Ambiente: APA, la piattaforma multifunzione per la depurazione dell’aria

Ci eravamo già occupati di progetti Green per la creazione di nuovi mercati e di soluzioni tecnologiche dedicate all’ambiente, che fossero al contempo socialmente sostenibili.

Oggi torniamo a parlarne perché giovedì 19 gennaio a Roma, verrà presentata il progetto urbano di APA, un prodotto tecnologico di “smart connected communities” pensato per combattere l’inquinamento atmosferico e smaltire le polveri sottili.

Di cosa si tratta?

APA acronimo di Air Pollution Abatement, è una piattaforma multifunzione studiata per depurare l’aria da polveri sottili e PM 10. E’ un’innovazione italiana nata con lo scopo di risolvere il problema dell’inquinamento urbano.

APA sarà testata per la prima volta nel centro storico di Roma e il suo lavoro avrà una durata di sei mesi. La sperimentazione di questo prototipo è la prima del suo genere e rappresenta un progetto campione importante per implementare un programma di depurazione dell’aria.

L’iniziativa è frutto di una startup italiana, IsTech, specializzata in soluzioni innovative dedicate all’ambiente che, con questo sistema, propone un’alternativa a tutte le misure adottate per la riduzione dei livelli di inquinamento cittadino, come per esempio le targhe alterne.

Questo progetto, infatti vuole dimostrare che siamo finalmente in grado di abbattere concretamente le polveri sottili presenti in atmosfera.

Grazie all’installazione di tre prototipi, gestiti attraverso una Wireless Intelligent Network e delle piattaforme Cloud, APA utilizza un software d’analisi, monitoraggio ed elaborazione di dati ambientali in tempo reale.

La piattaforma è a quel punto in grado di purificare l’aria, abbattendo gli idrocarburi in forma di particolato, dai metalli pesanti ai pollini.

Un’altra caratteristica importante è la sua modulabilità a seconda dei casi ambientali ed urbani specifici.

Ecco il concept presentato qualche settimana fa in Cina per il progetto “Italia degli Innovatori”:

La base tecnologica dell’innovazione

“La soluzione tecnologica APA è una piattaforma intelligente multifunzione brevettata, atta all’abbattimento degli inquinanti antropici presenti in atmosfera. L’operatività della piattaforma APA è estesa a tutti gli ambiti, da stazioni metro e parcheggi sotterraneia stazioni di rifornimento o stazioni autobus e ferroviarie”.

Per quanto riguarda nello specifico le milestone successive alla prototipazione e ai partner individuati nel business model, basta dare uno sguardo alle presentazione del progetto.

Come possiamo valutare i benefici ambientali e l’impatto innovativo del sistema?

I benefici ambientali, secondo la Mission espressa dal progetto, consisteranno direttamente in un minor consumo di energie non rinnovabili, diminuzione degli scarichi inquinanti e dei rifiuti prodotti e, indirettamente, al ricorso di energie rinnovabili e risorse locali.

Per quanto riguarda l’utilità sociale dell’iniziativa, invece, possiamo valutarla in rapporto a tre fattori: secondo IsTech si otterranno effetti che riguardano sia l’abbassamento del numero di malattie e una maggiore prevenzione sulla salute, sia in termini di risparmio della finanzia pubblica che dei provvedimenti di blocco della mobilità urbana.

Dunque, il sistema tecnologico APA costituisce un ottimo suggerimento da parte di imprenditori già affermati nei confronti di giovani startupper, descrivendo sia la relazione ideale tra innovazione e problemi socio-ambientali, sia il modello sperimentale per verificare la propria tecnologia.

Ci piace per un doppio motivo: le startup italiane attive in questo campo, come Minteos, iniziano a dire la loro. Così, pur non trattandosi di una leadership, comunque pone il mercato italiano come un riferimento con cui confrontarsi.

Ciò vuol dire che ovviamente Ninja Marketing continuerà a seguire l’evoluzione di IsTech e di tutto il settore green, a partire da questo giovedì a Roma!

Moving Brands ripensa l'identità visiva di Wikipedia

Moving Brands è una brand company indipendente con studi creativi presenti a Londra, Zurigo, Tokio e San Francisco, vi avevamo già parlato di loro per l’interessante lavoro sul logo HP ; recentemente è stata invitata dal magazine Viewpoint per prendere parte al suo “The Overhaul”, ovvero riprogettare il design di un brand globale che desse alle agenzie l’opportunità di mostrare il processo del loro pensiero creativo.

Wikipedia, comunità senza fini di lucro, che  si distingue per la sua fede nel libero accesso alle informazioni, è un vero moving world brand. E’ quindi sembrata la scelta più naturale, costituendo una sfida intrigante per Moving Brands.

Wikipedia come identità

Moving Brands ha ripensato il marchio che sfrutta la propria caratteristica di lettera “W”, creato da cinque linee che si riferiscono ai 5 pilastri su cui si basa Wikipedia  e rappresenta inoltre i nove siti sorelle  con nove nodi equidistanti. Come identità vivente, il marchio utilizza javascript per auto-generare un unico movimento e segnare ogni termine di ricerca.

Questo marchio mette in evidenza le informazioni presenti in Wikimedia, sostenendo così una più ampia raccolta di informazioni per favorire contenuto dove non è presente. Il marchio costituisce un nuovo linguaggio semiotico globale che comprende tutte le informazioni aggiornate di frequente che compongono l’offerta di Wikpedia.

