nel salone” tutto dedicato al design dell’illuminazione. Una sorta di paese delle meraviglie in sfumature soffuse e brillanti di luci, colori, materiali, minimalismi.
Essenzialità e led sono le parole d’ordine di questa edizione: abbiamo capito che il concetto chiave di questa particolare area del design è “la luce c’è ma non si vede”, ma anzi deriva da un abile gioco di spessori (sempre più sottili, con soluzioni sempre più flat) e fonti luminose sempre meno visibili.
Ma soprattutto abbiamo capito che la luce quando incontra il design diventa emozione, ed è questo il tema centrale dell’expo: la luce crea ambienti, mondi, spazi.
Ecco la nostra personalissima shortlist:

Bocci (Canada): sfere colorate di luce diffusa e soffusa. Magico ed emozionante. Il mio personalissimo primo gradino del podio.

Bocci

Ingo Maurer (Italia): estro, creatività dirompente, reinterpretazione dissacrante e geometrie. Tra arte e design, illuminante in tutti i sensi.

Ingo Maurer

Nemo Cassina (Italia): simpatiche nuvole dal gusto naïf, total white e minimalismi perfetti. La luce è ovunque, ma non si vede.
LZF Lamps (Spagna): utilizzo del legno, pattern ipnotici, petali di luce e composizioni che si ispirano alle lampade orientali: ritorna il tema “origami”.

LZF Lamps

Vibia (Spagna): eleganza estrema, la luce diventa immaginazione raffinata.
Axo Light (Italia): colore, ampio respiro, calore nella luce e nei volumi.

Axo Light

FontanaArte (Italia): tanti modelli in cui la compattezza, il colore e l’uso dei materiali danno alla luce un’espressività sempre personale.
Slamp! (Italia): design, creatività e piani che si moltiplicano, uso dei materiali per creare “origami luminosi”
Lasvit (Repubblica Ceca): giochi di prospettive e spazi che sembrano esplodere in migliaia di frammenti, colori e trasparenze.

Lasvit

 

Salone Satellite

ll Salone Satellite è sicuramente l’esposizione più ninja dei Saloni, in cui si possono incontrare tutte le novità di design meno convenzionali e sì, anche più divertenti.

 

Anche in questo caso, i nostri promossi sono:

Ligita Brege (Lettonia). 1° premio del Salone Satellite: Meet me!, un arredo urbano in legno componibile in tavoli e sedute di varia altezza, che possono trasformarsi anche in gioco. La “panchina social” per eccellenza.

Yaroslav Misonzhikov (Russia). 2° classificato è il suo banco “lazy students” che, sotto il piano ribaltabile in legno, nasconde un sottofondo di lattex, utile per un pisolino o un momento di riposo.
Rodion Zenevich (Lettonia). 3° classificato al Satellite, Kliko: un cuscino gonfiabile realizzato con gli scarti o il riciclo di teloni di pvc utilizzati per la pubblicità stradale. È un modulo per costruire mini habitat e giochi per bambini per uso interno, esterno e sull’acqua.

Lo stand di Ligita Brege, Yaroslav Misonzhikov, Rodion Zenevich

Yoy (Giappone). Più che una seduta, un’installazione. La seduta è a forma di tela: una cornice invisibile di legno e alluminio su cui si tende un tessuto elastico sul quale è stampato un divano. Inutile specificare che c’era la fila per provarlo. Geniale.

Yoy

Docstone (Germania). Una delle realtà più significative a lanciare il nuovo trend del cemento nell’arredamento. “It’s time to be concrete”. Innovativi.

Docstone

Bellila (Francia). Una soluzione green che trasforma tavoli e piani d’appoggio in eleganti vasi in cui alloggia un mini albero. La natura diventa design.
Combo Colab (USA). Attraverso l’utilizzo di tradizionali “cassette retate” in plastica nasce Xtool, che può diventare all’occorrenza tavolo o sgabello. Idea ecologica smart.

Combo Colab

Tania da Cruz (Italy). Ecco Braque, il pannello modulare per l’assorbimento dei suoni e l’isolamento acustico.
Mecedorama (Spagna). Sedie a dondolo vivaci e coloratissime, ma che soprattutto sono un invito a stare insieme e socializzare.

