La crescita del Green Marketing: motivi, potenziale e mistificazioni

“Comprami, salverai la terra, inquinerai di meno, ti sentirai una persona di più e…. mi farai guadagnare di più. Sembra questo essere l’equazione vincente del green marketing: permette ad azienda e consumatore di ottenere un guadagno reciproco, una win-win situation.

Il consumatore acquisisce valore emotivo per l’aver effettuato una scelta di acquisto responsabile, che contribuirà ad una maggiore tutela dell’ambiente.
L’azienda ottiene un extra guadagno, per prodotti uguali venduti a premio, o per maggiori fatturati rispetto alla concorrenza che non ha ancora adeguato il proprio product mix.

Le Quattro P del Green Marketing

Anche il le strategie di green marketing hanno le proprie “4 P” rivisitate in ottica di sostenibilità:

Prodotto
Deve diminure l’inquinamento e proteggere l’ambiente, anche producendo esternalità positive (ad esempio, il mancato consumo di prodotti alternativi inquinanti).

Prezzo
Può essere più alto dei prodotti convenzionali, in proporzione al valore economico che il consumatore attribuisce al mancato inquinamento (“credito ambientale”).

Posto
La scelta dei canali di vendita coerenti con il messaggio green (come ad esempio i prodotti a chilometro zero) ed il packaging (come l’utilizzo di plastiche biodegradabili).

Promozione
L’impostazione di una strategia di comunicazione adeguata, nel logo, nei colori, nelle parole, per convigliare I vantaggi ambientali connessi con l’acquisto.

Potenziale in crescita

Il green marketing non è un concetto recente. Se ne ritrovano traccie già nel lontano 1987, quando venne coniata la definizione di sviluppo sostenibile, quello in grado di soddisfare i bisogni delle presenti generazioni senza compremettere la capacità di soddisfare i propri da parte delle generazioni future. Il boom è però avvenuto indubbiamente negli ultimi 10-15 anni. Abbiamo iniziato a sentire insistentemente parlare di raccolta differenziata, risparmio energetico, esaurimento delle scorte di petrolio, scioglimento dei ghiacci, desertificazione e compagnia cantante. E ci siamo preoccupati, ci sentiamo un pò colpevoli, siamo disposti a pagare per sanare i nostri comportamenti malevoli.

La pressione ambientalista

Ci sono state alcune evidenze analitiche e facilmente comunicabili che hanno consentito una vertiginoso incremento del numero di consumatori sensibili alla tematica ambientale. Su tutte il riscaldamento globale (e lo scioglimento dei ghiacci che si teorizza direttamente collegato ad esso) e l’aumento dei prezzi delle risorse energetiche, petrolio su tutti, in conseguenza della crescita della domanda dei paesi emergenti.

Eventi facili da tradurre in scenari catastrofici nel futuro prossimo: Venezia che affonda, la Pianura Padana allagata, gli squali bianchi nel Mediterraneo, e nuove guerre mondiali con il prezzo del petrolio a 250 dollari al barile.

Questo, in termini pratici, vuol dire un maggior numero di consumatori disposti a pagare per sanare i propri comportamenti, acquistare un “credito ambientale” , ad esempio comprando un prodotto che si suppone rispetti l’ambiente, ed un valore monetario crescente attribuito al suddetto “credito ambientale”.

Quella che una volta era una piccola nicchia di scarso valore sta diventando un segmento grande e ricco. Una ricerca promossa dalla Società di consulenza Arthir D.Little ha evidenziato che l’84% dei consumatori è disposto pagare un prezzo maggiore per un’offerta “verde”. Anche la Marketing Company Peformics ha evidenziato un simile risultato, concludendo che gli utenti di Internet pagano un prodotto anche il 5% in più se la merce viene realizzata da aziende che promuovono comportamenti eco–sostenibili.

Regolamentazione e Innovazione

In Italia, così come in altri paesi, anche per effetto dei regolamenti europei, si sono susseguite normative a sostegno delle pratiche sostenibili quali l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, l’illuminazione LED o il recupero degli imballaggi.
L’introduzione di sussidi da una parte, e la necessità delle aziende di vendere i nuovi prodotti indotti dal cambio della normativa dall’altra, hanno dato un impulso decisivo allo sviluppo della comunicazione green.

