Digital marketing e PMI: creare valore attraverso i contenuti e le idee

Chi ha detto che solo i global brand hanno qualcosa da raccontare sul social web?

In quest’ultimo periodo è capitato di imbattersi in alcuni post che teorizzavano come strumenti quali Facebook e Twitter fossero sempre più orientati ad aiutare e completare la comunicazione solo dei grandi brand. Un approccio certamente non errato, considerando come sempre più siano necessari investimenti – anche a livello di risorse umane e non solo di sviluppo strutturale – per svolgere attività di social media marketing che si rivelino essere un vero valore aggiunto.

Investimenti che difficilmente aziende che rientrano nella categoria delle PMI potrebbero permettersi, considerando anche il difficile momento economico nel nostro paese e in generale in tutto l’Occidente.

Nonostante questa considerazione, è sbagliato considerare i social network come esclusivo patrimonio delle grandi multinazionali e in generale di quei brand che possono contare su un bacino di pubblico ampio e distribuito. Questo perché, considerando come centrale non tanto quello che è una piattaforma ma ciò che si veicola in essa, ogni azienda – anche la più piccola – può proporsi in maniera positiva e avvantaggiarsi degli strumenti che la social sfera offre, se ben guidata in un’attività che ottimizzi le risorse disponibili, non solo in termini economici ma anche umani ed esperienziali.

Grazie all’aiuto di alcuni amici del gruppo di Indigeni Digitali e di Social Media Marketing abbiamo allora trovato alcuni casi interessanti: le brand page di tre aziende di diverse dimensioni, la Gelato Frullalà, la Rivamar srl e la Lemaninpasta Termoli, che si sono dotate  di uno strumento adatto a proporsi al mercato in maniera fresca, efficace, ben fatta (e da cui abbiamo pescato le immagini per arricchire questo post!). Certo, dietro c’è il lavoro di professionisti di settore capaci che hanno saputo mettere al centro i punti di forza delle imprese citate: è chiaro che avvalersi di una consulenza di questo genere può risultare un punto a favore. Date uno sguardo a questi lavori, vi permetterà di capire come sia possibile fare social media marketing a ogni livello!

PMI e contenuto: come usare i social network?

Consideriamo però una situazione comune: l’esser incuriositi da questo mondo e non capire come poterci entrare.

Come può una piccola/media impresa costruire una brand reputation vincente utilizzando i social network? Quelli che seguiranno saranno dei piccoli consigli, immaginati per chi si chiede se il marketing e il confronto quotidiano con il mercato si possano sposare portando un effettivo valore aggiunto. Consigli da mettere in pratica anche da soli se siete imprenditori con interesse ad ampliare il vostro bacino di pubblico, o da fare propri nel caso arrivi nella vostra agenzia un cliente che rientri nella categoria!

L’Esperienza è il vostro punto di forza: raccontatela!

Narrazione = Esperienza, e chi più di un artigiano/piccolo imprenditore ha qualcosa da raccontare? Dietro ogni impresa individuale o a conduzione famigliare c’è una storia. Prima di tutto, una spinta dell’individuo a lanciarsi sul mercato per vendere delle competenze. A ben vedere, un prodotto o un servizio che viene proposto al cliente con il crisma di essere frutto di una genuina preparazione ha già moltissimo da dire al potenziale pubblico. Un artigiano, così come un commerciante al dettaglio, hanno nelle corde un carattere di esperienzialità che di per sè li distinguono dal produttore in serie. Con questa lettura, si ha già un taglio editoriale per indirizzare una possibile strategia sui social network.

Se un piccolo imprenditore vuole spiegare al mercato come i suoi prodotti siano migliori rispetto a quelli della concorrenza, può sfruttare ad esempio tutto il processo di costruzione del proprio background fattuale, quel know-how che nelle grandi imprese viene ad essere frutto dell’unione di molte professionalità diverse. Non raccontare solo come si realizza il prodotto finale, come vengono scelti i materiali per realizzarlo e quanto tempo di lavorazione c’è per ogni singolo pezzo, ma anche chi c’è materialmente dietro il processo produttivo, la storia dell’azienda, come si è ingrandita, e quali sono stati i piccoli e grandi successi che hanno portato l’impresa ad acquisire fette di mercato.

In una dimensione locale, ad esempio, raccontare la soddisfazione dei clienti mostrando il lato più vicino alla quotidianità, il fatto che il costumer service sia non generalizzato su vasta scala ma frutto di un rapporto quasi amichevole con il cliente, che la soluzione è a portata di mano proprio perché vincente è l’apporto umano. In questo, piattaforme come Facebook possono aiutare, considerando come la struttura del social network (che punta basandosi sul concetto di Timeline alla valorizzazione della “storia” e sulla content curation) sia immaginata proprio per raccontare la storia.

