Skype Premium: in regalo un mese di chiamate internazionali!

Skype Premium: in regalo un mese di chiamate internazionali!

Skype Premium: in regalo un mese di chiamate internazionali!

“È il nostro regalo per te“, con questo claim, Skype ci invita a usufruire di questa nuova promozione natalizia: Skype Premium gratis per un mese!

Skype non è nuova a questo tipo di iniziative e sembra che dopo la recente acquisizione, Microsoft sempre più stia spingendo per farne la piattaforma di videocalling numero 1 al mondo. Windows, Mac, smartphone, tablet: Skype è presente su tutte le piattaforme, e questa sua cross-medialità è sicuramente un vantaggio per tutti i suoi utilizzatori.

La promozione è aperta sia ai nuovi iscritti sia a quelli già precedentemente registrati. Vediamo nello specifico come accedere alla promo (valida “fino ad esaurimento scorte”, quindi fate in fretta se volete approfittarne).

Skype Premium: in regalo un mese di chiamate internazionali!

Il primo step è collegarsi a questo indirizzo: Skype Premium.
La promozione non risulta attualmente indicizzata sul sito italiano, ma questo non è un problema. Successivamente dovrete autenticarvi con le vostre credenziali Skype o semplicemente inserendo il vostro Microsoft Account, una specie di passepartout per tutti i servizi Microsoft. In mancanza potrete procedere con una nuova iscrizione.

È poi obbligatorio fornire i dettagli della vostra carta di credito o PayPal. Il sistema, al fine di controllare l’autenticità dei vostri dati, vi detrarrà 1 euro, che però vi sarà immediatamente stornato. Ora è fatta, avrete la possibilità di provare l’account Premium per un mese.

Fate però attenzione: pagando vi sarà attivato il rinnovo automatico dell’opzione, al costo di 6,99 Euro. Entro 27 giorni potrete disdire tale rinnovo – continuando a usufrire della promozione – semplicemente andando in Account -> Dati Account -> Account Premium. Davvero semplicissimo!

Skype Premium: in regalo un mese di chiamate internazionali!

Queste alcune delle funzioni di Skype Premium: “videochiamate di gruppo, chiamate illimitate verso un Paese a tua scelta, condivisione dello schermo di gruppo, assistenza clienti in live chat”.
Per maggiori info vi rimandiamo al sito ufficiale italiano: skype.com.

Una breve guida pratica agli analytics di YouTube

Parliamo di YouTube. Tutti sapete cos’è, ma… sapete anche misurarlo? Oltre ad essere il sito di video più famoso al mondo, è anche il secondo motore di ricerca, proprio dopo ‘mamma’ Google.

Come spiega SimplyZesty, Con il nuovo layout del sito che risalta le sottoscrizioni ai canali, diventa più importante che mai cercare di capire quali contenuti vanno meglio e quale tipo di utenti sono interessati al vostro canale attraverso gli analytics.

Perchè utilizzare gli analytics?

Capire il pubblico

Una delle caratteristiche principali degli analyics è la sezione demografia: questa offre un quadro preciso e puntuale sul vostro pubblico di YouTube.
Studiando i dati demografici, è possibile ottenere un quadro chiaro del pubblico a cui vi state rivolgendo. Grazie a queste informazioni si può cercare di creare e condividere contenuti più in linea con il proprio target.

Ottimizzare i contenuti

In base alle informazioni di reportistica è possibile capire quale tra i vostri video è stato più popolare. Questo vi aiuterà a concentrare gli sforzi verso quel tipo di contenuti. Attenzione però a non abusarne, niente sui social è una formula magica. Cercate di variare anche un po’ e fare qualche esperimento.

Scoprire l’engagement dei vostri video

Attraverso l’Audience retention tab si può capire quali video sono tra i più popolari, trovare il tempo medio che uno spettatore spende sui vostri video e fino a che punto si è spinto a vedere il contenuto. Con questo report è possibile scoprire anche quale video ha ricevuto più commenti e share.

Monetizzare i contenuti

E ‘importante tenere a mente che originariamente i canali migliori di YouTube erano diventati tali per la grande passione degli utenti nel fare i loro video. Generalmente ci vuole molto tempo e un duro lavoro per costruire la propria fan base. Ad ogni modo quando il livello dei follower è in costante crescita e si è raggiunto un buon numero, si può pensare di iniziare a monetizzare i contenuti. Ci sono una serie di formati di annunci progettati per aiutarvi a monetizzare i vostri video e attraverso la sperimentazione, è possibile scoprire quali forniscono i risultati migliori.

E ora… la guida agli analytics!

La prima volta che accedete a YouTube Analytics, sarete accolti dalla pagina panoramica che mostra tutte le attività del vostro canale negli ultimi 30 giorni. Da qui è già possibile basare parte della vostra strategia futura grazie ai dati sulle visite, sul numero di minuti visti, sui guadagni e alla sezione demografica. Cliccando uno di questi parametri si aprirà il relativo dettaglio dei dati.

L’insieme degli analytics di YouTube può essere suddiviso in tre macro-sezioni: visite, engagement e guadagni.

Report sulle visite

Oltre alla quantità di visite che hanno ottenuto i vostri video, gli analytics vi spiegheranno anche quante di queste visite sono state monetizzate oltre al numero stimato di minuti che i vostri utenti hanno passato a guardare i contenuti. Attenzione però: se un video è impostato su autoplay e qualcuno lo guarda, quella vista non viene conteggiata.

Altro dato importante è l’origine delle vostre visite: conoscerla vi aiuterà anche a indirizzare meglio i vostri contenuti.

La sezione dove dovreste prestare più attenzione è l‘ Audience retention. Come suggerisce il nome, questo tipo di dato vi indica quanto i video stiano performando. In altre parole vi dirà se i vostri video attirano gli spettatori e li ‘incollano’ allo schermo… fino alla fine!

