Un vero set cinematografico, luci soffuse e movimenti lenti e sinuosi. La novità? Sta tutta nella scelta dei modelli che di sexy hanno ben poco, ma sono terribilmente simpatici e adorabili! È la nuova campagna Diesel che, per il lancio della sua nuova linea di occhiali da sole ha scelto di affidarsi ai migliori amici dell’uomo, e come dargli torto!
Il cliché pubblicitario è il solito super visto in slow-motion shot, ma questa volta i protagonisti rompono decisamente gli schemi: un barboncino, un levriero afgano, un meticcio con l’aria da duro, e un doberman rubano la scena ai modelli umani!
Un cambiamento radicale per l’azienda italiana famosa in tutto il mondo per le sue collezioni, i jeans in particolare, e le sue campagne ribelli e sempre super fashion.
Sembra che il pubblico, anche quello più esigente, sia davvero stufo delle ‘solite’ campagne ultra chiccose e poco divertenti: l’inversione di tendenza è in atto già da tempo, come dimostrano alcune tra le campagne più seguite e riuscite degli ultimi mesi tra cui la viralissima Volskwagen dog strikes back.
Steve Jobs ci manca. Senza di lui il mondo tecnologico è così noioso, così come Apple. Senza il suo celeberrimo leader, l’azienda non è più la stessa e, ovunque egli sia, probabilmente Jobs non sta apprezzando ciò che succede o sta per succedere a Cupertino.
Ecco i dieci cambiamenti in casa Apple che Steve Jobs non approverebbe.
1. Siri
Secondo la sua biografia autorizzata, Jobs non è mai stato particolarmente entusiasta di Siri. Eppure Apple presenta il software basato sul riconoscimento vocale come il motivo principale per acquistare l’iPhone 4S. È difficile immaginare che Jobs avrebbe approvato il suo rilascio in un prodotto finale.
2. Schermi di 4 pollici e in 16:9
Se i rumors che girano sono fondati, Jobs si sta rivoltando nella tomba. Sia pubblicamente che nella sua autobiografia, Jobs ha espresso chiaramente di non gradire l’idea di uno schermo 16:9 per l’iPhone e l’iPad. Credeva che il formato di 3,5 pollici fosse il formato perfetto e ha anche scherzato sul fatto che i cellulari Android da 4 pollici sembrassero degli skateboards.
3. Supply Executives e Project Managers alle riunioni
Secondo i tecnici di Apple, le cose stanno cambiando all’interno della società: c’è una crescente presenza di project manager e supply chain executives all’interno della società. Sono presenti in ogni incontro importante, cosa che non accadeva quando Jobs era al timone. Non avrebbe mai consentito a questi dirigenti esterni di interferire con il genio dei suoi progettisti.
4.Dialogare con Samsung
Jobs ha giurato di fermare Android ad ogni costo. Per lui i telefoni Android sono solo facsimili di poco conto dei prodotti Apple. Credeva che Eric Schmidt avesse tradito lui ed Apple e che utilizzasse le idee di Apple per Android. Non avrebbe mai negoziato con chi pensava fossero dei ladri.
5. L’interfaccia utente della Apple TV
Jobs odiava l’attuale interfaccia utente della Apple TV. Secondo un ingegnere l’aveva respinta 5 anni fa. E ora che non c’è, qualcuno a Cupertino ha deciso di non considerare la sua opinione.
6. Costruire prodotti con specifiche peggiori
Lo spessore del nuovo iPad è 0,37 centimetri e pesa 662 g, rispetto ai 0,34 pollici e 613 g dell’iPad 2. La durata della batteria è scesa a 9 ore rispetto alle 10 ore garantite dal precedente. Queste differenze non sono notevoli, ma sono un passo indietro nel prodotto di punta di Apple. Essi rappresentano un compromesso, cosa che Jobs ha sempre odiato.
7. Fare beneficenza
Steve Jobs ha ripetutamente rifiutato di fare beneficenza. Solo una volta Apple ha collaborato con l’organizzazione no-profit che combatte l’AIDS sostenuta da Bono degli U2, ma solo perché a Jobs interessava associare il brand agli U2. Ora Apple sta donando molto agli enti di beneficenza, 50 milioni di dollari fino ad ora, senza ottenere nulla in cambio. Cook ha anche regalato spazio sulla homepage a RED, senza alcun motivo commerciale, cosa che con Jobs era stato fatto solo per catastrofi come il terremoto ad Haiti e lo tsunami in Giappone.