Un’altra forte spinta è stata data dall’innovazione tecnologica: è indubbio che la curva di costo di molti prodotti tipici del mondo green, come i pannelli fotovoltaici, le batterie al litio si sia abbassata rapidamente permettendone una commercializzazione di massa: cosa meglio di una comunicazione green che calza a pennello?

Greenwhashing

Un aspetto inquietante del green marketing è il cosidetto green washing: il semplice “dipingere” un prodotto convenzionale come prodotto green, tramite l’uso mistificatorio di pubblicità e certificazioni ambientali. Uno studio condotto tra Terrachoice ha rilevato che su 5.296 prodotti venduti come green, solo 265 lo erano veramente.

Non è tutto verde quel che luccica.

Nessuno clicca gli annunci di Google? Ripensateci [infografica]

seo tag cloud sem search optimization engine viralbeatPubblichiamo oggi una nuova infografica realizzata da Wordstream dal titolo “The War On Free Clicks”, che può essere considerato un nuovo capitolo della saga sulla guerra stella per il posizionamento su Google, e sulle migliaia di considerazioni fatte sui risultati prodotti dalla ricerca organica. Vediamola in dettaglio.

STUDIO35Live: il secret concert dei 2Pigeons [ESCLUSIVA]

Dopo le prime due puntate di STUDIO35Live – collettivo di artisti, sociologi e produttori appassionati delle possibilità che i nuovi media offrono alla musica oggi – che ha visto ospiti come Paolo Benvegnù e i 99 Posse, è adesso la volta dei 2Pigeons.

Creatori di musica ecclettiva plasmano suoni che sanno di elettronica, di un industrial avvinazzato, di una pop dance perduta nella memoria corta dei ’90.

Sonorità a tratti cibernetiche che spaziano dalla house al trip-hop al dub-set dando vita a brani frenetici caratterizzati da loop ed elettronica.

Il duo, formato da Chiara Castello e Kole Laca, uniscono le canzoni all’aspetto visivo che completa quello musicale,  come se si volesse far prendere forma ad ogni loro creazione sonora.

Condividono palchi con Paolo Benvegnù, Beatrice Antolini, Malika Ayane, Patti Pravo, Otto Ohm e molti altri.

Riteniamo descrivano in maniera esemplare una parte della musica indipendente ma soprattutto della musica “al passo coi tempi”  ecco perchè vi consigliamo, la terza puntata di STUDIO35LIVE.

Continuate a seguire la pagina Facebook e canale Youtube per scoprire le novità e il resto del programma.

Buona musica!

A qui i link in cui trovare i live concert di 99posse e di Paolo Benvengnù.

We Are Lucky, il progetto che dona 1000$ agli sconosciuti

wearelucky people

Questa storia inizia nel 2011, quando questo misterioso (o questa misteriosa) inglese vince una somma considerevole di sterline. D’istinto decide di utilizzarne parte per fare un viaggio nello spazio; è la 421esima persona che avrebbe realizzato il sogno di ogni bambino, con i tour organizzati dalla Virgin Galactic. Ne parla con amici e parenti e li si blocca: tutti hanno idee molto più creative rispetto alla sua per l’utilizzo di quella somma!

Cancella il volo e mette in piedi il progetto “Wearelucky“, un modo senza dubbio che permettesse a tante persone di cambiare qualcosa della loro vita. Sceglie di donare ogni giorno 1.000 sterline a una persona che ne possa fare un utilizzo responsabile, in cambio una foto della persona, un’idea concreta da realizzare e una piccola intervista. Ognuno è libero di scegliere il proprio progetto e la propria idea di responsabilità.