Cosa ci è piaciuto al Fuorisalone

Abbiamo fatto anche una capatina al Fuorisalone, un mordi e fuggi che ci ha permesso di apprezzare alcune realtà decisamente estrose ed interessanti oltre il confini del Salone a Rho. Ci siamo avventurati sia in zona Tortona che in zona Lambrate.

New Dutch Design. Zona Tortona. Un’esposizione essenziale e minimalista, con arredamenti ispirati alla funzionalità, senza dimenticare il colore e concedendosi a giochi estrosi oppure optical.

New Dutch Design

Singapore Lah. Zona Tortona. Un angolo accogliente con un concept tra l’essenzialità e il calore. D’altronde “Lah” in cinese mandarino significa “si accomodi”.

Singapore Lah

Superstudio Temporary Museum for New Design. Zona Tortona. Un format museale ed esplorativo per una galleria temporanea che è un ottimo collage di spunti creativi su design, architettura, illuminazione, automotive.

Slowd. Zona Lambrate. La prima factory del design diffuso! Il meccanismo? Un designer progetta un oggetto, il consumatore lo acquista sul web (sul portale Slowd ovviamente), e l’oggetto viene realizzato fisicamente dall’artigiano più vicino al cliente. Tra lo slow design e l’artigianato a km 0, una proposta davvero rivolta al futuro.

Amici Ninja, come potete capire che dopo una spedizione simile siamo crollati sfiniti sul tatami addormentandoci direttamente con la tutina…e voi, siete andati a Salone e Fuorisalone?

Fenomenologia degli Hater, gli anti-fan che alimentano l'industria discografica

 

“Sei un venduto.”

“Hai tradito le tue origini!”

“Fate schifooooooo!”

“Siete trooopoooo commercialiiiiiii”

L’Hater ricopre un ruolo di grande rilevanza nell’ecosistema del marketing musicale online.

Questa simpatica creatura ha l’abitudine di manifestare avversione/rabbia/invidia nei confronti di un artista, commentando in modo aggressivo e poco strutturato sulle bacheche dei social e su YouTube in particolare.

Adesso senza che la facciamo troppo lunga, un Hater è chiunque si sfoghi nei confronti di una persona famosa. Sono sempre esistiti e non è certo un fenomeno legato al web.

Ma sulle pagine di questa rubrica questa figura assume un ruolo che prima del web non poteva avere: gli Haters infatti sono uno dei motori (ma non l’unico ovviamente) del successo virale di un artista musicale sul web.

Avere tanti Haters on-line è un male per un qualunque Brand, mentre curiosamente può essere un bene per un artista. Questo perché nel caso del marketing musicale gli hater fanno due cose utilissime: commentano e fanno infuriare i supporter.

Per quanto riguarda i commenti la questione è semplice: quasi tutti gli algoritmi, da YouTube ad Apple Store, tendono a premiare i contenuti più commentati mandandoli in vetta alle classifiche. La seconda questione invece è ben più articolata, non tutti infatti  riescono a cavalcare il fenomeno rendendo l’Hater un driver di visibilità, fama e quindi cash.

L’esempio d’obbligo è il rap, non a caso “Hater” è un termine ricorrente nei testi rap americani. In Italia i signori nella manipolazione dei feedback negativi sono indiscutibilmente i Club Dogo, gente che il marketing potrebbe insegnarlo nelle scuole (e se lo facessero le classi sarebbe piene di belle ragazze).

C’è un testo in cui Jack la Furia, parlando dei testi delle sue canzoni dice ”… faccio solo intrattenimento. E sesso, droga e invidia, nel media è il top del momento”.

Mr. La Furia dice una grande verità: l’invidia rafforza il modello aspirazionale. Le persone vogliono essere invidiose.