L’Audience retention mostra anche la performace dei vostri video in comparazione ad altri video di YouTube di stessa lunghezza. Un consiglio: più è breve il video, più qualcuno probabilmente guarderà il video sino alla fine.

Report sull’engagement

Questa sezione riguarda il numero di persone che si sono iscritte al vostro canale e ai vostri video, il rapporto sui preferiti, i commenti e le condivisioni. Le metriche sono relativamente semplici, ma una parte da considerare sono senza dubbio le annotazioni. Se utilizzare le annotazioni per chiedere di collegarvi ad altri video o per convincere gli utenti a iscriversi al vostro canale, vedrete anche il click-through rate e il close rate (la percentuale di annotazioni che sono state chiuse dagli spettatori).

L’engagement è cresciuto di importanza grazie al nuovo layout che YouTube ha introdotto di recente. La nuova veste appare migliorata sia per gli spettatori sia per i produttori di contenuti, ma soprattutto risalta le iscrizioni ai canali; infatti ora tutti gli spazi hanno un pulsante per invitare gli utenti ad iscriversi.

Report sui guadagni

A meno che non siate uno dei migliori canali su YouTube, non sperate troppo in ricchi guadagni. Punto a sfavore è il fatto che gli annunci sono visualizzati solo da coloro che permettono la loro visibilità. Quindi in pratica solo tra un quarto e metà degli spettatori.

Per vedere quanto stai guadagnando potete misurare il rendimento degli annunci. Negli analytics verrà mostrato quanto state guadagnando attraverso i CPM. I diversi tipi di annunci verranno visualizzati nella parte inferiore in modo da poter vedere quanto stiano performando i diversi annunci che avete implementato. Se siete agli inizi, è bene attivare tutti gli annunci che avete programmato in modo da verificare la performance di ognuno di essi. Solo in seguito, dopo un breve periodo di tempo, scegliete i formati di annunci che stanno andando meglio.

Per attivare la monetizzazione sul vostro account, è necessario andare in “Gestione video” e scegliere di monetizzare il video cliccando sul simbolo $. Qui potrete anche scegliere quali formati di annunci si desidera attivare.

Turista geek? Ecco la mappa grattabile che ti ricorda dove sei stato

Quanti di voi amano viaggiare, quanti hanno la possibilità di farlo, ma soprattutto, chi tra voi impavidi Robinson Crusoe 2.0 ricorda esattamente tutte le mete presso cui si è recato?

Da oggi, per il turista geek appassionato dei gadget è possibile tenere traccia delle proprie scoperte grazie a una mappa molto particolare: la “Where I’ve been Scratch Map“, una carta geografica ricoperta da uno strato di ottone grattabile con una monetina, proprio come un gratta e vinci.

Un accessorio pratico e sfizioso per il turista che, “grattando” via un paese dalla mappa ogni qualvolta lo visita, può non solo ricordare i posti in cui è stato ma tenere d’occhio le mete che attendono di essere segnate dal passaggio della monetina.

Un vero e proprio memorandum, sul retro del quale trovate una mappa in bianco e nero perfetta per annotare appunti di viaggio e traiettorie di volo, ma anche compagni di avventura, musica d’accompagnamento e tutto ciò che merita di essere ricordato.

Pensata per accompagnare il turista ovunque egli si rechi, la Scratch Map contiene infine alcuni suggerimenti per chi si appresta a scoprire nuovi posti e nuove culture. Un esempio? Sapevate che i bulgari scuotono la testa per dire ‘si’ e con un cenno del capo intendono ‘no’?

Un ottimo regalo per Natale, acquistabile su Amazon. Cosa ne pensate?

5 suggerimenti su come raccontare al cliente il valore dei social network


Di aneddoti su come vengano considerati Internet e i social network, immaginiamo, ne avrete sentiti a iosa. Addirittura c’è chi ci ha aperto un bellissimo blog, Amo il web, non ricambiato, in cui i professionisti del settore raccontano le richieste più disparate dai loro clienti. In particolare, la difficoltà aumenta quando è il cliente a chiedere lumi su come utilizzare Facebook, Twitter o un qualsiasi altro social network per il proprio business.

E allora, visto che siamo sotto Natale, oggi vi proponiamo un piccolo vademecum semiserio pensato per chi si trova a dover affrontare una riunione con chi ha sentito parlare dei “social”, magari vorrebbe anche entrarci con il proprio brand, ma ha molti dubbi al riguardo, mentre mancano gli strumenti utili per capirne tutte le specifiche e la pazienza per ascoltarvi.

1) I social network sono per tutti!

Qual è il punto di partenza? Dal fatto che essere sui social network non è solo “un affare per grandi”, ossia per aziende multinazionali e simili. Ne avevamo parlato anche nel post “Digital marketing e PMI: creare valore attraverso i contenuti e le idee”: anche l’artigiano può entrare in questo mondo, basta che lo faccia bene. Ecco, la prima cosa da far capire è questa: e non fate quella faccia, in fondo non è difficile.

2) Rispondete alla domanda “Quanti soldi mi fanno fare?” senza impappinarvi

Qui la cosa si complica. Il problema per chi si avvicina ai social network senza aver ben chiaro cosa siano è se fanno fare soldi. Direttamente, intendiamoci. Il valore sta in altro. Beh, per primo è necessario non inciampare sull’incipit di questa risposta. Non tergiversate, e dite tranquillamente quale sia il vantaggio di stare sui social network: tenendo però a mente il punto 3), che andiamo a descrivere.

3) Siate semplici

Semplicissimi, anzi. Partire da concetti come brand image, awareness o engagement, magari usando un sacco di parole inglesi non aiuta, anzi: rende ancor più difficile la conversazione, perché prima di continuare il discorso dovrete illustrare cosa si intende con quei concetti, creando ancor più caos in chi vi ascolta. Quindi descrivete direttamente cosa significhi offrire un’immagine di sè, esprimendo i valori aziendali, costruire un dialogo e un rapporto con il pubblico che porti semplici utenti a diventare clienti. Evitare tecnicismi, piuttosto usate metafore. Ok, detta così è semplice, ma appunto: è quella la chiave, esserlo.

