Cosa c'è dietro il successo mondiale di Zumba

Quando si parla di Zumba si pensa subito a grandi sale fitness, pantaloni cargo dai colori sgargianti e tizi che tirano pugni a destra e a manca mentre nella stanza risuona musica caraibica.

A dispetto di quello che si potrebbe pensare, Zumba non è soltanto l’ultima mania del fitness, ma un franchise di successo mondiale che appassiona più di 14 milioni di persone in 150 paesi diversi, vende online più di 3 milioni e mezzo di capi d’abbigliamento e piazza singoli ai primi posti delle classifiche di mezzo mondo. Si stima che, nei prossimi anni, la disciplina arriverà ad essere praticata da più di 25 milioni di persone.

Numeri significativi che hanno fatto sì che, nel 2012, Zumba fosse insignita del titolo di “Compagnia dell’anno”Business Insider ha intervistato Alberto Perlman, uno dei fondatori della disciplina, per capire cosa c’è dietro questa grande storia di successo.

Gli inizi

Tutto cominciò nel 1986 quando un istruttore colombiano di aerobica dimenticò a casa il cd di musica per il suo corso.

Alberto “Beto” Perez fece di necessità virtù. Usò la musica a disposizione nella palestra in cui insegnava per costruire una coreografia in cui venivano mescolati passi provenienti dall’hip-hop, dalla salsa, dalle arti marziali e persino dallo stile Bollywood. I suoi allievi furono entusiasti.

Nel 2001 Perez si trasferì negli Stati Uniti dove continuò ad insegnare aerobica.

La svolta

Da sinistra verso destra: Alberto Aghion (COO), Alberto Perlman (CEO) and Beto Perez (CCO)

Nel 2001, Alberto Perlman sentì parlare dei corsi di Beto da sua madre. La curiosità si accese quando la madre gli raccontò che il suo ingegnoso istruttore aveva escogitato un modo per integrare “The Saturday night feel good” in un corso di fitness. Dopo aver frequentato qualche lezione, l’allora venticinquenne Perlman si convinse della necessità di far conosce Zumba a più persone possibile e pensò che il suo amico di infanzia, Alberto Aghion, sarebbe stato il partner ideale per fondare un’azienda.

A quei tempi la disciplina non si chiamava ancora Zumba. “Erano soltanto 120 persone stipate come sardine” – ha commentato Perlman nella sua intervista.

La vendita di VHS

Perlman e Aghion iniziarono a collaborare con Perez per creare una serie di VHS, sulla falsariga dei celeberrimi corsi di aerobica di Jane Fonda, da piazzare nelle televendite di tarda serata.

Si decise che il cellulare privato di Aghion avrebbe fatto da call center. Non ci volle molto prima che persone da tutto il mondo chiamassero per avere maggiori informazioni. Queste persone non si accontentavano dei VHS, volevano partecipare ai corsi e, fatto ancor più importante, volevano diventare istruttori. E qui i tre ebbero l’intuizione vincente.

“Aghion mi chiamò il giorno successivo e disse: ci potrebbe essere un grande affare in ballo” – racconta Perlman.

L’idea del franchise

Una delle leve del successo di Zumba sta nella formula di diffusione del brand.

Perlman, Aghion e Perez pensarono di trasformare ogni istruttore in un imprenditore. Nel 2003 fondarono a Miami la “Zumba Academy“, per formare l”esercito di nuovi istruttori che avrebbe portato la nuova disciplina in ogni angolo del mondo.

In soli 2 anni Zumba Academy sfornò 700 nuovi istruttori. Una volta certificati, ciascuno di essi avrebbe potuto insegnare, vendere abbigliamento e compilation firmate Zumba direttamente ai propri allievi.

“Pensammo che queste persone, per 30 dollari al mese, avrebbero potuto avere un concreto sbocco di carriera” – sintetizza efficacemente Perlman la sostanza della loro intuizione.

Nato per divertirsi

Per i loro creatori, Zumba è diverso da tutte le altre discipline perché lo si pratica non per i benefici atletici che ne derivano. Tonificazione e dimagrimento sono soltanto i piacevoli effetti collaterali di un’attività che si intraprende principalmente per divertimento.

Perlman racconta come la disciplina sia un ottimo strumento per stare meglio fisicamente, ma soprattutto emotivamente. “Sappiamo di tante persone che sono uscite dalla depressione grazie a Zumba” – afferma nella sua intervista a Business Insider – “Persone che prendevano il Prozac. […] Se hai un cancro al seno, durante quell”ora di allenamento te ne dimentichi”.

