Scopri i motivi per passare a Windows 8

Windows 7 ha riscosso un enorme successo tra gli utenti, i quali ne hanno particolarmente apprezzato il design, la semplicità di utilizzo e le prestazioni. Visto l’entusiasmo suscitato da tale sistema operativo, viene spontaneo chiedersi quali motivi potrebbero giustificare un eventuale passaggio a Windows 8. La risposta è semplice: Windows 8 è migliore di Windows 7. Le differenze tra i due prodotti sono decisamente evidenti già al primo utilizzo della nuova versione.

Successivamente all’installazione di Windows 8, PC e dispositivi risulteranno nettamente più rapidi. Anche la durata della batteria migliorerà in modo sorprendente. Nell’odierno ambiente aziendale, sempre più incentrato su rapidità e mobilità, è importante poter contare su dispositivi che garantiscano velocità elevate senza dover essere continuamene collegati e caricati.

Una caratteristica fondamentale di Windows 8 Pro è lo standby connesso, una funzionalità che consente l’attivazione immediata, la ricezione di notifiche e l’esecuzione di aggiornamenti in PC, tablet e portatili anche a schermo spento.

Inoltre, i programmi vengono eseguiti con maggiore semplicità e sicurezza, e la possibilità di evitare aggiornamenti manuali consentirà un notevole risparmio di tempo.

Le impostazioni di rete migliorate permettono di selezionare i singoli segnali radio da utilizzare o, nel caso dei viaggiatori più assidui, di disattivarli completamente con la “modalità aeroplano“. La possibilità di Windows 8 di memorizzare le reti Wi-Fi preferite comporterà una maggiore rapidità di connessione, spesso ancora prima che il display sia pronto. Ma la sua migliore caratteristica è che, essendo automatico, non richiederà l’intervento dell’utente.

Nel caso di utilizzo di più di uno schermo, Windows 8 consente inoltre di disporre della schermata Start su un monitor e del desktop sull’altro, offrendo un passaggio più rapido da un programma all’altro e una migliore visualizzazione degli elementi aperti.

Windows Explorer con la barra multifunzione include funzionalità precedentemente nascoste, semplificando la visualizzazione e la gestione delle operazioni effettuate sui file. Gestione attività, disponibile sotto forma di dashboard, offre un controllo senza precedenti. Inoltre, la riconfigurazione viene effettuata in maniera decisamente più semplice garantendo comunque all’utente una corretta comprensione di ogni processo.

Lavorare più rapidamente, con maggiore produttività, semplicità e massima sicurezza! Tutto questo grazie a un ambiente migliorato rispetto a Windows 7.

Le piccole e medie imprese possono inoltre trarre vantaggio dai contratti multilicenza, che includono tre programmi, da un livello base prepagato fino a Software Assurance. Per coloro che desiderano sfruttare la potenza della cloud, Windows Intune include servizi cloud e funzionalità di gestione della sicurezza per tablet, portatili, desktop e telefoni.

Sviluppo Applicazioni Windows 8 ed ulteriori informazioni

Se vuoi imparare a sviluppare app per Windows 8, partecipa ai laboratori organizzati da Microsoft Italia! Per ulteriori informazioni visita il sito dedicato ai DevCAMPS e Beginners Lab.

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The Pony, l'interattività virale di Tre [VIDEO]

Danze scatenate e animali antropomorfizzati sono tra i trend virali più forti del momento. Grumpy Cat imbronciati e Harlem Shake di ogni genere invadono quotidianamente le nostre bacheche. Forse una delle poche cose che mancava ancora all’appello era un pony che esegue il famoso Moonwalk di Michael Jackson sulle note dei Fleetwood Mac.

Realizzata da Wieden + Kennedy per la compagnia telefonica inglese Three, in Italia conosciuta come Tre, la campagna “The Pony #DancePonyDance” si inserisce nella galassia di contenuti online dall’alto tasso d’intrattenimento e poche pretese comunicative.

Immerso nella natura assieme ai compagni, un dolce pony dall’animo disneyano ci alletta con i suoi passi di danza: “silly stuff”, roba sciocca, come recita lo stesso spot nel finale, prima di invitarci a creare e condividere la nostra personale versione della nuova star.