Per fare questo, il vincitore sta girando il mondo per incontrare di persona i Lucky People, dall’Europa al Sud Africa, dagli Stati Uniti all’India. Wearelucky sta, quindi, anche diventando un diario di viaggio, una raccolta di azioni positive, un insieme di visioni di “fare del bene”. Dall’assicurazione medica per il padre al restauro di un’auto per la figlia, dal dividerli a propria volta con persone bisognose alla beneficenza verso programmi di sostegni per i giovani.

In realtà, come scrive nella pagina di presentazione del progetto, non si tratta di una decisione così semplice: ci sono dei giorni in cui non si incontrano persone a cui dare la somma e altri in cui ce ne sono molte tra cui scegliere. Oltre al fatto che spesso le persone sono stupite ed incredule e in qualche modo vanno rassicurate e convinte! Sembra quasi che donare sia difficile…però alla fine ognuno si sente responsabilizzato e grato di partecipare anche in piccola parte a migliorare il mondo.

Un sacco di gocce nell’oceano per fare concretamente qualcosa di positivo…e uno spunto di riflessione per immaginare a cosa faremmo noi stessi se questa sera ci suonasse il campanello il nostro “Sig. Lucky” con un assegno di 1000 sterline e un biglietto d’ingresso nel mondo di “Wearelucky”!

 

Terzo appuntamento con Studio35live: intervista ai 2Pigeons [ESCLUSIVA]

Dopo il successo delle prime due puntate di STUDIO35Live – collettivo di artisti, sociologi e produttori appassionati delle possibilità che i nuovi media offrono alla musica oggi – con la diffusione sul web dei primi secret concert che ha visto protagonisti Paolo Benvegnù e i 99 Posse, domani sarà il turno dei 2Pigeons!

In attesa del lancio di domani 7 Agosto proprio sul canale Youtube ufficiale di Studio35Live, riportiamo questa intervista esclusiva rilasciata dagli ospiti della seconda puntata dell’edizione 2012.

Autori di musica sofisticata e sperimentale, e per questo non da tutti immediatamente apprezzabile, hanno trovato man forte nei social network che hanno permesso ai due artisti di farsi più facilmente conoscere.
Consapevoli della digitalizzazione e dell’evoluzione in atto nel mondo musicale sono ben propensi ai cambiamenti ma, da artisti, ci tengono a sottolineare che l’arte, in quanto ricchezza culturale e sociale, debba comunque permettere al “creatore” un sostentamento per il contributo intellettuale che sta rilasciando al pubblico.

Questo è solo un estratto dell’intervista del duo che ha accompagnato la live session, intervista che potete leggere integralmente in allegato a questo post del Centro Studi Etnografia Digitale.

Buona musica!

A qui i link in cui trovare le live session dei 99posse e di Paolo Benvengnù.

Questo articolo è stato redatto da Valentina Scannapieco.

Il Quidditch arriva agli International Summer Games di Oxford!



La International Quidditch Association è un’organizzazione no profit che regola e organizza 700 team sparsi per 25 paesi che si dedicano al Quidditch! Questo tipo di sport è ovviamente ripreso dalla fortunata serie del maghetto “Harry Potter” e, adattata al mondo babbano, risulta essere molto divertente e competitiva.

La mission dell’organizzazione è quella di promuovere lo sport mescolando divertimento, creatività e gioco di squadra. Attualmente gran parte dei team si è creato nelle università, ma non ci sono limiti di età per partecipare.

L’ideatore del Quidditch per babbani e Xander Manshel. Portare uno sport “magico” nella realtà non è stata per niente un’impresa facile, infatti, il creatore si è avvalso di tre parole chiave, che sono poi diventate i pilastri del gioco.

  • CREATIVITA’
  • COMUNITA’
  • COMPETIZIONE

Questi tre elementi hanno dato vita, non solo allo sport vero e proprio, ma anche ai vari tornei locali fino ad arrivare a quello mondiale! La world cup del 2011, tenutasi negli Stati Uniti, ha visto sul podio: gli Stati Uniti al primo posto, il Regno Unito al secondo e l’Australia al terzo.

