WebUpDate 2012: Analizziamo le emozioni nel marketing il 30 e 31 marzo a Napoli [EVENTO]

Le emozioni coinvolte nei processi di acquisto. Le nuove frontiere del marketing esperienziale. I canali che fanno leva sulla sfera emotiva che conduce all’acquisto.

In una sola domanda: il consumo è ancora possesso o è un’ esperienza sperimentale che lega l’individuo al brand?

Questi e molti altri ancora i temi “caldi” che saranno affrontati dai manager, i docenti universitari, gli studiosi di spicco del settore e gli autori dei testi sacri del marketing italiano che si sono dati appuntamento il 30 e il 31 Marzo alla “Città della Scienza” di Napoli per il WebUpdate 2012.

Giunto alla terza edizione l’evento di quest’anno pone l’accento sul fondamentale ruolo giocato dalle emozioni nel processo d’acquisto e di consumo.

Tanti i nomi di spicco dei relatori che animeranno convegni e workshop: da Luigi Amodio, direttore generale della Fondazione IDIS Città della Scienza di Napoli, a Fabrizio Barbarossa, autore di “Google Marketing” ed amministratore della Enterprise Consulting, (senza dimenticare il nostro Mirko Pallera con il suo Create!); ma date un’occhiata qui per l’elenco completo dei grandi nomi che animeranno quest’inizio di primavera a Napoli.

La partecipazione al WebUpDate è gratuita ma nonostante l’ampia capienza del Centro Congressi della Città della Scienza, è necessaria l’iscrizione.

L’appuntamento quindi è alla Città della Scienza, via Coroglio, 57 – Napoli, Venerdì 30 Marzo, ore 9:00 per l’apertura dei lavori del Web UpDate 2012.

Durante un evento così, emozionarsi è d’obbligo!

Touchcode: come collegare offline e contenuti digitali

Touchcode: come collegare offline e contenuti digitali

Se pensavate che il QR Code vi avesse già stupito abbastanza, cominciate a meditare! Con Touchcode è possibile aggiungere interattività a qualsiasi tipo di prodotto.

Touchcode è un codice elettronico invisibile che può essere stampato su carta, cartone o etichette senza la necessità di dover inserire alcun simbolo visivo all’interno della stampa che lo ospita.

Basterà passare sopra l’immagine uno smartphone, un tablet o un altro dispositivo che, tramite un’app, possa leggere il codice incluso. Vediamo alcune applicazioni.

Ad esempio per mostrare un video riferito ad una storia su carta:

Touchcode: come collegare offline e contenuti digitali

Oppure per verificare l’originalità dei prodotti:

Touchcode: come collegare offline e contenuti digitali

O per far diventare semplici card simpatici giochi per i nostri smartphone:

Touchcode: come collegare offline e contenuti digitali

In pratica non è necessaria nemmeno una connessione ad Internet, visto che dipende dal contenuto caricato. Le applicazioni sono davvero molte, soprattutto in ambito marketing. Che ne pensate?

Mad Men, Newsweek esce in edizione vintage

Dopo due anni di silenzio, il ritorno di Mad Men  previsto per domenica 25 marzo sta concentrando su di sé  l’attenzione mediatica.

Anche il settimanale Newsweek partecipa ai festeggiamenti per la ripresa della serie, arrivata alla sua quinta stagione, dedicando ai pubblicitari della Sterling Cooper Draper Pryce un numero speciale. Questa settimana, infatti, Newsweek torna al 1965 recuperando la grafica dell’epoca, e prende parte alla Mad Men fever con una cover e un photoshoot con gli attori della serie e con contenuti sul mondo della pubblicità.

Inoltre, per essere coerenti con lo spirito degli anni Sessanta, il settimanale propone anche inserzioni pubblicitarie vintage.
Alcuni inserzionisti, come Johnny Walker, hanno utilizzato originali pubblicità dell’epoca.

Ad altri, come United Colors of Benetton, Mercedes-Benz e Dunkin’ Donuts, invece, è stato chiesto di re-immaginare le proprie campagne moderne come se fossero state ideate da Don Draper.

Le agenzie che hanno partecipato sono: Leo Burnett, Eric Mower and Associates, Hill Holiday, OMD, Brand Cottage, Mindshare, Merkley & Partners, Euro RSCG, PriceWeber, BBDO, Proximity Worldwide, Saatchi & Saatchi, Doe-Anderson, Strawberry Frog, oltre ai team delle aziende Geico, Hush Puppies, Bloomingdales, British Airways e United Colors of Benetton.

