Il Ponte del Sorriso intervista i più piccoli con la Iena Nik [VIDEO]

Il Ponte del Sorriso è una onlus che da tempo lavora per costruire all’interno degli ospedali luoghi adatti ai più piccoli, che possano ospitarli adeguatamente durante la degenza. Come leggiamo sul sito dell’organizzazione, obiettivo primario è “sostenere la realizzazione di un ospedale materno infantile, dove sorrisi, colori, spazi vivaci, attenzione, giochi, calore sono le parole chiave per accogliere mamme, neonati, bambini e adolescenti“.

Per promuovere l’iniziativa Il Ponte del Sorriso ha realizzato questa simpaticissima campagna, ideata da Saatchi & Saatchi, che vede protagonisti un piccolo gruppo di bambini, intervistati in un improbabile colloquio, da un’impassibile Iena Nik. Dalle domande sull’economia e quelle sulle energie rinnovabili, le reazioni sono state tra le più varie: divertite, confuse, spiazzanti. Ma tutte manifestano chiaramente che, come suggerisce il claim della campagna, i bambini non possono essere trattati come adulti.

Ninja Marketing ha intervistato per voi Alessandro Orlandi, che assieme a Luca Pannese e Luca Lorenzini ha ideato la campagna. Buona lettura!

Ciao Alessandro. Da dove nasce il concept del colloquio?

Volevamo raccontare con una metafora semplice il disagio che vivono i bambini in una struttura ospedaliera non pensata per loro. Non lo volevamo fare però con un classico spot.
Qui nasce Casting. Un progetto in cui tutto è vero. La nostra convinzione è che di fronte alle reazioni autentiche dei bambini, le emozioni che suscitano nello spettatore siano più forti.
Per questo motivo nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto. Nè i bambini, nè noi a dire il vero.
Abbiamo indetto un vero casting convocandoli senza dir nulla neanche ai genitori, per non influenzare le risposte. Avevamo in mano un canovaccio di domande ed il resto è stato fatto a braccio da Nik Bello che si è confermato un grande improvvisatore. Anche in fase di montaggio è stato molto complicato selezionare il girato visto che era lungo più di 6 ore… Abbiamo riso tantissimo, e con il sorriso non senti la fame, il sonno e tutto sembra facile.

Fare comunicazione sociale senza cadere nel banale non è mai facile. La scelta del concept del colloquio e della Iena in questo senso sono certamente controcorrente. Qual’era il vostro obiettivo primario, nel progettare la campagna?

Nella comunicazione sociale possiamo trovare le punte più alte della creatività e quelle più basse. Ricordiamoci però che il fine non è fare creatività bella fine a sè stessa, ma far conoscere ed aiutare le Onlus ad avere fondi, e quindi la cosa importante è catturare i possibili contribuenti. In Italia il livello è molto basso, nella maggior parte dei casi si risolve con uno spot in cui un testimonial, su fondo limbo invita le persone a donare.
Noi volevamo fare qualcosa di più, che potesse ambire a sfruttare i social network per generare il tanto ambito free media, non limitandoci al classico spot tv. Per fare questo era necessario cambiare registro. Un volta avuta l’dea abbiamo coinvolto Nik Bello che ha aderito immediatamente all’iniziativa.
Nik nel nostro caso non è da considerarsi un testimonial, lo abbiamo scelto per le sue caratteristiche interpretative e non per sfruttare la sua notorietà, che comunque non guasta. L’obiettivo primario era quindi era innescare il word of mouth.

Da creativo, quali differenze trovi nel lavorare per un ente onlus com’è Il Ponte del Sorriso rispetto ad aziende e brand?

Pro. Il sociale è un tema molto interessante per i creativi perchè possono smuovere leve molto più profonde rispetto alla vendita di un prodotto.
Contro. I budget nel sociale sono sempre molto bassi, o come nel nostro caso, zero. Questa infatti è la cifra che abbiamo speso. Nessun compenso, nessun rimborso per nessuno dei partecipanti.

A-Tono: investire da 10 anni nel Mobile in Italia [INTERVISTA]

Le opportunità per i brands offerte dal Mobile Marketing sono ormai una realtà sotto gli occhi, anzi nel palmo, di tutti! L’investimento nella tecnologia è comunque un’attività che implica creatività, impegno, responsabilità. In che modo? Lo abbiamo chiesto a A-Tono, l’azienda che recentemente ha ricevuto allo IAB Mixx 2012 la Menzione Speciale per l’Innovazione Imprenditoriale Digitale per il progetto dell’app Swarmbit, di cui vi abbiamo parlato in questo articolo.