Forte del suo successo mondiale, Zumba sta iniziando a sostenere importanti campagne di interesse sociale come quella intrapresa in America per la lotta all’obesità infantile. “I bambini non vogliono correre, vogliono fare qualcosa di divertente” – sostiene Perlman.

Dress code

Il successo di Zumba è anche il successo di una particolare linea di abbigliamento e di una serie di produzioni discografiche.

L’abbigliamento Zumba è diventato ormai una dichiarazione d’identità dietro alla quale si nasconde la volontà di mostrarsi e giocare con lo stile. Diversamente dai capi scuri e minimalisti usati per lo yoga o altre discipline, l’abbigliamento Zumba è tutta un’esplosione di colori e pattern.

Un successo che è stato replicato nella musica. Quando la compagnia lanciò l’ultimo CD in Europa divenne due volte disco di platino. Tanto che adesso la società è incalzata da discografici e produttori: “La musica è una grande parte del nostro business” – spiega Perlman- “Adesso abbiamo musicisti ed etichette discografiche che vogliono lavorare con noi. Ma non è stato sempre così“.

Il successo


Per molto tempo, infatti, le grandi catene del fitness non hanno voluto tenere corsi di Zumba nelle loro palestre, rifiutando di assumere gli istruttori con il brevetto. Così Zumba è stato praticato nelle piccole palestre e nelle sale da ballo, diffondendosi grazie al passaparola e alla condivisione.

Sulla difficoltà di far accettare una nuova idea di business, Perlman regala una perla nella sua intervista a tutti gli startupper in cerca di considerazione: “Non ascoltare le grandi corporation o i grandi business man, ascolta le persone. Se sai che il tuo prodotto è buono e ai consumatori piace il tuo prodotto, non importa ciò che dicono gli altri.”

Mapping data meaning: un workshop con J. Mª Gómez Caja, Miguel Mesa e Alex Giordano [EVENTO]

Dal 31 gennaio al 3 febbraio l’Accademia Mediterranea di Architettura – Medaarch – vi aspetta a Cava De’ Tirreni (SA) – presso la Mediateca MARTE – per un workshop su come distorcere i Sistemi Informativi Geografici per la una descrizione dissidente dello spazio: Mapping data meaning!

Gli obiettivi

La cartografia critica guidata da John Brian Harley spiegò la natura discorsiva delle mappe e la sua condizione di tecnologie non neutrali, però non ebbe tempo di adeguare le conclusioni del suo lavoro alle nuove tecnologie digitali.

Autori come Jeremy Crampton o Marianna Pavlovskaya, hanno rinnovato il pensiero di Harley, e la rappresentazione dello spazio mediante i GIS che loro propongono, combina l’osservazione tecnica con l’analisi teorica e l’approccio quantitativo iniziale dei GIS con le loro possibilità d’inserimento di dati qualitativi, per promuovere la cartografia come un importante strumento di costruzione della cittadinanza digitale e dell’empowerment spaziale.

Il workshop s’inserisce in questa nuova cultura cartografica che intende le mappe non solo come documenti di rappresentazione neutrale, ma come strumenti di potere che devono diventare spazi di discussione e di dialogo democratico. Il corso è inteso come una pratica intensiva nella gestione del software con licenza libera Quantum GIS, che consisterà nella realizzazione di un progetto di mappatura sul contesto geografico prossimo.

I docenti

Miguel Mesa del Castillo Clavel
Architetto presso la Scuola di Architettura di Madrid. E’ Professore Associato di Progettazione Architettonica presso l’Università di Alicante. Ha lavorato in diversi studi di architettura in Italia e Spagna. Dirige la piattaforma Filoatlas dedicata alla riflessione multidisciplinare sulla geografia, l’architettura e il territorio della città.

Juana Mª Gómez Caja
Dal 2006 lavora come tecnico di progetti e specialista in GIS, prima al Dipartimento di Ambiente della consulenza multinazionale della Elsamex, e dal 2007 presso lo studio di architettura ad-hoc Murcia lo sviluppo di progetti di paesaggio, urbanistica e pianificazione del territorio. É anche coinvolta nella definizione di proposte per i Progetti Europei della corte territoriale –ESPON-. Collabora in progetti di cartografia dissidente con Filoatlas: Badlands Raid, per l’ Osservatorio del Disegno; e in Cartografía de la domesticidad.