Il risultato è non solo un numero da collezione intriso dello spirito degli anni Sessanta, ma soprattutto una mossa economica positiva per tutti i componenti, da Newsweek ai suoi lettori, dagli inserzionisti pubblicitari alle agenzie fino ai vertici della AMC.

Codemotion apre le porte alle Startup!

Come abbiamo avuto modo di anticiparvi nei giorni scorsi, il 23 e 24 marzo si è tenuta a Roma, presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Roma Tre, l’edizione 2012 del Codemotion, precedentemente conosciuto come JavaDay.

Il programma dell’evento è stato ricco di interventi e iniziative di alto livello e dirette a una platea di estrazione informatica.

Allora io e Mirko Ferrari abbiamo deciso di prendere parte all’evento come ninja reporter e abbiamo seguito in particolare l’iniziativa “Startup in Action”, aperta a tutte le startup in cerca di developer. Gli organizzatori, tra le decine di richieste ricevute, hanno selezionato i 20 progetti più “solidi” (nella maggior parte dei casi già finanziati/incubati) e ovviamente più interessanti, offrendo loro uno stand gratuito per la raccolta di CV.

Un’ulteriore selezione ha permesso ad 8 team di presentare di fronte ad una platea di sviluppatori e investitori, in sala erano infatti presenti Principia, dPixel e Filas, alla continua ricerca di progetti validi da sposare.

Tra un pitch e l’altro, ci hanno deliziato con i loro interventi:

Augusto coppola, co-founder di InnovAction Lab ed organizzatore dello Startup in action, ha introdotto il programma spiegando l’importanza di valorizzare il proprio capitale umano e di come sia possibile farlo in una Startup.
Gianluca Dettori, per Dpixel, ci ha raccontato poi come è arrivato a fare questo lavoro e come funziona.
Infine, Giuseppe D’Antonio, Circle me, con le sue slide ha sfatato i falsi miti sullo startupper.

Conosciamo meglio “i magnifici 8”

1. Stamplay è una piattaforma di augmented loyalty che punta a fidelizzare il cliente accompagnandolo durante le sue interazioni con prodotti e servizi di aziende che decidono di implementarne le funzionalità sui loro siti web.

Stamplay permette di accumulare punti durante lo svolgimento di alcune attività facendole rientrare in una esperienza di gioco e condivisione.


2. Frēstyl è un motore di ricerca geolocalizzato di concerti e serate musicali dal vivo. Con una semplice ricerca potete ottenere direttamente sul vostro smartphone un elenco degli eventi di musica dal vivo più vicini a voi, tutto questo sfruttando un database di contenuti creato dagli utenti stessi.

Il prodotto è stato lanciato a Roma ma punta ad oltrepassare presto il confine, grazie anche alla componente americana del team.

3. Atooma vuole ottimizzare l’utilizzo dello smartphone, eliminando la sequenza di azioni noiose, ma necessarie per attivare funzioni sul nostro device. Attraverso la creazione di regole personalizzate è possibile stabilire degli eventi condizionali (IF) che generano in automatico le azioni che altrimenti avremmo dovuto eseguire manualmente.

Un esempio:temporale improvviso nella notte, Atooma pensa a noi anticipando la sveglia e inviando un sms al capo avvisandolo del possibile ritardo… e tutto questo mentre stiamo ancora dormendo!

4. Map2app è una piattaforma web che consente di organizzare i propri contenuti, georeferenziarli, editarli, arricchirli con immagini, audio e video e creando una guida turistica personalizzata. Partendo dalla guida, Map2app è in grado di trasformare la nostra guida in un applicazione per Iphone e Android, da collocare sui rispettivi mercati.
Con un picolo investimento possiamo trasformare una passione in un lavoro!


5. HyperTV punta tutto sull’interazione dell’utente con i second screen. L’utente che guarda un programma in TV può contemporaneamente interagire sul suo tablet o smartphone con informazioni correlate e sincronizzate rispetto a quello che sta guardando, arricchendo la sua esperienza di spettatore. Annovera già tra i suoi clienti giganti come Sky, La7 e Fox.

6. Interactive Project propone dei browser game motoristici e fa di MyGPTeam, di cui ci eravamo già occupati, il suo fiore all’occhiello, potendo contare già su oltre 45.000 utenti, alcuni dei quali paganti grazie al modello di business freemium.

Il mercato dei browser game è in fortissima crescita in tutto il mondo e, dopo aver ricevuto un primo microseed, Interactive Project sta preparando un secondo round di funding.


