Ninja Virals! I migliori video della settimana [VIDEO]

Sapete quanto lavoro c’è dietro alla creazione di una clip musicale? Ore ed ore di lavoro e meticolosa applicazione, che sicuramente non sono mancati per la realizzazione di “If you ever need someone” di The Family Bones, che nel loro video hanno utilizzato ben 25 mila post-it per far arrivare il messaggio a destinazione.

Se all’analogico preferite invece il digitale, il secondo video proposto vi piacerà tantissimo: in soli 3 minuti l’agenzia creativa Reverse Enginears ci propone la storia dei videogames più conosciuti e giocati di sempre, realizzando un mash up perfettamente funzionante dove immagini e musica si fondono in un filmato che stimola i nostri ricordi più tech!

Chi ai videogiochi preferiva invece i Lego troverà davvero simpatico questa ‘riedizione’ dei campionati europei di calcio interamente giocata dagli omini gialli, realizzata da Graham Love, animatore britannico di soli 18 anni che ha creato degli alter ego di Platini, Gascoigne, Cristiano Ronaldo e tanti altri!

Joshie la giraffa al Ritz-Carlton, quando il marketing ti commuove

La catena di alberghi Ritz-Carlton è ormai famosissima per il suo Customer Service, tanto da essere citata come Case Study in molti autorevoli testi sul marketing. La vocazione del brand è ben riassunta nel suo Credo, che promette un’esperienza indimenticabile, che “risveglia i sensi, infonde benessere e soddisfa anche i desideri e i bisogni inespressi dei nostri ospiti”. La soddisfazione del cliente viene messa al primo posto, raggiungendo alti livelli, ciò determina un grado di fidelizzazione elevato che porta notevoli benefici all’azienda.

Lo staff della catena di alberghi ha l’autorità di spendere fino a $2.000 per risolvere i problemi dei clienti, senza dover riferire nulla ai manager! A prova di ciò, vi riporto una bellissima storia di Customer Delight che coinvolge Joshie la giraffa!

Quando Chris Hurn e la sua famiglia tornarono dalle loro vacanze al Ritz-Carlton di Amelia Island in Florida si accorsero di aver dimenticato un importantissimo membro della famiglia: Joshie, il migliore amico del loro figlio più piccolo! Questo, come potete immaginare, causò al piccolo un grande stress e molti problemi per addormentarsi.

Chris decise di dire al figlio che non doveva preoccuparsi perchè Joshie stava facendo una piccola vacanza extra e stava bene. Il bambino accettò la storia e si mise miracolosamente a dormire.

Quella stessa sera il Ritz-Carlton chiamò la famiglia Hurn per dirgli che avevano trovato Joshie nella lavanderia dell’hotel e che veniva custodito dal team degli oggetti smarriti. Chris gli raccontò la piccola bugia (a fin di bene) che aveva riferito al figlio e chiese se il team potesse fare una foto a Joshie mentre prendeva il sole sulla sdraio in piscina per provare la veridicità della storia raccontata al figlio. Con grande sollievo di Chris, il team accettò e gli disse di dormire sonni tranquilli.

Un pò di giorni dopo un pacco arrivò a casa Hurn. Dentro c’era Joshie, comodamente seduto vicino a un pacco di giochi griffati Ritz-Carlton, inclusi un frisbee e un pallone! Vicino ai nuovi giochi c’era anche un album di fotografie che ritraevano la giraffa nei suoi bellissimi momenti di relax passati all’hotel!

Joshie che prendeva il sole vicino alla piscina, il massaggio alla spa, l’incontro con altri morbidi amici, le avventure sul buggy in spiaggia e la nuova tessera (inclusa nel pacco) con cui il team degli oggetti smarriti nominava Joshie membro onorario!

 

Non c’è che dire, questo è sicuramente un esempio di notevole impegno e bravura nella gestione delle problematiche legate ai clienti, in questa bella storia ci sono tutti gli ingredienti del Customer Delight, ovvero:

  • produrre un grande WOW!
  • spontaneità e sorpresa tocco personale
  • far sentire valorizzato il consumatore
  • genuinità
  • creare un punto di scambio e condivisione

Il successo di queste politiche al servizio del cliente è che ben il 95% degli ospiti in partenza dichiara che il suo soggiorno è stato un’ esperienza davvero indimenticabile. Più del 90% dei clienti deliziati dalla catena Ritz-Carlton ritorna!

