È un'impresa fare impresa in Italia? Giampiero Cito risponde con Mad in Italy!

Giampiero Cito, insieme ad Antonio Paolo, è l’autore di Mad in Italy.
Quindici consigli per fare business in Italia. Nonostante l’Italia
, uscito il mese scorso (e già in ristampa).

Quando ho seguito una delle sue prime presentazioni ero a Siena, nella sua città, e sono rimasta colpita dalla risposta di sua madre quando qualcuno le ha fatto i complimenti per un così bravo figlio. “Ah, ma lui è uscito così da solo!” ha risposto la signora, facendomi subito venire in mente uno dei capitoli-consiglio più belli del libro: 11. “Fai le cose a modo tuo”.

A destra Giampiero Cito con la camicia di forza, simbolo dei mad italiani

Giampiero e Antonio, direttore creativo e strategic planner dell’agenzia Milc che hanno fondato, sono i due pubblicitari che nel 2009, “decapitati” dalla crisi, hanno creato Mad in Italy! e hanno affermato che la capacità reale di fare impresa oggi in Italia e proporre prodotti leader a livello mondiale è frutto della genialità degli imprenditori che hanno il coraggio, la lungimiranza e la creatività di realizzare la propria idea d’impresa in Italia, guidati da “lucida follia”, viste le enormi difficoltà che un’azienda deve affrontare ogni giorno nel nostro Paese per non morire.

La storia di Mad in Italy! non finisce però con un libro, perché presto sentiremo parlare di “Italia Caput Mundi“. In attesa che il nuovo progetto veda la luce, abbiamo chiacchierato con Giampiero e questo è il risultato.

Foto di Giulio Storti per il libro "Headliners" di Pasquale Diaferia

Che cos’è Milc, da cui nasce il progetto Mad in Italy, e cosa vuol dire “fare esperienze di comunicazione nuove di zecca”?

Milc è un’agenzia di comunicazione pubblicitaria che, per scelta, ha deciso di sviluppare la propria attività a Siena, in quella che fino a pochi anni fa poteva essere definita “la periferia della periferia della comunicazione pubblicitaria”. Negli anni abbiamo costruito un gruppo di persone complementari e validissime che condividono la nostra stessa idea: dove si vive bene si pensa meglio. E pensare progetti e produrre idee nuove è il nostro pane quotidiano.

La comunicazione sta attraversando un momento di rivoluzione epocale. Da alcuni anni gli strumenti cosiddetti “tradizionali” diventano spazi per divulgare campagne nate e pensate per essere veicolate altrove, sul web e sui social network, ad esempio. Abbiamo coniato un termine che è “sitevertising“; il concetto è quello di unire le logiche dell’advertising con le potenzialità del web. Per alcuni clienti, ma anche per i progetti autoprodotti da noi, seguiamo questa logica.

Alla base di tutto c’è sempre una brand idea. Tutto parte da una chiacchierata dove si inventano nomi, strategie e movimenti di pensiero che, per il fatto che prima non c’erano, diventano immediatamente notiziabili. Nuovi di zecca.

Cosa significa “brand new”?

“Brand new” è il nostro pay off. Letteralmente vuol dire appunto “nuovo di zecca”, ma se inverti l’ordine delle parole hai “new brand”, una marca che, a partire da questa rivoluzione delle idee ne risulta completamente rinnovata. Lo facciamo per clienti di ogni settore, dalla finanza all’assicurazione, dal vino al food, dalla pubblica amministrazione ai servizi al cittadino.

Che cosa significa comunicare l’innovazione oggi? E qual è la tua percezione di ciò che viene comunicato dagli stakeholders?

Se per “innovazione” si intende meramente l’attesa dell’ultimissimo modello di smartphone o l’upgrade di un sistema operativo, siamo confinati in un’innovatività a breve scadenza.

Tra un anno ci sarà sicuramente un nuovo modello o una nuova versione che la renderanno già obsoleta. Se invece con “innovazione” si identifica l’opportunità che la novità è capace di generare, allora si può pensare di avere realmente in mano gli strumenti per provare a cambiare il mondo. O quantomeno una porzione di esso.