7. Avevamo parlato anche di Metwit, che è un social network per appassionati del meteo e punta tutto sulle segnalazioni in tempo realte da parte degli utenti stessi. Offre perciò la garanzia di informazioni esatte ed “iperlocali”, dando la possibilità di conoscere le condizioni meteo di zone che solitamente sono ignorate dalle previsioni. La startup, che è stata selezionata per un periodo di incubazione a Dubai, è già disponbibile per i dispositivi Apple e a breve uscirà una versione per Android.

8. Laura Sapiens è stata l’unica startup a presentare un prodotto hardware, si tratta di smartmouse, un dispositivo di puntamento con memoria di massa integrata che ambisce a rivoluzionare l’esperienza di interazione tra utente e computer grazie a una serie di interessanti gesture.

I founder stanno per lanciare una fase di testing del loro prodotto, mettendo in palio ben 5 smartmouse per i migliori tester.

Perchè dare seguito all’esperienza del Codemotion

Dopo aver conosciuto tutti i progetti delle startup, possiamo dirvi che è stato veramente un peccato non aver avuto modo di sentire le presentazioni per ognuno di loro.

Il nostro consiglio è di seguire la loro evoluzione e perchè no, se ne siete interessati, fatevi avanti e proponete il vostro supporto: sono TUTTI alla ricerca di developer e nuovi ruoli per rafforzare i team.
Le startup di cui parliamo sono: Amico nostro, Cocontest, Geomefre, Heyware, Mob.is.it, Maptalks, Mindigno, Qurami, Sbaam, Sportboom, Wetipp, Yourp.
Wetipp cerca addirittura un co-founder!

Sicuramente non si tratterebbe di un lavoro noioso e ci sono ottimi motivi per cui oggi è molto più facile lavorare in una startup piuttosto che in altri contesti.

Il nostro interesse nei confronti delle scoperte fatte al Codemotion 2012 non si esaurisce con questo post e vi anticipiamo che molto presto torneremo a parlarne.

ParmaCamp Changes, la non-conferenza da seguire in ninja streaming

CNA Parma e ParmaIN Business Club organizzano la seconda edizione del barcamp, una non-conferenza “che fa crescere le idee“, secondo lo slogan adottato.

Il ParmaCamp è una non-conferenza perchè nasce come format in co-working della classica conferenza statica. L’evento nasce infatti dal desidero delle persone di condividere ed apprendere in un ambiente aperto e collaborativo.

Chiunque potrà quindi proporsi come relatore e presentare in 15 minuti un argomento davanti agli altri con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati all’innovazione e al cambiamento.

Il tema di quest’anno è “CHANGES!“, cambiamenti: organizzativi, culturali, economici, con l’obiettivo di creare un flusso di comunicazione positivo, capace di lasciare in dote ai partecipanti le esperienze di mutamento come buona prassi per farne seguire di nuovi.
Ognuno potrà reinterpretare il filo rosso che è stato dato e proporre la propria idea di cambiamento.

Andrea Mareschi, responsabile dell’organizzazione dell’evento, ci ha raccontato così la preparazione del ParmaCamp.

La scintilla si accende verso la fine del 2010: portare un evento simile, organizzato in modo importante, per la prima volta nella nostra città. Lo abbiamo chiamato ParmaCamp e si è tenuto nella sua prima edizione assoluta lo scorso 9 aprile. Il tema individuato era “Idee che meritano di essere diffuse” traducendo liberamente quel noto “Ideas worth spreading” del TED.

Il risultato? 25 relatori che dalle 10 alle 19 hanno mantenuto incollate 120 persone provenienti da un po’ tutto il centro nord in una sala (e altrettanti hanno seguito l’evento in diretta streaming, arrangiata solo il giorno prima per cui promossa molto limitatamente).
E abbiamo dovuto purtroppo dire anche tanti “no” perché già due settimane prima dell’evento eravamo sold out sia come relatori che come spazio in sala.

Il tema del 2012 invece è”CHANGES!”.
Si… cioè… hai presente ch-ch-ch-ch-ch-changeeees… no? Beh, guarda qua allora:

Al ParmaCamp si parla di questi cambiamenti, dei mutamenti che – anche in funzione del difficile periodo economico – sono stati messi in atto per dar vita a nuove possibilità, nuovi virtuosismi e buone prassi da seguire e condividere, mettendo a disposizione di tutti le proprie esperienze personali.

Con l’obiettivo di formare un’unica narrazione collettiva da cui trarre ispirazione.