Un esempio pratico: quando i Dogo pubblicano il video “voi non siete come noi” prendono idealmente le distanza da tutti coloro che li stanno ascoltando, scatenando così un delirio di insulti, accuse, difese, recriminazioni e richieste di sesso occasionale nel box commenti. Con conseguente ascesa vorticosa del video stesso nella classifica di YouTube.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=FBLflH3In_E’]

I commenti negativi hanno quindi il pregio, quasi solo in ambiente musicale, di stimolare i sostenitori a dire la propria, difendendo i propri artisti preferiti e scagliandosi contro i delatori. Non a caso non è raro trovare una pagina social di un cantante non moderata, ovvero dove sono i fan stessi a moderarsi da soli.

Questo processo, spontaneo e di norma molto rapido per un artista, è invece un obiettivo arduo e complesso per un Brand di un altro settore. E’ infatti raro (succede, ma è raro) vedere il fan di una pagina Facebook una marca di cioccolatini, scagliarsi contro un delatore a difesa della marca, e quando succede si stappano bottiglie costose e si ricevono panettoni di gastronomia per Natale.

Gli Haters hanno un ruolo importantissimo nel magico ecosistema digitale: fomentano i supporters, fanno scalare le classifiche ai video, danno lavoro agli esperti di brand reputation, fanno vendere cappellini con la scritta “I Love Haters”, sono parte integrante dei motori che muovono le community.

Io ad esempio è grazie a loro che ho scoperto il maestro Truce Baldazzi, del quale vi dedico “vendetta vera” nella (splendida) versione acustica di Stoner F.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=e1sx3tK-5jE’]

Che dite? Sono troppo commerciale? Fatemi sapere!

Alla prossima.

Jack ‘n Roll

Call Parade: l'arredamento urbano diventa arte

Si chiama Call Parade, ed è una grande mostra a cielo aperto organizzata dalla compagnia telefonica brasiliana Vivo per salvare le “Orelhao” (“grandi orecchie”), nomignolo con cui vengono idenficate le cabine telefoniche di San Paolo. Un mondo sempre più hi-tech non sa non cedere al fascino del vintage, forse per nostalgia, forse per salvare delle realtà che altrimenti scomparirebbero, perciò queste cabine erano sul punto di essere smantellate, prima che l’azienda le acquistasse e decidesse di sottolineare la loro utilità e la loro bellezza, almeno sotto il profilo di arredamento urbano.

Oltre 100 artisti e semplici amatori si sono cimentati per Call Parade nel ridisegnare le cabine telefoniche sparse per la città, ora molto più colorata, riuscendo nell’operazione di trasformare delle semplici cabine telefoniche in delle opere d’arte a cielo aperto, per uno dei più riusciti e divertenti festival di street art permanente mai realizzati. Belle, colorate e innovative, si va da dipinti di coccinelle ad elmetti da battaglia, da paesaggi e improbabili mostricciattoli, da opere tipografiche ad addirittura una palla a specchi da discoteca!

PICKaBOOK, le magliette letterarie con ebook incorporato

Crisi del libro? no, grazie! Sta per arrivare nelle librerie italiane il bellissimo progetto di Marco Mottolese, in collaborazione con il gruppo Edicart e il marchio Magliettefresche, che vede protagonisti i libri dei più famosi autori dei tutti i tempi. L’idea è quella di creare una vera e propria biblioteca indossabile, composta da una linea di magliette con delle bellissime stampe a tema in base allo scrittore proposto.

Ogni maglietta, assieme alla stampa, ha anche un codice QR, da inquadrare con le apposite app, per poter accedere alla pagina ufficiale dell’iniziativa nella quale è possibile scaricare gratuitamente il libro in versione e-book o pdf a cui fa riferimento la t-shirt! Le stampe non sono solo quelle create ad hoc per l’iniziativa, ma anche quelle provenienti dal mondo della Street Art. Disegni e graffiti vengono ripresi dalle strade del mondo per dare vita alla fusione tra culture senza tempo e arte contemporanea. Ogni maglietta indica la località dove il graffito e stato fatto per rispetto nei confronti degli autori.