Alex Giordano
Personaggio eclettico, co-fondatore di Ninja Marketing, primo blog/osservatorio sul marketing non-convenzionale ed i social media. Autore con Mirko Pallera e Bernard Covà di “Marketing Non Convenzionale: virale, guerriglia, tribale ed i 10 principi del marketing post-moderno” (Edizioni Il Sole 24 Ore), attualmente si occupa di etnografia digitale ed antropologia evoluta. Lavora al gruppo di ricerca sul Societing per la creazione di un modello applicativo di Etngorafia Digitale come metodologia di base per i progetti di Social Innovation.

Iscriviti

Le iscrizioni resteranno aperte fino al 22 gennaio, grazie al modulo che trovate sul sito di Medaarch.
I partecipanti, dopo aver compilato il modulo online, riceveranno una mail contenente un codice identificativo e tutte le specifiche di pagamento.

Per maggiori informazioni contattate info@medaarch.com.

Come si pronunciano i nomi delle più famose agenzie creative? [VIDEO]

Affidarsi ad un’agenzia creativa per comunicare il proprio brand, l’ultimo prodotto che si vuole lanciare sul mercato, per ridisegnare la propria immagine, è una mossa senz’altro acuta. Ma cosa succede se lo studio al quale avete scelto di affidarsi ha un nome impronunciabile, di quelli riassunti in poco empatiche sigle, che al telefono si trasformano in imbarazzanti inceppamenti linguistici? A toglierci dai guai ci pensano i creatori di Agency Pronunciation!

Con questo video ci viene fornita una sintetica quanto funzionale guida alla pronuncia di alcune tra le più famose agenzie del mondo, come la Y&R, o la BBH.

Arrivati alla fine del video vi siete domandati per quale motivo sia compresa anche l’agenzia Forsman & Bodenfors (l’unica, a dire il vero, che sia possibile pronunciare!)? Quesito lecito, e infatti c’è chi ha ipotizzato che l’intera operazione sia frutto di un’iniziativa di marketing dell’agenzia nordeuropea.

5 motivi per restare (felicemente) su Facebook

Happy FB

Ed eccoci alla terza puntata del nostro giro sui social network. Ricordiamo che nella prima parte abbiamo spiegato perché molti amici andrebbero scremati dalla nostra cerchia di amicizie su Facebook (parte 1|parte 2), nella seconda perché noi stessi dovremmo cancellare il nostro account con l’anno nuovo; qui spiegheremo, invece, perché restare. Come, cioè, far diventare virtuosa la nostra permanenza su Facebook. Con qualche consiglio.

Innanzitutto, però, devo mantenere una promessa, ossia spiegare il significato di questa sezione. L’avevamo chiamata “The dark side of Inspiration Point”, con un nome volutamente oscuro. Inspiration Point, qualcuno di voi l’ha colto, è il parco nel quale si rintanano le coppie di giovani di Happy Days per giurarsi eterno amore e… altro. La parte più oscura perché sprovvista di illuminazione (serie 7, puntata 16) si chiama “The Alamo” e il significato del nome è facile da intuire: come a Fort Alamo ci si prepara, come dire, all’assalto finale!

Intitolando questa sezione quindi alla parte più scura del parco abbiamo voluto evocare non solo i rischi dell’uso di Internet e dei social network, ma anche le grandi opportunità loro connesse. Rischi e opportunità che derivano da una consapevolezza di quanto si sta utilizzando.

Ecco, ora, perché restare!

1) Perché ci mantiene in contatto

Inutile dirlo, forse: i social network ci mantengono a stretto contatto con persone che normalmente, anche per motivi economici – economia di tempo e di pecunia -, non sentiremmo. Immaginate di inviare un mms per ogni status, ogni tweet, ogni aggiornamento Tumblr a ognuno dei vostri contatti: temo che il CEO della vostra compagnia telefonica di riferimento vi chiamerebbe personalmente per ringraziarvi.

Non solo: l’mms ha un carattere personale, mentre status, tweet e aggiornamenti sono messaggi collettivi. Non richiedono quindi che un piccolo sforzo per tenersi in contatto con tante persone.

Suggerimento: capiamo la natura del canale.

Nessuno dei social network è un megafono, perché quando parlate al megafono schiacciate un tasto e chiunque, anche chi non dovesse o volesse sentire, sente… Quindi l’uso corretto deriva da una corretta comprensione.