Un’azienda/agenzia, come preferiscono definirsi loro stessi, che in Italia ha ben 3 sedi, Milano, Pontedera (Pisa) e Catania, e una anche a Rio de Janeiro in Brasile. Un esempio di buon investimento nel mobile marketing proprio qui, nel Bel Paese.

Hanno risposto alle nostre domande Sergio Müller, creative and planning director, e Valeria Piazza, product innovation manager e ideatrice di Swarmbit.

Siete un’azienda che da 10 anni investe in creatività e tecnologia, come commentate i traguardi raggiunti?

Sergio Müller: Siamo felici che un investimento di lungo termine in know how tecnologico si sposi con un rinnovato impulso strategico e creativo, così da produrre risultati di visibilità oltre che di business; queste occasioni, oltre che la ovvia gratificazione, ci offrono la possibilità di evangelizzare il mercato sui futuri sviluppi della comunicazione tra brand e le persone, e di stimolare le aziende a guardare anche oltre la realtà che già conosciamo.

Parliamo dell’app che vi ha fatto vincere la menzione. Swarmbit è condivisione “hic et nunc”, ovvero una community che si basa sul “qui e ora”. Spiegateci come è nata questa idea e il funzionamento dell’app.

 Valeria Piazza: Swarmbit è un’applicazione unica nel suo genere che si basa sulla condivisione geolocalizzata e temporanea di contenuti. L’app prende ispirazione dal concetto di “Sciame” elaborato dal sociologo Zygmunt Bauman che si può così riassumere: “Swarms assemble and disperse and gather again from one occasion to another, guided by shifting relevances and attracted by changing and moving targets”.

Da qui l’idea di creare un’app per i raggruppamenti provvisori di persone che si formano hic et nunc attorno ad interessi condivisi, superando così il vincolo del network personale. Tramite Swarmbit i membri dello sciame, anche sconosciuti tra di loro, possono interagire e condividere/distribuire in modo semplice e veloce foto, video, musica, presentazioni, documenti e altri tipi di file generati in quel particolare contesto e che aggiungono valore alla loro esperienza.

Oltre ad essere un’app location based è anche cloud-based: in che modo è possibile archiviare i file scaricati?

 Valeria Piazza  Poiché i contenuti e le cartelle condivisi tramite Swarmbit sono accessibili per un tempo limitato, l’utente può scegliere di salvarli all’interno dell’app ed esportarli tramite i maggiori CLOUDS come DropBox, Box e SugarSync, per averli a portata di mano oltre che sullo smartphone anche su PC e tablet.

L’altro aspetto interessante di Swarmbit, che ne fa una social app, è che oltre allo sharing, è possibile anche commentare i file condivisi. Quali sono dunque gli impieghi possibili e futuri di questa applicazione?

 Valeria Piazza: Swarmbit è un’app flessibile che si presta a numerosi utilizzi. L’utente può scegliere tra le diverse modalità di condivisione quella più adeguata alla situazione.

Con Swarmbit si possono creare cartelle geolocalizzate protette da password, ideali per distribuire econdividere foto e video in occasione di eventi privati, oppure cartelle pubbliche per distribuire e condividere contenuti e comunicare senza filtri con chiunque si trovi nello stesso luogo, modalità di condivisione ideale nel caso di eventi professionali, sportivi, musicali, culturali ecc.

Inoltre abilitando la funzionalità “bacheca” è possibile commentare sia la cartella che i singoli contenuti e prendere parte alle conversazioni che si generano.

Parliamo ora di un altro progetto di A-Tono: avete investito su una strategia integrata con il Mobile per il profumo Playboy Fragrances by Coty, realizzando anche un’app, Pump Up The Beat, legata ad un concorso a premi. Raccontateci questa campagna.

 Sergio Müller: Playboy fragraces è una linea di profumi dedicata a un target 16-24 M/F. Dallo spirito sexy e intraprendente, è la vera alleata in un’attività di primaria importanza: la conquista dell’altro sesso. Pump Up The Beat trasferisce il posizionamento di brand in un’applicazione mobile, capace di fa “alzare il battito” del cuore dell’amato/amata, come succede in una serata di clubbing e adrenalina.