Il nuovo look riflette la nuova identità e non toglie nulla al contenuto del sito, ma funziona piuttosto in armonia con essa. La visione pionieristica di Wikipedia è in contrasto con la sua mancanza recente di innovazione – in particolare su piattaforme mobile. Moving Brands ha infatti proposto un’App Wikipedia con diverse funzionalità di ricerca: informazioni locali di monitoraggio geo-localizzato ed acquisizione di immagini per le ricerche.

Wikipedia come strategia

Wikipedia è la più grande enciclopedia al mondo, sempre aggiornata, e rappresenta una risorsa educativa aperta a tutti. Moving Brands l’ha scelta sia perchè basata sull’apprendimento gratuito, libero da pubblicità e influenze di terze parti, ma anche perchè rappresentata da un marchio debole seppur onnipresente.

Il suo principale punto di debolezza è che non riesce a comunicare la propria storia, la propria offerta ed il suo ruolo nell’acquisizione e nella costruzione e nella diffusione globale della conoscenza. Moving Brands ha  esaminato le proprietà e i comportamenti che darebbero più chiarezza al ruolo di Wikipedia. Il lavoro ha così permesso di mettere al centro del brand la storia, la mission e i principi morali che lo caratterizzano.

A voi piacerebbe vedere questa versione di Wikipedia?

OnLive Desktop, l'app per avere Microsoft sul proprio iPad

Si parlava da tempo della possibilità di poter utilizzare la suite Office sul proprio iPad, ma finora non erano stati registrati grandi sviluppi. Nonostante infatti esista già una versione di Microsoft Office per il Mac, una variante della suite per il tablet non ha ancora visto la luce. La soluzione per ovviare a questo problema è offerta da OnLive Desktop, una nuova app già disponibile gratuitamente nell’App Store statunitense.

Annunciata la settimana scorsa, OnLive Desktop consente agli utenti di poter gestire sul tablet tutte le principali applicazioni Windows e del pacchetto MS Office versione PC, senza nessuna installazione né tantomeno costi.

OnLive Desktop esegue i programmi installati sul proprio computer fisso tramite i server OnLive e li “trasmette” in streaming sullo schermo dell’iPad. Non si tratta di versioni ottimizzate per Apple, bensì mantengono integre tutte le caratteristiche e le funzionalità messe a disposizione dai programmi Office. Non essendo direttamente installati sul tablet, gli applicativi risultano fluidi e veloci, senza intoppi anche durante la riproduzione di contenuti multimediali.

Grazie a questa app, ad esempio, si potranno visualizzare, modificare e salvare documenti in Word, Excel o presentazioni in PowerPoint, senza la minima difficoltà. I file poi vengono eventualmente salvati sul server di tipo cloud-based, in modo da poterne usufruire da qualsiasi dispositivo fisso o mobile. Per accedervi, è sufficiente una semplice connessione ad internet (WiFi o 3G).

Per poter utilizzare l’app è necessario creare gratuitamente un account dal sito web desktop.onlive.com. L’account gratuito offre 2 GB di spazio, ma nel caso si necessitasse di uno spazio maggiore è possibile ottenere 50 GB aggiuntivi per soli $ 9,99.

Insomma, una bella notizia per i cittadini statunitensi che possiedono un iPad, i quali potranno utilizzare fin da subito Microsoft Office sulla propria tavoletta (mentre noi dovremo ancora attendere che il servizio venga esteso anche nei nostri territori).

Chissà come la prenderanno in casa Apple.

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In fondo all’articolo trovate il link al sito dell’app, che, come vi abbiamo detto sopra, è disponibile al momento solo per il mercato statunitense.

I 12 trend più interessanti del 2012

Oggi sono qui per aggiornarvi sui trend più interessanti del 2012 perchè la crisi può frenare l’economia ma non le belle idee e l’attenzione ai mercati, ovviamente, le tendenze non vanno imprigionate al 1 ° gennaio 2012 per terminare il 31dicembre 2013. Ricordate che i mercati sono in continua evoluzione e probabilmente in un modo o nell’altro, molte cose stanno già accadendo, ne fate parte.

I dodici  trend che vi presento sono frutto dell’elaborata ricerca di trendwatching, uno dei maggiori trend setter e trend hunter al mondo.

Red carpet

Nel 2012 le aziende di tutto il mondo stenderanno il tappeto rosso alla Cina.

Grandi magazzini, compagnie aeree, alberghi, parchi tematici, musei, se non intere città, in tutto il mondo, perfezioneranno le loro strategie nei mercati per accogliere i clienti cinesi con servizi personalizzati.
Circa 30 milioni di Cinesi hanno viaggiato all’estero solo nella prima metà del 2011 con una crescita del 20% dal 2010 e questo è solo l’inizio: l’Organizzazione Mondiale del Turismo ha stimato che il numero totale di turisti in uscita dalla Cina possa raggiungere i 100 milioni entro il 2020.

Per confronto, i cittadini Statunitensi sono a quota 37 milioni di viaggi aerei durante tutto il 2010 (Fonte: Ministero cinese della Pubblica Sicurezza, luglio 2011; Ufficio dei viaggi e del turismo, settembre 2011).

Nel luglio 2011, Hotel Hilton Worldwide ha creato un servizio personalizzato per viaggiatori cinesi. Chiamato “Hilton Huanying” (“benvenuto” in mandarino). Il programma è disponibile in 30 hotel Hilton in tutto il mondo e offre assistenza su misura per gli ospiti Cinesi, tra cui check-in nella loro lingua nativa, servizi in camera come il tè cinese, canali televisivi in lingua, pantofole e una lettera di benvenuto in mandarino. C’è anche una ricca colazione, con congee, dim sum e spaghetti fritti sul menu.