Quest’anno sono stati organizzati dei giochi estivi nel Regno Unito, l’8 e il 9 luglio ad Oxford durante al passaggio della torcia Olimpica, per sottolineare la volontà di far entrare il Quidditch nelle prossime Olimpiadi. I primi International Summer Games hanno visto scontrarsi team da tutto il mondo, erano presenti giocatori dagli Stati Uniti, Canada, Australia e Francia.

Vi state chiedendo come partecipare? semplice! In Italia esistono già diversi team, i Milano Meneghins per esempio, nati nel 2012, sono stati i primi a vincere il torneo nazionale italiano di Quidditch. Non disperate se non ci sono team vicino alla vostra città, potete sempre crearne uno voi! Sul sito dell’International Quidditch Association si possono scaricare i moduli e i regolamente per creare e mantenere una vera e propria squadra con tutte le carte in regola per partecipare ai tornei nazionali e internazionali.

Cosa state aspettando? Se contribuirete all’aumento dei team potreste anche ritrovarvi alle prossime Olimpiadi! Manshel ha recentemente dichiarato di voler portare il Quidditch tra le mura dei futuri villaggi olimpici, sicuramente una bellissima notizia per tutti i fan di Harry Potter!

Sniffroom, il social network italiano che si basa sulla voce

Della presentazione ufficiale, avvenuta al Giffoni Film Festival due settimane fa, abbiamo già parlato qui. Ma Sniffroom, il nuovo Social Network “emotivo” (al momento in fase di beta test) in grado di generare “reputazione sociale”,  merita un più ampio e articolato approfondimento.

Ne parliamo con Mario Delli Bovi che, insieme a una squadra di giovani collaboratori di Montecorvino Rovella (SA) ha ideato, coltivato e sviluppato l’idea alla base di Sniffroom.

Mario, partiamo da una domanda semplice: cos’è Sniffroom?

E’ un esperimento che nasce anni fa, più o meno nel 2006. Siamo partiti da una web radio locale gestita da ragazzi e diretta a un target giovane. Lavorando in radio, ci siamo accorti che i Social Network mancavano di qualcosa di più immediato, che non lasciasse spazio a incomprensioni, come spesso è facile osservare ad esempio su Facebook. La nostra idea di base era quella di rendere i giovani protagonisti e semplificare il loro modo di interagire. Abbiamo pensato a un Social Network che permettesse di comunicare attraverso la voce, in modo da trasmettere un’emotività che un post scritto non riuscirà mai a veicolare. Così nasce Sniffroom.

Come funziona Sniffroom?

Si basa su messaggi vocali di 31 secondi, chiamati Hermes. Ogni utente può registrare un Hermes su un particolare argomento e, creando una “Room“, cioè uno spazio virtuale di aggregazione, dare ad altre persone la possibilità di interagire su un dato tema. Allo stesso modo, un utente può generare reputazione su un altro utente, attribuendogli un giudizio positivo o negativo. Così è possibile avere “Utenti Star”, che hanno una reputazione positiva maggiore rispetto ad altri. Invece la funzione “Eco”, introdotta pochi giorni fa, permette di condividere nella propria room gli Hermes che ti piacciono. Con Sniffroom diventa importante quello che dici, non la sua forma: gli emoticon lasciano spazio al tono e all’emotività della voce umana.

Avete un target di riferimento? Pensate che gli utenti del web siano pronti per Sniffroom?

Non sappiamo quanto gli utenti siano pronti a qualcosa del genere. Però Sniffroom offre diverse garanzie che lo rendono utilizzabile con facilità da chiunque. Ad esempio, per un genitore preoccupato per il cyberbullismo o l’addescamento online, questo Social network è una sicurezza: nessuno può nascondersi dietro a una voce. Per quanto riguarda il target, sicuramente lo vediamo adatto ai nostri coetanei: un hermes può diventare il sostituto del messaggio per organizzare una serata. E, perché no, Sniffroom potrebbe essere utile anche per un partito politico, per fare campagna elettorale.

Quali sono i progetti futuri per Sniffroom?