Sfruttare la rete sociale… in Rete

In quanti avete avuto modo di trovare, su Facebook soprattutto, il profilo personale del negozio dell’angolo della vostra città che vi chiede l’amicizia? Un approccio magari anche fastidioso, ma ormai diventato prassi comune. In questi anni scelte simili, compiute più per istinto che per vera conoscenza dello strumento, sono state fatte da moltissimi commercianti che immaginavano di trasferire parte del proprio lavoro in una dimensione “personale” come quella, appunto, del social network di Mark Zuckerberg. Oggi si può lavorare in maniera più raffinata, magari usando anche un approccio meno “strutturato” come quello che potrebbe offrire un marketer professionista, ma senz’altro valido. Aprire una brand page e customizzarla è questione di pochi click (ben spiegati in “Facebook Timeline: come personalizzare la copertina [TUTORIAL]“): costruire una massa critica di utenti che possano valorizzare il lavoro di valorizzazione del brand e di community management è frutto di ottimizzare i contatti personali, sfruttare la propria rete di clienti/amici che possano far da volano all’affiliazione, affermarsi fra chi conosce già l’azienda per proporsi – attraverso il secondo grado di separazione – a chi ancora nella dimensione locale non conosce il marchio e i prodotti/servizi erogati.

Il viral marketing funziona grazie all’automatica trasmissione del messaggio: in una dimensione cittadina e non troppo grande, è un principio da sempre valido e funzionante (come scegliete un dentista? Di solito, non chiedete ai vostri amici e parenti?). Sfruttarlo sui social network è più semplice di ciò che si pensi!

Il Contenuto al centro

Al punto 1) abbiamo parlato di Esperienza come focus centrale del messaggio da trasmettere. Valorizzare quest’aspetto è fondamentale, ma non è l’unico. Per ampliare il proprio pubblico e valorizzare il messaggio, sia esso strutturato su una brand page di Facebook, un tweet su Twitter, un board su Pinterest, è necessario costruire un immaginario, anche se l’azienda è molto piccola o magari ritiene di non esser all’altezza.

Vi avevamo parlato, ad esempio, di un esperimento molto interessante fatto da Millewattstudio per un’azienda di Bologna, la ItalTeck (trovate tutto nel post “Storytelling e advertising: torna Carosello grazie a Millewattstudio”!) che cercava di applicare le tecniche del mockumentary alla promozione di un prodotto. Il caso specifico ha richiesto certo un investimento da parte dell’azienda, ma nel piccolo si può operare con lo stesso approccio, andando a costruire delle vere e proprie narrazioni sui propri prodotti di punta, cercando di incuriosire gli utenti che si sono connessi al vostro spazio/account e puntando essenzialmente a ‘svuotare’ il vostro contenuto da ogni chiaro intento pubblicitario per renderlo prima di tutto attraente e fruibile con facilità. Per fare narrazione basta soltanto condividere ciò che si è e ciò che si vive ogni giorno, e non temiate di sembrare banali: una PMI ha in sé un valore di unicità esattamente come il grandissimo brand. Bisogna soltanto dirlo.

Se proprio non potete farne a meno… fate parlare tutti!

Qualsiasi sia la scelta strategica che si farà, nessuno spazio sui social network vive autonomamente. C’è bisogno di curare la propria presenza, esattamente come bisognerebbe fare con un qualunque sito internet che voglia avere un minimo di funzionalità (considerando i siti mai aggiornati forse più controproducenti che altro).

Certo, la soluzione migliore è affidarsi, almeno in una fase di startup, a un esperto che possa indirizzarvi a lavorare sullo strumento più adatto al vostro business e possa almeno formare una risorsa che si faccia carico anche di questa attività, e nel tempo aggiungere un professionista che possa seguire ogni giorno la gestione dei vari account.

Un’altra soluzione, se invece ad entrare nel mondo del social media marketing sono aziende che hanno poche risorse e non possono investire su una nuova figura, una buona attività può esser fatta  con un sano gioco di squadra. Una gestione collegiale, e chiaramente indirizzata/monitorata dal titolare, può essere la soluzione. In che modo si può sfruttare questa metodologia di gestione senza creare confusione? Organizzandosi. Esempio: considerando una piccola azienda di profilati metallici con 3/4 operai, si potrebbe chiedere a ognuno di descrivere una parte del proprio lavoro a turno, cercando non di fermarsi come detto sopra al semplice processo produttivo, ma anche alle competenze messe in campo, agli utilizzi che si possono fare del prodotto, alle sue qualità: il tutto però raccontato dagli occhi di chi materialmente quel prodotto l’ha realizzato. Il tutto potrebbe essere convogliato in una sorta di rubrica da gestirsi settimanalmente, creando insomma i presupposti per realizzare una produzione di contenuti che abbia i caratteri di serialità più pura.

Se invece, ad esempio, la PMI in questione è uno studio legale, si può optare per una comunicazione più “easy” con lo spirito di divulgazione, magari sfruttando Twitter come piattaforma: un esempio può essere proporre ai propri follower (e magari, approfittando di qualche topic inerente) le ultime novità in termine di legislazione traendo spunto dal proprio settore di riferimento. Le professionalità insomma dove è necessario rimanere al passo con gli aggiornamenti (tutte, in pratica) possono mettere a disposizione la loro conoscenza a tutti gli utenti, che certamente non rimarranno indifferenti alla preparazione messa in mostra.

Siate curiosi

Provare nuovi modi per raccontarsi non è un’attività difficile. Non bisogna aver paura di valorizzare il percorso che ha portato un’idea un’attività vera e propria: la curiosità nel cercare nuovi modi di offrire la propria esperienza è fondamentale!

Voi avete da proporci case history interessanti legate alle PMI, amici lettori? Vi siete mai trovati a gestire un’attività di social media marketing di questo genere?

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