A Londra, i grandi magazzini Harrods impiegano 70 membri del personale di lingua mandarina, inoltre ha installato 75 punti dedicati al Cina UnionPay. Allo stesso modo; i magazzini parigini Printemps ha un ingresso speciale per gruppi di turisti cinesi.

2. Salute fai da te

Si prevede un incremento di applicazioni e dispositivi “wellness” che permetteranno ai consumatori di monitorare il loro stato di salute e di migliorare il proprio stile di vita con consigli e rimedi.

Dati alla mano; App Store di Apple al momento offre 9.000 applicazioni sanitari mobili (tra cui quasi 1.500 applicazioni cardio fitness, oltre 1.300 applicazioni dieta, oltre 1.000 applicazioni contro lo stress e infine, oltre 650 applicazioni per la salute delle donne) e per la metà del 2012, questo numero è destinato raggiungere 13.000 (Fonte: MobiHealthNews, settembre 2011).

Pubblicato nel novembre 2011; Jawbone è un dispositivo di tracciamento personale, praticamente un braccialetto, che riporta i movimenti dell’ utente. Il dispositivo si sincronizza con un’applicazione per iPhone e gli utenti possono impostare la vibrazione del dispositivo per avvisare che sono stati inattivi per un periodo troppo lungo. Competere contro amici e familiari può essere un modo divertente e incentivante per essere in forma.

Skin Scan è un’app che permette agli utenti di acquisire e monitorare i nei nel tempo, con l’obiettivo di prevenire i tumori maligni della pelle. L’applicazione consiglia quando è il caso di rivolgersi a un dermatologo.

Un’agenzia Statunitense ha lanciato un progetto di AG (augmented reality) nel luglio 2011 chiamata “Lungs” per mostrare ai fumatori i danni causati dalle sigarette. Gli utenti possono controllare le impostazioni così da indicare la propria esperienza in base a fattori quali; l’età, il numero di sigarette che fumano ogni giorno, da quanto tempo fumano. Tutti questi effetti creano una rappresentazione visiva con annessa stima statistica del “tempo impiegatoper recuperare i polmoni”.

3. Dealer chic

Per i consumatori del momento assicurarsi la migliore offerta sta rapidamente diventando uno stile di vita, se non un motivo di orgoglio e di status sociale.
La caccia all’affare è divenuto un vero e proprio stile di vita, ma questo non desterebbe sgomento se pensiamo che qualche decennio fa era necessità più che virtù; quello che veramente oggi sorprende è il modo in cui viene fatto.

 Non vorrei comunicarvi l’ovvio; i consumatori hanno sempre amato fare buoni affari ottenendo ricompense esclusive, ma invece di dover nascondere la propria contrattazione, tutto viene esasperatamente manifestato. In realtà, è ormai più di un semplice risparmio di denaro: è emozione, ricerca, controllo sulla realtà ed esperienza!

4. Eco cy-cology

E’ una tendenza sempre più diffusa quella di riciclare ogni parte del prodotto per riutilizzarlo e ridurre gli sprechi perché i consumatori sono sempre più consapevoli non solo del valore finanziario dei loro acquisti passati, ma anche del materiale ed ecologico delle cose. Inserire il proprio angolo di eco è un trend approvato da sempre più imprese.

Nike ad esempio (che ha lanciato quest’iniziativa già nel 1990), ha raccolto e riciclato oltre 25 milioni di paia di scarpe Nike “datate”. Le vecchie scarpe sono state affettate, separate e utilizzate per un materiale chiamato Nike Grind, , utilizzato nella creazione di superfici sportive e parchi giochi.

5. Cash less

Il futuro è senza contanti, ma non nel senso catastrofico che state pensando.

La tecnologia PayPass di MasterCard rende sufficienti per gli acquirenti, sfiorare il proprio dispositivo mobile su terminali speciali nei punti di vendita e pagare immediatamente. Nei negozi che partecipano si possono anche ritirare coupon speciali, partecipare alle vendite promozionali o guadagnare punti fedeltà, semplicemente scegliendo di pagare by devices.

Lanciato in Svezia nel giugno 2011, iZettle è un dispositivo che consente ai consumatori di accettare pagamenti con carta di credito, mentre sono in viaggio. Il chip portatile utilizza l’applicazione iZettle, il che significa che le transazioni con carta possono avvenire istantaneamente. Le fatture possono essere pagate e i soldi vengono trasferiti utilizzando il dispositivo. Le transazioni possono essere taggate con immagini, note o dati relativi all’ubicazione,così da permetterne la condivisione su social media (Facebook e Twitter) per condividere i propri acquisti con gli amici.

6. Bottom of the urban pyramid

Nel 2012 la capacità di soddisfare i consumatori a basso reddito sarà impressionante. I cosiddetti BOUP che non hanno gli stipendi della classe media, richiederanno innovazione a misura delle loro disponibilità economiche.

Data l’abbondanza di sportelli automatici (ATM) nella maggior parte dei paesi occidentali, può essere difficile immaginare luoghi nel mondo dove le persone non hanno mai messo piede in una banca, né toccato un bancomat. Gli sforzi per il cambiamento sono spesso ostacolati non solo perché alcune culture non hanno familiarità con il concetto di servizi finanziari, ma soprattutto a causa del semi-analfabetismo o addirittura completo analfabetismo.

Ma dove sta scritto che un bancomat deve avere uno schermo o monitor?