8. Distribuzione dei dividendi e riacquisto di azioni
Questo era un altro no per Steve Jobs, il quale non avrebbe mai dato un solo centesimo agli azionisti di Apple. Preferiva reinvestire nella società e fare acquisizioni strategiche. Ecco perché Apple non aveva dato dividendi, anche se erano in grado di farlo da molto tempo.
9. Fughe di notizie, come quelle di Apple TV e Foxconn
Quando Jobs era vivo, nessuno avrebbe osato parlare di un futuro prodotto. Nessuno. Anche se è stato successivamente negato, questo è quello che è successo con il capo di Foxconn e la Apple TV. Steve avrebbe punito un errore del genere.
10. Poca cura per i dettagli
Ci sono tantissimi piccoli dettagli che Apple non sta curando, cosa che Jobs non avrebbe mai permesso, considerata la sua attenzione per essi. Quando era vivo e in piena forza, Jobs analizzava anche i dettagli più apparentemente insignificanti di ogni prodotto.
Bonus: Ashton Kutcher
Come reagirebbe Jobs alla notizia che Ashton Kutcher lo interpreterà nel prossimo film che racconterà la sua vita dal viaggio in india al periodo hippie, sino alla nascita di Apple?
00Ayumi KenseiAyumi Kensei2012-06-06 11:30:412012-06-06 11:30:4110 motivi per cui Steve Jobs si sta rivoltando nella tomba
In ogni nuova iniziativa progettuale, così come in ogni startup d’impresa, è richiesta una buona dose di disciplina per assicurare la corretta impostazione e in seguito la corretta esecuzione del progetto.
I modelli da utilizzare e le competenze su cui fare affidamento posso cambiare a seconda della natura del progetto, esistono però degli strumenti che possono facilitare il lavoro e che permettono di mantenere sempre sotto controllo l’andamento dei lavori.
Il mondo informatico ha poi delle caratteristiche peculiari tipiche dei progetti di sviluppo software e infatti nel tempo sono nate metodologie di project management specifiche quali l’agile e lo scrum.
Ci limiteremo a una overview sintetica dei principali strumenti che un team non dovrebbe mai farsi mancare quando affronta un progetto.
Il Project Charter come dichiarazione di intenti del progetto
Il Project Charter è un documento sintetico, spesso di una sola pagina, che riporta le informazioni principali del progetto come i risultati da raggiungere (deliverable), lo scope del progetto, le milestone intermedie, il team di progetto, il budget a disposizione e le date di inizio e fine del progetto.
L’utilità principale di questo documento risiede nel fatto che per l’intera durata delle attività rappresenta gli impegni da rispettare, proprio come se fosse un contratto firmato con il cliente. Eventuali modifiche sostanziali al progetto devono essere riportate su un nuovo Project Charter.
La Work Breakdown Structure per visualizzare gli elementi del progetto
Qualunque progetto, soprattutto se di grande entità, viene affrontato meglio se scomposto in piccoli pezzi.
La logica della Work Breakdown Structure (WBS) è proprio questa. Devono essere identificate le varie fasi del processo e poi ognuna di esse deve essere esplosa in sotto fasi/attività.
Struttuare l’albero del progetto in questo modo è un ottimo sistema grafico per comprendere la mole del lavoro da svolgere, per dividere i compiti all’interno del team e per visualizzare immediatamente le dipendenze tra le attività.
La WBS può essere impostata con diversi software, tra cui quelli di mind mapping.
Il Gantt per pianificare e tracciare l’avanzamento delle attività
Altro strumento indispensabile è il Gantt di progetto, che ha il duplice scopo di ausilio alla pianificazione e baseline per tracciare l’avanzamento del progetto in fase di esecuzione.
Si tratta di un diagramma che riporta l’elenco delle singole attività da svolgere e la loro tempificazione, tenendo conto delle dipendenze tra di esse e mettendo in evidenza le milestone intermedie e i deliverable.
Il Gantt permette di sapere in qualsiasi momento durante la vita del progetto qual è l’andamento rispetto al pianificato e dunque se dunque il progetto procede come previsto, se è in ritardo o se è in anticipo.
Esistono diverse alternative per creare un Gantt, dall’iper professionale Microsoft Project all’open source OpenProj.