Per me ogni innovazione è tale se, una volta immessa nel mondo in cui si vive, porta una serie di sviluppi, anche collaterali e inattesi che, nel corso del tempo, modificano la nostra quotidianità. Nel caso dei social network, ad esempio è innovazione l’algoritmo di Facebook o le immense aperture mentali che la sua creazione ha portato nelle teste di un miliardo di utenti? Su Facebook sono diventato “amico” di mio padre che ha oltre 65 anni di età. Se non è innovazione questa!.

La comunicazione può e deve avere, per questo, una funzione “terapeutica” rispetto alle distorsioni che il quotidiano ci presenta davanti. Comunicare vuol dire creare condivisione tra due o più attori. Questa è una grande opportunità che noi stiamo utilizzando su più fronti e su molti dei nostri progetti. Ci riconosciamo in pieno nell’idea di Paolo Iabichino che,con il suo “Invertising”, propone di invertire il senso di marcia della comunicazione pubblicitaria così come la conosciamo.

Credi che oggi per fare impresa sia sufficiente avere un sogno da realizzare?

Quando alla fine del 2010 noi di Milc abbiamo dato vita al progetto “Mad in Italy”, per dare un input agli imprenditori italiani sul bisogno di riconoscere il valore delle proprie idee e continuare a crederci investendo in un Paese difficile e complesso come l’Italia, ci siamo posti questo dubbio. Dopo due anni in cui la crisi di allora non si è affatto sopita, anzi, sta creando numerosi e ulteriori sconquassi, la risposta è: no, i sogni non bastano.

Bisogna avere la capacità di capire se la nostra idea è realmente valida, non innamorarsene e, se serve, essere pronti a modificarla o addirittura a disfarsene. Se invece, ci si accorge che l’idea è concretamente positiva, nel senso che può creare reali opportunità di business, sviluppi virtuosi, posti di lavoro, non investirci per paura della crisi, quello sí che sarebbe un delitto.

Antonio Paolo e Giampiero Cito a La Battaglia delle Idee, Napoli, 13 ottobre 2012

Pensi manchi qualcosa al Decreto Sviluppo per aiutare e tutelare gli imprenditori italiani?

In un momento delicato come quello che stiamo attualmente vivendo, credo che siano fondamentali progetti come questo dove si parte dalla concretezza dei bisogni primari per chi inizia una nuova attività imprenditoriale. La mia idea di start-up è, tuttavia, un po’ diversa da quella che solitamente viene proposta. Credo che sia ormai superata la fase in cui le nuove imprese erano prevalentemente quelle legate ai concetti di innovazione tecnologica.

Il mercato si sta saturando di realtà con una “mortalità infantile” altissima, molte delle quali non superano i due anni di vita.

Credo che sia il tempo di pensare a start-up dove si fa innovazione a partire anche dalle radici produttive della nostra cultura agricola e industriale. Abbiamo tanti settori e comparti di produzione in cui siamo ancora molto competitivi. Comunicare il bisogno di investire in innovazione di processo su questi settori, è una sfida che ci piacerebbe portare avanti nei prosssimi anni.
Non ci dimentichiamo che quando Michele Ferrero inventò la Nutella lo fece a partire dagli ingredienti della crema di gianduia, uno dei prodotti della tradizione piemontese. Si possono creare nuovi prodotti e nuovi mercati,anche internazionali, se siamo capaci di rinnovarci. E non soltanto parlando di nuove tecnologie e di settore digitale.

Qual è l’ostacolo con cui ti sei scontrato più spesso durante il tuo viaggio professionale?

L’indisponibilità di molti dei nostri interlocutori a farsi guidare in percorsi diversi da quelli logici. Quando il cliente si lascia condurre su strade laterali vengono fuori le cose più belle, i progetti migliori, le campagne più efficaci. A volte nei viaggi di ritorno da un appuntamento andato male, mentre guido, capita che un account mi riporti alla realtà dicendomi: “Non erano ancora pronti per questa idea”. Fortunatamente non sempre è così.

Lasciaci con un consiglio: come crescere nel senso più imprenditoriale che hai in mente?