Sviluppato da NCR “the Pillar ATM” , sfrutta tecnologie biometriche che lo rendono adatto per l’uso da parte delle popolazioni analfabete e semianalfabete. Il dispositivo è dotato di un lettore di card contactless, uno scanner biometrico di impronte digitali, un distributore e una stampante di ricevute. Gli utenti possono semplicemente inserire il pollice sul sensore e premere il pulsante a colori per la quantità di denaro che vogliono prelevare. Nel 2011, NCR ha cominciato a testare cinque prototipi di questo tipo con l’obiettivo di lanciare il dispositivo nei mercati emergenti.

Aakash è un tablet con sistema operativo Android, prodotto a Hyderabad, in India. Il prezzo dovrebbe oscillare intorno ai 60 dollari nei negozi al dettaglio, e (sovvenzionata dal governo indiano) agli studenti per circa 35 dollari.

7. Idle sourcing

E’ la massima espressione di smart city alla base della quale vi è il coinvolgimento dei consumatori tramite smartphone. L’applicazione chimata Street Bump App sfrutta dei sensori sugli smartphone per dare ai funzionari della città, in tempo reale, la mappa delle condizioni stradali. L’applicazione Android utilizza la tecnologia GPS per registrare dove e quando un’auto l’utente ha attraversato una buca, la quale viene registrata e comunicata automaticamente.

In Israele ha raggiunto sette milioni di utenti in 45 diversi paesi nel mese di ottobre 2011. Un raffinatissimo livello di crowdsourcing, che permette di cambiare l’organizzazione del tessuto urbano e di migliorare l’interattività tra cittadini.

8. Flawsome

I consumatori premiano la trasparenza quindi, i brand che dimostreranno le loro pecche e i loro difetti saranno apprezzati dal mercato nel 2012.
Nel 2012 i consumatori non si aspettano dalle marche l’impeccabilità, preferiscono piuttosto notare i difetti e il relativo pregio che ne deriva, cioè l’umanità. Marchi onesti circa i loro difetti, che mostrano empatia, generosità, umiltà, flessibilità, maturità, senso dell’umorismo e disponibilità.

9. Screen culture

Nel 2012, la vita si svolgerà in maniera sempre più pervasiva, personale, coinvolgente e con schermi interattivi. La screen culture non è una tendenza, ma piuttosto il mezzo attraverso il quale le tendenze si manifesteranno. Il 2012 vedrà convergere più mega-tech: gli schermi saranno onnipresenti, economici, interattivi e intuitivi (tramite touchscreen, tablet e così via). Un’interfaccia a tutto e tutto ciò che sta oltre il schermo (tramite il web mobile e, sempre più il cloud computing). In effetti, il futuro per la maggior parte dei dispositivi sarà un mondo dove i consumatori si curano meno di loro stessi e più dello schermo, o meglio di ciò che accade attraverso codesto.

Il brand di telecomunicazioni 8ta ha installato finestre touch nei suoi negozi, permettendo ai clienti di navigare nel catalogo del rivenditore 24h su 24. Le finestre agiscono in qualità di relatori, permettendo ai consumatori di sentir parlare dei prodotti, oltre che di visualizzarli nella vetrina.

10. Recommerce

Da sempre i consumatori sono abituati a rivendere beni durevoli come case, automobili, barche e moto ma nel 2012 le cose sono radicalmente cambiate perchè è possibile rivendere qualsiasi cosa.

Tre driver che incentivano al recommerce:

NEXTISM: I consumatori bramano sempre esperienze nuove ed entusiasmanti promesse dal “nuovo” e dal “prossimo”. Questo spinge a una continua ricerca di consumo riciclando ciò che ha già fornito il suo potenziale di soddisfazione
STATUSPHERE: La spinta crescente che deriva dall’essere esperti nello shopping in modo responsabile, crea status sociale.
EXCUSUMPTION: A corto di denaro liquido, colpiti dalla recessione, i consumatori abbracciano soluzioni creative per spendere meno e godere ancora di molte esperienze tramite i prodotti.

11. Emerging maturalism

Si abbracceranno campagne che saranno mature oltremodo, forse meglio definirle osè perchè i consumatori sono pronti e desiderano gestire le conversazioni molto più onesto, audace, imparando ad apprezzare le marche che si spingono oltre i confini del concesso.

Nel 2011, Diesel in India ha lanciato una promozione titolata “Il sesso vende”. Il doppio gioco concesso si è prevalentemente basato su ginocchiere in similpelle vendute in scatole osé con immagini retrò e lo slogan “Con le nostre ginocchiere, la durata del jeans è garantita”.

Il marchio Johnson & Johnson ha creato una campagna pubblicitaria in Cina nel mese di settembre 2011 per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla salute ginecologica. Uno spot commerciale ha estratto i pareri e i post degli utenti di Internet,che hanno partecipato a un presumibile diario “V” in riferimento alla tutela della donna da un punto di vista sessuale.

12. Point e Know

Nel 2012 crescerà sempre più il bisogno di ricevere informazioni aggiornate e in tempo reale (già radicata nel SEE-HEAR-BUY ).

Grazie al Point e Know (si riferisce chiaramente al gesto del puntare il device e conoscere) si aggiunge profondità alla conoscenza, comunicando storie, origini, confronto dei prezzi, recensioni, e-commerce e così via!

Google Goggles è un app gratuita per il riconoscimento delle immagini e consente agli utenti di effettuare delle ricerche sulla base di fotografie scattate con un dispositivo palmare. Pensate un po’ alla portata del cambiamento, scattare foto di oggetti, luoghi o codici a barre dei prodotti e poi trovare informazioni annesse. Altro che rete semantica, il web si avvicina al reale, lo compenetra e sempre più lo integra arricchendolo di contenuti e informazioni.

