Ricordate le scarpe realizzate da Adidas, con i sensori musicali? Un ottimo esempio di tecnologia indossabile. Oggi aggiorniamo il nostro “guardaroba” parlandovi delle scarpe con il sensore Gps che vi riportano a casa, dovunque voi siate!
L’idea è del designer britannicoDominic Wilcox, noto in passato per altre invenzioni stravaganti. In pratica, nel tacco della scarpa di sinistra è presente un ricevitore GPS e nella parte superiore della scarpa delle perforazioni a forma di cerchio rivelano dei led che si accendono per indicare la direzione di marcia.
Mentre la scarpa di destra indica, con una fila di led rossi, la distanza percorsa. Le suole in cuoio sono decorate con ghirigori di edifici e luoghi in stile Wilcox.
La sua mostra personale (dal nome “Variations on normal“) al London’s KK Outlet durerà fino al 26 settembre ed è possibile ammirare altre sue creazioni e concept.
Ci chiediamo se sia possibile programmare con il Gps altre destinazioni, ma probabilmente no, potendo registrare solo la base (Home). Sicuramente un’idea stravagante, utile in quelle serate dove proprio non ricordi la strada di casa. 🙂
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/09/Le_scarpe_con_il_gps_che_ti_riportano_a_casa_dovunque_ti_trovi.jpg553728SimosokeSimosoke2012-09-14 11:30:472012-09-14 11:30:47Le scarpe con il Gps che ti riportano a casa, dovunque ti trovi!
App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!
Stanco delle classiche foto? Mixel è l’app che fa per te, dunque!
Con Mixel per iPhone potrai creare fantastici e divertenti collage, da poter salvare e condividere con chi vuoi.
Innanzitutto bisogna registrarsi, ma è possibile effettuare il login anche con Facebook o Twitter. A questo punto, basterà scegliere le foto di cui vuoi creare il mosaico: l’app creerà automaticamente un collage delle immagini selezionate, in modo assolutamente casuale. Inoltre, premendo il pulsante “Shuffle” potrai mischiare le foto nella combinazione (sempre casuale) che preferisci.
È possibile selezionare foto dal proprio profilo Facebook, da Instagram, dal “Camera Roll” o direttamente scattandole con la fotocamera del proprio iPhone.
Dopo aver creato il “foto-mosaico”, sarà possibile selezionarne lo stile, fra 6 differenti possibilità (e, a detta dei produttori, ulteriori stili in arrivo nei prossimi aggiornamenti).
È inoltre possibile cambiare la posizione delle foto all’interno del collage, mettendole in primo piano o dietro altre, dando così risalto alle immagini che si preferisce. Dopo aver selezionato il tasto “Shuffle”, è sufficiente tenere premuto il dito su di una foto ed essa inizierà a “vibrare”, come accade per le app sulla home dell’iPhone quando le vuoi spostare o eliminare.
Infine, hai la possibilità di postare la tua nuova creazione, condividerla con i tuoi amici e seguirli per vedere i collage che postano.
Di seguito, un paio di esempi di collage che ho fatto esclusivamente per i lettori di App of the Week di Ninja Marketing (eh si, quello nelle foto sono proprio io!).
L’app Mixel è disponibile solo su Apple Store (per iPhone, iPad e iPod Touch) ed è totalmente gratuita:
00Kenji UzumakiKenji Uzumaki2012-09-14 11:26:202012-09-14 11:26:20App of the Week: Mixel, collage spettacolari con il tuo iPhone!
Non è un segreto che le strade di New York siano perennemente bloccate dal traffico, causato soprattutto dagli iconici taxi gialli, uno dei simboli della città.
Per risparmiare tempo e soldi e per preservare l’ambiente, la città propone a cittadini e turisti l’utilizzo di un’alternativa più sana: la bicicletta. E per farlo avvia un programma di noleggio di bici ed una serie di eventi ad hoc.
Il tutto è pubblicizzato attraverso la campagna Bike NYC, a mezzo stampa e billboard, ideata dall’agenzia Mother New York in collaborazione con Transportation Alternatives, che mostra strade trafficate ed efficaci messaggi come parte della segnaletica stradale.