Smetti di perdere tempo a citare Steve Jobs e prova davvero a fare nel tuo campo quello che lui ha fatto nel suo. Pensa, ma poi attivati per fare!

Microsoft pronta a ritirare Windows Live Messenger. Al suo posto Skype

Microsoft pronta a ritirare Windows Live Messenger. Al suo posto Skype [UPDATE]

Il noto sito “The Verge” riporta che Microsoft sta pensando di mandare in pensione il diffuso programma di chat Windows Live Messenger integrandolo con l’applicazione di Skype; questo è quanto ha appreso da alcune fonti interne di Microsoft.

Microsoft pronta a ritirare Windows Live Messenger. Al suo posto Skype

Già nei mesi passati, forte della recente acquisizione, l’azienda di Redmond ha iniziato a spingere sempre di più alla migrazione con il programma di videochiamate, e ora sembra di essere arrivati ad una nuova tappa.

L’applicazione stand-alone, così come la conosciamo oggi, dovrebbe sparire, lasciando il posto ad una completa integrazione in una prossima versione di Skype (programma sempre più importante per Microsoft) soprattutto all’alba del neonato Windows 8, nella sua variante desktop e nella sua variante Windows Phone.

Microsoft pronta a ritirare Windows Live Messenger. Al suo posto Skype

Già oggi è possibile loggarsi a Skype con le credenziali del proprio Microsoft Account, unendo appunto i due accounts.

TheVerge aggiunge inoltre che a breve, proprio Microsoft, dovrebbe rilasciare un annuncio ufficiale in merito.

UPDATE: Dalle pagine del blog di Skype arriva proprio in queste ore un’ulteriore conferma di quanto avevamo da poco scritto.
Nel primo quadrimestre del 2013 Live Messenger, ad esclusione del mercato cinese, sarà ritirato dal mercato.

Sarà possibile continuare a chattare e videochiamare i propri contatti direttamente da Skype con un unico account, quello di Microsoft, in pratica un passepartout per l’accesso ad una molteplicità di servizi differenti.

Nei prossimi mesi la transizione sarà quindi accelerata e gli utenti di Windows Live Messenger verranno aiutati con tutorial e informazioni da parte di Skype. Si raccomanda, già da ora, di aggiornare la versione del programma.

Ikea dalla parte dei bambini con l'Unicef [VIDEO]

IKEA è tornata con “Playin’ with my friends“, primo spot firmato dall’agenzia Mother London, che vede un gruppo di bambini preparare il pranzo, sistemare la tavola e accogliere gli ospiti. Tutto ciò in perfetta sintonia con i loro inseparabili amici di peluche. Lo spot ci mostra semplici soluzioni che permettono a tutti i bambini di cucinare, mangiare e parlare con gli adulti senza nessuna difficoltà.

Da tempo IKEA diffonde campagne che, non più incentrate esclusivamente sull’arredamento, comunicano tematiche legate all’esigenza di vivere con calore e amore la propria casa. “Soft Toys“, inoltre, è stato pubblicato in contemporanea con l’ormai tradizionale appuntamento del brand svedese con l’Unicef. Anche quest’anno, insieme a Ikea, l’organizzazione vuole infatti contribuire a migliorare la qualità delle scuole nei Paesi in via di sviluppo. Dal 2003, quando è stata lanciata, l’iniziativa ha raccolto un totale di 31 milioni di euro, aiutando così 8 milioni di bambini circa a ricevere un’istruzione di qualità in oltre 40 Paesi sottosviluppati.

Dall’inizio di questa partnership 370.000 bambini sono stati sottoposti a controlli contro la malnutrizione e 56.500 sono quelli che sono stati curati. Gli studenti di 13.120 scuole possono beneficiare di insegnanti di nuova formazione e di migliori curricula didattici, mentre 600 nuovi Comitati di Protezione dei Minorenni sono stati istituiti per porre fine al lavoro minorile, più di 500.000 funzionari, leader e membri della comunità sono stati formati con l’obiettivo di proteggere i bambini.

Per ogni peluche e ogni libro acquistato nei negozi IKEA Italia, IKEA Foundation donerà 1 euro a favore dei programmi di istruzione dell’Unicef. Una buona idea per i regali di Natale, no?