Foursquare e le app che rivoluzionano il retail

iStockphoto@Thinkstockphotos

 

Tutto è iniziato pochi mesi fa: Naveen Selvadurai, co-founder di Foursquare, lascia la sua azienda il 4 Marzo 2012“”I realize that I have a desire to do something new as well (ho realizzato che ho il desiderio di fare qualcosa di nuovo)” è il suo commento.

Foursquare da un po’ di tempo ha diverse gatte da pelare: l’ultimo round di finanziamento da 50milioni di dollari a 600milioni di dollari di valuation deve servire per trovare una fonte di monetizzazione senza snaturare il progetto di fronte ai propri early adopter. Cosa che peraltro sembra stia succedendo se andiamo a leggere i commenti all’ultima versione della app.

E se è vero che Foursquare ha raggiunto i 20 milioni di utenti, i check-in in proporzione rimangono decisamente bassi. Ma il vero problema di Foursquare è che non intercetta alcun flusso finanziario e di conseguenza non garantisce “un acquisto”.

Allora cosa può fare Foursquare per monetizzarsi mantenendo la fiducia dei suoi utenti?

Diamo un’occhiata a Facebook…

La geolocalizzazione e tutto ciò che ne consegue per il marketing di retail e di prossimità, è ora chiaramente uno dei traguardi che Facebook, il social network per eccellenza, conta di raggiungere. A proposito basta solo citare le ultime acquisizioni fatte a Palo Alto:

  • Gowalla, principale competitor di Foursquare, acquisito da facebook e ormai offline in quanto in fase d’integrazione con facebook.
  • Tagtile, azienda specializzata nel campo dell’nfc che promette di rivoluzionare il mondo delle loyalty card tramite un’applicazione mobile.
E’ dunque l’ora che anche Foursquare inizi a guardarsi attorno!

Ecco le app che potrebbero interessare a Foursquare

Per garantire l’acquisto vi sono due possibilità a cui il mobile marketing oggi guarda: scansione dello scontrino (qr code) tramite app sul device del cliente o viceversa su quello del negoziante, e la tecnologia “Nfc” – Near Field Communication.

Esistono molte app negli store che funzionano come lettori di Qr Code o grazie alla tecnologia Nfc, ma in questo caso solo alcune sono di nostro interesse, quelle a cui in effetti Foursquare  deve guardare per comprendere la rivoluzione in atto nel mondo del retail.

Vediamole insieme.

Qr based

PUNCH’D

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Incubata dalla onnipresente 500 startups e acquisita l’anno scorso da Google (si mormora per un valore superiore ai 10milioni di dollari), Punch’d propone una soluzione di fidelizzazione basata su QR Code sullo stile “Ogni 10 acquisti uno è gratis”.

LEVELUP

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Ricordate SCVNGR  di cui vi avevamo parlato tempo fa come la migliore app per la caccia la tesoro dei deals? Ad ottobre 2011 ha annunciato questo nuovo progetto, LevelUp non a caso poco dopo l’acquisizione di Gowalla da parte di Facebook.

La soluzione che propone ricorda molto quella di Starbucks: linkando la propria carta di credito all’applicazione, si ottiene un Codice Qr che viene letto da un hardware esterno, fornito in dotazione allo store.

BELLY

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Finanziata da un venture capital formato da due dei cofounders di Groupon, Belly anche questa app utilizza i Qr Code. Al momento non analizza i flussi finanziari  anche se il team ci tiene a precisare che l’integrazione con i Pos fa parte della vision aziendale.

NFC based

TAGTILE

Abbiamo già citato Tagtile a proposito di Facebook, ora prendiamo in esame il suo funzionamento come mobile app: propone una loyalty card di nuova generazione basata su un’app mobile e un divertente “cubo” che funziona da ricevitore Nfc.