Oltre a promuovere l’idea dello spostarsi in bicicletta, le pubblicità invitano le persone a visitare il sito BikeNYC.org che fornisce informazioni sull’utilizzo della bici in città e su iniziative come il social biking.
00Ayumi KenseiAyumi Kensei2012-09-14 10:30:462012-09-14 10:30:46Dai taxi gialli alle biciclette: la campagna green di New York
L’F-commerce, tra le ultime (in ordine temporale) trovate di Facebook, viene visto da molti come uno dei possibili derivati dell’E-commerce. L’F-commerce ricalca i modelli di social commerce, ovvero l’utilizzo di social media e/o online media che supportano interazioni sociali e contributi degli utenti, al fine di favorire la vendita e l’acquisto di beni e servizi online.
Facebook, con i suoi circa 700 milioni di utenti, potrebbe rappresentare un mercato potenziale enorme, tanto da spingere alcuni analisti ad ipotizzare che nei prossimi cinque anni il valore delle transazioni eseguite via Facebook sarà maggiore di quello di Amazon.
Fondamentalmente l’F-commerce è composto da quattro aspetti:
– Trial, o campioni di prova mirati all’acquisizione di nuovi clienti;
– Customer Loyalty, aumentare la fidelizzazione e, quindi, la probabilità che i clienti tornino ad acquistare;
– Customer Advocacy (passaparola), i cosiddetti “apostoli”, clienti che non solo acquistano, ma diffondono feedback positivo a proposito dell’azienda;
– Customer Experience, probabilmente l’aspetto più importante di tutti, ovvero quello che permette di integrare le strategie di CRM e customer care in un’ottica veramente sociale.
Dal punto di vista degli utenti, l’acquisto via Facebook ricalca le dinamiche sociali dello shopping in real-life: si chiedono consigli agli amici e si condivide l’esperienza.
Abbiamo intervistato, al riguardo, Salvatore Molisso, amministratore unico della Namiti srl (azienda napoletana impegnata nel settore e-commerce), che attraverso il brand plares.it ha firmato la realizzazione di molti e-commerce di successo nazionali ed internazionali, curandone anche la gestione, la comunicazione e il web marketing.
Dall’intervista sono emersi particolari molto interessanti, approfondimenti e case histories su cui poter riflettere.
Come viene visto l’F-commerce dalla sua azienda? Minaccia vs Opportunità?
“Innanzitutto la prima riflessione che va fatta è piu in generale su Facebook, che ormai solo in Italia, conta 20.9 milioni di utenti, confermandosi come l’undicesimo Paese al mondo per numero di iscritti. Si tratta di un numero vastissimo di potenziali clienti. Quindi per la nostra azienda e per i nostri clienti rappresenta senz’altro un’opportunità, da implementare, però, in virtù della natura dei prodotti offerti“.
“Del resto, tutti amano fare shopping chiacchierando con gli amici sui pregi e difetti dei prodotti che usano. Ed è un assunto ormai noto che le opinioni degli amici e dei conoscenti hanno un impatto motivazionale molto forte sul processo decisionale di acquisto. Quindi l’idea di cercare di trasferire i discorsi fatti nella piazza reale nella grande piazza di Facebook è corretta tecnicamente ed è stata questa l’intuizione alla base della creazione di F-commerce“.
Continua Molisso:
“L’ f-commerce è solo uno degli ultimi nati nella grande famiglia dello shopping sociale, una realtà crescente che mixa l’ormai classico shopping online con gli elementi del social networking. Non si tratta solo di acquistare un prodotto, ma di riproporre le relazioni sociali online.
In questo contesto si inserisce l’f-commerce che puo rappresentare sicuramente un’ opportunità, ma molto dipende da come si svilupperà nel futuro. Al momento è ancora presto per pensare a numeri interessanti in termini di fatturato, almeno per il mercato italiano“.
Cosa vogliono sapere le aziende “clienti” rispetto a questo nuovo strumento? Sono preparate al riguardo? Sanno cos’è?
“Le aziende clienti cercano sempre di implementare e migliorare il loro business e quindi ben vengano tutti gli strumenti in grado di accrescere il giro di affari e la riconoscibilità del brand“.