Per concludere, va tenuto a mente che per coordinare al meglio gli sforzi di lavoro collaborativo può essere presa in considerazione l’adozione di soluzioni online quali Basecamp o Podio che permettono di sincronizzare tutte le informazioni di progetto, inclusi il calendario e la gestione dei documenti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/06/3_strumenti_di_project_management_utili_per_le_startup_1.jpg413620Mirko FerrariMirko Ferrari2012-06-06 11:00:342012-06-06 11:00:343 strumenti di project management utili per le startup [HOW TO]
E’ sabato pomeriggio a Bologna e Piazza Maggiore è un caleidoscopio di voci e colori: studenti, turisti, bambini, passanti… cittadini.
E’ tempo di chiacchiere, shopping, passeggiate sotto ai portici ma proprio di fianco al Palazzo Comunale, ai piani alti della Biblioteca Sala Borsa, c’è qualcuno che rimanda l’aperitivo per lavorare a un progetto a cui tutti siamo chiamati a partecipare: è il team di comuni-chiamo la start-up bolognese ideatrice di una piattaforma che sfrutta l’intelligenza collettiva per ottimizzare le decisioni politiche.
In prospettiva anche del corso di Viral Strategy & Archetypal Branding, che si terrà il 22 e il 23 giugno a Milano, abbiamo pensato che il progetto di questa start-up meritasse subito un pò di attenzione 🙂
Intelligenza collettiva
E’ un concetto che si fonda sulla qualità delle decisioni prese da un gruppo ampio di persone: una scelta condivisa, frutto di partecipazionespontanea e indipendente è uno strumento potente ed efficace, in grado di accelerare la risoluzione dei problemi e distribuire soddisfazione.
Cercare quante più collaborazioni possibili per la buona riuscita di un progetto, ovvero fare croudsourcing, è un modello di business che aziende ed imprenditori ormai conoscono molto bene e la spinta all’interazione alimentata dai social network ha trascinato le possibilità di intervento al di là delle competenze di esperti e specialisti, diffondendo tra le persone il desiderio di partecipazione e coinvolgendole nei processi di co-creazione.
E non si tratta solo di produzione: anche le attività di marketing e comunicazione, per essere efficaci, hanno spesso bisogno dell’apporto imprevisto e appassionato di utenti e fan, perdendo a volte il controllo degli schemi ma guadagnando sostanza e vibrazioni.
Ora che ha raggiunto una prima maturità, l’intelligenza collettiva è un principio che le pubbliche amministrazioni possono considerare per ottimizzare le proprie risorse, ridurre costi e tempi di gestione, migliorare la propria immagine e avvicinarsi ai cittadini.
Cittadini che oggi sanno come individuare e sottolineare problemi e criticità, facendo sentire la propria voce grazie al web e ai social network, in grado di segnalare ogni cosa in tempo reale impugnando uno smartphone e scegliendo l’applicazione giusta.
Agli amministratori servono strumenti per raccogliere i suggerimenti dei cittadini; il giorno in cui comuni-chiamo ha lanciato le proprie app, siamo andati a farci spiegare come hanno ideato uno strumento nato proprio per questo scopo.
E abbiamo avuto la fortuna di incontrare il team al completo: Jason Boon (financing strategy, customer management relationship), Matteo Buferli (architettura software, sviluppo, infrastruttura server), Gilberto Cavallina (business strategy) e Jacopo Solmi (web & graphic design).
Ciao ragazzi, partiamo dalle basi: Gilberto, com’è nato comuni-chiamo?
Ciao! Comuni-chiamo è un’idea nata nel 2011.
Un problema a base di piccioni più volte segnalato al comune ci ha spinto a chiederci come mai non si producesse alcun intervento.
Ci siamo resi conto che la nostra segnalazione veniva recepita dall’URP ma si perdeva nella più classica delle pire di carte e documenti.
Questo non per una disattenzione degli amministratori, ma essenzialmente per l’assenza di un metodo efficace con cui raccogliere le segnalazioni, organizzarle per priorità e attivare i processi necessari.
Da qui l’idea di base: un supporto alla gestione del comune che valorizzasse il tempo impiegato dal cittadino per segnalare un problema.
Tra esami e impegni di lavoro, la sera, abbiamo analizzato questa idea fino a concepire una piattaforma che a mo’ di imbuto raccogliesse le segnalazioni inviate dai cittadini.
Jason, come siete passati dall’idea alla sua realizzazione?
Consumato il tempo libero, ci siamo resi conto in fretta che era necessario puntare forte sul progetto e abbiamo fatto delle scelte.
Mentre io e Gilberto ci laureavamo, abbiamo ipotizzato di delegare l’intero lavoro di programmazione all’estero, est europeo per la precisione, per sostenere costi di sviluppo accessibili.