Il maggior problema delle loyalty card basate su Nfc è il ricambio generazione dei cellulari e i costi di integrazione con i Point of Sale: le proiezioni di Aite Group affermano che per il 2014 solo il 2.5% dei retail degli Stati Uniti saranno preparati ad accettare pagamenti contactless utilizzando dispositivi mobili.

SHOPKICK

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Infine non si può non citare Shopkick. L’app premia l’utente con rewards e deals ogni volta che entra in uno store convenzionato (target, best buy, old navy). Un meccanismo molto simile al checkin di Foursquare. La crescita verticale del numero di installazioni suggerisce un successo strepitoso oltreoceano, e la riprova definitiva sono gli oltre 3 milioni di utenti.

Conclusioni

Foursquare per monetizzare seriamente dovrà affrontare profonde modifiche, anche concettuali. Modifche che però i suoi early adpter  non sembrano gradire.

E voi, accettereste un Foursquare così snaturato? Fateci sapere 🙂

"E Dior creò la donna" nel suo nuovo spot [VIDEO]

Dior ha lanciato pochi giorni fa il suo mini film “Et Dior créa la femme” per promuovere la fragranza Addict, ispirato al film del 1956 “…And God Created Woman” di Roger Vadim.

Il video, nella migliore tradizione dell’advertisement dedicato ai profumi, vuole riflettere l’essenza di Addict, che Dior rivolge ad un pubblico giovane, ultra femminile e audace, impersonificato dalla bella protagonista Daphné Groeneveld. Quale migliore ambientazione di una Saint Tropez in veste anni ’60 e una colonna sonora come “I Love You Ono” degli Stereo Total?

La campagna prevede anche la pubblicazione di una rivista online, che include consigli per il make up, ispirazioni dal look di Daphne, e un’applicazione per iPhone.

Monti versione Balotelli: ecco come nasce un fotomontaggio virale [INTERVISTA]

Supermario Monti è un fotomontaggio che nel giro di poche ore ha invaso il web: Mario Monti, il nostro Presidente del consiglio, nelle vesti insolite del suo omonimo Balotelli, idolo nazionale dopo la vittoria di ieri sera contro la Germania. I 2 personaggi pubblici hanno davvero poco in comune, a partire dal fisico e dal look, ed il risultato dell’insolito mix, Super MarioMario strappa un sorriso a chiunque!

Abbiamo contattato Emanuele Dal Carlo, il papà di questo nuovo supereroe italiano, che ci raccontato com’è nata questa idea tanto simpatica quanto virale.

Raccontaci qualcosa di te. Chi sei, cosa fai nella vita?

Sono un pubblicitario, ho una agenzia a Venezia (Mestre) www.dnaitalia.com e mi occupo da qualche anno anche di social network. Ho fondato insieme a 6 amici una rete civica su piattaforma Ning ormai quasi 5 anni fa che ha fatto anche abbastanza parlare di se 40xvenezia.ning.com e mi interesso a 360° di comunicazione.

Come è nata l’idea di Super MarioMario? Semplice passatempo in un momento di noia?

Ci ho pensato sentendo le notizie sul ruolo di Monti all’Eurogruppo e mi ha fatto sorridere l’idea di Supermario Monti che si togliesse la camicia dopo l’accordo. Poi ho trovato una foto fantastica di Monti e una di Balotelli e ho pensato: faccio pure un primo piano!  In verità l’idea di base nasce dalla seconda delle immagini.

Ripercorriamo le tappe della nascita di questo fenomeno virale

Allora… ho pubblicato il primo post alle 10:15 di stamattina e alle 10:30 il secondo (che secondo me è pure meglio ). I commenti sono stati immediati da parte di amici e i primi reposto sui giornali sono delle 12 circa ( il primo è stato Libero, che non ha pubblicato la fonte ma a me va bene così visto il valore della testata ). Poi sono arrivate anche altre importanti testate, tra cui voi. La cosa che mi ha sorpreso di più sono state le molte richieste di amicizia e i molti che sono andati sui siti dei blog e giornali che non citavano la fonte a redarguire la redazione… bizzarro!

Ti hanno difeso a spada tratta 🙂 Secondo te perché? Si è creato un senso di solidarietà?

E’ come se Facebook volesse rivendicare una sua creatura rispetto ad altri media

Secondo te a cosa è dovuto il successo della tua inedita versione di Monti?