Fitzgerald, Rimbaud, Dante, Austen, Conrad e Seneca sono solo alcuni degli autori disponibili. Grazie ad essi, questo progetto mira ad avvicinare sempre più persone alla lettura in maniera innovativa e divertente. Le magliette però non saranno le uniche protagoniste, presto potremo acquistare anche delle bellissime shopper, anch’esse con le stampe e i codici QR!

Noi stiamo già pensando di fare scorta e regalarle ai nostri cari, e voi? Raccontateci quale scegliereste! 🙂

Charles Perrault – Cenerentola

Dante Alighieri – Divina Commedia

Joseph Conrad – Cuore di tenebra

Carlo Collodi – Pinocchio

Jane Austen – Emma

Lucio Anneo Seneca – De Tranquillitate Anima

PIAF 2013: svelati il programma e gli speaker

Vi abbiamo già parlato del PIAF, il Festival dell’Advertising che si svolge a Praga. Si tratta di una gara di creatività a 360° dove il punto forte non sono solo i progetti presentati ma anche i professionisti coinvolti. La giuria vanta infatti nomi rilevanti del settore marketing e comunicazione che parleranno delle loro esperienze in workshop interattivi e laboratori.

Le conferenze in programma sono:  “Foreword”, “Government Communication In The Czech Republic: How Do The People Like It?”, “Who Cares?”, “How It’s Done In France”, “Don’t Get Ripped Off, Check Before You Sign”, “Rebranding Destination Brand Of The Czech Republic: True Story”, “Government Health Warnings And Awareness Campaign On Alcohol Harm And Sexual Health”, “U.S. Model For Public Communication”, “How To Move On In The Czech Republic?”.

Per quanto riguarda i workshop, invece, il programma prevede: “Advertising In The Public Sector: Thin Ice Or Normal Project”, “Create: How To Design Contagious Communication (And Make The World A Better Place)”, “Developing Stronger Emotional Bonds Between Consumers And Brands To Create Loyalty Beyond Reason”, “Beyond The Advertorial: Creating Multimedia Content For An Editorial Environment”, “Gamification- Business At Play”.

E ci sono tanti altri eventi interessanti da scoprire! Ma chi sono i protagonisti del PIAF 2013? Scopriamo qualcosa su alcuni ospiti di quest’anno, tra loro si nasconde anche un Ninja!

CHRIS GARBUTT
Chief Creative Officer – Ogilvy France
Lavorando su marchi globali come Perrier, Louis Vuitton, Mattel, Ford afferma di essere “ossessionato dal futuro della pubblicità”, una caratteristica che veste a perfezione le necessità della giuria del PIAF. Grazie alla sua esperienza e ad un gruppo creativo che fa la differenza nella comunicazione a livello mondiale, Ogilvy Parigi ha vinto premi rilevanti come il Festival di Cannes, il DandAD, Andy Awards, Clio, New York Festival e il One Show, ma soprattutto il premio Agency of the Year che ha posizionato Ogilvy Parigi in cima alle classifiche delle Agenzie Creative in Francia.

ADRIAN BOTAN
VP Creative Excellence McCann Worldgroup Central and Eastern Europe/ Creative Partner in Bucharest Office
McCann Worldgroup – Romania
Dopo una formazione legata all’ Architettura e al Design, con la pubblicità ha unito il suo lato artistico a quello razionale. Dopo varie esperienze dal 1998 è direttore creativo alla McCann Erickson, con successi rilevanti come gli oltre 150 premi vinti per la creatività e l’efficacia nelle competizioni.

MIRKO PALLERA
Co-founder and Strategic-Creative Director – Ninja Marketing – Italy
Mirko PalleraDirettore strategico-creativo e  co-fondatore di Ninja Marketing, Mirko Pallera è considerato una delle menti più energiche e rivoluzionarie del marketing contemporaneo. Imprenditore, sociologo e digital strategist per grandi marchi come BarillaTelecom e Unilever, si definisce come un “innovatore sociale” con la missione di migliorare il mondo attraverso la comunicazione aziendale. È co-autore del libro best seller “Marketing Non Convenzionale: viral, guerrilla, tribal e i 10 principi del marketing postmoderno”, pubblicato dal Sole 24 Ore. Membro dello IADAS New York (International Academy of Digital Arts & Sciences) è anche  ambasciatore italiano dei Webby Awards. Al PIAF parlerà del suo libro “Create! Progettare idee contagiose e rendere il mondo un posto migliore“.