“A fronte di aziende che non esitano ad innovare, ci sono aziende ancora restie ad innovare e a rinnovarsi. Sono ancora numerose, infatti, le aziende legate ai classici e tradizionali canali di vendita, promozione e distribuzione che vedono anche solo gli e-commerce in maniera scettica. Figurarsi l’F-commerce!
Da questo punto di vista, tranne alcune eccezioni, l’Italia è un paese conservatore. In linea di massima le aziende clienti non sono molto preparate al riguardo e in alcuni casi non sanno nemmeno di cosa si tratti“.
Qual è la percentuale di quelle che lo hanno usato?
“In Italia sono ancora irrisori i dati e le percentuali sul numero di aziende che hanno usato l’e-commerce.
E’ già difficile trovare business-case di successo italiani nell’ ambito dell’ e-commerce a parte un paio di realtà che conosciamo tutti, quindi mi risulta difficile dare dati sul f-commerce“.
Alcuni dati sul f-commerce italiano possono essere estrapolati facendo riferimento ad un’altra piattaforma di social commerce, Blomming, una delle prime aziende italiane a offrire servizi di social commerce, che vanta oltre 6000 shop creati in poco più di un anno dal lancio, dei quali più di 3300 hanno anche una vetrina su Facebook. Non a caso Blomming è stata insignita tra i quattro “Cool Vendors” nel settore e-commerce 2012 da Gartner.
In Italia, uno dei casi di maggiore successo è rappresentato dall’azienda Freddy. Mentre nella top ten degli f-commerce mondiali i primi tre posti sono occupati, rispettivamente, da Lady Gaga, Justin Bieber e Starbucks.
Qual è la risposta in termini di visite e/o ricavi?
“Anche solo le semplici pagine business di Facebook possono portare visitatori al sito. Stando ai numeri, il rapporto stilato nel gennaio 2012 da eMArketer, denominato Facebook Commerce: Reaching Shoppers Where They Socialize, che richiama al suo interno un sondaggio di Coremetrics, afferma che i rivenditori hanno calcolato che solo l’1,6% delle vendite provengono dai social network“.
Molisso ci ha elencato alcuni dei vantaggi di Facebook e dei potenziali clienti del f-commerce:
– Gli utenti di Facebook spendono più del doppio degli utenti che non utilizzano Facebook. Senza considerare il fatto che una ricerca recente di Social Labs afferma che il 50% delle persone che visitano siti di e-commerce lo fa dopo essersi autenticata su Facebook;
– Se un utente mette un like ad una pagina è automaticamente interessato ai prodotti/servizi offerti e quindi:
– La probabilità che effettui un acquisto è del 51%;
– La probabilità che riacquisti di nuovo è del 28 %;
– La probabilità che parli in modo positivo del brand sale al 41%.
Ma questi sono solo numeri che non tengono conto della portata sociale e del valore del brand, dati impossibili da quantificare perché immateriali.
Come si collega al panorama di aziende napoletano? e in Italia?
“Le maggiori aziende italiane ormai hanno sviluppato una visione digitale che considera Facebook non come un canale a sé stante, ma come un canale parallelo al web o al mobile.
Le potenzialità di Facebook sono state intuite dalle grandi aziende del lusso italiane, da sempre molto attente alle nuove tendenze“.
Di certo le aziende napoletane, che non peccano di originalità e spirito di iniziativa, non staranno a guardare.
Aspettative future?
“Il futuro dell’e-commerce non può che essere in crescita, soprattutto in Italia dove c’è ancora molto spazio. L’f-commerce, a mio avviso, non sarà alternativo all’e-commerce tradizionale, ma uno degli ulteriori canali da implementare insieme alle classiche strategie di web marketing per lo sviluppo dell’e-commerce.
Fermo restando che il sito (inteso come piattaforma), i contenuti ad esso collegati, la presentazione dei prodotti e navigabilità, restano fondamentali e sono e saranno il punto cardine di una strategia di lungo termine di successo“.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/09/facebook3_400x300.jpg211400Haran Kun BanjoHaran Kun Banjo2012-09-14 10:00:282012-09-14 10:00:28F-Commerce: funziona davvero? [INTERVISTA]
Chi l’avrebbe mai detto che il poster protagonista della campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008 avrebbe causato la condanna del suo autore a 300 ore di servizi sociali?