Instagram annuncia il lancio dei nuovi profili web [BREAKING NEWS]

Una delle caratteristiche peculiari di Instagram è – o meglio era – quella di essere una social app, a discapito degli utenti che avrebbero desiderato un profilo accessibile da browser. Sicuramente Followgram.me ha dato un primo contributo in quest’ultima direzione ma, stando all’ultima comunicazione dal blog di Instagram, il vero ‘colpo di grazia’ sembra provenire direttamente dal team Instagram:

“Avete chiesto per avere Instagram sul web e vi abbiamo ascoltato. Nei prossimi giorni rilasceremo Instagram anche per il web.”

Una novità molto interessante, che secondo alcuni sarebbe uno dei primi effetti palesi della recente acquisizione della social app da parte di Facebook, dopo i rumors sulle incomprensioni tra i due team.

“Per vedere il vostro profilo o esplorare quello di un amico, digitate semplicemente instagram.com/[username]. Per vedere per esempio il profilo di Nike, @nike, dovreste digitare instagram.com/nike.”

 

Se non riuscite ancora a vedere il vostro profilo online, niente paura: tempo una settimana e l’operazione sarà completata! iSpazio.net sottolinea comunque che si tratterà di un processo ‘a metà’: non sarà infatti possibile da browser caricare le foto, che rimarrà dunque un’esclusiva dell’app.

Allora, cosa ne pensate della novità? Instagram corre il rischio di snaturarsi oppure questa potrebbe essere un’ulteriore leva di diffusione del progetto social?

I 10 brand più semplici al mondo

“Simple is smart” è l’approccio di Siegel+Gale, una delle società di branding strategico più importanti del mondo.
Fautrice della semplicità a 360°, la società consiglia da sempre ai brand di imboccare questa strada. Per quanto la complessità sia molto facile da creare, infatti, la ricompensa al coraggio di scegliere il suo opposto supera di gran lunga i rischi.

Secondo Siegel+Gale, sono queste le regole base per avviare il processo di semplificazione del marchio:

  • Agevolare l’innovazione, promuovendo il pensiero creativo e permettendo ai dipendenti di condividere idee.
  • Accogliere i pareri esterni; ciò che crediamo essere vero internamente, infatti, non sempre è ciò che il mercato pensa di noi.
  • Comprendere al dettaglio l’esperienza del consumatore, poiché la semplicità non è così intuitiva come si possa pensare; “più grande” non sempre è meglio, e “di piccole dimensioni” non sempre è bello.
  • Porre l’empatia per il consumatore al centro del prodotto, del servizio clienti e dell’experience design.
  • Avere il coraggio di avviare il processo, perché la semplicità paga sempre.



Partendo da questi presupposti la società propone per il terzo anno consecutivo il suo Indice globale della semplicità di marca: 6000 persone intervistate per valutare i brand sulla base della semplicità/complessità di prodotti, servizi, interazione e comunicazione.
Ecco i 10 brand più semplici al mondo secondo The Global Brand Simplicity Index 2012:

1) Google

Google ha trasceso il concetto di marchio per diventare sinonimo della ricerca di informazioni online. Con la sua homepage iconica, l’interfaccia utente semplice e l’efficacia della ricerca dei risultati, Google si riconferma come vincitore dell’Indice di semplicità.

2) McDonald

McDonald è da sempre apprezzato per il suo semplice approccio al fast-food, sempre più adeguato ai gusti del mercato locale. Dotato di un menù ben noto e di facile comprensione, la qualità costante in tutti i Paesi gli ha permesso di guadagnare la seconda posizione.

3) IKEA

Un prodotto di design semplice, funzionale e moderno, presentato a prezzi accessibili e un forte impegno anche per l’accessibilità on-line, in-store e post-vendita: ecco le caratteristiche che hanno permesso a IKEA di guadagnare il terzo posto.

4) C&A

Con radici che risalgono all’Olanda del diciassettesimo secolo, questo marchio di famiglia ha sfruttato la sua forte presenza europea per diventare un marchio globale nella moda al dettaglio.
Il suo semplice scopo di rendere la moda accessibile fa balzare C&A al quarto posto.