Superato il milione di views in soli 7 giorni e oramai abbondantemente superati i 3 milioni, #DancePonyDance ha generato un altissimo numro di interazioni online. Lo spot avrebbe generato 2.400 tweets in soli 10 minuti dalla pubblicazione.

Socialmatic: quando social network e device diventano una cosa sola [INTERVISTA]

Quante volte, prendendo il vostro smartphone per postare una foto su Instagram, avete immaginato che quell’iconcina quadrata potesse diventare, un giorno, una vera e propria macchina fotografica? Mai?

Beh, a qualcuno quest’idea è venuta, e per realizzarla è stata messa su una startup, Socialmatic, che fra i suoi fondatori conta anche un italiano (la persona a cui è venuta l’idea, appunto), Antonio De Rosa.

Il progetto intende unire la praticità dello scatto fatto da device mobile alla tradizione di una delle macchine fotografiche più affascinanti della storia: la Polaroid. Il tutto in una scocca che replichi, come dicevamo prima, le fattezze della “macchinetta” di Instagram, e che possa connettersi agevolmente ai social network per condividere i propri scatti con i propri amici. Una macchina fotografica pensata per il nuovo modo di immaginare e realizzare foto che con sè ha portato il web, e che sarà in commercio nel 2014.

Socialmatic (che potete trovare anche su Facebook e su Twitter) nasce quindi per unire funzioni differenti in un unico strumento, che sarà in grado di offrire prestazioni elevate sia per il web che per la stampa. Inoltre, in cantiere c’è anche il lancio di un vero e proprio social network proprietario, che possa supportare gli utenti che utilizzeranno questo particolare tipo di camera.

Insomma, sono tanti i progetti legati a Socialmatic. Per farceli raccontare, abbiamo contattato proprio Antonio De Rosa.

Da dove nasce il progetto SocialMatic? Ci puoi raccontare qualcosa su com’è nata l’idea?

Presto detto 🙂 E’ nato da un…sogno. Dopo aver rimuginato a lungo sull’icona di Instagram e sulla portata del suo fenomeno, la mattina mi sono risvegliato con in mente la folle idea di voler creare una camera che ne rispecchiasse le fattezze. Era Maggio del 2012. Il concept sbarca su Internet e diventa un piccolo fenomeno.

Da quello che si legge nel sito, al device verrà associato anche un social network: perché creare uno spazio dedicato e, semplicemente, non sincronizzare direttamente le piattaforme già esistenti?

Perchè c’è margine per ricavare qualcosa che renda l’esperienza del photo-social sharing ancora più immersiva e coinvolgente. I vari Instagram e Pinterest ancora non hanno detto tutto e il rapporto stretto tra Hardware e Software, per fare nostra una massima di Steve Jobs, è ancora la carta vincente.

Socialmatic Network non sarà solo vetrina di gusti e tendenze con una narcisistica virata verso il personale. Rappresenterà un modo per esprimere se stessi attraverso le foto, seguire il loro cammino, la loro evoluzione e assottigliare il confine tra il mondo reale e il mondo virtuale. Perchè ogni foto sarà presente non solo sul social network, ma anche nella vita reale, su una vetrina, in una casa, in un negozio.. e poi c’è la parte business.. le mobile app..

Social Matic unisce la bellezza “vintage” della polaroid alla contemporaneità di Instagram: secondo te, in linea generale andiamo verso una riscoperta dei vecchi modelli di produzione del contenuto “arricchiti” con le proprietà migliorative del web?

E’ una cosa a cui non ho mai rinunciato. Il fascino dell’ “analogico” porta tanto di quel contenuto storico che le nuove tecnologie non p

ossono far altro che apprenderne a piene mani. In alcuni meccanismi, in alcuni tratti, in alcune necessità, noti l’essenza stessa dei concetti e non solo una mera trasposizione digitale. Prendi le Leica, o le nuove Vespa.

Tu fai parte di un team internazionale: è stato facile lanciare la vostra startup?

Purtroppo no. All’inizio ho combattuto contro alcuni pregiudizi verso lo spazio che avrebbe potuto avere un progetto del genere. Fortunatamente i miei partner sono andati oltre e hanno visto giusto. Se oggi butatte un occhio sui trend di Twitter o in generale su Facebook dove si parla di Socialmatic, vi renderete conto che il coraggio ha pagato. Purtroppo, almeno in Italia, lanciare una startup continua ad essere complicato.