Vogliamo avvicinarci e competere con i grandi Social Network presenti al momento sul mercato. Tutto passa, tutto ha un tempo, e presto qualcuno supererà gli attuali colossi della rete come successe tempo fa con Myspace. E’ la naturale evoluzione delle cose. Noi crediamo in una cosa: vendono più le emozioni. L’unico limite, in questo periodo di crisi evidente, è quello economico. Ma dal lancio di Sniffroom molti si sono offerti di darci una mano e collaborare con noi, anche gratuitamente. Lo strumento base identificativo del nostro progetto è la voce, ma l’obiettivo futuro è di integrare all’interno di Sniffroom applicazioni diverse, che daranno un contributo in più al Social Network. Infine, lo sviluppo dell’applicazione mobile per IOS e Android renderà tutto più fruibile ed immediato. Ci stiamo già lavorando, manca solo un mese!

Creare un’immagine coordinata per un piccolo business: tips & tricks

Esistono centinaia di manuali che spiegano cos’è e come funziona una buona “immagine coordinata”. Ottimi libri e siti che raccontano case histories di importanti “corporate image” ottimamente risolte. Ma non esistono soltanto le grandi multinazionali con i loro brand globali, è molto più probabile che il vostro cliente sia un’azienda locale e che sarà lo stesso titolare a decidere il destino della vostra creatività. Per quanto vi riguarda l’impegno e l’attenzione che metterete nel progetto sarà esattamente uguale: concentratevi come se il marchio e l’immagine coordinata che state progettando fosse un prodotto Diesel o Nike o una nuova app di Apple.

Questo è il primo segreto per fare un buon lavoro. Non affrontatelo con superficialità e sufficienza, anche se si tratta del logo della pizzeria “Marechiaro”. In fondo il 90% dei loghi che trovate sugli Annual appartengono a piccole o piccolissime imprese, prodotti sconosciuti, aziende di cui non abbiamo mai sentito parlare. Dovete far felice il vostro cliente, ma – cosa ancora più importante – dovrete essere felici voi del vostro lavoro. Cerchiamo di capire cosa si aspetta il cliente e cosa invece ci piacerebbe/dovremmo fare.

Cosa si aspetta il cliente?

Un bel logo, di un bel colore rassicurante (il primo in classifica è quasi sempre il blu, che continua a fare fine e non impegna. Non è inquietante come il nero, non strilla come il rosso, non è alternativo come l’arancione, eccetera eccetera). Gli avete già presentato il logo e la sua prima osservazione è stata: “Mi stavo domandando se (è la formula per introdurre badilate di cacca sul vostro lavoro, fateci caso), se non fosse il caso di enfatizzare meglio ciò che produciamo”. A questo punto, se siete stati pronti e reattivi, gli avrete già spiegato che un logo deve dire “chi” e non “cosa” e gli avrete fatto l’esempio delle case automobilistiche che non hanno macchinine nel marchio o di importanti aziende che producono dispositivi elettronici e vanno in giro con una mela smozzicata nel marchio.

E‘ chiaro che il vostro cliente, una volta approvato il logo, si aspetta il resto del percorso tutto in discesa: prevedibili declinazioni ordinate e precise del suo marchio o logotipo (non sono la stessa cosa), in alto a destra sulla carta intestata o in alto a sinistra o al centro, con tutte le informazioni bene allineate e leggibili in una qualche corrispondenza con il marchio. Dove sta il problema?

Il problema è che non avete più voglia di fare cose così. Cose così così. Avete voglia di sperimentare, di esplorare strade nuove, di finire negli Annual su cui sbavate ogni giorno, volete vedere i vostri progetti pubblicati su Logo Lounge e su Behance quando li sfogliate nelle vostri notti da otaku.

Quindi?

Quindi avete sorpreso il vostro cliente. Lo avete sorpreso con un logo che non avrebbe mai immaginato. Un logo fantastico, fresco, nuovo e impensabile prima. Presentandolo gli avete spiegato che avete seguito lo stesso ragionamento di chi ha creato uno dei nomi più belli mai creati nei tempi recenti. Un motore di ricerca potrebbe chiamarsi “Virgilio”, un nome logico, facilmente razionalizzabile e comprensibile, ma potrebbe chiamarsi “Yahoo!” l’esclamazione di gioia di chi ha trovato cosa stava cercando. Ecco, voi avete seguito questo stesso processo per arrivare alla soluzione grafica.