  • Su Facebook schiacciate il tasto e sentono le persone che voi avete autorizzato a sentire, indipendentemente dal fatto che lo vogliano o meno.
  • Su Google+ schiacciate il tasto e sentono le persone che voi avete autorizzato a sentire, eventualmente differenziate per cerchie.
  • Su Twitter schiacciate il tasto e sentono le persone che vi vogliono sentire.
  • Su Tumblr schiacciate il tasto e sentono le persone che vi vogliono sentire oltreché le persone interessate a quel messaggio, indipendentemente dall’emittente.

2) Perché ci suggerisce contatti

Una volta esistevano le inserzioni sulle riviste e si diventava amici di penna. Chi non ricorda le avventure di Charlie Brown con i suoi fogli imbrattati d’inchiostro e di messaggi confusi?

Solo che le inserzioni erano indipendenti dai nostri già-amici e si legavano, magari, al contesto della rivista stessa: su Be bop a lula sapevi di trovare una certa audience, su Il Mucchio un’altra, su Il corrierino dei piccoli un’altra ancora. E richiedevano tempo: tempo per andare a comprare la carta da lettere giusta, tempo per scrivere la lettera, tempo per comprare il francobollo e spedire, tempo per attendere, tempo per ricevere un’eventuale risposta. E via così.

Ora è tutto molto più liquido e semplice – occhio: non ho detto migliore, solo più semplice e liquido.

Il contesto si avvicina molto più al party, dove si ha modo di conoscere persone solo perché amiche di persone. E senza essere presentati, in virtù della [amicizia] di cui parlavamo nello scorso articolo. Così possiamo allargare la nostra schiera di contatti. E questo, come suggerisce Fortunata Piselli in Reti. L’analisi di network nelle scienze sociali (Donzelli 2001), incrementa le nostre possibilità di trovare lavoro, ulteriori contatti, informazioni, conoscenza, amici, amori: insomma, crea opportunità.

Suggerimento: il contatto è come una monetina.

Fate come si faceva una volta col denaro: mettetelo sotto i denti per sentire se di valore o meno. Presentatevi alla persona prima di aggiungere il contatto stesso. Le darete valore e vi darete valore.

3) Perché ci permette contatti altrimenti impossibili

Recentemente ho messo in piedi un’antologia gratuita in ebook, la Nottola XMas Gift, contattando nove autori, un illustratore, un’attrice. Io ho fatto da decimo autore e curatore. In 20 giorni ho unito gli scrittori, collazionato le collaborazioni, li ho sentiti più volte, mi sono informato sull’andamento dei lavori, ho inviato loro l’opera, mi son fatto dare ulteriori informazioni e le autorizzazioni del caso. Il tutto tramite Facebook. Ed è una delle cose mirabili che si possono fare coi social network.

D’accordo, molti di loro già li conoscevo; ma alcuni li conoscevo proprio perché li avevo contattati via Facebook.

Suggerimento: il fatto che una persona sia lontana, o un’autorità nel proprio settore, ha un significato.

Quel significato va valorizzato. Quindi se rifiuta il contatto va ringraziata, perché probabilmente ha ricevuto in giornata dodici domande uguali alla vostra; se lo accetta va ringraziata, perché probabilmente ha ricevuto in giornata dodici domande uguali alla vostra, e la vostra – per qualche motivo – ha apprezzato e autorizzato.

4) Perché tiene un’agenda eventi

Diversi giornali online hanno provato a tenere un’agenda eventi, ma niente: nulla funziona meglio del passaparola. E tra [amici] il passaparola diventa furente.

Perché ognuno tende a dare visibilità a ciò che fa, e quindi restare in contatto con l’agenda del proprio teatro, sapere cosa c’è al cinema, non dimenticare l’ordine del GAS, essere in tempo con la presentazione del libro dell’amico son tutte cose che diventano organizzate e con un recall automatico – assieme agli auguri da fare all’amico di turno. Roba di lusso, soprattutto per chi è in confusione come il sottoscritto…

Suggerimento: questa è una delle funzioni più controverse di FB, come dicevo al punto 7 dei motivi per cui essere cancellati dagli amici di Facebook.

Perché sarete invitati a eventi interessanti come all’incontro del circolo di collezionisti di francobolli di Roccacannuccia. Prendetevi quindi due minuti al giorno per vagliare gli eventi, ricontrollarli, cancellare gli inviti che non vi interessano – e eventualmente impedire a qualche sistematico spammer di inviarne di nuovi. Vi darà il bene di questa funzione, limitandone al massimo i danni. 