“Synergic is better”, recita un claim nella sezione “Company” del vostro sito: un principio che dovrà essere adottato sempre più nel settore dei social media?

L’accentramento e l’arroganza vanno di pari passo, ahimè. Se vuoi comunicare, e bene, non puoi esimerti dallo “sfruttare” le sinergie (quasi obbligate) che il mondo dei social media ti impone. Non puoi, con unico canale, coprire tutte le tue necessità. Meglio sintetizzare il meglio ed al meglio quello che il mercato ti offre.

Puoi dare qualche consiglio per gli startupper lettori di Ninja Marketing?

Non ho un Vangelo ne voglio ergermi a maestro. Nel mio caso hanno giocato un ruolo fondamentale parametri che suonano addirittura “banali”: tenacia e coraggio. Non bisogna di certo arrendersi alla prima difficoltà e bisogna sapere “vendere” bene il proprio progetto, che sia verso Business Angel o Venture Capital: la bontà di una idea, se dirompente, è destinata a venire fuori.

ViceVersa: il luxury hotel parigino ispirato ai 7 peccati capitali

Cercate un hotel a Parigi che renda ancora più indimenticabile il vostro viaggio? Lasciatevi tentare (in tutti i sensi) dall’hotel Vice Versa: 7 piani ciascuno dedicato a uno dei peccati capitali.

Superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia: ogni elemento delle suites è stato curato dall’ interior designer Chantal Thomass per essere un tributo ai piccoli e grandi vizi che ognuno di noi nasconde nel proprio animo:

Tra atmosfere da boudoir, tappezzerie golose, soffitti decorati da banconote, ogni camera è curata nei minimi dettagli, per diventare il sogno di chi, alle tentazioni, preferisce cedere.

E voi, quale camera scegliereste?

Integrated Communication: come scrivere il copione perfetto per il tuo brand. Quattro chiacchiere con Davide Bartolucci [INTERVISTA]

 

 

Venerdì 22 e sabato 23 marzo al Covo Ninja di Milano sarà tempo di NON-CONVENTIONAL & INTEGRATED COMMUNICATION, un Corso in Aula full immersion per scoprire come progettare campagne efficaci nell’era digitale. 

Tra teorie, tecniche e strumenti necessari a progettare una strategia di marketing, affrontando i principali stili del Marketing Non-Convenzionale, parleremo anche di Comunicazione Integrata e lo faremo con Davide Bartolucci, CEO e Co-fondatore di Shado.

L’obiettivo sarà comprendere e utilizzare a nostro vantaggio l’architettura della comunicazione, progettando identità riconoscibili che partano dalla sintesi di un tweet fino al coinvolgimento delle persone nei luoghi fisici.

Are you ready?

Davide Bartolucci

Ciao Davide! Il 23 marzo a Ninja Academy sarà tempo di Integrated Communication. Cosa devono aspettarsi i partecipanti?

È un’ottima opportunità per vedere cosa sta accadendo e per gettare lo sguardo sul prossimo futuro in termini di integrazione dei canali di comunicazione. Sono vari anni che si parla di convergenza, di tecnologie che abilitano nuove forme di relazione tra brand e consumatore, ma è oggi, in questi mesi che alcuni trend di mercato si stanno concretizzando in risultati su grande scala, e non lo vediamo solo in comunicazione.

Presenterai qualche case history? Puoi darci qualche anticipazione a riguardo?

Il mercato statunitense è da sempre il più ricco di spunti ed esperienze concrete, di certo dipende dal fatto che linguaggi ed audience sono cresciuti di pari passo accogliendo l’un l’altro stimoli ed esigenze. Molto di US ci sarà in quel che vedremo quindi, ma non si può non fare una puntata in Far East e Sud America. Il mercato italiano è spesso sorprendente, per cui parleremo anche di casa nostra, sia guardando cosa fanno grandi brand globali nel nostro mercato, sia quelli con un mercato domestico che trovano nel digitale un rapporto più diretto con il loro consumatore.

In che modo è possibile “costruire l’architettura narrativa di una marca”?