Ogni utente può registrare un messaggio, mixarlo con basi house e produrre un proprio “track” da inviare al proprio “bersaglio”. Non solo: condividendo il pezzo e invitando gli amici a votarlo si potrà scalare la classifica settimanale e vincere i fantastici premi in palio, tra cui un weekend nella capitale del clubbing europeo, Berlino. Punto vendita, mobile, social e web per amplificare la brand awareness grazie alla passione del pubblico!

Nel futuro del mobile, quali aspetti e quali tecnologie consigliate di tenere d’occhio, soprattutto per una strategia di marketing di successo?

Sergio Müller: Tutti! Stiamo vivendo in prima persona lo sviluppo della geolocalizzazione, che permette davvero di comunicare in maniera rilevante nel momento più adatto in base alla nostra posizione. Oppure dei sistemi di realtà aumentata sempre più semplici da utilizzare, che possono permetterci di ricevere le informazioni che ci interessano direttamente dall’ambiente che ci circonda.

Nel frattempo continuiamo a vedere quanto gli sms, nella loro semplicità, possano essere un canale istantaneo con altissimi tassi di risposta, se “aggiornato” grazie a piattaforme di analisi e gestione evolute, utilizzati in modo creativo e non intrusivo. Di sicuro siamo solo agli inizi, si deve diffondere una cultura responsabile della prossimità presso le agenzie e le aziende, ma ci sarà da divertirsi!

Vecchie locandine che invitano a viaggiare

Finisce il freddo, comincia la bella stagione, e tutti hanno voglia di viaggiare. Ma dove andare? Ai nostri giorni abbiamo tanti strumenti per scegliere una destinazione, ma provate a mettervi nei panni di una persona che ha vissuto gli anni migliori nel periodo 1910-1959, che poi è definito anche il periodo d’oro dei viaggi, per via delle innovazioni nel campo dei trasporti e dei grandi cambiamenti portati dalle due grandi guerre. E’ il periodo della diffusione delle ferrovie e delle automobili, ad esempio.

Per la maggior parte del periodo l’unica fonte di informazione è stata la pubblicità stampata, e proprio di questa vi presento una piccola rassegna trovata su Brain Pickings… non sembrano proprio locandine di 50 anni fa, vero? Eppure… direttamente dalla collezione della Boston Public Library, ecco una serie di locandine che costituivano l’unica arma per gli agenti di viaggio dell’epoca, dal design colorato e particolare, che oserei definire quasi pop (molto prima che la pop-art esistesse).

Video storytelling per raccontare mondi e culture [VIDEO]

La rete è il luogo delle voci, delle conversazioni e dei racconti. Così come del marketing e della promozione. Nel web queste due dimensioni riescono ad intrecciarsi in modi unici e irreplicabili, dando vita a social network, forum, blog. Video.

La produzione e condivisione di contenuti dal basso è stata la chiave di volta di un processo che ha reso sempre più protagonisti gli utenti, i consumatori finali. Anche quando si parla di turismo. Se da diverso tempo ormai si è affermato il fenomeno dei travel blogger, appena più recente è l’esplosione di quelli che potrebbero essere definiti “video travel blogger”, film maker o amatori che scelgono il formato video per condividere l’unicità della loro esperienza e dei luoghi visitati o di appartenenza.

Questi video ottengono generalmente molto successo in rete poiché si basano su un meccanismo emozionale forte, in cui la componente di storytelling gioca un ruolo importantissimo: non si promuove certo una struttura ricettiva piuttosto che un determinato servizio, ma si racconta la vera e propria storia del viaggio, le impressioni che i luoghi lasciano e le unicità di quei territori.

In definitiva questi video, nati per scopi tutt’altro che promozionali, ci piacciono tanto perché sollecitano una fruizione nuova e diversa del territorio, più emotiva, lontana da alcuni tristi stereotipi della comunicazione turistica a cui siamo stati abituati per anni.

E ci fanno sognare un po’.

Questo video è stato creato “tra le mura” di Digital Diary, l’esperimento di storytelling territoriale di cui ci ha riparlato oggi la nostra Rosanna Perrone nel suo post.

Paesi e culture, quindi, che prendono vita davanti ai nostri occhi grazie ai racconti di questi utenti che ne condividono con noi autenticità e natura.