5) Perché è un fenomenale veicolo di marketing

Guerrilla marketing. Viral marketing. Ideavirus. Sono tutti termini che io detesto dal profondo del cuore (come non mi piacciono gli U2:  ma questo è un altro discorso). (Però gli U2 da quanti anni non mettono su un disco decente? Parliamone). (Che diamine).

Dicevamo. Li detesto dal profondo del cuore, perché 99 volte su 100 chi ne parla (anche in libri specialistici) non sa cosa siano, né li sa davvero promuovere. Un esempiuccio? Prendete un testo di marketing su Internet di, chessò, dieci anni fa. Cinque, anche. Guardate i case studies di aziende di successo. Nove volte su dieci, a meno che non si parli di Yahoo! o Amazon (una si sta rinnovando ora tramite una dirigente scippata a Google, l’altro sta avendo qualche piccolo problema di immagine), quelle aziende sono fallite.

Detto questo, promuovere la propria attività sui social network si può. E non si dovranno pagare tasse per le insegne, tasse per occupazione di suolo pubblico, eventuali multe, spese tipografiche per la vetrina…

Suggerimento: la pagina FB (o Twitter, o Tumblr) della vostra attività è una pagina social che richiede una complessità d’uso crescente in virtù della consapevolezza del mezzo che si usa.

Su FaceBook un aggiornamento di status ogni due giorni basta, su Twitter non è sufficiente un tweet al giorno; su Tumblr è richiesta una navigazione che presuppone che si passi almeno mezz’ora al giorno sul pezzo. Quindi fate affidamento a un’agenzia per le vostre pagine.

Mi incuriosisce sempre il fatto che le attività siano disposte a pagare 200 € per il pieghevole della sagra del merluzzo impanato e non spendano 500 € per una propria vetrina su FB. Magari con commercio elettronico integrato. Solo che, come dire, siamo in tempi di crisi.

E in tempo di crisi preferite spendere 200 € per un pezzo di carta che troverete per terra o 500 € per qualcosa che la gente – se gestito bene – verrà a cercare? Io non avrei dubbi. Ma a me, del resto, non piacciono nemmeno gli U2…

Temple Run 2 sbarca su iTunes [BREAKING NEWS]

Dopo averci divertito con la sua prima avventura ed essere sbarcato anche sulla piattaforma android, l’esploratore più famoso di iTunes ritorna sull’App store per nuove interminabili fughe. Touch Gameplay ci presenta Temple Run 2 in un video HD di ben 13 minuti.

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In Temple Run 2 avete rubato il talismano dall’ennesimo tempio, scatenando l’ira di un enorme mostro. A differenza del precedente capitolo, il nuovo tempio è più complesso: sarà infatti possibile arrampicarsi sulle funi, scappare a bordo di un carrello da minatore, camminare in bilico su immense muraglie sospese nel cielo, evitare i nuovi ostacoli che ci si parano davanti.

   

Questa volta il nostro esploratore non sarà solo: egli sarà infatti accompagnato da 6 fidi compagni; ogni personaggio ha delle abilità personalizzate, che possono essere potenziate grazie alle monete raccolte durante la fuga.

Siete ansiosi di provare il nuovo titolo della Imangi Studios? Temple Run 2, dal peso di circa 48 mb, è disponibile sia per iPad che per iPhone, ed è scaricabile gratuitamente su iTunes. Clicca sull’icona dell’app per andare direttamente al download! E non dimenticare di scriverci quanto a lungo sei riuscito a scappare dalle grinfie del mostro 🙂

Disegnare grattacieli in punta di penna

Ci vuole un tocco unico per trasformare un disegno in un grande tela un po’ postmoderna che racchiude un mondo dentro di sé.

Lo straordinario progetto grafico dell’artista britannico Mark Lascelles Thornton si chiama “The Happiness Machine” : una sorta di originale “affresco” interamente realizzato a mano con una Rotring, una penna tecnica di culto per tutti gli appassionati di arte o disegno architettonico.

Una grande tela composta da 4 pannelli in cui svettano, rigorosamente disegnati in bianco e nero, i grattacieli più alti e famosi del mondo, presenti uno accanto all’altro nello stesso scenario.

Un unico panorama in cui da sinistra verso destra appaiono i più importanti skyscrapers mondiali, in un ordine di apparizione “di latitudine”, da ovest verso est: prima gli Stati Uniti, poi la Gran Bretagna, poi l’Asia.