Ma non basta, il vostro logo sarà mutante e dinamico. Sarà l’esatto contrario di un logo vecchia maniera che costringeva tutti supporti ad adattarsi a lui. Il vostro logo è geneticamente modificato per essere capace di adattarsi all’ambiente in cui si trova, perché voi l’avete creato così: adattabile ad ogni dispositivo, ad ogni riduzione, ad ogni ingrandimento. Lo avete pensato monocromatico – questo è un consiglio, partire sempre da un colore solo. A meno che non si tratti di una roba alla Paul Smith, l’uso di un solo colore vi permetterà di concentrarvi esclusivamente sul disegno della forma e sulla sua riproducibilità – ma sarà perfetto in CMYK o in RGB o nelle sue tinte in scala Pantone.

E sarà proprio questa sua adattabilità a risolvervi il problema dell’architettura dell’immagine coordinata. Perché se sarete bravi, ma veramente bravi, riuscirete con il solo logo a declinare l’intera immagine coordinata facendo un figurone. E fatturando il giusto. Come? La soluzione più ovvia e più facile da applicare è quella di usare porzioni del vostro logo sapientemente retinate (al 20/30%), sulla carta da lettera, sulle insegne, sui block notes per creare un pattern univoco e immediatamente identificabile che come un fil-rouge percorra tutta la stationary e i materiali del vostro cliente senza alcun bisogno di ripetere ossessivamente il logo sempre nella medesima posizione. Una soluzione di questo genere non solo risolverà il vostro problema immediato, ma preparerà il terreno per ipotetiche necessità future. Una volta stabilita la regola si tratterà semplicemente di applicarla. In questo caso avrete lavorato principalmente sulla forma e sulle forme.

Ma potreste lavorare altrettanto bene anche sul colore. Google ha un logo semplicissimo: un carattere graziato con ogni lettera di colore diverso. Se andate a Palo Alto e incontrate un tizio o una tizia che pedala su una bicicletta con il telaio colorato di rosso, di giallo e di blu potete scommettere che si sta spostando da una palazzina all’altra di Google. Non ci sono loghi sulla bici, né ci sono nelle aree di riposo tra un edificio e un altro, ma gli ombrelloni con i colori di Google vi indicheranno dove vi trovate.

Declinare un’immagine coordinata attraverso i colori non è facile, ma non fatevi spaventare. Una volta che avrete deciso – e questa è l’operazione più delicata – qual è o quali sono i colori che meglio rappresentano il brand sul quale state lavorando, provate ad usarli creativamente per farvi raccontare questo brand attraverso i colori. Fate delle prove. Immaginate che la combinazione di colori sia una parola e che questa parola debba essere letta sempre allo stesso modo. Dovrà avere un significato univoco e chiaro per tutti.  Se avrà questo significato per voi, ci sono ottime possibilità che l’avrà anche per gli altri. Ma siate severi e obiettivi. Se avete dei dubbi, passate subito ad un’altra soluzione.

Un piccolo segreto: la soluzione creativa giusta ha sempre la forza di sapersi rivelare. “Satori“: illuminazione, l’idea giusta ha sempre la forza di imporsi su tutte le altre idee, possiede sempre quel non-so-che che ci fa esclamare “massì, è chiaro, come ho fatto a non pensarci prima”. Era così ovvio. Fateci caso, l’idea giusta è come una combinazione musicale: vi dà la sensazione di essere sempre esistita. Deve solo essere scoperta. Le sette note iniziali di “Smoke on the water”, le sette note di “Seven Nation Army”, le quattro iniziali della Quinta di Beethoven preesistevano a tutti noi, qualcuno le ha scoperte e ne ha fatto un successo.

Buon lavoro!

I lavori contenuti nel post sono stati realizzati da Francesca Sardigna (SimonettiStudio)