4) Apple

Considerato da alcuni come il marchio più prezioso del mondo, Apple rimane vicino alla parte superiore dell’Indice di semplicità continuando a offrire prodotti che tendono alla perfezione del design al fine di creare un’esperienza utente intuitiva e semplice.

6) Pizza Hut

Con quasi 13.000 sedi in più di 90 paesi in tutto il mondo, Pizza Hut è il più grande franchising al mondo di pizzerie. Con la sua pubblicità chiara, gli ordini online, un servizio eccellente e la consegna rapida, ha ottenuto il sesto posto della classifica.

7) Nokia


Nokia ha ricevuto diversi riconoscimenti per i suoi prodotti semplici e auto-esplicativi e i suoi sistemi operativi accessibili. Il marchio ha inoltre in programma di rilasciare nuovi smartphone Lumia che incorporino capacità tecnologiche innovative.

8 ) Yahoo!

L’ottava posizione di Yahoo! è il risultato della complessiva semplicità di ricerca unitamente al suo alto riconoscimento del marchio e a una esperienza di navigazione molto facile.

9) Carrefour

Uno dei più grandi rivenditori europei, Carrefour entra nella classifica soprattutto grazie alla semplicità della sua gamma di prodotti e all’ottima esperienza dei clienti.

10) ALDI

Attraverso la pubblicità semplice e senza fronzoli incentrata sul risparmio, insieme a una buona qualità e varietà dei prodotti, il marchio di supermercati ALDI comunica in maniera chiara e semplice il suo concetto: “lo stesso per meno.”

Asi Burak: i digital games per il cambiamento sociale [EVENTO]

Dal 15 al 17 novembre a Firenze arriva l’ottava edizione di Italian Doc Screenings, l’evento per producer e film maker dedicato ai transmedia e a crossmedia.

All’interno del ciclo di eventi che si svolgeranno in questi tre giorni, vi segnaliamo un evento imperdibile che si terrà venerdì 16 novembre: lo speciale incontro con Asi Burak,  il Co-Presidente di Games for Change (G4C).

« I digital games stanno diventando un medium maturo, una forma d’arte espressiva e un veicolo di cambiamento sociale. […] Presto i giochi parleranno ad ognuno di noi, allargando il loro orizzonte intellettuale e toccando una gamma molto più vasta di emozioni. In una famosa pubblicità del 1983, la Electronic Arts chiedeva: “Può un computer farti piangere?”. Ho deciso che la risposta è sì e spero che voi siate d’accordo con me. »

Sono queste le parole di Asi Burak che sono anche alla base di Games for Change (G4C) un’organizzazione che dal 2004 che si occupa di produzione e distribuzione di giochi digitali per il cambiamento sociale; grazie alla quale è stato nominato uno dei “Digital 25: Leaders in Emerging Entertainment” dalla Producers Guild of America (PGA) e dalla rivista Variety.

Prima di intraprendere questo progetto, Burak ha co-fondato e guidato “Impact Games, società che ha creato le celebri piattaforme di gioco “PeaceMaker” e “Play the News”.
Ed è co-produttore dell’Annual Games for Change Festival, il più grande evento dedicato ai giochi d’impatto sociale che si tiene ogni anno a New York.

Una carriera di tutto rispetto e che fa capire l’importanza di questo incontro, libero e gratuito, che si terrà dalle ore 14.30 alle 17 presso il Piccolo Auditorium di Sant’Apollonia a Firenze.

Per registrarsi non bisogna far altro che inviare un’email ad iscrizioni@italiandocscreenings.it ed il gioco è fatto!

Per maggiori informazioni sull’iniziativa e sul ciclo completo di eventi visitate il sito ufficiale Italian Doc Screenings.

Le Presidenziali USA formato video: Obama, Romney e gli altri [VIDEO]

Si sono ufficialmente aperti i seggi statunitensi, dove milioni di cittadini decreteranno quello che sarà il nome del nuovo Presidente USA. Ieri il nostro ninja Antonio Esposito ci ha raccontato le presidenziali partendo da un punto di vista ‘branding’, analizzando in quest’ottica punti di forza e debolezza dei due candidati.