Mark L. Thornton ha ricostruito una città “ideale”, un dream team dell’architettura moderna in cui il 30 St Mary Axe di Londra di trova poco distante all’Empire State Building, il Taipei 101 di Taiwan a pochi isolati dalle Petronas Towers di Kuala Lumpur, il Chrysler Building vicino al Two International Finance Centre di Hong Kong, la Jin Mao Tower di Shanghai nei pressi del londinese The Shard, il One World Trade Center guarda negli occhi la Shanghai World Financial Center Tower.

Un tratto fine, preciso, sicuro e geometrico: un rigore e una pulizia che si mescolano perfettamente alla creatività dell’idea e all’originalità dell’approccio. All’interno del disegno spiccano alcune zone colorate in un rosso vivido: un’idea dell’artista che si è ispirato ai colori utilizzati nelle chart di Wall Street.

Un ottimo esempio di come il design e l’architettura possano far viaggiare, ma soprattutto immaginare.

Belieber e Directioner: le nuove tribù digitali nate su Twitter


È di qualche settimana fa la notizia di una giovane bolognese di 17 anni che, dopo aver vinto un biglietto per assistere a un concerto dei One Direction, è stata insultata direttamente, e non, su Twitter. Alcuni organi di stampa hanno parlato della cosa, ponendo l’accento su come Twitter abbia coagulato e accentuato il risentimento degli altri fan verso la fortunata ragazza, la quale ha lamentato la paura che, dagli insulti e le minacce, si passasse alle vie di fatto.

La presenza su Twitter dei One Direction o di Justin Bieber è abbastanza noto, per chi bazzica i 140 caratteri. Di hashtag che entrano nei trending topic e che richiamino a uno dei due ne escono a ciclo continuo, e fondamentalmente è anche grazie al legame che lega i due gruppi di fan a questo social network, se si sono formate vere e proprie “tribù” universalmente riconosciute, quella dei Belieber e dei Directioner.

Un vero e proprio fenomeno, considerando che i membri di questi gruppi, il più delle volte, sono in età scolare e hanno sfruttato un social network tutto sommato “maturo” come Twitter per riversare una vera e propria richiesta di socialità (passateci la definizione) un po’ come poteva avvenire nei vecchi (ahimè) forum tematici molto in voga agli albori del web 2.0.

La differenza con i forum di allora è che partendo da un’area semantica precisa, l’incontro con altri soggetti (quindi socializzare) avveniva in un ambiente protetto da un login che autorizzava l’accesso a uno spazio chiuso, in cui era facile identificare un troll in azione e che era moderato, quindi vincolato a regimi di gestione anche dei rapporti interpersonali (pensate a quante volte un moderatore vi ha rimproverato in un forum della vostra squadra del cuore perché continuavate a discutere di politica con un altro utente, e le regole dello spazio non lo permettevano).

Nel caso delle tue tribù legate a Justin Bieber e One Direction, questo è avvenuto su Twitter, di fronte a tutto il mondo e con tutto il mondo: per la prima volta, e solo qui (su Facebook le forme di socializzazione acquistano dinamiche diverse, per ovvie ragioni) tutti i fan di un gruppo musicale possono incontrarsi e parlare, tutti insieme.

Chi vi scrive trova molto curioso che la stessa cosa non sia avvenuta per altri artisti del panorama, ma c’è da sottolineare un dato: la giovane età del target di riferimento di Justin Bieber e One Direction. Giovani adolescenti che, dotati di smartphone, acquisiscono con facilità gli automatismi per imparare a utilizzare uno strumento, focalizzandolo sulle proprie passioni: questo, va da sè, comporta dei rischi, come l’incontrare adulti con cattive intenzioni (il fenomeno del Sexting rientra in questa categoria) o come accaduto alla 17enne di Bologna e non solo, purtroppo, fenomi di cyberbullismo provocati dall’avventatezza di alcuni nell’elargire commenti fastidiosi e provocazioni difficili da accettare in un’età delicata come l’adolescenza.

Abbiamo fatto un piccolo esperimento, cercando di avere qualche commento sull’episodio con cui abbiamo cominciato il post direttamente da chi fa parte di questi due gruppi: il risultato, con i limiti di spazio e tempo che Twitter fisiologicamente ha, sono interessanti.

Ecco uno storify di una piccola intervista collettiva fatta con tre utenti giovani e, per certi versi, archetipici.