Verso il 13esimo e oltre

Queste 12 tendenze sono solo la punta dell’iceberg, migliaia di altre idee sono proprio nella vostra impresa.

Partire dai consumatori rimanendo coerenti ai propri valori, non perdendo mai di vista le potenzialità che oggi tecnologia e  mercati ci offrono. Ecco qual è la prospettiva giusta per iniziare a parlare del VOSTRO trend.

Il Coraggioso e il Pusillanime, De Falco, Schettino e il viaggio (incompiuto) dell'Eroe

 

Tutti avranno avuto modo di ascoltare la telefonata fra il comandante della capitaneria Gregorio De Falco e Francesco Schettino, un dialogo intenso, autentico, terribilmente vero, che ci colpisce nel profondo e che sicuramente farà il giro del mondo.

Steve Wozniak, co-fondatore di Apple, è un Android fan!

 

Dopo ormai anni di scontri per capire chi fosse il migliore, è la persona più insospettabile a dichiararsi fan del piccolo robot verde con una semplice frase: “Vorrei che il mio iPhone nella sua semplicità facesse quello che fa un Android.

Volete sapere chi? Proprio Steve Wozniak, co-fondatore di Apple!

Wozniak, da tutti considerato un vate della tecnologia e dei computer ha sempre mostrato simpatia , al contrario del compianto Steve Jobs, verso l’OS di Mountain view e la conferma arriva dalla foto scattata a Novembre che lo immortala con il team di Google (da cui ebbe in regalo fra i primi negli States un Samsung Galaxy Nexus ):

 

In una lunga intervista al Daily Beast, uno dei migliori siti d’informazione americana, alla domanda sull’ eterno dualismo iPhone – Android Wozniak ha risposto spiazzando tutti in questo modo:
“Il mio primo telefono è l’iPhone. Amo la sua bellezza. Ma vorrei che facesse tutte le cose che fa il mio Android, davvero”


Scorrendo ancora l’intervista notiamo altri passaggi importanti come quando afferma che preferisce  il comando vocale integrato in Android al Siri dell’iPhone poiché in alcuni casi si è mostrato essere più efficace non essendo necessaria una connesione internet per il suo corretto funzinamento. Sempre nell’intervista Wozniak afferma che

“Certo gli Android non sono semplici da usare come gli iPhone  ma se siete disposti a smanettarci un po’ su su  beh, devo ammetterlo , offrono maggiori possibilità in un questo senso”.

Durante l’intervista sostiene l’originalità e le potenzialità del progetto Android paragonandolo a quello di un altro grande competitors di Apple, ovvero Microsoft, sostenendo che :

“Non c’è una grande differenza [tra iOS e Android] mentre c’è ne è molta tra Mac e Windows”

Wozniak infine apprezza la snellezza e la brevità nei tempi di approvazione delle applicazioni nel market di Android, sostenendo che avvantaggia gli sviluppatori poiché, a differenza di come avviene per iOS, non solo accorcia i tempi di uscita al pubblico dell’apps ma soprattutto invoglia i programmatori ad attuare un maggior numero di aggiornamenti per le stesse.

 

Insomma senza dubbio le parole sbalorditive quanto sincere di Wozniak offrono un ulteriore conferma di come il sistema operativo di Google non possa far altro che migliorare e rappresentare sempre più un competitor da prendere molto sul serio per l’azienda di Cupertino.

E chi se lo sarebbe mai aspettato? Figuriamoci poi dette dal co-fondatore di Apple. Chapeau…

Moda di lusso, le migliori idee di marketing

Il sito www.luxurydaily.com ha stilato una classifica, in ordine casuale, delle 10 migliori idee di marketing di lusso dell’anno appena trascorso.

Tiffany & Co.con la campagna “What Makes Love True”

La campagna “What Makes Love True” mostra video di vita vera, storie e contenuti mixati con film e canzoni romantiche, ribadendo lo stile di vita proposto dal brand. Ancora una volta il mobile e le app sono la soluzione per accompagnare i consumatori nell’universo di un brand. Questi hanno a disposizione sezioni dove possono raccontare la loro storia d’amore,  condividere i luoghi importanti per la coppia e qualsiasi altro contenuto. Tiffany ribadisce la sua filosofia riguardo l’amore vero, riuscendo ad incrementare le vendite del suo prodotto di culto: l’anello di fidanzamento.

Swarovski con l’augmented reality

Un’istallazione fatta di cristalli tagliati con precisione, che riproduce le sembianze elicoidali del DNA è stata posizionata nella trafficata Rodeo Drive a Los Angeles. I clienti (attuali e potenziali) potevano twittare dei messaggi che sarebbero apparsi sull’installazione, utilizzando l’hashtag #letitsparkle. E non finisce qui. La campagna “Let It Sparkle” è stata combinata anche con il mobile e l’in-store, permettendo a Swarovski di incrementare la brand awareness e la fedeltà dei suoi clienti.

Missoni crea una collezione per Target

La collaborazione tra Target, una delle più grandi catene di negozi americani, e la casa italiana di moda Missoni ha suscitato grandi aspettative tra i social media, la televisione e il web.

Le partnership sono da sempre fonte di buzz, ma combinarsi con un’altra azienda non è sempre una scelta saggia. Bisogna stare attenti a non intaccare la propria immagine.

Proprio per preservare la propria reputation, Missoni ha evitato di pubblicizzare questa capsule collection sul suo sito istituzionale e sulle pagine social.È stato invece creato un tumbleblog, intitolato All The Way Up Here e una pubblicità Missoni per Target è stata mandata in onda in televisione e su YouTube.