Un’idea scartata in fretta: non era possibile monitorare con precisione i progressi e avanzare nella giusta direzione.
Poco controllo, poca qualità.
Siamo giunti ad un bivio importante, crederci fino in fondo o mollare.
E noi abbiamo scelto di continuare: mentre studiavamo un business plan per partecipare al bando Spinner per “idee imprenditoriali innovative e/o ad alto contenuto di conoscenza”, Matteo si è licenziato per lavorare esclusivamente allo sviluppo e alla programmazione di comuni-chiamo.
E?
Abbiamo realizzato comuni-chiamo, vinto il bando e siamo entrati di nuovo in crisi! 🙂
Di nuovo?
Sì, perchè ci siamo imbattuti in alcuni competitor, come Decoro Urbano e in misura minore ePart, che lavoravano già alla grande.
E’ stata una fortuna: ci siamo accorti che comuni-chiamo aveva un limite.
E una lettura illuminante, La Saggezza della Folla di James Surowiecki ci ha aiutati a capirlo e trasformarlo in un’opportunità.
Matteo, ce lo spieghi tu?
Certo. Abbiamo intuito che il concetto di segnalazione è ben diverso da quello di problema.
Una segnalazione isolata è una visione soggettiva, magari una percezione parziale; un’amministrazione non ha tempo, risorse e soprattutto interesse a decifrare migliaia di messaggi incoerenti.
Una massa di segnalazioni in evidenza è pura quantità e il rischio che sia manipolata, brandizzata, politicizzata è alto.
Era necessario allontanare comuni-chiamo da questi schemi per mettere nelle mani degli amministratori uno strumento con cui identificare i problemi, comprendere le priorità e ottimizzare i flussi di lavoro per risolverli.
Così abbiamo creato un algoritmo innovativo in grado di gestire problemi e non più singole segnalazioni, evitando la tentazione di produrre l’ennesimo social network per condividere informazioni e concentrandoci su una tecnologia adatta all’integrazione con le strutture di una pubblica amministrazione, con i suoi fornitori e i suoi uffici.
Non dimentichiamo che gli URP sono la fonte primaria di segnalazioni dei cittadini!
A proposito di cittadini: Jacopo parlaci delle app!
Abbiamo appena rilasciato l’app sia in versione iOs che Android.
Sono immediate e piacevoli, con 4 passaggi è possibile concludere una segnalazione completa; vogliamo garantire la possibilità di segnalare in meno di trenta secondi, altrimenti nascono dei problemi di usabilità.
Lo sviluppo è partito da basi “amatoriali” ma oggi siamo soddisfatti della user experience che siamo in grado di fornire agli utenti mobile.
E non fate caso ai borbottii di Matteo, che da sviluppatore non è soddisfatto finchè il numero dei bug non è ridotto a zero 😀
Le app sono programmate in modo nativo, quindi si presentano in maniera leggermente differente tra iPhone e dispositivi Android, ma le funzionalità sono le stesse.
Siamo molto orgogliosi della possibilità di accedere allo status delle proprie segnalazioni visualizzando anche gli aggiornamenti pubblicati dal comune: un’esperienza one-to-one che valorizza l’intervento del cittadino!
Intelligenza collettiva, what else!
Jason, cosa pensano i comuni delle app pensate per i cittadini?
Per la verità c’è un pò di timore nei confronti di tutto ciò che è 2.0: le applicazioni sono considerate più a fini di “brand” che di strumento, devono esserci per una questione di immagine, la funzionalità e i contenuti non sono una priorità.
Forse manca un pò di cultura.
Un aneddoto? comuni-chiamo è totalmente cloud, ma un professore dell’Università di Bologna, abituato alle relazioni con le amministrazioni comunali, ci ha suggerito caldamente di vendere un server vuoto insieme alla licenza!
Molti dirigenti preferiscono la sicurezza di gerarchie, protocolli e procedure, archivi cartacei, timbrati, bollati, firmati.
Ma al giorno d’oggi la necessità di evitare gli sprechi, contenere i costi, diminuire i tempi di gestione impone una strategia differente. comuni-chiamo è pensato per velocizzare i processi, aiuta a diffondere conoscenza tra gli uffici e prevede un intervento paritario tra tutti gli utenti che si occupano dei problemi in gestione.
Approcci nuovi, più veloci, più efficaci.
Avere a che fare con le PA non dev’essere una passeggiata. Gilberto?
Non lo è 🙂
Generalmente, una delle prime risposte che riceviamo è: “Non compriamo niente!”