Ma in rete, cos’è successo in questi mesi e in queste ultime intense settimane di campagna elettorale? Quali sistemi di significato, strategie e controstrategie sono nati dai centri mainstream e grassroots? Concentrandoci sul nostro media di interesse, i video, vedremo come soggetti diversi hanno utilizzato questo strumento per comunicare e ridefinire i contenuti di interesse, e a scopo diverso.

La campagna elettorale: i canali Youtube di Obama e Romney

Come sottolineato da Antonio, una delle forme più utilizzate e oramai tradizionali di propaganda è il cosiddetto ‘celebrity endorsement’: il canale ufficiale di Obama su Youtube ospita video, tra gli altri, di Jon Hamm, Alicia Keys, Jennifer Lopez, Jane Lynch, che uniscono narrativamente la propia storia personale al sogno americano incarnato da Barack Obama. Ci troviamo ancora di fronte ad operazioni centralizzate, facenti parte della strategia di comunicazione della campagna del presidente uscente, che vuole parlare alla cittadinanza rispecchiandosi nellea sua grande eterogeneità (solo queste star citate sono rappresentanti, rispettivamente, della popolazione bianca, nera, latina, omosessuale).

Tra i video uno in particolare ha attirato l’attenzione della rete: Lena Dunham, giovane attrice, sceneggiatrice e regista (della serie “Girls” di HBO, in particolare) , è la protagonista di “Your First Time”, spot dedicato alle giovani che devono votare per la prima volta. Video che, come prevedibile, ha creato sconcerto nella cittadinanza repubblicana, i cui rappresentanti si sono dichiarati offesi dal doppio senso contenuto nello spot, considerato tendenzioso e non adatto al contesto.

Pari attenzione ha probabilmente ricevuto il video di Donald Trump il quale, dichiarato sostenitore di Romney, ha diffuso un comunicato dai toni decisamente meno ironici, in cui invita provocatoriamente Obama a rendere pubblici i documenti di richiesta di passaporto e di iscrizione al college, in cambio di una donazione di 5 milioni di dollari verso enti di beneficienza. Inutile dire che il video ha alzato un grosso polverone, che certamente non ha giovato alla campagna di Romney.

Vediamo come un filmato che non faceva parte della strategia centralizzata del candidato repubblicano (lo si suppone, perlomeno) abbia in realtà fortissima visibilità e scatenato un buzz notevole.
Con 7 milioni di views in pochi giorni, il video del tycoon americano ha superato di gran lunga il video più popolare sul canale ufficiale Youtube di Romney.

Un veloce sguardo alle home dei canali dei due candidati offre del resto un’eloquente istantanea della strategia comunicativa dei due sul web: il video più visto di Obama supera i 12 milioni di contatti, l’equvalente di Romney non supera i 2 milioni. Le considerazioni che leggiamo nel post della sezione Marketing dimostrano anche qui la loro ragion d’essere: look frizzante e giovanile contro uno stile più ingessato e conservatore; capacità di intercettare gli eventi rendendoli favorevoli, o creare occasioni per ‘rendere popolare il proprio brand’.

Il video più visualizzato nel canale di Obama è la sua comparsata di qualche anno fa all’Ellen Show, seguito dagli estratti dei suoi discorsi più celebri. Nel canale di Romney, troviamo molti video creati ad hoc dall’alto contentuo propagandistico e che hanno nella maggior parte dei casi, come oggetto, la politica di Obama, il ‘nemico’, la disoccupazione, la crisi.

Le risposte della rete e le pratiche di ridefinizione dei contenuti

Sarcasmo, satira, parodie. Grande successo hanno riscosso quei video che hanno utilizzato il linguaggio polemico e di dissenso per eccellenza in USA, qui in chiave ironica: il rap.

C’è chi ha trasformato i dibattiti dei due candidati in un piccolo musical free style o in un video game retrò.

E gli altri?