FRANK HOUBEN
Communications & Corporate Identity Director – KLM – Netherlands
Frank è un pioniere nel suo campo con una visione chiara e determinata della comunicazione, ha ridefinito strategia e valori di marca di KLM e introdotto una nuova identità aziendale che ha permesso all’azienda di raggiungere una posizione di primo piano come marchio sociale.

FRANCESCO SIMONETTI
Vice Creative Director – Leo Burnett – Italy
Francesco è uno dei creativi italiani più premiati. Ha iniziato la sua carriera come giornalista e vignettista satirico prima di servire come copywriter per BBDO Italia. In seguito entra in Leo Burnett Italia, vincendo nel 2000 il suo primo Cannes con Poste Italiane. Incaricato da clienti come Ariston e Montblanc ha raccolto numerosi riconoscimenti.

SERGIO SPACCAVENTO
Associate Creative Director – BCube Publicis Milan – Italy
Sergio è Art director, copywriter, sceneggiatore, scrittore per Tv e Radio, insegnante di pubblicità e membro dell’Art Directors Club Italia. Ha iniziato la sua carriera facendo pubblicità corretta, poi si è innamorato della comunicazione alternativa, ora mescola entrambi i mondi con passione e divertimento.

MARIE-PIERRE BORDET
Vice President – AACC (Association des Agences-Conseils en Communication) – France
Dopo la laurea presso la direzione della scuola francese EDHEC nel 1987, Marie-Pierre ha iniziato la sua carriera in agenzie di pubblicità (Lintas, Havas) prima di assumere diverse responsabilità di gestione e di marketing nei media sia a livello nazionale che in Europa. È amministratore e membro del comitato esecutivo della ARPP e rappresenta le agenzie di comunicazione del Consiglio pubblicità congiunta, è vice presidente del CESP (l’organizzazione francese di studi di media), e presidente di Effie in Francia.

GORDON YOUNG
Editor and founder – The Drum – United Kingdom
Gordon Young è redattore e fondatore di www.thedrum.com rivista cartacea del Regno Unito che riesce a prosperare anche in questa era digitale. Ha inoltre istituito un’organizzazione che invita le marche a valutare i loro fornitori, costruendo una ricca risorsa per le agenzie.

RYAN BAIR
Founder and Creative Director – Saw Forge – USA
Ryan è un disegno mutaforma e rinascimentale che crede nella supremazia inconfutabile di un buon storytelling. Come direttore creativo del marketing di Rolling Stone, Ryan ha generato strategie di branding multimediali per la rivista americana in chiave iconica. Nel 2012, Ryan ha fondato Saw Forge Creative (fucina creativa), uno studio di design a servizio completo a Brooklyn, specializzato nella creazione di video e audio.

MICKY DENEHY
Founding Principal at EACA – International School of Advertising and Communications – United Kingdom
Con 28 anni di esperienza nel settore della pubblicità, la carriera pubblicitaria di Micky ha incluso ruoli di gestione per Ogilvy & Mather. Oltremare è stato amministratore delegato delle agenzie di Bates a Istanbul e Dubai. Successivamente ha ricoperto la posizione di uomo marketing per Bates Europa e Saatchi & Saatchi EMEA. Ha coltivato la grande passione per l’istruzione contribuendo a programmi di formazione per i dipendenti delle agenzie, ricevendo un feedback eccezionale.

MICHAEL LEE
Executive Director of Planning – VCCP – United Kingdom
Laureato all’Università di Cambridge in Scienze Politiche e Sociali, la sua apertura mentale si sviluppa a 360°; dall’interesse come talent scout nel settore della musica, sviluppato poi in collaborazioni con la Warner Music e Sony Music Entertainment; la passione verso il mondo del calcio grazie alla quale si specializza come Marketing Manager lavorando per Sky Sport attuando una profonda trasformazione nel sistema commerciale del calcio inglese.
Dopo brevi flirt con il mondo delle start-up, film-making e PR ha definito il suo destino come pianificatore con VCCP; la sua multipersonalità ha permesso di elevare il profilo dell’agenzia portandola ad essere una delle più innovative agenzie creative del mondo.