Secondo me al particolare momento del paese: siamo un popolo che soffre ma mantiene nonstante tutto un feroce ottimismo e se capita qualcosa che riesce a sintetizzare questa qualità la gente ci si affeziona. La cosa che più mi ha colpito è che i commenti negativi contro Monti sono stati pochissimi rispetto a chi invece ha semplicemente riso o addirittura inneggiato a “Marione”.

Ti aspettavi tutto questo successo?

No, assolutamente, ritengo anche che questo genere di cose non si possano programmare, e difficilmente prevedere. Lavoro in comunicazione da troppo tempo per sapere che tu puoi fare tutti i calcoli che vuoi , elaborare le strategie migliori ma che alla fine c’è sempre una percentuale di alea. Il comunicatore è come un pokerista scaltro, se è bravo può o vincere tantissimo o perdere pochissimo ma non può prevedere le carte che gli arrivano in mano.

5 consigli per startup: come partire col piede giusto

Ogni giorno nascono promettenti e innovative startup, la maggior parte, però, è destinata a fallire.  Talento e determinazione purtroppo non bastano per raggiungere il successo: una buona idea, infatti,  è inutile senza un’ottima realizzazione.

Vediamo insieme qualche consiglio utile per partire con il piede giusto e aumentare le probabilità di successo della tua startup:

Networking

Per far crescere una startup è indispensabile creare una rete di contatti, per dare vita a collaborazioni, scambiarsi suggerimenti, supportarsi a vicenda e farsi conoscere. Partecipa agli eventi e alle iniziative che vengono ormai organizzate in tutta Italia: uno su tutti gli aperitivi di Indigeni Digitali. Potrai entrare in contatto con potenziali collaboratori, ma anche blogger e investitori pronti a scommettere su idee innovative.

Non perderti l’ottima raccolta di piattaforme, eventi e contatti indispensabili per startupper stilata da Gianluca Dettori.

L’importanza dell’organizzazione

L’organizzazione è la chiave del successo, soprattutto agli inizi, quando capita di dover fare tutto da soli, e si è sommersi da impegni. E’importante saper individuare le priorità e gli obiettivi ad ampio raggio, prevedere i tempi di realizzazione per svolgerli, non dimenticare le scadenze importanti e le eventuali date di consegna.

Per non impazzire tra to-do list, calendari, post-it sparsi qua e la, sono nati molti utili tool online per la gestione di progetti, eccone alcuni:

Tools per la gestione del tempo:
Microsof Project
Open Proj  (simile a  Ms Project ma free)
Grindstone

Tools per le to-do list:
App pricing
Remember the milk

Project Management tools:
Redmine
Collabtive
Co-op

Be social

Per una nuova impresa è fondamentale comunicare e promuovere l’idea di business: i social media sono degli alleati fondamentali per almeno 2 ragioni:

-L’investimento richiesto è in linea con i budget ristretti degli startupper

-Permettono di rivolgersi ad una grande audience, che sarà amplificata se ci sono influencers interessati alla tua idea

Non limitarti ai soliti Facebook e Twitter, ma, a seconda delle caratteristiche del tuo business, tieni in considerazione anche Pinterest, LinkedIn, ecc. Ma attenzione: mai cercate di strafare iscrivendovi a tutti i social networks esistenti, e lasciando poi gli account inattivi e non aggiornati. Sarebbe senza dubbio controproducente. 

L’approccio da seguire sarà informale e amichevole, coinvolgete i vostri utenti più attivi, facendoli sentire unici: il passaparola positivo non tarderà ad arrivare! Se riesci a coinvolgere qualche blogger particolarmente influente in quel settore, il successo è garantito. Ed infine ricorda: i social networks non servono solo per parlare, ma soprattutto per ascoltare.

Think big

Pensa in grande! Anche se al momento la tua impresa ha pochi dipendenti ed un budget limitato a disposizione, pensa a lungo termine: dove ti troverai tra 10 anni? Gli investitori cercano aziende con prospettive brillanti per il loro futuro, che puntano ad affermarsi sul mercato internazionale.

Punta sull’outsourcing…e sul crowdsourcing!