4) Difendere la community

È vero: sul web, e quindi anche sui social network, ci sono tanti pazzi, esaltati, maleducati. Una delle tesi che vanno più in voga è “non voglio entrarci perché poi chissà che mi scrivono”: bene, difendete la community come un valore e non come un pericolo. Un’azienda che non parla con il pubblico sarà sempre più tagliata fuori. Ok, non mettiamola sull’apocalittico, ma l’utente è sempre più consapevole che è lui a determinare il successo di ogni prodotto: lo sviluppo di una community che ruoti intorno al brand è una delle chiavi per vincere oggi sul mercato.

5) Il cliente ha (quasi) sempre ragione

“Buongiorno, sono il dottor Vaso, sì, ci avete realizzato il sito per l’azienda, la VasiDiCeramica srl. Senta, ho sentito parlare in tv che Twitter è pieno di persone, si fanno un sacco di cose… Aprirebbe un Twitter anche a noi così lo usiamo come azienda?”: a spanne, ecco una richiesta più o meno credibile di un imprenditore incuriosito da uno specifico social network, da cui nasce una richiesta altrettanto specifica. Beh, il caso è differente rispetto a una semplice riunione dove si possono prospettare investimenti a un imprenditore: qui bisogna proprio orientare il nostro cliente. Il suggerimento è di mettere sempre al centro la richiesta del cliente, ottimizzandola. È un consiglio scontato? Forse. Nel caso dei social network, però, è necessario mettere al centro diverse valutazioni: cosa servirà al cliente, quali contenuti veicolerà la piattaforma, come verrà gestita e da chi. Domande che quotidianamente chi lavora nel digital marketing si pone, meno chi si occupa di altre mansioni. Per questo, proteggersi dalle mode e dalle tendenze più o meno passeggere quel tanto che basta per ottimizzare le risorse è uno dei cardini per offrire un certo tipo di competenza. Il cliente ha sempre ragione: ma se vi chiede un qualcosa che non vi convince (nel suo interesse, chiaramente) non esitate a dirlo!

Visitcorleone.com: da problema territoriale ad opportunità di turismo

Corleone: a sentire pronunciare il nome di questa cittadina siciliana viene in mente la saga de Il Padrino e tutta la tormentata storia della mafia in Sicilia. Ma un folto gruppo di ragazzi non sta a questo stereotipo ed ecco che dà vita a visitcorleone.com, un portale dedito al turismo nella città di Corleone, nato con l’intento di divulgare legalità, folklore e la vera storia della cittadina siciliana, fatta non solo di malaffare.

Il team dell’associazione

Dietro al portale visitcorleone.it troverete l’associazione Turistica “Corleone on Tour” in grado di offrire servizi di alta qualità. Fra le file dell’associazione e del portale abbiamo mediatori linguistici, esperti in antropologia e psicologia, esperti in marketing, un grafico, un web design, un esperto del settore ristorazione e un esperto in organizzazione di eventi volti al turismo.

Descriveteci l’idea e come siete riusciti a concretizzarla

“Visitcorleone nasce dall’idea di un gruppo di giovani che intendono spendere le loro competenze all’interno del territorio corleonese, offrendo un servizio di qualità ai numerosi turisti che visitano Corleone. Lo scopo è quello di mostrare un’altra Corleone, che non è solo il paese della mafia, ma è una città che ha combattuto e combatte contro la mafia, ha una storia di oltre 2000 anni, è ricca di beni artistici, culturali, architettonici e naturali di inestimabile bellezza.
Il nostro progetto si concretizza con l’apertura di un punto di informazione per i turisti, con la promozione culturale e sociale tramite l’offerta di numerosi tour e la diffusione online della storia di Corleone attraverso il portale ed offline tramite la ricerca e l’offerta di libri e/o oggetti-simbolo della tradizione siciliana”.

Il progetto ha trovato ostacoli sul territorio?

“Il progetto è stato ben accolto dai cittadini di Corleone. Adesso, sono i giovani con nuovi occhi e nuove idee che narrano la storia del territorio corleonese, guidando i turisti curiosi di scoprire il patrimonio culturale siciliano e l’immensa forza e voglia di legalità che fiorisce di giorno in giorno. Numerosi sono stati gli incoraggiamenti e gli apprezzamenti ricevuti dai nostri concittadini per questo nostro progetto volto a valorizzare il turismo e la legalità nel territorio”.

Siete riusciti a ribaltare un problema in opportunità imprenditoriale: le istituzioni in cosa vi sono venute incontro? E i privati?

“Visitcorleone prosegue le sue attività e il suo progetto grazie all’impegno di ciascun socio. Purtroppo le istituzioni locali non si sono prodigate per la nostra associazione, probabilmente la motivazione sta nella crisi economica in cui ci troviamo che per le amministrazioni locali e regionali ha maggiore priorità su tutte le altre attività che nascono e/o necessitano di una piccola collaborazione. In ogni caso ci auguriamo che in futuro possiamo attuare forme di collaborazione con il settore pubblico e con le amministrazioni locali.

Per quanto riguarda i privati vorremmo ampliare la rete di collaborazione con altre attività presenti nel territorio del corleonese e dei paesi limitrofi”.

Espanderete il progetto in altre zone d’Italia simili a Corleone?

“Attualmente siamo concentrati su Corleone, dove vorremmo consolidare maggiormente la nostra presenza e la nostra assistenza a chi vuole immergersi nella cultura siciliana. È possibile che in un futuro rivolgeremo la nostra attenzione anche su altri siti sensibili simili con una forte determinazione nel ribaltare le problematiche che si presentano in opportunità di guadagno, di turismo e di rilancio territoriale“.

Qual è il vostro target? Solo turisti americani affascinati dalla storia sul padrino?