WILL RUST
Executive Creative Director – Ogilvy Prague – Czech Republic
Dopo l’esperienza in diverse agenzie tra cui Lintas, DMB & B e Leo Burnett, ha conquistato la sua prima posizione di Direttore Creativo in Ogilvy & Mather Praga. Durante il suo regno, Ogilvy Kiev divenne non solo l’agenzia più efficace nel paese, ma anche l’agenzia più efficace in Europa, affermandosi come uno dei più grandi gruppi di comunicazione in Europa centrale e orientale. Ama il suo gatto, i bambini, la musica e sua moglie. Non necessariamente in questo ordine.

Il programma della conferenza è conforme alle attuali tendenze di comunicazione: grande quantità di conoscenze nel più breve lasso di tempo, la creatività è analizzata passo dopo passo dalla nascita di un marchio e il suo posizionamento sul mercato.

Cosa aspettate? Prendete il volo, Praga vi aspetta!

Spotify: quali sono le potenzialità per i brand?

In questi mesi sempre più utenti italiani stanno imparando a conoscere una delle piattaforme più interessanti per fruire contenuti musicali: Spotify.

Una libreria musicale accessibile in modalità free (da giugno, per 10 ore mensili) e premium, con diversi livelli di costi a seconda dell’utilizzo che se ne vuole fare (da desk e da mobile, con possibilità di scaricare i file musicali oppure no).

Uno strumento che si sta ritagliando spazi sempre più importanti, per svariate ragioni. La prima è sicuramente l’accessibilità a un numero incredibile di brani, che cresce in continuazione di pari passo al numero di iscritti e dalla concessioni dei diritti d’autore di ogni artista.

La seconda è la possibilità di incontrare nuovi generi musicali, sfruttando la dinamica del suggerimento che Spotify offre e che avevamo già avuto modo di scoprire, ad esempio, sulla piattaforma LastFM.

Un modo assolutamente legale per accedere alla musica, che sta anche avviando in maniera sempre più marcata la trasformazione del mercato legato al mondo alle case discografiche, che strenuamente hanno lottato contro la pirateria e che oggi possono bypassare per certi versi tutto il sistema di produzione di supporti fisici come i CD, a favore di piattaforme totalmente digitali su cui veicolare i propri contenuti.

Spotify però potrebbe rivelarsi anche una preziosa risorsa per i brand. Vediamo perché.

Ad oggi, non esiste un vero e proprio profilo aziende, è vero. Nonostante questo, però, ci sono stati casi di utilizzo a scopi slegati alla diffusione della propria arte per privilegiare l’incontro con gli utenti a favore di un processo rivolto all’engagement.

Il caso più eclatante è quello di Barack Obama, attivissimo su tutti i social network, il quale “presidia” anche Spotify con un profilo su cui pubblica playlist che restituiscono parti dell’esperienza quotidiana da Presidente degli Stati Uniti d’America.

Idem, John Biden, sfidante di Obama, il quale ha puntato su Spotify per condividere parte dei propri discorsi politici, allo scopo di “lasciare” on line traccia dei concetti proposti durante la campagna elettorale.

Spotify ha da poco avviato una trasformazione in senso social dell’esperienza offerta agli utenti, considerando ad esempio l’introduzione del tasto “follow”, il quale permette di creare un legame privilegiato con alcuni utenti e da lì “prelevare” suggerimenti per la propria selezione musicale: una dinamica mutuata da altri social network e piattaforme differenti (ad esempio YouTube), che non può che alimentare ancor di più l’utilizzo di questo strumento.

La musica, come carico esperienziale, è sicuramente una delle componenti che nelle strategie di social media marketing può risultare efficace: su una brand page di Facebook, ad esempio, è abituale condividere un videoclip da YouTube per coinvolgere in maniera empatica i propri fan.