E’ difficile trovare interlocutori pronti ad aprire la mente verso soluzioni differenti senza troppa paura di mettere nelle mani dei cittadini parte del processo di gestione dei problemi: co-gestire per risolvere.
Anche solo disposti ad ascoltare come possono seguire più da vicino il flusso che percorre un problema da quando è segnalato a quando è risolto.
Per quali uffici passa? Chi se n’è occupato? C’è qualche fornitore in ritardo? Quali dati possiamo raccogliere per analizzare l’efficacia della gestione?
Noi di comuni-chiamo pensiamo che oggi non siano tanti i comuni in grado di rispondere e agire di conseguenza.
Poi, è ovvio, ogni realtà è differente.
Ma comuni-chiamo sa adattarsi bene: un paio di esempi? Trieste e Bagheria.
Due città piuttosto differenti.
Ragazzi, prima di concludere: chiediamo a Matteo una road-map per il futuro prossimo
Vogliamo concentrarci sul potenzialmento dell’area gestionale, è il core di comuni-chiamo.
Aumentare il riconoscimento automatico dei problemi più urgenti e generare statistiche che possano diventare fondamentali per le scelte strategiche delle amministrazioni.
E ovviamente continuare a stimolare quel meraviglioso principio alla base di tutto: l’intelligenza collettiva, la partecipazione dei cittadini.
Che non sono solo utenti! Ho una teoria, in proposito…
Ma questa, Matteo, è un’altra storia! Un saluto?
Al comune di Pieve di Cento, early adopter di comuni-chiamo.
Ciao ragazzi, complimenti ed in bocca al lupo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/06/comuni-chiamo-app-per-intelligenza-collettiva-INTERVISTA.jpg400500TadomekuTadomeku2012-06-06 10:56:072012-06-06 10:56:07Comuni-chiamo: l'app per l'intelligenza collettiva [INTERVISTA]
Emma e Brandon Peat, designers freelance, hanno trovato il modo di insegnare al proprio figlio a scrivere utilizzando i personaggi di Star Wars. Graphic design e mass culture si mixano in questo progetto decisamente sopra le righe.
Chi credeva che non ci si dovesse aspettare più sorprese da Star Wars, si sbagliava. Grazie ad Emma e Brandon Peat, ora è possibile insegnare ai propri piccoli l’alfabeto con i personaggi della saga fantasy più famosa del mondo.
27 tavole, eclettiche e divertenti, riassumono con ironia i personaggi ed i momenti più salienti dell’intera saga. Adesso George Lukas sarà costretto ad aggiungere educatore alla sua già lunga lista di skills!
00KumikoKumiko2012-06-06 10:06:472012-06-06 10:06:47Impariamo l'alfabeto, con Star Wars!
Il rosa in Sicilia dal 16 giugno vi sembrerà verde!
No, non si tratta di distorsioni visive, le GGD Sicilia, infatti, tornano con una cena evento in grande stile per affrontare i temi dell’ecosostenibilità, dell’ecocompatibilità e del biologico.
“Go green, unni viri virdi vai!”, questo il titolo dell’incontro organizzato dalle donne hi-tech dell’isola etnea, in cui l’idioma british che ha dato i natali alle Girl Geek Dinners, si mescola al più musicale dei dialetti del bel paese…quindi “dove vedi verde, vai!” semplice no?
Ma le tematiche legate alla valorizzazione e al rispetto del territorio non è l’unica novità in casa GGD: per la prima volta, infatti, a fare da scenario all’appuntamento sarà una delle località più suggestive e affascinanti dell’isola: Siracusa.
L’incontro, infatti, è fissato in via Mirabella 29, presso la sede dell’HUB Siracusa, alle ore 17.30, attendendo il tramonto nei vicoli di Ortigia.
Le GGD siciliane, dunque, grazie alla collaborazione di Telecom Italia con la sua Impresa Semplice e l’Hub Siracusainaugurano una stagione itinerante che attraversa la Sicilia con l’obiettivo di solidificare la rete di incontri che coinvolge tutte le donne che lavorano e vivono il web caratterizzando i diversi volti della Sicilia.
E quale luogo migliore per parlare di energie pulite, idee innovative, prodotti biologici e promozione del territorio, della terra di sole e mare per eccellenza?