Da ciò che si può leggere dai tre profili, i Directioner non sono ragazzi tanto diversi da quelli della generazione precedente. Appassionati, avventati talvolta, ma anche in grado di esser gentili, sicuramente curiosi di conoscere coetanei con la stessa passione, con un forte senso d’appartenenza con chi è affine. Un dato che salta subito all’occhio è la loro ampia rete sociale: numeri di follower interessanti, considerando che già nei nome utente e nelle bio le personalità emergono con particolare precisione, tanto da caratterizzarli fin da una prima lettura di profilo.

Colpisce come attraverso Twitter il legame sociale che si costruisce si sposti a favore di una dimensione offline più reale, il che non vincola alla Rete una propria rete di contatti: un’accusa che i nativi digitali, in questi anni, si son sentiti fare sempre molto spesso. Ci conosciamo su Twitter ma spostiamo il centro del rapporto nella realtà non mediata (“andiamo a vedere il concerto insieme”) segno di una consapevolezza, per lo meno abbozzata, di come il social network sia un mezzo e non l’ambiente dove rimanere.

Spiccano, inoltre, forme di personalità alquanto pronunciate, il rigetto dell’etichetta buttata addosso (“Credo che sia solo pregiudizio che a volte viene causato da alcune fan sono troppo, come dire, bimbeminchia?”) a favore di una voglia di apparire nella sincerità delle proprie passioni, più che parte di un’isteria collettiva.

Intendiamoci: non è questo un tentativo di santificare i fan di Justin Bieber e dei One Direction. Il loro noise sulla Timeline di tutti, in primis il rilascio di hashtag invasivi che bloccano trend potenzialmente interessanti, continuano ad essere fastidiosi per chi non fa parte del movimento. È però opportuno notare come dietro questa patina apparente di nullafacenza ci sia in realtà un mondo che sta crescendo, figlio dei nuovi linguaggi che proprio questi adolescenti stanno imparando come adoperare a loro uso e consumo.

Ci auguriamo che, con il passare del tempo, anche certi approcci aggressivi che l’esser parte della Tribù (quindi del gruppo, che isola chi non riconosce più come proprio simile) instilla possano quietarsi a favore di una forma di relazione più sana, che metta al centro gli approcci più positivi che anche i nostri intervistati hanno saputo mettere in mostra.

Twitter è un mezzo potente, così come i social network: e parafrasando un noto supereroe “A grandi poteri, corrispondono grandi responsabilità”. Speriamo che i primi a rendersene conto siano proprio BelieberDirectioner.

Che ne pensate, amici lettori?

PS: grazie a @sweatpeachrd, @heystrongvato e @itsvickysss per averci dato il loro parere!

Garage Photo Award: il concorso fotografico che premia il tuo talento

Nasce da un’idea dell’Associazione culturale Il Dagherrotipo e si prefigge di valorizzare la fotografia in tutti i suoi aspetti: stiamo parlando del Garage Photo Award, il concorso fotografico che premia la tua creatività, qualunque sia il tuo mezzo di espressione.

Il contest, infatti, è indirizzato a due categorie: Master, per coloro che decidono di esprimersi tramite i mezzi di produzione tradizionali (reflex analogiche o digitali e fotocamere compatte), e Mobile, per chi invece supporta il proprio talento con i nuovi dispositivi (smartphone e tablet).

Come un vero e proprio garage, spesso teatro di creazioni e artefatti, il concorso chiede ai suoi partecipanti di testare la propria creatività, ponendosi inoltre l’obiettivo dell’esplorazione dei diversi percorsi del panorama fotografico attuale e dei suoi linguaggi peculiari.

Il termine ultimo per l’iscrizione al Garage Photo Award è il 30 marzo 2013 e i vincitori, uno per ogni categoria, saranno selezionati da un’esperta giuria, di cui farà parte anche il nostro Mirko Pallera!
Inoltre, un terzo premio sarà assegnato dal fotografo Steed Gamero a un partecipante della categoria Master che non abbia più di trent’anni.

Cosa aspetti? Se la fotografia è la tua grande passione, sfida il tuo talento e iscriviti al concorso seguendo le modalità che trovi nel bando: parte della quota sarà devoluta all’Unicef!