Facebook a 84 anni? Alla scoperta dello zio dei social network [INTERVISTA]

Facebook è un social network che ha trovato il suo target di riferimento soprattutto fra i cosiddetti “nativi digitali“, ossia la generazione che è nata e cresciuta a stretto contatto con Internet. Il poter dialogare, sviluppare contatti sociali con la propria Rete, creare nuovi legami ha fatto sì che soprattutto i giovani fossero intrigati dal poter provare questo nuovo modo di comunicare.

Eppure, sono moltissimi gli uomini e le donne che superata l’età della giovinezza e approdati a quella della piena maturità, hanno voluto cimentarsi con questo nuovo mezzo e in generale con il web. Una ricerca dello scorso anno condotta dall’Associazione Italiana di Psicogeriatria ha dimostrato come anche solo un’ora al giorno di Facebook “ha un effetto benefico sulla memoria, la conserva attiva perché stimolata e migliora l’umore dei navigatori della rete dai capelli bianchi” (fonte: Gli anziani stanno scoprendo Facebook).

Anziani non più oggetto di pagine fan con titoli ironici ma che scoprono le nuove tecnologie e le utilizzano, come fanno i giovanissimi che riempiono le cronache dei giornali. È il caso della famosa Lilian Lowe della iGran, considerata l’utente più vecchio di Facebook: ben 103 anni e un login quotidiano al social network di Mark Zuckerberg.

Nel nostro piccolo anche noi abbiamo trovato un bell’esempio di come tutto questo sia realtà, anche in Italia.

Abbiamo intervistato Luciano, classe 1928 e una grande curiosità per l’informatica, Internet e le nuove tecnologie digitali: se Lilian può essere considerata la nonna di Facebook, senza dubbio Luciano con i suoi 84 anni può a tutti gli effetti assumere il titolo di zio.

Luciano, come ti sei avvicinato al mondo di Internet?

Tutto è cominciato qualche anno fa, quando mia figlia ha cambiato computer. Siccome quello vecchio andava ancora bene le ho chiesto se poteva regalarlo a me. Così ho cominciato con l’aiuto di mio genero a imparare a utilizzarlo, attivando anche una connessione Internet.

Cosa hai imparato a fare, i primi tempi?

Mi sono iscritto a un corso per principianti, 5/6 ore circa di lezione, dove ci hanno anche dato un manuale con le istruzioni per usare ad esempio i programmi per scrivere e per le fotografie. Così, ogni giorno a casa mi mettevo al computer e imparavo. Se qualcosa non lo sapevo fare, leggevo sul manuale. Poi ho aperto l’email, che uso per scrivere ai parenti vicini e lontani e agli amici, con cui ci scambiamo opinioni e vedute, foto, cose così. Con l’email sono molto pratico, insomma.

Quando hai scoperto Facebook?

Anche lì me ne ha parlato mio genero qualche mese fa, e anche i miei nipoti lo nominavano sempre. È andata così: ci siamo messi in due e abbiamo aperto un profilo. Poi me lo sono personalizzato io, di Facebook però non ho un manuale e quindi ho dovuto cominciare a farlo da me, senza aiuto: anche perché poi se chiedi ai nipoti, loro due minuti e zac! hanno fatto tutto: io invece voglio imparare, per questo preferisco farlo da solo. Ad esempio la foto profilo me la sono scelta fra quelle che mi aveva mandato mio nipote: mi piaceva e l’ho inserita. (la foto profilo di Luciano è postata qui a destra n.d.r.)

Notiamo che la URL del profilo è personalizzata. Anche quella l’hai cambiata tu?

Sì sì, l’ho fatto io. Però con l’aiuto di mio nipote, non mi piacevano i numeri e allora gli ho chiesto una mano.

Per cosa utilizzi Facebook?

Ancora non lo conosco benissimo, infatti non è che scrivo molto. Sono molto più pratico con l’email, anche se con Facebook puoi parlare in diretta, come si dice…

Chattare?

Eh sì, si può scrivere in diretta. Una volta pure con un amico mi sono parlato così. Solo che ancora devo impratichirmi, non è che lo faccio tutti i giorni. Però a parte quello non è che ci faccio tanto. Poi non so, ogni tanto mi chiede l’amicizia gente strana, io preferisco dire di no… All’inizio richieste di amicizie con foto “sospette”, gente come dire estrosa, me ne sono arrivate pure tante.

Come fai a dire che qualcuno non è raccomandabile?

Dalle foto, da ciò che scrivono. Diciamo che vedo chi è ma io a quelli che non conosco non rispondo neanche. Faccio amico solo chi conosco bene. (infatti Luciano ha soli 18 amici n.d.r.)