È un po’ come aggiungere alla corporate identity una nuova dimensione, fino a qualche anno fa non del tutto necessaria. Si tratta di declinare tutti gli elementi identitari di una marca, i suoi prodotti, non solo in aspetti formali, ma in un linguaggio molto capillare, in ambassador reali o virtuali, insomma di scrivere il copione, come per una saga cinematografica o per una serie tv di successo. Da qui passa l’efficacia di un presidio, quello dei media digitali, per loro natura frammentati ed alimentati di contenuto, prima ancora che di forma. 

Differenziare i contenuti in base al canale che si decide di utilizzare: quanto è difficile rimanere coerenti?

La cosa più complessa ritengo sia quella di essere direttori d’orchestra. Chi deve sviluppare o trasformare una marca deve probabilmente mettere in discussione la tradizionale catena del valore che ha costruito campagne, immagine, identità, ma saper combinare professionisti nomadi, contaminati e necessariamente dalla grande personalità, in un risultato che sia indipendente dal processo, dai canali e dalle tecnologie. Non è un processo facile, richiede di mettersi in gioco in prima persona.

Il miglior consiglio per un’efficace Content Strategy?

Identificare, estrarre e spettacolarizzare il tratto che più di tutti gli altri può creare un interesse autentico da parte delle persone per trasformarlo in characters, mondi, meccaniche di comunicazione. Ragionando meno in termini di pubblicità e più in termini di contenuto ci avviciniamo alle dinamiche dell’entertainment, che vedono nel film, nel concerto o nel talent show un elemento aggregante per poi alimentare altri modelli di business. Darsi una chance come creatori di attenzione (non come interruzione dello spettacolo): è così che si occuperà uno spazio più stabile nelle decisioni, soprattutto d’impulso, del consumatore/spettatore.

Branded Entertainment e Connected TV, l’intrattenimento 2.0 ha sempre più un risvolto comunicativo bidirezionale. Quali sorprese per il futuro?

La TV è il luogo dove intrattenimento e interazione costruiranno nuove forme di audience, più connessa, più interattiva, più “spendente”. Ma come ci insegna il recente passato, vincerà l’integrazione, a mio avviso necessariamente nativa, tra strategia, produzione e arricchimento del contenutoStanno succedendo cose molto interessanti, confrontarci su questi temi è sempre un bel terreno.

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Non-Conventional & Integrated Communication

Knowledge for change.
Be Ninja!

Non-Conventional & Integrated Communication

Stoker: un trailer completamente composto da GIF

Nato qualche era geologica fa, il formato per immagini digitali GIF (Graphics Interchange Format) sta conoscendo una nuova inaspettata fortuna nel marketing digitale, interessato soprattutto a sfruttarne le capacità ipnotiche e virali.

Già da qualche anno creativi e pubblicitari hanno iniziato a esplorare l’uso delle gif animate in banner e campagne display, ma l’ultima frontiera è rappresentata dai “cinemagraphs”. Dal punto di vista tecnico si tratta di semplici gif animate. La cosa inedita è che soltanto una piccola regione dell’immagine si muove, mentre la maggior parte di essa resta ferma. Il risultato è una gif di alta qualità all’interno della quale a catturare l’attenzione è un piccolo particolare in movimento in loop ossessivo.

Da qui l’idea di Fox Searchlight Pictures, divisione speciale della 20th Century Fox, che ha deciso di lanciare Stoker, thriller psicologico in uscita a marzo con protagonista Nicole Kidman, con un trailer fatto interamente di ipnotiche e viralissime gift. L’effetto inquietante e ansiogeno è assicurato.

I cinemagraphs di Stoker sono state inseriti su letterstoIndia.com, sito costruito per far immergere gli spettatori nel mondo malvagio e contorto del personaggio principale del film.

L’utilizzo di gif animate per la realizzazione del trailer cinematografico potrebbe sembrare niente più che un’ingegnosa trovata pubblicitaria. Non è così: più che meme destinati ad esaurirsi nella fiammata di un hype su Tumblr o Twitter, le gif animate si stanno imponendo come vera e propria forma espressiva pop.

A partire dal 2011, l’anno in cui il termine “cinemagraphs” è stato coniato dal graphic designer Kevin Burg e dal fotografo Jamie Back, le immagini in movimento sono diventate una vera e propria categoria di foto a sé stanti, molto utilizzata nell’ambito del fashion adv, nella comunità di fan delle serie tv e, in generale, nella comunicazione visiva.