Presto detto dunque, l’appuntamento è per il 16 giugno all’Hub di Siracusa, iscrivetevi on line e ricordatevi di mettere il costume in valigia…
00VixKirik�VixKirik�2012-06-05 16:00:172012-06-05 16:00:17"Go Green, unni viri virdi vai!" il nuovo appuntamento targato GGD Sicilia [EVENTO]
Stanco di utilizzare il pennino della Nintendo 3Ds per i tuoi giochi? La tastiera del tuo pc è troppo noiosa? Niente paura! Da oggi, con il dispositivo MaKey MaKey, puoi utilizzare come controller qualsiasi cosa desideri, anche una banana!
Il video è, ovviamente, diventato un virale non tanto per le sue caratteristiche tecniche (le riprese sono amatoriali) ma per come viene utilizzato MaKey MaKey. Basta connettere un oggetto al dispositivo ed ecco pronta una tastiera fatta di pongo, oppure un pianoforte fatto di scale o ancora una “batteria umana”.
L’idea davvero originale nasce dalle menti di due studenti del MIT (Massachusetts Institute of Technology) che hanno saggiamente utilizzato la piattaforma Kickstarter per chiedere ed ottenere fondi per sviluppare la loro idea. I due giovani ingegneri hanno raggiunto la bellezza di $409,098 superando di gran lunga il loro obbiettivo di appena $25,000!
Merito di tanto successo? Senza ombra di dubbio la genialità dell’idea, nuova e innovativa, e in secondo luogo l’enorme potenzialità di cui questo dispositivo dispone. MaKey MaKey è un classico esempio di come la creatività sia il miglior strumento di successo.
00Kyubi no KitsuneKyubi no Kitsune2012-06-05 15:30:372012-06-05 15:30:37Con MaKey MaKey tutto diventa controller! [VIRAL VIDEO]
Macchinine al posto delle classiche poltrone imbottite, coccinelle e farfalle su di pareti ricoperte da fantasie naturali. Alberi che prendono vita nel bel mezzo di una stanza. Un ambiente colorato e divertente a pochi passi da Manhattan.
Dagli States arrivano grandi novità che uniscono design, funzionalità e wellness. Ecco un salone per bambini dove ogni dettaglio è studiato per mettere in primo piano le esigenze dei più piccoli, lasciando i grandi a bocca aperta.
Non manca proprio nulla nel Salone progettato da Andrea Mason/Architect per rendere un banale taglio di capelli un’esperienza ludica e divertente. Obiettivo del designer, portare un senso di natura e di gioco nello spazio esistente, sfruttando la grafica e curando nel dettaglio la scelta dei materiali, semplici ma destinati a durare nel tempo.
00KumikoKumiko2012-06-05 14:31:052012-06-05 14:31:05Colore & natura: ecco un Hair Stylist per bambini a New York
Sono attimi decisivi, i più importanti, quel minuto interminabile che ti separa dall’inizio della gara… Lunghi sospiri, massima concentrazione e tensione alle stelle: sono le scene raccontate nello spot di Omega watches, main sponsor e cronometro ufficiale delle Olimpiadi di Londra 2012.
I protagonisti sono gli atleti che gareggeranno ai prossimi giochi olimpici, ritratti nelle fasi di preparazione alle varie esibizioni e competizioni: dalla tuffatrice cinese Qui Bo alla nuotatrice statunitense Natalie Coughlin, dall’eptatleta britannica Jessica Ennis al più famoso centometrista Tyson Gay.
La colonna sonora è di tutto rispetto: si tratta di “Start me up” dei Rolling Stones che si introduce tramite un lento climax ascendente minuziosamente mixato con un tipico tichettio da quarzo. Canzone davvero indovinata sia per il ritmo del promo sia per il significato del titolo “accendimi” quasi a caricare ogni singolo atleta prima del via.
Omega, cronometro ufficiale dei giochi olimpici da ormai 80 anni, si presenta alla XXV edizione con 20 novità tecnologiche tra cui il Quantum Timer, cronometro con risoluzione potenziata di un milionesimo di secondo, la pistola elettronica con flash e nuovi blocchi per le gare di atletica che limitano la possibilità di false partenze.
La casa produttrice svizzera ha inolte previsto la produzione di una linea di orologi in edizione limitata dal nome Seamaster 1948 ‘London 2012’ in onore dei giochi olimpici.
Omega si prepara quindi a segnare tutti i nuovi record delle imprese sportive che prenderanno luogo nella capitale britannica dal 27 luglio.
Mancano 51 giorni, 12 ore e 59 minuti e ormai ci siamo: è tempo di olimpiadi!!
00MaikiMaiki2012-06-05 13:00:312012-06-05 13:00:31Omega Watches, è tempo di Olimpiadi [VIDEO]
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