Di sicuro ci sperava chi la causa l’ha intentata: l’Associated Press, una delle più grandi agenzie di stampa al mondo, che ha citato Shepard Fairey accusandolo di violazione del diritto d’autore.
Secondo l’Agenzia, infatti, il suo manifesto “Hope”, di cui abbiamo già parlato in un recente post sulla street art e che risiede attualmente nella National Portrait Gallery, sarebbe la rielaborazione di una foto del fotografo Mannie Garcia.
Lo streetartista ha risposto citando a sua volta l’Associated Press per diffamazione. La scoperta che Obey abbia però intenzionalmente distrutto e falsificato i documenti che attestavano la sua colpevolezza ha portato alla sua condanna non solo ai servizi sociali ma anche a due anni e mezzo di libertà vigilata e a una multa di 2.500 $.
Questa storia si inserisce all’interno di un dibattito più ampio e sempre attuale: quando finisce l’arte e comincia il plagio? A voi la risposta.
00ManuramakiManuramaki2012-09-13 17:12:392012-09-13 17:12:39Shepard Fairey condannato per il manifesto "Hope"
Hollywood e Disney ci hanno abituato alle storie d’amore che terminano con un bacio e la beatitudine eterna. La pubblicità argentina invece ci ha abituato a sorprendere, soprattutto per la sua creatività ed humor spiccato.
Tra le campagne online di fine agosto ho trovato geniale il nuovo spot per la marca di birra Andes: “Un hombre singular”, realizzato dall’agenzia Del Campo Nazca Saatchi & Saatchi Buenos Aires, è un’impressionante idea creativa che richiama alla luce il celebre film di Tim Burton “Edward mani di forbice”.
La fotografia, l’ambientazione, la musica e le didascalie da film muto rendono lo spot cinematografico ed elegante, e proprio quando pensi di trovarti di fronte ad una malinconica e romantica campagna sociale contro l’alcolismo, ecco arrivare il gran finale comico!
00RiokaRioka2012-09-13 16:30:032012-09-13 16:30:03Andes, la birra alla mano che si ispira a Tim Burton [VIDEO]
“Gli startupper il lavoro se lo fanno, se lo fanno su misura. E’ nostro compito e dovere far di tutto per aiutarli”
Queste le parole del Ministro Corrado Passera al termine delle due giornate del #ISDAY2, seguito in live streaming su http://live.italiastartup.it/
Il Rapporto “Restart Italia” è stato presentato oggi presso l’incubatore H-Farm durante l’evento seguitissimo nel live streaming e tweet streaming.
100 giorni dopo il primo evento in cui si auspicava il cambiamento nel panorama imprenditoriale italiano, oggi è a tutti disponibile il risultato del lavoro del Ministero dello Sviluppo Economico, grazie alla Task Force coordinata da Alessandro Fusacchia.
Tanta trepidazione in Rete per conoscere i contenuti del documento pro-startup.
Scopriamo insieme in pillole le principali novità e misure adottate.
Di quali startup si parla?
iSrl e Statuto “zero”
E’ stato istituito un “pacchetto” per aprire una Srl semplificata (la “i” significa “innovativa”) online con uno statuto a costo “zero”, grazie all’abbattimento dei costi relativi all’iscrizione al Registro delle Imprese (spese di bollo, diritti di segreteria, ecc.) per via di una semplice “autocertificazione”.
IVA e IRES
Il pagamento di IVA e IRES avverrà al termine di ogni esercizio contabile per cassa e non più per competenza. Cosa significa? la tassa verrà pagata soltanto al momento dell’incasso di una somma di denaro, non prima.
Work for Equity e contratto tipico semplificato
Il “work for equity” consisterà nella remunerazione di una collaborazione esterna entrando nel capitale sociale della startup. Anzichè, quindi, remunerare attraverso somme di denaro (in contanti), si cederanno quote del capitale sociale.
Anche la collaborazione professionale interna è stata disciplinata, in primis semplificando la procedura di preavviso in caso di licenziamento o dimissioni, e prevedendo la stipula di un primo contratto di 48 mesi che, successivamente, verrà trasformato in un contratto a tempo indeterminato senza lungaggini.