Un’azienda ai primi stadi di sviluppo avrà sicuramente un organico molto limitato. Ma non per questo potrà permettersi di trascurare dettagli fondamentali, che rischiano di compromettere il suo successo futuro, o affidare compiti a persone poco qualificate, pur di risparmiare. La soluzione? Puntare su professionisti freelance, in grado di assicurarti competenze specifiche nel campo che ti interessa, senza i costi e gli oneri di un’assunzione diretta. In quest’ottica si inserisce il crowdsourcing, ovvero la possibilità di attingere all’intelligenza collettiva della Rete aprendo un contest su Internet, una sorta di gara tra freelance a cui affidare lo sviluppo di un progetto (ad esempio un logo, un sito web, una brochure) rivolgendosi a un numero teoricamente illimitato di professionisti.

A chi rivolgersi per sfruttare al massimo queste nuove opportunità per il tuo business?

Starbytes può essere la soluzione che fa per te: una piattaforma che ti permette di trovare le migliori risorse in una community di più di 20.000 professionisti italiani selezionati.

Con Starbytes avrai la sicurezza di affidarti a freelance qualificati: puoi consultare le loro schede per verificare le loro competenze e i progetti già realizzati. Inoltre, prima di scegliere a chi affidare il progetto, hai la possibilità di richiedere a Starbytes di effettuare un colloquio di verifica del possibile vincitore. Starbytes offre 2 modalità di funzionamento per venire incontro alle tue esigenze:

Contest: imposti il budget che sei disposto a spendere per il progetto, ricevi proposte a partire dalle prime ore, scegli la proposta che ti piace di più

Job: imposti il budget, ricevi le candidature da professionisti del circuito Starbytes, scegli il professionista a cui affidare al tuo progetto

Stabilire fin dall’inizio il budget ed i tempi di realizzazione per vedere il progetto finito sono senz’altro un plus irrinunciabile per una startup!

Fan page e viral marketing: lo strano caso degli sponsored post "off topic"

Chiunque abbia un profilo Facebook ha avuto modo di affiliarsi, cliccando su “like”, a una pagina fan dal nome demenziale.

Spazi-tributo a particolari situazioni e sensazioni, il più delle volte che riconducono a una dimensione adolescenziale e/o studentesca o che tirano in ballo luoghi comuni diffusi e battute d’utilizzo popolare: diventare fan di pagine di questo genere è stato per un certo periodo anche una moda.

Il senso di molti di questi spazi non era ben chiaro: il cliccare sul pulsante “like” non offriva alcun valore aggiunto dal punto di vista sociale agli utenti connessi (essendo l’attività di community management talvolta completamente assente), ma risultava essere efficace solo per affermarsi nella propria rete sociale, considerando che, essendo l’intento presunto di determinate pagine quello di “far ridere” alla lettura del titolo, questo permetteva di proporre ai propri “amici” una sorta di “selection” di battute spiritose.

In effetti, l’abitudine alla “multiaffiliazione” ha fatto sì che per un periodo abbastanza lungo, la bacheca generale degli utenti italiani fosse intasata da notifiche fiume dei propri amici simili a, ad esempio: “L’amico X è diventato fan di ‘Anziani che…’  e altre 25 pagine“.

I fatti, in realtà, hanno dimostrato altro: perché spazi che inizialmente sembravano slegati dall’avere un senso si sono rivelati bacino di business da cui attingere, proprio perché costruiti con un pubblico il più delle volte decisamente ampio. Vediamo perché.

Pensate, amici lettori, a quante volte avete premuto “like” su una pagina che poi avete dimenticato di seguire, pochi attimi dopo esservici connessi: basta guardare fra le vostre informazioni a quante siete affiliati per trovare talvolta numeri molto alti, nell’ordine delle centinaia. Il più delle volte arrivavate a queste pagine grazie – come sottolineavamo poc’anzi – ai vostri amici; perché a differenza delle brand page cui magari vi siete connessi per il principio di brand awareness, certi spazi erano impossibili da raggiungere con una ricerca “nominale”. Connessioni dovute grazie solamente a una dinamica virale.