Comunque, non voglio fartela troppo lunga: sul sito di ParmaCamp trovi tutto, vedere la genesi con i primissimi messaggi, fino ad arrivare alla pubblicazione dei materiali presentati nel 2011 (sia le slide che tutti gli interventi che sono disponibili su youtube).

E per tutti i ninja, ecco il collegamento per il livestreaming dell’evento iniziato in questi minuti che potete seguire insieme a noi.
Twittate e diteci le vostre impressioni a @ninja_startup con l’hashtag #parmacamp.

Moleskine d'autore in vendita su Artist Marketplace

Di sicuro gli appassionati del celebre Moleskine già lo considerano un piccolo capolavoro unico nel suo genere.
Ma vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se il suddetto taccuino vestisse i panni di un libro d’artista?

"O livro da boneca", di Cecilia Murgel, Brasile

Moleskine presenta Artist Marketplace, la nuova piattaforma e-commerce grazie alla quale gli appassionati possono acquistare le Moleskine d’artista personalizzate da creativi di tutto il mondo tramite le tecniche più svariate: pittura, collage, intaglio, serigrafia e qualunque altro modo la fantasia suggerisca di intervenire sul taccuino più famoso al mondo!

"Roma", di Sylvie Belgrand, Francia

"Faces & Fonts", di Miss Lotion, Danimarca

"Il libro nero delle malefatte", di Rebecca Sprecasanti, Italia

"Molescake", di Ideeconfuse, Italia

"Fisarmonica", di Federico Mazzoni, Italia

"Elementary particles", di Giorgio Milano, Italia

Inoltre, nel canale ufficiale su Youtube, potrete trovare i video esplicativi della genesi di ognuna di queste piccole grandi opere d’arte!

Un'application fee sui business plan: la parola agli startupper [INTERVISTA]


Credits:[iStockphoto]/Thinkstock

Un comunicato stampa apparso recentemente sulla web page di un noto Gruppo di business angels italiani, Italian Angels for Growth (IAG), ha scosso il mercato dell’early stage dando il via ad un acceso dibattito che ha percorso la rete, interessando startupper ed investor in blog, forum e social network.

Si tratta dell’istituzione di una application fee di 50 euro per presentare progetti imprenditoriali al Gruppo IAG attraverso il sito web della società.

Si è sollevato un polverone. Meritato o meno?
Per capirlo, abbiamo chiesto ad un gruppo di startupper attivi nella open discussion online di scendere in campo ed esporre le loro perplessità, ed al Gruppo IAG di mettere in luce la giusta chiave di lettura dell’iniziativa, confrontandosi in un interessante faccia a faccia.

Oggi leggeremo la prima parte di questo confronto, vedendo qual è la visione, non sempre univoca, di chi vuole fare impresa. In attesa della replica degli angel investor, quattro startupper, con diversa esperienza imprenditoriale alle spalle, hanno deciso di dire la loro in questo dibattito chiarificatore.
Ascoltiamoli singolarmente.

Il parere degli startupper “indignati”

Andrea Lorini, milanese, con formazione nel marketing & advertising, founder & CEO di iWanado.it, co-founder di TrendforTrend.com, e strategic planner advisor per Jemenfous.it ed Happy Books Milano, esprime la sua opinione:

“Quante aziende di successo sono state finanziate in seguito all’invio di un power point? Ahimè, credo poche! ed il motivo è semplice da spiegare: al giorno d’oggi il numero di startup che cercano finanziatori è in costante aumento, pertanto gli investor ricevono centinaia di proposte ogni settimana e, oggettivamente, la possibiltà di conquistare l’attenzione tra questa mole di BP è un traguardo utopistico.

Con l’introduzione di una fee si può facilitare il lavoro dell’investor e dell’imprenditore? Certamente ricevendo meno BP, la vita di un investitore sarebbe più semplice, meno proposte significano più tempo per valutare i singoli progetti. Ma per lo startupper?
Per mia personale esperienza, startupper significa “budget risicato”, pertanto pensare di investire del denaro in application, quando lo si potrebbe utilizzare per migliorare il proprio prodotto, è follia.

Ma poi, ne vale la pena? Francamente credo di no, sono convinto infatti, che un articolo su un blog di settore, un pitch in un evento come Startuppami oppure il caro vecchio networking siano metodi più efficaci per attirare l’attenzione di angel ed investitori.