Il “fondo dei fondi”
Si tratta di un Fondo stanziato dal Governo per agire da “anchor investor” che affianca il Venture Capitalist co-finanziando i progetti attraverso una capitalizzazione che può arrivare ai 2/3 dell’obiettivo di fundraising previsto. Inoltre, questo agirà da interlocutore per i vari investitori istituzionali, aiutando ad effettuare una comparazione delle operazioni effettuate da angel investor, incubatori ed acceleratori intenzionati ad investire.
Lo stesso avrà una quota pari al 20% della sua dotazione di capitale da destinare, nello specifico, alle startup aventi vocazione sociale.
Quali i settori considerati “sociali”? Ricerca scientifica, formazione universitaria ed extra-scolastica, turismo sociale, tutela dell’ambiente e patrimonio culturale: questi i principali.
Social Lending e Crowdfunding
Con il primo si intende la creazione di una piattaforma per la raccolta di capitale di debito per le startup “social”. In merito al secondo, invece, è stata finalmente prevista una “formalizzazione” attraverso requisiti per l’accesso alle piattaforme dedicate, autorizzazioni, limitazioni relative al totale delle quote, obblighi informativi ed incentivi fiscali (-75%)
Quotazione in Borsa semplificata
Il Contamination Lab
Si è tanto parlato della nascita delle idee non nei garage, bensì tra i corridoi e alle caffetterie delle Università. Adesso le idee nasceranno nel “contamination lab”. Questo nasce allo scopo di promuovere l’incontro tra giovani laureandi o neolaureati per la creazione di percorsi imprenditoriali attraverso uno spazio dedicato, risorse digitali, accesso a banche dati, networking con professionisti, startupper ed investitori, anche attraverso una piattaforma dedicata.
Ecosistema di startup
Finalmente si legge la parola “ecosistema” ed è previsto un vero e proprio Piano per la creazione di un ecosistema di startup, con un Fondo di 50 milioni di euro destinati ad un cofinanziamento dei progetti da parte del Governo per una quota che va dal 30% al 70%.
Il lancio del bando per la realizzazione del Piano avverrà a novembre 2012; per la realizzazione dei progetti occorrerà attendere maggio 2013.
Tante altre le novità contenute nel Rapporto, troppe per esaurire la discussione in questo spazio.
Ci occuperemo con maggiore dettaglio del Rapporto prossimamente, dando anche voce ai protagonisti della cabina di regia.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/09/restart_italia_rapporto_governo_oggi_0.jpg301400KalediraKaledira2012-09-13 16:27:522012-09-13 16:27:52Restart Italia: il Rapporto pro-startup del Governo è uscito oggi
Scrittori, filosofi e responsabili di azienda si incontreranno al terzo appuntamento internazionale con il TEDxTransmedia, la conferenza dedicata ai Future media, che si svolgerà a Roma il prossimo 28 settembre, per condividere conoscenze e competenze sul mondo dell’innovazione.
Il prestigioso evento, che vanta il supporto dell’ European Broadcasting Union (EBU), offre ai creatori di contenuti transmediali la possibilità di confrontarsi con i pionieri digitali, tra cui Robert Tercek, creative activist, Rhianna Pratchett, games writers, e Derrick de Kerchkove.
La curatrice e fondatrice del TEDxTransmedia, Nicoletta Iacobacci, ha dichiarato: “La conferenza di quest’anno mette insieme inspirational speakers con diverse expertise. Il tema WEkids: Dreamers, Geeks, Mindshifters è un invito a svegliare il bambino nascosto in ciascuno dei partecipanti, ed un incoraggiamento ad affrontare i rischi legati alle nuove forme di comunicazione transmediale”.
La sessione dei Dreamers vedrà protagonisti Alison Norrington, scrittrice e transmedia storyteller, Poonacha Machaiah, CEO del social network per la creatività Qyuki, Øyvind Olsholt, filosofo, e Rosalía Lloret, responsabile del Digitale presso PRISA News.
La sessione dei Geeks vedrà sul palco Maurice Wheeler, fondatore e lo strategic planner director della Digital marketing agency DOCO, Ana Serrano, founding director del Canadian Film Centre Media Lab, Andrew Shea, social designer, Rhianna Pratchett, games writer, e l’online community lead della LEGO, Peter Espersen.