Diversi brand hanno approfittato dell’interesse mediatico creatosi attorno alle Presidenziali per mettere a punto contenuti speciali ad alto tasso virale. Un esempio? Fox e ‘I Simpsons‘. L’endorsment video di Mr. Burns per Romney ha ottenuto quasi 6 milioni di views su Youtube.

La stessa piattaforma di video sharing ha avviato un’operazione inedita di copertura delle giornate di votazione, creando Youtube Election Hub e invitando i cittadini a documentare il loro voto e condividerlo in rete.

Molto più che nel 2008, dunque, le Presidenziali americane si sono affermate come un evento sociale che ha coinvolto i diversi livelli della società nella creazione di differenti strategie di creazione e ridefinizione di contenuti. E siamo certi che non finirà qui. Come reagirà la rete all’elezione del nuovo Presidente? Stay tuned!

Marlee Signs: la nuova applicazione per imparare il linguaggio dei segni

La lista di applicazioni per non udenti è da sempre molto ricca: dall’ABC Player a LouderTV, sino ad arrivare a tutti i dizionari che abbracciano le diverse lingue.

All’elenco, però, dobbiamo aggiungere la nuova applicazione che mostra agli utenti i fondamenti della lingua dei segni americana. Il suo nome è “Marlee Signs”, nata dalla collaborazione tra l’attrice statunitense Marlee Matlin Beth e la fondazione Medl Mobile, incubatrice e sviluppatrice delle tecnologie mobile.

@Apple store

@Apple store

Marlee Matlin Beth, non udente sin da quando aveva 18 mesi a causa di una malformazione genetica, è stata l’unica attrice sorda a vincere l’Academy Award nel 1987 come protagonista di Figli di un Dio minore.

Da diversi anni è coinvolta in una serie di organizzazioni di beneficenza tra cui Easter Seals (dove è stata nominata Membro Onorario), AIDS Foundation, Elizabeth Glaser Pediatric AIDS Foundation, VSA arts e la Red Gabinetto Celebrity Croce.

In più, si dà il caso che Marlee è membro dell’Associazione Nazionale per i non udenti e la portavoce per l‘Istituto Nazionale di didascalia per sordi.

Grazie a questa spiccata sensibilità verso il problema, che la coinvolge in prima persona, e alla complicità dei fondatori della Medl Mobile, Andrew Maltin e Dave Swartz, “Marlee Signs” nasce per concedere a tutti la possibilità di imparare il linguaggio ASL.

Non si tratta di un sostituto a un corso formativo in quest’ambito, ma è di certo un modo per avvicinarsi visivamente, e non solo con immagini statiche, a questo mondo.

L’applicazione utilizza una quantità di demo, di cui Marlee è protagonista, che illustrano l’alfabeto, il vocabolario di base e le espressioni della vita di tutti i giorni.

Cosa rende, però, speciale quest’app: la “Slow Motion” e la funzione “Spell”.

La prima permette di focalizzarsi in maniera più approfondita sui dettagli che interessano ad ogni singolo utente. La seconda, d’altro canto, mostra come scrivere una frase complessa nel linguaggio dei segni. Basta digitarla e guardare come Marlee la scrive!

@Apple store

L’app è stata progettata per iPhone e debitamente ottimizzata per iPhone 5 ed è disponibile su App Store gratuitamente. Inoltre, sono prevista un certo numero di pacchetti lezione, ognuno dei quali ad un prezzo di 3,99 dollari.

Ecco il download all’app su iTunes:

@Apple store

Google lancia i nuovi Chromebook

Le domande che probabilmente si saranno posti i vertici di Google sono due: come possiamo aiutare i nostri utenti a navigare ancora più semplicemente senza tanti fronzoli? La seconda domanda sarà stata sicuramente: come mai i nostri  Chromebook550 non sono decollati in vendite?

Google lancia i nuovi Chromebook

La risposta ad ambedue le domande è stata creare, in una partnership con Samsung (come per il precedente modello), un nuovo device in grado di fidelizzare con gli acquirenti attraverso il sistema operativo Chrome: dentro, oltre allo stretto necessario, a uno schermo 11″,  non c’è altro, è tutto su una nuvola, tutto cloud, disponibile sempre e ovunque.