Inoltre essere notati, e quindi contattati, è sicuramente meglio che dover contattare. Credo che spendere soldi per cercare finanziamenti sia un controsenso logico, specialmente per chi, come uno startupper, deve gestire le limitate risorse in maniera più che oculata.”

Giuseppe Ciuni, in partnership con Alessandro Vitali, sviluppatore di InfoMee, un progetto in ambito mobile su piattaforme iphone e android basato su geolocalizzazione per servizi di sconti ed offerte commerciali, si unisce alla voce di Andrea e ci dice:

“Non credo la scelta di IAG sia una buona idea. E’ vero che agendo in questo modo investor come IAG vedrebbero ridurre considerevolmente il numero di BP “spam”, tuttavia potrebbero rischiare di perdere BP potenzialmente validi a causa delle fee.

Dato che ogni startupper si ritrova a sottoporre centinaia di application, se per ciascuna di esse dovesse pagare una fee, non si ritroverebbe a dover affrontare un costo estremamente oneroso? Io da startupper valuterei altre strade (come già si fa), vedi contest o partecipazioni ad eventi.

Questa fee mi ha fatto venire in mente la proposta di Bill Gates per tentare di ridurre lo spam nella rete: “Che ne dite se facciamo pagare 1 centesimo per ogni mail inviata?”

In realtà, il parere di Giuseppe fa sorgere una prima riflessione in merito al punto di vista “difettoso” che a volte gli startupper si trovano ad avere. La logica non dovrebbe essere proprio quella di non inviare una miriade di proposte, con livello di affinamento medio, ma preferire di perfezionare la value proposition ed ottimizzare le application? Ovvero, poche ma buone?

Ma vediamo cosa pensa Marco Ottolini, già noto nelle nostre pagine come co-fondatore di StartuppaMi, ma anche serial entrepreneur con all’attivo funding per 8 milioni di euro, e CEO di Styloola, startup nella fashion industry:

“Premesso che ognuno è libero di perseguire i propri obiettivi come meglio crede, penso che la decisione di IAG sia controproducente.

Il loro obiettivo, come hanno dichiarato in vari post in rete, è quello di scoraggiare l’invio di mail inconsistenti, ma forse meglio avrebbero fatto a introdurre una procedura più stringente. Per esempio, richiedere di compilare in modo dettagliato una serie di campi, oppure anche la creazione di un P&L avrebbe ugualmente scoraggiato la maggior parte delle persone la cui azienda si trova ancora in uno stadio non adatto per una considerazione da parte di questo Gruppo di angel.

Così, invece, si rischia solamente di fare la parte dei “cattivi” rispetto a chi vuole provare a far finanziare la propria startup.”

Una voce fuori dal coro: un sostenitore della fee tra gli startupper

Raccolti alcuni pareri tra i “contro-fee”, c’è una voce decisamente fuori dal coro che proviene comunque da chi si trova nello stesso team nella partita startupper-investor, quella di Raffaele Rota, consulente marketing in ambito ICT e direttore marketing della startup Trillomedia, nonché membro dell’advisory board di ASSISTI. Raffaele dice:

L’application fee può essere considerata una pratica virtuosa sia per gli investitori che per gli innovatori. Se questa è accompagnata dal rilascio di un feedback sull’idea progettuale e sul documento che viene presentato, può rappresentare un’occasione di confronto costruttivo.
I business plan dovrebbero essere un biglietto da visita completo e dettagliato del proprio progetto, spesso invece vengono presentati documenti approssimativi , senza le informazioni necessarie e con uno studio del mercato superficiale.

Attualmente l’entità modesta dell’application fee non può certo rappresentare un filtro per i veri innovatori né può essere considerata uno strumento di remunerazione per l’attività di screening dell’investitore.

Una soluzione a tali problematiche potrebbe essere quella di innalzare la fee (portandola ad es. a 200/300 euro) accompagnata però da un adeguato feedback sul progetto. Un’attività di questo tipo è utile all’innovatore per avere consapevolezza delle criticità del suo progetto. Il feedback metterebbe in luce criticità riguardanti la sostenibilità del business model, le prospettive di scalabilità o i componenti del team.

L’investitore, incentivato, potrebbe fidelizzare gli innovatori instaurando un rapporto costruttivo, orientato al dialogo, piuttosto che al “silenzio” come avviene oggi e come è avvenuto in passato.”

Interessante visione quella di Raffaele, anche se forse 200-300 euro potrebbero essere troppi, ma questo punto di vista “morbido” ci consente di passare la parola agli “accusati”.