Fioccano infatti da tutte le parti esperimenti artistici, tumblr tematici, storie illustrate della musica, collezioni di scene cinematografiche cult.

Benvenuti nell’era della gif.

This is my court: ode allo street basketball [VIDEO]

“Questo è il mio territorio.. questa corte dei re, questo terreno insanguinato”… Comincia così l’ode alla pallacanestro di strada del video “This is my court”, una poesia dedicata al fascino del basketball nei campetti di periferia, dove non ci sono regole se non quelle della strada.

Alla poesia fanno da sfondo una serie di frame in sequenza dei basketball ground newyorkesi e danno vita ad un video che è una celebrazione alla “streetball culture” come forma d’arte. I creatori del video sono la coppia Jonathan and Josh Baker – AKA TWiN – e il testo è scritto da Elizabeth Nolan.

L’utilizzo del bianco e nero e una magistrale fotografia rendono i due minuti di video davvero avvincenti e affascinanti, soprattutto per gli amanti di questo sport e per chi da ragazzino ha vissuto almeno una volta l’atmosfera del campetto di strada dietro casa. La musica scelta rende il climax del testo sempre più ascendente grazie anche ad un’ottima interpretazione dell’attore Michael K. Williams.

A New York ci sono circa 700 campi da pallacanestro, la maggior parte nella zona di Brooklyn, che di recente ha ritrovato la sua squadra di NBA, i Brooklyn Nets appunto, grazie anche al supporto delle celebrità nate nel quartiere, Jay Z in primis, che hanno resuscitato un vigore e desiderio di basket che si nascondeva nei playground di quartiere.

I TWiN brothers non sono stati i primi a raccontare la cultura dello streetball, circa un anno fa, Bobbito Garcia e Kevin Coliau hanno realizzato un documentario dal nome “Doin’ it in the park” che racconta le storie, gli animi e le vite che si aggirano tra i campi della Big Apple.

Le realtà del bronx e le difficili situazioni che la periferia di città come New York portano a dover affrontare si riversano nei campi da pallacanestro e si anima la sfida, una necessità di dimostrare chi è il più forte, l’eterno desiderio di appartenenza, di essere re anche se di 400mq di cemento

Mangatar, il manga italiano, sfida il gaming mondiale

Il team in versione manga: Michele Criscuolo, Enrico Rossomando, Raffaele Gaito, Andrea Postiglione, Alfredo Postiglione

Non è la prima volta che ne parliamo: negli ultimi anni abbiamo visto crescere il mercato del gaming come nessun altro. Solo nel 2011 sono stati spesi 74 miliardi di dollari con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente e, secondo le previsioni Gartnet, questa impennata durerà almeno fino al 2015, con una spesa annuale per prodotti e soluzioni videoludici pari a 112 miliardi di dollari, di cui 44,7 solo per i software.

Qualuno avrà da ridire visto il terribile momento di crisi globale che stiamo attraversando, eppure i consumatori continuano a considerare la spesa dedicata al gioco e all’intrattenimento nel loro budget e, finchè l’offerta risulterà stimolante, sarà difficile assistere ad un calo dell’acquisto di giochi.
Complice ora è anche un altro fattore, cioè l’espansione della popolarità di smartphone e tablet, di cui il gaming resta un aspetto chiave nel loro uso; basta pensare che i mobile game sono la categoria di applicazioni maggiormente scaricate negli application store.

Che sia quindi il momento giusto per investirvi non ci sono dubbi. Bisogna certamente capire però come.
Il team di Mangatar, premiata miglior startup del 2012 al PNI, propone un modo: ce lo ha raccontato Raffaele Gaito.

Cos’è Mangatar e come funziona?

Mangatar è un gioco di carte online social. Si ispira ai classici gioci CCG (Collectible Card Game) da tavolo come Magic, Pokemon, Yu-gi-oh, ecc., portando gli stessi concetti e le stesse dinamiche sul web. Ci sono però due differenze fondamentali: le carte da gioco non sono assegnate casualmente dal sistema ma realizzate nel dettaglio dai singoli giocatori; è il gioco è completamente social, ovvero non si combatte contro il sistema ma contro altri giocatori reali provenienti da tutto il mondo.

Come è nata la vostra idea?