E foto tue, ne metti?

No no. Solo quella del profilo.

Sei diventato fan su Facebook? Hai mai “likato” qualcosa?

No, non so neanche cosa sono. A me piace solo scrivermi con gli amici e i parenti.

Quanto tempo passi connesso a Facebook?

Beh non ci passo tantissimo, un’ora al giorno al massimo. Io ho la pensione e la connessione è cara, non voglio neanche caricarmi di spese. Se potessi però ci starei di più, sicuramente. Mi piace provare, conoscere, imparare. Sicuramente passerei più tempo su Facebook, ma anche su Internet in generale. Intendo imparare a usarlo sempre meglio, pian piano ce la sto facendo. Tutto ciò che impara si mette da parte, perciò tutto potrebbe far comodo: poi Facebook facilita la comunicazione, come le email.

Ultima domanda: se ti dico Twitter, sai cos’è?

Sì ne ho sentito parlare, ma non ci sono lì.

E intendi aprirci un account?

No no, alla fine mi basta già quello che ho. Per le mie esigenze basta quello che ho già.

L’intervista si chiude così, e ci sembra interessante notare come nonostante Luciano abbia già superato gli 80 anni e non sia cresciuto in una società dove i new media la fanno da padrone, sia perfettamente integrato con questi nuovi mezzi di comunicazione.

Chiudiamo con una notazione: per preservare la sua privacy, Luciano ci è stato chiesto di non condividere la URL del suo profilo e di postare sue foto in quest’articolo. Caro Luciano, ovviamente lo abbiamo fatto: ma sappi che per tutti i ninja della sezione ‘Social Media’ sei diventato lo zio di Facebook!

Risorse umane: 8 qualità che rendono speciale un lavoratore

I risultati di un’azienda dipendono in larga parte dalla fase di project management.
È in quel momento che si determinano la scelta del capitale umano così come la struttura di distribuzione delle risorse: strategie operative che cioè mettono un team in condizione di produrre e raggiungere gli obiettivi.

In un recente articolo, Jeff Haden ha definito delle vere e proprie differenze caratteriali che aiutano alcune persone ad emergere: si tratta di caratteristiche che non si possono apprendere ma che ci appartengono dalla nascita e che permettono a chi le possiede di avere sempre una marcia in più.

Sarà vero? Vediamo allora quali sono le qualità che contraddistinguono questi lavoratori “straordinari”.

(1) Vanno oltre la propria mansione

Più le compagnie sono piccole, più è importante che i lavoratori si adattino velocemente ai cambiamenti, sia interni che esterni, e che facciano qualsiasi cosa sia necessario anche se non riguarda il loro ruolo o posizione.
I dipendenti straordinari si accorgono in anticipo delle situazioni di pericolo e cercano di risolverlo a prescindere dalla competenza.

(2) Sono eccentrici

I dipendenti straordinari di solito sono persone abbastanza strane, diverse dagli altri, hanno un carattere particolare, ma vengono apprezzate proprio per questo. Sono l’anima dell’ufficio, perchè riescono a trasformare un piatto e grigio gruppo di lavoro in un team “colorato”.
Spesso le idee migliori nascono proprio da chi non ha paura di sfidare la normalità, di provare ad allargare i propri confini con un po di diversità.

(3) Capiscono quando è ora di fermarsi

La diversità attrae e diverte, ma ha un limite! L’esagerazione è sempre sbagliata. Quando si è di fronte ad una grande sfida o una situazione si fa particolarmente stressante, anche i dipendenti speciali devono fare un passo indietro mettendo da parte la loro individualità.
Loro sanno quando scherzare e quando essere seri, quando possono far emergere la loro indvidualità e quando devono lavorare in team. E’ un equilibrio difficile da trovare, ma riescono a camminare su quel filo sottile con facilità.

(4) Non sono sono “tirchi” di complimenti


Ricevere complimenti è piacevole si sa, anche se a farli è un semplice collega.
Questi dipendenti conoscono il valore di un elogio soprattutto in contesti dove si lavora in gruppo, non hanno paura nel farne, anche se questo significa dover riconoscere la bontà dei contenuti altrui.

(5) Si lamentano in privato

E’ importante che i problemi vengano tirati fuori, ma ci sono i modi ed i tempi giusti per farlo, l’impiegato speciale preferisce discutere delle questioni delicate in privato, prima o dopo le riunioni, così da non destabilizzare i rapporti all’interno del team.