“Il turismo che accogliamo in Corleone non si ferma ai visitatori americani anche se, sicuramente molti turisti sono incuriositi dalla storia della mafia, e da Corleone: paese che incuriosisce e intimorisce nello stesso momento. Molti turisti conoscono una storia della mafia distorta, basata molto sulle scene del film il Padrino. Ma, grazie alla nostra associazione, i turisti che visitano Corleone fanno ritorno a casa con la vera storia di Corleone, della mafia e dell’antimafia, delle bellezze naturali, culturali e artistiche presenti in questa magica cittadina.

E noi siamo fieri di diffondere e promuovere un’altra “storia”, anzi la vera storia, di un paese troppo spesso stigmatizzato e poco conosciuto nella sua vera natura”.

Speriamo che questo neonato progetto possa essere d’esempio a tutte quelle località italiane che vivono a contatto con realtà poco felici e ricerchino quella nobile voglia di risorgere dal malaffare per fare di ogni problema un’opportunità di cultura, di sano turismo e d’imprenditoria.

App Made in Italy: iPratic, vincitrice del Premio Web Italia 2012

App Made in Italy è la rubrica di Ninja Marketing dedicata alle migliori app italiane: ogni mese il nostro Tamoshikuto vi presenterà un’app creata e sviluppata in Italia. Conosceremo più da vicino le agenzie e i professionisti che operano nel settore Mobile qui nel Bel Paese!

Benvenuti al primo appuntamento mensile di Ninja Marketing dedicato alle App Made in Italy!
In questa nuova rubrica avremo modo di conoscere tante società, rigorosamente italiane, che sviluppano applicazioni utilizzate ogni giorno su milioni di dispositivi.
Per questa prima intervista, abbiamo scelto direWeb, agenzia grafica e web di Udine, reduce dalla quarta vittoria al PremioWebItalia.

Ha risposto alle nostre domande Andrea Del Gobbo, responsabile marketing di direWeb.

Buongiorno Andrea, per cominciare direi di partire con direWeb, quando è nata e come si è evoluta nel tempo.

Buongiorno, DireWeb è nata a novembre del 2000, quindi ben 12 anni fa, da un’idea di Lucia Ardito, che operava nel web già dal 1995. Io ero li e sono rimasto da subito coinvolto. L’ambizione era di dare vita a un’agenzia che proponesse un web diverso da quello “standard” che era tipico trovare in quegli anni.

Lucia, che ha un’estrazione prima come illustratrice e poi come grafica tradizionale, ha sempre creduto e lottato per portare su web la progettualità tipica degli studi grafici, e in tutti questi anni abbiamo sempre operato su questa strada. Questo approccio ci ha sempre smarcato da chi fa web con approccio informatico, rendendoci un’identità riconoscibile. Posso affermare che la visione era perfetta, anche se per noi una maniera diversa di lavorare sarebbe stata impossibile.

Abbiamo vinto 4 PWI negli ultimi 3 anni, e siamo in costante crescita.

Lucia Ardito e Andrea Del Gobbo

Parliamo ore di iPratic, e della recente vittoria del Premio Web Italia 2012. Ci racconti i suoi punti di forza e l’innovazione  premiata nel vostro prodotto

iPratic è un’applicazione per iPad, realizzata per un nostro storico cliente, Pratic F.lli Orioli spa, con il quale collaboriamo dal lontano 2004. L’esigenza aziendale principale era quella di far conoscere a tutti i prodotti Pratic, la professionalità e la qualità dell’azienda, offrire ai rivenditori, oltre 200 sul territorio nazionale, uno strumento nuovo, moderno e tecnologico, che potesse sostituire i cataloghi cartacei ed essere soprattutto d’aiuto durante la trattativa di vendita con il cliente finale attraverso una navigazione emozionale dei contenuti.

Tutto questo è stato elaborato e riassunto nell’applicazione che abbiamo realizzato in 2 lingue, italiano e inglese (con tedesco e francese in fase di attuale sviluppo), con un’area pubblica accessibile a tutti, e una privata con contenuti “speciali” esclusivi per gli utenti registrati. Inoltre i contenuti sono gestibili direttamente da Pratic da apposito CMS.

Il nostro sforzo di rendere facilmente fruibile questa notevole mole di informazioni, sfruttando grafica e tecnologia per semplificare al massimo la navigazione, e l’utilità aziendale di quanto realizzato, sono state la chiave che ha permesso a iPratic di essere la App vincente al PWI 2012.

Non per niente la motivazione del premio è stata proprio: “Per la semplicità della navigazione e l’utilità del servizio”.

Ad oggi, quanta importanza date all’uso del mobile marketing all’interno di una strategia di comunicazione?

Precisato che direWeb non è un’agenzia di comunicazione, ma un’agenzia creativa web e grafica, possiamo affermare che siamo molto attenti alle diverse forme di marketing, e cerchiamo di spiegare ai nostri clienti quali, secondo noi, possono essere le strade più interessanti da percorrere sulla base degli obiettivi aziendali prefissati.

Il mobile marketing è sicuramente molto importante, fondamentale per certe attività e mercati, ma per iniziare un progetto che abbia successo bisogna sempre partire dal presupposto che deve offrire del valore a chi ne usufruisce, deve avere un senso, non deve ridursi ad essere una autocelebrazione aziendale.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=hSkvOZ-mhHY’]

Secondo l’esperienza di direWeb nel mobile marketing, quali opportunità può dare questo tipo di strategia all’interno di una campagna di comunicazione integrata? quali sono i trends del futuro che ritenete debbano essere ancora meglio esplorati?

Le opportunità sono notevoli, basti pensare che, oltre ad essere sempre più nelle mani delle persone, per certe fasce di età lo smartphone e il tablet sono sostitutivi al computer per navigare on-line. Riteniamo quindi doveroso in una campagna integrata considerare la creazione di contenuti appositi per questi strumenti. Un’applicazione di successo può diventare una sorta di accessorio sempre in tasca e a disposizione del suo possessore, in qualsiasi momento del giorno e della notte.