Spotify però è ottimizzato per la musica: in più, dalla sua ha la liberatoria dell’utilizzo del contenuto, che formalmente nel caso di YouTube non sempre è rispettato (se ad esempio un brano è pubblicato da un utente privato: anche per questo il provider video di Google ha implementato le funzionalità per cassare materialmente i video proposti dagli utenti non in possesso del copyright). [Per quanto riguarda il copyright vi invitiamo a rileggere la nostra intervista Copyright e nuove normative: il parere dell’Avvocato Massimo Sterpi]

Quindi: come fare?

Oggi un’azienda può interfacciarsi a Spotify in attesa che venga sviluppato un vero profilo dedicato ai brand. Sperimentazioni in questo senso sono state fatte ad alcuni brand che utilizzino già questa piattaforma musicale per coinvolgere i propri utenti, come nel caso del brand italiano Disaronno o negli USA da Rebook e AT&T, ma ancora una data precisa per un rilascio ufficiale non sembra esserci.

Per ora una soluzione potrebbe essere inaugurare un profilo azienda utilizzando il profilo personale, e alimentando attraverso il sistema di condivisione multipiattaforma ad esempio il proprio account ufficiale Twitter o Tumblr (per Facebook il discorso è differente: non è infatti possibile pubblicare direttamente da Spotify sulle brand page: un’implementazione anche questa che sembra essere imminente).

Le potenzialità però possono essere tutte interne a Spotify stesso: il brand infatti potrebbe “raccontarsi”, attraverso la musica, in un sistema virtuoso di trasferimento dell’esperienza quotidiana da azienda a utente.

Pensate ad esempio a una playlist che “racconti” la nascita di un prodotto, o quella che raccolga i brani utilizzati per una campagna. Spunti che potrebbero non soltanto rafforzare il legame con il brand stesso, ma incentivare quello che nasce e si sviluppa con il prodotto.

Questo perché a partire dal contenuto (la musica) l’utente potrebbe riproporre alla propria sfera sociale interna alla piattaforma il concept che l’ha vista generata, in una dinamica totalmente virale in grado di veicolare bene sia l’azienda che una fruizione totalmente slegata dall’Advertising classico, improntato a porre al centro il messaggio pubblicitario.

Un’altra freccia nella faretra di chi lavora nel marketing non convenzionale, nei social media e studia nuove modalità di narrazione digitale.

La sezione di Social Media, a partire da questa settimana, vi proporrà alcuni post preparati ad hoc sul tema, ragionando su quali spunti lavorare per sfruttare nelle vostre strategie di social media marketing Spotify e la dimensione musicale.

Seguiteci!

Waiting For Life, l'uso creativo di YouTube per la donazione di sangue [VIDEO]

Per catalizzare l’attenzione del pubblico attorno al tema della donazione di sangue, l’agenzia creativa brasiliana Heads SP ha realizzato questa campagna, dal titolo “Waiting for Life”, che utilizza il disegn di Youtube in modo del tutto particolare.

Oltre a segnalare durata e scorrimento del video, la barra rossa viene utilizzata per simulare una trasfusione di sangue tra una giovane donatrice e un ragazzo in fin di vita.

L’animazione crea un collegamento tematico e figurativo tra il tempo di attesa (per vedere un video e ricevere una donazione) e l’importanza di ottenere sangue per chi ne ha bisogno. Nel video, il sangue lascia le vene della ragazza per entare nella linea temporale fino a raggiungere il paziente.

Double Swing, la web serie della settimana [INTERVISTA]

Double Swing è una web serie 100% made in Italy ma dall’anima internazionale. A crearla Tommaso Sacco, giovane attore/sceneggiatore/produttore con una laurea alla UCLA e tanta esperienza su set cinematografici e televisivi.

La serie ha l’ambizione di raccontare il difficile mondo dei giovani precari da un punto di vista inedito per l’Italia, ma molto diffuso e apprezzato all’esterno; quello, per intenderci, della commedia sexy e allo stesso tempo agrodolce che tanto successo ha avuto ed ha tuttora nei palinsesti anglosassoni.