Anche se la voce di quattro non rappresenta la totalità, e’ chiaro che la fee viene percepita negativamente dai più tra le file degli aspiranti imprenditori, ma, forse, per un misunderstanding di fondo.

La prossima settimana leggeremo la replica di IAG, in modo da ottenere preziose risposte che dissolvano i dubbi sulle ragioni di questa “innovazione” nelle prassi del mercato early stage nostrano.
Restate, quindi, sintonizzati. Alla prossima puntata!

1 second everyday, un anno racchiuso in 365 secondi [VIDEO]

Un regalo indubbiamente originale per celebrare il trentesimo anno di vita quello scelto da Cesar Kuriyama: realizzare i propri desideri! Dopo due anni di risparmio, un intero anno di pausa dal lavoro come pubblicitario, per dedicarsi alla famiglia, ai viaggi e ai suoi progetti creativi.

E questo video è la prova concreta della sua scelta, una prova estremamente originale e creativa: una raccolta di immagini di un secondo una volta al giorno per un anno, e così a continuare per il resto della sua vita! “Se vivrò fino a 80 anni, avrò cinque ore di video che riassumono 50 anni della mia vita” – commenta tra gli applausi al TED2012“A 40 anni, avrò un video di un’ora dei miei 30 anni”.

Un anno di momenti felici, ma anche di momenti tristi e difficili. Un matrimonio, un funerale, una lunga malattia, vacanze, cibo, natura, bei momenti con gli amici. Tutto in 365 secondi!

Adidas: il temporary store diventa una scatola di scarpe

Per il temporary store Adidas di Lollapalooza, lo storico brand di sportswear ha ideato una costruzione dal forte impatto visivo: la fedele riproduzione di una tipica scatola di scarpe.  Lo scopo? Creare un’identità aziendale unica e distintiva attraverso i suoi elementi maggiormente visibili dal consumatore, progettando uno store dotato di coerenza visiva, di stile, di contenuto.

Non è la prima volta che Adidas utilizza, come elementi della propria visual identity, oggetti tipici del proprio core product: ecco infatti i biglietti da visita costituiti da lacci per le scarpe, su cui sono impressi informazioni e dati dei dipendenti:

L’idea di usare un gigantesco Sneaker Box era inoltre stata utilizzata per un’iniziativa di marketing non convenzionale in occasione dell’apertura del flagship store a Melbourne:

La ricetta segreta di Alessandro Borghese, best social chef 2012

Ironico, spettinato, rockeggiante e ‘conilpizzetto’,  Alessandro Borghese dimostra di  essere un Social Chef provetto!

Prendete dell’ ironica semplicità nel preparare leccornie di ogni  genere, aggiungete un programma “Cucina con Ale” (su Real Time), mescolate bene, a fine cottura aggiungete un sito web in costante aggiornamento, per finire: insaporite il tutto con una buona dose di social media. Ecco qui la ricetta del cuoco mediatico più seguito del momento! 😉

Il suo sito  dedicato al lusso della semplicità (da cui trae ispirazione il nome della sua azienda), permette una visione a 360°  sul mondo della cucina, come se non bastasse fornisce un collegamento con le diverse piattaforme social.

Secondo la ricerca di LEWIS PR, Alessandro si è guadagnato i primi posti  nel social-sondaggio, creando un canale diretto con il proprio  pubblico. In questo modo, agli utenti viene data la possibilità di seguire le avventure culinarie in qualsiasi momento.

Il nostro ‘Digit-Ale‘ sfruttando i moderni mezzi di comunicazione è sempre connesso con il mondo, ispirando insegnando o semplicemente intrattenendo il suo pubblico di internauti. Non ci credete? Guardate qui…

Digit-Ale su Twitter…

Una foto profilo decisamente seriosa rispetto alla descrizione iniziale non vi pare? Smentito subito dalle immagini recenti: questo è l’Ale che piace a noi! 🙂

…e su Facebook!

Su Facebook non è da meno, con più di 143mila like, una  bacheca in cui lui stesso posta video personali, post del suo blog e video musicali decisamente rock che suscitano un grande interessa da parte dei fan.

 

Un bell’esempio di come uno chef  possa interagire al tempo stesso sia con chi si avvicina per la prima volta al mondo dei fornelli che con grandi esperti e appassionati del food grazie all’utilizzo dei social. Sostenendo che l’arte del cibo sia un’avventura della mente, da grande chef comunicatore ce l’ha servito su di un piatto d’argento.

Vien quasi voglia di chiedere il tweet… Pardon il bis! 😉