Un po’ per caso e un po’ no. Come gruppo ci conoscevamo e lavoravamo insieme da un po’. Da più di quattro anni ormai. Avevamo fondato un’altra società con la quale sviluppavamo app mobile e web, subito dopo l’Università. Ci eravamo avvicinato al mondo dell’entertainment durante questa esperienza ma era più per passatempo che per altro. Avevamo sviluppato qualche giochino e qualche app social e mangatar era proprio uno di questi progetti “laterali”, anche se all’epoca era tutt’altro.

Ad un certo punto, quando ci siamo accorti che ci toglieva un sacco di tempo ma soprattutto ci divertiva farlo, abbiamo abbandonato gli altri progetti e ci siamo concentrati solo su mangatar. Pian piano il know how dei vari prodotti sviluppati è stato riutilizzato in Mangatar e, nel tempo, ha dato vita a quello che è oggi: un videogioco.

Quali sono le prospettive e le difficoltà in Italia per una startup nel vostro settore?

Senza farla troppo lunga, in Italia ci sono vantaggi e svantaggi nell’avviare un’attività di questo tipo. Le difficoltà penso siano sotto gli occhi di tutti: burocrazia interminabile; ambiente poco giovane; scarso supporto istituzionale; mentalità poco “startup-oriented”; ecc. Le prospettive dipendono molto da come si affronta la cosa. Noi ci stiamo provando, ce la stiamo mettendo tutta e i primi risultati si iniziano a vedere.

Quello che ci auguriamo, adesso che le startup ci sono e l’attenzione mediatica anche, è che ci sia una crescita da parte di tutto l’ecosistema e che arrivi un supporto anche dalle istituzioni.
Parlando di settore del gaming in particolare, sicuramente il nostro mercato non è l’Italia ma il mondo. Sapevamo fin dall’inizio che un piede negli USA bisognava mettercelo e ci stiamo già organizzando per questo. Ci saranno delle interessanti novità a breve!

Dove vi vedete tra un anno?

Beh, in questo 2013 ci saranno delle novità importantissime. La prima, che è a breve termine, riguarda il gioco in sé: Mangatar scompare per lasciar posto alla sua evoluzione, il nuovo titolo che si chiama Dengen Chronicles. Siamo veramente soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto e siamo riusciti a far confluire tutti i feedbak e le esperienze del 2012 in un gioco completamente rinnovato che porta novità dal punto di vista tecnico, grafico e delle dinamiche!

I pochi a cui l’abbiamo mostrato in anteprima sono entusiasti dei progressi fatti. E’ già possibile pre-registrarsi per la beta che sarà lanciata a breve!
Poi, ovviamente, ci sarà da sviluppare tutto l’ecosistema intorno a questo nuovo titolo e mi riferisco alle versioni mobile, per Facebook, e così via. Dopodiché si inizierà a fare sul serio con il marketing e la comunicazione.
Alla domanda dove ci vediamo tra un anno ti rispondo che abbiamo un piano di sviluppo molto ambizioso nei quali ci sono numeri grandi, molto grandi! Rifacciamo questa intervista tra un anno e vedremo se li abbiamo rispettati 😉

Ci lasciate qualche commento sul Premio Innovazione 2012 che vi ha resi protagonisti?

Il PNI è stata un’esperienza molto bella e molto intensa. Ne scrissi già all’epoca, elogiando l’organizzazione e lo svolgimento: una delle migliori competition a cui abbia partecipato.

Vincere quel premio ci ha dato tanto soprattutto dal punto di vista personale: è stata una conferma del fatto che stessimo facendo un buon lavoro e che la strada intrapresa era quella giusta. Ci sono dei momenti nella vita dello startupper nei quali non sempre ci sono queste certezze e avere conferme dall’esterno aiuta tantissimo a tenere duro!

Secondo voi è importante l’esistenza di tanti eventi e tanti business plan completition dedicati a idee di impresa?
E quanto sarebbero diversi rispetto ad oggi lo sviluppo e il successo di Mangatar senza questi “pretesti” per l’innovazione italiana?