Protagonisti sono Vittorio (interpretato da Tommaso Sacco), insegnante e aspirante scrittore, e Cristina (Mara Sciuto) giovane PR in carriera. La coppia vive felice in un bell’appartamento, con un cane, una vita serena. Un lato della medaglia che ne nasconde un altro, segreto e meno limpido, rappresentato dalla doppia identità di Cristina, che si trasforma in Sophie per i suoi clienti.

Numerosi altri personaggi (e attori di rinomata fama) ruotano attorno alla coppia, come la cinica madame della ragazza, interpretata da Barbara Bouchet, o il misterioso Number One di Salvatore Lazzaro.

Senza anticiparvi troppo, vi invitiamo a guardare l’episodio pilota della serie, “Io&Lui“, che trovate qui sotto. Mel frattempo, vi proponiamo una piccola intervista che abbiamo realizzato con lo sceneggiatore e interprete Tommaso Sacco.

Ciao Tommaso. Il prodotto che proponete si differenzia fortemente dalle altre web serie così come dai palinsesti televisivi generalisti. Perchè avete scelto questa formula?

L’idea era quella di creare un progetto nuovo, sulle linee delle serie americane, qualcosa narrativamente parlando diverso. Volevo cercare di differenziarmi in tutto per tutto da quello che trasmettono le nostre televisioni, partendo dalla storia per poi arrivare alla sigla. Avevo bisogno di cercare di dare una ventata d’aria fresca al nostro modo di vedere e fare tv. Il tema è un tema “forte”, comunque parliamo di escort, ed è un tema abbastanza difficile da collocare specialmente in un paese per vecchi come l’Italia. Sin dalle prime stesure mi è stato fatto presente da più persone che il tema non è italo-friendly ma non mi sono fermato, perchè per me è inconcepibile trattare temi ormai obsoleti come possono essere: mafia, suore, polizia, politica in tutte le loro forme. Quindi con Double Swing volevo fare qualcosa che mi sarei visto con piacere.

Double SWing è definito come la “commedia sexy all’italiana 2.0”. È stato difficile proporre questo genere, oggi, con caratteristiche completamente diverse per temi e tempi, metodi di diffusione e fruizione?

Double Swing dovrebbe avere un humor un pò pungente ma che comunque si mantiene sul drammatico. Si affrontano temi un pò sensibili, come la vendita del proprio corpo per pagare le bollette, ma che con colori e battute fa da sfondo, ma rimane ugualmente presente. Le difficoltà che s’incorrono con un prodotto come DS sono altre, purtroppo al momento ci troviamo in una situazione particolare (non che 10 anni fa fosse diverso) ma la paura di esporsi con nuovi format è programmi rende tutto molto più difficile.

Che consigli dareste a chi, come voi, sogna di realizzare un progetto in questo campo e cerca un modo per farsi strada? Voi che strategia avete utilizzato?

Il consiglio, forse anche un pò banale, è quello di crederci e di non fermarsi. Purtroppo ci sono pochi modi di fare strada nel nostro paese, ma con costanza e determinazione piano piano dei portoncini si aprono. Noi stiamo ancora esplorando strategie perchè quelle che credevamo inizialmente funzionare si sono rivelate “flop”. Ad esempio inizialmente la nostra intenzione era quella di girare tutta la prima stagione, ma con i soldi a disposizione sarebbe stata un pò scadente, allora ci siamo decisi a fare un solo pilota, fatto in maniera migliore possibile, e cercare di vendere quello. Il problema ora si pone con la ricerca degli sponsor, perchè c’è chi vuole visualizzazioni (e le visualizzazioni si hanno se si crea continuità con gli episodi e si costruisce un pubblico); ci chiedono allora di girare il resto ma senza i loro soldi il resto non si può fare… In conclusione (come si fa a scuola) posso dire che non c’è una vera strategia ma l’importante è portare a casa il lavoro.

L’obiettivo del team di Double Swing per il 2013 è quello di riuscire a trovare fondi per poter portare a termine il progetto, e realizzare un prodotto originale e di qualità paragonabile alle grandi serie TV americane. Noi facciamo il nostro in bocca al lupo a tutto il team 🙂