La sessione dei Mindshifters coinvolgerà Saku Tuominen, fondatore e direttore creativo del Idealist Group, azienda produttrice di idee, Josh Shore, filmmaker e transmedia producer, Derrick de Kerchkove esperto di tecnologie, cultura e mass media, traduttore, assistente e co-autore di Marshall McLuhan, ed il Presidente del Creative Visions Foundation, Robert Tereck, che ha creato contenuti interattivi per Sony, MTV and Oprah Winfrey.
Lo spirito ed il libero pensiero dei nativi digitali saranno rappresentati da tre studenti, che saranno invitati sul palco per presentare le loro idee. La conferenza si terrà al MAXXI- Museo Nazionale delle arti del XXI secolo dal 27 settembre, con un evento speciale ed un cocktail per i partecipanti. L’evento principale si svolgerà il giorno 28, a partire dalle 11.00
Per consultare il programma completo della conferenza, registrarsi e partecipare, si rimanda al sito ufficiale tedxtransmedia.com.
00KiyoshiKiyoshi2012-09-13 13:11:092012-09-13 13:11:09TEDxTransmedia imperdibile per gli innovatori digitali: Roma 28 settembre
Siamo in settembre, mese di bilanci per eccellenza e da cui molti ripartono dopo una rigenerante pausa estiva. E’ arrivato allora anche per noi il momento di dare uno sguardo alle tendenze di questo 2012. Una, tra le tante, è particolarmente interessante: stiamo parlando del ruolo di primo piano che l’immagine sta conquistando nei social network.
I social media stanno sperimentando (o subendo?) una spinta verso la centralità dei contenuti visuali – foto, video e album. Perché questo accade? E sopratutto, perché i brand dovrebbero tenere d’occhio questo fenomeno? La risposta è semplice: perché l’immagine, nell’era social, è fondamentale. Tante volte (troppe!) abbiamo sentito dire che “l’immagine è tutto”, che una bella fotografia a volte vale più di mille parole. Tutto questo oggi prende forma proprio sotto i nostri occhi.
Esattamente come sostiene William J. Ward – docente di Social Media Strategy presso la Syracuse Univesity:
“I blog sono stati una delle prime forme di social networking dove le persone scrivevano 1000 parole. Quando siamo passati agli aggiornamenti Facebook, i nostri post sono diventati più corti. Poi i servizi di microblogging come Twitter hanno abbassato i limiti a 140 caratteri. Ora stiamo sorpassando le parole muovendoci verso la comunicazione visiva, con social network come Pinterest.”
È probabile, infatti, che uno dei vostri ultimi sharing siano stati una foto o un video. Questo perché l’immagine online rende tutto più interessante, ‘esperienzale’ e diretto. Pinterest è popolare grazie al fatto che è totalmente basato sulla condivisione di immagini. Twitter ha integrato da tempo alcuni servizi che permettono di postare foto e video direttamente dalla piattaforma, oltre i suoi classici 140 caratteri. Instagram è stato acquistato per oltre un miliardo di dollari dal social per eccellenza, Facebook, che a sua volta ha prima creato una timeline dove introdurre foto e video e poi le ha dedicato fino al 170% di spazio in più. Restando sempre in tema Facebook, ricordiamo che uno dei consigli per scrivere un aggiornamento efficace è puntare su post multimediali.
E così le aziende si stanno rendendo conto che la comunicazione visuale fornisce molteplici possibilità. Le immagini permettono ai brand di sviluppare le loro strategie social in maniera molto più efficace, grazie alla vividezza dei contenuti. Raccontano, spiegano e illustrano ciò che le parole a volte fanno fatica a comunicare.
Secondo un’infografica realizzata dalla M Both con i dati raccolti dalla Simple Measure, il numero di post contenenti foto o immagini condivisi dagli utenti batterebbe per 2 a 1 quelli di solo testo. Altri numeri ci rassicurano sul fatto che se un’immagine accompagna i nostri testi, o addirittura li sostituisce, tutto risulta migliore agli occhi di chi ci segue. Sembrerebbe infatti che:
I post contenenti video o foto sono condivisi 12 volte in più rispetto al solo testo
Tumblr ha il 42% dei propri post composti di soli video/foto
Oltre 100 milioni di utenti a settimana postano contenuti video e interagiscono su YouTube
Visual social come Printerst reindirizzano molto più traffico rispetto ai più popolari Facebook, Twitter e Google +.