Rimanendo in chiave aziendale, personalmente ritengo che per determinati settori, per esempio design e fashion in genere, proporre le proprie collezioni e modelli attraverso un’APP sia fondamentale. Non sarebbe favoloso presentare i nuovi modelli in anteprima solo a chi ha scaricato l’applicazione? Oppure iniziare le svendite? Questo significa fidelizzazione al marchio. E poi non dimentichiamo che chi scarica le App è già un utente pronto a comprare on-line.Comunque, se sapessi quali sono i trends del futuro, ve lo direi tra 5 anni, una volta esplorati  🙂

Quanto conta il design in un’app vista l’ottima realizzazione di iPratic?

Per noi il design è tutto.
In un progetto ben studiato ed elaborato, dove la grafica e la comunicazione visiva sono al servizio del bene che viene proposto, quest’ultimo ne trae beneficio, viene valorizzato, e all’utente arriva un messaggio di qualità aziendale e di prodotto che lo predispongono a continuare la navigazione e approfondirne la conoscenza.

Quando mi trovo a parlare con possibili clienti che non hanno la completa percezione del valore che può dargli un progetto realizzato da direWeb, sono solito dire che mentre può essere considerato quasi “ovvio” aspettarsi che tecnicamente un sito o un applicazione funzioni bene, è sbagliato credere che qualsiasi agenzia possa progettare una grafica adeguata, unica, che valorizzi il brand e il prodotto nel mercato di riferimento.

Solo attraverso lo studio del design un progetto si eleva rispetto agli altri, e solo elevandosi il cliente ha un ritorno positivo del proprio investimento.
Questo è quello che giornalmente in direWeb cerchiamo di fare.

Secondo lei quali saranno i settori che maggiormente trarranno in futuro risultati positivi dal mobile?

Per assurdo la risposta potrebbe essere: tutti, perchè le possibilità che il mobile offre sono infinite, e quindi ogni settore potrà soddisfare delle esigenze particolari con soluzioni dedicate.
La realtà invece riporta tutti con i piedi per terra, per cui la vera risposta è: tutti i settori che avranno la forza di investire sul mobile!

 

Ringraziamo Andrea Del Gobbo per la disponibilità dimostrata e facciamo a lui e agli amici di direWeb un grande in bocca al lupo  (anche se a quanto pare non ne hanno proprio bisogno!).

Qui sotto potete trovare il link per scaricare l’app dall’iTunesStore.

Vi diamo quindi appuntamento al mese prossimo con una nuova intervista di App Made in Italy!


Coca Cola, una bibita per una canzone di Natale [VIDEO]

I distributori di Coca Cola non smettono mai di stupirci: dopo la macchina che regalava bibite in cambio di abbracci e la 007 vending machine, arriva una versione speciale che distribuisce lattine se gli si dedica una bella canzone natalizia.

Grazie a due microfoni collegati all’impianto, i passanti non hanno dovuto fare altro che scegliere la loro preferita tra le melodie festive e poi divertirsi con gli amici, ricevendo per di più una fresca Coca Cola in cambio.

Questa volta l’iniziativa è stata frutto dell’idea dell’agenzia JMW Stockholm che ha così portato l’immancabile spirito natalizio ‘tutto bollicine’ anche in Svezia.

Credits:
Agency: JMW Stockholm
Executive Creative Director: Joakim Karlsson
Creative Director: Samuel Garlov
Editing: Mikael Hall
Production Design: Anders Udell

10 marketing trend per il 2013

Ma dove vorremmo andare senza trend?

Chi si occupa di marketing (o almeno dice cose del genere in giro), si relaziona ai consumatori e stiamo parlando di persone che sinergicamente, modificano le loro preferenze e le loro attitudini rispetto al contesto in cui sono immersi. Il nostro operare è collaborativo con i loro gusti.  Il consenso al nostro buon lavoro è semplicemente scorgere qualcosa che già esiste. Se credete che “marketing” sia definizione di “persuasori in grado di vendere ghiaccio agli Eschimesi” quest’articolo non è per voi…

Invece a quelli che sono arrivati a questo step parlerò di trend o meglio tendenze, cambiamenti, dinamiche, comportamenti di consumo.

I più furbi sapranno leggere questi 10 trend stilati da trendwatching.com come uno strumento e non come una ricetta.

1. Presumers & Custowners

I Presumers amano essere coinvolti in anticipo per promuovere prodotti e servizi prima ancora che siano commercializzati, i migliori testi di marketing li hanno da sempre identificati come “pionieri” e noi oggi parliamo di presumers perchè sono gli strumenti a fare la differenza.

Grazie alle innumerevoli piattaforme di crowdfounding e alle nuove tecnologie si ribalta il mainstream, investendo su quell’attualissimo culto globale di auto-imprenditorialità che materializza il successo dei social network. Non c’è da stupirsi se i PRESUMERS di cui parliamo abbiano speso per le piattaforme di crowdfunding ben 530 milioni di dollari nel 2009, diventati 1,3 miliardi di dollari nel 2011, ammontati a 2,8 miliardi di dollari nel 2012 (Fonte: Massolution / The Economist, maggio 2012).

Si presume che entro il 2013 si arriverà a ben 6,2 miliardi di dollari.

Quando i consumatori si evolvono da semplici consumatori passivi a promotori delle marche che acquistano, vengono definiti Custowners. Sono dei “business-consumatori”, assolutamente esperti, e sperano di ottenere dai marchi un ritorno perlopiù emotivo. Evidentemente solo i marchi aperti, cordiali, onesti, affidabili, trasparenti, e un po ‘umani‘ si dimostreranno in grado di attrarre custowners.

Tra i migliori esempi: 

ZAOZAO, piattaforma on-line per progettisti di moda.