Io ho un’opinione positiva riguardo questi eventi. Forse non sono tutti dello stesso livello ma ce ne sono alcuni che sono interessanti, ben fatti e utili per le startup. Quando startupper più giovani me lo chiedono, io consiglio sempre di partecipare a qualche business plan competition. Per chi è all’inizio questi sono dei momenti importanti dove ci si può confrontare con altri ragazzi che stanno facendo esperienze simili; si possono ricevere dei feedback da persone che sono nell’ambiente da molto più tempo; si ricevono le prime bastonate che permettono di valutare con più attenzione il proprio progetto; ecc.
Sicuramente bisogna fare attenzione e bilanciare bene il tempo dedicato ad eventi di questo tipo, altrimenti si rischia di passare più tempo a pitchare che a lavorare.

Per noi personalmente sono state importanti. In ognuna di esse abbiamo ricevuto feedback forti e ci siamo rimessi in discussione. Mangatar non sarebbe quello che è oggi se non fossimo passati per le diverse competition.

Panera Bread e la Rube Goldberg Machine [VIDEO]

Sicuramente non è questa la prima volta che ci imbattiamo nella Rube Goldberg Machine nel campo dell’advertising e probabilmente non sarà l’ultima.

Come ne ha già parlato Tim Nudd in un interessante articolo pubblicato su AdWeek.com, già circa 10 anni fa la Web Agency Wieden + Kennedy ha realizzato uno spot per Honda dal titolo “The cog” in cui la Rube Goldberg Machine era la protagonista del filmato. A seguire molti altri casi di advertising fino ad arrivare al più recente videoclip di grande successo della band statunitense OK GO:  “This too shall pass”.

La Rube Goldberg Machine prende il nome da Reuben Garret Lucius Goldberg, meglio conosciuto col diminutivo Rube, un fumettista satirico statunitense famoso per aver creato uno strumento di satira che utilizza la rappresentazione di macchine esageratamente complicate per il compimento di azioni semplicissime.

A questo punto è naturale chiedersi il perché la Web Agency Cramer-Krasselt ha deciso di realizzare uno spot con questo sistema narrativo, dato che per definizione tende a rappresentare ironicamente l’inutilità di produzioni complesse per lo svolgimento di atti semplici.

La risposta viene dal co-director di 1stAveMachine  Bob Partington che proprio nel Making of di Panera Bread spiega  cosa lega Panera Bread alla Rube Goldberg Machine, mettendo in relazione la complessità della “Macchina” con la rappresentazione della ciclica natura di un giorno nella vita di Panera e nelle difficili scelte che Panera deve fare per garantire la qualità del prodotto che offre.

Quindi la complessità della produzione in questo caso diventa un valore che viene rappresentato paradossalmente tramite un impianto narrativo che originariamente nasce per darne il senso opposto.

Un ottimo lavoro interpretativo nella riproposizione di modelli comunicativi diversi e opposti alle proprie esigenze narrative o semplicemente…?

Voi che ne pensate?

Facebook: da domani un News Feed diverso [BREAKING NEWS]

Manca poco all’evento organizzato da Facebook che svelerà novità riguardanti il News Feed e sulla rete iniziano a trapelare le prime congetture su cosa questo potrebbe riservarci.

La presentazione del Graph Search ha dimostrato la volontà del team di Mark Zuckerberg di concentrarsi molto sui contenuti e sugli interessi degli utenti. A quanto pare proprio la curiosità e la continua voglia di guardarsi intorno porteranno ad un’evoluzione della sezione che noi chiamiamo “Notizie“.

Molto probabilmente ci sarà la possibilità di filtrare le Notizie creando colonne dedicate in base ai contenuti: dal feed dedicato alla musica a quello dedicato alle foto.

Un esempio è la possiblità di utilizzare la colonna delle Notizie solo per informazioni dedicate agli audiofili; da ciò che i propri amici stanno ascoltando su Spotify o Rdio, alle comunicazioni degli artisti che ci piacciono, fino ai concerti in zona.

Un altro aspetto sul quale il nuovo feed si concentrerà è quello delle foto. Entreranno a far parte della sezione gli scatti di Instagram e aumenteranno di dimensione per coinvolgere meglio gli utenti. L’aumento della dimensione delle foto è anche un pretesto per dare più spazio alle pubblicità dando un ruolo di rilievo ai prodotti proposti dagli advertisers.

L’evento è programmato per domani alle 10:00, ora del Pacifico. Quindi a noi non tocca altro che aspettare le 6 di domani sera per sapere se questi rumors si riveleranno veri!