Si parla insomma di “raccontare per immagini”, di rendere il contenuto visivo priorità assoluta della strategia di social marketing utilizzata dal brand. Una delle tecniche più dirette per fare leva sui consumatori è lostorytelling – un insieme combinato di immagini che raccontano il brand o un suo prodotto. È questo quindi lo strumento da utilizzare oggi. Lo storytelling del brand quindi si trasforma sempre più spesso in visuale. Questo perché le immagini:
Creano maggiore engagement con l’utente
Producono maggiore traffico (più views, più condivisioni)
È chiaro quindi che una marca o un’azienda che vogliono ottenere dei risultati soddisfacenti devono tener conto delle considerazioni appena fatte. Come concretizzare tutto questo nella vostra strategia?
Secondo un’altra infografica basterebbero tre azioni fondamentali:
Investite nei contenuti visivi! I brand che vogliono ottenere risultati devono produrre contenuti di alta qualità, anche utilizzando dei professionisti. Gli utenti apprezzeranno se le immagini e i video usati sono originali, interessanti, ma anche ben fatti! Migliori sono i contenuti, più facilmente e volentieri questi saranno condivisi!
Mostrate personalità! Foto e video non servono soltanto a vendere il prodotto, ma a mostrare al consumatore chi siete e cosa potete offrire in modi nuovi e coinvolgenti.
Permettete ai follower di partecipare alla creazione di contenuti visuali per la brand page attraverso contest e premi. Gli utenti hanno spesso idee originali e creative: usatele! Questo tipo di content strategy permette al brand di mostrare la propria natura collaborativa e partecipativa… in pieno social style!
Le basi sono fondamentali: occorre avere un logo accattivante e una solida brand identity
Avere un piano: è bene incorporare chi si occupa dell’aspetto creativo nel processo di organizzazione della campagna di social marketing fin dai primi step e coinvolgere più piattaforme social possibili
Nessun ripensamento sulla fotografia: Non basta fare qualche scatto saltuario, bisogna avere a propria disposizione dei professionisti per la visual story del proprio brand!
Insegnare a raccontare: sviluppare una brand story e imparare a catturare momenti creativi in maniera partecipativa e collaborativa è fondamentale
Comprendere i meccanismi della “pinnabilità” delle immagini: utilizzare la piattaforma Printerest e altri strumenti di social bookmarking, richiede una pianificazione di immagini interessanti ed originali, che si distinguano nel mucchio
Rendete il passato visuale, così come il presente e futuro: oggi i social media permettono di raccontare ai consumers il passato grazie a timeline, etc. Digitalizzatelo e raccontatelo!
E voi, farete parte del cambiamento o starete solo a guardare?
00KoraKora2012-09-13 11:21:062012-09-13 11:21:06Visual Storytelling 2.0: quando l’immagine diventa tutto! [INFOGRAFICA]
Sicuramente avrete visto molte rivisitazioni dell’immagine qui sopra. Il concetto che sta alla base di tutte, comunque, è lo stesso: cosa fanno i Social Media Manager? Sono in pochi a saperlo e ancor meno a capirlo 😆 a volte anche noi stessi non sappiamo bene descrivere agli altri il nostro ruolo.
Abbiamo già parlato approfonditamente del ruolo del Community Manager, se però siete alle prime armi o la vostra azienda ha deciso di avventurarsi nel fantastico mondo 2.0 col rientro dalle vacanze, allora sarà utile ripassare un po’ di fondamentali 😉
Problema 1: persuadere il management che i social media sono utili
Soluzione: dire ai superiori che i vostri clienti parleranno comunque di voi sui social network, che voi ci siate o meno.
È sui social network che la maggior parte dei vostri clienti parla del brand, e le stesse piattaforme possono essere utilizzati come ottimo strumento di customer service, per rispondere ai reclami o ringraziare per gli apprezzamenti.
I social media, inoltre, sono un’ottima piattaforma per promuovere la vostra reputazione aziendale e raggiungere nuovi contatti. Perché non usarli, quindi, a proprio favore?