La nuova piattaforma on-line permette ai progettisti di moda di inviare l’anteprima dei prodotti ancora prima del lancio e ottiene fondi per la produzione attraverso la comunità del sito web.

Leon Bonds, le ricerche migliori provengono dai clienti

Nel luglio 2012 in Inghilterra spopola il sano fast food in franchising di Leon Bond il quale ha raccolto le opinioni ci circa 1,5 milioni di clienti (piuttosto che dagli investitori istituzionali), in modo da potersi ulteriormente espandere e aprire posizioni e nuovi punti vendita.

2. Paesi Emergenti

Paesi emergenti, economie emergenti, marchi emergenti. Sono anni che discutiamo delle potenzialità e delle differenze dell’economia orientale, come se questo sviluppo sia in fase di avviamento più che di concretizzazione e invece ci pare questa la sede giusta per comunicarvi che i brand dei paesi emergenti stanno acquisendo una notorietà e un valore di mercato pari ai più noti marchi Occidentali. Il PIL dei mercati emergenti nel 2013 supererà i mercati avanzati per la prima volta (misurato in termini di parità di potere d’acquisto).

Un esercizio per chiunque voglia misurarsi in contesti globali di mercato.

Chiedetevi quindi: chi sono i nuovi potenti players del mio settore? Aprite gli orizzonti e superate i confini, soprattutto geografici: Cina, Brasile, India e Turchia.

I settori più disparati e innovativi sono invasi dall’est del globo:
WeChat: l’app messaggistica Cinese raggiunge i 200 milioni di utenti a livello globale.

Voce cinese, testo, foto e servizi di messaggistica istantanea, hanno cambiato il nome da ‘Weixin’ a ‘WeChat’ per adattarsi a un più ampio mercato globale. Nel mese di settembre 2012 il servizio ha aggiunto il supporto in lingua hindi senza considerare il portoghese (per il mercato brasiliano) e l’indonesiano. Di recente ha superato 200 milioni di utenti in tutto il mondo.

Peak Games: la piattaforma di social gaming Turca è al 3° posto tra le classifiche mondiali

Gioco di punta del mercato turco è ora il terzo più grande in tutto il mondo, con 30 milioni di utenti attivi al mese in tutta la Turchia, il Medio Oriente e il Nord Africa. L’azienda ha visto nel 1° trimestre 2012 un aumento dei ricavi di dieci volte superiore rispetto alle entrate del 1° trimestre del 2011.

3. Momenti “mobile”

Nel 2013 i consumatori vivranno in simbiosi coi dispositivi mobile, per l’esigenza di iperconnettività ed efficienza dei tempi.Stili di vita urbani e quindi frenetici renderanno ogni azione fugace. Ogni attività tradotta in comportamento sarà troppo impegnativa in termini di economia del tempo.

Tutto ciò significa che i prossimi 12 mesi vedranno un’esplosione nei momenti MOBILE: prodotti, servizi ed esperienze tutte fruibili attraverso device pratici ed innovativi. Uno stile di vita multi (se-non) iper-tasking.

Si potrebbe offrire un diluvio di statistiche sull’argomento, dall’ uso del mobile alla dipendenza che ne consegue, ma sappiamo che non avete il tempo necessario e quindi ci basta offrirvi tre esempi;

– Un sondaggio dice che i possessori di smartphone adulti statunitensi per il 63% degli intervistati di sesso femminile e il 73% degli intervistati di sesso maschile non riescono a stare per più di un’ora senza controllare il proprio telefono (Fonte: Harris Interactive, giugno 2012).

– Tra i 18 ei 24 anni lo scambio tramite device smartphone è in media di 109,5 messaggi in un giorno, più di 3.200 al mese (Fonte: Pew Research Centre, settembre 2012).

– Uno studio accademico sugli utenti Android rivela che passano quasi un’ora sulle loro apparecchiature in un giorno ma la sessione di app media dura solamente un minuto (Fonte: DFKI, novembre 2011)

4. New life inside

Le attività ecologicamente sostenibili sono forse il trend più importante e incisivo, esprimono l’evoluzione più interessante e meritevole delle dinamiche del consumo di massa. Una tra le più importanti è certamente il dar vita a nuovi utilizzi, il famoso ri-uso (o riutilizzo): lo sprigionare nuova vita da oggetti già utilizzati, i quali, invece di essere scartati, danno senso a un nuovo essere.

Ovviamente tutto ciò non basterà a riportare in equilibrio quello che abbiamo causato in questi anni a Madre Natura ma vi è un grande valore simbolico nel creare continuamente del nuovoE’ simbolica, soprattutto, l’ intenzione di agire in modo più significativo e coscienzioso. Ecco alcuni esempi:

Sprout: la matita che vuole essere una pianta

Una volta che la matita è diventata troppo piccola per poter essere utilizzata può essere piantata: viene inserita parte del seme nella punta della matita la quale si scioglie al contatto con l’acqua, permettendo al seme di germinare e crescere. Il progetto è riuscito a raccogliere oltre 35.000 utenti (dai primordiali 2.000 formati da Presumers).

5. L’App-prescrizione

Le nuove app sostituiranno le più attive tecniche di diagnosi medica? Le tecnologie digitali sono la nuova medicina?
L’ascesa della “salute fai da te” pare non arrestarsi, oltre 13.000 applicazioni sanitarie nell’ App Store Apple non sono certo determinate dal caso.

Si prospettano quindi evoluzioni in campo burocratico per il sistema sanitario (resta impensabile ridurre una posologia tramite app). L’obiettivo di questa “digitalizzazione medica” è ridurre i costi, rendendo i consumatori più consapevoli della loro salute, e consentendo un monitoraggio anticipato di quelli che possono essere i sintomi di allarme.

Antibiotics Reminder app

Nel giugno del 2012 il governo australiano ha finanziato un servizio nazionale di prescrizione medica tramite app. L’applicazione gratuita permette ai pazienti tramite smartphone, di impostare un promemoria per il loro farmaco prescritto, tenendo traccia di quando l’hanno preso, con un diario di bordo che traccia i progressi fatti nel tempo. L’applicazione si propone di aiutare gli utenti a prendere gli antibiotici correttamente, in modo da ottenere risultati efficienti.