(6) Parlano quando gli altri stanno zitti

Molti dipendenti sono riluttanti a parlare durante le riunioni, hanno paura ad esprimere i loro dubbi e di fare figure pessime davanti agli altri, preferiscono parlare poi a quattrocchi con i superiori.
Gli impiegati straordinari, invece hanno naso per i problemi, fiutano le preoccupazioni degli altri e quando qualcuno esita si espongono(7) Adorano dimostrare che gli altri si sbagliano

Quando si ottiene un risultato, una delle soddisfazioni più grandi è quella di poterlo comunicare a chi ci aveva detto che non ce l’avremmo mai fatta. Questo è un incentivo più che valido per chiunque e a maggior ragione per la categoria che abbiamo descritto, che sicuramente per il suo carattere particolare deve aver incontrato molte persone che non credevano pienamente in lui.

(8) Sono sempre attivi

Non sono mai soddisfatti dei risultati che ottengono e sono sempre all’opera per cercare di migliorare.
I bravi impiegati cercano di seguire al meglio le procedure previste per compiere il proprio lavoro, gli impiegati straordinari non si accontentano solo di usarle, ma cercano il modo per migliorare le stesse procedure.
Non riescono a stare con le mani in mano!

Per concludere…

Alcune di queste caratteritiche sono importanti per determinare la qualità di un dipendente: la flessibilità, la ricerca continua di miglioramenti, l’essere propositivi sicuramente costituiscono un surplus.
Ma essere strani, alzare la mano o fare complimenti agli altri, possono davvero determinare una differenza di bravura tra i lavoratori? Sicuramente possono agire positivamente sul clima nell’ambiente di lavoro, ma senza una buona dose di impegno e competenze, un ambiente sereno può non bastare.

Se l’argomento vi interessa vi consiglio di consultare questo testo, Human Resource Management.

Turismo & Web design: 10 siti da cui trarre ispirazione

Turismo e graphic design vanno a braccetto nel mondo della rete perchè un sito con una grafica accattivante enfatizza il desiderio di partire, rendendo posti già splendidi vere e proprie mete da sogno. Il punto chiave che viene messo in luce è la natura, forse proprio per amplificare l’insofferenza verso la vita stressante a cui le metropoli ci hanno abituati.

Ecco10 siti di viaggi e turismo, tratti da una classifica di vandelaydesign.com, che non potete davvero perdere.

Rica Surf

Utah Travel

Bookside Resort

Sofitel 

WheeILife Travel

Dismals Canyon Conservatory

Folly Beach

Kosciuszko Alpine Guided Waks

Waldorf Astoria

Windrock Lodge

Polis Tweets, l'aggregatore dei parlamentari italiani su Twitter

Polis Tweets è un aggregatore dei tweets pubblici di tutti i parlamentari italiani

Si presenta così Polis Tweets, un bel progetto ideato da Daniele Lombardi per mettere ordine tra tanti contenuti che altrimenti rischierebbero di disperdersi. Grazie alla piattaforma è infatti possibile seguire in modo aggregato gli aggiornamenti twitter di deputati e senatori, sulla via della content curation.

Cosa ne pensate? A noi l’idea piace molto!

Instaprint, ovvero come unire Instagram e Polaroid

Mescolate una delle applicazioni (Instagram) con più successo al mondo con la stampa vintage in stile Polaroid: il risultato è Instaprint! Scoprite con noi questo progetto!

Instaprint, ovvero come unire Instagram e Polaroid

Instaprint, ovvero come unire Instagram e Polaroid

In pratica, Instaprint è una piccola cabina che stampa, tramite connessione wi-fi, le foto che abbiamo sul nostro smartphone. Per esempio, se vogliamo usarlo per un evento, basta impostare un hashtag o un tag “location based”: a questo punto, ogni foto taggata con lo stesso hashtag o geolocalizzata in quel luogo verrà stampata!

La cosa interessante è che le stampe vengono fuori grazie ad una tecnologia senza inchiostro: il colore delle stampe proviene infatti dalla carta stessa.

Il progetto è presente anche su Kickstarter: volete dargli una mano per crescere? Controllate la raccolta a che punto è! Per farvi un’idea, il preordine è disponibile a questi prezzi:

Instaprint, ovvero come unire Instagram e Polaroid