Problema 2: è difficile emergere in mezzo a tutto il “rumore” dei social media
Soluzione:non cercare di adattarsi alle esigenze di tutti. Bisogna identificare il proprio pubblico di riferimento e conversare con coloro che parlano di voi.
Problema 3: è difficile vedere risultati immediati
Soluzione:iniziare a misurarli. Determinare gli obiettivi e sviluppare un piano di azione per raggiungerli.
Sarete in grado di seguire i trend e le conversazioni, e vedere quali post, orari e conversazioni coinvolgono maggiormente il vostro pubblico. Non date per scontato di sapere ciò che funziona, lasciate che siano i numeri a guidare la vostra strategia!
Problema 4: è difficile determinare il ROI
Soluzione:iniziare a conoscere i vostri obiettivi e misurare il loro raggiungimento. Quasi tutti i social hanno strumenti interni di monitoraggiogratuiti, come Facebook Insights, Google Analytics e LinkedIn analytics, a questi strumenti potrete poi aggiungerne altri più avanzati a pagamento.
Per maggiori consigli su come calcolare il ROI dei vostri investimenti sui social media vi rimandiamo al manuale “Social Media ROI“ di Vincenzo Cosenza.
Problema 5: ci sono troppi “galli nel pollaio”
Soluzione:assicurarsi che ogni reparto capisca il proprio ruolo nella strategia di social media marketing.
I social media coinvolgono più reparti della vostra azienda: dal marketing alla comunicazione, da servizio clienti alle vendite. Organizzarsi in modo che gli sforzi non vengano duplicati e, soprattutto, vanificati. Sarebbe ottimale tenere degli incontri regolari per essere sempre organizzati e coordinarsi oltre tenere i progetti e pianificare le attività da svolgere in documenti e calendario condivisi. In poche parole: comunicare!
Problema 6: coinvolgere i dipendenti
Soluzione: non forzare la mano.
Capire dove il personale eccelle e quali sono i loro interessi, per assicuravi che continueranno a utilizzare e ad apprezzare i social media. Assicuratevi di scrivere le linee guida sull’utilizzo dei social media, in modo che i dipendenti sappiano quello che dovrebbero e non dovrebbero discutere on-line.
Problema 7: il budget è limitat0
Soluzione: analizzare le campagne di successo di altre aziende di successo e dei vostri competitor, comprendere le necessità dei clienti, ascoltare le loro necessità e cercare di darvi risposta.
Non c’è bisogno di budget astronomici per creare una campagna di social media marketing, e non sempre le campagne a pagamento sui social media sono la chiave del successo sui social.
Problema 8: la presenza aziendale sui social media è disorganizzata
Soluzione:osservare i profili social della vostra azienda.
Sono gestiti in modo accurato, seguendo un obiettivo? Sono troppi o troppo pochi? Questo ci porta alla prossima sfida…
Problema 9: quali canali utilizzare?
Soluzione:scoprire su quali social media interagiscono i vostri clienti.
In questo modo sarà semplice capire quali piattaforme sono più efficaci per la vostra azienda e investire maggior tempo sui canali che hanno una portata maggiore per il vostro business.
Problema 10: decidere come formulare una campagna di social media marketing
Soluzione:conoscere e tenere bene a mente budget, strategia e obiettivi di business.
Come già sottolineato, può essere utile anche analizzare le strategie dei vostri competitor.
Problema 11: rispondere ad una crisi sui social media
Soluzione:avere un piano per le crisi.
Non nascondere gli errori e chiedere scusa se si è in torto. Comunicare con il reparto PR. Se non è possibile dare una risposta immediata dire che la fornirete non appena possibile. Il silenzio, a volte, può amplificare la crisi.
Problema 12: coinvolgere al meglio il pubblico
Soluzione: non aver paura di fallire fino a che non si trova la soluzione migliore.
Non esiste una soluzione valida universalmente per coinvolgere i clienti, ognuno deve trovare la propria. Provate diversi metodi per scoprire quello che piace di più al vostro pubblico.
00Ida PerriIda Perri2012-09-13 10:41:102012-09-13 10:41:10Le 12 sfide dei Social Media Manager di successo
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