6. Essere orgogliosi della propria nazionalità

Dai mercati emergenti alle economie occidentali saranno orgogliosi di esportare e ostentare il loro patrimonio nazionale e culturale nei prossimi 12 mesi. Simboli, stili di vita e tradizioni che sono stati precedentemente minimizzate se non nascoste, vengono oggi portati alla ribalta per divenire una fonte di orgoglio per i consumatori domestici, e di interesse per i consumatori globali.

Il rispetto e l’interesse verso culture fino ad oggi negate sembra essere un trend rilevante che può aprire sconfinate possibilità di business.

Ne- Tiger, il marchio di moda che dalla Cina si apre al mondo 

In Cina il primo marchio del luxury fashion è NE-TIGER, rinomato per le sue linee “Oriente” che ben però si sposano con i gusti  dell’Occidente. Nel Settembre 2012 il fondatore dell’azienda Zhang Zhifeng ha tenuto un discorso dal titolo ‘Dalla Cina, al mondo‘ prima di presentare il suo marchio alla sua ultima collezione di haute couture ‘Huafu’ in Italia, a Milano.

7. Data Mining

I dati sono la risorsa più importante per le aziende. Fino ad oggi, la discussione riguardo i “grandi dati” si è concentrata sul valore dei dati dei clienti per le imprese. Ora, i consumatori sempre più esperti inizieranno a invertire il flusso: cercheranno di sfruttare al meglio i loro dati rivolgendosi a quelle marche che utilizzano queste informazioni per accontentarli in modo proattivo, consigliandoli su come migliorare il loro comportamento in termini economici quanto pratici.

I consumatori vogliono sentirsi serviti ma la loro deve essere una scelta volontaria non certo un monitoraggio occulto. Per questo i brand dovranno camminare su una sottile linea di equilibrio, offrendo ai consumatori servizi innovativi e soddisfacenti senza usare pratiche invasive e inopportune.

Magnifico esempio di quanto abbiamo detto è Cignifi, una società statunitense che ha sviluppato una tecnologia di analisi che utilizza i modelli di utilizzo dei dispositivi mobile (chiamate, messaggi e interazioni anche più complesse)  per valutare lo stile di vita degli utenti e le conseguenti ripercussioni sotto il profilo delle scelte di acquisto.

Si è recentemente completato un progetto pilota in Brasile, e sta interessando i 100 milioni di persone che compongono la classe media emergente del paese, di cui al momento si dispongono ben poche informazioni.

8. E’ stato fatto qui

Nel 2013, la produzione torna a casa, a patto che ‘casa’ sia un mercato maturo.I consumatori abbracciano il made in HERE, e pare sia una buona notizia soprattutto per quei dirigenti preoccupati e in certi altri casi interessati dal costo del lavoro (in aumento) in Cina con tempi di consegna lunghi e catene di approvvigionamento globale troppo fragili.

“Local manufacturing is the new Service Economy.”

Dati certi ci dicono che quattro su cinque acquirenti Statunitensi (76%) sono più propensi ad acquistare un prodotto Nazionale (Fonte: Perception Research,luglio 2012). I lettori più attenti avranno ormai notato come il trend dei PRESUMERS e il trend del made in here si alimenteranno a vicenda nei prossimi mesi.

Preparatevi, perchè i modelli di business saranno ri-organizzati in ottica “locale”, e i settori coinvolti non saranno solo quelli del food.

– Tesla Model S: Made in California

Nel Giugno 2012, le prime consegne della Tesla Model S, prodotta a Fremont, in California. La vettura è alimentata da una batteria agli ioni di litio ed ha un tempo di 0-60 mph di 4,5 secondi, fornendo un impianto sportivo ad alte prestazioni. Il modello S dispone anche di un cruscotto touchscreen con accesso wireless a Internet (da poter sincronizzare con smartphone vari), permettendo agli utenti la gestione di sistemi di controllo come la navigazione, la musica e la temperatura.

9. Assolutamente trasparenti

I brand non devono avere nulla da nascondere e devono volontariamente e attivamente mostrarlo, considerando tale aspetto come un vero e proprio valore aziendale.
I consumatori pretendono di conoscere il comportamento delle imprese nel mercato, in termini etici e ambientali.

La percentuale dei consumatori globali che hanno fiducia nell’operato delle imprese è scesa dal 56% nel 2011 al 53% nel 2012 (Fonte: Edelman, gennaio 2012).

Ben il 69% dei consumatori americani afferma di essere più propenso ad acquistare un brand che divulga pubblicamente i suoi risultati. Sensibile attenzione merita il settore agroalimentare, per ragioni banali e facilmente intuibili. La fiducia nei processi e nelle materie prime è fondamentale per chi opera nel settore del food.

McDonald’s: informazioni complete sui menù.

Quasi costretta dai continui attacchi ai suoi menù ipercalorici, McDonald’s ha deciso di essere trasparente su ingredienti e calorie. Da tempo ha anche modificato il design dei suoi fast food e sono ben note, soprattutto in Italia, le strategie per avvicinare i suoi panini alla raffinatezza culinaria dei migliori chef Nazionali.

Kimitachi, l’ibrido tra ristorante e reality

Nel settembre del 2012, il ristorante giapponese Kimitachi ha aperto un franchising a Curitiba, in Brasile, dopo un ristorante pilota a Florianópolis. I clienti che ordinano takeout possono seguire la preparazione alimentare attraverso un sistema video installato nella cucina del ristorante. Kimitachi ha “umanizzato la consegna sushi” fornendo ai consumatori una maggior trasparenza nella preparazione dei piatti.

10. Marchi esigenti

Si assiste a un cambiamento audace e coraggioso tra le marche più ambiziose.