Ebbene, da un giorno all’altro quegli spazi hanno cominciano ad essere gestiti. Con aggiornamenti di status magari slegati dal titolo, come condivisione di notizie curiose, macabre, a luci rosse, o anche vere e proprie proposte commerciali. Pagine prima senza un senso apparente che diventano ottime risorse per trovare contenuti.

Contenuti che, capita di notare, vengono pubblicati uguali in più pagine contemporaneamente, come da una stessa mano. Una gestione sbagliata di spazi diversi fatta dallo stesso community manager? No.

Sembra incredibile, ma uno dei modelli di business che sembra aver preso piede su Facebook è quello di sfruttare spazi generati dalla comunicazione virale per commercializzare contenuti. Il meccanismo è semplice:

  • creazione di alcune pagine potenzialmente popolari, con forte impatto empatico ed emotivo e/o acquisto di quelle già realizzate e che contano su un ampio numero di connessioni;
  • sviluppo di un grosso pubblico, grazie al meccanismo insitamente virale di Facebook (il mio amico si affilia a uno spazio, leggo il titolo dello spazio, mi ci affilio anche io);
  • gestione “neutra”, con il solo scopo di intrattenere:
  • vendita di sponsored post off topic, mescolati alla normale gestione anche in linea con il topic ispiratore.

Nulla ci sarebbe di strano se non che il tutto avvenga senza che questo venga percepito dal lato utente, il quale riceve informazioni che rimangono essenzialmente considerate “pure“, non indotte dal mercato, indi credibili.

Pubblicità perfetta, in pratica, che non colpisce o infastidisce il pubblico, si incunea perfettamente in una pagina che apparentemente non ha – come abbiamo provato a spiegare – un fondato motivo per esistere  e che, di fatto, ha un valore economico preciso (perché appunto, frutto di una compravendita).

Non citeremo i nomi delle pagine fan delle quali abbiamo certezza che “vendano” materialmente post, anche perché non è nostro interesse valutare o meno la giustificabilità di una forma di commercio. Ci interessa però constatare come il modello di business costruito su questo meccanismo sia, per certi versi, estremamente raffinato: il punto di forza è infatti la costruzione di una massa critica di utenti molto voluminosa e apparentemente poco ricettiva, che però si rivela essere sensibile a un eventuale condivisione volta al convogliare traffico su determinati siti o reclamizzare prodotti: questo perché il messaggio arriva da una fonte non focalizzata su un determinato argomento, per questo in grado di condividere qualsiasi contenuto senza apparire off topic.

Il modello di business descritto, fra l’altro, coinvolge diverse decine di pagine fan: lo si può comprendere, come dicevamo prima, dalla ridondanza di alcuni post marcatamente pubblicitari, i quali vengono replicati variando magari l’immagine che accompagna il testo e poco altro.

I numeri di questa tipologia di business sono molto interessanti, se consideriamo che ogni pagina fan di questo genere muove dai 50000 fan in su: masse critiche ottimizzate per la vendita, si potrà dire, proprio perché parte di un target del tutto inconsapevole.

Voi siete fan di qualche pagina fan demenziale? Riuscite a percepire quando siete di fronte a uno sponsered post? E quante volte vi è capitato di cliccare su “unlike” perché avete capito che siete di fronte a uno spazio sostanzialmente gestito per “veicolare” pubblicità?

Super Mario in 3D? Bastano righello e gessetti! [VIDEO]

Se volete imparare anche voi a disegnare una bella versione in 3D di Super Mario, guardate questo video. Non vi serviranno altro che gessetti e righelli. Ah, e tantissima pazienza e precisione!

Il disegnatore è Chris Carlson, un artista di Denver, il cui lavoro è stato catturato in questo time lapse dal fotografo Mike Larremore.

La sagoma di Mario che salta, come fa per recuperare le sue monetine, un controller ‘vecchia scuola’ e una perfetta riedizione del tema musicale del videogioco eseguita da “The Boston Pops“. Di Super Mario non se ne ha mai abbastanza!