Benessere e digitale, la nuova frontiera della salute

Benessere e digitale, la nuova frontiera della salute

Benessere e digitale, la nuova frontiera della salute

Credits: Design Pics/97787839/Thinkstock

Benessere e digitale: questa accoppiata sembra essere il trend dell’anno a venire, soprattutto se si guarda al Consumer Electronics Show che, come sempre, si dimostra una delle fiere più frizzanti e innovative in ambito tecnologico.

Il mondo sta cambiando sotto i nostri piedi e il digitale pare indispensabile in ogni cosa, anche in ambito salute e benessere che da subito si sono mostrate come aree sensibili alla app-fication. Se prima, però, l’offerta si limitava alle classiche app sullo star bene, ora ci dobbiamo preparare all’invasione dei sentori che terranno traccia di dati bio-metrici e delle nostre abitudini.

Smart Activity Tracker di Withings è sicuramente uno dei sensori che si è fatto notare maggiormente. Questo piccolo apparecchietto di solo 8 grammi è un’evoluzione del contapassi in grado di registrare non solo lo spazio percorso, ma anche calorie bruciate e qualità del sonno.

Molto simili sono anche il braccialetto Fitbit Flex e il sistema Fitbug che permette ai “boss” di tenere sotto controllo lo stato di salute dei propri dipendenti, invogliandoli ad una maggiore attività fisica. Spree, invece, si propone come una sorta di incrocio tra fitness, digitale e fashion. Costruita come una sorta di bandana, è in grado di calcolare temperatura corporea, battiti cardiaci e contare i passi. Il target è sicuramente femminile.

Se poi siete interessati ad un controllo completo della vostra attività fisica vi conviene optare per Basis fitness watch,un orologio che oltre alle precedenti feature integra un check sulla qualità del sonno e dell’attività muscolare.

Innovativo e particolare, invece, il sistema Muse che tiene sotto controllo l’attività cerebrale e la stimola con esercizi ad hoc per ridurre lo stess, evitare sovra-eccitamento e agitazione. Psio e Whee Me rientrano nella stessa categoria: il primo produce effetti rilassanti con la stimolazione visiva, mentre il secondo è un robottino che posto sulla schiena rilasserà mente e corpo.

Cambiano anche le abitudini alimentari e la tecnologia si fa trovare pronta: Lapka è un sensore collegabile al telefonino in grado di darci tutti i dati relativi alla qualità dell’aria, del cibo e dell’ambiente in cui viviamo.

Stesso target anche per Hapifork, la forchetta con un sensore di movimento al suo interno in grado di controllare quanto veloce mangiamo. Mangiare lentamente è fondamentale per digerire bene e dimagrire, con Hapifork sarà possibile tenere sotto controllo le nostre abitudini e adeguarci di conseguenza.

Moleskine sarà la prima Ipo del 2013?

Sì, quella di Moleskine potrebbe essere la prima Ipo del 2013.

La società ha chiuso il 2012 con vendite in crescita del 17% rispetto al 2011, un anno conclusosi con un fatturato di pari a 66,6 milioni di euro, per un utile pari a 15,8 milioni di euro, ed ora la società punterebbe a quotarsi in Borsa nel primo semestre del 2013.

La settimana scorsa, infatti, il giudizio di ammissibilità della Borsa Italiana ha dato l’ok alla quotazione di Moleskine nel Mta, la cui operazione è sponsorizzata da Mediobanca.

Ma nonostante l’ammissibilità valga un anno, pare che i tempi per l’Ipo siano più stretti di quanto si possa immaginare, in quanto nei prossimi mesi potremmo assistere ad una forte volatilità sui mercati per via delle elezioni politiche, tale da giustificare l’esordio in Borsa di Moleskine attraverso operazioni record. Perció Sachs, Ubs e Mediobanca stanno predisponendo velocemente la prima quotazione in Borsa del 2013.

“L’offerta in borsa sarà una vendita ma in buona parte anche una sottoscrizione di nuove azioni -scriveva Milano Finanza a tal proposito- tuttavia le quote esatte da mettere sul mercato sono ancora oggetto di discussione da parte dei fondi azionisti Syntegra Capital (al 67,7%) e Index Ventures (al 15,2%), dell’imprenditore Francesco Franceschi (10,6%) e del management (6,5%), guidato dall’amministratore delegato Arrigo Berni. Nel 2006 Syntegra (era il private equity di Société Générale) aveva acquisito il 75% del capitale di Modo&Modo, l’editore milanese che a partire dal 1988 aveva ripreso a riprodurre i Moleskine dopo che era scomparso l’ultimo produttore di Tours”.

Staremo a vedere come andrà.