Google lancia i nuovi Chromebook

Una buona idea, per chi è affezionato alla tastiera, al tavolino che sostiene il notebook e magari un mouse: ma giusto per questi utenti, aggiungo.
Diciamoci la verità, Google difficilmente ne sbaglia una, ma l’eccezione che conferma la regola è sempre dietro l’angolo.

Cosa me ne faccio di un Chromebook quando dalla stessa Google posso acquistare lo splendido Nexus 7 allo stesso prezzo? Praticamente, perché di pratica si parla, le operazioni che posso svolgere sono le stesse, ma il piacere di farle ovunque voglia grazie all’estrema portabilità del dispositivo “tablet” non teme confronti.

Non parliamo del precedente Chromebook 550, anzi spendiamoci due lettere: un computer con 4gb di ram, processore spaziale per far girare un sistema operativo che richiederebbe la metà delle specifiche? Senza la possibilità di installare software come “Photoshop” ad esempio? E che ce ne facciamo? Come hanno potuto pretendere che con tutta questa offerta le persone spendessero ben 449€ per un dispositivo così, passatemi il termine, limitato?

Il futuro è nei tablet, se n’è accorta persino Microsoft e la stessa Google ha appena lanciato il Nexus 10 come prodotto di punta: il Chromebook accontenterà una fetta ristrettissima di persone, più o meno tutte quelle che hanno avuto un buon approccio con i netbook e vogliono continuare l’esperienza, più o meno la stessa quantità di persone che hanno acquistato un telefono “qwerty” e non vogliono passare ad un “touch”.

Che ne pensate?

Haribo lancia la Gummyfication alla stazione di Milano [VIDEO]

 

Pochi giorni fa è stata lanciata la nuova strategia di comunicazione di HARIBO Italia attraverso un’azione di ambient marketing davvero speciale. La location scelta per inaugurare il nuovo progetto di “Gummyfication” è la stazione di Milano Cadorna (linea MM1).

All’interno della stazione i numerosi spazi (tra cui scale mobili, tornelli e pavimentazioni) e la segnaletica ATM hanno subito una rivisitazione a base di caramelle HARIBO. Orsetti, rotelle e coccodrilli gommosi hanno letteralmente “dominato” la stazione ed i suoi ambienti principali.

In contemporanea sono stati lanciati anche gli hashtag ufficiali #HARIBOCADORNA e #HARIBO attraverso i quali gli utenti potranno condividere le proprie foto scattate in stazione tramite Twitter o Instagram.

L’iniziativa a Milano è la prima di una lunga serie che coinvolgeranno il brand e i suoi consumatori – ci spiega Massimo Bullo, Marketing Manager HARIBO Italia:

“Il progetto Cadorna “Gummyfication” non si limita ad esser un mero presidio di comunicazione outdoor, ma parte di una nuova strategia multicanale di marca in via di sviluppo da settembre per HARIBO Italia”.  

“Tutti i brand touchpoints divengono un punto di interazione attiva tra brand e consumatore, la marca entra a far parte della quotidianità di tutti i giorni estendendo i propri codici visivi e valori su luoghi, ritmi e atmosfere che vengono reinterpretati, reinventati e “gustati” con il mood HARIBO”.

“Il consumatore viene così coinvolto nell’esperienza di questa rivoluzione HARIBO degna di “post”, commenti e condivisione, diventando lui stesso volano della diffusione e valorizzazione dell’attività di comunicazione. Il passo successivo sarà dare un contesto e nuove occasioni social per i contenuti che via via si andranno a sviluppare in ottica crowdsourcing con il consumatore”.

Di seguito troverete una gallery con le immagini di come appare in questi giorni la stazione della metro di Milano Cadorna (l’allestimento durerà fino al 25 novembre).

Credits:

Agenzia: Hagakure
Art director: Marco Tironi e Alberto Monti
Copywriter: Fabio Montalbetti
Fotografia e postproduzione: IppiStudio
Strategist: Michela Cimnaghi
Accounting e coordinamento: Marianna del Curto
Direzione creativa: Matteo Righi
Coordinatore del progetto per Haribo Italia: Daniele Calza
Marketing manager Haribo Italia: Massimo Bullo