La collezione ha scatenato un buzz tale che i server Target sono andati in tilt sin dal primo giorno e ancora oggi è difficile trovare un capo della collezione, nonostante questa sia stata lanciata a Settembre.

Mentre l’immagine del brand Target non sembra aver tratto particolari giovamenti dalla collaborazione, Missoni ha potuto regalare alle giovani consumatrici un assaggio del brand (a prezzi stracciati). Esse infatti non sono al momento un target primario, ma potrebbero diventarlo in futuro.

 

Chanel e il sito mobile

Ottimizzando la sua piattaforma istituzionale anche per il mobile, Chanel è riuscito a lasciarsi alle spalle competitor importanti come Louis Vuitton, Hermes, Christian Dior e Gucci, risultando un brand al passo con i tempi. Con la nuova versione mobile i consumatori possono visionare i prodotti in maniera agevole e ricercare il punto vendita più vicino anche quando non sono a casa.

Burberry permette di acquistare i capi durante la sfilata

È stata una novità interessante per chi non ha voglia di aspettare per avere i capi più esclusivi. Durante la sfilata uomo primavera/estate di Milano i consumatori avevano l’opportunità di selezionare un capo e ordinarlo subito dopo lo show, ricevendolo dopo sette settimane.

Per l’occasione Burberry ha invitato una gruppo di consumatori a guardare la sfilata dal negozio e acquistare i prodotti tramite iPad, sotto la supervisione degli addetti alle vendite. Un’iniziativa simile era già stata messa in piedi per le donne, ma per la prima volta ci si rivolgeva ad un pubblico maschile.

 

Alexander McQueen e la mostra Savage Beauty

La mostra Savage Beauty, presentata al Metropolitan Museum of Art di New York ha avuto lo scopo di raccontare la storia artistica dello stilista Alexander McQueen e la sua voglia di rivoluzionare la moda, riuscendo sicuramente a racchiudere nel suo brand il concetto di qualità. La mostra ha avuto luogo dal 4 maggio al 7 agosto 2011 e si è classificata all’ottavo posto nella classifica del Met degli ultimi 141 anni (con circa 661,509 visitatori), nella stessa lista di Monna Lisa, i Tesori di Tutankhamon e le mostre di Picasso.

Con questo tipo di iniziativa il brand ha potuto dimostrare il suo valore sia qualitativamente che culturalmente, elevandosi ad un livello più alto rispetto ai suoi competitor. Inoltre, questa strategia ha dato l’opportunità ad un numero elevato di persone di conoscere la storia del brand e del geniale stilista scomparso prematuramente.

 

Ralph Lauren diventa unico sponsor dell’app del New York Times

Per pubblicizzare la sua collezione Ralph Lauren ha ben pensato di stringere una sponsorship esclusiva con il New York Times per l’applicazione dedicata all’iPad.

L’app in questione consente di visionare video, acquistare prodotti online e, per differenziarsi dalle classiche pubblicità, è possibile ascoltare i racconti di Mr. Lauren sulle sue creazioni.

 

I brand di lusso iniziano ad utilizzare Facebook con fini commerciali

Nell’era digitale Facebook si è configurato come uno dei maggiori canali di marketing e c’è chi ha iniziato ad utilizzarlo per il social shopping (es. Terranova +PIACE-COSTA).  Nel 2011, anche i brand di lusso hanno approfittato della situazione favorevole offerta dal panorama social per dare il via alla vendita di alcuni prodotti su Facebook. Tra essi il produttore di gioielli e accessori Bulgari, il quale ha creato un’applicazione Facebook chiamata Enchanted Garden  tramite cui i consumatori potevano acquistare i prodotti del brand.

Anche lo stilista Oscar de la Renta si è avvicinato alla vendita social, proponendo sulla pagina Facebook prodotti esclusivi riservati ai fan.

 

Orient-Express con la campagna A Journey Like No Other

La catena di hotel di lusso, ristoranti e treni ha lanciato una campagna digital chiamata “A Journey Like No Other”. La campagna è una video serie con protagonista una famiglia di finzione che compie un viaggio intorno al mondo. Ogni membro della famiglia rappresenta una fetta dell’audience di lusso e ciascun video mostra le strutture del brand in paesi come Italia, Brasile e Perù.

 

Nordstrom acquisisce il sito di offerte Hautelook

Tale strategia ha portato Nordstrom ad incrementare la sua presenza sul web e ad entrare in competizione diretta con siti simili come Rue La La, Net-A-Porter e Gilt Groupe. L’acquisizione di Hautelook da parte di Nordsorm può essere fonte di innovazione, trattandosi del primo caso di un’azienda di vendita al dettaglio tradizionale che acquista una compagnia specializzata nella vendita privata online.

Scarpe motorizzate: con spnKiX sono realtà!

Si scrive spnKiX, si legge Spinkicks: scarpe motorizzate con controllo remoto, per muoversi senza fare il minimo sforzo!

Scarpe motorizzate: con spnKiX sono realtà!

Alimentate con batteria al litio e controllate da un telecomando wireless, le scarpe hanno un’autonomia di circa 3-5 chilometri e possono trasportare fino ad un peso di circa 80 chilogrammi.

Il progetto, presentato al CES2012 e lanciato anche su Kickstarter, ha avuto molto successo. Sul noto sito di crowdfunding, l’obiettivo di raccolta è stato raggiunto in soli 5 giorni!

Realizzate in fibra di Nylon ed alluminio, il prezzo per averle è di 375 dollari (fino al 2 febbraio, giorno in cui il prezzo passerà a 649$).