Il dietro le quinte di un servizio fotografico firmato McDonald's

Vi siete mai chiesti perché gli hamburger fotografati nei fast food sembrano sempre più gustosi rispetto a quelli che ordinate?
Fate una prova, entrate in un McDonald’s, alzate lo sguardo verso l’insegna con le foto dei cibi che propongono, scegliete il panino che più vi attira ed ordinate. E’ lo stesso della foto? Notate delle differenze?
Non abbiate subito pensieri cattivi. Certo, forse le dimensioni sembrano diverse, gli ingredienti hanno un colore più scuro, il formaggio è colante e il panino non sembra così soffice come in foto.

Ma Hope Bagozzi, direttrice della sezione marketing di McDonald’s Canada, tiene a precisare che tutti gli ingredienti usati per scattare la foto sono veri, e non sono solo gli stessi che che troviamo nel panino, ma sono anche cucinati nello stesso modo!

McDonald’s Canada ha all’interno del proprio sito una sezione dedicata alle domande. Attraverso la campagna “Our Food. Your questions.” chiunque voglia fare una domanda riguardante il cibo dei MacDonald’s canadesi ha la possibilità di farlo, e Mcdonald’s Canada provvederà a rispondere ai vari quesiti, anche a quelli più insidiosi.

Sottolineiamo il fatto che con questo piccolo strumento, il brand non solo dialoga con i propri clienti, ma migliora la sua brand reputation, in un momento dove la trasparenza per uno dei brand americani più criticato, è sempre più importante.

Ed è proprio in questo contesto che la direttrice marketing, Hope Bagozzi, realizza un video di risposta alla domanda di una cliente di nome Isabel M. che chiede: “Perché il vostro cibo ha un aspetto diverso nella pubblicità rispetto a quello che c’è nel negozio?”

In questo video, Bagozzi non nasconde nulla del processo di food styling. Rivela i trucchi del mestiere e i leggeri ritocchi in postproduzione, ma precisa e ribadisce che Mcdonald usa esattamente gli stessi ingredienti.

Il processo che porta alla realizzazione della foto perfetta richiede diverse ore, e la più grande differenza è che gli ingredienti sono presentati deliberatamente in modo ben visibile.

Ogni singolo elemento, viene posizionato dal food stylist e dal fotografo in modo gradevole e delizioso. Dopo i vari scatti si passa alla post-produzione, il panino deve necessariamente ricorrere al “chirurgo estetico”.

Si eliminano alcune macchie, delle piccole imperfezioni e delle sbavature. Qui i benpensanti forse storceranno il naso, ma qualche ritocchino è necessario, stiamo comunque parlando di pubblicità!

Google Chrome e Drive disponibili per iOS

Tante novità arrivano in queste ore da Mountain View. Tra le più importanti, ce ne sono due in ambito software: sono infatti disponibili per il download Chrome e Drive per iOS!

Google Chrome e Drive disponibili per iOS

I possessori di dispositivi Apple, fino ad oggi, non potevano usufruire di queste due app (ovviamente disponibili su Google Play per i dispositivi Android). Vediamo le principali novità.

Google Chrome

Ricerca veloce

Puoi eseguire ricerche e navigare velocemente, direttamente dalla stessa casella. Seleziona i risultati visualizzati durante la digitazione.

Esperienza semplice e intuitiva

Apri e spostati rapidamente tra un numero illimitato di schede. Su iPhone e iPod touch puoi scorrere le schede nello stesso modo in cui apriresti a ventaglio un mazzo di carte. Su iPad, scorri da un lato all’altro per spostarti tra le schede.

Accesso

Esegui l’accesso su Chrome per sincronizzare le schede aperte, i Preferiti, le password e i dati della omnibox dal tuo computer al tuo iPhone, iPod touch o iPad. Riprendi esattamente da dove eri rimasto.

Invia pagine da Chrome sul computer al tuo iPhone, iPod touch o iPad con un clic e leggile ovunque, anche se sei offline.

Privacy

Apri una scheda in incognito per navigare senza salvare la cronologia.

Link per il download da iTunes: Chrome per iOS

Google Drive

Con Drive si possono creare, condividere e modificare i propri documenti, on the cloud! 5 sono i GB di spazio disponibile per ogni nuovo utente.

Google Chrome e Drive disponibili per iOS

Link per il download da iTunes: Drive per iOS