I brand si stanno imbarcando verso un futuro più sostenibile e socialmente-responsabile che richiederà ai loro clienti sacrifici, ottenendo così il rispetto dei consumatori, anche di quelli più esigenti. Evidentemente i consumatori non saranno disposti a sacrificarsi per qualsiasi brand, a meno che loro veramente non si identifichino nella visione delle aziende.

Quindi, nel posizionarsi come marca esigente, è necessario assicurare il 100% di trasparenza e sincerità. Altrimenti, ci si può accontentare di essere un brand servile, non certo avanguardista.

Per promuovere la campagna di beneficenza per la donazione del sangue, una squadra di calcio Brasiliano ha realizzato delle particolari divise per i nuovi giocatori nel mese di luglio 2012. Di norma, la T-shirt del team è rosso-nera, ma è stato ripensata a strisce bianche e nere, così da incoraggiare i fan Brasiliani a donare il sangue per ripristinare le camicie e i loro colori normali.Nel corso della nuova stagione sportiva le quattro strisce bianche torneranno al tradizionale rosso, una per volta, seguendo le donazioni della banca del sangue brasiliano.

 

Il successo non esiste, ma se è nelle vostre ambizioni  raggiungere qualcosa di simile, è necessario conoscere adeguatamente il proprio target, il mercato in cui si opera e le proprie potenzialità.

Senza tutto ciò, avete letto un lungo e inutile articolo.

I cinque gadget più geek da regalare a Natale

Cinque regali di Natale geek!

I cinque gadget più geek da regalare a Natale

Regali per un Natale geek? Non ripiegate sulla classica pendrive “che è utile perché lui lavora tanto al computer”. Cancellate quella frase dalle vostre teste e unite all’utile il dilettevole, l‘originale e il simpatico.

Un uomo ha cambiato la nostra idea di cellulare adottando questo metodo, adesso voglio darvi delle idee per cambiare la vostra idea di regalo. Ecco la TOP 5 dei regali di Natale più geek!

5 – Pixel Shakers, la saliera a forma di clessidra

I cinque gadget più geek da regalare a Natale

Siamo diventati così amanti della mela che ci siamo dimenticati del sistema operativo che ci ha cresciuti. La saliera a forma di clessidra Microsoft mi sembra un oggetto molto bello per rendere omaggio in cucina a quell’icona che ha trascorso tanto tempo con noi. E, se avevate Windows Millenium Edition, il tempo era veramente tanto.

Prezzo: non disponibile.

4 – Cuscino telecomando

I cinque gadget più geek da regalare a Natale

Ferie natalizie, cibo in abbondanza, gioco a carte e svaccamento sul divano, nel calduccio di casa. Oh, il solito film di Natale, cambio can… ma… ma… dov’è il telecomando??? Un metro e mezzo è una distanza infinita per cambiare canale dallo schermo. Guarderò il solito film di Natale.

Se anche vi ritrovate in questo quadretto, il telecomando cuscino fa per voi. Universale e a risparmio energetico. Dopo 60 secondi dall’ultimo utilizzo, si spegne da solo per prolungare il funzionamento della batteria. Disponibile su Amazon.

Prezzo: $38,97.

3 – Seletti Pantone Xmas Balls

I cinque gadget più geek da regalare a Natale

Regalare una decorazione natalilzia? Fattibile. Ma fatelo con stile. Una palla Pantone è un regalo molto geek a metà strada tra l’oggetto cult e il regalo inutile. Che poi gli oggetti cult, molte volte, non sono un po’ inutili?

Prezzo: €39,00

2 – iPhone Hand Stand

I cinque gadget più geek da regalare a Natale

Utile, economico e geek. Che dire. Mai regalo di Natale fu più accessibile e originale. Tra i vari case e supporti per iPhone, questo dà (letteralmente) una mano a fare un regalo geek non molto dispendioso, ma utile e memorabile. Ideale per colleghi d’ufficio o amici, se ne avete tanti. Disponibile su PerpetualKid.

Prezzo: $7,49

1 – iPhone Toolkit

I cinque gadget più geek da regalare a Natale

“Ma questo cellulare fa anche il caffè?”: tipica battuta rimasta invariata da quando i nostri cellulari hanno qualcosa in più oltre alle telefonate e ai messaggi. L’iPhone, a quasi una decade dal lancio del primo “telefonino”, il caffè non lo fa ancora. Però, con Toolkit, può tagliare, avvitare e stappare.

Una volta tanto non si tratta di una app (sarebbe fantastico!), ma di un case dotato di coltellino svizzero che rende l’iPhone multipurpose. Disponibile per iPhone 4, 4S e 5.

Prezzo: da $75,00

The Green Dragon: la locanda de Lo Hobbit diventa reale

Tutti i più grandi appassionati del fantasy per eccellenza aspettavano da diversi decenni – la prima versione di Lo Hobbit è stata pubblicata nel lontano 1937 – l’occasione di visitare The Green Dragon, locanda che compare nel famoso libro del celebre John Ronald Reuel Tolkien.
Ora tutto questo è possibile, in Nuova Zelanda.

Inaugurata qualche settimana dal primo ministro neo zelandase John Key, la locanda ospitata all’interno di Hobbiton porta lo stesso nome di quella che si ritrova tra le pagine de Lo Hobbit, dove il viaggio di Bilbo Baggins ha inizio.

Draghi alle pareti, ambientazioni suggestive e la sensazione di essere finiti tra le pagine di un libro. Ogni dettaglio di questo locale inizialmente realizzato per le riprese di Lo Hobbit e poi aperto al pubblico, è studiato per stupire, emozionare e regalare agli avventori della locanda, seduti agli stessi tavoli che hanno ospitato il cast dell film, un’esperienza unica.

Ecco qualche immagine della locanda The Green Dragon e del villaggio di Hobbiton, recentemente ampliato con 44 nuove case Hobbit destinate ad ospitare turisti per la notte.