Il progetto è di Peter Treadway.

Che ne dite, quando siamo stanchi possono aiutarci? 🙂

spnKiX – Production Testing from Peter Treadway on Vimeo.

La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

C’era una volta una ragazza che si occupava di cosplay (pratica che consiste nell’indossare un costume che rappresenti un personaggio dei comics o dei manga, interpretandone il carattere e lo stile), poi, grazie alla crescente attenzione della moda all’immaginario dei comics, ed al successo del suo blog e del suo originalissimo Snorlax dress (vestitino ispirato ai Pokemon, nella foto qui sopra) è diventata una guru del fashion a fumetti: è Betty Felon.

La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

E’ sempre più seguita nel web sul suo Fashion tips from Comic Strips  (Consigli di moda dalle strisce a fumetti), dove segnala tutte le soluzioni moda più interessanti per avere un look originale e divertente, guardando alle autoproduzioni, ai pezzi da mercatini vintage, e ai prodotti dei grandi brand, come  Diesel che firma la linea di intimo ispirata a Batman e Flash.

La moda veste fumetto parola di Betty Felon

Ogni aspetto del look è curato,  con accessori e cosmesi sempre più curati ed eccentrici.

Dalla manicure personalizzata assolutamente pop:

La moda veste fumetto parola di Betty Felon

All’accessorio indispensabile per il look più elegante ( qui il ciondolo Kryptonite è consigliato a tutte le ragazze che vogliono far cadere ai piedi il Superman di turno)

La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

E per rendere meglio le idee, Betty non disdegna di creare e proporre ai suoi lettori  delle proposte total look, dedicate a chi ama osare.

La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

Copyright: il 2012, tra buone notizie e la possibile censura del SOPA [DIRITTI DIGITALI]

E’ uno degli argomenti più dibattuti del web e inevitabilmente finisce, a periodi alterni, per occupare le prime pagine dei giornali e le home page dei siti, specializzati e non.  Parliamo del chiacchierato, chiacchieratissimo copyright, oggetto di molte delle novità in materia, non tutte positive. Di alcune di esse, soprattutto negli ultimi giorni, si sta parlando in maniera massiccia anche nei social network, innescando un effetto domino che ‘rischia’ di sfociare, anche qui da noi, in un vero e proprio movimento civile.

Benvenuto, sia inteso.

Il rinfocolato interesse per la materia è scatenato da alcune proposte di legge in fase di approvazione negli USA che rischiano, ancora una volta, di frenare la rete e censurare molte delle attività che in essa si svolgono. E qui in Europa, per diversi aspetti, la situazione non è migliore.

Si riparla di censura? E’ possibile.

Ma procediamo con ordine, e iniziamo con un breve riassunto delle ultime notizie in tema:

Olanda

Nel paese fiammingo, il file sharing di opere dell’ingegno in violazione dei relativi diritti di proprietà intellettuale è consentito, se per uso personale, dalla normativa in vigore, tramite le disposizioni sul fair use – l’uso lecito.

La proposta di riforma presentata al Parlamento, tesa a modificare l’attuale normativa vietando l’uso lecito anche se a scopo personale, è stata bocciata sulla base di tre – a mio avviso solide – argomentazioni: la limitazione alla libertà personale e la forte riduzione delle informazioni circolanti che deriverebbe dal divieto di scaricare opere protette per uso personale; la necessità di procedere all’analisi del traffico, con conseguente violazione della privacy, per effettuare il blocco delle opere protette; la possibilità, per i detentori di diritti sulle opere, di esercitare azioni contro i singoli individui rei di scaricare opere protette.

Alla base della decisione, un rapporto governativo che dimostrerebbe l’elevata fruizione dei contenuti a pagamento da parte dei cosiddetti ‘pirati’ e il ritorno – in termini di maggiore visibilità – della pirateria per gli artisti.

Svizzera

Il governo elvetico è tra quelli che maggiormente si sono interessati allo studio del fenomeno della pirateria digitale. Proprio su tale argomento,  il 30 novembre 2011 il governo ha rilasciato un comunicato dall’inequivocabile contenuto: la legge vigente, che consente il download di opere protette per uso personale, non necessita di essere riformata o integrata.

Basandosi su  un rapporto commissionato dal Senato nel marzo del 2010 – analogo a quello alla base della bocciatura della legge di riforma olandese – il Governo ha ribadito che non ci sarebbe l’evidenza del danno prodotto dalla pirateria al mercato. Pertanto, scaricare opere protette per uso personale resta lecito.

Svezia

Il paese nordeuropeo ci ha da sempre abituati a vicende quantomeno peculiari in tema di copyright (da The pirate bay al PiratPartiet, solo per citre due esempi tra i più noti). Non fa eccezione la notizia, apparentemente di costume, che riconosce il file sharing come religione: il Kopimism, o, meglio, The Missionary Church of Kopimism, fondata nel 2010 dallo studente di Filosofia Isak Gerson e riconosciuta ufficialmente come culto nel mese di dicembre 2011 dall’Agenzia per i servizi legali, fiscali e amministrativi svedese.

Il nome del nuovo credo deriva da’ copy me‘ – copiami – e da ciò è facile intuire la filosofia che ne è alla base. I sostenitori – circa tremila, a quanto è dato sapere –  credono nella libertà di copia e nello scambio delle opere anche se protette, in nome della libertà di informazione e della diffusione del sapere.
Per i curiosi, il primo comunicato stampa del movimento è disponibile qui.

Spagna

Grandi movimenti nel paese Iberico, sulla scia degli Indignados partiti da Plaza Catalunya in Madrid e delle grandi riforme peviste dalla Ley Sinde – la contestatissima legge per lo Sviluppo. Approvata nel febbraio 2011 sotto il governo Zapatero, la Ley Sinde è divenuta operativa il 30 dicembre 2011, con l’approvazione del regolamento attuativo, e inizierà ad esplicare i propri effetti a partire dal mese di marzo 2012.

La legge si pone in netta controtendenza rispetto alle decisioni della magistratura spagnola, che fino ad oggi si è più volte pronunciata per l’irresponsabilità degli ISP in merito all’indicizzazione dei file in violazione di copyright e per la liceità del P2P di opere protette, per uso personale e senza scopo di lucro, quale diritto alla copia privata.

La legge Sinde, mutando radicalmente l’orientamento fino ad oggi seguito, consente al Comitato per la Proprietà Intellettuale, quindi ad un organo amministrativo – vi ricorda qualcosa? – di disporre la chiusura, entro 10 giorni dalla denuncia del titolare dei diritti presuntivamente lesi, dei siti ritenuti illeciti, o di bloccarli tramite la forzosa cooperazione degli ISP.

Da notare come le previsioni della Ley Sinde – era già accaduto in Italia per la deliberazione AGCOM 668/2010 – vadano ben oltre le già contestate previsioni della francese Hadopi – al momento l’unica in fase applicativa – la legge dei ‘three strikes’ – che prevede la disconnession dell’utente dalla rete dopo tre violazioni della normativa sul diritto d’autore.

La legge Sinde non obbliga l’Autorità Amministrativa procedente a distinguere tra contenuti ad uso personale e senza scopo di lucro, contenuti per profitto, contenuti in pubblico dominio, opere diversamente licenziate: le norme, infatti, fanno esclusivamente riferimento ad un presunto danno economico del titolare dei diritti. E su tale presunzione di danno, legittimano il titolare dei diritti alla richiesta e l’autorità amministrativa alla rimozione/inibizione degli stessi.

I dietrologi – e sono tanti – vedono nell’approvazione della legge spagnola la forte pressione del governo americano e delle major dietro di esso. Ancora di più ora che all’orizzonte di profila il possibile arrivo di SOPA.

USA

Per parlare di copyright negli Stati Uniti, in questo periodo basta una parola, o meglio un acronimo: SOPA, ossia Stop Online Piracy Act, la proposta di legge

To promote prosperity, creativity, entrepreneurship, and innovation by combating the theft of U.S. property, and for other purposes

presentata alla Camera dal deputato Lamar Smith, che recita, come scopo, “favorire benessere, creatività, imprenditorialità, innovazione, e per contrastare il furto di proprietà e per altri scopi”, ma che rischia seriamente di cambiare il web come oggi lo conosciamo. Insieme alla PIPA – Protect Ip Act – analoga proposta di legge pendente dinanzi al Senato Usa, conosciuta in una precedente versione con il nome di COICA e già bloccata –  SOPA, se approvata, legittimerebbe l’oscuramento dei siti – qualsiasi sito – per violazione di copyright.

Tra le norme più contestate, la procedura prevista che abiliterebbe i detentori dei diritti alla richiesta di un’ordinanza contro i siti rei di violare (o facilitare la violazione de) il copyright. Per violazione si intenda qualsiasi attività non legittimamente licenziata dai titolari dei diritti: dalla vendita di opere protette, allo streaming; dalla contraffazione, alla semplice indicizzazione di file.

Il governo, a questo punto, potrebbe chiedere agli ISP il blocco di tali siti. Il presunto reo avrebbe cinque giorni di tempo per presentare appello; ma è probabile che nelle more il sito venga già bloccato dagli ISP.

Le conseguenze, com’è facile immaginare, potrebbero essere devastanti: una legge che, nelle intenzioni palesi, si propone di promuovere, tra le altre cose, la ‘prosperità e l’innovazione’, avrebbe la pesantissima conseguenza di bloccare la nascita di molte start up del settore, paventando lo spauracchio della responsabilità – anche penale – nella eventuale veicolazione/indicizzazione di contenuti protetti. E che dire dei motori di ricerca?

La possibilità di un concreto oscuramento della rete ha prodotto la veemente reazione dei giganti del web, da Google a Yahoo, da Amazon a Facebook, pronti a scendere in sciopero – un primo programmato per domani 18 gennaio, di 12 ore, forse un ulteriore blackout il 23 gennaio – alla vigilia della discussione in commissione della proposta di legge.

Contro il SOPA si sta muovendo non solo l’opinione pubblica: secondo le notizie delle ultime ore, sembrerebbe che  anche la stessa presidenza Usa stia assumendo una posizione più attendista verso il SOPA: in un comunicato diffuso il 14 gennaio sul blog della Casa Bianca, l’Amministrazione Obama è consapevole che

to combat online piracy must guard against the risk of online censorship of lawful activity and must not inhibit innovation by our dynamic businesses large and small

e che

the openness of the Internet is increasingly central to innovation in business, government, and society and it must be protected“.

Pertanto, pur senza prendere una posizione netta contro la nuova  proposta di legge, l’Amministrazione Usa invita le parti al dialogo ed a trovare soluzioni condivise, possibilmente evitando qualsiasi modifica dell’architettura del web così com’è oggi.

Un bell’auspicio, non c’è che dire. Ma una battaglia che, anche qualora dovesse essere vinta, non eliminerà un problema – quello della riforma del copyright nel mondo digitale – che deve essere affrontato seriamente e senza ulteriori differimenti. Se si vuole vincere la guerra.